BIBLIOTECA ITALIANA
DI OPERE DI CONSULTAZIONE
diretta da FERNANDO PALAZZI
LA
iS
DANTE OLIVIERI
DIZIONARIO
DI
TOPONOMASTICA LOMBARDA
Nomi di comuni, frazioni, casali, monti,
corsi d'acqua, ecc. della Regione Lombarda,
studiati in rapporto alla loro origine.
Seconda Edizione
riveduta e completata
CASA EDITRICE CESCHINA - MILANO
PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA
I diritti di riproduzione e traduzione
sono riservati per tutti i Paesi, compresi la
Svezia, la Norvegia, l'Olanda e I’U.R.S.S.
© Copyright by Casa Editrice Ceschina
1961
PRINTED IN ITALY
Industrie Grafiche A. NICOLA & C.
Varese-Milano - 1961
INTRODUZIONE
A. PREMESSE
$ 1. GENESI DEL LIBRO.
Allo scopo di risparmiare spiacevoli delusioni al lettore, che si atten-
desse di trovare in questo Dizionario assai di più di quello che esso può
dare, vorremmo ch’egli considerasse attentamente le avvertenze che qui si
premettono.
Il proposito originario dell'autore era stato semplicemente quello di
stendere un prospetto col quale si rispondesse, con metodo critico, a questa
domanda: che cosa è stato detto, fino ad ora, di più serio ed importante,
intorno all'origine dei nomi locali della Regione lombarda? Perchè, anche se
la Lombardia non è una di quelle poche regioni'italiane che fino ad ora
furono meglio studiate sotto questo aspetto, non è stata nemmeno fra le
più trascurate. Essa infatti può vantare i preziosi contributi di Giovanni
Flechia e di Carlo Salvioni: quelli del primo, compresi ne’ suoi studi su
vaste categorie di nomi locali dell’Italia intera, o della sua parte settentrio-
nale; quelli del secondo, sparsi in una numerosa serie di Noterelle, Appunti,
ecc, di Toponomastica Lombarda. Inoltre, i nomi del Canton Ticino, lingui-
sticamente compreso nella nostra regione, furono in tempo non lontano
studiati con buon metodo dal dott. Mario Gualzata; e molta luce fu gettata
su parecchi nomi nostri anche da chi studiò più lungamente quelli delle
regioni contermini, e dagli storici antichi o recenti del territorio. Cosicchè,
anche a volersi restringere ad un’opera di raccolta e di cernita di tanta
materia dispersa e mal nota, ci sarebbe stato il modo di rendere un non
trascurabile servigio agli studi.
Ma, il proposito di limitar l'esame ai soli nomi già studiati da altri,
lasciando del tutto da parte il materiale nuovo, si dimostrò, nella pratica,
inattuabile. Nel riassumere e coordinare i risultati dell’opera altrui era im-
possibile non aggiungere, di tanto in tanto, quelli del nuovo esame a cui
si venivano di necessità sottoponendo le fonti documentarie, Nè, alla fine,
INTRODUZIONE 6
si sarebbe potuta interrompere l’opera così a mezzo, senza considerare in
qualche maniera anche tutto il restante materiale toponomastico: trascu-
rando il quale non si poteva dare alcuna idea del bilancio complessivo,
cioè del rapporto proporzionale esistente fra la parte studiata e la parte
ancora inesplorata. Bisognava dunque registrare anche questa, e (poichè
s'intendeva solamente, quando non si potesse fare di più, prospettare le que-
stioni, senza risolverle) finire col comprendere nella rassegna tutti i nomi
locali lombardi: intendasi, nel caso nostro, tutti i più noti, od in cui è men
difficile imbattersi. In lavori di questo genere, per grande che sia l’abnega-
zione di un solo ricercatore, il pericolo di errore è evidentemente tanto più
frequente, quanto più vasto è il territorio studiato. Per questo, non si inco-
raggeranno mai abbastanza le ricerche di toponomastica limitate ad un
piccolo distretto, o ad una provincia, in cui si possa compiere un’esplora-
zione scientifica esauriente, sia del materiale di nomi attuali, sia dell’apparato
critico-storico, sia delle condizioni dialettologiche dei luoghi. Ma chi doves-
se aspettare, per comporre un Dizionario regionale, che vengano compiute
tutte le indagini minute desiderabili, per giovane che fosse, non avrebbe vita
che gli basti: e d’altra parte la causa del progresso del sapere può richiedere
che uno studioso metta a parte gli altri dei suoi risultati — come qui si
è fatto — anche ad elaborazione tuttora incompiuta: anche perchè le stesse
confutazioni e rettifiche, di varia natura, ch’egli avrà provocato, potranno
riuscire di grande vantaggio per la scienza avvenire.
Se queste ragioni possono giustificare il presente Dizionario sotto
l’aspetto scientifico, è però da aggiungere che esso si propone anche un fine
più modesto, che potrebbe dirsi, in qualche misura, divulgativo. Infatti,
se i nostri problemi sono di grande interesse per i cultori di varie austere
discipline, essi non mancano di suscitare una viva curiosità anche presso un
pubblico assai più vasto di quello degli specialisti: e non pare giusto, nè
utile, che, per pensare esclusivamente alla scienza, si lasci che questo largo
pubblico ignori tutto quello che è ormai perfettamente acquisito, inducen-
dolo a confermarsi nella fallace opinione che i nostri studi non si riducano
che a poco concludenti astruserie.
Naturalmente, fu per questo secondo motivo che la benemerita Fa-
miglia Meneghina, in persona del solertissimo direttore della sua Collana,
prof. L. M. Capelli, ha potuto accogliere ospitalmente questo volume: il
quale adunque, per quanto era possibile, doveva rispondere da un lato alle
esigenze degli studiosi, dall’altro a quelle delle persone colte.
Se la conciliazione fra le diverse tendenze sia qui riuscita, giudicherà
il lettore. Ma se qualcuno volesse biasimare, come eccessivamente ingom-
brante, l’inserzione, nei singoli articoli di cui il Dizionario è formato, di
buona parte dell’apparato critico di citazioni di archivio e di rimandi bi-
bliografici, di cui l’autore disponeva, come se questo apparato, dopo aver
servito per giungere a delle conclusioni, sia divenuto del tutto inutile in un
libro destinato al pubblico più largo, il nostro lettore consideri che V’elimi-
nazione di questo materiale avrebbe annullato tutto il valore del libro, ai
7 INTRODUZIONE
fini scientifici: rispetto ai quali dev'essere possibile di giudicare ogni pro-
posta al lume di tutti gli elementi sui quali essa è fondata.
Del resto, l’autore ha fatto quanto era in.lui per alleggerire il peso della
lettura a chi è estraneo a questi studi: non foss’altro evitando l’uso di ogni
formulario ed anche di ogni segno men comune: e dando agli elementi delle
varie dichiarazioni una disposizione costante, che permetta di orientarsi fa-
cilmente, in mezzo ad essi, a chiunque lo voglia. Di questi espedienti si
darà spiegazione e saggio in fine della presente Introduzione.
$ 2. IL METODO DEGLI STUDI TOPONOMASTICI.
La grande differenza che distingue le ricerche attuali sui nomi di luogo
da quelle di tempi per questo felicemente sorpassati, consiste specialmente
in ciò, che la vecchia erudizione non sapeva imporre alla capricciosità delle
proprie elucubrazioni un limite preciso e sicuro di natura linguistica: mentre
la scienza attuale sa trarre dalla glottologia un potente aiuto ed insieme una
guida veramente provvidenziale. Oggi è principio incontrastato che anche i
nomi di luogo riflettono in sè la storia delle vicende linguistiche di un
paese, e che quindi la forma odierna di un nome, tanto meglio se appoggiata
alle forme che di esso ci conservano le carte medioevali, non può aver per
sua generatrice, come una volta si credeva, una parola, comunque scelta,
che le rassomigli in qualche maniera; ma, almeno in un gran numero di
casi, essa lascia ricostruire con una certa esattezza la parola originaria, di
cui è possibile non di rado stabilire l'appartenenza etnica e l’età a cui risale,
ed anche, talora, il suc vero significato. Se a questi risultati non si può giun-
gere sempre, ciò accade perchè del nome di cui si tratta si conosce
troppo imperfettamente o la pronuncia genuina, od anche quel tanto della
sua storia (intendasi delle fasi attraverso alle quali è realmente passato,
attestate da documenti dell'Alto Medio-evo) che occorrerebbe per ricostruire
con sicurezza la frase primitiva: oltrechè, ben s'intende, per l’oscurità che
avvolge più o meno tutta la storia e la struttura dei linguaggi anteriori al
latino. Di queste nostre incertezze vedremo nel Dizionario moltissimi esempi
di varia specie: additiamo, qui, fra i più tipici, le voci Calolzio, Cambidànica,
Franciacorta, Gambolò-Gambolòita, Lonate, Nuvolento, Olévano, Rho, Ré-
dano, Salé, Scaldasole, Tavérdo, Vigévano.
Ci pare utile, a questo punto, per rendere un po’ meglio evidente al
lettore meno esperto la diversità dei procedimenti odierni, in confronto dei
sistemi di una volta, di riferir qualche esempio, diremo così, comparativo.
Se ne troveranno, del resto, ad ogni passo nel Dizionario, dove non di rado
si sono ricordate, per lo più nelle note a piè di pagina, le etimologie della
vecchia maniera.
Cominciamo col fare giustizia sommaria di tutte, o qusi tutte, le vec-
chie etimologie fondate non dirò sulla lingua celtica, ma su quelle illusorie
conoscenze del celtico che si avevano nei secoli andati: etimologie delle
quali son rigurgitanti le opere del Cantù e di altri eruditi, che attingevano
INTRODUZIONE 8
al Vocabolario della Gallia Cisalpina di Pietro Monti, od al Dizionario Gallo-
italico di Mazzoni e Toselli, 0, più indietro, alle Mémoires sur la langue
celtique; del Bullet: e per le quali, ad es., si volevano ascrivere al celtico
non solo nomi come Ganna, Locarno, Ticino, Tresenda, Trèvano, ma anche
dei chiarissimi riflessi neolatini, quali Lompin (Mon-), Maiòlica, Morbegno
e simili.
Per altri nomi, l’erudizione storica comune accolse spesso con favore
vere e proprie leggende, di origine prettamente fantastica, la cui inconsi-
stenza è curioso che non sia stata avvertita spontaneamente anche dai
profani; i quali, anzi, ancor oggi trovano talora valide più delle opinioni a
base scientifica, quelle tradizionali, forse perchè più vistose ed appariscenti.
Per chi voglia dilettarsene, abbiamo voluto farne via via qualche cenno, nel
nostro Dizionario (per lo più in nota) Ma una collezione interessante se
ne può trovare, ad esempio, nel poemetto latino La Laudiade, di Iacopo
Gabiano, tradotto anche garbatamente in italiano (da Guadagni e Ronzon:
v. Bibliografia).
Passando ad altra categoria di false derivazioni, vediamo come il nome
del villaggio di Cinisello, presso Milano, si ammetteva una volta che volesse
dire cinis Aelii, come se conservasse il ricordo del sepolcro di un romano
Aelius (infatti nel latino della Chiesa, si dice Cinis Aelii). Ma, a tacere della
stranezza di un appellativo come quello, da cinis Aelii (se mai, bisognerebbe
partire da cinere, e non da cinis), sarebbe impossibile derivar l’attuale
Cinisèll.
Questo nome non può aver per base originaria che una forma, che
può facilmente apparire quale un derivato (un diminutivo in -ello) dal latino
cinisia: parola, che forse si sarà applicata al luogo per indicare il colore
cenerognolo del suo terreno.
In un modo analogo Leandro Alberti voleva spiegare il nome di Arsago,
chissà mai per quale motivo, come composto di ara Caesaris: mentre, date
anche le forme storiche conosciute, esso non si può riportare che ad una
forma antica Artiacus, dov'è evidente il derivato aggettivale, con suffisso
-acus, dal gentilizio latino Artius.
Pressa poco alla stessa maniera nel nome del cremonese Calvatone,
seguendo assai male la traccia della forma medioevale Cavaltone (che ci
deve condurre invece a «cavo alto », in forma accrescitiva), si volle vedere
una cavea Othonis, a ricordo, naturalmente, di un antico sepolcro dell’im-
peratore Ottone.
Il nome di Gessate milanese si credette testimoniasse a favore di uno
stanziamento di Gaesates, nome di popolazione gallica ricordata da Polibio,
Orosio, ecc.; ma a tutt'altra origine ce lo fa riportare la forma medievale
Glaxiate (v. nel Dizion.).
La forma Bislacis, che corrisponderebbe all'attuale Bellagio in un do-
cum. dell’anno 941, diede l'illusione che qui si avesse un composto di bis
e lacus. Ma la base del nome non può aversi che in una forma oscillante
fra Bilacis (ben difficilmente composto di bi = bis e laci!) e Bellasi. Verso
9 INTRODUZIONE
questa seconda ipotesi ci fanno propendere così la forma storica Belasio
dell’a. 835, come l’esistenza attestata di un nome di persona Bellasio (derivato
da Bello). Il Bislacis dell'a. 941 potrà quindi non servire ad altro che a testi-
moniare come la tendenza a spiegare Bellagio con « due laghi » sia persino
anteriore all’anno mille.
Nel nome di S. Maria Hoè (Como), si voleva vedere il ricordo di una
famiglia germanica, dal casato affine alla voce tedesca hohe « altezza ». Ma
quell’ iniziale è un puro capriccio grafico abbastanza recente (nel secolo
XIII si scriveva solo Oe ed oggi pare si dica, sul luogo, anche 00); si vedrà
invece nel Dizionario, alla voce Hoè, come, mentre Carlo Salvioni ci vedeva
(affidandosi solo alle ragioni fonetiche) un probabile riflesso di un latino
luparium (attraverso Lovée, Loge: cfr. qui Monluè), oggi, tenendo conto
delle forme storiche che conosciamo, l’etimo più probabile ne apparisce
il latino vadum «guado ».
Trecella milanese (dialett. Tresèlla), secondo una tradizione, derive-
rebbe il suo nome dalle tre celle di certi romiti; ma la forma medioevale
Terrexella ci obbliga, da sola, a sostituire le tre celle con una semplice
terricella.
In Mirandola di Lodi gli eruditi di un tempo credevano di vedere un
nome composto di aula « corte, palazzo »: ma anche qui (come in altre
Mirandola di altrove), basta il solo accento ad escludere affatto ogni rap-
porto con aula, ed a renderci sicuri che l’origine del nome è nella voce bas-
so-latina mirandola « piccola vedetta ».
«Il nome Legnaro (è questo un esempio riferito, a tale proposito, dal
Salvioni) non ispira a ognuno l’etimo da legno? ». Ma ne’ documenti antichi
c'è Ledegnano, diceva il Salvioni (noi diciamo invece, pare ci sia Lemignano)
e «gli è con questa forma, alla quale punto non contraddice l’attuale, che
bisogna fare i conti».
Un altro nome, intorno al quale fiori una curiosa leggenda etimologica,
raccolta anche nel Ditfamondo, di F. degli Uberti, è quello di Mortara: che
è ben lontana dall’origine che gli si attribuiva (quasi mortis ara!).
Con questi procedimenti ora veduti ed altri analoghi, ben si comprende
come via via che si rinviene in qualche carta medievale la fase anteriore
di un nuovo nome, oppure, in qualche glossario, una parola che gli corri-
sponda esattamente, e lo spieghi, si accresca ogni giorno la serie dei nostri
acquisti, e si restringa il numero delle cose ignorate. Il che non vuol dire
che basti porsi un determinato problema, perchè sia possibile risolverlo:
in questa materia si può dire che debbano esser sempre i fatti a venir in-
contro a noi, affinchè da essi si abbiano a dedurre le conseguenze. In man-
canza di certi dati, di certi elementi, molto spesso noi dobbiamo rassegnarci
a confessare l'impossibilità di penetrare il segreto che i nomi racchiudono
in sè. Ed ecco dichiarato il perchè delle molte questioni che noi lascieremo
insolute, e dei molti punti interrogativi, dei forse e dei se di cui abbiamo
costellato il nostro Dizionario e che certo non sono ancor quanti ce ne
dovrebbero essere.
INTRODUZIONE 10
A proposito di questioni di metodo, conviene accennare a parte a
quella che riguarda i cosiddetti nomi prelatini.
Queste vestigia delle lingue preesistenti a quella del Lazio offrono senza
dubbio una materia molto attraente al glottologo: ma d’altra parte gli pre-
sentano, come presto vedremo, una somma di difficoltà comparativamente
maggiori di tutte le altre specie di nomi. Il primo posto in questa categoria
di denominazioni locali spetta a quei nomi di città, luoghi, fiumi, laghi, po-
poli, che ci furono tramandati dagli scrittori dell’antichità classica, e che
quindi hanno in questa circostanza il sigillo indubitabile della loro mag-
giore vetustà: quali sono, per la Lombardia, Bergamo, Brescia; Como; Cre-
mona, Lodi, Milano; Andes; Casteggio (Clast-), Robbio (Rotovium); Camil-
lomagus, Melpum; Adda, Lambro, Mella, Mincio, Oglio, Ticino; Benaco,
Ceresio (?), Lario, Sebino; Camuni, Insubri, Orobii, Trumplini. Tiene dietro
a questi la lunga serie dei nomi, che, pur non essendo ricordati dagli an-
tichi, recano in sè, o nella propria storia, degli indizi più o meno sicuri
dell'origine loro estranea, ed anteriore, al latino: nomi del tipo di Chiese
(Cleusis), Lecco (Leucum), Lomello (Laumellum), Monza (Modoetia), Serio
(Sarius), ecc.
Ma, rispetto a questo genere di nomi, le nostre possibilità di ricerca
sono assai limitate. Raro è il caso di nomi, come Mediolanum, o i com-
posti di dunum di cui diremo fra poco, che rivelino a noi il loro significato
almeno con una certa approssimazione: per la parte rimanente ci dobbiamo
accontentare d’istituir dei raffronti ipotetici con nomi di altre regioni, che
paiano ad essi affini. Il ritrovarsi molti di tali nomi, diffusi (cioè ripetuti
in forma identica, od anche diversa, ma forse della stessa base) in territori
che furono già occupati da determinate genti, è cosa che consente di con-
siderare quei toponimi come appartenenti all'una od all’altra di quelle
popolazioni. Nel caso della Lombardia si tratta di assegnarli a quello che
si chiama lo strato ligure od all’iberico, oppure al mediterraneo, all’etrusco,
al celtico.
Anche nel nostro libro verrà riferita l’opinione di questo o quello
studioso circa lo strato etnico a cui ciascuno di tali nomi può apparte-
nere. Talvolta però, nei casi in cui manchi un criterio sufficiente a risolversi
fra le due ipotesi diverse, accanto all'ipotesi di un’origine prelatina, verrà
riferita quella di un etimo neolatino. Anzi, quando ci si trovi, diremo
così, a parità di condizioni, noî preferiamo di regola l’origine neolatina:
considerando legittima la presunzione che i nomi di tale origine siano
prevalenti di gran lunga sugli altri, anche perchè, di fronte all’avanzare
della romanizzazione, gran parte dei nomi di luogo preesistenti, se pur
ve n'erano, dovettero rimanere obliterati, e sostituiti da nomi nuovi (1).
(1) L’opposta tendenza, seguita da qualche studioso, non è scevra di gravi pericoli,
e, almeno allo stato attuale delle conoscenze, può contribuire più a confondere che a
chiarire le questioni. Utile può essere, a questo riguardo, richiamarsi alla garbata polemica
svoltasi verso l’anno 1930 in «Italia Dialettale » (vol. VI e VII) fra il prof. Silvio Pieri
ed il prof. Gino Bottiglioni a proposito di nomi locali còrsi, Ma dai pericoli a cui ho
11 INTRODUZIONE
$ 3. LA « REGIONE LOMBARDA » IN QUESTO LIBRO.
Come apparisce dal sottotitolo della nostra opera, noi consideriamo
qui la Lombardia come regione amministrativa del Regno: vale a dire come
il complesso delle nove province di Milano, Pavia, Cremona, Mantova,
Brescia, Bergamo, Como, Varese, Sondrio. Entro questi termini il materiale
fu raccolto abbastanza equabilmente, se non fosse una certa maggior ab-
bondanza dei nomi relativi ai dintorni di Milano, alla provincia di Ber-
gamo (massimamente del mandamento di Clusone) ed al territorio di Lodi
(in questa 2* edizione anche al Bresciano); ed una maggiore povertà dei nomi
delle provincie di Sondrio e di Pavia (eccettuato l’ex-circondario di Voghera).
E° facile riconoscere che, sotto il punto di vista scientifico, conveniva
applicare, a questo riguardo, il criterio dialettologico, e raggiungere così,
ad ovest, il corso della Sesia, ed a nord il confine settentrionale del Canton
Ticino. In tal caso si sarebbero anche potuti utilizzare tutti i cospicui con-
tributi di Carlo Salvioni relativi in modo speciale al territorio ticinese, e
le pubblicazioni recenti del dott. Mario Gualzata, di cui si è detto già
prima, nonchè tutte quelle del prof. Pietro Massia riguardanti le parti delle
provincie di Vercelli e di Novara situate ad oriente della Sesia: ed an-
cora parecchi rilievi fatti dall'autore sui nomi locali di Val Vigezzo (Alto
Novarese). Ma, avendo preso a studiare un territorio già tanto sovrab-
bondante per ampiezza, si è preferito, come male minore, di assumere qui
il nome di Lombardia nel suo significato più ristretto.
$ 4. FoNTI ED USO DI ESSE.
\
Della natura e del numero delle opere di cui si è tratto profitto in
questo lavoro darà notizia la tavola bibliografica posta alla fine di questa
Introduzione. E’ però necessario che qui si diano alcuni ragguagli sia ri-
guardo alla raccolta del materiale toponomastico, sia quanto alle fonti do-
cumentarie, sia intorno agli studi toponomastici da noi più utilizzati.
a) La nostra raccolta dei nomi attuali (che è risultata, tutt'insieme, di
circa 8000 nomi) ebbe per base: gli elenchi ufficiali d’uso; l'Annuario del-
l’anno 1929 del Touring Club Italiano (indispensabile anche per l’aggiorna-
mento delle notizie relative alle circoscrizioni comunali, utile per le indi-
accennato ha saputo guardarsi quasi sempre il Bottiglioni: non così, ad es. il Philipon,
nel suo libro per certi rispetti molto notevole sui « Popoli primitivi dell'Europa Meridio-
nale». Per comprendere i nomi locali attuali fra i suoi materiali di studio, il valente
studioso francese non doveva esimersi dal farne un'accurata selezione: chè altrimenti
essi rappresentano solo un dannoso ingombro. Dei nomi italiani, in particolare, il Phili-
pon si mostrò male informato: e fa specie, per es., che scambiasse per nomi prelatini A/-
berone, Arquà, Asola, Monte-Ceneri, Tàmbre: che facesse due nomi diversi di Acelum
e Asolo; e leggesse non solo Levìco, ma anche Arimìnus, Felsina, Mutìîna, ecc. Noi sot-
trarremo qui ai suoi materiali anteriori al latino, ad es., Oronco, Val Sabbia, Trezzo,
Uggiate. E duole di non veder mai utilizzati dal Philipon gli studi, ad es., del Salvioni
e del Guarnerio (Arch. Glott. It. XIV, 400), che l'avrebbero certo fatto più cauto scri-
vendo intorno a Morcote, Pallanza, Pèntema, ecc.
INTRODUZIONE 12
cazioni sulla positura dell’accento nei nomi); buona parte della Carta del-
l’Istituto Militare Italiano 1 : 100.000 (per la zona delle Grigne e qualche
ultro tratto della regione le carte del Touring 1 : 20.000); il vol. 1° del
Dizionario Corografico della Lombardia (Milano, 1854: in cui è compreso
tutto il materiale del precedente Dizionario del Fabi); la parte lombarda
della Grande Illustrazione del Lombardo-Veneto diretta da C. Cantù; i
volumi relativi alla Lombardia, curati da G. Chiesi, nella Patria dello
Strafforello; la Guida ufficiale del Clero, per la diocesi di Milano; lo spoglio,
fatto da G. Longa, dei nomi locali del distretto di Bormio; quello, dovuto
ad A. Maragliano, del circondario di Voghera; ed un elenco di nomi
locali rilevato direttamente sulle mappe del Catasto del Mandamento di
Clusone. Per l'accertamento della pronuncia dialettale, si profittò di tutte
le notizie contenute negli studi del Salvioni, nel Vocabolario Milanese del
Cherubini ed in altri vocabolari dialettali della regione, e d'informazioni
variamente raccolte (si veda inoltre, per es. per Brescia, nella Prefaz. alla
JI edizione); ma la maggior parte delle indicazioni che qui si troveran-
no, a questo riguardo, sono un dono prezioso, fatto al nostro (primo)
Dizionario, durante una sua paziente revisione del manoscritto, dall’avv.
cav. uff. Giulio Decio, noto ed arguto poeta dialettale, appassionato stu-
dioso di cose milanesi e lombarde. Così per merito principalmente della
grande gentilezza e della singolare conoscenza del patrio dialetto, di questo
benemerito socio della « Meneghina », il nostro libro sarà riuscito assai
meno manchevole, sotto questo aspetto così importante delle sue infor-
mazioni.
b) Tra le fonti storico-archivistiche, furono specialmente utilizzate le
Memorie ecc. di G. Giulini, il Codex Diplomaticus Longobardiae, gli Atti
del Comune di Milano del Manaresi, il Liber Notitiae Sanctorum Mediolani,
le pubblicazioni di storia milanese (in ispecie di topografia storica) del
mio amico Alessandro Colombo e di C. M. Rota, il Regesto Mantovano
del Torelli, le Storie Bresciane dell’Odorici, lo studio sull'Isola Comacina
del Monneret de Villard e l’opera sul Lago Maggiore del De Vit, il Codex
Diplomaticus Cremonae dell’Astegiano, i lavori dell’Agnelli e del Vignati
sul territorio di Lodi; ed, in modo notevolissimo la Corographia bergo-
mensis di Augusto Mazzi: opera che può portarsi, fra le consimili, ad esem-
pio di diligenza e di vera, sicura dottrina. Utili elementi, tratti dai codici
dipiomatici della Società Storica Subalpina, inserì per noi nel Dizionario,
con una cortesia della quale gli devo grande riconosenza, il prof. Pietro
Massia, il quale pure si sobbarcò alla non lieve fatica del rivedere tutto
il nostro manoscritto. Alla revisione dell'amico Massia dobbiamo anche
vari suggerimenti e richiami, che non sempre abbiamo: ricordato a’ debiti
luoghi. Parecchie indicazioni, ed aiuti di vario genere, ci ha fornito anche
il prof. L. M. Capelli, che seguì sempre con viva sollecitudine il nostro
lavoro. Mediante questi sussidi, si riuscì a fornire i nostri brevi articoletti di
un non limitato corredo di notizie storiche: tuttavia noi dobbiamo la-
mentare che la Lombardia difetti ancora, nel suo complesso, di una degna
13 INTRODUZIONE
collezione di fonti diplomatiche, che alla ricchezza del materiale congiun-
gano sufficiente garanzia di esattezza, specialmente nella trascrizione dei
nomi di luogo e di persona, e sufficiente cura della loro identificazione.
c) Fra le opere di toponomastica si citeranno più di frequente da
noi quelle del Flechia e del Salvioni; e, subito dopo, le pubblicazioni re-
lative ai nomi locali del Piemonte, nel loro complesso assai importanti, del
testà ricordato prof. Massia; gli studi già citati del Gualzata, e quelli,
riferentisi al territorio canavesano, dell’informatissimo G. D. Serra; oltre
alle opere sui nomi trentini dello Schneller, di Angelico Prati e di Carlo
Battisti. Ci riferiamo, naturalmente, assai spesso, anche ai due volumi, onore
massimo di questi studi in Italia, di Silvio Pieri, sulla toponomastica delle
valli del Serchio e dell'Arno: in modo particolare per quanto riguarda i
nomi tratti da personali di probabile derivazione etrusca. Il lettore non
biasimi la frequenza dei richiami agli studi precedenti dell’autore sui nomi
veneti: le cui concordanze con quelli lombardi era pur ovvio che fossero
poste in particolare rilievo.
Nei riguardi dei nomi derivati da personali romani, fu utile lo studio
del prof. Bartolomeo Nogara, sui nomi romani delle lapidi lombarde.
Si è data infine Ta debita parte ai raffronti fra i nostri nomi locali e
la terminologia geografica (geonomastica o topolessigrafia) della regione: alla
conoscenza della quale giovarono non poco anche le raccolte curate dalla
R. Commissione per la revisione toponomastica della Carta d’Italia.
B. SGUARDO GENERALE SULLA TOPONOMASTICA LOMBARDA
Lo studio nostro è troppo lontano da una, pur relativa, compiutezza,
perchè esso permetta di derivarne un qualsiasi compendio di risultati, in
ordine all’etnografia, alla storia ed alla linguistica.
Tuttavia, per quanto piccolo sia il valore definitivo che esso abbia ed
il contributo che esso rechi all’avanzamento degli studi, sarà utile al lettore,
che voglia formarsi un’idea complessiva di quello che da noi è dichiarato
analiticamente nel libro, trovar qui riunite insieme varie osservazioni e note
sintetiche: anche se queste non possono avere, nel loro complesso, un carat-
tere di certezza assoluta. Queste osservazioni riguardano l'attribuzione et-
nografica dei nomi ed una loro rudimentale classificazione storica e seman-
tica (relativa cioè ai significati); seguiranno poi, in un capitolo a parte, al-
cune più particolareggiate note linguistiche.
$ 1. CLASSIFICAZIONE ETNOGRAFICA E CRONOLOGICA.
Da qualche tempo nelle esplorazioni di nomi geografici più antichi
si ha particolarmente di mira la determinazione delle aree di diffusione dei
linguaggi, quali; ad es., fra noi, l’iberico (?), il ligure, il retico, l’etrusco,
ecc. Ma le nostre ricerche ebbero carattere troppo generale per poter giun-
INTRODUZIONE 14
gere a qualche nuovo risultato in questa direzione; tanto più che, almeno
per quanto riguarda i Liguri, gli Etruschi ed i Celti, si può ammettere
che le rispettive ondate successive si siano estese se non su tutta, almeno
sulla massima parte della regione (*).
Senza dunque occuparci qui dell’estensione rispettiva delle varie aree
linguistiche, ci limiteremo a considerare, senza distinzione di luoghi, la
successione cronologica dei vari strati etnici.
a) Nomi prelatini.
Fra i nostri nomi può dirsi che appartengano:
1. — All’elemento mediterraneo (ariano, preindoeuropeo) in primo luo-
go il nome A/ba (-Insubrium, il nome pregallico di Milano), e quello di
Lario (col suo quasi omonimo Lirone, v. nel Dizionario): inoltre, forse anche
Bergamo; il nome del fiumicello Arno, ed il tema gava «torrente », donde
forse Gavia e Gavarno. Com'è ben noto, ad una stratificazione basco-cau-
casica corrispondente alla più antica delle genti europee, apparterrebbe,
secondo il Trombetti, la parola (che può dirsi in certo senso anch’essa
un topònimo) baita, diffusa appunto dalla Biscaglia alla Caucasia.
2. — Allo strato ligure (italico-iberico, secondo il Ribezzo): /ria (forse
col significato di «città», antico nome di quella che fu poi Voghera
« vicus Iria », e che fu insieme proprio, anticamente, del fiume che vi passa,
detto oggi Stàffora (si noti che /ria fu anche denominata una città iberica
di Spagna); inoltre i nomi dell’Oglio e del Serio (Sarius), del Ticino, del
Bisenzio; di Como, e di Bormio (per altri gallico); dal suffisso ona,
secondo il giudizio del D’Arbois, si rivelerebbe della stessa origine
il nome di Cremona, In Melpum il Ribezzo vede un nome ligure-tirreno,
in quanto offrono dei riscontri con esso l’italica Melpes, l’apula Melfi e la
stessa Amalfi ( MéX9ng ). Ligure è, per alcuni studiosi, il tema pala « roc-
cia » e quel tema clav «rupe sporgente », che apparirebbe nei nomi di
Chiavenna, di Civate ecc. Il nome dell'Adda, ligure per alcuni, è per altri
etrusco. Per il suffisso ligure -asco, v. più avanti; per il suffisso ligure -ima
v. nel Dizion. s. Cècima; per il suff. -rno v. s. Gavarno, Lierna, Vobarno.
Si noti, però, che alcune di queste attribuzioni possono essere, e sono,
assai discusse. Ad es. il Philipon assegnava taluni dei nostri nomi ad uno
stanziamento di Jberi (anteriore a quello de’ Liguri); la cui presenza fra
noi sarebbe appunto attestata da nomi come Arno, Rédano, Silero, Tavor-
do, Vello; e certo, giusta i riscontri storici da noi messi in luce, aggiunge-
rebbe all'elenco Geronda, Lisanza, e forse Missaglia, Rho e Séveso. Lo stesso
autore francese considerava Bergamo come nome ligure, e retici (i Reti
sarebbero una suddivisione dei Liguri), i nomi di Benaco e di Lario.
(2) A proposito di questi problemi, e di altri cui accenniamo più avanti, può trovare
il lettore qualche più diffuso ragguaglio nell'articolo « Toponomastica Italiana », inserito
nell’Enciclopedia Treccani: articolo redatto da me non molti anni dopo la prima pub-
blicazione di questo Dizionario.
15 INTRODUZIONE
3. — Ad una lingua, estesa anticamente per molta parte della re-
gione alpina, ma di cui è ben difficile determinare il vero essere (Retica?),
si fanno risalire varie parole, che in parte entrarono nei dialetti, in parte
originarono il nome di vari luoghi anche nostri: quali barga (capanna),
cavurga (grotta angusta), cous (grotta) càrabus (macerato, cfr. Caravaggio,
ecc.), crenna (e forse cranna: v. Crenna nel Dizion.); bodrio botro: che
sarebbe parola tirrena, secondo il Ribezzo); ganda (pietrame), nava (conca),
ecc. Di antica origine, ma di cui non credo sia stata determinata finora l’ap-
partenenza etnica, sono: anche le parole dersiunm (siepe, recinto, cfr. il
francese berceau; donde forse Berzo ecc.) ed aucia (terra arativa, cinta di
fossati: donde Olgia, Olza, Olgiate, Olginate, ecc.).
4. — Numerose sono anche presso di noi le tracce del linguaggio di
quel popolo etrusco, che occupò e dominò non brevemente gran parte del
nostro territorio. I nomi locali di origine etrusca sarebbero anche qui,
almeno in buon numero, termini corrispondenti a nomi etruschi di persona,
più o meno bene concsciuti anche d'altronde: così ad es., Almenno, Berben-
no, Càrcano, Cermenate, Civenna, Còpreno, Dàlzio (2), Endènna-Endine,
Èsine, Frèsine, Lenno, Lierna, Màsino, Orna; Osteno, Parpanese, Talamona.
Oltre, ben s'intende, a Màntua, ed a molti toponimi derivati da nomi di perso-
na, che noi comprendiamo fra i cosiddetti nomi romani e che non sarà forse
difficile, a chi meglio li esamini, rivendicare all’Etruria.
5. — Un numero di nomi maggiori va riferito all'elemento gallico.
In primo luogo Mediolanum (forse dice: «luogo di mezzo », in una pia-
nura); inoltre Brixia, Brigantia (donde Brianza: da un tema brigant « ele-
vato »?), Leucum ‘(Lecco), Laus (Lodi, v. nel Dizion.); ed anche intere serie
di nomi che dipendono da temi gallici di significato a noi noto: come
barros («cespuglieto »), (onde Barro, Bareggio, Baradello), brennos (capo),
brogilos (frutteto, brolo), bunda (fondo, onde Bondéno, Bondione), dervo
(quercia, onde Dervio), dunum (collina, onde Duno, Comenduno, Induno,
ecc.); rava (ghiaieto: onde forse, oltre ad altri derivati, anche il topònimo
lombardo Groana, attraverso ad un aggettivo graucus?); mara, mosa (acqui-
trino), morga (corso d’acqua), tegia (per altri attegia: capanna), ed ancora
bèrricum (landa), briva (ponte), mello (gallico? collina), paraveredus (stal-
laggio). Si possono supporre di origine gallica anche alcuni nomi con la de-
sinenza in uno (Airuno, Arluno, Bettuno, Calpuno, Inveruno...), ed altri,
che nella loro forma medioevale, racchiudono un dittongo eu o au (Desio,
Lèzzeno, Locate, Lonato). E' vero però che, per nomi di questa specie (v.
anche Leffe e Lesse, che già furono Leufo e Leoces) si può pensare anche
ad origine etrusca: se pure non ad altra ben più recente, cioè germanica.
L'elemento gallico si estende certamente anche a molti altri nomi per-
sonali che noi comprendiamo nella denominazione generica di nomi romani,
conforme a quanto si accennò quanto ai nomi etruschi. Ma, della deter-
minazione etnico-linguistica dei nomi di persona, argomento di grande
importanza, noi non ci siamo potuti occupare. Quanto al suffisso -ago ed al
suffisso -igo (da -acus, -icus), originariamente gallici, si veda più avanti.
INTRODUZIONE 16
b) Nomi dell'età romana.
Questi sono senza dubbio numerosissimi: ma in non pochi casi riesce
ben difficile distinguere i nomi di questa serie da quelli, neolatini, di epoca
più tarda. Non lasciano dubbi molti nomi, derivati da certi nomi di persona
più antichi, o direttamente (ad es. Affori, se fosse da Afer, Albegno, da Albi-
nius, Basiglio, da Basilius, Calvenza, da Calventius — donde anche Calvenza-
no —;, Lesmo da Laetissimus, Muzza, da Mutia — donde anche Muzzano —,
Pavia, da Papilia ? ecc.) o mediante suffissi (-anus, -acus, -ate, -aticus, ecc.):
come sono Appiano, Cornegliano, Pompiano, Pusiano, Quinzano, Sergnano,
evidentemente dai gentilizi Appius, Cornelius, Pompilius, Pusillius, Serenius;
Cassago, che è forse il Cassiciacus di S. Agostino; Ierago, quasi Alliariacus,
Ossago, certo da Ursiacus; Puegnago: Popiniacus; Tabiago: Octaviacus;
Campsirago: campus Seriacus; Abbiate: Aviate; Galbiate: dal nome pers.
Galbius, con suff. -ate); Guenzate: Vocontiate; Osmate-Usmate: Ocimate;
Pantigliate, dal nome pers. Pantilius; Antignatica, dal nome pers. Antinius;
Aviatico, da Avius; Crespiatica, da Crispius, ecc.
S'avvicinano, per la forma, a questi topònimi, alcuni derivati da nomi
di divinità, come Manerba e Manerbio, da Minerva; Mércul da Mércuri;
Marchirolo: Mercuriolus; Castel-marte (Martis?); Sedorgna, Sodorno (Satur-
nia, Saturnus); Fortunago (da Fortuna, come dea), e forse Gorgonzola (Con-
cordiola?). Non appartiene a questa serie il nome di Prosérpio (Como), che,
come si vedrà nel Dizionario, non ha nulla a fare con Proserpina.
Risalgono con certezza all’età romana i nomi che indicano distanze
miliari da città importanti come Milano e Como: Quarto, Quinto, Sesto,
(è dubbio se indichi la distanza di sei miglia da Cremona il nome di Sospiro,
che fu già Sex pilae: v. questa voce nel Dizion.), Settimo, Oggiate-Ug-
giate (Octavum), Gnignano (Nonianum), Decimo: più recente sarà invece
Duemiglia. — Un luogo a parte spetta ai nomi che designarono edifici
romani, come sono, a Milano, Arena, Bagnera (?), Circo, Moneta, Teatro;
a Brescia, il colle Cicneo, il Limpheus, lo Zadro dei documenti; i Palazzi
o Palasi di varie città (da palatium, ma ad indicare talora rovine di anfitea-
tri, ponti, ecc) (*); le due Stazzona, di Como e di Sondrio, che ricordano
delle stationes, o posti di guardia; Ia Masén di Casteggio, se è nel luogo
di una mansio romana; Presezzo e Predore di Bergamo, che rammentano
un praesidium ed un praetorium; il Marmirolo di Mantova, che testimonia
colà un piccolo palazzo, o ponte, marmoreo. Ma sono di questa categoria
anche i molti nomi che risalgono a voci romane come arcus od arca (Arcore,
Comairano?), castrum, fabrica (Farga), fictiliarum (Figliaro), forum (For-
nòvo, Anfurro?), fullonica (gualchiera: Felònica), murocinctus (Morsen-
chio), vicus (Caionvico, Invico, Vigloè, ecc.), vigilia e forse vigilatores, vi-
(3) Si noti però che il Parlesso di Cremona, ed il Perelassi di Bergamo, non deri-
vano il nome da palatium, ma da un perilasium, latino medievale: v. nel Dizion.
Avverto che di molte di queste voci-base, di cui si tratta in questo riassunto, si dà
l'elenco nell’Indice-sommario, posto in fine al presente volume.
17 INTRODUZIONE
gilantes (Culveglia, Viggiù, Vigentino); i continuatori delle parole latine
civitate (Cividale, Cividate, Cividino); colonia, mercatus, mercatalis (Vimer-
cate, Mercallo; si noti, a parte, Sesto Calende, che ricorda forse il giorno
in cui appunto vi ricorreva il mercato); di quadra, quadrata (centuria-, on»
de Carate); carralis, carraria (via carrareccia), còmpitum, quadrivium opp.
quadrivium, semita, strata, trivium (trebbio); di ànsula, flexus (curva di via
o di fiume), confluentia cuniculus, fluvius, limes (Lìmito, Lemma); lucus, ma-
ternus, paternus (fondo ereditato dalla madre o dal padre); i riflessi di un
caratteristico familiàrica (da familiaris: v. Fumiarga nel Dizionario), ed
ancora di qualche aggettivo numerale latino, forse designante il numero
di iugeri di una certa proprietà, come Quingèntole, Triginto, ecc.
Si possono ascrivere all’età romana, se non tutti, almeno buona parte dei
nomi che ripetono quelli di popolazioni barbariche, alcuni nuclei delle
quali, come è noto, durante l'impero furone stabiliti qua e là, lungo le
vie romane, parte come coloni, parte a costituire delle difese: come quelli
di Alagna (Alani), Bò/gare (Bulgares), S. Nazaro dei Burgundi, Sèrmide
(Sarmatae), Soave, (Suabi), Zibido-Zivido (Gepidae), e forse Biumo (Boio-
haemus?) e Goito-Goido (Gotus?). Dei nomi di Lombardone e Longardone,
che tutt'e due riflettono un genitivo plurale Longobardorum, forse il se-
condo risale all’età romana; il primo invece sembra essere posteriore alla
discesa dei Longobardi in Italia.
Possiamo dedicare qui un accenno a quei nomi di luogo lombardi ai
quali veniva una volta attribuita una origine greca. Di una specie di precon-
cetto ellenico ci sono indizi in vari scrittori di storia lombarda: basti ri-
cordare fra questi Carlo Cattaneo, il cui pensiero in proposito ben si ri-
leva dal passo seguente (Notizie sulla Lombardia 1844, pag. XLI): « L’olivo
che ai tempi di Belloveso [nella regione intorno ‘ai laghi] era ignoto, fu
coltivato forse dagli agricoltori greci che Cesare chiama sul Lario, e che
ripetono nei nostri villaggi i nomi di Corippo, di Plesio, di Picra, di Lenno,
di Delfo, dei Corinti e dei Dori ». Il primo, a dar corpo a questa preven-
zione ellenica, credo sia stato Gaudenzio Merula, il quale nella sua opera
De Galliae Cisalpinae antiquitate et origine, derivava Lecco dal greco
Aevxég, Seguirono il padre C. Fumagalli (Codice Santambr., 176); il Sor-
mani (Topogr. della Pieve di Arcisate); e poi ancora Carlo Redaelli (No-
tizie Istor, della Brianza, vol. 1°, Milano, 1825, p. 97) e Carlo Cattaneo
nel luogo già citato or ora; i quali attribuireno ai coloni greci, condotti
appunto da Cesare, l’origine dei cosiddetti nomi greci del Lario. Il Cattaneo
come si è visto, faceva risalire alla lingua dei Greci tutto un gruppo di
nomi; i quali non possono essere greci se non per un puro gioco di fantasia.
Nessun argomento a favore dell'origine greca di qualche nome di paese
sulle rive del Lario può venire dall’accenno di Strabone (Geogr., V, 6) al
nome di Neocomitai donde poi il nome latino di Novocomum dato alla cit-
tà), che si sarebbe dato ai cinquemila coloni stabiliti in Como da Cesare
(a. 59 a. C., cfr. anche Svetonio, Vita Iulii, cap. 28; 3) in considerazione
dei cinquecento greci che ne formavano la parte più ragguardevole ( ol
2. - Dizionario di toponomastica lombarda
INTRODUZIONE 18
ETIWAVÉGTAOTI ). Uno di questi greci fu il Caius Avianus Philoxentis che Ci
cerone (Epst. fam. XIII, ep. XXXV) ricorda come inviato « in Novocomenses »
da Cesare «meo beneficio » : poichè il fatto ricordato da Strabone sembra da
ritenersi del tutto isolato. Comunque sia di ciò, la derivazione di quei
nomi da topònimi dell'antica Grecia non può reggere per nessuno di essi
per ragioni diverse, per i più anche fonetiche. Fra essi vien primo il nome
del leventinese Corippo, che deriva evidentemente dal lat. quadrivium;
mentre Plesio, Pigra e Dorio possono ricondursi con maggiore 0 minore cer-
tezza (v. Salvioni) ad origini ben differenti; il Lenno lombardo non avrà
nulla a fare con Lemnos, ma starà bene nella categoria dei nomi derivati
da personali etruschi: allo stesso modo anche Corenno (che già di per sè
dava così poco motivo di venir affratellato a Corinto/); mentre Dervio, ben
lungi dall'aver qualche cosa di comune con Delfo, accenna al gallico dervos
(quercia). E se c’è chi pensava che una traccia di stanziamenti greci si
avesse nel nome stesso di Greco milanese, esso, come si vedrà a suo luogo,
non sarà ad altro dovuto, molto verosimilmente, che al cognome di una fa-
miglia che vi ebbe possedimenti.
c) Nomi dell'età medievale.
Durante il medio evo non cessò l’uso di denominare i luoghi per
mezzo del nome personale del proprietario, fosse quello un nome di origine
latina oppure germanica. I recenti ampliamenti delle nostre conoscenze nel
campo dell’onomastica medievale (a titolo di onore vanno segnalati gli studi
di G. D. Serra), riuscirono molto proficui anche per le nostre ricerche.
Fra i moltissimi nomi di luogo che abbiamo ricondotto a questa speciale
origine citeremo qui Bellagio e Bellano, Bellenzano, Besozzo, Brandezzate,
Bràndico, Cardàno, Delmòna, Disderoli, Edolo, Greco, Greghentino, Ghi-
rata, Ghirla, Inverigo, Morivione, e forse Niguarda. Fra i nomi in cui
il nome di persona è congiunto con un nome comune, notiamo Casalbut-
tano, Casalsigone, Curtatone, Pizzighettone, Vidigulfo, Vittadone, e forse
Vigevano. Una curiosa alterazione, dovuta ad etimologia popolare, presenta
(Zelo) Buonpèrsico (Gompertico o Gompèrzico). Nell’età medioevale ed
anche in tempi a noi vicini divennero nomi di Iuogo molti soprannomi
di persona, dei quali incontreremo un gran numero; una particolare ca-
tegoria di essi è costituita da composti di una forma verbale e un nome
comune: tra questi sono, ad es., Calcababbio, Ferrabò, Fumagalli, Ma-
gnaguti, Pellalepre, Pizzabrasa. Hanno la stessa forma, ma alludono invece
a condizioni speciali dei luoghi, molti altri nomi, fra i quali: Boffalora,
Cantalupo, Cantarane, Guzzafame, Maccastorna, Mancapane, Mena-resta,
Mirasole, Mucchiafame, Perasacco, Tornavento, ecc. Affini a questi sono
altri, o semplici, come Bùliga, Grigna; 0 composti, come Panperduto. :
Nel corso di vari secoli, anteriori o posteriori al mille (la distin-
zione in molti casi non riuscirebbe facile, anzi forse nemmeno possibile),
sarebbero da distribuire i nomi, che ricordano rapporti giuridici, istituiti o
magistrature medioevali (barbariche, feudali, comunali), o dal nome la-
tino, come vicinia, vicinatus, concilium, consortes, cohaerentia (v. Coren-
19 INTRODUZIONE
ziano), corte, communis, villa, decanus, saltarius, centenarius, dux, dominus
- dominicus - domnicus, (fidei)-commissum, herbaticum, massalia, mundati-
cia, parabola, paraticum, ripatica, sorte; 0 dal nome germanico come ari
manno (v. Romanò), braida, faderfium, fara, gahagium-gagium (bosco ban-
dito), herebannum, marca, schirpa, sundrium, wald: e forse sculdasio (in
Scaldasole?)
Risalgono in gran parte all’età medioevale altri nomi, che alludono a
costruzioni diverse, come armentaria (v. Romanterra), badaclum (posto di
guardia, donde Baggio: v. bada « vigiliae, excubiae » Du Cange, ed anche
Avogaro, Terr. II, per Badi, Baigno bolognesi), bastia, battalia, beltorte,
camatta, camerata, caminata, casa merlata, casearia, casone, casso-cassino-
cassolo, castello, castellaro, castellanza, focina, folla (gualchiera), forno,
fusaria, garda-guarda (posto di guardia), grancia, mira-miranda-miratorium,
molina, molino, palada, pista, pistrinum, planca (passatoio), rebecco-trebec-
co (?), ricetto, ridotto, scotticarda (v. questa voce), stabulum, tegolata,
torculum, tresif (praesepe), turris, o ad appezzamenti di terreno, o condizioni
di cultura: altino, bina, caveum (v. Gabbi), chiosco-chiusura-schiesòr, circa
(confine), cultura, filagna, nemus, novum-novetum-novulatum(?), piscale-pisca-
ria, plèctula, presa-presatura, resa, ronco, saeptalis, saltus, serralium, serta,
silva, spissa, tesa, turna, virectum-viridarium, viretum-virensis (9); od a
condutture, corsi d’acqua, opere idrauliche: conca, dugale-ductiolus, fuga,
goi (t6nfano), gunfus, girgula (Gorla, ecc.), marga, redefosso, retegno, su-
stinente, tomba, travacca, turbine (Té6rmeno), vasum (Vàso, Vàsine), vecta-
bilis (Vettabbia).
Abbondano,. in questa serie, i nomi relativi ad edifici sacri, o istituti
e uffici religiosi. Sono fra questi i derivati dal nome del santo titolare di
una chiesa: i quali però mancano, in generale, d'interesse per noi (si veda,
nel Dizionario, alla voce San), tranne quei pochi, in cui il nome del santo
risulta alquanto alterato (ad es. S. Brera, da S. Brigida, Solino da S. Lino,
Sesmònes di S. Simone con immistione di mònes « monaci »), e quelli, in
cui il componente santo finì col rimaner tralasciato (v. Giorio, Marcellino,
Orzivecchi, Quinto Romano, Terzaghi: cfr. in proposito, Longnon, III, 398).
Vengono qui inoltre i derivati da abate-abbadia, ancona, basilica (Bascapè,
ecc.), canonica, cantoria, cappella, casa-Dei (ospizio), cella, certosa (dal
francese Chartreuse: così pure i due luoghi di Chiaravalle e Morimondo
hanno il nome dalla città francese donde era originario il rispettivo ordine
religioso; si veda poi come Sendvra derivi dal nome milanese della senape,
per un emblema postovi già dai Gesuiti): collegiata, commenda, convento,
cura, domus (-Dei, onde Domo, Curdomo), ecclesia (Cris-, Gles-, Gis-),
hospitale îmagine (tabernacolo), monasterium, opera, plebs (Pieve, Piè, Pe-,
Blevio), soccorso, titulus, xenodocus; cappuccino, chierico, frate, monaco,
prevosto, priore, vescovo.
Rimane poi da accennare a quella cospicua classe di nomi (alcuni dei
quali possono essere anche qui più recenti della fine del medio evo), la cui
origine si riferisce alle varie specie di cultura arborea od erbacea (ad es,
INTRODUZIONE 20
Brugherio, Canaverra: canapaio; Carcina-Careggia: cariceto; Casnedo:
castagneto; Cerchiera: querceto; Fiesco: felceto; Lébvere: roveri; Sévere:
sugheri; Regoledo: rovereto, ecc.), od alla frequenza, almeno in tempo
passato, di certi animali (Averara: cinghiali; Bìrbesi: bèrbici; Cisnara: cigni;
Mon-luè: lupi, ecc), o ad altre caratteristiche varie, espresse da agget-
tivi, quali: alto, aperto, aprico, basso, bioit, bramoso, brus, bustus,
calidus, clausus, drizz, emersus, frigidus, gramo, imus, ladin, malus, mollis,
mortuus, opacus, òrfano, primus, satollo, serotinus, soldo, solivo, summus,
tortus-retortus, turbidus, ustus; o da nomi, quali: isola, mezzano, piarda,
pullus-pullicinus, règona, resto (?), vanzo; àngolo, canto, corno, corrigium,
cuneus; fracta, longaria, pizzo (punta sottile di terra); ponta-poncia, clivus,
mesa (lat. mensa), pendescia, plagia, plauta, proda (lat. prora), alluvies (v.
Libiola), glarea, lama, mortizza, palude-padule (v. Paullo), pèlagus (Pèrego),
salsa, sulphur (Solferino, Zolfère); borno, cocca-cbgoro-cucco) colma, groppo,
grumo, meda, montarione, motta, pala, parete, tormo (9), torno, crotta, drag-
dragò, labes, poira (luogo a tramontana), polsa-possa, sosta, trewa (luogo di
sosta?); antica (via antica), porto-portadore, publica (via pubblica), romèra
(via romea), rupta (v. Rota), silice via selciata: v. Soresina), trezenda (viot-
tolo), vadum (guado), vandùl.
$ 2. NOTE LINGUISTICHE.
a) Suffissi più caratteristici.
Molti sono i suffissi che compaiono nella formazione dei nomi di luogo.
Parecchi valgono a formare specialmente degli aggettivi di possesso, derivati
da nomi di persona. i
Alcune volte si tratta appena di suffissi, che servono a formare dei
diminutivi, come è òlo in nomi quali Albignòla, Marchiròlo, ecc.; ma anche
talora un -ulus latino alterato in -ero, -oro, -eno, -ine, -ano (sempre con
accento sulla terz’ultima sillaba), come si avverte in Bizzòzzero, Càdero,
Mèsero, Ròdero (allato a Ròdano), Aveno, Bòvegno, Còsteno, Novèghen
(forma scherzosa allato a Novégro), Olginàsen, pron. dialett. per Olginasio,
Agnòsine, Lòsine, Montòdine, Vàsine, Dérgano, Olèvano, Ròdano, Trèvano,
nomi, taluno dei quali a torto potrebbe venire forse scambiato per pre-
latino (per il Philipon « dovunque incontriamo... in Italia... [il suffisso
“ano senz'accento] siamo certi che sono passati degli Iberi »); poichè, per il
suffisso, va ravvicinato, per es. alla voce bresciana cùen: « còvelo, còvolo »,
ven. e lomb. èghen, ègol, lat. ebùlus. Però fra questi solo ben pochi (ad esem-
pio Agnòsine, Bizzòzero, Ròdero), appartengono alla categoria dei deri
vati da nomi di persona. — Si possono ricordare qui anche alcuni riflessi
del genitivo latino in orum: Anghinore: Inghinorum; Barzanò-Bressanoro
(a proposito dei quali nomi è curioso il riscontro col nome di una lapide
bresciana: P. Public. Brixianorum libert., inteso come di un liberto del
municipio, o della colonia di Brescia: v. Nogara p. 67); Lombardone - Lon-
gardore, Romanò: Romanorum; Romanore : Armannorum; Saviore: Suavio-
rum; Viganò: vicanorum; Paganora: Paganorum. Di genitivi in -arum non
21 INTRODUZIONE
c'è che S. Giovan Donà di Pavia, dal lat. Dominarum; ed un altro, ma
dubbio: Laterano (litterarum?).
I più dei nomi personali romani assunsero particolari suffissi derivativi,
dei quali ora discorreremo brevemente.
— Suffissi -ANUS, -ANICUS, -ACUS, -ATE.
Il suff. -anus è molto spesso schiettamente romano: -anicus è talora un
ampliamento di esso; ma alcune volte può lasciare il dubbio se sia proprio
aggiunto tutto insieme al nome di persona, o non piuttosto il suffisso si
riduca a -icus, annesso ad un nome personale in anus. Ad esempio, Maggià-
nico e Rànica non si può stabilire se siano aggettivi in -ànico tratti dai
nomi Magius ed Hilarius, oppure in -ico dai nomi Magianus ed Hilarianus.
Si veda più avanti, suff. -icus.
Il suff. -acus è di origine gallica.
Secondo il Flechia, le testimonianze più antiche (Plinio, Tacito, gli iti
nerari romani) darebbero, complessivamente, più di settanta nomi in -acus; la
tavola di Velleia ne aggiunge altri quattordici. Questo suffisso rimase così
lungamente vitale, che, per es., il nome gallico di Octodurus (oggi Martigny,
nel cantone Vallese) potè mutarsi in Martiniacus ancora nel sec. VIII d. C.
Si trova, talora, aggiunto anche a nomi non di persona: v. per es. Busnago.
Quanto alle differenze di condizioni d'ambiente, di cui possono essere
indizio i due suffissi -ano e -ago, cioè alle ragioni per le quali, ad es., in
provincia di Pavia un Calignago è prossimo ad un Calignano, e Carpignago
non molto lontano da Carpignano, come a Giussago pavese fa riscontro un
Giussano milanese; e poi nel Bresciano si può alternare Carzano con un
Carzago, e nel Gomasco un Quinzano sta quasi a mezza via fra un /erago
ed un Menzago: la prima impressione, ma forse non perciò la meno con-
forme al vero, può essere questa: che il suff. -acus rappresenti una forma-
zione più popolare, nata spontaneamente sul posto, e che risente dunque di
più dell'ambiente originariamente gallico; il suff. -anus invece rispecchi la
formazione voluta e fatta accettare, dallo stesso possessore del fondo, romano
od anche semplicemente romanizzato. Più acuta, ma forse non ben persua-
siva, è la spiegazione di Carlo Battisti (Studi di storia trentina): « il rapporto
fra -anum ed -acum è originariamente quello di due suffissi esprimenti la
stessa funzione nel latino e nel gallico. Ma dalla guerra gallica in poi
-acum fu accettato nel territorio gallo-latino anche dai coloni romani, di
modo che possiamo ritenere le numerose formazioni ibride composte d'un
gentilizio romano e del suffisso gallico come indicazione di un possedimento
latino, mentre il caso inverso di gentilizio barbarico e suffisso -anum permette
di pensare con una certa probabilità a un fundus appartenente ad un indi-
geno romanizzato. Con maggior probabilità ancora noi saremo tenuti a
credere stanziamento celtico quello il cui nome è espresso con radicale
gallico e col suffisso -acum ».
Anche il suff. -ate ebbe talora la stessa funzione: benchè sia servito
assai spesso a derivare dei nomi di luogo anche da appellativi comuni: ad
es. Arnate, Beverate, Brembate, Lambrate, Lurate, Lonate (?), dai fiumi
INTRODUZIONE 22,
Arno, Bévera, Brembo, Lambro, Lura, Olona; per Buscate, v.q. voce; Lo-
grate da Iògor « poderetto », Cogorate da cògor «cima», Foppate da
foppa, ecc. (4).
Questo suff. -ate, come atto a formare aggettivi d’ogni specie, nella
nostra regione dovett’essere, un tempo, ben vivo e vitale. Talora lo diremmo
di origine etrusca, quando si ricordino nomi etruschi come Aviati, Kaviates,
Seiate, Ulsiate, ecc. (Pieri, Arno, 47); ma esso fu fecondo di nomi locali in
tutto il dominio italico, ligure ed iberico (« ital. -ate, provengal rhodanien
ou espagnol -as », v. Philipon, 243); e ad ogni modo esso dovette rimanere
in uso per molto tempo, nelle età successive. Infatti, non solo si trovano
gli aggettivi Genuatis e Modiciates (da Genua e Modicia, cioè Monza), in
lapidi romane, ma ancora, ad es., in un diploma di Carlo Magno dell’a. 744
si parla ancora della «civitate Bergontate », per non dire del lago del
Mincio, a Mantova, che nel latino del Rinascimento fu detto anche « lacus
Minciades » (Minciates?). Si avverta però che con l’ate più antico più tardi
vennero a confluire sia alcuni -atae, -atus di participi latini (come i nostri
Acquate, Bisentrate, Canegrate, Colzate, Vignate: accanto ai quali troviamo
un Borgonato ed un Castrezzato, dove -ato vale perfettamente quanto -ate;
e Collebeato che non piegò forse ad -ate solo perchè vi si volle insinuare il
-beato), sia degli -ate latini della III declinazione in -as -atis (come il nostro
Cividate). Tutt'insieme, ci pare di poter stabilire che, più che di un vero
suffisso -ate, si tratti di un -ato, ondeggiante o inclinante verso -ate per
influsso di tradizioni etrusche ed insieme di tendenze latino-letterarie. In
queste condizioni noi non abbiamo creduto di postulare, per questi nomi,
un vero suffisso -ate, ma un semplice -af-, privo dell’ultima vocale (5).
E’ anche da avvertire che talvolta la stessa desinenza -acus è venuta ad
assumere l'aspetto di -ate. Vide già assai bene il Flechia (cfr. Salvioni,
A StLomb. XVIII, 1902, 365) che non pochi di questi nomi in -ate (o -ato),
di cui è disseminata specialmente la Lombardia, si rinvengono nelle carte
medievali con la finale -aco e -ago. Posso ricordare, a questo proposito,
Borgonato, che già fu scritto anche Borgonago, Lovernato che comparisce
talora come Luernaco; Antegnate che conobbe la forma Antegniacus; ana-
logamente Arcisate figura nelle carte come Arcizagine (Arcizàgolo?, v. i già
citati Agnòsine, ecc.), Barenzate si trova scritto anche Barenzaga; Coronate,
(4) Intorno a questi nomi in -ate, recentemente, ha compiuto un ampio e assai util-
mente rinnovato esame il prof. G. Rohlfs, in uno studio uscito a Monaco nel 1956. Aven-
do egli raccolto, in gran parte dal Corp. Inser. Latin. del Mommsen, un più copioso
materiale di onomastica antica, il Rohlfs ha creduto di poter accrescere di non pochi
esempi il numero dei nostri nomi locali in -ate, formati, presumibilmente, da antichi nomi
di persona. Non poche delle sue proposte sono accettabili, e le abbiamo riportate qui,
alle rispettive voci. Altre però possono essere discusse ed anche respinte, tenendo maggior
conto che il Rohlfs non abbia fatto, delle forme antiche di certi nomi, e della necessità
di non separarli, alcune volte, da gruppi onomastici di particolare evidenza.
(5) Se non sempre, almeno in alcuni casi, parve al Serra (Com. Rur., passim) che
anche i nomi in -ate risalirebbero a forme di ablat-locat. plurale in -atis (per -atibus),
allusivi a proprietà collettive di comuni o di famiglie, come a dire « nel tenere dei- », in
qualità di aggettivi topici o di cognomi.
23 INTRODUZIONE
Corbesate, Gavirate ricorrono anch'essi nelle forme Coronagum, Corbexago,
Gavirago; e che Ponzate sia stato già Pontiacus proverebbe la pronuncia,
che oscilla fra Ponzàa e Ponzàgh. Sono oscillazioni identiche a quelle notate
dal Salvioni (Arch. G1. XVI, 240) fra le f. friul. Ussad e Ussà ecc., e dal
Longnon (I, apg. 85), fra Albignac e Aubignat, Albiac e Aubiat, Calviac e
Calviat, ecc, nei paesi di lingua d'oc: benchè in questo caso le forme in
“at paiano proprie esclusivamente di una parte, la più settentrionale, di quel
territorio. Com'era da attendersi, si verificò anche lo scambio inverso, da
cate ad -ago: com'è accaduto per Imbersago, che era Ambreciate: di Medo-
lago, già Medolato; di Urago, già Urado; di Vercurago, che si scrisse anche
Vercurate; di Turago, che figura talvolta come Turade; Certenago luganese,
oscillante con Cerfenate (a. 1140); e di Cusago, già anche Cuxadi; e come
si ebbe, fuori di Lombardia, in Frassinago (via di Bologna), che fu già
Frassinatum, ed in Collezago, forma che in un documento veronese sosti-
tuisce il più legittimo Collezade (Topon. Ven., 198). Senza dubbio, queste
oscillazioni sono potute avvenire perchè, ad un certo tempo, così il suff. -acus
come -at- si erano ridotti ad un identico -à tronco, accentato; ed i notai,
volendo integrare questa desinenza evidentemente mutila, vi aggiunsero di
loro arbitrio quanto occorreva per ottenere ora un -aco, ora un -ate. Il
Salvioni pensava anzi (credo solo per il Lombardo occidentale, v. Bertoni,
Italia Dial. 64) che tanto i nomi in -acus quanto quelli in -atus (non già
quelli in -ate) siano passati, nella pronuncia, attraverso a quella fase -ò
che non è sopravvissuta che în pochi fra essi (ed es. Cambiò, Galarò, Olgiò,
Travacò, Zerbolà); onde poi, abbandonatasi questa -ò come troppo volgare,
per la forma più cittadinesca in -è, questa, a sua volta, fu integrata o indif-
ferentemente, o promiscuamente, ora in -ate, ora in -ago.
Per ragioni analoghe qualche nome oggi uscente in -ano comparisce
talvolta nelle carte con la desinenza -ago (Cavagnano, Loirano, già Cava-
gnago, Loirago); e qualcuno oggi în -ato finiva già in -ano (v. Castrezzato, e
Agnadello, già Agnarello); uno ha oggi così la forma in -ano come quella
in -ago (Ardezzano, forma parallela di Ardessà); e c'è qualche scambio
anche fra -ate e -ale (Cividale da Civitate, Carimate da calamalis « canne-
to »); analogamente, fra -ario e -eto (v. Malavedo e Pomedo).
— Suffisso -ascus. Molte volte questo suffisso, aggiunto a nomi sia di
persona sia di cosa (v. Antognasco, Arcellasco, Basiasco, Bernasca, Binasco,
Bodegnasco, Boldrasca, Calvinasco, Casasco, Casco (aquascus?), Cavallasca,
Godiasco, Livrasco) apparisce più o meno antico: essendo ben noto che,
anche in epoca gallica o romana, questo suffisso ligure conservò qualche
attitudine a formare delle derivazioni aggettivali. Ma, poichè la sua vitalità
persiste anche fino a tempi a noi vicini (v. ad es. gli aggettivi Bergamasco,
Comasco, Cremasco, Monzasco, Vigevanasco: e cfr., sotto Gandino, il nome
di una: fenita Gandinasca, in atto dell'a. 909), ben si comprende come
molti di tali nomi in -asco della nostra toponomastica possano essere rela-
INTRODUZIONE 24
tivamente recenti (v. ad es. Mucciasca, Muggiasca, Pomellasca, Somasca,
Veddasco, Velasca, Vetraschi, Villasco) (6).
— Suffisso -Icus (con i lunga). Sembra essere anche questo, come
-acus, di origine gallica: benchè dovesse contribuire a diffonderlo anche la
categoria degli aggettivi latini, quali anticus, apricus, ecc. Parecchi fra i nostri
nomi in -igo paiono aggettivi dedotti da nomi di persona in epoca romana
o romanza (v. Barzaniga, Branico, Carsaniga, Cusico, Orsenigo): ma v. anche
Buccinigo e Orniga, nonchè Casnigo da castanitum, Nesporigo, che si trova
scritto per Nesporedo, e Berniga forse da * prunita.
— Suffisso -ATICUS. Alcuni dei nomi derivati con questo sufîf. risalgono
a nomi di persona: romani, od anche germanici (v. Serra Recens, G. 36).
Altri però sono tratti da appellativi comuni (Casàtico, Cellàtica, Entràtico,
Erbàtico, Paràtico, Ripàtica).
— Suffisso -ENO. Confluiscono in questa desinenza suffissi di origine
diversa. C'è un -eno (alternante, forse senz’alcuna distinzione, con -enno),
che proviene dal suff. etrusco -ena, -enna: in modo da essersi confuso per
noi con l’uscita osco-latina -enus (di nomi come Ofillenus, Maximiena, Se-
cundienus, Valentieni Vattienus, ecc., v. Nogara, 55); e ve n’ha un altro
originato dalla declinazione latina volgare in -e -enis (v. Serra, Cognome, I,
46), onde hanno la loro spiegazione i nomi personali lombardi Areldene et
Rochildene (a. 772), Brunerenus (a. 807, Codex Longob.), Mandreni (-filio
Mandrini, a. 1010, Cod. Cremon., 1, 140), ed i nomi personali bergamaschi,
del sec. XII: Bertenae, Ficiene, Imiene o Imiliene, Toscaneni (= Bertanae,
Ficiane, Imiani... Mazzi, Sub. 300, 422). E finalmente non è da dimenticare
quell’-ero succedaneo di -ino (in funzione aggettivale o diminutiva?), quale
fu avvertito dal Salvioni (Not. IV, 3 e v. anche Ascoli, Arch. Glott. It., I,
300), in nomi quali Frenum = Frin, Muceno = Muscin, Agarenum =
Monte-grino, ecc.; e noi vedremo, ad es., in Bondeno, che si scrisse anche
Bondinum. Fra i nostri nomi locali in -eno e -enno ve ne devono essere di
rappresentanti di tutti e tre questi tipi, senza che ci sia dato sempre di
distinguere l’uno dall’altro. Dell’ultima specie sono forse i seguenti: Ardèna,
Bondèno, Corneno, Crapena, Dossena, Fonteno, Lepreno, Longhena, Molte-
no, Montèn, Mottèno, Noceno, Scarena, Sortenna ed anche Nugatèn, e, a
Voghera, Altèn per Altino; cfr. poi Vallèna da vallis: tutti derivati da nomi
comuni o da aggettivi (arido, bunda, corno, dosso, fonte, ecc.).
— Suffisso -Icus (con i breve). E’ un suffisso latino. Fra i nostri nomi
compare in forme derivate, con maggiore o minor probabilità, da nomi di
persona: ad es. Arlènico, Càlco (Calvicus), Còlico-Còllio, Còrsico; e forse
in bùstigo presupposto da Bustighera. Talvolta questo suffisso si accoda ad
-anus (anche -ane), e ad -one, in modo da formare in unione con quello
le determinazioni -@nico, -dnico che si notano, ad es. in Bonzànico, Giànico,
Piànico (v. sopra, suffissi -anus, -anicus), ed in Albònico, Azzònica, Bertò-
(6) G. Di Serra, nel suo Studio sui Comuni Rurali, ha messo in rilievo vari nomi
di luogo in -asco (specialm. piemontesi), dove questo suffisso apparisce come rifacimento
arbitrario delle uscite originarie, in -acis e assis,
25 INTRODUZIONE
nico, Frasònico, Menzònico, Mossanzònico, Rezzònico (cfr. anche Gerònico
da glareone). Congiunto al suff. -arius dà luogo alla terminazione -argo, -arca
che abbiamo in Casargo, Fumiarga, Gallinarga, Vignarca.
— Suffisso -ucus. Questo suffisso, di orig. forse celtica (alternante con
uccus, v. qui Balducca, e Serra, Cogn. II, 576), si riconosce in alcuni nomi
nostri, derivati da nomi di persona o di cosa, come Arlugo (cfr. l’altro nome,
anch'esso forse celtico, Arluno), Bottanuco (inseparabile, come pare, da un
nome in -utus: Bottonuto), Blancanugo, Lambrugo, Premenugo, Vernuga.
In Calugo, forse -go è parte del tema.
— Suffisso -onno. Non pochi nomi lombardi finiscono così: ad es.
Biandronno, Capronno, Caronno, Castronno, Consonno, Monno, Quadronno,
Saronno, Tronno, Vegonno. Ma forse non è di ragione diversa da quella
di -onno il suffisso -ono: ad es. di Biassono, Cuggiono, Oggiono, Venegono,
ecc. Tanto gli uni che gli altri, nella pronuncia dialettale, rimangono distinti
dagli accrescitivi in -On (ital. -one, cfr. qui Alone, Azzone, Barcone, Nirone,
ecc.): in quanto quelli si pronunciano con l’o aperta e la n doppia, questi
con l’o chiusa e nasalizzata; cosicchè si vorrebbe spiegare le forme in
«onno, -ono come derivate da nomi antichi in -onnus (che stessero a quelli
in -onus e forse -one, come i nomi in -enna a quelli in -ena) Ma nomi
personali in -onnus non ne ricorrono nell’onom. latina; onde non resterebbe
che pensare ai riflessi della forma latina -onae (femminile plurale), corri-
spondenti all'esito lombardo di forme come bonae: bonn, di contro a bonus:
bò (v. Salvioni, Fonet., 203); o, come sembra ben più probabile (dato per
es. il nome Biandronno che certo si spiega dal nome person. Blandirone, di
una lapide di Como, e cfr. Mono, se è dal nome pers. Amone), a deviazioni
o alterazioni di pronuncia, e quindi di scrittura, determinate dall’influsso
della pronuncia letteraria di parole latine come patrono, colòno, ecc., in
luogo di veri e propri nomi in -one. — A. parte vanno considerati nomi in
-ONA, quali Cremona, Olona e forse Talamona, appartenenti forse al ceppo
ligure: v. Philipon, p. 140.
— Suffisso -INc. E° di origine germanica, più recente dei suffissi prece-
denti. La Lombardia nel Medioevo fu più ricca di topònimi in -ingo, -engo,
che oggi non sia: ma ancor oggi ne restano non pochi (ad es. Berlingo, Bi-
ringhello, Brazzalengo, Farisengo, Mairengo, Martinengo, Mascherpinga,
Massalengo, Rodengo, Vidalengo): i quali si rivelano derivati per lo più da
nomi di persona, romani o germanici (Bèrolo, Bero, Marius, ecc.) o da nomi
di famiglia (v. Pusterlengo); ma talvolta anche da nomi comuni (v. Farfen-
go). Secondo il Battisti (Studi trent., 104) forse non pochi di questi risalgono
a fondazioni tedesche dell’epoca degli Ottoni: ma parecchi sono certamente
anteriori.
— Suffisso usco. Si conosce un suff. -uscus di origine ligure (V.
Longnon, I, 17); ma non sarà mai di tale specie l’-usco che troveremo, ad
es., in Bellusco, Calusco, Cernusco, (Palosco?). Qui ed altrove, esso sarà (o
potrà essere) una formazione neolatina, foggiata su forme come minusculus,
munusculum, ecc.: cfr. il dimin. mantov. paiusca « pagliuzza », ed il nome
INTRODUZIONE 26
loc. bolognese Calamosco (da calamus, Avog. Terr., II, 6). Tale fu anche
l'opinione del dott. P. Skok. (v. Bibliogr.).
— Suffiso, -o8BIO. Si riconosce, ad es., in Carobbio, Centrobio, Cernob-
hio, Grassobio, Mollobio (a parte Carrobio: quadruvium): dove rifletterà
il suff. basso-lat. -ubulus, succedaneo di -uculus (v. Serra, Cogn. Il). Affine
ad esso è -abbio, -abbia che ricorre ad es. in Ballabio, se non è da un nome
pers. quasi identico; ed in Brabbia, Cadenabbia, Cortabbio, Morgorabbia),
risalente ad un -abulus, -abula. Da -abilis invece sembra discendere l’-abbia
di Vettabbia; mentre pur da -abilis si ebbe forse -agra in Sanagra. — Nes-
suno dei nostri nomi pare presenti l'antico suff., forse iberico (v. Philipon,
176) -UBIUS, -uBIA, di Danubius, ecc.; se non forse Pallobio. Si veda s. Vèr-
tova, se mai vi si celasse il suff. antichissimo -UBA.
— Altri suffissi o desinenze. Sono da notare le uscite in -edo, -ido,
disaccentate di Avedo, Camedo, Cirìmido, Còrrido, Imbèrido: a cui si
possono aggiungere Breme e Zeme, che, nelle carte, ricorrono come Bremeto
e Zemethum. In taluni di questi nomi pare di dover ammettere un indie-
treggiamento di accento, da forme in -édo, -ìdo, corrispondenti a collettivi
da nomi di piante, o da aggettivi (così Còrrido potrebbe spiegarsi da colyre-
tum « avellaneto », Imbèrido da juniperetum « ginepreto », 0 da nemoretum,
quasi «selveto »; Breme da brumetum, da bruma), ma in altri, come
Girimido, Zeme, par che l’uscita -edo 0 -ido ne sostituisca un’altra anteriore,
come notammo per -ero, -eno, ecc., da -ulus. In nessuno dei nostri casi mi
pare che si tratti del sufî. iberico -eto (di Ségetos, ecc.) di cui v. Philipon,
p. 242: cfr. anche il veneto Cèneta.
Il Salvioni (Not. IV, 11), rilevò il suff. “allo di nomi come Mercallo,
Nobiallo, Ticinallo, Zoverallo (quest'utimo in provincia di Novara); e lo
spiegò come una ricostruzione dotta di un effettivo -al da -alis. La pronuncia
dialettale di quest’uscita è infatti -da (come in canda, ecc.).
Le uscite -iolo, -ione di nomi come Costiole, Gandiolo, Portiolo, Bon-
dione, Campione (cfr. Castione), sono formazioni composte, risultando dal-
l'unione di -ilju- e -olo o -one (cfr. Ertaiola nel Diz.). Analogamente -edello,
cadello di Baradello, Campedello, Muradello (v. anche Grumello, giù Gru-
metello), risultano composti di -it e -ello.
Difficile, come si vedrà per vari luoghi, è stabilire quale sia la forma
orignaria a cui debbano risalire i nomi che finiscono in -ù (dial. i), che non
pare di poter tutti ricondurre a -utus, per aver avuto, almeno alcuni di essi,
una fase anteriore con r (v. Cantù già Canturium; cfr. Pescaù, Gemù,
Viggiù, ecc.).
Il Salvioni propose di spiegare Cantù, Pescaù, ecc. come derivati da
forme latine in -ores, dove la o abbia subito il restringimento in « per effetto
della ripercussione (metafonia) della vocale finale, divenuta -i. Forse però in
alcuni casi può trattarsi di derivati da -orii (plurale di -orius). Non è co-
munque da escludere una relazione fra questa uscita in è e quella di Aizurro,
e forse Turra e simili: in cui a qualcuno può piacer di cercare vestigia liguri
(cfr. Caburrum = Cavour; Philipon, 235). Pochi nomi (Lavàcoli; Cavrècol,
27 INTRODUZIONE
Fantècolo, Montècca, Prevedècolo, Varlecca) presentano l’uscita in -acco,
“ecco, dimin. -accolo, -èccolo; non molti più, quella in -occo (Abbidccolo,
Cadinòclo; Musocco, Restòcco, ecc.).
Il nome Brambilla pare abbia, nella desinenza in -illa, una forma meta»
plastica femminile, di un maschile Brembile. In un certo numero di nomi
composti con -alto, questo secondo elemento è stato sostituito, certo attra-
verso la forma dialett. in -olt, da -oldo e -aldo: la cosa fu notata dal Salvioni
(Fonet. Milan. 159) e poi dal Prati (Italia Dial. VII, 1931, p. 213). Parecchi
(Cavolto, Cervolto, Fossadolto, Nivolto, Provolt) rimasero fermi alla forma
dialettale.
Comunissimo è invece il suff. -ese (da -ensis), divenuto spesso, nella
forma ufficiale, -esio (Ardesio, ecc.).
Ricordiamo a questo proposito che molti nomi (Aicurzio, Ardèsio, Arsi-
zio, Aureggio, Blevio, Brivio, Caccivio, Clivio, Cordùsio, Dàlzio, Dasio,
Dervio, Gisazio, Introbio, Maclodio, Mosio, Plesio, Scanasio, Siccomario,
Tregasio, Trenzanesio, ecc.: nella pron. dialettale Aicùrs, Ardés, Arsizi,
Aurégg, Blevi, già la Biev, ecc.) presentano nell’uscita -io non già un ele-
mento formativo originario, legittimamente restituito, ma un supplemento
artificiale, dovuto a tendenza generalizzatrice di un -io in altri casi legit-
timo, nella tradizione notarile. La presunta restituzione si limitò forse ad
una sola i in Lodi da Lod (Laude).
Alcuni nomi lomb. in -aggio (Bellagio, Menaggio), che nelle carte
mediev. finiscono in -asio, possono essere spiegati come forme con -asio,
(forse suffissi di origine greca). Il Serra ha preferito riguardarli come adatta-
menti letterari di forme di ablat.-locat. plurali in -acis.
b) Particelle prefisse.
Talvolta i nomi di luogo presentano una preposizione, od un articolo,
che sono stati incorporati, o « concresciuti », col resto del nome. Le prepo-
sizioni che s'incontrano in questa condizione nei nostri nomi sono ad o de
(con l’articolo: al, ai, del); in (alterato anche in an, am); inter; post, supra,
sub, ex (con funzione intensiva). Esempi: A-rosio, A-ùro; D-anglo, D-obbia-
te, D-ubino, D-orio, D-almine, D-alzio, D-airàgo, D-arfo, D-rosio; Del-ebio,
Di-cinisio; Al-duno, Al-faedo, Ai-curzio, Ai-zurro (9); Im-bévera, In-casate,
In-cirano, In-crea, In-du-miera, In-dòvero, In-fonténo, In-monte, In-siraga,
In-trobio, In-trovino, In-vico; An-furro, An-gera; I-seo; N-arbosto, N-eve-
done, N-obiallo, N-olcino, N-overasco, N-imo-lcampo, N-imo-torre. Talvolta
però la in- iniziale è solo illusoria: v. Inveriaghi, Inveruno, dov'è risultata da
inserzione di n davanti a consonante (da Eburil-, Eburunum); e l'illusione
che si trattasse di una in preposizione fece sopprimere questa sillaba in
Ghirate, Gurata, e fors'anche Gurone. La stessa soppressione dovuta a pre-
sunzione di una preposizione, articolata o no, si ebbe in Turro, se è da
altorium, in Dello, Delma, Legno (Ponte di), se viene da Allegno; Osso, per
Dosso; Quaccio, Spriana, Esmate, Omate, se da Adello, Adelma, Aquaccio,
Aspriana, Desmate, Domate. — Preposizione inter: Intelvi, Intràgna, Terno,
Travaglia, Tr-avedona, Tresòlzio. — Preposiz. post: Poschiavo, Poslaghet-
INTRODUZIONE 28
to, ecc. (v. Indice degli etimi: così per sopra, sotto, sub). — Prepos. ex:
Scarlàss, Sforzàtica, Sparaone, Spolverara, Sporzano. — Composti con la
prepos. extra: Straconcòlo, Stravignìîno. — Funzione di preposizione assu-
mono quasi anche il nome cima e l’aggett. summus: v. Indice degli etimi.
Gli articoli premessi ai nomi, e incorporati con essi, sono /a, lo, le, li:
per es. in L-abbio, L-andriano, L-anzano, L-asnigo, L-aveno, L-imonta,
L-emprato, L-inzanico, L-omagna, L-onno, L-uzzana, Li-pomo, Li-tezzo: in
Lumezzane abbiamo un'alterazione di le-Mezzane. La consuetudine di ac-
compagnare l’articolo a molti nomi fece presumere la presenza dell’articolo
in certi nomi che cominciavano da se stessi per /a-, lo-, o li-, e ne determinò
la soppressione: ad es. Amora, Maccio, Malongola (làmora, lamaccio, lama-
longula), Arigna (Larigna), Gussòla (Lagussola), Rànica (Hilarianica), In-
tignano (Lintignano), Terzagni (Literzagni).
c) Osservazioni fonetiche.
Anche nei nomi locali si verificano fenomeni fonetici che interessano
il glottologo. Ne segnaleremo qui alcuni fra i più salienti, come saggio
d’informazione: seguendo nella rassegna un certo ordine, non dissimile da
quello che si usa nelle ricerche linguistiche.
— Mutamenti di vocali accentate. — La vocale tonica originaria @
appare modificata in e, per qualsiasi motivo, nei nomi Breglia, Cabièi, Pea,
Pieia, Sèrmide, Spalènga. La vocale è sarebbe sostituita da i in Irma, Sirta-
Sìrtori, Zìbido; da o in Sansobius (S. Eusebio); da u in Biumo; da a in
Cavargna. La vocale i (lunga accentata), apparisce mutata in e in Lèsmo
(Laetiss-) (qui come in Madésimo avvertì il Serra, si ha l’esito volgare di
una i breve, come in tutti gli altri superlativi superstiti); Prèmolo, Rèvere
(ripulae), Vèrolanuova (villula?) — La vocale o pare modificata in u nei
nomi Anfurro, Curno; in e in Pégol (se da populus); in i in Pigra (se mai da
popula). — La vocale « lunga appare sostituita da o in Bosto, Gromo (gru-
mus), TraonaTrona (tribuna), Broni, Val-brona; assottigliata in i in Origgio
(da Odruggio), — La vocale è continuata da oew nel bresc. Golem (culmen).
Il dittongo di si è chiuso in è, ad es. in Breda-Brera, Cherio, Serio
(Carius, Sarius); v. anche Baiedo (betulliatae). Il dittongo du si è chiuso in
ò in Bòzzolo (Vauzzolo); Lodi, Poo, Voo-Voldòmino; oltrechè nelle termi-
nazioni in ò da atus: Calò, Cambiò, Fenegrò, Gambolò, Muggiò, Rancò,
Salò, Terrò, Travacò, Zerbolò. Lo stesso dittongo au diede luogo ad ol, ad
es., in Olcio-Olgia, in modo analogo al gruppo al, divenuto ol davanti a
consonante dentale: Colda, Solto-Soltario, Solza, Tresolzio; e nei derivati
da nomi personali in -aldo, -bald (Uboldo, ecc.), e nei composti con l’agget-
tivo altus (v. nel Dizionario degli etimi, s. altus: Casolta, Gazoldo, ecc.).
Il dittongo éu si è ridotto ad e in Lecco, Leffe, Lesse, Lézzeno.
— Mutamenti di vocali àtone (generalmente protòniche, cioè prima
dell’accento). La vocale atona originaria a è divenuta e in Ceràno, Entràtico,
Erbognone, Fregonera, Gessate (Clax-), Grezzago, Lemaggio (lam-), Levàte
(lab-), Melegnano, Mendosio, Mezzegra (mass-), Nevedone (abet-), Pescarzo
29 INTRODUZIONE
(pasc-), Pienzano, Pierànica, Precòtto-Presenderòlo, Remedello, Sedorgna,
Sesmònes (San-Simone), Stegnadei, Stellarolo, Stezzano, Telgate (Taleg-),
Tremezzo.
— La stessa vocale atona a si è ristretta in i in: Binzago (Blanz-),
Casirago, Germignaga (German-), Giretta-Girola-Gironico (glar-), Imbersago
(Amb-), Intimiano, Introzzo (antr-), Inzago (Ant-), Lardirago, Ligoncio
(lacunc-), Lirone (Larione), Livraga; Longhirone, Botirolo, Melirolo. (-arione
-ariolo), Missaglia (mass-), Pinzano, Montirone, Quartirone, Sgrinirolo, Sirone
(Sarinone?), Stivigliano (Stab-), Ticinallo, Triuggio, Vidgulfo (vidag- e
questo da Vigand-), Vighignolo (vican-), Vighinzano (-Anzano). Ancora la
vocale a è mutata in o in: Colistano (Calist-), Foppenico, Forfolera, Grato-
soglio, Mormoròlo, Mossanzònico (Maxent-), Ottobiano (Octav-), Sodorno
(Saturnus). — E’ invece mutata in w in Arcumeggia (arca-), Fumiarga (fa-
mil-), Musegra (mass-), Piussogno (Piazz-), Sumirago (Sam-?). — Appare
soppressa in Niva (naìva).
La vocale atona originaria e è sostituita da @ in: Baièdo, Bonafisso
(benef-), Gradàro, Madòne (met-), Marcallo-Marchirolo (merc-), Taràngolo
(terrae-); da ì in: Griona graec-), da o in: Bolenzano, Bonafisso (ben-),
Dosdè (Desid-), Pioverna (pleb-), Romanengo (Remul-), Sospiro (sex-); da
u in: Lumezzane (le-Mett-), Muggiò (metul-); è soppressa, per es. in Blello-
Blessa (Bell-) La vocale atona primitiva i è mutata in a in: Barbaiana,
Germagnedo, Manerba-Manerbio, Mirazzano (Mirit-), Paghèra, Pasturago
(Pistor-), Pazzea (pice-), Salvàno (silv-), Sarezzo, Taleggio-Taliedo (tilié-),
Traona, Trucazzano (Tarquit), Varé-Varedo (viré, viridé) La stessa i è
divenuta o in: Cibvàsso, Formignano, Lomazzo (limit-), Nesporedo (mespil-),
Ontragna, Prospiano (Princip-), Quintosole (quintic-), Soresina (silic-), Tro-
gnano (Trin-), Voghera (vic-). La vocale i apparisce inserita fra vocali in
Caiello Catellus), e Baiess, se vive accanto a Badéss.
La vocale atona o è divenuta a in: Camuzzago, Fantècolo, Foramagno
(foro), Guanzate (Vocont-), Ramera (romaria?), Saronno (Sol-), Vistarino; è
sostituita da e in Bregnano, Ercavallo (orum), Gerenzano (Geront-), Peslago
(post-), Regoledo (robur-), Tevéno (tof-); da i in: Bisago, Casteldidone (-Do-
done), Frontignano, Ghidizzòlo (God), Gnignàno, Marmidòlo, Missirano,
Musignana, Nifontano (novem-), Sainardo (san Leon-); da u in: Musavino
(mons-), Vittuone (-Todonis). L'ultima o è caduta in Vesco.
La vocale atona u è sostituita da a in Savallo (sub-); da e in: Bregazza-
na, Deròvere (duo), Fellònica (full), Mescolaro (musc-), Recòrfano (runc-),
Semògo (summ>)?; da i in: Bisnate (bucin-), Chignòlo (cun-), Cizzanello
(Clut-), Grimone (forma coesistente con Grumone), Libiola (luvj-), Pilzone
(pullic-).
Il dittongo au è ristretto ad i in: Pontirolo (-Aureolus); i gruppi auc,
aut, aud, al pari di alt, misero capo ad old, olt, old, ecc. in: Olgiate, Ol-
cianigo, Olzano, Olsenago, Oldaniga (Aud>), Pioltello, Oltrione-Oltoeur-, OL
trona-Voltorre, Boldrasca; come alv divenne olv, olb in: Molvina, Solbiate,
INTRODUZIONE 30
— Il dittongo eu si è chiuso in o in: Locate, Lonato, Lodrino (?); forse in
i in: Ticengo. —
Notevoli le contrazioni di vocali per cui i gruppi ilj, edj, adj, si sono
ridotti ad una semplice i, per es. in: Castion, Campiòn, Bione (?), Bondione,
Coriasco, Gandiolo, Portiolo (v. p. 26 a proposito dei suffissi), in Gri-
gnano (Gratin-), Odiago (Util-), Papiago, Parabiago, Pusiano, Rudiano (Ru-
til), Taéggio Tiedoli-Tiòla, Verziano; nonché in Milano, Misinto (medio);
e le contrazioni per cui adé e edé sono rappresentati dalla sola e in: Ca-
minella (adella), Grumello (-edello), Solbiello (adello), Lesmo (Ledé-, da
Laetì-); ed edà dalla sola @ in: Lomazzo (limedàss); analogamente ela, in
Zambla.
— Mutamenti di consonanti. La consonante originaria d mise capo a m
per assimilaz alla n successiva), non in: Sormano v. a q. voce; ma in Tòr-
meno. Si è mutata in g in Sandgra, Rògora, Rogorédo, ‘ecc. Essa venne
inserita fra m ed r in: Làmbara (lamula), Nembro (nemore), Zembrè-Imbè-
rido (9): juniperetum; ed anche con fenomeno di fonetica sintattica (muta-
mente di suoni fra due parole unite insieme): Villambrera (villa-mellaria).
Il gruppo dj diede luogo forse a ggi in Troggia (turbia).
La consonante p iniziale (ma per effetto dell'unione con la r precedente)
passò a d in: Corbetta (cur-picta); il gruppo iniziale p/ divenne bl-, br- in:
Blevio, Brebbia, come il gruppo pr-, passò a br-, in: Brugnano-Brugnole,
Brunate, Bernate. Invece pl diede luogo a bbj in: Pobbia, Piombi (populus).
La consonante v iniziale passò a d in: Bernareggio (0), Bisbino (Verp-),
Bolchignano (Vulcan), Bolgiano, Bòzzolo (vad-), Buguggiate; è scomparsa
in: Olate (vadul:), e, diventa interna, in: Purisdòmini (Pravisd-, Porvisd).
Sta per una v origin. la p di Seprio. Il gruppo vn passò a mn in Lomnago.
Venne invece premessa, quasi regolarmente (se non nella forma ufficia-
le, nella pronuncia comune), a nomi comincianti per o: Voltido-Voltorre,
Vorio, ecc. — Il gruppo vj diede luogo a bbi in: Carobbio, Fiobbio, Fombio,
Gabbi-Gabbiana, Lobbia; a pp in: Foppa, Foppenico.
La consonante ? originaria, fra vocali, appare normalmente caduta, o
digradata a d. E’ sostituita talora da v: Biviglione, Caviaga (Catil-), Cervolto
(cerret-altum), Nivia (nitida), Prave (prata); da gh in: Magherno, Novégolo
(novetulum), Pragone (pratone), Zenibrega (junipereta).
La consonante d è sostituita da g in Pagiil; da v in: Provaglio-Pro-
vezze (da proda, e questo da prora), Vàver (italianizz. Vaprio, da vadulum);
da r in Ispra (hispida?), e lo stesso, per assimilazione, in: Brera, Bernareg-
gio (-adigio), Santa Brera (Brigida); è surrogata invece da / in: Ligomena
(Decumena). Fra vocali la d è normalmente dileguata: per es. in Baggio
(badaclum), Bareggio (barad-), Farfengo (faderf-). Si è inserita una d fra n
e r per es. in: Cendraro, Menedrago (Mendràg, Minarlacus). La d finale,
caduta, è sostituita da una f ascitizia in Doàff, Faèff. Il gruppo dm sarebbe
passato a lm in Velmè (se da Videmaro).
La c gutturale (k) fra vocali passò a v in: Galliàvola, Vernàvola, Su-
cinva (?), a d in: Cadilana (caca-); è dileguata in Lussana (Logoss-). La
Bal INTRODUZIONE
K iniziale divenne g in: Galgagnàno Galvagiòn, Garbasco, Garlazzolo, Gar-
zédole, Gobbia, Gorgonzola, Gradàro, ecc. La k interna divenne g anche in:
Cogò (capo-corte: fonetica sintattica). Il gruppo sk passò a sp, per assimi-
lazione, in: Paspardo (pasc-ardo). Si noti Valmadrera da -macraria.
I gruppi consonantici 1! e c! hanno comunemente il medesimo esito pa-
latale ci (talora italianizzato in chi), od anche ggi: Cevo-Chieve (clivus),
Chiavenna, Chiesa, Chiese; Bisuschio-Uschione (ustlus), Gerenzone e Gèsima
(da Cla- e Cle-); Giussano, Taleggio (tiliettum). Talvolta cl rimane: Clibbio,
Clivio, Clusone; o è continuato da gh: Ghisalba, Ghisolo (ecclesia); da
cr in: Crisalba; dal semplice & in: Casteggio (Clast:). Tanto :! quanto cl
riescono a gr in: Canegrate (cannetl-). Fenegrò (feniclatum), Lograto (lo-
clatum); pl in bj, in Cubiàt (copulat-).
Il gruppo g! diede luogo a gi non solo nei derivatì da glarea, ecc. ma
forse anche, discendendo da gil, in: Viggiù-Vigentino (vigil-).. — Il gruppo
fl diede luogo a fi in: Fiesco, Fiesse, Fiobbio (fluvius), Fiorano; al semplice
f in: Fombio (fluvius), Foppenico (Flavian-).
Il gruppo ct talora è rispecchiato da tt: Carettolo, Corbetta: ma più
spesso da cci o ggi: Fecchio (filectum), Fraccia (fracta), Lacchiarella (lacta-),
Vecciabbia (pronuncia ora dismessa di Vettabbia), Acqua fragia, Careggia
(carecta), Gromfaleggio (-filectum), Triuggio (traductus), Saleggia (salicta),
Vergiate (virect-).
La consonante m si è inserita dinanzi a b in: Fombio, Gonmbio, Piom-
bi, Limbiate (2).
La consonante n divenne r in: Fagnarello, Legnarello, Domergasco (for-
ma corrispondente a Domenegasco, in un docum.); pare singolarmente so-
stituita da m in: Gessima (Gessina); venne inserita una n davanti a conson.
sibilante in: Bellinzago, Lenscia (v. Lezza), Linzanico (?), Palanzo, Peveran-
za, Ronscio; davanti a v (per intrusione di in?), in: Inveriaghi, Inveruno.
Il gruppo nn diede luogo a nd in: Candalino, Candia (canna) Cràndo-
la (?). La n di mon (monte) è caduta in: Moallo, Movallina, Moveggio, Mu-
sadino.
La consonante r è sostituita da n in: Bargàno (-arius), Laterano (-arum?);
Lombardone (-orum); da | in: Lòvere (robore), Triluzio (trifurcium); e così
in: Fallavecchia (fara-). Il gruppo rj è continuato da -j- in Aidl, Toiàna
(Victor-?).
Appare una /, sviluppatasi forse da u o o, in Vilmaggiore, Vilminore;
cfr. Vilmercate, forma occorrente nelle carte per Vimercate. Per aut, ecc.
in olt, v. sopra a proposito dei dittonghi.
La consonante s è divenuta r, per dissimilazione, in Carlazzo-Scarlass,
Cernusco (cisinusc-); è caduta la ss in Saross (sass ross). Il gruppo rs si as-
similò in ss in Asso (?), Oscasale (Ursi), Ossaga-Ossalengo-Ossolaro (Urs-).
-— Il gruppo stj divenne ss in Giussago, Giussànico, Ossanèsga (Justi-).
La consonante / fra vocali scade spesso a r. Davanti a consonante in
Orcellera (olc-), ed anche /! appare sostituita da » in: Masténa (lamastella),
da r in Ceranuova (cella-), Virle (villulae?), e fors’anche in Verolavecchia
INTRODUZIONE 32
(villula?). Passò a n in Romanengo (Remul-), a v in Brovétt (pronuncia dia-
lettale per Broletto). Caduta, inconsueta, della / nell’uscita diminutiva (latino
-iila): Agb6a, Sucinva (cingula?), Vèrtova.
La semivocale iniziale j appare sostituita da g/ (si veda la voce berga-
masca gusmì o goesmì « gelsomino » — persiano jasemin —) in Guzzànica,
dial. Giossanga. Qui avremo probabilmente una g/ sviluppatasi davanti a 4,
dopo la caduta della } (da Uzzànica); infatti la j iniziale venne soppressa
anche in Liano: Julianus, Orzivecchi: Jorzi — da Georgii; Ossanesga:
Justian-ensica; mentre ju si è chiuso in i in: /mberigo, si è juniperetum.
Altre volte j iniziale dà luogo a Z: Terzagni, Zanengo (Johannes), Zogno,
Zovo, Zenevredo- Zembrè.
La semivocale 7 è divenuta gu in: Gualdrasco, Guarda, Niguarda; gh
in: Garda, Ghirla; v. in: Valcarengo, Venegono.
— Altri fenomenî fonetici. Alcuni esempi di aferesi ‘si riferirono dove
si accennò alla soppressione di /, d, in ecc. iniziali, credute articoli o pre-
posizioni: si notino inoltre Gonzaga (Verecund-), Lonate (Olonate?), Tivàn
(se da montivàn). Zànica (Vettianica), Per presunta composiz. con valle :
Imagna (Waldemannia). Fra i casi di sincope segnaliamo: Buscate (Bu-
sti Cava), Gorla, Gorlago (gurgula), Morla (murgula), Caslino (castell), Ci
slago (Cistellacus), Ricengo (rivo Winizingo); Vidoga (vite domnica?), Villa-
stanza (villa Constantia). Esempi di apocope: Basgapè, San Pè, Cogò, (-Petri,
capo-corte). — Di metatesi: ancora Bascapè (Barsega-, che ne fu la forma
anteriore, è metatesi di Baserega), Bernate, Capergnanica, Parzano, Perdoni-
co, Porlezza (pratul); S'ciatezz, pronuncia antiquata di Casteggio; Brochfort
(pronuncia dialett. di Borgoforte), Gràndola (gàndrola), Introbio-Trovo (tur-
bus?), Romprezzago (-Perzano Pederzano), Tradate (Tederate); Calvatone
(Cavalt-), Còllere (corylus), Filorera (feru-), Genivolta (Juvenalta), Gorgon-
zola (Concord:), Guanzate (Voghenz:, donde Govenz-), Laorca (valorca) Mal-
noè (pronuncia dialett. per Monluè), Origgio (Odriggio, da Ordiggio, oletu-
culum?) Pagnona (Panogna?), Relèéé (larectum), Treviso (tresiv, praesepe),
Viadàna (Vidaiana, Vitell-), Vobarno (Bovarno); Scuropasso (Crispasso).
Trasposizioni di accento. Già abbiamo fatto ricordo di Corrido, Imberi-
do, ecc., forse da colyretum, ecc.: aggiungasi Tavòrdo, se è tibuletum. Altri
casi di accento ritratto, di varia ragione, sarebbero ancora: Càspano, Dàlzio,
Intelvi (inter lacus), Mèrcul, Samòlaco, Terno (inter amnes); Bòzzolo (va-
duciolum), Préstine, Règolo. Esempi di accento protratto: Santa Gada (S.
Agata); Campoè, Hioè, Montuè (da Campòe, Hòe, Montuè). Inoltre, nel Bre-
sciano, Basalèca, Bassanèga, Codèghe, (Villa) Donèghe.
d) Morfologia.
Ricordiamo, tra i cambiamenti di genere: maschili per femminili: Breo,
Cològno (colonia), Cort-Còrteno-Aicurzio (corte), Crotto, Gerri (glarea), Pia-
nezzo (se non è da planus, con suff. -ezzo), Piodo, Torreggio, Divenuti,
di plurali, apparentemente singolari: Cologno (2), Introvino (trovine), Li-
tezzo, Nifontano, Premezzo (primitiae), Rongio (le roggie), Sospiro (sex
33 INTRODUZIONE
pilae), Triginto {trecenti). Femminili per maschili: Cola (colle), Corna,
(corno), Pobbia (populus), Prada (prata), Sassa; Santa Babila e Santa Bar-
naba; per monte e ponte di genere femminile v. nel Dizion., e, per ponte,
anche s. Niîva (nativa). Alcuni metaplasmi, cioè cambiamenti di declinazio-
ne: Brambilla, Esenta, Imagna, Quisa, Resverda, Stazzona, Vepra; Laodo
(oggi Lodi), Paullo (palude), Quistro (aequestris?), Villavetro; e tutti i nomi
in -allo da -alis (Mercallo, ecc.). A. parte starà Casto, se da un nominat. im-
parisillabo casto, dedotto da castanus; ed anche Serpente (cerrus pinctus).
Residui di genitivi plur. in -orum si hanno in Lombardone, Romanore,
Saviore, Zizzanorre.
2. - Dizionario di toponomastica lombarda
PREFAZIONE ALLA Il EDIZIONE
La prima edizione di questo Dizionario, uscita nel 1931, e quindi anzia-
na oramai di poco meno di trent'anni, e, per la sua scarsa tiratura, esau-
ritissima già da molto tempo, ha reso senza dubbio qualche buon servizio
alla scienza ed alla cultura. Unico esempio, in Italia fino ad ora, €) di una
ampia rassegna critica di un copioso materiale toponomastico di un'intera e
vasta regione, offerse a molti ricercatori un modo facile per acquistare le
prime informazioni sullo stato delle conoscenze intorno ad un grande nume-
ro di questioni, anche relative a nomi di altra regione SI Ad assumermi
quel compito, certamente gravoso, giova ricordare che mi avevano incorag-
giato, oltre all'invito generoso e benevolo dell’allora presidente della «Fa-
miglia Meneghina », il prof. Luigi Capelli, i luminosi ed esemplari saggi
di esplorazione linguistica che alla Lombardia (compreso il Canton Ticino)
aveva dedicato, nel decennio 1895-1905, il prof. Carlo SALVIONI, buon ti-
cinese, e tanto insigne Maestro nell’arte di saper trarre partito dalla scienza
dialettologica per queste ardue ricerche. Un utile rincalzo a questi contri-
buti, aveva recato con i suoi studi ulteriori sui nomi del Canton Ticino il
prof. Mario GUALZATA; ed un buon appoggio di riscontri d'archivio avevo
trovato, per il territorio bergamasco, nell’opera di alto valore Ao,
di Augusto Mazzi: « Corografia Bergomense, nel secoli VIILX ». Natural:
mente feci il possibile per mettere a partito, nell'opera di raccolta e d'inter-
pretazione che intraprendevo « da solo », tutte le informazioni e tutte le cri
sorse tecniche » di cui potevo disporre; e così ha potuto affrontare il giu-
dizio del pubblico questo mio Dizionario, che l'Accademia dei E
spice il degno discepolo di Carlo Salvioni, a sua volta insigne maestro, le-
mente Merto (ora anch'egli scomparso!) volle segnalare 0 preconizzare (in
occasione del premio che mi fu allora — 14 genn, 1931 a conferito) come
«una delle più importanti pubblicazioni del genere». Ricordo ancora con
(1) Nel 1939 è apparso il «Saggio di Toponomastica Calabrese » di Giovanni
Alessio: dove è però relativamente assai più scarso il materiale documentario (di ri-
scontri d'archivio). NE n
(2) Recensioni o annunci, in tutto favorevoli, del Dizion. di Top. Lomb. sono donne
in varie riviste di glottologia italiane. Rammentiamo, fra tutte, quella di Francesco Ri-
bezza, nella Rivista Indo Greco-Ital. anno 1933, p. 158-9.
35 PREFAZIONE II EDIZIONE
gratitudine, che, per la redazione del testo, ebbi allora aiuti di varia specie
dalla revisione delle bozze, fatta dall'amico prof. Pietro MAssIA, di Torino,
e da appunti manoscritti che mi fornì il compianto studioso di memorie mi-
lanesi, avv. Giulio DECIO. '
Il Dizionario aveva dunque i suoi pregi, ma è impossibile mancasse di
difetti: i quali era presumibile dovessero essere assai direttamente proporzio-
nali alla vastità del terreno da esplorare. Se non che, fra i benefici effetti
che esso produsse, credo deva essere segnalato il gran numero di suggeri-
menti e di volonterose collaborazioni che esso ha provocato: come del resto
era nel suo originario programma. A parte le recensioni a stampa che io ne
potei conoscere, e di cui dirò fra poco, devo ricordare di aver mantenuto
per non pochi anni un’abbastanza attiva corrispondenza con vari studiosi
della regione lombarda, i quali misero a mia disposizione molti elementi e
molte osservazioni, anche assai importanti. Di parte di essi ho voluto dare
notizia, negli anni dal 1932 al 1940, in quattro serie di Aggiunte, di cui
pure parlerò più avanti; e dell'insieme reputo mia singolare fortuna di
poter profittare in questa, da me tanto a lungo desiderata ed ora finalmente
effettuata, seconda edizione.
Essa, con la sua maggiore tiratura, dovrà influire, assai meglio della
prima, anche alla comune cultura: la quale, ignorando del tutto il mio Di-
zionario, è rimasta, a questo riguardo, allo stato in cui era molto tempo
addietro. E credo dovuto solamente alla difficoltà di trovarne una copia, il
silenzio in cui ha lasciato il mio Dizionario il prof. Gerardo Rohlfs nel suo
nuovo studio (pubblicato a Monaco nel 1956, v. Bibliografia) sui nomi di
luogo romanzi. A proposito dei nomi in -ate, di cui il Rohlfs ha fatto una
nuova, più ricca rassegna, riportandoli quasi tutti ad antichi nomi di persona,
taluni additati per la prima volta, credo che, se avesse potuto consultare il mio
libro, avrebbe modificato le sue proposte etimologiche, per non pochi nomi
che, per le forme storiche da me riportate, non si lasciano spiegare nel modo
da lui preferito (1).
Questa nuova edizione rimane sostanzialmente fedele al tipo, ai limiti,
ed alle qualità della prima. Di essa ho riprodotto, intanto, con pochissime
modificazioni (come si è visto), anche tutta l’Introduzione, che credo tuttora
utile « breviario » di notizie, un poco preparatorie alla lettura del libro, un
poco atte ad ofîrire un’idea del complesso dei risultati a cui sono giunto, attra-
verso alla minuta indagine su tanti particolari.
Anche questa edizione, naturalmente, non sa trovare la soluzione di
un gran numero di problemi, e lo confessa: abbonda però, tal quale come
la prima, di proposte, di tentativi, di ipotesi di studio: i quali dovrebbero
sempre servire, nelle mie intenzioni, a facilitare la strada alle ricerche ulte-
riori Anche per certe proposte, apparentemente superflue, mi pare che
(1) A proposito di queste divergenze di vedute voglia il lettore della presente edi-
zione consultare gli articoli di questo Dizionario riguardanti: Belgirate, Bisentrate,
Bruciate, Buscate, Colzate, Dobbiate, Foppate, Garbagnate, Limbiate, Lograte, Mal-
grate, Malnate, Novedrate, Puginate, Revislate, Segrate, Terdobbiate, Trecate. Nomi in
«ò: Muggiò, Remondò.
PREFAZIONE II EDIZIONE 36
possa giovare il sapere che sono state affacciate: quiche cosa di buono
saprà dire un vecchio studioso come io sono, anche quando sbaglia. E mi
pare anche educativo il far sentire quanto spesso il vero sia un acquisto
oltremodo faticoso: anche in questo campo di studi, direbbe ancora padre
Dante, « nasce » assai spesso « a pie’ del vero il dubbio ».
Dirò ora brevemente delle fonti principali delle innovazioni da me
arrecate a questa edizione: indicando dapprima quelle, da cui venni rica-
vando le notizie, utilizzate nelle Aggiunte da me poc'anzi ricordate, e seguen-
do l'ordine cronologico di quelle.
Nelle I. Aggiunte, mi giovai: di un articolo di mons. Paolo GUERRINI,
di Brescia, su Bagnolo Mella, e di alcuni articoli dello stesso autore, in
Brixia Sacra (Bollett. di storia eccles. Bresciana);
della Guida del Lago di Como, del dott. Guido OLivieri (col suo di-
ligente e cortese Autore ho poi avuto anche frequenti colloqui, e ne rice-
vetti non poche informazioni private); e
di numerosi scritti storici del dott. Carlo Massimo ROTA: dei quali si
vedrà l’elenco nella Bibliografia. Di essi va tenuto il debito conto, perché
abbondano di riferimenti tratti da documenti storici anche poco accessibili;
pur dovendoci rammaricare che nei suoi lavori il Rota (che non era uno
storico di professione, ma solo un appassionato dilettante), non abbia saputo
liberarsi spesso da inopportune e dannose prevenzioni. Ad opuscoli del Rota
ho fatto ricorso anche nelle Aggiunte successive.
Nelle II. Aggiunte ho tenuto conto di alcuni « Appunti critici» dal
sopra citato mons. GUERRINI dedicati al mio Dizionario. In parte quegli
Appunti possono cogliere nel segno: ma la maggior parte, come avverti
nelle mie II. Aggiunte, sono espressione di un’animosità, che ha il primo
motivo nell’attaccamento dell’Autore ai vecchi procedimenti della ricerca
etimologica. Come esempi degli etimi che piacevano al Guerrini, basti ri-
cordare, che, a confutare mie differenti proposte, il Guerrini considerava
Offlaga come « voce longobarda », e trovava plausibile far derivare Bigòlio
dal latino « figulis », e Ciliverghe da « sui vègher » per dire « sulle sodaglie ».
Nelle III, Aggiunte, fu la volta dell’opera di Arduino ANSELMI sulle vie
di Milano; di alcuni utili studi del prof. Bruno NARDI (il filosofo), sui luo-
ghi del Mantovano, collegabili coi ricordi della vita e delle opere di Vir-
gilio; ed inoltre di alcuni miei rilievi sui nomi delle vie romane, che lascia-
rono tracce nei nomi del luogo; nonché di due opere, molto apprezzabili,
del sig. Andrea ORLANDI, di Pasturo (Valsàssina), appunto intorno alla
storia della sua valle. Anche con questo valente studioso ho tenuto un’ab-
bastanza lunga e nutrita corrispondenza privata sui nomi del mio Dizio-
nario.
Per le IV. Aggiunte, mi soccorsero gli studi di Carlo BATTISTI sui nomi
del Bolzanino e dell’Alta Venosta, e due nuove pubblicazioni del prof. An-
gelico PRATI su vari nomi di luogo, particolarmente friulani; nonché due
importantissimi lavori, l'uno del prof. Gian Domenico SERRA e l’altro, del
dott. Arnaldo GnAGA, bresciano. Il Serra mi fece l'onore di fare il mio Di-
zionario oggetto di uno studio particolare steso in forma di recensione (si
37 PREFAZIONE II EDIZIONE
veda nella Bibliografia: Per la Storia dei nomi locali lombardi ecc.; anno
1937). Il compianto valentissimo studioso ha portato in tal modo un con
tributo molto ragguardevole all'opera mia: curando specialmente l’arric-
chimento dei riscontri d'archivio, con l'apporto di copiosi materiali rac:
colti nelle carte piemontesi, ed avanzando alcune proposte di etimi diversi
dai miei, che qui in parte ho accettato. Assai notevole, anche riguardo al
materale collezionato e studiato, fu la vasta opera (pagine 656) comparsa
a Brescia negli anni 1937-39, per cura del dott. Arnaldo Gnaga. Forse in-
dotto dal desiderio di riempire tante lacune che egli avvertiva nel mio libro,
rispetto al territorio bresciano, lo Gnaga si dedicò con molto amore e molta
diligenza, a comporre una raccolta quasi completa del materiale toponimico
della sua provincia: e seppe venirne a capo felicemente: sia pure non di
rado poco bene destreggiandosi, fra le varie opinioni che trovava espresse
dai vari autori a lui noti, circa l'origine dei nomi trattati: ma però por-
tando spesso nella discussione di tali problemi, degli elementi da lui rilevati
sui luoghi, e quindi talora anche preziosi. Spesso lo Gnaga riferisce dei
nomi anche la schietta pronuncia dialettale. Dopo averne parlato nelle mie
IV. Aggiunte, fu ora mia cura di immettere in questa nuova edizione, se
non il più (il che non era opportuno, per non turbare l'economia del libro),
almeno il meglio di quanto si può ricavare dall'opera dello studioso bre-
sciano.
Dopo la comparsa delle mie IV. Aggiunte, dalla stessa provincia di
Brescia è stato portato un altro contributo ai nostri studi: quello del dott.
Natale BottAZZI, il quale si è occupato specialmente dei nomi della Valle
Sabbia: territorio, convien riconoscerlo, ben conosciuto dall’Autore. A di.
spetto, si direbbe, delle intenzioni manifestate da lui, che vorrebbe atteg-
giarsi a fiero dispregiatore delle ricerche sui nomi di luogo (egli vorrebbe
negare carattere scientifico alla toponomastica: certo solo perché gli pare che
le fatiche che vi si spendono raggiungano troppo di rado dei risultati sicuri),
il dott, Bottazzi ha saputo dire anch'egli delle cose serie ed importanti: e si
vedrà infatti che io me ne sono giovato non di rado nel redigere questa edi-
zione.
Altre opere ho consultate, oltre a queste ora dette, e che figurano insie-
me con esse nella Bibliografia. Sono alcuni nuovi studi sui nomi di luogo
di Angelico Prati, e di G. D. SERRA; gli studi sulla toponomastica romanza
di Gerhard Routes (quelli riguardanti, specialmente i nomi in -ate) di cui
si è fatto cenno in una nota precedente; qualche lavoro speciale di carattere
storico, di G. B. BogNETTI; ma anche la breve raccolta di nomi locali del
territorio di Crema, dovuta a Luigi BomBELLI e quella di alcuni nomi pa-
vesi, dovuta ad Ettore GALLI (anch’esso un filosofo); ricordo ancora un buon
lavoro sulla Vallassina, curato dall'avv. Carlo GAGGIOTTI.
Da tutti questi nuovi contributi ho cercato di trarre il maggiore pro-
fitto per questa edizione: a migliorare la quale, in confronto della prece-
dente, spero abbiano concorso utilmente i ritocchi, che ho potuto arrecarvi
anche solo affidandomi alla mia più affinata esperienza ed al mio nuovo
ed accurato esame delle singole questioni.
BIBLIOGRAFIA
delle opere citate con qualche frequenza.
(L’ordine della disposizione è quello alfabetico degli Autori, o delle abbreviazioni o
formule usate nelle citazioni).
ApaMi Vittorio - « Varenna e Monte Varenna. Saggio di storia comunale », Milano, Tip.
S. Gius. 1927.
Aesiscuer Paul. - « Sopra alcuni nomi di fiumi toscani probabilmente preetruschi »,
Studi Etruschi, II, 287 segg.
AcneLLI Giovanni - « Dizionario storico geografico del Lodigiano », Lodi 1866.
Aressio Giovanni - « Saggio di topon. calabrese », Firenze, Olschki 1939.
AnoN. RAvenn. - L'opera geograf. del cosidd. Anonimo di Ravenna.
ANSELMI Arduino - « Milano storica nelle sue vie e nei suoi monum. », Milano, Hoepli,
1933.
Avogaro Carlo - Contributo onomastico alla corografia di Bologna antica», Archigin-
nasio, a. XIX, Bologna, 1924. — Id., Terr. « Di qua di là, di su di giù per il territorio
bolognese », Bologna, Azzoguidi, 1927, 1930.
BATTISTI - Ant, Str. Battisti Carlo - «Sui più antichi strati toponomastici dell'Alto Adige».
Studi Etruschi, II, 647 segg. — « El, Etr.», Idem. « Per lo studio dell'elemento etru-
sco nella topon. italiana », Studi Etruschi, I, 327, segg. — St. Trent., Idem, « Studi
di storia linguistica nazionale del Trentino », Firenze 1922. — Popoli e Lingue
dell'Alto Adige, Firenze, 1931, — I nomi loc. dell’Oltrad. Bolzanino, Ist. St. Alto
Adige, Bolzano 1934. — I nomi loc. del Com, di Salorno, ib. 1935., — I n. loc.
dell'Alta Venosta, Firenze, 1936.
BERETTA Rinaldo - « Compartiz. dell’Estimo del Monte di Brianza, 1456 », Carate, 1952.
BrancHI - Bianchi Brunone, « La declinaz, dei n. di 1. in Toscana », Arch. Glott. It.
IX e X
Biscaro Gerolamo - « Gli antichi navigli milanesi», Arch. Stor. Lomb., 1908, pp.
285 segg.
BocnetTI G. P. - « Docum. p. la Storia del Com. Rur. Milan. », Milano, 1928, — « Sulle
origini del Comune Rurale nel M. Evo », Pavia, 1927. — « Arimannie nella città di
Milano », Rend. Ist. Lomb. XXII, 1938-9.
BomeLLI Andrea - Dizion. etimol. del dialetto cremasco e delle località cremasche »,
II ediz. Crema, 1943.
BomrogNINI Francesco - « Antiquario della Diocesi di Milano », II ediz., Milano 1828.
BoneLLI G. - Statuto di Orzinuovi dell’anno 1348, Arch. St. It., 10.
BoncioANNI Angelo - « Nomi e cognomi», Torino, Bocca 1928.
BossHarp Hans. - « Saggio di un glossario dell’antico lombardo » compilato su Statuti
e altre Carte medievali della Lomb. e della Svizz. Ital., Firenze, Olschki, 1928.
Bottazzi Natale - « Valle Sabbia e Riviera », Brescia, 1956.
39 BIBLIOGRAFIA
BortioLIoni Gino - « Elementi prelatini nella toponomastica corsa», Pisa, Simoncini
1929.
BRATTÒ Olaf - «Studi di Antroponimia fiorentina », Giteborg, 1953.
BRIXIA SACRA - « Rivista bresciana di storia » dove furono pubblicati vari Studi di topogr.
storica spec. di mons. Paolo Guerrini.
Capsoni Severino - « Memorie storiche pavesi ».
CAVAGNA - SANGIULIANI Antonio - « L'Agro Vogherese », voll. 3, 1890.
CueruBINI Francesco - « Vocabolario milanese-italiano », vol. I-IV, Milano, 1839-43.
Cuiesi Gustavo - « Illustrazione delle provincie di Milano, Como e Sondrio, Bergamo e
Cremona e Mantova », nella Patria di G. Strafforello, Torino 1894-99,
C.LL. Corpus Inscriptionum Latinarum (Mommsen).
Con. CreM. Astegiano Lorenzo - « Codex Diplomaticus Cremonae », Mon. Hist. Patr., II,
XXI-II, Torino 1898.
Con. Longo. Porro - «Codex Diplomaticus Longobardiae), Mon. Hist. Patr., XIV,
Torino 1873.
Con. SantaMBR. Fumagalli Angelo - «Codice Diplom. Santambrosiano », sec. VII-IX,
Milano 1805.
Coon. Ven. Olivieri Dante - «I cognomi della Venezia Euganea », Bibl. Arch. Roman.
ser, II, n. 6, Onomastica, Ginevra, Olschki 1924.
Coromro Alessandro (Abb.) - « Le origini di Abbiategrasso, ecc. », Boll. Soc. Pavese,
XXIV, 1924.
— Idem (Mura) «Le mura di Milano comunale e la pretesa cerchia di Azzone
Visconti», Arch. Stor. Lomb., a. L.; Milano 1924.
— Idem (Tic.) « La battaglia al Ticino e le vicende di un municipio romano », Mi-
lano, A. Vallardi, 1921.
— Idem (Mil., I, II). « Milano preromana, romana e barbarica », vol. IX dei Libri
della Meneghina, Milano 1928; « Milano feudale e comunale »; vol. X degli stessi,
Mil. 1928.
Corogr. « Dizionario corografico universale dell’Italia, vol. I, p. 1, Lombardia (red. dal
Rampoldi). II ediz. riveduta da F. Griffini, Milano, Civelli, 1854.
Cossa Giuseppe - «Ag. Mil. « Di alcuni luoghi abitati nell’agro milanese e comasco
che dal Medio Evo in poi cambiarono nome, ecc. », Milano, 1851.
CosrantINI Giuseppe - « Toponomastica del comune di Tricesimo ». Opuscoli della Soc.
Filol. Friul., Udine, 1921.
Crocioni Giovanni - « La toponom. di Velletri», Boll. Soc. Geogr. It., agosto 1901,
pp. 684-711.
D'Argors de Iubainville - (Noms gaul.) « Les noms gaulois chez César et Hirtius », I
série, Paris 1891. — Idem. (Prem. habit.), « Les premiers habitants de l'Europe»,
vol. 2, Paris 1895. — Idem. (Recherches), « Recherches sur l'origine de la proprieté
foncière et des noms de lieux, ete.», Paris 1890.
DE Gasperi G. B. - « Termini geografici del dial. friulano, Termini geografici dialettali
di regioni italiane ». A cura di A. Lorenzi, Firenze, Ricci 1922.
DE Vir Vincenzo - « Il Lago Maggiore ». — Idem (Prov. Rom.) « La provincia romana
dell’Ossola ossia delle Alpi Atrezziane », libri 3, Firenze 1892.
Diz. Top. Trm. Lorenzi Ernesto - « Dizion. toponom. tridentino », Archivio Alto Adige,
vol. 19-22.
DoTTIN G. - « La langue gauloise », Paris, C. Klincksieck 1920.
Dozio Giov. - « Notizie su Vimercate e sua pieve », Milano, 1853.
ETTMAYER (v.) K. « Gallische und nicht gallische Ortsnamen in Oberitalien», ZONF I
(1925) pp. 22-45.
Fiorani P. L. - « Appunti storici su... Mombrione (S. Colomb. al Lambro), Torino,
Artigianelli, 1913.
FLECHIA Giovanni - « Di alcune forme dei nomi locali dell’Italia Superiore ». Mem. Ac-
cad. Torino, 1873. — Idem. «Nomi locali derivati dal nome delle piante », Atti Acc.
Sc. Torino, XV, 1880, 821-42. — Idem. « NII. del Napolet. derivati da gentilizi ital. »,
Atti Accad. Sc. Torino X, 1874.
BIBLIOGRAFIA 40
Fòrst. Forstemann Ernest - « Altdeutsches Namenbuch » I Band, Personennamen, I, ed.
1900 (non si potè consultare la II ed.).
GasotTo Ferd. - « Storia dell’Italia Occidentale nel Medio-Evo ».
GaggIoTTI Carlo - « Monti, paesi e storie della Vallassina », Milano, 1949. — Idem, No-
tizie ed app. storici su Busto Garolfo, Busto Arsizio, 1952,
GALLI Ettore - « Brevi note di Toponom. Pavese » (Ricerche intorno ai n. loc. fra Ticino,
Po e Lambro, Pavia, Boerchio, s. d., ma 1954).
GaLtorti Maria - «Elementi prelatini nella toponom. della Val Camonica», estr. da L’Uni-
verso, 1937,
GamiiscHeG E. - Grundziige der gallorum. « Wortbildung » Bibl, Arch. Rom. s. II,
vol. 2, 1921.
GiuLinI Giorgio - « Memorie spettanti alla storia, al governo ecc. di Milano », II ediz.,
voll. 7, Milano 1854-7.
GrIBAUDI Pietro - « Sull’infl. germanica nella toponom. italiana », Boll. Soc. Geogr. It.,
fasc. 6-7, 1902.
Gr. ILLUSTR. - « Grande Illustrazione del Lombardo-Veneto », compilata da L. Gualtieri
conte Brenno e diretta da C. Cantù, Milano 1858. x
GroHLER Hermann - « Ueber Ursprung und Bedeutung der franzésichen Ortsnamen »,
GuaLzata Mario - (Bell) « Di alcuni nomi locali del Bellinzonese e del Locarnese »,
Bibliot. Archivum Roman.,, ser. II, vol. 8, Ginevra 1924. — Idem. (Flora). « La
flora e la topografia nella toponom. ticinese », I e II, Bol/. Soc. Ticinese Scienze Nat.,
1925; III, ibid., 1926. — Id. (Aspetti). « Aspetti varii del suolo rilevati da nomi
locali », ibid., 1929.
GuerrINI Paolo -« Appunti critici al Dizion. di Topon. Lomb. di Dante Olivieri»,
Arch. Stor. Lomb., ser. VI, f. I-II, 1932, pp. 255-267.
HoLpER A. - « Altceltischer Sprachschatz », Leipzig.
Husscmie J. U. - « Bernina Gruppe» (Clubfiihrer durch die Biindner Alpen) 1932. —
«Chur und Churwelchen », Romantica-Helvetica, 20, 1943. — Uber schweizerrische
Flussnamen », Bern 1931.
Impr. Ascol. - OLIVIERI DANTE - « Dell’impronta ascoliana negli studi toponom. e di alcuni
nomi locali lombardi ». Silloge Ling. alla memoria di G. I. Ascoli, Torino, Chiantore
1929, p. 47 e seg.
Iup I. - « Della storia delle parole lombardo-ladine », Bull. Dialect. Romane, III, 1921.
Lar. EccLEs. (latino ecclesiastico). « Guida ufficiale del Clero, Diocesi di Milano», 1929.
Li. Nor. - « Liber Notitiae Sanctorum Mediolani» del Bussero; scritto, pare, nel 1290.
Lis. Por. - «Liber Poteris civitatis Brixiae ».
Longa Glicerio - « Vocabolario Bormino ». Studi Romanzi, IX, Roma, 1912.
LonGNon Auguste - «Les noms de lieu de la France», fascicoli 3, Paris, Champion,
1920-3.
LorENnZI Arrigo - (Geon.) « Geonomastica Polesana », Riv. Geog. Ital., XV, 1908. — Idem.
(Tipi) « Studi sui tipi antropo-geografici della pianura padana », Riv. Geogr. Ital., XXI,
1914. ING
MANARESI C. - « Gli atti del Comune di Milano fino all’a. 1216 », Milano, 1919.
MaragLIANo Alessandro - « Toponomastica di Casteggio », Casteggio, 1908.
Marcora A. T. - «Topolessigrafia della Lombardia occidentale », La Geografia, XII,
1924,
MARINELLI Olinto - «Terminologia geografica cadorina », Rivista Geogr. Ital, XV,
1908. - « Toponimi del Comune di Sforzatica », L'Uuniverso, 1925.
MAssia Pietro - (Canav.) « Nomi locali canavesani da nomi di piante», Malpighia,
Catania 1915. — Idem. (Monf.) « Bricciche di toponom. monferrina », Rivista Storia
Aless., 1925-1935. — Idem. (Quassolo), « Sull’etimo di Quassolo », Torino, 1910.
— Idem. (S. Scbast.) « La toponomastica di S. Sebastiano al Po » (Basso Monferr.),
Riv. Storia Aless., 1917. — Col nome Massia si indicano anche le informazioni
fornitemi direttamente dal prof. P. Massia.
MAZZI A. - « Corografia bergomense nei sec. VIII-X», Bergamo, 1880. — Idem. (Sub.)
« Note suburbane », con una appendice ecc. Bergamo 1892.
4 ‘ BIBLIOGRAFIA
Mengozzi Guido - «Le città italiane nell'Alto Medio-evo. Periodo longob. franco », Ro-
ma, Loescher, 1914.
MIiGLIORINI Bruno - « Dal nome proprio al nome comune ». Bibl. Arch. Roman. s. II,
vol, 13, Ginevra, 1927.
MonnERET DE ViLLarRD Ugo - « L'Isola Comacina. Ricerche storiche ed archeol, », Como,
1914.
MonTI Pietro - « Saggio di vocabolario della Gallia Cisalpina e Celtico », Milano, 1856.
NarpI Bruno - « Nuove ricerche sul paese di Virgilio», Mantova, 1930. — « Intorno al
luogo natale di Virgilio ». La Nuova Italia, 1932. — « Il mons Virgilii e la topogr.
di... Pietole », Mantova 1933.
Nigra Costantino - «Saggio lessicale di basso-lat. curiale », ecc., Torino, Soc, Stor.
Subalp., 1920.
Nogara Bartolomeo - « Il nome personale nella Lombardia durante la domin. romana »,
Milano, Hoepli, 1895.
NoMI EMILIANI. Olivieri Dante - «Di alcuni nomi locali dell'Emilia e delle provincie
limitrofe ». Studi Romanzi, XV, Perugia, 1920.
Oporici Federico - « Storie Bresciane », voll. 5, Brescia, 1954 e seguenti.
OLIviERI DANTE «Di alcune tracce di vie romane nella toponom. italiana », Arch. Glott.
It., XXVI, 1934. — (Aggiunte I) « Aggiunte al Diz. di Top. Lomb. », serie I, Opusc,
di Famiglia Meneghina n. 8, vv. 24. — (Aggiunte II) « Aggiunte al Diz. di Top.
Lomb. », serie II, Arch. Stor. Lomb., LIX, 1933, 28. — (Aggiunte III) « Aggiunte
al Diz. di Top. Lomb.», Arch. Stor. Lomb. LXII, 1935, pp. 25. — (Aggiunte IV)
«Aggiunte al Diz, di Top. Lomb.», serie IV, Arch. Stor. Lomb. IV, 1940, pp. 59.
— «Dizion. Etimolog. Ital., concordato... con la topo-onomastica », Milano Ceschi-
na, 1953. — E v. qui alle voci Top. Ven.; Cogn. Ven.; e Nomi Emil.
OLivieRI Guido - «Il Lago di Como e le sue vallate », Milano, 1927. Allo stesso Autore
devo indicazioni e rettifiche da Lui gentilmente fornitemi, in privato, per una 2*
edizione.
OrtanpI Andrea - « Uno sguardo alla Valsassina », Brivio, 1919. — « Taceno a le sua
parrocchia », in All’ombra del Resegone, Lecco, 1930. — « Le famiglie della Valsas-
sina », Lecco, 1932. Anche a questo studioso devo importanti comunicazioni private.
Paropi P. - « La chiesa di S. Maria di Abbiategrasso; il Castello di Abbiategrasso; il
Comune di Mandosio ». Abbiategrasso, 1915 e segg.»
PASQUALI, P. S. - « Di alcuni n. lombardi in -ascum, -acum, -anum », Arch, Stor. Lomb.,
LXI, 1934,
PenziG O. - « Flora popolare italiana. Raccolta dei nomi dialettali delle principali piante
indigene e coltivate in Italia », voll. 2, Genova, 1924.
PERIN - « Totius latinitatis Onomasticon »
PriLIPON Edouard - «Les peuples primitifs de l'Europe méridionale ». Paris, Leroux,
1925.
Pieri Silvio - (Arno) « Toponomastica della Valle dell'Arno », Roma, Lincei, 1919. —
Idem. (El Etr.), « Di alcuni elementi etruschi nella topon. toscana». Rend. Accad.
Lincei, s. V, 21, 1912. — Idem. (Not.) « In cerca di nomi etruschi. Noterella topo-
nom.» Italia Dialettale, IV, 1928, — Idem. (Serchio). « Toponomast. delle Valli del
Serchio e della Lima ». Suppl. Arch. Glottol. Ital, V; 1898.
Posr. Olivieri Dante - « Postille toponom. » Atti R. Istit. Veneto, 75, a. 1915-6.
Prati Angelico - (Esc.). « Escursioni toponom. nel Veneto », I e II, Rev. Dialect. Ro-
mane, V, 1914; VI, 1915. — Idem (Quist.) « Quistioncelle di topon. trentina », Pro
Cultura, a. V, vol. II, Rovereto, 1914. — Idem. (Raggr.) « Raggranellando », Arch.
Glott. Ital., XVIII, 1922. — Idem. (Ric.) « Ricerche di toponom. trentina », I; Suppl.
II Pro Cultura, 1910; II, Arch. Glott. It., XVIII, 1919. — Idem. « Nomi di luoghi »,
Italia Dialett. VII, 1931, 209-253. — Idem. « Nomi locali friulani» (si citano NII.
friul.), Rev. Ling. Rom., XII, 1936.
PureLLi Romolo - « Vita, Storia ed Arte bresciana », Breno 1936 (opera citata dal
Bottazzi).
RATTI Achille - « Milano nel 1266», Mem. Istit. Lomb, Sc. Stor., XXI, fasc, 4,
BIBLIOGRAFIA 42
RepariLi Carlo - « Notizie storiche della Brianza, del distretto di Lecco e della Val-
lassina », vol. I, Milano, Rusconi, 1825.
Reg. Manr. Torelli P. - « Regesto Mantovano », vol. I (Regesta Chart. Italiae), Roma,
1914.
Risezzo Francesco - « La originaria unità tirrena dell’Italia nella toponomast. Carattere
mediterraneo della più antica toponom, italiana ». Riv. Indo-Greco-Ital,, IV, V,
1920-1. — Idem. Recens. della I* ediz. di questo Diz. Topon.-Lomb., in Riv. Ind.
Gr, It., 1933, p. 158.
RonLes Gerhard - « Studien zur romanischen Namenkunde », I degli « Studia Onoma-
stica Monacensia», Bayer. Akad, Wissensch. Miinchen, 1956. Di quest'opera si è
detto qualcosa più sopra, nella Prefazione a questa edizione.
Rom. Er. WORrT. Meyer Liibke W. - « Romanisches Etymologisches Wérterbuch » Heidel-
berg, 1911 e segg.
Rosa Gabriele - «I feudi ed i comuni della Lombardia ».
Rora C. M. - (Nomi). « Nota corograf. su alcuni nomi della Lombardia terminanti in
aco e ago (Antellaco, Gossenago, Lovernaco)», Brescia. — Idem. (Paesi). « Paesi
del Milanese scomparsi o distrutti ». Arch. Stor. Lomb., Ser. V, XLVI, 1919, 564-582;
e XLVII, 1920, 17-58. — Idem. (Com. Laud.). « L'antico Comitato Laudese », Sa-
ronno 1915. — Idem. (Cassic.). « La villegg. di S. Agostino a Cassiciaco », Varese,
1918. — Idem. (Quest.). « Intorno alla vessata quest. di Cassiciaco », Varese, 1918. —
Idem. (Monza). « Orig. e signif. del nome di Monza », Monza, 1927. — Idem. (Gal-
lar.). «Le pergamene di Gallarate, ecc. » 1930. — Idem. (Arsago). « Orig. e signif.
del n. di Arsago, Sesto Calende ecc.», Rass. Gallar. II, 1931. — Idem. «Le me-
morie della pieve di Gallarate », Gallar. 1931. — Idem (Greco) « Memorie storiche
di Greco milanese », Milano, 1927. — Idem. (Varese) « Origine e signif, del nome
di Varese e dintorni di Varese », 1936 (spogli spec. del Cod. Dipl. Long dello Schia-
parelli).
Sarvroni Carlo - (App. I). « Appunti di topon. lombarda », Bellinz. 1893, Boll. Svizz. It.,
XVII, 1895. — Idem. (Crit.). « Di qualche criterio dell'indagine etimologica (senza
indicaz. di luogo di stampa, 1905), — Idem. (EI. Volg.) « L’elemento volgare negli
Statuti latini di Brissago», ecc., Boll. Svizz. Ital, XIX, 1897. — Idem. {Fonet.)
«Fonetica del dialetto moderno della città di Milano », Torino, 1884. — Idem. (It.
Dialett.) « Appunti di toponomastica » (pubbl. postuma), Italia Dialettale, V, 1929,
p. 239 sgg. — Idem, (Mesole.) « Noterelle di toponom. Mesolcina », Boll. Svizz. Ital.,
XXIV, 1902, 1-8, 58-70. — Idem. (Not.) « Noterelle di toponom. lombarda » serie I,
Boll. Svizz. Ital, XX, 1898; II, ibid. 1899; ibid. 1900; IV, ibid. 1901. — Idem.
(Quisq.) « Quisquilie di toponom. lombarda », Arch. Stor. Lomb, XXXI, 1904, — Idem
«Nomi locali lombardi », Arch, Stor. Lomb., s. II, XVIII, 1902, 361 sgg. — Idem.
(Appunti II), « Appunti di topon. Lomb. », Arch. St. Lomb., XLV, 1918.
ScurarFINI Alfredo - « Intorno al nome ed alla storia delle chiese non parrocchiali nel
medio evo (a proposito del toponimo basilica) ». Arch. Stor. It., 1922.
scaurze Wilhelm - « Zur Geschichte lateinischer Eigennamen », Berlin, 1904.
SereGnI Giovanni - « La popolazione agricola della Lombardia nell'età barbarica », Arch.
Stor. Lomb., ser. III, vol, II, 1895.
Serra Gian Domenico - (Cogn. I, II, INI) «Per la storia del cognome Italiano », I.
Cognomi canavesani in -aglia, ecc. Dacoromania, INI, 1924, 523 sgg.; II. Sulla con-
tinuità dell'onomastica latina-romana nei nomi propri canaves. e piem., Dacoromania,
IV, 1917; III, Nomi personali femminili piemontesi, ecc. Rivista Filologica, I, Cer-
nauti, 1927. — « Ceneri e faville», Dacoromania, vol. V, Cluj, 1918. — Idem. (Re-
cens. G. e S.) « Recensione dell’opera di M. Gualzata », in Zeitschr. Ortsnamenforsch.,
V, 90-7; « Recensione dell’opera di A. Schiaffini », Dacorom., III, 944-66. — Idem.
(Vie). « Contributo toponomast. alla descrizione delle vie romane e romee nel Ca-
navese », Mélanges d’Hist. gener. dell’Istit. di Storia Univ. di Cluj, 1927. — Idem
(Com. Rur.). « Contrib. toponom, alla t. della contin. nel M. E. delle Comun. Ru-
rali romane e preromane, dell'Italia Superiore », Cluj, 1931. — Quest'opera, uscita du-
rante la correzione delle ultime bozze della nostra 1% edizione, fu da noi consultata
43 BIBLIOGRAHIA
più attentamente in questa 2° edizione. Va ricordato che in essa il Serra ha sostenuto
con validi argomenti, la spiegazione delle forme in -ate, -isio, -asio, (-aggio, come
Menaggio, ecc., da ablativi-locativi plurali non saranno in parte nominativi?), in -ATIS
(per “ATIBUS), “ICIS, -ACIS ecc., allusivi a proprietà collettive di comuni o di famiglie
(come a dire «nel tenere dei...», seguito dall’aggettivo topico o dal cognome). —
Idem (NI. lomb.). Per la storia dei nll, lombardi e dell’Italia Superiore, Note in mar-
gine al Diz. di Top. Lomb. di D. Olivieri, Zeitschrift Rom. Philol., 1937. Di questo
contributo, particolarmente importante, ai nostri studi, si è qui tenuto il gran conto
che meritava. — Idem. (Comit Auriat.), Appunti topon. sul Comit. Auriatensis, Bor-
dighera, 1943, — Idem (Asti), Appunti onomastici su Asti, Riv. Studi Liguri, 1952. _
Idem. (Cetina), « Appunti storia del diboscamento in It., a prop. di cetina, cesina
ecc. >, Romanist, Jahrbuch, Hamburg 1937. — Idem. (Cuneo). Nomi locali d. Pro-
vincia di Cuneo..., Cuneo, 1953. — Idem (Borgo) « Contributo alla storia dei derivati
di burgus» Filol. Rom. V, 1958.
Skoxg - Dr. Peter. « Die mit den suffixen -acum, -anum, -ascum und -uscum gebildeten
siid - franzòs, Ortsnamen, Halle, 1906.
SoLMSEN Felix - « Indogermanische Eigennamen als Spiegel der Kulturgeschichte », Hei-
delberg, 1922. i
Tan PeuTING. « Tavola Peutingeriana o Teodosiana ».
AGLIABUE M. E. - «Il Liber Notitiae », ecc.» i
sa 4 Appunti topograf. Arch. Stor. Lomb.,
a Benv. A. - « Spigolature liguri», Arch. Glott. Ital., XX (Sez. Goid.), Torino,
TiraposcHi Antonio - « Vocabolario dei dialetti bergamaschi », II ed., Bergamo, 1873.
TiraposcHi Girolamo - « Dizionario topograf. storico degli Stati Estensi, vol. 2, 1824-5.
ToroL. LomB. - « R. Commiss. per la revisione topon. della Carta d’Italia. Topolessigr.
della Lombardia », Istit. Geogr. Militare (Bozze), 1914.
TopoL. Piem. « Id. Id. Topolessigr. del Piemonte », 1914.
Top. Ven. Olivieri Dante - « Saggio di una illustr. generale della topon. veneta», Città
di Castello, Lapi, 1914, (ne uscirà prossim. la seconda ediz., Venezia, Fond. Cini).
Tourine Club Ital. -«« Annuario generale 1929 ». Indice generale della carta d’Italia alla
scala 1:250.000, Milano 1916.
TrAUZZI Alberto - « Attraverso l’onomastica fluviale d’Italia ». - I. Evo Antico. Bologna,
Azzoguidi, 1930.
TROMBETTI Alfredo. - « Saggio di antica onomastica mediterranea », Archiv su arbanacky
starinj, ete., III, 1925, Belgrado.
VenosTA Felice - « Milano e le sue vie», Milano, 1867.
VIDARI - v Frammenti cronistorici dell’agro ticinese », 2 ed., volume I, Pavia 1891.
Vionati Cesare - « Codice diplomatico laudense », 3 voll., Milano Dumoulard.
Zonr, - « Zeitschrift fiir Ortsnamenforschung », Monaco-Berlino, dal 1925 in poi.
SEGNI TIPOGRAFICI E ALTRI ESPEDIENTI CONVENZIONALI
Col carattere grassetto si indicano i nomi locali odierni, che sono oggetto di esame
nei singoli articoli, e in principio di riga; se sono nomi antichi, in capo di linea, si distin-
guono col MAIUSCOLO CORSIVO.
Col carattere MAIUSCOLO tondo si indicano gli altri nomi locali odierni, che sono
oggetto di esame nel corso di un medesimo articolo.
Col carattere corsivo si riferiscono i nomi di luogo attuali od in fase romanza, i ter-
mini italiani, dialettali, o di altre lingue, riportati per confronto.
Col carattere MAIUSCOLETTO si designano le parole, generalmente latine o basso-latine,
o germaniche, che si considerano come etimi.
Col carattere corsivo spaziato si distinguono i nomi di luogo, o di persona,
quali si trovano in documenti di età romanza.
Se al nome di luogo si fa seguire senz'altro l’abbreviatura del nome della provincia
(es.: Campione, CO), s'intende che quel paese è capoluogo di un comune
della prov. di Como. Altrimenti, lo segue l'indicazione fr. o cas., e il nome del comune
di cui fa parte: ad es. Caleppio, fr. (frazione del com. di) Settala, MI (Milano).
Son fatte precedere, per lo più, dall'asterisco (*) le parole di foggia latina che si
voglia far conoscere che non sono note direttamente, ma solo ricostruite e supposte, attra-
verso le parole moderne (ad es. *ViteLLIANA di su Viadàna, ecc.).
Col segno = si vuol indicare l’accertata identificazione di un nome attuale con una
o più forme rinvenute sui documenti.
Esempio di dichiarazione di un articolo del Dizionario:
Rànica BG, dial. la Ranga; = de Larianica, villa, vico Laranica, la
Ranica a. 881-1006 (Mazzi, 374): quasi certamente è l’aggett. *HrLa-
RIANICA, derivato da Hrcartus, gentil latino.
SPIEGAZIONE
Il nome di Rànica, comune in provincia di Bergamo, è ricordato in documenti degli
anni dell’881 al 1006 riportati, o citati, dal Mazzi, « Corogr. Bergom.», pag. 374 (vedi
Bibliografia), nelle forme suindicate. Il de, riportato innanzi a Larianica, è utile a
riconoscere come a poco a poco la prima sillaba di quel nome si unì a quella preposi-
zione, in modo da formare la preposizione articolata dela ecc., lasciando il nome ridotto
al solo Rànica. Le indicazioni villa, vico, possono essere utili anch'esse, dato il valore
storico che possono avere queste parole, - L'origine del nome è proposta in modo sche-
matico, ma così da far intendere che esso deve risalire ad una forma primitiva, rico-
struita (perciò l’asterisco). Milarianica è una derivazione aggettivale da Hilarius, nome
gentilizio latino, che si rileva in tutti gli onomastici latini (per esempio: quello del Perin:
v. inoltre Schulze, Nogara, ecc.). Purchè, come si disse a proposito dei suffissi, non derivi,
col solo suffisso -ica, da un nome personale Hilarianus, derivato da Hilarius.
Abate, V. Lurate Abate, e Callabà.
Abbadia, Abbazia, Nome di vari luoghi: ad es. ABBADIA sopr’Adda, o
Lariana CO, con avanzi di un’abbazia benedettina risalente al sec. IX.
— CASCINE ABBADESSE (dial. Cassin Badèss, già, secondo la Corogr.,
Bajèss), loc. presso la Porta Garibaldi, già Comasina, di Milano (Giul. II,
545). La forma Baiess, se autentica, avrebbe una i inserita (epentetica) come,
ad es., nella forma milanese del nome Andrea: Andreia.
Abbiategrasso MI, dial. Biagràss e Biegràss (Biagrasso in scritt. anche re-
centi) = Abiate (a. 862), Habiate qui dicitur Grasso (a. 1034),
ABBIATE GUAZZONE VA = locus Abiate Guazono sec. XIII, Lib.
Not. L’etimo di Abbiate proposto dal Flechia: AVIAT-, aggettivo derivato da
Avius, gentil romano (o LAvius, 0 ABIUS?), può essere tuttora il più vero
simile. — L’epiteto grasso del primo dei due nomi si riferisce alla fertilità
del suolo: come quello di Bulgarograsso (v. q. nome), e di Casalgrasso, Cu-
neo. Anche l’attuale Treviglio fu in passato contraddistinto con l'epiteto di
grasso: v. Treviglio (1). L’aggiunta di Guazzone, del secondo dei nostri no-
mi, è un nome personale medioevale: un certo Guazzone viveva per es. a
Cremona nel sec. XII (v. Cod. Cremon. I, 290).
Abbio (0 Labbio), monte, (v. Sabbia) BS (ivi anche Prato del Labbio o del-
l'Albio (Gn.). Con Asròt (valle dell’-), ivi, e ABBIOCCOL (dial. Abiùcob), affi.
del Chiese, e probab. con BIONE di Salò (già Ab bione), rifletterà il lat.
ALVEUS «alveo di torrente» o «pozza d’acqua»: cfr. bresc. albe, ven.
albio (v. Top. Ven. 306, e Bossh. s. albi); con l’evoluz. fonetica che si ha
nel trevis. lebo, vittor. laip, friul. lavio («letto di torrente»). Per il suff.
«Occolo cfr. qui Musòcco, Restòcco. E v. Albiolo.
Acqua fraz. Treviso SO; Castello dell’ACQUA .S0; ACQUA:LUNGA, -
NEGRA CR; questa ultima = locus et fundus Acquanigra a, 993
(Mazzi 2); ACQUE-BUONE, ACQUE-ROSSE, ecc., luoghi dal nome ben
(1) E nota l'etimologia burlona che si legge anche nella Gr. Illustr. (p. 911): «a
questa terra (di Abbiategrasso) una ninfa Egeria disse: Abbiate grasso; ed il borgo divenne
Ticco; e da quel giorno il grasso borgo non ismentì mai il suo nome».
ACQUADURO 46
chiaro. ACQUA-BELLA, CR; altra, già n. dell’attuale Piazza Susa, a Mi-
lano; ACQUA-FREDDA, CR; Badia dell’A., Tremezzo, CO; ACQUAFRA-
GIA, nome di una cascata pr. Chiavenna SO: pari ad ACQUA FRACTA; per ca-
gione del rompersi dell’acqua sugli scogli che la ricevono. ACQUA-SANTA,
valle, Iseo (p. una sorgente salutare), ACQUA-SERIA, rovinoso torrente (ed
anche villaggio), S. Maria Rezzon. CO, v. Serio. ACQUA-SPARSA, sorgente,
Grone di Borgounito BG: nome ovvio. ACQUA DELLA FEBBRE, sorgente,
Canzo, CO: così detta, perchè gli abitanti la credono un efficace febbrifugo
(Corogr.). V. Ca’ dell'Acqua.
Acquaduro, torr., affi, del Varrone CO (scritto anche Acqua d’Uro!, Corogr.);
certo pari ad AQuaTORIUM « adacquatore » (cfr. milan. e bergam. dacquador.
Da AQUAE-DUCTUS a AQUAE-DUCTIUS: una chiesa S. Michael ad Aquae
Ductum (a 1147), presso Greco MIL. (Rota, Greco. 21); canale A qu a-
ducio, a 1044 (Cod. Crem. Dj; l'A quedozo, Voghera, a 1139 (Cava-
gna). Da AQUATONE: l’AQUADÙ, in V. Intelvi, da AQUARIUM e AQUALIS:
roggia AQUARO, pr. Crema; ACQUALINA, afll. del Serio, Clusone BG,
V. poi Acquate, Algua, Aivale.
Acquate fr. Lecco CO, = vico Coade a. 854, e poi Quade, Cuade
de Leuco (Cod. Long.), presso al fiume Caldone. Mi par valida ancora
l’etimol. del Flechia: AQUATAE «terre irrigate »; come sarà Un AQUATA la
QUADA (di Castelnuovo), di Crema. Non mi persuade la proposta del
Rohlfs, di spiegare Acquate ecc. da un nome pers. (lusitano) C audus. In
ANZEQUA, molino, Provaglio, BS, vedrei Un ANTE AQUATUM, E v. Quaàtica.
Adamello, montagna dell'Alta Val Camon.: ha il nome da quello della
Valle di ADAMF’, subaffi. dell’Oglio. Pare nome recente (v. Dizion. Trident.
36): forse dimin. di Adamo, nome pers.? Cfr. ADAMONE, cascina, Sèlle-
ro, BS; ed il cognome bresc. Adamini.
Adda, dial. Ada; presso gli autori latini (Plinio, Tacito, ecc.) ADDUA, ADUA;
presso Strabone 'Adosac; in Paolo Diacono è Adda flumen. La desinenza
“A, comune a MANTUA (v. qui anche Vèrfova), fu ascritta alla lingua dei
Liguri dal Trombetti (On. 67); ma è frequente nell’etrusco (Pieri, Arno 21);
ed appartiene ad altri strati antichi (Battisti). Per il fonema pu passato a
dd, l’Ascoli (Arch. Glott. XIV, 339) ne indicò un caso corrispondente nella
voce tosc. cedda (da ceDUA, Arch. Glott. IX, 389). — Nei docum. cremonesi
del sec. XIII si distingue un'Ada viva da unAda mortua. - Ad-
della, in docc. cremonesi: nome di un canale. - Abdua (donde l’aggett.
abduano che piacque anche al Foscolo) non è che fallace restituzione mo-
derna, per intromissione di ABDERE (nascondere). (1)
Adrara S. Martino e ADRARA S. Rocco BG (dial. Drèra): dà il nome alla
(2) Del tutto fantastica l'etimologia di Cassiodoro (Var., 14, riportata dal Perin, e
cfr. Nissen It. Land. I, 180, 188): «tale nomen [Addua] accepit, quia duobus fontibus
acquisitus, quasi in proprium mare devolvitur ».
47 AGATONE
piccola valle della Guerna, affl. dell’Oglio. Il trovarsi nelle vicinanze una
fonte che dopo le pioggie «trae seco una sostanza nera bituminosa da far
credere che attraversi qualche banco di lignite », e la tradizione che in que’
monti « si cavasse altre volte del ferro » (Corogr.), possono forse indirizzarci
verso un lat. #ATRARIA «terra di color nerastro ».
Adro BS; = corte quae dico Adro a. 822, vico Adri a. 1049 (Odorici)
luogo che pare fosse abitato nell’età romana: perciò, ed anche per il fatto,
constatato dallo Gnaga, che sul luogo non vi ha traccia di terreno di colore
nerastro, come si richiederebbe per far derivare il nome Adro dall'aggett.
latino ATER (v. Nadro), sembra verosimile che si tratti di un deriv. dal
n. gentil romano ATRIUS o LarRIUS (cfr. Pieri, Arno, 71, 347, per Pian
d'Atri e Atra, Il Serra (NII. lomb.) cita anche un’ (alpis que vocatur) Adra
di Bobbio, (Cod. Dipl. Bobb. I 130, a. 776).
Aèr, (dial. Aer?), fr. di Tignale BS: «sopra un dosso esposto a mezzodì »;
con DAÈR, fr. Gargnano, BS: corrisponderanno probab. ad un *ajèr (lat.
*AREARIUM): cfr. friul. Daè! (= Ajello, Prati, Nell. friul. 48): con signif.
affine a quello del bresc. ajà! (v. Aidle).
Aèrt, cascine, Breno, BS; AERTA, valle, Pezzoro (Gn.): cfr. avèrt, « casolare
per il ricovero del bestiame » (Brusoni, Guida Alpi Centr. II 492); e anche,
invece, ferra aperta, cioè « comune, pubblica », Serra, Com. Rur. 17. Cir.
Vèrtine, Sulzano, BS.
Affori, fr. di Milano (dial. Afor, Afer); = vico Afoni (a. 1009); loco et
f. Avori, a 1019 (Cod. Crem. ID), locus Afori, sec. XNI Lib. Not.)
Alla derivaz. dal genit. lat. AFRI, da un AFER, n. person., per es. di una
lapide milan. (CIL, V, 5864) il Serra mosse l’obiezione della o mediana
sempre. attestata nelle forme mediev., onde avanzava l'ipotesi di un lat.
AFORIS nel senso di «extra civitatem », «foris portam». Infatti l’avverbio
lat. AFFORIS per «esternamente», proprio con la o breve, è registrata,
per es., nel Catholicon, il Dizionario lat. di Giov. Balbi (a. 1286). Nel Cod.
Dipl. Long. è ricordata, a Milano (a 936), un’ecclesia S. Mariae furis
portam; a Milano ci fu anche la parrocchia S. Simpliciano furis (a.
1468), con furis appunto contrapposto a intus (S. Carpophori intu s).
Affaitati (Cura d’-), Castelverde CR. Dirà forse «chiesa curaziale della
fam. Affaitati ». Il qual cogn. sta certam. con la voce ant. ital. sett. afaitàr
«acconciare, adornare ».
Aga fr. Casalzuigno VA: forse femm. dell’aggett. lombardo vag (lat.
OPACUS) « volto a tramontana »?
Agatone, canale, Claino CO. Da un proprietario di tal nome? (cfr. Agata).
AGAZZIN, già n. del rivo Cremonella, CR, = ad Agazinam, clusa
Agazine a. 1170 (Cod. Crem., I, 116): dal cogn. Agazzi (AGATHIUS).
AGLIATE 48
Agliate fr. Carate Br. MI, dial. Ajaa, = Aliate,a. 880 e segg. Può forse
convenir sempre l’etimo del Flechia: ALLIAT- dal gentil. ALLIUS; che fu
molto diffuso (v. Serra NII. lomb.) nella Gallia Cisalpina.
Aglio (Ca’ dell’), S. Daniele CR: ital. « aglio »?
Agna, fiumic. Vobarno BS (in Valle Degagna); Agno, valle (di dove?),
a. 1053, (Giul. II, 177). Andranno con Agno, torr. vicent. (Top. Ven. 243),
e con Agna n. di più corsi d'acqua tosc.: gl’indizî delle cui origini sono
molto discordanti (v. Pieri, Arno 18).
Agnadello CR, = Agnianellum sec. XI (Giul. II, 333): dunque
dimin. di un Agnano: AnNIaNUS dal gentil. rom. pur di lapidi lomb.
ANNIUS. Cfr. Fagnarello s. Fagnano.
Agmeda, torr. subaffi.l Adda SO; AGNEDO cas. Salò BS; Agnate, locus,
in pieve di Settala sec. XIII (Lib. Not. 118): tutti forse collettivi con suff.
-ETA, «ETUM, -AT- della voce lomb. agno « ontano ». Cfr. Agnedo di Valsu-
gana; Agneto, Alessandria.
Agnòsine BS dial. Gnùsenz = Agnoseni a. 1192. Forse, attraverso
ad un doppio derivato (con suffisso -osuLus) può risalire anch'esso alla voce
lomb. agro « ontano ». Cfr. Agneda.
Agogna (Castello d’-) PV. E' il n. del fiume, che vi passa, affl. del Po, che
discende dalla V. d’Ossola; = Agunia (Anon. Ravenn.), m. ev. Aco-
nia, Agonia (v. De Vit., Prov. Rom. 121). Questi riferisce l'opinione
del Bianchetti (L’Ossola Inf. I), che il n. del fiume derivi da quello degli
AgONI, popolo già stabilito nell’Ossola Inferiore: ma vi competerà, altri-
menti, il nome gentilizio rom. AcoNIUS (Sch.); cfr. anche Rohlfs, p. 137.
Ricordo ancora: Agognate, fraz. di Novara (villa Agonatum a. 840
ecc.): prossima ad una Roggia Agognola.
Agoiolo fr. Casalmagg. CR.: direi da ACULEUS «punta », con riferimento
a configurazione del terreno (cfr. bresc. agdi « pungolo »); così AGOEUGL,
loc. presso Bormio: v. Agueglio.
Agolo, n. di due monti vicini allato al m. Guglielmo, BS; con Avoto, (Cima
d’-), in Val di Saviore: forse da un lat. #AcULUS punta aguzza? V. Aguina;
e cfr. Pes de l’Aùccio (dial. Uscia, Ogia, V. Trompia (bresc. ùcia «ago »).
Agosto (Porta d’-) fr. Borgarello PV. L’apparenza che si riporti ad AUGUSTUS
non è sorretta, per me, da alcun altro indizio. Pare che AGOSTO sia stato
anche n. di un vicolo di Brescia, ora scomparso.
Agra VA = (S. Martino in-), sec. XII (Lib. Not.; sarà v. lomb. agra
«acero », come lugan. bellinz. Agra, Agardn, ecc. (v. Salvioni Not. IV 8,
Prati Esc. I 91, Gualzata, Bell. 17). Un S. Martino de AGRA è pure nome
di una chiesa di Lecco, sul monte S. Martino: secondo A. Orlandi sarebbe
49 AIMIVILLA
non lontana da un terreno detto in Agro. Vedi, ad ogni modo, per Agrdns
di Tolmezzo, Ud., Prati, NII. friul. 47.
Agrate Brianza MI; = vico Gradate a. 745 (Cod. Long. 26), loco
Gratis a. 853, Gradi, Grate, Grai sec. XIII (Lib. Not.); onde
Prate Gradasce a. 887 (Cod. Long.), Porta di Grà, o dei Gradi o di
Agrate, a Monza. (Chiesi 481). Il Flechia ed il Salvioni, non conoscendo la
forma Gradate, ricondussero questo nome, unitamente ad Agrate no-
varese, l’uno al gentil. AcRrIus, l’altro (Not. IV, 8) alla voce lomb. agher
«acero »: s'intende con suff. -AT-. Il Massia (Nov. V) per il novarese Agrate
(già Agredadae (Curtis), a. 962) propose invece una forma doppiamente
derivata: *ACR-ET-ATUM, facendo risalire questo *ACRETUM ad ACER
«acero ». Se non che, per il nostro Agrate il Serra (NII. lomb.) pensò di
condurlo al nome femminile mediev. GRADATA; poichè nell’atto dell’a, 745
in cui è ricordato Gradate, è nominata una Grada o Gradane, figlia
del concedente, che era un Grapo 0 GraTUS. Il Rohlfs (p. 138) propone
invece di dedurre Agrate dal cogn. rom. AcRATUS attestato ad Ivrea (CIL
6819 b).
Agueglio, (Passo e prati di-) loc. Esino Super. CO (dial. Aguè): cfr. trent.
aguei « pungolo » per alludere forse ad una punta di qualche specie: ricorda
il nome del monte veron. Corno d’Aguilio (per cui v. Top. Ven. 191-2, n.,
Prati Esc. I 92, Diz. Trident. 50).
Aguina, cima, Val Trompia (non lungi dal m. 4golo, v. sopra) forse dimin.
di agua « acuta »?
Aguzzano, (Convento d’-), Orzinuovi BS, — Agutianum a 993 (Mazzi,
XXV): sarà AcuTIANUS dal gentil. ACUTIUS: v. Gussago.
Aiàl, o Laiale, del Bondin, BS; AIALE, presso Pezzaze, BS; altri omon. BS
e BG: dalla v. bresc. ajàl «piazza spiazzo per le cataste di legna, di
carbone (bellun. poiàt, bergam. aràl; cfr. Tirab., Voc. berg. e G. Rosa, Voc.
bresc.). Per il Guerrini l’Aiale di Pezzaze sarebbe il luogo di scarico del
carbone di Irma ecc. La v. bresc. aià/ riflette il lat. AREALE: per il dilegno
della r di rj, v. Ascoli, Saggi Lad., 368; Prati, Ric. topon. trent., 60, Salvioni
Fon. Mil, 189 (questo, per Busto Arsizio). V. qui i topon. valtell. Toi e
Toiana. E v. Aràle.
Aicurzio MI, dial. Aicùrz, Aicùrt; = de Licurti a. 1147 (Giul.), Licur
rium (lat. eccles.), li Curti, Licurzi (Gr. Illustr. I 556, II 912). Mi par di
potervi ravvisare un composto «ai corti », con cort di gen. masch., com'è
nei dial. lomb.; il cui o siasi stremato ad w per metafonia della -i finale,
prima della sua caduta: la t rimasta in fine scoperta, ampliatasi come spesso,
per tendenza letteraria, col suffisso -io, avrebbe generato la scrittura latineg-
giante -curzio, onde la pronuncia -curz.
Aimivilla, cas., Cornogiov. CR, che fu distrutto da alluvione del Po. L'Agnel-
li crede di leggervi un «villa di Aimo» o «degli Aimi», poichè famiglie
4. - Dizionario di toponomastica lorabarda
AIROLO 50
di questo nome furono già a Lodi ed a Piacenza. E’ da notare che un Ayma-
villes è anche n. di una fraz. di Villanova Baltea (Aosta): già Aimivilla. Il
Promis (Storia di Aosta) rammenta che in una lapide di Aosta è ricordata
una fabbrica di laterizi di Aosta, di proprietà di un Armus: a cui però si
unisce un Avolius, così da ripetere insieme i due nomi della coppia di cava-
lieri dell’epoca francese. Ma, ad ogni modo, non c'è dubbio che il nome
di Aimavilla contiene quello di un Aimo, che vi avrà posseduto la villa.
Airolo fr. Marone, BS: forse *AREOLUS « piccolo spiazzo ». L'omonimo
Airolo leventinese (Uriolo, Oriolo sec. XI, Ayrolo sive Oriolo
a. 1311) venne dal Salvioni (App. 42), ricondotto, date le forme antiche, alla
parola lomb. or « orlo ».
Airuno CO; = Airuno, Eiruno a. 1188, (Manar. 233). La desinenza
«uno può dare indizio di origine gallica: tanto più che il nome può forse
apparire un riflesso lievemente diverso della stessa base EBuruUNuM donde
Inveruno: v. questo nome.
Aizurro fraz. del com. di Airuno con un castello «che servì di frontiera
ai Veneziani » (comunis de Ayzurio, a. 1456). Potrebbe parer attraente
di ravvicinarlo al nome loc. francese /zeure (IccIODORUM, fortezza di ICCIUS,
v. Longnon I, 35): ma è da diffidare assai di questa omofonia. Forse può
trattarsi di ben altro: che non sia un composto di ai e sur «ai sugheri »
(cfr. lomb. sùer « sughero », v. Sòvere)? Per la preposiz. articolata ai « con-
cresciuta » v. Aicurzio.
Ala cas. Scandolara CR. Forse sarà da ravvicinare all’Ala trentino, il cui
nome continuerebbe la voce longob. HALLA « portico, palazzo » (avendo
i Longobardi tradotto così il nome PALATIUM che vi preesisteva): v. Battisti,
St. Trent. 90. Ma cfr. in ogni modo, Ala di Stura, com., Torino (dà il nome
a Valle di Ala), e Borgo d’Ale, com., Vercelli.
Alagna PV; cfr. Alagna vercell. (il mediev. A lagna, oggi Anagni di Frosi-
none fu anticamente Anagni a); forse *ALANIA dal n. etnico degli ALANI?
Alamanno (S. Giorgio-), chiesa di Milano (dial., popolarm.:A4 la man): come
dimostrò il Bognetti (Arimannie ecc.), è alterazione di Arimanno; già era
detto « AI Pozzo Bianco »: vi sarà stato, probab., un pozzo da servire ai
cavalli degli arimanni.
ALBA Insubrium, creduto nome pregallico di Mediolanum, nominato dap-
prima nel De situ civit. Mediol. (Rer. It. Script.); indi nel De Magnalibus
urb. Med. di Bonvesin da la Riva (I, 1); e nel Chron. Maius di G. Flamma,
143 ecc.: v. Colombo, Mil. 34 sgg. Il Trombetti reputa questo nome, che
ritorna in molte regioni, come un relitto mediterraneo, ravvicinandone il
fonema ALB- ad ALTUS; ne trattarono anche il Pizzagalli, N. Riv. Stor. VI,
1922, 445 (intendendo alba « città per eccellenza »), ed.il Terracini (Spig.,
133).
di ALBENZA
Albairate Mi, = loco Albairate, a 830, e sec. XIII (Lib. Not.); cfr.
una Baragia-, e Silva Albariasca, sempre presso Cologno Monz. a
862 (Rota, Paesi, 570); via Albariasca a. 1002 (Colombo, Abb.): forse
è un ALBARIAT- dal n, pers. rom. ALBARIUS (CIL, X, 88). Di un n. pers.
ALBERIUS vari es. milanesi riferisce il Manar. (cfr. il gentil romano
ALBARENIUS); A/barinus cogn. berg. anno 1156 (Mazzi, Sub. 333)
(Anche il Rohlfs, p. 138, propone ALBARIUS) ' i
Albano S. Alessandro BG; = loco vico Albano a. 962 e 993 (Mazzi
7). C'è anche un torr. ALBANO, Gravedona, CO; MONTALBANO; VA;
MONTE ALBANO, fr. S. Angelo Lod.; monte ALBANO a N. di Lecco;
un altro, n. di due cascine bresc, presso Fiesse e Lonato, tutt'e due non in
altura. Mentre i primi dei nomi citati dipendono dal n. pers. ALBANO, il
Serra (NII. Lomb.) ha ragione di credere che almeno alcuni degli altri ripro-
ducano, come i Montauban di Francia, il n. della città il Montauban, imposto
a ville nuove o franche, di fondaz. medievale, o per localizzazione di ricordi
cavallereschi.
Albaredo Arnaboldi, PV; ALBAREDO S. Marco, SO; ARBORETUM, Il Sal-
vioni (Not., III, 85) ricondusse con qualche dubbio alla stessa base Arbedo
ticin; per la riduzione del quale da *ARBR- ad arb- sarebbe da richiamare
il nome trent. Roveda da Rovereda (v. Prati, Ric. II 253). - Si tratterà
sempre di ARBOR «populus tremula » (it. sett. àlbara, v. Bossh. 60). Cfr.
PORT-ALBERA PV; locus A/bariolo pr. Bergamo, s. XII (Mazzi, Sub.
5); ed un ALBORESCIA, cas. pr. Consiglio di R., CO. i A
Albate CO. Non pare avesse ragione il Flechia a vedervi un ALBIAT- dal
gentil. ALBIUS (che avrebbe dato * Albiate); ma forse sarà invece *ALBAT-
dal n. pers. ALBUS (cfr. anche Rohlfs, p. 138); od anche dall’aggett. ALBUS.
Albavilla n. foggiato da poco, a designare il comune comasco la cui sede
è a Vill-Albese.
Albegno, fr. Treviolo BG: = de Albinias a. 871, 915; de Albinies
a. 879 ecc., vico Albineas a. 911, de Albingna, Albinia, a.
968, 984, Albennio a. 1263, (Mazzi 9-10); dal gentil. ALBINIUS (noto
anche da lap. lomb.). Per il Serra (NII. Lomb.) le forme mediev., in -inias ecc.
sarebbero trascriz, letterarie del volgare -egno; ma il nome sarebbe di crea-
zione medievale antica, deriv. dal n. pers. lat. o germanico ALBO. « L’oscil-
lazione in -egna, -egne ecc. rifletterebbe le fasi della varia fortuna e impor-
tanza del nucleo rurale del vicus, fundus e locus di Albegno» — V. però
Albignano.
Albemo, monte, Serina BG: vi sono « banchi di marmo alabastrino bianco »:
PIA x vi
ivi presso è Cornalba. Pare dunque da ALBUS, con suff. -eno.
Albenza, fr. Almenno S. Bart. BG, onde il nome della montagna; forse da
un gentil. *ALBENTIUS, o da un n. pers. *A/benzo (su AiLBus): per il suff.
<ENTIUS v. Serra. Cogn., 5.
ALBESE 52
Albese, Vill-albese (v. Albavilla), Cassano Albese CO; (lat. eccl. Albesium
vel. Alpense). Pian d’ALBESIO, cas. Postalesio SO; o dal gentil. ALBESIUS.
o deriv. con suff. -ese dal n. pers. ALBUS.
Albiate MI; — Albiate sec. XII (Lib. Not), sulla sinistra del Lambro,
Probabilmente, come già parve al Flechia, ALBIAT- dal gentil. ALBIUS; ci
dà qualche dubbio la voce lomb. albi « alveo », «conca » (v. Top Ven. 306,
Gualzata 48, Diz. Trident. 40). V. qui sopra Abbio.
Albignano r. Tuccazzano MI; = Albignano sec. XIII (Lib. Not.);
ALBINIANUM, aggettivo del gentil. ALBINIUS.
Albignola (Pieve-), PV: forse da un nome pers. *Albignolo, da ALBINIUS.
Albino BG = vico Albines a. 898, curte quae dic. A/bine, a. 928,
993, loco Albinus a. 984, Mazzi 11 (anche questo nome deve aver
oscillato fra Albino ed Albine, v. Albegno); per una parte di Albino, detta
Imalbì (cioè IMO-: Albino Inferiore), v. Invico. MontALBINO, casale Mil.:
dal nome pers. ALBINUS (anche in lapide di Sesto Cal.; e v. anche Serra,
Cogn., II, 80).
Albiolo CO: non avrà forse origine diversa da ALBIOL (strada dell’), pr.
Castione Presol. BG: cioè ALveoLUS da ALVEUS (milan. albioeu « pila per
acqua », v. Gualzata, II, 8), cfr. qui Albiate. Cfr. Alpe-, Valle d'Albiolo sul
Tonale, Diz. Trid. Un luogo detto gli A/bioli è anche sulle Grigne; un altro,
pr. Oltre il Colle, BG, E v. Abbio.
Albizzate VA: = Arbigiade a. 807, Arbegiade, a. 859, loco
Arbizate sec. XIII (Lib. Not.). Direi dunque, piuttosto che da un *ALBI-
CIAT- (v. Flechia), da un *ARVIDIAT-, aggettivo di un gentil. *ARVIDIUS
(ARVIUS).
ALBOFASSIO, v. Boffetto.
Albogasio CO. La mancanza di riscontri storici rende impossibile stabilire
se si tratti di un composto (come al- *Bovasio o simile), o di un solo nome
personale (*ALsicasio da ALBICUS, o cfr. ALBWAS Forst. 837).
Albonese PV. Appartenne, nel sec. XV, alla famiglia Albonesi.
Albònico fr. Sorico CO: forse aggettivo del n. gentil. ALBONIUS, meglio
che un composto al *Bonico; per il quale n. personale v. Serra, Cogn., II.
Albosaggia SO. Vi si può vedere forse *ALBUTIACULA dimin. di * ALBUTIACA
(ALBUTIUS). Ricordo il nome di un Publius Albutianus Albutiae di una lap.
di Cairate: e cfr. il n. seg.
Albusciago fr. Sumirago VA, lat. ecc. E/buzagum; = Albutiaco,
«cia go, Cod. Long. (829, 852); ALBUZZANO, PV: come vide il Flechia,
da ALBUTIACUS, ALBUTIANU: v. il n. prec.
53 ALME’
Alchina, roggia, Crema: dal cogn. ALCHINI (Bomb.).
Alduno fr. S. Maria Rovagn. CO (Corog.): “« in sito ove prosperano viti e
gelsi ». E’ il caso di pensare anche qui (v. Induno, Duno) alla voce gall.
DUNUM « monte, poggio »? '
Alemani (Ca’ d°-) fraz. Malagnino CR. Da un cognome, che è forse altera-
zione di AREMANNUS: v. Bognetti, op. cit. alla v. Romanore. V. anche
ALMANNO, fraz. Schignano Intelvi, CO.
Alfaedo fr. Forcola, SO: dial. Alfaé, pari a un «al faggeto ».
Alfeo fr. Cella Dati CR: forse anch’esso da un *alfaèo «al faggeto »?
Invece: Monte ALFEO, pr. Godiasco PV, pron. Montarfè, conterrà forse
il n. pers. Arfè (cfr. cogn. emil. Arfelli), pari a « Raffaele »? Ma il Serra (Cen-
tri past. 720) riferendone la forma Montis Arphei, a. 1188, lo riporte-
rebbe ad un Arferus da Alferus.
Alfiano vecchio, fr. Corte de’ Frati CR; = Alfiano, Alphiano, a.
759, 761 (Cod. Crem. I); ALFIANO nuovo, ib.; ALFIANELLO, BS; tutti
da *ALFIANUS aggettivo del gentil. ALFIUS: v. Vigalfo.
Alfera o Alfiera, Bottaiano di Crema: dal cogn. ALFIERI.
Alghero, loc. pr pasturo, CO: probab. un lat. ALICARIUM (cfr. Alghèro Sardo).
Algua, vill. fra Nembro e Serina, sul fondo di V. Serina: prossimo a piccoli
laghetti. In una c. dell'a. 1234 (copia del sec. XVII) la Val Serina è detta
Vallis Algue; ed il n. del fiume sarebbe Alva anche per S. Carrara
Zanotti (Serina, Bergamo, 1876, p. 24).
Allegno (Villa d’-) o Villa DALLEGNO, fr. Temù BS; ALEGNASCA, torr.
affl. del Varrone, CO: da ALLeNIUS gentil. rom.? v. però Ponte di Legno.
pa
Alione, fiume, Breno BS: donde?
Almè, Villa d'ALME; ALMENNO Alto e Basso; ALMENNO S. Bartolo-
meo, BG: tutti luoghi fra loro non molto discosti, perchè « sotto il nome di
Almenno si compredeva anticamente un vastissimo tratto di territ » =
ceurte Lemennis a. 775, de Lemene a. 806, fundo Lemeno a.
867, Lemin curtem a. 875, de Lemenes, Lemennis a. 886, 892,
castro Leminne a. 926, corte quale Lemenne nominatur a. 975,
Villa Lemensis, de Lemine, a. 1025, 1169 ecc. (Mazzi 12). Questo
nome, certamente antichissimo, si può forse collegare con nomi gallici come
LEMANNUS lacus, ecc. (v. Gréhler) derivati dalla voce LEMOS « olmo » che
sarebbe ligure (v. Philipon, p. 148: per il quale Lemannus sarebbe forma
celtizzata di un ligure LEMENA). — Da questo nome di luogo, nella forma
medioevale, credo provenga il cognome lodigiano dei conti Lemène, Di
Lemène.
ALONE 54
Alone, fr. Castro BS: dial. Alù; ivi presso Monte Alone. Meglio che il n.
pers. Allone (Férst. 52, cfr. Pieri, Arno 202) rifletterà forse un « vallone »,
essendo il luogo adagiato in un avvallamento del monte Prealba (v. Guer-
rini, App.); cfr. ALASS, fienili, sul M. Poja, BS.
Alperolo cas. Albuzzano PV; «in pianura rasa e bassa, ma fertilissima ».
Lo ricondurrei al n. pers. ALPERO (Férst. 69) purchè non ci riporti o al no-
me Péro « Pietro », 0 ad altro.
Alpì, lat. Alpes ecc. Il Trombetti (cfr. Alba) ci vide una voce « me-
diterranea », significante « grande, alto », cfr. anche Ettmayer, 31. Ricordo
poi alpe, voce lomb.: «tenuta in montagna, composta di prati », ecc., con
casolari per abitazioni di pastori, ecc. (v.: Topoless. lomb.); alpi, di genere
masch., nel Comasco vale « terreni comunali per il bestiame, dati in affitto
agli alpaddr» V. Pigra. È
Alserio CO, lat. ecc Alserium. Dà il nome al laghetto di Alserio,
residuo, come si crede, con quello di Pusiano del pliniano Eupilis: il nome è
esteso anche al fiumicello « alimentato da copiosa sorgente ». Sarà forse com-
posto di serio «canale », v. Serio? Ignoro se abbia attendibilità la notizia
(che si legge in Corog.): «era chiamato altra volta Conservio » (1).
Altare (1’-), scoglio nell'Isola Lechi (Lago di Garda). Secondo il Chiesi fu
così detto « perchè i frati vi celebravano una messa di benedizione al lago ».
Il Longnon cita alcuni Autels, Authieux francesi che potrebbero forse
discendere dal lat. ALTARE nel significato, che questa voce ebbe talora in
Francia, di « chiesa di ordine secondario » (p. 346). Ma forse il nostro
Altare può ricorrere in quell’accezione di « altura, roccia », che il Terracini
(Atti IX Congr. Geogr. 1924, vol. II 327) segnalava nella voce Altare (che
sarebbe di origine celto-ligure) nelle Alpi Occidentali: cfr. per es., il co-
mune di Altare, sull'Appennino savonese.
Alzano (-di sopra e -di sotto o maggiore) BG = Alesano Superiori a.
919, Alesano subteriore, loco et f. Alesano, a. 1000, (Mazzi 19,
90); ALicianus da *ALicius (ALicia in lap. lomb.). Cfr. un Alzano, pr.
Tortona.
Altinî, Altinazzo, Vogh., dial. Altèn (Artèn), Artinass: dalla v. altin, che
nel vogherese significa « allineamento di viti alte da terra perchè sostenute
da alberi» (onde «viti altinate »): v. Maragliano, p. 83.
Alzate Brianza C.; = Alesate a. 956 (Cod. Long.), Alzae sec. XII
(Lib. Not.). Forse, come pensò il Flechia, sarà un ALICIAT- (v. Alzano):
Il Rohlfs (o. 138) vi sostituisce un n. pers. ALcIus. Ebbe il suo nome da
Alzate il famoso giurista Alciato, onde il cognome Alciati. - Un altro Al-
zate, fraz. di Momo, Novara.
(1) Lo facevano derivare dal lat. alsit « perchè vi fa freddo » (1): Bombognini, 207.
55 ANDALO
Ama, Amora, fr. Aviàtico BG. Tutt'e due villaggi sulle pendici del m.
Poieto, La loro posiz. relativamente bassa può render verosimile l’orig. da
LAMA, LAMULA « bassura paludosa » (v. Top: Ven. 271), con separazione di
I creduto un articolo: cfr. monte dell’Amola, trent, Diz. Trident. e v.
Lamora. — AI Pieri (Not. 5) parve invece di dover ravvicinare questo Ama
ad un identico nome toscano, da AMA, nome pers. etrusco (v. Arno 18).
Amagno cas. Strozza BG: = Amano, 145. Sarà da un cognome? Cfr.
però Ammania (per A delmannia), n. di un fondo di Lambrate
MI (a. 1608).
Amata (Cascina-) cas., Paderno Dugn. MI, lat. ecc Capsinae Ama-
tae; forse non da un cogn. Amati (cfr. però un Poncio Amato cremonese
ricordato ad a. 1217, Cod. Crem. I, ecc.), ma da -matta: cfr. Terra Amata.
Ambaraga, contrada, Mompiano BS: sec. XIII Lam baraga (Gnaga). Da
ricollegare, probab., col nome pers. o gentil. romano LAMBARRIUS 0 LAM-
BERUS.
Ambivere BG; = de Ambiveris, de Ambivere a. 923, a. 1000
(Mazzi). E° nome composto certamente di an-Bìvere, dove an è la preposiz.
in- alterata come in Angera (v. questa voce) e bìvere è modificaz. bergama-
sca di bàvere, plur. di bévera « piccolo ruscello »: v. Bèvera.
Ambrera v. Villambrera.
Ambra fr. Piateda SO; (un’altra, allo sbocco di V. Serina in V. Brembana;
Guido Olivieri); ,AMBRIO, torr., presso l’Ambria di Valtellina; furono più
volte attribuiti a lingue preromane (v. anche Aebischer, 296) e presunti af-
fini al n. del fiume tosc. Ambra, che il Pieri (Arno, 18) ricondusse ad un n.
pers. *AMERA (etr. AMRE); ma forse risultano invece da un neolat.: AD-
UMBRIVA, «Ivo (it. ombrìa).
Ambrogiana (Cascina-), cas., Vaiano MI. Non so se Ambrogio vi entri dav-
vero, o solo in apparenza.
Ammalati (Fontana degli-), pr. Induno VA. Così detta per esser creduta gio-
vevole alla salute.
Amna, v. Lamna.
Ancona cas, S. Rocco al Porto; altra, cas. Corte Palasio MI. Da riferirsi
certam. ad ANCONA « tabernacolo, cappelletta » (v. Top. Ven., 306; con AN-
CONELLO, fuori P. Molina, Mantova.
‘Andalo SO: cfr. Andalo trent = Andalo a. 1251 (Diz. Trident.). Forse
da un nome pers.: cfr. Andallus bononiensis olim potestas Placentiae a.
1221; e cfr. il n. loc. astigiano: Cort-andone (v. ANDU, Férst. 102). Non
crederei (v. Battisti C., Il Dial. VII, 294) che si tratti di un nome prelatino
(da raggruppare con Andes, v. qui oltre).
ANDEGARI 56
Andegari, via di Milano (dial. Andaghee). Si pensa alla voce milan. ande-
ghee «zazzerone, uomo che va all’antica » (v. Salvioni, Fonet. Milanese
256) (1). Ma questo nome di via può invece dipendere da un nome di
famiglia (Anpcar, HunpGar, Féorst. 103, 9299): non però, crederei, da
quello degli Undegardi cui pensava A. Faconti (Arch. Stor. Lomb. 1878,
342 sgg.), casata che converrebbe, invece, per il vill ANDEGARDO, Cer-
nusco CO (2).
ANDES (vicus-), pr. Mantova, patria di Virgilio (v. Probo, Vita Verg.): for-
se dal n. etnico ANDES: v. Serra, Com. Rur., 111.
Andevenmo, fr. Castione SO. La sola forma ufficiale di questo nome offre
troppo debole appiglio a congetture. Comunque, gli porrò accanto il nome
gentil. rom. ANDIVIUS, che può far supporre un *ANDIVENUS. Converrebbe
ANDENNA, n. femm. illirico, v. Holder, e Serra, Com. Rur. 84,
Andreola cas., Pieve Fissiraga, Lodi. Ricorda la « nobile famiglia lodigiana
Andreoli» (Agn.). Da un Andrea, forse, la VALANDREA, Livigno, SO.
Anfo BS; = Ampho, Amfo a. 1086 (Odor., V). Crederei dal gentil.
AMPHIUS.
Anfurro Infer. e A. Super., fr. BS, dial. Anfor, sec. XIII Amforo: in luo
go alpestre. Si tratterà forse di un composto in IN- e di quel furo che è in
Borgo-furo (v. questa voce)?
Angarìde, valletta, v. Inzino, BS. Forse forma sincopata, per a-Nogaride
(lat. *NUCARITA)?
Angera VA, già italianizz. in Anghiera; = Anglera, sec. XIII, Lib. Not.
Lo crederei derivato da IN GLARFA, cioè «sulla ghiaia », sul greto del lago
Verbano (3). V. Giulini, I, 84. Il Serra (NII. Iomb) preferisce dedurlo dal
lat. ANGULARIA, da ANGULUS «col particolare signif. di terra erosa da cor-
renti fluviali», in analogia con nomi derivati da uNcUS, uNcULUS. Egli re-
gistra un’« insula que dic.» Anglare, in carta piemont. anno 905; un
Englaris (de Meliana), ecc,
Anghinore (Castelletto-) (Corog.).. Non dovrebb’essere che un genit. plur.
*IncHinorum (dal n. pers. InGuIno, Féorst., 959).
Angolo BS; ANGOLO, contr. di Omno BS: cfr. Angolo, Anghel, ecc. tren-
tini (Diz. Trident.). Alluderanno tutti a forti ripiegature di valli, o di fiumi.
(1) Non è qui il caso di discutere dell’etimo proposto dal Salvioni per questa voce
(*amiticarius, da amita); anzichè *antiguarius; che sarà sempre il più probabile.
(2) Che la via degli « Andegari» serbi un ricordo di avanzi di antichità che vi fos-
sero visibili in passato, come crede il Colombo (Mil., 55), non mi pare abbastanza vero-
simile.
(3) E’ pura favola che si avesse a spiegare dal nome degli Angli, o da quello di
Angerona «dea del silenzio», Giulini, I. 84, Chiesi 318.
57 ANZANO
Lo Gnaga registra in proposito altri vill. bresciani: DANGLO, Daverio;
NANGOI, Gargagnano, BS.
Angone fr. Erbanno BS (anche DANGONE). Forse rifletterà il n. person.
germ. Annico (Fòrst. 100).
Anguissola (Dosso d’-), cas., Robecco CR. Dal cogn. piacent. Anguissola.
Annibale (Fontana d’-), pr. Casteggio PV. dial. d'Nibald, d'Imbald. Deve
essere pura leggenda che il nome venisse dall’esservisi abbeverati i cavalli
di Maarbale e i soldati di Annibale, anche se veramente Annibale abbia
fatto occupare Casteggio dai suoi soldati (v. Vidari, e Maragliano, p. 139).
Il nome genuino dev'essere stato Annibaldo (v. la forma dialettale). Un’al-
tra etimologia fallace è rispecchiata dalla forma, pure esistente, Montaribal
« monte terribile ».
Annicco CR = Anigum (Cod. Crem.); insieme con ANIcco, cascina,
Serniga, BS forse n. pers. derivati con suff. -Icus dal n. germ. ANO, v. voce
seg.?
Annone di Brianza CO; = de Anone a. 880 (Giul, I 315); è o fu, « borgo
murato » .A_ parte forse i duchi longobardi, cui accenna qualche croni-
sta (4) il n. può ben derivare dal n. person. germ. Ano o Anone (Forst, 99).
Non par possibile pensare a AD NONUM (lapidem), per trovarsi a 23 km. da
Como. - Ne provenne il cogn. Annoni.
Antegnate BG, = loco Antegniachi a. 1182, de Antegnato a.
1221 (Cod. Crem. I 154 ecc.; il Mazzi 21, registra un 1. bergm. ora scom-
parso, detto vico et fundo Anteniano in doc. della. 959 e segg.). Sarà
#*ANTENIACUS dal gentil. ANTENIUS (per il Rohlfs, 138: ANTINIUS).
Antiga torr. Limido CO: ANTIQUA, aggiunto a via? In carte baresi del sec.
XII ricorre antica, che il Carabellese afferma voce nota anche al barese
odierno nel senso di « via di campagna poco praticata »: v. Top. Ven. 209
e 383. Qui fors’anche (Val d’) ANTEA, la valle dov'è Dossena: che sarebbe
detta Antica in un doc, del 1214,
Antignatica, fr. Villavesco = Antoniaca a. 912 (Agnelli), Sarà dunque
#ANTONIATICA da ANTONIUS.
Antognasco, fiume affl. del Mallero SO: la cui valle è detta Val di TOGNA.
Quello è certam. aggettivo di questo: e Togna altro non parrebbe che un
ANTONIA.
Autosano cas. Trigolo, CR: ANTESIANUS dal gentil. ANTESIUS?
Anzano del Parco CO; lat. ecc. Anzanum: *ANTIANUS dal n. pers. AN-
TIUSs. Colloco qui, per la possibilità che derivino anch'essi da questo nome
(4) Si affermerebbe che «ricevesse Ia fondazione e il nome da uno dei trenta duchi
longobardi che regnarono dopo la morte di Clefi », .Corogr.).
A0LA 58
antico: ANZO, il torrente pr. Pallanza, che dà il nome alla VALL’ANZASCA;
con ANZINO, n. di una fraz. del Novarese.
Aola (Corno d’), monte, Ponte di L. BS; rio dell’AULA, Puegnago BS 1 val,
cam. dola « aquilotto, nibbio nero »; cfr. Palù de 1° Agola, Battisti, Salor-
mo 47.
Appiano CO, = prebe Aplano sec. XIII (Lib. Not.), lat. eccl. Ad
planum; ma si trova su di un colle elevato, e deriverà dunque da *Ap-
PIANUS (APPIUS): cfr. Appiano atesino.
Aprica SO, dial. La Vriga, Pass de la Vriga, = Uriga in monte, sec.
(Lib. Not. 327). Corrisponderà esattamente all’aggett. aprica «soleggiata »,
riferito a montagna, costa, ecc.
Aquilini fr. Ome BS (Tour.). Forse dal n. pers. AQUILINO.
Aràle (Alpe d’-), local, Cedrasco SO: con SOTT-ARALE loc. pr. Zorzone,
BG., ARAL-ALTA, monte, Zogno, BG:dalla voce berg. arale « piazza, spiaz-
zo per cataste di legna da ardere» (Topoless. Lombarda), cfr. canaves. era!
«spazio centrale del casale » (Serra, Cogn. I 536); e v. Aiàl, e Pialeràl.
Arbizzo fr. Cadegliano VA: cfr. forse Arbio, forma antica di Rabbi tren-
tino, in cui il Prati (Ric. I 41) vide ALVEUS?
Arbogna fiumic. affl. dell'Aragona, Mortara (anche detto ERBOGNONE):
fa pensare al gentil. ARBONIUS o ad ErBoNIUS; senonchè, corrispondendo
ad Albonia di carte degli anni 1046 e 1189, andrà invece riportato (v.
Serra NII. lomb.) al gentil latino ALBONIUS.
Arbuffone: v. Rebuffone.
Arca (Ca’ dell’-) Lodi; con un (torrente delle) ARCHE, Preseglie, BS; v.
Arcore, Arcellasco.
Arcagna fr. Montanaso MI; ARCAGNAGO cas. Locate Triulzi MI = Ar-
caniago a, 824 (Cod. Long) Arcagnago sec. XII (Lib. Not.): il
primo da ARCANIA gent. rom., il secondo da un suo derivato ARCANIACUS.
Arcellasco fr. Erba CO; molto probabilmente aggettivo in -asco di ARCELLA
dimin. di arca. Il Pieri (Arno 332) intendeva questo arca nel senso dato dagli
agrimensori lat. «limes quadratus in modum arcae constructus» (Forcell.)
o « signum terminale » (v. Serra NII. Lomb.); e non in quello di « granaio ».
V. Topon. Ven. 306.
*Arcene BG, dial. Arzen: sarà pari all’ital. argine. Ne può sembrare un
aggettivo derivato il nome bergam. ARZENATE, già Argenatae Ar-
senate (a. 997, 1030), ricordato dal Mazzi p. 27. Per questo nome il
Flechia pensava al gentil. ARGENIUS, ma esso andrà riportato certamente,
insieme con Argelato di Bologna, e Arzelato, m. e paese in Lunigiana, ad
pe
59 ! ARDESSA'
un *ARGERATU «tratto di terreno arginato » (o ricordo di un antico AGGER
publicus, itinerarius): v. Serra, NII. Lomb. S. Arcene.
Arcîsate VA, = Arcisate, Arcidiate a. 1093 (Giul., II, 599), de
Arcizaginis a. 1185 (Cod, Crem. I 159), plebe Arcizate sec. XIÙ
(Lib. Not.), (lat. ecc. Arxgipsaria vel Arcisatum); si direbbe de-
rivato con suff. -AT- da un *ARcIsIUS o *ArcIpius, gentil. facilmente sup-
ponibile (ArceETIUS ecc.). Il Rohlfs rileva dal ciL, II: ARcISUS (1).
Arcoglio monte ad O. di Sondrio. Sarebbe certo avventato pensare ad un
HERCULEUS.
Arconate M/ = locus Arconate sec. XIII (Lib. Not.): invece che un *ARrco-
NrATO come parve al Flechia, rifletterà forse un *ARCONAT- dal n. pers.
-ARCONA (cfr. ARCETIUS; ed il n. tosc. Acona che il Pieri (Arno 17) fa ri-
salire ad "“Acona, gentil. AconIvs) Il Rohlfs segnala un cogn. ARco,
-oNIS (2). - Dal n. locale il cognome Arconati, donde Castellazzo Arconato,
Rho, M/, con un palazzo già di quella famiglia.
*Arcore, M/, lat. ecc. Arcorum, in territorio assai fertile. Rifletterà od
un lat. ARCULAE, dimin. di ARCA: 0, come parve al Serra, un plurale antico
ARCORA, da ARCUS: per il signif. di ARCA, v. Arcellasco.
Arcumeggia fr. Casalzuigno VA, pron. Arcumezza: onde può credersi ri-
flesso di ARCA MEDIA (v. Arcore): non già di ARX MEDIA (per essere «a guar-
dia della Valcuvia »), come già si immaginava (Chiesi, 308).
N
Ardéna, fr. Brusimp. VA «in territorio piuttosto arido e sassoso » (Chiesi,
298); ARDENNO SO: terreno a vigneti. Il Pieri (Not. 18) li ravvicinò,
con molto dubbio, al n. pers. ARTENA; ma forse il suff. -ena, -eno, può
esser pur qui di ragione romanza, onde ben converrebbe ricollegarsi all'agg.
latino ARIDUS: v. Ardesio.
Ardenghi (Villanova d’-) PV: dal cogn. Ardenghi.
Ardesio BG = Ardexie, valle Ardescie a, 1026, 1077, Villa de
Ardesio a. 1118 (Mazzi XXIV); Ardexole (vel. Rovedolo), loc.
cremon. a. 993 (Cod. Crem. I): forme derivate con suff. -ENSIS da ARIDUS.
Ardessà fraz. Preseglio BS. In qualche carta se ne dà anche la forma Ar-
dezzano; ma questa è probabilmente errata ricostruzione; poichè il nome
corrisponderà facilmente ad un ital. « ardicciato » da ARIDUS.
ser
(1) Si volle fantasticare in « Arcisate» un’arx Isarcorum, cioè degl’Isarci, « ricordati
nella lapide di Turbia, fra i popoli soggiogati da Augusto ». (Corogr.); od anche un'altra
ara Caesaris (Bombognini)
(2) L’Ettmayer (39) affermava essere attestato in antiche lapidi il nome etnico Arco-
mates. Ma non esiste che quello degli Mercuniates (gens Pannoniae Inferioris), Plin. III,
28, 2: che è cosa ben diversa!
ARDIGHERA 60
Ardîghera mulino, Sesto CR: credo da un cogn. (cfr. il nome pers. Hardger,
Forst, 753).
Ardîvesta (valle dell’-) Rocca Susella PV. L'apparenza che si tratti di « ara
di Vesta» (cfr. Vesta) pare da eliminare senz'altro. Verrebbe da sospettarvi,
um'arzivesta, aggett. formato, col suff. -est, ben noto nei dial. settentr. antichi,
dall’agg. arzìv (friul. arzive), latino RECIDIVUS, nel senso di (fieno) secondo,
grumereccio. V. Artavazzo.
sArdole fr. Gadesco CR: dal n. pers. germ. Hardila: oppure dall’agg.
lat. ARIDUS?
Areit, monte, Bormio, = Areite sec. XIV (Longa 294): forse LARECTA
« lariceta »?
Arena (-Po) PV: da ARENA «sabbia». Invece serbano il ricordo dei rispet-
tivi teatro ed anfiteatro, romani, il nome della via ARENA di Milano (in
dialetto Viarenna), e quello della chiesa di Bergamo: (S. Giovanni in-) ARENA
(= locus qui dicitur Arena, a 806, v. Mazzi). Per quella di Milano, il no-
me ne apparisce già nella Cron. di Arnolfo il Seniore (circa a. 1100):
carena m lapidibus et magisteriis diversis ornatam »; in Benzo di Aless.:
«arena et arengum». La «via de Arena» è ricordata in una carta
del 1253; Viarena nel 1299 .V. Calderini, Rend. Ist. Lomb., 1931 p.
823 sgg.
Arèra, monte, sopra. Oltre il Colle, BG. Forse da un lat. AREARIA.
Arese MI, = Arexio sec. XIII (Lib. Not.): si lascia ricondurre o ad un
derivato con suff. -eNsIS dal gentil ArRIUS (v. lap. lomb.), od anche diret-
tamente al gentil Arisius o ARREDIUS. — Ne provenne il nome della fa-
miglia Arese, donde TORRE D’ARESE, PV. V. Drésàna.
Arfingo, loc. pr. Zanengo CR ad a. 990 (Cod. Crem. I): v. Darfo.
Argegno CO. E’ facile ricondurlo al gentil. ARGENIUS (1). Avverte il Serra
(Com. Rur. 109) che di una « gentilitas ARGENIA » parla un'iscrizione di To-
scolano sul Garda. Non so quanto credito meriti l'opinione che Argegno
deva il nome ad un Max. Publius Caesius ARCHIGENES, che sarebbe ricordato
in una lapide (Iovi Opt. Max.) ancora esistente a Torre Picenardi. Questi
sarebbe anzi l’Archigenes, medico di Traiano, menzionato nella VI sat. di
Giovenale. Da Argegno, secondo il Cherubini, il nome di un vento del lago
di Como: argegna.
Axgemtèra m. Arcisate; con miniera di piombo argentifero: cfr. bellum. Ar-
gentiera (Top. Ven. 246), e il trent. Monte Argentario (Diz. Trident.).
ARGENTIA v. Porta Orientale.
(1) L’Ettmayer (41, 42), lo riportò, senz'alcuna ragione, ad una espressione celtica
are genua « ad ostium ». Il Philipon (p. 219) ne fece un nome ligure (base ARG « bianco »).
61 ARMINO
Argon, v. S. Paolo d’A.
Ariàs (L’-), fraz. Tremosine, BS: pare forma. deriv. in -ACEU da AREA, V.
Aiale. — Un diminut. aREICULA è da supporre in Arigia (-Fariciana),
luogo pr. Bergamo, vec. XII (Mazzi, Sub. 5). ;
Arigna fr. Ponte Valtell.; il Salvioni (Not. N. 2) lo dedusse da LARIGNA
aggett. lat. da LaRIX (« laricina »). Può competere il n. pers. rom. ARENNIA:
cfr. Arignano, comune, Torino.
Ario, monte sopra Brescia: da un nome person.? Cfr. Castel d'Ario.
Arigre, fraz. Romagnese, PV. Ben difficile ammettere (v. Serra, Com. Rur.,
250) che rifletta un genit. piur. da n. person.: HEIMERCORUM.
Arlate fr. Olgiate Calco CO = vico Arelato a. 879, Arellato a.
983 (Giul. I 309, Cod. Long.). Secondo il Rota (Paesi, 575), un Arelate
prope Cumo, di un doc. a. 999, è diverso da quello di Calco. Può non esser
illusoria la sua omofonia col nome celtico Arelate [nome in cui il D’Arbois
(Noms gaulois, 35) vide il signif. di « guerriero eminente »], donde pro-
venne, con accento ritratto, l’Arles di Provenza, come già propose il Flechia.
Il Rohlfs (6-139) vedrebbe in Arlate un derivato dal cogn. ant. ARILUS,
ArRILLUS. — Meno probabile è una derivaz. dalla base lat. *HARULA (donde
bergam. aridi « steccato »), dimin. di HARA « porcile », a cui accennò, per
altri nomi, il Salvioni (Not. I, 334); e cui possono risalire anche i trentini
Arluzzo, Arle (Diz. Trident.) Cfr. anche il n. 1. Arlezza, fraz. di Valduggia,
Vercelli.
A
Arlènico fr. Lecco CO = vico Aurolinigo a. 854 (Cod. Long.), Ar-
benego (leggi Arl-) sec. XIII (Lib. Not. 50): forse *ARULENICUS aggett.
di ARULENUS, nome ricordato in lapidi lomb.
Arluno M. = Arluno sec. XIII (Lib. Not.): probab. altra cosa da un
Arlugo (plebe Roxate) ibid. La desinenza -uno sembra originaria, in modo
da far preferire alla derivazione da un nome pers. ARULONE (gentil. ARU-
LoNIUS) quella da un nome pers. *ARELUNUS (cfr. Arlate). Confrontato,
però, col n. loc. franc. Mélun « MELODUNUM » potrebbe far pensare anche
ad un ARELLIDUNUM o sim. (1).
Armagna, cas., Cornegl., Lodi: dal n. della famiglia lodigiana Armagni
(Agnelli).
Armino loc. Gavirate VA; ARMIO fr. Veddasca VA, lat. ecc. Armi
nium; forse dal n. pers. germ. ArMOè, (Férst. 146). — Derivato probab.
dallo stesso n. pers: ARMISA, torrente, pr. Almenno, BG: = (de) Armi
sio, a. 1151 (Rota, Conv. 23).
(1) Assai più fantastici gli etimi proposti dall'Ettmayer (42): da celt. are Iounom
« presso l’immagine »; od are loudnom « presso l'ostacolo ». V. anche Battisti, St. Etr.,
I, 330.
ARNATE 6
Arnate, fr. Gallarate, VA: v. Arno.
Arno, torr., VA: = flumen Arne, (a. 976); quod clamatur Arne, a.
974 (Cod. Long.): onde il n. di Arnate, fr. di Gallarate, VA (= vicus, loc.
et f. Arnate a. 976 (Gabotto, Carte Nov.). Con ARNO (Lago d*), dial.
Areno, e SALARNO (Laghetto di-), nell’Alta V. Camon., sembra facile ricolle-
garlo ai nomi, estesi dalla Licia all’Illifia ed all’Iberia, notati dal Trombetti
(On. Medit.) e dal Pais (Mem. Lincei, 1918, n. 827). Il Battisti (Studi Etr. I,
327) inclinava ad attribuire gli Arno cisalpini allo strato celtico od al ligure,
sottraendoli all’etrusco. Il Serra (Nomi lomb.), ponendo in rilievo che l'A r-
no del 976 si incontra, nello stesso docum., coi nomi pers. Arno (genit.
Arnoni) e Arnolfus di due proprietari di Arnate, pur senza escludere
che questi n. pers. possano risultare da adattamenti del n. di luogo a n. di
persona (cfr. i n. pers Eporaedius, Xunu 5), ammetteva la possibilità
che anche Arno ed Arnate di Gallarate dipendano dal n. person. germanico:
ricordando i n. pers. Harnus ,Arnengo, Arnaldi, Arneverti
di altre carte piemontesi. — Il Rohlfs propone per Arnate, Arnasco ecc. una
derivaz. comune dal nome pers. celtico *#ARNOS 0 *ARNIOS.
Arnosto, fr. Fuipiano V. Im., BG. Forse dal n. pers. ERNUSTUS 0 ARNUSTO,
ricordati in carte degli a. 881 e 1021 v. Serra, NII. Lomb.
Aròldo (S. Lorenzo-) fr. Palvareto CR. Dal nome di un Aroldi, signore di
Voltido, Viadana, ecc. nel 1691 (Corogr.).
Arolo, fr. Leggiuno VA: dimin. di AREA lomb. era (cfr. Airolo)? Cfr. anche
AROLA, terreno, Barzio, CO; nonchè AROGNO, di Varese, = Aronno,
a. 932 e 1010, Bognetti, Orig., Append. XXVI.
Arosio CO = Aroxium, loco Aroxio sec. XIII (Lib. Not.); in luogo
« piuttosto umido ». Forse può essere forma letteraria di un dialett. *ai
Rozz calle rogge»: cfr. mil. rosgia ronsgia «roggia»; v. qui Rongio. Non
so se dal-cogn. Arosio venga CASAROSIO, Casalbutt. CR.
Arpina (Ripalta-) CR. Credo dal cogn. Arpini (Cogn. Ven. 168) e v. Bom-
belli, 271.
Arquino fraz. SO: cfr. ERCUNN n. pers. (Fòrst. 146).
Arrigona fr. Marudo, MI: dalla fam. Arrigoni (Agnelli).
Axriverlo (in-), Carate Brianza, MZ: forse AD *RIPARIUM? V. Rivarolo.
Arsago BG = villa prope Arciacus a. 774, (Mazzi 28), in Arciaco
a. 983 (Cd. Crem. I); plebe Artiago sec. XIII (Lib. Not.); un altro
ARSAGO (del Seprio), VA (= Arciaco a. 976, v. Rota, Gallar. 11 e
Arsago, 5), come già vide il Flechia, vengono da un agg. *ARTIACUS da
ARTIUS. - Dalla fam. Arzaghi: ARZAGA fr. Calvagese BS. (1).
(1) il nome di Arsago si voleva già collegare con arso: « vuolsi che anticamente si
63 ASOLA
Arsizio v. Busto Arsizio.
Artavazzo (0 Artavaggio) alpe, sopra Moggio (Cremeno CO). Da erto? Meglio,
credo, alteraz. (per dissimilaz. consonant.) di un arzivazzo (lat. recidi
vum): v. Ardivesta.
Artignano, fr. Bovezzo, BS: = Artegnadum, a. 1226 (Gnaga): aggett.
tratto dal gentil. rom. ARTINIUS.
Artogne fr. di Pian d’Artogne, BS; = Artognes sec. XV: la sua posi-
zione « in uno stretto pianoro » ed il confronto coi n. veneti Arto, Artén, ecc.
(Top. Ven. 210), possono forse permettere di riportare questo nome all’agg.
lat. ARTUS «ristretto ». Cfr. però anche i gentil. rom. ARTENIUS, ecc.
Arviaco, 1, pr. Provaglio; BS, dial. Arvià: lo credo risalire all’agg. lat. RE-
VILLIACUM (ReviLLIUS, gentil. rom., Sch.).
Arzo fr. Morbegno SO: cfr. Inarzo.
Aschierî (gli-) loc. presso Sondrio: da un cognome di fam.; cfr. il n. pers.
Asclerius in doc. di Lodi (Vignati), ed un a. franc. Ascler, filius
Asclerii, a. 1224 (Serra). Dal cogn. anche l'attributo di Mongiardino
Aschieri (Asti).
Asinarto (Cernuschio-), oggi C. sul Naviglio; = Cesen usg io A si na-
rio sec. XIII (Lib. Not.). L’aggiunto Asinario (cfr. i nomi Piazza Asinara,
local. sopra Ballabio CO, (dial. Piasa Snera); ed il nome della Valle ASNI-
NA percorsa dal f. Dezzo, BG), sarà da mettere in rapporto con l’ allevamento
di asini. V. Cernuschio e Ticinallo; e cfr. in Toscana, il M. Semario (già Asi
nar io), Pieri, Arno, 58. (1).
Asmonte cas. Marcallo MI de Asmonte, 1234): cfr. cogn. Azimonti (n.
pers AnsMunD, Forst. 130).
Asnago fr. Cermenate CO (anche Asinago, Corog.): certamente lat. ASI-
NACUM: aggettivo tratto dal n. pers. rom. ASINA (estr. ASNA?): v. Lasnìgo (2)
Asola MN; = fundo Asule, terra Asule imperialis a. 930, 951, 1057
(Odorici II, 79), de Axola a. 1123 (Cod. Crem.). Sta sulla riva del
Chiese, e forse deriverà il nome da ANSULA « piccola curva del fiume » (cfr.
Asola veron. Asola, Tramb-àsore Top. Ven., 243). Del tutto arbitrario pare
i li fosse cambiato il nome dopo di essere stato incendiato durante
Ce Ger Per Leandro Alberti (Descr. Italia, 358) Arsago sarebbe stato
invece anticamente ara Caesaris (!). va È
(1) Nessun credito si può dare all'idea, avanzata forse per primo da Luigi TRENI
(Epitafio Rom, 1845) e ripetuta da L. Ghezzi (in una memoria su Cernusco), e da Dan:
Muoni, (Melzo, 1866), che l’attributo Asinario sia stato tratto dal nome di Caio ASI È;
che sarebbe nominato in un’olla trovata a Cernusco.
(2) Invece in Piano dell’Asino, m. Asinino ecc., luoghi bresciani (v. Guaga) la voce
asino può alludere forse a dorsi o alture « a schiena d'asino ». V. Cavallo.
ASPERTI 64
ravvicinarlo, come faceva il Philipon (p. 289) al nome di Asu/a, proprio di due
antiche città di Tracia e di Spagna.
Asperti cas. S. Bassano CR: da un cognome, v. Cogn. Ven. 155.
Aspice fr. Corte dei Frati CR: e can. ib.; = castrum de Aspice a. 966,
fluvius Aspice a. 1023 (Cod. Crem. I). ASPES, casale pr. Brescia. (A
Milano, cognome Aspes). Non mi par separabile dalla parola ant. lomb.
aspexo (ital. aspide) riportata nelle Annot. Lessicali Lombarde del Salvioni
(Arch. Glottol. XII, 384 sgg.).
Assago MI, lat. ecc Assagum. Assiacus dal gentil. ASSIUS.
Assiano MI (già anche scritto Asiano): = locus Axiliano sec. XIII
(Lib. Not.): AssELIANUS dal gentil. ASSELIUS. \
Asso CO: = plebe Asxo, de Assio, sec. XIII (Lib. Not.): donde il
n. della VALL-ASSINA. Non pare vi siano serie ragioni per ricollegare questo
n. col monosillabo ASC (Genio ASC) della lapide trovata nella pieve di
Asso (CIL, V, 2, 526); e nemmeno per farlo risalire, per es., al nome pers.
romano ASCIUS, o attribuirgli, col Trombetti, (On. 19) un’origine mediterra-
nea. Forse, insieme o no con la voce lat. mediev. ASCUUM, ASCULUM (v. qui
Nasca), può ricondursi alla voce mediev. AssuM, specie di pascolo alpino:
v. una mia recensione allo studio del Bognetti, in Italia Dial. XV, 1939,
pp. 227-9. - Escluderei il lat. Assus «secco, arido » (Pieri, Arno, 271).
Astore (anche Astorre), fr. Castigl. Stiv. MN; poichè mi par difficile ricol-
legar questo nome con quello del rapace omonimo, penserei ad un derivato
da LASTA (lastra): LASTRORIUM.
Astria fr. Breno BS: «sul dorso della giogaia che costeggia a sinistra il
corso dell’Oglio ». Può forse stare con la voce berg. astrec «smalto, calce-
struzzo », it. lastrico.
Aureggio fr. Bellagio. CO. Mi par probabile che sia da ravvicnare all’Au-
ressio di Val Maggia, nel quale il Salvioni (Not. III, 85) credette di ravvisare
un composto di a e *voresco o *vorescio, tratto da ora « aura », 0 da oro
«orlo ». Cfr. Uresso fr. Baceno Novar.; e v. Avrascio. ©
Aùro fr. Casto BG, dial. Ur; il luogo sta sopra una scarpata, tra due declivi;
un luogo omonimo (dial. Ur), presso Comero, BS «sulle pendici di un
monte »: da intendere dunque come un «a ùr», dal basso lat. oRuM « orlo,
piaggia, limite ». V. qui Urènda.
Avedo (Punta o Dosso d’-), (anche di Laudo o di Làvedo, Cor.), penisola
appuntita lungo la riva occid. del Lago di Como. Proporrei molto timida-
mente un aggett. *LaBIDUS derivato da LABES « scoscendimento ».
Aveno, fr. Tremènico CO dial. Dàven. Con LAVENO, fr. Lozio BS, fu
ravvicinato dal Pieri (Not. 5) ai varî toscani Avena, Avane, da lui ricondotti
65 AZZONE
ad un n. person. etr. *Avena. Senza escludere tale origine, è forse più
probabile che il nome lombardo rifletta forma derivativa (*LABULUS), della
voce lat. LABES. Un AVANO (dial. Aà), fraz: di Pezzaze, BS, può risalire
invece ad un aggett. LABANUS. V. Lavendne e Aiedo. >
Averara BG, dial. Avrera (donde Vall-averara);, = Abraria a. 917, de
Avrera a. 1181 (Mazzi I), Aurera (Giul. IV, 712), Aurera (de
Valsaxina) sec. XIII (Lib. Not.): APERARIA « monte dei cinghiali » Salvioni,
Not. II, App. 135).
Avèrt (Strada dell’-), Gromo, BG; Averte (vico-), già local. presso Colo-
gnola del Piano BG, in doc. a. 905 e 987 (Mazzi, comunic. privata); COLLE
APERTO ivi presso = Culaverto a. 1353 (Mazzi 36); insieme con
AERT, cascine, Breno; APERTA, valle, Pezzoro, BS: sono da spiegare 0
con la voce alp. AVERT «casolare per il ricovero del bestiame, nella parte
più alta dell’alpeggio » (Brusoni, Guida Alpi Centr., IL, 472); o col termine
aperto, nel senso di « comune, pubblico » (terra aperta) di cui v. Serra,
Com. Rur. 17. Cfr. Montaperti tosc., Pieri, Arno 272, vicent. Colle Averto,
ecc., Top. Ven. 209.
Aviàtico BG. Benchè la notevole altitudine (n. 1022) possa opporvi qualche
difficoltà, il nome par derivato, con suff. -AaTIcuS, dal gentil. rom. AVILLIUS
(Avilia in lap. lomb.): cfr. Avigliana torin., e Aviliano tosc. (Pieri,
Arno, 122).
Avigno, contr. di Varese: = loco Vigni a. 976, Rota, Var. 187: Avini
a. 1045 ecc; ad Kigrnum, a. 1021, Bognetti, Orig., Append.: forse dal n.
pers. rom. AvINIUS (v. Pieri, Arno, 72).
Avrascio fr. Schignano (Vall’Intelvi) CO (anche Aurascio). Sembra forma
distinta solo per il suffisso (-ascio invece di -escio) da Auressio, di cui v.
Aureggio. Cortisp. forse all’ital. ant. averaggio, da avere, v. [Malavedo?
Azzano Mella, fr. Capriano BS; AZZANO fr. Torlino CR: = Nagano a.
1033 (Reg. Mant.), Azanum a. 1167 (Mazzi 284); AZZANELLO, CR,
= Azzanello a. 999 (Mazzi, 38); curte Azanelli a. 1019 (Cod.
Crem., I); AZZANO, fr. Tremezzina, CO; AZZANO S. Paolo, pr. Bergamo,
pron. Azà = de Aciano a. 875 (Mazzi, I, 39 ecc.): tutti ATTIANUS dal
gentil. ATTIUS.
Azzate VA: = Aciate, 1172 (Rota, Var. 245); Azzate (Giul .IV,
644), loco A xiate sec. XIII (Lib. Not.): sarà probabilm. ATTIAT- da AT-
TIUS, v. Flechia.
Azzio fr. Orino VA. Sarà yroprio dal gentil. ATTIUS?
Azzone fr. Dezzo Scalve, BG; AZZONICA, fr. Sorisole, BG: sembra dal
n. pers. germ. Azzone: il secondo con lo stesso suff. di Bertònico da
Bertone, ecc.
5. - Dizionario di toponomastica lombarda
Babbiano fr. Mediglia, MZ: un (fundus) BABIANUS (gentil. rom. BABIUS).
Babbiore, roggia, Crema. Il Bombelli lo deduce o dalla voce babiù « bab-
beo », o dal basso berg. babiuna «roggia con poca acqua ».
Baccanello fr. Calusco d'Adda BG: par deva stare coi n. tosc. Baccano,
Baccanèlla ecc. che il Pieri (Arno 333) collegò con la voce ital. baccano,
forse nel senso di « luogo dove si fa baccano ». (Cfr. Avogaro 25). (Da una
carta Iomb. del 1458 ho un Iohannes « dictus Bachan »).
Baciaculo, vetta, Degagna BS: come il Basa- veronese (Top. Ven. 137) è
forse allusivo al ripido declivio: v. qui Tiraculo.
Baciolago (Colle di-) pr. Barzanò CO: donde?
Baciorla fr. Corte Palasio, Lodi (Agn.). Pare un soprannome person.; come
BACIOCCO, Bévegno, BS.
Badia v. Abbadia.
Badile fr. Zibido S. Giac. MI, lat. eccL Ba dellium. Che sarà?
Baffo, cas. Valmàsino SO. Dev'esser da un cognome.
Bagaggèra fr. S. Maria Rovagn. CO: forse piuttosto che un collettivo della
voce alto lomb. bagaggella « rana arborea, raganella » (v. Cherub.), sarà da
un cognome Bagaggèr: v. voce seg.
Bagarello pr. Monte Calvo PV; altro, pr. Appiano Gentile CO; BAGAROT-
TI, pr. Pieve d'Olmi CR; paiono nomignoli, divenuti cognomi (Baghin, Ba-
gato, Bagarotto, Cogn. Ven. 220).
Bagatta, antica fonte di acque sulfuree, Milzanello, BS: «in fondi di pro-
prietà della famiglia Bagatta », Guerrini.
Baggio sobb. di Milano, dial. Bàgg; = Badaglo a. 873 (Giul. I, 270),
loco Badagio sec. XII; cfr. un Badaggio a. 1147, presso Cànnero
Novar. (De Vit, IV, 281). Secondo il Salvioni (Not. III, 86) potrebb’esser
67 BALBIANO
un deverbale dalla voce lomb. baggià « sbadigliare », onde verrebbe a Bag-
gio, un po’ troppo faticosamente davvero, il significato di « apertura ». Meglio
forse ravvicinarlo ad un basso lat. *BADACLUM da BADA « vigilae, excubiae,
ad indicare un posto di guardia. (V. Serra, Vie, 273, e qui p. 34).
Bagnadone (valletta di-), pr. Zone, BS: cfr. Bagnadur Diz. Trident. « canale
irrigatore ». i i
Bagnana fr. Lorenzo, CO: = casale diet. Bagniana a. 982 (Cod.
Lod.): *BANIANA dal gent. BANIUS.
Bagnaria PV, BAGNERA, via di Milano, = locus ubi Baniaria dicitur
a. 1025 (Colombo, Mil. I. 92); BAGNÈERA, cascina, Sermione, BS; BA-
GNAROLO fr. Gadesco CR; = locus Bagnariole a. 1079 (Cod.
Crem. I): BALNEARIA « bagni », v. Pieri, Serchio, 172.
Bagnàtica fr. Rocca del Colle BG: *“BALNEATICA.
Bagnolo vari luoghi; anche bresc.: dimin. di BALNEUM; (ma talora forse
aferesi del n. pers. A/bagnolo, per cui v. Serra, Cogn., 80).
Bagolino, BS (dial. Bagulì), = Bagalini a. 1077 (Cod. Crem. I); gli
abitanti ne sono detti, sul luogo, Bagòss. Per gli eruditi locali (v. Gr. Illustr.
278, Guerrini, App.), il nome rifletterebbe il PAcus Livi ricordato in una
lapide (« Genio Pagi Livii ») tratta dalla pieve di Bòvegno, ed ora nel Museo
di Brescia. La finale -ino sarebbe falsa ricostruz. del dialett. Bagalì (cfr.
Forlì da Forum Livin) Se non che tale identificaz. (ed anche una eventuale
deriv. da un *PAGULINUS) è contrastata gravemente dal Bagalini del sec.
XI. Che si tratti invece di un derivato da BAGA (v. Bagarello), con allusione
alla forma del monte? Ofr. un M. BAGOLO, in Val Daone.
Bagutta, via di Milano. I! nome, secondo il Venosta (Milano e le sue vie,
1867), deriverebbe da una famiglia (non credo attestata) Bagutti. Per il
Pasquali (p. 23) verrebbe dalla voce com. bagàta (ven. baùta, v. Rom. Et.
Wort. 853) « maschera »; come se dicesse: « via dalle Maschere », od anche
« della Baldoria » (?). E se fosse per un'insegna di osteria?
Baiana, fr. Monticelli Brusati, BS. Non so donde.
Baiedo, fr. Pasturo, CO: non lungi da un I. detto BAIOEUL; = casa qui
dic. Baliade, a. 975 (Mazzi, 42); indi Baliate, arce, roca de Baye,
o Bayedi, a. 1471-81. Direi di un lat. *BETULLIATAE, (dal n. botanico
BETULLA) attraverso *Baljae: nome che si sarebbe poi alterato in -iedo, come
Concenedo di Como (v.), da CONCENATAE, ed altri.
Balbana, Balbanina, pr. S. Fiorano, Lodi (Agnelli). Forse è da un cognome
*Balbani, supponibile dietro il n. pers. Balbo.
Balbiano fr. Colturano M/; un altro, fraz. Lezzeno, CO; ed ancora un
BALBIANELLO (Punta del-), n. della punta del dosso di Làvedo, CO (Oli-
BALDONA 68
vieri G., 60); BALBIANA. fr. Manerba BS: tutti da *BALBIANUS, dal gentil.
BaLBIUS: v. Pieri, Arno 122.
Baldona (la-), pr. Ceto Cerveno BS: dal cogn. Baldoni.
Baldorî (anche Baldori), fr. Derovere CR: da un cogn. Baldori tratto da
Baldo con suff. -orIO, od -ORE, v. Serra, Cogn. II, 62-3.
Balducca, fr. Senna Lodig.: cfr. cogn. mediev. piem. Bauducco (Serra,
Cogn., II, 65) Da un nome pers. Baldocco, invece, Boldache (in capite-),
a. 1167, Cod. Crem.
Ballabio (infer. e super.) CO; = loco Ballabio sec. XIII (Lib, Not.): forse
dal n. pers. BaLABIUS (registr. dallo Sch.), meglio che da un BELLUS, con suff.
«ABULUS: cfr. Cortabbio. — Difficile da spiegare è anche il n. del Colle di
BALISIO, sovrastante a Ballabfo. Poichè non mi pare qui plausibile un altro
nome pers., penserai ad alterazioni di un COMBALISIO: v. qui Combo.
Balestrieri, loc., Voghera, dial. Balastrè, -en (Maragl.): sarà da un cognome
Balestrieri.
Ballarate fr. Leggiuno VA, dial. Balaràa; Balaredeglum a. 1102 (Giul.
II, 713), è nome certo designante un luogo a quello vicino (quasi « Ballara-
ticolo »). Forse Ballarate è aggett. derivato con suff. -As- dal nome pers.
BALLARIUS o BALLERIUS (per il Rohlfs, 139, da BALARUS, Hold.). Ma il Serra
(C. Rur. 88), ravvicinando questo nome al n. loc. Ballarate di unac.
piemont. del 1192, lo dedusse dal nome pers. BELLARIUS, attestato in una
altra carta del 1221 (un Bellerius anno 1277). Un Ballerio alter-
nante con Valerio mi pare però di aver trovato in un doc. dell’a. 1068 nel
Cod. Long. In tal caso anche Ballarate potrebbe forse riflettere *VALERIAT-.
Ballàro (Sasso-), monte, Leggiuno VA; = Saxo-Ballaro sec. XIII (Lib.
Not. 256). Secondo la Corogr. il nome dipenderebbe da «una rupe caduta
sulla chiesa [di S. Caterina] nel sec. XIV, e che sembra starvi sospesa a
metà dalla volta ». Vi deve essere un’inesattezza almeno nella cronologia.
Un nome analogo è quello delle BALARINE di Chignolo PV, isole galleg-
gianti: v. Gr. Illustr. I, 807. - Rammenta, per qualche analogia di signif.,
la Pietra Pendula (v. alla v. Pendoglia). - Di altra origine sarà il m. BAL-
LANO, presso Caslè di V. Intelvi (CO).
Ballottino, Casteln. Bocca d'A. MI: da un cogn. deriv. da ballotta?
Bàlsamo fr. Cinisello, MI, = Balsamo a. 879 (Giul. I, 303), locus
Balsemo sec. XIII (Lib. Not. 225): dal n, pers. BALSAMO, onde dei nomi
pers. piemont. Balcimo, Balgema ha segnalato il Serra (Cogn. II,
92). Ne provenne la famiglia milan. Balsamo. Dallo stesso nome person.,
probabilmente, il n. di una casa BÒLSEM (o VOLSEM), pr. Maderno, BS.
Baluffi (Motta-) CR: certo da un cogn.
69 '. BARASSO
Balzarine fr. Fagnano Ol., VA; BALZARINI fr. Faedo SO; BALZARRO fr.
Castione And., SO; una BALSARINA anche, presso Crema: tutti dal cogn.,
assai diffuso, Balzàro, Balzaretti (cfr. Cogn. Ven., 198) (1).
Bàncota vill. pr. Lierna CO; BANCOLE fr. Porto MN; Bancheta (S.
Mater-), (Lib. Not. 221): dalla voce ital. banca « striscia di terreno più ele-
vato » (v. Pieri, Arno, 303; Top. Ven. 246). Cfr. Romano Banco.
Bande fr. Cavriana MN: da un nome pers. Bando (cfr. cogn. Bandini)? O
da banda « striscia di terreno »? (Massia).
Bandito monte, Bellano, CO: cfr. it. bandita; v. Top. Ven. 308; e v. Serra,
C. Rur. 41.
Banzuòlo fr. Viadàna MN dial. Banzoeu; Banzole loc. cremon. a. 1067
Cod. Crem., I): cfr. Banzélo fr. Casina, Reggio; starà con ia voce emil.
*banzoeula « panchina »: v. Bancole.
BHaraccone fr. Cremona: it. baraccone.
Baradello, cast, Como: in Baradellum a. 1160 (Man.). Non dev’es-
sere cosa diversa dal nome Baradei, Barasello registrati in Top. Ven.
152: derivano quindi, con suffisso -ETELLUM, dalla base prerom. BAR «rovo,
spino » (di cui v. Schuchardt Zeitschr. Rom. Phil. IV, 1880, 126, Iud,
Lomb. Lad.) (2). Cfr. la: Val di BAREDO pr. Pasturo CO.
Baraggia, Baragiòla, più luoghi lomb. Un Cassin BARAGGIA pr. Vimer-
cate è detto: locus dictus Baragia ad a. 853 (Giul., I, 105): cfr. un loc.
Barazia (Lib. Not., 86), Barazola (Manaresi); BARAZZINA, presso
Borghetto, Lodi. Vi si ripete, come nella BORAGGIA (Super. e Infer.) di
Suna (regione sterile), la voce lomb. piem. baraggia dal signif. di «landa,
grillaia, sodaglia », connessa con la or accennata voce BAR (cfr. friul. baràzz
«Tovo, spino »), di cui si occuparono il Flechia, N. di piante, 6, Massia’ Bot.
Nov., 4, e Gualzata; e v. Bosshard 75.
Baranzate fr. Bollate MI. = Balanziate a. 994 (Cod. Long.), Baren-
zaga 1051 (Cod. Crem.), Barenzate sec. XII (Lib. Not.). Par di
dover risalire ad un derivato in -AT- da un nome pers. “Balenzo (v. Balan-
gonus ecc. in Serra, Cogn. 97-98); piuttosto che ad un *VALENTIAT- da
VALENTIUS (3). Il Rohlfs (p. 141) pensa ad un n. gentil. (?) BARANTIUS, tratto
da un n. BarUSs, donde anche BARATE, v. voce seg.
Barasso fr. Comerio MI = Barasio sec. XIII (Lib. Not.); Barasi, a.
999 (ma Balasi, sec. XI, v. Rota, Quest. 9, 3); BARATE fr. Gaggiano
(1) Questo cogn. probab. dipende dal n. person. Baldassare. Ricordo « Balzarino », un
condottiero di Gian Gal. Visconti, v. Calvi, Patriz. 116.
(2) Sul nome di questo « Baradello » si è molto fantasticato in passato: si veda in
proposito Gr. Illustr., II, 709; e Corogr., 220.
(3) Il Flechia pensava, per « Baranzate», ad un derivato da un n. pers. « Varante ».
BAREMONE 70
MI, = vico Barate a. 1000 (Giul. II, 360): nomi derivati, con suff. -asso,
“AT-, dalla voce BAR, v. Baradello (1). V. però Baranzate.
Baremone malga, Bagolino BS: forse accrescit. di BARAME?
DI
Baratèra Castigl. Lodi; già proprietà dei Barattieri di Lodi (Agnelli).
Baravico pr. Imberido Oggiono (Corogr.). Par di leggervi proprio un com-
posto di BARROS (v. Barro), più Vicus: ed è infatti non lungi dal Monte
Barro.
Barbaiana fr. Lainate MI (così anche il lat. eccles.): par derivato, con
“ANA, dal gentil. BARBILIUS.
Barbariga BS. Si dirsbbe abbia avuto il nome « dalla famiglia Barbarigo di
Venezia » (Gr. Illustr.); ma si opporrebbe a questa spiegazione il trovar no-
minato il luogo (così afferma lo Gnaga) fin dall'anno 1237. Dovrebb'essere,
allora, un aggett. derivato dal n. gentil. antico BARBARIUS, come BARBA-
RANO, n. di una fraz. di Salò, BS, e del fiumicello che gli passa vicino.
Barbasso, Barbassola, fr. Roncoferraro MN. Da un cognome? Il Massia
penserebbe anche ad un derivato da BARBA, per dire «luogo a radici, a
barbe », v. Barbata.
Rarbata BG, dial. Barbada; = curtis Barbada a. 857, vico Barbata
a. 915 (Mazzi 45), donde, ibid., Costa de Barbata, a. 1234, Barba-
disca (Barbarische 1936); BARBATOLA Gaggiano, MI (Cor.): for-
se da un n. pers. BARBATO (v. Top. Ven. 127); vi contrasterebbero però Bar-
beta, Barbata, Barbàtole, se giustamente il Pieri (Serchio, 79, Arno 227) li
richiamava a ital. barba « radice, pianta con radice »: v. voce preced. An-
che nel Bresciano: BARBAINE, n. di una chiesetta. Livemmo = Barba
ini (a 1573, Gn.).
Barbavèra fr. Gravellona PV: dal cogn.-soprann. Barba-vara «barba briz-
zolata »: cfr. un Arn. Barbavara podestà di Piacenza nel 1162.
Barbellino, monte, Bondione BG: cfr. berg. barbelì « farfalletta », milanese
*barbèlla, bargiglio?
Barbetta, Barbina, pr. Lodi (Agnelli): v. Barbata.
Barbianèllo PV: dimin. di Barbiano: aggett. da BarBIUS gentil. rom. o
anche (Massia) da BALBIUS, con / (seguita da conson.) passata a r.
Barbignano fr. Dongo CO: BARBIGNAGA, cima, Paspardo, BS. Saranno,
specialm. il primo, aggettivi con suff. -Anus e-AcuS, dal gentil. *BARBINIUS
(BARBILIUS); 0 BARBINIUS (v. voce preced.).
Barbiselle fr. Persico CR: direi da un cogn.: cfr. il cogn. piem. Barbisio.
(1) Il cogn., anche milanese, « Baravalle », riproduce la voce piem. « baraval» stop-
pia: *baret-ale?
71 BARGHE
Barbò (Castelletto-), pr. Cuminano CR; BARBOVA (Cascina)-, Annicco,
CR; par certo da un cognome (forse da BARBATUS, oppure BARNABÒ, per cui
v. Bongioanni, 39).
Barbuzzèra fr. Dovera CR: l’Agnelli lo fa da Balbussera « nome di un’anti-
ca famiglia »: per il Bombelli dalla famiglia BABBUZZARI.
Barche fr. Ome BS; altro, 1. presso Solferino MN; BARCHETTE, fr. Redon-
desco, MN. Forse possono riferirsi proprio a it. barca: ma almeno il primo,
poichè il ven. ha barchessa « tettoia », può far pensare ad un femm. di BAR-
co: v. questa v. e Barghe.
Barclaino fr. Claino CO. Intenderei « bar (brughiera) di Claino ».
Barco fr. Lecco; altri, fr. Orzinuovi BS; fr. Marcallo MI; Castel-BARCO
pr. Porto MN; BARCHI, fr. Asola MN; BARCHETTI fr. Grontardo CR,
BARCONE fr. Primaluna CO, AI BARECH, BARREGO, luoghi sulla Gri-
gna e presso Pasturo. Vi ricorre sempre la voce lomb. *BARCH « tettoia »
(Val di Scalve vàrec «steccato per le pecore »; un Baregum episcopii
esisteva in Cremona nel 1269, Cod. Crem. 254), per la quale v. Prati,
Esc. I, 95; Battisti, St. Trent. 52; ed anche Serra, Centri past. 737, e Bos-
shmard 77 (barco «recinto per riparo notturno delle mandrie »).
Bardella, Bardelletta, Pieve d'Olmi CR; BARDELLO VA, lat. eccl. Bar-
dellum; BARDELLI, Piàdena CR; BARDELLINA, Martignana di Po
CR; BARDELINO, local. Grigna mer.; Bardolino crem. a. 1051, e via
Bardolina ib., a. 1138 (Cod. Crem. I, 73); BARDIONE, collina Ce-
degolo, BS; cfr. Bardi parmig. e Bardolino veron. (Top. Ven. 93): forse
tutti dal nome pers. Bardo (Fòrst., 247: v. anche Pieri, Arno, 204).
Bareggio e Bareggino M/ = locus Baradigio, -degio sec. XIII (Lib.
Not.), Baradeglum Giul. IV 680 (ma un Baregius, non identif.
è in Cod. Lodig. 170 ad a. 814); BAREGGIA fr. Lissone MI, lat. eccl, B a-
rigia: BARRET-ICULUM,-ICULA, v. Baradello.
Barera pr. Bareggio MI: *BAR-ARIA (v. voce preced.)?
Bàresi fr. Roncobello BG (dial. I Bàres): forse da un *BARRICI, aggett. tratto
dalla voce BARROS (v. Baradello)? Per il Serra (Com. Rur., 231), da un n. pers.
BaRRUS. Secondo G, Olivieri il nome Bares sarebbe proprio di altri luoghi dei
monti bergam. e com. C'è una local. / Bares presso Gromo di Valseriana.
Bàrgano fr. Villanova Silll MI; = Bargarum, loco et f. Bargari
(Agnelli e Cod. Long., anni 987 e 1147): forse da “BARGULUM, v. voce seg.
Barghe fr. Sabbio Chiese BS: vill. diviso in due dal fiume Chiese. Sarà
forse la voce alpina RARGA «capanna » (di cui Iud., Lad. Lomb. 9, Roma-
(1) Un «Barco» cestesa pianura a tramontana di Pavia» secondo la Corogr. do-
vrebbe il nome al « parco» che vi costruì Gian Galeazzo Visconti. — In Val di Non
«barc» vale « aia per il grano », Diz. Trident.
BARGNANO 72
nia XLVI, 468, Battisti, St. Trent. 3); onde il cuneese Barge, sopras. bargia
« fienile » ecc. (v. Trombetti, On. Medit.). E. v. Bèrgamo.
Bargnano, cas., Corzano, BS: da cui forse il cogn. bresc. Bargagni e la
BARGNANA, fr. Costrezz., BS. Probab., da un fundus romano BARENIANUS
(BARENIA, Sch.).
Bariara (o cascina de' BARIANI), fr. Garbagnate, M/: sarà da cogn. deri-
vato dal n. seg.
Baiano BG = Bariano a. 997 (Mazzi); BARIANI, campi, pr. Lodi, già
Bariano (Agnelli, e Rota, Paesi 577-8); forse agg. con suff. -ANuS ad
un *BarELLIUS (cfr. BARRIUS gentil. rom.).
BARINGHELL (Valle del): sulle falde della Grigna Sett. dipenderà certo
dal cogn. BIRINGHELLO, v. q. v.
Barisonzo (del-), loc. pr. Voghera, dial. Barsònz. Non è improbabile si tratti
di un nome di persona, forse affine al cogn. Barisòn (Cogn. Ven., 198) e
al nome pers. Barisone, che il Maragliano (pag. 86) dà come attestato nel
tempo del Barbarossa.
Barlassina MI = Barnaxina, sec. XIII (Lib. Not. e Manar.). Il nome cela
forse un segreto: io non so proporre che un derivato (con suff. -acc-ina) da
un ipotetico *BARRINA (da BAR «sterpeto »), o da un cogn. *Barno forse
abbreviato da BARNABA (1). Sarà da escludere un rapporto con la voce milan.
barnàzz «paletta ».
Barma fr. Plesio CO; BARNI fr. Civenna CO = Barno, Barna (Giu-
lini);) BARNICO fr. Provaglio Val Sabbia BS: forse rifless. di quel n. BARNA
di cui v. alla v. Barlassina, ed alla v. seg.
Barna Bonoma, roggia Lodi: «dal nome delle famiglie Barni e Bonomi »,
Agnelli.
Barocca (Cascina-) pr. Milano; BARUCCANA fr. Seveso MI: saranno da
cogn.: v. il cogn. Barocco, Cogn. Ven., 155.
Barona (la-) cascina (e ora Riparto) Milano, = vicus Baroni a. 973, Cod.
Long. (identificato ivi); rivus qui dic Barona a. 1077, fluvius Barona
a. 1191 (Col., Mil., 27, 51) (2); altre BARONA fr. Albuzzano PV, e fr.
Miradolo PV, fr. Casalpust. CR. Credo possa essere, piuttosto che un ac-
crescit. di BAR «sterpeto », il femm. del n. pers. Barone (v. Pieri, Arno
204). Cfr, Barone, n. di un comune pr. Ivrea, oltre a Montebarone, Asti.
(1) La voce Barna è però anche registrata in Férst. 246, ci i i i
a S , come generatr.
per.: « Barnefrid » ecc, SR
° (2) Nei pressi di Ki Barona » fu scoperta una necropoli ligure; ciononostante non
Do TAR RE REona che il nome abbia un'origine antichissima, come credeva il Colombo
la 27)»
73 BARZANA
Baroncina fr. Lodi: ad una fam. Baroncini (Agnelli): cognome per cui v.
Pieri, Arno 204.
Barònzio (Pozzo) fr. Torre Picen. CR: = Pluteo Baronzio a. 1142
(Cod. Crem.): da una fam. Baronzio (Gr. Illustr.): cfr. un Baronciò
a Venezia, sec. XII (Cogn. Ven. 156).
BAROSELLO locus, plebe de Arzago, a. 987 (Mazzi, 29): cfr. un nome
ant. pad. Baruzo Cogn. Ven. 156: se non è un dimin. di bar « sterpeto ».
Barostro fr. Pregola PV. Che sarà?
Barro monte, e fr. Galbiate CO: = ecclesia Barri sec. XIII (Lib. Not.);
ctr. Barro fr. Bognanco Nov., e monte Baro, Lugano: non altro che la
voce BARROS «sterpeto » (1): della quale pare un derivato femm. Barra,
nome di una local. nella collina di Mairano (Voghera: v. Maragliano 86).
Bartesate fr. Galbiate CO: non so se corrisponda al locus Bartexana
(plebe de Garlate) sec. XIII (Lib. Not.): ho notato anche un Bartezago
o -«exago dell’a. 1458, E’ forse possibile riconoscervi un aggett. in AT-; da
un nome pers. Bertese: cfr. cogn. Bertesi. Più verosim., secondo il Rohlfs,
da un n. rom. *BRAETESIUS 0 *BARTISIUS.
BARULFI (corte-), (0 Castel del Vescovo), anno 996 (Cod. Crem.); BA-
RUFFINI, fr. Tirano SO: tutt'e due da cogn.: v. Berulf (Fòrst. 274) ed
il cogn. Baruffi (Cogn. Ven. 220).
Barza fr. Ispra VA; = Barza sec. XIII (Lib. Not.); BARZO, monte,
Garlate CO; BARZIO CO (scritto anche Barsio, dial. Bars): = loco Bar-
zo «in territorio montuoso, a pascoli e castagneti »; BARZÒLA, fr. An-
gera VA, = Barzora sec. XIII (Lib. Not.), (cfr. Barzona fr. Calasca
novar.); BARZESTO loc. pr. Schilpario, BG = Barzeste a. 1367 Per
questi e simili nomi dell’antico territ. ligure (anche nella Francia Merid.)
sembra ben verosimile (ove sia da escludere, come base, un *BARCI, plurale
di BARCO, v. qui a questa voce) l’origine da una base, forse appunto ligure,
BARS- (altern. con BERS-), simile, ma distinta, dalla voce celt. BARRICULUM,
BERRICA «landa senz’alberi »: secondo la proposta del Battisti (Elem. etr.).
Barzesto, osserva lo stesso autore, sembra avere però nel suffisso una traccia
veneto-illirica. Ad origine ligure pensava la sig. M. Gallotti.
Barzago CO: = Bartiago a. 1405 (Giul. II 316), Barzago sec.
XIII (Lib. Not.). Data la z aspra (antico -T3), converrà riferirlo ad un
aggett. in -acos, non di Barpius (cfr. Barzàno, Pieri, Arno 123), e nem-
meno di BarcIus (v. Serra, com. Rur. 253): ma o di BERCIUS o di Brac-
cius: cfr. tosc. Bracciano, Pieri, Arno 125.
Barzana BG: forse aggett. con suff. -ANA da BRACCIUS, v. n. preced.
(1) Si pensò (v. Gr. Illustr. 193, e Redaelli, 44), che sulle falde occident. di questo
monte sorgesse la città di Barra di cui parla Plinio, Hist. Nat., III, 17: ma l’identificazio-
ne pare arbitraria.
i
BARZANIGA VA
Barzaniga fr. Annicco, CR, = Barzanigae a. 1020 (Cod. Crem.I; una
curte Bargianica è ramm. anche in Serra. Com. Rur. 254), forse
potrà essere un derivato, con suff. -1cA dal n. pers. BARGINNA.
Barazanò CO, = Brisianore a. 988 (Cod. Long.), locus Barzanoe,
Baranzolo sec. XIII (Lib. Not.); curte quae dic. villa Barzanorum
a. 1015 (Giul. a 80). Come in Bressanoro (v. questa voce), si tratterà della
forma di genit. plur. latina BRIXIANORUM (v. Serra, Cogn. II, 533): 0, come
pare ora al Serra (Com. Rur., 254), di un *BARGIANORUM, da un cognome
lat. BARGIANUS?
Barzavalle, loc. Cevo V. Camon.; con BARZOAL, loc. in Val Palobbia, BS
(Gn.); probab. da intendere: bar-zovàl, cioè « del giogo» (v. Zovo ecc.)
Barzizza fr. Gandino, BG; = vicus et fundus Bargegia a. 933, 993 e
1057 (Mazzi 303). Mi par doversi ammettere qui un derivato con suff. -ICIA
(cfr. Mortizza, ecc.) da quella base BARGA «capanna », di cui v. Barghe.
Bascapé PV, anche BESCAPE’ dial. Besgapè = de Basilica Petri
a. 879 (Giul. I), Basegapei, Baxilicapede, a. 1167, 1181, ib.,
già anche Barxegapè: per l'evoluzione di questo nome si veda Salvioni,
Giorn. St. Lett. It. XXIX,454 n., Not. II, 87, App. 238; e si noti che Pè
per PETRO è pure in San Pè, luogo pr. Pavia; per il significato di BASILICA
(fino ad un certo punto pari ad ECCLESIA, ma generalmente più antico), v.
Schiaffini, Bas., e Serra, Recens. S. 946. Quel -PETRI non corrisponderebbe,
almeno oggi, al Santo titolare della chiesa; ma avverte il Galli (p. 47) che
vi sarebbe conservata una reliquia di S. Pietro. - Dal cogn. Besgapè è derivata
la f. femmin. la BESGAPERA, fr. di Caselle Lurani, Lodi (Agnelli): dove
pare riappaia la sillaba finale scomparsa in Bescapè.
Basélica (-Bologna) fr. Giussano MI: v. Bascapè. Un inatteso spostamento
di accento in BASALÈCA, cascina Calvisano, BS (cfr. Bassanèga sotto la v.
Bassanina.
Baeferè, loc. pr. Livo, Domaso CO: forse da un nomignolo divenuto cogn.:
e Basso ferrario ».
Bagiamo MI forse =" Pasilianus a. 942, (Cod. Long. 973) = Basi
iianum (Giul. IV 66); altro BASIANO fr. Morimondo MI = Phara
Basiliana (Cod. Long.; Colombo, Tic. 81, e v. qui fara): aggett. in
-ANUS dal n. pers. BasiLIus. Dallo stesso nome, con suff. -asco: BASIASCO,
fr. Mairago MI.
Bagiglio MI; = Basilium (Giul. IV 834), locus de Baxillio, sec.
XII: anche questo forse da n. pers. BASILIUS.
BASILICANA (loco Piscariolo et-), nel terr. cremon., a. 1044 circa, (Cod.
Cremon.): forse allusivo ad un censo dovuto alla chiesa di Cremona? (v.
Schiaffini, Bas., 19).
75 BAZZA
Bassano BS; altro, fr. Tronzano, VA; aggett. con suff. ANUS, dal gentil.
BASSIUS.
Bassarina, Bassanine, fr. Borghetto e Galgagnino, Lodi (Agnelli): forse for-
me dimin. di bassana, voce che conosco solo dal terr. di Rovigo nel senso ‘
di «piccola bassura, spesso umida », v. Lorenzi, Pol. 86, Top. Ven. 210,
(padov. Bassanello). Un derivato di bassana si ha anche in BASSANEGA, n.
di una conca, Tremos., BS: che sta in luogo di Bassànega.
Bassone, fr. Senna CO: «territorio alquanto paludoso »: acerescitivo di
hasso.
Bastìa, Bastida, più luoghi, PV, CR, MN: italiano bastia: v. Top. Ven. 309.
Da notare però che bastia, nelle Alpi Maritt., designa un « casolare per dimora
temporanea »: v. Serra, Centri past. 747.
Bastoni (Cascine-), fr. Monza: da un cognome.
Battaglia fr. Castelleone CR; BATTAGLIONE, cas. CR, che sarebbe forse
la curtis Battaioné del sec. VIII (Gr. Illustr.). Vanno certo insieme
con molti altri Battaglia ecc. di varie parti d’Italia (v. p. es. Top. Ven. 309):
nessuno forse ricorderà luoghi in cui avvenne qualche fatto d'armi; ma tutti,
probab., rifletteranno una base #*BATTALIA « munimentum » (v. Du Cange
S. BATAILLIAE) (1).
Battifréda (la-), nome di una porta a Monza: da BATTIFREDDO (germ. BERG-
FRIED) per cui v. Serra, Vie, 75.
Battù loc. pr. Vigevano (c'è una chiesa di S. Maria del Parto o di Battù)
= Batud a. 902 (Colombo, Tic., 57); Batu do (via de-), pr. Abbiategrasso
a. 1254, ib. 68 (= ad la batudam de Briscon, a. 1249, Parodi); BAT-
TUDA PV; BATTUELLO, cascina, Corbetta MI. Quanto al nome venez.
Batuta S. Severi, sec. IX, in esso il Gallicciolli leggeva « terra percossa dal
mare» o «strada comune», ma può ravvicinarsi piuttosto (v. Top. Ven.
309), all'espressione batudo de pali (2). Ad una « via battuta » pare alluda
veramente BATUDA, fraz. di Camignone, BS; dove passa la strada per Iseo.
Bazéna, nome di una conca con un laghetto, in V. delle Valli (Val Camon.).
Sarà forse da ricollegare con le voci bresc. basîa «ciottola di terracotta »,
lomb. basla, berg. baiòt, REW. 866 (un monte Basfa, pr. Puegnago BS
(v. Gnaga).
Bazza fr. Bigarello MN: da un cogn. Bazzo?
(1) Secondo la Gr. Illustr. « Battaglia » di Castelleone ricorderebbe una « battaglia »
fra Romani e Cartaginesi condotti da Amilcare.
(2) Il Colombo, loc. cit., p. 68 voleva invece interpretare il « Buttù » di Vigevano « per
qualche fatto d'armi» piuttosto che da «terra battuta ». Credo poi da escludere del
tutto si tratti di proprietà di una compagnia di « Battuti»: v. nel Diz. Trident., « Cade-
dio» già casa dei « Battuti».
BAZZANA ù 76
Bazzana fr. Assago MI; = Baciana a. 903 (Giul. I 45); donde BAZ-
ZANELLA ibid = Bazanella (-Giudea), Giulini IV 696: aggettivo
con suff. -ANA dal gentil. BaTTIUS. Da questo luogo ebbe il n. di Bazan a,
nel sec. IX, uno dei contadi del Milanese.
Beata fr. Pian d’Artogne BS, dial. Biada; in «territorio fertile di biade »
(Corogr.); - BIADONE (Ca'), fr. Peia BG: forse da *PLATA biada; - Ma
BEATA, fraz. pr. Brescia ha il nome, da una chiesetta dedicata alla Beata
Vergine (Guerrini). V., per il cogn. trevig. Beati, cogn. ven. 220; e v. qui
Collebeato (1).
Beàtico fr. Filighera PV: forse pari a lomb. biddegh « nipote »?
Beccalzù fr. Bascapè PV: forse da cognome, già soprannome: «ben cal-
zato »: cfr. il cogn. Belcazer = Belcalgario (Serra) Cogn. II, 611). Da
un cognome simile, ma ben diverso: Becchinsù, pr. Offanengo, Crema (il
Bombelli ne dà come forma dial. Belchisù).
Bechella (Mulino-), cfr. Castelleone CR: credo da un cognome.
Bèdero Valcuvia e BEDERO Valtravaglia, fr. Luino VA: pari a un lomb,
i bèdar (lat. BETULAE), v. Salvioni, Not. I 34.
Bedizzole BS; = Budiciola, Buthizolis, sec. XI (Odorici e Gna
ga): probabilm. forma diminutiva plur. dal nome di person. german. BODIZZO
(Forst. 323).
Beddja fr. Tàrtano SO: valtell beduja «betulla » (Arch. Glott. IX 213).
Bedoletta torr., Nuvolento BS; BEDOLINA (Costone della-), Gravedona
CO: lomb. bedola « betulla » (v. Salvioni, Not. II 215, Gualzata Bell. 21).
Bedulita BG (o Beduleta) = Bedulia a. 1219 (Rota); BETULLETA, V. voce
prec.
Begna loc. Porlezza CO. Donde?
Belcredio via di Vigevano; = corte Bercleda a. 969, valle B riglerij
via Berghyni, via de Belcredi a. 1347 e segg. (sarebbe stata detta
anche via Bercina, Colombo, Ticino. 78 segg.; volgarm. detta Barcé v.
Serra, Borgo, 20): è dunque nome da ravvicinare (nonostante l'incertezza
della grafie come son riportate) al canavesano Bercleto (da *BIRCULA « betula »,
V. Massia, Canav. 6). V. Montù Berchielli.
Beldosso fr. Carate Brianza: v. Dosso.
Beleguarda v. Bellaguarda.
(1) Un'altra BEATA, luogo pr. Leno, BS, registra la Gr. Illustr., II, 256; ma dice che
questo nome è anche « corrotto in BAGATTA », onde un luogo vicino è detto BAGAT-
TINO. Forse la notizia non è esatta.
77 BELLAGIO
Belforte fr. Gazzuolo MN « nominato nel 1180 », Gr. Illustr. (II 611); altro,
fr. Mantova « forse così detto dalle fortificazioni fattevi erigere dal principe
Eugenio di Savoia ed ora demolite »; CASTEL-BELFORTE, pr. Mantova;
Grotta di BELFORTE, pr. Varese « dov'è un palazzo incompiuto sulle ro-
vine di un antico castello chiamato Beltorte », Corogr. = in Belforte
sec. XIII (Lib. Not.): cfr. anche un trentino Belforte (Diz. Trident., 75); e
un altro, nel Monferrato.
Belfuggito n. di più luoghi lodigiani (Agnelli). Sono quattro frazioni delle
parrocchie di S. Colombano, S. Angelo Lod. e Villavesco: nominate così già
in un registro verso l’anno 1630. Per quanto singolare, il nome ha l’aria di una
designaz. relativamente recente, del tipo Belforte, Panperduto ecc. Con que-
sto ultimo nome, il nostro Be/fuggito può forse aveve grande somiglianza
di significato: specialmente se è una lieve alterazione di Benfuggito. Forse
superfluo, dunque, ricercare un’origine diversa (composto di foglieto ecc.;
v. le mie III Aggiunte, p. 7).
Belgiardino, BELGIARDINETTO, luoghi lodigiani (Agnelli): dal nome assai
ovvio.
Belgioioso PV; = castro Zojoso a. 1377 « uno dei luoghi più belli e ri-
denti della bassa Lombardia ». Vi sorse il castello dei Barbiano di Belgioioso;
nel sec. XV ne assunse il nome la famiglia Barbiano d’Este. (Gr. Illustr, I
801). Nome antonomastico, assegnato al luogo da chi ne fece, prima che una
villeggiatura, un castello per riserva di caccia: che furono i Balbiani di
Belgioioso, eredi dei Visconti: la tradizione lo assegna alla fine del sec. XIV
(v. Galli. 42). *
Belgirate v. Bulcaro.
Beliseto (S. Martino in-), fr. Castelverde CR. Forse è grafia meno esatta per
*Belisetto, che sarebbe dimin. del n. pers. Belisio (v. Serra. Cogn. II 607);
cfr. trent. Belisenga (Diz. Trident.), Altra cosa è probab. il Bellice (Monte
di), pr. Salto, Ivrea: che il Serra (Com. Rur. 19) deduce dall’abl. plur.
BeLLIcIs dal n. pers. BELLICUS.
Bellàgio CO, dial. Belàs; = Belagio a. 835 (Cod. Long.) loco Bela-
sio a. 88zZ. (Ant. It. 1II 749), Bisl/acio a. 905 (Giu., I 424), Bisla-
cis (sita-) a. 941 (Cod. Long. 949: nello stesso doc., si noti, è nominata una
domina Bellaxia); onde Pizo Bellaxio (il monte di Bellagio) a.
1105 (Giul. II 744); Monte Belasina sec. XIII. Pare della stessa origine
di: Fenili BELLASI fraz. Capriano BG, e di Belasiae, che sarebbe sta-
to già aggiunto specificativo dell’attuale Cividate, di Val Camonica (Civitas
Belasiae); e quindi del nome trent. Bellasi, = de Bellasio a. 1339.
La grafia Bislacio, Bislacis, che fu usata talora pur nel sec. X,
non pare da giudicar altrimenti che come una fallace ricostruzione etimo-
logica, che dimostrerebbe esser antica l’interpretazione di Bellagio come un
*BI-LAcUS « per la divisione del lago di Como in due rami » (v. Chiesi, 158;
BELLAGUARDA 78
Corogr. 86, e cfr. Salvioni, Quisq. 13). Ancor più illusorio è naturalmente
un composto « bell’agio ». Il Serra (Cogn. II 608 e Com. Rur., 168) di-
stinguerebbe questo nome locale Bellagio = *BeLLACIS, dai nomi personali
Belaxius, ecc., quasichè il primo rifletta un abl. locat. di *BELLACUS
(BELLUS nome pers., con suff. -ACUS), e questi altri nomi una base *BELLA-
cis, forse da nomin. *BELLAX. A me sembra che non ci siano ragioni sufti-
cienti per formarne due serie distinte. :
Bellaguarda v. Guarda.
Bellano CO, dial. Bellan; = plebe Belano sec. XIII (Lib. Not.), un PRA’
BELLANO è luogo pr. Lecco. Sarà dal n. pers. Bellano (e questo da Bello),
di cui v. Serra, Cogn. N. 608. (1) - Bellanask è epiteto del vento che spira sul
Lago di Como dalla Valsassina.
Bellanto fr. Orezzo di Gazzaniga BG. Con Bellante di Teramo, e Bellandi
di Vado Ligure, par da riferire al n. pers. Bellante, di cui v. Serra, loc. cit.
Belledo fr. Lecco, dial. Belée, = locus et f. Belede a. 979, (Mazzi 47), in
Beledo sec. XIII (Lib. Not.): non facilmente si potranno riportare a
*BETULETUM attraverso un *beolé.
Bellèra fr. Pianello L. CO. Sarà da scomporre in dell'era «bell’aia »: il
paese occupa la più bella parte piana del comune (G. Oliv.). V. Era e Bonera.
Belliem (S. Maria di-), porta di Cremona; = de Beliemmo a. 1192,
de Belieme, -emis (Cod. Crem. I, II); forse, insieme col n. di un monte
a Borno BS, detto BÈELEM, e con quello del Cornone di BLUMONE (dial.
Bliimù, Balemù), in V. del Caffaro, BS, può riflettere il nome di BETLHEEM
(Betlemme), divenuto nome personale (v. Cogn. Ven. 132, ed in generale
Serra, Cogn. III) (2).
Bellignano (Vico-), fr. Casalmagg., CR: *BELLENIANUS dal gentil. BELLENIUS.
Bellîngera (la-), casale pr. Turro, Milano: luogo che «la famiglia Bellingeri
acquistò dal governatore di Milano conte di Vaudemont », (Gr. Illustr. I
458, Bombognini 165). Dal nome pers. Belingario.
Bellinzago M/, dial. Belinzàa; = Biliciago a. 855 (Giul. I, 211),
successiv. Birizago, Birinzago; sarà dunque (come già vide il
Flechia) un aggett. *BELLITIACUS da BELLITIUS n. gentil. ecc.; per cui v.
Serra, Cogn. II, 606 (3).
(1) Forse sarà della stessa origine il nome di « Poggio Bellano » di Sita in Valdarno,
che il Pieri (Arno, 227), spiegava altrimenti. Così al n. pers. Bellando (v. sotto Bellanto)
si potranno far risalire i « Bellanda » riportati dallo stesso Pieri » ib., pag. 367.
(2) Un nome loc. « Betteleme» è presso Sommacampagna, Verona; « Betlemme»,
fraz. di Chivasso (Massia).
(3) La » inserita in « Belinzàa » da *Bellitiacus è quella stessa che si ha in « Bellin-
zona», già Bilitione, Bellitiona (in Gregorio di Tours anche Berizona),
per cui v. De. Vit, Prov. Ossola 111, e Salvioni, App. 22.
79 BENACO
Bellinzana (Cascina-), loc. pr. Romano BG (Mazzi 382): da un cogn. Bellin-
zano (per cui v. Cogn. Ven. 156, Serra Cogn. II, 609 n. 3).
Bellotto (Casal-) fr. Casalmagg. CR, = Casale de Bellottis sec. X.
(Cod. Crem., I, 19): dal cogn. Bellotti (v. Serra, loc. cit.). )
Bellozza fr. Motta Baluffi CR: cognome.
Bellusco MI; dial. Bellusch; Bellusco già dal sec. X (Massia); locus
dictus Belusco a. 1021 (Giul. II 109): mi parrebbe risalire ad un cogn.
o n. pers. “Bellusco tratto da Bello col suff. -usco che ricorre, ad es., anche
in Calusco, Cernusco, e ctr. Palosco.
Belmonte fr. Pianello Lario CO: bel-monte.
Belprato fr. Pertica Alta, Salò: bel ‘prato.
Beltrade (S. Maria), chiesa di Milano; = S. Maria quae dicitur Bertra-
de a. 902 (Giul. I 660); così detta « da una contessa Berterada del sec. IX»
che l'avrebbe costruita: v. Giulini, ib. e Venosta s. v.
Belvedere più luoghi; cfr. nel Bresciano,, un BELVÈ ed un BELVIDI (v.
Gnaga). Il Lorenzi (Diz. Trident.) registra un Castrum quod vocatur Belve-
dere dall’a. 1160.
Belvignate fr. Mairago MI: il Flechia ci vide un « belvignato ». E’ però
dia considerare che, secondo la Corogr. 58, quel luogo sarebbe stato un
tempo « villeggiatura di Giovanni da Vignate ». Troppo arrischiata mi pare
la proposta del Rohlfs: da un n. pers., supposto, *BELVINIUS.
Belviso valle, a. N.O. di Tirano SO: forse da un cognome?
Bema e Ronchi di BEMA SO; in luogo elevato ed alpestre. E' nome per me
molto oscuro. V. però Biumo.
Benaco nome del lago di Garda, Benacus in Polibio, Catullo, Virgilio,
Plinio, ecc.; = locus u. dico Bennaco, a. 1101 (carta veron.; cfr. in
Francia Benac e Benagues, da un altro BENACUS (Skok, 159); e così, presso
Lodi, una « clausura de Benenaco (a 761, v. Bonazzi, 32); e, in un do-
cum. gergam., (v. Mazzi p. 322, a, 959 e 961), un « fundo Bennaco »; non-
chè un «vico Benacus» che dev'essere tutt'uno col BENACO, presso
Sedrina BG («gruppo di case, e la valle che ne prese il nome: valle de
Benaco a. 1192), di cui v. Mazzi, p. 17. Il D’Arbois de Jubainville (Re-
cherches 135), considerò già questo nome come una variante di un celt. *BEN-
Nacus, ant. irland. bennach « cornuto », per dire « dai molti promontori »
(cfr. irland. benn « cima»); ma poi (Pem. habit. II 98, 117 n.) lo comprese
fra i nomi liguri (1). Il Philipon (139) lo dice nome retico. - Superfluo, pro-
n (1) La presunta origine di « Bellagio» da bis lacus fece supporre, ma contro ogni
ragionevolezza, allo Schneller (Tirol. Namenforsch. 13), che BENACUS derivasse da un
composto latino binae aquae.
BENE . 80
bab., pensare anche, o invece, al celt. BENNA «carro di vimini », - Del nome
attuale Lago di Garda (così detto dalla contea di Garda) si hanno attestazioni
dopo il 1000, v. Lorenzi, Diz. Trident., s. Benaco.
Bene Lario, fr. Grandola, CO; cfr. Benne, fr. Villafr,, Tor., e Benna, di
Biella (2). Forse abbiamo qui il plur. di BENNA, che, oltre al signif. di
« canestra da carro », come mi avverte il Massia, ha, almeno nel torinese,
quello di «capanna », « casa di paglia ». Non escluderemo però del tutto
una dipendenza dall'ital. BENE, nel senso di « proprietà » (v. Bosshard, 77).
E v. qui Malavedo.
Beni de’ Lurani, fraz. Caselle Lurani, MI: è la voce ital. BENE, o il n. pers.
BeNNO? Cfr. anche BENECCO, sul Chiese, BS.
Beno de’ Gozzadini, fraz. di Abbiategrasso, MI: qui pare più facile risalire
al n. pers. BENNO v. Cogn. Ven. 156, e qui Casbeno.
Benzona fr. Crespiatica, MI: dal cognome Benzoni, signori di Crema e v.
Cogn. Ven. 156.
Beolca fr. Olgiate Calco CO; = loco Bovulco a. 975 (Giul. I 617). Be-
vulco a. 975 (Giul. I, 617) Bebulco, Bevolco sec. XIII (Lib.
Not.); Bibulco, Brivio 58: cfr. cogn. ven. Beolco BuBuLcus (Cogn.
Ven. 199): mil. bd/ckh « bifolco ». Secondo il Giulini, loc. cit., provenne
da quel luogo la famiglia milan. Bevolco.
Berana fr. Serle BS: cfr. un n. loc. Berranam de Cannero, a. 1283:
credo da un nome pers. Berano, v. Cogn. Ven. 156.
Berbenno BG = Barbenno a. 1184, Bognetti, Orig. Append.; altro BER-
BENNO SO: cfr., per l’uno e l’altro, un « busco de Berbenno», Serra
Com. Rur. (a. 1114); Barbenno, sec. XII (Bognetti, Atti Acc. 336). Il
Pieri (Not. 25) popose di ravvicinarli al n. etr. *VIBRENNA (n. pers. rom. VI
BRENUS).
Beregazzo fr. Figliaro CO: forse dal n. pers. Berico (di cui v. Arch. Glott.
X 396, e Cogn. Ven. 157); se non da BERRICUM di cui v. s. Bèrgoro.
Bereguardo PV; il castello sontuoso (v. Galli, 44) che fu probab. costruito
nel 300 da Gal. II Visconti; più tardi appartenne alla famiglia Tolentini
(Corogr.) Cfr. Belriguardo, la villa estense non lungi da Ferrara; Bellosguar-
do, pr. Firenze; un altro (anche detto Belriguardo), Pistoia, v. Pieri, Arno,
273.
Berenzi fr. Castelgofîr. MN; Berenzaga, luogo cremon., a 1051 (Cod.
(2) Il « Bene» (-Vagienna) di Cuneo era nel medio evo Bagennae: v. Bibl. Soc.
Stor. Subalp. XXXIV; v. per questa voce (= « corte di 8 ajennis, 901: dal n. etnico
Bagennae, Serra Com. Rur. 99.
81 BERNACCO
Crem. I: credo dal nome pers. germ. BERINZO (v. Serra, Com. Rur. 237):
cfr. il cogn. Berengo (Cogn. Ven., 156, e Serra, Cogn. II 606) (1). E v. Brenzio.
Beretti (Torre-) PV; Villanova dei BERETTI, fr. Giussago PV; Torre Beretti
fu sotto la signoria di Beretta della Torre dopo il 1213 (Chiesi, Pavia, 184).
Bèrgamo dial. Bérghem: negli autori latini Bergomum, Béoyopov in
Tolomeo, Bergame, Bergamum (Itin. Anton. e Hieros.), Perga-
mum (An. Rav.); cfr. Bèrghem, luogo alpestre sopra Riva di Trento. Non
si può non ravvicinare questa voce, come fu fatto da molti (v. anche Perin
Onom.), al gr. ITégy apov «locus editus, arx », gotico bairgam, germ. berg;
oppure, come propose anche il Trombetti (On. Medit.), alla voce alpina
BARGA di cui è toccato alla voce Barghe. Lo stesso autore attribuisce in
Bérgamo al suffisso -mo la funzione di superlativo o di participio (cfr.
Tpiajn0s « primus », zegapÒs «cotto »). Si noti però che BeraiMos fu anche
nome di divinità topica ligure (Corp. Inscr. Lat., V, 4981). Il Philipon infatti
(p. 129) ricordava che Catone e Plinio attestano che Bergamo fu fondata,
con Como e Ticinum, da tribù liguri, e ravvicinava questo n. a quello di
Bergima, antica città della regione di Marsiglia. Probabilmente dal nome
di Bèrgamo (v. Salvioni, Postille, Rev. Dial. Rom., 1912, 205), con rife-
rimento al suo dialetto, difficile ad intendere, è da spiegare il detto, comu-
ne spec. nel Veneto: savèr, capir el bèrgamo (« discorso coperto, misterio-
so »). Questo modo di dire ha riscontri anche nel mantov. (bèrgam), nel
cremon. (bergheb): cfr. il parmig.: dar el bèrghen « dar l’intesa »; comasco:
« gh'è minga de fa ol bergam », inteso dal Monti: «far lo sbrigliato ».
Bérgoro f. Fagnano ‘01. VA; = loco Bergano sec. XIII (Lib. Not.),
lat. ecc Bergorum; si cfr. il Bergolo com. di Cuneo donde il casato
di Bergòlo. Piuttosto che dalla stessa base di Bergamo, deriverà forse, me-
diante il suffisso -uLus, dalla voce celt. BERRICUM « landa senz’alberi »
(onde fr. Biers ecc., di cui v. Holder s. v. e Battisti, Elem. Etr. 330).
Berlingo BS, dial. Berléng; e Berlinghetto, ivi presso. Sarà pura etimol. po-
polare quella, ammessa dal Guerrini (Brixia S., V, 1914, p. 124 e App.) che
questa Berlingo non sia che alterazione, attraverso un Labrènt, dell’appel-
lativo LABIRINTO, che si diede già alla villa dei Conti Calini di Lograto, villa
circondata da un labirinto. Fra l’altro, questo labirinto non può esservi stato
costruito che in età assai recente; sichè Berlingo non può che ripetere il
nome pers. german. *BeRrLING: cfr. il cogn. ven. Berlini (Cogn. Ven. Eug.
156), il n. loc. tosc. le Beringhe (Pieri, Arno 205), € Berlinghèra, n. di un
monte sopra Sòrico, CO (n. pers. Berlinghero); e v. qui Biringhello.
Bernacca fr. Vallio, Salò: da un n. pers. *Bernacco su BerNO, di cui v.
Pieri, Arno 205.
(1) Non avrà che una casuale omofonia con la voce medievale ossolana « berenzum »
(odierno « brénsciul ») « ginepro », di cui v. Salvioni, Boll. Svizz. It., XIX, 1897, 12.
6. - Dizionario di toponomastica lombarda
BERNAGA 82
Bernaga fr. S. Maria Rovagn. CO; = Bernago, Bernaga sec. XII
Lib. Not.). Dato il suffisso -ACA, sarà forse da ricondurre, piuttosto che ad
HIBERNUS, 0 al n. pers. BERNO (v. voce prec.), o al nome antico *VERNA
(etrusco?) presupposto dal Pieri (Arno 55) per il m. Verna e vari Berna
toscani.
Bernareggio MI; — Bernadigio, Bernare gio, sec. XIII (Lib. Not.
257). La terminazione attuale -areggio pare risalga dunque ad un anteriore
“adigio: forma derivata probab. dal n. pers. BERNADO (Fòrst. 270). Un luogo
omonimo presso Castelletto Lodig. è derivato dal nome della famiglia Ber-
nareggi (Agnelli). Dal nome pers. BERNONE, probab. BERNÙ (Zinglo), n.
di una cima, Malonno, BS.
Bernasca fr. Camnago CO: donde il cognome Bernasconi (v. per Bernasca,
Bognetti; Orig. 107). Nome che presenta le stesse incertezze di Bernareggio. E
cfr. il nome di Pra-bernasca presso Rivalta Torin. (Massia).
Bernate (-Rosale) CO; BERNATE Ticino MI; BERNATE fr. di Casale
Litta VA: BERNATE fr. Velate MI: nelle carte medievali sembra vi cor-
risponda sempre Brinate (a. 1045 e 1092, Giulini II, 316, 635): cfr.
Erinate, plebe Bribia, sec. XIII (Lib. Not.). Qui par di trovarci di fronte
a dei riflessi di *PRUNAT- (per PRUNETUM): cfr. berg. brignoeul, piem. bergna
«prugna », lomb. barndzz o brinazz « paletta » (*PRUNACEUM); ed un Ber-
nedo luogo in plebe Alliate, Mil. sec. XIII (Lib. Not.). - Il Rohlfs (p. 141)
propone di dedurre Bernate da BERINOS, cOgn. (Holder).
Berniga fraz. Villanuova sul Clisi BS; un altro, pr. Cremeno CO. Si direbbe
derivato da un *PRUNITA (v. Bernate e per -iga da -ita v. Casnigo); oppure
dal nome pers. BerNo. Cfr. Bernezzo, Cuneo.
Bernina la montagna a N. di Sondrio (onde il Pizzo ed il Passo Bernina).
Secondo l’Hubschmied (Clubfiihrer durch die Bundner Alpes, V, 1932, p.
351), benchè questo nome appaia come Barlina per l’anno 1438, poi,
nel sec. XVI, in tedesco, Der Perlingen, o Berlingen o Berli-
ner Berg: e in fonti più antiche «mons Bernina», dovrebbe riflet-
tere una forma “BERONINA, deriv. da Beranya, n. di luogo (nella Val
Minore) ricordato in una carta dell’a. 1429; e questo discenderebbe alla sua
volta dalla rad. celto-lig. *BER, nel signif. di « fonte, ruscello ». Mi sembra
però che sia opinione alquanto discutibile.
Bernocchi (o Bernoca) fr. Borgoratto Marmor. PV: da un n. pers. *BER-
NOCCO.
Rersènìco fr. Bione BS: potrebbe riflettere una forma ant. BERCENICUM deriv.
con suff. -icu- dal n. pers. celt. BERCENUS; se non Un deriv. da un altro n.
celt.: BRICCIUS.
Bertàna, fr. Bettenesco CR. Lo pensavo derivato, semplicem., del n. person.
BertaNo. Ma intervenne il Serra (NII. lomb.) facendo l'importante con-
83 BESANO
statazione che Betto, o Bettone, fu anche forma ridotta dialett. di BERTO BER-
ToNE; (cfr. « Madeberti qui Beto vocatur, fil. Iohanemperti », anno 885),
cosicché per lui il n. loc. Bertana dovrebb’essere stato origin, congiunto
col nome Bettenesco (v. questo n.): rendendo testimonianza di un'unità eco-
nomica gentilizia, per la quale si ripeteva nella tradiz. onomastica così il
nome Betto come Berta (-Bertani), Cîr. BERTENA (Bocchetta di-) sopra
Ballabio, CO (dal n. pers. BERTENIS).
Bertar6ni, loc. sopra Borgo Poncarale, BS. Per il Guerrini (Bagnolo, 23),
il nome rifletterebbe un'antica BRAIDA TIiRONIS: ma sarà pura illusione. Si
tratterà quasi certam. di un deriv. del nome pers. BERTARONE: V. qui Bertèr.
BERTELLI (Fontana), luogo pr. Bergamo, sec. XI (Mazzi, Suburbio, 11); dal
n. person. BERTELLO. Così da BeRTòLO: BERTOLA, loc., Casteggio PV
(dial. Bartoeula).
Berterî (Torre dei-), fr. Torre S. Giac., CR: dal n. pers. BERTHARIUS (Serra,
Com. Rur. 177). Da questo nome anche: BERTERASSI, pr. Voghera, PV:
= in Berterasi, -assi, a. 909-998: per il Serra (Com. Rur. 177)
da una forma *BERTHARIACIS.
Hertonico Lodi, = Bretonico a. 1000 (Cod. Long. e Cod. Crem.):
con suff. cus dal n. pers. Bréttone (Férst., 336). Cfr. Bertinoro di Forlì,
già Brettinoro.
Berzo fr. Codegolo BS; BERZO Inferiore, fr. Biemo BS; BERZO S. Fermo,
fr. Borgounito BG; = Berges a. 830 (Cod. Long. 203), Bergis,
Berges, vico et‘fundo Berce a. 998 (Mazzi 102); cfr. anche in Ber-
gias, luogo ricordato insieme con Blancanuco ad a. 774 (Cod.
Long. 98). Per il Serra (Com. Rur. 139 e NII. lomb.) le attestazioni antiche
in -18 ed -Es attesterebbero un plurale volg. BERGI, che può essere n. person.
(un Bergius n. gall., è in Holder), Non so se si dovrà forse abbandonare del
tutto la mia ipotesi che questo Berzi, insieme con Berzinno, fr. Castelli
Cusiani (Novara), Berzi (Imperia), Villa-berza fr. Castelnuovo sui Monti
(Reggio) = Villa Berza a. 1302, Bersezio di Cuneo, ecc., dipenda dalla
voce preromana “BERSIUM «siepe o recinto per rinchiudere gli animali »,
donde il fr. berceau (v. Rom. Etym. Wòrt, 1051) (1).
Besana Brianza M/: = campo nominato Besana a. 968 (Cod. Long.);
Bexana sec. XIII Lib, Not. (cfr. un Antonius dictus Besana sec. XII
Cavalli: anche Baciana? (v. Rota, Cassie. 18) (2); forse aggett. con suff.
“ANA dal gent. Besius o BAEDIUS: cfr. tosc. Biggiano (Pieri, A., 122).
Begano fr. Porto Ceresio, VA: cfr. Besana.
(1) Il Battisti però (Elem. Etr.) registrava « Bersezio » con « Bersona» delle Giudi-
carie, fra i nomi derivati da una rad. *bars « altura» forse di origine ligure.
(2) Seconda la Corogr. Mil. « Besana» fu già feudo della famiglia « Besana », cui
appartenne Gariberto arcivescovo di Milano nel 917. Ma la famiglia avrà tratto il suo
nome dal luogo.
BESATE 84
Besate MI, dial. Besàa, Basàa; = Bexate, Basate sec. XIII (Lib. Not.):
anch'esso, con suff. -AT-, dal gentil Besius o BAEDIUS? Cfr. però Besazio
pr. Mendrisio, Cant. Ticino, che pare non ammetta un’analoga origine.
Besnate VA (anche Bisnate); = locus Besnate sec. XIII (Lib. Not. 246),
Forse “BEssENAT- dal n. pers. BesseNUS (cfr. Skok, 153 per il franc. Bes-
senay) (Il Rohlfs lo fa da Bissunus, cogn. gall.). Cfr. Beseno, Besenello
trentini; ma v. Bisnate (1).
Besozzo VA; = de Besocio sec. XI (Manar.), Besuito secolo XII
(Lib. Not.). Forse vi si può, riconoscere un nome personale antico: ad es,
Vesuccius, od un derivato con suff. -ozzo da n. pers. medievale, quale
Besius. Si cfr. con un luogo detto S. Andrea Bisitium (lat. eccl.) presso
Brebbia. E v. Bizzozero. \
Bèspoli, monte, Puegnago, BS (m. 321); con BESPLÈL, terreno pascolivo,
V. Vestino (m. 1500) e con VesPIo, monte, Sondrio (v. questa v.), risalirà
piuttosto alla voce lat. vesPuLa (da vesPA) che non al n. person. antico VE-
SPULUS.
Bèssimo, Sup. e Inf., fr. Angolo, BS. Riflette forse la voce medesima che
sta alla base della cuneese Besimaùda (già Bismalta) e della reggiana Bi-
smàntova (già Bismàntova,) che anche il Serra (Com. Rur. 227 e Riv.
Studi Liguri XIII) credette risalire ad una v. grecolat. *ABYSSIMUS (cfr.
franc abîme). V. qui Bosmenzo.
Restazzo e San Pietro BESTAZZO, fr. Cisliano, MI; = Blestatio sec.
XIII (Lib. N.); BESTETTO fr. Colle Brianza CO (= Besteto anno
1456) (2). Insieme con n. trentini Besta, Bestone ecc., e con un BESTONE,
monte, Tremosine BS, dipenderanno probabilm. dalla voce basso lat. BE-
sTUM «pascolo » (v. Du C.); ben difficilm. da vETUSTUS.
Betésca fr. Orio al Serio BG: forse da un nome pers. *Bettosco, e questo
da Betto (v. Pieri, Arno 205, Top. Ven. 96)?
Bette fr. Chiavenna, SO (anche Betto?): v. Betosca.
Bettenésco fr. Persico Dosimo CR: dal n. pers. BETTINO 0 BETTONE con
suff. -esco? Ma v. Bertana. E cfr. BETTEGNO, fraz. Pontevico, BS.
Bettola, Bettolina, Bettolino, n. di più luoghi. Sempre nel significato dell’ital.
bettola, e spesso per indicare un luogo di sosta «di carrettieri e vetturali »
(Corogr.).
(1) Il Melzi, secondo il Chiesi (354), farebbe derivare il nome di « Besnate » da
Besenzatum, che sarebbe ricordo del fiume toscano « Bisenzio ». Ma è evidente V’artifi-
ciosità della comparazione.
(2) Forse sarà da leggere « Bestotto » 0 « Bestecto » il Besterto, plebe de Caxorate,
sec. XIII, Lib. Not.
85 BIANCAMONDA
Bettuno alto, e BETTUNO basso, Gromo BG: oscura, come spesso, la ra-
gione di quel suffisso -uno: e, forse, in conseguenza, inesplicabile il nome.
Cfr., ad ogni modo, BETTONE n. pers. alla v. Bettenesco.
Bévera (la-), fr. Monza; altra, fr. Barzago CO, che dà il nome alla Madonna
d'IMBEVERA (v. Cherub.); la BEVERA, nome di un fiumicello, S. Maria
Rov., Lecco; cfr. la Bevera, a 1288 (nel De Magnalibus Urb. Me-
diol. di Bonvesin); Bévera, nome d'un fiume di Sospello, Nizza al Mare:
una cassina de Bevera, o de Prato-bevere c. milan. 1456. No-
tava il Cherubini che nella Brianza la parola bevera si usa quasi nel
significato generico di «rivo o torrente povero d’acque »; e questa voce
parve al Salvioni (Ital. Dial. V, 303) rappresenti un riflesso, attraverso
bévola, di un bédola, onde «acquisteremmo un riflesso lombardo di quel
peD » (voce franca, col signif. di letto, partic. di torrente), donde si ebbe
il piem. bialera, ecc. L'opinione del Salvioni è la stessa del Meyer-Liibke
(REW 1016); ma per il Dauzat (seguendo lo Yud) «l’area e il senso esclu-
dono il germ. BED»: le voci franc. dief, genov. bea ecc. (lat. volg. BEDUM)
si spiegherebbero da una voce gallica, col signif. di « canale, fossato ». In
particolare per i nostri Bévera ecc. (1) mi pare tuttavia che il riscontro con
Beverara (v. voce seg. e Top. Ven. 309), e con le voci lomb. beveròn, be-
viroeu, ecc. c’induca a considerar questo dévera come un deverbale da be-
verare; v. anche Ambivere. Con le voci bévola e bédola, forse ben ricon-
dotte al francone BED, può raggrupparsi piuttosto il nome di Bèura (o Be
vola) loc. presso la Toce, Domodoss. (donde venne il nome lomb. della
béola, a designare quella specie di gneis che si estrae in quel paese). Per
il quale Beura mal si riesce a credere (v. Massia, Topon. Botan. Novar. 20)
che gli corrisponda un vepra dell'a. 840; v. qui alla voce Vepra.
Beverara fr. Acquanegra MN: v. voce preced.
Beverate fr. Brivio CO; = Beverate (Giul. IV, 722), e secolo XIII (Lib.
Not,); dal nome del fiumicello Bévera, che vi passa. Ne derivò il nome di
una famiglia (v. Giulini).
Bezzetti fr. Volta Mant.: direi da un cogn. Bezzo, v. Top. Veneta, 96.
Biaghèra, Biagherina, fr. Lodi (Agnelli). Non so donde; non parendomi
possibile che corrispondano a *Biadèra, -erina (da BIADA), « avena sativa »
Biancamonda (la-), luogo pr. Zelbio Véleso CO: con una voragine carsica
in cui si perdono alcune acque. Ma piuttosto che a qualità di quelle acque,
penso ad un nome person. femminile composto (Bianca-monda, cfr. Savia-
bona a Vicenza, ecc. od anche altrimenti, PLACIMUNDUS, nome pers., Bruckner
290).
(1) Non era certo nel vero il Cattaneo (Not. Lomb. XX) quando pensava che in
« Bevera » ecc. si perpetuasse il n. gallico del castoro (fiber, biber).
BIANCO 86
Bianco (S. Giovanni-) BG: presso a stratificazioni calcaree. Cfr. la BIAN-
CUROEULA, nome di una parete rocciosa sopra Mandello, CO, e qui
S. Martino Bianco. Dal colore di una statua della Madonna credo sia
venuto il nome di una chiesa, che esistette a Milano, a Casoretto, di S.
Maria BIANCA; da cui, per avervi avuta una proprietà la detta Chiesa, il
nome delle cascine BIANCHETTE, caseggiato pr. Greco Mil. — Cfr. il
nome della S. Maria NERA, di Loreto (Mil.), eretta dal card. Borromeo.
Bianconiggî, 1. pr. Borgoratto, PV: da un n. pers. BLANcoNESE (da BLANCO,
n. pers.): v. Serra Com. Rur. ZI,
Biandino (Bocca di-) fr. Bacedo CO: BLANDINUS, nome pers. (Serra, Cogn.,
II, 612): v. Viandazzo.
Biandrònno VA; = Blandaronno, Blanderonno a. 828 (Cod.
Long., 194), Blandon in lacu (sic.) sec. XIII, (Lib. Not.): dal n. pers.
BLanpIRO (Albucius Blandiro in lap. di Como, CIL, V, 527, cfr. Serra.
Cogn., II, 612, n. 2 e Com. Rur. 6). (1) Analogamente BIANDRATE di No-
vara = Blanderate, sec. XI (Massia), B landrate a. 1209, dal n.
pers. femm. BLANDIRATA, CIL V, 6497.
Biànica v. Cambiànica.
Bianzano fr. Spinone dei Castelli, BG. Se la z, come sembra, è sonora, sarà
un aggett., con suff. -anus, dal n. gentil. BLANDIUS (anche in lap. lomb.).
Cfr. qui Binzago; e Bianzè, di Vercelli.
gran
Bianzone SO: vi si può sospettare un n. pers. “Bianzone da BLANDIUS.
Biassono MI, dial, Biassonn; = Blassonno a. 859 (Giul. I, 224), Bla-
sono sec. XII; BIASSONO, fr. Peschiera, MI: forse da un n. pers. *BLAS-
sius. — Il Cherub. registra il modo di dire andà a Biasson « approfittare ».
Riazzeno fr. Dizzasco Intelvi CO: forse da un “BLATTIENUS, nome person.
lat. (BLATTIUS)?
Biazzi (Canéve de’-), fr. Torre Pic. CR: sembra certo da un cogn.
Bibbiatica fr. Genivolta CR; = Bubiathetha (sic) sec. XII (Cod.
Crem.): pare dunque aggett. con sufi. -atIca dal gentil. BusBius o Bovius,
od anche Pupiius (cfr. Biubba, Top. Ven., 44). Invece, da un lat. BAEBIA-
mus: Bibianello, luogo forse presso Curtatone, nom. nel Reg. Mant.
(a. 1044).
Bîcagno fr. Còrrido, CO; BICCO, loc. pr. Casteggio: da nomi di persona.
Biccicèra, loc., Gornate Inf. VA. Forse derivato, con suff. -ARIA, da un
cogn. *BIcICCI?
(1) Una grossolana leggenda fa derivare questo Biandronno da un BLANDUM ONUS,
che sarebbe stato l'onere di un tributo di pesce dovuto dal paese a Milano (informaz. di
don Ces. Romanò, parroco di Cirimido).
87 BIGOLIO
Bicocca e BICOCCHINO, fr. Milano la prima, nomin. già sul principio del
400 (Rota, Greco), Vi era già « un castello circondato da larghe fosse, che
serviva di villeggiatura ai duchi di Milano », (Gr. Ilustr., I, 457): cfr. it.
bicocca.
Bicogno fr. Faggeto Lario, CO. Cfr. il nome pers. rom. VOCcoNIUS?
Biegno fr. Veddasca VA, lat. eccl. Blenium. V. Bienate.
Biemo, v. Biumo.
Bienate fr. Magnago MI; = Blannate a. 1000 (Cod. Long.), Bianà
(fluvius de-), a. 1288 (Bonvesin); forse agg. con suff. AT- dal n. pers.
*BreNA di cui v. Pieri, EL. Etr., 155; v. voce seg. (Il Rohlfs propone: BLANOS,
n. pr. gallico).
Biènno Breno BS; donde il nome della Val BIENNO. Se è vero che corri-
spondano a questo nome, nel sec. XII e XIII, le forme Boenno, Buen-
no (v. Gnaga), si dovrebbe farlo risalire ad un derivato aggettivale della
base “Bova, di cui v. qui alla v. Bovegno. — Ma saranno di origine ben
diversa, in tal caso, la contrata ubi dic. ad Blenum, Val di Trescore,
BG, a. 1211, forse = sorte de Plene, a. 830 (Mazzi, 364); Bieno fraz.
Pieve Tes., Trento, = Bleno a. 1323 (Diz. Trid.); Bieno fraz. S. Bernard.
Verb., Novara, = Bino, a. 1262. secondo il De Vit, I, 347: forse dal
n. pers. BIENA, v. voce preced. (v. Pieri, Not. 6). V. però anche il nome
Blenio e Val Blenio (Ticino) che fu già Belenium, v. qui s. Blello.
BIFFIS (Cassinae de-), a. 992, Milano? (Cod. Long., 1528; Giul. II, 199
e v. Rota, S. Ambr. 17): dal cognome milan. Biffi.
Bigarello MN; = Bigarello a. 1037 (Reg. Mant.): cfr. un cogn. ven.
Bigarella (Cogn. Ven., 236).
Biglio Inferiore e BIGLIO Superiore, fr. Valgreghent. CO = comune de
Billo, a. 1456): forse da BiLIius n. pers. rom. (cfr. i Biglio toscani in
Pieri, Arno, 74); nonchè, un c. milanese del 1266, un n. femmin. BILLIA; ©
v. Biuiorus in Serra, Cogn. It. 607, BELIOTUS, Brattò I, 83. Da quel luogo
potrà aver avuto il nome la famiglia Bigli, donde fu denom. Mezzana BIGLI,
PV (con la frazione Balossa BIGLI): che, dopo i Sannazaro ed i Ponzoni,
ebbe per feudatari i Bigli (v. Chiesi, Pavia, 191).
Bignamina e BIGNAMININA, fr. S. Stefano Lodig., (Agnelli): dal cognome
Bignamini (Beniamini).
Bigolio, un n. di luogo bresciano (non è però nel Diz. dello Gnaga), l'origine
del quale fu oggetto di uno studio (C. G. Mor., sul n. loc. Bigolio, in Arch.
St. Lomb. 1926, pp. 387-92). In carte del sec. XII sarebbe nominato come
Bicholio, Buchorio; in dialetto sarebbe Bigori o Biigori: dove si
proponeva la derivazione da Vicus OLtei. Ma a ben altro si può pensare
più verosimilm. : forse, per es., a un *BicoLLIvs (dai due colli?).
BIGONCIO ' 88
Bigoncio fr. Arosio CO; = Bugonzum, loco Bugontio, sec. XII
(Manar. e Lib. Not.). Par sia da tener separato dai nomi veneti Bigonzo
(forse da BICoNGIUS), Top. Ven., 310, e provenga da un n. proprio, formato
con suff. -onzo (v. Serra, Cogn., II, 573-4) dal n. pers. Bovo (v. Cogn.
Ven., 132-3).
Bina, cascina, Lonato, BS; BINA NUOVA, fr. Gabbioneta, CR; = Bina
nova a. 1202 (Cod. Crem. I). da BINA, che in Lombardia dice « riparo,
palafitta, chiusa »; a Brescia anche « zattera »; nel Veneto e nel Trent. {v.
Top. Ven. 310. Diz. Trident.) « filare di viti », « striscia di terreno fra due
filari ». V. Binasco (1).
Biuago Co. Se è esatta l’identif. di C.M. Rota con Bionaco dell'a. 774
(de Bionaco, -ago), pare n. da ricondurre ad un n. pers. rom. come
BivonIus, o fors’anche Bovone. '
Binasco M/, dial. Binàsch; = de Binasche, Cavalli, I, 129 (vi si nomina
un possessore di fondo, di nome Binascho) Forse così l'uno come
l’altro possono dipendere da un n. person. prelatino, come ha supposto il
Pieri (Arno, 58) per alcuni Binano, Bonano, ecc., toscani (cfr. Bena-
cus). Ma Binasca può risalire a BINA, v. alla voce Bina. Il Vidari (I, 68) ri-
porta l'opinione del Sacco, che Binasco sarebbe stato così detto perchè « bi-
narum civitatum finibus coniungatur, interlabente rivulo ». Si noti che Binasco
si trova alla congiunzione del Ticinello col Naviglio di Pavia. — Per essere poi
Binasco a mezzo cammino fra Milano e Pavia, vèss de Binasch si dice, o si
disse già a Milano, per dire « essere a mezzo di qualsiasi cosa », Cherub.
Binda, Nosate Milan; BINDELLA fr. Erba CO: cfr. terra in Binda,
Lodi, a. 997, Binde trent. (Diz. Trident.), ed i nomi loc. ven. Binda, Bin-
dola, Bindelle (Top. Ven., 247): da *BINDA «striscia di terra » (Rom, Et.
Wort., 1110).
Bindo fr. Cortenova CO; = locus Bindi, sec. XII. Benchè il luogo si
trovi su di una falda allungata di piano fra la riva della Pioverna ed il
monte Cima d’Ollino, non mi par molto verosimile che il nome sia una
forma maschile di *BINDA (v. voce preced.): forse vi si potrà (come anche
in BINDO, fraz. di S. Brigida, BG) riconoscere Bindo n. pers. (v. Bon-
gioanni s. Aldobrando).
Binzago, fr. Agnòsine BS (dial. Binsàch; e BINZAGO, fr. Cesano Mad,;
MI: = Blanzago, e S. Mart, de Bianzago, sec. XIII (Lib. Not.)
Il primo forse aggett. dal n. pers. rom. *BENNICIUS; il secondo, da BLANDIUS.
Biòccolo, torr, pr. Salò, dial. Bioccol: V. Abbiòccolo.
(1) A proposito di Bina, questa voce BINA, secondo la Gr. Illustr. (II, 578), desi-
gnerebbe anche « riparo, palafitta o chiusa, che abbina (raccoglie) le acque nei tempi
asciutti, affinchè alimentino i molini»,
89 BISAGO
Bioggio fr. Morbegno SO (cfr. Bioglio, di Biella, giù Bedulium), forse
da *BETULLEUS, cfr. berg. beddja «betula alba»; fosso Bidbggia, Top.
Ven., 152.
Biòlo fr. Ardenno SO; BIOLO (ponte di-), Cavenago d'Adda, *BETULLUS
(cfr. Top. Ven., 152). Cfr. Bloello ultra Murgulam, fr. Bergamo, sec.
XII (Mazzi, Suburbio, 5).
Biondo (Ca’ del-), fraz. Cremona: soprannome pers.
Bione, Salò, dial. Bim. = Abbiono, Habiono, a. 1286 e 1384.
Comunque, insieme con BIONE, torr. pr. Pescarenico CO, potrà forse ri-
condursi al n. pers. BrLione (v. Prabione). Meno facilmente, direi, ad un
ALVEONE, v. Abbio.
Biòsio, Bellano CO, Che sarà?
Biòtta (la), monte, Cittiglio, VA (detto anche Monte Nudo); un m. BIOTTO
anche pr. Brunate, CO; con un’Alpe di TERRA BIOTTA, pr. Bellagio: e
con BIOTTINO, fr. Gravedona CO: dalla voce lomb. biòtt « nudo, brullo ».
Birago fr. Lentate Seveso MI; = Biragum (Manar. e così a. 1119,):
aggett. con suff. -acus dal gentil. Brrrius (anche in lap. lomb.) (1). Ne
ebbe origine la famiglia dei Biraghi; ond’ebbero il nome la BIRAGA e la
Biraghina, fr. di Terranuova dei Passerini M/, e la Cascina BIRAGA, fr.
di Lugagnano PV.
Bìrbesi, fr. Guidizzolo MN; = Birbaxi, Birbasi (flumen-), a. 1301,
1045, 7 (Reg. Mant.). Parrebbe di sentirvi, ma forse è solo illusione, un
riflesso del plur. lat. vervÈcEs con l’accento del tosc. bèrbici (cfr. la forma
Ale Virbize, località presso Vittorio Veneto, a. 1517, Top. Ven., 193).
Birga fr. Ossago MI. Cfr. Bérgoro?
Biringhello fr. Rho M/: da un un. pers. *BERING, come il tosc. le Beringhe
(Pieri, Arno, 205), v. Berengo, Cogn. Ven. 156; e v. qui Baringhell; e Ba-
rengo, di Novara.
Biròlo fr. Lacchiarella M/; BIRONE, fr. Giussano M/; BIRONDOLO, loc.
Pizzighettone CR. Forse risalgono a nomi personali: per i primi due, v.
Cogn. Ven., 236 (e Birolio, Massia, S. Seb., 311). Ricordo però la voce
lomb. BIRON «bischero »; e cfr. il n. loc. luganese Birònico, i Bironik, di
cui v. Salvioni, App. 260; nonchè i fogazzariani BIROSNI (Golfo dei), sul
Lago di Lugano.
Bisago, fr. Lomazzo CO; forse = Bluciaco (plebe Massalia), a. 920,
(1) A tutt'altra origine si dovrebbe pensare (forse ad un Jat. BIBULACUM, dal n. pers.
BisuLus) se fosse vera l’identificaz, di Birago con forma docum. di Biulaco, per gli
anni 942 e 996.
dii =
BISBINO 90
(Giul., I, 446), Biozago, sec. XIII (Lib. Not.): forse aggett. con suff.
-acus dal gentil. BLossius (meglio che da BLuSIUS, come parve al Flechia).
Bisbino, monte, Moltrasio, CO. Forse vi si può supporre un VESPINUS, N.
person. (bergam. besba «vespa »). V. Vesbio; ma cfr. forse, per un’affinità
semantica, Barbellino. '
Biscossi (Villa-) PV. Sarà dal cognome. Cfr. cogn. Bisca, Biscardi, Cogn.
Ven., 236.
Bigentrate fr. Pozzuolo Mart. MI, = Besentrate (Giul., IV, 412),
plebe Besentrade, sec. XIII (Lib. Not.): villaggio posto fra il canale
della Muzza ed il torr. Molgora: penso che si tratti di un *BIS-INTRATA
«cattiva entrata», nel senso di «cattiva rendita » (mil. entrada, intrada):
con Is dal signif. peggiorativo (v. Diez Wérterb., 55, Meyer Liibke, Rom.
Gram. II, 574, Pieri, Arno, 302). Cfr. Malentrata, luogo trevigiano, Top.
Ven., 224. — L’etimo però sarebbe ben diverso se fosse autentica, e più
antica, la forma Bisentenate addotta dal Rota (Cassic. II, 11, e
Varese ua In tal caso si dovrebbe pensare ad un aggett. *BISENTINUS, però
puramente congetturato, — Il Rohlfs pen i
nel la se pensava ad un deriv. dal nome femm.
Bisenzio fr. Lavenone, BS (detta anche Busenzio: v. Bottazzi che ne dà
come fr. dialett. Bosés): luogo molto elevato. Non si può non pensare al
fiume tosc. Bisenzio, v. Pieri, Arno, 367, ravvicinato già da altri, fra cui
l’Aebischer (St. Etruschi, II, 303) al teram. Bisenti ed ai due Besancon
(Visontio) francesi. Il Philipon (p. 281) li considera nomi liguri.
Bignate fr. Zelo Buon Pers., MI, = Buxinate, 2. 1126 (Vignati, 263),
e forse = Bucinate, a. 1159 (Giul., IV, 549). Credo anche questo
nome, come i veneti Bîiseno, Businello, ecc. (Top. Ven., 311) dal lat. BUCINA
«tubo per acquedotto » (cfr. mesolc. bùsen, in questo senso, Salvioni, Not.,
II, 88, III, 80; a. trevis. busnello «chiavica », v. Stat. Trevis., a. 1313);
analogamente forse Bugeningo (campo in-), presso Palosco BG, a. 959
(Mazzi, 352) da BUCINA con suff. -ing-. V. qui anche Busnadore; e, d'altro
canto, Besnate (1). Forse sarà di altra origine Brsnago (0 Bisonago), monte
in Vall'Intelvi.
Bigogmone, casc. S. Mart. Vobarno, BS, = Bisognon (a. 1609): pro-
prio da BISOGNO?
Bissàga, nome (secondo l'Orlandi) di due tratti di strada per i pedoni, presso
A e presso Tartavalle: sarebbero così detti per le molte risvolte della
strada.
i) Il Pieri (Serchio, 173, e Arno, 334) riferisce vari nomi loc. toscani « il Bucine »
cal Bùcine », dove si tratterebbe della voce ital. « bucine » specie di rete. — Il Gabiani,
nella Laudiade, allude alla derivazione popolare di « Bisnate » da bis natus, nato due
volte, forse per un « primitivo abitatore... cui da morte scampò fato benigno » ().
91 BIZZOLANO
Bissinìco, e cascina Bissiniga, Tormini di Salò; BS: aggettivo in -1cus dal
n. person. +*Bessinus? (Bessus nel Thes. L. Lat.)
Bisséne fr. S. Cristina, Pv; = Blexuno (Riv. Arch. Com., 70, p. 30);
Rissione, a. 1000 (Cod. Long.): forse alterato da Blassione, V. Biassono.
V. invece -bissera in Valbissera.
Bistorta (cascina-), fr. Giussano, MI: dall’aggett. BISTORTO?
Bisuschio VA, dial. Bisusc, = loco Bexusgio, sec. XII (Lib. Not.), lat.
ecc, Bisustum: direi da *sisustuLUS nel significato di « male arsic-
cio ». Per -uSTUS cfr. qui Busto (e Top. Ven., 240, Vaiustro); per bis- v.
Bisentrate (2). E’ però da notare che un BISUSTUS come soprannome (forse
nel senso di « abbronzato » è stato rivelato dal Serra, (Appunti p. Asti).
Bitto d’Albaredo; e BITTO di Gerola, due torr., SO. Per quel che può
valere, riferisco il n. pers. BITTO (v. Férst., 302).
Biumo Superiore, BIUMO Infer., nelle Castellanze di Varese; poichè pare
vi corrisponda la forma B em mio, a. 1038, ed il nome è sempre latiniz-
zato Bymium, Bymius, Bimis [nel latino eccles., e, secondo il
Rota, anche in varie carte dei sec. XI e XII (Cassio. 6, e Varese, 47; nonchè
nel casato della famiglia Biumi, nel secolo XVII, è da segnalare qui la
singolare deviazione fonetica della vocale tonica, ravvicinabile (se non è
dovuta a fallace ricostruzione) al pruma in luogo di prima che si trova nel
Prissian di Milan (anno 1606, v. Salvioni, Fonetica, 67). Quanto all'etimo,
penserei ad un nome personale: quale che ne abbia ad essere l'origine. Per
pura ipotesi lo ravvicinerei al n. di luogo (pr. Manerba, Bresc.), detto BIEMO
(o Biemmo), che trovo anche nel Manaresi, ed al n. pers. Biemo lodigiano,
a me noto dal Vignati (a. 1201), pari al Biemo veronese (del secolo XVI),
da me notato in Cogn. Ven., 154. Forse però può aver qualche fondamento
l'opinione del Moriggia « che alcuni baroni Boemi qui stabiliti (a Biumo)
dessero il nome a questo paese € alla prosapia Biumi»: V. Bombognini,
141. Da BoroHAEMUS non è impossibile si sia avuto Biemo onde Biumo: cfr.
l'alteraz. di Cirìmido (v.q.v.) in Scerùmed.
Biviglione fr. Luino pron. Bevjòn; = Bivilion, sec. XIII (Lib. Not.).
Il Salvioni (Not. IV, 2) vi suppose un derivato di "BETELLIA per BETULLEA;
non so se devasi escludere però un n. pers. # BIVELLIO, V. Bivigliano, Pieri,
Arno, 124. — Di là il casato Bevione.
Bizzaròne CO: forse da un nome pers.: V. Bizzarri, Bizzarrini, Cogn. Ven.,
221. V. però anche com. bizarr « Nigella damascena ».
Bizzolano fr. Canneto, MN. Fosse mai alteraz. di Bozzolàno (da Bozzolo)?
(2) Anche per « Bisuschio » il Giulini (4, 67) riferiva l'opinione del Castiglione che
significasso « arso due volte» Ma è men verosimile.
BIZZOZERO 92
Bizzdzero fr. Varese; = Besozola, a. 712 (Cod. Long.), Besozolo
a. 1033, loco Besozzulo a. 1124, Bexozano, Besociano,
sec, XIII (Lib. Not.): non da altro dunque, assai probabilmente, che da una
forma diminutiva di quel n. pers. donde vedemmo Besozzo. Ne provenne
la famiglia omonima.
Blacca (Corna-) monte sopra Bévegno, BS; con BLACH, dosso, S. Colomb.,
Collio BS: forse da quel bl. BLACA «ager consitus quercubus vel castaneis »
donde vicent. veron. Biaca, Biàche (v. Top. Ven., 247): se non da un
cogn, *BELLACCO.
BLANCANUGO, anno 990, Blancan uga, anno 1086, luogo forse
dinanzi a Cassano d'Adda (Mazzi, 99). Direi che possa esser derivato, me-
diante il suffisso -ucus (v. Bottanuco) da un n. person. BLANCANE (p. BLAN-
CA): quello stesso, dal quale proverrà il nome loc. Blanconixe (di
dove?) ricordato dal Murat. (Ant. It., I, 995, a. 980).
BLATENUM, già nome (a. 853) di S. Alessandro, tra Monza e Sesto, MI
(Giulini IL 205); con Bladenello, Rota, Cassic. 40: starà forse per
PLATANUM? v. Piadena.
Blello BG: forse da un n. pers. *BELLELLO, meglio che da un *BETU-
LktLum, Per la sincope di e, cfr. lugan. Blenio, giù Belenium, Bel-
lenica (Salvioni, Not., II, 253; De Vit., Prov. Rom., 109).
Blessa fr. Gazzaniga, BG; BLESSAGNO, CO (questo però, secondo Conti,
Mem, Stor. V. Intelvi, ebbe il nome da un'antica famiglia): li collegherei
coi n, pers. BELLECIA, BELEXANO piemont., che il Serra registra sotto la base
BriueTius (Cogn., II, 606).
Blèvio CO: aggregato di sette villaggi. Il Salvioni (App., 238) vi riconobbe
Un dialettale biev (bieef) da PLEBE. Infatti, m’informa il sig. avv. Decio
« i vecchi del paese ricordano ancora che anticamente era chiamato la Biev d;
anzi anche in dialetto si chiamerebbe Biéf. Un'altra local. Blevio è se-
gnata nelle carte in Valle di Gravedona, e questa sarebbe lontana da centri
abitati: forse alterazione di Bevio, pure indicata là vicino?
Boalzo fr, Teglio, SO: forse un plurale *BovALICI?
Noarezzo, Valganna, VA, BOARINA, fr., Valganna, VA: derivati da Bo-
VARIA «stalla di buoi ».
Bono fr. Gromo, BG; Casino BOARIO, fr. Gorzone, BS: BOVARIUS.
Monzzo (valle-) o BOAZZI (valle dei-), pr. Ballabio, Lecco: insieme con la
valle di Boazzo presso Castelletto di Brenz., Verona (Top. Ven., 194), invece
che da nos, dipenderà forse, insieme con BOADEGA, casc., in V, Trompia,
9 con BOAI (Passo dei»), in V., Camon. (trent, bod! « canalone »), da BOA
«amotta » «terreno melmoso » (di cui v. Top. Ven, 247, Prati Esc., I, 96;
Serra, Recens, S., 958). V. Bova,
93 BODIO
Bòbbio, monte fra la V. Sàssina e la V. Brembana, Lecco; cella di BOBBIO,
Cremona; BOBBIA, affl. della Pioverna (Valsass.): donde BOBBIATE VA;
= Bobiate, sec. XIII (Lib. Not.), Bu biate (Rota, Varese, a. 1064).
Insieme con Bobbio, ora di Piacenza, potrebbero risalire al gentil. lat. Bo-
vius: men facilmente a quel n. pers. Bobilo (Fòrst., 318) al quale il Pieri
(Arno, 206) ascrive i vari Bòboli, Bobolino di Toscana. Non crederei con-
venga mai BUBULUS «bovino », per la o aperta (dialett. oeu) La forma
Pobbiate in luogo di Bobbiate, riportata in Corogr., indusse il Flechia a
vedervi un derivato da pobbia «pioppo»; ma quella è forse riduzione
artificiale. E v. Biibio.
Rocca d'Adda (Castelnuovo-), Lodi; BOCCA Chiavica, fr. Commessaggio,
MN: qui bocca vale « foce »; diversamente v. Top. Ven., 250, e Diz. Trident.
Boccalà, loc. pr. Casteggio, dial. Boucalàa: pare « boccalato »: forse con
riferimento a configurazione del terreno? Invece verrà probab. da un co-
gnome: BOCCALEONE « parte dei Corpi Santi di Bergamo » (Mazzi, 70).
RBocchello n. di varie rogge lodig. (Agnelli): v. Bocca.
Bocchère, fr. Castelgofîr., MN: cfr. Boccara, Boccarotta, Top. Ven., 250:
da bocchèra, sinonimo di bocca.
Bocchetto, via di Milano: da un Bochetum donde uscivano le acque
di una specie di piscina) onde ebbe il nome, in quel luogo, un monasterium
Bochitti nel sec. XII (v. Colombo, Mil., 92).
Bocchirale fr. Corte Palasio, Lodi: derivato da bocchèra.
RBoccona, n. di una roggia, e fr. di Lodi (Agnelli); BOCCOGNA, borgo pr.
Erba (anche Buccogna): credo sempre da bocca.
Bodegasco fr. Paderno Ossol., CR: credo deriv. dal n. person. Bodico
(Forst., 322).
Bodengo, valle, Chiavenna SO. Non sarà che fortuito l’incontro col n. ligure
del Po (Bopincum) (1); almeno per me, forse si tratterà di un derivato con
suff, «ina dal n. pers. Boda (Forst., 321).
Bodio fr. Lomnago, VA; dial. Boeuéé (?), = loco Bodio, a. 1025; Bo-
cio, Boco, sec. XIII (Lib. Not.), Bodio, Bozio, 1209, 1290 (Rota,
Var. 45). Credo sia da raggruppare con BOEUCC, promont. presso Pasturo,
Valsass., che sarebbe così detto da certe buche praticate da minatori nella
roccia (a. 1784-1820); con BOGIO (già Bogium), stalle sul m. Pagnone
(Bellano); con BOGGINO di Biosio, vallone presso Regoledo di Varenna;
nonchè col BODIO ticinese (= Bodio e Bozio, Lib. Not., sec. XIII;
(1) Invece questo Bodengo parve al Philipon (143) di origine ligure; e così ora anche
nll'Alessio (Riv, St, Lig. XLIX, p. 229 sg) il quale, raggruppandolo pure con Bodio,
Molte eco, ci vedrebbe una voce mediterranea, affine pure al nome del Padus, di Padua ecc.
BODRIE 94
e con l'Alpe del BOGGIO, di Arbedo (Tic.): riportando tutti questi nil.
alla voce piem, e lomb. BoEUCC, bergam. B6OG «vuoto», genov. BÙGIU
« buco » (lat. *vocus).
Bodrie fr. Cavacurta, Lodi; BODRIESSA, già fr, di Casteln. Bocca d’Adda,
Lodi: certamente da mettere in relazione con la voce cremon. bodri « grande
pozza d’acqua »; v. Budrio.
Boerio loc. Bormio, dial. Boèjr: « bovaio ».
Boese fiume torr.. Valcuvia, VA; (anche Boesio): forse aggettivo da BOVIS:
"ROVENSIS, v. Bovisio e Bueggio.
Boeuscer (Bòscero), monte, Laveno, VA: cfr. mesole. Bosciol, Boscioredo
(Salvioni, Not., II, 216): è la voce lomb. boeussor (onde boeusserin) « bos-
solo », « rovo ».
Boffalora sopra Ticino, MI (anche Buff-); BOFFALORA d'Adda, MI =
Bofalora, a. 1447; altre, fr. di Casalbutt., Genivolta, Olmeneta, CR, di
Cascina Rizzardi, Castello Brianza, CO; di Triuggio, MI; di Bereguardo e
S, Damiano al Colle, PV, e di Brescia: un Buffalora anche nel Trentino (Diz.
‘Trident.), Fu già da molti (1) (fra cui Salvioni, Not., III, 87) inteso come
un composto di « boffa l’ora » «soffia l'aura» (ora per «vento », «brezza
di valle » vive sul lago d'Iseo): cfr. piemont. Buffavento e Favento, sobbor-
go di Adro BS. Il Maragliano osserva che i vari luoghi così chiamati in
quel di Casteggio si trovano in generale « su cocuzzoli di monticelli, esposti
ni venti ». — Contengono la forma verbale boffa (nel signif. di « odora »):
i nomi person, milanesi Boffalardus e Boffameliacius (Manaresi). Il nome
locale BOFFALDUCO, alpe, Corteno BS, dirà forse «luogo dove si sente
odor di gufo»? (lomb. dich, bresc. dich).
Moffetto fr. Piateda, SO: cfr. cogn. Boffo, (Cogn. Ven., 222). Forse AL
hofassio, luogo di Voghera (a. 1123), donde la chiesa di S. Michele
dlbafatio (a, 1128: v. Cavagna) non sarà composto di a/- e un derivato
da questo nome pers. Boffo, ma alterazione di un soprannome pers. * Alba-
faeles, Per il Serra (Com. Rur. 176) sarebbe un *Albulfacis, deriv. da
Albulfus.
Moggia Cla»), cascata e fiume, Chiavenna SO: sarà quasi certam. dalla voce
hogla che si trova nel senso di «specie di recipiente » (v. Salvioni, El,
Volg., 16, Bosshard 84); v. Boiola. Invece, un m. BOGLIA, in Valsorda, BS,
pure sia detto così «perchè si rannuvola («bolle »?) facilmente »,
Moglinco fr, Gargnano, BS cfr, un canaves, Buglaco, a. 1201 (Serra,
Vie, 76), trevis. Bolago (Top. Ven., 59); il Flechia propose Bovriacus; ma
può anch'essere “Buruiacus dal gentil, BuLiius,
(1) Unn volta tanto colpì nel segno anche il Galblano, che serive, n proposito del
« Moffalora d'Adda ni «nure sonvi (?) Moffarola apira »,
05 BOLGARE
Bogno fr. Besozzo, VA; = in Bunio a. 1034, Bognetti, Orig. Append.;
loco Bonio, Imbonio, sec. XIII (Lib. Not.) Un n. ticin. Bogno il
Salvioni (Not. I, 35), pensò fosse pari a bedogno «betulla »; per il nostro
Bogno può convenir forse meglio il n. pers. Bogno (di cui v. Top. Ven., 1573
Serra, Cogn., II, 615). V., ad ogni modo, anche il n. del torrente Bogna,
affl. del Toce: che dà il nome alla Val Bognanco (*BonranIcuS); ed il nome
di BOGNASSI, fraz, di Varzi, PV, che, però, corrispondendo ad un Bevda
gnassi dell'a. 1034, pare derivato da un “EPIFANIUS.
Boiola (la-), sorgente acidula solforosa di Sermione, BS: cfr. qui Boggia e
ven. bogio «gorgo » (Top. Ven., 248), lad. occid. bògl « vasca, truogolo »
(Salvioni, Arch. Glott., XVI, 488), tic. dii « sorgente », ecc. (ud), friul.
boidn (De Gasperi).
Bolchignano fr. Turano Lodig.: potrebbe forse convenire * VULCANIANUS
dal gentil. VuLcanius. Non mi pare abbia rapporto con la voce milan.
(Cherub.) bolcognada «unione di più biolche di terra ». — Da quel luogo
provenne (Agnelli) la famiglia Bolchignani.
Boldeniga fr. Dello, BS: dal n. germ. BotpIN (v. Cogn. Ven., 155), con
suff. -ICA.
Boldinasco fr. Musocco, MI; = loc. Baldinasco, sec. XIII (Lib. Not.):
dal medesimo nome ora detto, con suff. -asco. Cfr. il nome dell’alpe BOL-
DASCA, nella Grigna Merid.; che non bene il Pasquali (N. loc. lomb.
8) tentò di ricondurre al german. waLp, insieme col piemont. Bauda. V.
anche BOLDES, 1. presso Colmine di S. Pietro (Cremeno. CO).
Boldéne (Torre) BG; VIBOLDONE pr. Melegnano, MI = vico Bol-
dono, sec. XIII (Lib. Not.) (ivi una pessina Boldonis): dal n. pers.
BoLpone (Cogn. Ven. 155, Pieri, Arno, p. 204).
Boldrasca, Boldraschina, fr. Dovèra, CR: da un n. pers. BALD-ARIUS (Porst.,
238) con suff. -Asco. Cfr. Boldrino, ecc., Pieri, Arno, 367.
Bolenzano fr. Villavesco. MI (anche Bollanzano): pare da un n. pers. *BEL-
LENZANO; v. i nomi pers. Belenzone, Belexano (Serra, Cogn., II,
606), e Petrenzano (da Perrus), Cogn. Ven., 148.
Poletto e Bolettone, monti pr. Brunate, CO: forse da ricollegare per l’etimo
(ETULLA), con Bollate, v. E cfr. BOLLETTO, fiume, Arcisate VA; e Boletto,
fraz. Mad, del Sasso, Nov.
Bolgare BG, = in Bulgaro, a. 830, ecc. (Mazzi, 103), cfr. Bolgher
trent., tosc. Bdélgheri, Bérgheri, ecc. (Pieri, Serchio, 18; Arno, 15); un
Bélgari fra Voghera e il torr, Nure registra il Nicolli (Riscontri di carte
topograf., Piacenza, 1830, p. 116): forse da uno stanziamento di BULGARES;
ove però non vi si deva riconoscere un'alterazione di BURGULUS (cfr, Bor
garello, Borgoratto).
BOLGIANO 96
Bolgiano fr. S. Donato Mil., dial. Bolgian; = loco et f. Bulgiano, a. 956,
Vico et £. Bolegiano, a. 965 (Cod. Long.); tera Bolzanum (Giul.
MI, 10): forse BAupIANUS dal n. gentil. rom. BAUDIUS (1).
Bolladore fr. Séndalo, SO. (dial. el Boladòr). Mi avvertiva Guido Olivieri
che passava di là anticam. il confine tra i contadi di Tirano (o Sondrio) e
Bormio; ed in quel luogo stava il boladér delle merci che vi transitavano.
Negli Statuti di Lecco sono ricordati questi bullatores.
Bollate MI, = Bollate (Giulini), plebe de Bolate, secolo XII (Lib.
Not.); Bo Mladello fr. Cairate, VA; = Bollaello sec. XIII (Lib.
Not.). Il Salvioni, ricordando la voce mil. beola «betulla », propose per
questi nomi l'origine da *BETULLATE. — Il Gualzata (Bell., 49), vi sostitui-
rebbe invece una base bola o bula (la voce esiste anche in Vall’Intelvi nel
senso di «stàgno » «terreno acquitrinoso: da BULLA; v. Pieri, Serchio, 42;
Arno, 304. Il Rohlfs pensa ad un deriv. dal cogn. *BuLLus.
Bolli (Ca de’), fr. S. Mart. in Strada, MI, dial. Ca’ de Bdéi: forse plur.
cdi déi «sorgente », ecc.: v. Boiola.
Bologna fr. Varenna, CO (Bolonia a. 1423); BOLOGNE, tre fr. di
Mariana e Rodondesco MN, e di Corte Olona PV; BALOGNO, fr. Tre-
mezzina CO: col Bologne di Schio (Top. Ven., 361) e coi vari Bologna
toscani (v. Pieri, Arno, 110), piuttosto che dal gentil. VoLUMNIUS, proposto
dlal Pieri, probabilmente dipenderanno dal nome pers. Bologno o Bologna
(da BoNoNIA, nome pers., di cui si occupò il prof. T. Zanardelli a proposito
del nome della città di Bologna). V. Monte Bolognola.
Boltiere BG; = de Bolterio, Bulterio, a. 909, 911 (Mazzi, 104).
Crederei da un nome pers. (cfr. BALDHER, Férst., 2382).
Wo |
Molvédro fr. Tremezzina, CO (ed anche n. del torrente): bol « betulla » (v.
Bollate), seguito dall'aggett. verere?
Bolzine fr, Ripalta, CR: da ravvicinare forse, attraverso ad un nome pers.,
o cognome, alla voce ven. bolzén « balestra » di cui v. Top. Ven. 128
(donde un nome loc. Bolzonella, nel padovano; cfr. anche la voce lomb.
"bolgén «pertica per reggere le viti»): se non fosse pari al nome pers.
Rellinzone (di cui v. Serra. (Cogn.,, 606). — Un loco Bulzariolo
(ricordato nel Cod. Crem., I ad a. 1103) ci lascia in analoghi dubbi.
Bombardî fr. Crotta d'Adda, CR; cfr. cogn. Bombarda, ecc. (Cognomi
Ven,, 236),
BOMBONOSO loc, pr. Bergamo, a. 1289, (Mazzi, Saburbio, 132): sarebbe
oggi MONTE BONOSO (Corogr., 327); qui la forma attuale riflette quella
originaria, meglio della forma medioevale,
(1) Non è possibile collegare questo « Bolgiano » con quel « bolgia» bassura, di
sui v, Salvioni, (Not,, II, 88; IV, 86 6 App, 260),
97 y BONDO
Bompiumazzo fr. Fossarmato, PV: è forse la forma intera del cognome
Piumazzo (e Pimazzoni) di cui v. Cogn. Ven. 246. Nella sua forma
compiuta, sarà stato probabilmente, di origine, soprannome di persona
molto agiata.
Bonacina fr. Lecco (così anche nel lat. eccles.): probabilmente femm. del
nome pers. *Bonaccino (v. Serra, Cogn., IL. 616).
Bonafisso (Castel-), fr. Castelbelforte, MN (anche -Bonafisio): = Castione
Bonefitio, Bonefixio, a. 1033 e 1160, (Reg. Mant.); cfr. due ca-
scine BENEFIZIO, pr. Salò e Livemmo, BS; BONFESS, pr. Orzinuovi BS,
e Benefizio fr. Mornese (Alessandria): lat. BENEFICIUM, credo in significato
di «rendita ecclesiastica ».
Bomalli fr. Castello dell'Acqua, SO: forse forma plurale del nome pers.
*Bonaglio.
Bomana, già fraz. di Lodi: il nome le venne da un proprietario di nome ,
Bonanno (Agnelli).
Bonate di Sopra, BONATE di sotto BG; = fundo Bonate a. 745, B on
nate, (superiore e -supteriore), a. 808; a. 995 (Mazzi, 104, 108). Piut-
tosto che da BonUS, con riferimento al terreno (che vi è del resto ben
coltivato), crederei dal n. pers. Bonus, con suff. -AT-. Il Serra (NII. Jomb.)
lo crede anch'egli derivato da un proprietario, di nome Bonus: e rileva il
tatto che nell’atto dell’a. 745, insieme con la dicitura « fundo 8 onate»
sì trova ricordata una « clausura Boniti» nel quale nome ultimo egli
vedeva la traccia del nome personale Bonus, « del denominatore del luogo ».
Bonavogli (Ca’ de-’) fr. Derévere, CR; dal cogn. Bonavogli, pl. di Bona-
voglia.
Bondanello, due frazioni: di Moglia e di Quistello MN (un altro Bonda-
nello, fr. Castelmagg., Bologna); = Bondagnilum a. 1007, (Tirab.,
Diz. Top., 59): dimin. della voce *BONDENO: v. nomi segg.
Bondéno fr. Gonzaga. MN = Bondeno, a. 818 (Cod. Long., 176),
forse = S. Prospero del Bondeno (= Bondino, a. 902 segg. Tirab.,
Diz. Top., 61); cfr. il Bondeno di Ferrara (aggett. Bondesdn), = loco,
fluvio Bondeno (Frizzi, Mem. Ferr., I, 47): forme derivate, con sufl.
“ENO da BONDO, v. voci segg.; e cfr. BONDEGNO, cfr. Collio, BS.
Bondione (Val-) Clusone, BG: omon. al fiume che la percorre, affl. del Serio.
Sarà, come credo, un *BoNpIGLIONE (sull’es. di castiglione?), da bondo: v.
voce seg., e Bondiolo, n. di una via di Faenza,
DI AAR N
oi AMIR ee gr
Bondo, fr. Colzaté, BG, 'BONDO PETELLO, fr. Albino, BG, (Petello è
nome di una frazione, forse dalla voce milanese brianz. petell « porzion-
cina», di terreno? così mi proponeva l'avv. Decio): = vico et f. Bundo,
7.» Diafonario di toponomastica lombarde
BONDOLEDO 98
in vico Bunde, a. 993 (Mazzi, 107); altri Bond, Bondàl, ecc. trentini
(v. Diz. Trident.): insieme coi precedenti Bondeno, Bondanello, Bondione;
con BONDANEGRA, torrente, Grandola, Valsass., e col bresc. Val BON-
DAGLIO (V. Sabbia) ecc., andranno con le voci lomb. bonda, bondaccia,
bondàl, registrati in Topoless. Lomb. (p. 36) nel signif. di «convalle, conca,
recesso di montagne », bresc. bondài « gorgo », risalendo così a quella base
gall. BUNDA riferita in Rom. Et. Wort. (n. 1392) nel signif. di «suolo»
« fondo » (1). V. anche Battisti, St, Trent., 49 n.
Bondolédo fr. Torre di S. Maria, SO: forse *BUNDULETUM da “BUNDA, v.
voci preced.
Bondéne fr. Vilanosa sul Clisi BS; un luogo detto BONDONE pr. Casteg-
gio; cfr. Bondone trent., e valle di Bondone, Toceno di Val Vigezzo; cfr.
voci preced.
Boneghiso (Vico-), fraz. Castelmagg., CR: « da una famiglia di Mantova che
ricostruì nel 1200 una chiesa» (Gr. IIl., II, 568).
Bomnella fr. Vittadone MI; Bonella (silva-), anno 1000 (Cod. Crem., I);
con monte BONELLO, V. Intelvi, CO: probab. dal n. pers. Bonello.
-
Bonemerse CR; = S. Maria de Bonemersis sec. XIII (Cod. Crem., I);
cir. Waldemersa (pecia terra quae dicitur-), presso il f. Lambro, a.
910, Cod. Long., 753 e n. loc. udin. Merso, Mersino). Forse riflettono
(premessovi, rispettivamente, BONAE- e VALLIS-) lat. EMERSAE, DEMERSA, con
allusione a «terre prosciugate »? Ricordo però l’alto milan. mersa « barba-
tela di vite» (Rom. Et, Wérlt., 5525),
Bonèra fr. Montegrino, VA: dal n. pers. Bonerius (Serra, Cogn., II, 616),
o comp. di bona-era « aia buona » (cfr. Bellera)?
Bonetti fr. Castione And., SO: dal cognome.
Bonfîa (Gere-), fr. Sospiro, CR; Cascina BONFIO, fr. Malagnino, CR; n.
pers. Bonfilius (Serra, Cogn., 619), cogn. Bonfio (Cogn. Ven., 202).
Bongiascia fr. Montagna, SO: forse “Bonisidssa da Bonisio, n. pers. (di cui
v. Serra, Cogn., II, 614)? Ricordo, comunque, anche una Valle di BONGIO,
affi. della V. Sassina,
Bongodére fr. Vittadone, Lodi (Agnelli): evidente il composto forse allusivo
ad una villa.
Bonirél fraz. Gaggiano, MI: forse dimin. del nome Bonerius, di cui vedi
Bonera.
(1) In quel paragrafo si cita solamente una voce valsesiana «bonda» « verborgener
Ort, Couloir ».
99 BORGARELLO
Bonissima fr. Casteln. Bocca d'Adda, CR: alluderà forse alla bontà del
terreno.
Bonizzo fr. Borgofranco sul Po, MN: nome pers. Bonitius (Serra, Cogn., 614).
Bonéra fr. Pieve Fissiraga, M/: non avrà certo il nome «da S. Bona, il
cui corpo si trova nell’oratorio di S. Giorgio », come vorrebbe l’Agnelli,
ma dal cogn. Bonora (per cui v. Cogn. Ven., 195; Serra, Cogn., II, 619).
Bonzanìco fr. Tremezzina, CO; credo sia derivato, mediante il suff. Icus, da
un n. pers. *Bonizzano, v. Bonizzo.
Bonzeno fr. Bellano, CO: è il n. pers. Bonzeno (Benzenone) di cui v.
Cogn. Ven., 153,
Borasca, Boraschina, fr. Zorlesco e Casalpust., MI; quasi certam. non dal-
l’it. BURRASCA, ma dal n. pers. Borascus (da BuRrRUS?) di cui v. Serra,
Cogn., II, 662.
Borbino fr. Abbadia Lar. CO (e Monte di BORBINO, ibid.). Mi sembra
almeno possibile ricollegarlo con quella rad. onomatopeica *BoRB-, allusiva
a rumore di acque (it. borbottare, senese borbonare), che pare rivelarsi cer-
tamente nel nome del fiume tortonese Borbèra (fiumen: Borberie a.
1361 Serra, Com. Rur. 177).
Borbone fr. Ome, BS; cfr. forse il Borri-boni di Val d'Arno (di cui v. Pieri,
Arno, 274). O da raggruppare coi n. della v. preced.?
Borda, luogo pr. Casteggio, = alli Bordi, a. 1643 (Maragl.); le BORDE,
ibid.: certo da un cognome (cfr. Burdo, Férst., 346). V. Bordella. Invece
verrà, forse, da BORDO « margine »: BURDOL (Ponte di), Tremos. BS (sul
luogo bdurda varrebbe appunto «sponda di argine erboso »).
Bordegàn fr. Turano Lomb., Lodi; non saprei se in relazione con la voce
milan. bordegà « imbrattare », o con altro (v. anche ticin. bordigh « fascio
di bésri» (Gualzata, Bellinz., 22), e cogn. Bordiga (Cogn. Ven., 236).
Bordella fr. S. Fiorano Lod.: nome pers. de Bordellis (Serra, Cogn.,
II, 621). V. Borda.
Bordògna, fr. Roncobello, BG (Bordonia a. 1234); BORDONA, fr.
Valera Fratta, Lodi; n. pers. Bordone (Serra, Cogn., II, 621): dal cogn.
lat. e nome, Burpus, BurDo, BurboNUS, Serra, C. Rur. 86. Invece BOR-
DONAZZA, fr. Ossago, Lodi; « dalla famiglia Bordonazzi, vivente nell’a.
1448 » (Agnelli).
Bordolano CR: cfr. n. pers. Bordolla (Serra, Cogn., II, 621).
Borgaiolo, loc. Castione Presol., BG: sarebbe un ital. « borghigliolo ».
Borgarello fr. Certosa di Pavia. Il Massia diceva che questo nome è lieve
BORGHETTO 100
alterazione di Bu/garello (BuLGARIUS) (1): v. Bulgaro. Ma ora il Serra fa
di questo nome, come di alcuni Borgaretto, Borgoglio ecc., dei derivati da
burgulus, v. qui, in nota; ed anche Borgoratto.
Borghetto, Borgo, più luoghi. Per il signif. di BURGUS nella topon. dell’Italia
settentr. (contrapposto a cIviTAs) v. Mazzi, Suburbio, 200 n., e Serra, op.
cit. in nota, Per i borghi di Milano v. Colombo, Mil., II, 133.
Borgna, monte. Musignano VA; BORGNANA, fr. Cuassa al M., ivi presso:
forse da riferire a Iomb. borgna « bitorzolo » (v. Gualzata, II, 2), piut-
tosto che al n. pers. BORNO, p. cui v. Borno.
Borgnose, loc. Civate, CO: « borgo-noce » (Coreogr., 205).
Borgoforte MN, dial. Brochfort. Fu « eretto dai Mantovani nel 1211 e gli
diedero il nome dalle fortificazioni con cui lo circondarono », Corogr.
Borgofranco MN. Cfr. Cortefranca. C'è un altro B. franco, di Ivrea; e fu
già un B. franco anche il Borgovercelli, di cui v., in nota, qui sotto.
Borgofuro, loc. di Bergamo (oggi Via Borfuro): non dev'essere, come si
pensava, un BuRGUS-FORI (infatti non vi accenna il Mazzi, p. 51, dove
tratta del Forum di Bergamo). Pensavo invece, come per il Borgofuro veneto
(Top. Ven., 221) che dicesse « borgo fuori » (dal lat, FORAS). Ma ora torno
DIS n e , . $ Ù
a credere più probab, una derivaz. di Borgofuro e di altri nomi con furo
da furo (lat. FUR, o FURIUS) allusivo alla poca sicurezza di chi* passava per
quei luoghi. V. Serra Gian D. (Lineamenti di storia long. ecc., I, 157).
Borgogna (Monticelli di-) fr. Costa, BG: da una famiglia omon. (C'è una
BorcoGnA dial. Bragogna, anche pr. Bagnolo di Crema).
Borgognona fr. Lodi: dal n. di famiglia Borgognoni (Agnelli).
Borgolieto fr. Gussola, CR. Cfr. il lucch. Valileta in cui il Pieri (Serchio,
128), sospettò un vALLIS LAETA. V. Lieto colle.
Borgonato fr. Cortefranca BS; = Borgon ago, curte Bogonago,
a. 879, 905 (Cod. Long.), Borgonato, a. 1109 (Odorici V): forse
derivato in -Acus da un nome pers., che poi non so se affine a BERGONIUS
(Schulze, 74), od al germ. Burco (Forst., 374); in ogni caso non da BURGUS.
(1) Così in « Borgovercelli » (di Vercelli) la prima parte del nome dovrebb'essere
Bulgarus, « perchè questa è la forma che ricorre per esso nei docum. medievali » (Massia: v.
anche Colombo, Ticino, 51, n. 2); il paese è lambito da un’acqua detta ancor oggi la
« Bulgara »: v. De Vit, I, 168). Ma (v. qui Borgarello) recentemente G. D. Serra (Con-
trib. alla Storia dei deriv. di burgus, Filol. Rom. V, 1958) ha compreso anche Borgo-
vercelli fra i molti nomi (compresi Bérgaro, Bélgaro, Borgheri) in cui la apparente deri-
vazione da Bulgaro è dovuta alla «tradizione libresca » (per intreccio con la storia de’
Bulgari). Per Borgovercelli la forma antica di B ulgaro, Borgaro, si trova alter-
nata con Burgus da Vercellis.
101 BORNAGO
Borgoratto (Mormorola) PY; un luogo omonimo, pr. Mairano di Casteggio,
dial. Bulgràt, Burgràt (Maragl.); due BORGORATTO, sobborghi di Vo-
ghera e Pavia; vari luoghi omonimi nel Lodigiano (v. Agnelli): cfr. il Bor-
goratto di Alessandria. Qualche indizio potrebbe far dubitare che in tutti
questi nomi si abbia un derivato in -atto da Bulgaro (cfr. Borgarello); ma
sembra più verosimile che siano, invece, non tanto composti di borgo e ratto
«ripido » (v. Pieri. Arno, 293) e mil. ratta « salita », quanto forme derivate
di surguLUSs (cfr. Serra, loc. cit. a Borgarello: dove sono ricordati: altri
Borgoratto, di Vercelli, Asti, ecc.).
Borgosatollo BS, dial. Borgh Sadoll. Poichè il terreno di questa local. al
dire dello Gnaga « non si distingue per fertilità », egli osserva che non ci
sarebbe nessuna ragione perchè quel borgo fosse chiamato safollo. Se non
che, non presentandosi altra spiegazione meglio plausibile, converrà accet-
tare per buono il satollo (cfr. il verbo milan. sagolà, savolà, engad. saduller,
REW 7620), attribuendo a questo aggettivo un senso figurato diverso: per
esempio quello di «affollato, folto di abitazioni» (anche oggi Borgosatollo
è grosso paese): senso simile, forse, a quello di spesso nel nome del Borgo-
spesso di Milano (v. qui ala v. Spescio).
Borgovico, nella città di Como, dial. Biir-di-vic: BURGUS vici. E. v. Bor-
gospesso s. Spescio.
Borlana monte, Godiasco PV: forse da un n. pers. *BURLANA (v. Borla, Ser-
ra, Cogn., 623).
Borlénga fr. Pieve' d’Olmi, CR (anche Berlenga); BORLENGO, pr. Mondò-
nico CO; onde il cogn. Borlenghi: v. Berlingo.
Bormio SO; = Burmis, a. 822 (Giul., I, 125): cfr. Bormida, fiume ecc.
= Burmia, Borbeda (Manaresi, ecc.). n. lucchese Bormi (Pieri, Ser-
chio, 197). Fu già da altri (p. es. dal Dottin) considerato come nome gall.
(cfr. gall. BERv «ebollizione »): il Philipon (205) pensava ad una rad, gall.
BORM « caldo »: cfr. le Acquae Bormiae, nome di una sorg. calda ricordata
da Cassiodoro (1); invece il Kretschmer (Zeitschr, vergl. Sprachforsch,
XXXVIII, 113) ed il Terracini (Arch. Glott., XX, 126) lo ascrivono al ligure.
Bornago fr. Pessano MI; = Buronaco, Baronaco a. 873 (Giul., I),
Bornaco, a. 957 (Cod. Long.), BORNASCO PY (un altro omon., fr.
Sala Biellese); BORNATO, fr. Cazzago S. Mart. (dial. Bornàt, secolo XII
-ado, Gn.); BORNICO fr. Mandello CO comun. omonimo di Salò. Le
forme più antiche del n. Bornago paiono riportarci, per questo nome e
forse anche per gli altri della serie (e cfr. Brunate) a forme derivative (con
suff. -Aco, -ASCO, ATO) dal n. pers. Borronus (v. Serra, Cogn., II, 622);
oppure dal n. più antico BurrENUS. Il Rohlfs propone un n. ant. BURNUS.
(1) « Bormita », n. di fiume, è noto anche altrove; ne deriva anche il n. di « Worms»
(« Bormitomagus »), v. Solmsen, 81.
BORNO 102
Borno BS: = Burno, a. 1123 (Odoriéi V), paese situato lungo un ciglio-
ne scosceso, sui fianchi del m. Cortello; un altro BORNO, loc. pr. Cerveno
di Ceto, BS; un monte BORNO, sopra Nave BS. Piuttosto che al nome
pers. Borno, Foòrst., 328) od a Burnius (Onom. lat.), accade d’avvicinare
questi toponimi alla voce bormina born «scheggia o risalto di roccia »
(Longa), che sarà affine alla voce provenz. e piemon. borna «buco, ca-
verna » (Rom. Et. Wért. 1224) Donde, ad es. una Borna di Pugnet, n.
di una caverna, Mezzenile, Tor, Ricordo però anche il veneto-illi». Burnum
(v. Battisti, Ant. Strati).
Bormovo loc. Civate CO: borgo-novo: v. Corogr., 205.
Borromee (Isole): infeudate, con Stresa, alla casa Borromeo, dall'anno 1439
(De Vit. III, 5 seg.).
Borrone loc. presso Mairano di Casteggio, dial. Burn: ital. borro (Maragl.).
Borsano fr. Busto Ars., VA, lat. ecc. Brossianum: aggett. con suff.
nigi dal gentil. Brussius o BRUTTIUS (v. Bruzzano). Cfr. Cam-burzano
i Biella. i
Borzolo pr. Vigevano = ad Bruxolum, a. 1058 (Colombo, Tic., 65),
Bruxolis. sec. XIV (ib. 67 e 77): forse *brusciolo, cfr. Broseda.
Bosarda fr. Caselle Lur. M7: non si vede il perchè della denominazione, ma
è certo in rapporto coll’aggett. milan. bosard « bugiardo ».
Boscaccio, Boschetto, Boschettino, Boscone, vari luoghi; BOSCAI, loc. nella
Grigna sett.: « boscaglio ». Dal bresc. BOSCA « piccolo bosco » (v. Gnaga),
BOSCA, n. di alcune casc. bresc.: cfr. BOSCHINA, Villachiara, BS.
Boscata fr. Valera Fratta, MI: da bosco.
Boscero, v. Bouscer.
Bosconello fr. Motta Baluffi, CR: dimin. di boscone.
Boselli (Ca’ dei-) Borghetto Lod.: è dal cogn. Boselli (Cogn. Ven., 158).
Bosî (Campo dei-), Pizzighett., CR: dal nome pers. Bosius, Boxius
(v. Vignati, e Cogn. Ven., 158).
Bosisio CO, lat. ecc. Bosisium: lo crederei un nome pers. derivato
dal preced. Bosius, con suff. -rtIUS, modificato in -isio nella tradiz. scritta
(cfr. Belisia, Serra, Cogn., II, 607).
Bosmenzo, fr. Varzi PV, già Besemenci (v. Serra. Com. Rur., 237);
v. Béssimo.
Bosnasco PV: dal Flechia venne derivato con suff. -Asco dal n. person.
Bosone: cfr. qui Busenengo e Guarda-bosone, di Biella. Invece dal n. pers.
BortoNE: Bottonasco fr. Valgrana, Cuneo. Ma si può pensare anche a
e
903 BOTTI
succina (v. Buccinasco, ecc.); e per Busenengo cfr. Buseningo s. Bi-
snate.
Bossa (Val-), Azzate VA (anche Val de' Bossi); « già feudo della famiglia
Bossi» (Chiesi, 278). Analogamente, forse, BOSSA, BOSSINA, fr. Corne-
gliano Laud. Cfr. il cogn. Bozzi, Cogn. Ven., 158.
Bòssico BG: lo collegherei, sebbene con molto dubbio, col n. pers. Bozzich
(Férst., 331), o ne farei un derivato, con suff. -1tcus (cfr. Colico, Còrsico,
ecc.) dal gentil. lat. Buccrus, o dal n. comune BUXUS (it. bosso).
Bosta fr. Varese = S. Michealis de Boste, a. 1047 (Giul., II, 338) loci
Bosti, sec. XIII (Lib. Not.); BOSTONE (dial. Bustà) fr. Villan. Clisi, BS;
BOSTIGO fr. Grandate, CO: nonostante la difficoltà d’ammettere che una
u lunga latina accentata sia riuscita ad o, forse possono rispecchiare BUSTUS
e BuSTICUS, per dire «arsiccio », v. qui Busto. Per altri es. di u ino v.
qui Gromo e lomb. brogn (PRUNEUS), scroper € scrupolo », ecc.
Botta fr. Locatello; BOTTA, fr. Sedrina, BG: da un cogn.?
Bottalamo fr. Ricengo, CR; anche Bottigiano; = vico Boteliano, a. 948,
de Buteliano, a. 966 (Mazzi, 108), Butalianum sec. XI (Cod.
Crem.): *BETTIL-, 0 BOTTILIANUS, da BertILIUSs (v. Pieri, Arno, 124, p.
Bottigliana), o *BOTTILIUS (v. Bottanuco).
Bottamico BG; = loco Butenuco a. 980, Botanugo, Botanuco
a. 1136, 1263 (Mazzi, 108); luogo sulla sinistra dell'Adda. Può aver comune
l'origine con BOTTONUTO (il), via milanese, = pusterla de Butinugo
a. 1132, ad Botonutum a. 1223 (Colombo, Mil., 63); ed avrà forse
rapporto anche col n. della laguna di Bottenigo è dei Bottenighi, presso
Venezia: = Butenicus a. 1191 (v. Top. Ven., 59). Il suffisso sembra
essere veramente -ucus (cfr. Blancanugo qui sopra: di -ucus, suff,
celtico, v. Serra, Cogn., II, 576; se fosse -UTUS sarebbe suff. latino, v. ibid.
p. 579); il radicale può essere forse l’agg. *BorTANUS 0 *BUTTANUS (da
nome etr.?) supposto dal Pieri (Arno, 58) per un tosc. Bottano, od anche
BurtINUS, da BurTuS, (v. Serra, C. Rur. 218). Ma v. anche Bottonaga e
Casalbuttano.
Bottarone fr. Bressana e Verrua Siccom., PV; Braida Botaria (prope
fluvio Pipiam) a. 983, ((Cod. Crem., 1): piuttosto che da un n. pers. *Bot-
taro (euTtARIUS, Cogn. Ven., 199), forse deriv. con suff. -aRIUS da botte
« canale coperto ». Ma v. anche Battirolo.
Bottedo Lodi; = locus Boteda, sec. XIII (Lib. Not.). Non so se convenga
crederlo un n. collettivo da botte, in senso idraulico (per cui v. Lorenzi,
Topon. Poles., 154); o non piuttosto dal n. person. Botto, v. voce seg. e
Gattede.
Botti (Cinghia de'-), CR. BOTTO (Ca’ del-) fr, Olmeneta, CR; n. bresc.
BOTTESA, BOTTINE, -INELLI (Gnaga) dal n. person. BOTTO, v. voce seg.
BOTTICINO 104
Botticino Mattina, e BOTTICINIO Sera, BS; = corte de Botticino
a. 1022 (Gr. Illustr., II, 356): è quanto mai dubbio se dimin. di Botto n.
pers. (Cogn. Ven., 157) o di botte di cui alla voce preced., e donde il Pieri
(Arno, 334), trasse un nl. tosc. Botinaccio. — Da questo luogo ebbe il suo
nome il marmo botticino.
Bottigella loc. pr. Casteggio: dal cogn. Bottigella (Maragl.).
Rottirolo loc. pr. Mairano (Casteggio) (cfr. il cogn. vogherese Battiroli (Ma-
ragl.). Con BoTtAROLO, fr. Barbianello. PV, direi che venga dalla voce,
p. es. piemont., bottarolo, « pescatore di bott » (ossia « ghiozzi »): v. Bos-
shard, 523.
Bottonàga via di Brescia e BOTTENAGO, cas., Carz. BS: forse deriv.,
con suff. -acu dal n. pers. *BoTTANUS o “Bottano di cui s, Bottanuco.
Bottonùto v. Bottanuco.
Bova torr., Erba, CO (dial. Beuva); BOVA, roggia, BS: forse da boa « smot-
ta» ecc., v. Boazzo.
Bovegno BS: (dial. Bdegn sec. XII Bovegno: forse *Bovinus (per
BOVULUS?), da “BOVA «smotta »?
Eovezzo BS: derivato con suff. -rceus da Bos o da BOVA (v. voci preced.)
o dal n. pers. Bovo?
Bovisio MI, dial. Bovìs; = Buisium (Manar.), Buixio sec. XII:
forse forma deriv. del n. pers. Bovo (Bovus, cogn. gall.?) V. Serra, per
Bòves di Cuneo; cfr. il nome pers. venez. Boiso {sec. XV, v. Cogn. Ven.,
133). — Da Bovisio ebbe il nome la BOVISA (cascina-), sobborgo di Milano;
di là forse saranno provenuti comunemente i venditori di carni cotte, che
furon detti, a Milano, boîs.
Bozzente, torr., fra i territori di Como e di Varese. Forse può ravvicinarsi
a ital. bozza « pozzanghera »?
Bozzolata, loc. pr. Casteggio, dial. Busslà, dalla voce vogher. busslà « siepe »
(BUXULATA): v. Maragl., 95.
Iiòzzolo MN, dial. Bòsol; = fundus qui die. Vaussiolio a. 897 (Odo-
rici, III, 29), castro Vausiolo a. 949 (Cod. Crem. I: supra fluvio Oleo),
castrum Vauxolum a. 873 (Cod. Crem.), Buzolo a. 1165, (Reg.
Mant.); pare indubbia la base *vapucioLUM, onde *Vauss6! *Bossél e infine
Béssol con accento retrocesso, forse attraverso a derivati come Bossolàn
«abitante di Bozzolo »; BOZZOLETTO, fr. Viadana, MN, (anche Buzzo-
letto) (1).
KO) Il Bertoni, (Note top. mod.), ci sospettò invece un dim. di « bòssolo », Boxus;
altri vi potrà vedere un dimin. di Bozzo, n. pers. cfr Bozolinus n. pers. Cogn.
Ven., 158.
105 BRASSAGO
Brabbia, canale; donde l'attributo di Cazzago BRABBIA, VA, ed anche
BRABBIA, fr. Castelletto Ticino (Novara): forse da un “BARABULA, derivato,
con suff. -ABULA (cfr. Cadenabbia), da BARROS « cespuglio »; meno facilmente
da PARABULA (v. Palavra).
Bracca BG (donde la fonte Bracca) con Piano Bracca, Zorzone, BG;
BRACCHI (Cascina dei-), fr. Casate Nuovo CO: forse dal n. pers. Bracco
(ho un Braco da docum. veronese dell’anno 1039).
Braglia fr. Orio Litta, Lodi; BRAGLIA, fr. Guardamiglio, Lodi: cfr. il
polesano braja « parte di campagna comprendente da quattro a sette campi »
(Lorenzi, Geonom., 159), risalente a un “BRAIDALIA (cfr. Top. Ven., 249);
da BRAIDA longob. « fondo coltivato, con casa di lavoratore » (Bosshard
92): donde Breda, Brera ecc.
BRAIDA tempestata, anno 1194, pr. Casalbuttano (Cod. Crem. I): v. voce
prec.; e v. Tempestada.
Brailu e BRAILETTA, luoghi lodigiani; cfr Braila dei Ricardi, ibid.,
a. 1306 (Agnelli): e qualche BRAILA trent.: cfr. braila nel senso di BRAIDA
(e forse dal diminutivo BRAIDULA?), in una carta lomb. dal sec. XII,
(Bosshard 92).
Bralello fr. Pregola, PV: forse “*BRAIDUL- ello?
Brancère fr. Stagno Lomb., CR: sembra in relazione con la voce emil.,
ecc., branz «rebbio della forca», ma senza che ci riesca di determinarlo.
Cfr. anche il n. pers. Branzo (Cogn. Ven., 158).
Brancileone fr. Corna, BG: sembra dal n. pers. Brancaleone, pervenuto
attraverso il francese.
Brandezzate fr. Rozzano, MI. Con Brandizzo torinese, mi sembra non sia
da ravvicinare, come parve al Flechia, al verbo piem. brandé « cuocere »
(comasco brander alare, ecc., Rom. Et. Wòrt, 1273), ma ad un nome person.
*Brandizzo, ben supponibile accanto a Brando, Brandolin, ecc., v. Cogn.
Ven., 158 (opp. da Blando?). V. Brandico, Branduzzo.
Bràndico fr. Mairano, BS, in una pianura ubertosa: direi da un n. pers.
*Brandico (cfr. Brendeke, Fòrst., 334).
Branduzzo fr. Castelletto, PV: forse dimin. di n. pers. Brando.
Bramìco fr Costa Volpino, BG: forse *Beranìco dal n. pers. Berano (Cogn.
Ven., 156)?
Branzi (i) BG: dal fi. pers. Branzo, v. Brancere..
Eraone fr. Breno, BS (0 Bragone): *BRAIDONE? Cfr. BRÀOLA, fiumic., Lecco.
Brassàgo, roggia, Offlaga, BS: forse da un cogn. di famiglia (e v. qui
Berzago)?
BRATTA 106
Bratta fr. Bianzone, SO: cfr. valtell. (e genov.) brata « sterpame, im-
mondizia »?
Bratto fr. Castione, BG. Non so donde: come BRATTO di Maleo, Lodi =
Brattum a. 979, Rota, Lodi 41.
Braulio, monte, Bormio, SO, dial. Ombragl, Ombrai, anche scritto Ombra-
glio = alpe Numbralii, Unbrali sec. XIV, XVI (Longa): il Salvioni
(Not., V, 58) ci vide un sinonimo di « ombrivo »; cfr. infatti l'a. fr. ombrail
(v. UMBRACULUM; Gamillscheg 2).
Brazzalengo fr. Pieve Fissiraga, Lodi, = Brutiolengum, a. 1261.
Fra le varie possibilità può parer di maggior peso quella di un derivato
da n. pers. Brazzdlo (Braccio = Forte-braccio?), o Berazzdlo: v. il nome seg.
Brazzoli fr. Pozzaglio, CR, Forse dal n. pers. ora supposto.
cea fr. Asso, CO. Vi si può supporre un equivalente a barazzuola? (v.
aro),
Brebbia VA; = Brebia, fine sec. X, Bognetti, Orig. Append., plebe de
Brebia, Bribia, sec. XIII (Lib. Not.), lat. ecc P/ebbia, «fino dal
sec. XI ebbe una collegiata di canonici » (Corogr., 74). Assai probabilmente
da *PLEBULA; v. Salvioni, Quisquiglie, 372.
Breccia CO (o Brechia, Corogr.); BREGGIA, torrente (dial. Brengia) Cer-
nobbio, CO un altro torr. omon., V. Intelvi CO; sarà la voce anche lomb.
breccia « pietra da macine »?
Breda, vari luoghi MN, CR, BS: con vari BrEE (e EMBREE), nel bresc; non-
chè varie BREDACARA, BREDAVICO, BREDINA, BREDAZZOLE, bresc.,
e BREALONE, monte in V. Sabbia: v. Braglia. Nel Bresciano vive ancora
breda per « casa colonica con podere di più campi » (Gnaga).
Breda libera fr. Verolanuova, BS (o -FRANCA, v. G. Illustr., I, 367): bras-
da: v. Breda.
Breda lunga, fr. Sesto, CR: v. Breda.
Bregaglia (Val-), nome della valle della Mera (Chiavenna). Si scriveva anche
Pregaglia (v. Corogr.), che si voleva dedurre da PRAE GALLIAM; ma non è
spiegazione ammissibile. Forse invece BRAIDALIA, 0 PRATALIA?
Bregagno, monte a O. di Rezzonico (alto Lago di Como): cfr. a. milan.
bargàgno « pagamento », bregagnà « mercanteggiare »? (Per questa voce, v.
Schiaffini; It. Dial. IV, 303).
Bregàno VA: = Bergano Lib. Not. 246 e 254 (sec. XIII), Bergauna
a. 1005 (Rota, Varese 189): forse insieme col Vigo-bragàno padovano (già
vicus Bergani) e col veron. Brugàn, dal n. pers. Bergan (Fòrst., 257).
V. Top. Ven., 94, 379.
107 BREMBO
Bregazzana, fraz. Varese; = Bregazzano a. 1112 (Rota, Varese, 258).
Così BREDAZZATE, cascina presso Montichiari, BR (dial. Bragassane, o
Breg-) forse dall’agg. BRIGATIANA, -ANAE, dal n. pers. rom. BRIGATIUS (cfr.
BRIGANTIO).
Breglia fr. Plesio, CO (dial. Breia); come le Brèie venete (Top. Ven., 249)
se deriva da BRAIALIA non lascia intendere la ragione della è nel posto di
a: come del resto pare sia accaduto anche in Cabièj p. Cabiaglio: v. questa
voce, e cfr. forse Pieia.
Bregnano CO, = Beronian,o, a. 806 (Cod. Long.),, Bregnano, a.
1186 (Giul., IV, 25): forse aggett. con suff. -anus da BrrronIus (anche in
lap. lomb.); v. Brignano.
Brei (i). Pizzighett, CR: con BRÈ, monte, in Valsolda; e BRÈ 1. pr. Bago-
lino BS; MASABRÈ, di Bienno BS: («mezzo-»): cfr. Breo, Brealto, ecc.
da *sRAIDO, allato a BRAIDA, Top. Ven., 248.
Brembate (Superiore) e BREMBATE di sotto, BG, dial. Brembàa = Brem-
bate, a. 854, Brembate Brambato, sec. XII (Lib. Not. e Mazzi,
Sub., 326): certamente derivati, con suff, -AT-, dal n. del Brembo, sulle cui
rive si trovano entrambi, benchè a 13 km. l'uno dall’altro. Cfr. Lam-
brate, ecc.
Brembilla BG: deve il suo nome (docum. del sec. XII) alla valle BREM-
BILLA, affl. del Brembo (c’è anche un canale BrEMBILETTO), nella quale si
trova. La forma «derivata in -illa, è proprio inconsueta, anzi inaudita.
Certo non può spiegarsi come alterazione di -ella (cfr. Addella, Ticinello, ecc.,
ed anche nel dial. bergamasco: oradè!, muradèla): e' bisognerà forse suppor-
re, ove non si pensi che risalga ad età etrusca (cfr. Bovillae, Regillae ecc.),
che sia un aggettivo in -ilis (cfr. predì! « pietra », nella Valseriana super.), con
la desinenza femminile in -a, come nell’aggett. lomb. sutila « sottile », ecc.
Il Massia mi suggeriva il riscontro con la voce medioevale piemont. mercaili
(« mercatile »), donde un toponimo Mercadillo.
Brembio Lodi; in riva al f. BREMBIOLO (= Brembioli rivus, a.
1039, Agnelli), formato dagli scoli della Muzza. Saranno, quasi certamente,
il primo un *BreMBuLUS (attraverso *Bremblo), il secondo suo diminuti-
vo, in -blo.
Brembo, il fiume bergamasco: = Brembius, a. 881 (Mazzi, 110). Se
questa attestazione non fosse già forse troppo antica, si potrebbe pensare ad
una derivazione da NEMORE « bosco » (cfr. Nembro), attraverso alla forma
assimil. “Membro, e una successiva assimilaz. Brembo: cfr. il verbo bearnese
bremba (da MmEMORAT, Meyer Luebke, Gramm., I, 512). Esclusa, come pare
necessario, questa origine, forse non rimane che attribuire il nome Brembo'
a una lingua preromana: cfr. forse la rad. BREM «risuonare » (Philipon,
205)? — Derivano dal nome del fiume: Brembate, Brembilla, Brembio.
BREME 08
Breme PV: = Breme, locus Bremeo (Cod. Long., I, 963), Bre-
ma, Bremeti, castrum Bremedo, a. 1224 (Manar.), donde un aggett.
Bremetensis a. 1226 (Cavagna, I, pag. 59); un certo: Boccasius
Bremma è nominato in una carta dell’anno 1159 (Giul., IV, 554), E’
luogo «lungo la riva sinistra del Po». Le forme d'archivio sembra attestino
una fase anteriore del nome: Brémetum: nella quale, se vi è da ammettere
una trasposizione d’accento, potremmo forse ricostruire un nome collettivo
in -eTuM. Forse *BRUMETUM «luogo soggetto alle brume », (cfr. Brumano),
o “BRAMETUM, Vv. bramoso s. Campobramoso?) (1). Impossibile ad ammettere
è una forma metatetica simile a quella accennata or ora per Brembo: NE-
MORETUM, attraverso *Nembrédo, *Membrédo, Bremmédo. — Col nome
della germ. Brema (di origine molto discussa, non deve avere forse nulla
in comune.
Brenna CO; = locus Brena, sec. XIII (Lib. Not.): forse è solo per caso
omofono alla voce milan. brenna (accanto a benna) « rastrelliera della grep-
pia ». V. Brenno Breno; e cfr. i tosc. Brena, Brenna, non interpretati nean-
ch’essi dal Pieri, Arno, 368.
Brenno (-Useria) fr. Arcisate, VA; BRENNO, fr. Costa Masnaga, CO, so-
pra una collina. Brenno sarebbe anche n. di un monte «ex quo oritur
Mella » (in Schol. Verg., 4, 278, secondo l’Holder). Accade di ravvicinarlo
al cogn. celt. BRENNOS (v. Holder e Skok, 156). Per l'aggiunta Useria v. que-
sta voce. V. poi Breno.
Breno BS: con un castello sopra una rupe. Il Maffei (v. Odorici, IV, 236)
lo derivò dal n. dei BreuNI (cfr., per il trattam. del dittongo EU, s. Chieve,
Lecco, Lezzeno, ecc. e Salvioni, App., 247): ma non è che una supposizione.
Con BRENO loc. presso Bergamo, dial. Brè, = ad Brene, a. 1110 (Maz-
zi, Suburbio, 97) forse avrà la stessa origine di Brenno,
Brenta, fr. Cittiglio; VA: sarà forse dal n. ital. brento (v. Top. Ven., 310);
come BRENTALONE (Croce di-), fr. Solbiate Inf., MI; BRANTELÒON, 1.,
Baiedo, CO. Cfr. Brentana, trent., di cui in Diz. Trid.
Brenzio, fr. Gravedona, CO; = Brinc io, a. 1017, Bognetti, Orig., Append.;
1148 (Rota, Var. 220); forse dal n. pers. BERENTIUS: v. Berenzi: cfr. cogn.
Brenzan, ecc. (Cogn. Ven. 158). Invece BRENZÉGLIO, fr. Garzeno, CO,
(dial. Brensèi), farebbe pensare all’ital. brincello; che dicesse « piccolo pezzo
di terra ».
Brera, già contrada, ora via di Milano: = via in Braida Guercii, a,
1099 (Giul., II, 668); BRERA (S. Maria in-, con vicina un’ISOLA BRERA),
Cuggiono, MI: è la voce longob. braida (v. Braglia): in Brera, registrata da
(1) Fantastica del tutto è la notizia riferita da P. Pavesi (Boll. Soc. Pavese, 1903,
p. 205) che la voce brem «presso i Levi-Liguri» significasse « bosco » che la tradizione
vorrebbe confermata dallo stemma di « Breme» dove si vede una siepe che circonda un
castello!
109 BRIANZA
una carta dell’anno 1181, la seconda r sarebbe inserita per togliere l’iato di
brea, v. Salvioni, Fonet., $ 216).
Brescia, dial. Brèssa, = Brixia, Corp. Inscr. Lat., 13, 14997, Brixia,
Catull., ecc. Non pare si possa disgiungere questo nome, come da molti fu
avvertito (v. per es. Perin, On.), da quello di altri luoghi di origine vero-
similmente celtica, ad es. Brexa in Ispagna, Bressa in Gallia, Breisgau (Bri-
sgovia), Breslau in Germania, Bressanone nel Trentino. Ma tuttora, come
notava il Perin « etymon latet ». — La pronuncia dial. Brèssa (con è aperta:
onde ital. Brèscia) è normale nel dialetto (cfr. pèscia « picea »).
Bressana PV: probabilm. da un cogn. Bressàn (« bresciano »).
Bressamoro fr. Castellone, CR (anche S. Maria di Bressanore); = de Bri-
xianore, a. 852; prope Brixianorum, a. 970, loco et f. Bresia-
nare, a. 988 (Mazzi, 111): par certo il genitivo plur. BRIXIANORUM per una
proprietà comune (consortile) di Bresciani; v. Barzanò.
Bresso MI; = Brixium (Manar.) loco Bresso, sec. XII (Lib. Not.):
cfr. Brezzo.
BRETTA, loc. Vale S. Martino, BG, sec. XIV (Lib. Not.) forse dal nome
personale Bretto di cui qui alla v. Bertonico (e cfr. Montelibretti, Roma,
= li Bretti).
Brevia fr. Casteln. Bocca d'Adda, Lodi, presso il fiume Adda: cfr. trent.
Brèvine, Diz. Trident. V. Brivio.
Brezzo di Bédero, È. Luino, VA: se è vera l’identific. fatta dal Rota (Cassic.
46) con un Beredicio delle carte, ne riesce più difficile l’interpretazio-
ne. Altrimenti, verrebbe facile dedurre questo nome dal n. pers. BERIZZO
(Forst. 336).
Briale, fr. Castro, BS: cfr. Briallo, fr. Castelli Cusiani (Novara) e Brialone,
trent.: vi si può sospettare una forma aggettivale *BRAIDALIS (v. Braglia).
Brianda Superiore, e BRIANDA Infer., fr. Paderno Ossol., CR: sarà forse
da un cognome. Per il suff. -anpus nei nomi propri v. Serra, Cogn., 549.
Brianza = in Brianza, monte Brianza sec. XIII (Lib. Not.) Il vasto
paese detto Brianza ebbe il suo nome da BRIANZA, oggi fraz. del com. di
Colle Brianza, CO. Questo presuppone una forma celt. *BRIGANTIA; cfr. for-
se Breganze di Vicenza (Top. Ven., 31), franc. Briangon (BRIGANTIO); il n.
etnico Brigantii (« montanari », v. Philipon, p. 178) ed il nome del lacus
Brigantinus (di Costanza); nonchè di Chdateaubriant: in cui il Grébler
riconosceva una forma celt. *BRIGANT- « sporgente, sovrastante »: certo par-
ticipio della stessa radice verbale donde i vari Briga, ed anche forse i Briaglia,
Briallo piemontesi tutti in regione montuosa, come mi avverte il Massia
{ed il già veduto Briale?) Affine al nome Brianza è il nome luganese Bragan-
zona, che fu già Brianzona, (v. Salvioni, Ladinia-Italia).
BRIANZÒLA 110
Brianzòla, fr. di Castello di Brianza; = locus Brianzole (Cod. Long,
I, 816), de Brianzora, sec. XII (Lib, Not.): dimin. di Brianza.
Briavacca, fr. Rodano, M/: sarà da un soprannome di persona: cfr. il n. 1.
vittoriese Broiavacca (Top. Ven., 138; Cogn. Ven., 188).
Bric, rupe pr. Lecco e collina pr. Casteggio; BRICOLA, BRICOLETTA fr.
Luisago, CO; cfr. le voci lomb. bric « roccia », bricola « dirupo, balza ».
Brienno fr. Laglio, CO. Secondo il Pieri (Not., 25) potrebbe risultare, at-
traverso *Brivenna, dal n. etr. *VisreNNA. Ma non si può lasciar da parte
cel tutto, fors’anche, celt. BRIG « monte »: v. Brianza.
Briguano Gera d'Adda, BG; = Briniano, a. 860 e segg.,, Bregnano,
a. 1186 (Mazzi, 113 e Cod. Crem.): forse aggett. dal n. pers. rom. BRINNIUS
(v. Sch.). V. però anche Bregnano.
Brinzio VA, v. Brenzio.
BRIOLLO (territorio de-) a. 1362, presso Bergamo (Mazzi, Saburbio, 81).
Cfr. Brione, Cimbriole.
Brione fr. Brescia: = (sortibus-) Brioni, a. 1235 (Bosshard, 174); MON-
BRIONE, n. antico del colle di S. Colombano, Lodi, = Mombriono,
a, 1127; castrum Mombrioni 1182 (Agnelli): cfr. Brione trentino. La
possibilità di un’origine da *BRAIDONE sarebbe convalidata da varie attesta-
zioni, sembra anche in corrispondenza dell’attuale Brione trentino, e, forse
di Brioni (Brion Grande e B. Minore), le isolette di fronte a Pola, della for-
ma (in carte del sec. XIII): Braidone Ligane, ecc. (v. Lorenzi, Diz.
Trident.). Il Massia mi segnalava un monastero di Brione, nel Torinese, che
egli pensava riflettere un celtico EBuRoDUNUM (cfr. franc. Verdun). Ma, al-
meno per i Brione lombardi e trentini, s'incontra la difficoltà della forma
in -one attestata anche nei docum. Escluso che si tratti, come pensavano
vari eruditi locali, di un accrescitivo di BRIA «briglia », avremo dunque
qui un *BRIGONE da BRIGA (v. Brianza)? (1).
Briosco MI; = Briosco (Giul., III, 559), sec. XIII (Lib. Not.). Sta sulla
sponda sinistra del Lambro, « che dal piano di Erba s’incassa nella Costa
d'Agliate ». La singolarità del suffisso non disdirà forse alla voce celt. BRIVA
«monte » (v. Brivio), o BRIGA « monte ».
Brisa, già contrada di Milano (Bombognini, 9) (cfr. Brisino, fr. Stresa, Nov.).
Porrei questo nome in rapporto non già con la voce milan. vivente brisa
«brezza », ma con brisìn « minuzzolo »: cfr. il termine polesano brésega
(Top. Ven., 249); e v. qui Bondo Petello.
BRISCONNO (vico et fundo-), luogo pr. Vermezzo (Abbiategr.), nominato
in carte dell’a. 742 (Cod. Long.), e del 999; più tardi Brisconi e Bi-
(1) Il Gabiano fantasticava, per il « Mombrione » di Lodi, in omaggio a quelle uve
famose, una derivazione da Monte Bromio!
111 BROLÈTTO
sconno (v. Parodi, e Rota, S. Ambr.). Forse è tutt'uno con la voce no-
varese briscén «pungitopo » (Ruscus aculeatus).
Brissago Valtravaglia, CO = Briciago, a. 838 (Odorici, ID, Brisa-
go, sec. XII, Brixago, Berxago 1273 (De Vit II, 339). E' aggett.
con suff. -acus dal n. pers. Briccius (v. Pieri, Arno, 125). Cfr. Brissogne,
di Aosta.
Brivio, CO, dial. Brivi; = vico et f. Brivio, a. 969, loco Brivio, a. 1150
(Mazzi, 114, e Giul., II, 19); (plebs) Brip pio, Bripio a 1456. Poichè
il paese sta sulle rive dell'Adda, onde un tempo era distinto in Brivio de zà
e Brivio de là (oggi uno dei due è detto Sosta, v. Mazzi), pare giustificata la
supposizione che il nome derivi dalla voce gallica BRIVA « ponte » : cfr. i no-
mi di I. francesi Brive, Brives, Brie, Brissarthe (BRIVA SARTA), ecc., Longnon,
I, 47. (1). Il Cantù opponeva a questa ipotesi il fatto che a Brivio non sa-
rebbe rimasta traccia di ponti antichi; ma l’obiezione mi pare assai debole.
— L'uscita attuale -io sarà di ragione letteraria, come in tanti altri casi.
Brizzotti, fr. Ponte in Valt., SO; (Madonna del) BRIZZO, Volciano, BS (ivi,
torrente Brezzo?): dal nome pers. BrIZZo, di cui v. Serra, Cogn. It. II, 108;
v. Cogn. Ven., 133.
Brodéna, fr. Lonte, BS (presso BRODENELLA): forse metatesi di *BoDRE-
NA, v. Budrio? .
Brodî, (Ca’ dei-) fr. Borghetto Lodig.; « dalla famiglia Broda, che ne fu
feudataria nei sec. XIII e XIV », Agnelli.
Broglio, (Cascina del-), fr. Marzano, PV; valle quae dicitur Broilo, pres-
so Bergamo, sec. XI (Mazzi, Sub., 11); ital. broglio « pometo » (Top. Ven.,
Pieri, Arno, 228).
Brolètto, oggi nome di vie e piazze in varie città: «a Milano, Como, Bre-
scia, Mantova, Pavia, Lodi, Vercelli, nel sec. XII designava dei luoghi pub-
blici, vicini alle Cattedrali ed agli Episcopi, od alle sedi dei Reggitori »
(Agnelli) (2). Quello di Milano, che denomina oggi una via del centro, cor-
risponde (dalla. 1228) a quello che in passato fu detto Broletto nuovo;
mentre il più antico era nel luogo dell'attuale Palazzo Reale; il Fiamma lo di-
stinse col nome di « alia curia comunis quae dicitur Broletum vetus»
edi è detto «Brolito domui S. Ambrosii » in una carta dell’a. 1021,
«Broileto consulum» nel 1192. In questo sorsero in origine i varii
edifici propri della Curia Arcivescovile ed in seguito ebbero sede anche i
(1) A quella voce briva si ricongiungerà la parola berg. «brevia » « ponticello po-
sticcio », ramment. anche in Salvioni, Elem. volg., v. qui « Brevia ». Per la e in luogo
di è cfr. berg. «endevia» (endivia), « necia » (nicchia).
(2) Per il nome di Broletto, v. Serra G. D. Il Broletto dei Comuni Lombardi, Lingua
Nostra, 1943, pp. 1-5. Il Broletto di Novara è attestato fin dall’a. 1208; quello di Vercelli
dal 1260.
BROLPASINO 112
primi uffici del « Comune » e, poscia, « Communitas Mediolani » (Colom-
bo, II, 130). — Il Serra ha dimostrato che fu il Broletto di Milano a soppian-
tare, nelle altre città vicine, il nome che vi preesisteva (Palatium populi o
Communitatis; Praetorium; poi anche Arengario) del Palazzo del Comune. A
Milano, come si vide, l’appellativo ebbe origine dal brolo della Chiesa. In
dialetto milanese, fu detto anche Brovett (da “broèt: è attestata, all’a. 1187,
la forma broieto). Cfr. BroveLto, di Pallanza, Nov.
Brolpasino, Ca’ d'Andrea, CR; « brolo di Pasino », dov'è Pasino, nome pers.
Brona (Val-), CO, lat. ecc Vallis Brona; sul luogo anche Valbruna.
Ha il nome della valle (in Vallassina); e brona forse vale qui bruna (cfr. Gro-
mo = grumo): vi esiste anche una torbiera.
Brongio, distinto in Superiore e Inferiore, (dial. Brunc) fr. Garbagnate, CO;
= Brangio Lib. Not. (sec. XIII); insieme con BRONCINO (Torre del-),
monte, Erba, CO, lo direi derivato da una forma dimin. lat. BRUNCULUS (da
BRUNCUS): se pure non da un *PRUNICUS (da PRUNUS).
Broni, PV. Sarebbe = Brona a. 1047, Bronna 1119, Bruna a.
1048 (Dizion. del Casalis). E’ difficile conciliare la forma attuale in -i con
l’antica in -a; comunque, la base può essere PRUNUS (FRUNI): cfr. Brunate.
Pare gratuita l'ipotesi del Maragliano (Casteggio, 1909), che Broni provenga
dal nome etnico degli AMBRONES.
Bronza, loc. pr. Mairano, Casteggio: forse dal casato Bronzi (Maragl. 96).
Broseda, via di Bergamo; = ubi dic. in Bruscieta (sec. XII, Mazzi, Sub., 6),
Broseta, a. 1620 (Mazzi, 118): sarà certo *BRUSCETA, cfr. it. brusco
« pungitopo » (Pieri, Arno, 228), o ven. brusca « fuscello » (donde i nomi
ven. Bresséo, Borséa, ecc., Top. Ven., 154).
Brovada, torr. affl. del Lambro, Monza: cfr. lomb, brovà « potare ». Cir.
Bruvarola (Madonna della-), Aloche, Biella.
Brovòètt, v. Broletto.
Brozzo, fr. Pezzaze, BS: cfr. il n. pers. Brozo (Fòrst. 338 e Cogn. Ven., 158).
Registro qui anche: CALABROZZO, anch'esso in quel di Pezzaze. Strana
mi pare la proposta del Rohlfs: gentilizio romano BRUSSIUS.
Bruciata (Ca’) fr. Robecco, e fr. Pieve d’Olmi, CR; Monte BRUCIATO,
Grandola, CO: it. bruciare. V. Brusada.
Bruffione, monte (m. 2265), fra Caffaro e Daone, BS; dial. Brufiù, = Bor-
fionum (sec. XV, Gnaga). Andrà certo col bresc. sbrofì « annaffiare »
(piac. sborfà), coi deriv. sbroffla, sbroffleint): direi alludendo ad impetuosità
di venti o di burrasche.
Bruga, fr. Lumezzane, BS; BRUGA, fr. Castello dell'Acqua, SO (e loc. pres-
113 BRUSADA
so Pasturo, CO); Bruga, pr. Colturano, MI, a. 978 (Monneret); BRUGA,
«prato, riva erbosa intorno a campi» (Monti): (una bruga, di una
pertica e mezzo, è ricord. a Bellinzona, a. 1274, v. Bosshard). Certo in rela-
zione col milan. briigh, « erica, scopa >».
Brugaletti, fr. Cenate, BG; BRUGALI, fr. Torre de’ Roveri, BG; BRUGA-
GLIA (Foppa-), loc. Rovetta, BG; BRUGARELLO, fr. Velate, MI: « sco-
peti »: v. Bruga.
Brugazzi, (Ca’ dei-), fr. Secunago, MI, BRUGAZZO, fr. Giussano, MI: v.
Bruga.
Brugherio, MI, dial. Brughée, anzi, per il Salvioni (Not. III), Briè, attrav.
Brujè; BRUGHERE e M. BRUGARIO, in Val Sabbia BS; BRUGHEROLO,
fr. Precotto, MI: dalla v. lat. medievale BRUGARIUM, (v. Brosshard 108); cfr.
mil. brighera, piem. briièra « scopeto ».
Brugnano, fr. Genivolta : come i Brugnano tosc. (Pieri, Arno, 116), sarà
aggett. con suff. -anus dal gentil ArroNIUs (anche in lap. lomb.).
Brugnòla, (la-) Cantù; BRUGNOLE, fr. Triglio, CR; BRUGNOLO, fr. Ri-
varolo del Re, CR: lomb. brugnoeu « prugnolo, susinello ». Cfr. Brigne-
to (loco-), a. 1019, Cod Crem., I; e BREGNEDOLO, di Calvisano, BS.
Brugo, fr. Villaguardia, CO e fr. Olgiate CO; una contrada del BRUGO ad
Almenno, BG; BRUGOLE, fr. Bedizzole, BS; BRUGORA, fr. Carate Brian-
za, MI, = Brugora, sec. XIII (Lib Not.): v. Bruga.
Rrumano, BG, nell’Àlta Vall’Imagna; BRUMANO, fr. Alzano, BG, nella
Valseriana inferiore; lat. ecc. Brumanum; questo, (Corogr.) dovrebbe il
suo nome alla «posizione veramente invernale ». Ma, almeno il primo
dev'essere stato un vicus Bromanus nell'età romana: v. Mazzi, 116 e
Serra, C. Rur. 93, che ricorda i « vicani BROMANENSES » di un'iscrizione:
onde l’origine da BRUMA sarebbe almeno in dubbio. E v. anche BROMINO
(dial. Brumì), n. di alcune malghe (a m. 1300-1600); ed un Campo Bro-
mini dell'a. 1473 (Bottazzi, V. Sabbia).
Brunate, CO: il Flechia ci vide un PRUNETUM « pruneto » e pare verosimile
origine. Però cfr. Bornago. (Il Rohlfs ci vedrebbe un deriv. dal n. pers.
BRUNUS).
Brumèlto, fr. Azzate, VA, (lat. eccl. Bunellum), BRUNO (al-),loc. presso
Arcore Milan.; BRUNENO, loc. Pasturo, CO; BRUNONE, monte, Prealpi
Orobie; credo da nomi di persona (v. Cogn. Ven., 223). Invece in CORNA
BRUNA, monte, Alpi Camon., bruno sarà quale aggett.; v. Brona (Val-).
Almè, BG, = Bruntino, a. 1294 (Mazzi, 17): forse da
*BARONTINO (v. Cogn. Ven., 156, Bianchi, Arch. Glott., X, 367).
Bruntino, f
un n. pers.
Brusada, fr. Valera Fratta, Lodi; BRUSADE, fr. Bertonico, ib.; BRUSAA,
8. - Dizionario di toponomastica lombarda
BRUSAPORTO 114
loc. Grigna Sett; BRUSA, collina pr. Casteggio; cfr. Brusadico de
Cavaltone, a. 1216 (Cod. Crem.): v. qui Bruciata: ma prob. nel senso di
«bruciatura di stoppie o brughiere »: v. Bosshard, 111. E cfr. anche luoghi
bresc. detti BRUSERA, BRUSEGHIN ecc. (Gnaga).
Brusaporto, fr. Rocca del Colle; BG: forse sostituito a un cogn. Brusaporco
(v. Top. Ven., 138; Cogn. Ven., 188).
Brusatasso, fr. Suzzara, MN; Brusalova, Brusalupo a. 1172 e
1228 (Cod. Crem., I): da probabili soprannomi: v. Top. Ven., 138.
Bruscanti (Prati-) in Valsassina (per l’Orandi e l’Arrigoni, Not. Stor. Val-
sass. 1889, p. 53, sarebbe veram. Buscanti; ed allora verrebbe dal lat. me-
diev. buscare), = Curte Burscanti; poi: Bruscanti a. 936
e 975 (Mazzi, 116): cfr. veron, bruscanzi « Ruscus aculeatus »?
Bruscò, fr. Renate Veduggio, MI: forse = vico Briscono, a. 999
(Cod. Long.? nel 1456: Bruscò: l’origine da brusca « Ruscus aculeatus »
è resa dubbia dalla forma dell'a. 999.
Brusimpiano, VA; = Brusinopiano; così distinto (si dice anche Bru-
simpìccolo) da Brusino Arsizio (Lugano), dial. Brusìn-sciss (v. Salvioni, Not.,
IV, 8); = Brosino, sec. XII: dove Brusin è dimin. di brus «bruciaticcio».
Brusuglio, fr. Cormanno, MI, dial. Brusti; = loco Bresurio, sec. XII,
lat. eccl, Brusilium: brus (v. voce prec.), con suff. -uLJo.
Bruzzaro, fr. Milano, = locus Bruciano, sec. XIII (Lib. Not.); S.
Marie de Brutiano, a. 1012 (Giul., II, 57); BRUZZANO, fr. Mediglia,
MI, = loco Broxano, sec. XIII (Lib. Not.: plebe Dairago); donde un
Bruzanello (monasterium de), in plebe de Mezate sec. XIII (Lib.
Not.): aggettivo con suff. -anus da BruTTIUus, (cfr. Pieri, Arno, 125). Cfr.
Borsano.
Bubbiano, MI; = Bibianum (Giulini); un locus qui dic. Bubiano,
pr. Clusone, BG, a. 941 (Mazzi. 173): se non è ben sicura l’identificazione
del Giulini, anche il nome milan. sarà aggett. del n. pers. BUBBIUS; v.
Bibbiatica; e BUBIO, luogo sopra Pasturo, CO.
Bubègno, fr. S. Bartol. Val Cavargna, CO, in luogo molto elevato: onde par
difficile pensare ad un n. pers. antico (p. es. *BUBBINIUS).
Buccinasco, M/, = Bulcinasco, sec. XIII (Lib. Not.). Poichè il terri-
torio è « copiosamente irriguo » la forma attuale sembra accennare a BUCINA
«tubo per acquedotto », v. Bisnate; ma il Bulcinasco ci volgerebbe
invece o verso un *BUBULCINO da BUBULCUS, o verso il n. pers. VOLCINA,
sempre con suff. -ASCO.
Buccinigo, pr. Erba, CO; = Buccinigo, sec. XIII (Lib. Not.) E’ tra-
dizione semierudita che il nome « derivasse da un buco iniquo, che esiste-
115 BULCIAGO
rebbe ancora sotto la rocca del paese, e sarebbe stato mezzo di supplizio »
(v. Chiesi, 134, e Corogr.): ma si tratterà di un aggettivo in -IcuM, dal nome
pers. BucciNUs (Sch.)
Buccogna, (la-), rivo pr. Erba, CÒ: BucconiUs n. pers. rom.?
Buccella, fr. Vigevano, PV: da un cogn. “Buccelli?
Buco del Lupo, orrido, pr. Gola di Nava. V. Intelvi; B. dell'ORSO, v. Orso.
Buco del Piombo, v. Piombo; BUCA del Corno, v. Entratico.
Buco Nicolina, caverna nel Piano del Tivano, in Valassina.
H
Budellone, monte, pr. Paitone, Salò: dalla sua forma?
Buda, di Val Trompia, v. Biis, Biisa.
Budrio, valle, Tàrtano, SO; BUDRIO (o Botro), dial. el Boeudri, gola an-
gusta e profonda pr. Serle, BS; Abbazia di BUTRIO (o S. Alberto), fraz.
Ponte Nizza, PV, in fondo alla valle del Bigna; insieme coi Budrio di Bolo
gna (Butrium, Strabone, V, 214), e di Reggio Em., Butrio di Udine, e
coi toscani Bétria (la-), Botrone, ecc. (v. Pieri, Arno, 303) si ricollegano alle
voci lomb. buder, berg. e valbremb. boeuder « vaso fatto di scorza d’abete »,
ecc.; piemont. boeuri (Massia, S. Sebast., Botro), it. botro, le quali appar-
tengono al più antico strato tirreno, secondo il Ribezzo (Orig. etrusche, 320).
V. Bodrie.
Bueggio, fr. Vilminore di Scalve, BG: *RovicuLUS?
Bugatti, fr. Gere di Capriate, CR: direi da un cognome (cfr. bugàt « buratto »,
Monti).
Bùggiolo, fr. Val di Rezzo, CO; lat. eccl. Bugilum; BUGIALLO, fr.
Sòrico, CO, e nome del torrente che vi passa; BUGLIO in Monte, SO,
sulla riva destra dell'Adda: forse si raggruppano con Boiola, ecc.: v. questa
voce.
Bugo, fr. Ozzero, MI; cfr. Campo Bugolo pr. Palosco, BG, a. 959 (Maz-
zi, 352). Che saranno?
Buguggiate, fr. Azzate, MI = Bughizate, a. 850 (Giul., I, 200);
Buguzate (loc. de-), a. 1126-32 (Rota, Varese 50): forse aggett. con
suff, -aT- dal gentil. rom. Vocusius, o atro, (Il Rohlfs proponeva BUCULIUS).
Bulciago, CO, = Biolciagum (Manar.) e Biulzago (1456); ma
anche Bulgiago, Bulziago; nonchè, secondo il Rota, Blauzago
(a. 1000, Cod. Long.). Pare ancora almeno verosimile la proposta dal Fle-
chia, di un derivato da BUBULCIUS, n. pers. rom.
BULGARO, pr. Gadesco Cr. a. 962 (Cod. Crem., 1); BULGARO GRASSO,
fr. Appiano Gent., CO, = Burgari, sec. XIII, Lib Not.; (per l’epiteto
Bei
sO A
BULIGA 116
grasso v. Abbiategrasso); BULGORELLO, fr. Cadorago, CO — Per il nome
di questi luoghi e del Comitato di Burgaria o Bulgaria (Comit. But
garienis) pr. Crbetta, MI, a. 877 (Giul. I, 288): il Serra (Borgo, 20 è
segg.) ha sostenuto con buoni argomenti che esso volle indicare rispettiva-
mente, un « piccolo borgo », ed un insieme di borghi, un territorio che com-
prende più borghi; v. Bolgare e Borgarello (1).
Bùliga, torr., Bergamo; andrà certamente col n. di luogo trevigiano Buli-
ghetta (v. Top. Ven., 250) e con quello del fosso pistoiese Bulicata (Pien,
Arno, 369): e dipenderanno tutti e tre dal verbo *BULLICARE (trevig. bulegàr
« ribollire »).
7
Buonmartino, fr. Olgiate, CO: dal n. personale.
Buonpensiero, fr. Villa Chiara, BS: pare un nome molto recente; cfr.
Bongodere.
Buonpersico, v. Zelo.
Burago, di Mélgora, MI = Bucuriaco, Dozio, 71 (1026), Buvirago,
sec. XIII (Lib. Not.): derivato forse proprio da un n. pers. *BucuRIus, ben
supposto dal Flechia. Invece BURAGO fr. Lonato, BS = Buriate a. 748
(Cod. Long.), sarà probabilmente un BurIacus dal n. pers. BurIUS (v. Pieri,
Arno, 126 e Top. Ven., 57).
Burana, fiume, MN = Burana viva, a. 1082 (Reg. Mant.); cfr. il canale
di Buràna pr. Ferrara; *BUuRIANA (fossa-) cfr. Top. Ven., 57.
Burba (la-), fr. Rho, MI: cfr., piuttostochè mil. burba (o bulbera o bulghera)
« macchina da sollevar pesi», Cherub., i prenomi pers. milan. Bx/ba,
Burba, Burbante, a. 1266 (Ratti). Cfr. anche un « Nichola dictus
Burbalia», a. 1456.
Burlìgo, fr. Palazzago, BG: forse derivato, con suff. -1cus, dal n. pers..
*BURRULUS (v. Serra, Cogn., 623).
Burgondi, (S. Nazaro dei-) PV. Certamente da BurguNDI (v. Introduz.),
nome di popolo: sebbene ci sfugga interamente a qual tempo risalga lo
(1) Sebbene non appartenga alla regione Lombarda, ricordo qui il nome di BELGIRATE,
fr. Lesa (Novara), dial. « Belgiraa » nelle carte mediev. Bugirate, Buzirate,
Bolgerate, Bulgarate (De Vit, Lago Magg, I, 164, 268), dipendente quindi
(questo O) da Bulgaro, « divenuto poi omofono alle voci lombarde bozzerà, bolgirà»
(v. Salvioni, Not., IV, 18). Qui il Flechia aveva preso abbaglio, supponendo in « Belgi-
rate» un composto di « bel-giràa »: v. in proposito De Vit, ibid., I, 169. (Il Rohlfs lo
riporterebbe al nome di persona Belliger, attestato solo ad Aquileia). — Poichè il
luogo di Belgirate si trova fra Lesa e Stresa, l’arguzia popolare ne ha preso l'occasione
per foggiare il motto-indovinello: « Passà fra Lesa e Stresa» per dire «rimanere im-
brogliato », v. Cherubini, s. Belgiraa. E' poi da notare v. Olivieri G., Guida del L. di
Como 106) il nome di una Grotta dei Bulgheri, pr. Villa di Lezzeno: che vorrebbe
Da grotta delle Carpe»: perchè un tempo vi si trovavano le carpe, dette sul luogo
nigher.
117 BUSSERO
stanziamento di famiglie borgognone in questo luogo (1). Vi ricollego anche
il n. di «S. Stefano in Borgondia, che sarebbe stato di una porta di
Milano nel 1548 (v. Rota, Greco, 76).
Burro, (il-), fr. Nese, BG; BURRI, fr. Caspoggio, SO: cfr. Budrio? Cfr.
Prati, N. di luoghi, 211.
Busagna, (Valle di-) pr. Esino Lario, CO: derivato da busa «buca »? Per
bus « bucato », v. Cornabusa. Lo Gnaga registra varie loc. bresc. dette BUS
o BUSA; ed una fraz. di Degagna, BUSAGN.
Rusca, fr. Mezzanino, PV; BUSCAIOLO, fr. Cozzo, PV; BUSCAIOLA (la-)
S. Giuliano Milan.; BUSCHI, fr. Sagliano, PV; BUSCARELLA, fr. S. Naz-
zaro Burg., PV: cfr. lomb. biisca, biiscài, « fuscello, truciolo », e il casato
Busca, di cui v. Maragl., 97. Anche il Busca di Cuneo, per il Serra (Com.
Rus, 273 e Cuneo, 16) può forse derivare dal b. lat. suscA «luogo a ceppi
e cespugli ». In Comit Auriat,, 52, però, la stesso Serra, non esclude un ori-
gine prelat.
Buscate, MI, dial. Buscàa. Se è vero, come credeva il Rota (Cassiciaco, 45)
che questo 1., nelle carte medievali, è chiamato Busti Cava, il nome
risulterebbe forma contratta di BusTuM (v. Busto Arsizio) e CAVA, nel senso
di « canale derivato ». Sarebbe dunque un altro Busto, non lontano dagli
altri registrati nel 1. ora citato. (Il Rohlfs pensava, per Buscate, al n. femmin.
rom. Busca). — Ricordo che nel dial, milanese c’è, 0 ci fu, il modo di dire
«andà a Buscaa» per «toccarne» (Cher.).
Buscoldo, fr. Curtatone, MN, dial. Buscold; = Busco alto. a. 1165
(Reg. Mant.): « bosco alto »; cfr. qui Ceroldo.
Busnadére, Busradorelli, fr. Codogno, Lodi; = Buxena dorum, Bu-
sinadurio, a. 991, 997: pare di ravvisarvi un “BUCINATORE, forse col
signif. di « addetto alla chiavica »; v. Bisnate.
Busnago MI, = Buginago, sec. XII, Bugionago, Cod. Santambr.
44; forse *Buccinacus da Buccinus (2) (v. Buccinigo, ecc., e Salvioni, Not.
III, 86). Il gergo furbesco milanese conosce busnagh (in luogo di busnasc)
nel significato di « sedere ».
Busuigallo, (Cascina del-), fr. Pontelezza, CO: forse cognome derivato dal
paese Buccinigo?
Bussacchetti, fr. Volta, MN: cogn. Buzzacchi, Cogn. Ven..
Biissero, MI = loco Buxoro, de Buxoro, sec. XIII (Lib. Not.); in carte me-
(1) Il Chiesi, molto genericamente: «il nome (di Burgondi) proviene da un nucleo
di Borgognoni che dal sec. V al X vennero per prendere o per accompagnare i re
loro ».
(2) Il Flechia credette di ravvisarci invece un nome personale, per es. Bosone, con
suff. -acus.
fn
=i
BUSSONE 118
diev. è ricordata una persona di nome Buxolus de Buxero (v.
Manar.): * BUXULUS; v. Boeuscer.
Bussòne, fr. Trescore Baln., BG (anche Buzzone); = Bussone, a. 886,
loco et f. Buzone, a. 975, Bucioni, a. 1051 (Mazzi, 117); forse dal
n. pers. Bozzo, Cogn. Ven., 158, piuttosto che da Buxus di cui alla v.
preced.?
Bustighèra, fr. Mediglia, MI, = Bustigaria (Manar.) locus Busti
ghera, sec. XIII (Lib. Not.). Lo crederei un derivato, collettivo con suff.
saria, da un *BUSTICUS da BUSTUS « arsiccio », (v. Busto Arsizio e Bostigo);
pressa poco come da un “*brùsego si ebbe il n. loc. padov. Brusegàna (Top.
Ven., 212). Cfr. Bustigalli, cogn. bergam., a. 1256 (Mazzi, Suburbio,
347). Nel Chiesi, trovo anche un Bustesede, fraz di Viadapica, BG.
Busto Arsizio, VA (detto già anche Busto Grande), dial. Bust (donde Biistòch
o Biistochîn, abitante di Busto); = Busti Arsizia, sec. XIII, (Lib.
Not.). Il primo termine sarà la voce lat. BUSTUM, direi ancora con riferimento
all’aridità della pianura «che ricorda la brughiera di Gallarate» (Gr. Il-
lustr.) (1). In Arsizio è espresso lo stesso concetto (it. « arsiccio »); sicchè il
composto costituisce una tautologia (cfr. Linguaglossa, Mongibello, ecc.; e
v. qui Brusimpiano) pari a quella di Brusino Arsizio luganese (v. Salvioni, Not.
I, 36, IV, 8). Ma quando a Busto si aggiunse Arsizio, per distinguerlo dal
Busto Garolfo, il senso della parola Busto non era più inteso (2). — Il modo
di dire «vess de Bust» vale «essere zotico, grosso » (Cherub.). V. anche
Bosto.
Busto Garolfo, M/, (già anche Busto Piccolo): = vico et f. Bustes Ca-
ruffi, a. 922 (Cod. Long) Busti Garulfi, sec. XIII (Lib. Not.),
paese a sette Km. dal precedente. Per Busto vale quel che si disse per Busto
Arsizio; Garolfo è il n. pers. GAIRULF 0 GARULF (Férst. 588, 605).
Buttèro (al-), Olgiate Calco, CO (Chiesi, 227), = Butero (con Olzate
ecc.) a. 1456; Costa di BUTTERI, al BUTTERON, Grigna settentr.. L’Or-
landi lo dice un « promontorio erboso e ripido »; e registra pure un BUTÈR
«pascolo e bosco in alpe di Pasturo ». Che siano nomi formati su biitè
«buttare », allusivi a cadute di sassi, o frane? V. Prabutò.
(1) Però va almeno avvertito che il Rohlfs, nelle sue « Studien zur roman. Namen-
kunde », Monaco, 1956, 19, registra alcuni nomi loc. spagnoli Busto, Bustiello, e porto-
ghesi Busta, Busto Frio, Bustos, dove sarebbe ravvisabile la voce spagnola busto « prato
di monte per pascolo », la quale, secondo J. M. Piel (Roman. Forsch. 64, 1952, p. 244)
risalirebbe non a bustum maallat. bostar «stalla per buoi ». Che anche i nostri
Busto possano avere tale origine mi pare tuttavia molto discutibile.
(2) Nella Gr. Illustr. I, 579) è riferita una spiegazione pseudo erudita del nome
« Busto Arsizio ». Essendo stati vinti gli Etruschi dai Celti di Belloveso, ed arsi i loro
cadaveri, il luogo fu detto « combustum »; distrutto il borgo nel sec. IX, da un incendio
si aggiunse l’epiteto « Arsizio ». Per altre etimol. tradizionali, v. Bondioli P., Per la
st. di B. Arsizio.
119 BUZZOLETTO
Buttintroca, fr. Casalmaiocco, MI: cfr. un Andreae Bote ntrocch IIR0RIE:
1196 (Cod. Crem., I, 194). Infatti il nome verrebbe «da una nobile fa-
miglia lodigiana, che l’ebbe in feudo » (Agnelli). Il cognome poi pare ricordi
stranamente il n. di luogo illirico BUTRINTUM.
Buttiraga, fr. Vistarino, PV. Un n. pers. BUTURARIUS (come pensò il Fle-
chia) può far sospettare qui un derivato dal nome BUTTURIUS.
Buzzoletto, v. Bozzolo.
Ca’ per cAsA, in molti n. loc. specialmente cremonesi e lodigiani (un la
CA? - scritto anche /a Cha - è presso Arcore milan.). Alcuni sono distinti
con un aggettivo qualit. (Caalta, Cabassa, Cabianca, Cabrusà, Cafranca, Ca-
merlata, v. Carotte, BS, e più avanti, Canova, Carossa), altri con un nome
di persona o di famiglia (Ca' d'Andrea, Ca’ del Concoreggio, Ca' del Conte,
Ca' dell'Angelo, Ca’ del Baruffo [v. Barulfil], Ca’ de’ Ballotta, Ca’ de’
Bonavogli [v. Bonavogli], Ca’ de’ Bosio, (Concesio, BS), Ca’ de’ Brodi lv.
Brodil, Ca’ de’ Cani [v. Cani], Ca' dei Granati, Ca’ dei Latini, Ca' dei Ma-
gnani, Ca’ dei Mairani, Ca’ dei Mainardi, Ca’ dei Paroni, Ca' de’ Racchi,
Ca’ dei Rho, Ca’ dei Soresini, Ca’ de’ Squintani, Ca’ de’ Stefani, Ca’ de’
Stradi, Ca’ dei Tacchini, Ca’ dei Tansini [o Catansino], Ca’ de’ Tavazzi,
Ca’ de’ Tiedoli, Ca’ de’ Tittini, Ca Tuflini, Ome, BS (dal cogn. Toffolini),
Ca’ de’ Valvassori, Ca’ de’ Varani, Ca’ de' Vertui, Ca’ de’ Zecchi [v. Cade-
zecchi], Ca’ Personeni; in quel di Voghera: Ca’ dei Contegni, dei Fiocchi,
dei Fusi, dei Re, dei Rovati, dei Sacchi, dei Tacconi, di Camillo, di Cristo-
faro, v. Maragliano; Cadizzoni, BS, dial. Cadissù: cioè C@' di Azzoni; altri
infine da circost. di luogo (Ca dell'Acqua, Ca’ dell'Arca, Ca' del Bosco, Ca’
dei Folli, Ca' de' Stàoli); e v. Caccivio. Per Ca' de’ Polli v. s. Polli.
Cabaggio, fr. Erve, BG: pari a «casa Baggio »?
Cabiaglio, VA, dial. Cabiej = loco Ca b ialis, sec. XIII (Lib. Not.), Il luogo
è «sopra una valle solitaria, fra massi calcari e colli... ». Potrebbe forse
riflettere un *cAveALIUS da cAVEA («recinto », 0 con altro significato, v.
Pieri, Serchio, 178; Top. Ven., 316): oppure anche un derivato da cAPU-
LUM «cavo per trasporto del legname » (v. Serra, Recens. S., 959). V. voce
seguente.
Cabiate, CO, dial. Cabiàa: forse = Caveato sec. IX (Mazzi, XXVIII):
cfr. i nil Gabiata, Cobbiata (Pieri, Serchio, 176), e voce preced.
Cacavèro, Salò, BS: nome mutato, nel secolo scorso, per decoro, in CAM-
POVERDE. Lo Gnaga accentua Caccàvero, e vorrebbe spiegarlo da «cà
de Càer », cioè delle capre. Ma la pronuncia Cacaèr, che egli pure ammette,
ha l’appoggio dell’unica forma storica di cui disponiamo: Cacavario
121 CADENABBIA
(a. 1016). Questa forma, che da un lato sembrerebbe orientarci verso un
poco pulito soprannome: caca-vario [cfr. ven. Cagabissi Cagarabia, Cada-
(per Caga1 mosto; e v. alla v. Cagaméi] in realtà non può risalire che ad un
lat. caccAaBARIUS « padellaio » (da cAcABUS «pentola», che sta in una carta
moden. del 1331, v. Sella, Gloss.): cfr. abrizz. e napol. caccavàre (REW.
1445).
Caccialupi, fr. Redondesco, MN; altro, fr. Annicco, CR: cfr. cogn. Caccia-
lupi, Pieri, Arno, 339.
Caccivio, fr. Lurate, CO, lat. ecc Caciviumy; luogo ben esposto, a non
grande distanza da Civello. Può essere composto di Cà-civio: « ca’ del clivo ».
Cadè, fr. Roncoferraro, MN; altra, fraz. Sarnico, BG altra, Braone, BS;
CADEO, fr. Canevino, PV; CADEA, fr. Lurago, CO: certamente da una
CASA DEI, nel senso di « ospizio », v. Nomi emil., p. 12, ed i n. loc. francesi
Maison Dieu, Lieu Dieu, ecc. (Longnon, III, 382).
Ca de’ Gerri, fr. Lodi; nel 1429 Domus de Inglariis (Agnelli): da
una antica famiglia lodigiana (2).
Cadegliano, VA (anche Cadigliano): aggett. in -ANus dal gentil. CATELLIUS.
Ca? del Cadolo, fr. Pieve d’Olmi, CR: forse dal n. pers. Càdolo (v. Serra,
Cogn., III, 635).
Ca? del Dial, via pr. Rovato, BS (Gr. Illustr., II, 317): « casa del Diavolo ».
Ca’ dell'Acqua, fr) S. Angelo Lodig. Poco chiaramente, l’Agnelli: «da un
locale in cui stava una grossa bocca del Lambro ».
Cadelle, monte, Morbegno. SO: dal n. pers. *CaTELLUS (vedi Caiello)?
Cadellòre, fr. Isola Dov., CR: «ca’ dell’aure », cioè «casa dei venti »: cfr.
n. loc. veron. Cadalòra (Top. ‘Ven., 246).
Ca’ del Parto, fr. Brembio, MI; « da una chiesa dedicata al Parto di Maria
Vergine », Agnelli.
Cademario, loc. in Val d’Agno (Lago di Lugano); = Cadelmario, a.
1197, Bognetti, Orig, Append. 27. Forse proprio una ca’ del Mario, cf. Ca’
dell'Angelo ecc., alla voce Ca’.
Cadenabbia, fr. Griante, CO. A primo aspetto parrebbe composto di Ca’
de Nabbia; ed infatti il Chiesi (p. 165) attesta che un fondo attiguo all’abitato
«è detto da tempo immemorabile la Nabbia ». Ma di questo nome attuale
non deve esser riuscito di trovare nessun indizio al Salvioni, il quale (Not.,
I) propose un etimo *CATENABULA, allusivo forse ad una CATENA doganale
che in quel luogo fosse già fissata. Può esser qui ricordato un luogo detto
Cadennes, sul torrente Morla, pr. Bergamo (a. 874), citato dal Mazzi
(p. 120); ed il nome di Porta CATENA, darsena di Mantova.
CADERO 122
Cùdero, fr. Veddasca, VA, lat. ecc. Caderum. Il Gualzata lo ravvi-
cinò al n. locarnese della gerla (cadra, cfr. menzon. kadul), che si trae dal
lat. capus; cfr. a. milan. cadoeu « caldano »; e v. Salvioni, Arbedo, s. cadra,
e qui Cadorago. Se però è vera l’identificaz. fatta dallo Schiaparelli (CD
Lomb.) di questo Càdero con un «vico Cadelo» della. 735, dovrem-
mo preferire a questa derivazione quella dal cogn. CATALUS (v. Serra, Com.
Rur. 238).
Cadèsie, loc. pr. Capralba, Crema: il Bombelli (p. 263) propone di inten-
dervi un « acquaticce » per il « sottosuolo acquoso ».
Cadezecchì, loc. Lodi: = Ca' de Cecchi a. 1633 (Agnelli): Cecchi
cognome.
Cadignano, fr. Verolanuova, BS; = Catinîano, Catheniano a
1045, Cod. Crem.; altro CADIGNANO fr. Tremosine, BS: aggett. dal gentil.
CATINIUS (v. Pieri, Arno, 135).
Cadilana, fr. Corte Palasio, MI; secondo l’Agnelli sarebbe alterato dal co-
gnome di fam. Cagalana: cfr. Cacalana (Pieri. Arno, 339).
Cadino, v. Cano.
Cadorago, CO; = Catoriaco a. 855 (Giul. I, 213). Il Flechia ci vide
un *CarTuriacus dal n. pers. CATURIUS (v. anche Caterano dal n.
CatuRUS, Pieri, Arno, 59): forse però vi si può sospettare anche un deri-
vato da *cADULUS, in senso di bacino, per essere il luogo circondato da
piccole colline. Si veda quanto scrive il Salvioni (Not., IV, 3) circa il novar.
Campieno, Cadempleno; e cfr. qui Càdero.
CADREGA (ubi dicitur in-), . 1262, località presso il Palatium a Bergamo,
= ubi dicitur Cadedra a. 1429, Mazzi Suburbio, 34; CADREGONE -
(Valle-), Clusone, BG: dalla voce lomb. cadrega « sedia », forse in qualche
significato traslato.
Cadreglio, fr. Cremia, CO: forse da riferire a cadra (v. Cadero)?
Cadregna, monte, fr. VA (anche CADRIGNA): cfr. Cadero?
Cadrezzate, VA; = Cadregiate, Cadrezzate a. 999 (Giul., I,
692), Cadrezate sec. XIII (Lib. Not.): vill. sulla sponda occidentale del
laghetto di Monate. Il Flechia lo riportò ad un n. romano CATRICIUS; cui
potrebbe sostituirsi forse QUADRATIUS (v. Pieri, Arno, 117).
Càffaro, (Ponte del-), Bagolino, BS; = rivo de Caffaro anno 1086 (Odo-
rici, V.), fumen Caphari a. 1357. E' da ricongiungere col n. venez.
Gafaro, col cogn. genov. Caffaro, ecc. (v. Bongioanni, 58; Top. Ven.,
145). Il Massia mi suggeriva di riportare questi cognomi al nome Cafer,
che ricorre in docum. di Ivrea del 1200. Questo cognome poi avrà relazione
coi Cafri dell’Africa australe, ma solo attraverso alla base comune cafir che
in arabo vale « infedele » (onde lo spagnolo cafre « rozzo »).
123 CAIELLO
Cagaméi (Vedetta del), nelle A. Orobie (Chiesi, 107); da un soprannome:
cc. miglio ». Cfr. Caega-lùf, fienile, Pavone Mella, BS: cfr. qui sopra alla
v. Caccavèro. Ma raggruppo qui anche Caccastracci, n. di una fontana pr.
Zubiena (Biella), che sarebbe così detta « per i fiocchi biancastri ».
Cagaroeula (la-), nome di una roccia scoscesa, pr. Cortabbio (Grigne): cfr.
la voce milan. cagarela: cfr. valle del Cagaoro (Top. Ven., 312).
Cagliano, fr. Colle Brianza, CO; = de Caliano, sec. XII (Cod. Crem.,
1); come i lucchesi Cagliana (Pieri, Serchio, 37), aggett. dal gentil. CALLIUS.
Cagliara, fr. Goito, MN: direi dal cogn. Caliari (CALIARII, CALIGARH) V.
Cogn. Ven., 200.
Caglio, fr. S. Valeria, CO, = Chalio (in plebe Axo), Lib. Not., sec.
XII: probab. dal gentil. rom. CALLIUS.
Cagnàtico, fr. Odolo, BG, dial. Cagnàk, = Cagnadego a. 1609 = forse
*CANIATICUS, aggett. del gentil Canius; cfr. Cagnano (Top. Ven., 60;
Pieri, Arno, 131); e CAGNAGHE, cascine in V. Trompia (Gnaga).
Cagnino (Quarto-), fr. Milano; = Quarto Canino sec. XIII (Lib.
Not.). La designazione di Quarto dipende dalla quarta pietra miliare da
Milano; l’aggiunto Cagnino par certo da un n. pers.: cfr. cogn. Cagnìn
(Cogn. Ven., 212).
Cagno, CO: dal n. pers. lat. CanIUS: cfr. Cagna (Top. Ven., 32).
Cagnola (la-), fraz. Galgagnano, M/; la CAGNOLA, sobborgo di Milano;
CAGNOLO de’ Branzi, fr. Branzi, BG. Tutt'e tre probabilmente da un n.
pers. Cagnòlo, ctr. cogn. Cagnoli (Cogn. Ven., 212). (1) Cfr. invece il n.
loc. padovano Cagnòla, diminuitivo della vicina Cagna (CANIA).
Caidate, fr. Sumirago, VA; = Caidate a. 1000 (Cod. Long.). Non so
proporre che di vedervi un ca’ vidate « case vitate» (VITIS): troppo imma-
ginario mi pare il n. pers. antico *CApIUS a cui penserebbe il Rohlfs.
Caie, cascina, Mondaro di Pezzaze, BS. Secondo lo Gnaga si spiega dalla
v. CAÎA esistente a Brozzo e Cimmo per « grotta, baratro ». Cfr. « Cima
di CAIONE, Ponte di Legno, BS. Non so se questo caia sia la stessa paro-
la del ven. caìa « rimasuglio » (*CADIVA).
Caîello, fr. Gallarate, VA; = vico Caello a. 820, 925 e a. 962 (Rota,
Gallar. 6, e Cod. Long.) locus Caelli a. 993 (Giul., I, 662), loco
Caielo sec. XII (Cod. Long.): la i pare inserita, (v. Baiess s. Abbadia);
onde il nome sarà derivato dal n. pers. CATELLUS (v. CATELLIUS on., e Ca-
tulus, Serra, Cogn., II, 634), piuttosto che da *cAVELLUS (cAVUS, canale),
o da altro.
(1) L'Agnelli crede che una famiglia lodigiana « Cagnoli » abbia avuto il nome dalla
«Cagnola » di Galgagnano. Forse può esser vero l'opposto.
CAÌÎGOLE 124
Caîgole, fr. Goito, MN: forse mai un *ACQUATIVULAE? Cfr. Quain *AQUA-
TINUS (Top. Ven., 245).
Cailina, fr. Villa Carcina, BS. Donde?
Càima, fr. Caselle Lurani, CR: «dalla famiglia milan. Caimi», Agnelli.
Questo cognome poi riflette forse il n. person. Haimo: v. Bongioanni,
Caino, Nave, BS; «alle falde del monte Conche »; CAINO, fr. Domaso,
CO, monte nella Grigna sett.; insieme con CADINO, monte in V. Sab-
bia, BS, e «cima di CaDìÌ», presso il Tonale, CADINOCLO, baite, Pa-
spardo, BS: certamente da CATINUM «conca », cfr. ven. cadin (Top. Ven.,
251), nomi loc. tosc. Catino, ecc. (Pieri, Serchio, 142; Arno, 306); e il
borm. cadìn « suolo a piccole insenature » (Longa). V. Gaino.
Caiolo, SO: sulla sinistra dell'Adda: *CatLLioLus dimin. del gentil. lat.
CaLLIUS, opp. di *caLLEUS da caLtIs (cfr. Caleus, Sucaleo, Caiada,
Top. Ven., 313): questa seconda orig. è da preferire per CAIÒ (casc. del),
Breno, BS. V. Caglio.
Caionvìco, fr. Brescia: = loco Calionivico (Odor.). il sost. vicus vi
è preceduto, sembra, dal genitivo del nome del proprietario: CALIO è nell’on.
latino.
Cairate, VA = Cariade a. 237 (Cod. Long), Cariata a. 874
(Giul., I, 274), Cairate a. 1148, Bognetti,, Orig., Append.; e sec. XIII
(Lib. Not.): sembra aggett. con suff. -AT- dal n. gentil. CARIUS, cfr. Caiano,
ecc. (Pieri, Arno, 133).
Cairo, fr. Pieve del Cairo, PV: crederei affine alla voce piem. cairòn « roc-
cia » (QUADRUM). Osservò invece il Serra (NII. Lomb.), che, tenendo conto
delle forme storiche «curte Cairo», a. 913, «loco et f. Cari»,
a. 1108, conviene meglio riportarsi alla voce prerom. *CARIUM « pietra,
Tupe », di supposta origine iberica; il che varrebbe anche per Chieri, pr.
Torino, la Karreo (nel Potentia) di Plinio.
Calafàm, cascina, Montichiari, BS: nome espressivo, che pare quasi con-
trapposto (in parte) a CAMAFAM, n. di un’altra casa, presso Rezzato
BS: dov'è cama per «chiama », come in un CAMALÙF (Chiama-lupo), in
Val Sabbia.
Calanca, prati scoscesi sopra Lierna, CO; CALANCO, fr. Botticino BS (an-
che scritto Calanca): staranno con la voce emiliana calanco «scoscen-
dimento », di cui v. Salvioni, Not., II. (Cfr. nella Liguria: Val Calanca,
ecc., Battisti,, It. Dialett., IV, 39).
Calandrone, fiume Lodi: se gli corrisponde (v. Rota, Com. Laud. 30),
in una carta dell’a. 900, la forma Calirdone, si dovrebbe rinunziare a
collegare questo nome con quello della cALANDRA uccello. V. anche Ga-
landra.
”
125 CALDANA
Calca, fr. Lodi: così chiamata da un Giogrio Calco, che l’ebbe in pro-
prietà nel sec. XVI (Agnelli).
Calcababbio, sino al 1896, n. dell’attuale Lungavilla, PV; credo da sopran-
nome di persona: cfr. n. loc. padov. Calcatbneghe e cogn. Calcasdla (Top.
Ven., 139; Cogn. Ven., 188); babbi è voce milanese per « babbeo »: ma
origin. «rospo » (v. Cherub. s. pabbi) (1).
Calchèra, fr. Pietra de” Giorgi, PV: cALCARIA « fornace di calce» (v. Top.
Ven., 312). Forma dimin.: CALCAROLA, Edolo, BS: e la sua variante fo-
netica CALCAIOLE (dial. Calcadle), di Bagolino, BS (sec. XV Cal
chayolis). Altrove, nel Bresciano, CALCINERA, CALCINAROLE.
Calcinate, BG; = locus Calcinate, Calcinade, a. 755, 973 (Maz-
zi, 121); CALCINATE (-degli Origoni), VA: forse da cALCINA con sufîf.
“AT- (la parola avrebbe forse designato la qualità del terreno: cfr. lomb.
calcester «terreno duro, biancastro, sterile », terra con el colcinèl! « terra
calcinosa » (Topol. Lomb.); cfr. un Ponte Calcester in Val Vigezzo
a. 1588. Il Rohlfs propone però, per Calcinate, la deriv. da un n. person.
(non attestato) *CaLcinus. — Lo specificativo « degli Origoni » dipende dal
cognome Origoni: cfr. un marchese Orrigone, Calvi, 429; un Cognolus de
Horigonibus c. milan. 1456.
Calcinato, e CALCINATELLO (frazione del precedente) BS: lo stesso di
Calcinate (v.). A tre km a sud vi ha Montechiari.
Calcio, BG, dial. Càlz; = plebe de Calzo circa a. 1000 (Mazzi, 87),
Chalcio, Calzium sec. XII (Lib. Not. e Cod. Cremon.). Il suolo
vi è « ghiaioso e per sè infecondo, benchè ora sia ben coltivato ». (Corogr.).
Propenderei a crederlo un aggett. da CALX: *CALCEUS, piuttosto che riflesso
del n. pers. rom. CALcIUS. — Il territorio circostante, che appartenne già ai
Visconti di Milano, è detto la Calciana.
Calco Superiore e CALCO Inferiore, fr. Olgiate Calco, CO; = Calgo
a, 960 (Cartol. 24); vico Caligo a. 975 (Cod. Long.), Calvigo, Cal
go sec. XIII (Lib. Not.). Non si può dire quanta fede meriti l’attestazione
di Calvigo, posteriore a Caligo : se è attendibile, pare ci riporti ad
un *CàLvicus derivato da CALvUS n. pers. (piuttosto che da CALVUS,
anche perchè il territorio è descritto come assai florido): alla maniera
di Còlico se da CaLtius (v.); altrimenti lo ricondurremmo a CALLICUM
(dal gentilizio CALLIUS?). Un Calco Superiore è anche fr. di Borgosesia. —
Dal paese ebbe il nome la famiglia Calchi, donde, come s'è visto, il n. loc.
Calca.
Caldana, fr. Cocquio, VA: è la voce lomb. caldana « serbatoio d’acqua, per
renderla meno fredda» (Marcora, Topol., 242).
(1) «Prima che al comune di ”Calcababbio” venisse assegnato il nuovo nome, lo
stemma di quel comune rappresentava un piede che schiaccia un rospo» (Decio).
CALDE 126
Caldè, fr. Castelveccana, VA (o Caldiero); Rocca di CALDÈ, ivi presso:
CALIDARIUM « bagno caldo », « stufa »?
Caldèra, fr. Quinto Rom., MI: dal lat. CALIDARIA (v. voce preced.). In forma
di accrescitivo: COLDERONE (costa del-), oltre il Colle, BG (così almeno
in c. del 1620).
Calderara, loc. pr. Castegio, dial. Caldrera: dal casato Calderari? (Maragl.,
99).
Caldome, fiumicello pr. Lecco: = (acqua-) Caldoni, sec. XVI (dial.
Caldén, Coldén). Avvertiva G. Tamassia (Quadro econom. di Taceno e
Lecco, Mil. 1806 p. 23) «nel 500 tali acque erano calde, e sul finire
del secolo sono divenute freddissime ».
Caleggio, fraz. Valnegra, BG; al CALEGGIO, loc. pr. Vezio di Varenna
(almeno ad a. 1600); CALEGG de Rocch, 1. presso Pasturo, Valsass. (ivi
anche CALEGIAN). E’ qui da riconoscere il n. com. valsassin. Calégg
(berg. e com. canéi «casa diroccata », e talora « passaggio sotterraneo »:
da ravvicinare, come vide il Salvioni (Romania, XLIII, 1914, p. 390) a
caniculus degli Statuti bergam. del 1331 (« strada sotterranea », levent. cuni
clum «stalla»: CUNICULUS).
Calende (Sesto-) VA, vico Sexto, Sexto Mercadum, 1152 e 1199;
portum de Sexto, portum Scozulae sive) Sexti, 1139; Sexto Ka
lendarum (Guglielmo da-), Cod. della Croce, XII, 175, a. 1240; da
allora il n. attuale si ripete di frequente. Per primo, sembra Gaudenzio
Merula (Ant. Gall. Cisalp., I, 6, 1539; v. Capsoni, I, 288) espresse l’opinione
che il nome di Sesto Calende ricordasse la data in cui al tempo romano
si teneva il mercato (o si celebravano sacrifici; « quod eo mensis tempore
olim rustici illuc confluerent vel ad nundinas, vel ad sacrificia »); il Merula
riteneva se ne avesse un indizio anche nel ritrovamento di avanzi di un tem-
pio, dedicato ad Ercole, Mercurio, Silvano, ecc. Che il n. del luogo ripetesse
quello di tale data (quintultimo giorno d'ogni mese: ognuno sa che, negli
anni bisestili l'inserzione del giorno soprannumerario si faceva « die bis
sexto ante kalendas febr.), parve naturale anche ad A. De Marchi (Atene
e Roma, XVIII) Recentemente però C.M. Rota (St. di Varese, 85-96) volle
rifiutare questa spiegazione, in gran parte perché sarebbe troppo tardiva
la comparsa, nei documenti, della formula Sexto Ka/endarum;
sicché per lui era da presumere originario solo il Sextum: che avrebbe
indicato la distanza forse da Somma Lombarda, oppure dalla « statio ro-
mana » di Angera. Il Kalendarum sarebbe stato aggiunto più tardi
ad indicare che il mercato vi si teneva il primo del mese. Ma è assai diffi-
cile ammettere, col Rota, che un luogo come Angera potesse porsi, in età
romana, a base di computi miliarii; e che quell’aggiunta di Kal/endae,
ad indicare il primo del mese, si facesse in avanzato medio-evo. Assai me-
glio è supporre che di quel composto Sexto Kalendarum la seconda
127 CALÒLZIO
parte fosse rimasta per qualche tempo obliterata (o sostituita da Merca-
tum), per poi ricomparire, a mezzo secolo XIII, alla ripresa del movi-
mento culturale classico.
Caleotto (il-), fraz. di Lecco; famosa per il palazzo Manzoni. Per ispiegare
il nome, l’ipotesi più probabile è che si tratti di un composto: cà, e Aleotto
(Aleotti e Leotti, derivati dal nome bibl. ELIAS, sono pure cognomi diffusi):
benchè paia strano che un composto di casa sia poi divenuto n. ma-
schile. O sarà correzione voluta del n. pers. GALEOTTO? Lessi però che
per qualcuno il nome di Caleotto sarebbe una trasposizione di LE OTTO CA’
(cfr. un Settecà vicentino): ma questa mi pare una spiegazione molto stra-
vagante.
Caleppio, fr. Settala, MI; CALEPPIO, fr. Sarnico, BG: = castro C'ale-
pio a. 768 (Mazzi, 122), Calipium a. 912 (Cod. Long.): pare il
gentil rom. CALEPIUS, CALLEPIUS. — Di questo Caleppio fu nativo Ambro-
gio da Calepio (1435-1511) autore del primo vocab. latino per le scuole:
ond’ebbero poi il nome di calepino i vocabolari.
California, loc. pr. Casteggio: nome di data recente (Maragliano). Così detta
forse per la ricchezza del suolo?
Calignago, fr. Marcignago, PV; CALIGNANO, fr. Cura Carpignano, PV:
luoghi poco lontani l’uno dall'altro. Entrambi aggettivi dal gentil rom. CAL-
LENIUS o CALINIUS: ed è curioso che il suffisso li abbia fra loro differen-
ziati (v. Introduz. a propos. dei suffissi anum ed acum).
Calino, fr. Cazzago S. Mart., BS: forse dim. di caLLis maschile? Cîr. Top.
Ven., 312.
Calivazzo, monte: prolungamento della Grigna settentr.: crederei forma
peggiorativa della voce berg. calì (venez. calìgo, grigion. kalif), lat. cALIGO
«nebbia »; v. Rom. Et. Wért, 1516.
Callabà, fr. S. Giovanni Bianco, BG: «calle abate»: cfr. Curtabai
(Top. Ven., 126).
Calò fr. Besana Brianza, MI; = in Calloe sec. XIII (Lib. Not.), lat.
ecc. Calorium forse però non vi si riflette un cALORE (se mai il n.
person. Calorius, cfr. il cogn. ven. Calore, Cogn. Ven., 223), ma
un *CALATUM «via in discesa », cfr. Top. Ven., 312. Cfr. milan. calada
«via che cala verso l’acqua ». Per la desinenza -ò da -ATUM (m. evo
-0e) v. Fenegrò.
Calòlden (Valle di-), affl. del Gerenzone, pr. Lecco. Par di vedervi un
composto di cALLIS col nome pers. etr. “AUDINA, se non col n. pers.
german. AUDINA, di cui v. s. Oldaniga.
Calòlzio, BG, dial. Calolz; = Calusio a. 836 e 900, de Caluce a.
CALÒZZO 128
886, vico et f. Calaucio, vico Caluxe a. 928, 941 (Mazzi, 129-131).
Il paese sta su di una leggiera eminenza. Le grafie più antiche sembrano
attestare una primitiva pronuncia Calùs o Calòs: di fronte alla quale C'a-
laucio potrebbe apparire come una errata ricostruzione, dalla quale
si fosse poi dedotta la pronuncia attuale Calolz e la forma d'uso Calolzio
(cfr. toscano antico olcidere da aucidere occmere). La forma Calusio
(se primitiva) potrebb’essere varie cose: o un dimin, di CALLIS € calle » (cal-
luzzo); o un derivato dal gentil. CALUSIUS; se non da quella base CALA ©
carav «riparo » (Dauzat. ZONF, Il, 216), a cui il Battisti (It. Dial., IV,
292) inclinerebbe a ravvicinare appunto il piemont. Caluso. Ricordo anche
le voci piemont. calusa o galussa « pala concava » (v. Serra, Rec. S., 956)
ed il nome forse etrusco del torr. toscano Calòsina (Pieri, Arno, 25). —
Non escludo però che alla base del nostro nome stia una forma *CALAUCI-
(qualunque fosse poi l'origine di essa), di cui i Calusio, Caluce dei
primi docum. rappresentino una derivazione diversa da Calolz che poi
prevalse. Se in CaLauci- abbiamo un suff. -auc, si cfr. con quello di ME-
saUcUM, donde Mesolcina (?), v. Monza.
Calòzzo, fr. Pianello Lario, CO: accrescit. di calle?
Calpuno, fr. Lurago d'Erba, CO: = Calpunum (Manar.). Forse è una
variante in -UNUS (suff. gallico, cfr. Airuno, Inveruno), del n. pers. CAL-
PENUS.
Calusco d'Adda, BG, = villa de Calusco a. 871, loc. et f. Calusco
a. 997 (Mazzi, 131), Caluscum, Carrusco (Giulini). Il suff. -usco
potrà essere considerato anche qui prelatino (v. Battisti, It. Dialett., IV,
59), ed in tal caso si potrebbe creder qui aggiunto alla base prelatina CALA
«tiparo » di cui v. S. Calolzio. Ma se -usco fosse invece suffisso neolatino
(v. Bellusco, Cernuschio, Palosco, è Introduz.), Calusco potrebb’essere un di-
minutivo di caLis. (Cfr. Montecca da MONTE, ecc.) (1). Ad ogni modo
ricordo qui i nomi in apparenza simili a Calusco: Caluso di Ivrea (dal n.
pers. rom. CaLus1us?) e Calosso di Asti {(CALLUCIUS).
Caluzzano, fr. Mediglia, MI: aggett. del n. pers. CALLUCIUS.
Calvagèse BS: = castro Calvaxese a. 1000 (Cod. Crem., I, 14): posto
in una regione collinosa e arenosa. Sarà forse da escludere del tutto un
derivato da CALVUS (v. Calvèra ecc.); e si potrà vedervi senz'altro un
aggett. con suff. -ENSIS dal n. pers. CALVASIUS (anche da lap. lombarde).
V. Calvasino.
Calvagiòne nome con cui è designato in Vall’Intelvi il m. Generoso (v.
questo nome). Sarà forse forma accrescitiva di *CALVATULUS (da CALVATUS)?
—_—__
(1) Senz'alcun fondamento è l'opinione (ripetuta in Corogr., 120), che il nome di
«Calusco » derivi da caput lacus (anche questo!), per essersi un giorno esteso VAdda
fino a toccare il paese.
129 CALVERA
Calvairate (S. Maria di-), fr. di Milano, presso P. Venezia; = Calvaira-
te sec. XIII (Lib. Not., 258). Non credo (v. Calvagese) che possa dipen-
dere da CALVUS, più che per la fertilità che vedo attribuita al territorio,
per la difficolà di ammettere una formazione (-ARI-AT-) di questa natura.
Risalirei piuttosto ad un n. pers. romano: *CALVARIUS 0 *CALVERIUS SONO
ben supponibili allato @ CaLvus, CALVASIUS, ©CC: Men probabilmente
ci vedremo un composto di cALLIS VARIATUS analogamente al *CALLIS VA-
RIANUS congetturato dal Pieri (Arno, 193) per il Calvajano di Val d’Elsa (1).
Calvasimo, fr. Lezzeno, CO: forse forma dim. del n. pers. CALVASIUS?
V. Calvagese.
Calvatone, CR, = Cavaltone sec. XIII (Cod. Crem., I). Adunque la
forma attuale dev'essere derivata (per metatesi della 1) da Cavaltone: ©
questo non sarà che accrescitivo di *Cavalto. V. qui Cavolto; © ricordo
che Cavalto era nel sec. XII la forma del n. attuale di Calto, luogo
in provincia di Rovigo (Borgatti, Agro ferrar., 131): onde è provato risalire
a *cavoalto anche la voce veneta calto «burrone, valle infossata » (v. Top.
Ven., 25) (2).
CALVE, già luogo in territ. Bergamasco (S. Tommaso de Calve, anno
1263); = fundo Calfe, campora Calfasca, 2 856, 904 (Mazzi,
126; Cod. Long. 331): forse da un nome pers. antico: cfr. i n. pers.
CALFURNIUS @ CALFENIUS (Pieri, Arno, 129). Invece, rifletteranno Vaggett.
lat. caLvus (per indicare luoghi spogli di vegetazione): CALVE (dei Zocchi),
dosso, V. Trompia; M. CALVO, V. Camon.; CALVÉGNO, cascina, Avenone.
BS. Ricordo la v. trentina calva «bosco abbattuto » (Lorenzi).
Calvenzamo, BG: = Calvenciano a. 984, de Calvenzano anno
1026 (Mazzi, 132); CALVENZANO. fr. Rogeno, CO; un altro, frazione
di Caselle Lurani, MI; un altro, frazione di Pavia = Calvenzana anno
1230 (Cavagna); cfr. Galvenzanum 2 1159 (Cod. Crem., I): questo
luogo pavese sarebbe, secondo alcuni (v. Gr. Illustr., I, 511, Corogr., 121)
«lagro Castelv entiano ove nel 524 fu decollato il senatore roma-
no Severino Boezio ». Tutti questi nomi riflettono certamente # CALVENTIA-
NUS (CALVENTIUS gentil. rom.) Se è vera la notizia del Chiesi (Pavia, 63)
che il Calv. di Pavia sia bagnato dal fiume CALVENZA, il rapporto fra
questo nome € quello del paese sarebbe analogo a quello che corre fra il
n. del fiume Muzza € quello del paese Muzzano (v. q. VOCE).
Calvèra, monte pr. Bondione, BG: *CALVARIA da caLvus: cfr. CALVERO,
Porzano, BS; e Calvère (Top. Ven. 214).
tc
(1) Non sarà che una fallace apparenza Vorigine del nome di « Calvairate » da un
« Monte Calvario » vicino, così detto da una cappella del « Calvario » (Gr. Illustr., 1,
438). Purchè il « calvario » non fosse nome più antico, indicante la mancanza di vegeta
zione, come forse il Carvario, loc. in collina pr. Casteggio (v. Maragl., 100).
(2) Nella G. Illustr. (II, 573) è riferita la già da noi ripudiata opinione (v. Introd.)
che il nome di Calvatone ricordi una CAVEA OTHONIS, per essere ivi esistito il sepolero
dell’imperatore Ottone, morto a Bedriaco.
9. - Dizionario di toponomastica lombarda
CALVESEGLIO 130
Calveséglio, fr. Plesio, CO: sembra da un n. pers. *CALVISILIUS (CALVISIUS).
Calvezana (Val de-), Bormio: ramm. anche nel sec. XIV (Longa). Sarà
un derivato da CaLvicius gentil. rom.? o cfr. monte Pra-caLvîs, Gargn.
BS: e allora da caLvuS in rapp. alla natura del terreno?
Calvignano, PV; CALVIGNASCO, MI: aggettivi, con suff. -ANUS e -ASCUS
dal n. gentil. CaLvinius (anche in lap. lombarde).
Calvisano, BS: = de Calvisano a. 1167 (Reg. Mant.). Trovandosi
questo luogo appena a 5 km. da Visano (VisiaNuSs) si è dubitato possa
intendersi come un CALLIS VISIANI (v. Gr. Illustr., II, 360 e v. qui Cam-
biànica); ma il confronto con un Calbixago, in pieve di Gixano
(Cesano Boscone) ramm. in Lib. Not. 259, e col n. loc. veron. Calvisana
(Top. Ven., 59) rende indubitata, mi sembra, l'origine da *CALVISIANUS
(CaLvisIus n. pers. anche in lap. lomb.). V. Calvairate.
Calzana, fr. Monticelli Brusati, BS: aggett. con suff. -ANA dal gentil.
CALTIUS 0 CALICIUS.
Calzolina, v. Carzolina.
Camaggiore, alpe, Valsass.: prob., non da casa-, ma da cAMPUS: v. Cam-
brembo.
Camairago, Lodi: = Camariago a. 1034 (Colombo, Abb.): certa-
mente aggett. con suff. -Acus dal n. pers. CAMARIUS (v. Flechia): cfr. Pieri,
Arno, 129: corrisponde dunque, etimol., al franc. Cambray.
Camatta, fr. Chignolo Po, PV (1); CAMATTA, fr. S. Bened. Po MN;
altre, fr. Melegnano, M/, Caprino, BG: cfr. lomb. camatta « stamberga »
Cherub. Per -matto, v. Terra-matta.
Cambiago, MI; = loco Cambiaco a. 975: aggett. con suff. -Acus dal
n. pers. CamBIUs (CIL XII), o CamBELLIUS (cfr. Cambellianus fundus, Tab,
Vell.). Cfr. Cambiasca in Valle Intragna (Novara), però = Camiasca
a. 1223 (De Vit., I, 411).
Cambiànica, fr. Tavernola, BG. Per se stesso, si lascierebbe spiegare facil-
mente come un derivato con suff. -IcA da *CAMBELLIANUS (v. Cambiago);
ma sembra non sia possibile separare il n. di Cambiànica da quello di BIA-
NICA, altra fraz. dello stesso com.: nel quale assai difficilmente potremmo
supporre un’aferesi di cam, alla sua volta residuo di campo. Probabilmente
dunque sarà da partire da Bidnica (BILLIANICA o *BELLIANICA da BILLIUS
o BELLIUS, cfr. i nil. toscani Begliano, Biliano, Pieri, Arno, 124), con-
getturando che da esso sia stato poi derivato il nome di Cambiànica, pre-
(1) In questo luogo di Camatta, secondo il Fiorani, sarebbe stato il Campo « qui
dicebatur Malus», in cui la Cronaca di Arnolfo fece avvenire la vittoria di Ariberto
sui Valvassori (a. 1036).
131 CAMINO
mettendo a Bidnica appunto la parola caM[po, ad indicare che questo luo-
go (Camb-) è situato in basso, nella campagna.
Cambiò fr. Gambarana, PV; nome già considerato dal Salvioni (Arch. St.
Lomb., XXIX, 366) per il suo -ò derivato da -ATUM, poichè nelle carte sa-
rebbe detto Campo Beato, Piuttosto, però, di un vero composto di
-beato si potrà trattare di un deriv. da un n. pers. (v. Cambiago), con sutt.
«AaTUS (v. Collebeato); se non di un composto Campo *BEATO, dal n. pers.
BeATUS di cui s. Abbiate. Cfr. Cambolpo (Top. Ven., 51).
Cambrembo, fr. di Valleve, BG (anche Campo di Brembo). Lassù il Brembo
«ha una delle sue prime sorgenti » (Corogr.). La stessa apocope si verifica
in CaM-ZAPPELLO, monte, Valsass.; e in una cima CAM, nella stessa valle.
V. qui sopra Camaggiore.
Càmedo (Passo di-). Gravedona, CO: cfr il n. pers. lat. CAMMIUS, etr. *CAMA
(Pieri, Arno, 25)? P. il suff. -edo, v. Introd., Suffissi.
Càmera (Casa della-) cas. Lonate Pozzolo, VA. Di caMERA il Pieri (Serchio,
174) registra, oltre al signif. originario di « soffitto a volta», quello tardivo
di «modus agri, e di quella «specie di forno, che serve a preparare il
carbone o la calce». Secondo la Corogr., in questo luogo sarebbe stata
costruita, nel secolo XII, «la palizzata o briglia (camera?) per la deviazione
delle acque del Ticino a formare il Naviglio Grande ». Ma cAMERA ebbe
anche il signif. di «luogo di riscossione delle tasse del re » (v. Massia: Del
luogo, ecc.; Serra, Vie, 246). In questo senso, forse, CAMERA (o $, Anna),
presso Salò, BS. ©
Camerata Cornello, BG: coi resti d’un’antica torre» CAMERATA, fr. Gra-
vedona, CO; CAMERATA, loc. pr. Pegazzera di Casteggio, PV (ivi presso è
CAMARASSA): cfr. le quattro Camerata di Val d’Arno (v. inoltre Came-
rata nuova [Roma], Cam. Picena, Cam. di Todi), dove CAMERATA sta come
aggett. di «casa » o sim., nel senso di «fatta a volta », v. Pieri, Arno, 336.
Camerlata, fr. Como: è sempre stata intesa come CA[SA] MERLATA: nè mi
par vi sia grave ragione per dubitarne; cfr. invece il Camerlago in
Sacco, padovano (a. 1084, 1124), v. Top. Ven., 76, in cui mi parve di veder
un casa “MeruLAcUSs (dal n. pers. MERULA).
CAMILLOMAGUS, n. antico di Stradella (prop. Cameliomagus, Tab.
Peuting.) formato dal n. pers. CAMILLUS con la voce celt. MAGOS « campo,
pianura », cfr. france. Noviòmagus, ecc. (v. Gròhler).
Camignone, fr. Passirano, BS: dial. Camignù, sec. XII Camegnono
(distinto in varie frazioni). Ci vedrei un n. pers. rom. *CAMINIO, ben suppo-
nibile (CAMINIUS, Sch.). Di là il cogn. bresc. Camignone, ed il n. di una via
di Brescia.
Camino, (o Cima di Moren), monte sopra Borno, BS; Pra®© CAMINASCH,
CAMISANO 132
prati sulla Grigna Merid.; Zucco di CAMINADA, pr. Pasturo, CO: cfr.
la voce piem. camin «spaccatura nelle pareti rocciose » (Topoless. Piem.).
Camisano, CR: = locus et f. Camis anus a. 960 (Mazzi, 133); CA-
MISASCA, fr. Costa Magn, CO: = Camasiasca, a. 1456; CAMI-
SALLO, loc. alpestre sulla Grigna. Il primo ed il secondo di questi nomi
saranno deriv. con suff. -ANUS e -ASCA dal n. gentil. CaMIsIus (cfr. Holder
I, 721). Il terzo forse sarà da mettere in relazione con la voce camisa:
ma non si vede per quale traslato.
Camlago, fr. Pianello Lario, CO: per essere non lungi dal lago, non pare
difficile si risolva in caMPUS LACUS; è però anche possibile un *CAMILLA-
cus da CamiLLus o CameLLUS. Cfr. una «cassina de Camlasco»
(presso Hoè?), a. 1456.
Camminadèlla, via di Milano, = S. Pietro de Caminadella a. 1119,
1213, ecc.; in Camenella a. 1294; in Caminaella, Caminella
sec. XIII (Lib. Not.). CAMINELLA, cascinale, pr. Monluè, Milano, = ubi
Caminadella dicitur, a. 1035, in Caminadella a. 1152 e segg.
Il Colombo (Mura, p. 17 segg.), dal quale ho tratto queste citazioni, ha
creduto di dover porre in relazione questi due nomi con l’esistenza, così
nell’uno come nell’altro luogo, di opere militari intorno alle mura della
città; nel primo caso, forse, di «una vera e propria strada presso un bastione
0 terraggio », nel secondo, di « un piccolo agger, ... od anche uno di quei
fortini semi-permanenti, ecc. »; ma non riferisce, a sostegno di questa in-
terpretazione, che il termine militare moderno « cammino, camminamento »
e le voci francesi cheminellus, cheminus levatus, ecc., riferiti dal Du Cange.
Ma fino a che la voce *CAMMINATA in tal senso non sia meglio documen-
tata fra noi, non mi par possibile separar questi nomi dal Camminata che
segue, secondo pareva già al Giulini (III, 12): cfr. anche la voce cammi-
natella, intesa come « domus », nel Codice Diplom. Barese, VI, 77 (docum.
dell'a. 1229) ed il caminatella del Codice Cavensis (Arch. Glottol., XV)
inteso dal De Bartholomaeis: « probabilmente casa, camera ». Il passaggio,
notato in uno dei due nomi. da camminatella a Caminella, è del tutto nor-
male (cfr. Bareggio, giù Baradigio). E v. la voce seg.
Camminata, fr. Casalmagg, CR = Caminata sec. XII (Cod. Crem.,
T, 721): CAMINATA «stanza con camino» «casa con camino » (v. Pieri,
Arno, 335); (1), Una Caminada trevisana in Top. Ven., 313. E cfr. Cam-
minadella.
Camnago Volta, CO, (dov'è la tomba di AI. Volta); CAMNAGO, fr. Falop-
pio, CO; CAMNAGO, fr. Lentate, M/ = locus Camenago sec. XII;
CAMNASCO; fr. S. Maria Rezzonico, CO. Il Salvioni (Not., I, 36) accennò
a questi nomi, per rilevarne la sincope della vocale fra m e n. Quanto
(1) Non si può dar alcuna fede a quel che si afferma in Gr. Illustr. (II, 567), che
questo « camminata » deve aver avuto il nome « da un da Camino di Treviso ».
133 CAMPEDELLO
all’etimo, forse può ancora ammettersi quello proposto dal Flechia (*CamI-
NIACUS, “Caminiascus, dal n. person. CAMINIUS): poichè il normale *Cam-
gndgo, ecc. (cfr. tosc. Camignano, Pieri, Arno, 130) era ostico alla pronuncia;
ma si può supporre altrimenti *CameNAcUS (-Ascus), cfr. *CAMNA n. pers.
(Pieri, Arno, 26). — Forse dipende da questo nl. il cogn. lomb. Camnasio.
Camòggia (la-), torrente e cascata in Vallintelvi, CO (dial. Camoeugia).
Forse da un nome pers. rom. *CAMMODIUS (CAMMONIUS)?
Cìàmola Nuova, e CAMOLA Vecchia, rogge lodigiane; CAMOLINA, fr.
Lodi: dalla nob. famiglia Camola (Agnelli). E questo cognome è dalla voce
lomb. càmola «tignola ».
Camone, fr. Pezzaze BS: cfr. Camone, Camoni in Val d'Arno (Pieri, Arno,
76): *CamonI genit. del n. pers. CAMoNIUS? Cfr. Camogno, fr. Oggebbio,
Novara.
Camònica (Valle-); = Valle Camonense sec. IX (Mazzi, 179): dal n.
etnico dei CAMUNNI, debellati, coi Trumplini, da P. Silio alla fine del sec.
I a. C. (v. Prati, Ricerche, I, 11; v. Camuno). I Camunni sarebbero reti-liguri
sec. il Philipon (pagina 137).
Camozzèra (Corna-), monte, BG: aggettivo da ital. camozzo (lomb. camòss,
Rom. Et. Wért, 1555): cfr. Val Camozzara (Top .Ven., 195), Camosciana
(Diz. Trident.).
Campagna, -AGNETTA, -AGNINE, -AGNOLA; più luoghi della Lombar-
dia inferiore: cfr. Top. Ven., 251-2. A proposito di una CAMPAGNA,
presso Castened., BS, avverte lo Gnaga che in quei luoghi vive la voce
campagna nel senso di « terra incolta e sterile ».
Campagnano, fr. Musso, CO; altro, fr. Maccagno Sup., VA: dal n. pers.
CamPaNIUS; cfr. alcuni Campagnana (Pieri, Arno, 130).
Campaldo, sopra Limone, BS: campo alto ».
Campamazzo, fr. S. Bassano, CR. Il Pieri (Arno, 335) ha registrato varii
Campana, Campàno, Campanella tosc. Il nostro forse può dipendere da un
cognome: Campanazzi.
Camparada, MI: forse da *càmporA (v. Pieri, Arno, 305) con suff. -ATA
(cfr. ven. Camporéa, Camporetum, Top. Ven., 253).
Campazzo (dial. Campàss, Campassètt): vari luoghi BS, CR e Lodi:
«campaccio ».
Campedello, fr. Chiavenna, SO; CAMPITELLO, fr. Marcaria, MN =
Campadellum (Cod Crem.), CAMPADELLO, BS; CAMPIE, loc, pr.
Crotesi di Casteggio: cfr. Campedello, Campiello, (Top. Ven., 252), Cam-
pitello, ecc. (Pieri, Arno, 305), e trentino (Diz. Trident.), Il suff. -ITELLUM,
CAMPELLO 134
-ETELLUM fu riconosciuto dal Pieri (ib., 402) anche in Boschetello, Ranche-
tello; nel Trentino fu segnalato anche in dossedòl, carredèl; v. poi Vidossich,
Studi sul dial. triest., paragr. 6.
Campello, fr. Chiavenna, SO; CAMPELLO è anche n. del sagrato di Son-
drio; CAMPELLI, alpe sopra Mandello, CO: dimin. di campo.
Campiani, fr. Collebeato, BS; Campiano, loc. sulle Grigne: «campi piani »,
«campo piano ».
Campiedi, fr. Dongo, CO: forse *“CAMPILIETI da “CAMPILIA: cfr. veron.
Campiglieri (Top. Ven., 253).
Campiglio, colle pr. Varese (secondo G. Oliv.: i CAMPIGLI) rifletterà forse
meglio che *cAMPILIUS un “cAMPICULUS: cfr. trent. Campiglio (già Ca m-
peio) Diz. Trident. Possono aver la stessa origine CAMPEGLIO (dial.
Campèi), n. di un’Alpe sopra Cremeno CO; e vari CAMPEI bresciani.
Questi però possono anche riflettere la forma dimin. plur. CAMPELLI, v.
Campello.
Campione, CO = Campellione a. 835 (Giulini, I, 165), altro CAM-
PIONE, fr. Tremosine, BS, anch'esso = Campellione, a. 958 (Odor.);
altro, fr. Bagnolo S. Vito, MN; monte CAMPIONE (o Grigna Merid.):
*CAMPILJ-ONE: da cAMPILIA. Cfr. altri Campion (Top. Ven., 252; Diz.
Trident.).
Campisico, fr. Capralba, CR; = Campisigo a. 1019 (Cod. Crem. I)
L'incertezza della posizione dell’accento non vieta di preferire ad un deri-
vato da *CAMPENSIS, un aggettivo dal n. pers. *CAMPISIUS.
Campo, CAMPOBOVARO, CAMPO DE’ FIORI, CAMPO-LUNGO, CAM-
POMATTO, CAMPOSPINOSO, CAMPOVERDE, n. di varii luoghi. CAM-
POBASSO, n. di un’antica porta di Brescia.
Campobramoso, Lodi: così già dell'a, 1199. Per il -bramoso si ravvicina a
Montebramoso di Castellaro (Imperia), Podium Bramosum di Serra-
valle Scrivia, Vallis Brammosa, genovese, Premosello (Bramosello
sec. X) ecc., registrati dal Massia (Nov., VI, 15), come dipendenti da una
base BRAMOSUS allusiva a località appartate, copiose già di animali selvatici.
Campoò (in-), luogo pr. Caglio, CO. Sembra una forma da ravvicinare a
quella di Montuè da Montù, e di Viglue, data dai docum. per l'odierno
Viggiù: ampliamento, cioè, di un *CAMPÒ (forse = cAMPORIUM?), con l’ac-
cento portato sulla vocale aggiunta. Cfr. un Vallone di CAMPÒ, Cressogno,
V. Solda.
Campo del Pero, fr. Casalbuttano, CR; = Campo de Pero sec. X
(Cod. Crem.): « pero ».
Campodolcino, SO (cfr. un Campus Dolcinus presso Burolo, Ivrea,
CAMPORINALDO
135
a. 1220, anche Candulcinum, citaz. del Massia): qui dolcino par
deva intendersi press’a poco come il tosc. délco in Campodulco (Pieri,
Serchio, 124), ven. Dolza, Dolzello, ecc. (Top. Ven. 218), cioè « Tenero,
morbido », riferito al terreno.
Campofiorenzo, fr. Casatenuovo, CO: dal nome di un FLoRENTIUS (e non
dalla floridezza del luogo, v. Corogr., 126).
Campomalo, fr. Robecco d’Oglio, CR: cfr. il Campus Malus della
Cronaca di Arnolfo (v. Camatta); il quale « dicebatur Malus quoniam huma-
no fuerat cruore rigandus » (?); ed anche un Campom alus di Lodi (oggi
S. Germano). Anche presso Schio (Vic.) dei Campimali (Top. Ven., 285);
ev. qui Montemalum, e Terramara.
Càmpora, loc. pr. Camnago, CO; CAMPORELLE, fr. Godesco, CR: dal
lat. mediev. camPora (plur. di campus): per cui v. Serra, Com. Rur. 35;
Campomorto, fr. Siziano, PV = Campomortuo a. 1073 (Giul., II,
410): come il Campomorto di Garfagnana, varrà «campo sterile » (cfr.
Pieri, Serchio, 130 e Arno, 287; Lugomorto, Top. Ven., 227) (1). Non na-
scondo però che il territorio di Campomorto è definito, nel suo complesso
« grasso e fertilissimo ».
Camporeso, fr. Galbiate, dial. Camporés o Gamb-; = de Gambolexio
a. 1456 giusta la Corogr., 355 e Chiesi, Como, 243): lo credo pari al
Camporése di Castelfior. (*CAMPORENSIS), per cui v. Pieri, (Arno, 305) (2).
Altra cosa sarà forse, invece, il Camporezo, Camporeza, Cam-
poregi di Pieve S. Giacomo, CR, sec. X (Cod. Crem., I): cfr. i tosc.
Camporeggi, Careggi (Pieri, Arno, 355); ed un Camporesso di Orio,
“oreggio di Montalenghe (a. 1699), Serra, Com. Rur. 35 (questi, da
CAMPUS REGIS).
Camporicco, fr. Cascina de’ Pecchi, MI: = Camporico a. 1385 (Gr.
Illustr., I): cfr. Borgoricco, ecc. (Top. Ven., 233).
Camporinaldo, fr. Miradòlo, PV, dial. Camprinàld. Parrebbe, oggi, un Cam-
po (di) Rinaldo (cfr. Pieri: Monterinaldi); ma può aver qualche fondamento
la tradizione, ancor viva, che la forma attuale sia ricostruzione, pseudoeru-
dita, di un origin. “Campruinà (rovinato). Per lo Spelta ed il Capsoni, eruditi
locali, il luogo dovrebbe il suo nome alla distruzione del campo di Oreste,
per opera degli Eruli di Odoacre (490 d. C.): e la notizia sarebbe accolta
anche dallo storico Thierry. Ma la tradizione è certo fantastica, ed il ruinato
(1) Secondo una opinione che vedo riferita in Corogr., 127, e Gr. Illustr., I, 792,
questo « Campomorto » sarebbe stato così denominato per la «battaglia ivi combattutasi
fra i Milanesi e i Pavesi nel 1061... con istrage di ambe le parti». Ma non dev'essere
che una pura immaginazione.
(2) Il Cantù ci vide un «campo reso». — Le forme « Gamboleso » ecc., se sono
effettive, saranno deviazioni analoghe, verso « gamba »,
COMPOSTACCIO 136
{se questa parola entra nel nome), avrà il significato corografico di tanti altri
nomi somiglianti (v. Rovina).
Compostaccio (Prata-), SO: dial. Campostàzz: « campo postaccio » da POSTA
« terreno di libero pascolo » (v. Top. Ven., 339); il Salvioni (Quisqu., 11)
preferiva però di vedervi il n. pers. Camportatius che è in Mon. Hist. P.,
XIII, col. 199.
Campovico, SO: cfr. Casa-vico (Pieri, Top. Arno, 361).
Campsirago, fr. Colle Brianza, CO (si legge anche Campscirago, Campo
Sirago) dial. Campsciragh. Sarà quasi certamente cAMPUS *SERIACUS da
SERIUS, n. pers.
Camuzzago, fr. Bellusco, MY (anche Camuzzano, Corogr.), = Cumiza-
gum (Giul., IV, 502): forse *Comiciacus, da Comicius, n. pers. rom.
Camale, v. Valcanale; Canalis (in-), findo Canales, pr. Bergamo,
sec. XI (Mazzi, Sub., 7): cfr. vari deriv. da canale (Pieri, Serchio, 143;
Top. Ven. 253). In una carta lomb. del 1456 è ricordato un Tohannes «de
la Canalla»; cfr. La Chanal, in Piemonte ed in Francia (Isère), e qual-
che Canala anche in Valle di Serchio (Pieri, Serchio). Un Sasso CANALE
è sopra Sorico, (anche detto Punta Val Sterlera).
Camaverra, fr. Ruino, PV; CANAVEE, loc. Vergiate, VA; CANEPAIO,
loc. pr. Casteggio, dial. Canvèe: CANNABARIUM.
Camazza, fr. Cerro Magg., MI: deriv. da cANNA, cfr. vicent. Canazza (Top.
Ven., 155).
Cancassélo, Presegno, BS: composto di CaMmPo, e CasséLo, v. Cassolnuovo,
Cancavallèr, local. sopra Pasturo: «campo cavallaio ».
Camcellino, fr. Corrido, CO: v. vari Cancello ven. (Top. Ven., 313).
Camdalîno, fr. Valbrona, CO: mi pare da raggruppare con una CANDE-
LERA, palude, Lonato, CANDELINA, loc. Rivolt., BS, e coi Candotè,
Candaglia, Candelara veneti (Top. Ven., 155); e da ricondurre quindi
anch’esso a *CANNALINUS (da cANNA), con nn divenuto nd (cfr. trevisano
candola « canna », Rom. Etym. Wért., 160).
Candî, fr. Lodi (anche Candii?); CANDIA Lomellina, PV: insieme con
Candia Canavese = Candia a. 1250 (Serra, Vie, 290), e Canda di Ro-
vigo: forse non riflettono Candido, Candida, nomi pers. (1), come il Cera-
(1) Trovo annotato nel Cod. Crem. che « Candi» di Lodi fino all’a. 1161 sarebbe
stato chiamato « Lavandera del Pulignano »; onde il nome nuovo gli sarebbe venuto
«dai ”candidi” dove le lavandaie distendevano la tela da imbiancare ». Analogamente
« Candia » di Lomellina sarebbe stata denominata dalla «imbianchitura dei tessuti» che
vi sarebbe stata esercitata in grande. Ma «candido » non credo possa aver avuto signifi-
137 CANICOSSA
càndoli (ceLLa CANDIDI) di Bagni di Lucca (Pieri, Serchio, 18); ma, come
propone il Serra (Cogn., II, 626, n. 3) a proposito della Candia canavesana,
una forma *CANNEA, col significato di «canneto », « palude a canneto ».
Cfr. il Candalino ora veduto. — Mi avvedo però che anche il Serra dubitò
della sua tesi più tardi, trovando che la Candia di Lomellina è ricordata, in
un atto dell’a. 1116, come CANDIDAE. E ciò lascia dubbiosi anche noi.
Candoglia, fraz. di Mergozzo, Nov.: con cave di granito, di colore bian-
castro, Il Salvioni (Quisq. 4), notando come ha il nome di ALBO una frazione
li vicina (il Giulini, VII, 319 riportava una frase letta in un docum.:
« Album cum Candolia, ubi marmoris fodinae ») inclinava a riportare il
nome all’aggett. lat. CanpIipus (forse attrav. un deriv. CANDIDULEA?); 0,
altrimenti, alla base GANDA (v. questa voce).
Camdévere, affi. del Mella, BS: v. Gandévere.
Camè, fr. Vione, BS (ivi presso: SUN-CANÈÉ, cioè SumMmo-); CANEDOLE,
fr. Porto Mantov.; altro, fr. Roverbella, MN: = Canedulo, Canido-
le, a. 1021, 1037 (Reg. Mant.): CANNETUM, *CANNETULAE, cfr. Canò,
Canèole (Top. Ven., 155).
Camegatte, loc. pr. Tronconero, PV, dial. Canegà. Secondo il Maragliano (p.
164) nel Catasto del 1773 era Casingà. Penserei che il nome fosse composto
di casa Ingada (dal n. pers. Ingad, Fòrst., 952) o simili: malamente sosti-
tuito poi da Canegà, perchè la forma Casangà può aver dato l’illusione si
trattasse di « casa annegata ».
N
Camegrate, MI, dial. Canegraa; = locus Canegrate, Canegrae sec.
XIII (Lib. Not.). Il confronto con la voce mil. vegro (vETERE) ecc., e con
Novedrate, ha consentito al Flechia di supporre qui un *CANNETULATAE (Vv.
voce preced.). Non può soddisfare la proposta del Rohlfs, che penserebbe
ad un n. pers. gallico CANNICUS.
Canèn, local. sopra Pasturo, CO: (non lungi Montèn, è Bruneno): sarà
derivato da cANNA o da CANIS: cfr. Canè, Vicanino.
Camgiasa, loc. pr. Casteggio: dal cogn. Cangiaso (pari a Cambiaso).
Canî (Ca’ dei-), Lodi: sarebbe così detta dal cogn. della famiglia Cani
« signori di Bisnate » (Agnelli) — La cascina dei CANI, pr. Lambrate, MI,
sarebbe «il luogo dove Bernabò Visconti allevava i cani delle sue quare-
sime » (?). Una metafora scherzosa si avrebbe poi in un PARADISO DEI
CANI, n. di una cascata della Trogia (Introbio), dove, secondo G. Olivieri
(Guida, 180), « si buttavano i cani per disfarsene ».
Canîcossa, fr. Marcaria, MN. Che sarà?
cati di questa specie; sicchè quelle spiegazioni sono puramente immaginarie. Nessuna de-
duzione si può trarre dallo stemma di « Candia», che reca dei gigli bianchi col motto
« Candida ut lilium ».
CANNETO 138
Camneto, Pavese; CANNETO sull'Oglio MN, = in Canedo a. 990 (Cod.
Crem., I): v. Canò.
Cannòbio, questo nome, oltre al noto paese sul lago Maggiore (prov. di
Novara) e ad un luogo presso Lugano, designa pure una fraz. di Melegnano,
MI « sulla destra del F. Muzza »; e c’è, presso Gabbioneta, CR, una roggia
CANOBIA. Il Salvioni (App., 339) lo raccostò assai bene a CANNA, ricono-
scendovi un suffisso raro (-obbio da -uBuLus): il quale suffisso fu poi
rilevato dal Serra (Cogn., II, 565-66 in nota), alternato con -ABULUS, -IBULUS,
in varii altri nomi locali lombardi e piemontesi: Cernobbio, Tortabio, In-
trobio, Cadenabbia, Gribbio, Sordevolo, Vernabbio, Tardobbio, Robbio,
Morgorabbia, Vettabbia, Trisobbio: oltre che in varii nomi di persona
medievali. Non è ignoto alla Toscana: v. Casobbio (Pieri, Serchio, 200).
Anche la forma canobi « canapino » che il Salvioni notò dal Vocab. coma-
sco del Monti, non potrà essere che la stessa parola, con senso modificato.
V. Valle di Canobie, veron., (Top. Ven., 155, n. 4).
Canònica, d'Adda BG (già Pontirolo Vecchio): così detta perchè «ebbe
un capitolo di venti canonici, che stendeva la sua giurisdizione sulla pieve
di Treviglio », ecc. (Corogr., 129). Altra CANONICA, fr. Triuggio, MI
«vuolsi derivi il nome dalle rendite che vi avevano i canonici di Agliate »
(Gr. Illustr., I, 566). Ma forse, così queste due, come la CANONICA, fr.
di Bedero, VA, ebbero il nome da caNoNIcA «casa del prete »: cfr. Top.
Ven., 313.
Canosse, fr. Brivio, CO; cfr. un certo Niger de Canossa, civitatis Me-
diolani, a. 1100, chiamato così forse « da un’acqua Canossa vel Canossia »
rammentata negli Statuti Mediol., che era così detta per «le cannucce che
vi nascevano » (Giulini, II, 698, 705). Come Canossa di Reggio Em. = rupe
que vocatur Canuxia, a. 976 (Tirab., Diz., I, 127), in Canoscio a.
1196 ,Affò -St. Parma, III, 310), e come la Canuzzéla di Cervia (Romagna)
anche il nostro Canosse rifletterà, tuttavia, non già *CANNOCEA (cfr. vari de-
rivati con suff. -oceus, Pieri, Arno, 403).
Cansero, fr. Cerro Magg.,, MI = Canserium, de Cansere a, 1170,
1179 (Cod. Crem., I): forse composto di campus SERIUS; v. Seriola?
Cantalupo, fr. Cerro Magg., MI = loco Cantalupo sec. XIV (Lib.
Not.), altri, fr. Melegnano, M/; fr. Monza; fr. Pavia. Registra sette altri
omonimi il Pieri (Arno, 340): ed osserva: « forse detto, d’un luogo selva-
tico » o «da lupi». V. Skok, Cantare in Franzòs. Ortsnamen, Sonder. Rom.
Phil. 1909. — Altri composti verbali con cANTA, nel Bresciano: CANTA
CUCCO, CANTAFRATE, CANTAGALLO (v. Gnaga).
Cantarana, CANTARANE, CANTARANELLA: vari l. bassi e acquitrinosi
lodigiani e cremon. Ve n'ha di omonimi quasi dovunque; v. Studi Top.
Ven., 113.
139 CANZIANA
Cantello, CO, lat. ecc Cantellum. CANTELL, fr. Valtorta Pasturo;
CO; CANTO, fr. Pontida, BG; CANTELL del, Brug, loc. sulla Grigna, con
CANT'ALTO (Sbalzi di-) ed un CANTEL-IBERT, loc. sopra Barzio, CO;
tutti da caNTHUS «estremo angolo, cantuccio di terra » (v. Gualzata, II,
e Rom. Et. Wért., 1616).
Canterellî, fr. Lecco (dial. Cantarèi): forse doppio dimin. di canto: v.
voce prec.
Cantone, fr. Nerviano, MI; altri, fr. Certosa di Pavia; fr. di Castelleone,
CR., ecc.; cfr.: vicro Cantone a. 971 (Cod. Long, 1268), MAL-CAN-
TONE, già via di Milano; CANTONALE, loc. Lodi; CANTONATA (o
-ADA), fr. Corte de’ Cortesi, CR; INCANTONADA fr. Lodi « dove nel
sec. XIV era un «lago di Cantonada», angolo del lago Gerundo
(Agnelli). Le voci canton, cantonale, secondo l’Astegiano (Cod. Crem.) si
usano nel cremonese, alla pari di cova, coa, covetta, ponchione, ad indicare
« appezzamenti di terreni tagliati fuori o da strade o da canali» (v. anche
Lorenzi, Geonom. Poles., c Top. Ven., 313). — Si collegheranno facilmente
con questi nomi anche CANTUGNO, fr. Mirabello PV; ed il loco Can-
toligo, Cantonico, Cantunico, «terra ora scomparsa», ma
ricordata in carte dei sec. IX e X (v. Rota, Paesi, 571 e segg.).
Cantoria, già fr. Lodi, che fu un tempo « possesso del primicerio della Catte-
drale di Lodi » (Agnelli): v. Cantù; e cfr. un Cantoira, in V. di Lanzo, Tor.
Cantrina, fr. Bedizzole, BS; CANTIRELLI, fr. Lecco: efr. ven Cante-
rio, Cantarello e lucch. Cantéo (Top. Ven., 313, Pieri, Serchio, 174).
Ma, mentre tutti, od alcuni di quei nomi paiono dipendere da CANTHERIUS
(milanese cantìr «travicello », v. Bosshard 121), i nostri nomi, insieme col
già veduto Canterelli, paiono doppi diminutivi di canto: v. Cantello.
Cantù, CO = Canturi, Cantori a. 987 (Cod. Long.), Canturio
a. 1006 (Giul., II, 40, ecc.), Canturium sec. XIV (Lib. Not.). Mi pare
debba aver veduto il vero il Salvioni proponendo per questo nome (Not., I,
43) una base CANTORES «i cantori » (o non forse CANTATORES?: cfr. in una
carta di Malesco, a. 1450, un «gabio illorum Cantatoris»): che può
essere stato il nome di una famiglia, oppure può aver designato la proprietà
d'una «cantoria di chiesa »: v. Cantoria (1). Non escluderei però del tutto
che Cantù vada ricongiunto invece a Cantello, ecc.: v. questa voce.
Camzaga, fr. Pognana, CO: deriva con suff. -aca dal n. pers. CANTIUS.
Canziana, fr. Spinadesco, CR: forse dal cogn. Canziani, v. Cogn. Ven., 133.
(1) Si confuta da sè l'opinione (riferita anche in Corogr.). che « Cantù » sia stata così
denominata dall’esser stata sede dei Caturigi o Canturigi « tribù gallica ivi ritiratasi... ».
Il nome di quel popolo è veramente Caturiges. — Sullo stemma di Cantù figurano un cane
ed una torre (canis turris), indulgendo alla spiegaz. dei vecchi eruditi, della forma
Canturium.
CANZO 140
Canzo, CO =loco Cantio sec. XIII (Lib. Not.); CANZO fr. Linate MI;
si direbbero dal n. pers. CANTIUS. Si cfr. il n. loc. trent. Canzolino (C a m-
zulino a. 1220), v. Diz. Trident.
Caonio, fr. Dolzago, CO. Origine?
Cspararî, fr. Sondrio: fotse *CAPPARARIUM « cappereto », v. Pieri, Arno, 230.
Capella, fr. Casalmagg. CR: v. Cappella.
Capergnànica, CR, (dial. Caergnanèga?) = Capregnanica a. 1187
‘ (Mazzi, 284), forse da CARPINIANICA (dal. n. pers. CARPINIUS, v. Pieri, Arno,
133), con facile metatesi (CAPRIN- avrebbe dato Cavergn-). V. Carpignano.
Capersegno, fr. Presezzo, BG. Se la p, come sembra, è anche della pronun-
cia dialett., il nome sarà. composto di Ca’ *Persegno nel quale attributo
vedremo forse il n. pers. rom. *PERCENNIUS: v. PERCENNA (Pieri, El. Etr.).
Capiago, fr. Salvadera, CO. Benchè il luogo si trovi alle falde del m.
Croce, circondato da varie alture, e questa circostanza possa far pensare
ad un derivato da lat. cavea (lomb. càpia), col signif. di «luogo avvallato »,
la qualità del suffisso (-Acus) ed il confronto con Capiate (v. voce seg.) e
coi tre Cappiano toscani (Pieri, Arno, 132) rendono più probabile l’origine
da *CaprAcus (CaPIus, n. pers. rom.) o da *CAVIACUS (CAVIUS).
Capiate, fr. Olginate, CO, dial. Capiaa = Clapiate a. 745 (Cod. Long.
27), Clapiadam a. 865, Rota, Vimere. 165; loco Capiate sec. XIII
La forma attuale lascia dubitare dell’autenticità della grafia Clapiate
(che, considerata da sola, farebbe pensare facilmente a un derivato dal n.
pers. CLAvIUuS, od anche CLEPPIUS); e ci riporterebbe piuttosto pi un deri-
vato dal nome pers. CAPIUS o CAvIUS: v. Capiago.
Capiatone, fr. Rota fuori BG: dev'essere composto di ca’ «casa », e Piat-
tone, cogn.
Capignolî, fr. S. Omobono, BG: forse un « Ca' Pignoli »?
Capitolo, fr. Robecco, CR. Non pare possibile intendere altrimenti che
«proprietà di un capitolo » di canonici.
Capizzone, BG: credo vada inteso «casa Pizzone »; nel qual Pizzone poi
vedremo o un cognome, od un accresc. di PIZZO: v. Pizzighettone.
Capo del Ponte, fr. Edolo, BS, dial. Cò de Put: «al principio del ponte »,
meglio che « luogo dove il ponte dà principio alla via ». Cfr. nel Bresc., un
Capo di Monte ed un Capo di sotto (Gnaga); e, qui sotto Capolago e Capo-
villa e ven. Cavàrzere, ecc. (Top. Ven., 253-4).
Capolago, fr. Varese, dial. Cò de lagh: Capite de Laco, sec. XI:
luogo così detto per essere posto al principio del lago di Varese. Un altro
CAPO DI LAGO pr. Darfo BS, sul Lago Moro.
141 CAPRILE
Caponago, MI; = loco Caponago sec. XIII (Lib. Not.). E’ luogo a meno
di 5 chilometri da Cavenago e sarebbe stato un tempo dipendente dalla « corte
regia di Cavenago » (Gr. Illustr. I, 548). Per questi motivi sembra dover ammet-
tere che i due nomi siano già stati uno solo (cfr. p. es. Almenno e Almè), e che
in Caponago la p sia stata conservata per tradizione curiale, c convenienza
di distinzione. V. Cavernago. Altrimenti, converrebbe riportare Caponago
a quel n. pers. *CAPPO, supposto, per es., per il nl. franc. Chaponost, dallo
Skok.
Capo Selvimo, fr. Selvino, BG: «al pricipio di Selvino».
Caposotto, fr. Sermide, MN: sarà contrapposto ad un *Capo di Sopra.
Capovalle, nome recente, sostituito a Hano: v. questa voce.
Capovico, fraz. Blevio, CO: ivi presso Mezzovico: vi: q. voce.
Capovilla, fr. Carbonara di Po, MN: «dove comincia la villa ».
Cappelia, nome di più luoghi, spec. cremonesi. Per il significato di CAPPELLA
v. Schiaffini.
Cappellana, fr. Pieve d’Olmi, CR; CAPPELLANETTA, fr. Casalmorano,
CR: da una proprietà di un cappellano?
Cappuccini, fr. Cremona, Pizzighett., ecc.; CAPPUCCINI (i-), local. presso
Bellagio, Monza, Tradate, Varese. Vi esistettero conventi di cappuccini.
Capralba, CR; = de Caveralba, Capralba a. 1287 (Cod. Crem.,
I. Se è proprio una CAPRA ALBA si tratterà probabilmente di un sopranno-
me di persona: cfr. Gattabigia (Pieri, Arno, 274); n. pers. Capra (v. Serra,
Cogn., II, 627).
Caprara (Cascina-), Monza; Fossa CAPRARA, fr. Casalmagg. CR = Fossa
Capraria sec. IX (Cod. Crem.) (ivi anche Fossaluvara v. Fossa-
luera), CAVRERA, fr. Casino, CO; Cavrarium a. 981, Cravarium
a. 1347, loc. pr. Vigevano (Colombo, Tic., 74): CAPRARIA, -ARIUM.
Caprevitali, fr. Berbenno, BG: credo composto di «casa » e cogn. Previ-
tali (v. Cogn. Ven., 153).
Capriano BS, lat. ecc Caprianum; altro, fraz. Briosco MI: forse deriv.
con suff. -ANus dal n. pers. CapRILIUS (v. Cavriana, Top. Ven., 60),
cppure è da CapRrIUS (v. Capriana, Pieri, Arno, 132).
Capriate d'Adda, BG = vico et f. Cabriate a. 948 e sec. XI (Mazzi,
150): credo deriv., con suff. -AT, dal n. pers. CAPRIUS: v. voce preced.
Capriccia, fr. Segrate, MI. Credo sia forma corrispond. a CAPREZZO,
com., Pallanza: aggett. da CAPRA.
Caprile, fr. Gussola, CR; altro, fr. Bagolino, BS: v. altri Caprile (Top. Ven.,
CAPRINO 142
196, e Pieri, Arno, 260). Da capriLiA: la CAVRIA (0 Cavarìa), Pellio,
Intelvi.
Caprino BG, dial. Cavrìn, Cavrì (CAVRINO, alpe, Còrteno, BS, e un
monte CAPRINO, in V. Intelvi); CAPRINUS; v. altri Caprino, Caprina (T'op.
Ven., 169; Pieri, Arno, 206).
Capriolo BS, dial. Cavrioeu, = Capriolo, sec. XI (Gnaga); CAPRIOLA,
fr. Casaletto di sopra, CR; *caPREÒLUS: ctr. i molti Capriolo, -ola (Pieri,
Arno, 269), il m. Cabridl (Top. Ven., 196). Con Gerre de’ CAPRIOLI, CR,
forse dipenderanno dal cognome: CapRrIOLUS (v. Serra, Cogn. II, 627).
Capronno fr. Angera, VA, dial. Cavronn; = Cabroi (sic.) a. 877 (Giul.
IL, I, 288), vico Cavronno a. 966 (Cod. Long.). Il suffisso -Onno sembra
ricondurci al n. pers. “CAPRONA postulato dal Pieri (Arno, 26) per il n. loc.
tosc. Caprona (v. Introduz., Suffissi).
Caprotti (Cascina-), Monza: sarà da un cognome.
Carabella, fr. Spino d'Adda, CR (Agnelli): cfr. il n. pers. CARABELLA (Thes.
Ling. Lat.): cfr. però i n. loc. veron., Carabianca, Caranova (QUADRA-)
(Top. Ven., 287), Caramala (Diz. Trident.).
CARARE, oltre il C., BG (a. 1620); con un locus Acarale, Griante, CO
(a. 1130); CARAI, Marone, BS; PONCARALE, BS, = Ponte Carale (in
Lambro), a. 856 (Cod. Long.); CARAL-LONGA (strada di-), Ballabio CO
(e cfr. Carale, Novara): dalla v. it. settentr. carrale (di genere femm.: sottint.
VIA-) « stradicciola di campagna o di montagna » (Vallanzasca: carda, caràl),
di cui v. Bosshard, 126; cfr. anche Salvioni, Noter. I, a proposito di un
Cré)
Caramatti, (Cascina-), fr. Genivolta, CR: composto di Ca’ e Ramatti (co-
gnome)?
Carate Brianza, MI, dial. Caraa, lat. ecc. Caratum: CARATE Lario,
CO; CARATE, fr. Isola Com., CO. Delle tre derivazioni proposte dal
Flechia per questo nome, parrà da accettare ormai (dati i riscontri coi
molti Quarrata, Quaràtola toscani, coi Quarata di Novara, col vicent. Carrè
- Carrade a. 1000 ecc., v. Top. Ven., 286 n. - e coi canav. *QUADRATAE,
*QUADRATONE: v. Serra, Vie, 281) solamente quella da QUADRATE (od an-
che quADRATA), che ricorderebbe la «centuria quadrata » degli Agrimensori
romani ((v. Pieri, Arno, 293). Tutti e tre quei luoghi si trovano infatti lungo
vie importanti già nell’età romana. Il Rohlfs ne farebbe però dei derivati
in ate dal n. pers. rom. CARUS.
Carattèra (Ospedale della-), Bovisa di Milano: « carrettiera »?
Caravaggio BG: = villa quae dicitur Caravagio a. 962, locus et f.
Carvagio (Mazzi, 152), Caravazium a. 1186 (Giul., IV, 25);
CARAVAGGIO, fr. Gabbioneta, CR; CARAVATE, fr. Varese (che mi pare
143 CARDANA
impossibile separare dalla serie, come fa il Rohlfs, per farne un deriv. da
un rarissimo n. pers. CAREVUS), CARAVERIO, fr. Castello di Brianza, CO
(dial. Caravee) = Cassina de Caravario, a: 1456; altro CARAVERO, In-
trobio; CARAVINO, fr. Valsolda, CO; CARAVINE, CARAVINON, local.
pr. Pasturo, CO; Madonna d. CARAVINA in Valsolda: tutti i derivati (con
suff. -ICULUS, -ATUS, -ARIUS, -INUS), da quella base cARABUS (Rom. Et. Wòtrt.,
1671, radic. KRAP, vedi Gualzata, Bell., 45), donde lat. mediev. CARAVUM
«mucchio di pietre, maceria », Bosshard 123; donde pure il n. loc. CAREF o
CAREVO (dei Monti), in Val Pioverna; e le voci milan. caravèe; valsass. cdrev,
caravèr, caravina. Cfr. anche il n. loc. ticin. Garavaglia (Caravallia,
Giul. III, 381), e qui oltre Gàrrovo.
Carbonara, vari luoghi CR, MN, PV. La CARBONARA al Ticino, PV cor-
risponde alla Sylva Carbonaria del s. IX (1). Con -aidla da -ARE6-
LA: CARBONAIOLA (dial. Carbonadla), Alta V. Caffaro.
Carbonate, fr. Seprio CO: assai più probabilmente dal n. pers. CARBONE
con suff, -AT- (cfr. il cogn. Carbonato a. 1572, Serra), che non da carbone
nome com.
Carbonin, luogo pr. Valdisotto, SO: «dove si faceva il carbone» (Longa,
305): così CARBONINO, loc, pr. Casteggio.
Carbonizza, fr. Binasco, M/; CARBONOLO (al-), Carnago VA, parrebbero
da cognomi derivati dal n. pers. CARBONE.
Càreano, fr. Albavilla, CO; = castro Carchani a. 1160 (Manar.). Co-
me ha bene suppòsto il Pieri (Not. 6), par di doverlo ricongiungere col
Càrcheri tosc. (onde anche un Carcheretti), e col Càrcare (Savona); esso ri-
fletterebbe il n. pers. *CÀRCANA (etr. KARKANAS), senza la modificazione
subita dal n. toscano e dal ligure. — Dal nome locale il casato Carcano.
Carcente, fr. S. Maria Rezzonico, CO. Se la sua pronuncia è Carsènt, ri-
produrrà il n. pers. Carsènt = CRESCENTE.
Carcina, fr. Villa Carcina, BS. Qui forse Ia pronuncia è Carsina (sec. XIII
Carsina Gn.): onde rifletterebbe *cARICEINA (dim. di CARICEA: da cA-
RICEUS « giunco »; cfr. bresc. careza « giunco ». Ricordo la voce lomb. carèce
«giuncheto » (Rom. Et. Wért., 1688).
Cardàna, fr. di Besozzo VA; CARDANO al Campo VA: = Cardano
a. 848 (Giul., I), loco Cardano sec. XII, Cu rdane sec. XIII (Lib.
Not.); CARDANO, fr. Grandola, CO; CARDINELLO, monte, Gravedona.
Forse non dipendono dal n. del « cardo » (lomb. carda, cardon), ma dal n.
pers. Riccardo (v. Pieri, Arno, 230) (cfr. il n. pers. Ricordàno). - Dal primo
Cardàno provenne la famiglia omon.
(1) Secondo il Colombo (Bait. Tic.) le « Carbonare ticinesi e vigevanasche atte-
stano l’industria del carbone di legna, che fu un tempo fiorente presso le rive del Ti-
cino », favorita dall’esuberanza delle sue foreste.
CARDAZZO 144
Cardazzo, CARDAZZINO, fr. Bosnasco, PV; CARDÉI (Ponte dei-) Val
Intelvi (sul f. Erboggia). Questi, verosimilmente, da CARDUS « cardo ».
Careggia, fr. Lurago Erba, CO; CAREGGIO, CAREGGINA, fr. Somaglia,
MI: lomb. carecc e giuncheto »: v. Carcina.
Carèlla, fr. Eupilio, CO: = Carello sec, XIII (Lib. Not.); CARELLI,
fr. Cremona; credo dal n. pers. Carello (v. Serra, Cogn., II, 633); cfr.
Garlasco, Garlate, Garlazzolo.
Carenno, BG: = vico Carenno a. 985 (Mazzi, 153); CARENO, fr.
Nesso, CO. Il Pieri (Not. 6) li ravvicinò, insieme col Careno di Pellegrino
Parmense e col Carena di Bellinzona, al n. loc. tosc. Carenne che (in El.
Etr., 157) aveva dedotto da un n. pers. *CARINNA. Si può anche dubitare
che risalgano al n. pers. rom. CARENUS, o mediev. CARENA, (v. Serra, Cogn.,
Ii, 631). Cîr. Carentino fr. Bergamasco, Aless., omonimo del locus de
Carentino de Garlate (sec. XIII, Lib. Not.): che accennano ad un n.
pers. *CARENTINO (cfr. CARENTIUS, Serra, ibid.; n. pers. del quale si formò
un CARENGONUS; da questo, il nl. CARANZONE pr. Remed. di S., BR).
Carère, fr. Gardone, BS; altro, pr. Torlino, Crema: certam. dal lat. caR-
RARIA (VIA-), « carreggiata ».
Carèttolo, fr. Bonemerse, CR: = Caretolum (Cod. Crem.): cfr. CA-
RETTI, -ETTE, luoghi bresc. monte CARET di Ledro: lat. CARECTUM, cfr.
Careggia.
Cargadéri, Caino di V. Trompia, BS: era luogo dove «si accatastavano le
legna per essere caricate sui carri» (Gnaga): cfr. trent. cargadòr.
Cargnàco fr. Gardone, BS: derivato con suff. -Acus dal n. pers. CARNIUS ©
CarINIUS (era Cargnatum nel 1381, ma Carnago nel 1609, v.
Bottazzi).
Cariàdeghe, v. Rivàtica.
Carimate, CO, dial. Carimaa, = Kalimalo a. 859 Mon. Hist. P.? C a-
rimanum a. 960, Cartol, 24; Caminalum, Canimalum a. 873
e segg. (Giulini, I, 270, III, 89), Canimallo a. 915 (Cod. Long. 806),
Carimate sec. XIII (Lib. Not.). La forma più recente e quelle più an-
tiche del nome riproducono quella duplicità del riflesso della base lat.
CALAMUS «canna », che si ravvisa nelle due voci milan. carimaa « calamaio »,
e canimel « caramella »; onde Carimate sarà quasi certam. CALAMALE «can-
neto »: come bene suppose il Flechia. Per l'alternarsi delle due forme
Caminalum e Canimalum (dovuto, forse, solo a incertezza di let-
tura) si veda il: fluvius de Ganimella ricordato nel De Magnal. di
Bonvesin (sec. XIII), che diventa Gaminello nel Chron. extravagans
(De Magnal., ed. Novati, 106). — Il Rohlfs preferisce anche per Carimate
la deriv. da un nome pers., inesistente, *CARIMUS.
145 CARONA
Carlano (Sasso-), monte, nella Grigna Sett.: pare un derivato in -ano dal
n. pers. Carlo (purchè non vi si celi un « castellano » : v. voce seg.).
Carlazzo, fr. Porlezza, CO = loco Carlazio, s. XIII; CARLASC o Castlase,
loc. pr. Pellio. CO (onde il cogn., ivi, di Castellazzo). Non hanno nulla
a fare col n. pers. Carlo, avendoli il Salvioni (Quisq., 374 e App., 282), bene
ravvicinati al n. loc. berg. (fr. Montemarenzo) Scarlàss già Castellaz-
zum (non si dimentichi il Casfìr o Scarlìr di Vittorio Ven., Top. Ven., 315);
e quindi ricondotti ad una base “*CASTELL-ACEUM, col primo s mutato in r
per dissimil. (v. Compostaccio e Cernuschio). Ricordava il Salvioni che altri
aveva già avvertito essere rimasta a Pellio la tradizione « d'un antico ca-
stello »; e che una fraz. di Carlazzo è detta Castello.
Carmine (Cascina del-) pr. Chiarav. Milan. Da una proprietà di Carmelitani?
Carnago, VA. Se è veramente = Cartenago a. 932 (Cod. Long., 985)
(lat. ecc. Carnagum) par derivato o da un nome pers. *CARTENUS
(CarTILIUS, ecc.) o da *QuarTENUS (QUARTILIUS). E v. invece Carnate.
Carnate, merc. MI: lat. ecc. Carnatum in Carnate, a. 1456: forse
deriv. dal n. pers. CARNA, con suff. -AT-; come con suff. -ANUS il toscano
Carnano (Pieri, Arno, 59); se non da *CARINNA, ecc. v. Carenno.
Carnello, fr. Torre de’ Busi, BG. Pare il dimin. del n. person. Carenus
di cui s. Carenno.
Carnisio, fr. Cocqùio, VA = loco Carnixe, Carnixio sec. XIII (Lib.
Not.) forse forma flessionale di CarNnIcus (cfr. Carnìga veron., Top. Ven.,
61), dal n. pers. CARNA 0 CARENUS, v. Carnate. Per il suff. -isio da -IcIS loc.
abi. plur., v. Serra (Cogn., II, 567).
Carobbio, fr. Monte Marenzo, BG; altro, fr. Cremona; CAROBBIO degli
Angeli, BG; CARROBBIO, piazza di Milano; un Carobium, già fraz.
di Cavenago d’Adda, MI; Valle del CAROBBIO, S. Euf., BS; QUADROBI,
case, Edolo; CAROBIELLO, già fraz. Lodi (Agnelli); CARROBIOLO, fr.
Mencònico, PV; porta de CARROBIOLO, a Monza; CAREBBIOLO, M.
piano di BS; CAROBIE, in V. Intelvi: tutti dal lat. *QUADRUVIUM «incrocio
di strade »: cfr. i ven. Carubio, Corubio, Corobbo (Top. Ven., 340), e
Salvioni (Not., I, 37 e Rec., 144). E v. Quadrobbio.
Carona Valle Bremb., BG: sarebbe = Calauna a. 926 (Cod. Long., 885);
ma altri ravvicina questo Calauna al Corona di Lugano (v. Salvioni, Crit.
26) (da cui venne il n., ricordato nel P. Mondo del Fogazzaro, del « vento
temporalesco », detto Caronasca); CARONA fr. Teglio SO; CARONA, n.
di un’acqua nel territorio pavese, già Caterona (Salvioni, ib.), Man-
cando sicuri riscontri storici, non si può ben dire se qualcuno di questi
Carona sia della stessa origine del Carona toscano, ricondotto dal Pieri
(Arno, 27) ad un nome pers. “CARONA, o del Carona vicentino (Lonigo,
10. - Dizionario di toponomastica lombarda
CARONNO 146
forse dal lat. quapra, Top. Ven. 287, v. voce seg.). Quanto al Carona
pavese, l'anteriore sua forma Caterona permetterebbe di ravvicinarlo,
invece, al nome pers. rom. CATURONE.
Carònno Milanese, VA: CARONNO Ghiringhello, VA; CARONNO Cor-
bellaro, fr. Castiglione Olona, VA. AI primo di questi tre corrisponderebbe
una forma mediev. Calonum secondo il Giulini (III, 54: così nel lat.
eccl.); ma è = Caronnum (Manar.); loco Carono e Carono
Corbelario sono poi ricordati (sec. XIII) in Lib. Not. Non trovandosi
mai in questi pochi riscontri, tracce di un -dr- (che farebbero supporre
QUADR-, v .voce prec.), anche questi Caronno, potranno forse riflettere un
n. pers. quale *CARONA. Però, se fosse autentica la forma Calonum,
essa potrebbe additarci ben altra origine: cioè (piuttosto di COLONUS, in
rapporto a stanziamenti di coloni romani, secondochè già si suppose, v.
Chiesi, 278), quella della voce latina COLUMNAE (donde si poteva aver
Carònn, cfr. berg. calonga « palo da viti» *corumnica), ad indicare delle
«columnae miliares». — Per gli epiteti Ghiringhello e Corbellaro v. a
queste voci.
Càrpana, CARPANELLA fr. Cremona; CARPANERA loc. Mandello, CO;
CARPANINO, fr. Lodi: « carpine ».
Carpaneta, fr. Persico, Dòsimo, CR: = loco Carpeneta a. 1080 (Cod.
Crem., I; CARPENEDA, Vobarno, BS; CARPENEDOLO, BS: CARPINETA
-INETULUM.
Carpenzago, fr. Robecco Nav., MI: = Carpenzago (Giul.), ma anche
Garbenzago (Colombo Abb.), Forse è un derivato con suff. -Acus da
un n. pers. gall. *CARPENTIUS.
Carpésino, fr. Erba, CO. Analog. al n. loc. ven. Carpèsica (Top. Ven., 61),
sembra rispecchiare una forma deriv. del medesimo n. pers. CARPUS con
suff. -ensis.
Carpiano, MI = Carpiano (Giul.). locus Carpiano (e Carpia-
nello) sec. XIII, Lib. Not. (cfr. Carpiano di Ghiffa novar.): CARPIANUS
dal n. pers. CARPIUS.
Carpignago fr. Giussago, PV; CARPIGNANO (Cura-), PV: aggettivi, con
suff. «cus e «ANUS, dal n. pers. CARPINIUS: v. Introd, La stessa origine del
primo di questi nomi avrebbe CAMPARGNAGO, cascina, Quintos., M/, se
gli corrisponde un Carpagnago del 879 (v. Rota, Greco).
Carretta, loc, pr. Casteggio: dal cognome dei Del Carretto (Maragl., 108).
Carsaniga, fr. Merate, CO (anche Cazzaniga, secondo la Corogr. 183: ma
nè l'uno nè l’altro figura in carte o guide del TCI: esiste però il cognome
Carsa- o Carzaniga. Forse deriv. con suff. -IcA da un n. pers. CARTIANUS 0
*QUARTIANUS, oppure dal n. pers. CARSENUS?
147 CARVANNO
Carso, torr., Nembro, BG: = de Carso a. 1378 (Mazzi, Sub. 352; cfr.
un nome loc. Grumellus Carzonum a. 1263 ibid.): forse dal n. pers.
rom. CARSIUS.
Cartabbia, fr. Varese: = Cartabbia, Cartabia, a. 1190 (Rota, Va-
rese 51) e sec. XIII (Lib. Not.). Vi si riconosce quel suff. diminutivale
-ABULA di cui si è fatto cenno s. Cernobbio. La base poi sembra essere
QUARTA, che in qualche regione ital. esiste ancora nel senso di speciale
misura di terreno. V. Quarti.
Carubello, fr. S. Colomb. al Lambro AMf/ (anche Cherubello?): forse meglio
che deriv. dal n. pers. CARUBELLUS (v. Serra, Cogn., II, 635), sarà forse
dimin. di Carobbio, v. questa voce.
Caruberto, fr. S. Mart. del Lago, CR: «casa Roberto ».
Carugate, M/ = Callugate a. 1048 (Giul., II, 316), Calugade,
-gathe a. 1066 (Cod. Crem.. D; de Carugate sec. XIII (Lib. Not.):
luogo in pianura fra il Lambro e la Molgora. Le forme più antiche del
nome vieterebbero di ricollesarlo con la voce gall. CARRUCA «sorta di car-
10» e forse lo ricongiungono col seguente Carugo; come se dicesse, in tal
caso, «terre caliginose ». Il Rohlfs propone di vedervi un nome da ricolle-
gare con quello della popol. gallica dei CaLuconES (CIL, V). Non mi pare
escluso però che i Calugate del sec. XI siano forme erroneam. rico-
struite: in tal caso il nostro Carugate potrebbe corrispondere al lat. mediev.
CARRUCATA, nel seîìso di speciale misura agraria, che ricorre, per es., nel
Cod. Diplom. Barese, VIII, doc. 105. Cfr. anche il carrucaricius (caballus-)
della Lex Salica (v. Gamillsch, 8).
Carugo, CO, = loco Curugo (?) a. 892 (Giul., I, 355), loco Calugo
a. 990 (Cod. Long.); loco Carugo sec. XIII (Lib. Not.). Dato il Calu-
go attestato, par da escludere un rapporto sia con la voce gall. CARRUCA
(w. voce preced.), sia con la voce lomb. caruga «eruca » (insetto), od anche
con un deriv. dal n. pers. CaruS (per via del suff. -ucus: v. Bottonuto;
Carrucus a. 1300, Massia, Monferr., II, 21). Si può forse sospettarvi
invece, o un deriv. dal n. pers. antico *CALUCUS (v. Carugate), oppure un
derivato da una forma lat. cALuGo (donde il provenz. caluc « miope »,
normanno calié «guercio »; mentre da caLugineE il milan. caluzen). Forse
il nome ha rapporto col fatto che « del territorio di Carugo la maggior parte
è volta a tramontana »? V. la voce preced., e qui s. Callivazzo.
Carvagnana, fr. Lèzzeno, CO: aggett. con suff. -ANA dal n. person. rom.
CARVANIUS.
Carvanno, fr. Vobarno BS (anche Carvàno), = Carvanno, a. 1200 (0-
dor.). Si può supporre un n. pers. *CARVANUS (v. Carvagnana): è noto del
resto CARFANUS.
CARVICO 148
Carvico, BG, dial. Carvì, Carvìch: crederei sia aggett. con suff. -Icus dal
n. pers. CaRvIuS; altrimenti *CARII vicus?
Carzago, fr. Calvagese, BS; = Cartiago a. 970 (Cod. Crem., I) Car-
zago 1087, Brixia S.:; CARZAGHETTO (o Garzaghetto) fr. Canneto s.
Oglio, MN; CARZANO fr. Monte Isola, BS. Derivati, con sufl. -AcUS e
«ANUS dal n. pers. CARDIUS.
Carzolina, fr. Lèzzeno, CO (Calzolina, Corogr.). Se la z è sonora (dolce),
il n. presuppone un latino *CarpioLa (CaRpIUS n. pers. rom.) Cfr. rio
Carzuola (Pieri, Arno, 77).
Casa, in nomi composti, più luoghi. E v. Ca. Casa arsa local. cremon.
a. 1010 (Cod. Crem.).
Casaglia, fr. Tòrbole, BS; *cASALIA: v. vari Casaglia, Pieri (Arno, 335).
Casaglio, fr. Gussago, BS, dial. Casdj; un: in Casalio è luogo pr.
Bergamo, ramm. nel sec. XI (Mazzi, Sub., I), Forse è un *cASALIUM (da
casa), come il Casaglio toscano (Pieri, Serchio, 175, e v. qui Precasaglio). O
che si tratti di una alterazione italianegg. di casài «i casali »?
Casal-, in n. composti, passim. V. anche Serra, Com. Rur., 61.
Casalbellotto, fr. Casalmagg., CR, dial. Casalbiòtt = Casa le de Bel
lottis (Cod. Crem., I, 10): dal cognome Bellotti.
Casalbuttano, CR, = Casali Butano a. 1032 (Cod. Crem., I, 88),
curtem..... Casale Butano a. 1041 (Mazzi, 1855). Se ha qualche fon-
damento la notizia data dall’Astegiano (Cod. Crem., I, 256, n. 5), che «il
suo vecchio nome » fosse Butanengo (forse il Butalengo del sec.
XII, ibid., p. 130?) par quasi certo che «buttano non sia da ravvicinare
all’aggett. *Borranus “BuTTANUS (da n. pers. etr.) presupposto dal Pieri
(Arno 58) per due Bottano tosc. (v. qui Bottanuco), ma bensì ad un derivato
(con suff. «ano da -ANIS) del n. pers. Botto (v. Cogn. Ven., 158; Fòrst., 323).
— Il Cherubini registra il modo gergale «andà a Casalbuttàn» per dire
« venir impiccato ».
Casalmaggiore, CR: = Casale Maius a. 875 (Cod. Crem., I): castro
Casale maiore 1012 (Antiq. It.)
Casalmaiocco, M/; secondo l’Agnelli ebbe questo nome nel 1417, quando
il borgo dalla famiglia lodig. Alamanni, onde era stato denominato de
Alamannis, passò a quella dei Maiocchi (1). V. Maiocca.
Casalmalombra, fr. Malagnino, CR: composto di Malombra, v. questa v.
Casalmorano, CR: = vico et. f. Casale Maurani, a. 995 (Cod.
(1) Il Gabiano spiegava anche questo nome con la solita disinvoltura « Casalmaiocco
di non magre messi - E’ lieto, e il nome suo vanta da Maia ».
149 CASARANO
Crem. I); nel qual doc. si parla di una « donatio facta ab Ildefredo filio
quondam Mauroni de vico Mariano »; onde par di desumere che nel nome
di Casalmorano si abbia una forma divergente in -ANIS dello stesso n. pers.
Maurone. Forse designa un altro luogo il Casalis Mariane (a. 1192)
ricordato dall’Odorici, VI; ed un altro ancora il Casale Morion o
Casale Maurelioni pr. Cremona, ramm. in Cod. Crem, (I, 68, 133),
per cui v. anche Mazzi, 157. V. Valmorana.
Casalmoro, MN, dial. Casalmòr; già Casale Mauri: dal n. pers.
Mauro. Cfr. Casale Moroni a. 1045, Giul., II, 316 (forse lo stesso
luogo?).
Casaloldo, MN, dial. Casalolt; = Casale alto a. 1150 (Reg. Mant.),
Casalisalti a. 1193 (Odorici, VI). E' certamente « casale alto » perchè
sta «nella parte superiore del distretto di Asola » .Che -alto sia divenuto
-olt (e quindi -oldo per inesatta ricostruz.) corrisponde alla fonetica
lombarda.
Casalorzo (distinto in -Geroldi e -Boldòri dal n. delle famiglie Geroldi e
Baldori che ne sarebbero state feudatarie nel sec. XII, secondo la Corogr.,
p. 152), fr. Derovere CR; = Casalorcium a. 1139 (Cod. Crem., I
ecc.). Non sarà composto di HorpEUM «orzo », ma forse di GEoRGIUS (« Ca-
sal Giorgio »): cfr. Orzinuovi; se non di UrcIUSs (v. Pieri, Arno, 107).
Casalpoglio, fr. Cartelgoffredo, MN: probab. sarà da ravvicinare al ven.
polo «cumulo di ghiaia o sabbia lungo i fiumi» ecc. (v. Top. Ven. 175):
v. Poja. Oppure da ‘un n. pers.
Casalpusterlengo, MI. Avrebbe avuto questo nome « dopochè nel 1366 il
vescovo Cadamosto (Cagamustus) di Lodi ne investì con titolo di feudo
Cavalchino e Gabrino della Pusterla [fam. lodigiana] » (Agnelli); e v. qui
Pusterla. Prima si chiama Casale Gausari (n. pers. Gausar, Forst.,
617) (1).
Casalromano, MN: l'aggettivo specifico sarà forse il n. person. Romano?
Casalsigone, fr. Pozzoglio, CR: = casale Sichonis sec. IX (Cod. Crem.,
I, 30): composto col n. pers. SiconE (Forst. 1318).
Casalzuigno, VA, v. Zuigno.
Casamarza, fr. Cicognolo, CR = Casamarcia a. 1010 (Cod. Crem.,,
I): it. marcio; v. Marza.
Casamento, fr. Gabbioneta, CR: it. « casamento ».
Casarano, fr. Soresina, CR: forse agg. con suff. -Anus dalla voce bl. ca-
SEARIA: v. Casirago.
(1) Credo del tutto inventata la notizia, riportata dal Chiesi, Milano, 434) che il
nome più antico di Casalpusterlengo fosse Castro Pistori
CASARGO 150
Casargo, pr. Bellano, CO, lat. ecc. Casargum (onde la valle Casarga);
CASARICO, fr. Moltrasio, CO, forse = Casarico a. 970 (Mazzi, 157)
altro CASARICO, fr. Casciago, VA, = Casargo a. 1173 (Rota, Var.
245: si direbbero derivati, con suff. -1cus dalla voce lat. CASEARIA (da ca-
sEUM): cfr. Top. Ven., 315.
Casarile, MI: rifletterà proprio *cASEARILE. Anche oggi, in questo paese
si esercita largamente il caseificio. Cfr. trent. Kaseril! (Schneller, Beitr., I,
34). Dal lat. cASEARIA anche CASAIOLE, alta v. Caffaro, BS (ivi casable
vale appunto « baite basse e lunghe », v. Gnaga).
Casarosio, v. Arosio.
Casasco d’Intelvi, CO: luogo fra castagneti e pascoli. Dipenderà forse
dunque da cASEUM, con suff. -asco. Ma v. la v. seg.
Casate nuovo e CASATE vecchio, CO: dial. Casaa: = de Caxate a.
880 (Giul., I, 315); S. Georg. de Caxate, e Caxate Novo, a. 1456;
CASATE, tre fraz. di Bellagio, Breccia e Lèzzeno, CO: un altro, fraz.
Bernate Tic., MI: si può rimanere in dubbio fra *CASATA « caseggiato »,
e *CASEAT-: quest’ultimo in un significato affine a quello di casèra o di
casén ‘(v. Cherub.). Si veda però caseare « edificare » (Nigra, G. Less., 30),
ed anche Serra, 61. Ma non potrà avere ragione il Rohlfs a fare di Casate,
insieme con Casasco, dei derivati dal n. pers. antico CASIUS.
Casàtico, fr. Marcarìa, MN: dial. Casàdegh = Casàdego a. 1033
(Reg. Mant.); CASATICO, fr. Siziano, PV. Ricorre un Casatico anche in
Garfagnana (Pieri, Serchio, 176): ed -ATIcUS non vi avrà, come dubitava
il Pieri, il valore di suffisso diminutivale, ma simile a quello di -ALIS (cfr.
qui Cellatica, ecc., ed anche i termini erbatico, ripatico, stallatico della lin-
gua de diritto), quasi a dire «spettante alla casa». V. Casate.
Casatisma, PV. Nel medio-evo (Chiesi, Pavia, 255) sarebbe stato detto
Ca de Tisma Tisma (v. infatti un tale detto: de Tisma, Cavagna,
pag. 356). Se così è davvero, forse potremo vedere in questo Tisma una
alterazione del n. person. Disma (il nome del buon ladrone «che la Chiesa
Romana onora il 25 marzo; usato, ma non frequente, in Lombardia »,
Bongioanni, 76); se non un’aferesi di nomi quali Bertisma, Gentisma, Wal-
tisma, per i quali v. Serra (Cogn.., II, 9).
Casazza, BG'; altre due, nel Cremon.: « casaccia ».
Casbeno, fr. Varese (anche Casbenno): = Castro Blenno a. 1036
(Giul., II, 209); Castebenno a. 1145, Bognetti, Orzig., Append.; lat. eccl.
Castrum Blenum. Senonchè le forme anche pù antiche, fra cui quelle
segnalate da C.M. Rota (Varese 39): Castubini (a. 898), poi Casto-
bini, Castubliuni (anche nella c. del 1036 si leggerebbe Casto
blenno), pare ci orientino verso un composto da CASA + *STABULINUM:
analogo un CASTABOL di Val d’Avio, BS (v. Gnaga), e v. qui Stablo.
151 CASCINA DELLE DONNE
Cas'ciago, VA, dial. Cas'ciagh, = Castiaco in carta: Arch. St. Mil.,
creduta già dell'a. 959, ma forse della metà del sec. XI, cfr. Castiasca
a. 1069, (Castiaca a. 10769), a designare forse il territorio di Cas’ciago;
Cascliago e Casiago a. 1192, Manar.; loco Casiago, Ca-
sgiago sec. XII. Tutto concorre, come ben vide il Salvioni (Della villa...
di S. Aurelio Agostino, in Lomb. Rend. Acc. Lne., VIII, 1879, e It. Dialett.,
III, 1927, 295), a far risalire questo nome a Castiago da Castigliago (cfr.
franc. Chatilly); onde il suo etimo sarà un aggettivo CASTILLIACUS, probab.
da un n. pers. *CastILIUS (su CASTIUS), © sarebbe opportuno che il nome
ufficiale, che oggi risulta anche difficile far pronunciare rettamente, venisse
ripristinato in Castiago. La questione dell'origine di questo nome rimase
per lungo tempo complicata e fuorviata dall’illusione, condivisa dapprima
anche da Alessandro Manzoni (lettera dell’11 lug. 1843 al sign. Poujoulat:
autore, questi, di una Storia di S. Agostino, Parigi, 1945), l'illusione, dico,
che il Cas'ciago varesino (e non qualcuno dei vari Cassago), corrispondesse
al luogo detto CASSICIACUM, nel quale S. Agostino si ritirò ospite di Ve-
recondo grammatico. Tale opinione fu poi accettata dal Costa, ed anche dal
glottologo Giov. Flechia. Di lì a poco però mons. Luigi Biraghi (S. Agostino
a Cassago di Brianza, in L'Amico Cattol., XI, 1859) ammise l'identità del
Cassiciacum con Cassago briantino: identità che era stata affermata già da
Tristano Calco (Mediol. Hist., 1490), ed accettata poi dal Bombognini
(Antiq. docum. milan., 1828). Da quanto si rileva nel testo delle Confes-
sioni di S. Agostino, non emergono elementi rilevanti allo scopo dell’iden-
tificazione, se non fosse (v. Meda Fil., La controversia sul « Rus Cassicia-
cum, Miscell. Agostin., 1931) la troppa distanza del Cas'ciago varesino
da Milano, rispetto ai frequenti viaggi compiuti dal narratore fra la città e
quella villa; ma questo è uno dei casi per cui le ragioni linguistiche bastano
da sole a concludere una questione storica: concluderla, almeno in senso
negativo, per il famoso Cas'ciago: poiché ragioni fonetiche « insormonta-
bili » impediscono di ammettere che Cassiciacum metta capo in un dialet-
tale Cas'ciago: la cui derivazione da noi indicata può dirsi poi sicura.
Non hanno valore le obbiezioni opposte a questa conclusione da C.M. Rota,
il quale era troppo sfornito di conoscenze linguistiche per pronunciarsi in
questa materia, V. Rota: La Villegg. di S.A. a Cass., Varese, 1928, ecc., ed
anche Beretta R., Dov'era Cassiciaco, Carate B., 1928. E v. qui avanti.
Cassago.
Cascina, CASCINAZZA, CASCINETTE, CASCINOTTI ecc.; varii luoghi
bresc. CASCINETTO, CASCINALI; vi corrisponde la voce lomb. cassina
(blat. carsum, Rom. Et. Wort., 1660), nel significato di « gruppo di case per
alcune famiglie di contadini » (Marcora, Topoless., 261; Gualzata, Bell.,
70; Serra, Cogn., I, 537).
Cascina delle Donne, Lodi: «così detta per un monastero di S. Chiara
vecchia, erettovi nel 1300» (Agnelli).
CASCINETTA 152
Cascinetta LADINA, Lodi: che ebbe il nome « dalla famiglia lodigiana
Ladini» (Agnelli).
Casco, fr. Cenate, BG: = in Cascas a. 774, comune de Casche n.
1263 (Quasquu in Muratori), Mazzi, 165. Crederei da un aggettivo
AQuascus (cfr. “AQUENSIS, Pieri, Arno, 301; “AQUILENTUS, Top. Ven.,
245). Tale etimo può valere anche per CASOHINO, fraz. Vallio, V. Sabbia,
BS: che sta appunto «tra due torrenti ». (Gnaga).
Casei Geròla, PV = Casellis a. 1083 ecc., v. Serra Centri past.; CA-
SELLI, fr. Lumezzane, BS: cfr. berg. casè/ « capanna, tettoia per lo strame ».
AI Casei di Pavia corrisponde la forma Caselli, Caselis (de la Gla-
rola) in carte del sec. XI e XII: e quindi per il Serra (Com. Rur., 156, ed
ora anche in Centri pastor., p. 743), esso risalirebbe piuttosto a CASELLE:
e nel senso preciso di «casipole pastorali di tipo arcaico », cfr. nel Corp.
Giloss. Lat. V. 214 «casellas seu pastorum cubilia » Noto però che, per lo
Gnaga (132), ricorrono certamente le voci bresc. casè? e casìna, nel senso! di
«casèra » e «cascina » almeno nei n. di luogo bresc. CASELLO, CASINA,
CASINETTO (v. anche il Diz. Bresc. dal Melchiori).
Casellario, fr. Corte Pal., Lodi. Qui s’avvicina al vero il Gabbiano, inter-
pretando « Casellar, dalle frequenti case »: essendo collettivo di casella: cfr.
tosc. Casorale (Pieri, Arno, 335).
Caselle Landî, Lodi. Nel 1237 erano ancor dette Caselle del Po; ricevettero
il nome nuovo dopo il 1262, quando furono concesse, con altri feudi, dal
comune di Piacenza, al conte Ubertino LANDI (v. Agnelli) (1).
Caselle Lurani, Lodi: l'attributo sarà il nome di una famiglia, derivato da
Lurano n. locale (v.).
Caserta, fr. Valmadrera, CO: intenderemo «casa erta »: cfr. la Caserta pr.
Napoli, Piaggerta, Vierta (Pieri, Serchio, 119; Top. Ven., 218). La forma
Caserto «loco et fundo), ramm. in carta dell’a. 966 (Cod. Crem., I)
pare grafia inesatta dello stesso nome.
Casgnéni n. che si dà al M. Generoso ad Uggiate: « castagnén » (v. Sal-
vioni, Not., I, 31); così una CASGNEULA, in Vall’Intelvi: « castagnola »;
e cfr. un poco chiaro CASGNADURO (valle), Premana (Olivieri G. Guida,
191).
Casiglio, fr. Erba, CO, lat. ecc. Casilium; altro, fr. Zibido s. Giac.,
MI; un terzo, casale in Valle Averara, BG: dial. Casej, Casì: probab. *cas-
ILIUM: ma v. s. Casèi,
î (1) Che questo cognome Landi derivi da «dell’Andito» come vuole una tradi-
zione dotta, e ripete l’Agnelli, mi pare almeno assai dubbio. Ma è da ricercare. Ne ho
parlato anche nel Bollett. Stor. Piacent., 1958,
153 CASNIGO
Casignélo, fr. Monza: dimin. in -oLus dal n. pers. rom. CASINIUS, o sinoni-
mo di « casettina »?
Casirago, fr. Monticello, CO; Caxirano, in pieve di Pontirolo BG, sec.
XIII (Lib. Not.); CASIRATE d’Adda, BG: = Caseriate a. 774 (Mazzi,
159), Casirade a. 990 (Cod. Long., 99); CASIRATE Olona, fr. Lac-
chiarella, M/ = Caseriate, -rade a. 880, 990, Caxirate a, 1196
(Giulini). Vi comparisce, con tre suffissi diversi (-ACUS, -ANUS, -AT-) la me-
desima base. Questa, potrebb’essere il n. pers. CASERIUS (così pare anche
al Rohlfs); ma non è escluso possa essere il lat. CASARIA, opp. CASEARIA: si
ricordi la voce milanese casiròla, a designare una parte del casòn (v. Che-
rub.): v. qui Casargo, ecc.
Casletto, fr. Rogeno, CO; CASLINO d’Erba (o Gaslino) CO (1); CASLINO
al Piano, fr. Cadorago, CO; SCASLETTO, fr. Valtorta, BG: pare dicano
tanto castelletto, castellino, quanto casaletto, casalino: cfr. ticin. Caslaccio
« castellaccio » o « casalaccio », lugan. Caslano « castellano » (Salvioni, App.,
252, Not., I, 36). Ricordo la voce berg. caslet, casletina « casettina », lomb.
caslètt, caslin (o gaslett, gaslin) « mucchietto di noci» (per un gioco da
ragazzi). Da notare, in questa serie di nomi, il nome del monte CASLÈ,
presso Lanzo Intelvi: sulla cui vetta, secondo G. Olivieri (Guida, 94), si
trovano avanzi di un antico castelliere. Qui l’etimo sarà dunque CASTEL-
LARIUM.
Casméra, (?) fiumicello, affi. del fiume Giona, Varese. Ricorda forse il n.
pers. celtico CASSIMARA, di cui v. D’Arbois, Noms gaul.?
à
Casnadònica Lenno, CO: «cascina dònnica », v. s. Dongo.
Casnate, CO, luogo posto su di un colle: forse *CASTANAT-: v. voce seg.
Il Rohlfs propone di dedurlo dal n, pers. CAssinus (CIL V 8110).
Casnedo, fr. Rovenna, CO; un altro, pr. Premana, CO; CASNEDA (Casci-
na-), fr. Agra, VA; Caxnetto pr. Vigevano, a. 1347 = Casteneto
a. 963 (Colombo, Tic., 76). Quest'ultimo certamente, risale a CASTANETUM
(v. Casnigo); ma negli altri (cfr. Casenatello, Casanedello luogo
in territorio di Alosco, BG, a. 785 e 1040: Mazzi, 159, dove la sincope
può però essere stata reintegrata inesattamente) può trovarsi, come suggeriva
il Serra (NIl. Lomb.) una traccia di un’antica diffusione anche in territ.
lombardo della voce gallica CASSANUS « quercia ».
Casnigo BG = curte Casinico a. 905 (Cod. Long.): cfr. un « campo
qui dicitur Casnio de Walberga », presso al f. Lambro, a. 910, ibid. p.
753 (Casnighi e Casnici sono cognomi milan.), che fu già inteso dal Porro
«roboretum »: come la voce mesolcinese cascnil risponde a un CASTANILE,
(1) Nel lat. eccl. « Caslino» e « Casletto » appaiono contraffatti in: Castrum
Linii a Castrum Laeti; me lo conferma il sac. Ces. Romanò.
CASOLATE 154
così *Casnìo (reintegrato inesattam. in Casinico, Casnigo), rispon
derà a *CASTANITUM. V. anche Tiraboschi, Vocab. berg. s. v., e Mazzi, 162.
Casolate, fr. Zelo Buon Pers., Lodi: #*CASULAT-, da cÀsuLA. V. Casorate.
Casolta, fr. Mulazzano, MI: = Caxolta vetus (e Caxoltina), a.
1234 (Agnelli). Certamente « casa alta »: cfr. Casaloldo.
Casone, CASONI, CASONCELLI, nome di vari casali lombardi, « ove ordi-
nariamente si suol manipolare il cacio detto lodigiano », ecc. (Corogr., 159).
Casorate Primo, PV; = de Caxeradho a. 1193 (Cod. Crem.), lat. ecc.
Casolatum Primum; CASORATE Sempione, VA; = Caxorate
sec. XIII (Lib. Not.); cfr. Casolade a. 977 (Cod. Long. e Giul., II, 712),
lat. ecc. Casulatum: *CASULAT-: e fr. Casolate. (Il Rohlfs però ne
farebbe un deriv. da n. pers. gall. CAsurus). Per Primo (di'Casorate Primo)
v. Càstano Primo.
Casoretto, via di Milano: = Casoreo, -etto, a. 1274-6 (Rota, Greco),
Cazurettus Manar: forma dimin. in -etto da CASULA: v. Casorate
e Casorezzo.
Casorezzo, MI; = Casoretium, Casovrezo (Giul., IV, 645); lo-
cus Cosovrezo sec. XIII (Lib. Not.). Forse queste forme in -vrezo
non sono che fallaci ricostruzioni erudite; perchè il riscontro col non lon-
tano Casoretto suggerisce per Casorezzo un’analoga derivazione (CASULA con
suff. ezzo, da ICIUS).
Casotto, CASOTTINO, ecc., più luoghi: mil. casott « casotto, capanno ».
x ni 9 VONRI . . Li ‘
Càspano, fr. Civo, SO: è forse da ravvicinare ai due nomi loc. toscani
Càspri, che il Pieri (Arno, 78), ricondusse, forse bene, al n. pers. rom.
CasPERIUS (genit. CÀSsPERI).
Caspoggio, SO, dial. Caspoeugg: benchè il Salvioni (Quisq. 11) lo credesse
inseparabile da Càspano (v. preced.), sarà probab. un composto, CASA PODII
«casa al poggio ». Cfr. anche Hubschmied (Bernina).
Cassago Brianza CO. Il lat. eccles. lo vorrebbe identificare col CASssAcIACO
di S. Agostino (v. Casciago). Questa equivalenza fu bensì contrastata an-
che da C. Salvioni (v. Cas'ciago); secondo il quale, partendo da CASSICIACO,
in Lombardia si sarebbe dovuto avere un Cassisciago od anche un *Car-
zago; ma una tale necessità non pare esista di fatto. Anche senza ricorrere
alla «extrema ratio » di dover accettare la tesi del De Vit e dell’Holder
che al Cassiciacum. del testo delle « Confessioni» vada sostituita la
forma Cassiacum (v., in contrario, Pauli Wissowa III 1899; Tres. Ling.
Lat., Perin, Onom.), sembra ammissibile, anche in Lombardia, l’evoluzione
da Cassiciacum a Cassàgo (v. anche Germ. Morin, Où est la question
de Cassiacum?, Miano, Scuola Cattol,, 15 genn. 1927). Tale evoluzione
155 CASSINO
può dirsi in tutto analoga a quella del Verciano di Capàunori (v. Pieri, To-
pom. Arno) da VERSICIANUM, ecc.
Cassano d'Adda, MI = Cassano a. 920 (Cod. Crem. I); CASSANO
Valcuvia, VA; altri, fr. Albese, CO; Val di Nizza, PV; cfr. Cassiano
nome loc. a. 1045 (Giul., II, 315): tutti altrettanti CassianUS, dal gentil.
CASSIUS.
Cassano MAGNAGO, VA. Sono due nomi originariamente distinti, In que-
sto paese, ancora nel sec. XV (secondo la Corogr., p. 160) «la parrocchia
di S. Giulio era chiamata contrata Magnaghi, e quella di S. Maria
del Cerro contrata S. M. apud Cerrum Cassani». Per Cassano
v. voce preced. (1); per Magnago v. questa voce. — Esiste anche il cognome
Cassanmagnago (anche Cacciamagnaghi).
Cassignànica, fr. Ròdano, MI, dial. Casgnànega: = Castenianum
(Mazzi, XXX)?, Castegnianega sec. XII Manar., e Lib. Not.) La
forma del suffisso (-ANIcA) mi farebbe preferire la deriv. da un n. pers. rom.
*CASTINIUS), a quella da *CASTINEA «castagna ».
Cassînera, loc. pr. Casteggio; dal nome del proprietario (Maragl.).
Cassino d’Alberi, fr. Mulazzano, Lodi (già Cassinello); CASSINO Po, fr.
Broni, PV (cfr. un: Bosco del CASSINO, nella Grigna Merid.). Non può
essere che il dimin. della voce lomb. càss «mucchio » (di fieno, mattoni,
ecc.), origin. «stalla » (cfr. piacent. càsser « tettoia »: v. Rom. Et. Wirt.,
1660). V. Cassolovo. — Dalla stessa voce cass viene anche probab. il
nome di Cass (-de sura, e -de sota) (detti anche Prima e Seconda Terra),
oggi Treviso Bresc.: = (de) Caziis a. 1357 e 1565.
Cassino SCANASIO, fr. Rozzano, M/, = Casino Scanasene a.
1034 (Giul., II, 199), -Scanasia (ib., IV, 397), loco Casine Sca-
naxio sec. XIII (Lib. Not.), lat. ecc Capsina Scanasina. Per
Cassino v. voce prec. Quanto a Scanasio sembra che le forme più antiche
valgano a reintegrarlo in « Scanna asino » soprannome di persona (v. Scan-
nabue, ecc.): se non in « schena d’asen», conforme all’interpretazione di
una: via Schene, proposta dal Serra (Vie, 276). Da una forma Scanàsen
si sarà passati a Scands sia per dissimilazione da n - n, sia per tendenza a
occultare àsen; onde poi la forma letteraria con l’uscita -io: Scanàsio. Non
si avrebbe dunque se non una congruenza apparente con la forma piemont.
àso casino », analoga a càrpo « carpine » fràsso «frassino » (per cui v. Mas-
sia, Nov., VIII. E v. Casto,
(1) Si confuta da sè l'opinione di alcuni vecchi etimologisti che « Cassano » significasse
casa sana (v. Bombognini, 24). — Secondo la Corogr. (loc. cit.) l’aggiunto « del Cerro »
dato alla chiesa di S. Maria è dovuto « ad una pianta di cerro... rovinata da un uragano
non sono molti anni».
CASSAVICO 156
Cassivico, pr. Carzano, BS: come già parve al Guerrini (Brxia S. I, 24),
risulta da un chiaro composto latino: CAssi VIcus.
Cassolnovo, PV; = de Casioli a. 902, vieus Cassiolus a. 919,
loco et f. Casioli a. 1009. Il Cassolnovo sostituì il Cassiolo ve
teri distrutto nel 1358 (Colombo, Tic., 71-73). La parola cassd! sarà altra
forma di dimin. della voce lomb. cass, b. lat. cAPSUM, di cui s. Cassino.
E cfr. CASSOLO di Bobbio; ed un CANCASSOLO (cioè «campo-), di Pre-
segno, BS. Dall’accrescit, cassone: CASSONE, loc. pr. Menedrago, MI e
CASSONI, fr. Borghetto Lod,
Castagna, fr. Pieve Fissiraga, Lodi; altre due, fr. Canneto, MN, e Trigolo,
CR; San Giovanni alla CASTAGNA, fr. Lecco.
Castagnino SECCO, fr. Castelverde, CR: = Casteneto sicco a.
999, Castegninum sichum a. 1202 (Cod. Crem., I). Qui pare che
si sia avuta dapprima una forma *Castagnìo, Castagnì, poi inesattamente
reintegrato in Castagnino.
Castàna, PV; CASTANO, fr. Varzi, PV; Madonna del CASTAN, Muggiò,
MI: lomb. castàn « castagno ». Una Castàna, loc. vicentina, è in Top. Ven.,
156.
CASTANETO Dodoni, loc. pr. Bergamo, sec. XI (Mazzi, Sub., 8).
Càstano PRIMO, MI (anche Casteno-), dial. Càsten; = Castro Casteno
a. 974 (Cod. Long., 131), Castano sec. XIII (Lib. Not.). Da notare qui il
riflesso, anzichè di CASTANEA, di cÀsTANUS (propaross. v. R. E. W. 1716).
L'aggiunto Primo forse dall’appartenere al primo distretto di Milano.
Casteggio, PV, dial. Castegiu, un tempo (fino al principio del sec. XIX, se-
condo il Maragl.), Sc'iatezzo (per la metatesi v. Salvioni, App., 262); =
Clastidium, Nevio, Cicer., Livio ecc., KXcotidioy Polib. e Strab.; C'1a-
stegio a. 1164, nel sec. XVII, sec. il Maragliano: Chiasteggio,
Giastezzo, Castexio, Schiettezzo, Schiateggio. Del no-
me, noto già dal tempo della vittoria di Marcello su Viridomaro (anno 222
a. C.), non si può dire se non che è probabilmente di origine celtica. La
forma attuale Casteggio, in luogo di un più normale Ciasteggio, si spiegherà
per dissimilazione dalla gi dell’ultima sillaba.
Castegnate, fr. Castellanza, VA; = Casteniade s, X (Mazzi, XXX); al-
tro CASTEGNATE fr. Terno d'Isola, BG = Casteniade a. 835, 870,
1045 (Giul., II, 165, 316; Mazzi, 163); aggettivi, con suff. -AT-, da CASTINEA?
Il Rohlfs, cfr. col nl. france. Chétignac, ne farebbe dei deriv. dal gentil. rom.
CastINIUS. Dal nome botanico, alcuni bresciani CASTIGNOLO, CASTIGNI-
DOLO, con un Monte CASTAGNIC, di Gargnano BS, che anche oggi è for-
nito di bei castagneti (v. Gnaga). Invece sembra da riportare al nome gentil.
latino CasTINIUS il n, di CASTEGNATO, presso Brescia; che in dial. è detto
157 CASTELLARO
Castegnàt, ma, in una carta del sec. XII, secondo lo Gnaga, sarebbe C a-
stegnano. E v. Cassignànica,
Castelcelana, fr. Cella Dati, CR: si direbbe che Celana sia preesistito, a de-
signare la « terra » circostante a Cella.
Castelcovati, BS: i conti Covati «vi tenevano un castello feudale » (Gr.
Ilustr.).
Castel d’Ario, MN (scritto anche Casteldario). Non so se meriti fede l’asser-
zione del Chiesi che questo luogo si chiamasse un tempo Castellarium.
In tal caso il nome reale di Castellaro sarebbe stato mutato nell'attuale per
fallace restauro. Ma non mi sembra affatto da escludere che vi entri un nome
pers. (Dario? o di Arrio? o forse Ilario?).
Casteldidone, CR; = Castellum Didoni a. 1010, poi anche Do
thonì (Cod. Crem,, I): composto col n. pers. DoponE (Férst., 412).
Castelfelice, loc. pr. Casteggio, PV, dial. Castelfilice o Castifresi (già C a-
stifresal), Maragl., p. 114. Secondo il Maragliano equivale a «castel
delle felci »; perchè nel dial. di Voghera frees, fresla = felce. Il nome mo-
derno (-felice, donde la forma dial. -felicc) sarebbe allora un’erronea rico-
struzione. V. Felici.
Castelfranco, fr. Rogno, BG: si spiega da sè.
Castelfusano, fr. Casalmagg., CR: l’aggiunto fusano o sarà un aggett. latino
(*Fusranus dal n. pers. FusIus, v. Fuciano, Pieri, Arno 148); o un derivato
dal n. germ. Fuso (Arch. Glottol. It., X, 343).
Castelgabbiano, v. Gabbiano.
Castelgoffredo, MN: dial. Castelgoffré; ovvio il n. person. Goffredo.
Castelgonelle, fr. Mairano, BS: cfr. il cogn. Gonnella (Cogn. Ven., 242); qui
al plurale, corrisponderà al soprann. Malegonnelle?
Castelgrimaldo, fr. Cavriana MN: dal n. pers. Grimaldo.
Castellanza, VA: è la voce castellanza «abitazione dei castellani, dipen-
denti da alcun paese grosso », Cherub.; che divenne « nome particolare delle
suddivisioni amministrative del comune di Varese » (Marcora, Topoless.,
261, e Rota, Varese, 17). Per il Bognetti, Orig., 192, la Castellantia
consisteva in un diritto di castellani a « incastellare » certi prodotti. Cfr. una
Castelantia de Marignano, sec. XIMI (Lib. Not.), e una Castellanza in
prov. di Novara.
Castellaro, fr. Celle di Bobbio, PV; CASTELLARO, Lodi; CASTELLARO
de’ Giorgi, fr. Torre Beretti, PV; CASTELLARO Lagusello, v. questa voce.
E' la voce castellaro « castelliere », « piccolo castello », frequente anche nel
Veneto (Top. Ven., 315) e nel Trentino (Diz. Trident.; qui anche Castellèr).
CASTELLAZZO 158
Il Rota (Varese, 40), riferendosi anche agli Statuti di Bologna, I, 492, lo de-
finisce: «tratto di territorio attorno al castello ». V. Castel d’Ario.
ue
Castellazzo, -ELLETTO, -ELLINA, CASTELLO, CASTELNUOVO, passim.
V. Castelletto Mendosio s. Mendosio.
Castellana (S. Teresa alla-), pr. Cernusco sul Nav.: da castellano: ignoto
però il perchè.
Castelleone, CR = «loci novi nuper facti a Cremonensibus in curte Brixia-
norii, qui locus vocatur Leo de supra Serio » (1) a. 1188 (Cod. Crem., I,
172); Castroleonis ibid. L’Astegiano (idid., p. 355) ritiene che nel
luogo dell'attuale Castelleone sia stato eretto nel 1813 un castello chiamato
Manfredi dal podestà Manfredo Fanti; distrutto questo nel 1186, dopo due
anni fu cominciata, dal vescovo Casalasco, d'accordo col comune, l’erezione
del nuovo castello, che fu detto Castellone; ma è opinione contrad-
detta dal vescovo Sicardo: v. Mazzi (319, 320). V. Pizzoleone alla v. Piz-
zighettone.
Castello DE’ ROLDI fr. Lodi: = Castel Airoldi a. 1663 (Agnelli).
Castellucchio, MN (pron. Caslùcc): cfr. Castellonchio (Pieri, Arno, 314).
Castelmanfredi, fr. Cicognolo, CR. V. un altro omonimo s. Castelleone.
Castelmarte, CO; lat. ecc. Castrum Martis. Gli corrisponderebbe in
doc. medievali (secondo il Giulini, IV, 132) la forma Castrum Marty-
ris (non credo al Castello Marco dato dal Rota, Quest. 11): nel
qual caso si ricollegherebbe ai n. tosc. Montemartiri ecc. (ricordati dal Pieri,
Arno, 93: dal n. pers. MarTyRIUS, come crede il Pieri, o piuttosto da MAR-
TyRIs, con allusione ad un sepolcro di martire, v. Serra, Vie, 306 n.?). Nè ad
ammettere questa equazione par che si opponga affatto la fonetica, cfr. lomb.
cred da cgEDERE ecc. Del resto il nome Castelmarte, per se stesso, parrebbe
analogo al Camarte, n. di luogo pr. Firenze, registrato dal Pieri insieme
con tre nll. Marti, tutti derivati da MARS. Comunque sia di ciò, con questo
nome di Castelmarte va collegato, per la sua origine, quello del Comitatus
Martexana, 0 Fines Marticianae sec. X (Manar., Giulini, I, 477;
ancora nel 1456 si parla di « homines Montis Briantie et Marthesanae):
essendo quel castello il luogo principale del territorio: per ricordo del quale
Comitato fu poi dato il nome di Naviglio MARTESANA al canale aperto
nel 1451 per volontà del duca Francesco Sforza. Quanto al rapporto tra il
nome di Castelmarte e il suo derivato Martexana, il Muratori (v. la Coro-
grafia pag. 175), si era indotto a supporre l'uno e l’altro nome derivato «0
da MARTESIO governatore di quel contado, o dal culto di MARTE »; ma evi-
(1) Secondo la Gr. Illustr. (II, 557) in una carta dello stesso anno 1188 sarebbe no-
minata una «turris dicta Leonis» nello stesso castello. Sarà il «locus» che trovammo
già ricordato. Pura invenzione sarà quanto attesta il Merula (v. Chiesi p. 106) che « Ca-
stelleone » fosse fondato da Stilicone.
e
159 CASTIRAGA
dentemente il primo nome, che converrebbe a spiegar Martesana (cfr. il
Martisàn vicentino che in Topon. Ven. 75 deducevo appunto da un n. pers.
*MARTISIUS), non si adatta a Castel-marte. Probabilmente da -marte si sarà
giunti a Martesàna mediante il suff. -ENSANA (conforme a Gardesana, da Gar=
da, ed alle forme Piovesàn, Portesan, Borghesàn ecc. di Cogn. Ven., 180,
169, Astisanus, Serra, Cogn., Il, 562) — Dal trovarsi su quel Na-
viglio venne il n. aggiunto a Pozzuolo MARTESANA, MI.
Castelnuovo del Zappa, fr. di Castelverde, CR; = Castrum novum
Conradi, sec. XII (Cod. Crem., I, 306): questo doveva essere il nome del
nuovo proprietario. - CASTELNOVETTO, PV.
Castelponzone;, v. Ponzone.
Castelrozzone, v. Rozzone.
Castelveccana, VA: v. Veccana.
Castelverde, CR: cîr Roccoverdo pistoiese (Pieri, Arno, 299).
Castelvetro, fr. Teglio SO: dial. Castelveder; CASTEL-VEDRO, nome del
colle di Biandronno: -vETERE: v. Vedrine.
Castendallo, Montegrino, VA: CASTENET-ALIS?
Castenedolo, BS: v. Casnedo, Castaneto.
Casternago, fr. Olgiate Calco, CO; = Casternago sec. XII; Castre-
nago, a. 1456 :‘v. Casterno.
Castèrno, fr. Robecco Nav., MI! = Casterno ‘a. 1045 (Giul., II, 316),
loco Casterno sec. XII (Lib. Not.): andrà quasi certamente col n. loc.
veron. Casterna, che si deriva (Top. Ven., 33) da un n. pers. *CASTERNA
(ben supponibile su CasTRINIUS, come il Pieri - Arno, 59 - potè desumere
*CATERNA da CATRINIUS). Da questo stesso n. person. *“CASTERNA sarà de-
rivato il preced. Casternago, con suff. -acus. E cfr. il torr. Casternone (Val-
dellatorre, Torino), cit. dal Massia.
Castiglione, dial. Castion, Castiò; nelle carte mediev. Castelli-one, Ca-
steione, ecc. varii luoghi. Cfr. varii omonimi (Top. Ven., 316; Pieri,
Arno, 336).
Castiglione DELLE STIVIERE: v. Stiviere.
Castiglione, D'INTELVI: v. Intelvi.
Castiona, fr. Comazzo, Lodi: dal n. della fam. Castiglioni (Agnelli).
Castione Andevenno, -della Presolana, -Fosio: v. queste voci; un CASTIO-
NE, presso Rancio, Lecco, in dial. è Caséén. V. Castiglione.
Castiraga VIDARDO = Castieragum (Vignati). Può forse riflettere
CASTO 160
*CASTORIACA da CASTORIUS, cfr. Castojana (Pieri, Arno, 135). - L’epiteto
Vidardo designa propriamente una sua speciale frazione; ed è = Vico-
dardus sec. XII (Agnelli), composto dunque di vicus e di un n. pers. co-
me Oparpo (Férst., 195).
Casto, BS: a m. 428, in luogo coltivato anche a castagni. Starebbe (con
CASTONE, fr. Tremòsine, BS) a cÀSTANUS, come Frasso a FRAXINUS (Pieri,
Serchio, 89), Carpi a cARPINUS ecc. (v. Arch. Glott., II, 119); oppure è da
un n. pers. *CASTUS (CASTIUS)?
Castrezzato, BS: dial. Castrefàt; = Castrezago sec. XIII. Sarà da un
agett. *cASTRIDIACUM da un pers. lat. *CastRIDIUS (cfr. CASTRICUS),
Castrezzone, fr. Muscoline, BS (o Castrazzone). Mi par difficile ammettere
un n. pers. “CAsTRICIO (v. voce preced.). Forse può essere' composto di cA-
STRUM AZZONE; cfr. il n. tosc. Castrimoro (casTRuUM MAURI) Pieri, Arno, 94.
Castro, pr. Lovere, BG: ivi presso, su un’altura, « vestigia di un antico
fortilizio detto parimente Castro » (Corogr., 180): cAsTRUM.
Castronno, VA, lat. ecc. Castronum: luogo posto sulla via da Gallarate
a Varese; non lungi dai due Caronno (v.). Meno improbabili di altre spiega-
zioni mi paiono quelle da cASTRUM, con un suffisso accrescitivo, o da un
nome pers. *CASTRONNA, v. Caronno. Poco chiaro anche un CASTRONF-
GHE, monte, Gavardo, BS (sopra una Villa Donèghe).
Casunenta, fr. Casalmagg., CR: mi pare la forma femm. di un aggett. *ca-
sonente, di formaz. analoga a massarente, Mercadentus (v. Cogn.
Ven., 205): tratto dal n. comune casdr.
Catabione, fr. Gazzan., BG (Corogr.). Se il n. è pronunciato Cadabiò sarebbe
quasi certamente forma accresce. di quel Cadàbi di Val Malvaglia (Ticino)
che si riconduce al greco zetePoX) (col signif. di « scoscendimento »: cfr.
franc. accabler), v. Gualzata e Salvioni, It. Dial., V, 301. Altrimenti: « ca”
Ottavione »?
Catansino, fr. Codogno, M/ = Casa Tansinorum a. 1661: dal cogn.
Tansini, di famiglie di Codogno, ecc. (Agnelli).
Catasco, fr. Garzeno, CO. Il Massia propose di dividerlo in ca’ Tasco, e cfr.
i cognomi Tasca, Tascone, Taschetti.
Catrimerio, fr. Brembilla, BG (Corogr.): pare composto di cASA e di un n.
person. (Thurmaro, Foòrst., 1467).
Cattabrega (la-), loc. pr. Crescenzago Mil.: dev'essere pari all’it. « accatta-
brighe » (cfr. brega «molestia» nelle Tre Scritture di Bonvesin); divenuto
nome di luogo attraverso ad un soprann. di persona. Invece, con riferimento
alle condiz. del luogo, i nomi, pure composti verb.: CATTAFAME e CA-
‘TAFAM, di luoghi bresc. (presso Ospit. e Lograto).
161 CAVALCORTO
Cattaéggio, fr. Ardenno e Val Mîsino, SO: non difficilmente sarà CASA
*TAEGGIO: cfr. il cogn. milan. Taeggi; v. Taveggia.
Cattarabbia, loc. pr. Vergiate, VA. Forse da un soprannome di pers.?
Caurga, grotta scavata nel sasso nella rocca di Chiavenna, SO; altra CAUR-
GA, 1. pr. Tremenico, BS e CAURGHELA, Vendrogno (Orlandi); Sasso Ca-
vurgo, pr. Velate (a. 1165, Rota, Varese 234); con Caboria di Val Maggia.
È’ la voce alpina cavurga « grotta angusta » engad. Kaviiergia ecc. (prelat.
*KABORKA, da “KABA?, v. Bertoldi, Probl. Substr.; Battisti, NII. di Stelvio,
1930; Alessio, Top. Calabr. 169.
Cavacurta e CAVALUNGA Lodi: cfr. la voce lodig. cava « canale scavato
per deviare un fiume » (Arch. Stor. Lomb. XLVII, 9); cfr. CAVAROSSA,
fraz. Cologno, MI; e la voce padov. cava «stagno poco profondo » (Top.
Ven., 214, n. 2). V. Cavazzino.
Cavagnago, loc. pr. Mairano di Casteggio, dial. Cavagnà; CAVAGNANO,
fr. Cuasso al M., VA, lat. ecc. Cavagnanum, forse = Cavagnago
(plebe Caxorate) sec. XIII (Lib. Not.), in luogo circondato da alti monti. Il
Salvioni (Not., III, 88) per il Cavagnago di Val Leventina contrappose alla
etimologia del Flechia (CAPEN- o CavinIAcUS, da nome pers. rom.), la deri-
vazione dalla voce lomb. cavagna «cesta », con riferimento alla posizione del
luogo; e noi non possiamo escludere che la stessa origine convenga ai nostri
due nomi. V. voce seg. (Il Rohlfs propone il n. pers. CAVANNUS, cfr. frane.
Chavagnac).
Cavagnate fr. Rognano, PV: v. Cavagnago.
Cavagnera, fr. Vidigulfo, PV: da una fabbrica di cavagne « canestri »?
Cavagnola, fr. Vidigulfo, PV: un’altra, casale e promontorio pr. Nesso CO
sul lago: dimin. di cavagna « cesta »: v. Cavagnago.
Cavaione, fr. Trucazzano, MI (lat. ecc. Cavalionum ), poco lungi dal-
la confluenza della Muzza con la Molgora; Cavayonum a. 1302 (Cod.
Crem. II, 146); loco Cavaliono de Porlezia, sec. XIII (Lib. Not.).: cfr.
il Cavaion veronese ed uno trentino {per cui v. Top. Ven., 195 n., e Schnel-
ler, Namenf., 369), forse nel senso di « colle o altura a schiena di cavallo d
ma, secondo il Lorenzi (Diz. Trid.,), almeno a Peio, in quello di « tratto
di terreno incolto all’estremità di campi e prati», così da far pensare a un
*CAPILIONE, derivato da caPuT. Escluderei però la possibilità di un’origine
ben più antica: cfr. il Cavaillon di Valchusa (Provenza), già KaBeXMiwy, v.
Bertoldi (St. Etr., III, 319).
Cavalchina, loc. pr. Casteggio, PV: secondo il Maragl. dal nome del pro-
prietario.
Cavalcorto, monte, Vàlmàsino, SO: poichè è presso ad una Valcurta, sembra
11. - Dizionario di toponomastica lombarda
CAVALESINO 162
evidente derivi da un composto Cà Val-curta (casa), fatto maschile per la
presunzione che c’entrasse cavallo.
Cavalèsino, pr. S. Giovanni, Lecco: forse composto da ca’ Valèsino (co-
gnome)?
Cavalizza (Val-), Cuasso al Monte, VA: ctr. il luogo detto alle Cavalliere
in Garfagnana, che, come pensava il Pieri (Serchio, 111), insieme con altri
nomi derivato da caBALLUS può avere il significato di « passo di montagna »
(cfr. anche Gualzata, Bell., 66, e qui Cavallo e Cavaione).
Cavallara, fr. Viadana, MN, = Cav alaria sec. X (Cod. Cremon., I. 68);
altra, fraz. Castelverde, CR; CAVALLERA, fr. Torricella del Pizzo, CR;
altra, roggia, Azzanello, CR; una strada CAVALLARA, pr. Cavriana, MN;
ctr. la Cavallaria mont., presso Baio, Ivrea. In qualche caso può convenire il
richiamo del Pieri (Serchio, 111), che CABALLARIUS, in quanto si riferisce
ad un rio, valga « precipitante con impeto ».
Cavallasca, fr. Lieto Colle, CO: forse aggettivo da cavallo: nè mi pare am-
missibile l'origine prelatina supposta dal Bertoldi (Not. Etr., III, 319).
Cavallina (Val-), nome della valle percorsa dal Cherio, BG; = fine Cav el-
les, Cavellas a. 774, in Cavellas a 830; valle que clamatur
Cavallina, a. 928 (Mazzi, 454). Il Mazzi giudicò che la forma Cavel
les possa farsi risalire al nome di un: pagus Caviuus o CaveLLus. Noi
vi sostituiremo non tanto il nome pers. attestato CAVILLA 0 CAPELLA: quanto
un semplice diminut. dell’agg. cavo (v. Cavallo). Ricordiamo però anche la
base prelatina *CABELLUS (= GABELLUS, forse il corso superiore della Sec-
chia, in Plinio, II, 1Î8; v. Bertoldi, St. Etr., Ill, 293 sgg.), col significato
di « ruscello » o simili. Ma almeno CAVALLINO (di Fobia), n. di un valico,
Degagna, BS, andrà col seguente Cavallo.
Cavallo (Santella del-), Lumezzane, BS, presso un valico; Piazza CAVALLO,
monte, V. Saggia «in forma di sella » : qui CAVALLO serve come denominaz.
di un passo di montagna. Sarà così probab. anche per Monte CAVALLO,
Ballabio, CO, presso un Sasso CAVALLO; e forse anche per Pietra CA-
VALLA, Chizzoline, BS; altra Pietra CAVALLA, masso erratico sui monti
di Lecco (Chiesi 180). Ctr. Piedicavallo, di Vercelli. Si dà invece per deri-
vato da un cognome Cavalla: CAVALLA, presso Casteggio, PV (Maragl.
116).
Cava MANARA fr. Corno Giovine, Lodi. Per cava v. Cavacurta, e Cava
Tigozzi; la determinazione Manara fu aggiunta nel 1861 per ricordo di
Luciano Manara che il 20 marzo 1849 vi tenne testa, a capo di un solo
battaglione, a 14.000 Austriaci, e poi morì a Villa Spada.
giù Cavarizia (Agnelli). Sarà deriv.
Cavarezza, fr. Corno Giov., Lodi,
ecc. (Pieri, Arno,
da cava, col suff. -arezza, Cfr. però tosc. Caprareccia,
402).
163 CAVIAGA
Cavària, VA. Non si vede se questo nome deva separarsi in ca’ Varia, o
intendersi quale un qualsiasi derivato da CAVUS.
Cavargna, CO, pr. Porlezza (anche Cavernia, Corogr.); = locus Cavar-
gnia. sec. XIII (Lib. Not., 205, 282; donde il nome della Val Cavargna
agli abitanti: Cavargnoni; CAVERGNONE (o Menone) è n. di un monte
lì vicino). Forse il nome attuale è pura variante fonetica di caverna (v.
Corogr., 884); ma non si può escludere che dipenda invece dalla stessa
base *cabarnus donde forse Gavarno: v. questa voce.
Cavarossa, fr. Cologno, MI: v. Cavacorta.
Cava TIGOZZI fraz. Cremona; = cavum Tignotii (0?) a. 1015 (se-
condo la Gr. Ilustr., II, 604); tegetes, locus de Tigociis a. 1260, Cod.
Crem.): da una fam. Ticozzi o Tigozzi (1).
Cavazzino (Pra-), pr. Lecco: dimin. di cavazzo (CAVA).
Cavedra (la-), presso Varese: CASA VETERE.
Cavella, fr. Castenedolo, BS: dimin. dell’aggett. (o sostant.) cavo (lat. ca-
vus). V. Cavo.
Cavenago d'Adda, Lodi; = Cavenaco sec. XI (Cod. Crem., I, 152);
CAVENAGO di Brianza, Monza, = Cavanaco a. 873 (Giul., I, 270),
Cavenago sec. XIII (Lib. Not.). Se è da credere che quest'ultimo fosse
già un solo nome con CAPONAGO (v. questa voce), che era Caponago
anche nel sec. XII, parrà che tutt’insieme riflettano un *CAPENACUS, agget-
tivo da CAPENA (v. Schulze). Altrimenti, questa restando la base di Capo-
nago, Cavenago potrà anche derivarsi o dal n. pers. CAvANNUS 0 da *CAVINA,
n. pers. postulato dal Pieri (Arno, 27) per Caàvane di S. Miniato. Men fa-
cilmente mi pare che si riferisca a capanna (lomb. cavanna). Lascerei da
parte invece, benchè presso Cavenago di Brianza scorra un torr. la Cava
l’aggett. lat. CAVUS. I
Cavernago, BG: luogo in pianura, in territorio ghiaioso. Non si può non
ravvicinarlo al Cavernano di Montepulciano, che il Pieri (Arno, 58) ricon-
dusse ad un aggett. CABERNANUS, da CABERNA n. pers. etr. (v. Gravanago);
ma dove può fors’anche scoprirsi una caverna. V. Cavargna.
Caversaccio, fr. Valmorea CO: forse peggiorativo d'un *cavaréss « caprec-
cio », poichè non pare sia da separare in Ca' Versaccio, dove Versaccio fosse
da *vèrs = invers «a settentrione ».
Caviaga, fr. Cavenago, Lodi; sarebbe = Cuthiage a. 1222 (Agnelli).
Forse dunque riflette un *CATILLIACA 0 *CATULLIACA (CATULLIUS anche in
lap. lomb.).
NR (1) Si suole intendere, per gioco, il nome di « cava Tigozzi » come se dicesse « cavet
i gòss» levati i gozzi.
CAVIATE 164
Caviate, fr. Lecco: posta su di un piccolo colle, in riva al lago: = Caviata
Supra, Statuti di Lecco. Forse è un derivato in -AT- dal gentil. lat. CABEL-
LIUS (v. Top. Ven., 59): ma la posizione del luogo può far pensare anche
a quel derivato da *caBALLIUS, col signif. di « colle a schiena di cavallo »,
di cui v. s. Cavaione.
Cavo, fr. Maccastorna, MI; altro, fraz. Cremona: CAVO Diotti, canale,
Lainate, MI; CAVO Cerca e CAVO Lorini, canali, Lodi; cavo {lomb. cav)
«canale », « fosso», «gran gora»; cav cerca «fosso raccoglitore » (Mar-
cora, Topoless.): ma v. Cerca. E v. anche Cavello.
Cavolto, canale, pr. Monza: da esso si trae l’acqua per i giardini già reali.
E' certamente cavo alto »: cfr. Calvatone (non cavo volto, come interpreta
la Corogr., 183).
Cavona, VA; accrescit. di cava: v. Cavacurta.
Cavrèccolo (il-), loc. pr. Premana, CO: dove il torr. Alegnasca forma una
cascata. Ci si vede bene CAPRA; il suffisso è noto d'altronde; cfr. Odecla, e
Prevedècolo alla v. Prèvede.
Cavriana, MN, = curte Cabriana a. 905 (Cod. Long., 709), loco C'a-
vriana sec. XII (Reg. Mant.); CAVRIANO, cascina, pr. Lambrate, MI
= locus dict Cavriano a. 1014 (Giulini, II, 74) e sec. XIII (Lib.
Not.) altro Cavriano (del Colle), presso Brescia, ramm. sec. XII: ag-
gettivi con suff. -ANA, «ANUS dal gent. rom. CAPRIUS. Cfr. Capriana di Bagni
di Lucca (Pieri, Serchio, 38), Cavriana veron. (Top. Ven., 60).
Cavrigo, CAVRIGHETTO, -IGONE, fraz. di Lodi; se è davvero = Cal
varicum delle carte mediev., come afferma l’Agnelli, sembra un deri-
vato con suff. -ItUM da CALVARIUS; v. Calvairate. Invece CAVRIG (Avèrt
di-), donde il Pizzo CAVREGASCO (m. 2536), sopra Gravedona (Olivieri,
Guida, 82), sembra un aggettivo CaPRICUS (da Capra). Cfr. un CAPRANTE,
vill. presso Valtrona, CO.
Cavrotta, fr. Casapust., CR: forse da un cogn. Caprotti.
CAZAFERREA vico (nella città di Brescia) a. 960, monte dictus Caza-
ferio, Casofero, a. 1098, fontana que nomin. Casaferrea a.
1097 (Odorici). Mi par certo trattarsi di un soprannome di persona, passato
a designare il luogo di abitazione: forse modificazione di un «caccia fiera »
(cfr. cognomi Cazzaporco ecc., Cogn. Ven., 188); ma è più probabile che
valga « mestolo di ferro »: cfr. il nome loc. Crociferro (Pieri, Arno, 290),
cui il Massia accosta il nome di Cossèria di Millesimo (già Cruxferrea);
ed anche la Portaferrea di Milano, com'era già detta la Porta Nuova,
secondo il Colombo (Mil., II, 132), perchè vi era il quartiere dei lavoranti in
ferro.
Cazzago (-Brabbia), VA. Se è davvero = Cagazago a. 840 (Giul,, I,
165 CEDERNA
840; è Cogozagum. nel lat. eccl.): è un aggett. con suff. -Acus dal n.
pers, rom. CacaTIus. Per Brabbia, v. questa voce.
Cazzago S. Martino, BS = Caciaco a. 1010, ecc.: *CATTIACUS da n.
pers. rom. CATTIUS. i
Cazzaniga fr. Maleo, Lodi, un’altra, fr. Merate, CO: = Cazanigha a.
1456: forse derivate con suff. -IcA da un nome person. CATTIANUS (CATTIUS),
o dal nome pers. CaTTIENUS. E cfr. Carsaniga.
Cazzano, fr. Besana Brianza, MI; CAZZANO, fr. Casnigo, BG; un altro,
fr. Merlino, Lodi; « anche detto Cassanello, nominato nel 1142» (Agnelli):
CATTIANUS, aggett. dal n. person. CaTTIUS. V. Cazzago. Un CAZZANORE,
di Blevio, CO: riflette un genit. plur. lat. *CATTIANORUM, n. di una proprietà
consorziale di CATTIANI, v. Serra, Com. Rur. 254.
Cazzimaniî, fr. Lodi: composto di ca’ Zimani, dal n. di una famiglia lodi-
giana (Agnelli).
Cazzòla, luogo pr. Calvairate, Milano (Corogr., 184): forse da un cognome
(da soprannome: «cazzuola »?). Cfr. un Antonio Cazola, in c. lomb.
a. 1456. V. però Cazzolo n. loc. ven., forse dim. di CATTIUS (Top. Ven.,
33).
Cazzone, fr. Portovaltrav., VA: forse accrescit. di cazza « mestola », con
allusione alla forma del luogo?
Cècima, fr. Ponte Nizza, PV, così detta fin dall’a. 943 (Cavagna). Credo
vada forse ravvicinato al nome personale CAECINA (v. voce seguente), ma,
nella desinenza -IMA, si può vedere un indizio di onomastica ligure (cfr.
Stazzèma, Bulièsima, Gèntima, Pieri, Serchio).
Cèòcina, fr. Toscolano, BS, secondo il Bottazzi, Cecìno; dial. Sisì, Sesì, =
Sisina, Sesini, Secino a. 1200. Forse non dal n. pers. rom. CAE-
cina, ma da un lat, *Carsimnum da CAESUM (v. Cesate). Invece CECÌNO
di Degagna, BS (dial. Sessì), forse dal lat. CESSUM « luogo remoto, imper-
vio» (v. Top. Ven. 214).
Cedate, S. Mammete di Valsolda: v. Cedègolo. (Il Rohlfs propone da un
n. pers. antico *CAEDUS, cfr. CAEDIUS).
Cedégolo, BS: dial. Cedégol; vill. sulla strada della Val Camonica, lungo il
filme Oglio. A primo aspetto parrebbe riflettere in forma diminut., il n.
pers. romano CETHÉgus (*CETHEGULUS), ma si tratterà di ben altro.
Forse dimin. di un n. collettivo di ceda « siepe » (veneto e ant. bologn.),
quasi “CAEDETULUM? (v. Rom. Et. Wért., 1462, v. ora anche Serra, Cetina).
Del resto, mi pare tutt'altro che inammissibile un aggettivo CAEDIBILIS, col
valore di CAEDUUS.
Cederna, Monza (donde un cognome): da un n. pers. *CETERNA (CETERNIUS)?
CEDESSANO 166
Cedessamo, fr. Provaglio, BS: sarà aggett. in -ANUS dal gentil. rom.
CAEDICIUS.
Cedrasco, SO: ragioni troppo ovvie impediscono di ascrivere questo n. a
cItrUs « cedro » od anche a cepRUS (benchè la Cor., p. 184, riferisca una
tale origine « per comune opinione», al n. seguente Cedrate); sicchè pare
di doverci volgere al n. pers. rom. CETRIUS 0 CAETREIUS; se non, come
propose il Salvioni (Quisq., 11) a scidrié «uno dei nomi valtellinesi del
mirtillo ». Anche l’Avogaro (Terr.) spiegava un bolognese Cedrecchia (già
Cidricula) da crtrus, inteso nel senso di «ginepro ». Per il Pullè
(Italia, Genti e favelle, 1927, cit. dal Trauzzi, 9) sarebbe una « rispondenza
ligure ». E v. anche la voce seg.
Cedrate, fr. Gallarate, VA; lat. ecc Cedratum = Cederate a.
879 (Giul., I, 879), Cedrate, Lib. Not. (sec. XII). Ecludo, e per ragione
di senso, e per la forma più antica, îl crrrus cui pur pensava il Flechia;
anche forse nel senso di «mirtillo» o «ginepro », come si vide per Cedra-
sco. Cfr. però i cognomi, ben diffusi, Cedri, Cedrazzi, Cedroni. Per puro
serupolo ricordo qui laggett. lat. crrraTuS (da cITRA), usato dagli agri-
mensori a designare la parte ad oriente del cardo maximus: v. Gloria, Agro
Patav. 859. — Il Rohlfs propone, per Cedrate, la derivaz. dal n. pers.
gallico CETRUS, 0 CEDRUS.
Cegno, fr. Cella di Bobbio CR. Donde?
Celana, CELANELLA, fr. Caprino, BG: forse aggettivi in -ANA da CELLA.
V. Castelcelana.
Cella DATI CR; = de la Cella sec. X (Cod. Crem., I, 73); CELLA di
Robbio, CR; CELLA fr. Paderno, CR: da cELLA, probabilm. col valore di
« oratorio »: v. Astegiano (Cod. Crem., I, 928 n.; Pieri, Serchio, 177): nei
docum. medievali questo nome, con significato ecclesiastico, è assai diffuso:
v. Schiaffini, Basil. Però anche dopo il mille, a quanto afferma il Serra (v.
Dacorom., III, 1924. 948) «cELLA conserva, accanto al signif. di « chie-
suola, cappella », il suo carattere profano di « deposito di frutti campestri
o di frutti dell'azienda ». Quanto ai nomi aggiunti, Dati sarà nome di fami-
glia; per Bobbio, v. questa voce.
Cellàtica, BS: in territorio di frutteti e vigneti = Zelladega, a. 1087
(Guerr.): certamente aggettivo in -ATICA di CELLA per dire: masseria o terra
dipendente da una «cella » (v. voce preced.). Cfr. un Celatico anche
in Pieri, (Arno, 336); e v., per il suff., Casatico.
Celletta, fr. Sagliano di Crenna, PV; CELLINA, fr. Leggiuno, VA, = Ce-
lina sec. XIII (Lib. Not.); Cerolae o Celolae, loc. del milanese?,
a. 781 (Giul., I, 30): tutti dimin. di ceLLA. V. Cella, e inoltre Serle.
Celpenchio, fr. Cozzo, PV: dial. Celpencc: onde sarà quasi certamente un
ceRRUS PINcTUS «cerro dipinto » (cfr. qui Villimpenta, e Caimpenta, Base-
Di ci
167 CENTENATE
gliapenta, Top. Ven., 230): v. specialmente quanto si avverte qui s. Ser-
pente, suo perfetto omonimo.
Cemmo, fr. Capo di Ponte, BS: vill. su di un piccolo poggio: forse cfr.
berg. sem « cima ». .
Cenate di sopra, e CENATE di sotto BG = de Cenate a. 830 (Mazzi,
166), Cenato a. 1152 (Mazzi, Sub., 325); Zenate sec. XIII (Lib. Not.,
257). Piuttosto che da cAENUM «fango », il nome sarà derivato, con suff,
-AT- dal n. person. rom. CAENUS (così il Rohlfs), o AccENNA (Pieri, Arno,
17 e 57). V. Zinasco e Cene; e cfr. i nl. veron. Alcenago e Zenago, Top.
Ven. 51.
Cencerato, fr. Prègola, PV. Che sarà?
Cendraro, fr. Lèzzeno, CO: cfr. Sendraro, Senderara (Top. Ven. 317), Ce-
neraja (Pieri, Arno, 337): cinerARIUM. I nomi derivati da cINERE (Monte-
cenere di Pavullo, ticinese Monteceneri, Moncenisio, ecc.) si sogliono credere
allusivi all'aspetto e qualità della roccia (v. Pieri, Serchio, 177: Salvioni,
Not., II, 93, Gualzata, Bell., I, 52; JI, 26).
Cene di Sopra e CENE di Sotto, BG; = de Cene a. 968, loco et f.
Ceno a. 1035 (Mazzi, 166). Anche qui, piuttosto di CAENUM « fango »,
vedremo forse il n. pers. ACCENNA (in caso genitivo?), v. Cenate.
Cengîo, sentiero ripido sopra Chiavenna, SO; con SENGLA, SINGLA,
nomi di cime bresc. (Gnaga): lomb. séng «stretto risalto della roccia»
(cincuLUM, v. Battisti, St. Trent., 39).
Centemèro, fr. Costa Masnaga,CO: = in Cent'emari (loco), a. 1150,
Bognetti, Orig., Append. E’ nome oscuro. Forse Un CENTESIMARIUM: cfr.
franc. centine da -esimus?
Centenaro (Prato-), luogo pr. Greco Milan., dial. Prescentenee; = Prato
Centenario a. 1078, Rota, Greco, 86; = Pratum centenarium
sec. XIII (Lib. Not.); una chiesa di S. Stefano, in Centenario, ora (Via)
Rugabella a Milano, od anche Centenariolo, v. Colombo, Milano II, 20.
Il nome deriva da quello di centenaro, capo di un distretto detto centena
nell'età franca, sostituito allo sculdascio longobardo (v. Giulini, I, 28; Co-
lombo, Mil., II, 19) (1).
Centenate (Lagozza di-), Cerago, VA, = locus Centenate sec. XII.
Invece che dal n. pers. CENTENIUS, come proponeva il Flechia (per il
Rohlfs: CENTINUS), proverrà forse dal nome CcENTENA, di cui alla voce
preced.
(1) Non si può pensare affatto, come ammette la Corogr., p. 751, che nella pia-
nura di «Prato Centenaro » î centenari del Milanese tenessero le Ioro assemblee e fa-
cessero le loro rassegne (1)
CENTRISOLA 168
Centrisola, BG: nome di conio nuovo (= centro d’Isola), che designa il
comune con sede a Chignolo d'Isola.
Centrobio, Milano, alla destra del Lambro Merid. (Corogr., 180). Forse da
CINCTURA, col suffisso -obio (-uBuLUS), già altrove osservato: e significhe-
rebbe: «piccolo podere recinto ».
Centura Cascina, fr. Casalmagg., CR: cfr. le Cintùre (Top. Ven., 256):
CINCTURA. V. voce prec.
Cepina, fr. Valle di Sotto, SO; CEPINO, fr. S. Omobono, BG; Lonate
CEPPINO, VA; le CEPPINE, Tradate, VA: dipendono certo dalla voce
lomb. scepp, che vale però tanto « macigno » quanto «ceppo » (e sceppa
« ceppaia »). Secondo la Topoless. lomb. avrebbe anche il senso di « terreno
sassoso, nudo, senz’arbusto ». Quanto a Lonate Ceppino avverte il Chiesi
(Como-Sondrio, 286) che ivi «la riva dell’Olona è alta e costituita da un
conglomerato o puddinga durissima, detta in Lombardia ceppo ». V. Ceppo.
Ceppeda, fr. Ossago, Lodi: luogo posto in sito ubertoso. Qui abbiamo certo
un sinonimo di berg. cepàda « cespuglio, macchia di virgulti ». Cfr. Cepina
e Cipada. Molti Ceppeto e Cioppeto in Pieri (Serchio, 177; Arno, 337).
Ceppo (il-) luogo pr. Cremona; =domus Ceppi, seu Ceppi S. Mariae
a. 1297 (Cod. Crem.); Madonna dei Ceppi, fraz. Lèzzeno, CO; cfr. Ceppo
Morelli di Vall’Anzasca; e v. Cepina.
Ceradèllo, fr. Pizzighett, CR; CEREDELLO, fr. Bertonico, Lodi; SERA-
DEL e (SERADINA), local. bresc. (Gnaga): *CERRETELLUM da CERRUS (v.
Top. Ven., 157; Pieri, Arno, 231).
Ceraméde, monte, pr. Tremezzo, CO (Corogr., 187). Forse composto di
CERRUS e META?
Cerano d'Intelvi, CO; = Clarani a. 1053 (Giul., II, 352): onde sarà
*CLARIANUS dal n. pers. CLARIUS (cfr. Chiarano, Top. Ven., 64). Da quel
nl. il soprann. del pittore G.B. Crespi, detto « il Cerano » ‘(per altri dal Ce-
rano novarese).
Ceramova, PV: forse da cELLA NovA (con mutamento inverso a quello di
Fallavecchia da FARA-)?
Ceratello, fr. Costa Volpino BG: v. Ceradello.
Cerca, fr. Guardamiglio, Lodi; (SERCA, «dugale» lungo il Po, Gr. Illustr., II,
616); CERCA, Vigevano: lat. circa, nel significato di « confine » (cfr. berg.
serca «recinto »): secondo il Colombo (Ticino, 67, n. 1) «confine del terri-
torio di un comune ». Cfr. Cercola, fossa, S. Michele extra (Verona); Cèrcola
Illasi (Verona).
Cerchikte, fr. Pero, M/ = Cerglate, a. 1170, Serra, Com. Rur. 15; de
169 CEREZZATA
Zergiate a. 1259 (Biscaro, 445). Per questo nome potrà esser messa da
parte, delle due proposte del Flechia, l'origine da cIRcULUS « vicinato », ac-
cogliendo quella da *QUERCULA, *CERCULA, onde bresc. sercla « quercia »
(v. Pieri, Serchio, 101 e la voce seg.).
Cerchièra, fr. Ambivere, BG; CERCHIERA, fr. Pontida, BG. Con SIR-
CHIERA, Ricengo di Crema; la CERCHIERA, fr. Cellio (Vercelli) (per la
quale v. Massia, p. 4), rifletteranno certamente *QUERCULARIA: v. qui la
voce preced. e Serclare, e i molti Cerchiajo, Cerchiaia (Pieri, Arno, 249
e 231).
Cercino, SO: forse QUERCULINUM (v. voce preced.)?
Cereda, fr. Erve, BG = Cereta, St. Vertova, 1235; altre, fr. S. Mara
Rovagn., e di Lecco; e monte, pr. Laveno CO; CEREA, fr. Guardamiglio,
MI: CERRETA. Cfr. Ceradello.
Ceredano (Casaletto-), CR: ebbe il nome dall’Abbadia di Cerreto (v.) da
cui esso già dipendeva.
Ceregalla, fr. Livraga, MI: dalla famiglia Ceregallo (Agnelli).
Ceregallo, fr. Barzanò, CO; CEREGALLO, fr. S. Zenone Lambro, MI.
Non mi par dubbio risalgano a *CERRETALIS: cfr. il Cerretallà di Capannoli
(Pieri, Arno, 231). - Dal secondo dei due nomi loc., secondo l’Agnelli, ebbe
origine la famiglia Ceregalli « che già si chiamava Cerexelli » (2).
Ceresara, MN; CERESOLE, fr. Laveno, VA; loco Ceresiole, Crema,
a. 1019 (Cod. Crem., I): *CERESIARIA, *CERESIOLUS: cfr. Top. Ven., 157.
E v. Sciresa.
Cerese, fr. Virgilio, MN = (territorium) Cerexii sec. XV: talora anche
Cerexie (v. Nardi, Mons. Virgilii, 40). Queste forme ci lasciano incerti
fra l’aggett. ceresEeus (cfr. qui Porto Ceresio) ed il plur. di ceRESIA. Il
Nardi cita anche una «via Cerexie (a. 102) a Canèdole (di Porto
Mant.), che sarebbe pari a « della Ciliegia ». — Da un aggett. “CERESINEUS,
si direbbe: CERESINO o -IGNO, Vobarno, BS = Cersesegno (sic) a.
1200, Odorici. Un luogo detto Zerexa Fontana è nomin. (con una
Cornera) in c. lomb. del 1456.
Ceresino, monte, pr. Casteggio (anche Cesarino) dial. Sarzèn. Secondo il
Maragli. forse equivale a saLIcIinUS « dei salici » Cfr. Soresina.
Ceresio, v. Porto Ceresio.
Cereta, fr. Volta Mant.; CERRETTO Lomell., PV, diai. Sreed, = Cere-
tum a. 988: v. Cereda.
Cerezzata, fr. Ome, BS: *CERESEATA?
CERGA 170
Cerga (la-), local. nelle Grigne (ital. Chierica): sarà « chierica » in signif.
di « radura ».
Cergnago, PV, = Cerregnagho sec. XVI (Colombo, Tic., 84): *Ce-
RENNIACUS 0 *CERENIACUS: cfr. Ceregnano e Sergnano (Top. Ven., 63).
Ceriano, MI, lat. ecc Cerlianum: forse CereLLIANUS dal n. pers.
CERELLIUS: v. Ceriana (Top. Ven., 63).
Cerizza, fr. Colle Brianza, CO (anche Sarizza). Il nome si spiega perchè
vi sono delle cave di sarizz (*stLiceus), che serve per mole da macina.
Cerlongo, fr. Goito, MN: cfr. Cerlunga (Pieri, Serchio, 128): CERRUS LONGUS.
Cermenate, CO, = Cermenate (Manar.). Forse il n. pers. CELEMNA
(Schulze, 568) lascia supporre un deriv. latino *CELEMENUS, onde sarebbe
legittimo questo *CELEMEN-ATE- V. Ceremana, fiume, e Cermanica (a.
1188), Diz. Trident. Il Rohlfs propone due n. antichi: CeRMO, n. femmin.,
o CERMANUS.
Cernobbio, CO, = Cernobium a. 943 (Giul., I, 497). Secondo il Serra
(Cogn., III, 54) sarebbe da *CERNOBULUM, variante di *CERNICULUM « Va-
glio »: cfr. il Forcellini alla voce CERNICULI: € canaliculi, fistulae quibus
sordes deducebantur ». Del resto, si veda se convenga raffrontare questo
Cernobbio (di cui, secondo G. Olivieri, esisterebbe un luogo omonimo, tra
i monti sopra Bellagio) con un Cernitoio, nl. frequente, secondo il Pieri
(Arno, 372) in Val d’Arno.
Cermmusco sul Naviglio (già Cernusco Asinario), MI; = Cexenusgio
Asinario, Cexenusgio sec. XII e XIII (Lib. Not.); CERNUSCO
Lombardone CO, Cixinuscolo Lombardore, locus Cixnuscu-
lo sec. XIII: (2) metatesi, secondo il Salvioni (Not., I, 37, N. 8; Zeitschr.
Rom., Philol. XXIII, 528 n.), di una forma “CcINISUSCULUM, diminut. (con
suff. -uscutum) da cinisia «cenere » (cfr. Cinisello), attraverso *cISINU-
scto, e con la dissimilazone della prima dalla seconda s, in r (cfr. Carlazzo).
Sarebbe men facile risalire ad un CromuscuLus (cremus «cigno ») nome
person. - Per gli aggiunti Asinario e Lombardone v. alle rispett. voci.
Ceroldo, fr. Molteno, CO (Corogr.): «cerro alto ». Invece CERVOLTO,
cas. pr. Lecco, pare *Cerevolto (CERRETUM ALTUM).
Cerreto (Abbadia-), MI dial. Serè; Castel CERRETO, Treviglio, BG; CER-
RETTO Lomellino, PV con CERREINA, fraz. Calco, CO (v. Brivio, 97):
v. Cereda. !
(1) Come curiosità storica si può ricordare l’opinione, riferita in Gr. Illustr., II, 113
e Corogr., 189) che « Cernobbio » abbia avuto il nome da coenobium «perchè vi era un
monastero di cluniacensi ».
(2) Per gli eruditi di un tempo (v. Biraghi L., Epitaf. romano ecc.) il nome di Cer-
nuschio deriverebbe dall'espressione latina Crmis Ustutus, allusiva ad un sepolcreto:
quello della famiglia Asinia: v. Asinario,
171 CESANO
Cerrina, n. di un territorio ampio, in prov, di Milano, « già per metà incolto
ed il rimanente boschivo », vicino al villaggio di Cerro Maggiore. E’ certa-
mente cerrina «territorio ricoperto di cespugli ‘di cerro » : cfr. boschina, ecc.
Un'altra Cerrina, Casal Monf. (con frazione: Pian-ce»reto). C'è pure il co-
gnome Cerrina.
Cerro al Lambro, MI; CERRO Maggiore, MI: = corte de Cero, Cerro
a. 1023 (Giul., II, 129); CERRO, Lago Magg., fr. Laveno, VA; altro, fr.
Bottanuco, BG e Cocquio VA: cerRrUS «cerro ghiandifero » (1). Lo stesso
nome, in f. accrescit.: CERON (il), torrente, Albogasio.
Certosa di Pavia; = Cartusia anno 1494; CERTOSA, loc. pr, Casteggio.
Notissimo nome, designante il monastero di certosini (fr. Chartreuse).
Cerva (Val), fr. Cedrasco, SO. Vi è tradizione che già vi si trovassero mandre
di cervi (Chiesi).
Cervellara, fr. Malagnino, CR: lomb. cerveléra, femm. di cervelée «ma-
cellaio »?
Cerveno, fr. Ceto, BS: forse = Cervine (Mazzi, XXX)?: forse è un n.
pers. *CerveNUS (Cervonius); oppure derivato da cERVUS?
Cervera (Prati di-), loc. pr. Gianico BS a. 1300 m.: CERVARIA. Cfr. Cerva-
riga (seu Ioaningo) Crem., a. 1022 (Cod. Crem., I); e v. Cancerbèro.
Cervesina, PV. Da un nome pers.?
Cervignano, MI; — Cervenianum (Manar.): aggett. in -ANUS dal n.
pers. CERVENIUS (2). Cfr. Cervignasco, Saluzzo.
Cervolto, v. Ceroldo.
Cesena di Brianza, fr. Cesello, CO. forse = Ghizano sec. XIII (Lib.
Not.)? ma nel lat. ecc. Sezana vel Cissana; CESANO Boscone, MI,
= plebe Gizano, de Gisano sec. XIII (Lib. Not.), lat. ecc. C'è
sanum. Saranno, verosimilmente aggettivi dal n. pers. CAESIUS: v. voce
seg. — Altra origine (forse dal lat. cAESINA, v. Cédegolo) avrà CÉSENE, fr.
di Provaglio, BS.
Cesano Maderno, MI; = castro Zisano a. 1081 (Giul., II, 302), Cixa-
num (Manar.). Anche questi, probab., aggettivi in -anus da un n. pers.
come Caesius o Cisius: v. Cisano —. Troppo lontano da Cesano Maderno
è l'omonimo CESANO Boscone MI (forse 20 km. in linea d’aria): per poter
(1) Non si può dar alcun credito all’asserzione di G. Merula (accettata nel lat. eccles.),
che nel sito di Cerro Maggiore fosse l’antica città di Acerra. Ammesso che esista, presso
Cerro, un luogo ancor detto « Acerri» (Bombognini, 37), esso non sarà che un compo-
sto: «ai cerri».
(2) Il Gabiano nella Laudiade volle vedere in « Cervignano » un «grato alle fiere
asilo, E meglio a’ vispi cervi».
CESARE 172
supporre che i due luoghi (anche il secondo corrisp. a un CAES- 0 CISIANUM)
siano stati in origine due fundi appartenenti allo stesso proprietario.
Cesùre, fr. Gonzaga, MN: cfr. lomb. sces «siepe». Del resto lat. cASES
può aver significato « un bosco. del quale si fosser tagliate le piante » (v.
Pieri, Serchio, 126; e v. Bosshard, 131; ed ove Serra, Cetina, pag. 61). Cfr. Val
Cesàra, ecc. (Top. Ven., 213).
Cesarina, fr. Lodi: dal n. della famiglia Cesaris (Agnelli).
Cesarino, fr. Orzivecchi, BS: forse dimin. di cesàra: v. questa voce. Forse
dal n. pers. CESARANO: Cexerana, n. di una cascina, c. mil. 1456.
Cesate, MI, lat. ecc. Cesatum; CESATICO, fr. Giussago, PV: forse
aggett. da CAESA, v. Cesàre: e v. ora Serra, Cetina, 59. |
Cesòvo, fr. Marcheno, BS, dial. Sesòf « luogo sul versante destro della valle »
(Gnaga). Mi pare dedotto da un composto lat.: SUB-JUGUM.
Cespedosio, (dial. Cespedés) fr. Camerata Corn., BG; locus Cespidile,
Cispidile, pr. Lacchiarella Milan., Manar.: cfr. trent. Cespedè (Diz.
Trident.): derivati dal latino cAaESPITE, onde anche berg. séspeda, ant. vigezz.
cespeda «zolla di terra rivestita di erba » (Salvioni, EI. Vol., 20). Ma si
potrà forse dubitare che caESPITE ricorra qui nel senso di « patrimonio
allodiale ereditario », v. Serra, Com. Rur. 27. — Il Massia ravvisò un CAE-
SPITELLUS in Sospello (Nizza).
Cestaglia, fr. Varenna, CO: forse CAESPIT-ALIA?
Ceto, BS: dial. Set: forse meglio che da un lat. ILicretuM «lecceto » (cfr. il
Ceto tosc., v. Pieri, Serchio, 91), dal latina sAEPTUM «uogo chiuso»: v.
Sètt. — Il Serra (Cetina, 53), propone dubitando, un lat. *CAEDÎTUM (cfr.
Cet, fraz di Belluno). V. Nansesa.
Cevedale, monte, SO: forse dipende da cLIvus (cLIVITALIS)? V. Cevo.
Cevo, fr. Valsaviore, BS « sul pendio della montagna » (dial. Cef; = Cevo
a. 1340); CEVO, fraz. di CIVO, SO: paiono riflettere tutti cLIVUS; così
anche cLé, alpe, Vezza d'Oglio, e, non lungi da Cevo, dei Prati MEZZO-
CLEVO. PRIN]
Cheglio, fr. Taino, VA; = loco Kellio a. 1299 (De Vit.); cfr. Cheglio,
tr. Trarego e Cheggio fr. Montescheno (Novara). Forse pari a Cuveglio? V.
questa v. +
Chempo, fr. Civo, SO: «campo »? Cfr., per la vocale, CHEVRIO, casale
pr. Bellagio.
Cherio, fiume, affl. Oglio, Trescorre, BG: anti. Cario; cfr. Chero, fiume,
Piacenza: dal n. pers. rom. CARIUS. Ma v. Cairo.
173 CHIAVENNA
Chiappa, CHIAPPONE, loc. pr. Casteggio, PV. forse dalla voce ciapa (d’ pra)
«appezzamento di prato » (basso lat. CLAPA « modus agri »), Maragliano,
121. V. Ciappanico.
Chiaravalle, milan, = Claiavalle, Caravalle (Manar.), latino eccl.
Clara-Vallis; nome dato al monastero cistercense, fondato da S. Bernar-
do nel 1135, per ricordo di quello di Francia (v. qui alla v. Rovegnano, e
Monte Gaudio). La forma Caravalle si trova scritta anche sul frontone
della chiesa: ma è fallace ricostruzione, — Da Ciaravàl si fece l’aggett. cera-
valìn (Chiaravallese), da cui il nome, riferito dal Cherubini, di Cerabolin o
Ceraulin che si usò dare un tempo, a Milano, all’almanacco del « Pescatore
di Chiaravalle ». Da ciò anche il cogn. milan. Cerabolini.
Chiareggio, fr. Chiesa, SO: forse da un n. person. *CLARICULUS, dim. di
CLARUS n. person. (0 di CLARUS, aggettivo?): cfr. il Montechiarugolo di Par-
ma: già Monte Clariculus.
Chiarello (il-) fr. Taceno, CO; altro, n. di bosco pr. Pasturo: forse da CLARUS
«spoglio di alberi»: vi. Chiari.
Chiari, BS dial. Ciare: secondo la G. Illustr. (II, 338) sarebbe = Castro
Clarae a. 1148. Molto probabilmente, insieme con VILLACHIARA, BS
(non lungi da Chiari), dall’agg. lat. cLARUS «spogliato d’alberi » (1). Meno
probab. dal nome pers. CLARUS.
Chiarini, fr. Montichiari: da un n. pers. CLARINUS, contrapposto a CLARUS?
Chiavenna, CO, dial, Ciavènna (sul luogoKjavena, ted. Cliven, De Vit, 112).
Un po’ troppo alla spiccia il Chiesi (Como e Sondrio, 413) asseriva a pro-
posito di questo luogo che « poichè si trova nella posizione pressochè cen-
trale della vallata, all'incontro del Lirio con Mera, i Romani lo chiamarono
Chiavenna perchè a cavalcioni delle strade dello Spluga e del Maloia, poteva
essere fra le chiavi d’Italia ». Anche il Salvioni, però (Quisq., 11) giudicava
che «proprio non val la pena di staccare [Chiavenna] da cLAVIS »: cfr.
Chiave d’Ampezzo, che (Top. Ven., 256) parve pure a me significare « porta,
ingresso ». Il suff. -ENA applicato a voci latine, ha numerosi esempi (cfr. qui:
Corteno, Fonteno, Dossena, Lavena, Longhena, Marena, ecc., e Aquena,
Vallena, Top. Ven., 246, 301) (2); ma Chiavenna è forse nome più antico.
Esso ritorna nel Piacentino come nome di torrente e valle (dial. Ciavenna),
e di due villaggi (Chiavenna Landi, e Chiavenna Rocchetta) situati sulle rive:
e pare vi corrisponda il n. Clevenmna nell’Anon. Ravenn. Forse a ra-
gione, dunque, il Pieri (Not., 20) propose per base del nostro nome un n.
(1) Non mi par possibile che « Chiari» deva il suo nome « alla chiarezza delle sue
acque» (Gr. Illustr., 1, cit.).
(2) « Vallena » nelle carte veron. del sec. XII significa « valle breve », o « ristretta ».
Si ricordi anche venez. « barèna » «terreno lungo la laguna soggetto a sommersione per
effetto della marea »; nel quale vediamo un derivato da baro « cespuglio », analogo a
« bareggia », che abbiamo veduto.
CHIERICATA 174
pers. *CLAVENNA (su CLAVENUS, Schulze, 568). Altri può anche pensare a
raggrupparlo coi nomi da CALV-, CLAV-; v. Calusco, Civate, Civenna. Il Phili-
pon (p. 137) ne faceva un n. ligure. Così il, Devoto (Storia d. Ling. Rom.,
46), dedusse Clavenna dalla v. mediterr. “cLava « località di un cono di
deiezione ».
Chiericata, loc. pr. Mairano di Casteggio, PV, dial. Cirgaa: da CLERICUS:
forse per essere appartenuta ad un chierico: v. Maragliano, 121.
Chiesa, SO, e altrove: ECCLESIA.
Chiese, fiume, afti. dell’Oglio, BS, dial. Cès (a Brescia c'è la Porta Chiès); =
Cleusis (Tab. Peuting.), Clesus, Clausus (Anon. Ravenn., v.
Trauzzi, 24), Clesum, 1085 (divenuto anche Clisi in: Villanova sul
Clisi, vill. presso Salò: cfr. Clisis, Lib. Potèris, a. 8249). Per l’Holder
sarebbe un nome celtico. La forma più antica col suo dittongo EU pare
escluda una connessione col nome del torr. toscano Chiècina che il Pieri
(Arno, 51) deduceva dal n. etrusco TLESNA; e quindi la derivazione del n.
Chiese da un n. etrusco *TLESIA, — Affine al nome in questione pare quello
del lacus Clisius, com'è detto nella Tabula Peuting. il lago di Lugano.
V. Porto Ceresio.
Chiesolo di Robarello, fr. Corsico, MI; CHIESUOLO (0 Chiesiolo), fr. Gal-
liate, VA; sarà questo un dimin. di ECCLESIA (cfr. milan. gesioeu « chie-
sino »)?
Chieve, CR, = Cleuba a. 886, loco Cleba a. 900 (Mazzi, 169),
Curia Clevis, a. 1415; Clevum (Vignati, 263). La forma Cleuba,
benche antica, è forse qui troppo isolata per bastare da sola ad infirmare
l'origine del nome da cLivus (0 forse *cLIVA): semanticamente possibile,
anche se il luogo è «in perfetta pianura »; bastando un pendio anche molto
lieve a giustificarlo. Ad ogni modo è problema da studiare, anche in rela-
zione alla qualità vocale della tonica. Per eu in e, v. s. Lecco.
Chignòlo Po PV, luogo posto fra il Lambro e l’Olona «in una grande ansa
del Lambro », forse = Cugnolum (Giul., IV, 60); CHIGNOLO d'Isola,
BG, «fra il Brembo e l’Adda, da ciascuno dei quali dista due miglia »;
CHIGNOLO d’Oneta, BG; Cassina del CHIGNOLO, fr. Triuggio, MI; CHI-
GNOLI, CHIGNOLETTO luoghi nella Grigna; valle CHIGNOLASCIO, pr.
Binasco, MI; cfr. Chignolo, Pallanza. Corrispondono certam. alla voce lomb.
chignoeu «cuneo », riflettente lat. cuNEOLUS, nel signif. di « punta di terra
tra fiumi » (cfr. Cugnélo, Cugnola, Top. Ven., 262, e v. Salvioni, Not.,
III, 90, e Massia, Bricciche, IV, V). V. Cugnolo.
Chigo, case, Villa D'Allegno, BS (a. m. 1800); CHIGOZZO, monte, Borno,
«con tratti pianeggianti »; CHIGARLESSO, Val dei Togni, BS (Gnaga).
Direi derivati dal latino cLivus (v. Cevo, Clibbio); assai men facilmente da
CUCULLUS 0 CUCUTIUS.
CIBRONE
175
Chiosétto, fr. Travedona, VA; i CHIOSI (distinti oggi in Chiosi d'Adda, e
Chioso Regale [o di Porta Regale], Chiosi di Porta Cremonese), n. dei sob-
borghi di Lodi, analoghi ai Corpì Santi di Milano, fino ad un miglio dalla
città: = Clausi civitatis Laude (Vignati, 43), CHIOSO, fr. Gussola, CR;,
CHIOSSO, loc. pr. Casteggio; CHIOSSETTO, via di Milano; CIÒS, terre-
no presso Pasturo; CIOSSONE, S. Colomb. al Lambro: ripetono la voce
lom. ciòss «chiuso », nel signif. di «campo chiuso da siepe o muro »
a brolo », ed anche « vasta distesa di terreno chiusa e coltivata a campi »;
ctr, «un pezzo di vigna chiosso da torno da sieppe » a. 1666 (Maragl., 122).
Chiozzi, (Ca’ de’-), fr. Piadena, CR. Certo non altro che Chiossi.
Chisuro, fr. Corteno, 85: *CLAUSORIUM?, V. Chiusuri (Pieri, Arno, 278) e
qui Chiusure.
Chiuduno, BG, = de Clauduno a. 795, C laodunoa. 924 ecc. (Mazzi,
170-1). Vi restano avanzi di un antico castello. Mi par molto verosimile che
il nome risalga ad un composto della voce gall. DUNUM « fortezza », prece-
duta forse da un nome di persona, quale ad es. CLAUDIUS, oppure CLAVIUS
o altro. V. Comenduno, Leggiuno.
Chiuro, SO = loco C lure a. 918, vico C luri a. 983 (Cod. Long. 829,
1434). Le forme antiche di questo nome non pare consentano di spiegarlo
(come proponeva, molto dubbiosamente, il Salvioni, Not., IMI) alla pari del
Piuro, pure di Sondrio, dall’a. lomb. piuro « pianto ». Forse sarà un nome
di origine preromana, da ravvicinare, p. es., all’aito atesino Glorenza (Glurns),
per il quale v. Battisti (St. Etr., II, 659).
Chiuso, fr, Lecco: in un luogo dove l’Adda « per la strettezza del passaggio
forma un piccolo lago »; CHIUSO, pr. Introbbio CO, dov'è «uno stretto
passaggio nella Valsassina » (Ponte di Chiuso, sul f. Pioverna); CHIUSA, loc.
pr. Casteggio, vicino al torr. Coppa (Maragl.); PONTE-CHIUSO, pr. Pa-
sturo, sul Pioverna: cfr. Top. Ven., 215.
Chiusure (le-), nome che si dà ai sobborghi di Lonato, BS: cfr. chiusura
« podere cintato » (Top. Ven. 215, Pieri, Arno, 278, ecc.); CLUSURA,
Aprica.
Chizzòla, Lograto, 85, CHIZZOLINA fr. Padenghe, BS: *CLAUSULINA?; Se
non, piuttosto, da chissbeula, bresc. « schiacciata » in un senso traslato.
Ciappanico, loc. in Val Malenco, SO (o Ciappanigo): dove cadde dal monte
una rovinosa frana nel 1934 (Chiesi, 34). Sarà quindi da avvicinare alla voce
mil. -ciappa « coccio », ciappell « rottame », ticin. ciapp sasso, scheggia: v.
Gualzata, I, 58.
Cibrone, fr. Nibionno, CO, dial. Sibré: forse è accrescit. di ziber (piem.
CICNÈO 176
seber) « mastello) se non di sibra, soeubra « pianella sugherata » (v. Lorck,
183). - V. Zebrù.
Cienèo (0 Cidneo), nome ietterario del colle che sta sopra Brescia. E’ riesu-
mazione del n. usato da Catullo (Carm. LXVI), nel verso: « Brixia, CYCNEAE
supposita speculae ». L’epiteto è spiegato dal Forcellini «a CYcNo, Liguris
filio, qui illius urbis conditor fuisse traditur ». Se, invece di Cicneo, quel
colle è detto anche Cidneo, è perchè il figlio di Ligure (il re dei Liguri) è
chiamato CipNo da Pausania (Att. C., 30).
Cicogna (laghetto di-), Varese; CICOGNARA, fr. Viadana, MN: insula
Ciconiaria a. 760 (Odorici, II, 34); Prato Ciconiario, Abbiategr.,
a. 1002 (Colombo Abb.); CICOGNARO, fr. Genivolta, CR, = de Cic o-
niari a. 1124 (Cod. Crem., I); CICOGNOLA, 1. pr. Merate, CO; CICO-
GNOLO, CR, = Cikuniole sec. X (Cod. Crem., I, 57); CICOGNOLA,
PV; SIGHIGNOLA (La-), monte, Lanzo Intelvi, CO: lat. cICONIA: invece CI-
COGNINO, loc. pr. Casteggio, PV (dial. Sag-gnèn) sembra riferirsi a sigo-
gna nel senso del noto strumento di tal nome per attingere acqua dai pozzi.
Cidellàra, fr. Isola Dovarese, CR = loco Ciderada a. 927, in Cedra-
raa. 966, in Cederaria a. 1039 (Cod. Crem., I, Odorici, V). Forse
*Caedd-Ularia, o Siderada? V. Cedrate.
Cignano, fr. Offlaga, BS: CINNIANUS da CINNIUS, o simili.
Cignone, fr. Corte de’ Cortesi, CR. Origine?
Cigòle, BS, = Ceole a. 1156? (Gr. Illustr., II, 363): in territorio fertile
di cereali: forse berg. sigoll, bresc. sigoll « cipolle ». V. Zigòle.
Cilavegna, PV, dial. Siravegna (espressione popol.: el curàa de Siravégna):
= de Celavinniaa. 911, via de Celaveniaa. 1044, poi de Cela-
vegno (Massia, Not., VI, 21). Il Massia giustamente ricollega questo nome
a quello di Sillavengo novarese = Celavengo, Silavingo a. 1000; e
li considera ambedue come derivati, l'uno con suff. -INNIA, l’altro con suff.
Ino, da un n. personale: forse il gall. #CELAVUS o “CELABUS proposto dal
Massia?
Ciliverghe, fr. Mazzano, BS pron. Silirghe = Zilivergum a. 1167 (Reg.
Mant.): nel paese sono avanzi di un piccolo castello. Vi si sospetterebbe un
nome pers. germanico: ad es. Sigilberga (Fòrst., 1334); ma non impossibile
è anche un aggettivo latino: *cELAVÈNNIcUS (dal. n. pers. CELAVENNUS, v.
Cilavegna.
Cima, fr. Porlezza, CO, luogo sulla sponda settentr. del lago di Lugano,
dial. Licìma (lat. eccl. Cima). Benchè quel Li- iniziale del nome popolare
metta in qualche imbarazzo, non mi pare avesse ragione il Salvioni (App.
244) di escludere la derivaz. di questo n. dalla voce grecolat. cima: che
è invece quasi sicura: cfr. qui appresso Cimaguarda e Cimpeia, nonchè
177 CINGIA
CIMA, fraz. di Rancio (ora di Lecco): forse tavolta questa voce rende il
signif., non di « sommità », ma di « estremità, punta ». Cfr. Vicùma in Val
Malenco.
Cimaguarda, fr. S. Giacomo Filippo, SO: « cima della guarda », v. Guarda
e Cimavilla, Cimpeia.
Cimasso, local. sopra Asso, CO: «cima Asso ».
Cimbergo, BS. Già vi sospettavo un nome pers. german. Sigimbergo (Féòrst.,
1325). Toglie ogni dubbio il nome locale antico Simberga (Torino),
additatomi dal Massia; che in docum. degli a. 1118 e 1169 è detto Sigim-
berga, Sijmberga (Cognasso Cartario Ab. S. Salv. di Torino).
Cimbriole, contrada di Chiari, BS: forse « CIMA BRIOLE »? v. Briollo. Non
lo crederei connesso col n. pers. CiMBRIUS, donde forse Cimbria (Massia,
S. Sebast., 266).
Cimbro, fr. Vergiate, VA = locus Zimbri a. 1172 (Rota, Var. 247) e
Lib. Not. Forse l’omofonia con CIMBER o CIMBRIUS n. pers. rom. è pu-
ramente illusoria: poichè il luogo è sopra un colle, non è impossibile si tratti
di CIMULUS (1).
Cimiano, 1. pr. Crescenzago, MI, = Cimiliano a. 1097 (Giulini, II,
651), sec. XIII (Lib. Not.): quasi di certo aggettivo con suff. -ANus dal n.
pers. rom. CemoLEIUS o da altro (cfr. CiMONIUS, ecc.)
Cimmo, fr. Tavèrnole, BS dial. Sìmn, = Cimmo sec. XII; luogo a 773 m.
«sul pendio de’ monti che fiancheggiano la destra del Mella» (cfr. Cimo di
Lugano): cimo vi è pari a cima. — Chiaro accrescitivo di cima: CIMONE,
monte, in Valsassina (m. 1801).
Cimnago, fr. Lentate Seveso, MI. E’ possibile supporre una base “SEMENA-
cus da un n. pers. SEMENA (cfr. etr. SEMNA, Pieri, Arno, 47), Di là il cogn.
milan. Ciminaghi.
Cimpeia, fr. di Peia, BG (o Cimpèa): un po’ più in alto della contrada Peja,
sui fianchi del m. Pizzo. Sarà dunque: « cima Peja » (cfr. Cincosta, di Ca-
prino Veron., Top. Ven., 255).
Cingia de’ Botti, CR; = Cingla, Cengla, a. 1013 Cod. Cremon.,
I): qui cingia (cincuLA) avrà il signif. di «striscia sottile di terreno ». Botti
è cogn. di famiglia. — Dal nome del luogo, quello del colatore Cingia e del
dugale CINGELLO. Nel senso orograf. comune al ven. e trent. cengio:
monte CINGLA e CINGOLO (dial. Séngol), bresciani; con un l. detto
SINGLA BELLA pr. Bagolino (ivi, anno 1473, è ricordato un Zengla
(1) Del tutto immaginaria è la supposizione che anche questo « Cimbro» fosse
fondato da una schiera di Cimbri sfuggiti alla sconfitta, come afferma un'epigrafe di
Guido Ferrari: « Hae sedes reliquiis Cimbrorum a victoribus datae ».
12. - Dizionario di toponomastica lombarda
CINISELLO 178
dello). E v. Sucinva. - Forse ha orig. diversa: CINGAGLI (dial. Scingài),
Îr. Vendrogno, CO.
Cinisello, MI, dialett. Scinsè!! o Cinisell; = Cinexellum (Manar.); di-
min. di CINISIA: cfr. Cernusco (1).
Cino, SO. Che sarà?
Ciovasso, e CIOVASSINO, vie di Milano; secondo l’Anselmi il nome ver-
rebbe da una famiglia, proveniente da Ciovasso (Chivasso?)
Cipada, fr. Mantova: (il luogo di nascita di T, Folengo = Cepada, Villa
Cepada a. 1131 Reg. Mant. (con un aggett.: de Cepedana), donde
il n. della porta Cepate (a Mantova) a. 1413; da cIPPATA: cfr. un
cepata, che ricorre in un docum. lodigiano (Vignati, 90; fecerunt batefre-
dum et cepatam. unam in Lambro: in signif. di «siepe », & chiusa ». Cfr. un
Ceppato, un Le Ceppate (con vari Ceppeto), Pieri, Arno, 337, e qui Zupò.
Circo (Via-), via di Milano. Insieme con la chiesa di S. Maria ad Circum
(che sarebbe ricordata già dall’a. 942) sembra deva il nome all'antico ciR-
cus romano, su cui poi sorse la chiesa (v. Colombo, Mil., I, 134).
Cirimido, CO, dial. Cirìmid o Scerùmed = Celemani, a. 859 (Mon. Hist.
P. XII); Cinimidum a. 1125 (Giul., III, 145), locus Cirimari sec.
XIII (Lib. Not.), de Cirimari a, 1207 (Manar.; lat. eccl. circa limi
res montium!), Benchè sia a breve distanza (tre chilom.), dal Limido
comasco, non par facile ammettere in Cirìmido (specialmente data la r
attestata già dal sec. XIII) un caso, si direbbe, di fonetica sintattica (come
è quella di Cogò = caPUT coRTE): come fosse, per es., da CIS LIMITEM (al
di qua del confine, v. Limito): tanto più che cis nella toponom. è assai
raro. Dalle forme conosciute si può ricostruire con molta probabilità un
*CELIMINUS (cfr. il n. pers. etrusco CELEMNAI).
Cisano, BG, dial. Cisà = vico Cisiano a. 975, Cixiano a. 996 (Mazzi,
171); CISANO, fr. S. Felice., BS: *CAESIANUS dal n. pers. CAESIUS.
Ciserano, BG, dial. Siserà, = Cisiriano a. 1022 (Cod. Crem.), Cixi
rano a. 1122 (Mazzi, 161): forse "CAESERIANUS da CAESERIUS, n. pers.
rom.
Cislago, VA, già Cistellacum (v. Flechia): lat. eccl. Cistellum
vel Cistellac. Pare dunque un derivato da cISTELLA (dim. di CISTA
«cesto »), con riferimento alla posizione del luogo; il quale è in un’aperta
pianura, dinanzi ai monti del Varesotto. Il Salvioni (Not., II, 88) lo rav-
(1) Peggio che avventata diremo l'opinione riportata dal Chiesi (Milano, 510) che
il luogo di Cinisello sia «ricordato nel periodo romano con la designazione di cinis
Aelii», quasi ci fosse eretto il sepolcro di un Elio. Tale arbitraria ricostruzione fu ac-
cettata dal lat. eccles.
179 CIVESIO
vicina al n. del m. Cistella (Val d’Ossola): forse = Cistello sec. IX (De
Vit. Lago Magg., 254): cfr. anche Cistello, Parm., ramm. in Cron, Parm. (1)
Cislano, fr. Zone, BS dial. Sislà: anche qui è possibile supporre un aggett.
CISTELLANUS da CISTELLA (v. voce preced.); se non fosse un CAESILLANUS
dal n. pers. CAESILLA.
Cisliano, MI = de Ceciliano a. 741, loco Cisxiliano 1033 (Parodi):
è dunque davvero un CAECILIANUS, aggett. del n. pers. CAECILIUS.
(Clara Ù A
Cisnara, torr. pr. Saronno, VA. Dev'essere un “CYCINARIA «stagno con
cigni »; cfr. il Sesenarolo veronese (Top. Ven., 206), ed il Borro del
Cigno (Pieri, Arno, 262).
Cittadella, sobborgo di Mantova. Ricorda la fortezza eretta nel 1533 dal
duca Federico II Gonzaga (Corogr., 203).
Cittiglio, VA: pron. Sitìj, = de Cittilio a. 1162 (Rota, Var. 233); Ci
tilli a. 1215 (Manar.): forse il gentil. rom. SepTILIUS? Meno facilmente,
un dimin. plur. dalla voce lomb. sìt « luogo » «podere » (cfr. sin piccolo
podere »); 0 un *SITICULUS.
Civano, fr. Gravedona CO: cLIVANUS? V. Civo.
Civate, CO, = Clavatum a. 859, Clavate a. 921 e 1018 (Cartol., 14,
e Giul. I, 227, II, 103), sec. XIII (Lib. Not.), C/evate a. 941 (Cartol. 18).
Benchè il luogo si trovi su di un colle, sopra il lago di Oggiono (il Chiesi:
« sull’estremo pendio dell’erta montagna »), la costanza dell’a protonica
nelle forme più antiche contrasta forse decisamente una derivazione da
cLivus. Diverso è il caso di Chivasso che è attestato più anticamente come
Clevasium, e poi Clevasco (v. Serra, Vie, 291). Invece questo Civate
pare potrebb'essere ricollegato alla serie dei nomi da cLAv- di cui si fa cenno
qui sopra, alla voce Chiavenna. Il Rohlfs propone il n. pers. rom. CLEVIUS
(cIL v. 4717).
Civello, fr. Villaguardia, CO: * cLIVELLUS dim. di cLivus (Salvioni. Not.,
IV, 4).
Civenna, CO: dial. Scivenna (ma lat. eccl, Clibenna). Il Pieri (Not. 7)
propose di ricondurre questo n. ad un person. etrusco “CEPENA (etr. CEPENI)
da lui postulato già per un aretino Cipini (Arno, 28). Probabilmente non
Vè nulla da obbiettare a questa ipotesi: dovendosi presumere arbitraria la
cl iniziale del lat. eccl. Diversamente si risalirebbe anche qui a CLAVENNA:
v. Chiavenna.
Civesio, fr. Torrevecchia Pia, PV; = Clavese (Giul., III, 739), lat. eccl.
(1) E' dunque da escludere, per « Cislago », l'origine da cis lucum cui si era pensato,
quasichè ivi un tempo la valle dell'Olona accogliesse uno stretto lago: v. Corogr., 202.
CIVIDALE 180
Clavesium: il Salvioni, Not., IV, 4 lo deduceva da cLavIs: ma sarà dal
prelat. CLAV-. V. Civate.
Cividale, fr. Rivarolo MN: variante nota di cIVITATE: cfr. i Cividale veneti
(di cui in Top. Ven., 317).
Cividate al Piano BG; CIVIDATE Camuno, BS dial, Siidàt, sec. X Civita
lis -ati (Gnaga): questo, con avanzi di antichità. E' dunque il lat. cIvìTAS:
cfr. altrove, in Italia, Civitavecchia, Civitella; Cittadella, Cividale (v. Prati,
Nomi di l., 216). Nel M. Evo civitas ebbe anche il signif.di « comunità »
(Serra, Com. Rur. 451). Il Fiorani fa menzione di una «civitas imperialis »,
a proposito di un castello, fatto costruire nell'anno 1164 «apud S. Colum-
banum »; ed insieme di un bosco, chiamato Città da P. Diacono. Questo
corrisponderebbe ad un luogo detto ancora Città, presso Miradolo PV,
ancora nel 1600. Ma spesso bastavano i ruderi antichi a suggerire CIVITAS.
Cividino, fr. Castelli Calepio, BG: = de Civitdino, de vico Cividino
a. 941, 989 (Mazzi, 172): luogo sulla destra dell’Oglio, di fronte a Palazzolo
bresc. Sarà *cIvitaTÎNUS: cfr. cividìn, aggettivo di Cividàt (Cividale Friuli).
Civiglio, CO: dial. Civij: *cLivicuLus (Salvioni, Not., IV, 4).
Civine, fr. Gussago, BS: v. Civo.
Civo, SO: sulle falde meridion. dello Spluga: cLIvus (Salvioni Not., IV, 4).
Cizzago, fr. Comezzano BS, dial. Sisìch; = Cizago sec. XII e a. 1313
(Gr. Illustr., II, 352): aggett. in -Anus da CAECIUS (o CAESIUS?), n. pers.
Tomano.
Cizzamello, fr. Capriano, BS (dial. Sissanèll) = Josanello anno 996 (Cod.
Crem., I): par di leggervi, dunque, un IusTIANUS in forma dimin Cfr. Dussàn,
Giussàgo, Top. Ven., 70.
Cizzòlo, fr. Viadàna, MN; = Cizolum, Zizolae sec. XII (Cod. Crem.,
I, 290): *CaecioLus dim. del n. pers. CAECIUS? O cfr. pavese sisé! « zizy-
phus vulgaris »?
mA
Ciaino, CO, = in Claino sec. XIII (Lib. Not.). Piuttosto che da un lat.
CLavino (cfr. Civate), ma sempre per essere luogo declive (verso il L. di
Lugano), lo dedurrei, con C/abàss di Cimbergo e Clavéne di Lavenone (que-
sto, pure luogo « sopra un costone a dolce declivio » Gnaga), dal lat. CLIVUS
(cLivinus). Difficile ammettere invece per Caino, col Salvioni (Not. II, 93),
un composto come «campo », 0 «ca Laino »: anche se il luogo è prossimo
a Laino. Alla sua volta, BARCLAINO, fraz. di Claino, sarà invece veramente
sincope di un «barco Laino» (v. Barco), oppure di « barro Claino ». Cfr.
anche Giavarina, cima, in V. Sabbia.
Clanézzo (0 Clenezzo), fraz. Ubiale BG. Se gli corrispondesse davvero, nel
181 COATESA
lat. mediev., C/unetium (v. Bazzoni G.B., I Guelfi dell’Imagna, anno
1841), si potrebbe supporvi un deriv. in -ezzo, dal lat. COLONIA: v. q. voce.
Clemone, dosso (m. 925), Tremòsine, BS., dial. Clemù; con CLEMO,
cascina, Peschiera d'Iseo: probab. da un “CULÈM, “CLEM, ottenuto, per tra-
sposizione d’accento, dalla v. bresc. cùlem (lat. cULMEN): v. Colma, e M.
Guglielmo.
Clèrici, fr. Erba, CO: dal cogn. di famiglia.
Clibbio, fr. Sabbio Chiese, BS, (dial. Cribbio?): probab. da un aggett. lat.
CLIVIUS (cfr. CLIVIA, n. di uccello); se non da un dimin. di CLIVUS: CLIVOLUS.
Invece CLIVIO, fraz. Viggiù, VA = de Clivi a. 859 (Giul, I, 224) e
CLIVIO, cascina, Preseglie, B.S., paiono un lat. cLIVI, plurale, con ampliamento
letter. in -io. Cfr. qui: Clabàss.
Clusane sul Lago d’Iseo, BS. In quanto vi corrispondono C/uzanis (sec.
XV) e Clusani (sec. XVI, v. Gnaga), si lascierebbe riportare bene a un
*CLODIANAE: dal gentil. rom. CLopius (freq. in lapidi bresc.), meglio che
da un CLAUSANAE, che alludesse a dighe erettevi contro le acque del lago,
come vorrebbe il Guerrini (Brixia S., V). Contrasterebbe a questa derivazione
se autentica, la forma Clizano (S. Protaso de), in carte dall’a. 1091
(Brixia S., II, 21). V. un'analoga incertezza per il n. di Clusone.
Clusone, BG dial. Clusò; = Clisione (ecclesia Sanctae Mariae sita in)
a. 830. 909, 941, Clusione a. 837, Curte Clusune a. 905, Clixio-
ne 1263 (Mazzi, 173). Poichè può sembrar più vicina alla base la forma,
più frequente nei docum., Clisione, si potrebbe riferir questo nome o ad
ECCLESIA (ECCLESIONE) o altrimenti a quella base che è in Chiese (TLESIA?).
Ma forse Clusone con u, nonostante le apparenze, può aver preceduto C/i-
sione (cfr. Chisuro = cLAUSURIUM; Chiesura, Pieri, Serchio, 123 e ven.
cesura CLAUSURA); ed allora il nostro Clusone sarebbe accrescit. di *cLUSUM
(cfr. Clusona, Pieri, Arno, 278), con allusione a quella stretta profonda
del Serio, non lungi da Clusone (Ponte della Selva), formata dalle propaggini
del monte Cimiero. Può essere importante notare che una cascina, posta « in
una stretta della valle sul m. Colombino » presso Esine BS (Gnaga) si chiama
anch'essa CLUSONA.
Co? (Ca’ del-), fr. Castelponzone, CR: CO° DELLE VIGNE, pr. Casteggio,
PV. cAPUT: v. Capo di ponte.
Coarezzo, v. Cogoredo.
Coatesa, fr. Nesso, CO: coa «striscia » della tesa «bosco ricinto » (v. qui
Tesa), oppure « coda rettilinea »: v. teso in questo senso in Pieri, Arno, 297
(Acqua tesa).
COATORTOLAE (Strada-) a. 1274 (Cod. Crem.): cfr. Ritòrtolo RIVUS
COAZZANO 182
ToRTÙLUS, Pieri, Arno, 297. Per coa cAUDA, cfr. la v. preced. e Cauda
Castaldi, a. 970 (Cod. Crem., I); e v. Top. Ven., 254.
Coazzamo, fr. Vernate, MI, lat. eccl. Covazzanum: forse *CUPITIANUS
dal n. pers. Cuprrivs; una locall COAZANO, o COEZANO, sta anche pr.
Agnosine, BS.
Coazze, fr. Moglia, MN: crederei accrescit. peggiorat. di coe: v. Coelle.
Diverso è il Coazze di Susa: v. qui Cwasso, e Massia, Quassolo.
Cobione, fr. Leggiuno, VA: con COBBIO (Piano di-) Introbio, CO; Cascine
COBIO, Botticino, BS: probab. dalla voce lomb. coBI « covo, covile ».
Cocca (la-), luogo pr. Lodrino, BS; passo di COCCA, Pianteda, SO, con altri
COCCA, n. di dossi bresc., ed una Bocchetta della COCCOLINA, pure bresc.
(Gnaga): riflettono certam. la voce bresc. coca « pendice, cima». Anche in
ital. si ha un cocca per « cima »; cfr. poi Cocca, Cocchetta nel Diz. Trident,
e qui Cocquio.
Coccaglio BS: = sec. XII Cocaio, Cocalium a. 1261 (Cod. Crem., VA
35 ecc.), Cochay nel Sanudo; « presso la punta sud-occid. del M. Orfano,
già con castello: probabilmente da cocca « dosso » (v. voce preced.): cfr.
mant. cocài «tappo ».
Cocquio, VA (0 Coco), dial. Còchio, Còccuio; = Cocco e 1170 (Rota,
Var.), Chocho sec. XIII (Lib. Not.): su di una collina, dove fu un
castello; COQUO fr. Sesto Cal., VA: forse riflettono *coccumM nel significato
di « piccolo dosso » (v. voce preced.); come Coco, fr. di Borgomanero (Nov.);
quanto alle strane desinenze in -quo e -quio esse saranno dovute a presunti
restauri eruditi, quasicchè vi si trattasse di un -co da -Quo; e, per Cocquio,
con l’aggiunta ulteriore di -io come in Arsizio ecc.; si cfr. infatti Lequio di
Cuneo, che fu anteriormente (v. Serra, Com. Rur., 99) un altro Leucum,
al pari di Lecco, e Cuquello di Alessandria (C ucuelus a. 1201), inteso
dal Massia (Monf. I) come cuccuTELLUS, ma che sta forse invece per
Cukellus: v. ad ogni modo anche le forme milanesi antiche miraquel,
periguel (Salvioni, Fon.).
Coda, CODA della Pavese, CODALUNGA, ecc., tratti di terreno pr. Ca-
steggio, PV: v. Coatesa e Coelle.
Codazzi (Pezzolo de’-) fr. Pieve Fissiraga, MI: da un cogn. di famiglia.
Codèghe, cascina, Esine BS: vi si legge la v. bresc. copÈga, che, detto di
terreno, significa « piota, ciglio erboso ».
Cadèra, fr. Novate Mezzola SO, denomina anche la valle e la montagna.
Vi si legge quasi certamente, anche perchè poco più in alto sta un’alpe
COEUDER, un *COTARIA da COTE « sasso, macigno » cfr. tosc. Cotone Cote-
rozzo, ecc., Pieri, Serchio, 145, Arno, 308): v. lomb. coeuden «ciottolo »,
e”
183 COGOREDO
codé (o codee) « bossolo della pietra cote », detta in lomb. cod o cot. Forse
è una f. dimin. plur. di Codèra il n. di CODEVOLE (dial. Codedle), presso
Gardone V. Trompia.
Codesino, fr. Casargo, CO, piccoli campi in luogo alpestre: dimin. in -icino di
coTe (v. voce preced.)? Il Massia mi suggeriva CODEX (= CAUDEX) «luogo di
pedali di alberi ».
Codevilla, PV: CAPUT VvILLAE (Chiesi, Pavia, 256).
Còdime, v. Moncòdine.
Codògna, fr. Grandola, CO; CODOGNO, MI, = Codonio a. 1025 (Vi-
gnati, I, 20), Cotonium sec. XII (Cod. Crem., II, 214); CODOGNOLA
fr. Pizzighett., CR: “COTONEA, “COTONEUS, *COTONIOLA, it. « cotogno ».
Codota, cappella, Gussago, BS, con CODOLAZZA, Concesio BS: dal lat.
coTULUS « ciottolo » : v. Codèra.
Coduro, luogo pr. Cremona: da soprann. di persona?
Coelle, fr. Redondesco, MN: dimin. plur. di eda cAUDA «striscia di ter-
reno»: cfr. «ubi dicitur ad Coetam», pr. Cannobio, a. 1283; e, nel
Bergamasco, un loc. et fundus C we, a. 977 (Mazzi, 203).
Coeussèla, local. nella Grìgna sett: mi par equivalga ad un ital. «co-
sciella », « coscietta », in senso figurato.
Còffedo, fr. Traoha, SO: cfr. forse lomb. cofen « corbello »; e il nome tosc.
Còfferi (già Coffoli), Pieri, Arno, 343. Per il significato v. Cislago.
Cogliate, MI, = locus Coliate sec.XIII (Lib. Not.): forse sarà un derivato
in -AT- dal n. pers. CoLrtus o CoLLIus: v. anche Rohlfs.
Cogno, nome di alcune frazioni in prov. di Brescia, e di una di Sesto Cal.,
VA: cfr. Cogno, Cognolo (Top. ven., 261, ecc.): CUNEUS, col significato di
«angolo compreso fra due fiumi»: (v. Massia, Bricc., V). Cfr. qui Chignolo;
e Cognazzo, Rivergaro, Piac.
Cognòlo, monte, Provaglia, BS: v. voce preced.
Cogò, fr. Missaglia, CO (anche Gogò, v. Cossa): in doc. Codegurtis
«CAPUT CORTE »: importante esempio di fonetica sintattica, per essersi di-
gradata a g la c iniziale di corte, come fosse intervocalica (v. Salvioni,
Quisq. 718). Notevole anche la forte apocope.
Cogorédo, fr. Dolzago, CO (0 Gogoredo, Corogr.), = de Cogore a. 1456.
Se si confronta con la numerosa famiglia dei nomi locali Cogollo, ecc. (Top.
Ven., 261), con Poggio Cocdllo, ecc. (Pieri, Arno, 309), col Cogozzo che
segue qui, it. cocuzzolo ecc., non si potrà vedere in C'ogoredo se non un
collettivo in -eruM di ùn analogo *cégoro nel significato di « altura ». Così
COGÒZZO 184
COAREZZA, fr. Somma Lomb. MI (0 Coerezza) = Cogoretzo a. 820,
840 (Giul., I. 442), sarà un “cogor-ezza; e Cogruzzo di Parma (già Cogho-
rucium) un *cogor-uzzo.
Cogòzzo, fr. Viadana, MN, dial. Cogozz; COGOZZO (e Villa-), fr. Bedizzole,
BS, vill. sopra colline; Cogozzo, Co gozzélo, luoghi del Lodigiano, ora
scomparsi (Agnelli); Cogozzolo a. 1022 (Cod. Crem., 1): cfr. ven. Co-
gozzo Top. Ven., 256: da collegare alla voce a. ven. cogozzo «capo»: v.
voce preced,
Cola, fr. Novate Mezzola, SO; PRE-DE-COLA, Dumenza, VA, « prato de
cola »; COEULLA, monte sopra Ballabio, CO: Ponte della COLA, Gar-
gnano; le COLLE, cascina, Tignale BS; COLLA fraz. di v. Brigida BG:
riflettono la voce dial. cola, di gen. femminile, per « colle, vetta», notata già
dal Salvioni nella Val d'Ossola, e che ritorna in alcuni nomi loc. veronesi (v.
Top. Ven. 257). V. qui Colonga, e Colletta.
Colatore, è nome comune a vari canali del Lodigiano e del Cremonese,
irtigatori 0, credo meglio, prosciugatori. Ben altra cosa, per il senso, dai
coladérs friulani « canaloni rocciosi». V. anche Cola6r di Primiero (Diz.
Trident.) e Colorie di Vogogna « colatoio » (Massia, Nov., VIII, 9).
Colciago, fr. Lurago Erba, CO = Colciago sec. XIII: forse *CALTIA-
cus dal n. pers. CALTIUS? V. Colzano.
Colda, fr. Sondrio: caLpA (attributo di un’acqua?).
Coldana, fr. Lodi: dal n. della famiglia Coldana (Agnelli); cfr. una COLDO-
GNA di Barzio CO.
Colico, CO, dial. Colach; = loco Colego a. 1000 (Cod. Log.): il luogo
pare corrisponda ad un Ad Lacum della Tav. Peuting. Il luogo è situato
« ai piedi di un monte, fra due colli » (G. Oliv.); perciò può convenire ri-
portare il nome (cfr. Còllio) ad un aggett. lat. *coLricus (analogo a Mòntia
da MONTICA, v. Pieri, Serchio, 176). Escluderei che sia invece derivato dal
composto CAPUT LACUS (v. Bassi, Guida d. Valtell.).
Colîstano, fr. pregola, PV: forse *CALLISTANUS da un CALLISTUS?
Collada (La-), S. Colombano, PV: lat. mediev. coLLATA «collis » (v. Top.
Ven. 257),
Collarete (S. Andrea in-), Locate Triulzi, MI: v. Collerete.
Collebeato, BS, dial. Cubiàt: = Cubiate a. 1123 (Odorici): Il nome
ufficiale è dunque una falsa etimologizzazione: non si vede però bene se
di un Cubiate veramente originario: nel qual caso può aver ragione il Guer-
rini, spiegandolo con l’aggett. bresciano CUBIÀA, « accoppiato », che sarebbe
allusivo alle due Ville (di sopra, e di sotto) in cui è diviso il paese. Ma
COLNAGO
185
mi pare difficile che, un Cubià effettivo sia stato inteso, o corretto, come
Collebeato: forse può risalire a un Colbià: che potrebbe dipendere da un
*COLOMBIACUM (CoLomBius è cogn. rom.: cfr. Colobiè di Roasenda, Verc.
Colle Brianza, CO: denominato così dalla sua frazione Brianza.
Còllere, fr. Dezzo, BG: = monte Collere a. 988 (Mazzi, 174); MONTE-
COLLERE, fr. Soresina, CR; COLLER e COLLERELLO fr. Flero, BS; CÒL-
LERI, fr. Pregola, PV; la COLERINA, Nerviano, MI: ripetono tutti la voce
còler « Corylus avellana », che è ancora nei dialetti di Como, Bergamo e di
Sondrio (collerus, Nigra, Less., 44): per cui v. Bertoldi, Celt. 492.
Colleréte, fr. Gromo, BG: coryLETAE «noccioleti »; cfr. COLORET, Pil.
zone, 135. V. voce preced. Cfr. Colaredo (Top. Ven., 159). Da un *coRryLo-
RIUM, direi, Punta di CORLOR, Tremos., BS; e da un CORYLARAIUM: COL-
DRERIO, di Mendrisio, TIC.
Colletta (la-), alle falde del m. Bisbino, CO: v. Cola.
Collio, BS, o Coglio, dial. Còj: ad 840 m.: forse CoLIus n. pers. (v. Colico).
Crederei inesatta ricostruzione storica il De CoLLIBUS postulato dal Piotti
(Brixia S. 1815, 215); e probabile un’origine comune con Còlico (lat. coL-
LICUS).
Colma della Guardia, Pognana, CO; COLMA Regia, monte, Valsolda, CO
vari dossi, detti li COLMA anche nel Bresc., con COLMETTA e COLMI
(v. Gnaga); lomb. colma, culma «altura a forme tondeggianti » od anche
«sella fra due alture » (Topoless. lomb.). — L’attributo della Guardia fu spie-
gato (Corogr. 211) « perchè quella cima corrispondeva col castel Baradello
mediante appositi segnali»: ma basta ci sia stata lassù una qualche opera di
difesa. Del Regia nulla so dire.
Colmégna, fr. Maccagno, VA; vill. «sopra un alto monte) (Colmegnino,
monte, ibid.); COLMEGNONE, monte (o Poncione di Carate) Laglio, CO.
Piuttosto che aggettivi da colma (v. voce preced.), direttamente da CULMINEA
«tettoia », che trovo, p. es., in Cod, Long. (948 n. 1): cfr. colmegna
bresc. «trave del tetto », mil. « comignolo ».
Còlmine (la-), fr. Cremeno, CO, lat. eccl Culmen: luogo su la cima di
un monte; Cima COLMEN a. N. di Lecco COLMENACCO, m. Nesso, CO;
lat. cuLMEN fatto femmin. (comasco célman « sommità »).
Colnago, fr. Cornate d'Adda, MI, lat. ecc. Cuminagum (?). Il Flechia
propose CoLoNIAcUS da un n. pers. CoLONIUS; ma, se mai, si dovrebbe pen-
sare ad un derivato da CoLoNus nome pers. o coLoNus nome comune. Men
facilmente da un coLUMNATUS (forse nel senso di edificio a colonne?), donde
il Pieri (Topon. dell'Arno, 337) ha Colonnato o Colonnata.
COLÒBIA 186
Colòbia, loc., V. Intelvi; con COLÒBE, loc., Fraine di Pisone, BS: si di-
rebbero riflessi del n. latino coLLUVIES: da cui si ebbe il lomb. colòbia,
berg. coròbia, nel senso di « spazzatura ».
Cologna, fr. Castello di Brianza, CO; COLOGNA, fr. Tirano, SO (v. Som-
ma cologna); COLOGNE BS = Colognis, sec. XIV; così CLOGNE,
Sulzano, BS: lat. coLoNIA (di età antica, o medievale): cfr. Pieri (Arno, 337).
Cològno, fr. Casalmaiocco, MI, = Cologna a. 1290 (Agnelli); COLO-
GNO al Serio, BG; dial, Cologn; =: de Colonias a. 843, de vico Co-
lonias a. 960, de Colonie a. 997, Collonio Olrici a. 1149 (Maz-
zi, 177), Colonia Oricus a. 1175 (Cod. Crem., I); COLOGNO Monzese,
= Colonia a. 830 (v. Rota, Greco), ed a. 1053 (Giul., II, 350) COLO-
GNO, case, Ono, BS. Tante testimonianze remote di colo nia femminile,
nel posto degli attuali Cologno, mi par dimostrino che si deve partire da
COLONIA e non da CoLoNIUS n. pers. In origine erano dei Cologne di nume-
ro plurale, divenuti nel dialetto i Cologn, e intesi poi come maschili di num.
singolare: lo stesso mutamento di genere, per lo stesso motivo, si ebbe in
Rongio (v. questo v.).
Cològnela, fr. Viadanica, BG: dim. di coLoniA: cfr. vari altri Colégnola e
Cològnora italiani.
Colombàra, -AROLA, -AROLINA, -ARONE; COLOMBERA, COLOM-
BIROLA; COLOMBARO, -AROLO, vari luoghi.
Colonga (la-), promontorio di Bellagio; COLONGA e (COLONGHEI) loc.
pr. Mandello, CO: colla lunga, v. Salvioni (App., 261); e cfr. qui Cola (1).
Colonno, CO, = Colonno, a. 1100 (Monneret): dal n. pers. CoLonus?
Colorina, SO: pare un dimin. di còler « avellana », v. Còllere. Cfr. Coloreto
(Pieri, Arno, 233).
Colorne, fr. Castel Mella, BS: = Colornium. sec. XI (Cod. Crem., I,
159): è l’aggett. lat. coLuRNUS (da coRULUS « avellana »). Cfr. Coloro, di
Parma.
Colpiano, fr. Marone, BS: « colle piano ».
COLTELLI (locus ubi dicitur-), pr. Bergamo, sec. XI (Mazzi Sub. 8): forse
dimin. di CULTUM?.
Coltigmone, monte, Lecco: v. Tegnone.
Coltura, fr. S. Martino de’ Calvi, BG: cfr. il vicentino coltura « appezza-
mento di terreno coltivato prossimo alla città » (Top. Ven., 321). La Corogr.
(1) Per il Serra (Nel. lomb.) sarebbe più probab. che questi Colonga risalgano alla
voce bergam. colonga (lat. * coLumNIcA), che designa il « palo da vite»; per cui i nil.
Colonga designerebbero tratti di vigneto, caratterizzati da colonghe.
È ii
187 COMACINA
spiega « forse per essere stato il primo terreno messo a coltura di biade ».
COLTURA e COLTURECIA, luoghi pr. Bormio (Longa, 295).
Colturano, M/: = loco Culturano sec. XIII (Lib. Not.): definito come
« ben irrigato ad essi produttivo ». Sarà aggettivo da CULTURA, v. voce pre-
cedente.
Colzano, fr. Renate Veduggio, M/ (così a. 1456; Colzannis a. 1115,
Serra, C. Rur. 194): forse #CALTIANUS, v. COLCIAGO.
Colzate, BG, = Colligiate a. 928, Colzate 1239 (Mazzi, 178): non v'ha
forse dubbio trattarsi di COLLEGIATE (casae-, terrae-), cioè di « terreno della
collegiata » dei canonici. Allo stesso modo si può forse spiegare come un
COLLEGIATAE il Colzè di Vicenza (già Colezada, «ade ed anche Cole-
zada: v. Top. Ven., 198 e, nella nuova ediz., cap. III. Non conviene, anche
fonetic., derivare Co/zate dal n. pers. CALTIUS (Rohlfs).
Comabbio, VA = locus Comabio a. 1030 (Giul., II, 173), Comabium
(Manar.) e sec. XIII (Lib. Not.). Forse dal n. pers. rom. ComavIius (CéMmavos
in iscr. di Acqui).
Comacchîc fr. Cuvio, VA, dial. Comàcc. Pare identico al Comacchio di
Ferrara (dialett. kmac', = Comaclio, Cumaclum a. 708 e 753),
nel quale il Bedeschi (Como e Comacchio, Faenza, 1906) credette di vedere
#*COMIACULUS, dim. d’un aggett. in -Acus dal gentil. Comius; ma il Serra
(in Lingua Nostra, nov. 1940) credo io abbia bene ricondotto ad un dimin.
lat. da COMMEATUS: COMMEATULUS, nel senso di «convoglio o riunione di
navi»: dato che quel luogo, nel primo medio-evo, deve essere divenuto
un importante scalo commerciale, all'incontro del mare e della via fluviale
del Po. Tali condizioni non sono affatto immaginabili per il Comacchio di
Cuvio: dove però non escluderei che ritorni il lat. *comMEATULUS in qual-
che senso differente. Se no, si potrebbe pensare (ma con maggiore sforzo)
ad un n. pers. lat. “omatuLUSs (cfr. il gentil. lat ComaTIUSs). Più difficile
ancora ammettere una dipendenza dal nome di ComuM: benchè il coMAcI-
nus della v. seg. non appaia molto distante dal “comaAcuLUS forse presup-
posto dal nostro Comacchio.
Comacina (Isola-), fraz. di Sala COMACINA, CO. Ricordiamo il nome di
COMACINA, come fu detta l'isola di fronte a Menaggio, la cui fortezza
fu distrutta nel 1169 dai Comaschi, ma che par chiamata così solo in epoca
relativam. recente. L'aggettivo di Comum è Comensis (in Corp. Inscr.
Lat., 5319, 5231), Novocomensis (in Svetonio Iul., 28), (lacus) Co-
macenus, Itin. Anton., (civitati) Comani a. 880, Cumanus episco-
pus a. 961; dopo il 1000 (laco) Cumano, (laco) Comacino (Murat.,
Antig., V, col. 931); (insula) Comense a. 1169; (rupes) Comacinas
(S. Ambrogio, LV ep.), Comacinus (lacus), (Insula) Comacina (Pao-
lo Diac., lib. V, 39, lib. IV, 3). Di tutto questo (si aggiunga la voce che, se-
COMAIRANO 188
condo il Cherubini, fu già in uso, in luogo di «il Comasco »: la Comasna)
c'informa il Monneret de Villard, sia nello scritto sull’Isola Comacina, sia
nell'opera sull'organizzazione dell’It. Longob. (A. Stor. Lomb., XLVI, 1919);
concludendo che l’aggettivo comacìno per « comasco » fu bensì più raro
nell’uso, ma non perciò meno legittimo. V. alla v. Comdàsna.
Comairano, fr. S. Genesio, PV, = Arcamariani a. 1308, Archa-
maregnano (Manaresi, cfr. Capsoni, I, 280), Arcus Marianus
(Vidari, I, 69). Il Rampoldi (Coreogr. It., s. Arcomariano), facendo eco ai
Vidari, crede che il nome ricordi un «arco eretto da C. Mario quando...
sconfisse i Cimbri ». Non solo è da fare però ogni riserva circa l’occasione
in cui l'Arco Mariano sarebbe stato eretto (cfr. ad ogni modo un Arco
Saturrni presso Arezzo, Pieri, Arno 103: ed anche questo Comairano
è lontano forse tre miglia da Pavia); ma la forma del nome più antica sem-
bra sia stata ARCA (non ARCO MARIANO; «podere di Mariano »? (v. p. ARCA,
Arcellasco). Avvertì poi il Serra (NII. Lomb., alla v. Arcellasco) che il Co-
mairano pavese coincide perfettamente con Cameriano di Casalino (Nov.),
anch’esso risalente a un Arcamariana. Il lat. ARcA egli lo intende
qui nel senso di « signum terminale ».
Comanna, monte Vall’Intelvi. Forse da un n. pers. Comana, femm. di Co-
mano « comense »?
Comàsna, fr. Lodi Vecchio, o Cà del Comàsno (Agnelli). Cfr. col nome della
Porta di Milano che fu già detta Comàsina (Comasna) e col Comàsine di
Peio (Trentino); l’aggett. Comàsno per « Comasco » si trova già nel Sac-
chetti: è chiaro dunque che anche Comàcino (conforme a tante altre forme
in -dcino, concorrenti con quelle in -acìno) fu usato comunemente in luogo
di Comense, Comasco. E per di più (v. anche Prati, It. Dialett. VIII, 218) tale
parola è tutt'uno col nome che si diede, nel M. Evo, ai «magistri Coma-
cini» (anche Commacini; al quale nome alcuni anche valenti studiosi vol-
lero trovare, vanamente, delle spiegazioni stravaganti: quali un composto lat.
CUM MACHINIS (!) ed una voce longob. o gotica GAMAKMINS {v. Venturi, St.
d. Arte, II, 118; Monneret da Villard, Isola Comacina; Goidanich, Arch.
Glott. It. XXI, 131). - Alla forma Comdsina il Prati ravvicinò i nomi della
Val Sàssina, e della Val Gròsina; nonchè il trent. Solàsno (« abitante della
Val di Sole»; il Serra poi raccolse molti altri nomi in -acino, -ìcino, trattando
dal nome Polésine (v. Polésine).
Comasira, fr. Vendrogno, CO. Pensando che il milan. conosce le voci
cantir, mestìr ecc. (v. Salvioni, Fon. Mil., 60), forse possiamo dubitare che
questo nome rifletta un lat. *COM-MACERIES « macereto » (cfr. garden. masì-
ra, ital. macìa it. ant. commacerare). Cfr. Alpe COMAZZERA (-assèra), a
N. di Gàùlleno, BS.
Comazzo, MI, vill. sulla riva destra dell'Adda: = locus qui dic. C'oma-
cio a. 975 (Cod. Long., 1338), corte Comatio, Comazzo, Com-
189 CÒòMO
pa
matio a. 1008, 1053 ecc. (Giul., II, 50, 350, Agnelli). Foneticamente,
converrebbe il gentil rom. CoMaATIUS (COMATIA in lap. lomb.): però non so
escludere del tutto un *comMaAciIES (da MACIES): v. Comasira.
Combo, contrada, Bormio, dial. Comp; COMBOLO, monte, Ponte Valtell.:
vanno certo con la voce piem. cumba, sumbal «valletta ». Cfr. anche COM-
BANA, bocchetta, v. Orlandi, Taceno.
Comella, fr. Lodi: secondo l’Agnelli « dalla famiglia lodigiana Comella ».
Comendùno, fr. Albino, BG, = loci Comenduni a. 1148 (Cod. Crem.,
I, 117): il territorio «è alquanto elevato dal piano della valle ». Par di
leggervi dunque un composto della voce gallica DUNUM «castello »: forse
CoMENI (ComeENIUS), o Comini (Cominius anche in lap. lomb.) - DUNUM? -
Ne ebbe il cognome il cardinal Comendone, che fu al Concilio di Trento
(Corogr.).
Cémera (rivo della-), pr. Lecco. Ravvicinerei questo nome alla voce aggett.
milan. cémor «colmo » « incolmato » (v. Cherub.).
Comerio, VA, già Gomeria sec. Giulini, Il, 309, (Comeritium,
lat. eccl.). Forse dal n. pers. rom. ComarIvs: donde fors'anche (con suff.
“acus). Cumirago (monast. de), plebe Vimercate sec. XIII (Lib. Not.,
172, 261).
Comèro, fr. Casto, BS: v. Comerio.
Comezzano, BS (dial. Comesd) = Comezanum sec. XII (Cod. Crem., I,
162), Comazanum a. 1186 (Giul., IV, 25): *COMATIANUS, v. Comazzo?
Commenda, fr. Pizzighettone, CR; COMMENDA, via di Milano: blat. com-
MENDA € beneficium equitis Templarii ».
Commessaggio, MN, COMMESSAGGIO Inferiore, fr. Sabbioneta, MN, dial.
Comessagg = (fluvius) Comesatio a. 1033 Reg. Mant. (fluvius) C o-
mesagio a. 119 (Cod. Crem.), S. Maria de Commessaio a. 1124,
Comessadio a. 1300 (Cod. Crem., II, 143). La parola mi è del tutto
ignota d'altronde. Ma par di leggervi un derivato in -AcEUS da una base
latina, quale comMIssuM: forse in luogo di FIDEI-COMMISSUM (cfr. COM-
MISSORIUM, Du Cange « donatio »)? Non pare trattarsi di una forma in
“ATICuM (che avrebbe dato -ddeg): comunque, ricordo la voce bl. MISSA-
‘TICUM «prestazione d’alloggio e viveri ai ‘messi regi, ecc. »; v. Seregni, p.
38. Altri forse può pensare ad un derivato (in -AcIs?) dal n. pers. rom.
Comisius (v. Skok 172).
Còmo, dial. Comm, = Novum Comum. (Catull, 35,4); Comum
Como (Plin. e Cassiod.); «fortasse Novum Comum colonis auctum
a Pompeio Strabone et Caesare deductis » (vedi Perin e le citazioni ivi con-
tenute); Cumae, secolo XII (Cod. Cremon., t. I, pag. 122); Cume, Cu-
COMPANATICO 190
ma, Cumme, Cumum, Cumani, Cumenses (Manar.), Civitas
Cumana a. 952 (Giul., I, 529). Da molti fu voluta vedere una connessio-
ne fra questa voce e la serie di parole galliche cui appartiene CUMBA « cur-
vatura », armoric. komb, cambr. cumm, corn. cun: v. Bedeschi, Como, 9):
in rapporto con la posizione di Como, che il Rezzonico chiamò «la lunata
città del Lario amica ». Ma nulla di sicuro, su questo punto, si è saputo
stabilire: è però da ricordare, col Philipon (p. 129), che Catone e Plinio
attestano anche Como fondata da tribù liguri; e che Strabone la disse città
retica. Va relegata fra le favole la spiegazione del n. di Como dal gr. x@pn
« villaggio ». E v. Comacina, Comasina.
Companatico, COMPANATICHINO, fr. Villavesco, M/: allusivi alla bontà
del terreno?
Còmpedo (S. Paulus in-), loc. di Milano (ora via C. Beccaria), sec. XIII (Lib.
Not.), (S. Mart. in Compedo a. 836 (Giul., 1, 176), de Compodo
a. 1102 (Giul. II, 728); dal lat. comPITUM cerocicchio dove sorgeva la cap-
pella dei Lari compitali » (Colombo, Mil., I, 114, 136, v. anche Pieri, Serchio,
178): che invece dipendesse dai giuochi coMPITALIA che vi si celebrassero,
proposero il Torre ed il Lattuada (citati dal Colombo: cfr. anche Mazzi, Studi
berg., 158; Schiaffini, Basil., 26-7; Mengozzi, 162,3).
Comun Nuovo, BG. Sarà nome affatto recente? Altri però sono di origine
mediev., in La COMUNE, fienile, Leno; cascina COMUNE Salò; seriola
COMUNE, canale BS vi ha il ricordo dei « nemus,, pascuum... COMMUNE »
ecc. di cui v. Serra, Com. Rur. 12.
Conca, monte Bondione, BG; Pizzo della CONCA, cima nelle Grigne; valle
CONCA, S. Colomb. al L.; CONCHE, monte pr. Nave, BS: conca avrà
qui il signif. di « circo alpino » (nel senso di « dolina » a Valdobbiadene, v.
De Gasperi-Lorenzi e Top. Ven., 257). — Difficilmente avrà invece anche il
più modesto signif. di « avvallamento paludoso », o anche di « fossa » (v.
Colombo, Mil., I, 42, 88}, l’attributo della chiesa di S. Giovanni in CONCA,
a Milano (S. Iohanne qui dicitur ad Conca, a. 879, Giul. I, 307): che
quasi certamente ricorda il miracolo per cui S. Giovanni l’Apostolo sarebbe
stato tratto incolume dalla caldaia di olio bollente, conforme a quanto è
rappresentato in una nicchia della facciata (v. il nome della cappella di S.
Giovanni in Oleo, a Roma, alla Porta Latina). Infatti, il dial. milanese
conosce bensì conca « tombin », ma anche meglio conca « pila da lavar le
stoviglie ».
Conca fallata (o CONCA al Lambro): nome del secondo sostegno del Ca-
nale di Pavia (cfr. ital. conca «bacino costruito ad arte in un fiume »). Fu
così detto perchè i lavori di questa conca furono sospesi, nel sec. XVI; e non
fu finita che nel sec. XIX.
Concarena (Corno di-), monte della Valcamonica: composto davvero di con-
ca e arena?
191 CONIOLO
Concenedo, fr. Barzio, CO (dial. Conzannée) = Concenate sec. XIII (Lib.
Not.): forse in rapporto con la voce mil. conscià «acconciare » (cfr. it.
concino); per -ATE in -é, v. Baiedo.
Concesa, fr. Trezzo d'Adda, MI, = Concisa, a. 1001, Cartol. 50; Con-
cexa sec. XIII (Lib. Not.): luogo sulla riva destra dell'Adda: sarà forse
#CONCAESA «terra diboscata », o «roccia tagliata »?: v. Cesare.
Concesio, BS: vill. sulla sinistra del Mella, alle falde del m. Paloso = Co n-
cisio, -esio, sec. XIII, dial. Conséss: dove, secondo lo Gnaga «il bosco
ceduo è ancor oggi la ricchezza del paese ».
Concordia, fr. Cremona. Non sarà da riportare al tempo di Roma (come
la Concordia Sagittaria di Udine, e la Concordia di Modena; v. qui Gor-
gonzola); perchè, almeno secondo M. Ruberti (Quistello, 1899, p. 31) in una
cronaca di Anonimo sulla famiglia Pico, si racconta che « Francesco Pico,
che edificò la Rocca della Concordia, per ritrovarsi in buona concordia con
tutti li suoi nimici, volse nominare questa fortezza Concordia ».
Concorrezzo, MI = Concoretio a. 853. (Giul., I, 205), vico et f.
Concoretzio a. 892 (Cod. Long., 592), Cucuretio a. 1045 (Giul.
JI, 316), Concorezio sec. XIII (Lib. Not.). Qui par di ravvisare un
derivato in -iceus da cdéecoro: assai più verosimilmente che dal nome di
pianta (p. es. com. còccola *t uva orsina » ecc.), da quel *coccuLuS « pic-
colo dosso » che forse è anche in Cocquio. — CONCOREGGIO, fraz. di
Lodi, fu denominato dalla famiglia omonima (Agnelli).
CONCUOLO (loco-), nel Cremonese, a. 1176 (Cod. Crem., I): dimin. di
conca: v. Concafallata, e Straconcòlo.
Confaloniera, fr. Ferrara Erbognone, PV: dal cognome Confalonieri.
Confienza, PV; = Confluencia in doc. medieval. (Chiesi). Vi entra nella
Sesia un canale derivato dall’Agogna. Si ricordino, oltre alla lontana Co-
blenza, il Gonfienti di Bobbio (v. i miei NII. Emil. 5) ed i Confienti, Chifenti
registr. dal Pieri (Serchio 144; Arno 307).
Confimale, monte, SO: cfr. Finale d'Emilia, e Refinale (RIVUS FINALIS),
Pieri (Serchio, 125): «monte di confine ».
Conicchio, fr. Bovezzo, BS, dial. Conicc: si trova «presso ad un acquedotto
romano » e quindi ben si riconduce anche questo, come il Conicchio di
Fojano alla Chiana e quello di Macerata (Pieri, Arno, 344) alla voce lat,
CUNICULUS «meato sotterraneo »; cfr. berg. canìc, qui alla v. Caleggio.
Conigo, fr. Noviglio, MI; = Conigum, Cunigum sec. XIII (Lib. Not.):
forse aggett. con suff. -icus dal n. pers. CONNIUS?
Coniolo, fr. Orzinuovi, BS = Coniolus sec. XII: v. Chignolo? E. v.
Conio ecc. (Pieri, Arno, 372).
CONSERVE 192
CONNO (Casale de-), a. 835 (Cod. Long., 224) = locus Conno, pr. Mis-
saglia, CO (Giul. V, 161). Un *Aquonus? cfr. Cona padov. e venez. (Top.
Ven., 306 n. 3).
Conserve, Caselle Lurani, MI: forse per alcune «terre CONSERVIAF », Ossia
«contributarie », v. Serra, Com. Rur. 24? V. anche CONSERVIO, n. di una
parte di Alserio CO «su una collina ».
Consiglio di Rumo, fr. Gravedona, CO: riflette il n. CONCILIUM « unione di
più villaggi», che nell’editto di Rotari è usato come distinto da VICUS (v.
Mengozzi, Città, 160 sgg., Bognetti, Orig., 106, che ricorda pure in Append.,
una «terra nomine Concilgivi», pr. Lenno, a. 1199. Cfr. Concilio-
lo ‘(sarebbe oggi CONZIOLO), pr. Carettolo di Cremona, a. 983 (Cod. Crem.,
I); e v. Consiglio Maggiore. Per Rumo v. questa voce.
Consiglio Maggiore, oggi Valle della Dumenza; CONCILIUM: v. voce preced.
Consonno, fr. Olginate, CO; = Consonnum, Cossonnum (Maragl.;
loco Consono sec. XIII (Lib. Not.): da un n. pers. *Cossonus, forse
supponibile su Cossonius? Cfr. anche n. pers. CAUSO.
CONSORATE locus, pieve di Dairago, sec. XIII (Lib. Not.). Ricordo che
consolato significò anche « palazzo dei consoli » (Giulini, II, 361). Il Rohlfs
propone un deriv. dal n. pers., supposto, CONSURIUS.
Consortina, fr. Volongo, CR. CONSORZIO, fr. Borghetto Lodig. Ricordano
le consortes, comproprietà fondiarie del medio-evo.
Conte, monte sopra Piuro, SO; Molino del CONTE, fr. Ponte Nizza, PV:
nomi ovvii.
Contegnaga, Flero, BS: = Cuntigliaca, sec. XIII (Gnaga). Forse da un
aggett. QUINTILIACA (QUINTILIUS, gentil. rom.). .
Conterico, fr. Panello, M/ (anche Contarico). Secondo l’Agnelli da una
famiglia lodigiana ora estinta. Ed il cognome sarà affine a quello di Contarini
veneziani (Cogn. Ven., 158): cfr. Guntrich (Fòrst., 702).
Contra, fr. Missaglia, CO: = locus Contra sec. XIII. Gabriele Grasso
aveva compreso questo Contra, con vari altri omonimi italiani, in cui era
evidente il significato di « luogo opposto », « situato di fronte ad un altro »;
ma il Salvioni (Not. II, 89 e IV, 5) osservò che per questo, come per un
Contra locarnese, situato su di una collina a vigne, poteva preferirsi il si-
gnificato, che il Cherubini (Vol. IV, 207) registrò da A. M. Maggi « ripiano
a vitame »: e questo per essere i vigneti sempre esposti CONTRA SOLEM (v.
Brivio, 58).
CONTRATA (in illa-), a. 1213: è espressione usata in un doc. bergamasco.
Il Mazzi (Sub., 223-5) l’intende nei significato di «parte del territorium
civitatis fuori delle porte della città e dei borghi». Per il significato e
193 CORBETTA
l'origine della parola contrada, quanto a Milano, si veda Colombo (Mil., II
174).
Contrina, fr. di Bedizzole, BS. V. Contra.
Convento, fr. Casalbuttano, CR. Nel sec. XI era proprietà dei monaci
benedettini di S. Lorenzo di Cremona (Chiesi, Cremona, 85).
Conziolo, v. Consiglio di Rumo.
Copiàgo, fr. Noviglio, M/ = Copiago, Coppiago a. 1283; COPIANO,
PV, = Cuplano (Vignati): aggettivi con suff. -acus e -ANUS dal n. pers.
Copius 0 CoPPIUS.
Coppa, fiume, affl. del Po, Casteggio, PV (onde Coppa morta): cfr. it.
cé6ppa «vaso » (n. anche di misura di grano?, Bosshard 158).
Coppini, (Mattaiola dei-), fr. Cingia de’ Botti, CR: Coppini è cogn. di
famiglia.
Copreno, fr. Lentate Seveso, MI, = Cobreno a. 979 (Cod. Long.), Co-
vreno sec. XIII (Lib. Not.). Giustamente il Pieri (Not., 8) lo ravvicina
ail Cuprena di Arezzo, da lui ricondotto (Arno, 31) ad un n. pers. *Cu-
PRENA.
Coquo, fr. Sesto Cal, VA, = Cuauki (Bognetti, Com. Rur., XIV): v.
Cocquio, con cui avrà comune l'origine.
Corona, PV: forse *CORIANA dal n. pers. CoRIUS.
Corbari, (Cascina*), fr. Bonemerse, CR: cfr. Corbàro (da corvus), Top.
Ven., 197.
Corbellaro, (Caronno-), fr. Castiglione Olona, VA, = Carono Corbela-
rio sec. XIII (Lib. Not.). Forse, col Corbelàr di Verona (Top. Ven., 158)
ripete il nome della « Sorbus domestica », che a Verona è corbelàr, a Brescia
corbèl. Meno probabile, direi, da corbelàr « fabbricante di corbelli ».
Corbesassi, fr. Prègola, PV; = (villa de) Corbezassi, a. 1186: da un
*CorgisIacis, dal gentil gall. CorBISIUS, Serra, Com. Rur. 179 Analoga-
mente: CORBESATE, fr. Bornasco, PV, dial. Corbsà, giù Corbexago,
Salvioni NII. lomb. 367.
Corbetta, MI, dial. Corbetta, = plebe Coriopicta, Corio peta, Cor-
beta sec. XIII (Lib. Not.), locus qui dic. Cw riapincta, a. 1307 (Giul.,
II, 247): piuttosto che una CURIA sarà stata una CORTE (v. Salvioni, Quisq.,
8): PICTA, cioè dipinta a colori, al di fuori: cfr. Casapinta di Vercelli, e cfr.
qui Celpenchio e Serpente, (Porta) Dipinta ed anche Villapinta e Villimpenta.
Per altri nomi dov’entra l’agg. lat. PICTUS e sim. v. Prati, NII., it. dial. VII 213)
(1). Il Salvioni notò che il cr di PICTA non mise capo a e’, ma a 17, come accadde
(1) Il Giulini pensava che « Corbetta» dev'essere stata una «curia» centro della
colonia romana Picta, stabilita in questa regione. Ma la congettura non è ammissibile.
13. - Dizionario di toponomastica lombarda
CORCROSETTO 194
in Vettabbia (e non Veciàbia). Si osserva anche come in Corbètta si veda il
passaggio da C'or-p- a Corb- (fonetica sintattica), probabilmente per attrazione
di corbàtt.
Corcrosetto, via, Gromo, BG: «corte crosetto »: v. Crosio.
Corde (Cascina delle-), Castellanza, VA; cfr. le Rive di CORDA, luogo nella
Grigna Sett; con CORDA, n. di un pendio ripidissimo, pr. Pasturo CO.
Forse dall’aggett. lat. corpus «tardivo; v. qui Còrrido e Regorda?
Cordusio, piazza di Milano, dial. el Cordis = Curtis Ducis,-Ducati,
Domni Ducis a. 857, 866 ecc. (Murat., Ant. It. Diss., V; Cod. Santambr.,
375; Giul. VII, 14; Colombo, Mil., 210): era la corte del ducato franco, il
palazzo di quelli che poi furono i conti, e prima i duchi, di Milano. Ne
venne il cogn. dei Cordusii (de Curtedoxi, sec. XII, Colombo, ib., 211).
Corenno (Plinio), fr. Dervio, CO. Il Pieri (Not., 8) lo ravvicina al n. loc.
tosc. C'orene, che egli (El. Etr., 159) aveva già ricondotto ad un n. pers.
*CoRENA (CorENUS). (1) L’aggiunto Plinio è ricordo della villa pliniana:
di cui però non vi ha nessun accenno nelle lettere di Plinio.
Corenziano, fr. Sorico, CO: = Corenciano, Querentianum (Cod.
Long., 806). Forse può derivare, piuttosto che da un n. personale rom.
(CorENTIUS, v. Top. Ven., 65), da COHAERENTIA (quasi sinon. di VICINANTIA):
cfr., ad es., campiva quae dicitur Cohaerenciasca pr. Fornovo di Tre-
viglio, a. 963-973, Mazzi, 251 (coerenziàa, « fondo descritto secondo i suoi
confini » è nel Vocab. Comasco del Monti).
Corgéno, fr. Vergiate, VA; dial. Corzen; = Corzeno sec, XIII (Lib. Not.).
Pare ben legittimo ricollegare direttamente questo nome con quello dei
«vicani » CoroGENNATES della lap. ciL, XI 5007 (Milano).
Coriano (Pieve di), MN, dial. la Piev: *Corelianus da coRELIUS:
cfr. Coriàno di Verona (già Coriliano), Top. Ven., 65.
Coriasco, pr. Lacchiarella, MI: = Coreliasco a. 992 (Rota. S. Ambr.
17) certam. un CorELLIACUS dal gentil. rom. CORELLIUS.
Corlegno, cascina, Avenone, BS: anche questo nome (v. Còllere), dalla v.
bresc. COLOR (CORYLUS).
Cormàno, MI: = vico Corcomanno a. 956, Cod. Long. 1061 (ex
autographo), locus Cortemano sec. XII. Il Salvioni, conoscendo solo la
forma più recente (Cortemano anche lat. eccles.), giudicò probabile un
composto Corre Ormanno (Quisq., 7); ma, movendo da Corcomanno,
intenderemo, forse più rettamente, CORTE-CUMANI: cfr. Co mana (da Cu-
MANUS, Pieri, Arno, 81.
(1) Si è già visto (Introd.) come una volta si volesse collegare questo « Corenno » col
nome di « Corinto »: come prova il n. del lat. eccles. Corinthus Plinii (!).
195 CORNEGLIANO
Cormignano, fr. Vezza d'Oglio, BS. Se non è un composto di CORTE sarà,
forse *CARMINIANUS dal n. pers. CARMINIUS, 0 “CARMINIANUS.
Corna Camozzera, monte, BG: onde il n. di CORNA, borgata, la CORNA-
MORTA, monte, Pasturo, CO; con CORNA, fr. Darfo, BS; nonchè parec-
chie CORNAZZA, CORNELLA, e CORNA. MARCIA, C. MOZZA bre-
sciane (v. Gnaga): tutte dalla v. lomb. CORNA «rupe, sasso grosso isolato,
balza scoscesa ». Così CORNA-ROSSA, monte, Lecco; e CORN-ALBA, fr.
Bracca Costaserina, BG; che ebbe il suo nome dall’alto macigno o roccia,
di scisto bianco grigio, che «a guisa di eccelso castello. domina il villaggio
dal nord» (Carrara-Zanotti) E ancora: CORNA, fr. Darfo, BS. COR-
NABUSA (Madonna della-) fr. S. Omobono Imagna, BG: «corna forata » :
assai meglio che da cornabusa (piem., lig.) « origano »? - E v. s. Mara.
Cornaggia, villa pr. Como: dal cogn. di famiglia: in dial. lomb. pari a
« cornacchia »; ma CORNACCHIA, fr. S. Daniele Ripa Po, CR, e COR-
NAGEÈERA, pizzo, Valsass. (m. 2049) presuppongono delle vere cornacchie.
Cornaiano, fr. Mombello, PV: CORNELIANUS, cfr. Cornegliano e v. Corniano
ecc. (Top. Ven. 65).
Cornale, PV; CORNALE, fr. Pradalunga, BG: è la voce cornal « corniolo »,
per es, del dial. bresciano e berg.
Cornaléto, fr. Formigara, CR; forse = Cornaleto a. 996 (Mazzi, 190);
CORNALITA, fr. S. Giov. Bianco, BG (= locus et f. Cornalete a. 1053,
Giul., 1I, 354?): collettivi in -ETUM, -ETA da cornàl, v. voce prec. Cfr. anche
INCORNAGLIO (dial. Corni), cascinale, Bagnolo, BS.
»
Cornarédo, MI: cfr. Cornarè, Top. Ven., 158: *CORNARJETUM, «cornio-
leto ». CORNARINA. (la-), Castano Primo, M/: v. Cornera.
Cornate d'Adda, MI. Se corrisponde, come vollero il Muratori ed il Giulini
(I, 408) a quella che è detta « abbatia que Coronatae nominatur» dall’a.
901 (Cod. Long., 669), il nome non se ne potrà derivare da corNUS (cor-
niolo), come parve al Flechia, ma (insieme con Coronate, v. questa voce),
forse da CORONA « extremus circa margo vel agger », (per il Rohlfs, da un
n. pers. CoroNus) Da coRoNA «series montium in circuitu positorum »
Forcell., l’anauniese krona «cresta di monte», Battisti, St. Trent., 39). Si
noti che in Cornate furono già due castelli. (Per corona v. Top. Ven., 258;
Gualzata, Bell., I, 52; II, 26).
Cornegliano, (-Laudense), (Lodi): Sarebbe stata già la villa di Cornelio Sci-
pione, secondo una tradizione che però non credo fondata. (1) CORNE-
GLIANO Bertario, fr. Truccazzano, MI; le CORNELIANE, colline pr. Sesto
Calende: *CORNELIANUS, *CORNELIANAE.
(1) Il Gabiano lo ricorda come «il borgo cui diè Cornelio memorando nome,
Mentre sfidava la boiarda (dei Boi!) possa ».
CORNELLO 196
Cornello, fr. Calolzio-corte, BG; CORNELLO, fr. Olgiate Calco, CO: poichè
il primo è situato sopra un'altura scoscesa, riferirei esso, e forse tutti e due,
piuttosto a cornell (bergam.) «roccia, rupe », che non a lomb. cornell « cor-
niolo ». V. Precornelli.
Cornéno, fr. Eupilio, CO; = locus Corneno sec. XIII (Lib. Not. e Giul.
IV, 68): forse derivato con suff. -ENO, da corno « rupe »?
Cormèra, fr. S. Maria Rovagn., CO: *CORNARIA, collett. da CORNUS, v.
Cornaredo.
Corni di Canzo, Valassina: nome di due vette o picchi; (Pizzo CORNO, PV,
« secondo alcuni per essere sul declivio di un monte, secondo altri perchè
situato a cornu Stafulae - della Staffora- (?)»: Cavagna, 110 e v. Pizzo);
CORNO o Pizzo di Tre Signori (Tonale); Val del CÒOREN, oltre il Ci,
BG; CORNONE, monte Grigna; CORNIZZOLO, monte, Canzo, CO: cfr.
Top. Ven., 258; e v. corn (Valcamon.) anche nel signif. di «roccia affio-
rante», « cima rocciosa », De Gasperi-Lorenzi.
Corno, fr. Bergamo: = Curno, a. 856: ne derivò il nome di un fundus
Curnascus a. 774 ecc. (Mazzi, 208); in Curnatica a. 1165 (Mazzi,
Sub., 362); v. voce seg.
Corna Giovine, CORNO Vecchio, S. Stefano del CORNO, Lodi: i due
primi, nell'angolo formato dall’Adda fino alla confluenza col Po (Chiesi,
442), il terzo sulla sinistra de Po: qui corno designa certo un corso d’acqua
«per la forma di esso » (Prati, NII friul. 69) (1).
Ca
Cornolo, fr. Valmàsino, SO: da corna «rupe »? Cfr. Sottocornola.
Corogna, fr. Albavilla, CO: = Corogna sec. XIII (Lib. Not.); forse è da
COLONIA (v. Crugnola); se non da cfr. con la voce milan. corogna « colonna »
(etimo preferito dal Serra, NII. lomb.) o bleniese curògna « margine del
campo » (Gualzata, Tic., 27). Cfr. però una Costa Curonècc, nella Grigna
Settentr.
Coronate, fr. Morimondo, MI (già Coronagum, Giulini VII 316): sulla
via Pavia-Abbiategrasso; da CORONA: v. Cornate.
Corpi Santi, di Milano; di Pavia, di Bergamo (Suburbiorum seu Corp o-
rum Sanctorum a. 1493, Mazzi, Sub., 239); di Cremona; di Lodi (o
Chiosi). Così furono già detti i casali più vicini a queste città, i quali,
suddivisi in porte, o in parrocchie, ecc., formavano già un solo comune con
esse. Fra le varie ragioni che si diedero del nome, pare più probabile
quella, che i loro territori (corpi = fondi prediali) « passarono per volontà
dei re di Germania dalla giurisdizione dei conti a quella dell’Arcivescovo (o
(1) A proposito di questi « Corni» scrive il Gabiano « di tre corni in guisa Con
tre villaggi un piano si distende... ».
197 CORTE
dei vescovi), insieme con la città» (Gr. Illustr., I, 45). Corpo potrebbe
forse aver avuto anche il signif. di « comunità civile », v. Tamassia, Arch.
Giurid., NS VII, 1901, 300 e sgg) — Corpi Santi è anche il n. di una fr.
di Lama Peligni (Chieti). .
Correggiòli, fr. Ostiglia, MN; CORREGGIOLI, fr. Borgoforte, MN; COR-
REGGIO VERDE, fr. Dòsolo, MN, = de Corrigia Viridi a. 1124
(Cod. Crem., I), de Corzeverda, de Corzverdo a. 1264, 1269 (Cod.
Crem., V, 33): cfr. veron. padov. Correzzo, Correzzòla, Top. Ven., 258: dal
blat. corrIGruM «lingua di terra ». Infatti ancor al presente (secondo la
Corogr., 256) nel dialetto di Mantova, ed in quelli circostanti, vive la voce
coreza per dire e pezzo di terreno asciutto e coltivato, che sorge a modo di
striscia, rialto e dosso in mezzo alle paludi ed alle terre basse che fiancheg-
giano il Po».
Correzzàna, MI; = locus Corroziana sec. XIII (Lib. Not.); come un I.
detto Coreciana, contr. di Vimercate. 1208 (Rota, Vimerc. 8): li direi
aggettivi formati su CORRIGIA, v. voce prec.
Còrrido, CO = locus Corredo sec. XIII (Lib. Not.), luogo posto «in
alto sul monte». Va ravvicinato al Còredo di Val di Non (= de Corde,
Correde, Cordiî sec. XII, XIII. ted. Còrd, Coreth), che il Prati (Ric.,
I, 32, Quist., 19, e NII. friu] 552), crede molto probabile risalga (con Ta
stessa anaptissi vocalica) all’aggett. latino corpus «tardivo ». Tale origine
pare ora anche è me di molto più verosim. di varie altre, fra cui anche
quella dall’aggett. latino corRUTUS « dirupato ».
Corsa, fr. S. Martino in Strada, MI: così detta «da Cursio Calchi, che
l’ebbe nel sec. XVI » (Agnelli). Oscuro mi è CORSENA, terreno e valletta,
Cremeno.
Còrsico, MI, = Corsico, sec. XIII (Lib. Not.; e Giul., III, 790): par-
rebbe un aggettivo in -1cus da un n. person. (cfr. Ciolico), quale Corso p.
Buonaccorso, v. Cogn. Ven., 194; se non è da Cursius n. pers. rom.
Cortabbîe, fr. Primaluna CO (sempre Cortabio nei docc.; è situato a
poca distanza da Cortenova): dimin. con -ABULUS da coRTE (v. Corteno).
Per il suff. -ABULUS v. Cadenabbia, Brabbia, Cartabbia, Morgorabbia.
Corte, n. di varie fraz. e comuni: è la voce corte, che fu dapprincipio un
«sinonimo amministr. del pagus romano, poi suddivisione della judiciaria o
finis longobardica, e del comitatus franco » (Colombo, Tic., 87; cfr. Seregni,
39-40). Più tardi si usò tuttavia in altri signif.; infatti nel sec. IX curtis
designò « peramplas rusticas domus et integras quandoque villas cum adnexis
latifundis » (v. Lupo, citato dal Porro, Cod. Long., 347); e poi ancora:
«ampi poderi con case e talora castello e chiesa » (Agnelli e v. Lorenzi,
CORTE DEI CORTESI 198
Tipi, passim). Cfr. una curticula presso Bergamo, sec. XII (Mazzi, Sub.,
9). Un CORTAIOLO, Vione, Alta V., Cam., dirà *CORTALIOLO, 0 *CORTA-
RIOLO.
Corte dei Cortesi, dalla famiglia cremon. Cortesi (Agnelli).
Corte deî Frati, CR: sarà appartenuta ad un convento.
Cortefranca, BS, nome nuovo dato al comune formato dall'unione di Bor-
gonato, Colombaro, Nigoline e Timoline. Fu formato rovesciando il nome
storico di Francia corta (v. questa voce), inteso come « franca-corte ».
Cortemilia, fr. Robecco d'Oglio, CR: credo composto di corte EMILIA: cfr.
il n. femm. Imilia (Mazzi, Sub., 387). Così una Cortemilia di Cuneo.
Cortenédolo, fr. Edolo,BS: = Cortenegulo, Corte niculo,a, 1235
(Gnaga). Lo direi forma diminutiva (con suffisso -eculo?), dedotta dal n. del
vicino Cérteno: e adattata poi a richiamare anche il nome dell’altro paese
‘vicino, Edolo.
Corteno, BS dial. Cirten, = Corteno, sec. XIII (vill. con varie frazioni):
forse è riflesso di *corruLus, dimin. di corTE, di genere maschile, quale
si ha tuttora nei dialetti dell'Alta Lombardia: cfr. curTus, Salvioni, El.
Volg., 21 e ticin. cort «cascina sull’alpe », onde il n. di due alpi di Val
Vigezzo: Cortenuovo, Cortevecchio. Un Cérten è anche n. di un torrente
pr. Iseo, BS.
Cortemrova, BG, = Curte Nova a. 908 e segg. (Mazzi, 191), de Cur-
tenova (cognome), a. 1156 (Sub., 369). Un'altra CORTENOVA (dial.
Cornoeuva), in Valsassina.
Corteolona, PV. Il Chiesi (Pavia, 136), riferendosi al Muratori, afferma che
questo « fu una volta luogo di delizie dei re d’Italia, con palazzo per la
villeggiatura, e quivi furono dati varii loro diplomi »: v. ora anche Galli Ett.,
Topon. Pavese.
Corte Palasio, v. Palasio.
Corteregia, già luogo di Bergamo: = Curteregi a. 1010 (Cod. Crem.,
D, de Curterezià (cogn.) a. 1156 (Mazzi, Sub., 379), de Curterezze,
de Curterize, in curte regia a. 1295, onde poi il cogn. Coltrezzi
(Mazzi. 49). Un'altra CORTEREGIA (S. Stefano in-), Toscol., BS = Cur-
tarezio, a. 1381 (Putelli). Cfr. Corteregia, via a Verona, Corteregi,
Pieri (Arno, 355) (si noti, come nella tradiz. notarile si alterna, la forma
CORTE REGIS con l’altra: corte REGIA (lo stesso in Viareggio). Non so se
abbia colto nel segno il Serra (Cogn. I. 535) riportando il Cortereggio
canavese, ad un *CORTORA -ICIU.
Corteregina, cascina pr. Loreto, M/: sarebbe così denominata «da Regina
è cal
199 COSNAGO
della Scala, moglie di Bernabò, che ne innalzò la chiesa » (Gr. IlIustr.,
I, 47).
Cortesa, fr. Miradòlo, PV; Villa CORTESE, fr. Busto Garolfo, MI; COR-
TESINA, fr. S. Angelo Lodig.: da varie famiglie Cortesi. :
Cortetano, fr. Sesto, CR, = Cortatano, Cortetano sec. XII (Cod.
Crem., I, 122); nonostante il Curte Attoni sec. XIII (ibid., I, 250), vi
sarà da vedere una coRTE ATTANO (ATTA, Fòrst., 154) (1).
Corticella Pieve, fr. Dello, BS, dim. di CORTE.
Cortine, fr. Nave, BS: CORTINA « vallo difensivo », v. Serra (Cogn. I, 528).
Cortivo, fr. Castello d. Acqua, SO; CORTIVO, fr. Sarnico, BG; CURTIF
Long., loc. Rovetta, BG; con CORTIVAZZO, CORTIEL, 1. bresc.: pare
dall’aggett. lat. curtIvus (applicato a: sedimen, pettia ecc. per dire per-
tinente alla corte» (Serra, Com. Rur. 66). Ma nel Veneto si ha cortivo per
«corte » (v. Top. Ven. 319).
Corvi, fr. S. Rocco al P., Lodi; CORVI, fr. Guardamiglio, Lodi: v. Top.
Ven. (197). Cfr. Piz Corvatsch, nel gruppo del Bernina.
Cervino, S. Quirico, PV: forse da Corvino n. pers. (Corvius gent. rom.) (2).
Corvione, fr. Gàmbara, BS = Corviono sec. XIII: quasi certamente sarà un
composto di corte VIONE: quest'ultimo da WIDONE: cfr. Morivione.
x
Corzano, BS, dial. Corsà; se è = braida Curtexiano a. 915 (Mazzi,
248), rifletterà #CURTISIANUS (CURTISIUS n. pers. tom.): cfr. vico Curti
sciano, Pieri (Arno, 141); altrimenti “CURTIANUS (CURTIUS).
Còsia, torr. Erba, CO, dial. Coeusa, = Cosia a. 1063 (Monti); COSIO
Valtellino, SO (anche n. di un monte e di un fiumicello, Chiesi, 434) =
vico Cose a. 980, 996 (Mazzi, 430) II Pieri (Not., 20) li ravvicinò a nomi
pers. etruschi: *Cusa, “Cosa. Vanno separati, ad ogni modo, dalla base
dell’ital. coscia: v. Coeussèla.
Coslìa, fr. Pianello Lario, CO: è forse da riconoscervi un CONCILIA, V.
Mengozzi, Città; e Bognetti, Com. rur., passim.
Cosnago, fr. Bereguardo, PV (Coreogr.). O da *COSSANACUS (*CosSoNUS,
v. CossoNIus n. pers. rom.), o da *CUSINNACUS (*CUSINNA, v. Pieri, El Etr.,
66; cfr. Top. Ven., 66).
(1) Sarebbe detto anzi Curtis Athani in una carta dell’anno 755 (secondo la
Gr. Illustr., II, 608).
(2) Vi si volle vedere naturalmente un ricordo «di M. Valerio Messalla Corvino,
che vi avrebbe avuto dei possedimenti » (v. Chiesi, Pavia, 256).
COSSAGO 200
Cossago e COSSAGHETTO, fr. Paullo, MI, = Cossago a. 1261 (Agnel-
li); DUE COSSANI, fr. Dumenza, VA: Cossiacus e CossIanus, da Cos-
SIUS, n. pers. rom.
Cossirano, fr. Trenzano, BS; = Cosirano, sec. XII (Gnaga). Può dun-
que riflettere un aggett. lat. *CossARIANUM (n. pers. COSSARIUS) o un CAU-
SORIANUM (n. pers. CAUSORIUS).
Costa, COSTINA, COSTONE, COSTINO, più luoghi così di monte come
di pianura; deriv. COSTIOLE, Cellatica, BS. Nelle parti alte sono località
sulle falde più o meno ripide dei monti; verso il piano (avverte l’Agnelli)
«sono così dette le leggere ondulazioni » lungo il corso del Po, o di altri
ilumi,
Costa deî Nobili, PV; è su un rialzo del terreno (di pochi metri elevato sul
piano circostante), detto /a Costa. Il nome Nobili è di una famiglia pavese.
Costa Lambro, Costa d’Agliate, fr. Carate Brianza. V. Costa.
Costa Masnaga, v. Masnaga.
Costanzolo (Scolo-), canale, Goito, MN. Sarà da un cogn. Costanzoli: v. s.
Villa-stanza.
Costa Pelata (Colle di-), loc. pr. Borgoratto Mormorola, PV, un’altra CO-
STA P. anche a Tremosine, BS. v. costa; Pelata varrà « calva ».
Costaricca, loc. Zone, BS: cfr. Borgoricco, Montericco, Top. Ven., 233.
Costiera (la-), sobborgo di Vigevano, lungo la riva del Ticino (Colombo, Tic.,
96): cfr. le Costiere (Top. Ven., 258).
Cévelo, fr. Iseo, BS dial. Cùel: ha il nome da una caverna (ivi cdvelo o
cien vale « caverna », cfr. Top. Ven., 259), presso il capo d'Iseo: cfr. an-
che due Cévelo (Diz. Trident.). Lo stesso sarà COVOLO, monte, Villanuova.
V. Sabbia. E v. Covo e Culveglia.
Covette, loc. pr. Casteggio, PV, dial. Cuvett: « codette »; v. Coda.
Cévo, BG: = vico Cauve a. 998, 1151 (Mazzi, 198); COVELLO, fr.
Covo, = in Cauvelle, Cauvello, in Cavellos a. 915, vico C o-
vello, Cavello a. 950, villa Covelli a. 1212 (Mazzi, 197). Sono
da ravvicinare, per l’etimo, al precedente Covelo ed a Cuasso: derivati da
covo (R.E.W. 1796, e il mio DEI, s. covare).
Cozzo, PV: nel medioevo Cuttiae (Chiesi, Pavia, 179). E’ in territorio
eminentemente piano: tuttavia può forse dover il nome ad una lieve altura:
p. cozzo in questo signif. v. Top. Ven., 258 (Cozze, Cozzuolo, ecc.) Altri-
menti da CorTIUS n. pers. rom.
Cràndola, fr. Margno, CO: luogo in altura. Mi par di vedervi, piuttosto che
201 CREMENAGA
una metatesi di *Candrula, invece di GANDRULA (v. Gandria), una dissimil.
da nn in nd (come in Candalino ecc.) da *cRANNULA. La voce krana in signif.
di « fessura » «crepaccio » (cfr. qui Crenna) è nota almeno nel dial. di
Bellinzona (v. Gualzata I, 38), e deve aver dato il nome, forse a CRANNO,
fraz. di Canzo, CO, a Crana, fraz. di S. Maria Magg., Val Vigezzo (Novara),
(un Orrido di CRANA anche pr. Domodossola). E v. Rom. Et. Wért., 2311.
Crapèna, vill. in Valle Viola (Bormio) in Val Livigno: monte le CRAPÉNE;
cfr. comasco crapena « parte superiore del fienile », « baita estiva ».
Crappw, monte, Valicamon.: dial. Cràp; con CRAPA, CRAPE, n. di altri
monti vicini; e CRAPÈR, cima, Presegno, BS: dalla voce alpina, valtell.
e bresc. CRAPP «roccia, sasso »,
Craticelle (Valle di-), aff. del Mella, BS: forse cfr. Graizzella, roggia, Top.
Ven., 320 (*cRATICEUS « graticcio »).
Cravarezza, loc. pr. Voghera; CRAVE’, loc. pr. Casteggio: da CAPRARIUS
«capraio ». Cfr. Cravéggia (= Craveggia), di Val Vigezzo, Nov.
Crebbio, fr. Abbadia Lariana CO; CREBIOLO local. antica pr. Casteggio:
lat. QUADRIVIUM (Salvioni, Not. III, 88).
Credàro, BG, = Credario (Manar.); CREDARINA, loc. pr. Lodi;
CREDERA, CR, CREDARGEUL, 1., Pasturo, CO: cfr. Credro ecc. (Top.
Ven.. 260): *CRETARIUM, *cRETARIA. Cfr. anche un locus ubi dic. a Cre-
dacio, pr. Bergamo (Mazzi, Sub., 9).
Crema, CR, = Crema a. 1167 (Vignati); Crema, Cremma (Ma-
nar.): è situata su un piccolo rialzo. Dipenderà, con Cremella, Cremona,
ecc., da una base preromana. Il Ribezzo annovera Cremona fra i nomi di
carattere mediterr. e lo avvicina all’ant. Cremera (Trauzzi, 16) (1). E v.
Cremona.
Cremella, fr. Barzanò, CO: = curte Cremellae a. 920 (Giulini, I,
446); Cremella sec. XIII (Lib. Not.); un locus Cremelina de Gar-
late, sec. XIII (Lib. Not., 52). Di là il cogn. milan. Crimella. V. Crema.
Cremenaga, VA, vill. alla sinistra della Tresa, presso il Pozzo Nero, alveo di
fiume stretto e profondo. CREMÈNO, CO, vill. (dial. Cramdée), presso la
riva destra della Pioverna, lat. ecc. Cremennum; CREMIA, CO, presso
al luogo dove precipita il torrentello CREMIA; CREMNAGO, CO: =
(1) E’ pura leggenda che « Crema» fosse così chiamata (dal latino cremare) « per-
chò accolse gli abitanti fuggiti dalla città di Parrasio, incendiata », v. Giulini, II, 408.
(Per il Cattaneo erano fuggiti, al giungere di Alboino, dall'Isola Mora, nel Lago Gerundo).
Dato che i Romani dovettero già trovare il nome di « Cremona» già esistente, e quindi
esso non è nome romano, è da escludere assolutamente un possibile raporto fra il nome
di « Cremona » (e quindi, io crederei, nemmeno di « Crema»), e le voci lombarde « grem-
mà» (cremare) nel senso di « abbronzare, arsicciare », « gremm »: strinatura, ecc.
CREMEZZANO 202
Cremonaco a. 931 (Cod. Long., 921); Cremenago sec. X. Tutti
questi nomi il Salvioni (Not., I, 37) dubitò potessero connettersi, per il si-
gnificato e per l’etimo, con Creva, Crevana (v. questi nomi), attraverso *Crev
nàga *Cremn- ecc. In Cremia e Creméno, però, questa origine è forse im-
possibile: e vi si potrà riconoscere probab. il cREM- di Crema, Cremella, ecc.
(v. queste voci). Del resto, anche per Cremenaga e Cremnago appare più
ovvia la derivazione da forme aggettivali dedotte dal n. pers. lat. cREMONIUS,
o altro simile. Da un *CREMINIAE, anche il n. di una fraz. di Iseo: CRE-
MIGNANE (già Cremini-, v. Gnaga).
Cremezzano, fr. Pedergnaga, BS; dial. Cremesà, = -esana a. 1087: v.
Cremosano.
Cremia, v. Cremenaga. CREMIO, monte, diramaz. della Galbiga, in Vall’In-
telvi. V. Crema. l
Cremnago v. Cremenago.
Creména: nominata (colonia deducta nel 218 a. C.) da T. Livio; nella Ta-
vola Vell., e da Tacito: fondata dai Galli Cenomani. Il Cluverio (It. Ant.,
I, 253) per primo ne disse il nome prettamente celtico: derivato da una paro-
la gallica CREMON, che però non è nota d’altronde. Si ricordi il iugum Cre-
monis (monte Crammont?), nominato da Celio Antipatro. Il Philipon (p.
139) considera questi due nomi come liguri, e li ricollega con una radice
KREM «essere sospeso » (?). E v. Crema. — Il rivo CREMONELLA che
l’attraversa ebbe certo il nome dalla città.
Cremosano, loc. pr. Crema, CR: forse (come cREMEZZANO, di BS) dall’ag-
P: E
gett. lat. *CREMEDIANUS, O -ESIANUS, da un n. pers. “CREMEDIUS, -ESIUS.
Ma un Cremosano, n. di persona, è ricordato nel Reg. Mant. (a. 1160).
Cremosazza, fr. Boffalora, Lodi (Agnelli): peggiorativo di *Cremése (CRE-
MENSIS)?
Crenna, fr. Gallarate, VA; = Crena sec. XIII (Lib. Not.), luogo sopra un
colle; Sagliano di CRENNA, PV; GRENA, fr. Zandobbio, BG, forse =
Crene a. 871, locus Crene a. 1021, 1064, Grene a. 1427 (Mazzi,
199); CRENNO (Sasso di-), monte ad E. di Abbadia Lar.; GRENELLO, fr.
Lallio, BG: tutti nomi da ravvicinare alla voce lomb. crenna «fessura,
screpolatura stretta e lunga nelle pareti rocciose » (Cherub., Marcora e Gual-
zata). E v. Crandola.
Crescenzago, fr. Milano, dial. Carsenzagh, = Crescentiago sec. XII;
CRESCENZAGIA, fr. S. Maria Rovagn., CO: *CRESCENTIACUS, -ENTIACA
(dal n. pers. CRESCENTIUS) (1). — Nel Cherub. è registrato il modo di dire
milan. « biscottin de Carsenzagh » nel senso di « ciottoli mal livellati ».
(1) « Crescenzago » non può essere confuso con una colonia romana detta Argen-
tiacum, com'è detto nella Gr. Illustr., I, 457; v. per questo Argentiacum s. Porta
Orientale.
203 CRISALBA
Cresmero, fiume, Crema. Se, come vuole il Bombelli, il nome era, anterior-
mente, Casimèro (oggi sarebbe Casmèr), si può pensare ad un'alterazione
del nome pers. CASIMIRO.
Crespi, fr. Capriate a Nembro, BG. Dal cognome di fam. Crespi.
Crespiàtica, MI = Crespiadega (Manar.) Sarà probabilmente *CRISPIA-
TicA, agg. dal n. pers. CrispiUs (pure da lap. lomb.) (1).
Cressògro, fr. Valsolda, CO: = loco seu vico qui dic. Cressonio a.
932 (Cod, Long. 324), lat. eccl. Grisognum. Forse potrà continuare una
n. personale quale un *CorsoNnius (*CorsoNA, Pieri, Arno, 29) o *CRAS-
sonius (CrassIinius), giacchè non son rari nella toponomastica nomi in
-ogno di questa origine (cfr. Coscogno, Fologno, Pieri, Arno, 81, 86; Aselo-
gna, Flagogna, Ragogna, Samprogno, Trigogna, ccc., Top. Ven.); ma dubito
un poco, anche a cagione della voce anche lomb. cressòn « Nasturtium of-
ficinale ».
Cresta, monte, Tremezzina, CO; CRESTA, pr. Lozio, BS; gioco di monti;
MEZZA-CRESTA, fr. Domaso, CO: lomb. cresta «crinale di monte ». Pa-
re forma derivata dalla stessa voce, il Monte Cretése, di Vercelli.
Creva, fr. Luino, VA, sul f. Tresa, con CREVECC, alpe, Baiedo (Pasturo),
CREVELONE (dial. Crealù), Melegno, BS: dalla voce iomb. creva (de-
verbale dal verbo crevà) col signif. di « fenditura, crepaccio ». Cfr. Crèvola
d’Ossola (giù Crebula, De Vit, Ossola, 209), che sorge dove il torr. s'apre
un varco attraverso alle rocce (Salvioni, Nt., I, 35).
Crevenna, fr. Erba, Co, lat. ecc. Crebena: su di un colle al cui piede
scorre il Lambro. Il Salvioni (v. s. Creva) collegava anche questo nome col
v. lomb. crevà. Men probabile mi pare un rapporto con n. person. *CRE-
PENA, base proposta dal Pieri (Not., 20) per Crevenna e per Crapena (v.
Crappo).
Crezzo (lago di-), Oliveto Lario, CO: *cARICEUS? Cfr. Crezi ecc. Top.
Ven., 320 n.; Cresso, di Novara; e i Crés, che l'’Orlandi mi dava come
altro n. di Esino Sup. (Como).
Crippa, fr. Barzano, CO, = de Crippa, in Crippa a. 972? (Cartol.
14), Crepa (in plebe Alliate) sec. XII, ib.: lomb. crepp « spaccatura »?
V. Top. Ven., 259; e Iud 70. Di qui forse (e non dal n. pers. AGRIPPA)
il cogn. Crippa, frequente in Lombardia,
Crisalba, monte, Aprica, SO: pare “ECCLESIA ALBA; V. Ghisalba; cfr. la for-
ma nònese Gresia (Prati, Ric., II, 209).
(1) L’Agnelli riferisce essere opinione di qualcuno che il nome di « Crespiatica »
derivi dall’erba « crespola » (Pyrethrum parthenium) che colà germoglia in gran copia.
CRISTALLO 204
Cristallo, monte, Bormio (propr. a designare il ghiacciaio): it. cristallo: cfr.
Curc’lina, valle in V. Leventina (Salv., Not., I, 36).
pi
Crivellino, loc. pr. Casteggio, PV: dial. crivlén « crivellatore ».
CRIVIASCA luogo in plebe Gorgonzola, sec. XIII (Lib. Not.). Donde? Il
Massia suggeriva un “cLIVIASCA da cLIvuUS (v. Clivio).
Croce, fr. Menaggio, CO; altre, fr. Gussago, BS; Pescarolo, CR. ecc.; CRO-
CE, CROCETTA, CROCIONE, loc. Lodi (Agnelli). Corrisp. all’ital. cro-
ciera: le CROCIERE, Lonato BS.
Croda, fr. Musso, CO; CRODELLLO, cascina, Pontoglio, BS: certamente in
rapporto con la voce lomb. crodà «cadere», e quindi con bellun. trevis,
croda «cima, parete rocciosa» (v. Top. Ven., 260). Cfr. Crodo Val d’Os-
sola. °
Crone, fr. Idro BS = Crona a. 1609: forse « corone »? Cfr. Cornate, Co-
ronate. V. Crone, Diz. Trident.
Crosgalle, v. Grosgallie.
Crosio (-della Valle, VA = Grosso (Giul.); via dei CROSI, Clusone
BG; CROSIO, CROSIA, CROSIE, CROSE, CROSONE, SCROSIE, molte
località nei dintorni di Voghera (= Crose, Croxis, Crosam sec.
XII, XV, Maragl., 130): è sempre la v. lomb. croeus « sentiero di monte sca-
vato dall'acqua » (Gualzata, 39), e il lat. mediev. cROSA « anfratto, via infos-
sata », del Bosshard (p. 149): il quale ricorda, fra altri, una Crosa Mai
nardi dell’a. 1164, dal Cod. Dipl. Laud. II, 15. Verrà qui anche COR-
CROSETTO, local. pr. Gromo, BG: da scomporre in « corte Crosetto ».
Crotèsi, fr. Casteggio, PV, dial. Crotìs; = castro de Crotexe a. 1223
(Cavagna), Crotes a. 1674: lo credo aggett. in -ese derivato da crotta:
v. voce seg.
Crotta d’Adda, CR; = loc. et f. Crota, curtem Crottam a. 958 seg.
(Mazzi, 200-3, Cod. Crem., I, 41), luogo sulla sinistra dell'Adda; CROTTA
Anguissola, e CROTTA nuova, fr. Bordolaro, CR; Crota, loc. di Pa-
sturo CO, sec. XVII; CROTTO, fr. Lèzzeno, CO; CROTTI, fr. Moltrasio e
Pianello, CO; CROTTI di Chiavenna (grotte, con profondi meandri), CROT-
TI di Prosto, Bormio: lomb. crotta «cantina», crott, crottén «luogo in-
cavato » (v. Top. Ven., 260). Un cognome bergam. Grotta, de Grota
(a. 1156), derivò probabilmente dall'aver abitato quella famiglia «vicino a
qualche arco del muro cittadino abbandonato (sub crottis, super crot-
tis); od agli avanzi di qualche grandioso edificio, come l’anfiteatro » (Maz-
zi, Sub., 82 n. 385-6).
Crugnola, fr. Mornago, VA, lat. ecc Crognola; CRUGNOLA, antico
n. del sobborgo di S. Agostino, a Como: già inteso come = coLonIoLA dal
205 CUIRONE
Monti (Dizion. Com.): diminutvo di corogna, v. Corogna, Cfr. anche una
cascina CRUGNOLO, Caino di V. Trompia.
Cuasso al Monte, VA: = locus Cuvasi, Cuwaxi sec. XIII (Lib. Not.):
c'è un antico castello sul dorso di una rupe, composto di torri e di mura-'
glie...» (Corogr.). Sarà dunque, come il canav. Coasso, la voce lombarda
(comasca) codsc «covo, caverna », dipendente da quella base, di cui v. s.
Covo. Il Coasso canavese, secondo il Serra (Vie, 287) ricorda forse gli avanzi
di un grandioso ponte, V. anche il n. canav. Quassélo (Massia, Etim. di Quas-
solo, 1910). La forma dimin. di questo covo starebbe nel -cuè! di CANCUÈL
di Ricengo, Crema, secondo il Bombelli.
Cucca, fr. Codogno; altra fr, Meleti (Lodi); le CUCCHE, fr. Paderno Os-
solano, CR; Bocca della CUCCA, Soprano di Gardone, BS: è la voce cuccA
tv. Top. Ven. 26), che in V. Trompia e V. Sabbia (v. Rota) equivale a coca
«cocuzzolo, altura ». V. Cocca e Cucco.
Cucciago, CO, dialett. Cusciagh, = de Cuciaco a. 981 (Cod. Long,
583): *CuttIAacUS dal n. pers. CUTTIUS: v. Cucani (Top. Ven., 66).
Cuccio, fiume in Valcavargna (Porlezza): (anche scritto Cucchio), v. alla
voce seg.
Cucco, fr. Montegrino Valtravaglia, VA; MON-CUCCO, fr. Brugherio, MI,
lat. ecc Mons Cucolus: la villa Andreani vi si eleva su di un rialto;
MON-CUCCO, fr. Vernate, MI; altro, fr. Traona SO; Monte CUCCO, fr.
Gardone BS; MONCUCCO, pr. Introbbio (Orlandi); MON-CUCCA, fr. Ca-
saletto Lod. (Agnelli); MONTE-CUCCO, fr. Acquanegra MN; un altro, fr.
Casalpust. CR; Crenna Montiscuchi è rammentata nel Manaresi. Ri-
corre in tutti la voce cucco «altura tondeggiante» (cuch «sasso aguzzo »
nel dialetto di Bormio, v. Longa), per cui v. Bianchi, Arch. Glott., X, 312,
Top. Ven. 261. E v. qui Piecucco.
Cuggiono, MI, già diviso in Maggiore e Minore; = Cuciono a. 1097 (Giul.,
II, 635), altrove Cusonum, Cuzonum, lat. ecc. Cugionum:
acerescit. di cozzo: v. Cozzo.
Cugliate fr. Val Marchirolo, VA: forse di origine non diversa da Cogliate:
v. questa v. Per il Rohlfs, forse, dal n. pers. CULLIUS.
Cugno Super., fraz. S. Brig. BG; dosso dei CUGNI (dial. Cine), Gussago,
BS; val del CUGNO, Paitone, 85; CUGNOLO, fr. Sondrio; CUGNOLO,
BG, dial. Chignoeul; = Cugnolio a. 1152 (Mazzi, Sub., 301); CU-
GNOL strecc, e C. larg, e Val CUGNOLETTA: costoni e valli nella Grigna
Settentr.; v. Chignolo; e cfr. bresc. cone « cuneo ».
Cuirone, fr. Vergiate, VA; = locus Cuvirono sec. XII, luogo sopra un
colle: forse va con Cuasso, Cuveglio; riflettendo un derivato dalla stessa
base, con suff. ARIONE.
CULTONIO 206
Cultonio, Varenna, CO: cfr. Coltaccio ecc. da cuLTUM) Pieri, Arno, 309.
V. Coltelli.
Culveglia, malga e lago, Cérteno BS, dial. Ciilvecla (m. 1890 e 2247), già
Culvegla. Lo Gnaga, ed anche il Serra (NII. Lomb.) ammettono che la
prima parte del n. sia la voce valcamon. cùL (bresc. ciien, cdvel: v. qui
Cével), nel senso di «cavità, riparo sotto rupe »; cfr. un Passo del CUL,
Provaglio, BS; e CUL (del Grimoldo), Oltre il C., BG. Nella seconda parte:
-vegla, non pare sia da vedere un lat. VIGILIA, ma una contrazione da *ve-
decla (*ViTECULA), v. Vedecla.
Cumignano sul Nav., CR; = Camuniano (?) a. 795, Cuminianum,
Communiano a. 915, 919 (Mazzi 206): *ComunianUS dal n. pers. Co-
MINIUS (anche in lap. lomb.).
Cunardo. VA, = locus Cunardi sec. XIII (Lib. Not.). Da un n. personale
(forse H'uNnARD, Forst, 933).
Cura (-d’Affaitati), fr. Castelverde, CR: CURA (-Carpignano), PV; le CURE
Montis., BS; Riva di Cure, Salò: almeno in qualche caso, da Cura, data dal
Melchiori come v. bresc. che vale «luogo dove si curano e imbiancano le
tele »; cfr. CURANDA, cascata, pr. Urago, BS. V. poi a parte Affaitati, Car-
pignano.
Curdomo, comune di cui Curno è una fraz., BG: forse Corn-DoMmus? Per
domus, v. Domo.
Curìglia, VA: luogo fra i monti (lat. eccl. Curilia): dal n. pers. lat. Co-
RELLIUS e CURRELIUS: v. Coriano.
CURIVOLA, locus plebe Arzago, sec. XIII (Lib. Not., 191, 399). Che sarà?
Curmasco, fr. Treviolo, BG: luogo prossimo a Curno: = fundo Curna-
scusa. 774, de Curnasco a. 857 (Mazzi, 207): aggett. da Curno, con
suff. asco.
Curno, fr. Curdomo, BG: = de Curno (più volte) a. 856 (Mazzi, 208):
forse sarà da corNUS « corniolo » : cfr. (per la fonetica) berg. urs., furca.
Curtatone, MN: dial. Curtaton; = Curte Atoni a. 984 (Tirab., I, 242),
Curtis Attonis sec. XIII (Cod. Crem., I, 346); così detta da ATTONE
(od Azzo) Adalberto conte di Modena (Tirab., loc. cit., v. Rom., XXXV, 213).
Curtìno, fr. Selvino, BG: dimin. di cort masch,. v. Corteno. La forma ac-
crescit, invece, in (Cantèll) CURTON, pr. Pasturo.
Cusago, MI), = Cusiaco a. 892 (Giul. I), loc. et f. Curadi a. 959 (Cod.
Long., 1078), e forse Cotiaco a. 1045 (Giul., II, 316), lat eccl. Cutia-
gum; CUSSAGA o CUZAGA, Toscol., BS, = Cusaga a. 1085 (Bottazzi);
forse sarà un *CusIacus dal n. pers. CusIUSs.
207 cuVIO
Cusàno, Seveso, Monza; = de Cuxano (Giul., II, 659), lat. eccl. Cusa-
num; CUSANA (S. Maria alla), Gorgonzola: CUSIANUS, -A v. voce preced.
Dal primo provenne il cogn. di fam. Cusani, onde il n. di CUSANA, roggia,
Lodi. .
Cusìco (S. Pietro-), fr. Zibido S. Giac., MI, = Cugigo, Cod. Dipl. Mil., lat.
ecc. Cusicum; cfr. Cusighe di Belluno (da Cusius n. pers., con suff.
-1cus) Top. Ven., 66.
Cusîno, CO (lat. eccl. Cusinum), presso la riva del f. Cuccio; Cuxina
Ebli, luogo nominato con Lovaria, Cremona, a. 1033 (Cod. Crem., 1): da un
n. pers.: Cusinus (cfr. v. preced)?
Cuveglio in Valle, fr. Cùvio, CO, dial. Cuvej, Chej a. 1284 Cuvellio, v.
Bognetti, Orig., Append.: v. Cuvio.
Cùvio, CO: = Cuvium (Manar.), (loco) Cuvi, a, 1112 (Rota, Var.); dà
il nome alla Valle CUVIA, Il Salvioni (Not., II, 90) lo collegò coi nomi indi-
canti «cavità », veduti alle voci Covo, Cuasso. Rispetto a Cuvio il n. di Cu-
veglio starà come it. coviglio a covo: v. Pieri, Serchio, 178; s. copiglio.
Dagna (Valle di-), Torre S. Maria, SO: da collegare con Agna nome specia-
le di torrenti, ad es. toscani (Pieri, Arno, 18)? G. Olivieri però (Guida p. 137)
ricorda un (Piano) DAINA, che dovrebbe il nome al cognome di un alpi-
nista.
Dairago, fr. Arconate, MI, = plebe Dairago sec. XII, Daiarago sec.
XII (Lib. Not.): composto di AD-*ALLIARIACUM (dal n. pers. ALLIARIUS) di
dove anche il n. di Zerago (v. questa voce). Senza la preposizione AD ne fu
dedotto invece il cognome degli Airaghi: dal quale il Flechia, pure sfug-
gendogli Dairago, aveva supposto, molto felicemente, un n. loc. *Airago. La
prepos. lat. AD è conglutinata in altri nomi di luogo: Danglo, Dacque, v. An-
golo, Acqua; e qui Dalzio.
Dalco, monte, sopra Tremòsine. Non so che sia.
Dàlmine, BG: locus et f. A lmene, a. 975, vico Almene a. 978, comune
di Almine a. 1263 (Mazzi, 211-2). E’ ben lontano da Almenno (già Le-
menno) e forse ben distinto, anche per l'origine, da esso. Par di doverlo
ravvicinare al n. pers. rom. ALMUS, supponendone un *ALMINA (di cui Al
mine sarebbe il genitivo): cfr. (Alpe DALMO, Corteno; (Cascina) DALMONE
Prestine BS.
Dalò, fr. S. Giacomo Filippo, SO: cfr. la S. Maria in Alò (vicent.) di Top.
Ven. 359: dal nome pers. Alò (Eligio).
Dàlzio, cas. Curdomo, BG, dial. Alz; = de Alese, Alse, a. 867, 879
(Mazzi, 212), de A/se, cognome, a. 1156 (Mazzi, Sub., 295. Forse è da sup-
porre che rifletta una forma abl. locat. plur. ALLIcIS (dal n. pers. Jat.
ALLICUS), allo stesso modo dell'Alice di Acqui (v. Serra, Com. Rur. 28). La
D iniziale di Dalzio è naturalmente quella della prepos. lat. AD: v. Daira
go ecc.
Damnìs, Cascina, Ballabio, CO: dal n. pers. DANIXIUS, v. Cogn. Ven. Eug. 130.
Dàrdani (Grotta dei-), in Valsassina (dial. di Darden): lomb. dàrdan «bale-
struccio ».
209 DECINISIO
Dardanéni (Torre dei-) pr. Lodi. Venne dal cogn. della fam. lodigiana omo-
nima (Cod. Crem.).
Dardo, Induno, VA; DARDI - casale, loc. cremon. a. 1000 (Cod. Crem.);
Sasso dei DARDI, nella Grigna Sett.: i primi dal n. pers. OpARDO; l’ultimo
forse da DARD « balestruccio ».
Darengo (Laghetto. e Alpe di-), nell’Alpe di Livo, CO. Da un Odalengo?
Darfo, BS (e Rocca DARFO ivi presso); = (loc. ubi) A /fi nomin, a. 1022;
de Darvo a. 1086, Odorici, V, 73; Darfum, sec. XIII (Gnaga): direi da
un AD ALFO: questo, nome person. (v. per Alfano, Serra, Cogn. It, II 81).
Cfr. Montalfone o -arfone, Pieri, Arno, 68.
Dascio, fr. Sòvico, CO. Donde?
Dasdàna, monte, Alpe Camon. (Desdane a. 1473, Bottazzi). Forse *dese-
dana da dasèda, e questo dalla voce alpina dasa « fronda delle conifere »?
Dìsio, fr. Valsolda, CO: è il Das che dà il soprannome al Carlin de Das del
Fogazzaro. Il Salvioni (Mesole., 60) ci sospettò un rifoggiamento di un dia-
lettale i dàs « abies alba ». Forse verranno da qui anche: DAZE, Forno d'Oro
e DAZZE, Provaglio, BS.
Daste, fr. Bergamo; = vico Aste a. 955, loco Aste a. 1143, commune
de Aste a. 1331 (Mazzi, 213 e Sub., 54); onde fu denom. la Valle d’ASTI-
NO = loco Astino, de Astino sec. XII (Mazzi, Sub., 5, 79). Se, come
è verosimile, la base è la voce it. settent. LasTA («lastra », v.Top. Ven., 271;
Rom. Et. Wért., 2863) si ripeterebbe qui il caso del n. del fiume vicent. Asti-
co, scritto così (e con Lastico) già nelle carte del sec. X: ove anch'esso sia
da *LÀstICUM (v. Top. Ven., 272 n.).
Davaglione, torr., Pendolasco, SO. Cfr. il n. tosc. Avaglio, Pieri (Arno, 365)?
Davèna, fr. Vezza d'Oglio, BS: AD AVENAM? V. alla Vena, Pieri (Arno, 227).
Davèrio, VA, = Daverio, locus Divirio sec. XIII (Lib. Not.): forse
composto di AD e n. pers. Averio (Bonaverio, v. Serra, Cogn., II, 599)? Ri-
cordo il cogn. lomb. Daverio.
Dazio, pr. Morbegno, SO: luogo dove si riscoteva un « dazio »: v. Gualzata
(Bell, 77).
Debbio, (Chiesa di), Mandello, CO: meglio che da un AD EBULUM (Sambucus
ebulus): da DEBELS « debbio » v. Serra, CR. 134.
Decimo, casale pr. Lacchiarella, M/: = loc. et f. Decimo (Cod. Long.,
340), (poichè non vi si può trattare di Desio): a dieci miglia da Milano.
Decinisto o Dicinisio, fr. Sormano, CO: forse deriv. in -Icus dal gentil.
rom. DECENNIUS.
14. - Dizionario di toponomastica lombarda
DEGAGNA 210
Degagna, fr. Salò, BS: già curtem de Decania (Odorici): DECANIA sede
del « decano» pubblico ufficiale inferiore dell’età longobarda e franca (v.
Colombo, Mil., II, 20) o suddivisione territoriale (1). Una decania Diverii
(v. Daverio?) è ramm. in un doc. dell’anno 1200 secondo il Cavalli, II, 53.
Degnone, torr., Salò, BS, dial. Degnò: detto anche Degno (un montem D i-
gnum ad a. 1037 in Mazzi, Sub., 58); onde l'attributo del n. di ONO DE-
GNO, fr. di Pertica Bassa. Forse dal n. pers. rom. DiGNIus? cfr. una Val
DEGNA, Breno. Anche il Monte DENNO, pr. Brescia, secondo lo Gnaga,
sarebbe = Digmno nel sec. IX (v. Odorici).
Delebio, SO, = locus dict. A/ebio a. 870 (Giul., 252), Adelebio, a.
1203. Forse dal n. pers. rom. ALLEVIUS; se non da EBULUM (Sambucus ebu-
lus), concresciutovi del nella forma attuale, ed al nella forma anteriore Ale-
bio. Cfr. tosc. Lebbio (Pieri, Arno, 233). ù
Deleguaccio, alpe e lago in Valsass.. (Oralndi). Probab. composto di del-, e
e un eguàss, pari a ital. « acquaccio: v. Algua.
Delizia, fr. Costiglione d'Adda, Lodi. Sarà nome datovi da proprietari di una
villa: cfr. Casarsa della Delizia, Udine (v. Gioiello, Letizia). Non direi sia
da vederci il n. person. femminile DELIZIA, preferito dal Serra (NII. lomb.).
Dello, BS, = plebe de E 7/0, castrum E/li, a. 1178 (Giul., III, 629). Forse
da un n. pers. *Adèllo o *Edèllo (da Apo, Eno, Fòrst., 152, 448) v. Ello e
Edolo. Per lo Gnaga, DELLO ricorre come n. di persona a Brescia nel sec.
XIII (v. Lib. Pot.).
Delma, fr. Rodengo, BS: ivi presso: monti d’Elma, Gr. Illustr., II, 371; vill.
nella valle Delma, = Delma fiuvius a. 852 (Cod. Crem., I), inter duas
Delmes a. 919 (Mazzi, 206, 258): v. la voce seg., con cui forse ha origine
comune.
Delmona (Pieve-), fr. Gadesco, CR; vill. sul fiumic. DELMONA = in Del-
mona anno 990, 1017 (Mazzi, XXXIII; Cod. Cremon., I) Delmona locus,
castrum, vicus, ibidem; DELMONAZZA, DELMONCELLO, DELMONCI-
NA, nomi di altri corsi d'acqua del territorio cremonese. Farse non sono
di origine preromana; ma; probabilmente, insieme col n. Delma da cui gli
altri furono dedotti, come se esso avesse il valore di un n. comune (come
di « fosso », «canale», ecc.) può aver origine da un nome di persona: v.
ADELMO (Férst., 156); un Adelelmus qui et Azo (dicitur) è nominato nel sec.
X (Cod. Crem., I, 42); cfr. Adelmano a. 956 (Giul., I); la Chiesa anno-
vera anche un S. ApELMO vescovo inglese m. nel 709.
Demo, fr. Cedègolo, BS: forse composto di AD e del n. pers. Emo (Aimo)?
(1) Il Mengozzi (Città, p. 116, n. 3) ricorda che in un «locus Colegaria» si
trovano ben sei « decanie », secondo un docum. modenese dell’anno 803.
211 DESENZANO
Dentro, (Val di-), SO: « valle interiore », « superiore » (in Valsassina ignèni
valle « settentrionale »).
Dèrgano, Derganino, fr. Milano, dial. Dèrghen Derghenin. E’ nome difficile:
ma mi sembra possa venir ricollegato col nome di un mitico eroe Iigure DER-
Kynos (v. Philipon, 139), se non piuttosto con ui voce gallica *DERVULUS,
dal gallico DERVOS « quercia » V. Dervio.
Denervo, monte, Alto Bresciano. Che è?
Derlo (Foppo del-), già luogo nei Chiosi di Lodi (Agnelli). Cfr. it. gerlo?
Dermàgni (Ca’ de’-) fr. Deròvere, CR: da un cognome, affine forse a Zer-
màn «germano ».
Dernesso, loc. pr. Clusone, BG: pare pure a me un *erness (berg. erna «ede-
ra»), premessovi Ap; cfr. DERNAL (o Adernàl), n. di una cima, in Val
Camon. media.
Derotta (Lago-), loc. Pozzuolo, MN: cfr. sors Derrotae (DIRUPTAE), Top.
Ven., 290.
Derévere, CR, = locus Duo Robori dicitur, a. 1013 (Cod. Crem., I): è
dunque DUO ROBORA: v. Rogoredo, ecc.
DERROCATA, via pr. Vigevano, sec. XIII (anche Derechatta), Colom-
bo, Tic., 126: cfr. Cal Derochada, Top. Ven., 217: it. «diroccata» (cfr.
Valsass. deròch «casa cadente », v. Càrev). Cfr. un 1. ubi dico Diruvina
ad pr. Tortona, a. 1008.
Dèrvio, CO, = Derve a. 814 (Cod. Long.), Deuri a. 841 (Rota, Vimerc.);
de Dervi a. 905 (Giul., I, 424), plebe Dervio, in Dervi sec. XII, XII
(Lib. Not.): fu voluto ravvicinare stranamente al n. di Delfo, ed è infatti
Delphum nel lat. eccl. Si è osservato (Gr. Illustr., II 1210) che il paese
dovrebb’essere di origine recente, essendo posto sul cono di deiezione del
torr. Varrone; ma questa non sembra ragione sufficiente a provare che il no-
me sia moderno: fra l’altro, la fraz. più antica è addosso al monte. Il nome
si collegherà forse col tema celtico DERVO (gall. DERW « quercia » v. qui Dèr-
gano), se non col nome delle dee DERVONNAE, tutelari del gallico pago dei
DERVI (Corp. Inscr. Lat., V, 5791). Credo sia da escludere un rapporto col
lat. ERvuM «lero, rubiglia »; e, tanto più, col verbo lomb. dervì « aprire ».
Desco, fr. Campovico, SO; Ponte del DESCO, ivi: lat. piscus «tavola »?
Desenzano al Serio, fr. Albino, BG; = de Senzano a. 1222, de Disen-
zano a. 1263 (Mazzi, 212); DESENZANO del Garda, BS, = Disen-
zianum, a. 878 (Bottazzi) de Disenzano a. 1107 (Odorici, V), D e-
scenzano a. 1126, de Gizinzano sec. XII (Reg. Mantov.): *DECEN-
TIANUS, aggett., da DECENTIUS, n. pers. rom.
DESERTO 212
Deserto fr. Paderno, CR; DESERTO, fr. Cuasso al M., VA; Casa-DESER-
TA, Laveno, VA: cfr. Poggio diserto, ecc., Pieri Arno, 278: e v. qui Vi
deserto.
Desio, M/; = (loco) Deusio, a. 956; (vico) Deussio, Deusio, a. 968-
998: Dexio a. 1158, Vignati, Cod. Dipl. Lomb; Desio Chron. Parm.
(R.I. Script.). Poichè la forma Deusio sulla quale il Salvioni (Appunti, 247)
si fonda per escludere l’origine da DECEM (« dieci ») o da DENSUS, che aveva
già proposto (in Not., IV, 6) (per il Cantù risalirebbe a DECIMUS), che è cer-
tamente più antica ed autentica di Dexio e Desio, penserei che DESIO
possa riflettere un nome pers., quale “Dèuzo (Teuzo, Deozza in Fòrst., 1417),
con una riduzione del dittongo ew in e, affine a quella che si ha (per restare
fra i nomi germanici) in Tiépolo da TruPoLo (v. Cogn. Ven., 166). Risulta
superfluo, ad ogni modo, ricorrere, come fece il Rota, per, escludere l’origine
del nome da pECEM (millia), al fatto, constatato, che Desio non si trova affatto
a dieci miglia da Milano, « qualunque delle strade romane si ponga a base
del calcolo ».
Deviscio, casette verso il M. Resegone, Lecco: forse dal lat. “*DEVEXUS
« declive », cfr. Massia, S. Sebast., 282 (ital. antico devesso).
Dezzo, fiume nella Val di Scalve, BG (già Valles Decia?): coi villaggi
DEZZO, DEZZOLO: forse ha il n. dal gentil. rom. pECIUS; non facilmente
dal leccio: cfr. bresc. less ecc.
Diano, laghetto pr. Foppolo, BG: da piaNUS «volto a mezzodì» (cfr. Già-
nico)? Secondo il Redaelli (p. 125), presso Civate (CO), un viottolo è detto
(Selva) DIANA.
Diàvolo (Lago, Pizzo del), luoghi dell’Alta Val Brembana: così detti per la
difficoltà della via che vi conduce. Ponte del DIAVOLO, Bormio: uno dei
tanti, così demon. per la loro ardita costruzione; Casa del DIAVOLO, pr.
Inzino, BS.
Didone, v. Casteldidone.
Dipinta (Porta), di Bergamo Alta: v. vari altri composti con l’agg. latino
PICTUS ecc. alla v. Corbetta.
Disciplinî, via di Milano. Il nome le venne dato da una proprietà di Drsci-
PLINATI: cfr. DISCILINA, loc. a Leno, BS.
Disderolî, fr. Locatello, BG: dal n. pers. *Disderdlo, dimin. di Disdéro, DE-
sIDERIUS: cfr. Duxderius, n. per. Manar.),
Distore, fr. Sale Marasino, BS. Che è?
Divisa, fr. Marcignago, PV: forse da DIVISA «divisione in parcelle », per cui
v. Serra, Com. Rur., 27. Diversamente Ettore Galli (p. 58) la crede cosi det-
213 DOMO
ta per esser un’azienda « divisa » da un’altra, insieme con la quale dipendeva
già dal predio di Caliniacus (v Calignago).
Dizzasco, CO. Pare un aggettivo in -4sco da un nome pers., con aferesi della
vocale iniziale, come Odizzo.
Doàff, alpe (m. 1154), Corteno, BS: andrà ricollegato con DOARÈ, DOA-
SEL, altre alpi vicine; e DUADELLO (Valle del-), Pisogne, BS: e quindi
ricondotto alla v. lat. 1ucuM (lomb. Z6v, #df, bresc. dàf); con -dff forse da
-‘ATUM. Cfr. FAÈFF, di Presegno (con ff ascitizia). Cfr. anche MON-DOAL,
Ziumiè, BS: Mons JugaLIs. E v. Giogo, Zone, Zovo.
Dobbiate, fr. Daverio, VA (cfr. Valle DoBBIA, in V. Trompia?) Il Flechia
propose già due etimi: *DUPLATUM (da DUPLUS) e AD *OPULATÙM (da oPU-
LUS, «oppio », « acero », lomb. opi, opol, piem. obi). Questo secondo mi par
più probabile. V. Dubino e Ubbiate. Il Rohlfs pensa ad un deriv. dal n. pers.
Dovius.
Dois, (Val-), Alta Val Pallobbia, Breno, BS. Anch'esso da JuGuM?
Dolàra (Cascina-), fr. Corte de’ Cortesi, CR: cfr. lat. DOLABRA « accetta »?
Dolo, fr. Sirico, CO (onde un Dugale del Dolo). Cfr. il Dolo di Venezia (già
Daulus: dal n. pers. DADULUS).
Dolzago, CO, lat. ecc Dulciagum = Dolzago a. 1456. E’ in ter-
ritorio assai fertile sui colli di Brianza. Tuttavia non direi da DULCIS (v.
Campodolcino e Top. Ven., 218), ma da DuLcIuSs n. pers. rom., con suff.
-acus. Già lo propose il Flechia, e cfr. Dolciano di Chiusi (Pieri, Arno, 142).
Domàsco, CO; = Domacio, a. 851, Brivio 170, (de) Domace, 1114
Serra, Com. Rur., 187; de loco Do maxa a. 1104 (Monneret); Doma-
sium (Manar.) Il Salvioni (Quisq., 14) lo registra fra i n. in -aso, ch'egli
credette riflettere delle torme in -ACE (-AX -ACcIS). Il nostro nome però mi sem-
bra richiamare, con una certa verosimiglianza, il n. gentil. lat. DOMATIUS; per
il Serra (loc. cit.) riffeite una forma pommacis, ablat. loc. plur., formato
dal nom. vir. barbar. DoMMUS.
Dombastone (passo di-): nei monti fra la Valcamon. e la Valtellina. Secondo
lo Gnaga il nome verrebbe dal soprannome di un sacerdote alpinista che
usava portare il bastone da montagna.
Domenegasco, fr. Noviglio, MI, = Domengasco (Giul., III, 312): cer-
to aggettivo con suff. -Ascus dal n. pers. DOMINICUS.
Domo, fr. Porto Valtravaglia, VA: lat. eccles. Domus Vallis Trium Val
lium: la sua chiesa era fino al 1165 la matrice di tutta la pieve di Valtra-
vaglia (Corogr., 299); DUOMO (S. Peder de Dom), fr. Rovato, BS. Da
Domus (domus ecclesiae, o domus Dei? v. Schiaffini, 21), nel significato di
€ pieve ». Cfr. Domo d'Ossola.
DONA 214
DOMOFOLO, ant. castello sopra Traona, SO (oggi Castel della Regina,
Chiesi, 440): cfr Domafollus Capra, nome di un cremonese, a. 1185
(Cod. Crem., I, 159), e Domafolli (Cogn. Ven., 188): soprannome simile a
quello della voce ital. battifolle. L’Avogaro (Terr., II, 11), a proposito di un
Malfolle vill. pr. Bologna (già Domalfolle) cita anche, come nomi di
analogo signif., Abbassafolle e Cazafolli.
Donà (S. Giovàn-), a Pavia, volgarm. S. Giov. di Dònn, ed anticam. S.
Giov. DoMNARUM (ossia « delle Monache »). Il Salvioni (NII. lomb., 1902, 364)
lo ha segnalato, come riflesso (raro) del genitivo in -ARUM.
Dondone (Mon-), v. Mondondone.
Donegàno, fr. Moltrasio, CO: *DOMINICANUS, derivato da POMINICUS, proprio
del « dominus » (v. Arch. Glott., IX, 352 n.). E v. Donga.
Donelasco, PV: credo sia aggett. in -Ascus dal n. pers. DONELLO.
Donga (la-), loc. pr. Mandello, CO; DONGO, CO: = Dungusa. 859 (Giul.).
Dungas (Cod. Long., 347): donde il nome MON-DONGHI, e la valle
DONGANA o DONGASCA, ivi presso; cfr. Val DONGOL, Cremeno, CO.
E’ l’aggett. lat. *#poMNIcus (pomInicus), nel signifi. di cui s. Donegano:
cfr. qui Valdonica; Casadoneca (in territ. cremon.) a. 1196 (Cod. Crem.,
D; ed il cogn. bergam. de Curtedoga, de Curdoga (a. 1156, 1203,
1230), in cui il Mazzi (Sub., 367) acutamente sospettò Un CORTE DOMNICA.
Per altri nll. da questo agg. v. Top. Ven., 217, Pieri, Arno, 217 (1). Cfr.,
per la forte sincope di -doga: Pioga da PuBLICA, Top. Ven., 232.
Dom Marco, fr. Codogno, M/ (Agnelli): sarà da un cogn.: cfr. Donzorzi,
Cogn. Ven., 202.
Donna, roggia, tratta dal Sillaro, Lodi (Agnelli. DONNE (Cascina delle-),
fr. Robecco Oglio, CR: questo per qualche monastero da cui dipendeva.
Dorada, fr. Lodi (Corogr.). Il Serra lo spiegherebbe o da DORATA, n. di una
porta (v. Porta Orientale), o da un n. pers. o cognome DORATO (lat. AURATUS),
che fosse stato così detto per il colore biondo dorato. Doradus, Deo-
ratus è nome che ricorre in doc. piemont.
Dorderio, fr. Brugherio. M/, = locus Dordera sec. XIII (Lib. Not.): dal
n, lomb. del tordo: dord; cfr. le Tordare, 1. vicentino (Top. Ven., 205); bresc.
dordèr «roccolo da tordi ».
Dordo, torr. affl. del Brembo, Ponte S. P., BG; DORDONA (Passo di-), Fu-
sine, SO (onde: lago di DORDONA). Come il primo, così il secondo n.
dipenderà forse da dord (v. voce preced.); il Pieri (Not., 20) lo ravvicinava
ad un n. antico *DURDONE.,
(1) Il n. di « Dongo » non può dunque riferirsi affatto ad una presunta base aduncus
per trovarsi il paese in una insenatura del lago di Como (v. Chiesi, 147, Corogr., 299).
215 DOSSI
Dorga, fr. Castion Presolana, BG. Credo vada ricollegato (cfr. Doérgola, n.
di un affluente della Secchia, Quistello) col n, della valle TORGOLA (dial.
Dùrgola), Collio, BS: che riflette il lat. TURBULA: v. il n. del rio Dérbora,
Piac. (nei miei NII. Emil.); e cfr., per il trattam. della conson, iniziale, il
Dorderio testè veduto,
Dorio, fr. Dervio, CO (dial. Dòr) = Daurio a. 814 (Cod. Long.), lat.
eccles. Dorium. Se la forma più antica, come è certo possibile, è solo una
errata ricostruzione, anche questo Dorio, come il Doira di Val Mesocco (v.
Salvioni, Mesolc.,60), può riportarsi ad un composto AD-*ORUM, per essere
il luogo «sulla riva orient. del lago di Como, alle falde del m. Legnone ».
(Chiesi, 105). Altrimenti sarebbe composto di ad Aureo: questo, nome person.
Dorizzo, n. di malghe, con (Valle) DORIZZO, e PRADOIZZO (dial. Prado-
réss), V. Sabbia, BS, ed in valle del Caffaro. Si resta incerti fra un deriv. da
oruM (v. Dorio), e il n. pers. (più probab.), OpoRrIZZO 0 sim.
Dorno, fr. Verretto, PV; DORNO, PV, dial. Ddren. Il Pieri (Not., 8) ravvi-
cinò l'uno e l’altro a due Dorna toscani (uno dei quali fu giù Durna e
Durnola) che a lui stesso (Arno, 31) erano sembrati riflessi di un n. pers.
*DuRNA (lat. DuRNIUS). Ma i nostri possono presupporre un'origine gallica:
cfr. i nll. franc. Dourn e Dourne (v. Skok, 177).
Dasdè (Pizzo di-; Vedretta di-), Grosio, SO (dial. Aosdè): certo da un n
pers. Dosdè, che per il Serra (NII. lomb.), è nome attestatissimo, e risponde
al « nomen singulare» Deusdedit (v. Diehl, Inscr., 3783); un Deus
dede sì ha a Lucca (a. 759), un Deusdei ad Asti (875) ecc.
Dosia (Villa) fr. Casale Litta, VA (così nel lat. 'eccles.): probab. da un
cognome (Josia?).
Dòsimo, fr. Persico, CR, = Dosno a. 1018 (Cod. Crem., I); forse variante
del n. seguente.
Dòsolo, MN, pron. Dosol; = Dusno, Doxolum (Cod. Crem.): lo stes-
so nome è di un canale (dugale) che passa di là. Forse riflette *DUCTIOLUM,
cfr. it. doccio (v. Pieri, Arno, 344; Rom. Et. Wért., 2787), ed il n. del canale
rodigino Doselin (v. Top. Ven., 322 n. 2); v. però Prati, Ital. Dial. VII, 219.
Dossello, fr. Albino, BG; altro, casale, Genivolta CR: v. Dosso.
Dosséna, BG, = Dosena a. 920 ecc. (Mazzi, 214): luogo in una posizione
«alta ed aprica ». Può forse avere origine da un n. pers. etrusco (*URSENA,
cfr. URSINA, Pieri, Arno, 53?); ma può fors’anche riflettere un derivato, con
suff. -ENA, da DORSUM «dosso » (v. Top. Ven., 262); p. il suff. -ENA v. s.
Chiavenna.
Dossî, Dosso, nome di molti luoghi in ogni parte della regione; talora con at-
tributi specificativi (ad es., nel cremonese, Dosso Anguissola, Dosso dei Frati,
DOSSOLO 216
«Pallanza, -Marconi, Dossi Pisani, ecc.): designa dei « caseggiati situati sopra
un rialzo di terreno » (Topoless. lomb., cfr. Top. Ven., 262). Il Salvioni trovò
in Val Mesolcina osso per dosso: ad es. in un n. loc. Sovrossa (Mesole., 66).
Cfr. il cogn. Oss (-Mazzurana); dal n. di Doss (-Trento), — DOSSERELLI,
fr. S. Rocco al P., Lodi, forma diminutiva.
Dòssolo, fr. Bione, BS; DOSSOLINA, Borgo Littorio, Lodi: v. Dossi.
Dovèra, CR; = vico Dovaria anno 987, de Dovaria anno 1192 (Maz-
zi, 241), Doaria a. 1047: cfr. « pratum quod nomin. Duariscum»p
a. 928 (Mazzi, 79). Con Dughera vercellese, Dovera (o Duera) di Val Laga-
rina, ecc., corrisponde alla voce ital. « dogaia » (fossa: v. Rom. Et. Wort.,
2714): cfr. lomb. dugar (per dugd!) « canale artificiale » (Topoless. Lomb.).
— Da Dovera ebbe nome la famiglia da Duera, ed il paese di ISOLA DO-
VARESE, CR, che dev'essere appartenuto ad essa. E' dubbio se possa avere
la stessa origine il n. della Cima della DUARA, sopra Pigra, CO (cfr. invece
Doàdf}?).
Dovizia, fr. S. Fiorano, Lodi (Agnelli): certo da un n. di persona: cfr. un
n. pers. Divitiolus sec. XI (Cod. Crem. I, 102). Il Serra (NII. lomb.)
riferì molte citazioni del n. pers. femm. mediev. DIvITIA, o DIVIZIA, 0 DIBI-
TIA (Asti, 1188 ecc., Toscana, 1111, Campania ecc.), che risale al n. sing.
mul. lat. DivitiA. Ne dipendono anche i cognomi piemont. Divizia, Do vi
cia (sec. XV-XVI), e tosc. Dovizio.
Dozio, fr. Valgreghent., CO (pron. Dosc): = locus Docio sec. XII (Lib.
Not.); se è = Deussio a. 956 (Cod. Long., 1052), potrebb’essere non per
altro diversa da Desio (v. questa voce), che per la posizione dell'accento
(Deòzzo).
Dragone, DRAGONCELLO, n. di monti pr. Brescia (altit. circa m. 1100); in
V. Sabbia una Valle dei Dragoni; DRAGONCELLO, fr. Poggiorusco, MN,
:= Dragonzellum a. 1082 (Reg. Mant.); una fontana, ad intermittenza,
DRAGONE (il-) è pr. Casnigo, BG; cfr. Acqua del DRAGO ad Oltre il C.,
BG: vanno certo connessi con le voci bergam. drag, dragò « frana, scoscendi-
mento », sottoselv. dargàn «torrente rovinoso », onde anche il n. del torr.
ticin. Dragonato (Regonàa) ecc. (Salvioni, Not., II, 38); rio Draganziòl, Vic.
{Top. Ven., 198): v. Serra (Recens. G., 94), Prati, It. Dial, VII, 220. Va
ricordato che per P. Acebischer (v. qui Sarnico) si tratterebbe di un nome
fluviale « di carattere divino ».
Drano, fr. Valsolda, CO, lat. eccl Drano. Origine?
Dresàno, M/ (Doresano, Corogr.), = Darexanum, Derexanum a.
972 (anche Dallexano) Vignati: forse AD *ARISIANUM dal n. pers. ARI-
SIUS.
Drezzo, fr. Lieto Colle, CO; già Drego (Giul., III, 110): cfr. voce seg.
217 DUMENZA
Drizzona, CR. = ad Drizonam, de Drizona sive de strata, a. 1214,
1288 (Giul. III, 110, 378 e Cod. Crem., I, 225):di qui apparisce che driz-
zona ebbe già il valore di « strada » : cfr. lomb. drizz « diritto ». E’ poco lun-
gi dalla via, molto dirlfta, da Piadena a Cremona.
Droga, torr. Chiavenna, SO: donde il n. della Val Droga. Una VALDROGA
è anche presso Sergnano, Crema. Forse composto di de-rova (mil. roved
« spineto »), Ra i
DROSSO (in-), loc. pr. Bergamo, a. 1213, fossatum Drossi a. 1233, de
Droxio a. 1263: il nome ha la sua spiegazione nell'espressione di un doc.
dell'a. 1392 «ad pontem de Droxio, dicto Rigotio » l’attuale torr. Regòs): DE
*rIvoceo (deriv. da RIVuS) « dal piccolo rivo » (v. Mazzi, Sub., 73).
Drugolo, fr. Lonato, BS. = locus qui die. Drugu li a. 1186 (Odorici, VI),
50: non sarà forse composto di AD e un rugo! per rògol « rovere »?
Dubino, SO, = Dublinum a. 835 (Giul., I, 165): forse composto di AD
e *objino da opuLuM (v. Salv., Not., IV, 6).
Due Cossani, v. Cossano.
Due Miglia (il-): nome della zona che comprende i quartieri suburbani a
nord-est di Cremona, per esser del raggio di quattro km. attorno a Cremona
(v. Cod. Crem., I, 13): v. qui Indumiera, e Do-megliara veron. (1). Forse alla
distanza di un miglio da Cremona sarà stato il M elio Cremonae, ri-
cordato nel Reg. ‘Mant. (a, 1141).
Due Porte, fr. S. Genesio, PV; un altro, fraz. Cermenate, CO. Ovvii.
Dugali, loc. pr. Montichiari, BS: ha il nome da alcuni dugali (corsi d’acqua
artificiali): vedi per questa voce bresc. diigàl, dégàl, Roman. Et. Wort., 2714,
Top. Ven., 321.
Dugnano (Paderno-), M/, = de Dugnano, qui die Duniano a. 968
e segg. (Cod. Long.), loco Dugnano sec. XIII (Lib. Not.): *DUNIANUS,
aggett. del n. pers. Dunius (anche da lap. lomb.), o “#DonnIaNUS da Don-
NIUS: cfr. Pieri, (Arno, 142). V. Paderno.
Dumegoni, fr. Adrara S. Rocco, BG: “*DUMET-ONE (da DUMUS spino)?
Dumenza, VA: luogo che dà anche il n. alla valle; lat. ecc Dugmentia,
= de Dogomentia a, 1296, Logomenza sec. XIII, Lib. Not. (v.
Salvioni, App., 245). Forse il nome può riflettere un n. pers. lat. *DECUMEN-
TIA tratto da DecuMuS (cfr. DECUMEDIUS, ecc.).
(1) A Bergamo nella prima metà del sec. XII eran considerati cittadini quelli delle
chiese «circa civitatem illam "duo miliaria” et in tali parte etiam infra tria et infra
quatuor », Lupi, Cod. dipl. berg., I, 1185; cfr. Mengozzi, Città, 174.
DUNO 218
Duno, fr. Cuvio, VA: la chiesa è su di un colle; cfr. un loco Du no in
pieve di Dairago (com. di Arconate, M7), sec. XIII (Lib. Not.) e forse il burgo
Linduni in pieve di Pontirolo (pr. Assago, a S. di Milano). Rifletterà cer-
tamente la voce gall. DUNUM « monte, poggio ». Cfr. Induno.
Durantina, local. pr. Mairano di Casteggio, PV: dalla famiglia Duranti, v.
Maragl., 135.
Deomo, v. Domo.
Duria, monte o cima, Gravedona. Forse da un n. pers. (Odorigo?).
Durini (Fabbrica-), fr. Alzate Brianza. Ebbe il nome da un palazzo della fa-
miglia Durini.
Ebro, monte, Varzi, PV. Che è?
Edolo, BS; = curte /duli a. 779 (Oodorici, IM). Il nome non potrà ricor-
dare certamente un IpoLum di Saturno, che vi sarebbe stato adorato, e poi
distrutto, col suo tempio, alla età dei Longobardi (v. Chiesi, Brescia, 411).
Iucontrerebbe difficoltà, anche a cagione della é iniziale (chiusa), un lat.
*AEDULAE, col signif. di « piccolo tempio ». Forse rimane possibile la de-
rivaz. dal n. german. IbALO, o anche EDILA (Férst. 944, 449).
Eghen (Cime degli-), nella Grigna Sett., dosso ÉGHEN, di Navono, BS. Vi
è chiaro il comasco éghen « ebbio, sambuco, selvatico ».
EGHEZZONE (Colle d’-) (anche Enghezzone), Lodi: = montis Ghezo-
ni a. 1172; così era detto il colle su cui sorse Lodi « da un Enghezo Ab-
boni, che l’ebbe in feudo » (Agnelli).
Egla (Costa de 1’-), Esino Lario: dev'essere un egla « aquila ».
Ejra (Dosso di-), Bormio: in quel dialetto vive ejra « aia » (Longa).
Eldavano, acquedotto cremonese (Gr. Ill., II, 615) Che è?
EHano, v. Liano.
Elio, (d’-) o DEGLIO, lago, Maccagno, VA. Dal n. rom. AELIUS 0 LAELIUS?
Ello, CO; = Aello, loco Aelo sec. XIII (Lib. Not.), de E! a.
1175 (Odorici, VI, 31), Ellum (Giul., III, 629); lat. eccl. Aellum. (Avverte
l’Orlandi e intesi da qualche vecchio il dialettale Ajèll »). Forse avrà la stes-
sa origine che supponemmo per Dello (nome pers. Adello; v. anche Quinza-
nello, in n.); ma non escluderei per questo nome il lat. LABELLUM (lom. /avè!
« pila » « abbeveratoio »). Si crede che da una famiglia Re (de Regibus), di-
stinta con l’attributo « da Ello », sia venuto il casato Redaelli, tanto diffuso
in Lombardia.
Elto, monte, Val Camon. (n. 2148): cfr. ven. elto «alto ».
EMANUELE 220
Emanuele (Pieve-), MI; già detta Pieve di Locate o Locate S. Alessandro; lat.
eccl. Plebs Emanuelis. L'attributo Emanuele sarà stato il nome di un
proprietario.
Emet (Pizzo di-). Origine? Cfr. Valle d’EMO, Crodo, Domodossola. Questo
dal n. pers. germ. Aimo?
Endenna, fr. Zogno, BG = de Hendena a. 1254 (donde SOMENDEN-
NA, ibid.: sumMo-, cioè alla sommità di Endenna). V. il cogn. milan. An-
dena (e Andenna), e la voce seg.
Endine, BG (e lago di ENDINE). In questo nome, e nel precedente, sono
forse da vedere i nomi pers. di orig. etrusca *ENDINA, *ENDENNA, supposti
dal Pieri (Not., 20).
Eno, fr. Degagna BS, dial. È; = In o, Eno a. 1200 (Odor.). Può avere
la stessa origine di Leno (v.). Converrebbe anche il n. pers. germ. INNO, o
Hinna.
Entòva, n. di un’alpe, di una forcella e di un Sasso, in Val Malenco, L’Hiibs-
chmied (v. alla v. Bernina) ha forse veduto bene ravvisandovi un composto
retoromanico ENT-ÒVA, cioè INTUS AQUAM: con riferimento ai due torrenti che
la rinchiudono (sul luogo egli ha sentito ovè! per « torrentello »).
Entràtico, BG, = in Lantratico a. 830, de Lintratico (Stat.,
1263, Mazzi, 243). Forse in rapporto con INTRARE (per essere all'imbocco
della Val Cavallina): *INTRATICUM: cfr. Introbbio; ed Erbàtico; ma la forma
Lantratico sembra additarci l’origine del nome in un *ANTRATICUM da
ANTRUM (v. Lantro). Presso ad Entratico si trova, per es., la caverna detta
Buca del Corno (Corogr., 308).
Era (S. Giovanni in-), già n. dell’attuale via Durini, a Milano (v. Venosta, s.
Durini); Val d'’ERA e Zucco d'ERA, nella Grigna Sett.; CA DELL'ERA,
Tremos.; ÈRE, Levrange, Odolo e Vallio (Bottazzi). E’ sempre la voce lomb.
era caia ».
Erba, CO: in atti di archivio sempre Herba: l'origine da HERBA può però forse
competere qui con quella di eRvA (plur. di ERVUM «lero, rubiglia ») (v. qui
Erve), se non anche dal n. person. NERVA: v. Pieri, Serchio, 91; Arno, 239
per Nerba, Erboli ecc.; veron. Erbè (Top. Ven., 164). — Ma avvalorano la
derivaz. da HERBA un ERBAMOLLES (S. Caterina in), Azzate, VA; UN ER-
BAFREDDA (Valle di-) in V. Intelvi; ed Erbalonga, n. di un vill. su una
striscia costiera, presso Macinaggio (Corsica).
Erbagno, fr. Lodi (Agnelli): cfr. voce seg.
Trbanno, BS (anche Derbanno, Corogr.) = Erbannus sec. XIII (Gnaga).
Non mi par verosimile un derivato da HERBA con suff. -ANUS; piuttosto rife-
rirei questo n. al basso lat. HEREBANNUM (ant. fran. herban), che ebbe anche
221 ESENTA
il signif. di « multa assegnata per i lavori che i vassalli devono al signore » :
HEREBANNUS « chi riscatta tale multa ».
Erbàtico, fr. Spino d'Adda, CR: è la voce lomb. erbàdegh « erbaio », v. Che-
rubini; erbadich, in Valsass. « foraggio tratto da un fondo in un anno»; a
Bormio, invece « tassa sul pascolo comunale ».
Erboggia, torrente, Casasco Intelvi. Proprio da un lat. HERBUCULA? v. Erba e
Erbusco.
Irbognone (Ferrera-), PV: è luogo alla confluenza del f. Arbogna con l’Ago-
gna: ed il nome dipenderà da quello dell’Arbogna.
Erbonne, fr S. Fedele, CO: forse contrazione di erbebonne (mil. erbabonna
« finocchio »).
Erbusco, BS (o Derbusco, Corogr., dial. Er-, Derbòsch) = Herbuscho
sec. XII (Gn.). Forse è un altro derivato da HERBA, col suff. diminut. -uscus,
già notato in Bellusco, Calusco, Cernuschio?
Ercavallo, ponte, Edolo, BS (anche Passo, Lago d’-): qui er- è forse forma
apocop. di ERA «area» (al purae: ère): non escludo che venga da un *orIO
< colle » « poggio » come nel glossario di Arbedo, ecc. (v. Salvioni, El. Volg.,
108). Per Cavallo, v. q. v.
Erdèno, fr. Gorno, BG: viRIDIS con suff. -eno? O cfr. n. pers. lat. HERDONIUS?
Eridio, v. Idro.
Erno, fr. Zelbio, CO: luogo «sulla falda di un monte, in posizione salutare ».
Sarà dunque forse vERNUS «primaverile » (cfr. Costavernese vicent., Top.
Ven., 240). Forse può aver la stessa origine ERNA (Pizzo d’-), a NE di Lecco
(m. 1251, e 1375). V. anche Verna.
ERPEGATAE (dorsum-), luogo in territ. cremon. a. 1212 (Cod. Crem., I): ital.
« erpicata ».
Ertaidla, loc. sopra Zelbio, CO, con (Ponte dell’) IRTA, Pozzol., BS, e VAL-
ERTA, Lésine, BS: da ERTO «ripido »; cfr. gardes rita « salita »; e v. Erta,
le /erre, Top. Ven., 218.
Erve, BG, dial. Erv: parrebbe lat. ERvuM, di cui s. Erba. Si cfr. però anche
col n. del fiume frane. Erve (Mayenne), che il Philipon considera ligure (p.
271). E può anche riavvicinarsi, ancora, a Dervio: v. q. v.
Erzo, loc. pr. Casteggio, PV, dial. Erz: è dall’eguale voce vogher., nel signi-
ficato di «ripa» (in piemont. «argine »). La stessa voce può entrare forse
in PUERZA, luogo sul m. Cingolo, Vobarno?
Esenta, fr. Lonato, BS. Avrà designato un luogo libero da qualche servitù
ESINE 222,
prediale: cfr. Esenti, luoghi padov. « esenti dalle escavazioni della Brenta »
(Top. Ven., 219). V. ESENDOLA (Passo di-) presso Schilpario (Gnaga).
Esine, BS: = flumen Esseno a. 977 (Odorici, III, 99), loco Esene a.
994 (ib., V): dove si rinvennero sepolcri e lapidi romane; ÈSINO Superiore,
ed ESINO Inferiore, CO (dial. Isen), (Esene 994, loco /sino, Lib. Not.
293; Hesini. a, 1354, Adami, 45), sui fianchi del m. Grignone. Par giusto
(v. Pieri, Not., 21) riferir l’uno e l’altro a quel n. pers. #AESINA donde il Pie-
ri (Arno, 17) aveva dedotto (con prefissovi RIVUS), Roésine, torr. di Pioppi.
Ma v. anche qui Essere.
Esmate, fr. Solto: può riflettere un *DECIMATUS, desunto dal n. pers. DE-
cIMus, 0, forse meglio, dal verbo DECIMARE «sottoporre a decima ». Più
difficile mi pare, sia un'alterazione di Osmate: v. questa voce. Per il Rohlfs
si può pensare ad un deriv. da n. pers. come AxIMUs, oppure “*AESIMUS.
Èssere, fr. Castel d’Ario, MN = Esserum (utra-et teionum), Statuti
Veron. a. 1276, p. 240: là come nome di un corso d’acqua. Forse sarà no-
me da mettere in rapporto con idronimi preromani ben noti, come Aesis
(il fiume di Jesi) ed Isara, e con Aesarnia (Isernia)? E v. qui sopra Esine.
Èupili. E’ il nome classico, col quale Plinio (Nat. Hist., III, 131) chiamò il
lago oggi detto di Pusiano, forse compresovi quello di Alserio, e parte del
Piano d’Erba (EuPiLIs reddit Lambrum). Riesce impossibile stabilire se Plinio
ne riferì la forma autentica, o la trasformò in qualche modo, per darle appa-
renza greca: così come sta, il Philipon (p. 137) lo giudicava nome ligure,
a cagione della conson. p intervoc., ignota a gallico.
Fabkrezza (Tartaro-), torrente affi. dell’Oglio, Casaloldo e Marcaria, MN, =
vicus Fabresa a. 840 (Rota, Antellaco, 40); con (Ponte-) FABREZZA,
Saviore, BS: forse FABRICIA (nome anche di lap. lomb.). Cfr. Fabbrecce, Città
di Castello. V. qui Faverzano.
Fabbrica Durini, v. Durini. FABBRICA, fr. Pandino, CR. V. Farga.
Fabiasco, fr. Marchirolo, VA: = Fabiasco. sec. XIII (Lib. Not.): aggetti-
vo di FaBIUS con suff. -ASCUS.
Facchinetta, fr. Lodi: sarà da un cogn. di famiglia.
Fadigati (Palazzo-), fr. Casalmagg., CR: come il precedente.
Faédo Valtellino, SO; FAEDO, luogo nella Grigna Sett.; bresc. FAÉT, FAED,
FAÉGOL vari Il. bresc.; anche FAÉFF, cascina Presegno, BS: nomi col-
lett. in -eruM da *fao (FAGUS) «faggeto ». V. Alfacdo: cfr. Fagedum,
Fagidum, villa pr. Sesto Cremon., a. 879, 889 (Cod. Crem., I).
Faenza, l. pr. Vigevano: = in Fagentia a. 1347 (Colombo, Tic., 84):
Nonostante le apparenze (v. Colombo, Tic., 84) non avrà forse a fare con
Faenza di Romagna, nè sarà, tanto meno, un’altra FAVENTIA: ma deriverà
probab. da FAGUS (in forma participiale).
Fagge: fu già denominazione di alcune suddivisioni del territorio di Milano
intorno alla città (fino a 6 miglia dalle mura), in rapporto alla manutenzio-
ne delle strade (dal latino FACTA, come so da AI. Colombo), V. Giuini, IV,
203.
Faggio, loc. pr. Moggio, CO (dial. Fasgg): dove ha principio la valle di
Cremeno (Orlandi). Da *FAgGEUS (cfr. bresc. /aza)
Fagnano Olona, VA; FAGNANO fr. Gaggiano, MI, = Faniano a. 1045
(Giul., II, 316), locus Fagniano sec. XIII (Lib. Not.): donde il dim.
FAGNARELLO, ivi presso (per Fagnanello): con alterazione diversa da
quella di Agnadello (per Agnanello) e pari a quella di Legnarello (v. Legna-
no). FAGNANA (la-), Turate, CO: *FANNIANU, -A, dal n. pers. FANNIUS.
FAIÒLE 224
Faiòle, monte, Varese; FAIDAL (Zucco di-), Pasturo, CO: *FAGITALIS: ag-
gettivo da « faggeto ».
Faîdo, monte, Domaso CO; FAIDA, m., Gavardo BS; e FAIDASSA, ivi
presso; valle FAIDANA, Lumezz. BS; FAÎDO, FAIDALDO, di Bellinzona:
tutti da FAGITUM (v. Faèdo): l’ultimo, comp. con ALTUM. Composti, nel
bresc.: FAILUNGO, FAISECCO. In FAIDOL e FAIT, di V. Sabbia e Trom-
pia, si ha ritrazione di accento; così in FAITO,al Passo del Tonale, e FEITO,
pr. Berzo Demo.
J
Iaino, fr. Melegnano, MI, = loco Faini a. 812 (Cod. Long., 163); FAI-
NO, fr. Bema, SO: “FAGJINUS: v. voce preced.
Fajil, Fajal, due monti di Valcuvia, VA: *FAGJILE, *FAGIALE (o derivati con
suff. «ILE, -ALE da un plur. *faji FAGI) v. Salvioni, Not.,, IV, 7.
Faleggio, v. Gronfaleggio.
Falghera, fr. Omobono, BG: un’altra, luogo p. Lecco; FALGHER, loc. sopra
Pasturo, CO; (Al) FALGHER, oltre il C., 8G; altri FALGHÈR (e un FAL-
GASS) nel bresciano: dal lat. *FILICARIA, -ARUM, -ACIUM, « felceto? ».
Vallaia, v. Concafallata.
Fallavecchia, fr. Morimondo, MI: = Faravegla a. 1146, Serra, Com.
Rur. 15; così sec. XIII, (Lib. Not), Faravetula a. 1158 (Giul. IV,
537): «fara vecchia », dov'è il longob. FARA «stirpe, famiglia », poi « cor-
te, fondo » (v. Pieri, Arno, 345): falla per fara sarebbe dovuto a falsa rico-
struzione? (Salvioni, Not., IV, 7). V. Fara.
Falò (Zucch del-), alle falde d. Grigna, pr. Pasturo. Il nome, dal falò che
vi si accendeva alla vigilia di S. Calimero, il 30 luglio (v. Orlandi).
Faloppia (Camnago-), CO: forse Faloppia vi può essere stato soprannome
di persona (lomb. ital. faloppa « frottola » e quindi « bugiardo, millanta-
tore »).
Fame (cascina della-), più luoghi bresciani. Nome espressivo: come BRUTTA
FAME, presso Verolan. BS.
Famese, fr. Filighera, PV. Verrebbe, secondo Ett. Galli, dall’agg. lat. *Fa-
GANENSIS (meglio FAGEAN, da FAGEUS).
Famovo, fr. Endine, BG: «faggio nuovo », o « faggeto nuovo »?
Fantècolo, fr. Provaglio, BS. Il Guerrini lo deduceva da un lat. FONTICU-
Lus: se mai, diremo da un *FONTECCULUS: con lo stesso suff. che vediamo
in Cavrèccolo, Prevedecolo. La cosa apparisce possibile: giacchè anche una
FANTASINA, fraz. di Cellatica, pare ricordata, all’a. 1134, come una Fon-
tasinam. Anche in Alto Adige il Battisti (Alta Venosta, I 257), ha se-
gnalato Fantidilles e Fantauna per Fontéid. ecc.. Analogamente
225 FASANO
un FARSEUL, valloncello a N di Gardone Riv., in dialetto è detto Forséul,
e pare dedotto dal lat. *FURCEOLUS.
Fara di Gera d'Adda, BG, lat. ecc Fara Authari, FARA Olivana,
BG, = Fara Livani a. 915, Fara quae antiquitus dicebaniur Fara
Olivana a. 1170 (Mazzi ,246), Fara Luvana sec. XIII Cod. Crem,
1, 321); per una Fara Basiliana v. alla v. Basiano, Una Fara lon-
gobarda fu anche presso il castello di Bergamo (ora via Fara e Monte delia
Fara, Mazzi, Sub., 163). Un'altra via Fara fu già a Gallarate (= de Fara
a. 974, Rota Gallar., 10). Per la voce fara, v. Fallavecchia. — Poichè il termi-
ne Faramanni fu già usato nel senso di Arimanni, il Bognetti (v. alla v.
Foramagna), suppose che anche il topon. Fara possa essere indizio della pre-
senza di terre arimanniche (o faramanniche). V. anche Vaccari, Le tare
longob. nella top. ital., Annali S. Polit., Pavia 1937, p. 316. L'attributo di
Authari, dato nel lat. eccles. all'attuale Fara Gera d'Adda allude alla
tradizione che in essa si sia stabilita «la tribù di Autari figlio di Clefi» (v.
Luppi, Cod. Dipl. Berg., I, 171; e Redaelli 237). L'aggettivo Olivana (già L i
bani) forse è alterazione di un *Libana cioè *LIvianA: cfr. alcuni Libbiano
toscani, Pieri, Arno, 156.
Farfengo, fr. Borgo S. Giac., BS: = Fartefingo a. 990, loco Far-
fingo a. 1035 (Mazzi, 246; Cod, Crem., I, 66; II, 127); FARFENGO, tr.
Grumello cremonese. La forma più antica attestata per il primo dei due
nomi addita quale base originaria un *FADERF-ING, tratto, con suff. -ING, dalla
voce longob. FADERFIUM « dona quae pater filiae in dotem concedit» (la
parola ricorre, per es., in doc. lodigiano pr. Vignati, p. 158).
Farga (Cascina-), Séveso, M/: = a Favriga a. 943 (Cod, Long., 977):
sarà dunque una FABRICA. Non può essere pari a FARÀ, come giudicava il
Giulini (III, 777).
FARICIOLA et FARA {loco et fudo-), guadum Faraciolini, a. 1141,
luoghi presso Vigevano (Colombo, Tic., 124). Forme derivate da FARA.
Warinate, fr. Capralba, CR: = de Farinate a. 919 (Mazzi, 240): da
FARINATA: forse attraverso un soprannome? Troppo ipotetico il n. pers. an-
tico *FarINUS (cfr. FARIUS) supposto dal Rohlfs. Piuttosto cfr. FERINA Sch.?
Farisengo, fr. Bonemerse, CR, = Farixingo a. 1004, Farisingo
1046 Cod. Crem., I, 34, ecc.). La Gr. Illustr. (II, 544) lo deriva « dalla fa-
miglia di questo nome». Un nome pers. siffatto non mi è noto: sarà forse
da FELISENGO e questo da FELIX?
FARNO loc. pr. Vigevano, sec. XIV, Colombo, Tic. 107: latino FARNUS
« farnia »?
Faruffina, fr. Maleo, Lodi: da un cogn. (n. pers. FARULF, Forst., 499).
Fasano, fr. Gardone, BS = Faxano a. 1326: va forse coi vari Fagiana
15. - Dizionario di toponomastica lombarda
FASCIA 226
toscani (di cui v. Pieri, Serchio, 115; Arno, 266), veneti Fasana, Fasani (Top.
Ven., 202): da rasranus (il fagiano).
Fascia (S. Maria della-), Cologno Monzese, con FASCIE, FASCIOLE, nel
bresc.; da fascia « striscia di terra»: per cui v. Serra, Com. Rur. 31.
Fasolè, fr. Formigara, CR: « fagioleto ».
Favaglie (le-), Cornaredo, M/: plurale di *FABALIUM (da FABA « fava »).
FAVAGRECA (S. Maria-), chiesa di Milano, presso S. Ambrogio, oggi S.
Sigismondo; detta anche S. Maria graeca a. 1091 (v. Colombo, Mil.,
I, 141), S. Maria quae vocatur Gra eca, a. 1096 (Rota, Greco) e divenuta
S. Maria favens aegros in una iscriz. moderna* (v. Giulini, II, p.
620). Non si vede in che rapporto stia qui il S. Maria Greca col S. Maria
Favagreca. Forse però il primo nome risultò da un’accorciatura del secondo
(alterato anche, come si è visto, ma per capriccio erudito, in favens aegros).
E allora Favagreca si lascerebbe spiegare abbastanza bene col nome ligure
e piemont. della « Celtis australis » (0 gabolaro): favagreca o falagreca (val
tell. fodrèg). Il dialetto piemont. chiama, invece, favagreca, il « Laurus Pechu-
rim ». Che se il favagreca fosse dovuto solo a deduzione arbitraria proprio
della deformazione faventis aegris dell'iscrizione del sec. XVII, potremmo
pensare che l’aggiunta di Greca (S. Maria Greca) sia stata introdotta per
alludere al cognome di una famiglia Greco: v. qui Greco e Selvagreca.
Altra cosa diranno una Madonna GRECA ed una Madonna della GREGA,
che ho dai fogli 48 e 44 (Catanz, e Lecce) della carta del T.C.I.
Favento, sobborgo di Adro, BS (dial. Faèni). V. Boffalòra.
Faverzano, fr. Offlaga, BS; Fabricianus loc. pr. Bergamo, sec. X, =
Faverzano 1243 (Mazzi, 79; Sub., 10); aggettivo tratto dal n. pers.
FABRICIUS: v. Fabrezza.
Favirano, fr. Torre dei Busi, BG: *FABERIANUS dal n. pers. FABERIUS,
Favorita (la-), pr. Mantova: già villeggiatura del duca di Mantova Ferdi-
nando Gonzaga (sec. XII) V. Delizia, Gioiello.
Fecchio, luogo pr. Cantù: forse è un *FILECTUM « felceto ». V. Fiesco; e
Flecc alla voce Feligara.
Felici, loc, .pr. Casteggio, PV, dial. Frèsal: le « felci » (Maragl., p. 137). V.
Castelfelice,
Feligara, fr. Prégola, PV; Felegazo luogo pr. S. Pietro in Sala, o Sala
Rozonis, a. 970 (Cod. Long., 128): come Falghera: v. questa voce. Cfr. an-
che FLECC, Bondegno, BS; e FELÉGG, 1. sopra Vimagno (Orlandi), dal
lat. FILECTUM.
227 FERRERA
Felònica, MN, = S. Mariae Fullonicae-a. 1057 (Reg. Mantov.), eccle-
sia Felonege a. 1082: cfr. Fellonica (Pieri, Arno, 306): da una casa
FULLONICA « gualchiera » (v. Serra, Vie, 278).
Fenegassio (S. Maria di-), parrocchia a Voghera, ricordata dall’a. 1283 (Ca-
vagna). Forse è nome da collegare con FENICULUM « finocchio » : v. Fenegrò.
Fenegrò, CO, = loco Fenegrao a. 988 (Cod. Long., 1488), loco Fe n e-
groe sec, XIII, lat. ecc. Fenegrorium; Fenegrote a. 1353 (A-
dami, 40). Riflette certamente una forma “FENICULATUM da FENICULUM « fi-
nocchio » (1).
Fengo, fr. Acquanegra, CR. Aferesi, o sincope, di nome più complesso, che
forse può essere, se non Farfengo (v. q. v.), lo stesso nome person. Thur-
fing dal Massia postulato (S. Seb., 268) per il nome loc. Trifengo (dialett.
an Fengh).
Fenile, -ILETO, ILONE, nome di varii casali della Lombardia, di ben chia-
ro signif. originario.
Fèrie, fr. Pizzighett., CR: forse è l’aggett. latino FERREAE (terrae-), detto per
il colore: cfr. Monteferrato, ecc. (Pieri, Arno, 280): cfr. anche FERIOLO,
fr. di Baveno novarese, ed il lomb. ferioeu «terrigno ».
Ferno, fr. Lonate, VA = locus Ferno sec. XII Il Pieri (Not., 9) lo rav-
vicina al n. loc. tòsc. Ferna, che sarebbe da un n. pers. FÈRINA (Arno, 32).
Ferrabò, fraz. Der6vere, CR; un altro, fr. Rozzano, MI: da un soprannome
di famiglia: cfr. Feragallus, cogn. bergam. a. 1156 (Mazzi, Sub., 374).
Ferrata, roggia, Vecovato, CR; FERRATE (S. Martino alle-), Olmeneta, CR;
locus Ferriata, plebe Gizano (Cesano), sec. XIII (LIb. Not.). Il Massia
intenderebbe ferrata = « ferruginosa », con'è il caso di un’Acqua ferrata in
quel di Castroreale (Messina). Altro motivo ebbe il n. di Grottaferrata: né
dimentico il nome Monferrato, che, almeno secondo il Serra (Vie, 302), sa-
rebbe da FARRATUS, nel significato di « erboso » (per esservi una via, che ser-
viva alle greggi transumanti),
Ferrato (Poggio-), fr. Val di Nizza, PV: v. Ferie e Ferrata.
Ferrera (Cascina-), fr. Milano, (lat. eccles. Capsina Ferrariorum); FER-
RERA, fr. Erba, CO; FERRERA Erbognone, PV; FERRERA, VA (2): tut-
te da FERRARIA «fucina di fabbro », « miniera ». FERRARINA, loc. pr.
Casteggio, PV: dal cogn. Ferrari (Maragl.). E. v. Frera.
(1) Il nome di Fenegrò suggerì a taluno un'origine da finis agrorum « perchè
là vicino cominciavano le colline ». (V. Chiesi, 96).
(2) Nella Ferrera di Varese, secondo il Chiesi (313) «si riduceva il minerale
sli ferro delle miniere del monte Brinzio ». Cfr. anche Cor.
FERRO 228
Ferro (Ca’ del-), cascina, Persico, CR; Campo del FERRO, fr. Casalbuttano
CR; Sasso del FERRO, nella Grigna sett. Il ferro vi entrerà ora per una
fucina, ora per il color della terra. Cîr. Cà del Ferro, Villa del Ferro,
Top. Ven, 324.
Feruda, fr. Faedo, SO. Da un cognome: cfr. il n. pers. Ferrutus, Serra,
Cogn., I, 545,
Ferzòuico fr. Mantello, SO: sarà forse un *FEDERZONICO, dal n. pers.
Federzone?
Feudataria, podere in Casteggio, PV; vi era la sede dei feudatari di Ca-
steggio (Maragl., (138).
Fiesco, CR: cfr. una strada del Fiesco in Valle Vigezzò. Rifletterà una
forma lat. *FLIScUS sincopata da FILIScUS (aggettivo di FILEX « felce »).
V. Flesch. La famiglia Fieschi (de Flisco a. 1414) si stabilì a Piacenza:
sec. il Poma (Cogn. Biell.) si fuse nei Ferrero. — Mi par difficile ammettere
col Serra (NII, lomb.) che Fiesco possa essere venuto da una «falsa grafia»
in luogo di Fiesso (v. la voce seg.). Questa idea avrebbe però un appoggio
nella posizione del paese, che, secondo il Bombelli, sta su di un angolo della
strada da Trigoli a Castelleone.
Fiesse, fr Gìàmbara, BS: = Flexum sec. X: presso la riva del fiume
Redone. E’ dal lat. FLEXUS « curva di fiume» (v. Top. Ven., 325). Cfr. un
monte FLESS, Biennio, BS.
Figadelli, fr Lovere, BG (Corogr.). Da un cognome?
Figino, fraz. di MI, = Fegino (pieve Treno) sec. XIII Lib. Not. (donde il
Pietro Figino, che nel 1360 costruì a Milano il portico dei Figini); FIGINO,
fr. Villa Vergano, CO, = Fegino (pieve Galiano) Lib. Not.; FIGINO
Serenza, CO (lat. eccles. Fegiu m); cfr. Ficinasco, luogo in pieve
di Locate, sec. XII. Questi nomi, insieme con altri ticinesi (Figione, Figioc-
co, dialett. Fejsgiùcc) il Salvioni propose dapprima (Not., II, 266) di ri-
portarli a *FICULINUS (da FICUS); ma quindi (Not. III, 91) pensò di avvi-
cinarli a FAGEUS, A me parrebbe più verosimile la prima ipotesi; anche
ricordando il Ficchio (FIicuLUSs) che si ha dal Pieri, Serchio, 88, ed un n.
pers. Beltraminus Mualfigini de Gatta, bresciano (a. 1219), che ho
dal Mazzi (Sub., 389). Forse va raggruppato con questo n., il n. di un luo-
go milan. Figiana o Infigiana, segnalato in una c. milan. del 1125
dal Guerrini.
Figliaro, CO (anche Fogliaro?); = loco Fitilitario (pieve Appiano),
sec. XIII (Lib. Not., 336): sarà quasi certamente *FICTILIARIUM per dire
«terra da laterizi», o «fornace». Il nome di questo com. fu di recente
mutato (perchè?) in Mirabello Comasco.
229 FISSIRAGA
Fignano, fr. Gavirate, VA: forse aggettivo in -ANUS dal n. person. rom,
Arinius (anche in lap. lomb.).
Filagno, FILAGNI-LUNGHI. FILAGNOLI, loc. pr. Casteggio, PV: da
filagn « filare » (-di viti): v. Maragl., 138; e cfr. Bosshard, 159.
Filago, fr. Mame, B0, = Filago a. 1181,‘de Filaco a, 1264 (Maz-
zi, XXXIV). Fu supposto da Gabriele Rosa (Dial. Berg., I ed. 116, v. Fle-
chia), che il Brembo formasse presso questo luogo un allagamento, onde il
nome gli venisse da FINIS Lacus. Ma l’ipotesi appare del tutto gratuita;
onde, lasciando da parte anche l’OriLIAcuSs proposto dal Flechia (se mai
dovrebb’essere un OFILLAcUS), mi par di dover ravvicinare Filago alla voce
bresc. filà « filare di viti», comasco filò « costone di montagna » : forse per
essere quel luogo disposto lungo un margine, od un declivio. Ricordo un
campus dictus Filade, Gabbiano CR, a. 960 (Mazzi, 253). E v. Filo-
lungo.
Filighera, PV: v. Feligara.
Filippessa, roggia, Lodi; FILIPPINA, fr. Lodi (Agnelli): dal n. pers. Fi-
lippo.
Filo lungo, fr. S. Stefano Lodig.: cfr. la voce trevis. filo «ramo principale
di un fiume » (De Gasperi-Lorenzi); ed il n. di Filo, fraz. di Alfonsine
(Ravenna) drizzagno o rettifilo del fiume eseguito nel 1606 », e di Filo,
terra pr. Argenta ferrarese.
Filone, pizzo, Bormio: v. Filo lungo.
Filorera, fr. Val Msino, SO (o Filolera): metatesi di FERULARIA (it. fèrola
« ferula communis »).
Finigeto, fr. Montalto, PV: *FENIC'LETUM: V. Fenegrò.
Fino del Monte, BG; FINO Mornasco, CO: vi ravviseremo quasi certam. la
voce lat. FINIS « confine » « termine»: cfr. Terrafino, Pieri, Arno, 365,
Fiobbiîo, fr. Albino, BG. Il paese avrà avuto il nome, probabilm., dal fiume
(eLuwvius: cfr. il veron. Fibbio, Top. Ven., 263), ‘che percorre la valle
d’Albino: v. Salvioni, Quisq. 15.
Fiorano al Serio, fr. Gazzaniga, BG; = vico Floriano a. 840 (Mazzi,
247): aggettivo dal n. person. rom. FLorius. Di là forse il cogn. Fiorani,
che denominò FIORANI, fr. Cremona, e CA’ FIORANA, fr. Bonemerse.
Fiorenzo, v. Campofiorenzo.
Fiorenzola, fr. Fino Mornasco, CO: FLORENTIOLA: Una delle non poche
omomme; cfr. Pieri (Arno, 346).
Fissiraga (Pieve-) Lodi: = Fuxiraga a, 1211 (Vignati): luogo fra i
FITTAREZZA 230
fiumi Muzza e Lambro. La posizione del luogo mi suggerisce, com’etimo
almeno possibile, un *“FLEXURATA da FLEXURA « curvatura del fiume ». Ri-
cordo appena l’omofona voce tosc. fusciaràgo «bagolaro » (berg. frìssiga).
— Da quel paese, la famiglia Fissiraga, che fu signora di Lodi, nei sec.
XIII-XIV.
Fittarezza, fr. Somàgfia, MI: milan. fittarescia « possessione vasta data in
affitto, fattoria » (blat. FICTUALICIA).
Fiume, affl. della val Cavallina, Lovere, BG; FIUMAZZO, Dello; FIUME-
GRANDE, pr. Brescia; FIUMECLO, rio, Canè, V. Camon.; FIOMERA,
roggia, Padernello BS; FIUMESELLA (la-), canale, Lecco; FIMISELLA,
Torlino CR; FIOMESEL, fraz., BS: lat. FLUMEN. Passato al genere femm.
(con Fiumesella, Fimis): la FIUMETTA (o la FIUME), Barzio, Como.
Fiumelatte, fr. Varenna, CO: è propriam. nome del fiume, che ha presso
a quel luogo la sua sorgente, dal marzo al dicembre copiosa d'acque spu-
mose e bianchissime (Chiesi, 112).
Fiumenero, fr. Valbondione, BG: così detto per il colore, che gli viene
da graniti ed ardesie di color nerastro (Corogr., 319).
Fizzonasco, luogo pr. Milano (Colombo, Mil., 54). Deriv. in -asco da un
nome pers. come *FIDUZZONE?
Flaccanico, fr. Costa Volpino, BG: sarà aggett. con suff. -1cus dal n. pers.
tom. FLACCONIUS.
Flero, fr. Poncarale, BS: = Fleri sec. XI; forse dal n. pers. rom. FALE-
RIUS?
Flesch (Valle-), Clusone, BG; FLESCA (-de Suena) un crepaccio a Val-
disotto, SO (Longa, 304): v. Fiesco.
Fobbia (passo della-), sopra Tremòsine, BS; FOBIOLA, FUBBIA, FUBIO-
LA, in V. Camon.: dal lat. FoveA (cfr. mil. foppa).
Fogliano, loc. pr. Vigevano; già = via Foliano (Colombo, Tic., 77):
*FULLIANUS, aggett. del n. pers. FULLIUS.
Fogliaro, fr. Varese. Il Serra (Vie, 300) accenna a boschetti, lungo certe vie
percorse da greggi, destinati a provveder loro pastura e riparo con le foglie.
Avremo dunque qui un FOLIARIUM in tal senso? Notevole un monte FO-
GLIUTO (?), pr. Carpened., BS (dial. Fofiit). V. però Figliaro; e v. anche
Montichiari.
Fòina, fr. Monticelli Brusati, BS. A Brescia si ha foina per faina (mil.
foìn).
Foldé6n, prateria pr. Pasturo (Orlandi). Si ricollega certam. con la v. ital.
FALDA.
231 FOPPALUERA
Folla (Cascina-), fr. Opera, MI; la FOLLA, fr. Lodi; Ponte della FOLLA,
pr. Pasturo, CO; due altre, Barzio e Osteno CO; FOLLE (le-), fr. Acqua-
negra, MN; FOLLI (Ca’ de”) fr. Brembio, Lodi: dalla voce mil. folla « gual-
chiera » (bormino: «casa della gualchiera »): cfr. ven. Follina (Top. Ven.,
325). In questi nomi però il Serra (NII. lomb.) preferirebbe vedere dei deri:
vati dal lat. mediev. FABULA, nel senso di « bosco bandito » (cfr. Salvioni,
nell'art. cit. qui alla v. Palavra).
Folzano, fr. Brescia: forse *FrLicianus da FeLIciUS, o Futcianus da
FULCIUS.
Fombio, Lodi; = F/umbum a. 712, villam Flumpum a. 1005 (Cod.
Long.), corte q. F/umbo dicitur a. 1033 (Murat.). Il Salvioni (Quisq., 15)
ravvicinando a questo nome le voci lomb. stumbi (STUMULUS), scimbia,
vendembia, propose, con dubbio, di derivarlo da FLUVIUS. V. Fiobbio.
FONDALO e FONDALINO, contrade di Vezza d'Oglio, distrutte nel 1640
(Chiesi): FUNDULUS: v. voce seg.
Fondra, fr. Isola, BG: {onde il nome della VAL FONDRA ed i cogn.
Fondra e Fondrini), b. latino FUNDORA = «terrae ».
FONTANA Bertelli, -Brolo, -Ferrario (locus ubi dicitur-) presso Bergamo,
sec. XI (Mazzi, Sub., 11). FONTAGNONE, valle, Parre, BG.
Fontana D'ANNIBALE, v. Annibale.
Fontanédo, fr. Colico, CO: cfr. Fontaneta di S. Godenzo, Pieri (Arno, 310).
Fontanella, BG; altra, fraz. Casalromano MN; FONTANINO pr. S. Omob.
Imagna, BG.
Fonte (S. Eufemia della-) fraz. Brescia. Con font di genere masch.: (el)
FONT, Pontagna, BS, v. Fantècolo.
Fontègio (S. Mria a-), fuori P. Ticinese, Milano; = S. M. ad Fonti-
cillum (?) a. 988 (Cod. Long., 1471; cfr. le Fontecchie, Fonticchie, Top.
Ven., 264, Pieri, Arno 310): *FonTICULUS « piccolo fonte ».
Fonténo, fr. Solto Collina, BG; un I. omonimo, Bajedo (Patsturo, C'O), con
delle fontane: certo da FoNS con suff. -ENO: v. Infonteno.
Foppa, fr. Isola, BG; altra, S. Zenone PW (su un ramo della Vettabbia), ecc.
vari FOPPA, FOPPO, FOPPÈL, bresc. (Gnaga); FOPPE, pascoli, Cedrasco
SO: lomb. foppa «buca, fossa ». E v. Poffe.
Foppaluera, fr. Brivio, CO: «foppad ei lupi»; cfr. Fossaluvara,
local. cremon.? a. 990 (Cod. Crem., I); S. Margherita di Fossalupara fr.
Sestri Levante; e la Fossalovara di Top. Ven., 200.
FOPPENICO 232
Foppenìco, fr. Calolziocorte, BG: dial. Foeupenìch: = vico et fundo Fla-
ponico a. 985, Pompenico (?) a. 1186, comune de Foppe-
nico a. 1263 (Mazzi, 249): credo sia da vedervi un *FLAVIANICUS deri-
vato dal n. pers. FLAvIANUS. (Cfr. Fubbiano, Pieri, Serchio, 45; e, per la
desinenza, v. p. es., padov. Zobanigo = JoviaNIcus, Top. Ven., 70) (1).
Fòppolo, luogo sopra Piazza Brembana, BG; FOPPONE, fr. S. Omobono,
BG; FOPPONI, loc. sopra Mandello, CO: derivati da foppa: v. q. voce.
Fòra, monte, nel massiccio del Bernina. Forse vi si può riconoscere un
fora per «in fuori» (nel senso con cui in Val Sassina si dice in fò, o in
Jeu, per dire « verso il piano» (a Sud).
Foramagno, fr. Linate al Lambro, M/7, dial. Foramagni = Foramania
(Azellum-), Foramagnia secolo XII (Giul., III, 532, Manar.); locus
Foramagna sec. XIII (Lib. Not., 119, 258). Insieme con un FORAMA-
GNA pr. Vigevano, e col Faramania (loc. qui vocatur, supra mu-
rum civitatis: cioè di Pavia) del diploma dell'a. 915 (v. Schiapparelli, Dipl.
Bereng. 263), questo Foramagno riflette il termine lat. mediev. FARAMANNIA
«terra dei Faramanni» (che diceva quasi lo stesso di Arimanni, per cui
v. Bognetti, Arim., e qui alla v. Romanore). La forma del latino eccles. e
curiale Foromagno mostra un raccostamento erudito a FORUM.
Forame (Passo del-), fra Val Malenco e Val Fontana, SO. Cfr. la sorgente
del Forame, ecc. (Top. Ven., 264).
Forbìda (la-), fondo, Pizzighett., CR: forse da un cognome?
Forcella, monte, Iseo BS; FORCELLO, fr. Sospiro, CR: nel primo si avrà
forcella «valico»; nel secondo un equivalente a Fòrcolo n. loc. veron.
‘Top. Ven., 327), che varrà forse « biforcazione di una via». Cfr. anche
Farsòl, valloncello, Gardone, BS.
Fércola, SO: presso al m. FORCOLA: v. voce preced.
Fo Redond (Lavina del), parete rocciosa, Pasturo, CO: « faggio rotondo » :
cfr. Fo-rotondo, fraz. di Fabbr. Curone Aless.
Foresto, fr. Volta, MN; FORESTO, fr. Codogno, MI, FOREST (El-)
Provaglio, BS; FORESTO SPARSO, BG «in una situazione appartata ed
anticamente tutto a foresta » a quanto dichiara la Corogr. (p. 323). Qui ri-
correrà foresto nel significato di «bosco» (v. Rom. Et. Wért, 3434, e cfr.
un bosco detto Foresto Top. Ven., 162, ed un altro «busco qui nomina-
tur Forestum ‘a. 1153, Mazzi, 17): però nelle valli di Cuneo forest
(1) Dev'essere diverso da « Foppenigo » solo per il genere (femminile) il nome Fla-
ponica (loco et fundo qui dicitur), ricordato in un atto dell’a. 915, che compare nella
forma forse inesatta di Fipenega (ad a. 1206) nel Cod. Crem., I, e in quella di
Fepenica nel s. XVII, e designerebbe un luogo poco a levante di Castelleone, CR.
(Mazzi, 248).
233 FORTE DI FUENTES
vive nel senso di « casolare per il riparo del bestiame, frazione staccata di
un villaggio » (Topol. Piem.) e v. Roletto, Riv. Geogr. 1917.
Forfolèra, fr. Tàrtaro, SO: forse riflette un “FARFARARIA «campo di fàr-
faro »; cfr. pavese farfanalla « fàrfaro ».
Yormaga, fr. Gargnano, Salò. Foneticamente, può rispecchiare un *Firma-
ca, aggettivo dal n. pers. Firmus: cfr. Monte Formino (FIRMINUS), Pieri,
Arno, 84. O penseremo a lat. FoRMA «canale, acquedotto »?
Formica, fr. Dovera, CR; FORMICA, fr. Milano; Pizzo Formica, Gan-
dino BG: (cfr. due omonimi, Pieri, Arno, 262). Li crederei dovuti a so-
prannomi di pers.
Formigara, CR; = curtis Formigaria a. 1202 (Cod. Crem. I); FOR-
MIGOSA, fr. Roncoferrato, MN; = Formicosa a. 1015-36: da FOR-
MICA, insetto. Si distingue da questi derivati da FoRMICA il nome di FORMI-
GADA, corte, pr. Pietole di Mant., nelle carte del sec. XI sempre Forn È
cata (curti)-; fossa que dic.-; fossatum For nicatula (v. Nardi, Nuo-
ve Ric. 12). Questo Formigada sarà dunque un'alterazione (con intrusione
di ForMA «canale, acquedotto »?) di un lat. FORNICATA, detto di quella
fossa, per essere stata coperta per un tratto da un fornice. Da un FORMÎCA
invece (v. Prati, NII. 225) può essere venuto il n. di Formìgine, torr., e
paese, pr Modena (cfr. il Formiclines, argine, pr. Cavarzere, a. 995).
Formigmano, fr. Solo Collina, BG: *FIRMINIANUS, aggett. del n. pers. Fir-
MINIUS.
N
Formorone, fr. caprino, BG: forse « forno Morone » (questo, nome pers n.
Nornace: varii luoghi; FORNASETTE, fr. Soresina, CR.
Fornazze, fr. Caravate, VA: forse derivato di forno, col genere del lat.
FURNAX « fornace »?
Fornîco, fr. Gargnano, BS: aggett. in -Icus dal n. pers. FURNIUS?
Forno più luoghi: v., per il signficato di forno in Cadore, Marinelli, Riv.
Geog. It., VIII, 1901.
Fornovo di S. Giovanni, BG: = plebs que dicitur For um Novum a.
861, vico et f. Fornovo a. 948 ecc. (Mazzi, 250): dunque è uno dei
non pochi FORUM NOVUM (1).
Forte di Fuentes, loc. in com. di Còlico, CO. Si sa che vi fu eretto già (nel
1604) un castello da don Pedro Enriquez de Azevedo conte di Fuentes,
governatore di Milano per la Spagna.
(1) Però si noti che un « Fornò » (dial. « Furnù »), santuario pr. Forlì, è inteso
«forno nuovo », essendovi presso un luogo detto « Forniolo ».
FORTUNAGO 234
Fortunago, PV: certamente *ForTUNACUS, o per un « sacellum Fortunae »
o dal cogn. rom. FORTUNA: v. vari Fortuna, Pieri, Arno, 85.
Foscagno (Passo di-) valico, Semògo, SO, dial. Foschegn = Foschagnio
sec. XIV (Longa, 310). Forse da un n. di persona, dipendente da Fosco,
Fosio (Castione-) fr. Sùàrnico, BG (cfr. FOSIO, molino di-, Livemmo, BS).
Certam. sarà n. derivato da quello della fossa Fusa, canale irrigatore deri-
vato dall’Oglio, che gli scorre vicino. V. Fusa.
Fossa Caprara, fr. Casalmagg., CR: cfr. Foppaluera.
Fossadolto, oggi detto Ognissanti, fr. Borghetto Lodig. = ubi dic. Fossa-
ro alto a. 1034 (Colombo, Abb.), braida de Fossadolto a. 1181
(Agnelli): certamente « fossato alto » (cfr. varii Fossà e un Fossadone, Top.
Ven., 326); benchè il nome sia stato diviso talora in Fossa Doldo (ad es.
Corogr., 325). Notevole, per il suffisso, FOSSACOLO, nome di un canale,
Vobarno (Bottazzi).
Fossaluvara, v. Foppaluera.
Fossama (Cascina-). pr. Vigevano. Si dubita che il n. dipenda dal cognome
Fossani, v. Colombo, Tic., 89. Sarà forse lo stesso per FOSSANE, n. di un
casale, Barghe, V. Sabbia (85).
Fossarmato, PV. Passa di là un «grosso canale derivato dall'’Olona». Par
ovvio pensar che si tratti di un «fosso armato », cioè « afforzato », difeso
da argini (2): cfr. Travacò, Sustinente, Retegno.
Fossato, fr. Rodico, MN: v. Fassodolto.
Tozinecia (Val de-), Valdidentro, SO: « fusinaccia »: cfr. Fusine.
Fracchia, fr. Spino d'Adda, CR, dial. Fraccia; = Fracta a. 1261 (Agnel-
li); FRACCINA, luogo ivi presso; FRACCE, fr. Cittiglio, VA; FRACCHIA,
FRACETTA, FRAIASSA, FRACIONE, FRACERE, FRACHIACCIE, mol-
te località nel territorio di Voghera; FRACCHIA ROSSA (anche Freccia
Rossa) pr. Tronconero di Casteggio (Maragl., 143-4): FRACC, terreno sul-
le alpi di Pasturo, BS. Cfr. lomb. fraccia « sostegno che innalza le acque di
un fiume per irrigazione » (Marcora, 242); e, d’altro canto, ticin. fracia
« riparo di rami intrecciati» o « terrapieno o sassi contro il torrente » (Sal-
vioni, Quisq., 15). V. anche Gualzata, 39, Topoless. lomb., 48 e Bosshard,
162. Secondo lo Gnaga frata, «in val del Garza» significherebbe « bosco
con contorno di castagneto ».
Fraèle, loc. Bormio (onde la Valle di FRAELE) in dial. Frè], = ad Frae-
(2) Purchè non derivi, come il n. di « Costermano » veronese, che già era detto
Costarmata (v. Top. Ven., 38, 379), da « fosso olmato », cioè fiancheggiato da olmi.
255 FRANCIACORTA
lem sec. XIV (Longa, 310): per esservi stata «una ricca miniera di fer-
ro», par di vedervi un *FERRAT-ELLE: men facilmente un FABRELLE (attra-
verso fravelle).
Fraganesco, fr. Pieve d’Olmi, CR: = de Fraganesco a. 1188 (Cod.
Crem., I, 171). Potrebb'essere un derivato da FRAGA «fragola » (cfr. berg.
fregunera «fragoleto », onde Valle di FREGONERA Cortenova, CO; e il
cognome Fragonara); men facilmente deriv. con suff. -esco da un n. person.?
Il Cherubini registra il modo di dire « mandà a Freganesch » per dire « man-
dar a bastonare ».
Fragorate (Dosso-), altura sopra Villalbese: « fragolato »; cfr. il nome di
una chiesetta pr. Cardano al Campo, della Beata Vergine « delle FRA-
GOLE ».
Fraìne, fr. Pisogne, BG; con FRAÎNA (Valle di-), e (Alpe-) di Valsassina.
Secondo il Serra (NII. Tomb.) vi ricorrerebbe la voce fraina (da VORAGINE, Vv.
Rew 9454, e Top. Ven., 265): donde pure (v. Majoni, Vocab. Ampezz.,
1929, p. 66) vari nll. ampezz. Fraina. Lo stesso spostam. di accento notava
il Pieri (Arno, 311) in un nl. Infraìne. Sarà dunque da escludere, probab.
per questi nil., il lomb. fraina « grano saraceno » e « lupinella ».
Franca (Cascina-), fr. S. Stefano Lodig.; Borgo-FRANCO, Breda-FRANCA,
Cà-FRANCA, Castel-FRANCO, Villa-FRANCA: dov'è ben chiara la ra-
gione dell’aggettivo (cfr. Esenta).
Franciacorta (Paderno-), BS. E' un nome intorno alla cui storia siamo infor-
mati imperfettamente (v. Rosa Gabr., La Franciacorta, Berg., 1852). Si de-
signò già col n. di Fraciacorta (dial. Fraza curta) il territorio corrisponden-
te, press'a poco, alle quadre di Rovato e Gussago (la testata morenica del
lago d'Iseo), e pare che esso si trovi nominato la prima volta «in una legge
del comune di Brescia probabilm. pubblicata durante la signoria degli An-
gioini », dove si fa cenno « omnium amicorum de Franciacurta» (0-
dorici, VI, 181). Si pensò da molti che la ragione del nome si abbia nel
fatto che queste terre godettero, sotto la Repubblica Veneta, di particolari
privilegi (nel 1440 la quadra di Rovato ebbe confermate le esenzioni già
concessele nel 1438 dal Gattamelata): che, se queste concessioni sono troppo
recenti, si è anche sostenuto che le franchigie ricordate dal nome erano già
state concesse alle « corti monastiche di Clusane, Colombaro, Timoline, Ni-
goline, proprietà assegnate sul demanio regio ad istituti monastici che dove-
vano bonificarle » (1). Ognun vede tuttavia come Franciacorta non possa es-
sere il riflesso lombardo di un FRANCA CORTE: e a me pare quasi impossi-
bile ammettere che il nome di questa forma rifletta una riproduzione esatta
(1) V. A. Bersi, Popolo di Brescia, 2 nov. 1929. Successivamente in questo giornale
apparvero altri articoli a proposito di questo nome: alcuni anche miei. Il Franciagoba
che l’Odorici aveva riportato da un doc. bresc. del 1123 è stato rettificato dal Rota
(Franciacorta, 35) in Franciagola, e corrisponde all’odierno FRANZÀGOLA, n. di un canale.
FRANCIONE 236
di un n. francese Franchecourt, forse per richiamarsi a qualcuno dei Iuoghi
di tal nome esistenti in Francia: esempio singolare di esotismo: purchè non
se ne attribuisca l’introduzione agl’istituti monastici di cui si è detto. Altri-
menti, escludendo la fantasticheria che Franciacorta ricordi proprio la sod-
disfazione provata di Rovatesi dopo la cacciata degli Angioini l’anno 1265
(Odorici, VI, 181), non resterebbe che da pensare ad un composto di *Fran-
cIA, per dire « terra di Franchi » (v. Serra, Com. Rur. 250; e v. FRANCIA,
fraz. Montecalvo, PV; Prati di FRANSCIA, Malenco, SO; FRANZA, fr.
Giaveno, Torino); unitovi il sost. corTE. Non sarebbe caso unico di com-
posto, con l’attributo premesso al nome: cfr. Badicorte e Valicorte, in Pieri,
Arno; e qui Oscasale: URSI CASALE. Un Franciacorte non è impossibile che
sia stato alterato in Franciacorta.
Francione (Borgo-), pr. Colico, CO. Secondo una tradizione « conserverebbe
il ricordo di Francione, governatore d’Insubria in nome di Maurizio impera-
tore d'Oriente; il quale poi dovette arrendersi ad Autari nell'Isola Comaci-
na» (v. Chiesi, 171-2; e Arrigoni, Notizie Stor. di Valsassina, a. 1889, p. 25).
Comunque sia, conserverà il ricordo di un possessore, chiamato Francione.
FRANSURIGO, FRANSOREGO (fossatum-), pr. Mantova, a. 1056, 1077,
Reg. Mont.: pure un soprannome (frangi SURICUM », cioè « frangi-saggina ».
Franza, v. Francia curta.
Frascarolo PV; FRASCAROLO, fr. Varese (anche Fraschirolo); terra Fra-
scaroli a. 1221 (Cod. Crem., I, 242): è il dim. di FRASCARIUM « boschet-
to di cespugli », voce che ricorre ad a. 974 (Cod. Long., 1307); cfr. FRA-
SCHE. loc. pr. Casteggio. Per il Serra (Centri Past. 731) il nome Frasca-
rium sarebbe caratteristico delle stazioni pastorali (« silva minor », in con-
fronto delle « silvae maiores »).
Frasonico, pr. Dubino, SO; val FRASNA, presso Ballabio, CO; FRASSINI,
loc. sopra Mandello, CO; FRASSO, ai FRASSI, loc. pr. Casteggio; tutti dal
lat. FRAXINUS? Un luogo presso Lodi: Frexianuco, a. 900 (Rota, Lo-
di, 30), pare però di origine diversa.
Fratello, monte, Alpi Camon.: perchè fratello? V., forse, Giumellino.
Frati (Corte de’-), Robecco, CR; Dosso dei FRATI, fr. Sospiro, CR: certo
per esservi state proprietà di conventi.
Fratta Trivulza, fr. Borgo Littorio, MI; Valera FRATTA, MI; Roggia FRAT-
TA, bresc.: it. fratta, v. Fracchia.
Fredda (Val-), pr. Lecco: cfr. Fontanile FREDDO, pr. Greco Milan.
Fregg (o di Freglio), valle, alta valle del Caffaro, BS: forse = fregg « fred-
do »; purchè non rifletta FILECTUM (v. Gronfaleggio e Fecchio), con la r che
è nel milan. fires « felce ».
29 IL
Freggera, torr., afîl. Pioverna, Valsass., (e Freggerdla): pare la forma femmin.
di Fregée. nome loc, ticinese, inteso dal Serra (Recens. G., 96) « casetta
presso un’acqua corrente dove si tiene in fresco il latte ». Ma trovo, in una
Guida di Valsassina, che il torrente Fregèra si chiama così « per copiose sor-
genti di acqua freschissima ».
Fregondino, monte, S. Felice Garda, BS: dal n. pers. longob. FREDEGUND.
RETRA vera
Krera (Val-), tributaria della Val di Cremeno; FREROLA fr. Bracca di co-
staserina, BG: FRERONE, monte, Alta Val Camon, già con miniere di
ferro: lomb. frera « ferriera »: cir. il cogn. bergam. F Mera a. 1156 (Maz-
zi, Sub., 376). FREROLI (i-), contrada, oltre il Colle, BG: da frè: FER-
RARIUS.
Frèsine, fr. Valsaviore, BS. Il Pieri (Not. 21) propone di ravvicinarlo al
n. pers. rom. etr. FrISINA. Senza escluderlo, penso anche ad una base *FILI-
CINAE, aggettivo da FILEX « felce » : vi Fregg e Castelfelice.
Frigelle fr. Bovegno, BS: v. Fregg.
Frigeria (Val-), valle, Cuasso al Monte, VA, dial. Val Frigera: è tutta com-
presa fra alti monti: onde si spiegherà il nome come il femm. dell aggett.
lomb. freggèe « freddoloso ». V. Freggerola. E cîr. freddia (e caldia) di SIE
fagnana, per dire « luogo freddo » « volto a nord » (e il contrario), Pieri, Ser-
chio, 126, Può forse competere il cogn. Frigerio?
Frisozzo, monte, Alpi Camon. Forse da un n. person. (lomb. Fris « Felice »).
Frodolfo, fiume, Bormio, dial, Froddlf; eg Li A bc
-gufi, sec.li XIV-XVI (Longa Voc. Borm., : certo in relazi a
di agi col n. del torr. Oglio FRIDOLFO e FRIGIDOLFO, «che
scendono, a poca distanza, sullo spiovente della Valcamonica », Il nome di
fiume risalirà dunque al n. pers. german. FRICULF 0 FRIDULF, v. Foòrst. 522,
339. Svanisce la possibilità, ammessa dal Salvioni (Dial, Arbed, 37) dell ori-
gine dalla voce alpina FRUDA «cascata; roggia ». (Le forme Fridolfo e Frigi-
dolfo, benchè in alcune carte e guide designino due fiumicelli che si riuni-
scono in uno, non possono essere che due varianti dello stesso nome).
Fuga (Tartaro-, detto anche Tartaro Rabioso), fiume, MN; FUGONE, riale,
affi. dell'Olona: lomb. fuga, fugon « canale di scarico di un mulino ».
Fugascera, valle, afll. dell’Olona (Gr. Illustr., II, 878); FUGASERIA, fonte
fra Nesso e Careno, CO: da riferire forse alla base di cui alla v. preced.
Fuipiano al Brembo, fr. S. Giov. Bianco, BG, dial. Fuipià: luogo A m. 463,
sui fianchi d'un monte; FUIPIANO Vall'imagna, BG: posto su di un'altura
elevata (m. 1001). Dell'uno e dell'altro si dà come forma d'uso anche
Fuppiano e Fopiano. Forse, quindi, il nome è eguale a quello dei due Fop-
FULCORINA 238
piano trentini (di Valformazza e di Vallarsa); e, formalmente, può convenire
anche ad esso l’etimo proposto dal Flechia per questi due (*FOVEANUS da
FOVEA). Ma, rispetto alla posizione dei luoghi (pur senza escluder un *Fu-
VIANUS dal. n. pers. Fuvius, o anche *FaBiaNUS da FABIUS, cfr. il n. tosc.
Fobbiana, Pieri, Arno, 143), mi par opportuno pensare, lasciando da parte
un illusorio « fuggi piano » (cfr. il veronese Filovo « fuggi lupo »), ad un
composto “*FAGITUM PLANUM (faggeto piano), attraverso *Foi piàn: cfr.
tosc. Certopiano (CERRETUM), Pieri, Arno, 291 (1).
Fulcorina o FULGORINA (S. Maria-), chiesa di Milano = Forchori-
ni, sec. XIII (Lib. Not.): dal n. di un Fulcuino vissuto nel sec. IX, secondo
il Giulini, I, 238: ma v. il nome seg. che si presta meglio.
FULKERII (Insula-), pianura del cremonese (poi detta Gera d'Adda), a. 1040
(Cod. Crem., I, 69); dal n. di un Fulcherio, che l’Agnelli dà per longobardo
(v. Fòrst., 552). Invece il Bombelli conosce la tradizione di un Fulcaro,
generale di Narsete (2).
Fumagalla, fr. Ravellino, Lecco = Fomagalo in c. del 1456. Eviden-
temente dal cogn. Fumagalli, nel quale è da vedere un nomignolo scherzoso
« affuma galli » (forse, per portarseli via: cfr. Pelagalli, ecc.).
Fumarogo, fr. Valle di Sotto SO: dial. Fumaroch: sarebbe «così detto
perchè in tal luogo si bruciavano gli appestati » (Longa, 304): che è spiega-
zione per lo meno assai dubbia.
Fumero, fr. Sondalo, SO: forse cfr. polesano fumera « nebbia », di cui v.
Top. Ven., 265.
Fumiarga, fr. Colico, CO (anche Fiumarga); certamente = Fameliarca
sito Centoplagio, a. 1000; luogo dato per ignoto in Cod. Long. 1715. Quan-
to all’etimo, pare proprio trattarsi dell’aggett. FAMILIARICA che è registrato dal
Forcell. (da es. di Vitruvio) col signif. di « appartenente ad una famiglia »
(ad es.: CELLAE FAMILIARICAE, VESTIMENTA FAMILIARICA): cfr., per forma-
zioni analoghe, Casargo, Gallinarga, Vignarca.
Furato, fr. Inveruno, M/: ramm. in c. dell'a. 1530. Da un cognome?
Furva (Val-), Bormio, dial. Valforba: nel sec. XIV Vallis Fu rvae (ag-
gettivo derivato Forbasch, o Furicc, v. Longa, 76, 298). L’ipotesi di un suo
rapporto col nome del fiume Frodolfo non sembra poter sussistere (v. que-
sta voce), Poichè la valle è « di aspetto fosco », ben converrebbe riferirne il
nome all’aggett. lat. FURVUS «atro, scuro » : cfr. il torr. toscano Furba, Pie-
ri, Arno, 281.
Fus, luogo pr. Sarnico, BG, dove il fiumicello Guerna entra nell’Oglio; con
(1) Il primo « Fuipiano » si tentò di spiegare già da fons planus; i a Foppiano » di
Trènto dal Lorenzi (Diz. Trident.) si vollero derivare da «planum furni».
>”
FUSTIGNAGO
239 =
FUSIO, Livemmo, e con Seriola FUSIA, Cologne, BS: cfr. levent. Di pad
qua veloce e in pendenza », Salv. Not. III. Forma diminutiva: FUSINO, loc.
alla confl. del Riasco nella Val Grosina.
Fusa, canale, BG (v. Fosio). Anche qui forse si può avere *fus «foce»: v.
voce preced. Cfr. ven, Fuoza, Top. Ven., 261.
Fusano, (Castel-), fr. Casalmagg., CR: forse è un agg. *FUSIANUS da n. pers.
FUSIUS.
Fuskria (Val-), Cuasso al M., VA: difficile scegliere fra FUSARIA («fabbrica
di fusi») e FUSARIA « fonderia» (anche « maceratoio »): cfr. Fusara ecc.
(Top. Ven., 327).
Fusina, loc. Abbadia Lariana, CO; FUSINE, SO: con miniere di ferro;
FUSINE, fr. Grosio, SO: « fucine ». V. Fozinecia.
Tustagna, fr. Castelleone, CR. Origine?
Fustignago, fr. Degagna, V. Sabbia, dial. Fustignàc. Da un lat. FAUSTINIA-
È 9 ® D'
cum aggett. dal gentil, FAUSTINIUS.
Gàbar, loc. pr. Capo di Ponte, BS; GABBA, GABBÀ, GABETTE, GABEL-
LA, GABBEDO) GABBEI, GABBATA, GABASSONA, GABBAROTTO,
QABBRIA, ecc., molte località del Vogherese: tutti nomi da gaba « salice
bianco » (gab per il Monti: e v. gaba, Bosshard, 166).
3
Uabbi (Montù dei-), ora Canneto Pavese, PV; Caselle GABBI, fr. Piadena,
OR; of. Gabbio (dial. Gabi) pr. Malesco, Val Vigezzo (Novara) e cavargn.
Qhjebi « proprietà privata e cintata» che il Salvioni (EI. Volg. 26) e il
Massin (Top. Biell,, 1908) dedussero da *cAvEUM: diverso forse dal valses.
gabiu letto di torrente, di cui v. Bertoldi, St. Etr., III, 303. Richiamo qui
anche il «fossatum, lacus, canalis» Gabiî, presso Pietole, ramm. in una
carta mantov, del sec, XIV (Nardi, Mons. Virg. 15). Rifletteranno invece
un gabbia derivato da cavrA (cfr. Pieri, Serchio, 177), il n. della Valle GAB-
MIA, pr. Esine; dei monti GABBIE e GABBIOLE, in V. Trompia; e del m.
GABBIONE, pr. Lonato, BS (v. Gnaga).
Gabbana, fr. Castellucchio, MN; GABBIANA, fr. Marcaria, MN; GAB-
MIANA GLivelli), fr. Quistello, MN, = Gabiana fovea a. 1007, Ga
bhlana vecla a. 1086 (Reg. Mant.), Pare che l'origine di questi nomi non
deva esser separabile da quella di GABBIANO fr. Crema, = curtem G d-
blanum, vico Gabiano a 862, 948 ecc. (Mazzi, 253, Cod. Crem.,
I, 66); CASTEL GABBIANO, CR; GABBIANO, fr. Toscolano, BS; GAB-
MANY, fr Monticelli, PV; GABBIONETA, CR, = vico Gabianito a
906 (Cod. Crem,, 1): (questo dunque dimin. in -etta da Gabbiana, forse per
contrapposto ad uno dei nomi preced,); e congiunta fors’'anche con quella di
QARIASCA, fr, Gandellino, BG. A questa serie andrà associato il nome
di Qalbana di Rovigo: il quale alla sua volta starà insieme con Gaiba, pure
rodigino, Alla testa di tutti questi nomi si può dunque pensare che vada col»
locato l'appellativo Jat, cAvRA «recinto » (v. Pieri, Serchio, 177, e qui, alla
V. proced.), donde si sarebbe dedotto CAVRANUS, CAVRANA, pressa poco cos
me caldana è cavana veneti e di altrove da caLIDUS e cAvUS, Farà concor
fenza a quest'etimo non tanto un *GAnianus, tratto da aanius forse nel al»
pnificato di « paludoso », di cui v, Bertoldi (loc, cit, alla voce prec): quane
to, almeno In molti ensi, l'aggott, Int, *GAVIANUS «A (dal n, person, GAVIUS,
-,_ —_
241 ì È ; GAGGIO
che ricorre anche in lap. lomb.), donde, quasi sicuramente, dipendono i ben.
diciassette fra Gabbiano e Gabbiana di Val d'Arno (Pieri, Arno, 149). — In
quanto i nostri nomi fossero da ricondurre a GABIA, si veda qui s. Gavia,
il cui derivato Gaviasco richiama singolarmente il sopra ricordato Ga-
biasca.
Gadano, fondo, Pizzighett, CR. Forse dal cognome di famiglia, Gadani,
prima soprannome (mil. gadàn « baggiano »).
Gadesco, CR. Si dà per ricordato in un atto dell’a.. 842 (Gr. Illustr., II, 543).
Potrebb'essere originato dal n. pers. Gado (Gaddo) con suff. -esco. V. un
nl. bresc.: GADA, (v. Gnaga).
Gadi, fr. Der6vere, CR: v. voce preced.
Gaéta, fr. Bagnolo, CR; altra fr. Menaggio, CO: forse da far risalire alla‘
base lat. cAVA: per il Bombelli verrebbe appunto da una caèta «cava di
sabbia ».
Gaggèra (Cascina-), fr. Trezzano MI. Fors'è una “GADIARIA: v. Gaggio.
Gaggianése, Rosate, MI: sarà aggett. tratto da Gaggiano, v. voce seg.
Gaggiano M/, dial. Gaggin (Gasgian): donde il dimin. GAGGIANELLO:
= ad Gazianum a. 1171 (Rota, Var., 241). Con GAGGIANICO, pr.
Lecco (= Gazanico, Stat. Lecco), piuttosto che da un aggett. lat.
"GAIANUM (dal n. pers. GAIUS: v. però, per il tosc. Gaggiano, il Pieri Arno,
148), mi richiamerei a forme aggettivali dal lat. mediev. GADIUM « bosco ban:
dito » (v. qui Gaggio): analogamente ad altre forme di nll. veneti, come
Gaztègo (già Gazatico, ecc.): a questa forma corrisponde del tutto
il n. della Seriola GAZZADIGA, di Manerbio, BS. — Il Cherubini segnala
il detto furbesco «vess de Gasgian » per dire «essere corto di cervello ».
Gaggino, fr. Faloppio, CO: dim. di Gaggio: v. voce seg.
Gìùggio, fr. Ardenno SO; altro, fr. Sondrio; GAGGIO, fr. Domaso, CO;
i GAGGI, fr. Faedo SO; il GAGGIÒOLO, fr. Cantello VA; al GAGGIOLO,
Cernusco Nav. M/; Valle e Costa del GASG, Ballabio CO; loco Gagio
inter Padum et Aduam a. 981 (Cod. Crem., 1); in Gagio, Ostiglia MN
i. 861 (Cod. Long.); Gagiolo cremon. a. 1023 (Cod. Crem., I): cfr.
Gaggione, cima ticinese (Salvioni, App. 239): è il GADIUM o GAIUM del
lat. mediev. « bosco bandito » (cfr., nel diploma dell’a. 951 di Bereng. II
e Adalberto: «in gaio nostro ad tollendas arbores »; ed il valcam. gaso
« bosco » « estensione boschiva », De-Gasperi-Lorenzi). V. Gagg nel Dizion.
del Monti e qui Gazzo, Gazzolo. Avverte A. Orlandi che gaggio in Valsass.,
o gafo a Tremosine, vale ancora «porzione di boschi» comunali dove. gli
abitanti fanno lega (1).
È, (1) Da ricerche dell'avv, Carlo Gaggiotti (I Gaggiotti come cognome ecc., Milano,
Dalle Nogare, 1999) risulta che il n, person, Gaggiorio può essere derivato da gaggio, ed
attestare per un aggettivo gaglòr: « abitante » (o norvegliante) « del gaggio ».
10,» Diglonorio di toponemantica lombarda
n
GAIANO 242,
Gaiano, fr. Endine (già Piangaiano): v. Galliano.
Gaidella, fr. Quistello, MN e GAIDELLINA come Gaida, fr. Reggio Em., valle
della Gaida pr. Vittorio Veneto (Top. Ven., 327), dipenderà dalla voce lon-
gob. GAIDA «punta » (propr. « della freccia »), con allusione alla forma del
terreno.
Gaifama, fienile, Ghedi BS. Come il cognome bresc. Gaifami, lo credo deri-
vato da un soprannome, applicabile così a luogo come a persona, che dicesse
« guadagnafame ». Mi pare possibile che accanto a gagnd si sia usato anche
un gaià, come, accanto a magnà, il bresc. maià. Per l’idea, v. Calafàm e
Camafàm.
Gaina, fr. Monticelli Brusati, BS; GAINO, fr. Toscolano Mad., BS: cfr. il
soprann. Gaino (di cui v. Migliorini, Nome proprio, 162). Tuttavia può an-
che compararsi col nome di una strada Guayna pr. Cremona, a, 1264
(Cod. Crem., I). O da cavus? Cfr. Gaèta.
Gaiumo (Fontana del-), pr. Canzo, CO: cfr. la voce alto milan. gaiùmm
« mallo ».
Galandra, cas. pr. Lecco; un altro, pr. Calolzio. Fanno pensare all’ital. ca-
landra (v. Calandrone). Ricordo però il milan. galànder (i-) « funicelli per
segnare linee sui muri ».
Galantina, fr. Romanengo, CR: certo da un cognome.
Galavèsa, n. del fiume che tocca Calolzio (= Galavesina negli Stat.
di Lecco). Qui forse avremo la voce prelat. *CALAV-, di cui v. alla v.
Calolzio.
Lalbene, Galbenina, pr. Cividate al P., BG; già Galbene (Mazzi, XXXIV);
cfr. Calvene vicent., dal n. pers. rom. CALVENA? Lo Gnaga però, a prop. di
una Cascina GALBENA, Pontoglio, BS, propone la voce bresc. galbena « ga-
lega, Ruta capraria».
Galbiate, CO, = de vico Galbiate a. 887 (Cod. Long.) Sarà o *GAL-
BIAT- da GALBIUS 0 *CALVIAT- da CALviUSs (questo n. pers. anche da iscr.
lomb.).
Galbiga (la-), monte, pr. Porlezza (Vall’Intelvi) (scritto anche Calbiga; ivi
presso un M. A/biga?). Il Salvioni (App., 248) vi sospettò un derivato dal-
l'aggettivo cALVUS. V. Valbiga.
Galbusera, fr. S. Maria Rovagn. CO: è la voce comasca galbusèra «cavo-
laia ».
Galdàn, loc. pr. Mandello CO, con GUALT (el-), local. pr. Valdisotto SO:
ted. wald «bosco ».
243 GALLIATE
Galeotta, fr. S. Angelo Lodig.; GALEOTTE ,fr. Pizzighett, CR: sarà dal
nome person. Galeotto.
Galgagnano, M/ = Galganiagnum a. 1002 (Agnelli): sarà l’aggett.
*CALCANIANUS dal n. pers. CALCANIUS: cfr. Gargagnano, Top, Ven. 59. (1).
Galgàro, pr. Bergamo: = locus ubi de. Galgaro, sec. XI (Mazzi, Sub.
11, 25): galigaro “*CALIGARIUS?
Galgiana, fr. Casatenovo, CO: così anche nel lat. eccles.: forse *CALIDIANA
dal n. pers. CaLIDIUS (anche in lap. lomb.).
Gallafretto, fr. Guardamiglio, CR: = Gualdefrede de Cucullo (Agnel-
li). Sarà forse dal n. pers. WALDFRID (it. Gualfredo).
Gallarano, fr. Robecco d'Oglio, CR: *GALERIANUS dal n. pers. GALERIUS
(è in iscriz. lombarde).
Gallarate, VA, dial. Gallaràa = Gallarate sec. XIII (Lib. Not.) Ga-
larà, a. 1476: *GALERIAT- dal n. pers. GALERIUS (v. voce preced.) (2).
— Il Cherubini notò il modo popolare: «va on poo su la brughera de
Gallaràa ».
Gallarina (la-), fr. Golasecca, VA: anche questo nome da GALERIUS? Forse
meglio da GALLUS.
Gallegno, fr. asso, CO: cfr. il n. pers. rom. GaLLENIUS (anche in iscr.
lomb.), v. Gallignano.
Gàlleno, fr. Còrteno, BS (dial. Gàlen). Il Pieri (Not., 9) lo ravvicinò ai nll.
tosc. Galleno, Gallena, che accennerebbero al n. pers. etrusco rom. GALLENA,
GALENA (Arno, 33). Però l’accento è diverso.
Galliano, fr. Eupilio, CO; GALLIANO, fr. Cantù, CO: = de Galliano
a. 891 (Cod. Long., 583): non so in quale dei due sia stata rinvenuta la
lapide che ricorda i Braecores GALLIANATES (Corp. Inscr. Lat., 8263, v.
Serra, Com. Rur. 93): l'uno e l’altro certamente pari a GALLIANUS, aggett.
dal nome pers. GALLIUS.
Galliasco, monte, pr. Gallarate. Si direbbe derivato con suff. -Ascus dallo
stesso n. pers. GALLIUS donde Galliano.
Galliate Lombardo, lat. ecc. Galiatum vel Gaiatum; Galiate
a. 1475: come Galliate di Novara, *GALLIAT- dal n. pers. GALLIUS: v. voci
preced.
(1) Per l’Agnelli « Galgagnano » era fra i nomi che accennano al nome dei Galli.
Per il Gabbiano esso ricordava la miracolosa guarigione d’un malato d’itterizia (71) per
aver veduto « dal verone... un galgalo ». Il quale « gàlgalo » è poi il « rigògolo » (mil.
galbèe). K
(2) Ci fu chi voleva vedere in « Gallarate » un'ara Gallorum: v. Chiesi, 347.
GALLIAVOLA 244
Galliàvola, PV: credo possa riflettere *GALLIACULA dimin. di *GAL IACA:
cfr. Galliano, Galliate.
Gallignano, fr. Soncino, CR; = Galeniano a. 1203 (Cod. Crem., I,
61): *GALENIANUS da GALENIUS n. pers. rom. V. Gallegno.
Gallinarga, fr. Tavèrnola, BG: verosimilm. *GALLINARCA, aggettivo di GAL-
LINARIA: cfr. il Gallinaria nel suburbio di Bergamo, a. 875, 1013
(Mazzi, 80). Per il suff. -ARICA v. Fumiarga.
Gallinazzo (S. Stefano a-), fr. Lodi; GALLINAZZA, luogo pr. Bergamo:
da GALLINA (nome pers.).
Gallivaggio, fr. S. Giacomo e Fil, Chiavenna: anche scritto Gallivaccio.
‘Sta sul dorso di una ripida montagna. Sembra eguale, salvo la g per c
iniziale, a Calivazzo: v. questa voce.
Galle, monte sopra Provaglio, Salò, GALLETTO, colle pr. Brescia: da
Gallo nome pers.?
Gallotte, fraz. di Castelleone, CR: crederei da un cognome Gallotti.
Galvagién, altro nome del m. Generoso: secondo il Salvioni (Not., III, 92),
pari forse a « calvacchione ».
Galzànega, fr. Fuipiano, v. Imagna, v. BG: forse è un aggettivo *CALTIA-
nica, derivato con suff. -aNIcA dal n. pers. CaLtIUs. V. una Galzana
Vilascas. Vilasco.
Gambaleone, fr. Casalmagg., CR: ebbe il nome del canale che vi passa,
già detto Gambolono nell’a. 1264 (Cod. Crem., I). Raffrontato con
GAMBAIONE (già Gambalione, fiume presso Cassago di Brianza, e
con Gambarone ed altri dei nomi qui appresso, può far pensare che risalga
ad una parola *gàmbolo, “gambello, significante «ramo, corso d’acqua »;
probabilmente senza nessun rapporto di dipendenza col tema prelatino GAVA,
supposto dal Bertoldi sul troppo debole indizio della coincidenza dei deri-
vati da gamb- nell’area medesima (?) dei derivati da GAVA V. qui gavia.
Gàmbara, BS, = de Gàmbara a. 1088 (Odorici V): vi sono avanzi di
un antico castello. Forse il nome è originato dal nome femm. longobardo
Gàmbara (v. Paolo Diacono, I, 1): ne potrebbe sembrare un indizio il
trovarsi ancora un nome di persona: Gambara filius Ansiloni, in un
atto dell'a. 1044 (Odorici). E v. Bongioanni, Nomi, 102. Dal nome della
famiglia, quello della Seriola GAMBARELLA, Brescia.
Gambarana, PV. Il sito di questo luogo, che è fra risaie e praterie, può
facilmente far pensare a un derivato da gambero (v. Top. Ven., 195): allo
stesso modo del Gambarano di Garfagnana (Pieri, Serchio, 111): « posto
ove trovansi dei gamberi». Se questa origine si escluda, piuttosto che ad una
245 GAMBOLÒ
connessione col tema *gàmbolo di cui si fa cenno s. Gambarone, si può
pensare a un derivato da un nome pers. romano, come CAMERIUS, 0 CAM-
BARUS.
Gambarone, fr. Rozzano, M/. Può parer molto dubbia una dipendenza di
questo nome da gàmbaro, se non forse attraverso un soprannome di persona.
Può essere invece affine a Gambaone, v. questa voce.
Gambina, fr. Robecco, CR: GAMBINA, fr. Pieve d’Olmi, CR; GAMBINO,
fr. Sospiro, CR: forse dal cogn. Gambino (già soprannome da gamba: un
n. pers. Gambino ho da doc. cremon. dell'a. 1118, Cod. Crem.).
Gamboleso, v. Camporeso.
Gùmboli, loc. Canneto s. Oglio, MN. Non riesco a risolvermi, fra quella
voce ipotetica gàmbolo cui si accennò s. Gambarone (e v. anche Gambolò)
ed un derivato di quel nome pers. Gamal, donde il Pieri (Arno, 213), cre-
dette di poter dedurre il nome di Mazza-Gàmboli (MASSA-).
Gambolò, PV, — de Gambolate a. 999, 1099, 1426, loco Gabolate
a. 1057, Campolato (bolla Innoc. II, 1133), Gambo-, Gambu-,
Gambalato e 1227-1241, Gambolao a. 1202 (Colombo, Tic., 135,
Cod. Crem., I, 75). Se si dovesse, o potesse, attribuir gran peso alla forma
Campo-lato della bolla d’Innocenzo, sarebbe assai facile derivare Gam-
bolò da cAMPUS LATUS, come già fu opinione concorde di vari storici: dal
Bescapè (« campum latum, vulgo Gambolatum »), al Capsoni, al Robolini e
ad A. Colombo: il quale ultimo, anzi, fonda in gran parte su questa inter-
pretazione del nome di Gambolò la sua tesi, che questo paese abbia avuto
la prima origine dal campo militare di Scipione; campo che, secondo Polibio,
fu costruito in un ré6ros értredos e, secondo Livio, in mezzo a dei « campi
patentes ». A. parte questa identificazione storica, che può forse rimanere con-
troversa, l'origine di Gamb- da cAMP- può essere ammessa (cfr., ad es., la
forma Gamboleso, che vive accanto a Camporeso; il toscano Gambassi:
caMmPus Bassi? Pieri, Arno, 73); e, per l’uso toponomast. di LaTUS «lar-
go », esso è dimostrato p. es. dai n. toscani Collato, Pietralata (cCoLLIS LATUS,
ecc. v. Pieri, Arno, 282). Se non che, non par facile accettare senz'altro
la derivazione tradiz., quando si pensi che i docum. del sec. XI concordano
tutti nella forma Gambolate, Gabolate: onde è almeno lecito il dub-
bio che Gambolò si ricolleghi piuttosto (facendosi di Campo lato una forma
puramente presunta) con varii nomi ad esso somiglianti, come Gambellato,
fr. di Castiglione de’ Pepoli (Bologna), Gambulaga, fr. Portomagg. (Fer-
rara), = Gambolaga a. 1183; e forse anche, oltre ai già veduti Gàm-
boli e Gambalone, col Gambellara di Vicenza (-aria a. 1264), e Gambel-
lara, fr. di Ravenna. — Ma che saranno poi questi nomi medesimi? Tutti
derivati secondari di gambo «fusto stelo » (v. Pieri, Serchio, 90: ma intesi
GAMBOLOITA 246
nel senso di ramo di corso d’acqua? Oppure da un nome di pers., tratto
dalla voce gamba, come sarebbe proprio un *Gàmbolo? (il Rohlfs, per
Gambolò, pensava, fra altro, al n. pers. rom. femmin. CAMuULA). Dal-
l'uno o dall’altro di questi n. pers. è forse ben possibile supporre, oltre ai
derivati con suff. -ato, anche quelli con suff. -aria (Gambellara): quando
si pensi, oltre a varie derivazioni consimili da nomi pers. riferite dal Serra
(Iliarius, ecc), ai nomi locali romagnoli Godaria, Guandalaria,
Zagonara (da Goto, Wandalo, piacoNUS), che ho dall’Uccellini (Diz.
Stor. di Ravenna). Forse viene un rincalzo a questa tesi dalla forma G a-
millaria, che corrisponderebbe, in una carta dell'a. 725, all’attuale Gam-
bellara di Ravenna (dial. Gamblèra), Men facile assai ascrivere anche
questi nomi ad un sostrato prelatino: il Bertoldi (St. Etr. III) pensò ad
una loro connessione col tema GAVA (v. allo v. Gavia); e qualcuno potrebbe
trovar calzante un raffronto col nome dell’italica Nocera CAMILLARIA, che
il Devoto (Antichi italici, 92) dubitò sia in rapporto col nome dei CAMERTES
di Camerino. — In conclusione di questo groviglio di ipotesi (esempio ti-
pico delle difficoltà opposte all'esplorazione dei nostri nomi di luogo) dirò
che, almeno per me, le maggiori probabilità per i nomi di questo articolo
sono a favore di forme dipendenti da GAMBO (0 GAMBA), nel senso traslato
di «canale derivato »: analogo a Ramo (v. q. voce). E v. la voce seg.
Gamboldita (la-), casale, ora sobborgo di Milano, già detto Gamboloeuita,
ma oggi così come sta scritto (v. Salvioni, Fonet., 77), od anche, con altera-
zione originariamente maliziosa, Gamba-la-vita. Il casale ebbe il nome in
comune con la famiglia nobile de Gambaloytis, la quale nel 1488 (v.
Salvioni, ibid.), vi aveva una casa (ad Gambaloytam). Il Salvioni si
limitò a collocar questo nome fra gli esempi milanesi del gruppo di suoni
djt continuatore di oeujt (come void e roit). Quanto all’origine di esso pare
molto improbabile che si tratti di una parola composta, e comunque lo
crederei un nome venuto al luogo da quello della famiglia. Per ispiegare
poi il cognome, inclinerei a ravvicinarlo (piuttosto che alla voce quasi omo-
fona, che trovo nel vocabolario del dialetto di Catellinaldo cuneese [Top-
pino, Italia Dialett., III, 106] ganbilòit «capitombolo ») al nome or ora stu-
diato di Gambolò. Forse si sarà potuto ricavare da esso un plurale *i Gam-
bolòi (per dire: i da Gambolò): e questa forma si sarà potuta poi nobili-
tare, forse analogamente a Goito da *Gòi (v. questa voce), in Gambolbòiti.
Ganda, fr. Aviàtico BG: nome anche del monte su cui si trova il vill.;
GANDA (e Ponte di *GANDA, sull'Adda), fr. Lanzada, SO; Bocca di
GANDA, fr. Borgoforte, MN; vari altri GANDA, e GANDINA, GANDA-
(1) Per non tralasciare nessuna traccia degna di qualche rilievo, ricorderò anche la
voce longob. gamahalus (Edict. Rotharis, v. Ducange) che ebbe anche il signif. di
« eiusdem malli particeps ». « Gambolò » ne potrebbe derivare, attraverso una forma
*gamahalatum; come « Gambellara » attraverso *gamahalaria. Sennonchè questa voce
longobarda non so che abbia originato altri nomi di luogo.
247 GANNA
GLIA nel bresc.: è sempre il lomb. ganda «frana, pietrame, macereto »
(di cui v. Rom. Et. Wòrt., 3690, e Prati, Ric., II, 220 a proposito del nome
trent. le Gande). E v. Ganna.
Gandellino, fr. Gromo, BG (già detto, secondo la Corogr.: oltre il Drago-
ne): doppio dimin, di ganda: v. i Gandelli, loc. Gromo, BG, e voce preced.
Gandino, BG, dial. Gandì, = in Gandino a. 830, in fundo Gandino
a. 909 {onde una: fenita Gandinasca, ibid. ed il nome della val GAN-
DINO), Mazzi, 257: paese situato sopra una modesta altura: diminutivo di
GANDA: v. questa voce. V. anche, pr. Pilzone, BS, un luogo detto GANDI-
NALE.
Gandiolo (Colatore-), canale presso Lodi (Agnelli): forse * gandigliolo »?
Cfr. Gandino ecc. E v. anche Candoglia.
Gandorla, fr. Pontida, BG: vill. « alle falde merid. del monte Canto » (Co-
rogr.): quasi certamente anch’esso dimin, di GANDA, quasi un *GANDULULA :
cfr. Gràndola. Un P. detto GLANDADURA, pare da intendere « gàndola
dura ».
Gandosso, BG: sul fianco del monte Grumello (Corogr.); derivato con
suff. -osso dalla stessa base dei n. preced.
Gandévere, dial. Gandéver, Gandier (la Corogr. dà Candovere), torrente
BS, affl. del Mella, nasce pr. Provezza. Fu già bene ricongiunto da P.
Monti (Vocab.. Como, 92, e Saggio Voc. Gallia Cis., 43) col termine gall.
GANDA « macereto, frana ». Forse è illusoria l'analogia supposta dal Bertoldi
(Probl. de substr., Bollett. Soc. Ling. XXXII, 110, e Norsk Tidskrift, V,
1930, 1768) del nome di Gandòvere (che egli scrive Gandòvera) col n.
ligure Polcèvera (Porcobera nella Sent. Minuc.): quasi dicesse «tra-
scinatore di sassi» (sarebbe un nome celto-ligure: *GANDOBERA). A. me pare
più semplice vedervi una forma dimin. da GANDA con suffisso -uBULUS od an-
che -ucuLus (cfr. qui Cannobio, Cernobbio; o veneto S. Pròvolo da S.
procuLUus). Ma ricordo anche la voce canav. mariòvera «ragazza da ma-
rito» (da “mariòlera: v. It. Dial. IX 287).
Gandria, vill. sul Ceresio (pr. Porlezza?): ricostruz. letteraria di un Gandra,
forse da gàndola « piccola ganda», v. questa voce. Il nome e la sua spie-
gazione, sono dati dal Salvioni (It. Dialett., V, 242).
Ganmna VA (donde Val-GANNA, ibid.), = Valle di Ganna a. 1047 (Giul.,
II, 337), «a ridosso del monte Poncione» Corogr.); Pian di GANA, nella
Grigna sett., Passo di GANONE, Degagna, BS: devono essere da *GANNA,
pari, in origine, a GANDA (v. questa voce): cfr. valmagg. e bresc. gana (Rom.
Et. Wért., 3670), ed i nomi loc. veron. e vicent. Gane (Top. Ven., 266).
E v. Villagana.
GARABBIOLO 248
Garabbiolo, fr. Maccagno Sup., VA; GARABUSO, loc. sulla riva del torr.
Caldone, pr. Acquate (Lecco); GARABUSO, casa pr. il torr. Pioverna, so-
pra Ballabio, CO; un altro 1. omon., Maggio di Cremeno. Con la voce piem.
gurabia « parapiglia » e con la voce comasca garrdv « pietraia », rifletteran-
né forse una v. lat. mediev. *CARABIA, dalla base CÀRABUS, di cui v. s. Cara- ©
vaggio. V. anche Grabbia, e Gàrrovo.
Garancino, loc. presso Còrsico, M/: forse dal n. pers. Carencino (per
cui v. Cogn. Ven., 224): s'intende, quando non fosse tutt'uno con Grancino:
v. sotto Grancetta.
Garavana, fr. Lodi; GARAVELLA, fr. Boffalora d'Adda, M/: certamente
congiunti con Caravaggio, ecc. (v. questa voce): cfr. i nomi loc. ticinesi
Garavaglia, Garaverio, e la voce comasca (Tre Pievi) garavina « dirupo ».
Garbada, loc. pr. Casteggio. V. voce seg.
Garbagnate, M/ (forse altra cosa da Garbagnate Marcido, che sarebbe tra
«Quarto Cagnino e Baggio », e dove erano già paludi o prati a marcita,
fra le Groane ed il torr. Guisa) = Garbeniate e -aniate Marci-
do, a. 1190 (v. Rota, Arsago, 7); Garbagniate sec. XIII (Lib. Not.);
GARBAGNATE Monastero (per un monastero di S. Martino che vi era nel
sec. XIII, v. Corogr.), CO: forse = Garbagnate Rupio di una carta
del 1456?; SGARBINA, -ETTA, loc. pr. Casteggio. Come il preced. Garba-
da, e Garbagna di Tortona (v. Massia, S. Seb., 279) risalgono al basso lat.
GARBUS «cespuglieto, campo erboso »: cfr. ant. vicent. terra WARBA «ter-
ra non dissodata » (per cui v. Prati, Ric., II 222), it. settentr. garb «amaro »,
piem. gary «campo sterile » (Rom. Et. Wéòrt, 91). V. voce seg. — Il Rohlfs,
per Garbagnate, pensava che abbia orig. da un n. pers. come CARVANIUS.
Garbona, fr. Gambolò, M/: certamente da gard, v. voce preced.
Garhbàtola, fr. Nerviano, MI: anche questo nome quasi certam. da gard:
forse con suff. -attola.
Garbogera, torr., Novate MI; forse non sarà altro che la parola milan.
garbuiera «sviluppo » con allusione ai molti canaletti che vi immettono le
loro acque.
Garda (Lago di-), così nominato (v. Benàco), già in una carta dell'a. 1087
(Brixia S. II, 21), e poi anche in una carta dell’anno 1194 (Tirab., Nonant.,
321); dal n. del Castello nella riviera veronese. GARDA, fr. Edolo, BS, luo-
go posto «in alto, sopra il monte »; GARDINO, fr. Comazzo, MI; GÀR-
DOLA, fr. Tignale, BS: GARDONE, fr. Manerba, BS, sopra un colle: ivi
anche, sec. il Bonazzi: GARDONSEL, GARDONSÌ; GARDONE Riviera,
BS; anch'esso nomin. ad a. 1038 (Odor.), su una collina; GARDONE Val
Trompia, BS: GARDATA (la-), loc. Grigna Sett.: tutti risalenti al basso
lat. GARDA (gotico « WARDA ») « guardia lungo le strade militari e romee »,
249 GAROLFO
« luogo elevato atto ad osservazioni militari, castelliere di sbarramento », ecc.,
(v. Serra, Vie, 15; Battisti, St. Trent., 67). Per wa- in ga- v. Prati, Ric. II
221. E. v. Guarda.
Gardalusio, torr., Appiano, CO (anche Guardalusio o Gradalusio, v. Corogr.,
Gr. Illustr., I, 178). Non vedo se e come rifletta un composto di GARDA (v.
voce preced.).
Gardellone, colatore, presso Bergamo, = acque Gardaloni a. 1371
(Mazzi, Sub., 236): forse derivato da garda (v. questa voce); o meglio, ac-
cresc. di gardèlla, da CRATELLA « graticcio ».
Garegnano, fr. Musocco, Milano: = loco Garegniano sec. XIV (la
cui certosa fu ricordata dal Petrarca, v. Interna): *GARENIANUS 0 *CARE-
NANUS, dal n. pers. GARENIUS 0 CARENIUS. A un GALENIANUS ci riporte-
rebbe, se più antica, la forma Galeniano, rilevata dal Rota (Varese 69).
GarèHMo (Ponte di-), sul torr. Oriolo, V. Intelvi (anche Oratorio di-). Forse dal
n. pers. CARELLO, v. Garlate.
Gargataro, già luogo pr. Cornovecchio, Lodi (Agnelli): da GURGUS «gorgo»?
Gargnano, BS: dial. Gargnà; = Gargnano (vico-), a. 973 (Odor.) Gar
niano a. 1019 (Cod. Crem.): o pari al precedente Garegnano, o da un
aggett. *CARNIANUS dal n.. pers. CARNIUS.
Garibaldi (Villa-), fr. Roncoferraro, MN; forse = terra Garibaldi a.
772 (Cod. Long.,87)?;} GARIBALDI, pr. Berg.: luogo così detto dal ve-
scovo Garibaldo, del sec. IX (v. Cod. Long., 405); GARIBOLDA, fr. Villa-
vesco, MI: questa, dal n. di una famiglia lodigiana (Agnelli).
Garioni (Noci-), fraz. Corte de Frati, CR (anche Noce Garione): dal n.
pers. Gairone (Fòrst., 572). Quanto a Noce, v. Noce.
Garlasco, PV; pr. Mortara. E’ posto di fronte, sul Po, ad altro luogo pur
esso già detto Garlasco. Per esso il Serra (Com. Rur. 178) ha un lungo
elenco di riscontri storici: de Carlasi, o Carlasis, Carlaxe,
-lassi ecc, Carlaxolo, a. 1124-1173; Carlasco, Karlascum
1142-81: egli identifica il luogo in due attuali: GARLASSOLO e GARLAZ-
ZOLO, fraz. di Retorbido e di Codevilla (Voghera). Per il Serra il nome vie-
ne da un *CARULACIS, tratto dal cogn. rom. CARUS o CARRULUS, o anche
dal german. CARILO (0 CAROLUS).
Garlate, CO, = plebe Garlate sec. XIII (Lib. Not.): sarà forse un *Ca-
RULAT-, dal nome pers. Carullo o sim. (v. voce preced.), (per il Rohlfs, da
GarruLUS). Analogamente: GARLOTTA, loc. pr. Casteggio, PV.
Garolda, fr. Roncoferraro, MN: dal n. pers. Garoldo.
Garolfo, v. Bosco Garolfo.
si]
GARRO 250
Gatro, torr. pr. Cernobbio: v. voce seg.
Gàrrovo (il-), dial. Gàruf, loc. pr. Cernobbio, CO; nome già comune al luogo
su cui il card. Gallio edificò Villa d’Este (v. Cherubini; e G. B. Clerici, Il
più lungo scandalo d. sec. XIX, Milano 1904). Nella cartina di Como del TCI
il torr. è detto Gàrova; nel Cherubini: Garro. E' la voce comasca gàrrov
(o gàrof) che vale «terreno sassoso, greto di torrente » (cfr. ven. grava). Ne
è forma variante CAREF dei Monti, cappelletta in Val Pioverna (G. Oliv.,
Guida, 176). Evidente il rapporto fra questo nome e la serie di Caravag-
gio, Garabbiòlo, ecc.
Garza, torr. pr. Brescia, affl. del Mella: = Carzia Lib. Pot. Per il Guer-
rini (Bagnolo 46,) si pronuncia Garscia: sicchè andrebbe latinizzato in cAR-
TIA: risalirà dunque ad un lat. QUARTIA? — Invece sarà forse un n. derivato
dal n. lomb. del cardo: garza (ven. sgarzi) il n. di GARZADEGA, local.
bresc. (= de Vuarzatica a. 1077-91, Reg. Mant. 83).
Garzaghetto, v. Carzago.
Garzédole, fr. Roncoferraro, MN (non lungi da Nosédole); GARZE’ e GAR-
ZADA, loc. sopra Lierna, CO; con GARZETO, BS (v. Gnaga): saranno deri-
vati collettivi di garza « cardo ».
Garzéno, CO. Il Pieri (Not., 19) lo ravvicinò, ipoteticamente, al n. pers. etr.
*CARSENA: ma forse non va separato da garza: per il suff. -eno v. Chiaven-
na. !
Garzola, fr. Como: dimin. di garza; v. questa voce.
Gasio, fr. Bracca di Costa Serina, BG: forse pari a Gazzo; v. questa voce.
Gasparina, già fr. Cremona; GASPARONI, fr. Gordona, SO: dall’ovvio co-
gnome corripondente.
GATALISCO (loco et fudo-), luogo mantovano? a. 1008 (Reg. Mant.). V.
Gattello.
Gatta (la-), fr. Inverno, PW; altra, fr. Lodi; una terza, fr. Abbiategr., MI:
saranno sempre da gatta, ma forse in un signif. figurato, qual è, ad es., del
mil. gattell « doccia », ven. gàtolo «acquedotto, chiavica ». L’Agnelli crede
che la Gatta di Lodi sia stata detta così «da Tinto Muso de Gata cremo-
nese, che ebbe in dono terre in questo luogo dal Barbarossa »: v. inoltre
Gatto n. pers., sotto Gatti.
Gattardlo, fr. Voltido, CO, = curte Gataroli a. 1211 (Cod. Crem. I): certo
da gatto: secondo vorrebbe il Massia, forse nel signif. di « pioppo bianco,
gàttice ». Ma è forse possibile abbia invece rapporto o con la voce milan.
gattè! (ven. gàtolo) « doccia », o col nome pers. Gatto: cfr. Gattinara, per
cui v. Serra (Com, Rur. p. 88).
251 GAVARDO
Gattedo (Castello di-) Giussano, MI: = loco Gatheo sec. XIII (Lib. Not.).
Sarà anche questo, come Gattarolo e Gattera, un nome collett. da gatto,
forse nel seno di « pioppo bianco, gàttice », o dal n. pers. Gatto: v. ora per
altri nomi in -eto da n. pers., (Serra, 89); ct; la voce preced.
Gattello (Ponte-) fr. Capriano Azzano, BS: dal milan. gattèl! (v. Gattarolo)?
Gattèra Maiocca, fr. Codogno, MI: = Gatairo a. 997, locus qui dic.
Gatario a. 1039: cfr. i molti nomi loc. toscani Gattaja ecc., e v. s. Gat-
tarolo.
Gattî, fr. Albino, BG; GATTI, fr. Castione Andev., SO; altro, fraz. Volta
Mant.; Cascina dei GATTI, Sesto Milan.; Ca’ de’ GATTI, fr. Pieve Olmi,
CR: dal cognome Gatti.
Gattinara, fr. Marzano, PV: cfr. Gattinaja e Gattineta toscani (Pieri, Ar-
no, 260): forse da gattinna «ruca, eruca »: ma ricordo anche gattinna
«amento » (tosc. gatto), affine alla voce alto mil. gartol « salice ». Il Serra
(Com. Rur. 88) considera il Gattinara di Vercelli come derivato da Gatti-
no n. pers.
Gattino (Mon-), f. Maluzzano, Lodi; Gatino (locus ubi dicitur-) pr.
Nembro, BG a. 898 (Mazzi): da Gattino nome pers., v. voce preced.
Gattolino, fr. Bagnolo, CR; cfr. Gattolino di Cesena: o è la voce alto mil.
gattol «salice », o Gàitolo nome pers.; od anche cfr. ven. gàtolo (v. Gat-
tarolo). x
Gaudia (Monte-), fr. Assago, MI. Non deve essere stato dato questo nome al
luogo con riferimento alle gioie della vita contemplativa. Come suppose G.
D. Serra (NII. lomb.) fu probab. fino dall'origine un titolo del monast. dei
Certosini (a. 1296) per riprodurre, come in altri casi (una S. Maria Monti
Gaudii, de Jerusalem, a Savona, 1181; e Montegaudio fr. di Monteciccardo,
Pesaro) il nome famoso fra i pellegrini, del Mons Gaudii (o Montjoie) di
Francia (cfr. Monte Albano): cioè della collina di Roma, meta di pelle-
grini romei (v. Rajna, Gregorovius, Bédier). Per il Giulini (IV, 780), il
nome del Monte Gaudio di Assago sarebbe stato sostituito all'anteriore
Tucinsco, come Chiaravalle al precedente Rovegnano. — Qual-
che verosimiglianza può avere una simile origine anche per il Montegalda
di Vicenza (v. però Top. Ven. 109).
Gavardo, BS, = Gavardo a. 941, 958 e 1121 (Cod. Crem. e Odor.):
il secondo Gavardo, attribuito dal Bertoldi (St. Etr., 318) alla Prov. di Ber-
gamo, mi pare che ripeta l'errore dell’Indice del Tour. Club dove Gavardo
è per Gavazzo. Una contrada GAVARDA è anche presso Pietole (Gnaga).
Ha riscontri notevoli fra i n. ricordati dal Bertoldi (loc. cit.), fra cui una
Rupes Cavardi (oggi Rochechouart) nell’Haute Vienne (Cavardina,
monte nel bacino del Garda, non sarà lo stesso di Gavardina, monte nelle
GAVARNO 252
Giudicarie?): a cui è da aggiungere Gavardello, pr. Arezzo (Pieri, Arno, 211).
Come per il Gavardon di Grezzana veron., anche per questo Gavardello a
me ed al Pieri era apparsa probabile l’origine dal n. pers. germ. Gabuard:
ma il Bertoldi propose invece di dedurre tutta la serie da un etimo affine
al nome pers. CaBarpIUS (donde il fundus Cabardiacus della tavola di
Velleia): e da ascrivere a quel tema GAVA «torrente », « passo di mon-
tagna », del quale egli ha ritrovato importanti vestigia nella toponimia dalle
Alpi ai Pirenei. Ame tuttavia parrebbe risultare solamente che accanto
all'ipotesi di derivati da Gabuard, nome pers. german., sia da porre quella
da un nome pers. prelatino “CaBAaRDUS. — L'opinione che il nome di Ga-
vardo derivasse da quello etnico dei VARDAGATENSES, ricordati in una lap.
bresciana, fu accolta anche da Scip. Maffei; ma non appare ammissibile.
— Dal nome di Gavardo si credette derivato l'appellativo di gavardina « abi
to corto alla bergamasca» (Cherub., N. 429); se non che più tardi il frane.
gabardine, generatore della voce ital, venne giudicato di origine oscura.
E v. la voce seg.
Gavarno, fr. di Nembro (e anche di Scanzo), BG: = in vicis et fundis
Gavarno, a. 928 (Mazzi). Non so se sia anche nome di un rivo, come
dice il Bertoldi (St. Etruschi, III, 312). Interessanti i riscontri messi in ri-
lievo dal Bertoldi con Gavarn, nel comune di Oloron Saint Marie (Lana de
Gavarn a. 1251), col nome delle Gavarnie, « località presso Sestri Le-
vante », e con la Gavarnie degli Alti Pirenei; cosicchè qui apparirebbe pro-
babile l’origine dalla base GAB, appartenente al sistema linguistico anteriore
all’ario-europeo (v. voce preced.), col suff. forse ligure, -arn (v. Vobarno,
ma anche Lierna).
Gavazza, roggia, pr. Lodi. Secondo l’Agnelli deriverebbe dal n. della fam.
Gavazzi (dialett. Guazzi): così prob. anche Villa GAVAZZA, Orzin. BS.
Ma può stare, forse, con Gavazzo: v. voce seg.
Gavazzo, fr. Cremona; = Gavatium (Cod. Crem.); GAVAZZO, fr.
Melegnano, MI; GAVAZZI, fr. Canneto, MN; GAVAZZOLI, loc. pr. Pia-
nengo, Crem.; Gavatiolo a. 1033 (Reg. Mant.): forse riflettono la
parola ital. settentr. gavasso (v. Rom. ‘Et. Wért, 3623) nel significato di
« dosso, groppa collinosa », donde regg. Gavassa e Gavasseto (di cui v. Nomi
emil. 11, e v. Songavazzo); tutti nomi in cui il Bertoldi (St. Etr., II, 315)
ravvisava dei riflessi della base preromana “GAB (v. voce seg.) con suff. -ss,
anch'esso « mediterraneo ». Ricordo qui anche i cogn. lomb. Gavazzi, Ga-
vazzotti, Gavazzeni.
Gavia e GAVIOLA, monti, Valle di Bormio (dial. Val, e Pas de Gaia):
Gaviam Burminam ecc. XVI, donde un derivato: rin, bosch del Gheés,
nel sec. XIV: acque del G aiasco, nemus de Gaviasco: con un Rio
di GAVIOLA, Ponte di Legno. Anche questi nomi il Bertoldi (v. Gavardo)
faceva risalire alla base prelatina *GAB «torrente» ecc., e li ricollegava
253 } GAZZO
col nome delle Gavie nella valle di Locana (Ivrea). Se l’origine fosse stata
ben veduta dal Bertoldi, bisognerebbe supporre che Gavia discenda però non
da *GAVIA, che avrebbe dato GABBIA (ctr. borm. gabia: CAVEA ecc.): ma
da un *GABICA. V. indietro Gabbiana. Preferirei sempre muovere dall’agg..
lat. cavus, o da GABA «altura ».
Gaviera, fr. Paisco Loveno, BS; GAVERINA, BG: se non hanno relazione
con la voce preced., riflettono forse il n. pers. rom. GABERIUS: Vv. Voce seg.
Gavirate, VA; = Gavirate sec. XII, Gavirago 2. 1196 (v. Fle-
chia): *GABERITUS dal n. person. GABERIUS (1).
Gazoldo degli Ippoliti MN, = Gazolto a, 1273 (Cod. Crem.): certa-
mente composto di « gazzo alto », con un normale -olt arbitrariamente re-
sastaurato in -oldo. Per gazzo « bosco bandito » v. oltre. Sul n. di famiglia
Ippoliti (dal n. di Sant’Ippolito) non mi è noto alcunchè.
Gazzada (la-) VA, lat. ecc Gazata. E’ certamente l'aggettivo basso
latino INGADIATA (« vietata al pascolo »), che ha dato anche {Studi Top. Ven.,
168) il nome veronese Ingazzà. Negli Statuti bergamaschi ricorre la frase
«che li boschi sia ingazati per due anni».
Gazzane, fr. Ome; GAZZANE fr. Preseglie, BS: piuttosto che da nomi
pers. romani (cfr. tuttavia il Gaggiano di Poggibonsi, in cui il Pieri vide
un *Garanus, Arno, 148) sono forse aggettivi in -ano da gazzo «bosco
bandito » (v. voce seg.), passati a nomi personali: cfr. un Gazanus (de
Salado), a. 1200 (Qdor., e Bottazzi, 24).
Gazzanìga, BG, = de Gagianiga a. 830 (onde forse un derivato ulte-
riore: via Gagianisiga a. 955, v. Mazzi, 258, 255). Poichè il paese ha,
od ebbe, all’intorno @ estesi boschi », inclinerei a credere che questo nome
sia un aggettivo (forse per Gazzaniva) da un *“gazzàno alla sua volta derivato
da gazzo «bosco bandito » (v. Gazzo): si cfr. col n. della Seriola GAZZA-
DIGA di Manerbio, 86, e col n. veron. GAZZEGO (già Gazatico); e
forse con GALZANIGHE, pr. Bagnolo, CR.
Gazzenda, fraz. Adrara S. Mart., BG: ricordo di un gasindio longobardo?
Gazzéra, fr. Cerro al Lambro, MI: può essere un collettivo di gazza (cfr.
Pieri, Arno, 263, per Gazzaja): ma può riflettere anche forse un “GABIARIA
da GADIUM «bosco», v. voci segg. E cfr. un (Iorgio de) Gaza rellis,
Stat. di Lecco.
Gazzino, fr. Vallio, BS: v. Gazzo.
Gazzo, fr. Bigarello, MI; GAZZO, fr. Pieve S. Giac., CR, = castrum Ga-
(1) « Gavirate » non può aver nulla in comune col nome G/areatus delle carte medie-
vali, come pensava il De Vit, Prov. Oss., 124.
GELMINA 254
gio a. 973 (Cod. Crem., 1); altro, fr. Borgoforte MN; GAZZOLO, fr.
Botticino e Lumezzane, BS; GAZZUOLO, MN; GAZZUOLI, fr. Asola, MN,
dial. Gazoeul; Gagiolo a. 1023 (Cod. Crem., I), con vari GAZZO,
GAS, GAZZINO, GAZZOLETTO anche bresciani (Gnaga): tutti dal b.
lat. GADIUM «bosco bandito » (cfr. Top. Ven., 265).
Gelmina, fr. Acquanegra, MN. Certamente da un cogn. Gelmini (Gugliel-
mini).
Gemella, v. Giumellino.
Gemonio, VA, dial. Gemoni: = valle de Zemonio (Bonvesin): forse
dal n. pers. rom. GEMONIUS?
Gemù, fr. Asso, CO: = Zemurium (Cod. Long.); non può corrispon-
dere, mi pare, al luogo detto in Jumundo a. 807 (Cod. Long., 158) e
Gemunno a. 842, come crede il De Vit (Lago Magg., 255). Se è atten-
dibile la forma anteriore Zemurium, pare che il nome sia una forma-
zione analoga a quella di Cantù (già Canturium), e, come quello sembra
presupporre un CANTORES (0 CANTATORES), così Zemù potrà risalire, per es.,
ad un *GEMMORII, se può ammettersi un tale derivato collettivo da GEMMA,
forse nel significato di « germoglio » (cfr. lomb. gemma «bolla »): cfr. qui
Germagnedo. Forse il nostro nome non avrà relazione con quello di Zeme
(v. questa voce); purchè lo Zemethi che gli corrisponde (a. 1165) non
dovesse risalire, anzichè ad un Gèmede da GEMINAE, ad un GEMMETUM,
che abbia poi subìto la ritrazione dell’accento (v. Còrrido).
Generoso, monte, altrimenti detto Giònero (Corogr.), dialetto Mont. Generòs.
II Salvioni giudicò esser la forma in -oso un derivato aggettivale dalla forma
più semplice Giòner (come fosse un Ginerds); e credette di riconoscere in
questa forma un diminut. plurale della voce valses. gionna « strobilo »
« pina ».
Genestàro, fr. Ambîvere, BS; GINESTORO, fr. Pontida, BG; GENESTREL-
LO, fr. Montebello, PV; GINESTRINA, pr. Casteggio: tutt'e quattro da
GENISTA: i due primi, col signif. di « ginestreto ». Cfr. Genestrerio, Men-
drisio (Ticino).
Genìco, fr. Musso, CO, dial. Genich; un altro GENICO, vill. pr. Lierna,
CO; forse vi si può vedere un aggettivo DIANICUS «soleggiato » « aprico » :
cfi. Zànico (pIANIcUS), Pieri, Serchio. O sarà un aggett. tratto dal nome
pers. DIANIUS, 0 GENNIUS? V. Giànico.
Genivolta, CR, dial. Genivolta; = de lovenalta a. 842, plebatus Zu-
venalta a. 852, castro Zov. a. 993 Mazzi, 258), Zuvenalta a. 1023,
Zunevolta a. 1250 (Cod. Crem.): per la metat. consonantica di Zoven-
in Zonev- v. Salvioni (Zeitschr. Rom. Phil, XXIII, 528): dev'essere proprio
da un n. person. femminile composto: JUVENIS-ALTA, 0 JOHANNA ALTA, cfr.
255 GERENZAGO
i cogn. composti Zampicinini ecc. (Cogn. Ven., 140), ed il nome di Giovi-
nazzo di Bari, che fu già Juvenacium o Joannacium. Ancora,
a Bologna: via Altabella (da un cognome).
Gennari (Cascina-), fr. Casalmagg., CR. Evidente il cognome.
Geno (Punta di-), pr. Como, dial. Gen (Ponta de Gen) Non avrà nulla
a fare con un GENIUS a cui fosse stata dedicata (v. Corogr., 346): ma forse
può riflettere il n. person. InceNuus (anche in lapidi lomb.); oppure un
altro poco diverso.
Gentilino, via di Milano, che fu già casale suburbano. Ctr. il cogn. Gen-
tilin (Top. Ven., 226), ed il nome del Foppone GENTILE: nonchè Gen-
tilino, nome di un comune presso Lugano. Molto più facile mi pare la de-
rivaz. dal cognome di qualche famiglia, piuttosto che immaginare, come fa
l’Anselmi, che il Gentilino di Milano, attraverso al nome del Foppone Gen-
tile, sia venuto da quello di « un cimitero, scomparso al principio de secolo,
che era il più bello della città », e della chiesa annessa.
Gentimano (Corte-), fr. Casalmaggiore, CR. Credo da un n. pers.
Genzone, PV. Pare da un nome pers., forse germ., che starebbe ad un n.
pers. Geno (v. Geno), come Benzo a BENNO (v. Bianchi, Arch. Glott., X, 319).
Gèr (Foppa del), alle falde delle Grigne: sarà *ger, maschile di gera, di cui
v. voci segg.: dirà quindi « fossa della ghiaia ». V. anche GERO, fraz. Pri-
maluna (Orlandi). |
Gèra, GÈRE, GEROLA, GEROLE, GEROLETTA, GÉROLONÉ (anche
Gerra, ecc.): « nome che in Lombardia si dà a molti luoghi per lo più in
riva ai fiumi e che le alluvioni od hanno coperto altre volte, o coprono tutta-
via, almeno in parte, di ghiaia (lomb. gera)» (Corogr.).
Gèra, CO, posto su alluvioni dell'Adda e della Mera; GERA D'ADDA, no-
me del paese tra l’Adda ed il Serio (o anche d’Oglio), nell’ultimo tratto (=
GIAREA ADDAE), onde il n. di Brignano Gera d'Adda, BG; Gerabella (valle
di-), nella Grigna Merid., GEROLA, cascina pr. Telgate, BG: = Glario-
la a. 960; GEROLA di Soresina, CR, = Glariola a. 970 (Mazzi, 259);
GEROLA alta, SO; GEROLA-NUOVA fr. Casei Gerola, PV: v. voce pre-
ced. e Angèra. Qui anche GERAL, greto, a Crema; e GERESÒLA, Valtorta,
BG: quasi « ghiaricciola ».
Gerardina, loc. pr. Casteggio, PV: dal casato Girardi (Maragl.).
Gerbo, v. Zerbo.
Gerenzago, PV, dial.Gerenzàgh, Zerenzà: GERENZANO, fr. Saronno, Sa-
tonno VA, = Giranzano a. 1093 (Giul., II, 599), Gerenzano
sec. XIII (Lib. Not.): aggettivi in -Acus ed -ANUS dal n. pers. lat. GERONTIUS.
GERMAGNEDO 256
Invece il nome del torr. GERENZONE a N. di Lecco, negli Stat. di Lecco
Clerinzonum (Orlandi), e scritto talora anche Cherenzone, dovrà ri-
portarsi ad un nome pers. rom. *CLARENTIO; cfr. CLARENTIUS; da cui il n. di
Glorenza (Bolzano).
Germagnedo, (o Germanédo) tr. Lecco, dial. Germagnèe o Germagnèd: in
territ. coltivato a viti e gelsi: non mi pare possa essere altro che un “GER-
MINETUM, come già vicent. Zermeghedo mi parve un “GERMICL’ETUM (Top.
Ven., 163: ctr. il Zèrmen di Feltre, ibid.) Per il significato, v. Gemù.
Germamnello, fr. Laglio Brenno, CO: credo dal n. pers. Germano.
Germòùsino, fr. Stazzona, CO. Sarà un n. composto: forse mai di gere (GLA-
REAE) e màcina?
Germignaga, fr. Luino CO, = Germaniaca a. 807 (Giul., L, 92);
Germaniago, Cermignato, a. 1172, 1233 (Cod, Cr.): agg. con
suff. -AcuS, -AcA del n. pers. rom. GERMANIUS (anche in lap. lomb.). Cir.
Germagnano, Pieri, Arno, 150.
Gerno, (0 Gernio) fr. Lesmo, MI, dial. Gèren = Zergno a. 1451; ivi
presso GERNETTO o Gernietto, dial. el Gernett o Gergnett), fr. Triuggio:
forse dal n. pers. Gerno (Forst., 630) o da composti di esso, come Aligern
(id., 81).
Geroldî, v. Casalorzo.
GERONDA (monasterio de-), presso Bozzolo, MN, a. 1100 (Cod. Crem., I)
runchis de la Girunda a. 1182. Su questo nome credo sia stato ritog-
giato quello del famoso mare, o lago, Gerundio, la cui esistenza, am-
messa da tanii autori (ad es. l’Agnelli) per giusuficare in modo errato il
nome dell/nsula Fulcherii, tu rigettata « ugualmente dalla scienza
idrografica che da una sana critica » (Mazzi, 284). — Questo nostro Ge-
ronda o Girunda poi, insieme col cogn. Gironda o Zironda, potrà
riflettere forse un nome german. Geirund, ma anche ricollegarsi col nome
« iberico » della Gironde trancese (comune anche, in origine, a Gerona, cit-
tà spagnola: cfr. Philipon p. 252) con quello di una collina nel Vallese,
detta Geronde (Gyrunda nel 1285, v. Montaudon, Topon. Alpina, 95);
e con un canale la Ceronda (dial. Cerunda), presso Fiano (Torino).
Gerònico, v. Gironico.
Geròsa, pr. Zogno, BG: luogo sul pendio di un monte. Sarà il femmin. della
voce lomb. gerds « ghiaioso », Ne viene il cogn. Gerosa.
Gerrada, fr. Torricella, CR: *GLAREATA.
Gervasina, fr. Pieve Fissiraga, MI: da un cogn. Gervasini.
257 GHIRINGHELLO
Gesìma (0 Gessfma) (la-), (così nella pron. dialett.), rupe pr. Lecco: così
detta, si crede, « dalle cave di gesso delle quali abbondano quei luoghi ».
Interessante, se vera, la modilicazione del sutr, (da -in4 a -1ma): v. Sedesima
per Sedesina, e Cècuma. Senonche la forma Clasima che ricorre, per
indicare questo |, negli Statuti di Lecco, ci fa propendere per un’origine pre-
romana, o non romana, forse da GLISIMA, n, pers. germ. (torst. 057)?
Gessate, MI, dial. Gessaa, = Glassiute a. 643, Classiate a. 873
(Giul., 4, 196, 270), Giaxate, Gexate sec. XIIl (Liber Notitiac). Di
pende da questo nl., attraverso il cognome di una ramiglia che la 1ece
coscruire, il nome della chiesa milanese di S. LIELRO IN GESSALE, Non
può aver alcun rapporto col n. del popolo gallico dei GESSATI, come suppo-
se ad es., il Chiesi (p. 305): ma rifletterà un aggett. #GLITIATUS dal n. pers.
utLiTIUS (anche in lap. di Como) o CLASSIAT- da un CLASSIUS (v. ltonlts);
cir. 1 nomi tosc. Gruzzano, Ghezzano, Vieri (Arno, 150).
Ghèdi, BS, dial. Ghed; = Ghedii (genit.) a. 1167 (Reg. Mant.); castellum
Gaydi a. 11/0 (Vdorici, VI): luogo «in vicinanza di paludi e acquitrini,
ma su terreno asciutto e torte », posto « presso l'angolo acuto tormato ual Na-
viglio e dal Fosso Chiese ». (Gnaga). ìxmmetterà probab. il plurale della voce
longob. GAIDA (v. Gardella): cir. I0Mmb. greda «gherone »; v. ‘l'op. Ven.,
32, e qui Gaidella.
Gherardi (Castelnuovo-), ir. Pozzaglio, CR: cognome di fam.
Gherletti, fr. Calcinate, 85: sarà da un cogn.: v. il n. pers. GERLA, Gerlin,
Forst., 573.
Ghianda (S. Maria della-), fr. Somma Lom., VA; GIANDONE (dosso del-),
Castelleone, CR: it. ghianda (cfr. qui Glandura, e le Giandare ecc., Top.
Ven., 164).
Ghiano, fr. Cremia, CO; = Agulianum (Cossa): sarebbe adunque un
*AQUILIANUS dal n. pers. Aquiius: cfr. qui Guiano, e Agugliana, Top.
Ven., 53.
Ghiféne, dosso, S. Sebast. V. Trompia; con GHIFFA di Novara. dal lat. me-
diev. ghiffa (germ. wIFA) « ghirlanda, segno di confine » (v. Serra. Com
Rur. 42). di
Ghione, fr. Salerano sul Lambro, M/: accrescit. di gheda (v. Ghedi), oppure
da un n. pers. *Ghione = Guidone (v. Ghiotto, Cogn. Ven., 161)?
Ghirate, fr. Leggiuno, VA: dial. Ghiraa: forse derivato d i.
} î i È al n. pers. Ji =
rad (Fòrst., 964): cfr. Gurata. a lat
Ghiringhello (Caronno-), VA. Secondo alcuni (Chiesi, Como, 178) questa
determinazione è dovuta al nome di « una famiglia ivi stabilitasi, che dicesi
17. - Dizionario di toponomastica lombarda
GHIRLA 258
venuta dalla Germania ». Vi esiste ancora il cogn. Ghiringhelli. Dipenderà
forse dal n. germ. Geiring (Fòrst., 574). V. Caronno.
cms arnie i] SI) ù
Ghirla, fr. Valganna, VA: onde il n. del lago di GHIRLA. Mi pare possa
dipendere da un n. di persona germ.: cîr. ad es., Gheiro, Gherizzo (Bianchi,
Arch. Glott., X, 373) e Gerla veduto s. Gherletti: ma non escludo si rife-
risca alla voce bresc. trent. ghirlo « vortice» «turbine » (v. C. Battisti, St.
Trent., 2133) o al borm. ghirla « gamba ». Cfr. anche GHIRLO, nome popol.
di un incrocio di vie, in Via Vitt. Eman., a Crema (Bombelli).
Ghisa, torrent. pr. Garbagnate: ricorda i n. pers. Gisus e Wiso (Forst., 643
e 1622).
Ghisalba, BG, dial Ghisalba, = Glesalba a. 840, Glesialba a.
843, ecclesia seu plebe Sancti Laurentii sita... in loco Ecc/lalba a. 1063,
cappelia plebis Gisalbe a. 1181 (Mazzi, 262), Crixalba (Manar.)
Ebbe dunque una chiesa pievana « fra le più antiche della provincia » (Co-
rogr. 353), ed il suo n. fu in origine ECCLESIA ALBA (mil. gesa « chiesa »).
Due altre GHISALBA: una fraz. di Cernusco Montevecchia, CO, l’altra,
sopra Paitone, BS. V. qui Crisalba.
Ghisalio e GHISONA (punta di-), pr. Magreglio di Civenna, CO, (famosa
la Madonna del GHIsALLO): forse dallo stesso n. pers. di cui s. Ghisa.
Ghisiolo, fr. S. Giorgio, MN; GHISIONE, fr. Villa Poma, MN: mi pare
sia da sospettarvi *ECCLESIOLO, *ECCLESIONE, v. Ghisalba: e cfr. i nomi
ven. Gesidl, Gisiola ecc., Top. Ven., 323.
Ghislere, loc. pr. Casteggio: dal casato Ghisleri.
Ghisolfa (la-) fr. Rho, MI: Gisulf n. pers. germ, (Forst., 646); cfr. qui Magolfa.
Giacolo, fr. Redondesco, MN (Corogr.). Pare da un cogn., diminut. di
Giaco (per Giacomo).
Gialdine, fr. Casalmagg. CR: forse deve il n. al colore della terra, oppure
a qualche specie di erba (cfr. lomb. gialdina « miagro » o «camellina»:
Cherubini e Penzig).
Gianello Alto, di Premana; e, ivi presso, Gianello di Narro, monte (Orlandi,
V. Sass. 44): da un cognome?
Giànico, Breno, BS, dial. Giànich (2) (sec. XII Jànicu m). Poichè il
luogo sta su di un'altura, ma volto a ponente, non pare possa riferirsene
il nome all’aggett. lat. pranIcUS (come lo Zànico di Garfagnana, v. Pieri,
Serchio, 126); ma: o ad un aggett. *DIANICUS, tratto dal nome pers. rom.
DIANIUS (v. Genìco), o ad un *AppranIcUS (da ADDIANUS); men facilmente
ad un JoHANNIcUS, da JOHANNES.
259 GIOVIA
‘Giano (valle di-), nome di una piccola valle in Valsassina: da DIANUS (v.
voce preced.)?
Gianvacca, fr. Valmadrera, CO: dovrebb’essere da un n. pers. composto di
Gian e Vacca.
Giara, fr. Canneto, MN, con GIARÒLA, Mencònico, PV; GLAREA: v. Gerd.
Giardino (Mon-), fr. Villanova sul Sillaro, Lodi: ben chiaro.
Giàrgh (Pra’ del-), pascolo sulla Grigna, verso Primaluna, CO: *GLARICUS,
aggettivo da GLAREA?
Gibellina, fr. S. Angelo Lodig. (Agnelli): pare da nome di persona: cfr.
Gibilin (Fòrst. 632).
Giogo, fr. Viadànica, BG; GIOGO, monte, Val di Scalve, BG: lat. JUGUM
(-montis).
Gioiello, fr. Lardirago, PV: sarà stato in origine nome laudativo dato al
podere da un proprietario: cfr. qui Letizia, Favorita.
Giona, fiumicello, in Val di Maccagno (Lago Magg., CO): pron. Jona. La
GIONA, loc. pr. Varenna (alt. m. 1572, v. Adami, 461): forse dal nome
biblico Jonas?
Gigéngola (Cascina-) fr. Corbetta, M/: pare la voce mil. gi6nghera « gombina
del coreggiato ». Cfr. Gionghi, fr. Lavarone (Trento).
Giorgella (la-), pr. Corsico, MI; GIORGI (Rocca dei-), PV: questa ebbe
il nome dalla famiglia de’ Giorgi, cui appartenne (Agnelli).
Giorio (anche SANGIORGIO), monte sopra Gravedona, CO: da notare,
se è vera la coesistenza delle due forme (le ho dalla Corogr.), la soppres-
sione di saNTO nella prima di esse. V. Orzivecchi. Da Giorio, n. person.,
anche Ponte GIORINO, fr. Berbenno, BG.
Giosafatte (Valle di-), luogo nelle colline di S. Colombano (Lodi): forse
semplicemente dal nome di un proprietario?
Giovanico, luogo pr. Vighizzolo di Cantù; Zovenigo di Rivoltella, CR,
a. 1196 (Cod. Crem., I): dev'essere un *IovianIcus (come il Zobanigo di
Padova (Top. Ven., 70, 378).
Giovenzana, fr. Collebrianza, CO, = (de) Giovenzana, a. 1456; GIO-
VENZANA, fr. Vallazzo Bell., PV: aggettivi, con suff. -ANUS, dal n. pers.
TuventIus (anche in lap. lomb.).
Giovia (Porta-), oggi Piazza Castello, a Milano: = Porta Zobia a. 1247
(A. Stor. Lomb. 1902, 46): così detta, a ricordo dell’imper. Diocleziano,
onorato con l'epiteto di Jovius; V. Erculea.
GIRETTA 260
Giretta (Cascina-), fr. Settimo Milan.: dim. di GLAREA (pari a Geretta, v.
Gera). Difficili a intendere: GIREGLIO (Gola di-, o di Nava) in V. Intelvi;
e un fienile GIRELLA, Pavone Nella, BS. Ctr. il cogn. lomb. Girelli?
Girlo fr. Catelleone, CR (Corogr.): forse connesso con milan. gira « sco-
fattolo »? O cfr. Ghirla?
Girola, fr. Blevio, CO (dial Giroeula): pari a Gerola: v. Gera.
Girònico al piano, GIRONICO al monte, Como, dial. Girònich; = de vico
Geronico a. 964 (Cod. Long., 1141): sarebbe derivato, secondo il Serra,
dal nome pers. HIERONE.
Giròsso, monte, Val Malenco, SO: piuttosto che composto di -rosso, un
derivato, con suff. 0zzo, da GLAREA. È
Gisàzio, fr. Varenna, CO (anche Ghesazio, Corogr.); ma dial. Zàsc (Zàss);
secondo l'Orlandi = Giasco in un dipinto del 400. Sarà forse un deri-
vato, con suff. -azzo, da ECCLESIA: cfr. Ghisalba?
Gittana, fr. Varenna, CO, (e Riva di Gittana): = Zitana a. 1452 (Ada-
mi); loco Gitana, sec. XIII (Lib. Not.). Forse da una « Gitana », « zin-
gara di Spagna » (*AEGYPTANA)?
Giubbiano, castellanza di Varese, dial. Giubbian, lat. ecc. /ubianum
(1): sarà certamente *JovIANUS, aggettivo dal n. pers. rom. Jovius. Cfr. Giu-
biasco, di Bellinzona.
Giudicarie, nome delle alte valli del Chiese, BS: dovuto all’esistenza colà
di una JUDICARIA (= JUDICIARIA, v. Ducange) longobarda. Vi fu anche una
Judicaria Gardensis verso Sermione ecc.
Giulino, fr. Tremezzina, CO: dal n. pers. Giulino. Ma il casato dei Giulini
proverrebbe da questo Giulino (Oliv. p. 84).
Giumellino (Valle del-), Val Malenco, SO. Andrà coi Giumella di Val di
Ledro, Fassa, ecc. (dosso de Giume la a. 1489). che Ernesto Lorenzi
(Diz. Trident.) vorrebbe riferire a giumella, col significato (supposto) di
« passo fra i monti ». Ma gemello ricorre spesso nella toponom. a designare
una «duplicità »: due alture, o due corsi d’acqua ecc., vicine o parallele,
e sim.: v. Valli GEMELLE, Bovezzo, BS, rio GEMELLA, v. Trompia; Val
DUMELA, V. Camon, (dove confiuiscono due vallicelle); ZIMELINA, Sa-
viore, BS; Laghi GEMELLI, sopra Bévegno, BG. Un’alpe GIUMELLO, an-
che sopra Taceno, CO.
cera STAR
(1) Invece di « Giubbiano » secondo la Corogr. (p. 380) si scriverebbe anche « Gub-
biano ». Se la notizia è vera, la forma « Gubbiano » potrebbe giustificarsi: cfr. bergam.
« gusmì » gelsomino. V. « Guzzànica ».
261 GOGLIO
Giusa (o Merlata), fossa, affl. della Vepra, MI (v. Colombo, Mil., 52):
*CLUSA?
Giuslîno, fr. Cesano Intelvi, CO: *cLAUS-0L-INUM?: v. Chiosso.
Giussago, PV. dial. Giussà. Come il Giussago di Venezia (Top. Ven., 70),
rifletterà *Justiacus da un n. pers. *Justius (v. Flechia).
Giussànico, fr. Gravedona, CO: sarà un aggett. *JustIANIcUS da un n. pers.
*JUSTIANUS, 0 *JUSTUS: v. voce preced.
Giussàno, M/, dial. Giussà, credo = Glociano a. 905 (Cod. Long.)
locus G/luxiano sec. XIII (Lib. Not.): *CLUTTIANUS da CLUTTIUS 0
*CLUSTIANUS da CLUSTIUS, n. pers. rom. Dal paese ,il cognome Giussàni.
Gièno, fiume, affl. del Dezzo, Vilminore; con CLEGNA, altro torr. Val-
camon.: forse dai n. person. rom. GALENUS 0 ACLENTUS?
Gnignàno, pr. Locate Triulzi, MI, dial. Gnignan = Noniano a. 792 e
836 (Cod. Long. e Giul., I, 175), poi anche Gnogianum (Cod. Long.).
Dev'essere un *NoNIANUM, probabilmente aggettivo tratto da ad *NoNUM,
per essere il luogo a circa dieci miglia da Milano (1) (è possibile però anche
un aggett. dal n. pers. NonIus, frequente in lapidi bresc. e milan.). — Fone-
ticamente, notevole l’assimilazione della nasale iniziale alla successiva con-
son, palatina, dopo il restringimento della vocale protonica.
Gobbia (Valle), yalle tributaria (di sinistra) del Mella; onde il n. di una
fraz. di Sarezzo, BS. Forse riette lat. coputa (lomb. cobia), in qualcuno
de’ suoi signif. (valle duplice?). Per la e iniziale, cfr! gaslètt, ecc.
Godîasco, PV, dial. Godiasch, = Godiliasco sec. XIII (Cavagna, vol.
III). Piuttostochè dal n. pers. lat. GAupIUS (v. Flechia), dipenderà dunque
invece dal n. pers. rom. GAUDELLIUS, con suff. -asco.
Gòggia (la-), loc. sopra Zogno, BG, dial. Gòggia: donde il nome di OLTRE
LA GOGGIA, di parte della V. Brembana, (capol. Piazza Brembana, già
detta Platea ultra Gochiam, a. 1560: v. Martinengo, Hist. Qua-
dripart., Berg. 1617, p. 553). Insieme coi nomi GOGGIA e GOGGETTA,
di due fasce rocciose sul M. Coscione, presso una fonte, non sarà riflesso
d’*ACUCULA, milan.guggia «ago, guglia. ma di un lat. mediov. *GABUCULA
«pozza, paludetta »: v. la voce seg. Però, secondo la Corogr., il nome di
Goggia sarebbe dovuto a « due piramidali massi che intersecano la valle ».
Goglio (Val-), fr. Gromo, BG, dial. Goi: ha comune il nome col fiumic.
GOGLIO: che sarebbe = Golio a. 1201, Goyam a. 1516 (Bertoldi).
(1) Corrisponderebbe esattamente, in tal caso, al nome coniato latinamente dal
Bembo (« Nonianum ») per indicare la sua villa di S. Maria di «Non» nel Pado-
vano: v. Top. Ven., 358, nota.
GOIDO 262
Insieme con GOGLIONE, dial, Goiù, Calvagese, BS (= Goiono sec.
XII): diviso in: di Sopra, e: di Sotto; e con due GOI, presso Bondione, BG:
è certamente lo stesso della voce lomb. Goî « tonfano » (piem. gowi, goia
« pozza »), risalente quasi certamente ad un base *GABULEUS (0 GABUCU-
Lus?), donde anche il provenz. gaulho «pantano, pozzanghera ». V. Ber-
toldi, St. Etr., III, 303, E v. la voce preced.
Goido, fr. Mede. PV: v. Goito.
Gòito, MN, dial. Gùit, = fundus Godi, campo Godi a. 1028 (Reg.
Mant.), loco Goto a. 1035 (Cod. Crem., I). Il nome par derivato da quello
dei Goti (Gauda, Fòrst., 611 (v. anche P. Gribaudi, Boll. Soc. Geogr. It.
1902, p. 18), tanto più che in un docum. del 1045 son nominati un Obizo e
sua moglie Dominica, « de vico Godi», i quali, ancora in quel tempo
così tardo, professano « legem vivere Gotforum », non meno dei due testi
Aracullo e Gandolfo seu Uuitho. Il Tamassia (Atti R. Ist. Ven. 1901, t.
LXI, 131 segg.) suppose che appunto « Goito sul Mincio, in posizione stra-
tegica... abbia accolto gli avanzi della forte stirpe, ricevendone il nome e con-
servandone le tradizioni, come il nostro documento prova ». — Nella forma
attuale Goito, non è però ben chiara la ragione della i che vi appare inserita.
Fra le altre spiegazioni possibili, basti riferire quella esposta dal Serra (NII.
Jomb. ed ora anche in Centri Past., 723 (con nuove attest. storiche di Gudi,
Goidi e Guido). Si tratterebbe di un antico plurale GoTHI di cui la i si
è internata, come in altri plurali parimenti metafonetici. Dalla fase volgare
Gòid, Gòit la saccenteria notarile avrebbe ricavato la forma Gdòito. — Alla
stessa maniera si ebbe, dalla stessa forma GOTHI, anche il nome di GOIDO,
fraz. di Mede, PV. — Più semplice è GODI, loc. presso Lograte; dial. Gut
o Guéé.
Golasecca, Gullasecca sec. XII, Lib. Not. (lat. ecc. Colles Sîc-
c i). Il nome gola vi alluderà alla stretta del fiume Ticino (cfr. ad es. la
Gola, o Stretta, di Stradella): e l’aggett. secca all'aspetto aspro delle sue
rive. Cfr. il nome bellinz. Grosecca (Gualzata, I, 54).
Golferami (Ronca de’), fr. Ca’ d’Andrea, CR: certamente derivato da un
nome di fam., che ravvicino al n. pers. WULFRAM (Fòrst., 1654).
Golferenzo, PV, dial. Golferenz, = Golferentia a. 1219 (Cavagna).
Lo crederei n. personale derivato, con suff. entius, dal n. pers. GULFARIUS
(Férst., 1653). Un altro GOLFERENZO (-di Casanova) è fraz. di Pianello.
V. Tid., Piac. Ma per questo nome la forma Gulfaris (Curtis de-) che
gli corrisponde in una c. della fine del sec. X (v. Serra Com. Rur. 221)
dimostra un’oscillazione interessante nel suffisso.
Gomarasca, (la-), pr. Parabiago, Gallarate. Forse aggett. di un nome pers.
Gaudemaro.
Gombio, fr. Polàveno, BS, dial. Gombi (ivi è una svolta dell'Adda); GOM-
263 GORGONZOLA
BITO, CR; = locus et fundus Gumidi a. 1034 (Cod. Crem., I), poi
Gomedum; GOMBITO via di Bergamo: lomb. gombed «gomito », con
signific. di « svolta molto stretta», o di fiume ‘o di via.
Gonfo, fr. Borgoforte, MN: luogo presso il fiumicello Zara, e vicino alla
riva destra del Po (Corogr., 317). Certamente andrà con Gonfo padovano
(già Gunfo, v. Top. Ven., 111, n. l)e coi nomi tosc. Gonfo ecc., che il
Pieri (Arno, 312) ricondusse alla voce basso lat. “GUNFUS (doc) « curva
o insenatura d’un corso d’acqua ».
Gonte, fr. Grandola, CO. Lo ravvicinerei al n. tosc. Gondo, che il Pieri
(Arno, 213) deduceva dal n. pers. germ. Gondo. Cfr. però Gonte, fr. Og-
gebbio (Novar.) che il De Vit (II, 88, 90) dubitava corrispondesse ad un
medievale Agonte.
Gonzaga, MN, dial. Gonzaga, = corte Conziaga o Gunziaga a.
967 (Odorici, III, Reg. Mant, Gunziachae a. 1116, ib. (onde il nome
d'una: viazola Gonzaghinae, opp. Gonzaghellae a. 1281, Cod.
Crem.). Il Flechia ravvicinò opportunamente questo nome alla voce ital.
gogna (vERECUNDIA), per riconoscervi una forma fortemente aferetica d'un
aggett. *Verelcunpiaca dal n. pers. VERECUNDIUS (si ricordi il Verecondo
che ospitò S. Agostino: qui, sotto Cas’ciago).
Gorbettone, fr. Serle, BS: cfr. qui Corbetta, o v. brianz. corbàtt « corvo »?
Gordona, SO: luogo pr. una cascata del f. Boggia; GORDONA (Pizzo e
Sasso), in Vall’Intèlvi, dove nasce il f. Breggia: forse è da riconoscervi il b.
lat. curpus (milan. agord «copioso »), con significato allusivo all’abbon-
danza dell’acqua (Cfr. Fontanigorda di Bobbio, Nomi emil., 11); se non
si tratti di un derivato dal n. pers. GorpuSs: cfr. Serra, Recens. G., 97.
Gorgo, fr. S. Benedetto, MN; un altro, n. di un luogo e una valletta, in
Valtrompia; GORGONE, dial. Gurgà, torr. in V. Sabbia; G urg o-c e lato,
MN, a. 1148 (Reg. Mant.); Gurgo-nigro, località pr. Bergamo (Mazzi,
Sub., 11): it. gorgo «vortice di fiume».
Gorgonzola, MI, dial. Gorgonzoeula o Gongorz. = Congorciola a.
885 (Giul., I, 211); Congort-, Gorgon tiola a. 953 -74 (Muoni D.,
Melzo e Gorg., 1860), Grugonzola, Grogunzola a. 1045 (ib., II,
316, ecc.) Gorgonz- Grogonz- sec. XII (Lib. Not.): la forma
più antica sembra accennare ad un *ConcorpioLa (derivato dal n. della dea
Concorpia, o dal nome pers. Concorpius). Il Salvioni (Not., IV, 8) vi
segnalò un interessante esempio di metatesi reciproca. — E' inammissibile
(date le forme antiche) la identificaz., sostenuta dal Biraghi (Epitafio ecc) e
dal Muoni, di Gorgonzola con la « Mutatio Argentia » dell’Itiner. Auton.,
Burdigal. e Gerosolim.; donde il nome di Gorgonzola sarebbe venuto attra-
verso il composto « Curte Argentiola »,
GORIA 264
Goria. fr. Mil.; GORIO, fr. Bellano, CO; Val di GORIO, pr. Pasturo, CO:
si penserebbe ad un n. person. tratto per aferesi da GREGORIUS: ma forse
è possibile riportarli ad un lat. cuRGEUS; v. i nomi segg.
Gorla (-Maggiore), MI, = Gorla Maior sec. XIII: GORLA (-Minore),
ivi presso: tutt'e due sulla sinistra dell’Olona, che vi scorre entro rive al-
quahto scoscese; GORLA (-Primo: così specificato per essere stato com-
preso del primo distretto della Prov. di Milano). a poco più di 4 km. da
Milano, sulla Martesana (per l’Anselmi, il n. di Gorla Primo sarébbe venuto
da una famiglia venuta da G. Maggiore); GORLE, BG, = vico et fundo
Gorolis a. 897, de Gdrele a. 910, vico Gorle a. 987, Gorla,
Gorlo, villa de Gorole, a. 1045, 1174 (Mazzi, 264-5), Altre local.
dette GORLA mi furono segnalate: a S. di Bellagio; nei monti di Civenna:
nella valle di Nesso: un'Alne GORLA ed una Piazza GORLA nei monti di
Premana. L’antichità e costanza dei riscontri di Gorolae per il Gorle
bergam, sembrano dimostrare (e si ricordi anche la voce bresc. edrla per
« buco dell’acquaio ») che e questo Gorle ed i Gorla milanesi riflettano un
lat cuLuLA dimin. di aura, nel senso di « anfratto » (cfr. qui Golasecca, e
v. milan. gora « gola »). E’ chiaro però che gdrla, invece che a *GULULA. può
risalire anche a *curgutA: che avrebbe noi lo stesso sienificato: la quale
base conviene anche meglio al nome di GORLAGO (già Gurgulaco), e forse
anche a quello dell’udinese Gorlis (dov'è una via dei Gorghi). Ricordo, in
proposito, la voce milan. gorga che ha anche il senso di « bottaccio », « fossa
di raccolta di un mulino », comasco antico gurla « palèo » (GURGULUS?: cfr.
GORLO, nome di un casale posto però presso una piccola gola, Mandello,
CO): ed infine il confronto coi nomi tosc. G6rgola, Gérgore (Pieri, Serchio,
150).
Gorfago, BG, dial. Gorlagh = Gurcolaco a. 881, Corgolaco a.
886. vito Gorgolaco, Gurgulaco a. 949 (Mazzi). Poichè il paese
sta sulla riva del Cherio, dove il fiume «si sfianca verso occidente e forma...
una specie di seno o gorgo », sarà da vedere probabilmente in questo nome
un derivato, con suffisso -Acus, da *#curguLA (cfr. Gorlar, Men verosimile,
mi pare, un derivato aggettivale dal n. pers. CorcuLUS *GURGULUS, secon-
do che proponeva già il Flechia. V. anche il nome precedente.
Gornate Olona e GORNATE Superiore, VA: questo = Gornate supe-
riore, sec. XIII (Lib. Not.). Non pare di doverlo separare da Gorno (v. voce
seguente): ove mi par da sospettare un *Gdrgario = gérgolo; onde Gornate
sarebbe un *gorgan-at- (se non un *gorgon-at-). Cfr. la fossa di Gorgo-
naro (padov.) ecc., Top. Ven. 268. — Per il Rohlfs, Gornate può riflettere
un deriv. dal n. pers. CorNUS.
Gornìch (Pont de-), n. di un luogo vicino all'imbocco della Valle di Gorio
nella Pioverna, = Gormnisii negli Stat. di Lecco, Gornico, -igo in
265 GRADARO
carte dei sec. XVI e XVII (Orlandi). Presuppone un lat. GURGONICUS; v. Gor-
nate.
Gorno, BS, dial. Goren = (de) Gorne a. 1234: vill. nel mezzo della
VALGORNO, percorsa dal Riso (affl. del Serio). V. Gornate. °
Gorzone, BS: vill. all'incontro del Dezzo con l’Oglio, dial. Gorzù; = Gor-
zonis sec. XI, Corzonum sec. XIII, Probab. dal lat. *GURGEONE, da
curgus (il vill. sta su una forra del fiume). Da un *GURGEA si spiegherà
il Gorzia, presso Cannero (a. 1478); e cfr. Gorio. Di altra origine è for-
se il n. del fiume Gorzone di Schio (v. Top. Ven., 112).
Gottolengo, BS, dial. Gottolengh o Otalèngh, = Guttulengum sec.
XI: è certo un derivato agsettivale, con suff. -ing, dal n. pers. germ. Gor-
tolo (v. Arch. Glott., IX, 433).
Gottro, fr. Carlazzo, CO, dial Gifter; = locus Gotoro sec. XIII (Lib.
Not.); lat. ecc. Gotrum. Forse bene il Salvioni (Not. I, 92) vi addi-
tava un riflesso della voce lat. GUTTUR nel signif. di « gola di montagna »
(cfr. sopraselv. guotter Rom. Et. Wért., 3930): cfr. GOTROSS, local. pr.
Valdisotto, SO, già Gotroxio, Longa, 304: il nome della valle trent.
Gotro, Gottres in Diz. Trident., e Gotra, nome di un affluente dell’alto Taro.
Govèrnolo, fr. Roncoferr., MN, dial. Guèrnol, = Governuli a. 1263
(Cod. Crem., ID: luogo, già fortificato, sulla destra del Mincio. Mi pareva
già un diminutivo di GuBERNUM, ad indicare qualche opera idraulica atta
a regolare il deflusso del fiume; cfr. Fossarmato, Sustinente, Travacò: ma
forse è più facile ravvisarvi un nome pers. Governo, (abbrev. di Bongo-
verno?) Ricordo un cognome Governatus (Marcus) per es. sec. XVI
rRota, Cassic. 48).
Gévine, fr. Pisogne, BS, dial. Gdven: presso ad una cascata: forse è pari
a clen «caverna» (v. Cévelo). Il Pieri (Not., 20) propose di ravvicinarla
al n. pers. etr. *CUVINA.
Gozzo e Gozzetta, fr. Casalmagg., CR: cfr. il cogn. Gozzo Cogn. Ven., 161.
Gozzolina fr. Castigl. Stiviere, BS, dial. Gosfìna: credo da un cognome
*G'ozzolini, cfr. il cogn. bologn. Gòzzoli ecc. (Cogn. Ven., 161, n. 1).
Grabbîa fr. S. Giovanni Bianco, BG; GRABIASCA, fr. Gromo, BG, e affl.
del Serio: nomi forse connessi con quello di Garabbiolo: v. questa voce.
Ma si potrebbero raggruppare (e fors’anche in compagnia col Garabbiolo)
anche coi quattro Grabbia e Grabbie (le-), e cogli alla Sgrabbia, alle Sgreb-
bie lucchesi, ricordati dal Pieri (Serchio, 151) sotto la base *LABEA.
Gradàro, loc. pr. Virgilio, MN; giù Credario; crETARIUM (cfr. Gra-
dàra, pr. Cattolica, già Cretaria).
GRADELLO 266
Gradello, fr. Pandino, CR, già Gardella, con castello ricordato nell'a.
1155, secondo l’Agnelli. Parrebbe dunque dimin. di GARDA (v. Garda).
Gradesella, fr. Menarola, SO; GRATICELLLE, fr. Bévegno, BS, forse =
Gradecella a. 996 (Cod. Crem.): pare un *CRATICELLA dim. di cRa-
tIis. Ma non so se nel senso di « terreno a grata» , « a reticolato » (cfr. Ser-
ra, Vic. 7), o per l’esistenza di qualche graticciata. Cfr. il fiumen Gra-
dicii presso Milano (a. 1187), di cui v. Colombo, Mura, 26, 198.
Gradi (ai-), loc. presso Castano Primo, MZ. Sembra da ravvicinre al n. Agra-
te (già anche Gradis), v. Agrate.
Graffignana, MI, = Garfiniana a. 981 (Cod. Long.) Gaifania-
na (sic) a. 1034 (Colombo, Abb.), Grafignanum a. 1175, Cod. Crem.
I, aggett. in -ANA dal n. pers. CARFINIUS. — Il nome di questo luogo diede
origine al doppio senso: «andà in Ca’ Sgraffignana » per dire «rubare»
(Cherubini) (1).
Graglio fr. Veddasca, VA, dial. Gràj, lat. ecc Graglium. Sarà forse un
*CRATALIUM (cfr. triest. graia «siepe »), oppure un “CRETALIUM?
Gramaséne, fr. Nese, BG (dial. Grams6?); GRAMSOLINO, fr. Oltre il Col-
le, BG: forse non da gramo «povero » (detto del terreno); ma alteraz. di
di « grumiccione, -icciolino », da GruMUS, nel senso di « poggio » (v. Gromo,
Grimellino, Grimanzone).
Gramignama, fr. Castelleone, CR: se non vi osta la qualità del suffisso, si
direbbe aggettivo da gramigna (cfr. Gramignazzo di Parma); altrimenti po-
trebb’esser un *CRIMINIANA dal n. pers. *CrIMINIUS (tanto più se vi corri-
spondesse il Crimignana dell'a. 1225 registrato nella Top. Ven., 66).
Gramissi, fr. Gerre Caprioli CR: quasi certamente pari ad un «gramicci »,
da gramo « povero » : cfr. Gramizola, di Ottone, Piac.
Grana, fr. Schilpario, BG {(Corogr.); GRANO, fr. Vezza d'Oglio, BS: cfr.
i Granella, ecc. in Studi Top. Ven., 122, ma forse andranno meglio con
CRANNA: v. Grandola.
Granati, fr. Livraga, Lodi (già Cascina dei G.B: dev'essere stato stato no-
me di fam.
Grancetta, fr. Chiaravalle, MI, dial. Granscetta: nei pressi di questa furono
già varie grancie (o cascine), fra cui una Grancia de Vilione; che
furono già possesso di monaci cistercensi (Corogr. 193). GRANCINO, lo-
cal. presso Cesano Boscone, MI. GRANCIA, GRANZETTA, nomi ora non
(1) Il Gabiano ci fa conoscere una stravagante etimologia tradizionale di « Graffi-
gnana» da «graffito»: quasichè vi fossero stati « incisi» sulla corteccia delle piante
alcuni « memorandi fatti»,
267 GRATACASOLO
più in uso, di luoghi lodigiani (Agnelli). Secondo il Serra (Dacoromania. III,
1924, 948) Grancia è uno dei nomi, di origine francese, atti ad indicare i
limiti dell'influenza degli ordini monastici benedettini e cistercensi. V. anche
Topon. Ven., 328.
Grandate, CO. Potrebbe forse dipendere (v. anche Rohlfs) da GRANDIS, no-
me di persona; ma più facilmente andrà ravvicinato a Grandola (da *GAN-
DULA): v. questa voce.
Grandinale, monte, Val Trompia, V. voce preced.
Gramdoffio, fr. Soncino, CR (Corogr.). Da un nome pers. Grandolfo?
Gràndola, vill. in Val Menaggio, CO. E’ alle falde di un monte: e converrà
bene al nome la derivazione (per via di una metatesi) da *Gàndrola (e que-
sto forse da gandul-ula, v. Gandorla), proposta dal Salvioni (It. Dialett., V,
242). V. anche Gràntola, Grandate.
Grania fr. Teglio Valtell.: forse *Granica da GRANUM?
Gràntola, fr. Montegrino, VA, dial. Grantola = Grantora sec. XIII (Lib.
Not.). Benchè apparentemente così vicino a Grandola, questo nome non
gli sarà forse congiunto, dato il suo nt al posto di nd. Non proporrei allora
che un derivato da n. person., quale, per es., *AlMlegrante (cfr. Allegranza,
Cogn. Ven., 193) o *Garante per Galante: escludendo quasi del tutto una
connessione con la voce veneto illirica CARANTO « sasso » (di cui v. Battisti,
St. Trent. 37). è
Grappone, fr. Carate Urio, CO: accrescit. di grappa, non tanto nel signif.
di « rampone », quanto equivalente al lombardo crapa « raccia ».
Grassobbio, BG = de Grassobio a. 856, Graso bio a. 904, fundus
Grassobio seu loco Verobio, a. 1101 (Mazzi, 265, 469) Benchè
il territorio ne sia qualificato (Corogr., 364) « molto ghiaioso, ma ben col-
tivato », mi par che il nome altro non sia che il diminut. (col sufî. -UBULUS
veduto s. Cernobbio) di grasso: cfr. Abbiategrasso. Ricordo il GRASS dei
Spi, Ponte di Legno; una Valle dei GRASSI LUNGHI, fr. Pasturo, CO, e
un GRASSELLO dei Rosèe (Grigna Settentr.), con vari GRASSI, Concesio,
BS; PRE-GRASSO, Lavenone, BS: e rilevo dalla Topoless. Lomb. che grass
nella Valtellina vale anche « stalla con attorno un prato, che viene ingrassa-
to naturalm. dai pascoli ».
Gratacàsolo, fr. Pisogne, BS: dev’esser stato già soprannome di pers. (cfr.
Grattacàcio di Mugello, Pieri, Arno, 340): cfr. milan. grattaformàj « strim-
pellatore » (1).
(1) Il Pieri (loc. cit.) pensava che quel « Grattacacio » alludesse a «persona col
viso bucherellato dal vajolo», confrontandolo con « grattugia », nello stesso significato.
n «= i
GRATOSOGLIO 268
Gratosòglio già cascina, ora a Sud di Milano, scritto anche Grattasoglio,
dial. Grattasoeuj. Si deve trattare di un nome corrisp. al n. pers. Grata-
solius (de Turris), ricordato in un docum. di Voghera (Cavagna TI), ed al
cogn. di quel Gratasola (Ognabenus-) che fu uno dei costruttori di
S. M. del Gradaro, di Mantova. Quest'ultima forma dev'essere quella del
vero nomignolo pers. (nel senso di « gratta suola », cfr. Calcasola, Cogn.
Ven., 188: forse allusivo allo strascicare dei piedi); mentre Gratasolius
ne sarà un’alterazione letteraria.
Gravamago, fr. Fortunago, PV. Andrà facilmente col n. tosc. Cavernano che
il Pieri (Arno, 58), deduceva la *CABERNA n. etrusco di persona (1). V. Ca-
vernago.
Gravedéna, CO, = loco Gravadona a. 931 (Cod. Long., 921), Gra.
badona a. 1194 (Cod. Crem., I). Poichè è posto a settentr. « della vasta
alluvione formata dallo sbocco del Liro nel Lago di Como» crederei che
il nome di questo luogo (c'è una local. omonima, sui monti di Bellagio, a m.
705) sia veramente pari a « gravatona », accrescit. di *gravata, derivato alla
sua volta dalla voce celt. GRAVA «area ghiaiosa », « cono detritico », ecc.:
v. Holder s. v., e cfr. le voci piemont. gravàs « burrone », gravère « greto di
torrente », ed i nomi veneti di torrenti Gravazzo, Gravon, ecc., Top. Ven.,
267. Per il Trentino v. Battisti, St. Trent., 50 (2). Men bene potrebbe con-
venire, invece, una derivazione da crevà: v. Crevenna.
Gravellona, loc. pr. Vigev., PV, = Gravalona a. 969 (Colombo, Tic.,
61), curtem de Gravalona a. 1014 (Giul., II, 71); GRAVELLONE,
fr. S. Martino Siccom., che ha il n. in comune col ramo del Ticino, di
fronte a Pavia. Anche qui sarà da vedere un doppio derivato da GRAVA
« greto alluvionale », attraverso *gravella, o *gravale (3). V. la voce preced.
GRAVITERRA, v. Grevo.
Gravinate, fr. Zelbio Veleso, CO: ivi presso è un pozzo naturale, o dolina
carsica; GRAVINATE, grotta pr. Canzo, CO. Qui la presenza in entrambi
i luoghi di queste forme carsiche pare induca a preferire quell’ipotesi di
un'origine da crevà « fendere» (attraverso *crevina o “crevenna, cfr. Cre-
venna), che abbiano considerato men probabile per Gravedona. Ma anche per
Gravinate può convenire, almeno foneticamente, la derivaz. da GRAVA (#*GRA-
vinaT-: cfr. Gravenedo, Topon. Ven., 267). Il Rohlfs però penserebbe
a n. pers. antichi: GABRINUS 0 “GRABINUS.
(1) Il Flechia lo spiegava come un Capriniacus dal n. pers. Caprinius.
(2) Credo sia da lasciar da parte, per « Gravedona », l'ipotesi di un rapporto con
la voce lat. grabdtus (gr. vpàfiBaro ), di cui fa cenno il Trombetti (p. 7). E’ grosso-
lana invenzione quella di chi lo vuol derivare dal n. di un eroe Garbatone (vedi Gr.
IMIustr., II, 1232).
(3) Il Vidari (I, 23) raccoglie dal Campi due etimologie non accettabili di « Gra-
vellona »: da «gran vallone» o da un vadum Allonis,
269 GREZZA
Grazie (le-), fraz. Curtatone, MN; alle GRAZINE, fr. Brescia: ambedue
per una chiesa di S. Maria delle Grazie che vi si trova (Chiesi, 267). Al-
trettanto forse sarà di GRAZIOLA, fr. Pizzighett., CR.
ari » î è;
Grazzano, fr. Ossago, MI; ivi presso GRAZZANELLO fr, Mairago, MI:
*GRATIANUS, aggett. del n. pers.*GratIUS: cfr. Grezzago.
Grebbio, v. Crebbio.
Grecche, fr. Cremona (Corogr.). V. voce seg.
Grèca, sobborgo di Milano, lat. eccl. Grecum, Graecum. Credo sia
da escludere per questo l’ipotesi, accennata nella Gr. Illustr. (I, 456), di uno
stanziamento di Greci, al tempo di Cesare; ed anche l’altra, della posizione
al nord-est (Greco) di Milano, mi par ben poco probabile, perchè C. M.
Rota, che si occupò a lungo di questo nome, rilevò intanto che il « luogo »
di Greco è nominato dall’a. 1177 (così nel 1219, 1241 ecc.) Ma egli
pensa, forse a ragione, che anche nel documento, creduto già del 1147, ma
che per lui è anteriore, e da cui il Bombognini {p. 164) aveva dedotto l’esi-
stenza di una famiglia Greco («isti sunt vassalli ecclesie S. Simpliciani:
ili de Greco» ecc.), si faccia allusione semplic. a certi affittuari del luo-
go di Greco. Non è il caso di pensare però, come faceva il Rota, all’esisten-
za di una «colonia di Greci» costituita alle porte di Milano romana: ba-
stando a giustificare il nl. di Greco il nome di qualche famiglia che vi si
fosse anteriormente stabilita. Un « Jacobus filius q. Arialdii Greci è firmato
pure nella carta dell'a. 1170, citata dallo stesso Rota. — E v. qui sopra
Favagreca, Selvagreca.
Greghentiîno, n. d. torrente e di Valle. Oggiono, CO: = Carcantinum
a. 885 (Dozio e Brivio, 190), Gregantino a. 1272 (Colombo, Mura 20),
(Vallis-) Cregentini a. 1456; un altro torr. GARGANTINO pr. Va-
renna. Mi pare che all’origine del n. sia da porre la voce comasca gorgànt
« gorgo di torrente » (v. gorgo, gorla); e non il nome pers. *Grecante, di cui
v. alla v. Griante (it. grecante «che sa di greco »).
Grella (Cima di-), pr.. Castelveccana, VA: cfr. mil. grela « graticola »?
Grena, Grenello, v. Crenna.
Gresìne, fr. Provaglio d'Iseo, BS: v. Grezza.
Grevo, fr. Cedégolo, BS: così nel 1429 (Putelli). Sovverrebbe l’aggett. mi-
lan. grev nel senso di « grave, pesante »; e sarebbe detto anche di una quali-
tà di terreno: come si ha, per grave, nel n. loc. Graviterra, presso Vo-
ghera (a. 1132 e 1200): v. Cavargna, vol, I Più difficile mi pare riportare
grevo a crevo, deverb. da crevà: v. Creva.
Grezza, casa, Desenz. BS: dial. Grèsa, 1. in area paludosa; con GREZZA,
torr., Chiavenna SO, e forse con GRESINE, di Provaglio, BS (cfr. anche
GREZZAGO 270
un l. mantov. detto Gre za, in c. del 1007, Reg. Mant., ed un Greijo
o Grezio, pr. Varenna o Lierna, sec. XIV, Adami 48). Riporterei questi
nomi (con Greggio, di Vercelli, e Grez altoatesino, v. Battisti, Nomi Bolzan.
108) all’agg. lat. GREGIUS, nel senso di «terreno non lavorato, sodaglia »
(v. REW., 3859 a.)
Grezzago, MI, dial. Grezzagh; = Gratiago, Grazago sec. XIII (Lib.
Not.): GRATIACUS, aggettivo del n. pers GRATIUS: v. Grazzano.
Grialeggio (Pizzo di-) dial. Grialesc: del gruppo del Bernina. Poco persua-
siva mi pare la proposta di J. U. Hubschmied (Guida d. Alpi, V. Gruppo
Bernina, 1932, p. 356) che questo n. risalga ad un agg. lat. GREGARICIUS,
per dire «adatto a pascolo di pecore ». Forse più facile: da un aggett
*CRETALICIUS (v. Gradaro, e Grìvola).
Griante, CO, dial. Griant; = Griante a. 1130 (Monneret). Mi par di
riconoscervi un n. pers. *GRECANTE: cfr. Greghentino: si cfr. infatti col
nome di Griona (da GRAEC-ONA) (1).
Grigna, montagna famosa, distinta in settentr. e meridionale (in dial. valsass,
Gregna), di Lecco. E° una massa montagnosa di aspetto imponente e sel-
vaggio, dalla cresta dentellata; e l'origine del nome è forse bene intuita da
una specie di etimologia popolare, che si rivela anche in un romanzo di
Virgilio Brocchi: ov’'è detto che quella sua cresta « digrignava nel cielo
di Lecco ». Infatti Grigna alluderà probabilmente all’aspetto del monte: poi-
chè grigna, grignada nel dial. lombardo vale « ghigno, sogghigno » (comasco
grigna o grinta «viso beffardo », e si ricordi il manzoniano Grignapoco. —
Un altro GRIGNA è nome di torrente (denominato da un alto monte?),
affl. dell’Oglio, pr. Borgounito, BG. Per questo, il Bottazzi proporrebbe che
il grignare alludesse al corso rumoroso del fiume: la deviazione del senso
non mi pare consentita dal valore di questo verbo. — Un'idea analoga pare
espressa dal n. Grugnone: v. q. voce.
Grignaghe, fr. Pisona, BS: forse *GRINNIACUS da GRINNIUS, 0 AGRINIACUS
da AGRINIUS; in forma di femm. plur.
Griguano, fr. Brembate, BG = de Gradeniano a. 960 e 1263, Gra-
diniano a. 972 (Mazzi, 266-8): rifletterà dunque *GRATINIANUS dal n.
pers. GRATINIUS.
Grimaldo, (o Grimoldo) fr. Oltre il Colle, BG: dal n. pers. Grimaldo: v.
Castelgrimaldo.
Grimanzone, dial. Grimansù, cascinale sul m. Porcarola (?) (Rota, Monza,
13): = (u. dic.) Grummanzonis, sec. XI: derivato dal lat. GruMUS:
v. Grumellina, Così GRIMÒLO, belvedere pr. Pigra (Olivieri, Guida, 90).
(1) Ognun vede da sè quanto fantastiche fossero le vecchie etimologie: franc.
eriant» «ridente», o caledonico « griant-tir» «terra del sole» (Gr. Illustr., II, 116).
271 GROPPELLÒO
Gringo monte, sopra Schignano, V. Intelvi. V. Ghiringhello.
Griona, fr. Mairago, Lodi; GRIONA, fr. Ospedaletto, Lodi: = in Greco-
na a. 969, super Grigonam sec. XIV (Colombo, Tic., 60, 67): sarà da
un n. di perdsona Grecone, Grigone; v. Greghentino, Una Contrada di Greko-
ni, a Velletr, nel 1597, registrava il Crocioni.
Groana, Groane, lande sterili, ronchi, scopeti fra Bollate, Capreno, Cesano
Maderno e Ceriano, a nord di Milano (Corogr., 374); «ripiani diluviali »,
come li definisce rispetto alla loro genesi Arrigo Lorenzi (Riv. Geogr. It.,
1914, 322-5). Del nome (noto anche da un doc. dell’a. 1280: in Grua,na,
v. Monti), non si conosce esattamente l’origine. Parendo tutta gratuita l'idea
del Redaelli (p. 261)che questo nome (gruana o grugana, dice) valga « stanza
delle gru », direi che si possa ricollegarlo non tanto con gruga « eruca sa-
tiva» (v. Lorenzi, Diz. Trident. e qui Grugnana) quanto con la voce di Val-
seriana: grò « grillaia, luogo incolto »; forse quindi col franc. grou, grouette
«terra argillosa »: v. Rom. Et. Wért. 3849.
Grole, fr. Castiglione Stiviere, MN: dev’essere la voce veneto-trent. grola
« gracchio ».
Gromlongo, fr. Palazzolo, BG: «grumo lungo », v. voce seg.
Gromo, BG (diviso in Gromo S. Giacomo e Gromo S. Maria); vill. posto
«sopra una specie di promontorio che s’'innalza nel mezzo della Valle Se-
riana Superiore »: è la voce bergamasca groeumm «grumo, mucchio », qui
nel significato di € poggio, altura » (v. Prati, Ric., II, 225): cfr. qui Grumalto.
Grona (la-), fr. Gràndola, CO (e nome di un monte ivi); GRONE, fr. Borgo-
unito, BG: paiono accrescitivi della voce lomb. agra «acero » (v. Agra).
Gronfaleggio, tr. Potida, BG, dial. Gronfalégg: «grumo del felceto »: per
Gron « grumo » v. Gromo; per Faleggio (FILECTUM) v. Fecchia.
Gròngola (Cascina-), fr. Corbetta, MI: cfr. emil. gròngol, ven. grongo (mi-
lan. gringa) « Cuscuta europaea »?
Grontardo, CR, = curte Guntardi a. 1020 (Cod, Crem. I, 256). dal n.
pers. Guntard, inseritavi la r dopo la iniziale, per assimilaz. a quella di uscita.
Grontorto, fr. Annicco, CR: sarebbe stato già Grumotorto (Gr. Illustr.,
II, 585); GRUGNOTORTO, fr. Nova Milanese. Non andranno separati, mi
pare, dai due Grantorto veneti (Grugnotorto sec. XII: v. Top. Ven.,
132): ma tutt’insieme, piuttosto che da un nome personale, possono forse di-
pendere da grugno « dosso irregolare »: v. Grugnone.
Groppe (Piano delle-), loc. nella Grigna settentr. V. voce seg.
Groppello, fr. VA, luogo in posizione un po’ elevata, GROPPELLO Cairoli,
GROSGALLE 272,
PV; GROPPELLO d'Adda, fr. Cassano d'Adda, MI, GROPPELLO, loc. so-
pra Mandello, CO; = locus Cropello, Cropellum (Giulini), posto
« sopra un alto colle »; GROPPINO, fr. Piario, BG: it. groppo « altura ».
Cfr. altrove Groppo, Groppallo, ecc.
Grosgalle (le-), ci sassi Grosgalli) dial. Sass Grusgài, alture montuose, pr.
Lezzeno, CO (Corogr., 415; Gr. Illustr., II, 1186) = Grosegalla, Gros-
segalle a. 998 (Manar. e Bognetti), Crosegalle « dirupato masso sul La-
rio» (Monti, Vocab. comasco). Difficile vedervi un derivato da crosio «in-
cavato » (v. questa voce), quasi *crosicaLIS; forse meglio ricollegarlo col
nome germ. GoswALH (Férst. 620): cfr. il monferrino Giusvalla (dal n.
pers. WISI-WALA?): v. Massia, Monferr. VI.
Grosio, SO (dial. CS; GROSSOTTO dial, Gros sot. questo forse equiv. a
«Grosio Sotto », v. Guida Oliv.; ivi presso; onde il nome della valle GRO-
SINA descritta come un «labirinto di valli, balze, varchi» ecc. (Chiesi, 423).
Par molto verosimile ipotesi quella proposta dal Salvioni (Quisq., 13), che
dipendano dalla voce comasca croeus «cavo» .
Gretta nuova, fr. Bordolano, CR; GROTTO ecc. v. Crotto.
Grugàna (la-), loc. pr. Sabbioncello, VA: parrebbe collegato con grua « eru-
ca sativa » di cui è detto s. Groana; se non con le stesso n. Groana.
Grugnone, monte fra Val di Scalve e Val Camonica: pare derivato dalla voce
lomb. grugn « grugno »: ed avvalora l'ipotesi di un uso figurato di grigna (v.
Grigna). Forse grugno in significato di « dosso irregolare » ritorna in Gron-
torto: v. questa voce.
Grumalto, fr. Zogno, BG: v. Gromlongo.
Grumantiva, fr. Dossena, BG. Nome per me inesplicabile, che trovo nella
Corogr.
Grumellina, fr. Bergamo; GRUMELLO, fr. Paisco, BS; GRUMELLO (-del
Monte), BG ed altri parecchi nel Bergam.: (già in una carta del 1233, cit.
dal Mazzi, Sub., 80, si ricordano « plures Grumelli et valles... scilicet
grumellus de Golta, grumellus de Quarquarone, grumellus
de Forzanicis et grumellus Zuetus » ecc.; e più avanti una « terra comunis qui
dicitur Grumella»); Conca e Rocca di GRUMELLO, Sondrio; GRUMEI
(i-), loc. sopra Lerna, CO: tutti forme dimin. del lat. cruMUS (v. Gromo);
ma forse col signif. speciale che il Bosshard, in rapporto all'uso che se ne
fa negli Statuti di Vertova (da ceretis et grumellis et sortibus), attribuisce a
grumello: «specie di pascolo comune ». Direttamente da GRUMUS, invece:
GRUMO, fraz. di Lierna, CO; vari GRUM o GROM bresciani; ed un
Grumonzello di Pontevico, BS, nominato nel Lib. Not.
Guado, fr. Varese; Case del GUADO, loc. pr. la Pioverna, Pasturo, CO; (il)
273 GUARDAMIGLIO
GUA, fontanile presso Prato Centenaro, a. 1787 (Rota, Greco): quasi cer-
tam. dal lat. VADUM «guado », benchè possa competere il lat. AQUATUM.
Lo stesso dubbio per il n. di Gualle (0 Gudale), via presso Vigevano
(a. 1347, v. Colombo, Ticino, 126).
Guaiana, fr. Lodi (Corogr). Donde?
Gualdane, fr. Lodi. Dal cogn. Gualdani, famiglia di Lodi (Agnelli).
Gualdrasco, fr. Bornasco, PV. Sarà un aggettivo in -asco da una voce gudl-
doro, dimin. di guald (WALD) « bosco »?
Guallina, fr. Mortara, PV: cfr. il cogn. Gualino (n. pers. WALA, Forst., 1513).
Gualt, v. Galdone.
Gualterzàno, fr. Comairano, PV. Sembra un n. composto, di cui la seconda
parte sia *TERTIANI, aggettivo di TERTIUS, nome pers. rom. (anche in lap.
lomb.). La prima parte potrebb’essere il *guadale di cui s. Guà, oppure
*aquALIS (cfr. Top. Ven., 245).
Gualtiera (la-), palazzo pr. Dèrgano, MI, così detto «per essere stato fatto
edificare da un Gualtiero Bescapè nel sec. XV ». Corogr. 816).
Guanzate CO, dial. Guanzaa (scritto anche Guenzate)) = Vogonzate,
Vogenzate sec. XII, Lib. Not. Per l'etimo, pare di riconoscervi un
*VocoNTIAT- da un n. pers. lat. *VocontIUS, ben supponibile accanto al
nome etnico dei VpcontI (abitanti nella Gallia Narbonese). — Il Salvioni
(Not., IV, 8) considerò in questo nome la singolare metatesi consonant. (Vo-
ghenz- in Govenz-, onde poi Goenzate, Guenzate, Guanzate).
Guarda, fr. Quintosole Milan.; GUARDA, fr. Carugo, CO; altra, fr. Corsico
MI; GUARD-ABIATE v. Abbiategrasso; BELLA-GUARDA fr. Viadàna,
MN; altra fr. Virgilio, MN; BELLAGUARDA (o Beleguarda) fr. Codogno,
MI; Guarda Bisse, o Guarda de la Bissa, sec, XIV e XVI, pr.
Vigevano (Colombo, Tic., 84); GUARDA-LOBBIA, già luogo pr. Fossadolto,
CR, a. 1163 (Agnelli) ed ora n. di una roggia, Cornogiovane, CR (p. lobbia
v. Lobbia). In tutti questi nomi guarda ricorre nel signif. già veduto s. Garda:
quando non si volesse anche ammettere talora il senso di « chiusa, serraglio,
con divieto d’ingresso », come intenderebbe il Vignati (nel Glossario).
Guardamiglio, M/, dial. Guardaméj. La prima parte del nome è certamente
Guarda (v. voce preced.); ma che si tratti di un composto che dica « Guar-
dia di Emilio» mi pare ben poco persuasivo (1): benchè tale spiegazione
(1) Alla fantasia dei vecchi eruditi piacque invece di determinar bene chi fosse
questo Aemilius: dovett’essere il console Emilio, «che nel 222 av. C. vi uccise 40.000
Galli ribelli»; onde anzi « Guardamiglio » significherebbe ardor Aemilii! Una specie di
leggenda semipopolare volle invece vedere nell'intero nome « Guardamiglio » il ricordo di
un ammonimento a « guardar meglio », che sarebbe stato rivolto ad un conte Flora,
18. . Dizionario di toponomastica lombarda
GUARDIA 274
trovi un sostegno nell’analogia del Guardabosone di Vercelli. Esistendo an-
che il cognome Guardamigli a me sembra probabile che Guardamiglio, come
n. di luogo, dipenda dal soprannome di un proprietario, che teneva in serbo
(a scopo di speculazione?) il suo miglio.
Guardia (Colma della), fr. Pognana, CO (Chiesi, 77); VILLA-GUARDIA,
CO: qui guardia vale certamente « posto di difesa»: v. qui Colma e Garda:
v. anche Serra, Vie Rom., 35.
Guarnera, fr. Pizzighett. CR: dal cogn. Guarneri.
Guascona, e GUASCONINA, cascine, Milano: da un cogn. Guasconi.
Guasoldo, pr. Melegnano, MI: credo da un n. pers. (Wosold, Fòrst, 1637).
GUASPINOSO (via de-), sec. XVI, luogo pr. Vigevano, = ad vadum Spi
nosum sec. XIII (Colombo, Tic., 83»: vADuM-; cfr. rivus Spinosus,
nel Padov. (sec. XIII), Top. Ven., n. 184.
Guastalla, fr. Bescapè, PV (Agnelli): sarà da un n. di famiglia Guastalla
(dal nome di Guastalla reggiano, = Wardistallum a.870, Cod. Crem. 1)
Guasti, (i-), fr. Soncino, CR; GUASTERA, fr. Sesto, CR; via del GUASTO
(Lodi): sempre da guasto, con cui si designano i luoghi dove si fossero
abbattuti degli edifizi (cfr. Gualzata, 61).
Guazzaloca, già fr. Bascapè, PV: nome composto ad indicare pozzanghere,
da diguazzarvi le oche.
Guazzera, fiumicello pr. Angera, VA (Giul., IV, 629): cfr. le voci seg. e
preced,
Guazzi (Pieve de’), fr. Pieve Fissir., MI; Guazinaxio a. 1251, loc. pr.
Milano, Colombo, Mura, 7; GUAZZINO, loc. pr. Casteggio (dial. Sguassena,
Maragl.): da guazzo « pozzanghera ».
Guazzona (Breda-), Fossa GUAZZONA, fr. Ca’ d'Andrea, CR: così dette
per essere state «antico possesso della famiglia Guazzona » (Gr. Ilustr., II,
572). Anche S. Lorenzo GUAZZONA, fr. Vhò, CR: avrà la stessa ragione.
E v. Abbiate Guazzone s. Abbiategrasso.
Gudio, fr. Mairago, Lodi, dial Gud: = Gudium, Guthum a. 970
(Agnelli), Gudo, Gudi a. 970 (Cod. Long.), Guthi a. 1019 (Cod.
Crem.), ecclesia Guithi a. 1261: sarà dunque un *Godi o *Gudi, genitivo
del n. pers. Godo o Godo; e la forma Guithi del 1261 pare accenni ad
che aveva esposto ad un rischio gravissimo l’imperatore Ottone IV. Il conte (ciò sa-
rebbe accaduto nell’anno 1211) aveva osato far tragittare all'imperatore il fiume Po, ge-
lato e coperto di strame, senza nemmeno avvertirlo. E ne sarebbe stato gravemente
punito. V. il Cambi, cit., dall’Agnelli,
275 GUIDIZZÒLO
un momento, nel quale anche questo nome stesse per deformarsi in Gùido (1),
analogamente a Goito e Goido. V. questi nomi e Gudo.
Gudo Gambaredo, fr. Buccinasco, MI, = Gudi Gambarè sec. XIII
(Lib. Not.); GUIDO Visconti, MI, forse = Gudo, Gudi a. 856 (Giul.
1, 213), Gudum Addonadum [ad DonaTum?] sec. XHI (Lib. Not.,
151): in tutt’e due par da ravvisare o l’aggettivo lat. ACUTUS (v. Montà e Guz-
zina) o lo stesso n. person. Gudo di cui v. s. Gudio: l’aggiunto significativo
Gambaredo è collettivo di gàmber « gambero ».
Guello, fr. Bellagio, CO: Godello, dimin. del n. pers. Godo (v. voci prec.)?
GUERCII (Braida), località di Milano a 1099: oggi Brera (v. questa voce),
così detta per distinguerla da altre braide (Colombo, Milano, II, 56). Sarà dal
n. pers. Werzo (Fòrst., 1559). E v. Valguercia.
Guerna, fiumicello in Valle Adrara, BG: cfr. forse Governolo.
Guerrina, (Ripalta), CR: dal n. pers. Guerrino.
Guggiate, fr. Bellagio, CO. Forse può andar congiunto con la voce milan.
guggia « spilla », per aver designato una sottile punta di terreno: cfr. Gog-
gia. Il Rohlfs propone il n. pers. ACULIUS.
Guglielmo, monte, Gardone, BS, dial. Gòeulém o Colem: onde Guglielmo ri-
sulta essere contraffazione, per opera di mappatori, di un effettivo Célmo
(bergam. cùlem, mirand. còlum; e v. qui C6lma e Célmine). Per il trattamen-
to della vocale latina # in questo bresc. Colem, cfr. bremb. roeuta dal lat.
RUTTA, i berg. félmen; milan. gendééé; milan. piòf; oltre a néra, scòd (it. nuo-
ra, scuotere). V. Salvioni, Fonet. Milan. 81, 82.
Gugnano, fr. Casaletto, Lodi = de Guinano sec. XII: forse è un aggett.
#ACONIANUS, dal n. pers. AcoNIUS, (o *AQUINIANUS, ecc.).
Gugnolî, fr. Asola, MN (Corogr.). Pari a Cugnoli (v. Cugnolo)?
Griano, fr. Romanò, CO, dial. Ghiàn, = loco Guliano sec. XIII (Lib.
Not., 212): *AQUILIANUS: v. Ghiano.
Guidino e Valle-guidino, fr. Besana, M/: dal n. pers. Guidino; cfr. lectus
Guidane a. 1481, per Bergamo (Mazzi, Sub., 58).
Guidizzolo, MN, dial. Ghidissòeul; = Guthizoli a 1251 (Antiq. Ital.,
IV, 507): diminut. del n. pers. Godizzo (Gàudizzo Bianchi, Arch. Glott.,
X, 374)
(1) L’Agnelli voleva dedurre da quel GUITHI, che « Gudio » derivasse dal n.
di un « Guido »: ma in tal caso invece di Gudio si sarebbe avuto « *Guido » o « * Ghi-
do». — Lo stesso Agnelli c'informa che i contadini chiamano scherzosamente il paese
«Gudi in mezz al mond».
GUINZANO 276
Guiînzano, fr. Giussago, PV; GUINZANO, pr. Quintosole Milan.; GUIN-
ZANA, vecchia cascina, Vigentino, Mil.: la g iniziale non pare consenta di
derivarli da QuinTIUS (v. Salvioni, Fonet., 242, e qui Quinzano): saranno piut-
tosto da Winizo con suffisso -ane, o VocoNT-, cir. Guanzate?
GUMMA (vico-), GUMMARUM (campanea-), pr. Alfiano (Corte de Frati,
CR), a. 898 (Cod. Long. 622): secondo vi annota il Porro sarebbe da cfr.
con la vace brese. goeumuna « luogo paludoso » (bellinz. gumaa « trapelare »).
Gurata, fr. Cingia de Botti, CR; Pieve GURATA, ibid.: = plebatus Agui
rate a. 1013 (Cod. Crem., 1), S. Petri de Wirada, de Guirata a.
1116-8 (ibid., 99): forse è il n. femmin. corrispondente al masch. Ingvirad
(Forst., 964). V. Ghirate.
Gurone, fr. Malnate, VA, lat. ecc. Guronum. Può aver comune l’ori-
gie col n. di Gurro in valle Cannobina, che il Salvioni (Not., Il) ravvicinò
a sguròn «smottamento » (da sgurà « pulire strofinando »), ma che forse
può essere, insieme con Gurone, forma aferetica di Ingurro Ungurone), da
*linguro: ctr. lingura, voce di Val Caleppio (BG) «striscia di terreno col-
tivato » (ctr. qui Longuria).
Gusnago (S. Martino-), fr. Ceresara, MN = Gussunagus a. 760, Cu-
senago, locus qui nom. Gosenago a. 771, Cod. Long. (l’identitica-
zione è dovuta a C. M. Rota, vedi Nomi, 21 sgg., v. anche Bosshard, 34).
Sarà da vedervi forse un *Causinacus od un *Cusonacus dal n. pers.
“CAUSINA 0 “CusoNA, v. Pieri, Arno, 59 e 31 (meglio che un derivato per
«Acus dal n. pers. germ. GozzonE, Forst., 611).
Gussago, 55, dial. Gussàgh: = vico et £. Gussiago a. 960 (Odorici, V):
probabilmente da “AcuriAcUS, dal n. pers. ACUTIUS: v. Aguzzano.
Gussola (la-), CR; = Lagoxola a. 1167 (Cod. Crem., 1). Fino al 1702
passava accanto a questo paese il Po: comunque sia, il nome riflette un
diminut. di LAcuS: *LAcUCIOLA, Ctr. Laguoli, Top. Ven., 270 e v. qui
Lagozza, Lagusello.
Guzzafame, fr. Senna Lodig.; un luogo omon., fr. Robecco, CR; un’Alpe
GUZZAFAME (o Zucco della Guzzafame) fr. Pasturo, CO. Accennano a
terreni di assai scarsa fertilità, che potevano aguzzare la fame, senza soddi-
sfarla. Cfr. Mucchiafame, Mancapane.
Guzzànica, fr. Stezzano, BG, dial. Goeussànega (ma, secondo il Mazzi, anche
Gioeussànga), = vico Iusianica a. 970, locu et f. Iussianica a.
972; poi S. Viti de Gusanica a. 1224, comune de Gosanica 1263
{Mazzi, 270). Si dovrà dunque muovere, probabilmente, da un primitivo ag-
gett. *IustianIca (dal n. pers. *IustIANUS, cfr. Giussanico, Giussano), do-
277 GUZZINA
ve l’autentico /uss- abbia dato luogo da un lato a Ussànega (donde poi, con
prostesi di g: Guzzànica), dall’altro a Giussànega: donde la forma conco-
mitante Gioeussànga. V. s. Giubbiano, in nota, e Ossanesga.
Guzzina (la), pr. Brugherio. Forse è dimin. dell'aggettivo giiss « aguzzo »,
allusivo alla forma di un terreno. Cfr. Monguzzo, Monteaguzzo.
Hano, BS, dial. 4° (ora mutato in Capovalle, allo scopo di evitare una sgra-
dita omofonia). Il luogo è posto « sulle falde merid. del monte Stino, a le-
vante del lago d’Idro ». Poichè in quei dialetti la v iniziale cade regolarmen-
te, dalla forma attuale del nome si può ricostruire forse un originario vAN-
Nus: cfr. bellun. van “circo o catino roccioso », Marinelli, Cad., cfr. Top.
Ven., 301 (1).
Hoòè (S. Maria-), fr. S. Maria di Rovagnate, CO (divisa in Hoè Superiore e
Hoè Inferiore); dial. Oè (A. Orlandi mi segnalava anche una pron. brian-
zola (S. Maria) do); = (in) Oe, sec. XIII, Lib. Not., 257, 407; (de) O ke,
(de) H o, a. 1213 ecc. (Cod. Crem.), (S. Veronica de) H oe, a. 1456). Non
pare che queste forme storiche confermino la deriv. proposta da C. Sal-
vioni, (Not. IV, 9, e v. Vigloè) da un lat. LUPARIUM, attraverso un *Lovèe (cfr.
Lovèra), con soppressione successiva della / iniziale. Forse si tratta anche qui
come in Campoè (*cAMPORIUM?) e Montuè, da Montà, di un ampliamento
in Oè di un originario 0’; con recente protrazione d’accento: onde Oòè.
Quanto all’origine di questo O’, mi pare che questo possa presupporre un Vò
da vAaDUM, v. qui Vho. Provenne da Hoè il casato milanese dei (De Capi-
tani) Da Hoè (Bombognini, 226). Della fase Hoe, anzi Ho, mi pare renda
testimonianza un altro cognome milanese: Dahò o Dehò (2).
. (1) Una volta l'origine del nome « Hano » si immaginava assai più lontana. « Hano
in armeno vale giogo di monti e gli eruditi vi trovano traccie delle ioni
i fi popolazioni umbre
ed etrusche» (Chiesi, 484). i
A (2) In passato, la « h» iniziale di « Hoè » fece immaginare un'origine tedesca. Infatti,
così per la Corogr. (788) come per il Chiesi (963) il nome sarebbe provenuto da quello
di una « famiglia patrizia ora estinta, che sembra fosse di origine germanica » (« Hohe»,
alto). — Forse può essere mala correzione di un « *Da Hoè » (attraverso un « *Dahòe »,
erroneamente accentato) il cogn. mil. « Dahò » 0 « Dehò ».
Idro, BS, dial. Idro = de Idro a. 1086 (Odorici, V), distinto in Idro bas-
so e Idro alto (sulle rive orient. del lago d’IDRO). La forma latineggiante
ERIDIO, usata «classicamente » a designare il lago di Idro, sembra ricostru-
zione fantastica, dovuta al richiamo della voce greca è0:6, gordoc « con-
tesa », oppure a quello del nome classico del Po: Eridanus. — Quanto al
n. di Idro non mancherebbero possibilità di spiegarlo come nome neolatino.
Attraverso una forma presunta *Lìdero, *Lidro si potrebbe farlo riselire ad
un latino LITORE (LITUS, -ORIS), oppure a un *LITULUM (a designare la
« spiaggia » lungo il lago). Ma si potrebbe pensare anche a quel n. pers.
germanico: IpaLo a cui risale forse anche il nome di Édolo. Rimane la pos-
sibilità che sia nome preromano: da raggruppare forse col n. di una cima,
soprastante a Idro, detta VALEDRANE, e quindi fors’anche col nome del
trentino Lago di LEDRO. Insomma, rimane nome molto oscuro.
Jerago, VA, dial. Jeràgh:; = locus A lierage sec. XIII (Lib. Not., 172).
Dev'essere da #ALLiarIAcUS, aggett. dal n. pers. ALLIARIUS: v. Dairago.
Imagna (Valle-), valle laterale della V. Brembana, a S. E. di Lecco, detta
Valdimagna dagli abitanti (A. Orlandi). Secondo C. M. Rota sarebbe =
Val d'Imagna di un cod. bergam. (a. 1170); onde sarebbe da escludere
l'ipotesi di C. Salvioni (Not. III, 92), che vi si tratti del lat. IMAGINE, a de-
signare un tabernacolo (cfr. Pieri, Serchio 182, per Maggina, Màina, e Pra-
ti, Ric. II 231 per il n. trent. Man o Imàna); e converrebbe ammettere, col
Rota (Eco di Berg., 1 febbr. 1932) che Valle Imagna corrisponda al n. lat.
mediev. WALDEMANNIA, da WALDEMANNUS « guardaboschi »; per cui v, an-
che Battisti C. Storia trent. 89. V. Valdimagna di Lodi.
Imbèrido, fr. Oggiono, CO; così nel lat. eccles: = A mbera do, sec. XII?
Rota, Cass. 40 Imberedo a. 1456. L’accento è segnato sulla sillaba
terz'ultima (anche in dial. Imbèrid) in più fonti: d'altronde ho anche la
pronuncia Imberìd. Se davvero vi fu oscillazione della posizione dell’accento
questa potrebbe essere un indizio favorevole per ammettere che la forma più
genuina ed antica sia quella in -ìd (da ETUM); e l’altra ne sia un’alterazione
più recente. In tal caso l'origine di Imbèrido potrebbe forse vedersi in TUNI-
IMBERSAGO 280
PERETUM, v. Zenevredo, e Zembré; se non in un NEMORETUM «luogo bo-
scoso » (cfr. Pieri, Arno, 244).
Imbersago, fr. Robbiate, CO, dial. Imbersàgh = vico Ambreciaco a.
975 (Cod. Long., 135), locus dict. Amberciaco a. 985 (Giul., I, 651),
Ambreciate a. 1021 (Cod. Crem.), Imbertiago sec. XIII (Lib.
Not., 247, 277). Al Flechia parve di vedere in questo nome il riflesso di un
*AMBROSIACUS, onde, essendo Imbersago un sito ameno, e molto opportuno
ad una villeggiatura, esso potesse identificarsi col luogo dov'era già il fondo
‘posseduto da Ambrogio, prefetto delle Gallie, padre di S. Ambrogio. Ma
mi par si deva obbiettare che la pronuncia di questo nome, con la sua s
aspra (tenue), convalidata dalle forme storiche, non pare conciliabile con
Una base con -sy- (dove s è sibilante sonora). Cosicchè, mentre risaliranno ad
AmBrosIus forse l’Amborzasco ligure (1) e certamente il toscano Ambro-
giana, questo Imbersago quasi certamente sarà da riportare ad un *LIMBRI-
ciacus dal n. pers. LIMBRICIUS.
Imbévera, v. Bévera.
Impensata, cascina, Fiesse, BS. Cfr. Malpensa.
Inarzo, fr. Casale Litta, VA, a mezzodì del lago di Varese: lat. eccles. Ina-
tium (leggi Inartium). Potrà leggervisi forse un «in-arso».
Incasate, fr. Erba, CO: composto di in e Casate, v. questa v. Il Rohlfs pensa
ad un n. gentil. *ANCASIU.
Incillate, (S. Andrea d’-) presso Maggianico, CO: = (Vicinantia de) Anci
late, Stat. Lecco; (Vicinia de) S.t Andr. de Ancillate, sec. XVI. Par di
leggervi un *#AncrLLAT- da un n. pers. ANCILLA; ma è possibile un composto
IN CELLAT- (da CELLA) ecc.
Incino, fr. Erba, CO, dial. Incìn; = Incino sec. XIII (Lib. Not.), (plebs In
zini, 1456); Santa Maria di VILL-INCINO, ivi presso; = Velincino
sec. XIII (ibid.). Si è voluto da molti (v. Colombo, Mil., I, 81) identificare
Incino col Licini Forum, città degli Orobi, menzionata da Plinio (III, 17,
124); e così intendere Villincino come un Vicus Licinn (Cossa, Ag. Mil.); ma
pare o impossibile, o molto difficile foneticamente questa equazione, poichè
Licinius (con i breve) non poteva dare fra noi che un *Lizégn, o sia pure un
*Inzégn. Per questo motivo cercherei altrove l’origine del nome: forse nel
n. german. Imizo (Fòrst. 952) o Linzo (cfr. Pieri, Arno, 215), fatto diminu-
tivo, come il Linzello del Pieri. In Villincino vedremo VILLA o vicus, secon-
dochè sceglieremo Zmizo o Linzo. (C'è un altro INCINO, fr. Taceno, CO).
E v. Inzino.
IL Bertoldi (A. Glott. It. XXIV, 1930) deduceva però Amborzasco dal n. dialett.
del « mirtillo »: amborza. — A proposito di Imbressago il Cherubini (p. 151) dubitava
che gli Orobi « latinizzati » lo avessero chiamato così da IMBRES AGERE (!).
281 INFERNO
Incirano, fr. Paderno Dugnano, MI, dial. Inciràn: composto di In e Cirano,
e questo rifletterà forse “CERIANUM da CERIUS n, pers. rom., o simili.
Increa, fr. Cernusco Nav., MI: IN e CRETA: cfr. Angera ecc.
Inerociato, fr. Cremona: = locus /ncroxatorum, hospitale de Cro-
xatis sec. XII (Cod. Crem.); S. Maria de /ncroxatis, chiesa di Mila-
no, sec. XIII (Lib. Not.): così detti per essere stati già ospizio l’uno, l’altra
chiesa dei Crociferi: v. anche Giulini, Chiese, 505.
Incùdine, BS, distinto in: al Solivo e al Vago, l’uno solatio, l’altro a tramon-
tana; divisi dal fiume Oglio; dial. Inciifegn: = plebe de Ancuzine a.
1038 (Odorici, V, 56). Forse così denominato da una fucina di fabbro? O
da una particolarità topograf.? Cfr. un Fosso de le Nkudini a Velletri, dove
(v. Crocioni, 706) certi mazziconi di pile di acquedotto hanno forma di
incudini.
Incugnate, fr. Truccazzano, MI, dial. Incugnàa. Può riflettere, come parve al
Flechia, un *ANCONIAT- da * ANCONIUS; ma questo nome non è attestato; onde
più facilmente sarà composto di IN-CONNIAT- dal n. pers. CONNIUS: se non
vi sia da vedere cunEUS (v. Cugnolo, Chignolo) « punta di terreno fra due
acque ».
Indévero, fr. Casargo, CO, dial. Ind6euvre, lat. eccl. Indoverum, vill.
nell’alta Valsassina, in luogo assai montuoso. E’ nome che si presta a vari
ravvicinamenti con voci galliche: per es. col frane. Vendévera (Vimpo-
BRIGA), oggi Vendeure (Gròhler, 135), col gall. DUBRON « acqua», donde il
franc. Douvres (ibid., 138), od anche col cognome EnpuBRO di lapidi bre-
sciane. Nè voglio trascurar del tutto l’omofonia col n. etrusco *DUBRE, po-
stulato dal Pieri, per es., per il nome del torr. toscano Drove (Val d'Elsa).
Indumiéra, fr. Cavacurta, Lodi (anche Dumiera, Agnelli). Lo crederei un
composto di IN-DUO MILLIARIA: cfr. Duemiglia.
Induno, fr. Varese, dial. Indun: con avanzi di un vecchio castello (lat.
eccles. Indunum), INDUNO, fr. Robecchetto, MI: cfr. Linduno, fr. Mo-
mo, Nov. Tutti pari a «in Duno»: dove ricorrerà il galll DUNUM: cfr.
Duno.
Inèsio, fr. Vendrogno, CO: = Inesium o Agnesium (Orlandi Val-
sass., 179). Paride Cattaneo la chiamò Villa d’Agnese, e vi si parla anche
di un « Castello di Sant'Agnese ». Se si tratta di un derivato da n. person.,
con Agnese crederei possa competere un Janése (da JOHANNES; cfr. i cogn. ve-
neti Gianése, Gianein, Cogn. Ven., 139). Altrimenti, si potrebbe forse de-
durre Inèsio dal nome dell’«ontano » (valtellin. agnissì).
Inferno (valle dell’-), Borno, BS; un’altra, Montagna, SO; una terza, nella Gri-
gna Sett.; Cascina INFERNO, fr. Casalmagg., CR (Corogr.); cfr. Inferno,
INFONTENO 282
Infernaccio, più luoghi tosc. col signif. di «luogo basso e fosco, o tal-
volta fors'anche una qualche sorgente termale » (Pieri, Arno, 282).
Infonteno, fr. Soncino, CR: composto di IN- e Fonteno, v. questa voce.
Ingeretta (Madonna d’) Asso, CO: è un dimin. di Ingéra (v. Angera): cfr:
Gera ecc.
Inghigollo, fr. Capiago, CO: par composto con IN, e Ghigollo, forse n. di
pers. (da Guido?).
Ingorello, v. Longoria.
Immonte, pr. Olgiate Calco, CO: IN MONTE.
Inquassì (Cascina-), Ispra VA; iN e Quassi. Forse in questa voce si ha il
plurale di cuasso, v. questa voce.
Inseppina, fr. Lodi (Agnelli). Si direbbe da un nome *Inseppîn, pari a Isep-
pin (IosEPH).
Insiraga, fr. Castello Brianza, CO; INSIRANO, fr. Garlate CO. Paiono l’uno
dall’altro diversi solo per il suffisso (-AcuSs e -ANUS); composti di IN, e di un
aggettivo tratto da un nome pers. rom. (SERIUS o CERIUS): v. Incirano.
INSUBRES: E’ il nome ben noto che distinse i Galli della regione circostan-
te a Milano; ma è questione se esso preesistesse, o no, allo stanziamento
gallico (v. Colombo, Mil., I, 59-60).
Intelvi (Valle d°-), Castiglione d'INTELVI CO. Propriamente Intelvi è desi-
gnazione di «tutto quel tratto montuoso di paese, che dalle rive occid. del
lago di Como si distende fino a quello di Lugano », ed ha questi equivalen-
ti nei docum. più antichi: Telamo (a. 712), valle que dicitur Antela-
vo a. 736, locus Antellaco a. 804 (Cod. Long.), Castellione sito in-
ter lacos a. 859 (Monneret, 30), loco Antellaco a. 884 (Giul., I
70), loco Entelavo (Cod. Long., a p. 450); de Antelamo a. 1033 (v.
anche Rota, Nomi, 5-16); /ntellavo, Valle Intellavina sec. XI,
Rota, Quest., 9. Il Salvioni (App. 248-9) studiò minuziosamente i rapporti di
queste forme fra loro e col n. attuale del fiumicello TELO (1) che percorre
parte di questa valle, senza trascurare il nome dei magistri Antelami,
che dovette derivare dal n. della valle di loro provenienza (v. per questo
Monneret, Storia delle arti del m. evo). Tenuto conto di ogni elemento di
fatto fin qui noto, a me pare si possa concludere che la forma originaria
del n. sia stata appunto quella di « INTER LAcOS », che è data ancora dal
doc. dell'a. 859, attraverso ad una forma composta “*INTÉLLACUS, il cui ac-
(1) In un ms. di uno studioso locale, il Castiglione (anno 1828) si voleva che
Intelvi (che già si scriveva Inteluis!) derivasse da un lat. In teluis, appunto per dire
«lungo il telo». Secondo Io stesso scrittore, il Muratori avrebbe postulato una forma
originaria /nterluum (da INTER-LUERE): donde: Valle Inrerluina.
283 INTROZZO
cento unico fosse portato sulla terzultima sill., per essere la penultima breve
(Lacus). Da quella si sarebbe svolta da un lato la forma *ANTÉLAVO (don-
de, al plur., o in genît., /ntélvi), che mise capo anche ad Antélamo, dall'altra
il n. del fiume 7élo (attraverso Télovo, Téloo). V. il mio articolo sull’Im-
pronta Ascoliana, ecc.).
Interna (Cascina-), loc. presso Baggio e Quarto Cagnino, Milano; lat. eccles.
Cascina Interno, Secondo una tradizione, della cui autentciità non so
giudicare, corrisponderebbe al luogo dove il Petrarca « abitò il suo Liter-
num» (Gr. Illustr., I, 461). Ma altri opinarono che la villa del Petrarca
non si potesse trovare che al Garegnano. (V. Corogr. s. Garegnano): cosicchè
la ragione del nome può essere diversa (IN e TERNO, v. Tern10?).
Intiglio, fr Maccagno, VA: forse composto di in-tiglio? V. Teglio.
Intignamo, fr. Tremezzina, CO, dial. Intignàn: forse = in Nintiniano a,
1185 (Odorici, VI). Credo, come il Lintigrano monferrino (Massia, Bricc., V)
ed i toscani (Pieri, Arno, 155), da un aggett. *LENTINIANUS (n. pers. rom.
LENTINIUS).
Intimiano, fr Salvadera, CO, dial. Intimiàn: = (Aribertus de loco) Ante-
miano a. 1034 (Colombo, Abb.), Entemiano sec. XIII (Lib. Not., 215,
257), e forse Enten iniano (sic) [in pieve Galiano], ibid. 101 Direi che
rifletta un *ANTHEMIANUS (dal nome proprio 'Avbép. 196), se non un compo-
sto, in * TEMINIANUM (n. pers. TEMINIUS).
Introbio, CO, dial. Yntròbi (i suoi abitanti per dileggio: Introbiàt); = Tro-
bio sec. XIII, Lib Not., 218 (lat. eccl. /ntrobium), luogo in Valsas-
sina, presso la cascata del fiume Troggia (v.). Ravvicinerei Introbio (cfr. Troeu-
bia, luogo presso Pasturo, attiguo alla Pioverna, v. Orlandi); al nome del torr.
TROBIOLO, Borno (Val Camon.), e, (non parendomi possibile dedurlo da
un *TRUVIUM, alter. di TRIVIUM) riconoscerei in entrambi un “robi (TURBI-
pus, cfr. bergam. tròbe, donde trobià « intorbidire »). Escluderei, in ogni ca-
so, un deriv. da INTRARE (cfr. però veron intré! « sentiero » «varco »): non
così ANTRUM: v. Introzzo. P. TROGGIA. v. questa voce.
Introvino, monte, Bévegno, BS: alle sue falde scoscese si trova una sorgen-
te, detta Acquanera, nella località delle TROVINE (Trodina, in Corogr.,
72). — La forma Introvino risulterà dal composto in-Trovine (accordato, per
il genere e numero, con monte); e Trovine sarà il plurale di quella voce tro-
vina (o truine) che il Serra ha segnalato nel Canavese (oltrechè nell’ant. ge-
nov. e a. ferrarese, a. parmig. trofina) nel signif. di « cappella » o « sotterra-
neo » (da TRIBUNA: v. Serra, Ceneri e Fav., 433). — V. qui Traona, Trona.
Della voce mil. trogna « tetto sulle absidi delle chiese » si fa cenno pure in
Bosshard, 312.
Introzzo CO (anche detto Mont’Introzzo, lat. ecc. Mons Introtius): luo-
go entro un vallone laterale alla valle del torr. Varrone. Vi si può vedere,
INVERIAGHI 284
forse, la voce troz « sentiero » (che è, per es., del dial. bergam.); ma credo
più probabile sia un'alterazione di “Antrozzo da antro: v. Entràtico, Lantro
e Vallantrona. E v. Intra qui in nota (1).
Inveriaghî, fr. Borgoratto Marmor., PV. Il Flechia pensò a derivarlo dalla
forma plur. di un aggett. *IserIAcUS (dal n. person. *IBERIUSÌ: forse con-
viene meglio, foneticamente, risalire ad un plur. di *EsRILIAcUS (dal n. pers.
EBRILIUS) o di EBuRILIAcUS (EBuRIUS): cfr. il n. di Invorio novarese, che il
Massia (Nov. 1925) ricondusse appunto ad EBuriIus. (L'Holder vide in Inve-
riaghi un agg. *EsuRIACUS, lo stesso donde il n. franc. Ivry).
Inverigo, CO, dial. Inverigh; = loco Aiguerigo sec. XIII (Lib. Not.),
Eigurigum Manar. (lat. eccless /nvericum). L’etimo tradizionale di
IN-APRICO, verosimile data Ia amena posizione del luogo, incontra una seria
difficoltà nella forma col -gue-, -gui- delle scritture medievali, che normal-
mente dev'essere riflesso di un w germanico. Purchè dunque quelle scritture
non siano dovute a fallaci deformazionui, sarà da vedere in Inverigo il nome
pers. germ. Ingverich (Forst., 693).
Inverno, PV. Poichè, trovandosi il luogo sulle falde occid. del colle di
S. Colombano, in una posizione ben esposta, pare non abbia in sè nulla di
e invernale », ne fu cercata altrove la spiegazione. Il Capsoni (p. 192, n. 1)
ci vide, naturalmente, il ricordo di certi «castra HIBERNA» di Cesare (Vv.
Lierna). Ma Inverno può essere stato anche nome di persona (vedi Top.
Ve., 222; padov. Liverno).
Inveruno, dial. Inveràn = loco Euruno a. 922 (Cod. Long., 837), Eve-
runo a. 1097 (Giul., II, 635), Ivruno sec. XIII (Lib, Not.), lat. ecc],
Eburonum. Il Salvioni (Not., IV, 8) avvertì in questo nome la n inserita
come in Invrea, Invorio. Al Bertoldi (St. Etr., I) parve, giustamente, di veder-
vi un derivato, col suff. gallico -uno, della voce gall. *EBUROS «tasso». Ri-
cordo i nomi locali francesi Yverdon, Embrun, che risalgono invece ad un
composto EBURO-DUNUM,
Invico, fr. Lodrino, BS: è la fraz. più bassa del Comune; perciò (come IM-
VICH, la parte più bassa di Clusone, contrapp. a Somvich: SumMo Vico;
e cfr. Imalvì di Albino BG: Imo ALBINO), deve venire (come parve allo
Gnaga) da Imo Vico.
Inzago, MI dial. Inzàgh; = Aniciaco a. 848, Andiciaco a. 855,
Anticiaco a. 867 (Giul., I, 196, ecc); fundo Anticiaco a. 870
(1) Con Intròzzo ecc. ha somiglianza di suono il n. di Intra, il paese riunito con
Pallanza nel com. di Verbania (Novara). Questo nome è certo da ricollegare con quello
della sua valle: Intrasca; e con quello del comune di Intragna, che sta « nel punto più
centrale di essa». A me sembra che possa credersi almeno possibile che sia Intra che
deva il suo nome (quasi per presunta etimologia) non a Intrasca, derivato da Intra, ma
ad Intragna. Questo, potrebbe ben riportarsi ad un lat. INTER-AMNIA. (v. Ontragna).
Comunque sia, a me pare più arrischiato far senz'altro di Intra un nome prelatino.
è i
285 ISNELLA
(Cod. Long., 420; onde, ibid., finis Anticiaca) Mi par sicura l'origine
dall’aggett. Anpetiacus dal n. pers. AnpETIUS (Schulze, p. 15, registra
appunto un agg. ANDETIACUS); attraverso * AND-TJACUS, *Anzàgh, con la non
rara sostituzione di In- ad An- inizialei — Dal n. di luogo venne quello
della fam. Inzaghi, ed anche il n. di una specie d’uva: l’uga inzaga (Cherub.).
Invece il n. di INZANO, di Lumezzane, BS, rifletterà prob. un aggett. lat.
ANIcIANUM dal n. gentil. ANIcIUS (0 LENTIANUM da LENTIUS?).
Inzino, fr. Gardone Val Trompia, BS; = vico et f. In cino a. 891 (Cod.
Long., 582). Forse è da vedervi un *Im’zino, dimin. del n. germ. Immizo:
v. Incino.
lopètta, fr. Casaletto CR: certamente da un cogn. “/opetti: cfr. il cogn. co-
masco Giovio (dial. Zobj, v. Arch. Glott., 1).
Iuma, fr. Bévegno: luogo nella Valtrompia super., in una posizione ‘appare
tata. Il Chiesi (p. 351) ed il Rota asseriscono che il nome ne fosse già Er-
ma. Se così fosse davvero, parrebbe confermarsi la presunzione si tratti ve-
camente di EREMA (gr. Epnp.os ): cfr. Vallerma di Belluno (Top. Ven., 218):
e per E in i nel bergam. cfr. irna = HEDERA.
Isella, fr. Civate, CO; ISELLA, fr. Abbadia Cerreto, Lodi: = Isella a.
879 e 972 (Mazzi, 288); una terza, già luogo pr. Castione, Lodi = Versus
Iseilam novam, a. 1187) è ricordata dall’Agnelli. Questo autore consi-
dera il nome come sincope di Isolella: e forse può essere nel vero. Una
Isella presso Milano è ricordata anche in una carta del sec. XII (v. Co-
lombo, Mura). E v. Nisèla.
Isengo, fr. Sòncino, CR: forse = de Isegingo a. 966 (Mazzi, 288):
dunque derivato, con suff. -Inc, dal n. germ. Isica (Fòrst., 971)?
Iseo, BS, dial. Isé; = in cunte Iseis a. 905 (Cod. Long., 708) ecc. Con
uno studio molto accurato dei rapporti tra la forma antica del n. del lago
SEBINUS e la forma attlale del nome del luogo /séo, il Salvioni (App.; 2513)
riuscì a stabilire quasi con sicurezza, che la forma base di tutti i nomi deve
essere stato un *SEBUM d’orig. ignota (o rad, SEU, cfr. Sèveso?), donde, da un
lato sia discesa la forma aggettivale SEBINUS, attribuita al lago, e dall altro,
mediante la preposizione IN prefissa al nome, *InseBuM, donde un *ISEVO,
e finalmente Iséo, Isé (1).
Isimbardo (Paderno-), fr. Massalengo, Lodi: dal cogn. della famiglia (Isan-
bard, Férst., 974), che fu « della grande nobiltà pavese » (v. Galli E.).
Isuella, fiumicello a settentr. di Varese: forse un « isolella »?
(1) Una volta piaceva di ravvicinare il nome d’« Iseo » col nome della dea Iside:
con cui, come si vede, non ha punto che fare. Ancora al Guerrini piaceva ripetere queste
altre etimologie tradizionali: Iseo: IMUS SINUS; Sebino: SINUS BINOS!
ISOLA 286
Isola, nella bassa Lombardia, è il nome di varii dossi, una volta circondati
da corsi d’cqua o fossati: onde ancor oggi i nomi di ISOLAYALTA, -BAS-
SA, -BELLA, -CAROLINA, -FULCHERIA, -S. ANTONIO, ecc,, nel terri-
torio di Lodi (v. Agnelli); e di ISOLA-MAGNAGUTTI, -MEZZARDI,
«MUSSI, -PESCAROLI, ecc. in territorio di Mantova e di Cremona. ISO-
LA è poi nome di una frazione di Valsaviore, BS (alla confluenza dei due tri-
butari del Poia). Cfr. ancora Terno d'ISOLA, BG, Torre d'ISOLA, PV, mon-
te ISOLA, isola nel lago d'Iseo. Dall’ISOLA Comacina avrebbe avuto il n.
(Olivieri G., Guida) il villaggio di ISOLA presso la suddetta Isola Com.,
quando vi passarono i suoi fuggiaschi, nel 1169.
Isolabella nel Lago Maggiore. Secondo il De Vit (II, 238 sgg.) — ed è
opinione verosimile — il nome sarebbe interpretazione volgare di ISABEL-
LA, nome dato a quest'isola (già detta Inferiore, cfr. l'Isola Superiore, o
dei Pescatori, che le è vicina) dal conte Carlo Ill Borromeo, in onore di
Isabella, figlia del conte Ercole d'Adda, da lui sposata nel 1612; allo stesso
modo in cui il conte Ludovico avea chiamata Vitaliana la sua villa ed il
padre suo Renata l'Isola Madre.
Isolaccia, fr. Valle di Dentro, SO, dial. Isolecia, Nizolecia; ISOLATO, SO:
derivati da INSULA.
Isola Comacina, v. Comacina, ISOLA DOVARESE, v. Dovera.
Isolello, fr. Cappella Picenardi, CR; ISOLONE (o Isola Torriani), fr. Lodi:
deriv. da INSULA, v. Zsola. Così ISORELLA, Ghedi, BS = Insurelle sec.
XII (Gnaga) *INSULELLA.
Ispra, VA: = Ispira a. 712 (Cod, Long., 7), de /spera (De Vit, I,
346), loco /spira sec. XIII (Lib. Not.), Non mi par sia da rifiutare la
etimologia dàtane da Gaud. Merula « Hisprumn quasi ab saxorum difficultar
te asperum » : che è quanto dire equivalga a HIsPIDA (cfr. provenz. ispre - per
r da d cfr. Brera da breda - ed il n. loc. veneto Lispida, Top. Ven. 222:
per questo nome ricordavo la voce rodigina lispio « tempo freddo e pungen-
te»; ed il prof. Arrigo Lorenzi mi confermava che il laghetto di Lispida
[presso Battaglia padov.] è spesso nebbioso d'inverno). La proposta del Sal-
vioni (Not., III) che /spra possa ravvicinarsi alla voce arbed. minispra (mi-
lan. nispol « nespola ») avrà forse solo un valore teorico.
Isso, BG, luogo a Sud di Romano, in paese eminentemente piano. Per que-
sto, invece che al n. pers. rom. Iccius o Liccrus, può essere il caso di rav-
vicinare il nostro nome all’agg. lomb. lisce «liscio ». — Forse sarà altra co-
sa, anche per l’etimo, il vico /sione (super fluvio Adua; anche /xione,
loco /xuni a. 968, 997 ecc.), ricordato dal Mazzi (p. 288-90). Fra l’altro,
si può pensare a IZoNE, n, pers. german. (Férst, 944).
287 IZANO
IURATO (Busco-), luogo pr. Bergamo, a. 1213 (Mazzi, Sub. 223): TURATUS:
forse nel signif. di «bandito »: cfr. per es. Serra, p. 41.
Izano, CR, dial. /dà (Bombelli), = Iozanum o Zosanumi: sarà dun
que l’agg. lat. “pEoRSANUS: «inferiore »: cfr. il 1. veron. JTomba-) Zo-
sàna.
Tr
Lacchiarella, M/ (La Chiarella, Cherub.), dial. Lacciarèlla; = locus La c-
tarela, burgus de Lactarela sec. XII (Lib. Not.): sarà forma dimin.
della voce lomb. laccèra «lattaiola » (cfr. il nome della Cascina LATTE-
RIA (pr. Monza); meno facilm. sarà da comparare col n. milanese dell’eu-
phorbia (o lattaiuola): lacciarèlI.
Ladina (Cascina-), fr. Pieve Fissiraga, Lodi; secondo l’Agnelli, dal cognome
della famiglia Ladina di Lodi.
iadino, monte, Lumezz. BS, dial. Ladì. E’ assai ripido, e perciò per nulla
facile (Gnaga). Piuttosto che pensare alle sue «frequenti frane », direi che
ladìn abbia il signif., vivo nel dialetto bresc. (così mian. e bresc.: terra /a-
dinna) di « sciolto, di facile lavorazione » (detto del terreno). Ma v. anche,
più sotto, Laìno; e cfr. Lainate.
Laghedone, picc. lago pr. Menaggio (Corogr., 394); nome derivato da LACUS,
forse con sufî. -ITONE (cfr. -ITELLO).
Laghetto, fr. Còlico: vi è chiamato LAGHETTO (-di Piona) il piccolo
golfo formato dal lago di Como. LAGHETTO, fr. Canneto, s. Oglio, MN.
LAGHETTO, via di Milano; LAGAZZO, loc. pr. Casteggio, PV: da LACUS.
Laglio, CO, dial. Ldj; = Lallium sec. X, Lalio (1179) (Mazzi, 296):
forse dal n. pers. rom. LALLIUS.
Lagoscuro, fr. Forcello, CR, oggi laghetto di 50 m. di diametro (Gr. Il-
lustr., II, 398): cfr. il Ponte-lagoscuro di Ferrara ed un PONTE OSCURO
pr. Asso CO.
Lsgozza e Lagozzella, fr. Besnate, VA: in territorio basso con alcune tor-
biere. E’ evidente lago con suff. -ozza, col signif. di « pozza d’acqua»: cfr.
Gussola, e v. la voce seg.
Lagozzo (canale del-), pr. Casteggio, PV: dalla voce lagoss «canale per ir-
rigare ed alimentare molini » (Maragl., 152).
289 LAMBRO
Lagusello (Castellaro-), fr. Monzambano, MN: dimin. di Lacus: (cfr. Top.
Ven., 270); e vari nomi corrispond, nel Trentino, Un LAGUCCIO, parte di
Oggiono, mi segnalò l’Orlandi.
Lainate, MI, dial. Lainaa; = locus Ladenate sec. XIII (da cui, in carta
dell'a. 867, una Via Latenasca, v. Rota, S. Ambr., 16); il territorio
ne sarebbe « alquanto arenoso, ma fertile ». Sarà dunque certamente da LATI-
nus, ma forse nel signif. già notato per il n. di Ladino.
Laino, CO, dial. Laìn: LATINUS: v. Lainate, E v. Claino. Qui però il signif.
di «franoso » può non essere escluso: contrapposto a soldo « compatto »
(v. Valsolda)?
Laione, monte, pr. Bagolino, 85, dial. Laiù. Essendovi (Gnaga) « una diste-
sa di materiale franoso », può risalire ad un lat. “LABAL-JONE, v. Lavagioli.
Lallio, BG, dial. Laj; = in Lalio, vico Lalio a. 875 e segg. (Mazzi,
296), Lagio a. 1152 (Mazzi, Sub., 301). Un altro LALLIO fr. Zogno,
BG: come Laglio già veduto, dal n. pers. lat. LALLIUS.
Lama, fr. Prégola, PV; vari LAMA, LAME nel cremonese (v. Corogr.,
400): cfr. un locus qui dic. Lamma, a. 988 ecc. (Mazzi, 174 e Cod.
Crem., I, 261); una torbiera della LAMA, Isco, 85; e ancor oggi lama a
Cremona e Brescia vale « acquitrino » ctr. Top. Ven., 271. V. Monno.
Lamàri, n. di alcuni casali, Casalmagg., CR: cfr. la voce chioggiotta lamàra
«fossa » Top. Vena 271), e v. Prati, Ric., II, 228.
Làmbara, tr. S. Zenone al Lambro, M/ (Agnelli): cfr. i nomi loc. vicent.
Làmbara, Làmbra ecc. (Top. Ven., 271), ed il vicent. /àmara «specie di
brughiera » (LÀMULA).
Lambiazzo, loc. nella Grigna merid. Forse è un «lamolaccio », deriv. da
LAMA: v. voce preced,
Lambràte, fr. Milano, dial. Lambraa: luogo così detto dal f. Lambro, che vi
passa vicino. (Il Rohlfs li ravvicina entrambi ad un n. pers. LAMBERUS).
— Il Cherubini ricorda il modo di dire popolare «i mùsegh de Lambraa »
per dire « gli asini ».
Lambro, fiume che percorre la Brianza, tocca Monza e, passato assai vicino
a Milano, entra nel Po; poco dopo la sorgente, ed anche nelle vicinanze di
Lasnigo, scompare per breve tratto sotto il suolo. Si chiama Lambrone quan-
do entra nel lago di Pusiano; dial, Lamber (c'è il detto ironico milanese:
ciar come l’acqua del Làmber): = Lambrus (Plinio, Tabul. Peuting.,
An. Ravenn.); fiumen Lambri, apud Lambrum sec. XIII (Lib. Not.)
Si direbbe che esso, già in fase anteriore alla romanizzazione, abbia anti-
cipato le fasi evolutive vedute già in Lambara = LAMULA; ed almeno deve
19. - Dizionario di toponomastica lombarda
LAMBRÙGO 290
aver comune, con quel nome, il radicale LAM. Il Trombetti ci vide un tema
LAMR, forse connesso appunto con LAM « palude, voragine » (cfr. gr. \apuoòs
«profondo », propriamente « pieno d’abissi »).
Lambrùgo, CO, dial. Lambrùgh: = Lambrugo sec. XII: poichè è pres-
so al Lambro (dov'è appena uscito dal lago di Pusiano), il suo nome dovrà
derivare dal n. del Lambro, forse mediante il suff. celt. -ucus: v. Bottanuco.
Lamna (Ponte di-), pr. Pasturo, CO (anche Valle Amna). Forse LAMULA (v.
Lambara), con suffisso scambiato. V. Zambla.
Lampuguàno, M/. = Lampuniano a. 776 (Cod. Longob., 106) La m-
poniano a. 864 (Colombo, Abb., 15) de Lampugnano a. 1456;
donde LAMPUGNANELLO, casale, ivi presso; sarà un *LAMPONIANUS dal
nome pers. rom. LaMmPoNIUS. Diede origine al casato Lampugnani.
Lanca (Foppa della-), ioc. nella Grigna sett.; Pià LANCHETTA, Pasturo
CO: è la voce lomb. /anca «stagno, terreno acquitrinoso, alveo di fiume »
(Marcora, Gualzata). Secondo l'Orlandi, in Valsass.: «antratto di monte
dove spiri un venticello fresco »: donde il n. di LANCHÈR, prateria pr.
Pasturo « ricca di lanche ». Donde fors'anche LANCIO, fr. S. Maria Rez-
zon.: *LANCULUS? E cfr. il n. delle Langhe piemont. (i territ. di Acqui e
Alba).
Landi, v. Caselle Landi.
Landò, fr. Malonno, BS. Dal n. pers. LANDONE?
Landriano, PV: può essere un *ANDRIANO (= ADRIANO, n. pers., v. Cogn.
Ven., 129), premessovi l'articolo.
Lanfròia, fr. Massalengo, Lodi. L’Agnelli ricorda che un Lanfroio sarebbe
stato affittuario della mensa vescovile di Lo: nel sec. Ali orse da Lan-
fredo) (1).
Langosco, PV, dial. Langosch. E nome che non m pare si lasci intendere
forse in altro modo, che come un derivato, con suff. -uscus, da Langa: v.
qui Lanca (e v. Serra Com. Rur. 259 n.)
Languzzano, fr. Montesègale PV, = S. Maria de Lugasano (Cavagna
I): forse *LUPICIANUS dal n. pers. LuPICIUS, come il Leguzzano vicent. (Top.
Ven. 72), che si scrisse anche Linguzzano.
Lànico o Làneco, fiume, affi. dell’Oglio, pr. Malegno (Corogr.) Donde?
Lanino, monte, Alta Valle del Chiese. Che sarà?
(1) Qualcuno ha fantasticato su un nome come « Land frau» « Signora del paese»:
v. Corogr., 402.
291 LARDÈERA
Lanterna, torr. affl. del Mallero, SO. Il prof. Capelli mi suggeriva che sia
un’aferesi di vall’interna. V. Interna (Cascina). Non si può nè affermare nè
negare.
LANTRO, già luogo nella città di Bergamo (locus qui nom. Lantro), e
nome di un’acqua, ibid. (ubi currit ipso Lantro), in carte dei sec. IX e
X (Mazzi, 81 e Sub., 11): certo da ANTRUM: v. i veneti: valle del Landro
ecc., Top. Ven., 243. V. qui Introzzo.
Lanzàda, SO, nella Val Malenco; sarà da ravvicinare forse al vicent. Lanzè
(giù Lanzade, Top. Ven., 222), che già sospettai risalire a un “*LANCEA-
TUS « aguzzo d.
Lanzano, fr. Tribinoa, MI, = Lancianum a. 1147: sarà un aggett.
*ANTIANUS (v. Anzano), premessovi È, articolo (1).
Lanzo, CO: forse dal n. pers. germ. Lanzo (da Landefredus, v. Solmsen,
176). Cfr. il Lanzo torinese.
Lanzone (Bosco-), fr. Cremona (Corogr.): dal n. pers. Lanzone.
Laòrea, fraz. Lecco: lat. ecc. Laorca: sec, XVI-XVII: La Orca, Del
la Orca (i suoi abitanti, per dileggio: Orcài); cfr. Valorca, presso S. Mar-
tino di Bergamo. Mi par di poter vedere in Laorca un anteriore *Lavorca
(cfr. Lavorgo di Vaile Leventina, Lavorcha sec. XII) c che questo La-
vorca sia metatesi (o forma originaria) della v. lomb. valorca (o alorca) =
«burrone, precipizio » (v. Porro, Topol. lomb.). Ma si può ben pensare anche
ad un Valle dell’Qrco, Vall-orco: donde Valòrca, per concordare, nel genere,
con Valle.
Lupezza, loc. sopra Introbio, CO (Corogr.): PICEA (lomb.. pescia)?
Lardèra, fr. Cornovecchio, CR; = costa Lardaria a. 975 (Rota, Pae-
si, 576), curte que nom. Lardaria a. 874 e 1052 (Agnelli), castrum loco
Lardariae Lardarisca, a. 1042, 1181 (Cod. Crem., 1); l’attuale
Rivanazzano (Pavia), al dire del Cavagna (p. 240), si chiamò già Ripa de
Vico Lardario. Abbiamo qui dunque due omonimi di quel Lardaro
(di Tione, Trentino) = Lardario ecc. sec. XIII, che già il Prati (Ric.,
I, 36) collegava con ARIDUS (quasi *ARIDARIUM), se non con LARDARIUS, n.
pers. rom. Ma ancor oggi io fo ricorso ad un termine lardaro « roccia sdruc-
ciolevole » « scisto micaceo, talcoso » che trovo in un vecchio appunto, non
so donde rilevato. Rintraccio solamente il term. piemontese /arzir «terreno
argilloso ed acquitrinoso ». (Topol. Piem.); e segnalo quel che riferisce il
Cavagna a prop. del Vico Lardario: «ivi presso negli strati argillosi rinviensi
del petrolio di color bruno rossigno, di aspetto oleoso ». Si cfr. anche col
Larderello di Pisa, che però deriva da un nome di famiglia.
(1) Il Gabiano lo derivava da « lancia », perchè, a quanto egli dice, immaginosamente,
« dai folti acereti, e tronchi e rami Pei giavellotti appresta e per le lancie ».
LARDIRAGO 292
Lardirago, PV, dial. Lardirà: posto in luogo basso ed acquitrinoso, ricca-
mente irrigato. Il Flechia propose di ravvisarvi un “LARDARIACUS dal n.
pers. rom. LarpaRIUS. Ma forse può esser collegato col precedente Lardera.
Larèce, monte, Pagnona, CO (lo trovo in un canto popolare riferito nella
Gr Illustr., II, 991): vide già il Salvioni (App. II, 258) che viene da un lat.
#*LARICTUM (LAREX), cioè «lariceto » (v. Releccio). Un luogo LARIAL, alpe
sopra Premana, potrebb’essere un “LARICALIS « dei larici ».
Làres (Zucco dei-), vari I. detti E/ 0 / Lares, nel bresc.; LARESO (Valle del-),
nelle Grigne: ital. larice.
Larima, monte, Alto Bresciano. Origine?
Lario, nome letterario del lago di Como, Larius di Plinio, Catullo, ecc.
Per il Trombetti vi si può riconoscere lo stesso radicale LAR che è in Adpica
(Larissa) ecc., e starebbe a *LAWAR (ad es. di Va Dpe «via incavata nella
roccia »), come Nar (il fiume Nera) a “NAVAR: per il Philipon (p. 138) è
nome retico. V. Larione in Polirone.
Lasch, tenuta pr. Bormio, SO «pascolo erto e magro » = a Lasch sec.
XVI; altrove, ivi presso, Aschua e Schec (v. Longa, 295): sarà dalla
voce dialett. asc « pascolo », di cui v. sotto Nasca.
Lasnìgo, CO, dial. Lasnìgh; = Asenigo a. 1206 (Cossa, 17), lat. eccles.
Lasnigo: come un altro PASNIGO, sopra Cernobbio (com. Piazza S.
Stef.), derivato, con suff. -Icus, dal n. pers. ASINA. V. Asnago.
Lasnìno, monte (Pizzo di Lasnino, ossia Grigna Merid.), presso il Resego-
ne, Lecco: par di leggervi un «Asinino » (mil. asnìn): con un significato
forse affine a quello che vedemmo assegnato talora a cABALLUS nella topo-
nomastica: v. s. Cavalizza e Asinario.
Lasso, Avenone, BS, a m. 1259: dial. Lass. Forse, con Asso di Como (v.)
dal lat. mediev. (valvigezz.) Assum «specie di pascolo » (v. Bognetti, op.
cit. alla v. Nasca).
Lastori, fr. Dossena, BG: piuttosto dell’astore (bergam. astir) o del n. pers.
AsTURIUS (v. Astore), vi vedremo un *LASTORIUM per *LASTRORIUM (LA-
sTRA «falda rocciosa »).
Laterano, v. Literano.
Latorre, fr. Castigl. Intelvi, CO; altra, fr. S. Maria Rezz. CO: «Ja torre ».
Latte, v. Fiumelatte.
Lavàcoi (dial. Laacoi), Montir. BS: certam. derivato dal lat. LABE (v. Lava-
gioli), con suff. -accolo.
293 LAVELLO
LAVADHORA, canale cremonese, a. 1221 (Cod. Crem., I); Lavatura
(fontana que dicitur-), a. 1033 (Reg. Mant.): .‘*LAVATORIA, *LAVATURA.
Lavagiolî, loc. nella Grigna merid.; LAVAGGIO (via del-), sec. XVI, pr.
Vigevano, = Lavagium a. 1347, onde un Lavaglelo ricordato già
dall’a. 1141 (Colombo, Tic., 124): forse dalla voce /avàgg in uso in Valsass.,
per «bacino d’acqua, abbeveratoio »: cfr. però il lucch. lavacchio «luogo
umido » (*LABACLUM, oppure “*LAVACLUM = LAVACRUM), onde i molti La-
vacchio, Lavacchieto ecc. toscani (Pieri, Serchio, 151; Arno, 313), ed i vero-
nesi Lavaccio ecc. (Top. Ven., 269). Alla sua volta le Stalle di LAVADÈ, n.
di un I., sopra Bellano (in regione soggetta a frane): forse da un *LABETEL-
LUM? Così LAVEDOLE, malga, Temù, BS.
Lavagna, fr. Comazzo, MI: = vico Levania a. 885, in Levania a.
970 ((Agnelli): grafie della cui esattezza mi par si possa dubitare (v. però
qui Levate già Lavate) Altra LAVAGNA, fr. Lodi Vecchio, onde un
LAVAGNINO, ivi presso; una terza, sarebbe fr. di Lodi; LAVAGNONI,
stagno e case, Desenz., BS; e fors'anche LAVARINO, pr. Breno. Non pare
di poter separare queste voci da due veron. Lavagno (Top. Ven., 270) e dalla
genovese Lavagna, e quindi dalla base (LABES o LAV-) del precedente L a-
vaggio (1).
Lavategna, fiumicello affl. del Lambro, (cascata di, o della Vallategna, o Val-
latigna), che percorre la Val Brona, pr. Asso CO. All’apparenza, si direbbe
un composto, che varrebbe quanto «lava-tigna »: o che contiene, ad ogni
modo, la voce tegha (it. tigna); v. Tegnone.
Làvedo, v. Avedo.
Laveggio, loc. pr .Csteggio, PV; LAVEGGIO (Ponte), Vergiate, VA; =
pontem Lavicium sec. XIII (Lib. Not.). Benchè per la pronuncia non sia
diverso dal lomb. /avesg (it. laveggio, e «pietra da laveggi »), questo nome
mi pare deva ricongiungersi ai derivati da LABES (v. Lavaggio). Infatti
il sig. avv. Decio mi ricordava che esiste anche /avesg nel significato di « ac-
quitrino ». V. Lavezzera.
Laveggiolo, fr. Gerola Alta, SO; con una (Fontana del) LAVIGIOLO, Ca-
stigl. Intelvi, CO: v. Laveggio.
Lavello, fr. Calolzio corte, BG: = Lavello a. 1015 (Giul., II, 90), a.
1026 (Mazzi, 16), forse = vico Aello a. 859, 941 (Mazzi, 6); LAVELLO,
luogo pr. Mandello CÒ. Ci vedrei, (come sospettai anche in Ello) la voce
lomb. lavèl! « pila» (v. Prati, Esc., I, 113, e cfr. tosc. Avello e Lavello, Pie-
ri, Arno, 347).
(1) Il Gabiano nella Laudiade, disse denominata la « Lavagna » di Lodi « dal fiu-
micel che i campi irriga, e il vello Lava ed imbianca al gregge».
LAVENA 294
Làvena, pr. Ponte Tresa, VA; un’altra, malga, Bienno, BS; LAVENO, VA,
sulla riva orient. del Lago Magg., ai piedi di un’alta montagna; un altro
LAVENO (dial, LAEN), Lozio, BS; LAVENONE, BS, dial. Laenù, luogo
dove, per un passaggio angusto, dal lago d’Idro esce il Chiese. Dipendono
tutti certamente (1) da LABES « frana », o forse da *LABINA (v. Arch. Glott.,
XVI, 464), onde il frequente n. loc. Lavina, (Top. Ven., 279). Si noti il
bormino /èjna «lavina » Longa, 124.
Lavezzara (Cascina), fr. Cermenate, CO. Poichè è attributo aggiunto alla pa-
rola cascina, dipenderà da un cogn. di fam. Lavezzari. Diversamente il La-
vizzara di Val Maggia (ossol. Laugèra) fu spiegato dal Salvioni « pietra da
laveggi »; v. qui Laveggio.
Lavignone, monte sopra Salò: accrescitivo di un *LABINEA; v. Lavagna.
Lavino, fr. Pertica alta, BS, dial. Laì; LAVONE, fr. Pezzaze, BS; LAVINA,
traz. Vedeseta, BG: derivati da LABES: v. Lavena.
Lazzago, fr. Breccia, CO: forse è un Azzago (*ATTIACUS, v. Azzano), cui
fu prefisso l'articolo. Il Rohlfs, per questo e per il n. seg., preferisce il n.
pers. LACIUS.
Lazzate, MI, dial. Lazzaa; locus Lazate, sec. XIII; It. ecc. Lazzatum:
sarà pari a Lazzago, tranne il suffisso: v. Azzate.
Lea, case, Pisogne BS: forse dalla v. bresc. LEDA «limo, belletta », v. Lea,
Lia, Top. Ven., 272.
Leccàma, fr. Lodi: sarebbe derivato dal n. della fam. lodig. Leccami (Agnelli).
Lecchi (Isola), isola nel lago di Garda, di fronte a Salò: fu già detta dei
Frati: Lecchi è il n. di una fam. bresciana.
Lecco CO, dial. Lecch; = Leoquo a. 854, loco et f. Leuco a. 879,
926, loco Leoco a. 959 (Mazzi, 297-300): già « pagus » all’epoca roma-
na (ibid.). Il sig. A. Orlandi (in All’ombra del Resegone, Lecco, 1928) ri.
fiutata l’assurda congettura di G. Merula, che lo derivava dal greco lewkgs,
vorrebbe sostituirvi quella dal latino LAcuS, per il motivo speciosissimo che
anche Capolago sarebbe stato già detto in dialetto Coo de Lech. Ma non s’ac-
corgeva, tra l’altro, che, mentre questo nei documenti è sempre Caput La
ci, Lecco, nei secoli IX e X è sempre Leoquo, Leuco. Noi siamo dun-
que obbligati a starcene alla base LEUKOS. Questa, secondo il Dottin (p. 263)
sarebbe voce celto-italica (col signif. di « bosco », cfr. il latino Lucus). Ma
sarebbe invece « del comune sostrato mediterr.-indo-eur. », secondo il Ribezzo
(1) Sarà da escludere affatto un rapporto fra il n. di « Lavenone » e quello dei Ven.
nones, popolo vinto, insieme coi « Camunni », nell'a. 16 a. Cr. (v. Gr. Ilustr., II, 281).
Impossibile anche l’affinità fra il nome del Laveno di Varese ed il n. pers. rom. Labienus;
benchè a Labieno sa intitolata una via di quel paese.
295 LEGNONE
(Recens. al mio Dizion., in Riv. Indo-gr.it., 160): andando sempre ravvici-
nata al lat. Lucus, oltrechè all’a. ind. lokas « paese, mondo » lituano /aukas
«campo aperto ». — Fu già un altro Leucum anche il Lequio di Ales-
sandria: v. Serra, Com. Rur. 180.
Lèffe, BG, in Val Seriana, dial. Leff; = vico et f. Leufo a. 903, de Le-
Je a. 1263 (Mazzi, 300): cfr. Valleve (già Valle Leufo), qui, s. v. Lo si
può considerare nome gallico (cfr. Lecco, Leno, ecc.): ma potrebbe anche
ascriversi ad origine german., se mai riflettesse un n. germ. *Leuffo, suppo-
nibile forse accanto a Leubo (Férst., 1019), od a Leudulf (ib., 1050): cui
forse risale anche il n. del m. Lofa veron. (già Laupha) v. Top. Ven.,
146. La differenza della vocale tonica (Leffe in confronto id Lofa) si potreb-
be spiegare per la posizione oscillante dell’accento nel dittongo (Éu, EÙ).
Leggiùno, VA, dial. Leggiùn; = Legeduno a. 844 (Giul., I, 198), Le-
zeduno sec. XIII (Lib. Not.), lat. ecc. Legiodunum. Non vi par
dubbio un composto con gall. DuNUM « fortezza » : il primo componente po-
trebb'essere un nome di persona (LaEGIUS?): cfr. il francese Iverdun citato
s. Inveruno.
Legnàno, MI, dial. Legnàn, Lignàn; (ivi pr. esso LEGNARELL, anche Rigna-
rèll, alterato da Legnanell; questo, nelle carte, è Leunianello: v. Rota Cassic.
10): per alteraz. in -arello, cfr. Fagnarello da Fagnagnello, Ma, per Legnano
bisognerebbe risolvere dapprima la questione se gli corrisponda, o no, nelle
carte mediev. la forma Ledegnanum, come credette C. Salvioni (Not.
n. 3, App. IMI, 253), che allora riportava il nome ad un lat. LATINIANUM. Ma
questa tesi fu contraddetta da C. M. Rota (Quest.), persuaso che Ledegna-
num sia nome di altro luogo, forse oltre il Po, e che Legnano sia identifi-
cabile invece con i 1. detti Lemoniano, Lemi, Lemegnano, del
Cod. Longob., (a. 879-910): il che ne farebbe un omonimo del Lemignano
di Collecchio parmense, e col vicentino Lumignano (sec. XI Liminiano).
Anche per Stef. Zanella (Legnano, a. 1933) Legnano prima del 1000 era
detto Limnianum: divenuto però Legnanum. già in Gesta Frider.
Imper. Dando fede a questo raccostamento, il n. di Legnano andrebbe ripor-
tato all’aggett. prediale *LEMINNIANUM, 0 *LIMENIANUM, tratto da un n.
pers. rom, “LEMENNIUS (?) o LimENIUS. In conseguenza, la forma data dalle
carte per Legnarèll andrebbe rettificata in Le mniane Illo. — Il Cherubini
riferisce il doppio senso popolare: « andà in cà Legnanna », per dire « esser
bastonato »: cfr. a Verona: passàr par Legnago.
Legnàro, fr. Gromo, BG; LEGNERA, monte, Paisco, BG: cfr. lomb. legne-
ra «legnaia ». E v. il nome tosc. Legnaio, Pieri, Arno, 348, e padov. Le-
gnaro.
Legnone, Legnoncino (o Legnoncello), n. di alpi presso Còlico, CO: cfr. un
luogo Linione, ricordato con Balsamo milanese, a. 879 (Giul., I, 302).
Sembrano veramente nomi tratti, per metafora, da legno. G. Olivieri mi as-
LEGRIANO 296
sicurava che, guardando quel monte dal lago, ne aveva sempre « un’impres-
sione di legnoso ».
Legriano, fondo pr. Pizzighett.,, CR: da un nome “A/legriano, ctr. mil. le-
griòs « ameno »?
Lei (valle di-), Chiavenna. Il Massia vi congetturava un equivalente a lai
« laghi ».
Lema, monte, Varese; LEMMA, valle, SO: v. Lenma.
Lemaggio, basso e L. alto, local. sopra Mandello CO: sarà probabilmente
alterazione per */lamàgg, derivato da LAMA (v. Làmbara).
LEMENE, v. Almenno.
Lemna, fr. Faggeto Lario, CO: vi passa la via che va dal lago a Piano del
Tivano. Escluso che possa ricordare comunque (come fu già creduto), il no-
me della greca Lemno, e che vi si possa vedere una forma derivata dalla
voce lomb. lemm «civaie», «legumi », in rapporto con la coltivazione che
lassù è dominante, rimane possibile dedurre questo n. (con Lema e Lemma
già veduti dall’etr. *#LEMINA (v. Pieri, Not. 21); o, meglio, (v. Serra, Comit.
Auriat. 42) dal b. lat. LIMEN, LIMINA «confine» (cfr. il fiume Lémene, di
Portogruaro).
Lemprato, fr. Idro, all’estrem. merid. del lago: IMO-PRATO, premessovi l’ar-
ticolo? V. Limonta.
Lemma, fr S. Martino di Calvi, BG; LENNO, fr. Tremezzina, CO, con avan-
zi di un piccolo ipogeo o di una terma (1); LENNO (o LENO già Lenno)
fr. Breccia, CO; tutti forse dal n. pers. rom. ALENA, ALENUS (v. Pieri, Arno,
218, p. Allene ecc.)
Leno, com., Brescia. Questo n. ha un omonimo nel n. dell’affiuente di sini-
stra dell’Adige (a Rovereto): ma va distinto da esso, date le forme storiche:
(in locum) Leonis, a. 769; (monast. Dom. Salvatoris sito in) Leonis,
a. 772 (Schiap., Cod. Dipl. Long.). Queste forme fanno riportare il nome
(v. Serra, NII. lomb.) ad un locat. plur. *LEUNIS, che sarebbe nome etnico,
pari a quello dei Leuni di Vindelicia e della Spagna Terrac. L’evoluz. del
dittongo ew in e è la stessa notata qui per Chiese, Chieve, Lecco, Leffe, Lesse,
Lézzeno; cfr. anche Netro biellese, nel 1150 Neutro; e Ledro trentino
(v. qui Lodrino).
Lentasio, via di Milano; dal n. del « monasterium qui nomin. Lentaxii»
a. 1034, Colombo, Abb. (anche S. Maria de Lentasio): che fu detto
così in ricordo del suo primo fondatore (v. Giulini, I, 264, VI, 192).
(1) Il Giovio (a quanto avverte la Corogr., p. 413), credette che in questo Lenno si
trovasse già la villa, detta Commedia, di C, Cecilio Plinio Secondo.
297 LEVARGO
Lentate, sul Séveso, MI, dial. Lentaa, = Lentade sec. XIII (Lib. Not.),
lat. ecc Lentatum: crederei detto così dalla coltura delle /enti (lomb.
lentiggia «lenticchia »). Ci mette però in qualche dubbio, in proposito, anche
il n. della (Pietra) LENTINA, monte sopra Civenna. Il Rohlfs pensa, per
Lentate, ad un deriv. dal n. pers. masch. LENTA (ben poco attestato!)
Lepreno, fr. Serina, BG, dial. Levrén (= Leverene, a. 1186?) deriverà
probab. da LÉPORE (lepre) con suff. -ENUS.
Loràno, fr. Viadànica, BG: forse *LerIANUS dal n. pers. LERIUS (o VALE-
RIANUS?).
Leno e Lernetto, casali pr. Cremona: = locus n. die. Lermno, a. 1096
(Cod. Crem., I, 31): da un n. pers. *LERINA (v. voce preced.)?
Lésina (valle della-), Morbegno, SO (anche detta Valle di Andalo); LÉSNA,
torr., affl. del Brembo, pr. Plazzago, BG: = flumen Lexena a. 956, Li
cina, castro Lesina a. 1129 (Mazzi 302), (eccl. de) Lisina a. 1128,
Rota, Almenno. Paiono molto interessanti, a riscontro del n. del f. toscano
Liesina affi. della Lima, che il Pieri (Serchio, 171) pensò di poter ravvicinare
alla voce ital. lesina, in quanto si tratti di fiumi che corrodano e solchino più
profondamente la valle. Naturalmente non si può escludere che siano nomi
etruschi, come sostenne l’Aebischer (St. Etr., I, 299): si cfr. anche T'altro
f. toscano Esina che il Pieri stesso (Arno, 37) rimanda ad una base etrusca
Lîcina.
Lesmo, M/, dial. Lesmo (antiquato Lesma), = Ledeximum (Salv., Not.,
IV, 3, lat. ecc Ledesmum). E’ facile vedervi un derivato dal n. pers.
lat. *LaeTIssiMus (onde Ledisma, Férst., 820, Serra, Cogn. II, 9). V. Impr.
Ascol. Escluso quindi ogni rapporto fra questo nome e quello della città
iberica Ledisama, di cui v. Philipon p. 170.
Lespono (Monte-), pr. Parre, BG (Corogr., 670). Origine?
Lesse (Val di-), Trescore, BG, dial. Lèss; = in Leoces a. 830 (Mazzi,
348): forse da un celt. *Leuci, plur. di LEUcOS, donde vedemmo Lecco?
Meno facilmente, io credo, dal n. pers. german. LEUZO (Forst., 1034): v.
Lezzeno.
Letizia, fr. Pandino, CR (Agnelli): non forse da un nome allusivo a qualità
del luogo (cfr. Gioiello, Delizia); ma, secondo il Serra (NIl. Iomb.), dal n.
Letizia di un'antica proprietaria. In carte piemont. (a. 1100) si ricordano
donne da n. Leticia, Liticia.
Levargo (Valle di San-), a N. di Pasturo. E’ un curioso caso di errore del
nostro Ist. Geogr. Mil. Nel dialetto è Sa/avàrg/ (all'imbocco della Conca Na-
va di Bajedo). Sarà dunque da intendere il nome come un suB-Lavargo:
questo da un lat. *LABARICUM (da LABES, V. Lavagioli).
LEVATA 298
Levata, fr. Curtatone, MN; un’altra, fr. Grontardo, CR; le LEADE, Vighizzo-
lo di Montich.; la LEVADA, Moniga, BS; una Via Levata, già a Milano
(oggi Via Stampa, Giulini III 623): sono testimonianze di vie LEVATAE (stra-
de più alte del suolo circostante, (v. Prati, Esc. I, 113; Serra, Vie; e le mie
Tracce di Vie Rom.) V. inoltre: Bosco LEVATO (e LevaTELLO), Ponto-
glio, BS.
Levate, Verdello, Berg.: = Lavate (fundo, vico-), in c. anni 875, 908,
975; a. 973, subentra: in Le vate: v. Mazzi, Corogr. Berg. 301. Pare che
le forme più antiche impediscano di dedurre questi n. da una, o più vie
LEVATAE (v. Levata); ed anche, come correbbe il Rohlfs, dal nome pers. gall.
Levus o LaEvus. Penseremo (lasciando da parte anche l’OLIVATE del Fle-
chia) ad un derivato dalla voce lat. LABES (v. Lavagioli)?
Lèveg (Castel-), sopra Onno, CO: il Serra (Com. Rur., 230) lo ricondurreb-
be, insieme col cuneese Lèvice, ad un nome person. lat. *LAEvIcuS (in for-
ma di locat. plur.).
Levrange, fr. Pertica Bassa, BS: = Vrangi in una carta dal 1597, Li
vrange, 1562. Con VRANGE, loc. Barghe BS, rifletterà probab. come pro-
pose il Guerrini, un nome comune Le Grange (v. qui Grancetta), anche per-
chè il titolare della sua chiesa, S. Martino di Tours, accredita l’influsso eser-
citato sulla scelta del nome (venutoci dalla Francia) dall’ordine cistercense.
Mi pare però utile registrare qui, per una possibile affinità, il nome di un
fiume Lavràn o Lavrang, in cui sbocca una Valle Lavèr (nel Gruppo Silvret-
ta), che l’Hubschmied spiegò da un lat. *LABARIANUS (da LABES).
Lezza, fraz. Ponte-lezza, CO, dial. Lenscia. Lo direi da un lat. *ILIcEA (da
Tex, «leccio »; v. Salvioni App. I 28. Così LEZIO di Breno (dial. Less),
e LEZZOLA di Valcamon.: nonchè LIZZANE (dial. Lessàne) di Degagna, e
LIZZERE di Bagnolo Mella (Gnaga).
Lèzzeno CO, dial. Lescen: = (vico et fundo) Leucili, a. 988 e 1005,
Leucini a. 982-91 (Monneret 165): luogo sulla riva orient. del lago di
Como, diviso in più casali. Insieme con un altro LEZENO, fr. di Bellano,
CO, rifletterà forse il n. german. *LEuziLAa, da LEuZo (v. Lezze). Il Serra
(Com. Rur. 181), lo riporta al cogn. lat. Leucus (deriv. *LEUCILO).
Liano, fr. Gargnano, BS, talora scritto anche S. Pietro d'Eliano =
ecclesia S. Petri Liani a. 1153, S. Petri de Luyano a. 1186 (Odorici,
VI): dunque forse da un aggett. "JuLianus (da JuLIUS), se non *LAELIA-
NUS dal n. pers. LAELIUS.
Libiola, fr. Serravalle a Po, MN: ove passa la fossa LIBIOLA, = Lubia,
fossa, a. 835 (Cod. Long., 23), altrove O/obia: sarà da ravvisarvi (v. il
mio articolo su Lupia) un diminut. di ALLUVIES «terreno soggetto ad alla-
gamenti fluviali ».
299 LIGURNO
Licengo, fr. Castelverde, CR: forse derivato con -ING dal n. pers. germ.
LEUZO?
Liconasco, fr. Giussago, PV. Mi pare derivato in asco dal n .pers. Alicone
(Fòrst., 79).
LIDUNI (Borgo), in pieve di Pontirolo, sec. XII! (Lib. Not.), v. Tagliabue.
Insieme col n. di un (Pizzo) LEDÙ, nell’Alta Valle del Livo, Graved., fa
pensare alla v. gall. DUNUM.
Lierna CO, = fundo Liarmni a. 854 (Mazzi, 303), locus qui dic. Lier-
ni a. 1026 (Giul. Il, 149), Liernum (Manar.) Anche qui (come per
Inverno, v. questa voce), godendo il luogo di un clima assai dolce, par sia
da escludere l'origine da HiBeRNUS «invernale » (cfr. iverna, nome di uno
dei venti del Lago Maggiore); ma lascieremo da parte, come artificioso ri-
piego, anche l’ipotesi che Lierna ricordi antichi « castra HIBERNA ». Forse in-
vece è nome preromano; e la forma Liarni dell'a. 854 pare dimostri che
anche per questo nome si sia avverata l'oscillazione tra la desinenza -ern e
quella -arn che fu notata in altri toponimi molto antichi, come il veron.
Volargne (già anche Volerni, Top. Ven., 372), i trent. Tiarno e Tierno
e forse Locarno - Lucerna. Per il Philipon (n. 142) il suff. erna rappresen-
terebbe una fase ligure; il suffisso -4rno una fase celtica. Il Pieri (Noterella,
pag. 10) raggruppò appunto il nostro Lierna coi tosc. Lierna e Liverno, da
lui ricondotti già (Arno, 36) ad un n. pers. di orig. etrusca *LEBERNA.
Lietocolle, CO. E° nome di nuova coniazione, sull'esempio di Borgolieto (v.
\
questa voce).
Ligomèna, fr. Plesio, CO. Se si confronta col nl. toscano Luogomano che
il Pieri (Arno, 61), deduceva da un aggett. (da nome pers.) *LAUCUMANUS,
questo nome (che però G. Olivieri accentua Ligòmena) può sembrare ri-
flesso di un nome pers. *LAUCUMENA: ma, paragonato invece con Dumen.
za di Varese, che già fu scritto, oltre che Dogoment ia, anche Lo g 0-
menza, può ricondursi anche al nome pers. attestato DECUMENUS.
Ligoncia (pizzo-), Sondrio: ravvicinato al Lionzia di Val Bedretto (presso
un piccolo lago?), sembra possa farsi risalire anch'esso, benchè non esista
oggi lì presso nessun lago, a un “*LACUNCULUS (v. Salvioni, Not., II, 92).
Ligorata, fr. Sedriano, M/: cfr. mil. légor «lepre»?
Ligurno, fr. Castello, VA, forse = Liuurno s. XIII (Lib. Not. 255),
lat, ecc Liburnum; LIGURNO, fr. Porto Valtrav. VA: tutt'e due in
posizioni montuose (cfr. Ligornetto, Lugano). Se si prescinde, come per lo
meno assai dubbia, dalla forma Lacur n o che il Giulini (I, 189) attribui-
sce al primo di questi Ligurno (da un doc. dell’a. 844), ed anche dal Lucur-
no che il Rota (Varese 120) dava per lo stesso anno 844; le quali forme ci
condurrebbero, non so con quanta verosimiglianza, a un derivato da LACUS
LIMBIATE
° da LUcuUS; può parere che la base di questi nomi sia lo stesso nome pers.
“LIBuRNA (cfr. LiBERNIUS, ecc.) che il Pieri (EI. Etr.) suppose per un n
tose. Livornano. Cfr. anche il Livorno di Vercelli = de Levurn 5
a. 1208. Tra!
D
Limbiate, MI, dial. Limbiaa, = (locum) Lemiate, Lib. Not. a. 1301
(Rota, Desio), lat. ecc. Limbiatum. Il luogo è posto sull’orlo orient
della groana di Barlassina, presso a due laghetti, poco lungi dal Séveso,
Per questo, e poichè la fonetica non vi si opporrebbe, proporrei una forma
aggettivale da LIMITE (LIMITAT-), (Il Rohlfs vorrebbe proporre un impossibile
“ose Tiago n. pers. Limmus). — Per l'inserzione di m può ba-
stare il richiamo di gémbed vendembi ioni
ta 2 (cuBITO), vendembia (VINDEMIA) v. Salvioni,
Lìmido, CO, dial. Limid, = Limidi sec. XIII (Lib. Not.): LIMITO, fr.
Pioltello, MI, dial. Limit: LIMITO pavese, giù Limethe (Vignati): di
che specie di LIMITE si tratti, non so dire; ricordo solo la voce comasca È.
met «margine erboso di campi», e l’istriano limnredo, leimido «sentiero »
De Gasperi-Lor., 372); e pure nel dial. di Bormio limet « sentiero che fa da
confine ». Da LIMITONE (cfr Limitone in cante pugliesi del sec. XD
LIMIONE (dial. Limiù), fraz. di Provaglio di Barghe, BS. ”
Limignone è n. di una baita (a m. 1881), Bagolino, BS. Formalmente (ma
come lassù?) da un nome pers. antico *LrmenIo, deducibile da LimEeNIUS:
v. Legnano o v. qui Lemna? ci
Limone sul Garda, BS, dial. Limù; = Lemonum a. 1192, Lib. Pot.:
LIMONE, fr. Gavardo, BS; cfr. un terzo Limone, in quel di Cuneo: tutti
in luoghi scoscesi; e solo nel primo, e solo verso il 1460, si è introdotta e
poi dismessa, la cultura del limone. Possono forse dipendere dunque, tutti e
tre, da LIMA, come pensò il Pieri (Serchio, 182) per il nome del fiume Lima
(onde i derivati Limàno e Limestre): cioè col significato di fiume, che « per
esser di corso assai rapido, consumi molto il suolo »; cfr. (qui Lèsina); ma
è ben più facile che vadano raggruppati col gall. Limonum (Poitiers), dal
tema Limo «olmo» (Phiipon, 186. E. v. Almenno.
Limonta, fr. Oliveto Lario, CO; = villa que vocatur Lemunta a. 835
(Mazzi, 343), Lemonte a. 1170 (Manar.) lat. ecc. Allimontia
(onde il n. di un vill. ivi presso: LIMONTASCA). Il luogo, com'è noto
anche dal Marco Visconti del Grossi, sta sui fianchi molto precipiti di un
monte, verso il lago di Lecco: onde può sembrare legittimo un composto
l’IMo-MONTE «al piede del monte », analogamente al già veduto Lemprato,
a Limolama di Garfagnana, = l’IMA-LAMA; ed al Simonti di Arezzo, se è =
SUB-IMO-MONTE (v. Pieri, Serchio, 128, Arno, 282): divenuto di genere
femminile, o per esservi usato MONTE femminile (come accadde altrove, co-
me si vedrà s. Monte), o per essere avvenuta l’aggettivazione del composto
301 LINZANICO
(connesso con villa: vedasi la forma dell’a. 835). Fa debole concorrenza a
questa spiegaz. una origine del n. pers. german. ALAMUND 0 ALIMUND (p.
la finale -monti, cfr. il cognome Azimonti, ed il n. pers. Rodomonte).
LIMPHEUS (propre fistula-), luogo (e fonte) in Brescia, a. 889 (Odorici,
ID), = fistula que dicitur Ampheo a. 1037, ibid.: nome che deve ricor-
dare l'antico NYMPHAEUM, « edificio romano presso la Porta Bruciata », Porro,
Cod. Long., col. 1185.
Linale e Linaletto, casali pr. Pizzighett.,, CR; LINAROLO, PV: com'è ov-
vio, derivati da LINUM, per esservi state delle coltivazioni di questa pianta.
(In Valle Intelvi linale sarebbe nome di una specie di rete da pesca).
Linate, MI, dial. Linaa; lat. eccl. Linatum (secondo l’Agnelli sarebbe
lo stesso di un: locus ubi dic. Linassco dell'a. 1044); LINATE, fr.
Paullo, Lodi; Linatico, luogo forse del mantovano, a. 1025 (Reg.
Mant.): sempre da LINUM come Linale (v. questa voce)? Il Rohlfs però pro-
pone un n. pers. rom. Linus.
LINDINARIA (seriola-), canale pr. Seriate, BG, a. 1158 (Mazzi, 357). E' un
altro omonimo alla Lendinara rodigina, e alla Lendenaria veronese, che
(Top. Ven., 199) a me pare indubbiamente derivato da *LENDINARIA, nel si-
gnif. di « pidocchiaia » « luogo sudicio » (cfr. Piociéso, Piociosa, Top. Ven.,
202). Il Pieri (Arno, 264) aggiunse prima alla serie una Lendinaja pr. Bièntina;
ma poi (Arch. Rom., IV) gli parve di doversi ricredere riferendo tutte queste
denominazioni ad una base “HIRINDINARIA (per “*HIRUNDINARIA), proposta resa
per lui possibile dal fatto che in molti dial. ital. Ja rondine è chiamata con voci
derivate da *HIRINDINE. Ma tale proposta, verosimilissima teoricamente, di
fronte alle attestazioni già abbastanza antiche del nostro; nome (quella di Ro-
vigo è ricordata in tale forma fino dall’a. 876), non può esser accettata: v. ap-
punto Prati A., It. Dialett., V, 248. - Tolgo dal Cherubini il modo di dire mi-
lanese. «scior de Lendenara», per dire «tirchio, avaro ».
Lingùra, v. Longuria.
Lino, case pr. Agnosine, BS: per una cappelletta a S. Lino (Bottazzi). V.
Selino.
LINTIGNOSA, luogo presso Lodi, a. 1044 (Agnelli). Forse è pari ad un
*lentiggiosa, dalla voce lomb. lenziggia « lenticchia ».
Linzànico, fr. Abbazia Lariana, CO; LINZANICO, fr. Bellano, CO. Presi
a sè, questi due nomi possono parer derivati da un aggettivo #* ANTIÀNICUS
(dal nome pers. ANTIUS), con l’articolo concresciuto, se non da LICCIÀNI-
cus (da nome pers. Liccius) o simili. Ma il Salvioni (It. Dial., V, 242) ha
notato che il secondo dei due sembra chiamato anche LÈZZENO (e sa-
rebbe un terzo Lèzzeno, oltre ai due già da noi registrati): ond’egli tentò
di spiegare Linzànico come forma derivata da Lèzzeno (attraverso Lezzenì-
co, Lezzanìco). Se un rapporto esiste fra i due nomi, preferirei di suppor-
LIPOMO 302
re che Lezzeno e Linzànico risalgano ad un nome pers, comune: forse Lèu-
zo: onde, da un lato Lèuzino, dall'altro Lezzanico, e poi Linz.-
Lipòmo, CO, dial. Lipomm: in mezzo a terreni a vigneti: dunque forse il
nome può essere una forma di composto con l’articolo, corrispondente a
«i pomi » cfr. per l'adattamento in -o alla v. Litezzo.
Liro, fiume affl. della Mera (Chiavenna): onde un LIRONE, luogo vicino
ad esso (Corogr.); LIRO, fiume pr. Gravedona (onde il borgo di Dosso del
LIRO); loco ubi dicitur Lira Gelada, presso Castelli Calepio, BG, a.
913 (Mazzi, 426). Paiono nomi assai antichi, cfr. il fiume Liri (elemento
ligure? Trauzzi, 10). V. anche Nirone.
Lione, v. Niîrone. LIRONE (giù Lario.ne), v. Polirone.,
Lisanza, fr. Sesto Calende, VA, dial. Lisanza = L ixanza, sec. XHI (Lib.
Not., 254). Anche perchè, al dire del De Vit (II, 237) sarebbe stata già chia-
mhàta « Alessanza » dagli abitanti (1), mi par possibile ravvicinarlo al nome
dell’Ausance, fiume del Poitou (già Alisantia) che il Philipon (p. 263)
ta risalire alla base iberica ALISOS «ontano ». Il Serra, invece, (Com. Rur.
87) registra questo nome come derivato « dalla stessa base onomastica dei
n. loc. comaschi Lissago, Lissogno, Lissolo e milan. Lissone ». Questa base
sarebbe il n. pers. Licius? Ma v. alla v. Lissogno.
Lisàra, fiume, affl. della Tresa. Da ravvicinare al nome (iberico?) del fran-
cese Zsère (Isar), dalla rad. 1 «scorrere rapidamente » (v. Philipon, 168)?
Liscate, MI, dial. Liscaa, = Luscade a. 874 (Rota, Paesi, 565) Lix-
chate (ed un: Lixcaelo) sec. XIII (Lib. Not., 343): forse da lisca
«cipero » (carex aculeatus), onde altrove Lischeto, ecc. (v. Flechia; e Gual-
zata, Bell. 28; il Bosshard, 176, la riporta da docum. ticin., com., pav., piem.
e lig.à Un Sasso di LISCHERA è nella Grigna sett. I Rohlfs propone di
dedurre Liscate da un n. pers. LUSCUS.
Lissago, fr. Varese; dial. Lissagh; = locus Lixago, sec. XII; LISSAGA,
luogo pr. Cantù; aggettivi derivati, con suff. -ACUS; ‘ACA, da nomi pers. rom.
come ALLETIUS 0 LIccIUS.
Lissogno, fr. Nesso, CO; LISSOLO, fr. S. Maria Rov., CO; LISSONE, MI,
dial. Lissoeu, = vico Lissione a. 912 (Cod. Long., 776), Lixono sec.
XIII (Lib. Not., 261). Riporterei tutti questi nomi a quella base *ILICEA (=
mex «elce »), donde bresc. lèss, veron. /ezza ecc.; cfr. Top. Ven., 165 (Liz-
zéna, Lissaro, ecc). Per il Serra, invece, come si è visto a propos. di Lissanza,
proverrebbero da nomi pers.
(1) Il De Vit rifersce, a proposito di questo « Lissanza », un curioso aneddoto, che
si legge nel Commento al Macagno, del Cotta. Mentre i Francesi, nel 1643, assediavano
Arona, venne loro fatto di espugnare il castello di Lissanza; ma per errore, scrissero di
aver preso Alessandria; onde nel campo se ne fece gran festa.
303 LIVRASCO
Listino, monte (e Passo del-), Niardo, BS «quasi al centro di una parete cre-
crestosa (?)» (Gnaga); LISTONI (del Millèr), cresta di monte, Sonico; con
NISTOLINE, fienile, Barco, BS. Da notare che, come vide il Serra (Com.
Rur. 31), la voce LISTA «striscia » ricorre nelle carte m. evali nel senso di
« divisione parcellare ». In altro senso, a Verona, il LISTON, largo marcia-
piede in Piazza Brà. Per Nistoline, cfr. bresc. nestola « fettuccia ».
LITERANO (S. Johanne in-), chiesa di Milano, in doc. a. 1132 = Sancti Io-
hannis, qui dicitur /tolani a. 1052: nome alteratosi in fine addirittura
in Laterano, e creduto attestare una dipendenza dal Capitolo Lateranense di Ro-
ma (che esercitò però solo tardi una sua giurisd. sulla chiesa milanese). (Giuli-
ni, III, 403, V, 270; Biscaro, 491). Il nome diede luogo sinora a varie capric-
ciose congetture. Di fatto esso non pare possa provenire da altro che dalla
forma lat. LITTERARUM (S. Johannis Litterarum) in quanto il santo titolare
di questa chiesa era S. Giovanni autore delle tre lettere cattoliche; al pari di
quello onde si denominò la Pieve Terzagni in provincia di Cremona. V, Pieve
Terzagni.
Litezzo, fr. Cologno, BG, dial. Litéss, lat. ecc. Leteziis, = Leteges
a. 1263 (Mazzi, 7 e Sub. 84): come ben vide il Mazzi, è pari a «le tezze »;
v. Valtezze.
Livello, Livelli, vari luoghi cremonesi (Corogr., 419); LIVEL e LIVELLER,
luoghi pr. Mandello; LIVEI pr. Voghera: cento così detti da servitù livellarie.
Livemmo fr. Pertica alta, BS, dial. Loém: = in Ludemmo a. 1938 (Odo-
rici, V; Luemo 1595; forse dal n. germ. Liudhelm (Fòrst. 1044): cfr.
Memmo da Wilhelm.
Livescia, roggia, Appiano, CO; LIVIGNO, SO, dialett. Livign (donde LIVI-
GNOL, ivi presso). Questi nomi paiono tutti in qualche relazione col nome
dell’ ulivo: ma, almeno per Livigno (a 1800 m. di altezza!) non sarebbe pos-
bile che attraverso un signif. metaforico od un nome di persona. E conver-
rebbe anche il n. pers. rom. LAEVINIUS.
Livo, fr. Domaso, CO: sul fianco del m. Livo, a m. 655: cfr. Livo di Val
di Sole (Trento): = de Livo a. 1201 (Diz. Trident.), Anche qui, forse
OLIVUM.
Livorna, torrentello, Passirano, BS: cfr. Ligurno?
Livraga, Lodi; = Luviraga, curtis Luvirage, Liviraca, sec. XII
(Agnelli e Manar.): forse è *LUuPARIACA, aggett. da un n. pers. “ LUPARIUS;
se non LisERIACA da LiBERIUS.
Livrasco, fr. Castelverde, CR; onde LIVRASCHINO, ivi presso: = terri
torium Livraschi a. 1278 (Cod. Crem., I): nell’Indice di quest'opera lo
si identifica con un Liupertasco dall’a. 990: onde deriverebbe dal no-
LIVRIO 304
me germ. Liupert (Férst., 1037). Almeno sotto l’aspetto fonetico, la cosa par
difficile: e si preferirebbe credere Livrasco non diverso che per il suffisso
da Livraga.
Livrio, fr. Provaglio di sotto, BS (ivi, anche, Val del Livrio) dal n. pers.
OLIBRIUS?
Livrònico, pr. Isola Comàc. = locus Livronego a. 1154 (Monneret):
forse è un *LEBRONICUS dal n. pers. LEBRONIUS.
LIZINTI (loco de-), presso Vimercate (sec. XIV), Lib. Not., 3: forse vi è
il lomb. ginta « cintura », « recinto ».
Lizzana, fr. Ome BS: forse “Licciana dal n .pers. LICCIUS (v. Lissago).
Lizzarda, fr. S. Rocco al Porto, Lodi: da un cogn. di fam: (cfr. il n. pers.
Alîsard, Forst., 78).
Lizzola, fr. Valbondione, BG: v. Lissogno.
Lobbia, fr. Brugherio, MI; LOBBIA alta e LOBBIA bassa, nome di alcune
cime del gruppo dell’Adamello; LOBBIE alte, nella Grigna Sett.; GUARDÀ-
LOBBIA, roggia, Cornogiovine CR, v. questo nome, Con un esame partico-
lare dei Iuoghi, e delle condizioni dei dialetti locali, si potrà forse stabilire
quali fra questi nomi riflettano la voce lomb. lobbia « ballatoio », « loggia »,
e quali quella base ALLUVIES, a cui ho ricondotto l'Olobbia di Santhià (anche
n. di torrente), lo SCATALOBIA piacentino ecc. (v. l'art. citato s. Libiola).
GUARDALOBBIA, però non par quasi dubbio che spetti ad ALLUVIES.
Locate Bergamasco, fr. Ponte S. Pietro, BG, = de Leocate a. 805, in fun-
do Leucade a. 843, de vico Locate a. 956 (Mazzi, 303); LOCATE
di Triulzi, MI, dial. Locaa; = cuntem Leocadam a. 836, Laucate
a. 851 (Cod. Long., 229; Giul., I, 203); onde Locadella, ivi presso, sec.
XIII (Lib. Not., 258) e Pieve di Locate, fraz.; LOCATE Varesino, fr. Seprio,
CO; LOCATELLO, BG, dial. Locadèll (donde il cogn. Locatelli). Per que-
sti nomi e la c intatta (anzichè digradata a g) e la costanza delle forme an-
tiche col dittongo e0, au nel posto della o attuale, escludono la derivazione
dalla voce lombarda loeugh « appezzamento di terra » proposta già dal Fle-
chia, e paiono riportarli invece a quel tema gallico LEUCO, cui già abbiamo
ricondotto Lecco (vi spetta fors'anche il n. di Locarno, dial. Lukèrn, già
Leocarnis: v. ciononostante Salvioni, Nomi in -engo). Il Serra (Com.
Rur. 181), come già si è visto, sempre attrav. il n. person. LEeucUS. Così
pare anche al Rohlfs. — L'epiteto specificativo di Triulzi si spiega per es-
sere stato quel luogo feudo già dei Trivulzi — L’omofonia dell'inizio di
questi nomi con la voce lomb. locch «intronato, sbalordito » (v. Olòcco)
ha suggerito il doppio senso « vèss de Locaa» per dire « esser balordo ».
Lodetto, fr. Rovato, BS: forse dal lat. LUTUM « fango »?
305 LOGRATO
Lodi: l'odierna fu fondata nel 1158, dopo la distruzione dell’anteriore LO-
Dì (oggi LODI VECCHIA) per opera del Barbarossa (1118). Plinio (Hist.
Nat., 17,21) attesta che la fondarono i Boi, e fu chiamata Laus POMPEIA
da Cneo Pompeo Strabone console, quando vi dedusse una colonia e l’am- -
mise al diritto romano. Si crede però che Laus sia latinizzazione del nome
celtico precedente che noi ignoriamo (cfr. Keller, Latein. Volksetymol.,
1891, p. 12; il Philipon, p. 195, ricorda un tema gallico “LAUDO « conver-
sazione »); ma è fantasia che si chiamasse già ALAUDA dal nome di una tribù
gallica {1). E' detta Laude Pompeii in An. Ravenn.; in civitate Laude
a. 931 (Vignati). Nel medioevo si scrisse Laodho (cfr, Ugugon de La o-
dho); il Tobler (Annot. al Libro di Ugugon de L., 5) ravvicinò quel dit-
tongo ao (ricostruito) agli analoghi di caosa, doro (cosa, oro); e, per la dh
intervocalica ed il metaplasmo (declinazione in -o sostituita a quella in -e)
citò gli esempi antichi alto ital. di abadho, enfanto. La attuale forma uf-
ficiale Lodi (dal dialett. Lod) pare analoga a quella di Arsizi da Arsizz (Bu-
sto Arsizio) — Da Lodi è derivato il nome di Campo LODIGIANO (ora n.
di una via di Milano) = Campo Laudesano sec. XIII (Lib. Not., 295).
Lòdola (alla-), pr. Tradate, VA: «allodola ».
Lodolo, fr. Castelgofir, MN: cfr. Lodetto?
Lodrino, BS, dial. Lodrì (onde il nome del Corno di LODRINO, monte ivi
presso) = Letri no a, 760 (Cod. Long., 42), Lodrino, sec. XIII (Gna-
ga). Come questo parrebbe un diminut., così parrebbe un accrescitivo il n.
di LODRONE (dial Ludrù) vil. n. V. Chiese (= el Lodrono a. 1086,
Odorici) di quella voce (o nome pers.?) LEUDRO @ cui risale il nome della
trentina Val di LEDRO (= Leudro a. 1210 ecc). Di orig. preromana?:
v. etrusco LAUTERI (Pieri, Arno, 36). v. però anche Ludriano.
Leggio, fr. Valsolda, CO: lat. eccles. Loggium: forse un *LOCULUS, V.
voce seg?
Logo, fr. Plesio, CO. E° certam. la v. lomb. (gl « podere, campo ». Altret-
tanto i bresciani = LOCH, LOGHI, LOGHETT; DUE LUOGHI, presso
Brescia, e LUOGO, seguito da aggettivi (magro, -bruciato, -lungo, -nuovo)
o da specificazioni (-dei Frati, -delle Monache), pure bresciani (Gnaga). E
v. il nome seguente.
Lograto, BS (anche detto Lograte, dialettale Logràa), = Lograte
a. 1087, Brixia S. II 21; Logrado sec. XII. Il Flechia vi ricostruì un
*LocuLAT- derivato da LocuLus (v. voce preced.). Meglio il Serra (Com.
Rur. 37) vi ha veduto un derivato da Locoras (in luogo di Locos), plur.
(1) Questa origine è riferita, per es., nella Gr. Illustr. Il Gabiano la fece sua, seri-
vendo, a proposito di Lodi: « Alauda la chiamarono I Boi sovente, chè d’Alauda il nome
ebbe fra i Galli la tribù de' Boi; Di Lauda Pompeia indi l'illustre Nome le diede il vin-
citor Pompeo ».
20. - Dizionario di toponomastica lombarda
LOIRANO 306
di Locus «podere »: cfr. emil. lbeugher, Rom. Et. Wort. 5097. Si tratta
infatti di un tratto di paese « interamente coltivato » (1). Il Rohlfs pensa
ad un n. pers. LucrA (CIL, V 6793).
Loîrano, fr. Trezzano Nav., MI, dial. Loiran, = Loirago a. 1053 (Giul.,
I, 350): aggettivo dove ora il suff. -ano sostituirebbe, come pare, un anterio-
re -acus; dal n. pers. LORIUS.
Lomàgna, CO, = loco Lomagna sec. XIII (Lib. Not., 11); così a. 1456.
Forse nemmeno questo nome è probabile rifletta (come Imagna questa voce)
la parola IMAGINE (premessovi l’artic., e labializzata la vocale): ma piuttosto,
sempre con articolo concresciuto, il n. pers. Humanius (al femminile).
Lomanìga, fr. Missaglia, CO: lat. ecc Lomaniga. Può farsi risalire al
n. pers. LuMENA (v. Almenno), con suff. -ica. E v. Monìga.
Lomazzo, CO, dial. Lomazz: = loco Le macio a. 988 (Cod. Long.), L 0-
macium a. 856 (Cod. Long., 330). Dati questi precedenti, e fors’anche
che il paese è da molto tempo diviso in due parrocchie, appartenenti alle
due diocesi di Milano e Como, si presenta come verosimile l'origine del nome
da LIMITE (cfr. Limido), attraverso un derivato *lime(d)àss (« limitac-
cio ») (2).
Lombardia. Il nome discende com'è noto, da quello di Longobardia,
che, pur avendo già designato tutta la parte d’Italia occupata dai Longobardi
«manca affatto nelle carte dell’epoca longobarda in Italia - ove sussiste anche
nei documenti ufficiali longobardi la designazione geografica Italia, 0 solo si
incontra l’altra politica di Parte; Fines Langobardorum - ed appare invece
nelle carte francesi » ben presto (ad es. nei Capitolari di Carlo M. dell’anno
805 viene assegnata a re Pipino la parte d’Italia « quae et Longobardia
dicitur », v. Giulini, I, 73); e dopo l’anno 888 divenne il nome della marca
carolingia d'Italia, che comprendeva Milano. Nel sec. IX tale nome com-
prendeva tutta l’Italia Settentr., meno il dominio Veneto, la Romagna, e
l'Esarcato, più il Duc. di Spoleto e di Benevento (v. Gribaudi, Infl. German.
30 sgg.). Verso il sec. X si restringe alle due sole regioni dove i Longob. fu-
rono in maggior numero: parte dell'It. Sett. e Ducato di Benevento. — Que-
sto nome di Longobardia (da Longobardus, forma sostituita a
Lango- per rifacimento popolare), « nella sua forma -ia non poteva che es-
sere d’origine bizantina, una denominazione ufficiale cioè, nata in quelle parti
marittime e meridionali dell’Italia risparmiate dall'invasione longobarda, co-
me opposizione etnografica e politica della Romania... alle... parti d’Italia in-
vase e dominate dai Longobardi ». — La forma Lombardia (così sincopata)
(1) In passato, più semplicemente, si spiegava « Lograto », come composto di locus
gratus (Chiesi, 334).
(2) Il latino eccles. ci offre, per « Lomazzo», un’etimollogia arbitraria: locus
Maximus.
307 LONATE
ricorre per la prima volta nella Pauli Continuatio, poi (1049) nel Chronicon
Barense. — V., per tutto ciò, anche Mich. Schipa, Arch. Stor. Napol. 1895
395 e sgg.; Serra, Recens. allo studio di Zweifel Marguerite sulla storia del
nome Langobardus -Lombardus, Karras 1921, in Dacorom., III, 1924, p. .
950; ed anche Gabotto, It. Occid., 247; Colombo, Milano, Il, 17 segg.;
L. Negri, Il nome Lombardia, Arch. St. Lomb., LVI, 1929).
Lombardone (Cernusco-), CO, V. Cernusco. L’aggiunto determinativo era, nel
sec. XIV, Lombardore, forma più vicina all’originario genit. plur. LoM-
sARDORUM. Non pare trattarsi di un nucleo di longobardi stabilitosi qui du-
rante l’impero (v. altrim. Longardone): forse invece di lombardi nel senso di
«valvassini », « milites » (v. Serra, Recens. S., 951). Un altro Lombardone è
in prov. di Torino, = Cast. Langobardorum a. 1019; un altro an-
cora, pr, Castelnuovo d’Asti.
Lombra, torr., Limbiate, M/: UMBRA, premessovi l’art.? Ma v. voce seg.
Lombro, Cérteno, BS, = Ombro sec. XVII; LOMBRINO, fr. Abbadia La-
riana, CO. Forse, rispettivamente, dai nomi pers. rom. UMBRIUS e UMBRINUS;
ma può competere bene anche la voce milan. LoMBER «lombo ». La Valle
di Lombrino, avverte lo Gnaga, è «larga alla testata più che allo sbocco ».
Lomello, PV (onde il nome della LOMELLINA (e Valle Lomellina), che oggi
ha per capoluogo Mortara): = mansio Lau melli Anon. Ravenn., iu-
diciaria Laumellense a. 907 (Cod. Long., 732). Nella seconda parte
della parola si legge la v. MELLUM « collina » (v. Mello) e anzi tutt'insieme
forse ebbe ragione il Ribezzo (v. loc. cit. qui alla v. Lecco) di vedere in
Lomello un possibile omonimo dell’antico (Saltus) Leucomellus: che il
Gròhler intendeva come « Monte Bianco »: ma diversamente per il Ribezzo
«monte del paese aperto ».
Lomnago, VA, dial. Lomnagh; ma = Lagonago, Logo nago, a. 922
in Lomn- credo si possa spiegarlo attraverso le fasi #Loven- e “Lovn-, ana-
logamente a quanto suppose il Salvioni (Note, I 36) per Cremnago (v.
Cremenago). Base: un lat. /acunacum (v. Luvinate).
Lonate Ceppino, VA, dial. Lonàa; un altro LONATE (-Pozzolo), pure VA:
l’uno e l’altro, in carte del sec. X e posteriori (Gabotto, Carte di Novara, e
Lib. Not., e C.M. Rota, Quest. 3, e Varese 189) sempre = Lonnate (loco-
loco et fundo-, a. 973, 1005). Il secondo dei due più tardi figura come L o-
nate Puteo Alto. Sebbene dei due luoghi solo il primo si trovi lungo
il fiume Olona, onde il suo nome può bene riflettere un *OLONATE, non sareb-
be difficile assegnare la stessa origine anche al Lonate Pozzolo (a 10 Km dal-
l’Olona di oggi) ove si supponga che per di là passasse già un ramo dello stes-
so fiume. (Il Rohlfs propone di derivare Lonate dal nome pers. LAuNUS). Mi
pare che a torto sia stato pensato che il nome sia venuto a Lonate Pozzolo
LONATO 308
(v. Gr. Illustraz.) dall'essere stato feudo, il paese, della famiglia dei Lu-
nati (2). Sarà stato probab. il nome di Lonate a dare il cognome ai Lonati.
Lonato, BS, dial. Lonà; = loco Leunado a. 977 (Odorici, III). Può essere
aggettivo, derivato con suff. -ATUS. dal n. pers. etr. *Leuna postulato dal
Pieri (Arno, 36) per Lèvane di Montevarchi; od anche, invece, dal n. romano
LEONE. (Rohlfs: *Leunus). Se però la forma Leu fosse dovuta solo a
falsa ricostruzione notarile, sarebbe semplicemente eguale a LUNATUS, nel si-
gnificato di « volto ad arco » (cfr. altrove Arquata, ecc.): v. qui Luna.
Lungardore, fr. Sospiro, CR, dial. Longardér, = de Longova rdore a.
1155. Cod, Crem., I, 120 (poi Longov erdore); secondo la Gr. Illustr.
(II, 546) sarebbe detto: castrum Longobardorum già nel 970: efr.
un luogo « Casalicho qui dicitur de Longova rdi» a. 1028 (Reg. Mant.);
dunque il nostro nome è un omonimo certo di Lombardone, solo con un in-
teressante divario fonetico, che lo fa giudicare più antico: tale, forse, da dare
indizio di stanziamento risalente all’età romana. V. Lombardone.
Longàre (Cascina-), fr. Lurago Frba. CO: è da LoNGARIA (anche LONGARIOLA)
«lingua di terreno, lunga e stretta » (v. Cod. Long., 410 e Top. Ven., 273).
Longavina, fr. Muscoline, BS: in apparenza composto di LONGA *GAVINA:
questo, diminutivo di cava, che in dial. piemont. e nel cadorino vale « buca,
fossa » (v. Top. Ven., 266); cfr. senese gavina « canale derivato » Rom. Et.
Wért., 1796. Ma ci soccorre la forma dialett. del nome, Longaina, a farci
riconoscere in esso l'origine da un LONGARINA, dimin. di LONGARIA (v. la voce
preced.). Il paese sta sopra una co lina (lunga?), lambita dal fiume Chiese.
Longhéna, fr. Mairano, BS. Sarà una forma equivalente a longhina (con -ena
sostit. di «ina, v. Introd.}: coi signif. di LONGARIA (longanea nel Cod. Long.,
}
410).
Lenghirone, fr. Pozzaglio, CR, dial. Longhiron; con LONGHERONE, fosso,
Borgonato, BS. Saranno accrescitivi, derivati o da LONGARIA 0 da LONGURIA
(v. qui, Longuria). Ricordo che nel dial. milanese Ja voce longherina ebbe
già il senso di « specie di soprabito »; ma quella pare derivi dal n. dell’Un-
gheria.
Léngolo, fr. Gudo Visc., MI; LONGUELO pr. Bergamo = Prato Longu-
le onde un deriv. Longolasca) sec. XI, XII (Mazzi, Sub., 6, 12, 26):
certam. LONGULUS: è dubbio però se alluda alla forma del terreno (cfr. L é n-
gole ecc., Top. Ven., 223, e v. qui Malongola) o rifletta un nome di per-
sona (Longolo, Bi-longo ecc, Cogn. Ven., 227).
Longone al Segrino, Vallassina, CO: dial. Longén, = Longono sec. XII
(Lib. Not., 129): crederei da un soprannome di pers.
Longuria (e LONGURIETTA) fr. Vidigulfo, PV; = finibus Longuria a.
309 LORITTO
919 (Cod. Long., 834); Longura, Longure, già luoghi presso S. Mar-
tino Strada, Lodi (Agnelli); Longoria pr. Bergamo, a. 982 (Mazzi, 128);
Longoiria pr. Fornovo Berg., a. 963-75 (ibid., 257); vari LONGURE e
LINGURA bresciani, nonchè INGORELLO aggiungeva bene lo Gnaga, E’
sempre la voce LoNgORIA «lunga lista di terreno » che si trova in un atto dell'a.
859 (Cod. Long., 322): il Serra (Com. Rur. 31) segnala invece la voce LONGU-
RIUS, nello stesso senso. Cfr. ant. ital. longuria « pertica », onde i tosc.
Longojo, Longoja, Pieri, Arno, 348; ven. i Longori, le Langdre, Top. Ven.,
223, e qui Longhirone, Gurone.
Lomto, fr. Nembro, BG, dial. Lonn. Vi si può forse vedere la voce, ad es.
valcamon., one « alnus glutinosa » (veron. vicent. ono), premessovi l’artic. Cfr.
qui Oneda, Ono, Degno, Onore, e v. Top. Ven., 150.
Logch, praticelli presso Cast. di Val Solda: nominati dal Fogazzaro. Hanno
il nome da quello dialett. dell’allocco.
Loppia, fr, Bellagio, CO. Vi si può forse sospettare la voce longob. LAUBIA
«loggia»? Mi avvertiva però il sig. G. Olivieri che il nome sembra sia sta-
to dapprima quello della famiglia Loppia che vi abitava.
Lora, fr. Como. Può forse contenere la voce com. e brianz. éra « vento ». Ma
per il Prati (N. di luogo, 232) può forse ricollegarsi con altri luoghi detti Lo-
ra, per i quali Lora significa «tonfano » o «scaricatore ». Vi si troverebbe
infatti una ricca sorgiva.
Lorenteggio, cascîna, ora via di Milano, lungo il Naviglio, dial. Lorentègg; =
Laurentiglo a. 1005 (Giul., II, 28); LORENTINO, fr. Calolzio corte,
CO: saranno probab. tutt'e due diminutivi (l’uno con suffisso -ICULUS, ital.
-ecchio, l’altro con suffisso -IiNus) dal nome pers: *LAURENTE (cfr. LAUREN-
TIUS), assai meglio che da un soprannome tratto dall’ant. milan. laorent (oggi
lavorant): cfr. rispettivam. il cognome Laurenti, ed il nome pers. La bo-
rante (Cogn. Ven., 204).
Loreto, isoletta nel Lago d'Iseo; LORETO, quartiere di Milano; un altro fr.
di Chiavenna, SO; un luogo detto: stricta de Loreto presso Bergamo, a.
1263, onde un: presbiter de Loreto a. 1152 (Mazzi, Sub., 326). Nei pri-
mi tre pare ovvio il ricordo di una chiesa di S. Maria di Loreto, che dovette
esservi eretta (quella di Milano, dal card. Borromeo, v, qui alla v. Bianco);
il luogo presso Bergamo, invece, dev'essere stato denominato direttamente da
LAURETUM: cfr. i ven. Loréo, Oréo, Top. Ven., 167 (1).
Loritto, fr. Malonno, BS, dial. Loritt (?). Non può essere un *LAURETUM:
(v. voce prec.,); perchè a m. 1000 d’altitud. Forse dal lat. oRUM « orlo »?.
(1) Non direi facile estendere anche a questi nomi lombardi la derivazione che il
Serra (NII. lomb.) ha forse giustamente proposto per i vari Loreto, Lorey, con Roreto e
Roleto (pron. dialett. Lorej, Lurej, Laurej) che rifletterebbero altrettanti roburetum,
LOSA 310
Losa, laghetto nella Valsassina: forse è il basso lat. LAUSA, LOSA « lastra»
(di cui v. Rom, Et. Wort., 4946), men facilmente il prerom. AUSA «acqua »,
di cui v. Aebischer, St. Etr., II, pag. 302.
Losàna (Mornico-), PV; LOSANE, monte, Breno, BS; VALLOSANA, luogo
sopra Castello di Lierna, CO: forse derivati da LOSA: v. voce preced.
Lésine, fr. Breno, BS, luogo sulla destra del f. Oglio, alle falde del monte
Moren (a. 859 Losino). Il Pieri propose (Not., 21 di ravvicinarlo al nome
*Lùsina: c'è fors'anche la possibilità che dipenda anch'esso da LAUSA: v.
sopra; il Battisti (St. Etruschi, I, 679) propose una base prelatina *LOCE « co-
sta ripida e prativa ».
Lossano, pr. S. Alessio, PV (Corogr.): pare l’aggett. in -Anus di un n. person.
lat. come LuTEUS od Occius. i
Lotta (la-), pr. Cerro Magg., M/ (Corogr.); Lutta seu Caput villae (oggi
Codevilla), Voghera (Cavagna): forse vi è da vedere il milan. lotta « zolla »,
come in Lotten mesolcinese dubitò il Salvioni (Not., IV, 5), ed in Pian delle
Lotte di Valvigezzo (dial. Pian di Lut), dove sono giacimenti di torba (1).
Lova (la-), fr. Malonno, BS; Pian della LOVA, Borno, BS; LOA, malga, Ber-
zo, BS, (Roggia della) LUA, Rezzato; forse: omb. lova, loa «lupa » (2). An-
che l'articolo impedisce di ravvicinarli al tosc. Léve, forse = etr. *LUVE
(Pieri Arno, pag. 38). Cfr. anche Ca’ e Valle del LUPO, I. Bresc.
Lovano, o S. Vigilio, fr. Rogno, BG #*LUPANUS?
Loveno sopra Menaggio, CO; LOVENO, fr. Paisco, BS (dial. Loé), luogo a
1270 m. « paese da lupi » (Gnaga). Il Pieri (Not., 10) li sospetta connessi con
l'etr. *Luve di cui v. s. Lova; ma li credo più facilmente derivati da LUPUS.
Lovèra, fr. Malagnino, CR; = in Lovaria a. 1033 (Cod. Crem. 1); LOVE-
RA, LOVEROLA, fr. Brembio, Lodi; LOVERE, loc. pr. Casteggio, PV; Boc-
chetta di LUERA Corni di Canzo; varie LOÈRA anche bresc.: tutti da LUPA-
RIA, cfr. le molte Lovàra ecc. (Top. Ven., 200). Si noti che. al dire del Costan-
tini (in: Tricesimo) il friulano ovarie « secondo certi vecchi indicava dei ter-
reni coperti di macchie, a nord di Tricesimo »; nel Bresciano luèra vive an-
che per « trabocchetto ».
Lévere, BG, dial. Léer; LOVERO (0 Lévere) SO; (Bocchetto di) LOVERE
Gargn., BS; cfr. Léver di Mezzolomb. Trent.), giù Lovernum, ma anche
Lovro, de Lover (Prati, Ric., II, 255), e Lovré, pronunzia in Val Ter-
(1) Poichè presso alla « Lotta » di Cerro si scavarono oggetti romani, si credette che
vi «fosse il circo de’ ” lottatori” della città di Acerra» (Bombognini, 38). Ma v. qui s.
Cerro.
(2) Ma Lova facilm. può avere qui il senso figurato che ha in vari omonimi veneti;
ossia quello di « acqua dal rapido corso»: v. la mia Top. Ven., 2* ediz., cap. IMI s.
lupus.
311 LUCO
ragnolo del nome di Rovereto trent. (Prati, ibid.). Saranno dunque anche i
nostri Lévere, Lévero alterazioni di réver (quercus sessiliflora) dovute a dis-
similaz. La voce lder per rover è del resto anche del dialetto bergam., e di
Montisola, BS.
Lovernàto, fr. Ospitaletto, BS, dial. Lovernàa; = vico Luernaco a. 807
(Odorici, III, 16), Lovernaco sec. XIII (Cod. Long., 1955), cfr. Rota,
Nomi 50-56. Si può forse ricorrere, per imterpretar questo nome, ad un de-
rivato con suff. -AcuS, sostituito poi da -ato, dal n. pers. LEBERNA ricordato
s. Lierna (il Rohlfs per Lovernato, raffrontato ai n. francesi Louvergny e
Louverne, pensa al n. pers. LUERNIOS, Hold.).
Lovesino, fr. Cremona, = ad Lupexinum a. 1177 (Cod. Crem., I). Sa-
rà, come Luesino, un n. pers. Lupicino.
Lovisolo, tr. Forcola, SO: certam. da un nome person., sia poi questo dim.
di ALoysIus, o dim. di LuPo.
Lozio, BS, dial. Loss (si scriveva anche Loscio) =: Luzio, Lauze sec.
XI e 1123 onde il nome della Val di LOZIO (fiume Lànico, affi. dell’Oglio):
non credo da ravvicinare a Losa, ma v. voce seg.
Lozza, VA, dial. Lozza, luogo sulla riva destra dell’Olona, lat. eccles. L o-
tia; LOZZO, fr. Veddasca, VA, lat. ecclesiastico Lotta: forse sono da
mettere accanto alle voci lomb. lossa, slossa « melma », piacent. /6ss « torbi-
do », dall’aggett. lat. LUTEUS; cfr. il nome padov. Lozzo, Top. Ven., 224. Dal-
lo stesso agg. LutEUS deriverà fors'anche Lozio. — Molti dubbi solleva il n.
di un Ponte della LUCE pr. Valleve, BG: v. alla v. Lòsine?
Lubiana, fr. Domaso, CO: lo crederei forma aggettivale, con suff. -ANUS, da
*lubia (ALLUVIES), di cui v. sotto Libiola.
Lucchetti, fr. Albino, BG: sarà certo da un cognome: cfr. Lucchetta (dal n.
pers. LUCAS) Cogn. Ven., 143.
Lucéna, fr. S. Maria Rezz., CO: cfr. Luzzeno.
Lucernate, fr. Rho, M/: dial. Lucernàa. E’ da collocare certamente accanto
al n, tosc. *“Lucernano,; in cui il Pieri (Arno, 61) ravvisava un derivato in
«No da un nome etr. deducibile dal n. pers. lat. LuceRNIUS. (Il Rohlfs propo-
ne: o Locirnus Hold., o LucernIio CIL III)
Lucinasco e Lucino, fr. Montano, CO, dial. Lucinasch; LUCINO Settala, fr.
Rédano, MI, dial. Lucin, = locus Lucile, Lucisse (leggi Lucille?),
sec- XIII (Lib. Not., 80 e 309): forse dal n. pers. LuciNuSs, oppure diminut. di
LuUcuUS (in Lucinasco con suff. -asco)?
Luco, e Piano del LUCO, pr. Schianno, VA, dial. Luch. Si suol farlo deri-
vare da LUcUS « bosco sacro » : (v. Redaelli, 87) e pare ipotesi verosimile.
LUDIZZO 312
Ludizzo, fr. Bévegno, BS: dial. Lòdéss = Lidizzo almeno sec. Rossi,
Mem. Brese. 1693; cosicchè la sua origine, piuttosto che ad un aggett. lat.
*LUTICEUS (da LUTUM « fango »), potrebbe riportarsi ad un aggett., del re-
sto sinonimo, “/edizzo (da bresc. leda; v. qui Lea). Possibile anche un n. pers.
germ. *LeupIizo (LeuDo, Forst.).
Ludriano, fr. Roccafranca, BS, dial. Ludrià:= Lodriano sec. XII. Ben-
chè, al dire dello Gnaga, nei pressi di Lodriano si praticasse già la caccia
della lontra (bresc. Wdria), direi che l’origine del nome stia in un aggett. LUTO-
RIANUS dal n. pers. LuTORIUS: cfr. il Lutiano di Scarperia (Pieri, Arno 158).
Analoghi dubbi per LUDRIGNO (Ponte di), fr. Ardesio, BG; e v. qui Lo-
drino; e per LUDRIO (Case di-), Provaglio, BS.
Luesino, fr. Oliveto Lario, CO: dev'essere della stessa origine di Lovesino:
v. questa voce.
Lugadega (Pra’), sopra Gessima, Lecco. Come in Lugadino, luogo pr.
Vezio di Varenna nel 1473 (Adami 459), pare anche qui ben poco probabile
un derivato dal lat. LUCUS (v. Luco): forse conviene meglio (sempre con suff.
“ATICUS) la base OGA e voGa, di cui alla v. Oga.
Lugagnano, fr. Abbiategr., MI: *LucANIANUS, aggett. del n. pers. LUCANIUS.
Lugana, regione pr. Desenzano, con tracce della strada romana, = selva in
Lugana, Ligana a. 771 (Cod. Long., 83), silva de Lugana a. 878
(Oodorici, III, 61): in questo nome si può forse vedere (come già pareva al
Marmocchi ed al Gualzata nel nome del ticinese LUGANO: dal sec. IX Lu a-
no, onde il nome del Lago: Luana sc us sec. il De Vit, Ossola 125, e forse
Luananus) un deriv. latino LucANUS, dal sost. LUCUS; piuttosto che (co-
sì per Lugano come per Lugana) gli aggettivi LACUANUS, LACUANA: come
pareva a C. Salvioni (Boll. Svizz. It. 1893, 26). Da LucuS certamente : LUGO
(cascina), Cast. Mella, BS.
LUGARINO già fraz. di Castiraga Vidardo, Lodi (Agnelli): “roverino, cfr.
Lbvere?
Luglio, affl. di sinistra del Serio, Alzano, BG (Corogr.). Lat. JULIUS?
Luignano, fr. Sesto, CR; = Luvignano sec. XII (Cod. Cremon., I), L o-
vagniano a. 1555 (Mazzi, 189); direi che corrisponda ad un “*LUPINIANUS
(dal n. pers. “LuPiNivs, v. LuPius Perin), o *LAEVINIANUS (LAEVINIUS).
Luîno, VA, sulla riva orient: del Lago Magg. = Lovino sec. XIII, Lib. Not,
293, 404 (si scriveva anche Luvino); direi dal n. pers. Luvino dimin. di Lupo:
v. Lovesino; cfr. però Luvinate.
Luisago, CO, dial. Luisàgh. Deriverà, con suff. -Acus, da un nome person.
che sarà probabilmente più antico di ALoysIus, onde penso o ad un rom. Lu-
PICIUS o al n. etr. Luvius, citato dal Pieri (Arno, 38, a proposito di Love).
313 LURANI
Lumàch (Sss di-), Esino, CO: con vari LUMAGHINA, bresc., certo da LUMA-
ca: per dire « delle lumache ».
Lumezzane, BS: dial. sempre Lemèsane, Lòme-; onde la Valle delle Lumez-
zane;= Mezzani, Lumexanis. (sec. XII, XII) Le Mezzane
(sec. XIV): n. di tre casali vicini (Pieve, S. Apoll., S. Sebast.), sul versante
destro della Val Gobbio. Nel nome è concresciuto l'articolo: mesane (lat.
MEDIANAE) sarebbero state dette quelle iterre, o case, per essere « intermedie
tra i paesi della bassa e dell’alta Val Trompia » (Gnaga 335). Un'altra LA
LIMEZZANA si ha nel Ticino, pr. Palagnedra (v. Gualzata).
Luna (la-), fr. Marudo, Lodi; LUNETTA, fr. Cerro al Lambro, Lodi (Agnel-
li); Pietra LUNA, nome di un’alpe pr. Civenna, CO (v. Chiesi, 180); rio qui
nomin. Luna, Castelleone CR, a. 988 (Mazzi, 111): dove LUNA dev'essere
stato assunto con riferimento ad un’ansa o curvatura di un’altura ecc. (cfr.
Prati, Nomi trentini, 171-2, Quist., 28; e la mia Top. Ven., 273). V. qui Pri-
maluna e Lonato.
Lungavilla, PV. Nome di conio recentissimo, sostituito all’anteriore Calca-
habbio. V. Sotto-lunga.
LUPA, già nome di una via di Milano (oggi Via Torino). C'era una fabbrica
di spade, che portavano scolpita nella lama la insegna della Lupa (V. Cod.
Long., 493 n., e Colombo, Mil., I, 89).
Lura, fr. Blessagno, Vallintelvi, CO (ivi presso, monte LURIA); importereb-
be assai conoscere l’autenticità di una forma Léovoro che sarebbe attestata
solo dall’a. 1593. Del resto per il suo omonimo LURA torr., ad occid. di
Como, affl. dell’Olona: = Luira (Giul., III, 54): il torrente dà il nome
a LURATE Abate (1), fr. Caccivio, CO, = Luirate sec. XIII (Lib. Not.,
216), Lurate (ibid. 302, penseremo facilmente a un riflesso del n. pers.
rom. LuRrIUS; se non, invece, almeno per il torr. Lura, della voce LORA, di cui
v. a questa voce. Per la prima Lura si affaccia anche il dubbio di un deriv: da
ROBUR «rovere ». V. Lovere.
Luràgo d'Erba, CO, dial. Luràgh; = vico Luriaco a. 891 (Cod. Long.,
582), forse: Lauriaco (Giul., III, 309), lat. ecc. Lauriacum; LU-
RAGO Marinone, CO, lat. ecc Luragum Marinonum, forse = loco
Lariaco anno 976 (Cod. Long., 1365): qui le forme anteriori ci fanno
ondeggiare fra un derivato da Lurius ed uno da *LAURIUS: v. LURANO.
— L'attributo di quest’ultimo Lurago gli venne dall’esserne stata infeudata
la fam. Marinoni (un Julius Marinoni è ricordato in una iscrizione dell’a.1216
di una chiesa di Lurago) — Dal nome di luogo Lurago, il cognome Luraghi
presente anche a Pellio Intelvi.
Lurani, fr. Caselle, Lodi: cosi detto dalla famiglia che ne fu feudataria.
LURANO 314
Luràno, BG, dial. Lurà; = de Laoriano a. 840, Lauriano a. 896,
Loriano a. 1110, Lurano a. 1263 (Mazzi, 305): dovrebb’essere un
aggett. *Laurianus da “LAURIUS n. pers. V. Lurago.
Lurate, v. Lura.
Luscisìno, fr. Moltrasio, CO. Penso, fra l'altro, possa essere aggettivo in «ino,
tratto dal nome di Ossuccio (Isola Comac., Nov. = Auxuc ium), premes-
sovi l’articolo.
Lusignolo, dial. Rosignél, roggia, Cadign. BS. Da un soprannome di fami-
glia? (cfr. lomb. rosignò).
Luvinate, fr. Comerio, VA (si scriveva anche Luinate): il Rota (Gallarate,
10, Quest. 3) lo identificherebbe non col L uinago del Mazzi (a. 993),
ma, invece con Loconate dell'a. 959, Logonate (logo-) degli a. 974,
990 e sec. XIII (Lib. Not.). Cosicchè il nome, anzichè alla voce dial. lun
«lupino », come pareva al Flechia, od al n. pers. Luvino (v. Luino; per il
Rohlfs Lurimus), dovrebbe risalire o ad un lat. mediev. *LACUNAT- da LA-
cuna (v. Lomnago), oppure ad un aggett. *LUCANAT- dal n. pers. (etrusco?)
* LUCANA.
Luvione, fr. Stagno Lomb., CR. Origine? Per ragione fonetica, non pare
trattarsi di ALLUVIES, di cui v. s. Libiola.
Luzzana, fr. Entratico, BG, dial. Lussana (onde il cognome, anche veronese);
= vico Logossiano a. 886, Luxana a. 1263 (Mazzi, 300): crederei
dunque possa riflettere un aggett. *ACUTIANA (da ACUTIUS n. pers.), premesso-
vi l'articolo. Men facilmente mi pare possa ricondursi ad un aggett. *lagozzana
da lagozza (LACUS), v. questa voce. Un'altra LUZZANA, fr. Molteno, CO, (=
Luzana a. 1456) rispecchia forse *Luciana dal n. pers. Lucius, od un
derivato da LUTEUS, v. Lozza, Luscisino.
Luzzèno, fr. Mandello Lario, CO: pare il n. pers. rom. LUCIENUS: V.
Lucena.
Luzzone, monte, fra Porlezza e Lugano. Avrebbe il nome, ma mi par assai
dubbio, da un'antica chiesetta dedicata a San Luzio (Gr. illustr., II, 1196).
E-CA\ ì) II 3 Le
IPAZON A
Maccagno, distinto in Superiore ed Infer., VA, = loco Machagnio sec.
XIII (Lib. Not.), a. 1270. Va certamente col Maccagnolo di Arezzo (Pieri, Ar-
no, 378); e forse è da vedere in entrambi un nome di pers. Maccagno de-
rivato da Macco (ctr. cogn. Macchi, Bongioanni, 145). Dallo stesso n. pers.
Maccagno, col suff. aggett. -ARIA, si ha il n. del fienile MACCAGNERE, Al-
fianello BS (cfr. SVANERA, fienile, Castelcovati, BS, da Svan « Giovanni »).
Maccastorna, M/, luogo sulla destra dell'Adda, a breve distanza dalla sua
foce nel Po. Secondo l’Agnelli «i Ghibellini espulsi da Cremona vi elevaro-
no una fortezza, detta Ma casturma (0 Belpavone), che fu assediata nel
1250 ». Una famiglia cremonese dei Mancastormi, che certo ebbe il
nome di là, è nominata nel 1270 (Cod. Crem., I, 313). Pare dunque che il
nome sia stato foggiato già sul tipo di battifolle, tornafolle, ecc. (macca-
stormo: abbatti assalto, cfr. Domofolle), a designare una rocca.
Macchi (Cascina-), fr. Cappella, CR: dal cogn. Macchi (v. Maccagno).
Maccio, fr. Villaguardia, CO, dial. Macc: donde il nome d'una fraz. MAG-
GIASCA. Direi si tratti di un’aferesi di */amsccio (cfr. Lama), per dire
«luogo basso e fangoso ». V. Mazzo (di Rho).
Macconago, loc. presso Quintosole, MI: = Macconago sec. XIII (Lib.
Not., 224): lo crederei derivato, con suff. -Acus, da un nome pers. *Mac-
cone, ben probabile accanto a MacconIus, dal quale, per es., Macugnaga
di Novara, = Macuniaga, anno 989).
Macenago, fr. Preseglie, BS: dial. Mazzenàgh = Mazzenago a. 1609:
sarà forse un derivato in -Acus dal n. pers. MECENNA (Pieri, El. Etr.): assai
meglio che da MACINA « mola»: v. Masnago.
. A ga bit
Macesìna, fr. Bedizzole, BS: così anche in dial. Vi si leggerebbe un ital. *mac-
cicina, dal dial. macia « appezzamento coltivato » oppure « terreno bo-
schivo ».
Machèrio, loc. pr. Monza, dial. Muchèe: = in Macherio sec. XII (Lib.
Not., 279), de Macario a. 1385 (Gr. Illustr.). Par di leggervi (come in
MACLODIO 316
MACCHERO torr., in V. Intelvi) il nome pers. rom. Maccarius, o MAcHA-
RIUS (anche n, di santo, v. Bongioanni, 149); ma forse invece va con la Mac-
caja di Garfagnana; e con le pistoiesi Maccajole, Maccherina (Pieri, Serchio,
209, Arno, 378), la prima delle qualî in località «umida e franosa »: forse
dunque derivati da maccà « ammaccare, pestare ».
Maclodio, fr. Lograto, BS, dial. Maclò, Macalò: = Maglò, a. 1095, Bri-
xia S. II 23 Maclodium a. 1427. La desinenza -odio sembra un’aggiun-
ta tardiva, eruditeggiante (cfr. l’aggett. Salodiano da Salò, e la forma falo-
dium per falò, Serra, Cogn., 457-8): del resto il nome può risalire ad un
n. pers. MacLò. Questo nome verrebbe facile ricollegarlo col nome di S.
Mactovio: quello che denominò il francese Saint Malo (dove si serbano re-
liquie di S. Maclou). — Può però essere anche nome ricavato, indipenden-
temente da S. Maclovio, dal nome pers. Maccato (deriv. da MAcco). Da
questo nome verrà fors’anche (col Maccaloni di Bagni di Lucca, v. Pieri, Ser-
chio, 209) il nl. MACLINO, fraz. di Maderno, BS.
Macugnaga, v. Macconago.
Maddalena (la-), fr. Lecco; altra, fr. Somma Lomb., VA, ecc.: da una chie-
sa a Santa Maria Maddalena.
Madèra, cascine, Ombriano, BS (m. 800): prob. da MATERIES « legname »:
v. Valmadrèra.
Madergnago, cas. pr. Desenzano, BS: aggettivo in -Acus dal gentil. MA-
TERNIUS.
Maderno, fr. Toscolano BS; = MATERNO a. 958 e 969 (Odor.). E’ uno dei
tanti omonimi, derivati dall’aggett. latino MATERNUS (fondo ereditato dalla
madre): cfr. Magherno e Paderno.
Madèsimo, fr. Isolato; SO: dial. Madèsim = Madesimum a. 1226, Cod.
Fossati 291: ne ha il nome anche il torrente che vi passa (uno Zucco MAÈSI-
MO, altit. m. 1663, nomina l’Orlandi, Valsass.) (1). Mi par certo aferesi di
AMATISSIMUS, nome di pers., con la deviazione vocalica che si avverte nel
nome Kasseriano di iscrizioni latine (v. Grandgent, p. 95).
Madignano CR (onde il nome della fraz. MADIGNANELLO): = Mad e-
niano a. 1000 (Cod. Long.) aggett. in ANUS: ma sarebbe -Acus nel M a-
degniaco dell’a. 1095, v. Guerrini) dal nome pers. rom. MATINIUS o sim.
Madone, distinto in: di sopra, e di sotto, BG: dial. Madò. Sarà forse un
METONE, accrescit. di META « altura »; v. Meda (e cfr. Gualzata, II, 14). Cfr.,
a Bellinzona, un Madone Grosso.
(1) L’attuale Madesimo, secondo Sav. Quadrio e Cluverio (It. Ant, 110) occuperebbe
il luogo del Tarvessedo della Tav. Peuting. (60 miglia da Coira).
317 MAGGIANICO
Madonna, -NNINA, -NNINO: vari luoghi: così detti per esservi una chie-
sa ‘(od una cappella) dedicata alla Madonna.
Madre (Val-), valle nella Valtelina, percorsa dal fiume MADRASCO. Sarà,
credo, da MATER: forse per essere la valle principale, in cui sboccano altre
valli secondarie (cfr. la valle Centovalli nell’alto Novarese). — Invece l’iso-
la Madre, una delle Borromee, pare abbia avuto il nome dall’avervi avuta la
sua dimora la vedova del conte Giulio Cesare Borromeo (a. 1636) « tanto
più che... rimase sempre in potere dei figli di lei fino all'ultimo superstite ».
(Da Vit. Is. Borr.).
Madrera, v. Valmadrera.
Maestà, fienile, Verolan. BS: certo per una maistà (v. bresc., cfr. piemont.
mistà), nel senso di « immagine sacra, tabernacolo » (cfr. Pieri, Serchio 187).
Maffina, già fraz. di Comazzo, MI: da un Maffino, dimin. di Maffio =
Matteo?
MAGALINO (manso di), luogo presso Isola Comacina, a. 1154 (Monne-
ret, 211). Pare da un nome person.
MAGAZANO (brayda que est in-), pr. Asola, MN. (Mon. Hist. Patr., XIX,
255): omonima al fundus MACcATIANUS ricordato in Schulze, 184 (dal nome
pers. rom. “MacaTiIus). E’ affine ad esso il nome di Maghezate, in pie-
ve di Appiano, sec. XIII (Lib. Not., 291) = Magizate a. 1341 (Cossa, 16).
Magenta, MI, dial. Magenta = Mazenta s. XII (Lib. N. 176)
Pare poco persuasiva l’origine proposta da C. Salvioni (Not. II 93), che
supponeva questo nome come equivalente a maggenga, in relazione alla
produzione del fieno: il suff. -enta vi sarebbe stato usato con la stessa fun-
zione delle v. ant. lomb. brunent, invernènt, dell’ital. maggiorente ecc. Ma a
me pare, raffrontando Magenta al Magento toscano (pr. Montemurlo, v.
Pieri, Arno, 379), che tutti e due questi nomi vadano piuttosto ricondotti ad
un nome pers. *Maggente o *Magentus, derivato da MAGIUS, n. rom., o it.
Maggio (cfr. il cognome Massarenti, da Massàro). Altrimenti, si può forse
raggruppare Magente e Magento anche con la voce piemont. mazènt (deverb.
da masentè, «fare il massaio di una casa»: dal lat. MANSUM).
Maggia, fr. Lodi: dal nome della famiglia Maggia (Agnelli) (1).
Maggiana, fr. Pianello Lario, CO; MAGGIANA, fr. Mandello, CO: sarà ag-
gettivo in «ANA dal n. pers. rom, Magius (anche da lap. lomb.).
Maggiànico, CO, dial. Maggianich: sarà forse aggettivo derivato da MAGIUS
(v. nome preced.), con suff. -ANICUS-
(1) Il nome della «Valmaggia» (Novara) = vallis Mazia a. 712, per il Salvioni (Boll.
Svizz, It. 1893, 281) equivarrebbe a vallis major, per essere essa la maggiore fra le valli
che le stanno vicino (Onsernone, Centovalli). Però Ia cosa non viene ammessa da tutti.
MAGGIO a sa
Maggio, fr. Cremeno, CO dial. Masc, = de Madio a. 1456 lat. eccl.
Maium; Val MAIO, Abbadia Lar., CO: forse dal cogn. lat. MAIUS: lo
stesso, donde i cogn. ital. Maggi, Maioli ecc.
Maggiolino, fr. Régeno, CO: dial. Maggiolin: forse da un nome pers: V.
voce preced.
Maggione, fr. Carlazzo, CO: forse da nome di pers.? V. voci preced. Però
G. Olivieri mi segnalò che in Valtellina si sente dire magidn per fienile ».
Maggiore (lago-): v. Verbano. VAL-MAGGIORE, fr. Endine, BG: cfr. Mag-
gia, in nota.
Magherno, PV. Riflette certamente MATERNUS (con gh che ripara all’iato in
*Maerno: cfr. Maderno: v Salvioni, Not., III, 94).
Maglia, fr. Ostiano, CR (Corogr.). Origine?
Maglio, fr. Goito, MN; MAGLIO, loc, pr. Lodivecchio, MI, dial. Maj (Agnel-
li): lomb. maj « maglio ». Un «locus » u. dic. M alielo presso l’Oglio,
è in c. dell’a. 929 (Cod. Long.).
Magna, nome di una fossa, presso Montichiari, BS (scavata da Bernabò Vi-
sconti): credo sia stata detta così, latinamente, per € grande ».
Magnacavallo, MN dial. Magnacavall (in Corogr.: anche Magnocavallo, co-
m'è il cognome che n'è derivato). Da un soprann. di persona.
Magnago, MI, = Magniago sec. XIII (Lib. Not., 191): agg. con suff.
“acus dal n. pers. rom. MANIUS 0 MaonIus (v. Flechia). V. anche Cassano
Magnago.
Mangagutti (Isola), fr. Ostiglia, MN: dal cognome omonimo: composto di
magna-aguti: « mangia chiodi ».
Magnani, fr. Livraga, MI: dal nome della fam. Magnani (Agnelli).
Magno, di S. Lorenzo, fr. Bévegno, BS; MAGNO sopra Inzino, in Val
Trompia, BS (questo, con ricordi romani): da riferirsi, io credo, al n. pers.
Magno, se non al romano MANIUS. C'è anche, forse di orig. diversa, un M.
MAGNO, pr. Gargnano; ed un M. MAGNOLO, Bovegno.
Magnòdeno, nome che si dà talvolta al monte Moncòdine (o Grigna, set-
tentr.), a S. E di Lecco. Ma parei che sia in realtà distino dal Moncòdine: e
ciò anche come nome. In Magnòdeno non deve entrare, probab. il nome lom-
bardo dell’« ontano » (òden); ma crederei che questo -ddeno del n. loc. sia
solamente un suffisso derivato apposto forse al n. pers. Magno (v. voce
preced.).
Magdifa, via, già fraz., di Milano; certam. da un nome pers. german: MA-
GuLF (Fòrst. 1081).
319 MAIRANO
Magra (Ca’), fraz. Casalmor., altra, fraz. Pizzigh., CR: da magro (lomb.
màgher), detto di terreno; cfr. i nll. biresc. MAGRI, Prati-MAGRI; oltreché
MAGRÉNA, Serle, V. Sabbia. E v. voce seg.
Magreglio, fr. Civenna, CO, dial. Magrej, = Magrelio sec. XII Lib.
Not. (lat. ecc. Madrelium): sarà da vedervi un *MACRILIUM, ad indicare
la povertà di quei pascoli: formato come Noviglio.
Maguzzana, Lodi (Corogr.): v. voce seg.
Maguzzano, fr. Lonato, BS; sec. IX Magusianum; certamente aggettivo
con suffisso -ANUS dal nome gentil. rom. MAGUDIUS-
Maiano, fr. S. Angelo Lodig., = Maliano a. 836 (Agnelli). Pare un
*MALLIANUS, aggettivo dal gentil. MaLLIus. L'Agnelli ne dice derivata la
famiglia Maiani di Lodi, donde, alla sua volta, il nome di MAIANE, fr. di
Brembio, MI.
Maiardina (Villanova-), fr. S. Giorgio MN: certo dal nome person. germa-
nico Maihard (Fòrst., 1085). Da un *Maiando (da Maio) probabilm. MA-
IANDA, casa, Montichiari, BS.
Maina, fr. Mede, PV. Forse troncamento del cognome Mainardi?
Maînarda, fr. Somaglia, Lodi; MAINARDI (Ca’ de’-), fr. Vescovato, CR e
MAINARDINA, fr. Olmeneto, CR: dal cogn. Mainardi.
Màiîno (Cascina del-), pr. Quinto Romano, MI: dal nome pers. Màino (Forst.,
1072). Da un n. pers. Mainerio, il « vigneto di MAINÈ », in Valsolda.
Maiocca (la-), fr. Codogno: così detta dal cogn. dei proprietari (Agnelli);
CASAL-MAIOCCO (v. questa voce): un cognome Maioccus trovo ri-
cordato in atto dell'a. 1152, Mazzi, Sub., 303 (majocch, in dialetto milan.,
vale «mangione »).
Maiòdlica (la-), pr. Cadenabbia, CO «così chiamata perché quivi era una
fabbrica di stoviglie di maiolica», e «mel sec. XII gli stovigliai di questo
luogo passavano per espertissimi », Corogr., p. 478.
Maiolini, fr. Ome, BS: sarà da un n. pers. *Maiolino, e questo da Maiolo.
Mairago, Lodi: sarebbe stato donato da Liutprando al monastero di S.
Pietro in Ciel d’Qro, nel 725 (Agnelli): *MaARIAcUS, aggettivo di MARIUS,
nome pers. rom.
Mairana, fr. S. Martino Strada, MI: così detta dalla famiglia Mairano
(Agnelli).
Mairano, BS = Mairane sec. XII; MAIRANO, fr. Casteggio, PV; MAI-
RANO, fr. Casaletto, Lodi: i due primi riflettono quasi certamente MA-
MAISANO #28
RIANUS (fundus); il terzo sarebbe invece un *MAIORIANUS (da MAIORIUS)
se gli corrispondesse il Maioriano (prado de-) ricordato accanto al
vico Carpiano in un atto dell’a. 812 (Cod. Long.).
Maisano, fr. Valbrona, CO, = loco Madexano (plebe de Assio) sec.
XIII (Lib, Not., 9): sarà un aggettivo *MATICIANUS dal n. pers. rom. Ma-
TICIUS.
Maisetti (o Mafisetti), vill. pr. Mezzoldo, BG : sarà da un cogn. di famiglia.
Mala (Val-), nella Grigna Sett; Valle Mala, luogo pr. Mantova, a.
1126 (Reg. Mant.); altra VALMALA, pr. Sale Maras. BS (dial. Almala).
Come il Terramara ecc. MALA significherebbe « sterile », « poco produttiva ».
‘Malagnino CR: lo crederei diminutivo di malègn « maligno » : forse allusivo
a qualità del terreno. Cfr. il cogn. Malagnini; e v. qui Malegno.
Malaguardia, fr. Prata, SO: v. Guardia.
MALAMBERTI (Torre dei-), sarebbe stato il nome di Torre dei Picenardi,
CR, fino alla metà del sec. XVIII, secondo la Gr. Illustr. Malabert è nome
pers. german. (Forst. 1086).
Malandra, cas. presso Assiano, Milano: sarà da malandra «ragadi dei ca-
valli », che è anche nel dial. milan.; credo attraverso un soprannome di
persona. C'è infatti anche il cogn. Malandra (e Malandri). Non mi pare
motivo sufficiente la somiglianza con un Malandria di Corsica (v. Philipon
p. 259) per giudicarlo un nome ligure.
Malapianta, loc. pr. Lambrate, MI: anch'esso, probabilmente, da un sopran-
nome di persona.
MALASTALLA già luogo in Milano, presso via Orefici; secondo il Cheru-
bini dal 1272 alla fine del sec. XVIII ci furono le carceri alla Malastalla,
riservate ai condannati per debiti (cfr. anche Giulini, III, 113, Colombo,
Mil., I, 94).
Malavédo, fr. Lecco, dial. loc. Malavèr, o Malavée; = Mala verium
Stat, Lecco, Il n. ufficiale è storpiatura (cfr. il ligure Bordighera per *Bordi-
gheda) di un effettivo Mabavere. Questo n. avrà poi il valore di « mal pos-
sesso »; 0, secondo Serra, Centri Pastor., 750, quello di « gregge minuto »; gli
si può contrapporre la local. detta BELLAVÉERE, pr. Bagnolo Mella (un
altro, pr. Barbariga, 85). Credo siano loro omonimi i tre BELLAÉRE n.
di altre local. bresciane (di cui alcune per lo Gnaga si pronuncerebbero con
l'accento sull’a, così da farle intendere come dei « bell’aria »). V. il cogn.
ven. Bonavéri in Cogn. Eug. 193.
Malavicina, di sopra e di sotto, fr. di Roverbella, MN: cfr. varii Bonavicina
e Mala- nel Veneto, Top. Ven., 136): da un nome pers. Malvicino, Cfr. una
(Fontana) MALCONTENTA, pr. Borgosatollo, BS.
Î
/
È
321
MALGERRA
Malcantone, v. Cantone,
Si di loc. pr. Cazzimani, Lodi, dal cogn. Malcoadus in Vignati
e alcoatus a, 1152, dialetto Malcuàt (Mazzi, Suburbio, 304). i
Maldotta, fr. Lodi: così detta dalla famiglia Maldotti (Agnelli).
e (la-), fr. Lissone, MI: è cognome anche veneto: cfr. Top. Ven.
o ag Cividate, BS: benchè oggi se ne dica il territorio « abbastanza
ertile » il suo nome sembra deva valer quanto maligno (a. lomb. malègn)
e vi qui Malagnino. Ma cfr. Malonno.
Malenco (dial. Malènch), = Valle Malenga sec. XVI: al maschile, il
Il, almeno una volta, del fiume (Melancus fluvius) e del monte (M
mons): in tedesco Malancken (v. Hubschmied, op. cit. alla v. Bernina). E
il nome della valle valtellin. percorsa dal fiume MALLERO (dial Màller)
Poichè si tratta di un fiume che nelle piene cagiona spesso dei gravi danni;
si voleva vedere in Mdllero l’aggett. lat. MALUS (Màler: MALULUS), e indi
considerare Malenco come un derivato ulteriore da mal, con suff. si ba
si avrà qui assai probabilm. un nome pregromano: cfr. tosc. Malena Pieri
El Etr.); tanto più dato il suff. -enco, che fa pensare alla desinenza ad de
di Bodencos, n. ligure del Po; e la base può essere la voce mediterr. SIA
«monte », v. Bertoldi, Celt. 514. — Da Malenco il cogn. lomb. Malenchini.
ni Lodi, dial. Malé: = in loco Maleo a. 979 (Cod. Long.), castri
e | si di sa Crem., I): “*MALETUM: « podere coltivato a meli»:
» lucch. Maleto, Maleta ecc. (Pieri, Serchio, 93), trent. Malé | i ,
ven. Meledo (Top. Ven., 168) (1). cià COR
MALERBARIA presso Cernusco, M/, in un
ARL E I atto dell’a. 988
Cfr. Erbaja di Mugello (Pieri, Arno, 239). siti Lai
Malga, n. di una valle; MALGHETTA, cascina Bagolino, BS;
OLDA (= alta), Sonico, 85) MALGHE-ROSSE, cecina. Quiazane, B°
e forse anche MALGUA, Vago d’Incud., BS (« Màlgola »?): vi è evidente
la voce ital. sett. malga « mandria, gregge, e dimora del gregge, bovino od
ovino »: di cui v. Monti; Tiraboschi; e Bosshard, 184. ”
Malgarotta (la-), fr. Lodivecchio, (A i
bo ft , (Agn.). Forse, piuttosto che derivare co.
suff. -otta (cfr. anche MALGARIZZA Oltre il C. BG) dalla voce ink
malghèra « fattoressa », verrà da melghera (MILICA): v. Melghèra. :
Maigerra, fr. Lodi (Agnelli): certamente MALA GLAREA: vedi Gerra.
a de ela, “atorando di fantasia, che « Maleo » fosse stata fabbricata, nel
. C., da le, chiamato Tit É ici vi È
i o E ito Malleolo. Altri ci videro non so che malleus « ma-
21. - Dizionario di toponomastica lombarda
MALGESSÒ 322,
Malgesso, VA, dial. Malzèss, = loco Malzes o, Malcesso sec. XII
(Lib. Not., 216, 296), Malzesso (Manar.) Il luogo è posto «su un
piccolo colle, a ponente del laghetto di Biandronno ». Non corrisponderà,
come già si voleva credere, ad un latino MALGRESSUS, da cui anche fone-
ticamente non può derivare; ma ad un composto forse quasi equivalente:
MALUM CESSUM: sarà da decidere poi se nel significato anche questo di
« cattivo passaggio ». (v. Malpassaggio, nome di due local. nella carta del
"TCI, e qui Malgrate, Malpasso), o di «cattivo recesso » (il lat. CESSUS var-
rebbe «remoto »): cfr. i nomi loc. veneti Cesso, Cessalto (Top. Ven., 214).
Malghera, fr. Grosio, SO; un’altra, n, di una valle, Lugano: v. Malgrotta.
Malghisio, cas., Isola, CO: invece che da malga, forse sarà dal n. pers.
Amalgis (Forst., 93).
Malgina (o Malzina) (la-), torr. affi. dell’Adda, Ponte, SO. - Donde?
Malgorata, fr. di Lodi Vecchio: forse da MILICA « saggina », attraverso un
diminut. *mélgora.
Malgrate CO, dial. Malgraa, = Malgratum (iuxta-, obsidione Mat
grati), a. 1271, Cod. Long.). Il territorio ne è detto « abbastanza fertile »;
ma tuttavia, poichè il nome stesso designò un tempo un luogo del Cremo-
nese (lo stesso che poi fu detto Maccastorna - v. questa voce - Cod. Crem.,
I, 352), e conosco un Malgrado a Bologna (nome di via: c’è anche un
altro Malgrà: vedi Avogaro, 20) ed un Malgrate in Lunigiana, non potrà
separarsi da essi: pare sia da intendere o malgrato, con allusione alla scarsa
produttività del luogo (1), oppure «mal passo» (MALUS GRADUS: cfr. Mal
gesso): come suggerisce l’Avogaro per il luogo bolognese (la via « andava
a finire presso un baracano »). — Il Rohlfs ravvicina Malgrate ai nll. frane.
Maugré, Maugrach, e propone di derivarlo da un troppo ipotetico n. pers.
c cogn. MALCHER.
Malguzzana, fr. Pieve Fissiraga, MI. Mi pare aggettivo recente da un cogn.
*Malguzzi (= Malaguzzi).
Miàllero, v. Malenco.
Malmetuda la-), fr. Corte Palasio, MI (Agnelli). Sarà da un cognome: in
dial. milan. malmettuu = « malcresciuto ».
Malnate, VA, dial. Malnàa, = loco Melnate, a. 1068, de Molnate
a. 1110 (Rota, Varese, 62, da carte Arch. St. Mil), Malnate a. 1132, e
sec. XIII, Lib. Not. Se fu davvero originar. Melnate, lo potremo crede-
re un aggett. derivato, con suff. -AT-, da un nome pers. rom. MELLENOS 0
MeLANUS. (Il Rohlfs, dal n. pers. Mato -oNIS). — Si evita così ogni velleità
(1) Secondo il Bombognini (a. 215) il luogo sarebbe stato già detto « Grato», muta.
togli il nome in « Malgrato» dopo uno sconfitta che nell’a. 1126 subirono i Comaschi.
Ma vi si sente la leggenda.
323 MALPENSA
di ravvicinare Malnate alla voce milan. malnatt, sia pure nel signif. meno
spiacevole di « vitello nato anzi tempo ». — Un'analoga origine può avere
MALNAGO, l. presso Lecco: anch’esso, dunque, da un nome (od aggett.)
di persona.
Malnido, fr. S. Maria Rovagn., CO; MALNIDO, fr. Cologno Monz., MI:
dial. Malnidà, = Malnidum (Manar.), Non so di altri nomi in cui nido
ricorra nel significato di « ricetto » o simili: se non son tali Nido, e Nicorvo
(v. queste voci).
Malocco, Lonato, BS: origine?
Malombra (e Casal-), fr. Malagnino, CR: sembra riflettere un MALA UMBRA:
per esservi stato un folto di piante. Però ricordo un n. pers. Ma/umbra,
Manar., strata de Malumbris a. 1191 (Cod. Crem., I). E’ ricordato un
Vilielmo Malombra vercellese, in c. del del 1126 (Serra, NII. lomb.)
Maléngola, fr. Malagnino, CR (Isola Marongola, ivi presso) = Malun-
gola a. 1173 (Cod. Crem., I): ravvicinato alla vicent. Malonga (Top. Ven.,
271), si lascia ben ricondurre ad un composto LAMA LONGULA: v. Lama.
Malonno, BS (verso Edolo): vasto vill. alla destra dell’Oglio: dial. Maldn;
= Malò, Malù, Malono a. 1288. Lascia supporre, anche per la
sua desinenza, una parola preromana: forse un altro derivato (come Malen-
co, v.) dal mediterr. *MAL « monte ». Altrettanto può parere per il n. di una
baita MALOGNE, di Bezzo Demo, BS, la cui pron. dialett. Mologne induce
però a vedervi forse un deriv. da MoLLIS. Non sarà poi certo da spiegare con
la base *MaL il MALON di Barbariga, BS, che è in perfetta pianura.
Malosso, Paderno Ossolaro, CR: sembra composto: mal-osso (soprannome)?
Malpaga: è nome di'varie località in prov. di Milano, Brescia, Pavia, Berga-
mo (l’Agnelli ne conta sei nel lodigiano. oltre ad una MALPAGHINA; un’al-
tra MALPAGHINA sta in V. Sabbia, BS: «località fredda e senza sole »);
cfr. la Malpaga di Mira (Venezia). Nel dial. di Milano malpaga = « cattivo
pagatore »: applicato a luoghi, avrà designato terreni poco produttivi? Il
contrario dice il n. di Giustopaga (Il-), nel foglio 48 del TCI.
Malpasso, fr. Olmo al Brembo, BG; MALPASSO fr. Zogno, BG: cfr. due
Malpasso toscani (Pieri, Arno, 286), uno veneto (Top. Ven., 224), franc.
Maupas; e v. qui Malgesso, Malgrate.
Malpensa (la-), cascina, Somma Lomb.: in mezzo ad una brughiera; MAL-
PENSATA (la-), nome di vari casali presso Erba, presso Bellano, presso
Pasturo ( in questa, secondo l’Orlandi «stavano i birri della Valsassina, te-
muti dai valligiani»); presso Menaggio; presso Tremosine; a Mezzanino di
Pavia: varie altre nel Lodig. e nel Bresciano. Per l’Adami (Varenna, 308) fu
questo di Malpensata «nome comune, sul Lago di Como, di ogni cosa che
sorge in, disparte da un vicino paese ». Ma, almeno in qualche caso, dovrà
MALVAGLIO 324
aver avuto significato di discredito per la coltivabilità del terreno. Cfr. anche
Pieri, Arno 341, e, nei Voc. ital.: malpensato.
MALPRANZATA già nome d'una località pr. Lodi (Agnelli): cfir. Mala-
merenda in Val d'Arbia (Repetti). V. Bruttafame, Maccapane, Panperduto e,
altrove, Malamerenda.
Malvaglio, fir. Robecchetto, Mi, lat. eccles. Malvalium; come il
Malvaglia ticinese (= Malvalia sec. XIII, Lib. Not., 247) pare nome
tratto da MALVA: come Pozzaglio e Provaglio da pozzo e prova. (V. Salzioni,
Boll. Svizz. It., 1889, 217). E v. Malavedo.
Màlvola, monte, Alta Val Camon.: v. voce preced.
Mamnàra, casale pr. Azzanello, CR, = Manaria, Maneria, sec. XI,
Cod. Crem. (donde un derivato Mannarisco, ibid., 1, pag. 51, e forse
anche il cognome Manaresi); MANERA, frazione di Lomazzo, CO; MA-
NERINA, fraz. Gazzaniga, BG. Forse è la voce lomb. mandra (o manèra)
«mannaia » per qualche rapporto con la configurazione del luogo (cfr. Sco-
recchia forse = SECURICULA, Pieri, Serchio, 190).
Mancapane, fr. Soncino, CR; un altro, pr. Borgonato, BS, rocca di MAN-
CAPANE, casale sopra montagna, SO: è chiara l’allus. alla povertà del
luogo: come in MANCATUTTO (laghetto del), pr. Albairate, MI; e v.
Panperduto.
Mandella, fr. Osped. Lodig.; MANDELLO del Lario, Lecco: = in Man
dello a. 769 (Mazzi, 313), plebe Mandello sec. XIII, Lib, Not. (cfr.
Mandello di Novara): crederei da un n. person. Amandello, cfr. AMANDUS
(Serra, Cogn., II, 82). V. Mendosio.
Mndolossa (la-), fr. di Brescia e roggia, ivi pr. = Mandolocia sec.
XII. Da un cognome? V. voce prec.
Mandria, fr. Spino d'Adda, CR (Agn.); Costa MANDRIA, Gardone, BS;
MANDRINO, fr. Vidigulfo, PV; MANDRUGNO, fr. Zibido S. Giac., MI,
dial. Mandrogn, = de Mandrogno a. 1280 (Lib. Notar., 4); una Riva
di MANDREUGN anche presso Albogasio, in V. Solda; MANDRONE,
monte, sopra Brescia; MANDREGOLA, seriola, Alfian., BS: tutti n. da
mandra « piccola malga » ecc. (v. Top. Ven., 200).
Manegardî (0 MENEGARDÌI) (Cascina de’-), Bregnano, CO: cfr. il cogn.
marchig. Manicardi (da Domenico?).
Manènti (Ca’ dei-), casale pr. Oltressenda, BG, dal cogn. Manenti.
Manera, v. Manara.
Mamnèrba, BS: = rocha Manerva a. 1090 (Reg. Mant.). Secondo la
325 MAPELLO
Gr. Illustr. (II, 297) vi si sarebbe trovata una lapide a MinERvA. Comunque
sia, il nome risale certamente a MINERVAE (fanum-). V. voce seg.
Manerbio; BS, dial Manerbe = Minervis sec. XI, Manervio sec.
XII (un MANERBIO è anche luogo presso al ponte sull'Oglio, a Breno,
BS); dall’agg. anche n. pers. romano), MINERVIUS (locat. abl. Minerviis?).
Mametta (Cascina-), casale pr. Spinadesco, CR: sarà da un cognome Ma-
netti.
Manfredi, v. Castelmanfredi.
Màwngano (Torre del-), PV. Vi si trova ancor oggi l’avanzo di un vecchio
torrione dei Visconti. L’epiteto del Mangano alluderà ad un mangano o
grossa balestra che già vi si trovasse. Per la Gr. Illustr. esso accena invece
ad uno «strettoio per la confezione delle tele di lino ».
Mangialupo, fr. Torrevecchia Pia, PV. Da un soprannome di persona.
Manîna, monte, Clusone, BG. Allusivo alla forma di una piccola mano?
Maniva (la-), monte in Val Trompia, BS; col relativo Passo della Maniva.
Anche perché il nome designa propriam. la « parte prativa alla pendice del
monte », questo nome pare che rappresenti un bel cimelio latino, di un
aggett. MANIVUS, che dica « adatto a dimorarvi » (cfr. il sost. MANSUM e
it. manente) notando che nel dial. bresc. vive mani per «restare »; e v. qui
Vaimani. Un diminut. « manivello » è forse rispecchiato dal n. dello Zucco
MANAVELLO, Mandello, CO.
Manna (Cascina-), casale, Robecco CR: dal cogn. Manni.
Mantegazzo, fr. Vanzago, MI, già anche Mantegazza (così nella Guida Ec-
cles.). Il nome è certo in relazione con la voce bergam. mianteghètt « otre »,
(cfr. il nome loc. veron. Bosco Mantico): forse attraverso ad un sopran-
nome personale? Cfr. il cogn. Mantegazza; ed un Galv. de Mantegaziis,
vivente « in Montevegia », in c. del 1456.
Màntova = Mantua Virg., Livio, ecc., Moyrovz presso Tolomeo e
Stef. Biz. ecc. Secondo Plinio e Virgilio la città sarebbe di origine etrusca,
fondata da Ocno, figlio di Manto e di Tiberino, detto anche Bianore, 0
da Tarconte (Servio, al libro X dell’Eneide, v. 198: Manruam autem ideo
nominatam, quod etrusca lingua MANTUAM ditem patrem appellant). Isidoro
(Origin.) lo deriva da MANES. — Per il Trombetti (67, 77) Mantova è un
nome iberico; ci fu infatti un’altra Mantua nella Spagna Tarragonese (To-
lom., 2, 57); il Philipon (p. 125) lo raffronta col n. di Mantuas, giovane
peonio ricordato da Erodoto.
Mapèllo, BG = fundo, vico Mapello a. 774 (Mazzi, 313). La chiesa
vi è posta su « un poggio eminente, che domina il villaggio». Non esclu-
derei che abbia un rapporto con la voce milan. mappa « cavolfiore », lugan.
MARA 326
mapp « pannocchie del granoturco »: per qualche somiglianza, data forse
la forma a cocuzzolo (v. Salvioni, Not., II, 81); piuttosto che con la voce
lomb. mapell « Aconitum mapellus ». Un fienile, MAPELLA (Gnaga), presso
Lonato. Dal nome del luogo il cogn. Mapelli.
Mara (Valle-), S. Fedele, CO; una valle cupa, fra sponde ripide (ivi presso,
sta una Valle dell'Inferno). Per quanto si possa pensare che, in questo, e in
qualcuno dei nomi segg., abbia a competere la voce prelatina MARRA, da
un lato «burrone », dall’altro « acquitrino », mi pare sia più facile che qui
come altrove, si abbia un maro dal lat. MALUS; od anche da AMARUS (v.
Pieri, Serchio 118 e Arno 271). Vengano poi da qui: MARA, loc. montuosa
presso la bocchetta di Lemna; CORNA-MARA, monte a NE di Sondrio;
Valle e Passo di MARE, Braone e Anfo, BS; MARECOLE, malga, Bago-
lino. Da MARRA, quasi certamente, anche il cogn. bresc. Maraglio (dial.
Maràj), donde l’attributo di (Peschiera) MARAGLIO, Mont’Isola, BS. E v.
Marasìno e Marena.
Marasca, Maraschetto, Maraschino, casali presso Cremona: può trattarsi di
marasca « marena ».
Maragino (Sale-), BS (0 Marazzino, dial. Marafi; = Marasino sec. XII),
sulla sponda orient. del lago d’Iseo (Marasino è luogo distinto da Sale):
sarà probab. derivato, con doppio suff. (-azzo, -in0) dalla voce MARRA: v.
Mara.
Marcaselîo, loc. in Casteggio, PV, dial. Marcajè: è certamente un derivato
da MERCATUS: forse riflettendo direttamente MERCATELLUS (attraverso mar-
caèl (cfr. Cajello da CATELLUS), perché sarebbe forse troppo complicato
un MERCATAL-jello. V. Marcallo e Prajelle.
Marcallo, MI, dial. Marcalli, = Marcallo a. 1045 (Giul., II, 316), loco
Marchalo sec. XIII (Lib. Not., 151). Si pensò che fosse un nome di
origine germanica: da markt halle (v. Corogr. 513 e Gr. Ilustr., II, 854):
ma si tratterà certamente (come per Mercallo, v. questa voce) di una forma
sincopata dalla base lat. #MERCATALIS, onde la voce ant. ital. mercatale
ed il n. loc. Mercatale di Montevarchi ecc. Per merc- in marc- cfr. milan.
muarcà « mercato ».
Marcandéna (la-), gora derivata dal fiume Mella, BS, con MERCANDONE,
fienile, Manerbio, BS; cfr. Marcadetti, fraz di Masserano (Vercelli): sarà
da un *Marcando « mercante »; cfr. il cogn. Marcàndoro (Cogn. Ven., 205),
ed il cogn. bresc. Mercandoni.
Marcaria, MN, pron. Marcaria, = Marchareia anno 1033 (Reg.
Mant.), Marcaregia a, 1049 (Boselli; Marcariggia a. 1190
(Odorici, V): il suo castello « fu infeudato con titolo comitale ». Riflesso,
per più rispetti importante, di un composto originario MARCA REGIA (v. Nomi
emil., 13). Per il passaggio della terminazione -EGIA ad -ia si cfr. il Bagno-
327 MARENA
règio dantesco (oggi Bagnorea: BALNEA REGIA), Ivrea = EPOREDIA; nonchè
la forma a. ital. Agolìa per Aquileia, v. Prati, It. Dial. VII, 20.
Marcellino, fr. Corte Palasio, MI (Agnelli): altre volte San Marcellino (ibid.).
Marcetta, fr. Tavernèrio, CO (Corogr.). Cfr. Marcia.
Marchèno, BS: luogo posto sui depositi alluvionali di un torr. Può derivare
da un nome pers. *Marcheno, tratto ad MARCUS.
Marchîròlo, fr. Val Marchirolo, VA: = vallis Mercurioli (Manar.)
Mercuriola (?) (Giul., II, 81); un: loco Marcoriolo pr. Nembro
BG, a. 830 (Mazzi, 33);} Mercorioli, pr. Capriate d'Adda, BG, a. 949
(Mazzi, 15): sono certamente dei *MERCURIOLUS, o per esservi stato un sa-
cello di Mercurio; oppure, come propose il Serra (Appunti su Asti, p. 62) per
essere stato in quel luogo uno di quei coacervi di sassi («lapidum congeries
in cacumine collium ») che si usarono dedicare a Mercurio, come « viarum
dux» (v. Isidoro di Siviglia). La proposta del Serra riguardava un Merc
riolum, presso Buttigliero d’Asti, dell’anno 1159.
Màrcido, v. Garbagnate.
Marcia (Val): da « marz» « acquitrinoso »? Cfr., per una Fontanna Marza,
v. Battisti, NII. Alta V. Venosta, I 256. E v. Marza.
Marcignago, PV, dial. Marsgnà. Il nome non accenna affatto alle « vaste mar-
cite e risaie » (v. Chiesi, Pavia, 82): ma è uno dei soliti aggettivi in -ACUS
dal nome gentil. MARcINIUS, come già vide il Flechia,
Marcite (dial. marscide); così son detti i prati artificiali della Lombardia,
irrigati anche nell'inverno (v. Cherubini).
Marcolîna (la-), colle pr. Varese: certo da un nome pers. Marcolìno (v.
Cogn. Ven., 144). Nessun credito meriterà l'opinione comune (v. G. Oli-
vieri) che il nome derivi da Malacollina, essendo il luogo già infestato da
banditi.
Marconaga, fr. Ello, CO (Cassina de-) Marchonaga a. 1456: sembra
aggett. derivato, con suff. -Acus (al femmin.) non da un n. pers. rom. MAR-
coNius, come pareva al Flechia, ma dal n. pers. più recente MARCONA: v.
voce seg.
Marconi (Dossi-) casale pr. Soncino, CR; cascina MARCONA (oggi via
Marcona) a Milano: da un nome pers. MARCONE.
Marena, fr. S. Maria Rezzon., CO; Marenellas (ad-), località pr.
Vigevano, a. 1179 (Colombo, Tic. 123): credo si tratti, non già del n.
pers. etrusco “MARENA (cfr. Pieri, Arno, 38 ed anche Not., 10), ma
della voce MARENA «acquitrino », «luogo franoso » (da MARRA, v. Mara
MARENGO 328
e Maraglio) che ricorre nella toponom. trentina, e forse nella veneta (Schnel-
ler, Beitr., II, 96 segg., Top. Ven., 276; Battisti St. Trent. 36).
Marengo, fr. Marmirolo, MN. Non conoscendo la storia speciale di questo
nome, non vedo bene come e perchè questo paese (e così il MARENGO
di Chiari, BS) abbia avuto la stessa denominazione del MARENGO di Ales-
sandria. Per questo le forme medioevali (Curte) Marinca, Marinca
(a. 937, 961), poi Marinco, -inci, Marenco (1105-1199), Ma
rengo, Maringo (1157-1178 e segg.) hanno dimostrato a G. D. Serra
(Zeitser. f. Namenforsch. XV) la sua dipendenza originaria dal nome della
via MARINCA 0 MARENCA (ossia: via marittima, via verso il mare), di cui si
hanno attestazioni storiche sicure, per il tratto da Calliano Monferrato al
mare. Forse anche i due Marengo lombardi avranno una analoga ragione;
ma rimane per essi anche pensabile, invece, l'origine ammessa per tutti dal
Flechia (dal n. pers. rom. MARIUS, col suff. german. -ING).
Marenzo, v. Monte Marenzo.
Maresana (la-), monte a ridosso di Bergamo, = costa de la Maresana
a. 1491 (Mazzi, 434). E’ la voce anche veneta maresàna « renaio, deposito
fluviale asciutto in magra » ecc., di cui v. Top Ven., 275 (forse da MARRA,
v. Maraglio).
Marescalco, fr. Lodi: dal cogn. di una famiglia lod. (Agnelli).
Maresco (il-), loc. sul lago di Varese, dove furono trovati avanzi di pala-
fitte. E la voce lomb. e piem. maresch «luogo paludoso » (lat. MARISCUS
« giunco »: di cui v. Arch. Glott., XVI, 597).
Maresso, fr. Missaglia, CO = Maresso (Giul. II, 629) Mareko a.
1456: presso la riva sin. del torr. Molgora; MAREZZ, cas. pr. Pizzighett.,
CR: credo si tratti di un derivato, con suff. -rcrus, dalla voce MARRA di cui
v. s. Maraglio. Cfr. bellun. Marés (Top. Ven., 276).
Margata (Valle-), Teglio SO; MARGUZZO, fr. Nuvolento, BS, e monte, pr.
Salò, dial. Margòss, = Marguzio sec. XI cfr. MARGOZZOLO, in Val
d’Ossola, MARGUGNO in Val Cannobina; MARGOLE, casa, Cividate, BS
(e MARLE, rio, Polpenazze 859); e le Margogne, loc. presso Vitt. Veneto.
Pare che riflettano tutte quella voce marga, che è, per es., del dial. brescia
no, nel senso « gora, canale da molino » (cfr. la voce ital. marga « marna »,
voce gallica, come si ha da Plinio, XVII, 422). Cfr. Mòdlgora.
Margno, CO, = loco Margnium sec. XIV (Lib. Not., 346); nelle sue
vicinanze (Cimone di Margno) si hanno cave di argilla refrattaria. Forse da
ravvicinare alla voce valtellin. margna «gozzo » (milan. marna « madia »),
o, meglio, all’ital. marna (gallico margila, Rom. Et. Wòrt., 5354)? Pare derivi
da Margno l’aggett. margnacch, che l’Orlandi attesta usato in Valsassina, in
senso dispregiativo, contro gli abitanti della parte alta della valle,
329 MARMIROLO
Marguzzo, v. Margata.
Mari (Ca’ de”-), fr. Gadesco, CR; Cascina MARI, fr. Bonemerse, CR: dal
cogn. Mari.
Mariàga fr. Eupilio, CO (già Cascina Mariaga): (forse non è la cortis que
dio Mauriatica a. 937, Cod. Long., 930). Potrebb'’essere un aggett.
*MARILIACA dal n, pers. MarILIUs (cfr. Pieri, Serchio, 23; Arno, 161).
Mariana, MN, pr. Canneto sull'Oglio, = Mareliana a. 1033 (Reg.
Mant,); MARIANA (o Marianna) cas. Pizzighett,, CR: *MARILIANA, dal n.
pers. *MARILIUS (v. voce preced.),
Mariano Comense, CO, = loco Mareliano a. 1068 (Giul. II, 426),
burgo Marliano sec. XIII (Lib. Not., XI), MARIANO al Brembo, fr.
Dalmine, BG, = loco et fi Mareliano a. 909; vico, villa Marlia-
no a. 952 ecc. (Mazzi, 315), Mariano sec. XI (Cod. Crem., 1): lungi
dal conservare ricordi di C. Mario, come già fu fantasticato (v. Corogr.,
515) riflettono l’agg. lat. MARILIANUS tratto dal n. pers. MARILIUS.
Marifondo, monte in Val Bondione, BG (Corogr.). Se il nome è esatto, dà
l'impressione di essere un composto, non tanto di MARI FUNDUS, quanto
di «malo fondo ».
Marignano, v. Melegnano.
Marigolda, cas. Corna, BG (Cororgr.). Pare da un nome pers. (cfr. Mauriald,
Forst.).
Marinello, fr. Viadana, MN: dal n. pers.
Marinona, fr. Casaletto Sopra, CR; MARINONI cas. Ardesio BG: dal cogn.
Marinoni: per il quale v. alla v. Lurago.
Mariotto, luogo pr. Livraga, MI: certamente dal nome di pers. Analoga-
mente per MARION, n. di un terreno pr. Pasturo.
Marmentino, luogo pr. Gardone Val Trompia, BS. Con MARMENTERA,
luogo pr. Anfo, BS, posto «al piede di rocce incombenti », dev'essere da
ravvicinare al n. loc. veronese Mormenta (MONUMENTA, v. Top. Ven. 333):
allusivi tutti a massi o mucchi di pietre (cfr. la v. friul. monumenz, Prati
NII. friul. 93: con influssi di mARMOR). Dirà infatti « erba dei sasseti» il
n. bresc. dell'erba « riparella» o « salicaria »: mormentina.
Marmiîròlo, MN, dial. Marmiroeul, sulla strada da Mantova a Brescia: =
fundo Marmoriolo a. 976 (Reg. Mant.): un Ponte qui dicitur M ar-
mariolo, in Lodi vecchio, è ramment. in un atto dell’a. 994 (Cod. Long.,
1561): sono certamente: MARMOREOLUM (palatium), MARMOREOLUS (pons);
cfr. il Marmirolo di Reggio, il Marmarolo di Vische (Canavese), Serra, Vie,
MARMONTANA 330
284; e le cadorine Marmarole. C'è una casa MARMAROLA anche pr.
Gardone Riv.; ed una MARMERA, monte roccioso, pr. Vobarno, BS.
Marmontana (la-), monte, Alto Lago di Como, a O. di Gravedona: «mal
montana »? Altre ipotesi sono possibili: non sarà nemmeno da trascurare
un possibile rapporto coi nomi francesi di cui trattò il Montandon in Mém.
du Globe, XVIII, 1929: les Marmontains, cresta rocciosa nel Vallese, Mar-
montans, Chantelouve, Isìore = mons de Marmotana sec. XV: per
le quali voci è ben sensibile almeno l’omofonia col n. frane. della « mar-
motta »: marmotaine (MUS MONTANUS).
Màrmora, fr. Orio Litta, Lodi (Agnelli): sarebbe = Marmurola a.
1210; Marmorea fluvius, pr. Caionvico BS, a. 963 (Odorici, III, 91):
MARMOREA? Cfr. un MARMORO, terreno nei dintorni: dove la tradiz. vor-
rebbe sia esistito già un castello.
Marnate, VA = Marnate sec. XIII (Lib. Not., 187): non so se = curti-
cellum Marinadem (ricordata con Mojadem e curtem Rode-
ni) a. 892 (Cod. Long.): pare un derivato con suff. -AT- dal n. pers. MA-
RINUS (così anche per il Rohlfs).
Marne, BG = vico Marno, loco et f. Marno, a. 976, 990 (Mazzi 316,
478): poichè si trova sulla riva destra del Brembo vi si è creduto di vedere
un MARGINE (Cororgr., 516); ma forse avrà invece relazione con la voce
Jomb. marna « mandia », 0 con la ital. marna (cfr. Marga). V. voce seg.
Marnino, fr. Cremia, CO; MARNOTTO, monte, Gravedona; MARNE’, co-
sta, Grigna sett.: da marna « madia »?
Maro, monte, pr. Lonato: anzichè un « Monte Mario » (v. Gr. HIustr., II,
308) sarà quasi certamente un « monte malo ». V. Cornamara, Montemalo.
Mardeche (Le-), n. di certe «enormi rovine in Val di Sarca » (Gnaga). Va
forse con la MAROCCHINA, fr. Comezzano, BS: e si spiega dal ven. bresc.
maròca « mucchio di sassi». Esiste però, pr. Mestre, Venezia, un vill. Ma-
rocco che dipende, probab., da un nome pers. Marocco (da MARIUS: v.
Serra, Cogn. II 45). — Di signif. simile a Marocche ecc. sarà invece il
monte MAROGNA, Tremos., BS: cfr. voce veron. marogna « riva sassosa ».
Marone, BS: sulla sponda orient. del lago d'Iseo. Non sarà difficile ravvisar-
vi un accrescitivo di MARRA «smotta », di cui v. Maraglio, Un altro MA-
RONE, loc. pr. Casteggio, PV.
Marozzi (Ca' de’) fr. Malagnino CR: dal cogn. Marozzi.
Mìàrtega, -EGHETTA, monti, Varese. (Corogr.). Origine?
Martesana, v. Castelmarte.
Martignago, fr. Ome, BS; MARTIGNAGO, fr. Sale Marasino BS (anche
331 MARZATICA
Martignano, Corogr. e Gr. Illustr., II, 334); MARTIGNANA di Po, CR
(sarebbe stata Martaniana nella. 878, sec. il Chiesi, 221): sono
forme aggettivali in -Acus e -ANA dal n. pers. MARTINIUS (cfr. Martignago,
Top. Ven., 75),
Martina, Martinetta, cascine, Lodi, (Agnelli). V. le voci segg.
Martinènga, fr. Offlaga, BS, con altre loc. omonime pure bresc., già dei Mar
tinengo; MARTINENGO BG: — in fundo Martin ingo a. 847 (Maz-
zi, 316); derivato con suff. -ING: dal n. person MARTINO. Dal secondo de-
rivarono i Martinenghi, famiglia di Brescia.
Martini, cas. Valbondione, BG; MARTINOLA, fr. Oome, BS; CA’ MAR-
TINONE, fr. Torre de’ Busi, BG: dai corrispondenti nomi person. o cogn.
Martìnico, fr. Dongo, CO: sarà un MARTINIcUS, da MARTINUS.
Martorasco, fr. Parre, BG: sembra un derivato, mediante il suff. -Asco, dal
n. person. MARTYRIUS: v: Castelmarte.
Marubbio, riale, affi. dell’Olona: dal n. di pianta lomb. marubi «marrob-
bio ».
Marudo, Lodi: = Maturum a. 72 (Agnelli); MARUDINO, fraz. del-
lo stesso: certamente pari a maturus « precoce » (1): cfr. bellinz. Marwu-
della (Gualzata).
Marza, v. Casamarza, Nel Bresc. si hanno varie VAL-MARZA; e va ricor-
dato che il dial. bresc. usa marsa per « acquitrino ». Qui dunque ancora.
MARSA, Cellatica; MARSINA, Toscol.; MARSER, monte, Sonico BS;
nonchè MARZALE, presso Madignano, CR.
Marzago, fr. Provaglio V. Sabbia, BS: *MARTIACUS, aggett. del n. pers.
rom. MARTIUS.
Marzalengo, fr. Castelverde, CR: forse aggettivo in «engo dal n. di per-
sona MARCELLUS, o Marzélo.
Marzànica pr. Redona, Bergamo: = loco et fl Marcianica a. 881
(Mazzi, 317): aggettivo in -ANIcA dal n. person. MARTIUS (da iscriz. di
Clusone).
Marzano, PV; MARZANO, fr. Merlino, Lodi; un altro, pr Gavirate, CO
(Corogr.): evidente “*MARTIANUS, aggettivo dal n. pers. MARTIUS.
Marzaro, fr. Leggiuno, VA: «merciaio »?
Marzàtica, fr. Gavardo, BS, dial. Marcàdega. Benchè il vill., secondo lo
(1) Anche il Gabiano lo intese rettamente, dicendo che a « Maduro» «ai baci del
fecondo sole lampeggiano mature e messi ed uve».
MARZIO 332
Gnaga, stia «sopra un dosso pianeggiante », la ragione del n. può essere
egualmente nel « marcire» dell’acqua. Altrimenti, converrebbe un aggett.
#MARTIATICA, del n. pers. rom. MARTIUS.
Màrzio, VA; luogo nella Val Frigeria, a m. 728 s. m.: diverso dal: locus
dictus Marcii iuxta ripa laco (Seprio), a. 1023, (Giul., II, 130: non so se
più facilmente dal n. pers. MARTIUS che pari a ital. « marcio ».
Marzo, loc. pr. Baggio Mil. V. voce seg.
Marzo (Pra-) (o Pratomarcio): il «piano ondulato e torboso in cui si trova
il paesello di Montorfano » CO (v. Chiesi, 87), v. Casa marza.
Masano, fr. Caravaggio, BG (Massano, Mazzi) — Maxano a. 963:
*MassiaNUS da un n. pers. *Massius (cfr. MASSIDIUS),
Masano, fr. Villaguardia, CO: forse MAsraNus dal n. per. Masius.
Masate, MI: = locus Maxate sec. XIII (Lib. Not.): il Flechia lo de-
duceva da mANSUM; il confronto col primo dei due Masano precedenti può
far pensare anche ad un derivato dal n. pers. MATTIUS (MasIus, per il
Rohlfs).
Mascarina, fr. Pieve Fissiraga, Lodi (Agnelli): Dicevo già che pare derivato
da un nomignolo di persona. Ma il Serra (NII. Lomb.) ha precisato, che
si tratta del cogn. patronim. MASCARINUS: figlio o nipote di un MASCARUS,
attestato da carte piemont. lomb. e trident. dal sec. X al XII (filius quond.
Mascari, 935 ecc.). Ci sono anche i n. pers. storici Mascarellus e Ma-
scarotus. Il Serra lascia il dubbio che si perpetui in questi nomi il gentil. lat.
MASKARUS, oppure il cogn. lat. MAscULUS.
Mascazza, fr. Turate, CO: sarà da un soprannome di pers.: cfr. pie-
mont. masca « strega ».
Maschéda, monte, pr. Caionvico, BS. Donde?
Mascherpinga, fr. Adrara S. Mart., BG: pare un derivato, con suff. -inga,
dal n. pers. rom. MascarpIus (lap. di Lodi): in relazione con la voce al-
pina mascherpa, di cui v. Battisti, St. Trent., 47.
Masciaga, fr. Bedizzole, BS: v. voce seg.
Masciago, Primo, VA; MASCIAGO Milan., fr. Bovisio, MI, — loco Ma-
sciago a. 979 (Cod. Long.): sarà certo *Macciacus dal gentil. Mac-
cius (Flechia). V. Masciaga.
Mascone, fr. Soresina, CR: cfr. Mascazza.
Masî, fr. Borgofranco Po, MN: v. Maso.
Mîàsino, fr. Ardenno, SO, ed anche n. del torrente, ibid.; VALMASINO o
w
333 MASSALENGO
VALLE DEL MASINO; Acque del MASINO, ibid.). Il Pieri (Not., 21) vi
sospettò un n. person. etrusco MASINA {v. Trauzzi, 17). E’ però da chiedersi
se non si tratti di masen «macine » fatto singòl. maschile nell’italianizzarlo :
men facilmente da un MANSULUM « piccolo podere ». (Cfr. il Masìno di
Aosta, già Maximo, col vicino Borgo-Masino; onde: Conti di Masino).
Maslianico, CO, dial. Masliànich. Sembrerebbe veramente un aggett. *Ma-
SCELLIANICUS od un *MassiLiaNIcus (da gen. MasceLLIUS di lap. lomb.,
o Massitius): superabili forse le difficoltà fonetiche (v. Salvioni, App., 256).
MASNAGA (Costa di-), CO (Brianza) = Masenaga (plebe Incini) sec.
XIII (Lib. Not.); MASNAGO fr. VA; dial, Masnàgh: = Mausonaco a,
865 (Giul., I, 145), vico Masennaco a. 959 (Cod. Long.), Masso-
nago a. 993 (Rota, Varese 188); loco Masenago sec. XII (Lib. Not.
230 e 88): è forse da rimanere in dubbio (così pure per MACENAGO
dial. Masenàch, Preseglie, BS, = Mazzenago a. 1609 Bottazzi) fra una
derivazione (in -ACA, -ACUS) da un nome pers. come MASINA o MECENNA
(v. Màsino, Macenago), o da MANSIONA(TI)CUM «spese per alloggio » (cfr.
Macinatico, gà Mansionatico Pieri, Arno, 349). V. Masnate e Me-
cenago.
Masnate, fr. Tremezzina, CO: il Rohlfs la dedurrebbe dal n. pers., poco
attest., MASNUS; a me par accennare a MACINATA «mola molendinaria ut
macina », voce che ricorre in Stat. di Modena (Serra, Recens. S., 955): v.
invece Masnaga, Da mdàsna «macina»: Valle di MASNE, Bévegno; ed
anche MASNADÒ, MASNADURA, Bagolino e Paratico, BS.
x
Maso, fr. S. Maria Rezz., CO: MANSUS 0 MANSUM (v. Ducange: « villa aut
locus familiae » « fundus certo agri modo », ecc.: v. Top. Ven., 331; Ma-
rinelli, 167).
Masone, loc. pr. Mairano di Casteggio, PV (dial. la Masòn: poichè il luo-
go sta sulla via Postumia, e a breve distanza da Casteggio, e vi si tirova-
rono molti avanzi romani, il Maragliano (p. 156) ne riporta il nome al lat.
MANSIONE «stazione militare ». Saranno, invece, accrescitivi di maso (da
MANSUM): Pra-MASON, sopra Barzio, CO; ed anche MAZZUNNO, fr. di
Angolo, BS, dial. Masù, = Mazù sec. XVI.
Maspiano. fr. Sale Maras., BS: sembrerebbe composto di mas piuno (MAN-
SUM PLANUM): v. voce prec.
Massa (la-), loc. pr. Mandello, CO; con Valle MASSA, BS, e MASSAZZA
(la-), cascina, Greco Mil. (Rota, Greco 19): MASSA « podere, fondo »: v.
Massari e Missaglia.
Massalèngo, M/. Sarà un derivato con suff. -engo, da un nome pers. (forse
Mazzilla, Fòrst.) (1).
(1) II Gabiano sognò una derivazione da Massilia: «fondaro i Marsigliesi Massa-
lengo ».
MASSANO 334
Massamo, v. Masano.
Massari, de’ Melzi, fr. Fara d'Adda, BG: basso lat. MASSARIUS, it massaro;
v. Massa.
Massenzano, fr. Sale Maras., BS; Maxenzana, luogo in plebe Travalia
(Val Travaglia): *MAXENTIANUS, -ANA, dal gentil. MAXENTIUS.
Masserina, fr. Goglione, BS: diminut. di massèra (cfr. italiano massaia)?
Massimbona, fr. Gòito, MN: come l'omonimo veronese (Top. Ven., 122)
sarà da un nome pers. composto: Massimo-bono.
Massimo, cas. Pizzighett, CR: dal n. pers.
Masso, cas. Mandello, CO (Cor.): it. masso?
MASTALINGO, vico Mastalengo ecc., a. 852, 949, già luogo pr. Ca-
stelleone CR (Mazzi 319 e Cod. Crem., 1, 364): deve essere aggett. deri-
vato da un n. pers. Mastalo. Questo è dato come n. longobardo dal Bru-
ckner (v. Cogn. Ven., 163, dove se ne deduce anche il cogn. antico vene-
ziano Mastalico). Il Massia (Nov., VI) cita il nostro nome, a proposito del
fiume varallese Mastallone (già Mastalone); e lo considera anch'egli
deriv. da un nome di persona, ma gallico, ravvicinandolo al n. pers. MASTAO-
NE (v. Holder). E’ forse il caso di rimanere in dubbio fra le due versioni. E
v. voce seg. e Masteliano.
MASTALLIA nome della cittadella di Cremona, sec. XIII (Cod. Crem., I,
294): v. il nome preced: o cfr. Malastalla?
Mastanìco, fr. Provaglio, BS. Potrebb’essere derivato con suff. -Ico da un
nome pers.: il quale potrebb’essese *MastoneE (affine al MASTALO veduto
or ora).
MASTELLIANO loc. pr. Mantova, a. 1037 (Mon. Germ. Hist., 323; v.
Massia, loc. cit.): dev'essere aggett. derivato da un nome pers. *MASTELLUS
(cfr. MASTRIUS), v. Mastalingo.
Masténa, fr. S. Maria Rezz., CO: sembra alteraz. fonetica di “mastella: che
potrebbe anch’essere, invece che affine al già veduto Mastalingo, una
forma aferetica di *LAMASTELLA (« paludetta »), forma derivata da LAMA con
quel suff. -stELLA che il Prati (Raggr., 459 sgg.), avvertì assai bene nelle
voci trent. palustela, pradestel, laustel, bergam. gramostel ecc. E cfr. i nomi
tosc. Lamastrone, Amastrore (Pieri, Serchio, 153; Arno, 315).
Mastignaga, cas. pr. Salò, BS: *MESTINIACA dal nome rom. *MESTINIUS
(MEsTIUs). Dallo stesso n. rom.: MASTEGNANE ,cas., Botticino, BS.
Mastocchî, fr. Viadana, MN. Da un cognome?
Mastonate (o Mastunate), fr. Morosolo, VA (Corogr.). Forse deriva, con
335 MAZZO
suff. -aT, dal n. person. MASTONE: v. Mastanico; purchè non sia = M e-
stegonate (ecc. S. Laurentiii), sec. XIII (Lib. Not., 205): chè allora ri-
salirebbe forse a un n. person. MESTICONE (da MESTIUS).
Masuccio, monte, Tirano, SO: diminut. di maso «podere »?
Matarèllo (Alpe di-), Trezzone, CO. Insieme con Mattarella (Ossola), Mat-
tarello (Trento), Matter-horn o Cervino) ecc., si spiega da un sostant. mat-
tro o mattero «che ancor vive nel contado di Lugano col signif. di ’’poggio
scoglio, promontorio” » (Salvioni, Not., IV, 85: cfr. Gualzata, II, 13, Serra,
Recens. G., 93). E v. qui Matto.
Matta, v. Camatta.
Matto, (Pra del-), loc. presso Erba. Con MATTI (dial. Maéé), monte, Lo-
véno CO; con (Sasso) MATTOLINO, monte, Mad. di Bellano; con MATASÌ
(dei Pagà) in V. di Scalve; MATTACÈUL, cima Vezza; e, al femminile
(Valle delle Quattro) MATTE, in Val Camon.: ricorre qui, come sembra,
quella voce matto (in Valle del Lago d’Arno, BS) alternantesi con matta (in
Val Camonica) che ricorre da quelle parti col signif. di « piramide di sassi»,
o « guglia rocciosa ». E’ di origine prelatina: v. Galotti Maria, Elem. Prelat.,
e v. qui Matarello.
Mattolino, (Sasso-) monte, v. Matto.
Maurone (Passo-), ‘fra la Valtellina e la prov. di Brescia: da un nome pers.
Mazzabò, Casale, Cremona: cfr. due luoghi omonini veron, e: Mazzacaval-
lo, Mazzagatta, ecc. in Top. Ven., 141.
Mazzafame (la-), fr. Legnano, MI: sembra nome allusivo alla scarsa fertilità
del suolo (atto appena a toglier la fame): cîr. Guzzafame.
Magzano, dial. Mafà: = Mazzanis sec. XI (Gnaga); con Magiano,
vico Magiano pr. Cologno Bergam, — de Mazano a. 1260 (Mazzi,
309): sarà un MAgIANUS dal gentil. MAGIUS.
Mazzo di Valtell. SO, sopra Tirano, sull'Adda: sarebbe forse = Amatia
a. 822 (Giul., I, 125): poichè è luogo antico (« una delle quattro pievi di
Valtellina ») si tratterà del n. person. rom. MATTIUS 0 AMATIUS.
Mazzo, fr. Rho, MI, = Mazio sec. XIII (Lib. Not.), con una frazione
MAZZINO: la sua vicinanza a Pantanedo lascia supporre, invece che un
derivato dal nome pers. MATTIUS (v. voce preced.) o german. Mazzo (Cogn.
Ven., 163), una forma aferetica da #lamazzo (« paludaccio », da LAMA (cfr.
Lamas, Top. Ven. 271 e qui Maléngola).
MAZZOCCHI 336
Mazzocchi, fr. Gromo, BG: da un cognome Mazzocchi (Cogn. Ven., 228).
Mazzolare, fr. Cremona (Corogr.): sembra un derivato dalla voce lomb.
mazzoeula « mazzuolo »: ma non vedo in qual significato (cfr. emil. maz-
zuleina, veron. Mazzolina, tosc. erba mazzolina « Dactylis glomerata »?).
Mazzoleni, fr. S. Omobono, BG, che comprende un gran numero di vill,
Sembra deva il nome al cognome, ancora esistente, derivato da Mazzo,
Mazzila con desinenza -ENIS: cfr. Mazzolani ‘ant. cognome ven.
(Cogn. Ven., 163).
Mazzolésa, roggia di Gera d’Adda (Agnelli): sarà forse aggett. in -ESA
(-EnsIS) dal n. pers. Mazzolo (v. voce preced.).
Mazzone (distinto in: -di mezzo, di sopra, di sotto), fraz. di Codogno, MI
(Agnelli). Forse dal n. pers. Mazzone, v. Mazzoleni.
Mazzònico, loc. pr. Gravedona CO, lat. ecc. Mazzonicum; MAZZO-
NIO, fr. Pontelezza, CO (dial. Magiogn?): forse nomi derivati dal n. pers.
Mazzone: v. voce preced.; o da Maio, Maione.
Mazzueca, fraz. Montanaso, M/ (Agnelli): v. Mazzocchi.
Mazzulî, fr. Ostiano, CR (Corogr.). Che sarà?
Meano, fr. Corzano, BS. Se fu già Aemildanus (v. Brixia S. II, 195)
rispecchierà il n. pers., o aggetti. da nome pers., AEMILIANUS: v. Miglia-
nico,
Meda, MI; — burgo Medda Manar. (onde un nome personale M ed-
dascus (-de Guido Littefredi, ibid.): il paese è dominato da un piccolo
colle (m. 243). Il nome va raggruppato con molti altri: MEA. (Ponte di-), su
un affl. del Telo, V. Intelvi; MEDA-LUNGA, fr. Morterone, CO; MEDA-
SCIOLA (Valle di-), Ballabio, CO; MEDASSINO, fr. Voghera, PV; e va
con essi ricondotto alla v. lomb. meda (lat. META), nel senso di «muc-
chio; catasta; dosso ». E v. Medale, Medeletto, Medole. Come nella Me-
da milanese, è resa evidente l'origine del nome in quello di MEDE di Pa-
via, paese posto accanto a due piccole alture su cui già sorgevano due
castelli. Un (loco) Medate, in Pieve di Incino è ramm. nel, Lib, Not.
(sec. XIII)
Medeletto, dial. Medelètt, loc. Pisogne, BS: dov'erano già miniere di ferro
e di barite; MÉDEL, MÉDEN, monte, Paisco, pure già con miniere di
ferro: qui si riconosce la voce a. bresc. médel o médol «cava di ferro o
di pietre » per cui v. Battisti, NIlI. V. Venosta, I, 181, 232; Tagliavini, Li-
vinall. M 4.
Mediglia, M/, dial. Mediglia. Forse è la forma femm. del n. person. ME-
TILIUS, che si ha da due lapidi milanesi (CIL, V, 5767, 6116). Però cfr. bel-
337 MELETI
linz. Medeglia, che il Gualzata derivava da META (cfr. Meda) e v. anche
MEDÌL (Cant. del -), loc. sui monti di Pasturo.
Medolago, fr. Riviera Adda BG, dial. Medoligh: = loco Mediolacus
a. 917, castro, fundo Medolaco, Modelaco a. 952 (Mazzi, 323),
Medolato a. 1185 (Cod. Crem., I, 119). Il Salvioni (Nomi lomb., 367)
vi sospettò un derivato secondario da META (*METULATUS) (v. voci pre-
ced.): ma non è forse da escludere un aggett. *METELLACUS da n. pers.
rom. METELLUS.
Médole, MN (con un colle, detto MONTE MEDOLANO) = Midole,
a. 1008 (Reg. Mant.); un altro MEDOLE, Bòvezzo, BS: qui ricorre il dimin.
della voce META: ossia un lat. METULAE « piccoli dossi »: cfr. Meda e
Mèîna.
Medolfe, fr. Canneto, MN (Corogr.): Medulf è nome pers. german. (Forst,
1111).
Meggiànico, fr. Blevio, CO, dial. Meggiànich: forse sarà un derivato con
suff. -ANIcus dal n. pers. MaecLIius (anche in lap. lombarda).
Meglia, fr. Dongo, CO: forse dal nome pers. rom. AEMILIA?
Megna, loc. Asso, CO; MEGNO, fr. Còrteno, BS. Un nome pers. *Megno
da riferire al n. Domenico?
Melegnano, M/, dial. Meregnam, = (hospitale Meregniani sec. XII
(Lib. Not., 234), Maregnano a. 1261 (Agn.); donde un luogo vicino
MELEGNANELLO, fr. Turano Lodig. Non pare quasi dubbio che il nome
risalga ad un lat. *MarINIANUS dal nome gentil, MaRINIUS (cfr. un vicent.
Maregnana, Top. Ven., 74 ecc.): alla quale forma si accosterebbe di più il
Marignano dei nostri storici del ’500 (vittoria di Francesco I, anno 1515).
La modificazione dell’a protonica in e sarebbe la stessa di museragn, segrà,
rebesch ecc. (v. Salvioni, Fonet., 94). — Il detto popolare, ricordato dal
Cherubini, el perdòn l'è a Maregnan (per dire «non v'è quartiere ») non
avrà la sua ragione nel non. essersi dato quartiere agli Svizzeri nella
famosa battaglia (v. Cherub.), ma nell'indulgenza del giovedì santo concessa
alla collegiata di S. Giovanni di Melegnano, da Pio IV, zio di S. Carlo
(Gr. Illustr., I, 510) (1).
Meléti, MI (o Meletto), dial. Melett, — Meletum, (Waldo-) mele-
tum (Cod. Long.): uno dei tanti “MELETUM («podere a meli»), di cui
(1) Una specie di leggenda semipopolare attribuisce l'origine del nome di « Mele-
gnano » ad un miracolo fatto da S. Savina mentre trasportava i corpi dei Santi Naborre
e Felice. Il prodigio è così narrato dal Gabiano, nella Laudiade: « rogata [Sabina] quae
merx conclusa latitaret condita in arca: Mel ubi respondit, de ligno mella forato Pro-
siliere palam, cunctis mirabile visu. Hinc Melegnano nomen de melle relicto Fama ve-
tusta manet ».
22. - Dizionario di toporomastica lombarda
MELGACCIATA 338
v. Top. Ven., 168, Pieri, Arno, 242. Cfr. anche Meleto, fondo forse in
territ. bergam., a. 856, Mazzi, 323. V. Villambrèra.
Melgacciata, loc. pr. Cormano, MI, dial. Melgasciada; MERGACCIATA,
loc. pr. Bollate, M/: derivati, con suff. -ada, dalla voce lomb. melgasc, mer-
gasc, già nome lat. mediev. MELEGACIUM (v. Bosshard) del « sorghum vul-
gare», e più tardi del granoturco (v. Messedaglia L., Notizie stor. sul
mais, Venezia, 1924).
Melghèra, fr. Trovo, PV: dalla voce milan. melga « saggina »: cfr. ven.
Malghera, Top. Ven., 168.
Melianico, v. Miglianico.
Melide, fr. Locatello, BG (Corogr.): melitum (= MELETUM); v. Meleti.
Melîrolo, fr. Torre S. Maria, SO: sarà certo un “MELARIOLUM da MELUS
«melo »; cfr. Melaroli Top. Ven. 168, Meraiolo Pieri, Arno,
242.
Mella, fiume bresciano, ricordato da Catullo («flavus quam molli flumine
Mella, Brixia percurrit»), Virgilio («curva prope flumina Mellae»), e
da Servio, secondo il quale intorno alle sue rive cresceva abbondante l’erba
AMELLUS di cui parla Virgilio (Georg., IV, 271); e questa anzi avrebbe avu-
to il nome dal fiume («unde et AMELLA dicitur » anche nel Forcellini:
AMELLUS, vel AMELLA « Aster amellus », Linn.). Ma quasi certamente il rav-
vicinamento fra queste voci è del tutto arbitrario; come anche quello di
Columella (12, 11) fra Mella e MEL « genus quoddam defruti » (cfr. Isidoro:
MELLA, vulgo faba syriaca: arbor magna, fructum ferens comestibilem; forse
dunque la «celtis australis »?). Non pare da escludere invece un rapporto
con la voce gall. (?) MELLO «collina » cfr. Mello. Si trova, ad es., su que-
sto fiume, CASTEL-MELLA BS, che ne ebbe il nome.
Mellana, fr. Gerenzago, PV. Che sarà?
Mellésa, fr. Dovera, CR; MELESA, fr. Cornegl. Lodi, giù Mellese, don-
de la famiglia Mellesi di Lodi (Agnelli). Forse da MELUS: cfr. Melise
Top. Ven., 168.
Mellî, fr. Ostiano, CR. Dirà «i meli»?
Mello, SO, vill. sulle falde di un monte: forse dalla voce MELLO « collina »
(di cui v. Bertoldi, Celt. 514)?
Melma, monte, a N. di Lecco: melma « fango »? Cfr. Velmajo.
Melotta (la-), fr. Casaletta di S., CR: sembra da un cognome *Melotti.
MELPUM, v. Melzo.
Mèlzo, MI, dial. Mèlz, = loco Melzo sec. XIII (Lib. Not.), Melga
339 MENDÒRA
(Chron. Parm.). Già Leandro Alberti credette di poterlo identificare con
l’etrusca MELPUM (ligure, secondo altri, v. Trauzzi, 10), che Cornelio Ni-
pote, riferito da Plinio (III, 17), disse distrutta da Insubri, Boi e Senoni nel
giorno della conquista di Veio da parte di Camillo. Della questione storica
relativa si occuparono il Walckenaer ed il Niebuhr (v. anche Colombo, Mil.,
I, 57): ma per parte nostra si può affermare impossibile (se non si voglia
ricorrere, per comodo ripiego, ad una forma derivativa come un lat. *MEL-
PICI), che un MELPUM antico abbia messo capo all’attuale Melzo. Questo
nome, insomma, se ravvicinato a quello della toscana Mènsola, che risale
quasi certamente all’etrusco *MELSULA (v. Pieri, Arno, 39) ha non poche
probabilità di un'origine prelatina (e distinta da Melpum). Possono rag-
grupparsi con esso anche il n. del «fluvius qui dicitur Melcion» o
«Milicione», del distretto di Persiceto (Bologna), ricordato in docum.
dei sec. X e XI (Tiraboschi I, 288, II, 46). — Meno probabile mi pare che
questi nomi riflettano invece il nome pers. germ. MILIZZO (v. Fòrst. 1123).
Memmo, fr. Collio, BS (noimn. così dal 12249): cfr. il cogn. ven. Memmo
(Cogn. Ven., 161).
Menabò, casale, Gabbioneta, CR: nome person. Menaboi, Cogn. Ven.,
190: vedi la voce milan. mennabò «indice » «repertorio ». (Cherub.).
Menàggio, CO, dial. Menàs, = Menasi a. 943 (Giul. I, 947), de Me-
nasio a. 1169 (Odorici, VI): forse è da vedervi il nome person. lat. ME-
NAcIUS o MENATIUS: per il Serra (Com. Rur. 187) una forma di abl. loc.
plur. *MAENACIS) dal cogn. MaENUS, 0 sim, — Dal nome del paese è ve-
nuto quello del « vento menasìn », cioè che spira di là, sul lago di Como.
Menaresta (la-), fontana intermittente presso Magreglio, CO: aumenta e
decresce nello spazio di un quarto d’ora (Corogr., Gr. Illustr.): è certo
nome composto di due forme verbali giustapposte: mena e rèsta: come a
dire «getta e smetti»: cfr. ital. va e vieni ecc. Infatti menà nel dial.
milan. vale anche « cacciare, gettare ».
Menaréla, Chiavenna, SO; dà il nome anche al torrente che vi passa (Valle
della Fércola). Lo direi affine ai nomi ven. Menaré, Menadòr (« sentiero er-
to per fluttuamento dei legnami»): v. Top. Ven. 331. Cfr. un: canale del
MENADURO, pr. Ballabio, CO.
Mencònico Varzi, PV: pare un derivato con suffisso -ICo da un nome per-
son.: che sarebbe forse un *MENCcONE (da DominicusI: benchè alquanto
ostico alla fonetica lombarda, che vorrebbe Mengone. Cfr., ad ogni modo,
il casato milanese dei Menclozzi (fu già anche di un vescovo): da cui de-
tivò il nome, poi scomparso, della Piazzetta MENCLOZZA, a Milano
(v. Anselmi).
Mendòra, casale, S. Omobono, BG (Corogr.): menadora; v. Menardla?
MENDÒSIO 340
Mendòsio (Castelletto-), Abbiategr., MI: si fusero così due paesi in uno
dal sec. XVIII: Mendosio fu già comune a sè (Mandox, a. 1273, Man-
dosio a. 1416: forse è alteraz, posteriore la forma Mandroxo: v.
Parodi). Sarà forse un nome personale derivato in -osus da AMANDUS? v.
Mandello). Di lì il cogn. Mandosio.
Menedrago, fr. Marcallo, M/, dial. Mendràg: il Flechia ci vide un *MEN-
o *Minarracus, dal nome pers. rom. MEN- o MinaRIUS. Forse dallo stesso
nome person., attraverso un deriv. MENARIcUS (secondo il Serra nella forma
di abl. locat. plur. #MENARICIS), il nome del ticinese MENDRISIO: =
loc. et fund. Mendricis a. 847 ecc. (v. Serra, Com. Rur, 218).
Menone (Pizzo-), monte, Gravedona. Dal n. pers. Menno?
Mensi (Cascina dei-), casale, Albuzzano, PV; MENSINO, ‘fr. Monte Isola,
BS: cfr. i nomi pers. Menzo, Menzoto, cogn. Minsin ecc. Top.
Ven., 163.
Mentastì (Cascina), Varese = (loco dicto) Mentasto a. 1264, Rota
Varese 86: forse in rapporto con la voce ital. mentastro.
Mentirate, fr. Zibido S. Giac., MI, = Mintirago a. 1051 (Giul., II,
346), loco Mentirago, sec. XIII (Lib. Not.). Non sarà da porre in
relazione con la voce lat. ARMENTUM, e quindi coi nomi loc. Arm epn-
taria, Mentarezzadi cui v. Top. Ven., 193 (e cfr. qui Romanterra): forse
conviene accettare la proopsta del Rohlfs: dal n. person. rom. MENTOR
(CILV 2396).
Menzago, fr. Sumirago, VA, — loco Menzago sec. XIII (Lib. Not.,
390): forse *Miniciacus dal gentil Minicius.
Mtèola, valle, Bovegno, BS: forma dimin di meda: v. questa voce; il Rosa
registra la voce bresc. mola per « macigno ».
Mera, fiume affl. del Liro, Chiavenna, SO: dai Romanci dell'Alta V. Bre-
gaglia, detto Mdira: onde può essere ravvicinabile al n. della Maira (già
Macra) fiume piemontese, Il Trauzzi (p. 10) lo considerava nome ligure.
Meràro (Sasso-), monte, Cabiaglio, VA, dial. Sass Merce: MELARIUM? o da
intendere “Sass Someraro, da somerè «somaraio »?
Merate, CO, dial. Meraa, = Mellate a. 1026 (Giul, II, 149), loco
Merate sec. XIII (Lib. Not.): derivato con suff. -AT da MeLUS: nome
pers., sec. Rohlfs.
Meravigli (Ca' de”) fr. Rivarolo del Re, CR: da un cogn., e questo dal
nome pers. femm. MIRABILIA (v. Cogn. Ven., 196). Dallo stesso cogn. la
via de MERAVIGLI a Milano.
Mercallo, VA, lat. ecc. Mercallum: MERCATALE: cfr. Marcallo.
341 MERONE
Mercato (Buon-), cas. Goito, MN: certo per un mercato che vi si teneva.
Cfr. il dantesco Marcabò romagnolo, che fu già Marcabuono («mer
cato buono»). V. Vimercate.
MERCORINA (loco ubi dicitur), pr. Bergamo, sec. XI (Mazzi, Sub., 12): v.
Marchirolo.
Mercwgnano, cas. pr. Mediglia, M/: messo accanto a Mercogliano di Avel-
lino sembra rifletta un *MERCULIANUS, alteraz. dissimilativa di MERCU-
RIANUS.
Mèrcul, podere pr. Caslino (d'Erba?) (Gr. Illustr., II, 1008). Rifletterebbe
una forma MèrcurI (MERCURI). Cfr. Campo-mércoli, Pieri, Arno, 95.
Merdarola (Bocchetta della-), luogo pr. Morbegno, SO, MERDAROLO, rog-
gia pr. Gera d'Adda (Agnelli): nomi analoghi in Top. Ven., 332. Il Serra
(NII. Iomb.) ha segnalato il nome di M erdarius dato al Lambro nel
De Magnal. U. Mediol. di Bonvesin; e vari Merdaro, Smerdaro, trentini,
piemont., ecc., chiamati così « per il limo rossastro che portano nei tempi
piovosi ». V. anche Lorenzi, Diz. Top. Trident.
Merè (o MERICCIO), monte, Gavirate (Corogr.); Cascina MEREDO, Se-
regno, M/: MELETUM (Mericcio ne sarà una forma dimin.).
Mèria (Valle), nella Grigna sett., verso Mandello. Sarà da ravvicinare ad
Amerio, luogo presso Greco Milan., a. 1219 (Rota, Greco): e da far per-
ciò dipendere dal, n. di persona AMERIO (da Ademariîo); donde deriva anche
il cogn. Amerio.
Meriggia (Cascina-), Settimo, M/; MERIGGIO monte pr. Sondrio; ME-
RIGG (Zucco del-), pr. Pasturo, CO: crederei da #*MERIDIUS, « esposto a
mezzodì ».
Merlada (la-), già bosco pr. Musocco, M/;} MERLATE (o Merlata), fr.
Vernate, MI = de Amerlao a. 871 (Giul., I, 370): dovrebbero essere
forme ellittiche per CASA MERLATA: cfr. Camerlata. — Del Bosco della
Merlata, di Milano, come luogo tristemente rinomato sulla metà del sec.
XIX, per ladrocini e rapine, fa cenno il Panzini, nel Diz. Mod.
Merlesco, fr. Goito, MN: direi da un n. person. dedotto da merlo (cfr.
Merlo, Cogn. Ven., 216). Cfr. MERLA, fraz. di Ballabio.
Merlino, MI (o Merlina, Corogr.) = de Merlino sec. XII (Cod. Crem.,
I, 152); MERLINO, fr. Senna Lodig.: la forma diminut. piuttosto che a
merlo (cfr. Pieri, Arno, 265) fa pensare a Merlino n. pers. Cfr. Merfìn (el),
Merlina (la-), Top. Ven., 201.
Merone, CO, dial. Merén; = loco Merono sec. XIII (Lib. Not., XLVI):
forse MELONE?
MERTE 342
Mertè, fr. Dubino, SO (Corogr.): MYRTETUM?
Mesa, fienile, Pontevico BS} le MÉSE, fienile. Quinzano, BS: tutt'e due
presso una roggia; MÉSOLE e MES-ÒRS, cascine, Memmo BS; le MESE
SO, in territ. alluvionale. Il Serra (NII. lomb.) segnala questi nomi dedotti
dal lat. MENSA con signif. toponomast. (v. anche Top. Ven. 277) riaccostan-
doli alle voci engad. maisa « tavola», piem. meizén « isolotto, acquitrino »,
calabr. misula « isolotto fluviale », v. REW 5501. E v. Mésero.
Mescent, v. Misinto.
Mescolàro, fr. Pozzolengo, BS. Piuttosto che dalla voce lomb. méscola «ra-
maiuolo »: o da un méscol che, come il veron. méscolo, significasse « gra-
nacciata », «segala mescolata a grano» (v. Messedaglia, 90); o con al-
lusione a due acque che vi confluissero. Ma il nome può anche riflettere
un derivato da MuscuLUS «muschio »: v. qui Muscoline e Remesclèr.
Mesenzana, fr. Brissago Valtrav., VA, lat. ecc. Mesenzanum: *Me-
ZENTIANA da MEZENTIUS gentil. rom.
Mésero, MI: posto in ubertosa campagna: = loco Misero sec. XII
(Lib. Not., 274): mi par ammissibile *MENSULUS da MENSA: cfr. Mesola
ferrarese e Mésore (MENSULAE), Pieri, Serchio, 155.
Mesdcca (Val): è la valle del fiume Moésa: v. Monza.
Meson Novo, fr. Tartano, SO: accrescitivo di mesa « terreno pianeggiante »,
cfr. Mese?
Messàga, fr. Toscolano, BS (così a. 1488):' forse un *METTIACA dal n. gentil.
METTIUS?
Messi (Valle delle-), Ponte di Legno, BS: dovendo credersi illusoria l’idea
di vere «mèssi », e poiché il luogo è detto dallo Gnaga « sortumoso », cre-
derei che il nome nasconda un derivato da LAMA (v. questa voce), come
alterazione di un *Lamessi.
Metallino (S. Maria della Rosa al-), loc. pr. Cologno Monz. Forse si dovrà
intendere metelìn: dalla voce milan. metèli, aggiunto a grano (« segala e
grano », Cherub.): cfr. Mescolaro.
Mettòne, fr. Lacchiarella, MI, dial. Metton; = loco Metono sec. XIU
(Lib. Not., 292): dovrà essere una forma aferetica, forse di oMmettàn, o
simile.
Mezzacca, fr. Cremeno, CO. Derivato da MEZZO (cfr. mezzana?) Per A.
Orlandi si tratterebbe anzi proprio di iN MEDIAS AQUAS: perché il luogo
sta su di un roccione compreso come un cuneo in mezzo a due torrenti:
la Val Frera e la Val di Faggio: che, uniti, formano la Valle di Cremeno.
343 MEÉZZEMA
Si aspetterebbe però, piuttosto di un Meffacca, un Mezzàcche (cfr. ven.
Trambacche).
Mezzadri (isola), fr. Spinadesco, CR: da mezzadro (milanese mezzarol).
Mezzàgo, MI, = Miciacum a. 745, Rota, Vimerc. 42, Amezago
sec. XIII (Lib. Not., 257, 393): già il Flechia ci vide #AMiciAcus da AMI-
CIUS.
Mezzana, nome seguito da varie determinazioni (cognomi dei proprietari,
come Bigli, Casati, Corti, o indicaz. di altro genere, come Rabattone, v. q. vo-
ce; Superiore), MEZZANE, fr. Calvisano, BS; MEZZANO, (di sotto, -Passo-
ne, «Pieve, -Siccomario), MEZZANINO, PV, ecc. VAL-MEZZANO, Lodi.
Un elenco meno incompleto di questi nomi ha raccolto, nel territorio fra
Novara e Parma, Arrigo Solmi (Sulle origini del nome di Milano, Rend. Ist.
Lomb., 1926, p. 666 segg.), insieme a varie attestazioni medievali del nome
corrispondente Mediana, Medianus, sempre per il territorio di
Pavia, Lodi, Piacenza, Parma «dove sono più frequenti e facili le varia-
zioni del corso del Po... ad indicare i terreni circuiti dal fiume e formanti
isole o quasi isole»: anche il Cherubini registra mezzana, mezzano nel
significato di « isola, bonello ». L’Agnelli intende per mezzano un « depo-
sito [alluvionale] padano », e ricorda, fra l’altro, un luogo detto MEZZA-
NAZZO, ed alcuni MEZZANINO e MEZZANONE. Una Mediana in
quel di Mantova è ricordata (a. 1033) in Reg. Mant. Il nome è conosciuto
anche nel Canton Ticino (v. Gualzata Bell, 47), ed in Toscana (Pieri,
Serchio, 130; Arno, 289; Bianchi, Arch. Glott, It. IX, 414). Con significato
affine: v. Mezzola. Di nomi di questo tipo si occupò nei NII. lomb., anche
G. D. Serra: riferendo riscontri con nl. piemontesi: fra cui alcuni Mezzdla,
Mezzdlo, Mezèna.
Mezzate, fr. Linate al Lambro, MI, dial. Mezzaa; = plebe Mezate sec.
XIII (Lib. Not.): parrebbe riflettere una forma lat. DI]MIDIATUS (0 DI]MI-
DIATAE): cfr. l’aggett. milan, smezzaa.
Mezzedo (Alpe di-), sopra Lierna: forse derivato con suff. -edo da mezzo
(«alpe di mezzo)?
Mezzegra, fr. Tremezzina, CO, dial. Mezzegra: = in Massegra a.
1049 (Monneret): cfr. il nome: Castel di Masegra, che si dava un
tempo al castello di Sondrio. Il suff. -egra richiama quello di Novegro,
Canegr-ate, ecc. (da -ETULUM); onde forse il Massegra del sec. XI
può condurci fino a *MASSETULA: cfr. l’ital. masseto 6 luogo ingombro e
coperto di massi », donde il Pieri (Serchio, 155; Arno, 318) spiegava So-
masseto e vari Masseto. — Ma non direi da escludere che il nome rifletta
invece (data anche la #î) un *MEDIETULUM: v. la voce preced.
Méziema, fr. Tremosine, BS (anche scritto Mesema) = Mesema a. 1019
(Massia). Forse è nome prelatino; ed il suff. -ema lo può far credere li-
MEZZOCOLTELLO 344
gure: cfr. il Mezzema di Deiva (Spezia) ed il Mesma fluvius (oggi Me-
sima) nel Bruzzio (Nissen, Ital. Landesk., 959). V. qui Misma. Cfr. però,
ad ogni buon conto, Madesimo: perché anche Mésema potrebbe riflettere
(nonostante la 77) il n. person. AMATISSIMA.
Mezzocoltello, n. di un fondo pr. Pizzighettone dial. Mezz-cortàll): non so
se vi entri davvero un coltello, oppure il diminut. di corf «corte » od an-
che di célto « coltivato». Cfr. un M ediopane, local. pr. Cremona (a.
1046, Col. Crem.); MEZZOMANICO fr. Dubino SO.
Mezzéla (lago di-), a nord di Colico, attraversato dal. f. Mera. E’ ricordato
dalla. 1026 (ripa laci Mezolae, Giul I, 145): ma il nome gli venne
dall’Insula Mezola (Piano di Spagna), compresa fra quella conca lacu-
stre ed il Lario; cfr. MEZZOLPIANO, fr. Novate, SO; MEZZULLO, con-
trada di Quinzano sull’Oglio, BS, ed un MEZZULE ‘(già Mediolo)
presso Cremona oltre il Po (v. Solmi, artic. citato s. Mezzana).
Mezzòldo, BG, vill. della Val Brembana. Non parendo possibile che sia
un composto di mezzo e alto (cfr. Gazoldo), porrei questo nome in rela-
zione col nome pers. Mazold, che trovo, per es., in Schneller, Tirol. Nam.:
e cfr. Mansoldo, Cogn. Ven., 163 e 267; e, nel Férst. 1085: Maizold.
Mezzolpiano, v. Mezzola.
Mezzomonte, v. Montemezzo.
Mezzovico, fr. Blevio, CO: in MEDIO VICO: v. Capovico.
Mezzullo, v. Mezzòla.
Miànico, v. Miglianico.
Migiondo, fr. Sondalo, SO: dial. Migiont: cfr. il nome di MIGIANDONE,
comune in quel di Pallanza (anche Strada del Migiandone, che, in un atto
del 1477 (Cavalli, II, 194) è detta Strata Mizandoni) Saranno forse
da nomi di persona?
Miglianìco, fr. Airuno, CO (dial. Meianìch) = Melianico a. 879 (Giul.,
I, 310). Va con MIANICO ({Calozzo-) fr. Pianello Lario, CO, = Miani-
cho a. 1456: tutt'e due riflettendo “#AEMILIANICUS, aggett. da AEMILIUS
(o da AEMILIANUS).
Migliavacca, cavo o fosso, Gera d'Adda: dal cogn. Migliavacca (« mangia
vacca»): Cogn. Ven., 190.
Migna (Valle), Pezzaze BS: non so se ascriverlo ai derivati da nomi di
pianta: alto lomb. migna (mil. mognén; ma bresc. gàtol) « salix capraea ».
Mignéte, fr. Zelo buonpers., M/ (anche Mignette o Migneto); (Monte) MI-
GNOLO, Bagolino, 85; MIGNONE, monte, Borno, Val Camon.; MIGNO-
. “cc |
345 MILZANO
NA già luogo pr. Pezzolo di Villavesco, MI (Agnelli): crederei da un n.
person. *Migno (Erminio o sim.).
Milano; anticamente Mediolanum (anche Mediolanium: per
l'inserzione di i, cfr. Carthaginiensis, Agrippiniensis:. Mediolaneum
nella vita di Aug. di Svetonio, e nel Corp. Inser. Lat, V, 603) Fondata
dagl’Insubri (Livio e Plinio), secondo una leggenda guidati da due capi
MeEpo e Lano, dai quali la città sarebbe stata denominata: secondo un’altra
leggenda fu detta così per essersi trovato colà un maiale per metà lanuto
(MEDIO-LANA) e per metà setoloso (v. Claudiano, Carm.: « moenia Gallis
Condita, lanigeri suis ostentantia pellem »; Sidonio Apoll., Carm.: [urbis]
quae lanigero de sue nomen habet», e Isid., Orig.: tutto questo ho dal-
l’Onom. del Perin) (1). Nessuna base può avere l'opinione che Mediolanum
sia nome di origine german. (MITTE-LAND). Il Longnon (Revue Celtique,
VII, 1887, p. 374) segnalò otto località designate col nome gallico M e -
diolanum (o -anium) nei testi antichi: oltre alla nostra, cinque nella
Gallia transalp., una in Germania ed una nell'Isola di Bretagna: ma ne
sopravviverebbero con certezza appena tre: Milano, Chateaumeillant, Mio-
lan; il Longnon però registrava altri ben 33 nomi attuali francesi che do-
vrebbero (secondo a lui pare) risalire anch'essi a Mediolanum. —
In questa parola sembra vedere indubbiamente un composto di MEDIO e
LANO. La voce celt. LAN(N)o (cfr. lat. PLANUM) sembra aver indicato uno
spazio recinto e piano (quindi anche « luogo consacrato », « santuario »):
v. Dottin: sicché il nome composto dovrà aver indicato facilmente « luogo
di mezzo », « paese in mezzo ad una pianura ». Il prof. A. Solmi (op. cit.
s. Mezzana), noù trovando affermata in modo assoluto questa etimologia
dai celtisti, credette di poter ravvisare in Mediolanum, anzichè un
composto, una forma aggettivale gallica, simile, sia per la forma sia per il
significato, alla formazione lat. medievale MEDIANUS « luogo emergente in
mezzo a corsi d’acqua, fiumi, canali, paludi », ecc. Ma la sua congettura
non è sufficientemente sorretta da prove linguistiche: e non si può accettare.
— Il nome di Milano fu già popolarmente Miràn: si trova anche frequente,
nei docum., il nome pers. Miranus, Miranetus (v. Manaresi).
Milzano, fr. Pralboino, BS, dial. Milsà; = Milicianu m, Milcianum
sec. XI Odorici V., e Gnaga; MILZANELLO, fraz. di Leno, BS: distante set-
te km. da Milzano. Presuppongo in tutti e due un (fundus) “MELICIANUS 0
“MILITIANUS (v. Melliciano, Pieri, Arno 163 e qui Mirazzano). La notevole
distanza di Milzano da Milzanello, tutti e due derivati dallo stesso nome pre-
(1) Fra le bizzarrie etimologiche sul nome di Milano è famosa anche quella caba-
listica di Bonvesin de la Riva (De Magnal. Urb. Mediol., trad. da G. Verga): «le lettere
stesse onde il suo nome si compone alludono alla sua celebrità... E non senza ragione
profonda il nome « Mediolanum » comincia e termina con la lettera «m» a indicare il
numero « mille»; e nel suo mezzo racchiude le lettere «o» e «1», simbolo l’una di
rotondità e perciò di perfezione e simbolo l'altra di nobiltà e di gloria. E nello stesso
nome « Mediolanum » rinvengonsi tutte e cinque le vocali, onde nulla manca alla città
di ciò che ai cinque sensi dell’uomo dir si può necessario ».
MINCIO 346
diale, darebbe testimonianza davvero di un’originaria proprietà unica assai
vasta.
MINATE, luogo citato dopo Cornaleto e Palatiolo, a. 1043
(Giul., II, 354). Da un nome pers. Mino?
Mincio, fiume, MN, dial. Mens, = Mincius (Virg., Plin.), Mintius
(Anon. Rav.), Miyztoc Polib., fl. Mencio a. 1101 (doc. veron.), Mencio
in Dante (Mincius anche cogn. rom., lap. di Boarno, Corp. Inscr. Lat.,
V, 4908). Che sia nome gallico può esser congetturato: ma non bene l’Hol-
der lo presunse forse connesso con l’aggett. franc. mince «in contrappo-
sizione a OLLIUS »: anche perché questo aggett. mince pare di orig. romana
(Rom. Et. Wéort., *MINUTIARE).
Mìngola, loc. pr. Linarolo, PV: certam. da un cognome Mìngolo (n. pers.
Mingo da DOMINICUS).
Minisfreddo, monte, Bisuschio, VA: dev'essere da un nome person. in
-FRID, di cui però non trovo l'esatto riscontro (*Minizzo + fred?).
Minòprio, CO, dial. Minoprj. Dev'essere attinta dall’opera fantasiosa di G. B.
Bullet (Mémoires sur la langue celtique ecc., Besancon 1754-60, vol. II,
dov'è un Diz. Celt.) l'opinione di Carlo Cattaneo (Alcuni scritti, I, 159, e
v. anche Cantù in Gr. Illustr., I, 20) che questo nome provenga da una
parola gallica MoENAWR che avrebbe indicato una grande estensione fondia-
ria: poichè in quel dizionario si trova la voce MOEN (franc. moins!) « mi
nuto », e AUR « paese, contrada ». — Sarà da vedere se il nome non risulti
invece dalla voce lat. oPERA (v. Opera), premessovi un genitivo DOMINI 0
non so che altro.
Minotti, fr. Caiolo, SO: dal cogn. Minotti.
Minuta (la-), luogo pr. Guardamiglio, MI: forse da un n. pers. Minuto?
Oppure da menùd «minuto» «fine»? Lo stesso dubbio per: le MINU-
TOLE del Gerone, pr. Bastida Panc. PV.
Miògni (alture dei-), pr. Varese (in Corogr. Miogno) = Miogni, a. 1122,
Rota Var. 212. E’ forse possibile derivarlo dal n. pers. Emili-ogno o MILio-
Nus; altrimenti, sarà da un nome pers. *Miogno, tratto da Mio (v. Cogn.
Ven., p. 133 n.) con suff. -ogno.
Mirabella (la-), nome di vari casali posti generalmente su di un'altura, VA,
MI, BS: come altri omonimi ital., andrà col n. loc. veneto Mira (la-), che
riflette il basso lat. MIA «belvedere » (Top. Ven. 332). V. voce seg.
Mirabèllo (il-), nome di vari luoghi situati in belle posizioni MI, CR, PV,
CO (presso al Mirabello di Monza, compreso anch'esso nel Parco, è il
MIRABELLINO, «eretto nel 1776 dal medesimo card. Durini» Corogr.).
Anche questo ha vari omonimi in Italia, ed è da intendere come un campo-
347 MISINTO
sto verbale: «mira-bello » «luogo donde si ha un bel vedere ». Cfr. Pieri,
Arno, 341: e qui Mirasole.
Miradòlo PV, alle falde delle colline di S. Colombano; dietro alla chiesa
sorge un bel colle: = in Miradolo a. 1034 (Colombo Abbiat.): *Mr-
RATORIUM: cfr. qui Mirabella, cd il Miratoio di Pesaro (portogh. mirador
« balcone »).
Miràgolo, fr. Zogno, BG: sul monte Miragolo (sono due villaggi, uno detto
Poscastello, l’altro Montecastello, v. Corogr., 593). Forse rispecchierà il lat.
MIRACULUM, che potrà aver avuto quasi il senso del precedente Miradòlo:
cfr. i tosc. Miracchia, Miracchina (non interpr. dal Pieri, Arno, 380).
Miràndola, fr. Barbata, BG; altra, Codogno, MI, varie altre nel territ. Vo-
gherese (Maragl., 158) e nel Bresc.; MIRANDOLE, Offlaga, BS (Corogr.):
basso lat. MIRANDA, «specola » (v. Pieri, Arno, 318) (1).
Miraséle, luogo pr. Rozzano, MI, = Mirasole sec. XIII (Lib. Not.);
MIRASOLE, fr. Benedetto Po, MN; altro, fr. Leggiuno, VA (un altro, nova-
rese): è n. ben ovvio, composto, come i tosc. Bramasole, Parasole, Spicchia-
sole (Pieri, Arno, 339-342).
Mirazzano, fr. Peschiera Borr., MI: = loco Mirizano sec. XIII (Lib.
Not., 2, XXXVI): probabilmente sarà un aggett. #MELICIANUS dal n. pers.
MeLIcIUS (v. Pieri, Arno, 163).
Misano di Gera d'Adda, BG, = loco et f. Misiano a. 973; MISANO
Olona, fr. Bornasco, PV, forse = Mixanum a, 1196: tutt'e due: *Mi-
SIANUS aggett. dal n. gentil. Misius. Cfr. Almisano, Top. Ven., 77.
Mischia (la-), fiumicello (roggia) pr. Milano (dial. Misgia) = Misca sec.
XIII (Bonvesin, De Magnal., 108), Miscla a. 1191 Colombo, Mil., I,
57): v. anche Parodi, che distingue due Mischie; cfr. milan. mes’cc o mis'cc
«misto, mischio ». Crederei che il nome alluda al confluire di due fosse in
una, analogamente a quello che può apparire del veneto Meschio, dialett.
Mesch (v. Top. Ven., 366), e conforme a quello che notai del rio Masdone
di Parma (quasi un *miscitone: v. Nomi emil., 13).
Misericordia (la-), casale pr. Castelleone, CR: certo da una chiesa, o cap-
pella, alla B. V. della Misericordia.
Misinto, MI, dial. Misint; = de Mediosen a. 926, de loco Medio-
sente a. 974 (Cod. Long., 883 e 1310), Misente, Misentis sec.
XIII (Lib. Not.); lat. ecc. Misentum: villaggio posto su piccole alture,
(1) Il Salvioni (App. 256) credeva che due luoghi detti « la Mirandola », l'uno presso
Luino, l’altro pr. Piano (Porlezza), poichè giacciono « sul fondo della valle », non potesse-
ro essere stati indicati come dei punti di bella vista: onde li spiegava (sono entrambi
presso ad un molino) dalla forma lomb. molanda per molenda. A me pare tuttavia che
lo scrupolo del Salvioni riguardo ad una origine da miranda fosse qui alquanto eccessivo,
Il « bel vedere» non è necessario che si trovi posto molto in alto.
MISMA 348
sull’estremità occidentale delle Groane (Corogr.). Se non è illusione, par di
vedervi un nome composto, la cui prima parte sarà quasi certamente MEDIO,
e la seconda, forse, cincTo (per dire «la cui parte di mezzo è cintata »):
cfr. qui Morsenchio. Forse è altra cosa MESCENT (val del-), Livigno, SO.
Misma, monte, Alzano Magg., BG: forse = (S. Marie de) Mesima a.
915 (Mazzi, 321): v. Mezzema.
Missàglia, CO, dial. Massaja, Missaja, = Massalia (donde una Casa
Massaliasca), sec. XIII (Lib. Not.), Masalia a. 1456; MISSA-
GLIOLA, frazione della precedente (dial. Missaiola). Credo sia da veder qui
un riflesso di una forma basso lat. #MASSALIA (derivato con suff. -ALIA da
MASSA «podere, masseria »), non essendo certo che casuale la sua omo-
fonia col n. di Massalia, iberico secondo il Philipon (p. 307), donde, attra-
verso la forma ligure Masselia, e il lat. Masilia, l'odierno ‘Marsiglia. — Per
il restringimento della vocale a della prima sillaba in 4 (che però non è
costante nella pron. dialettale) v. mil. ciciarà, carimaa ecc. (Salvioni, Fonet.,
97): qui sarà favorito dalla dissimilazione.
Missiramo, fr. Lecco: sembra un aggett. *MessorIANUs dal n. pers. rom.
MESSORIUS.
Mocasìna, fr. Calvagese, BS: forse è voce connessa col verbo mil. moccà,
aggett. mocch «spuntare, spuntato »: allusiva forse ad una porzione di ap-
pezzamento (italiamamente: « mocchicina »). Cfr. però il n. pers. Mucca-
SENIA, Schulze, 372.
Mocchettî (Cascina-) pr. Casalmagg., CR: da un cognome.
Mocchiròlo, luogo pr. Lentate Sev., MI: richiama la voce lomb. mocchi-
roeula « spegnitoio »: ma forse dipenderà da mocch « spuntato »; v. Moca-
sùna.
Moccia (Strada-), pr. Casteggio, PV, dial. Stra Muccia: da mucc (mil. mocc)
«tronco » (strada interrotta): Maragl., 202.
Mocenigo, casa colon., Vestone, BS: dial. Mosinìgh: v. Mosniga. Ma, secon-
do lo Gnaga, viene dal cogn. dei Mocenigo di Venezia.
Modignano, fr. Villavesco, M/: sarà forse l'aggett. *MopINNIANUS dal gen-
til. MODINNIUS.
Modrone, v. Vimodrone.
Moèrna, vill, Turano, BS: = Moerna a. 1609, E’ luogo « sul colmo di
un monte ». Alter. di MATERNA?
Moggio, fr. Cremeno, Lecco: = Mogio sec. XIII (Lib. Not., 136), lat.
ecc. Modium. Si può rimanere in dubbio fra MopIius «moggio » (a
designare forse la forma del luogo), e Mopius n. pers, rom.
349 MOLGORA
Moglia, MN, dial. Moia; MOGLIA, tr. Sermide, MN; un’altra, loc. sopra
Mandello, CO; MOIA (la), loc. pr. Rovato, BS; fraz. di Albosaggia, SO;
MOLIAZZA (la-), roggia pr. Milano (= Paxelium a. 1238, Arch. St.
Lomb., 1908, 289); Ia MOLIAZZA (o Moiazza), fr. Torrazza, PV; MOJET-
TA (la-), roggia pr. Pandino, CR; MOJO de’ Calvi, fr. S. Mart. BG; MOEUI
{i-), loc. pr. Pasturo; un MOJÈTT, una MGEUJA, ivi presso MOIOLI, îr.
Calolzio corte, BG; MOGLIA, MOJE, MOJONI, MOJNO, MOJASTRI,
MOJASCO ece., molte local. nel territorio di Voghera (Maragl., 159):
tutti dal basso lat. MOLLEUS « umidiccio »: cfr. trent. mois «terreno palu-
doso » (Prati, Ric., I, 56), marchig. moia « lista di terreno alluvionale, lungo
un corso d’acqua » (Marinelli, Atti IX Congr. Geogr., 1924, II, 290); bresc.
moia «melma» e insieme « maceratoio », « terreno paludoso ».
Moiana (la-), fr. Merone, CO, sulla spiaggia merid. del lago di Pusiano; lat.
eccles. Moiana: certo derivato con suff. -ana dall’aggett. lomb. moeuj:
v. Moglia.
Mojentina (la-), fr. S. Rocco al Porto, M/: da un nome di famiglia, secon-
do l’Agnelli.
Mojo, v. Moglia.
Moirago, fr. Zibido S. Giac., MI, = Muirago a. 1053 (Giul., II, 350),
Moirago sec. XII (Lib. Not.): sarà un aggett. “MuRRIACUS dal gentil.
MurRrIus (Flechia). Cfr. un Moyrano, quartiere di Vimercate, a. 1209,
Rota, Vimerc. 8. V. Moriano.
Mola (la-), fr. Valbondione, BG, dial. Moeula; MOLA (la- di Casale), torr.
in Valcuvia, VA: è la voce mit. moeula « mola ». V. Mololta.
Molena, fr. Erba, CO: cfr. la voce com. molegna « arenaria »?
Molgisio, fr. Tremezzina, CO, dial. Molgisji. Non può andare separato dalla
voce lomb. molg «mungere » : e avrà indicato forse un luogo di mungitura.
Mélgora (la-), torr. Vimercate (Monza) = fluvius Morgula a, 1288,
Bonvesin, Magnal. (onde il nome aggiunto di: Burago di Molgora), M o l-
gula nel 1456. Questo nome, che è anche di altri fiumiciattoli (v. Che-
rubini e Morgorabbia, e anche qui alla voce Morla) deve connettersi coi no-
mi di fiumi franc. e svizzeri Morge, Morges ecc. che l'Holder faceva deri-
vati da una rad. celt. MORGA, MURG « corso d’acqua, palude»; ma che inve-
ce l’Hubschmied, in Der Kleine Bund, 29 nov. 1931, spiegò dal gallico
MoRga « confine » (cfr. ted. mark). Non direi ora che si deva escludere la
possibilità che abbiano la stessa origine anche i nll. bresciani: MORCOLA
(dial Mèrcola), di Marrano; MORCALE, cascine, Presegno; MORCOLA-
NO, Zone; MORCHERONE, Bione (v. Gnaga): cui forse va collegato il
MURCÒ di Varenna ed il Morcote luganese (v. qui Murcò). Per questi, mal
si presterebbe un etimo lat. “AMURCULA « morchia »; e credo anche, sia per
MOLIAZZA 350
Mdlgora, sia per Mércola ecc., un derivato (*MoRRICA) dal prelat. MORRA
«recinto di pietre » (v. Moregge). Cfr. Margata.
Moliazza, v. Moglia.
Molina, vari luoghi (p. es. fraz. Faggeto e Mandello, CO, fraz. Temù, BS);
Porta MOLINA (o dei Molini) a Mantova; via delle Tre Moline a
Vigevano (a. 1550) (Colombo, Tic., 100 n.); presso alla Molina di Faggeto
sorge il monte MOLINACCIA. Avremo qui certamente molina, femmin,
di molino: cfr. i Molina di Top. Ven., 332: sarà da vedere se inoltre nel
signif. delle Moline canavesane «coste dirupate soggette a franare» v.
Serra, Recens. S., 954.
Molinara, 1. pr. Varese: così detto per un palazzo del conte Molinari.
Molinata, fr. Missaglia, CO; MOLINATTO, fr. Oggionò, CO: deriv. da
molino: con suff. -atto; MOLINAZZO fr. Torre d’Isola, PV, MOLINELLA,
MOLINETTO, MOLINO più luoghi.
Mollòbio, pr. Schignano, CO: se qui al suff. -obio si voglia attribuire l’uf-
ficio che sembra avere in Cannobio e sim., avremo in Mollobio un deri-
vato da MoLLIS (lomb. mol! « molliccio »).
Molegno, fr. Casazza, BG, = Molonio a. 1260. Mazzi, 238 (non facil-
mente vi corrisponderà la villa Meloenno dell'a. 894, del Cod. Long.,
599). Il vill. si trova « presso al luogo donde il fiume Cherio esce dal lago
di Spinone ». Ci vedrei dunque un altro derivato da MOLLIS, con suff. -ogno:
v. voce preced. Dall’aggett. bresc. molsì « molliccio », si spiegherebbe (v.
Gnaga) un MOLSÌ di Vico di Trev., BS.
Moilolta, loc. pr. Prati di Pertusio, Grigna. Sembrerebbe un « mola alta »,
ma mi avvertiva Guido Olivieri che questo nome «fu corretto sul luogo »
in Motolta: onde vorrebbe dire « motta alta ». V. Motta.
Modoncello, fiumicello in quel di Bagnolo e Leno, BS. Essendo un affluente
del Mella, non escluderei si tratti di un derivato da questo nome (*Mell-on-
cello).
Molossi (Cascina- e Colombarola-), Casalmagg., CR: può essere un cogno-
me (forse derivato da moll, con suff. -osso cfr. ven. Nasossi, ecc.?).
Molteno (Brianza), CO, dial. Moltén (Molteno nel 1456), pr. il lago di Pu-
siano; MOLTENO fr. Rongio, Lecco. Da collegare forse con la voce lomb.
molta «terra cretacea, da mattonai », da cui sarebbero derivati mediante il
suff. -eno (v. per vari nil. derivati da molta, Serra, Polesine). Anche nel
Bresciano lo Gnaga raccolse vari Moltèr e Moltizze.
Moltrasio, CO, dial. Moltràs, = Maltraxe a. 1019 (Cod. Crem. I). For-
se la forma antica non basta ad allontanarci dalla voce lat. MULCTRA « sec-
chio per mungere », che può convenire a designare la forma della conca
351 MONCECCÒ
di valle in cui il paese si trova: da quella voce derivarono il grigion.
moutra ed il friul, multrin, v. Rom. Et. Wéort., 5727. Il suffisso dovrà es-
sere -acE. Sarà da escludere del tutto che il nome provenga da MONTE RASO
(v. Corogr.). E’ da notare però che il Serra (Com. Rur., 187) pensa ad una
forma come “MotLteRIAcIS (ablat. locat. plur.) tratta dal n. gentil, ligure
MotrerIius o MuLTERIUS. — Dal nome di luogo il cognome milan. Mor-
trasio.
Molvedo, fr. S. Maria Rezzon., BG: sarà quasi di certo un “MALVETUM,
collettivo da MALVA (oggi milan. malba o malva). Così MOLVINA, nome
del monte sopra Tremòsine, BS: cfr. bresc. malvina o molvina « Malva bo-
realis); cfr. Molvinère, casa, Limone, 85; e v. qui Malvoglio. — Poichè la
malva, ad es. nel dial. veronese, è nalba, se ne potrà spiegare il nome di
NALBÒ, di Vesio di Tremosine, BS.
Mombello, più luoghi, fra i quali uno, fraz. di Limbiate, MI: ivi presso
MOMBELLINO. Più che ovvio: «monte bello ».
Mombretto, luogo pr. Mediglia, MI (Corogr.). Vi è Bretto, n. pers. cfr.
Monte-li-bretti, Roma? Oppure = berretto?
Mompiîano, fr. Brescia: «monte piano ».
Monaci (i-), fraz. Branzi, BG, dial. Mongh o Monghi (Val di-), = vallem
que dicitur de Monacis a. 1279 (Mazzi, 19).
Monario, fr. Agnòsine, BG, dial. Monari: sarà certo monàr « mugnaio »
" N
(milan. mornee).
Monastero, più luoghi. In quello di Basiano, M/ «era un monastero di S.
Maria fino dal 1193 » (Corogr.); il Monasterium Domini Salvatoris
(S. Salvatore) di Bergamo è ricordato in un doc. dell'a. 895; il MONASTE-
ROLO del Castello Lovere, BG è forse il: castro Monasterolo del-
l'a. 989; quello di Brembio, M/, fu eretto nel 972 (Agnelli); il MONASTI-
ROLO di Robecco Oglio, CR, è detto Monasteriolum dedicatum
in honore S. Michaelis, nell'a. 833 ecc. (v. Mazzi, 326).
Monate, fr. Travedona, VA, dial. Monaa: = loco Monate sec. XII
(Lib. Not.): villaggio posto sulla riva settentr. del piccolo lago di MONA-
TE. Il nome può ricondursi ad origini diverse: per es. ad un derivato dal
nome pers. Amone (Férst. 87), (per il Rohlfs, da un MoNNUS); 0, con afe-
resi della prima sillaba, da *LAMONE: cfr. il tosc.: fosso della Mona (LA-
Mona), Pieri, Arno, 315, ed ancora Moneta, Monétori (*LAMONETA), Serchio,
152.
Monbrione, v. Brione.
Moncecco, fr. Vervio, SO, dial. Moncecch; ci vedrei « Monte -Cecco » cioè
« Francesco »: deducendolo dal confronto con moncecch « nome che danno
MONCÒDINE 352
i Lariensi agli abitanti sopra Dongo » (Cherub.), e che deriva da quello di
Monte Francesca (v. Corogr., p. 366 s. Gravedona). Avverte l’Orlandi che
nella Valsass. Settentr. moncécch è nome che si dà ad una specie di gerla.
Moncòdine (0 Monte Còdeno, o Grigna settentr.), dial. Moncoeuden, monte
ad oriente del lago di Lecco, che presenta, dalla parte di questo lago, l’a-
spetto di una piramide: alla parola monte vi si accompagna la voce Iomb.
coeuden « ciottolo, sasso ».
Moncucco, v. Cucco.
Mondadìzza, fr. Sondalo, SO. Il nome fu già ravvicinato dallo Schneller
(Beitr., II, 60) a nomi come Mundaditz, Mondatisch, Montadicz (Engadina,
V. Venosta, Grigioni), e derivato da un basso lat. *MUNDATICIA (silva) col
significato di « bosco bandito ». Ha rettificato questa informazione C. Bat-
tisti (NII. Alta Venosta, 264) notando che nell'Alto Ad. mondadizza vale
«mucchio di sassi che si raccoglie sull'orlo dei prati, in primavera »; (cfr.
engad. mundar ils praus). Il vocab. milan. dà le voci mondada, mondadura
« mondatura ».
Mondàro, fr. Pezzaze, BS dial. Mondèr: forse da mondà «rimondare ».
Mondondòne, fr. Codevilla PV, = Monte Dondone a. 1200 (Cava-
gna): cfr. cogn. Dondoni, Cogn. Ven., 159.
Mondònico, fr. Olgiate Calco, CO, dial. Mondénegh; un altro fr. Valganna,
VA: «monte dònico »: v. s. Donegani.
Monegài (Valle dei-), sopra Esino Lario, CO; «fondi dei monaci»: dal-
l’aggett. monacnHaLIs (cfr. Pieri, Arno, 350)?
Monello, fr. Binago, CO: = Monedello sec. XIII (Lib. Not.). Può
essere forse diminut. di MONETA « pedaggio »: v. voce seguente.
MONETA, località di Milano (non longe a Moneta, a. 879, Giul., I,
303; S. Mathia ad Monetam anche nel sec. XIII (Lib. Not., XLVII).
Dovette il nome ad una MONETA 0 ZECCA, che vi esistette fino all’a. 1033:
l’opulens moneta di Milano ricordata giù da Ausonio, v. Colombo, Mil., I,
89. Del resto MONETA si chiamò anche il luogo dove si esigeva un pedag-
gio (v. Serra, Vie).
Monferrina, -INO, loc. pr. Casteggio, PV: dall’aggett. monferrìn « del Mon-
fenrato ».
Monfirè, loc. pr. Casteggio, PV, giù Monte Firello (Maragl., 162):
cfr. comasco firel « filatoio »?
Monforte, via di Milano: « monte forte ». Monforte è anche detto il luogo
di MONTEFORTE, fr. Varzi, PV.
Mongattino, fr. Mulazzano, M/: «monte Gattino »: v. Gattolino.
353 MONTANARA
Mongh, v. Monaci.
Mongiardino, v. Giardino.
Monguzzo, CO, dial. Monguzz, lat. ecc. Mongutium: vill posto su
di un colle piuttosto alto e appuntato » (Chiesi 138): «monte aguzzo ».
V. Monteguzzo.
Monìga (del Lago), fr. Muscoline, BS; altra MONIGA (del Bosco), fr. Pa-
denghe, BS: non mi paiono separabili dal n. di Lomaniga, di cui forse non
sono che una forma aferetica. V. questa voce.
Monlompino, v. Monte Olimpino.
Monluè, local. pr. Milano, dial. anche Malnoè: = Montelowario,
Monte Lupario sec. XII (Lib. Not., 206, 262). E’ dunque certa-
mente un MONTE LUPARIUS, donde la forma attuale si svolse attrav. Monlo-
vée. La forma dialettale Malnoé è dovuta a metatesi, attraverso Molnoé (v.
Salvioni, Not., IV, 10).
Monno, fraz. di Incudine, BS; in posizione molto elevata. La Gr. Illustr.
riferisce la tradizione che il nome derivi da quello di un duca longobardo
Amone o Amonte (cfr. Monate); ma, poichè la cosa è tutt'altro che provata,
e d’altronde l'altopiano di Monno è acquitrinoso, direi che il nome gli
venga da un *LAMONE (LAMA). V. Messi.
Monpiatto (o Monte piatto), sopra Torno, CO: monte ripido, sulla vetta
spianato. x
Mossciasco, loc. pr. Cornate, M/: da un soprannome person. (Monsciasch
= di Monza).
Monsordio, v. Montesordo.
Montà, loc. pr. Casteggio, PV; MONTADA (la-), fr. Ponte Mantov.; anche
nel Bresc, una MONTATA di Pozzolengo: lomb. montada «erta, salita »
(cfr. la Montà e la Desmontà, Topon. Ven. 174). Analogamente pare riflet-
tere un b. lat. *MONTATICUM il nome di luogo milanese Montaego
(sec. XIII) chel è in Lib. Not., 164.
Montaèr, Odolo, Valsabbia BS; un 1. omonimo, pr. Pastrengo, Ver.: ci ve-
drei un lat. MONTIVARIUM: v. Tivàno (od un MONTATARIUM).
Montagna, SO.
Montalbano, v. Albano.
Montaldo, fr. Volta Mant.: omonimo a MONTALTO pavese ed a MON-
TOLDO, S. Colomb., PV; = « mont’alto ».
Montanara, fr. Curtatone, MN; donde un aggettivo Montinarico (o
23. - Dizionario di toponomastica lombarda
MONTANASO 354
-arisco?) a. 1008 (Reg. Mant.); MONTANARA, fr. Vescovato, CR:
= Montenaria a. 1015 (Cod. Crem.): certamente dal lat. MONTANARIA,
sottint, forse viLa: secondo il Serra (Vie Rom. 300) probab. per una « sta-
zione di pastori montanari ». Cfr. Montanare di Cortona (Pieri, Arno, 287).
Montanaso Lomb., Lodi: = Montenasum a. 1090 (Agnelli). Probab.
da un nome di pers. *MONTANACE, tratto da MONTANUS, cogn. rom.; cfr.
Petronace ecc., Serra, Cogn. Il, 557 e Com. Rur., 187.
Montano, CO; MONTANO, pr. Binasco, PV; lat. MoNTANUS: (cfr. Pieri,
Arno, 287): ma forse come nome di persona: v. voce preced.
Montaridlo, -IOLINO, loc. sulle colline di Casteggio, PV: dimin. di monte
cfr. Montirone.
Montaròbio, cas. Porta Ticinese, Mil., dial. Monterobbi, MONTAROBIO,
colle pr. Merate, CO dial. Monterobbi. Secondo un'opinione pseudo-eru-
dita, questo secondo nome sarebbe alterazione di MonTE OroBIO, in ricordo
degli OroBII « antichi abitatori di questa contrada » (Corogr.); ma si tratta
di ben altro, cioè di un MONTE RUBEO (« monte rosso »); con la e di monte
alterata in a solo nella forma letter.; onde non sarà da MONTE RUBEA, co-
me pensava il Salvioni (Not., IV, 19) con mont femminile; v. qui Monte-
vecchia. V. il Pederobba di Treviso (PETRA RUBEA), Top. Ven., 234.
Montavecchia, v. Montevecchia.
Monte (Torre del-), Voghera.
Montebarro, v. Barro.
Montebello, fr. Certosa, PV; un altro in altura, Desenz. BS Secondo VA-
gnelli quello pavese non, sarebbe così detto per la sua bellezza, ma per esser-
vi stata fondata una chiesa, nel 1194, da un Pietro Bello Bisnato.
Monte Bolognola, fr. Villanterio, PV. Il nome aggiunto non sarà che una
forma diminut, del n. pers. Bologno (Bononus): v. qui Bologno. Il monte
vi designa una piccola altura.
Monte Bonéso, v. Bonbonoso.
Montecalvo, Versiggia, PV. Altri Montecalvo v. Pieri, Serchio, 122; Arno,
276.
Montécchio, fr. Colico, CO, dial. Montegg; MONTECCHIO, fr. Darfo, BS
sec. XII Montegio; altro, fr. Vidolasco, CR (non più alto di circa
m. 94 sul mare); MONTECCHIE (le-), fr. Somaglia, Lodi (nel 1261 M o n-
tiglio secondo l’Agnelli); loco Montegia (de Brebia), VA, sec. XIII
(Lib. Not., 50); Montigio, già contrada di Porta Cremona a Lodi (A-
gnelli): MONTICULUS.
Montécolo, dial. Montécol penisoletta sul lago d'Iseo; MONTECOLINO, pr.
355 MONTEMONZONE
Monticello Brus., 85; MONTECLIANA, fraz. di Nave (ai piedi del M.
Montecca, Gnaga). Tutti derivati da MONTE, con suff. -ecco, -éccol.
Montecòllere, v. Collere.
Montecremasco, CR: dove monte è contraddistinto con l’indicazione del di-
stretto (Crema) cui già appartenne.
Momtecucco, v. Cucco.
Monte degli Angeli (S. Stefano del-), fr. Carobbio, BG: certo vi sarà stata
una cappella, o chiesa, di S. Maria degli Angeli.
Monte delle Disgrazie (più comun. Monte Disgrazia), a NO! di Sondrio: così
detto per esserne malagevole il passaggio (Corogr.). Un'altra spiegazione
vien data nel vol. Alpi Ret. Occid. della Guida d. Monti d’It., del C.A.I.
Monteframcesca, v. Moncecco.
Montegaudio, v. Gaudio.
Montegeneroso, v. Generoso.
Montegiusto, fr. Meleti, MI: = Justo a. 1192 (Agnelli): dal n. pers.
Giusto.
Montegrino, Valtrav., VA, dial. Montegrin. Gli corrisponderebbe la forma
mediev. Agarenum (Salv., Not., IV, 3): e par di ravvisarvi dunque la
oscillazione fra la, desinenza -eno e -ino (v. Introd.). Quanto all’etimo, il
nome aggiunto a monte- pare un nome person. german.: cfr. Agrimo, Aga-
rad, Fòrst., 20, 24.
Monteguzzo, fr. Borghetto Lodig., dial. Monguzz; MONTEGUZZINO, ivi
presso: v. Monguzzo.
Monte Introzzo, v. Introzzo.
Monte Isola (o Monte d'Isola), BS: l'isola è la ben nota maggiore isoletta
del lago d’Iseo.
MONTEMALUM, castello pr. Livraga, M/, a. 1150 oggi detto Castellazzo,
(Agnelli). V. Maro (Monte-).
Montemarenzo, BG. Cfr. il cogn. lomb. Marensi (n. pers. EMERENTIUS, v.
Bongioanni, 84). Un (loco) Marenso di Brivio è ricordato nel Lib.
Not.
Montemezzo, CO «sui monti che fiancheggiano il lembo settentrionale del
Lario » (Corogr.): MoNnTE MEDIO. V. Mezzomonte.
Montemonzone, cas. pr. Almenno S. Bart., BG: cfr. i numerosi Monzone
(anche Monsone) toscani, ricordati in Pieri, Serchio 156, Arno 319 (Mon-
MONTEMORONE 356
TI-ONE, accrescitivo di MONTE col signif. di «rialzo di terreno »). Anche
nel Trentino sono certamente allusivi ad alture, e dipendono da MONTE
(forse presupponendo dei «monticcione »): (Negre dei-) MONZONI, (Aut
de-) MONZON, (Colli Alti di-) MONZONE (v. Lorenzi, Diz. Trident. 460).
E mi parrebbe quindi non accettabile la proposta del Serra (NII. Lomb.)
di riportare anche questi nomi ad un nome di persona: che sarebbe il
Montio da lui rinvenuto nei Libri della Conf. di S. Gallo, come proprio di
tre persone lombarde, in una carta dell’a. 830. V. Monzòro.
Montemorone, fr. Malnate, VA: composto col n. pers. Morone (MAURONE).
Monte (di) Nese, v. Nese.
Montèmn, v. Montinelle.
Monte Olimpino, fr. Como (dial. Monte-, Montlompin, e anche Monte
Olimpin): composto con Olimpino, che poi sarà diminut. del nome person.
OLymrus (anche in lapidi lomb.), o di Olimpio -(S. Olimpia, festa il 17
dicembre).
Montesano, fr. Filighera, PV: sembra dall’aggett. montesàn « montigiano »;
ma non so determinare se per via di un nome person. :(v. Cogn. Ven., 178)
o altrimenti.
Montescano, PV: non so se composto con la voce lombarda scagn: v. qui
Scano.
Monteségale, PV, dial. Monségra: « monte ségala ».
Montesiro, fr. Besana, MI, lat. ecc. Mons Siri: forse composto col
nome pers. Siro (SyRius, Cogn. Ven., 144, e Senra, Cogn., III, 97).
Montesolaro, fr. Carimate, CO (anche Monsolaro) dial. Munsorée. Il vil-
laggio si trova in posizione amena e «di clima temperatissimo » : il nome
parrebbe dunque accennare, come il Solajo di Versilia (Pieri, Serchio, 191)
A SOLARIUM, nel signif. di «luogo aprico e soleggiato ». V. del resto s.
Solaro.
Montesérdo, fr. Cermenate, CO, = Sordo sec. XIII (Lib. Not., 279); un
altro Monte Sordo, secondo C. M. Rota (Arsago 6), fu già n. del-
l'attuale Colle della Muraccia, pr. Somma, Varese. Sono nomi da ravvici-
nare alla trentina Valsorda, dove allo Schneller (Tir. Nam., 219) parve di
vedere surDUS nel significato di «inadatto alla coltura »; mentre per altri
casi pensò trattarsi di surpus « oscuro ». Cfr. Rissordo, nl. nel foglio 15
del TCI; una Montagna Sorda pr. Belluno (Top. Ven., 239); e qui Valsorda.
Monte Spluga, fr. Isolato SO (e Passo dello SPLUGA): da SPELUCA « spe-
lonca» (v. Salvioni, Romania, XXXI, 122 sgg.; Arch. Glott., XVI, 597; e
Gualzata, I, 39); cfr. il n. loc. veneto Spruga ecc. (Top. Ven., 295). Un
357 MONTIRONE
omonimo M. SPLUGA è ad E del Lago di Mezzola (G. Olivieri); ed un
M. SPLUDA, ma in dial. Splughe, pr. Artogne, BS (Gnaga).
Montevecchia, fr. Bernusco, CO, dial. Monveggia, Montaveggia; = Mo n-
tevegia a. 1456. Il lat. ecclesiastt Mons Vigiliarum si fonda sulla
congettura tradiz. che il nome designasse un posto di guardia o vedetta che
vi esistesse « a dominare l’Adda » (Chiesi, Como, 234); ma probab. esso
non è altro che un vero « monte vecchia» (il Monteveglio di Bologna, nei
documenti è invece designato Monte Bellius) poichè avremo qui un
caso di composto con monte di genere femminile (cfr. il ticin. Monteciaira
« monte chiara », come voleva il Salvioni, Not., IV, 10 e poi anche Serra,
Com. Rur. p. 19). Vi qui Montarobbio e Moveggio: e v. anche Taveggia.
Monteveneroso, fr. Canneto, PV. Dev'essere MONTE seguito dal nome pers.
rom. VENERIOSUS: v. Top. Ven. 50.
Monteventurello, fr. Calvagese, BS: da un n. pers. Venturello.
Monteviasco, fr. Curiglia, VA; lat. ecc Mons Viascus: vill. posto
in una valletta confluente nella Val VEDASCA: il Salvioni (Not., I, 33;
IV, 10) ravvicinò questi nomi al Vedasco pr. Stresa (già Uvedasco, De
Vit, I, 314), e vi suppose dei derivati da ABIES «abete » (ABET-ASCO).
Monticelle, fr. Castrezzato, BS; MONTICELLI fr. di Costa di Monticelli,
BG; altro, fr. Valdinizza, PV; MONTICELLI d’Oglio, fr. Verolan., BS;
MONTICELLI, PV; MONTICELLO, CO: dial. MontesèIl; Tre MONCELLI,
Vezza, BS. N
Montichiari, BS, dial. Monticiar, = Montis Clari a. 1099 (Reg.
Mant.) (loco) Monteclario a. 1101, doc. veron; Montis Cla-
ris sec. XII, Gnaga: il monast. di Montechiaro sarebbe nominato fin dal
790 (Gr. Illustr., II, 356). Una frazione ne è Chiarini. Il nome andrà coi
cinque Montechiari, -chiaro toscani, tutti molto probab. composti con l’ag-
gett. cLARUS, per dire « spogliato d’alberi » (v. Pieri, Arno, 80). Nel nostro
(le cui terre sono state realmente per gran tempo sterili e nude: v. Gnaga,
che vi contrappone nomi come M. Fogliuto ecc.), l'oscillazione fra Monte-
e Monti- può dipendere dall’essersi attribuito talvolta il nome alle varie
alture vicine, invece che ad una sola. — Un luogo a S. di Montichiari è
detto MONTECHIARESA (sottint. cascina-).
Montinelle, fr. Manerba, BS: vill. sopra un alto colle: sarà forma dimin.
di montine « piccoli monti»: cfr. MONTÉENO loc. sopra Pasturo (« mon-
tino »): v. Pieri, Arno, 319.
Montirone, fr. Borgo Satollo, BS; un altro, fr. Genivolta, CR, = Munte-
rioni a. 1000 (Cod. Crem.): quasi *MONTARIONE (può bastare a giusti-
ficare un tale nome anche una strada in salita: cfr. Montada): cfr. i nomi
loc. veneti Montiron (Studi Top., Ven., 174), ed il tosc. Montione (Pieri,
Arno, 319). Simile un nl. MONTIROLI, S, Felice, BS.
MONTOÒDINE 358
Montòdine, CR, dial. Montéden, = Muntodano a. 1034 (Cod. Crem.,
I); Muntothanum a. 1188 (Vignati, 155). Dev'essere composto di
MONTE ed un nome person., quale forse Odilo (Fòrst., 186): cfr. il nome loc.
tosc. Montòderi (già Monte Oduli), Pieri, Arno, 216, e qui Odolo.
Montonate, fr. Mornago, MI, dial Montonaa, = Montonate a. 848
(Giulini, I, 200), loco Montenate sec. XIII (Lib. Not., XI). Il vill. è
posto su di un colle: ed il nome parrebbe dunque derivato, insieme con
MONTONALE, pr. Rivoltella BS (a soli 97 m. di altit.), da montòn accrescit.
di MONTE (cfr. milan. montonaa « ammonticchiato » : v. voce seg.). — E non
mi par facile ammettere che abbia relazione con l’aggett. MONTUNATES (-vi-
cani) di una iscr. lat. (cir V 5604): v. Serra, Com. Rur. 93, ed ora anche
Rohlfs. Lo Gnaga, a proposito del n. Montonale (di cui v. qui anche alla
v. Tonale) riporta dal Melchiori l’espressione dialett. bresciana: «andà le
strie en Montonàl », per « andare in tregenda ».
Monténe, fr. S. Giuliano Milan.: v. Montonate.
Montérfano, CO, dial. Montòrfen, = Monte Orphanum, sec. XIII
(Lib. Not., 196): l'epiteto, qui ed in un altro MONTÒRFANO, presso
Coccaglio BS, ramm. a. 795, v. Odorici (ancora un terzo, sulla riva pie-
mont. del Lago Magg., presso Feriolo: v. Guido Olivieri), è lo stesso che
nei veneti Pons Orphanus, Camporphanus ece. (Top. Ven.
229) e nel nome della: colonna Orfana in Milano, a. 776, Giulini;
allude all'essere solitario od isolato (v. Chiesi, 87). Cfr. Orfano.
Montozzo, monte, nelle Alpi Camonie (onde i Laghi di Montozzo): deri-
vato da MONTE con suff. -OCEUS.
Montronio, fr. Castigl. Intelvi, CO, dial. Montrogn; sembra un derivato ag-
gettivale in -oneus da *MONTARIUM (v. Montirone): *MONTARIONEUS.
Montù Beccaria, PV: = Mons Acutus Beccariarum (Chron.
Parm.): equivale a « monte acuto », insieme con MONTU'’ Berchielli, PV:
cfr. il tosc. Montauto (Pieri, Arno, 269), veron. Montegù (Top. Ven., 207).
Degli epiteti qui aggiunti, Beccaria è ben noto come cognome; Berchielli
sarà altro cogn. derivato, come credo, dal Bercleto canavesano di cui
v. qui s. Belcredi.
Montuè, fr. Canneto, PV: così anche pron. dial. Pare in passato sia stato
detto Montù dei Gobbi: e che quindi Montuè sia forma succedanea a
Montìù, equivalente (come il Montà Beccaria) a monte acuto. Questa cu-
riosa trasformazione somiglia a quella per cui Altò di Podenzano (Piac.) è
divenuto Altoè (v. Nomi emil., 5); cioè forse attraverso una forma ampliata
Montùe (v. Viglue per Viggiù, Miggioe per Muggiò) dove l’accento sia
stato portato sulla e finale come in aloè da dloe (forse per infl. di Monluè).
Il Massia mi suggeriva il raffronto con una modificazione, però ben diversa,
di monte acuto in un nome locale cuneese: Montèu. — Cfr. Campoòè.
359 MONZA
Monvalle, VA, = Monvallum (Giul., II, 274); Monvalle sec.
XIII (Lib. Not., LXXXVI). Evidente il composto: cfr. il tosc. VWallimonti
(VALLE MONTIS) Pieri, Arno, 318. Il Giulini (negl’Indici) avverte che oggi il
paese si chiama Moallo (?). — Ne prendono il nome un casale e un corso.
d’acqua, detti la MONVALLINA (o Movallina, Cororgr.).
Monza, MI, dial. Monscia, = Modicîa a. 768, 892 ecc., v. P. Diac.,
Hist. Long. IV 21, Ennodio, Epist. 6, 10; ed anche Moedicia, -tia a.
903, Moiîicia, Dipl. a. 1000, Modoetia, 862, Giulini I, 219, e v.
Rota, Monza; cfr. Mo'‘diîciates «Monzesi», Corp. Inscr. Lat. V,
5742; via Mociasca a. 1219 (anche oggi: Monsciàsch, v. Cherubini).
Il Salvioni, considerando coesistente ab antico la forma Modoecia, ne
deduceva che l’accento si posasse sulla seconda sillaba, onde la pronuncia
Monza si potrebbe spiegare, secondo lui, solo attraverso l’aggettivo deri-
vato: dal lat Modiciensis o Modoe-, si sarebbe passati a Mod-
zese, e poi a Monzese: come da *duodcena si venne al milan. donzénna.
Ma per noi già l'antico Modicia può forse aver avuto l’accento sulla
prima sillaba, ed il passaggio: da *Mod-cia a Monza può aver sufficiente
appoggio in quello dal lat. PALATIA nel nome di Pallanza, o del lat. mediev.
ARRUGIA nel milan. ronsgia (v. qui Roggia). Quanto alla forma notarile
Modoecia, essa può non essere altro che un tardo rifacimento erudito
sul tipo del lat. paroecia, dal greco mos0rzia. In ogni caso il rapporto fra
il nome di Monza e quelli del torrente grigione Moésa e della sua valle
Mesolcina, o Di Mesocco, supposto dal Salvioni (Boll. Stor. Svizz. Ital., XV,
1893), come se anche Moesa fosse un'altra Modicia, svanisce, per parte sua,
se è vero che Moésa, come ammise il prof. Hubschmied, Roman. Helv., 20,
120, viene dal gall. MAGESA (lasciamo poi stare se Mesocco ne possa deri-
vare da una forma così complicata come *Magesawokos). — Quanto all’ori-
gine del nome Modicia (1), mi pare non difficile ammettere che esso pro-
venga dal nome gentil. lat Mopricia che ricorre nel C.I.L., INI, 705; Mopr-
cius, sec. Pieri, Arno, 164, sarebbe registrato nel De Vit.
(1) Si confutano da sè le opinioni dei vecchi eruditi, che sognarono un rapporto fra
il nome di Monza e quello di Magonza (vi credette il Merula, per un erronea interpreta»
zione della lapide, CIL, V, 5747) oppure di monte (v. Bern. Sacco « quasi montium initia
attingens »); ed anche la derivazione pensata da C. M. Rota da un particolare significato
del latino modica (sottint. curtis).
Più delle altre famosa, anche perchè illustrata nei dipinti della cappella di Teodolinda,
a Monza, ma non meno delle altre priva di fondamento, è la leggenda erudita, germo-
gliata dalla singolare grafia: Modoetia, per cui il nome risulterebbe dal raccostamento dei
due avverbi latini modo ed etiam. Secondo il Moriggia (Cronaca del sec. XIV, nei Rer.
Ital. Script. del Muratori, t. XII) la regina Teodolinda, avuta a Pavia la visione di una
colomba, che le comandò di fabbricare una chiesa nel luogo ch’essa le avrebbe indicato,
in tre successivi luoghi, fra cui Milano e Sesto, si vide riapparire la colomba, che la in-
dusse ad inoltrarsi ancora, dicendole tre volte: etiam! Giunta nel luogo dove poi fu
Monza (!) la colomba disse: modo: per dire « ora sì». La leggenda, che ricorda quella
relativa al nome di Venezia (veni etiam: O. Medin, Storia d. Rep. Ven. n. poesia,
P. 7), fu riferita in modo alquanto diverso da un frate Bernardino Burano: v. Chiesi,
Milano, 495,
MONZAMBANO 360
Monzambano, MN, = Monte Zambano a. 1187: forse composto
col. n. pers. Zambano di cui v. Top. Ven., 378.
Monzone, v. Montemonzone.
Menzòro, fr. Cusago, MI: raffrontato col nome già veduto, di Monzone,
può far pensare, come ad origine più probabile, ad un genit. plur. *Mon-
TIORUM, dal n. pers. lat. MonTIUS.
Mora (Val-), pr. Valle di Dentro, Bormio, SO. Crederei da MORO, per
« nero, oscuro ». Cfr. una Forcella di VAL-MORA, pr. il M. Arera, oltre
il Colle, BG.
Morano (Casal-), CR: forse dal n. pers. lat. *MAURIANUS.
Moraro Giovine, e MORARO Vcchio, fr. Maleo. M/ (Agnelli); cfr. ven.
moraro «gelso», milan. mordn; o da mil. moro « mora prugnola »?
Morazzéne, VA, dial. Morazzén; forse = loco Morenzono (pieve
Castel Seprio) sec. XIII (Lib, Not., 234). Forse è da un nome.: cfr. i
cogn. Morasso (Cogn. Ven., 228), e Morazzoni.
Morbasco (Ca’ Nova del-) pr. Cremona: così detta dal nome di un cana-
lej = Morbasium, Mor basus, sec. XI (Cod. Crem., I, 115).
Nonostante questa dipendenza dal n. del canale, escluderei che il nome abbia
rapporto col verbo milan. morbà « ammorbare, appuzzare ». Preferisco cre-
dere ad un n. person. “Morvax, o *Morvacus, supponibile accanto al
nome (etnico?) francese MorvinnuSs, donde il n. frane. del Morvan, regione
del dipart. di Costa d'Oro (Vincent, 41).
Morbégmo, SO, dial. Morbégn. Se il n. avesse rapporto col ristagnare delle
acque dell'Adda, si potrebbe pensare ad un derivato dall’aggett. lat. MORBIDUS
(v. la voce seg.), allusivo a condizioni del terreno. Altrimenti, si può forse
pensare ad un n. pers. antico *MorvINIUS, per cui v. la voce preced.
Mèòrbia, fr. Lezzeno, CO; MORBIO, fiumicello pr. Varese: certo dall’aggett.
latino MorBIDUS (mil. morbed): cfr. le Morbie, Val morbia ecc., nelle
Venezie e, nel C. Ticino, due Morbi. Quanto al signific., esso pare indicato
dal motto popolare del paese: « luogo di mala fortuna, d’estate senza sole e
d'inverno senza luna» (v. Corogr.).
Morchiuso, fr. Erba, CO: forse Muro *cLUSUM «chiuso da muro»; cfr.
Murlongo (Top. Ven., 333;) e v. qui Morsenchio.
Moregge, fr. Mandello Lario, CO, su una costa rocciosa; cfr. il luogo ber-
gam. (pr. Stezzano) Moregies, de Amoregias, de Moregio
a. 871-879, ma poi Amorezo a. 1122, ad Morezzium sec. XIM
(Mazzi, 329). Forse rispecchia non un lat. *MURICULAE « muricciuoli »,
cfr. Muriccla, Moriglione ecc., Pieri, Arno, 350; ma un derivato dalla base
MUR «mucchio di pietre » (Iud, 11), o da MORRA «recinto di pietre »
361 ; MORIVIONE
(per cui v. Serra, Recens. C., 947). — Forse della stessa origine di Moregge
sarà il n. del monte («erto e roccioso »): MOREGALLO (0 Morigallo),
a Nord di Valmadrera; ed anche MORIGGIO, terreno, Cremeno (Orlandi).
Mòren (cima di-, o monte Camino), nei M, Orobici. Forse deriverà da
MORRA. di cui v. alla voce prec.
Morèngo, BG, = Mauringo a. 1047 e 10953 Maurenchello,
luogo pr. Casalbuttano, CR, a. 1121 (Cod. Crem.): derivati dal n. pers.
Mauro con suff. -ING.
Moreschî, fr. Castello d. Acqua, SO: certo dal cognome.
Moretta, cascina pr. Milano; MORETTI, fr. Foppolo, BG: dal cogn. Mo-
retti.
Morgnaga, fr. Gardone Riv., BSÎ = Morgnago a. 1032 (Bottazzi): pare
un aggett. *MAURINIACA, dal gentil. MAURINIUS.
Morgoràbbia, torr. pr. Luino, VA, dalle acque precipitose, affi. della Tresa,
presso alla sua foce nel lago Maggiore. Il nome racchiude certo o sviluppa
la voce MorcA di cui si toccò s. Molgora (e v. Morla): probabilmente è
derivato, con suff. -ABULA, da MORGULA.
Moriago, fr. Giussago. PV: dial. Moriagh: la stessa origine di Moirago.
Moriano, fr. Montù Becc., PV, dial. Morian: cfr. un loco Moirano
(pieve di Cizano) sec. XIV (Lib. Not., XIII): *MAURIANUS da MAURIUS
gentil. lat.
Morigmone (S. Antonio-) fr. Valle di Sotto, SO: sarà da un n. pers. #Mori-
gnéne deriv. da Moro, o da Maurilio attraverso “Moriglione?
Morimondo, M/, dial. Morimond o Marmént (secondo il Fabi anche Madi-
mondo) = (monast. de} Morimundo a. 1150, 1175 (Monneret e Cod.
Crem.), Mirmundo, Morimundo, Mìrimondum sec. XII
(Lib. Not., 234 e Manar.). Fu già sede « di una celebre abbazia fondata dai
monaci cistercensi, venuti da Morimondo [Miremont] di Francia». Ma il
luogo dove ora sorge la chiesa (che reca un’isorizione che ricorda il fatto)
è quello in cui il monastero fu trasferito nell’a. 1136 (v. Gr. Illustr., I, 825,
e Cossa, Agro). — So di una specie di etimologia popolare di Morimondo:
il nome dovrebbe valere « muori, mondo », che sarebbe stato un motto tro-
vato dai monaci, per alludere alla loro segregazione dal mondo. Invece il
nome francese vuol dire quasi il contrario: « mira monte» (belvedere).
Morissolo, v. Morosolo.
Moriviéme, casale pr. Vigentino, Milano. Nessun fondamento ha, natural-
mente, l’aneddoto (v. Vidari, I, 439), che attribuisce l'origine del nome al
fatto di un certo Vione Squilletti (!), il quale, mentre comandava una
MORLA 362
compagnia di ladroni, vi fu ucciso dai soldati di Luchino Visconti, nel 1342
(onde sulla porta di un’osteria vi si leggerebbe anche oggi la scritta: Qui
morì Vione). Ma forse il nome pers. Vione ha parte nel nome, che a me
pare composto appunto di Mauro e Vidone. V. Vione.
Mrla, torr. nel suburbio di Bergamo, = curtis Murgolae a. 883 (Cod.
Crem.), castrum quod voc. Morgula a. 875 ecc. (Mazzi, 82, 84); cfr.
Murgula nome di altri luoghi bergamaschi (Mazzi, 250, 300, 318);
Murgoline (Cod. Long. 549): dalla voce MORGA di cui s. Molgora e
Morgorabbia.
Mormorolo (Borgoratto-), PV: cfr. Marmirolo.
Mornago, VA, = Mauronaco a. 826 (?), Morenago (loco), sec
XIII (Lib. Not.) e 1380: con MORNAGA, fr. Toscolano, BS: probab. da
un agg. lat. *MAURINACUS, -A (n. pers. MAURINUS).
Mornasco, fr. di Fino, CO: forse affine al n. preced.; ma può essere anche
ravvicinabile alla voce milan. Mornée « mugnaio », se mai possa riflettere
*MOLIN-ASCO. V. le voce seg.
Mornette (le-), sul lago di Varese: vi fu rinvenuta una stazione lacustre.
Questa circostanza può incoraggiare, forse, a supporre un “MORNA (alteraz.
di MARNA) che appare però arrischiato. V. la voce preced.
Mommìco al Serio, BG, = Morenico a. 1002 (Mazzi, XXXV); forse
= Morenigo a. 992 (Cod. Crem., I); MORNICO Losana, PV, dial.
Burnik (Salvioni, App., 250); MORNICO, fr. Vendrogno, CO; MORNIGO
Crevenna, fr. Erba, CO, = Mornigo sec. XIII (Lib. Not., 200): quattro
nomi che paiono. tutti riflettere un aggett. MauRINIcUS, dal n. pers. MAU-
RINUS: diversi da Mornago per il solo suffisso.
Moro, v. Casalmoro.
Moroni di Dentro, fr. Castione And., SO; MORONA, MORONE, local. pr.
Casteggio, PV: o dalla voce lomb. morén «gelso », o forse men facil-
mente dal n. pers. Morone (cfr. Top. Ven., 122): v. Portomorone. Ricordo
qui anche il n. della Valle MOROBBIA, pr. Bellinzona.
Morosòdlo, VA, dial. Morissoeu? lat. ecc. Moresolum forse = Mo-
rexiolo sec. XIII (Lib. Not., 173). Il territorio ne è coltivato in buona
parte a gelsi (Corogr.): sicchè il nome potrebbe riflettere un *MORENS- OLUS
od un diminut. da moro col suff. equival. all’ital. -icciolo (cfr. M ore-
suol Top. Ven., 168). V. Murisasco.
Morsella, fr. Vigevano: cfr. mil. morsèl! « bocconcello »?
Morsénchio, casale pr. Milano, dial. Morséng: con, ivi presso, un MOR-
SENCINO; = Morcincta a, 118 (Manar.), in Morzengia sec.
XIII (Lib. Not.); Morsenchia, luogo già pr. Turano Lodig. nel 1642
363 MORTERONE
(Agnelli). Qui, come in Morsengia, luogo « esistente presso Como al
tempo di Galeazzo Visconti» (v. S. Monti, La Signoria in Como, a pagina
35), = Morsegia anno 800, si rinviene il composto latino MuROcINe-
TUS, MUROCINTA designante «una località circondata da un muro» che
divenne nome abbastanza frequente nella Gallia, e si trova ricordato da
Ammiano Marcellino (sec. IV) per un luogo della Bassa Pannonia: cfr. in
Francia, vari Mursens, Morsan, Mulcent ecc. (Longnon, 1, 122). Un Vico
Morcento è anche a Genova.
Morsone, fr. Muscoline, BS (anche scritto Morzò) onde il n. del Monte
MORSANICO; cfr. anche MORSO (-Alto, e -Basso), in Valsassina: v.
Morsella.
Morta (Cascina-) S. Daniele, CR: morta nel signif. di «sterile»: v. Campo-
morto, e qui Mortizza. Cfr. PRA-MORTI, BS (Gnaga).
Mortana fr. Casalmagg., CR (Corogr.): aggettivo derivato da morto (cfr.
voci preced.).
Mortara, PV, dial. Mortara: = Mortarium (Anon. Ticin., in Murat.,
Rev. It. Scr., XI) Mortaria (Goffr. di Viterbo, sec. XII), Mortario,
Serra, CRur. 54 (a. 1119). Si può rimanere in dubbio, circa l’etimo di que-
sto nome, fra il basso lat. MORTARIUM « stagnum, receptaculum aquae sta-
gnantis » (cfr. ital. acqua morta, mortizz ecc.) e *MURTARIA (da MYRTUS:
cfr. veron. Mortàl, Top. Ven., 169, tosc. Mortaiolo, Morteto ecc., Pieri,
Arno, 243) (1). V. qui Morterone.
x
Morte (Passo della-), località pr. Isolato, SO: così detto per esservi un
precipizio giudicato pericoloso.
Morte d’Orlando, podere pr. Pizzighettone, CR. Può sembrare che questo
nome ricordi qualche leggenda popolare relativa ad Orlando paladino (cfr.
Monaci, Una leggenda araldica, in Morandi, Antol. d. Critica; e, a propo-
sito del luogo veron. Scuderlando, i miei Studi Top. Ven. 105): ma può
derivare da un semplice nome di osteria. V. Rolando.
Morterone, CO: vill. a notevole altitudine, fra boschi di faggio, e pascoli:
lat. ecc. Mortarone; MORTIROLO (Passo del-) (Gnaga: Martirolo), a
circa 2000 m., SO; MORTEROLO (Zucco di-) nella Grigna Sett.: o da
MORTARIUM «stagnum »; meglio che da MURTUS « mirto »; e v. Mortara.
(1) Un tradizione voleva già attribuire l’origine del nome di « Mortara» (quasi
mortis ara) alla strage avvenutavi dei Longobardi di Desiderio per opera dell'esercito
franco. Simone del Pozzo (circa a. 1550) riferisce che « li Longobardi non possendo resi-
stere... fugitero... perho con molta effusione de sangue e per tal mortalità il loco... di
« Silvabella » fu detto Mortara ». (V. Colombo, Ticino, 98). La detta leggenda è ricordata
anche nel Dittamondo di Fazio degli Uberti, dove si dice che « Mortara» « per gli molti
morti il nome prese Quando li dui compagni [Amico ed Amelio] venner presi » Ed anche
Goffredo di Viterbo ripetè che « Pro nece multorum, quae facta fuit, populorum, Dicitur
illorum « Mortara » nomen agrorum ». (V. Bèdier Joseph, Les lègendes epiques, p. 170 seg.).
MORTIZZA 364
Mortizza, nome di un canale, Lodi (antico alveo del Lambro), MORTIZ.
ZOLA fr. S. Rocco al Porto, MI: = mortizza «acqua morta, palude » (v.
Vignati, Gloss.), cfr. pugliese mortizza «terra sfruttata e non più colti-
vata » (Top. Ven., 383). Cfr. PLAZMORTIZ, local. pr. Valdisotto, SO,
= Platio Mortitio sec. XIV, Longa, 307 (v. piemont. murtìs).
Morzè (monte Bolettone o-), pr. Brunate CO: forse corrisp. ad un ital. « mor-
ticceto »? V. voce preced,
Mosa, nome di una vecchia porta di Cremona: = Mosa, Mosa Cre-
monae, M o xia, a. 1021, 1176 (Cod. Crem.): così MOSETTA (dial. Muset-
ta), Calino, BS, posta « in una bassura »; MOSINA fraz. Goglione, BS (presso
a Quàtica), MUSE, n. già di una via, a Brescia «in terreno acquitrinoso »;
MOSO, S. Felice. 8, in riva al Garda; MOZIO (dial. Moss), Malonno BS;
MOSINO, fr. Villaguardia, CO. Una moza è ricordata come confine in
un docum. milan. dell’a. 979 (Cod. Long., 1390); una mosa (et caneto),
pr. Bergamo è ricordata a. 998 (Mazzi 203). Tutti (come la v. cremon.
moss « palude ») da Mosa «luogo pantanoso »: che il Serra (Recens. S.,
955) propone di dedurre da limosa. E v. Mosezzo, Mosi, Mosina.
Moscano (Vico-), fr. Casalmagg., CR: dalla famiglia Moscana, Gr. Illustr.,
Il, 568 (cogn. Moscàn, Cogn. Ven., 216).
Moscatello, fr. Sarnico, BG e loc. pr. Casteggio, PV; altro, cascina, Urago,
BS: forse dal cogn. Moscatello (Cogn. Ven., 216).
Mocazzo, rivo, Fenegrò, CO: forse da un n. pers. *Moscazzo? MOSCAZZA-
NO, CR (dial. Muscasà);, = Muscaciano (Mazzi, 332) a. 979; Musca-
cianno a. 1035 Cod. Crem.). Sembrerebbe derivato, con suff. ANUS da
un nome pers. rom. (*Muscatius da Musca n. pers., cfr. LUPATIUS?).
Moschetta, loc. pr. Casteggio PV. V. voce seg.
MOSCHETA, MUSCETA (acqua Moscete), foss. pr. S. Ambrogio di
Milano, a. 1188 (Giul., IV, 42, Colombo, Mura 12): dimin. di MuscA: non
vedo però bene in quale significato. Cfr. un: locus Mosca in Valle Le-
ventina, (Lib. Not., 312).
Moscio, fr. Maccagno Sup., VA. Origine?
Moscona, fr. Soresina, CR: forse dal cogn. Mosconi.
Mosezzo (S. Pietro di-), casale pr. Vigevano, = vico, castro Moxicîo,
Musicio a. 941 sgg. (Colombo, Tic., 64) Nome derivato da MOSA (v.
questa voce) con suff. -ICEUS.
Mosî (i-), pr. Crema, vasti terreni torbosi, già paludosi (residui del Lago
Gerundo, secondo il Chiesi, 131): forma plur. di moss, che coesiste con
MOSA: v. Mosa.
365 MOTELLA .
Mosina, fr. Prevalle, BS; v. Mosa.
Mosio, fr. Acquanegra sul Chiese, MN, dial. Méss. Lo stesso che un *Moso,
singol. di Mosi: v. questa voce.
Mosnico, fr. Vendrogno, CO, dial. Mosnigh; MOSNIGA, fr. Lumezzane,
BS (vi sovrasta una cava, Gn.) Richiamerebbero al pensiero la voce alpina
(preromana? v. Serra, Recens. G. 55), che è anche del dial. bresc. e ber-
gam.: mòsna « mucchio di sassi », donde anche il n. loc. bolzanino Mosnit
(Battisti, St. Trent., 37): al quale corrisponde il nl. MOSNEDI di Val Gro-
sina, BS (Gn.); ma non escluderei del tutto che almeno il Mosnico Comasco
dipenda anch'esso dal cognome ven. Mocenigo: v. qui Mocenigo.
Mossago, fr. Val di Nizza, PV: dev'essere *Mussiacus aggett. con suff.
“Acus dal n. pers. Mussius (cfr. Mossano, Top. Ven. p. 78).
Mossanzònico, fr. Dongo, CO, dial. Mossanzénigh. Non sembra poter esser
altro che un derivato, con suff. -1cus, da un n. pers. *MAXENTIONE (ben sup-
ponibile accanto a MAXENTIUS), dove la @ protonica sia divenuta o per ef-
fetto della m iniziale.
Mòssiga, luogo pr. Caleppio, MI: = Mausica a. 912, (Mazzi, XXXV).
Deriv. da MOSA (v. questa voce)?
Mossini, fr. Sondrio. Da un cognome?
Motta, (con vari attributi: -Baluffi, -Vigana, -Visconti ecc.), nome di vari
luoghi lombardi: ‘è la voce ant. ital. motta « mucchio di terra» (Rom.
Et. Wért., 5702), cfr. ven. Motta ecc. Top. Ven., 279. E’ ben noto il si-
gnificato secondario di motta in Lombardia: «rialzo di terra formato ad
arte nella pianura e munito di fosse, bastioni e torri» (Giulini, II, 208);
cfr. la espressione «terre con motta e giurisdizioni » a Rivarolo CR, a.
1264 (Cod. Crem. 306). — Invece da motta « frana » i Motta ecc. toscani
(Pieri, Serchio, 157; Arno, 319). — Forse il Motade (Castelletum-),
presso Vigevano (a. 1117 Colombo, Tic. 122) avrà relazione con l’aggett.
milan. Motftàa «pesto, indurito ». — MOTTA D'ORO, loc. press Gavira-
te, VA: vi è un enorme masso erratico granitico (v. Chiesi, 314), MOTTE,
fr. Luino, VA: lat. eccless. Montulae Luini.
Mottaidla de’ Coppini, fr. Cingia de’ Botti, CR: dev'essere un diminutivo
di motta, affine al nome loc. veron. i Motteggioli (Top. Ven., 279): quasi;
un tosc. « mottagliola » (o « mottigliola »?) Cfr. Ortaiolo.
Mottegiana, MN, dial. Moteciana (in Corogr. Monte Chiana o Montec-
chiana). Dovrebb'essere un aggettivo tratto da “MOTTICULA « piccola mot-
ta»: che si sarà voluto ravvicinare talvolta a MONTE: v. Montecchio.
Motella (0 MOTELLA), fr. Borgo S. Giac., BS; MOTELLO, fr. Castelgab-
biano, CR: dimin. di motta, motto.
MOTTENO 366
Motténo, fr. Mandello Lario, CO: certo da motto con -eno per -ino. V.
voce seg. (1).
Motti (Cava dei-), fr. Acquanegra, MN; MOTTO, fr. Cremia co; MOTTO,
fr. Campodolcino, SO: è la voce lomb. most « altura, poggio, colle ».
Movallina, v. Monvalle.
Movédo, picc. casale pr. Acquate, CO: a brevissima dist. da Malavedo. Che
sia un’alteraz. dialettale di Malavédo, Malvé?
Moveggio, monte, Canzo, CO (Corogr.): credo sia da vedervi un « monte
veggio »: cfr. Montevecchia.
Movìco, pr. Corticello, fr. Dello BS: se è davvero = Magono Vico
a. 837 (v. Guerrini, Brixia S. I, 21), è chiaro il composto MAGONI VICUS
(v. Vimagone di Lodi, che ne sembra l'equivalente).
Mozzana, fr. Galbiate, CO = Mozana a. 1456: sembra un aggett. in
“ANA dal n. pers. Mucius o MUTIUS.
Mozzànica, BG, dial. Mozzinega, = Muzanica a. 1018; Mozane-
cae a. 1196 Cod. Crem. (non pare possa essere, se non vi fu errore di
scrittura, il Muclaniga dell'a. 948, Cod. Long., 987): pare un aggett.
*Mucianica dal n. pers. Mucius (o da MUCIANUS).
Mozzate, fr. Seprio, CO, dial. Mozzaa; = Mozao a. 712 (Cod. Long.,
7), Mozato, Mozate sec. XIII (Lib. Not, 254); diverso dal: fundo
Muciate, Mozate presso Medolago, Riviera d'Adda, BG) a. 917,
1173 (Mazzi, 334): tutt'e due però pari ad un aggett. *Mucr-aT- dal n.
pers. Micius (per il Rohlf: MortIUSs): v. Mozzana; se non a Mozzat- dal
n. pers. mediev. Mozzo.
Mozzo e MOZZO di Sopra, fr. Curdomo, BG, dial. Moss = loco Muzo
a. 989, Muzzo a. 1167, Muzum a. 1110 (Mazzi, 333 e Sub, 97): dal n.
pers. lat. MoTius, o mediev. Mozzo.
Mìù, fr. Edolo, BS, a circa 800 m., alla sin. dell’Oglio: dial. Mò; = Mu
sec, XII (Gnaga). Insieme con Temù (v. questa v.), con Gemù ed altri nomi,
si attribuiva già a lingue preromane (ad es. al ligure, v. Corogr.): ma è ar-
(1) Per la sua grande notorietà registro qui in nota, benchè estraneo alla Lombardia
come regione, il nome del M. MOTTARONE (ad O. di Stresa, Novara). Siccome nel
dialetto esso è detto « Motarond », e poichè il monte somiglia ad un cupolone tondeg-
giante, già il De Vit (Prov. Rom. Ossola, 121) ci vide un composto eguale a « monte
rotondo ». Il Salvioni (Not., IV, 10) notò anche nell’Ossola due « Motarond », rico-
struiti non esattamente, a suo giudizio, in « Monte Rondo ». poichè egli ci lesse invece
(e così anche in « Mottarone») un «motto rotondo ». Sarà però da vedere se non si
tratti invece di un composto di « motto » (o anche « monte ») e di quella voce « torond
o tarond» (metatesi di rotundus?) che, notata in vari nomi loc. veneti (v. Top. Ven.,
234), non è da escludere sia stata propria anche dei dial, lombardi.
wr.
367 MUGGIÒ
bitraria supposizione. Piuttosto che da Mucus (in dial. bresc. mégh, valtell.
muff), forse forma aferetica da LAMÙ (v. Lama e Monno).
Mucchiafame, local. pr. S. Silvestro di Mantova (dial. Muciafàmm): com-
posto di evidente forma e significato. V. Guzzafame.
Mucèno, fr. Porto Valtrav., VA, dial Mussèn: forse dunque dal n. person.
MUTTIENUS, anzichè dall’etr. *MUcENA cui pensava il Pieri (Not., 22).
Mudarga, monte, Vercurago, BG. Sembra non deva essere altro che un
aggett lat, “MUTARICA, derivato dall’aggett. MUTARIUS: ma, benchè il luogo
sia prossimo al vecchio confine fra Venezia e Milano, non tanto nel signif.
di « publicanus » (v. Ducange), quanto in un senso affine a quello di MUTA-
TIO «praetium datum pro mutatione praedii » o del piemont. muanda « pra-
teria, casolare non stabile, di montagna ». Per la forma, v. qui Fumiarga; e
per il signit., v. Mugatione.
Muffetto, monte dial. Mòfèr, Miifèt tra Val Trompia e Valle dell’Oglio:
cfr. valtell. n2u/f « pinus mugus ».
Mugafieno, dial. Migafén, dirupo sulla Grigna, in quel di Pasturo. Non può
dipendere da fieno (che vi è scarso e magro): poichè vi abbonda il « pinus
mugus » (che in dialetto è detto migòff), quel nome sarà certo un deriv. da
mugòff, col suffisso che diede Fonténo da FONTE, ecc.
Mugarela, loc. nella Grigna Sett.: collettivo di mugh «Pinus mugus».
Cfr. MUGHE, cascina, pr. M. Muffetto; MUGHÈRA, cima, pr. Limone, BS.
MUGATIONE (S. Alessandro di-), a. 1036; MUGAZONE (Burgo de-), a.
1211, luogo pr. Bergamo: vinea qui dicitur Muchazone a, 928 (oggi
Borgo Pignolo): Mazzi, 83; Sub, 12. Che non vi sia mal celato il ricordo di
una MUTATIONE romana (stazione per il cambio di cavalli)? v. Mudarga.
Muggiano, loc. presso Baggio Mil., dial. Muggiàn: pare sia un aggett. *Mo-
DIANUS, dal gentil. rom. Mopius: cfr. Mozzano (Borgo a-) Pieri, Serchio,
54; Muzzana, Top. Ven., 77.
Muggiasca, n. del territorio del comune di Vendrogno, CO: dial. Mug-
giasca: certamente n. derivato, con suff. -asca, da quello del vicino monte
MUGGIO, Valsass. (dial. Mugg): il quale forse potrà corrispondere alla
voce ital. « mucchio » (Milan. mucc). Analoga ragione potranno avere MU-
GIASCO, vill. pr. Lierna, CO; MUGGIASCA, fr. di S. Brigida BS; e MU-
GIASCA, fraz. di Averara. Tale spiegaz, corrispondente a quella che dava di
questi nomi il Salvioni (NII. lomb., 362) il quale però li faceva dipendere
direttamente dal lat. METULA, che egli poneva a base almeno probabile an-
che dell’ital. mucchio. V. perciò anche la v. seg.
Muggiò, MI, dial. Muggiò; = de Ameglao a. 879 (Giul., I, 307), vico
Meglao, anno 912 (Cod. Long.), loco Migioe secolo XIII (Liber No-
MULAZZANO 368
titiae, p. 185, 293); latino ecclesiastico Muglovium. Poichè il villaggio
sì trova in una « pianura ondulata, fertile di foraggi », il Salvioni (Nomi
locali lomb., 361) trovò di poter ricondurne il nome ad una forma lat.
#METULATUS (da METULA dimin. di META «altura » v. Meda): nè mi par
che si possa proporre nulla di più verosimile (impossibile farlo derivare, colì
Rohlfs, dal n. pers. MOLLIUS).
Mulazzano, Lodi, dial. Mulazzan: = Mu lacianum a. 972; MULAZ-
ZANA, fr. Camairago, Lodi. Forse anche per questi nomi (come per 1l
Molazzana di Garfagnana, Pieri, Serchio, 54) è da proporre l’aggett. Mu-
NATIANUS da MunaTIUS n. gentil. rom. E’ però possibile derivarli anche dal
n. pers. MuLutIvs, MotteTIUS od altri (1).
Mulînazzo, Mulinetto, Mulino, (dial. Molîn, Molinett, ecc.): più luoghi.
MULO (0 Molo?), dal 1869 in poi denom. Villa Poma, MN, = curtis
Muli a. 1117 (Reg. Mant.): forse è proprio da mulo: cfr. Muletto ecc.
(Pieri, Arno, 265), e Campomulo (Top. Ven., 201).
Mura, fr. Puegnago, BS; un’altra, Savallo, BS; lomb. mura « muro »; « unam
muram seu domum» segnala il Bottazzi, p. 111, da un docum- del 1337.
— MURADELLA, fr. Cologno Serio, BG, = Mu ridello, Muridillo
a. 1000 e segg. (Cod. Crem.): è la voca bergam. muradell (anche nel Bresc.:
qualche MURATELLO) che sta a muro come Campadell a campo.
Muraglia, cas. pr. Carpiano, MI: mil. muraja «muraglia ».
Murazzi, loc. pr. Ostiglia, MN (Corogr.): « muracci ». Nel Bresc.: un Mon-
te MURAZZO presso Vesio di Tremos.).
Murcò, n. del promontorio (sec. XVII: Punta di Murcà, Adami 338)
fra Varenna e Bellano nel lago di Como. Il Salvioni (Nomi loc. lomb., 363,
e Not., I, 40) lo ravvicinò a quello di Morcote luganese (dial. Murcò), in
cui suppose un composto di (MURI? -CAPUT); benchè sia anche possibile far-
ne un derivato da Morca: v. Mdigora. Secondando la sua tendenza, il Phi-
lipon (p. 150) volle vedere anche in Morcote un nome lig.
Murisgasco, fr. Retorbido, PV, già = Morsacium (Cavagna), Mori
cascum a. 1224; forse aggett. in -ace (sostit. poi da -asco) dallo stesso
tema (More-) di cui s. Morosolo.
Murònico, fr. Dizzasco, CO: forse è possibile derivare questo nome dalla
voce lomb. morén « gelso » (ed anche « moro nero »); altrimenti dal nome
pers. MAURONE.
Mugadino, fr. Porto Valtrav., VA: dial. Musadin, = Musavin, M u-
savim sec. XIII (Lib. Not.), Forse è da intendere « monte Savino », dal n.
pers. Savino?
(1) Il Gabiano lo ravvicinava a «mulo»: «E il faticoso mulo che prudente Move il
più svelto, a « Mulazzan» diè il nome».
369 MUZZA
Musaga, fr. Gargagnano, BS, = Muxaga sec. XII (Cod, Crem., I, 193):
forse derivato con suff. -AcA dal n. person. rom. Mussius: cfr. Mossago.
Il Muraga bresciano di cui si occupò il Flechia, credo non sia altro che
questo Musaga).
Mus'cèra (Valle di-), Grigna Merid.: nome collettivo da moesc « muschio »
o Da un MUSCULATA il n. del Monte MUSCHIADA, in Valsass. (m
1 ), °
Muscoline, BS (Moscoline, o Mescoline), dial. Muscoline. Non avrà forse
rapporto con la voce ital. mescolare, nè col nome pers. rom. MUSCULEIUS
} »
ma con la voce lomb. mesquel (moeusquel in Val Gandino) « musco»: v.
qui Mescolaro.
Musègra, tor. affi. della Valganna: forse, meglio che da MASSETULA, da
cui può derivare Mezzegra (v. questa voce): da MOSETULA (v. Mosa) « luo-'
go pantanoso ».
Musella, alpe, in Val Malenco, SO: dimin. di Mosa? V. Mosa.
Musignano, fr. Maccagno Sup., VA: sarebbe = Mussigiano a, 1299
(Chiesi). Forse riflette un aggett. *MusonianUs dal n. pers. rom. Muso-
NIUS?
Musio, dial. Mds, fr. Tremosine, BS. Pari a Mosio (v. questa v.)? Cfr. MÙ-
SICO, fr. Costa Masn., CO.
x &
Muslone, fr. Gargagnano, BS: forse sarà un *MoSsELLONE derivato da
MOSA? V. Musocco. Nel qual caso, secondo lo Gnaga, il n. verrebbe da
un’area paludosa che forse vi poté esistere più in alto.
Muso, fr. Locatello, BG (Corogr.). Pari a Moso (v. Mosi)?
Musocco, fr. Milano: in una località percorsa da numerosi corsi d’acqua,
fra praterie e « marcite», Lo crederei derivato, con suff. -occo, da mosa
« acquitrino ». — Nel Cherubini è registrato il modo di dire popolare mi-
lan. «andà a Musocch » per dire «fare il broncio » (per l’omofonia con
muso). Adesso, « andà a Musòcch » vuol dire « andare al Cimitero ».
Mussiga, fr. Paratico s. Oglio, BS; MUSSITA, cas. Gerosa, BG e cognome
a Bergamo (Bombelli): non saprei vedervi che due riflessi, diversi forse solo
nella grafia, di *MUSCITA = MUSCETA, collett. di MUSCUS.
Musso, CO: forse dal n. person. rom. MUTIUS?
Musùra, fr. Trigolo, CR: “MosorIa, deriv. da Mosa? V. Mosa.
Muzza (la-), canale artificiale cominciato nel 1220, a congiungere l’Adda
col Lambro, da Cassano a Paullo e poi prolungato per il territorio di Lodi.
Prese il nome dall’anteriore fossa Muzza (= Muctia a. 761, Cod. Long.,
24. - Dizionario di toponomastica lombarda
MUZZAGLIO 370
49, Mucia, fluvio Mucia a. 1116, 1123), che avrebbe avuto questo
nome fin dalla età romana, da un Titus MUTIUS, prefetto dei fabbri (nom.
in una lap. rom.?) il quale la condusse dalle vicinanze di Paullo ad irrigare
l’ager MUTIANUS; la stessa che oggi si chiamerebbe MUZZETTA (v. Agnelli;
Vignati, Il canale Muzza ecc., Torino, 1866, e Colombo, Milano, I 52).
Dal nome del canale venne quello di varie frazioni del territorio lodigiano
(MUZZA Corrada ecc.): e v. Muzzana € Pupîa. C'è un luogo detto MU-
ZIA anche pr. Casteggio.
Muzzaglio, (dial. Muzdi) fr. Castello di Valsolda, CO. Donde?
Muzzano, fr. Zelobuonpers., MI! = Muc iana a. 879 (Cod. Crem.): con-
serverebbe il nome dell’ager MUTIANUS così denominato dalla fossa MUTIA
(v. Muzza). MUZZANA fraz. di Vittadone, MI: non lontana dal prece-
dente.
Muzzinò, fr. Albosaggia, SO. Origine?
Nudalino (Casaletto-) fr. Sospiro, CR: cogn. Nadali, v. Cogn. Ven. 146.
Nadro, fr. Ceto, BS (dial Nàder, sec. XV Nader) Come già vedemmo
per Adro, può trattarsi forse anche qui dell’aggett. lat. ATER « oscuro »
(premessavi la preposizione In-), con allusione, almeno qui, alla posizione po-
co soleggiata.
Naggio, fr. Grandola, CO, dial. Nagg. Il Rota (Paesi, 567-8) escluderebbe
che vada identificato con questo il: fundo Agio della. 851 ecc. (Giul.,
I) Comunque, si tratta di un nome assai oscuro: forse composto di IN e
“aquuULIS? (cfr. Diaccola, Antràccoli ecc., Pieri, Serchio, 137: fra i deriv.
da AQUA).
Naguarido, fr. Ciro, SO (in Corogr. però è Nogarido). Ravvicinerei questo
nome, per l’etimo, ai toscani Acquareta, l’Acquereto (Pieri, Serchio, 138;
Arno, 301): in *AQUARETUM?
Nalbò (Ponte di-), pr. Tremosine, BS a m. 1026: cfr. un Casino NALBO,
Bondo, BS: in *ALVEONE, e rispettivam. IN- ALVEO? (V. Abbio, Albiolo).
Oppure, almeno il primo, da *NALBA per MALBA « malva »?
Nansésa, bocchetta, Vesio di Tremos. BS: quasi certamente dal partic. latino
INCAESA (premessavi la prepos. IN), col signif. di «tagliata »; cfr. il n. I.
toscano l'Ancisa (per cui v. ora Serra, Cetina, e qui alla v. Ceto. V. anche
Ansiesa (Bocca d’-), Zovenc., Vic. (Top. Ven. 316).
Narbosto, loc. pr. Casteggio, PV, = /narbosta a. 1699 (Maragl., 165).
Sembra dunque composto da IN e ARBUSTO (nel signif. di « piantagione di
alberi »?): la stessa base che è di A/bostra, che il Philipon (p. 261) dà come
nome della prov. di Como (?), e come formazione ligure (con un suff. -0s-!):
mentre è (variante A/bòstora) n.l. presso Bellinzona, e fu già ricondotto ad
ARBUSTA dal Salvioni (Noter. Il).
Nardi (Isola-), fr. Stagno Lomb., CR: dal cogn. Nardi.
Naresso, fr. Briosco, M/: sarebbe per Larésso (lariceus)? Così il Massia.
NARIOLA 372
Nariola (o Nairoeula), nome di un grande masso in bilico sopra Blevio, CO
(Biondelli). Il nome sembra dica « nell’aiuola » (in AREOLA): cfr. mil. ajrada
= eriada « ajata ».
Narro (o Naro) fr. Casargo, CO, = loro Narro sec. XII (Lib. Not.,
161); NARO, fr. Gravedona, CO. Si può pensare ad un rapporto coi nomi,
diffusi per vasto spazio Nar (oggi Nera), Narenta, dor. vdoes «canali »
(di cui v. Ribezzo, Unità tirrena, e Trombetti s. Naro): ma può trattarsi
di altro (ad es. in ARRIUM da ARRIUS n. pers. rom.).
Nasca, fr. Castelvece., VA. Il Salvioni (Not., II, 94) ravvicinò questo no-
me, dubitativamente, ad Ascona pr. Locarno, e Scona di Blenio, e vi sup-
pose quindi un composto di IN e della voce dialett. Asc « pascolo ». Si
tratterà, appunto, del plurale del lat. mediev. lomb. ASCUUM, che ricorre
spesso in coppia con pascuum, negli Statuti di Brissago e altrove: e di cui
si occupò più ampiamente, oltre al Salvioni ed al Bosshard, G. P. Bognetti
negli studi in onore di C. Calisse, Milano 1939, I, 207; e v. anche la mia
recens. in Italia Dial. XX, 1939, 229 segg. E v. Lasch. — Invece NASCO
(o Nàsego, Bottazzi), in Val Sabbia (m. 1515) (dial. Campo-di-nass, Gnaga)
pare alterazione della v. bresc. nass « tasso » (pianta). Cfr. NAZIO (dial.
Nass) fraz. di Malonno.
Nasolino, fr. Oltressenda Alta, BG: v. voce seg.
Naguncio, fr. Gerola Alta, SO (e n. del monte a lei vicino): sembra una
forma diminut., in -uNcuLUS, forse da nas « naso » con allusione a qualche
accidentalità del terreno.
Nava, fr. Colle Brianza, CO: = in Nava sec. XIII (Lib. Not., 257), NA-
VA e Pian di NAVA in Valsolda, CO; NAVA di Baiedo, conca erbosa,
Pasturo, CO (ivi presso: Co' de NAVA (o Con Nava?) all’inizio di questa,
valle, e NAVA, di Barzio); Gola di NAVA, Blessegno, CO; NAONE (Valle
del-), Ballabio CO; NAVARINO, S. Colomb. di Collio BS; è la voce (cel-
tica?) NAVA « piano circondato da monti, conca, campo piano fra boschi »
(dì cui v. Top. Ven., 279; Jud, 113, n. 4). V. Nave, Navono.
Navarolo, canale, Viadana, MN: lomb. navaroeu « barcaiolo ».
Navazza, casale, Azzanello, CR: NAVAZZE, loc. presso Nave (Gnaga);
NAVAZZO, fr. Gargagnano, BS: non so se in relazione con la voce lomb.
navascia «tinozza », 0 da cfr. col preced. Nava.
Nave, BS: luogo nella valle del fiume Garza (ivi presso il monte Conche);
un altro NAVE, pr. Mandello, CO; NAVE SOLE, Toscolano BS. E’ la for-
ma plur. di nava: v. questa voce.
Navedano, fr. Lenna, CO: sembra essere composto di IN-Avedano (ABET-
ANUS): v. Salvioni, Not., IV, 10.
373 2 NEMBRO
Navello, loc. Mandello, CO: N'AVELLO, loc. pr. Inverigo, CO, dial. al
Navèll. NAVELLO, loc. pr. Mandello, CO. Saranno forme deriv. da nava:
v. questa voce.
Navézze, fr. Gussago, BS, e Bione, BS: il Salvioni (Not., IV, 10-11) pensò
fossero la forma plurale di una voce *avezza, cfr. bresc. avézz « abete ».
V. però anche alle v. Nava e Navono.
Naviglio grande, di Pavia ecc., dial. Navilli; nome di vari canali già navi-
gabili. Navilli interna, è detto volg. quel Naviglio che ricingeva la città di Mi-
lano (v. Cherubini). Cfr. un Navilium di Reggio (sec. XIII), Tiraboschi,
Diz., II, 140.
Navono, fr. Pertica Alta, BS, dial. Naò: vill. « nella parte, più eminente
[m. 820] della Val Tovere, laterale della V. Sabbia » (Corogr.). Sarà forse
accrescit. di mnava. V. questa voce.
Nazzano, fr. di Rivanazzano, PV = (Castro) Naziani a. 1244, Serra,
Asti, 84: posto in alto sul colle, di cui Rivanazzano è ai piedi: sarà l’ag-
gettivo NATTIANUS dal n. pers. NatTIUs (cfr. Pieri, Arno, 167).
Nehbiolo, loc. pr. Casteggio, PV. Il Maragliano lo spiega dal nome del
vitigno. Ma v. Nibbiolo.
Negrana, fr. Gravedona, CO. Forse si può supporre derivato da un nome
pers. *Negrano da Negro? V. Valnegra.
Negri (Torre de”), PV: dal cognome Negri.
Negrini, fr. Caspoggio, SO: dal cogn. Negrini.
Negrimo (Castel-) fr. Aicurzio, MI: dal n. pers. Negrino.
Negruzzo, fr. Cella di Bobbio, PV; NEGRASSOLO, case, Artogne, BS. Da
nomi pers?
Neguccio, laghetto alle falde del Resegone, pr. Lecco, dial. Negùcc: pare
connesso, per l’origine, col nome del fiumicello Neguglia (o Negoglia), emis-
sario del lago d'Orta (Novara): ma non so proporre che di derivarli da
NUCE (noce), quasi *NUCUCULUS e “NUCULIA: cfr. il nome veron. Negarine
(Top Ven. 170, già Nogarines): se non da un *AL]NETUCULUM, AL}
NETULIA (da ALNETUM « ontaneto »).
Némbro, BG, = de Nembro a. 800-898 (Mazzi, 377): vicino al paese
vi sono anche oggi dei boschi (« massime nella frazione di Gavarno » v. Co-
rogr.); NEMBRA (Bocca di-), Limone, BS; LEMBRO, 1. e affl. del Mella,
V. Trompia; NAMBRÒ, n. di una strada mulatt. Tremos.; MEMBRONI
(dial. Nimbrù), 1. Caino, BS (Gnaga): tutti riflessi del lat. NEMUS, -ORIS
«bosco »: v. Salvioni, Not. IV, 11; e voce seg.
NEMUS (S. Ambrogio ad-), chiesa di Milano, così nominata dalla. 1053
NERINO 374
(v. Giulini, II, 432). E’ noto che il popolo ha alterata questa denominazione,
fino a dire Sant'Ambroeus Andémm (credendo di tradurre così la forma
che risulta unendo le due parole: Ad nemus, quasi fosse Andemus). V.
Salvioni, Fonet. Mil. 287.
Nerino, via di Milano, dal n. di un corso d’acqua (Colombo, Mil., I, 83);
v. Nîrone.
Nero, v. Fiumenero. ACQUA-NERA, sorgente pr. Bévegno, BS (Corogr.,
72). Qui anche NERO, vill. sopra Limonta, CO?
Nerviano, fr. Milano, = plebis Nerviani sec. XIII (Lib. Not. III):
NERVIANUS aggett. derivato dal nome pers. rom. NERVA. Cfr. Nerban, Top.
Ven., 78.
Nese, BG, = in Anesio, vico et f. Annexie, vico Anesie a.
910-987 (Mazzi, 138). Già il Rota, nella Storia di Berg., 131, cit. dal Mazzi)
riportò questo nome ad un antico [probabilmente preromano?] vicus ANE-
SIUM 0 ANESTIA, quale si può dedurre dal nome dei suoi abitanti: ANESIATES
(vicani), ricordato in una iscriz. rom. (Corp. Inscr. Lat., V, 2, 5203) v. qui
Brumano. — Del comune di Nese fa parte la frazione: la NESA; e questo
nome stesso ha il fiumicello che vi passa.
Nesòlio, fr. Erve, BG (Tour.). Che è?
Nesporédo, fr. Locate Triulzi, M/, dial. Nesporee, = Nespoleto a.
1045 (Giul., II, 316), locus Nesporigo sec. XIII (Lib. Not., 217); cfr.
un luogo detto Nespolo pr. Maleo (Lodi), a. 975 (Mazzi, XXXVI):
MESPILETUM.
Nesso, CO, dial. Ness: = Nessum a. 992 (Cod. Long., 1528). La ca-
suale omofonia di questo nome con quella del fiume greco Néccog (oggi
Mesto), e del centauro famoso, ha fatto favoleggiare di uno « stabilimento
di famiglie greche al tempo di Cesare» (Chiesi, Como, 76). Ma è pura
illusione. Forse si tratta di un derivato da ALNUS: albero che, se è detto
onizz, oniscia a Como, si chiama oeness a Bergamo, onèss a Brescia. Cfr.
NESSA, casolari, Gravedona CO.
Nevedòne, loc. pr. Brissago Valtrav., VA: « in-abetone » (v. Salvioni; Not.,
I, 33; II, 97; III, 86).
Niardo, fr. Breno, BS, = Niardo a. 973 (comunic. di A. Mazzi), de
Niardo a. 1119 (Odorici, V): cfr Nivardo, nome pers. di un lom-
bardo a. 1005 (Monneret, Organ., 53): sarà forse dal n. person. Niward
(v. qui Niguarda).
Nibbio (Cassina del-), loc. pr. Ballabio, CO: forse da un cogn., derivato
o dalla voce lomb. nibi « nibbio », oppure da EBULUS: v. voce seg.
Nibbiolo (o NEBIOLO), fraz. Villavesco, M7, ramm. nel 1220 (Agn.). Può
375 ; NIMOLCAMPO
parere un derivato diminut. dal nome del Sambucus EBULUS: cfr. però
la v. seg., ed i nomi loc. novaresi Nibbia, Nibbiola.
Nibionno, CO, dial. Nibionn; = Nebiono, -oni a. 851, 866 (Dozio,
Not. di Brivio, 1858). Il nome pare lo stesso del luogo, pr. Affi veronese,
detto Gnibloni in c. dell'a. 1204 (Top. Ven., 280); e va forse ricolle-
gato col Ne blus trintinus dei m. Lessini (a. 1180) di cui fa cenno
lo Schneller (Tirol. Namenf. 215). Il Prati (Ricerche, 239) ricordò la voce
lat. mediev. NEBLUS «torrente aliment. dalle nevi» notata dal Cipolla.
Cfr. Nebbiano novarese, e NEBLÒC (già N i b Lo g 0), loc. in Valfurva, SO.
Nicola (o de’ Nicoli), cascina, Borghetto Lodig.; Buco NICOLINA, ca-
verna pr. Asso CO: dal n. pers. Nicola, Nicolino.
Nicòrvo, PV. Ignorando interamente le forme anteriori, è da diffidare del-
l'apparenza, che parrebbe additarci un «nido (di) corvo» (cfr. Malnido).
Il confronto con Nifontano (v. questa voce) può far credere invece che si
tratti di un composto, se non di NOVEM, di NOVUS.
Nido (Grotta del-), grotta pr. Campodolcino, SO. Proprio da « nido »?
Nif, v. Niva.
Nifontaro, loc. pr. Torba di Gornate, VA; = Novem Fontanis, Lib.
Not. (382): ebbe il nome (Chiesi, Como, 293) da un ospedale erettovi nel-
l’anno 1177, detto delle Nove Fontane. Cfr. uno Stifonte pr. Bologna, già
Septemfon tes (Avog., Territ.).
Nigolîne, fr. Cortefranca, BS: vill. posto su basse colline, coltivate a viti
e frutteti; = de Nuolinis, de Nivolinis, a. 1158, Rosa, Fran-
ciacorta. Confrontato anche con Novolino di val di Greve (Pieri Arno,
289), pare possa riflettere un dimin. femmin, plurale di *NovuLus (novale);
si veda anche alla v. Nuvolera.
Niguarda, borgo annesso a Milano, dial. Ninguarda, Linguarda; = Niv-
varda (leggi Ninvarda?), Giulini (II, 587; IV, 706), loco Niguarda
sec. XIII (Lib. Not., 148, 246), Ninguarda (Manar.), lat. eccl. Ni
varda. Poichè il luogo è in una posizione relativamente alta, verrebbe da
pensare ad un composto di wARDA (v. Guarda): premessovi, forse, l’aggetti-
vo NOVA (per il restringim. di no- in ni v. Nivolto, Nifontano, Nicorvo),
più difficilmente la prepos. iN, sopraggiunta in seguito da un’altra în (cfr.
ital. ant. ninferno, onde in ninferno). Però il confronto con Niardo (v.
questa voce) lascia dubbiosi che si tratti anche qui di un nome pers. ger-
manico (Niward? v. Inguaward, Fòrst., 967), volto al femminile (dipend. da
casa, villa). Il cognome di un Ninguarda di Morbegno, vescovo a Como
nel sec. XVI (Gr. Illustr., II, 1083) sarà derivato dal nome del paese.
Nimolcampo, local. pr. Fino di Clusone, BG: composto notevole di IN-
IMO-IL-CAMPO: V. voce seg.
NIMOTORRE 376
Nimotorre, casale pr. Torre Boldone, BG: IN-IMA-TURRE: cioè sotto il paese
di Torre. Cfr. anche Nimavilla, cognome in Valsass.: l’Orlandi (Fam. Vals.
244) segnala a Premana l’espressione in im, in ima nel signif. di « in fondo ».
Niòlo, fr. Carlazzo Valsolda, CO. Cfr. Nido?
Nirone, torrente che ha principio nelle Groane, attraversa l’ex circondario
di Milano, ed entra nell’Olona, = Nirone sec. XII; si dice anche Lirdn.
Il Giulini (I, 77) esprime il dubbio se « quest’antico nostro acquidotto abbia
preso il nome nei tempi romani da alcuno dei NERONI che... l'abbia qui
condotto, o pure se quel nome sia tratto dal greco, nel qual linguaggio si-
gnifica acqua ». Altri (v. Colombo, Milano, 98)) poichè si usò talora, o si
usa, la forma Nilone (Cassina de Nelono, a. 1456), pensò ad un’origine
da *NiLone (da NiLus), come da un *NriLino sarebbe venuto Nerino. Ma
in realtà i pochi elementi che possediamo non ci permettono*di veder chiaro
nell’origine di questo nome. Si può solo pensar verosimile che la forma
più antica del nome sia Nirone, e che il nome di Nerino sia il suo corri-
spondente diminutivo. Questi nomi potranno aver relazione col tema prela-
tino NERO « acqua » (cfr. greco mod. nerò, gr. antico vagidac, v. Trombetti;
Neretum, oggi Nardò, v. Ribezzo); senza che si possa stabilire se poi que-
sto NERO sia affine al tema NAR veduto alla voce Narro. Nè si può esclu-
dere che Nirone e Nerino siano da ricollegare ai nomi pers. etruschi NERA,
NERINA ricordati dal Pieri (Arno, 40) o col n. person. rom. NiLus. — Che
se, cosa che par meno probabile, la forma più antica dell’attuale Nirone fosse
invece quella che è data dalla pronuncia popolare Lirén (e che noi crediamo
derivata, per dissimilazione, da Nirone), allora anche Nirone, attraverso Li-
rone potrebb’essere derivato dalla voce prelatina *LARIONE (cfr. Lario), come
il Lirone di cui parleremo sotto Polirone. Da ultimo sarà da considerare se
il nostro Nirone abbia qualche rapporto col nome di Nirone, fr. di Palan-
zano (Parma).
Nisciolamo, fr. Cernobbio, CO, dial. Nisciolan. Pare un aggettivo, con suff.
“ano, da niscioeula « nocciuola »: cfr. milan. nisciolanna «nocciuola bi-
slunga » (Cherub.).
Nisèla, n. di un terreno sopra Pasturo. Si pretende che il luogo costituisse
«una piccola isola », quando la Valsassina «era tutta un lago ». V. qui
Isella.
Nisséla, monte, Valtrompia, BS (?); NISSOLONE, loc. pr. Casteggio, PV.
V. Nisciolano. Forse riflette un lat. *NUCEOLETUM il n. di una casa, pr.
Pisogne, BS: NISDRÈ (v. Gnaga).
Niva (Ponte di-) pr. Cunardo, VA. Così è chiamato un ponte naturale ad
arcata scavato dall'acqua. Credo questa dicitura alterazione ufficiale di un
effettivo Ponte Niva, con ponte di genere femminile (ad es.: a Menzonico
di Lugano si dice la pont = «ponte di legno » v. qui Ponteranica), e Niva
= nativa «naturale». Sarebbe la forma femminile, insomma, del PONT
377 NOCÈNO
NIF di Ferrara di Valtravaglia sulla Morgorabbia (= ponte nativo, Sal-
vioni, App., 245), e del Ponte Nativo al di sopra del Fluvione, affl. del
Tronto (v. Marinelli, Atti IX Congr. Geogr. It., 1924, II, 28): come il ted.
Selbsteg (v. De Gasperi-Lorenzi) — Alcuni di questi nomi sono da aggiun-
gere al diligentissimo elenco di ponti naturali steso da A. Forti: Il ponte
di Veja, Verona 1923. L'aggett. riva per nativa, allusivo ad acqua sorgente,
credo spieghi NIVA, loc. di Campo Val Maggia, Tic., e NIVA, loc. pr.
Malesco, V. Vigezzo.
Nivia (Pianca-), loc. pr. Pasturo, CO. Per Pianca, v. questa v.; Nivia è poi
il femmin. dell’aggett. nivi (lat. NiTIDUS), che in Valsass. vale « liscio, senza
sporgenze ». Forse ne dovrà andar separato NIVIONE, fr. Cella Bobbio,
PV? Oscuro è anche il n. NIVÌA (ivi presso c'è un NIVILLINA), loc.
presso Castigl. Intelvi, CO.
Nivolto, fr. Giussago, PV: dial. Nivòlt: vill. in mezzo a campagna ferti-
lissima ed irrigua. Non so se si possa identificarlo, per avventura, con un
luogo detto Novialta, a. 870 (Giulini, I, 258): comunque può essere
inteso come un Novum (v. Nistàbolo alla v. Stabbio) o Un NOVETUM ALTUM,
tanto più che il luogo è vicino a un Novedo: v. questa voce, e Novegro ecc.
Nizza (Val di-), PV: prende il nome dalla NIZZA, torrente «tortuoso ed
impetuoso », affi. della Staffora. Forse aferesi di onizza (oniscia) « Alnus
glutinosa »? Cfr. Nesso.
Nizzolàro, fr. Monticelli, PV, dial. Nisciolèe, un altro, pr. Bedizzole, BS;
cfr. il Nisciorèe di Valsolda, ricordato nel Piccolo Mondo Antico del
Fogazzaro: « noccioleto ».
Nizzolîna, fr. Marnate, VA: dimin. di niscioeula « nocciuola ».
Nobiallo, fr. Loveno, CO: composto di IN e “*OPULALE, derivato questo da
opuLus (cfr. il comasco opi « Acer campestre »): v. Salvioni, Not., IV, 11.
Nòbile, pr. Monguzzo CO, dial. anche Nòber, = loco Nobiro sec. XIII
(Lib. Not.): forse può essere composto di IN e OPULUM (v. voce preced.):
cfr. bresc. opol, a Perrero (piemont.) obre. E v. voce seg.
Nòboll, fr Sarezzo, BS: forse IN oPULOS?: v. voce preced.
Noca, loc. pr. Bergamo, = loco ubi dico Nauca, Nauca S. Johannis,
sec. XI (Mazzi, Sub., 13), Il Salvioni (Not., IID, insieme con un Nocola di
Val Mesocco, lo dedusse da un “nAvICA, forma derivata da NAVA « conca
fra monti»: v. Nava.
Noce, fr. Brescia, dial. Ndés; NOCE GROSSA, fr. Gazzuolo, MN: da un
albero di noce. Cfr. Pian delle NOCI, Peglio d'Intelvi, Pra delle NOCI, BS
ecc.
Nocèno, fr. Vendrogno, CO, dial. Nosén, = loco Noxeno, sec. XII
NOCI GARIONI 378
(Lib. Not.): nonostante il suffisso insolito, dev'essere originato da nds
« noce d. e
NOCETO loc. pr. S. Rocco al Porto, Lodi (a. 948). Agnelli. V. Nosedo.
Noci Garioni, v. Garione.
Noffo, fr. Pertica Alta, BS, dial. Nof: poichè non è pronunciato noeuf
(chè allora sarebbe forse da Novus) rifletterà forse il n. person. Noffo « Ar-
nolfo ».
Nogne, Lognetto 1. BS: v. Ognato.
Nolcino, v. Olzo.
Noledo, fr. S. Maria Rezzon., CO: forse da “*NOVULETUM.
Nona, fr. Vilminore di Scalve, BG. Origine? Un Dosso della NONA,
Lodrino, BS: per lo Gnaga potrebb’essere dal n. bresc. di un fungo (boleto
bovino). Ma che non alluda all'ora nona indicata da quel dosso a quei di
Lodrino?
Nosadello, fr. Pandino, CR; dial. Nusadel: dimin in -ello dal n. collettivo
NUCETUM: v. Nosedo.
Nosate, Milano, dial. Nosaa. Nome che credo derivato, con sufi. -AT-,
dalla voce lomb. nds «noce »; e non tratto direttamente da un latino NU-
catuM: formazione recente, per conseguenza, e tale da recare un’altra
prova dell’esistenza di più categorie diverse fra i nomi locali attuali in
“ate. (Per il Rohlfs, dal n. person., ipotetico, Nosus: cfr. l’esistente Nosor
NIUS).
Nogédo (-Chiaravalle, -S. Nazzaro, -San Barnaba), varie località pr. Milano,
= (S. Georgius ad) Nucetum a. 956 (Giul., I, 546) un Noxe-
tum pr. Vigevano, sec. XIV (Colombo, Tic., 67): NUCETUM.
Nosédole, fr. Roncoferraro, MN: “NUCETULAE.
Nossa (Ponte di-), BG, = loco et fundo Noxsa a. 1071, de Noxiu
(Mazzi, Sub., 401). Foneticam. può riflettere un latino ALNOCEA da ALNUS
«.ontano », v. Nozza.
Nòtica, fr. Prevalle, BS (ivi presso Quàtica). Che sarà?
Nova, Milanese; dial. Noeuva. Poichè si trova, press’a poco, alla distanza
di nove miglia da Milano, si credette che in ciò stesse la ragione del nome
(Corogr., e Gr. Ill. I, 524): ma non pare verosimile, anche tenuto conto
del genere femminile di Nova. Si tratterà di un omonimo di altri Nova
italiani (= Novale): cfr. le Nove vicentine (Top. Ven., 228), e qui Nove.
Novagli, fr. Montichiari, BS (anche Novalli); NOAI, loc. V. di Ome, BS:
plur. di novàl «maggese ».
379 NOZZA
Novate, Brianza, fr. Merate, M/; NOVATE, fr. Milano, = Novate sec.
XIII (Lib. Not., 101); NOVATE Mezzola, fr.. Sondrio: dialett. Novàa. Qui
mi pare si riscontri un *NOVATUM, sinonimo di NOvALE; però il Serra (Com.
Rur. 187), e così il Rohlfs, li vorrebbero ricollegare, con Novaggio, ticinese;
(e friul. Node, Noacco) col cogn. rom. Novus. Ma cfr. anche il n. di una
local. pr. Marone, BS: NOVADINE. Da questi nomi di luogo il cognome
Novati.
Novazza, fr. Gromo, BG. Sembra derivato da nova, con suff. peggiorativo.
Nove (Fonte di-), (o Ponte S. Marco), fr. Calcinato, BS. Nove sarà il plu-
rale di nova: v. questa voce; e cfr. le Nove, pacse vicentino.
Novédo, fr. Giussago, PV; NOVEDI baite, Ono S. Pietro, BS: pari all’ital.
noveto « maggese »: v. Nivolto e le voci segg. Invece Noeti, a. 1441,
presso Pietole di Mant., = (contrata) Novetti, a. 1522 (Nardi, Mons
Virg.) pare forma dimin. plur. da Novi.
Novedrate, fr. Carimate, CO, dial. Novedraa; = loco qui voc. Nevedra-
te (sic) a. 1093 (Giul., II, 593); Novedrate (-Galiani) sec. XIII (Lib.
Not., 53): è forma derivata con suff. -AT da “novedro, cioè * NOVETULUM :
cfr. voce preced. (v. Flechia). Il Rohlfs, però, vedrebbe in questo n., come
in Noverato (v. q. v.) un deriv. da n. person., non determinabile.
Novégno, casa, Lumezz., BS: pare forma derivativa di rnévo (nel senso
di «novale »?; sul tipo dell’ital. asprigno ecc.): che potrebbe anche spie-
gare l'omonimo Monte Novégno, presso Arsiero (Vicenza).
Novégolo, fr. Abbadia Lariana, CO; NOVÉGRO, fr. Segrate, MI, = No-
vegro sec. XIII (Lib. Not., 258): tutt'e due da *NOVETULUM: v. le voci
preced. — Sono da ricordare i gustosi motti equivoci milanesi, che conten-
gono il nome di questo luogo: « avè a che fà a Novéghen », «scior de
Noveghen », per dire: « non aver nulla al sole », «signore da burla » (Che-
rub.).
Novelle, fraz. Cedegolo, BS; e loc. pr. Casteggio, PV; NOVELLA, fr. Tu-
rano Lod. ecc.; cfr. tosc. Novella (Pieri, Arno, 289): da NOVELLUS.
NOVENZANA (in-), villa in pieve di Missaglia, sec. XIII (Lib. Not., 97):
aggettivo dal n. gentil. lat. NovENTIUS (v. monte Novenzago, Top.
Ven., 78).
Noverasco, fr. Opera, MI: composto di in Overasco, da Overa: (Salvioni,
Not., IV, 11). V. qui Opera.
Noviglio, M/, dial. Novij, = loco Novelio sec. XIII (Lib. Not., 312):
dal n. pers. rom. NoveLLIus (anche di lap. lomb.).
Nozza, fr. Vestone, BS; dial. la Nofa, = Nosa sec. XII, Nozia sec.
XV: anche nel Lib. Poth. (v. Bottazzi) Nozie e La Nozia, a. 1256
NUGOLA 380
e 1470. Forse da un latino ALNOCEA (v. Nossa), o dal lat. NUCE «noce »
(o *NUCEA?). Il luogo diede il nome anche al torrente, affi. del Chiese.
Nîiigola (Sotto-), nome di alcune alture presso Brescia, ai cui piedi passa
il torr. Bedoletto. Poichè non pare possibile, foneticamente, ricondurre que-
sto nome a NoVULA (data la u tònica) - non dimentico però lo vicinanza di
Nuvolento, v. questa voce - sarà forse da riconoscervi la voce bresc. nuvla
(it. nuvola): cfr. i nomi loc. tosc. Poggio alle Nuvole, Collenugoli (Pieri,
Arno, 354), veron. monte Nuvola (Top. Ven., p. 280). Possono forse ripor-
tarsi alla stessa origine: (S. Maria delle) NUVOLE, pr. Castelcovati, BS
(che però il Piotti, Brixia S. 1914, p. 276, voleva ravvicinare a novale);
NUVOLONE, m. sopra Limonta, CO; Sotto-NIGOLI, Mazzano, BS (posto
però al di sopra di Nuvolèra, v. q. voce); NÌGOLA (dial. Néol), Vezza,
BS; monte NUVOLO, Lonato: cfr. Torre-nùvile, Crocioni,, Topon. Velletri
701, e qui Nuvolento, Nuvolèra, Nibionno. Il Pieri (Arno 354) a proposito
del n. di un fosso Nugolaio, in Toscana, ricordava l’ital, (antico?) nuvolaio
« fosso per acque piovane ».
Numbisén, loc. pr. Caglio, CO (carta del Touring). Forse pari ad un *ob-
bisén, accrescit. deriv. da obbi (eguale a oppi) per « oppio » (v. Obbio)?
Nusiggia (S. Stefano in-), chiesa in Milano: prima fu S. Martino ad N ux i-
giam, poi S. Stefano ad Nuxiam (v. Lib. Not., passim): riflette
certo una forma lat. nucicuLa: cfr. Nocicchi, Nocicchio (Pieri, Serchio, 96,
Arno 244), ed il padov. Nosegéo (Top. Ven., 170): che sarà dunque vera-
mente “NUCICULETUM. — Un composto pari a «noci mozze » vedrei in
NUSMOSSE, la pr. Barbariga, BS.
Nuvolato, fr. Quistello, MN: credo rappresenti un *NOVULATUS da NOVU-
Lus (sottint. AGER, « novale »: Pieri, Arno, 289). Ma v. voce seg.
Nuvolento, BS: dial. Nigolent, Nuolent: sarebbe = plebe Nudbolento
1040 (Gr. Ill., II, 348), ed è = loco Nebulento a. 1118 (Odorici, V).
Il luogo è posto alle falde delle colline di Sottonugola (v. Nugola), fra ter-
reni assai fertili. Tutt'insieme, sembra di doverci vedere un derivato da
nuvola. V. Nuvolera.
Nuvolèra, BS, = fundo Nuvellaria a; 961, Nigularia (2) a. 1041
(Odorici III e V), vico Nublaria (? a. 961 (Gr. Illustr., II, 348). Qui
parrebbe di non poter dubitare si tratti di NOVELLARIA, collettivo da NOVEL-
LUS « piantone »: ma però il luogo è a breve distanza da Nuvolento, e
cfr. un Nuvolaria già luogo pr. Codogno, M/ (1166, Agnelli), e No-
vellara di Reggio, che anche il Malagoli (Arch. GI. It., XVII, 36) suppose
da NEBULA 0 NUBILA « per la natura del luogo, basso e soggetto a nebbie ».
0a, loc. pr. Mandello CO; Fiume d'OA, fiumic. ad Est. di Rongio, Man-
dello, CO: è lo stesso che Oga: v. questa voce.
©Obbio, fr. Domaso, CO: forse è un obbi « opulus » (cfr. Massia, S. Sebast.,
274): benchè oggi il lomb. conosca solo opi.
Oberto, (Casa d’-) cas. pr. Valbondione, BG; con OBERTELLO, casa in V.
Trompia: dal n. person.
Obizza, pr. Bottaiano, Crema: dal cogn. dei marchesi (Monticelli degli)
Òbizzi.
Oca, fr. Sesto Cal, VA; OCA, cas. Gussola, CR: ital. oca: prob. come
soprannome: cfr. un (Mafynus filius quond.) Oche a. 1456.
A a,
Occagno, fr. Schignano, CO: forse un derivato dalla voce lat. occA « er-
pice », o non piuttosto (come par più probabile) da un nome pers. *Occa-
NIus supponibile accanto ad OcANIUS e OccoONIUS?
Occhiarolo, monte, Gavardo di Salò, BS. Potrebbe avere attinenza col. n.
di Oggiaro (v.): ma lasciando supporre, con maggiore probab., un OCULARIUM
(a dire: belvedere?)
Occhiate, od Occhiò (S. Giov. e Paolo in-), chiesetta pr. S. Giuliano Milan.
(più nota col n. di S. Cristoforo), dial. Oggisa (ne venne il cogn. milan.
Uggiò); = (vico et f.) Octavo, Uglavo, Dozio 172 (a. 853), Oc-
tavo a. 887, Cod. Long. col. 569; Og/loe, Ratti 1266; Ucloe e
Octavo, promiscuam., Lib. Not. (sec. XII); poi Oclavo, Oglavo,
Rota, Cassic. 45: riflesso dell’aggettivo ocravuM (-lapidem), indicante la
distanza da Milano (sulla stessa via romana, dove è Sesto S. Giovanni, due
miglia più avanti: lo vide anche il Massia Bricc., 1). Un altro Octabo
forse situato già dopo Sesto Ulteriano, verso Lodi (oggi Cascina OCCHIÒ?)
è ramm. in una carta dell'a. 823 (Cod. Long., 184). — Suoi sinonimi sono
Uggiate (v. questa voce); e cfr. Uchaud, nella Francia Merid.
Odecla, fr. Malonno, BG: sembra un dimin. in -éccola (v. Cavreccolo):
forse da un nome pers. come Odo (Fòrst., 187)?
ÒDENO 382
Òdeno, fr. Navone, BS, dial. Uden: si può riferire al n. pers. germ. Audina
(Férst., 189); mentre ODOLO, Salò, dial. Odol, = Otholo a. 1175
(Odorici): epònimo della Valle di Odolo, al n. pers. Audila. Però, può con-
venire anche un Odilo: cfr. qui Odecla; e Odalengo di Alessandria. Varian-
te di Odolo, forse, il n. della non molto lontana casa OLO. — Il Flechia
però traeva il n. del valmagg. Lòdano dal leventin. dudan «ontano ».
Odiago, fr. Pontida, BG. Sembra un aggettivo, con suff. -Acus, dal nome
gentil. UTILIUs (anche in lap. lomb.); od OTILIUS.
Odolo, Salò, BS. V. Òdeno.
Òdrio e Odriotto, torr., Sarnico, BG. Foneticamente, vi corrisponderebbe
bene il n. pers. rom. LotRrIUS: escluderei un rapporto con le voci milan. he
dria, ludriòtt (berg. l6dria) « lontra », e, in senso traslato, « ghiottone ».
Offanèngo, CR, dial. Offnengh; = Aufaningo a. 947, locus et f. Au-
foningo a. 966 e 1044 (Mazzi, 342, Cod. Crem.): derivato con suff.
«Ing da un nome pers. german. (Offolo, Bianchi, X, 366, Uffin, Fòrst.).
Offellèra, fr. Agrate, MI: femmin. di offellee « pasticciere ».
Offlaga, BS, = Ofolaga (Cod. Long., 76): sarà un aggettivo: *OFELLACA
dal n. person. OreLLUS (OrILLI in lapide rom. di Sabbioneta, Cod. Inscr.
Lat., V, 4087).
Offredî (Casanova, o Canova d’-), fr. Ca’ d'Andrea, CR. Dal n. pers. Of-
fredo.
Oga, fr. Valle di Sotto, SO (aggett. derivato Ogolin). Non deve esser altro
che la voce alpino-lomb. oga (o voga), col signif. di «via per la discesa
dei legnami»: forse dal greco latino agogA (v. Jud, 68; Battisti, St. Trent.,
40; Serra, Recens. G., 94). V. qui Oa, Uga, Voga.
OGEBIO, luogo scomparso «pr. Coronate pavese» (Cod. Long.) Andrà
con l’Oggebio di Novara: che accenna forse, insieme col nostro nome, al n.
pers. lat. OcLivius (per il Serra, Com. Rur. 186, ad un n. pers. *AUGIVIUS).
Oggiàro (Quarto-), loc. pr. Musocco, M/ (anche Ugerio), dial. Oggée: ri-
fletterà forse il nome pers. Uggero (Otgerio: cfr. il nome di un Oclerio
Beccaria, anno 1242 nel Cavagna), con desinenza alterata. V. però qui s.
Occhiarolo, con cui potrebbe anche avere comune l’origine.
Oggiòna, VA, dial. Oggiona: = Augiana (0?) a. 951, Cod, Dipl. Long.
(v. Rota), Uglona lat. eccl.; villaggio in bella posizione, a sin. del torr.
Arno: OGGIONO, CO, dial. Oggionn, = plebis de Oggiono, Ugiona
sec. XII, de Oglonio sec. XIII (Lib. Not., 206, 261, 12) plebe Ugl/o-
ni (a. 1456); borgo sul pendio di un colle, dominante il laghetto di Annone:
nonostante qualche apparenza, non saranno da riferire alla base ocuLUS
(milan. oeuce, accrescit. oggion; cfr. Occhiobello, Occet, Top. Ven., 334);
383 OLCIO
e qui Occhiarolo; e forse nemmeno ad una specie di « aguglione » (*Acuc'
LONE) con riferimento alla conformazione del luogo: ma al n. pers. rom.
OctonE: cfr. OGGIOGNO novarese = Ogiogno a. 1211 (De Vit, I,
285, IV, 284); che è forse dal n. pers. OcronIus (il Serra, Com. Rur.
186 proponeva n. pers. *AUGIO, -ONIUS).
Oglio, fiume, BS, dial. Oi, Olli; = Ollius (Plinio, Cassiod) Oleum,
Olium, Ogium (Cod. Crem.). Dei glottologi, chi ha considerato questo
nome come gallico (Holder: tema oLio «tutto»: v. Olona), chi ligure (v.
Trauzzi, 11); anche il Trombetti vi ravvisava un tema indoeur. oLo « tutto »
(cfr. lat. sALVUS ecc.). C'è però anche un OLLUS nome gentil. (Corp. Inscr.
Lat. III, 3893). — Diminutivo di Oglio è OGLIOLO (dial. Oioeul), fiume
dell’Alta Val Camon., affl. dell’Oglio. Si noti, con lo Gnaga, che dal f.
Oglio si denominarono vari altri corsi d’acqua della sua valle. V. Origgio.
Ogna, Oltressenda Bassa, BG: onde una frazione, Villa d'OGNA; OGNO-
NE, casale, Gravedona: dalla voce bresc. e engad. ogna «ontano », di cui
v. Salvioni, Not. V., 92. Cfr. qui Nogne, Lognetto.
Ognato, fr. Mairano, BS (dial. Ognét) = Ognato a. 1087, Brixia S. II,
21: sembra nome derivato dalla base di cui al n. precedente, con suff. collet-
tivo -ATUM, dovendosi considerare fantastico l’OTHONIACUS proposto dal
Bonini. Il Rohlfs propone di dedurlo dal n. pers. ONNIUS.
Ognissanti, fr. Borghetto, Lodig.: da una chiesa OMNIBUS SANCTIS.
Olate, fr. Lecco: dial. Volda; Stat. Lecco Volate: luogo posto «fra i
due torrenti Gherenzone e Galdone » (Corogr.): il Serra (Com. Rur. 188 e
v. Rohlfs) lo trae dal n. pers. ALLUS o OLLOS, ma tale nome, insieme con
quelli dei torrenti VoLoNE e VoLasca, che scorrono vicini al paese, direi
che può derivare anche da vADUM «guado », attraverso al diminut. *VADU-
LUM. Cfr. i nomi veneti Volalto e Voldin (“VADUL-ALTUM, *VADU-
LONE), Top. Ven., 300.
Olcèlla, fr. Busto Garolfo, M/, dial. Olcella; OLCELLERA, casale pr. Ol-
giate Calco, CO (scritto anche Olchillera): vi è da riconoscere la voce
dell’antico dial. lombardo: olcell (scritto anche olchielll: «uccello» (Vv.
Cherub., IV, 464): donde o/cellera, = «uccelliera ». V. Aucell,a, nome
pers. femm, (Serra, Cogn., II, 598); cfr. qui Orcellera.
Olcianìco, fr. Lierna, CO, dial. Olcianìgh; OLSENAGO, fr. Mura, BS:
forse saranno derivati dal nome pers. etrusco AUCENA: il primo con sutf.
«Icus, il secondo con suff. -Acus (cfr., con suff. -ING: Olcenengo, Vercelli;
Massia, Arch. Stor. Vercell., 1917).
Olcio, fr. Mandello Lario, CO, dial. Olcc: = locus qui dic. Auci a. 835,
vico Aucì a. 854 (Mazzi); Olzium a. 1491: vi si può vedere il nome
pers. rom. AuTIUS: meno facilmente, mi pare, il n. pers. celtico ULcos, che
OLDA 384
il Serra postula per il n. loc. OULX di Susa: = (Villa) U/ces a. 880.
V. Olzo.
Olda, fr. Taleggio, BG: ivi presso un casale Costa di Oldo. Benchè il luogo
sia in posiz. elevata direi da escludere che il nome sia alterazione di olta
«alta »: cfr. Casaloldo, Gazzoldo, ecc.; si tratterà prob. di un deriv, dal n.
pers. Oldo (da Aldo).
Oldanìga, fr. Ruginello, Monza. Come l’Oldenico di Vercelli (Auldini-
co) a. 944; Odenico 1028 sarà agg. derivato con suff. -IcA dal n. pers.
Audinus o Audenus, v. Serra Com. Rur. 186. Dallo stessso n. pers., con
suff. «ING, si ebbe il nome di un luogo del Bergamasco (presso Cortenuova
o Acquanegra cremon.), chiamato Oden ingo o Audinìngo in doc.
degli anni 915 e 993 (Mazzi ,34).
Oldesio, fr. Tignale, BS (anche scritto Oldese), dial. Oldés. Forse è aggettivo
in -eNSIS derivato dal n. pers. germ. Aldo o Auda. Cfr. il cogn. piem.
Audisio; e v. Olda.
Oleàro (Martino-), fr, Mediglia, MI: oLIvARIUM? (v. Olivara), ma può ri-
fiettere anche oliaro « oliandolo » (milan. oliée): cfr. la local. detta de l'Uliè
pr. Casteggio (Maragliano p. 167).
Oléno, fr. Dàlmine, BG: = fundus Aulenes a. 909; Aulene a. 910
(donde una: fenita Aulenasca a. 911), Mazzi 343-5. Sembra da rav-
vicinara al nome pers. di origine etrusca AULENUS, donde il Pieri (Arno, 21)
dedusse l’Olena di Bibbiena, e a cui risalirà fors'anche il (Vigo)-leno, oggi
nome di una via di Piacenza.
Olèra, fr. Nese, BG; OLERA, fr. Zogno, BG, con cave di pietre coti: penso
derivi dalla voce anche lomb. olla (probabilmente per la « pietra ollare »).
*Olest, fr. Torre del Monte, PV; forse da #OLICIS, aggett. dal n. pers. OLUS
(Serra, Com. Rur., 230).
Olèvano, Lomellina, PV, dial. Olévenz; = Olivolu m, dipl. di Enr. II
(1014) poi sempre Olevalo, Olevero, Oleveno, Oleyvano in
carte piemont. 1219-1277. E' nome assai difficile da spiegare, Esclusa, a
cagione della e tonica, l'origine da oLivuM, sembra impossibile separarlo da
due altri O/évano, uno del Lazio, l’altro in prov. di Salerno: anch'essi finora
non intesi. Che siano da raccostare al Lévane di Montevarchi, che il Pieri
(Arno, 36) deduceva dal n. pers. etrusco “LEUNA? Forse è la supposizione
più verosimile: mal prestandosi a dar ragione di Olévano, per vari motivi,
una base oLETULUM (« piccolo oliveto » per cui v. Origgio): e non paren-
do possibile nemmeno richiamarli ad un nome volgare botanico derivato
da HELLEBORUS (fîber in Emilia, /èburu in Abruzzo, lèbro o lèpro in friul.
Olgelasca, fr. Brenna CO, = loco O/zelasca sec. XIII (Lib. Not., XVIII):
dev'essere un derivato, con suff. -asca da olgella: di cui v. voci segg.
385 OLMENETA
Òlgia di Crescenzago, Milano: dial. Olgia (con OLGETTINA, cascina, pr.
Milano): come l’Olgia di Val Vigezzo (comune di Re) (dial. Volgia, v. Gual-
zata, Bell, 59: donde un’alpe pr. Malesco detta Straolgia, già Stravolgia),
dev'essere un continuatore della voce AUCIA, AUGIA che si trova in docum.
medievali col significato di « porzione di terra arativa cinta da ogni parte
da fossati e da siepi », e donde furono determinate fors’anche varie Olza
piacentine (oltre a qualche Auge, Quches, Hoches, in Francia, v. Casella,
Del Comitato Aucense, Boll. Stor, Piacent., 1910, p. 257 segg.; e v. Vincent,
Topon. de France, p. 311); forse affine al gall. OLCA, « pianura arativa », di
cui v. Rom. Et. Wét. 6050). V. le voci segg. e Olza (1).
Olgiasca, fr. Colico, CO = Olzate a. 1456; OLGIATE Olona, VA, que-
sta, io credo, = Oglate, Olegiate (Cod. Long.), detta un tempo, in
dialetto, Ofgiò (Bertoni, It. Dial. 63), oggi Olgiaa, = plebe Ol/zate (Lib.
Not., 230), in Olzate (ib. 144), Olgiate (pieve Seprio), Giul. III,
110; un Olziate presso Lodi (a. 1083): li credo derivati tutti con suf-
fisso -AT-, dalla base AUCIA di cui v. s. Olgia (il Serra, Com. Rur. 186, pen-
sava ad un gentil. celtico *AuGIus) donde, secondo l’Holder, il n. loc.
frane. Augy. Il Rohlfs propone i nomi pers. rom. ULvius od ULBIUS.
Olginasio, fr. Besozzo, VA, dial. Olginàsenz = loco Orcenaxia sec.
XIII, Lib. Not., 13 (in Corogr. si dà anche la forma Olginasco); OLGINA-
TE, CO, dial. Olgnaa: = Ulcinate sec. XI (Lib. Not., 275). Anche
qui il Serra (v. Olgiate) suppose dei deriv. da un n. pers. *AuGINUS (Rohlfs:
anche *OLcINUS, «da OLcius); ma crederei più probabile riferirli a quella
olzina, dimin. di olza (v. Olgia), che forse ha il suo riscontro, p. es., nell’at-
tributo di Monticelli d’Ongina (Piacenza): luogo poco discosto da quello
di Olza: v. questa v.
Olimpino, v. Monte Olimpino.
Oliva Gessi, fr. Corvino, PV; S. Martino OLIVARO, pr. S. Giuliano Milan.,
lat. eccles. O/earins; OLIVARA con chiesa detta dell'Immacolata al-
lOlearius; OLIVARA (con chiesa detta dell’Immacolata all'Oleari a),
pr. Cernusco s. Nav., M/ OLIVEDO, fr. Varenna, CO; OLIVETO Lario,
co; Olivetum, in Bergamo, sec. XIII (Mazzi, Suburbio, 324); OLIVE-
RA, vari luoghi in riva al lago di Como (Corogr.); tutti nomi risalenti, in
modo ovvio, ad OLIVA.
Olmazzo, loc. pr. Casteggio, PV, dial. Urmazz. OLMEDA, fr. Salvadera,
CO: da uLMUS.
Olmenéta CR, — Ulmenetum sec. XI (Cod. Crem., I, 58); è derivato
(1) Pare distinta da questi nomi Ia serie dei n. loc, francesi e svizzeri, come Au, Eu,
o finienti in -au (Aarau, Rhinau), cui pure sembrano corrispondere, nel medio-evo, forme
come Auva, Aucia, Augia. Essi derivano, forse, dal m. a. ted. auwa « prateria
umida, irrigata ».
25. - Dizionario di toponomastica lombarda
OLMI 386
certamente da uLMUS: forse attraverso un diminut. olmina (cfr. la voce
reggiana ulmeina « olmo »).
Olmi (Pieve d’-), CR; OLMO, fr. S. Giacomo e Fil., SO; OLMO al Brembo,
BG; è ricordato un luogo detto Lu/mo, in Valsass. (v. A. Orlandi); cfr.
Olmo Gentile, di Asti, ecc. Il Serra (Com. Rur. 42) dimostrò che parecchi
di tali nomi ricordano precisamente l’«olmo » sotto il quale si riunivano le
autorità dei comuni del M. Evo. V. anche in proposito, Serra, Tracce del cul‘o
dell’olmo e del tiglio, ecc. Ill Congr. Topon., Bruxelles, 149, — Poichè il
dial. bresciano per olmo ha ormadéèl, verrà qui il nl, ORMADELLI, Bedizzo-
le, BS.
Oldeco (Val d°-), valle che dal m. Bolgia scende al lago di Lugano; OCCO
o OLOCCO, casale, Calvagese, BS: (Pascoli dei) LOCH Valsolda: lomb.
oloch (lorocch) « allocco ».
Olona, fiumicello torrente, VA, MI, = Olonna (Anon. Rav.): contraf-
fatto in Oleunda a. 1033 (Giul., II, 183), = Oronna (Manar.);
Olona o Ollona, a. 737, 962, Rota, Varese, 66. Sebbene il fiume
sembri aver avuto un tempo un corso più lungo dell’attuale (v. Corogr.),
non so quanto la scarsa importanza di esso renda probabile una correlazione
di questo nome col radicale celt. *oL « magnus, validus », che fu già sup-
posta (D’Arbois): v. Oflius. Cfr. anche un n. loc. OLONIO (oggi Nuovo
Olonio S. Salvatore: prov. Varese) ricordato nella Guida di G. Olivieri,
p. 87. — Deriva forse dal n. dell’Olona quello di Lonate: v. qui voce.
OLONAE o Oronae, Oronis, monastero in Milano (anche: de S. Ma-
rie de Auruna, G'ul., I, 309) nel sec. XIII (v. Lib. Not., 401 e passim.)
Avrebbe avuto il nome (Giul., loc. cit.) da Orona, sorella del vescovo Teo-
dosio, che l'avrebbe fondato nel sec. VIII. Un Olone, duce di Childeberto
re dei Franchi, è ricordato in Greg. di Tours, X, 3.
Olsàno, fr. Mura, BS; OLZANO, fr. Tignale, BS; OLZANO, fr. Monte Isola,
BS; OLZANO, fr. Soresina, CR. Sembrano tutti aggettivi in -aNus da un
nome pers. rom. (ALTIUS o AuTIUS 0 VOLTIUS?).
Olsonago, fr. Mura, BS (dial. Olsenàch}: la sua vicinanza ad Olsano rende
verosimile che qui si abbia un derivato secondario (dove il suff. -Acus ma-
scheri il suff. -AT-?) appunto di Olsano. V. Olcianico.
Oîtirone (od Olterone), monte ad O. di Isola Comacina, = monte A /tiro-
no, ubi dio Alterione a. 1090 (Mouneret). Credo si tratti di un ac-
crescitivo di ALTARIUM © di ALTORIUM «luogo alto » (cfr. Altòre, Altier,
Topon. Ven., 208): v. Oltrona e Voltorre, e la voce seg.
Oltoeujr, Noltoeujr, montagna, prati e baite pr. Valdisotto, SO = Volto-
rio sec. XV; VOLTUR, o OLTÙR (Sasso del-) n. di una cima, pr Corteno,
BS: forse da *ALTORIUM: v. Oltirone.
387 OMBRIANO
Qltre il Colle, BG: = Ultracollunmt a. 1428: il nome, oggi proprio del
solo paese, idesignò già la parte della Val Parina, fra il Colle di Zambla e Val:
piana.
Oltrepovo, fr. Clusone: al di ià del fiumicello Povo, v. questa voce; OL-
TRESSENDA (distinta in: Alta e Bassa): «oltre senda », cioè al di là del-
la strada che percorre la valle » del Serio (Corogr.).
Oltrona al Lago, fr. Gavirate, VA; presso ad OLTRONA S. Mamette:
entrambe su una collina: = vico et f. A ltrona a. 962, Cod. Long.
1141, ma Vultruna sec. XI, secondo Rota, Quest. 9 e Varese 201;
altra Oltrona in monte, in Pieve di Porlezza, Lib. Not. (sec. XIII) Si
rimane incerti fra un *#ULTURIONA 0 VoLT(V)riona dai n. pers. ULTURIUS 0
VoLTURIUS) ed una forma corrispond. a Oltirone (v. q. voce; e Oltoeujr).
Giza, fr. Zorlesco di Lodi; loco Ulciola, pr. Meleto a. 119 (Cod. Crem.
T, 101): equivale a Olgia: v. questa voce.
Olzano, v. Olsano.
Olze, fr. Pieve S. Giac., CR; OLZINO, fr. Piazza S. Stef., CO; NOLCINO,
presso al luogo precedente: sembrano varianti di AucIA: v. Oigia. Nell’ul-
timo dei tre nomi sarà concresciuta la preposizione In. V. Olcio.
©Omàùte, fr. Agrate Brianza, M/, dial. Omaa; = Homates a. 745, Rota,
Vimerc., 42; Vomuate sec. XIII (Lib. Not., 298), Homdà sec. XIII ©
a 1476. Mi domando se non vi si nasconda un derivato con suff. -AT- da
poMUS, (v. Don) Ma può convenir meglio dedurio (v. anche Rohlfs) da
un nome personale, in rapporto con VOMANIUS.
Ombraglio, v. Braulio.
Ombrega (Baitelle d°-), loc. sopra Premana, CO. Forse deverbale d’ombre-
gà: cfr. milan. ombriaa «esposto all'ombra ».
Ombra (Vall’-), breve pianura in Vallassina, pr. Magreglio, CO; (Costa del-,
le) OMBRIE, Cadria, BS: da ombria (umbriva) « ombra ».
Ombriago, fr. Bellano CO, dial. Umbridc: sarà anch'esso quasi certamente
da riportare a ombriaa: v. Ombregà.
Ombriano, fr. Tavernole BS, dial. Ombreà;, = U mbriano a. 1095 (Bri-
xia S. II, 53). Il luogo è «il primo a entrare nell'ombra dei monti che gli
stanno a sud» (Gnaga). Per tutto questo (e il caso si ripeterà forse per
Umbriada, pr. Almenno BG, a. 1487) il nome pare rifletta un aggett.
lat. “UMBRIVANUS (v. Ombriago). — Si tratterà invece, probab. di un aggett.
*UMBRIANUM, tratto dal gentil. rom. UMBRIUS per UMBRIANO e OM=
BRIANELLO di Crema = Umbrianum a. 1186 (Mazzi 285). Da no-
tare che il n. pers. UMBRIUS compare in lapidi lombarde. Cfr. Ombriana
garfagnino (Pieri, Serchio, 67).
A A
OME 388
Ome, BS, = de Omis a. 1195; un certo Marzucco degli Ome, di
Brescia, sarebbe nomin. in una carta dell’a. 1108 (Odorici, V, III). Credo
sia luogo distinto da quella: campania Gummarum dell'a. 838, veduta
s, questa voce. Nel nostro nome par di leggere od un pomI, plur. di pomo,
nel signif. di «famiglia» (v. Serra, Com. Rur. 71; in sign. diverso da
Domo, v. q. v.), od anche un «i omm» (gli uomini): che sarebbe da ravvi-
cinare al garfagnino Calomini (di cui v. Pieri, Serchio, 182).
Onéda, fr. Sesto Ca., VA; Piano di ONEDA, fr. Anfo, BS; ONEDA, prato,
Pasturo; ONEA (e Villa d’-), BG; ONETA, fr. S. Giovanni Bianco, BG;
con ONEDELLO, Remedello, BS: ALNETA DA ALNUS «ontaneta ». Dalla
v. bresc. onéss «ontano »: ONÈS, cima, V. Sabbia; ONISETTO; fosso,
Leno.
Onmo, fr. Oliveto Lario, CO; ONO (-Degno), fr. Pertica "Bassa, BS (sul
torrente Degno), dial. U’ = Ono, Hone, a. 1211, 1609; ONO S. Pietro,
fr. Edolo BS dial. Dò, lat. eccles. Donnum: forse riflettono la voce
lat. ponuM (patrim. dotale? v. Salvioni Not. IV, 12): v. Onore.
Onofria, fr. Rivoltella, BS: dal cogn. Onofri.
Onore, fr. Castione Presol., BG, = comunitas de Lonore a. 1263 (Mazzi,
400). Il Salvioni (Not., IV, 2) propose per questo nome una base *ALNORIO
(da ALNUS «ontano »). Confronta il Denore di Ferrara, = Donore (a.
1183). Si può pensare fors’anche (a parte il DONUM, di cui si è detto alla v.
Onno), al basso lat. Honor «complesso dei diritti del signore fevdale »?
(Il Serra, Com. Rur., 254, propose un gen. plur. *AUNORUM, n. pers. AUNUS).
Ontragna (Valle-), affi. dell’Esino, Esino Lario, CO. ll nome pare una
pura variante fonetica di Zmtragna, nome di un vill. a N. di Intra e di un
altro, ad O. di Locarno. Il primo di questi sorge su di uno sperone mon-
tuoso, che si avanza fra il Rio Nio!a ed il torrente S. Giovanni; il secondo
si trova compreso tra il f. Isorno ed il Melezzo, al loro confluente: e
perciò il loro nome ben si risolve in un lat. *INTER-AMNIA «tra fiumi »
(cfr. il vill. di Traffiume, pr. Cannobio). Analogamente il nostro Ontragna
deve aver designato dapprima la punta compresa fra la Valle Ontragna e
la Val dei Mulini (Esino): se, come pare, anch'esso risale ad un #INTER-
amnia (cfr. qui Terno). Per Intra, è verosim. si tratti di um’abbreviatura, o
di una ricostruz., da Intragna, V., in proposito, alla v. Introzzo, in n.
Onzanìgo, fr. Nesso, CO. Si può pensare ad un derivato con suff. -ICUS
da un n. pers. *AuTIANUS (v. Olsano): attraverso un *Olzanigo, con assi-
milazione della / alla n.
Onzato, fr. Castelmella, BS; detto anche Onsato (S. Maria d’-); con ONSA-
TELLO (S. Eusebio di-, = Unsado Lib. Poth: quasi certamente da
spiegare con un onisciàa « ontaneto ». Il Rohlfs propone un n. pers. *ONA-
cius (cfr. in Holder: Onaciaco vico).
‘ 389 ORCELLERA
Opera, M/ (pr. Locate Triulzi), dial. Overa, Ovra (v. Salvioni, Not., IV,
11), lat. eccless Opus, = locus Ovari sec. XIII (Lib. Not., 293). Ne
prese il nome il luogo di Noverasco (v. questa voce). Vi sono coltivazioni
di riso e prati a marcita. L’etimo sarà certamente OPERA: piuttostoché nel
significato in cui ricorre nei Capitol. di Carlo Magno (« specie di angaria »,
v. Mengozzi, Città, 123), nel senso di « fabbrica », o « fabbriceria » forse
per esservi state proprietà di qualche fabbriceria (cfr.: operi ecclesiae S.
Eusebii; e: opera pontis Sarvi, in una carta vogherese dell'a. 1241 ap.
Cavagna).
Oppici (Gere-), luogo pr. Sospiro, CR: dal cogn. Oppizi.
Oppia (e Ponte dell’-), pr. Segrate, M/: da una pianta di acero o « oppio »
(opuLus); cfr. OPOL, valle pr. Marone (Iseo); OPOLO, casale, Maderno.
Oprandina, loc. pr. Casteggio, PV: da un nome pers. Oprando (Férst.,
191).
Oprèno, fr. Caprino, BG: forse è il: loco Ovreni a. 1036 (Cod. Crem.,
J, 67); v. Oreno.
Ora (Ca dell’-), nome di vari casali nel Cremonese e nel Bresciano (an-
che: Cima dell’ORA, Anfo, BS): come gli omonimi veronesi (Ca da l'ora,
v. Top. Ven., 246), diranno «casa del vento »: cfr. Boffalora e Oramala.
Oràgo, fr. Ierago, VA, = loco Horago sec. XII (Lib. Not., 174): forse
sarà un *AURIACUS, aggettivo da nome gentil. AURIUS, v. Urago.
x
©Oramala, fr. Valdinizza, PV: è anche nome del monte e del castello: =
curtis de Oramala a. 972-1144; roca de Ormala, o Auramala
1143-1185. Poichè si tratta di una regione montuosa, battuta da venti «ri-
gidi e pericolosi » (cfr. M. Oramala, pr. S. Stefano d'Aveto, Genova, Colle
Malaura, Alta V. Pellice, e Passo Malaura, Alta V. Varaita) credo che il n. sia
da spiegare, non dal lat. orA, plurale di orum (orlo), ma da AURA «vento »
(bresc. ora, v. Serra, NII. lomb., e qui Ora).
Orbidélo, casc., Malonno BS: luogo che sta «sopra un ripido declivio bo-
scoso » (Gnaga) Lo crederei denominato (piuttosto che da or - bidòl, il
ciglio d. betulle), da orBITA, donde in dial. di V. di Scalve e di Val del
Sarca si ha la voce òrbeda, nel senso di «ciglio, estremità di campo ».
©Orbrembo, cas. pr. Camerata Cornello, BG: in riva al Brembo: dove sarà
oeur « margine»: v. voce preced.
Orca, v. Laorca.
©rcellèra (Fontana di-), Grigna Sett.; ORZELERA, l. pr. Pasturo (A. Or-
landi). E° certamente pari ad Olcellera: « uccelliera »: orcell è infatti voce
ancor viva, secondo il Cherub. (nella Brianza, e Valsass.) in luogo di usell
«uccello ». V. O/cella. Invece ORCELLO, cascina, Ome, BS, mi parrebbe
OREGGINA DE MAR 390
equivalente a ORESEL, Pieve di Tremos., BS « quasi a picco sul lago » (Gna-
ga): e quindi sinonimo del bresc. oredè! « orlo »; v. Aùro. Ì
Oreggìna de mar, nome di una buca esistente nel Mont'Orfano di Rovato,
dove spira un vento talvolta fortissimo (Gr. IIustr., II, 315-6). Piuttosto
che di oreggia «ovecchia » sembra si tratti di *AURICOLA da AURA « venti-
cello »: v. Ora (Ca -dell’-). i
Orèmo, MI, = Eborenum, Epporeno, a. 856, 871 (Giul., I, 205,
270) Opreno 1209 (Vimere. 20), loco Ovreno sec. XIII (Lib. Not.,
217). Come Opreno (v. quesa voce) sembra derivare da un nome person.
“EguRENUS 0 *EPURENUS, ammissibili accanto ad EBURIUS, EPURIUS.
@rezzo, fr. Gazzaniga, BG, sarà probabilmente derivato in -ICUS da ceur
«margine » v. Orbrembo, Orisciola.
Orfamo: aggettivo che entra nella composiz. di vari nomi: come Montorfano
e Recorfano: v. queste voci.
Organo (Ca’ dell’-), pr. Cremona: come nel nome della chiesa di Verona
S. Maria in Organo (Top. Ven., 334) (e cfr. Ponte Organasco Piacenza) si
può restare in dubbio, per il signif., fra « organo » e «edificio idraulico».
Orgnaga e Orgnaghina, fr. Pieve Fissiraga, Lodi, = Overgrnaca a
1121, (Agnelli): sarà forse da un n. person. EBuRINIUS (v. Oreno): cfr.
Ornago e Urgnano.
Oria, fr. Valsolda, CO, dial. Voeurja: nome che fu ricondotto dal Salvioni
(App., I. 257) alla voce coeur « ciglione, colle »: v. Orbrembo, e Orio.
Oriano, fr. Sesto Cal. VA, = Aureliano, a. 903, Oreliano a.
1045 (Giul. I, 48, II, 316), loco Orliano sec. XIII (Lib. Not., 44);
ORIANO, fr. Pedergnaga, BS, = Orliano 1085 (Brixia S-), Oriano
sec. XII (Gnaga); (S. Petri de) Orliano, a. 1287 Cod. Crem.); ORIANO,
ir. Cassago Brianza CO: = vico et f. Aureliano 903 (secondo
il Biraghi sarebbe un ricordo di AuRELIO Agostino): tutti nomi che riflet-
tono bene “AURELIANUS, aggettivo dal n. pers. AURELIUS,
Origgio, fr. Saronno, VA, dial. Origg, = Oleo ductus a. 835, 892 (Giul.,
I, 165, 361), Udruglio sec. XII Lib. Not., 245, 285; Giul., IV, 317),
lat. ecc Udrigio. E nome molto interessante, ma arduo a decifrare.
Il luogo è in perfetta pianura, tranne un piccolo tratto detto la Costa
dov'era un castello (Corogr.). Le varie forme divergenti (purché si consi-
deri apocrifa la più antica, VOleoductus dell’'835: che d'altronde non
si saprebbe come giustificare — se non forse attribuendole il senso molto
inverosimile di « canale derivato » da un fiume O/leus, diverso da quello
bresciano) potrebbero forse conciliarsi in una base originaria *OLETUCULUM
(dimin. di oLETUM «oliveto »), attraverso le forme intermedie *ordugio,
*odrugio (onde poi *Odriggio, Origgio: cfr. milan. sibbi «subbio », nivola
391 ORISCIOLA
[nuBiLa] ecc. v. Salvioni, Fonet., Mil., 81). — Per altri derivati da OLETUM
v. Olecchia, Olettorì, Pieri, Serchio, 96; e v. qui Olévano.
Origioso, fr. Vellezzo Bellini, PV. Cfr. Oreggina?
Origoni (degli-), v. Calcinate.
RI
Oràle, fr. Castelveccana, VA. Par difficile, a cagione del suffisso, che in
collettivi botanici sarebbe inconsueto, immaginare un *LAURILE derivato
da raurus (valtell. orio): cfr. però i nomi toscani Rapile, Sterpili
(Pieri). Altrimenti da ora « margine »?
Orimento (monte d’-), pr. Castiglione Intelvi, CO. Non saprei proporre altra
spiegazione se non da un lat. (?) oRIMENTUM, forma derivativa di ORUM
« margine », cfr. un: locus Orimena, in pieve di Asso, CO, sec. XII
(Lib. Not., 217).
Orìno, VA; e Rocca di ORINO, ivi presso. E' luogo posto (Chiesi, Como,
314) «alle falde del monte Valgrande ». Perciò può essere (ove non corri:
sponda a Aulini dell'a. 939, come parve al Rota, Varese, 187) diminut.
di ceur (ORUM) « margine ».
Orio al Serio, BG, dial. Oeure, forse = de Urre a. 829, = de Urie
a. 979, loco Urie, Urio a. 986, 1173 e Urio 1242 ecc. (Mazzi,
346 e Sub., 35); ORIO Litta, Lodi, dial. Voeuri, = in Orrio a. 1034
(Colombo, Abb.), de Orreo a. 1102 (Giul. II, 726) (1); ORO, fr. Bel
lano; ORO (Val dell’-), valle, Civate, CO; H ORO (in), luogo in pieve di
Dairago (Arconate, M/), sec. XIII Lib. Not., 216); ORO, fraz. di Comerio,
Rota, Varese, 121. Saranno tutti nomi da ravvicinare ad orum, che
per es., in un atto di Malesco in Val Vigezzo (a. 1450), ha anche il signifi-
cato di «sito roccioso sui monti »; sempre dal basso lat. ORUM « margine»
(cfr. biellese er, nei docum. orio « colle, poggio », v. Salvioni, Arb., 108).
Le forme come Orio rifletterebbero una base lat. *oRIUM: v. Salvioni, ibid.
e Massia, Boll. Stor. Novara, 1914. Cfr. Urio.
Oriòlo fr. Vallio, BS; altro, fr. Voghera, PV; M. ORIOLO in V. Levent.
= loc. Oriolo sec. XIII, Lib. Not.; torr. ORIOLO, Lario, CO; roggia
ORIOLO, Villachiara, BS. Paiono da riportare, da un lato, al n. pers.
rom. AUREOLUS; dall'altro (e specialm. i nomi di corsi d’acqua?) a forme
diminutive dell’agg. lat. auREUS «d’oro », forse allusivo a fecondità di
terreno: cfr. i vari Montorio ecc.
Orisciola, loc., pr. Tradate, VA: sembra dimin. di or4 « orlo »: cfr. Orio,
(1) La forma medievale Oreum indusse a supporre, ma con ben poca verosimi-
glianza, che l’origine del nome fosse la voce lat. horreum (che non diede derivati alla
nostra toponom.; v. però Pieri, Arno, 347). Il Gabiano accettò questa derivazione, ma
non volle rinunziare neanche a vedervi il ricordo delle Oreadi, che Cerere ammirava,
vaganti per quelle campagne!
ORNAGO 392
Orezzo; e ORIZZO (Val d’-), dial. Orés, Bagolino, BS; = (campus) Ore-
cii a. 1473: che è valle angusta, incassata.
Ornago, MI, dial. Ornagh: = Tuornago (leggi Ivornago?) a.
876 (Giul., I, 28), Overnago a. 1156 (Mazzi, Sub., 318 e v. Lib. Not.,
177), Cod. Long. anche E vornacum. Si può pensare ad un derivato
con suff, -acus dal n. pers. #EsuRENUS (0 “EPu-), che vedemmo s. Oreno.
V. Orgnaga.
Ornica, BG (dial. Ornìga): forse da connettere con orno « Fraxinus ornus ».
Oro, v. Orio.
Oronco, pr. S. Ambrogio Olona, VA: forse *OLoNICUS, aggettivo derivato
da OLona? Il Philipon (p. 319: egli scrive Oronca) lo considerava assai leg-
germente come nome retico.
Orsa, monte, pr. Arcisate, VA: c’entrerà orso: forse come nome di per-
sona? Una Valle dell’ORSA, pr. Erro di Degagno, BS; una Pozza dell’ORSO,
pr. Bagolino. Un Buco dell'ORSO, caverna pr. Torriggia, CO, secondo G.
Olivieri, deve il nome a molte ossa di ursus spelaeus che vi furono trovate.
Orsenìgo, CO, dial. Orsenigh: come Orsenigo trevisano (Top. Ven., 87)
riflette un aggett. *UrsENIcus dal n. pers. URSENUS.
Orsina (Corte-), fraz. Porto Mantov.: probab. da un cognome Orsini.
Ortaidlo, fr. Voghera, PV: dimin. deila voce lomb. ortaia « ortaglia »; me-
glio che «ortigliolo ». Cfr. ORTAIETTA, Orzinuovi; BS.
Ortanella (prati di-), pr. Esino, CO: forse è un « ort-in-ella », derivato da
HORTUS.
Ortello (dial. Ortè!): è il nome nostro dell’Ortler dei Tedeschi; ORTELLO,
fr. Oneta, BG, ORTSANA, sorgente a Civiglio, C.: deriv. da or «orto ».
Ortica, fr. Milano, dial. l’Ortiga, = de Ortica a. 1183 (Cod. Crem., T,
1552); ORTIGHERIO, fr. Carpiano, M/ ORTIGHER, terreno pr. Pasturo;
ORTIGHERA, casa, Marone, BS: lat. URTICA, URTICARIUM.
Orzinuovi, BS dial. / Urs Nov; = Urceis Novis a. 1565, Brixia S.:
castello che fu eretto nel 1193 dai Bresciani, non bastando di contro a Son-
cino, quello di Orzivecchi: v. Chiesi, Brescia, 345, Gr. Illustr., II, 374. V.
Orzivecchi.
Orzio (S. Pietro d’-), fr. S. Giovanni Bianco, BG; una sua fraz. è detta Pa-
lazzo d’ORZIO. Anche qui Orzio sarà aferesi di Zorzi « Giorgio » (cfr. Or-
zivecchi, Casalorzo): ma dal nome di un proprietario.
Orzivecchî, BS, dial. i Urs veéé (italianizzato in: gli Orzi, quelli degli Orzi).
Dalle forme documentarie [capella Sancti Georgii a. 1184, Odorici.
393 OSNA
V, 218-9, curia Jurcei sive castri S Georii a. 1224, terra Jurcii,
de Jurcio, de Urceis, 1261 (come del resto secondo lo Gnaga, an-
che in una carta del 1020, in Lib. Poth., castri.S. Georgii de Urceis
a. 1264, Cod. Crem., I, 247, 315, 326), il nome di ORZI (vecchi) ci si ri
vela, a me pare con certezza, come un derivato dal nome del santo (S. GEOR-
gIUS) cui dovett’essere dedicata l'originaria cappella, allo stesso modo del
Sorio vicentino (v. Top. Ven., 118); tranne che nel nostro nome rimase
soppresso il componente Sanf- (cfr. Quinto Romano e qui Giorio). Pare anche
notevole, foneticamente, la perdita della consonante iniziale di GEoRGIUS
(Orzi e non Zorzi); perdita che dev'essere stata favorita dall’essere stata in-
tesa quell’iniziale j- come l’articolo plurale, giacchè nel riflesso del genitivo
Georgi si credette di vedere il plurale della voce orz «orzo » (1). — V.
Orzio e Casalorzo.
Oscasale, fr. Cappella Cantone, CR, dial. Oscasaa, = ad Ursi casale,
Ursocasale, Urscasale a. 915-990 (Mazzi, 340), S. Pauli que di-
citur de Urso Casale a. 983 (Cod. Crem., I). E’ dunque certamente
un «casale di Orso» con l'attributo (URSI, genitivo di Ursus) al primo
posto; v. Aimivilla e Franciacorta. Cfr. all'incontro, vari Camporsi, Montor-
so, Vallorsi, Caorsa ecc., Pieri Arno, 107 e Top. Ven., 49.
Oscuro, v. Lagoscuro.
Oéelina (Cascina-), fr. Palvareto, CR: crem. uselina «uccellina ».
Osizo, fr. Valbrona, CO; OSICO (0?) fr. Mura, BS: sembrano derivati, con
suff. -1cus, dal nome person. Ausius od *Osius cfr. Osigo, Lòsego, Top.
Ven., 55. ù
Osio, distinto in: sopra e sotto, BG: dial. Ocus: = Osio a. 830-875, O-
sio subteriore, e superiore a. 896 ecc. (Mazzi, 348), Osio
(Cod. Long.): villaggio sulla strada da Bergamo a Milano: di là il cogn.
Osio (il Cherubini ricorda il Guglielmo Osio console a Milano nel 1171), ed
il nome della Porta Osia di Bergamo. Rifletterà forse il n. pers. romano
Ausius, od *Ostus: v. voce preced.; escluderei il n. del re biblico Josta
(cfr. i cogn. Josi ecc?).
Osmate, VA, dial. Osmaa, = loco Usmate sec. XIII (Lib. Not. 86). In-
sieme coi due Usmate e fors'anche con Esmate (v. queste voci), sembra ri-
flettere un derivato, con suffisso -AT-, dal nome pers. AuxrMmus (cfr. Rohlfs)
© forse meglio OcIMUS, attestato, per es., in lap. di Milano (n.5998). V. Ossi-
mo. — Evidente favola l'origine dal nome di una dea Oscio (!) MATER (v.
Bombognini, 70).
Osnà, fr. Bagolino, BS: Isnà, Visnà, = Visnago sec. XV. Corrisponderà
(1) Per il sig. C. A. Mor, che dedicò al n. di Orzivecchi un opuscolo (Brescia, 1916),
il nome di Orzi verrebbe da una parola celtica (!) che significherebbe « acqua corrente ».
Il Guerrini pensò, senz'altro, al lat. urceus « orcio ».
‘OSNAGO 394
quasi certam, alla v. lat. mediev. vicinaTus: come OSNAL, casa, Cortened.
BS, a vICINALIS. Cfr. qui Visnadello.
Osnago, CO, dial. Osnagh, = Osonacum a. 950 Cod. Long.), Osena-
go sec. XIII (Lib. Not., 346). Questo nome, ove non lo si identifichi, come
fa l’Orlandi, con un Gosenago dalla. 961 (v. Gusnago), sarà da rife-
rire al n. pers. *AUSINA, se non al n. pers. *LAausoNA (*LausUuLA, Pieri,
Arno, 36): con suffisso -ACUS.
Oggne, fiumicello, MN. Non par facile, nei rispetti della fonetica, farne tut-
tuno col nome medioevale Alisione, come proponeva il Rota (Nomi,
19). Così come sta, il nome può forse ricollegarsi coi nomi di acque AUSA,
AusER ecc. (di cui v. Aebischer, St. Etr., II, 302). Ricordo però che il
Salvioni (Not., IV, 9) propose di dedurre un Osone di Valle d’Ossola da no-
sone (NUX). — In OSÈRO, n. di una cima, Avenone, BS, vedrei un collet-
tivo, in -aRIUM della voce bresc. dsa «frassino ». Da un n. pers. Ozo 0
Osa i nll. ticin. Osora, Osàdigo (Serra, Com. Rur. 84).
Ospedaletto, Ospitale, nome di più luoghi, situati lungo le vie più importan-
ti dove sorsero già ospizi di pellegrini od infermi. L'Ospedaletto di Lodi
sarebbe nominato dall’a. 1144 {Agnelli}: « vi era (dice la Corogr.) una badia
di Gerolamini »; in quello di Isola Comacina l’ospizio sarebbe stato fon-
dato dagli Zobi, ora Giovio, sulla fine del sec. X» (Corogr.). L'OSPEDA-
LETTO di Pavia, secondo Ett. Galli (p. 40) esisterebbe forse fin dal sec. VI.
Ospiate, loc. pr. Arese, M/: forse derivato, con suff. -AT-, da un nome pers.
come Ospeus (Pieri, Arno, 96), od Hospita (cfr. anche Rohlfs); ma si
può vedervi un *HOSPITATUM «luogo di ricetto, ricovero » (Massia) più dif-
ficilm. una alteraz. di HOSPITALIS.
Ossago, MI, dial. Ossag, = Orxiagumnt (Vignati, 26, 52): come Orsago
trevisano (Top. Ven., 87), sarà dunque un aggett. Ursiacus dal n. pers. Ur-
sIus (1). Cfr. Ossasco di Val Bedretto, giù Ursasca (Salvioni, Not., 41;
Gualz., Bell., 68).
Ossalengo, fr. Castelverde, CR (anche Ossolengo). Probabilmente sarà da
*Orsolengo, aggettivo in «Inc dal n. pers. Orsolo (cfr. Montérsoli, ecc., Pieri,
Arno, 107).
Ossanésga, fr. Valbrembo, BG. Per la fonetica è possibile vedervi un
HosTIANENSICA derivato da HosTIANUS, nome pers. rom.; ma forse può
esser derivato anche da un Ursian- od un JUSTIANENSICA: cfr. Guzzdnica,
Ossenisio, fr. Zavattarello, PV: ci vedrei un derivato da URrSsINUS, col suff.
(1) L’apparenza che il nome avesse relazione con « ossa» fece immaginare che qui
fosse avvenuta una grande battaglia (fra Odoacre ed i Romani: v. Agnelli), onde il
«Gabiano scriveva: «'Ossago» le tant’ossa in grembo serba Che il fiero seminò Marte
veruento.
395 OTTOBIANO
<ENSIS, 0 -Isio. Il Serra, (Com. Rur. 219), piuttosto, da un plur. abl. URSI-
NICIS.
Ossimo, 85, distinto in Inferiore e Superiore: villaggi su di un aspro decli-
vio, in Val Camonica. Vi suppongo un derivato dal n. pers. AUXIMUS per
cui v. s. Osmate: probab, dunque non della stessa origine di Osimo marchig.
(antic. Auximum), forse di orig. ligure (Philipon, 227).
Ossola, fr. Missaglia, CO. Il Pieri (Not., 11 n. 2) propose, con molto dub-
bio, di derivar questo nome (con Ossona, v. questa voce) da un n. pers.
*Aussa (cfr. AUSA e Ossonius). Non si dimentichi però del tutto lat. poR-
SUM, it. dosso: v. questa voce. — Di altra origine è probab. il n. della Valle
d'Ossola (Novara) = Oxrola a. 1299, Oxella a. 1266 (v. Cavalli, I,
123, 141), in cui si volle vedere da molti l’Ocelum di Cesare (De B.
Gall., I, e POscela di Tolomeo: v. De Vit, Memorie Stor. dell’Ossola.
Ossoîàro, fr. Paderno, CR, = vico Osolaro a. 966, Ursolario a.
1075, Orsolario a. 1296. Forse sarà un derivato dal n. pers. Orsolo, con
suff. «ario; ctr. JoHANNARIUS, IuLIARIUS, ecc. (Cogn. Ven., 141 e Serra,
Cogn., II, 551).
Ossona, MI, = Osona sec. XII, Ossona sec. XIV (Lib. Not., 293,
XLIX): v. Ossola, cui può essere affine.
Ossuccio, fr. Isola Comac., dial. Osucc. Nel territorio di Ossuccio fu trovata
una lapide dedicatoria « Matronis et geniis AUSUCIATIUM ». Il nome risalirà
dunque ad un AusuciuM: il qual nome sarà forse connesso con la base Au-
sa di cui v. sotto Osone e Ossola.
Osteno, fr. Claino, CO, dial. Osten; = loco Ò steno, Òstano, sec. XII
(Lib. Not., 292). Scariando l’etimo dei vecchi eruditi (OSTIUM: per alludere
alla foce della Valle Oriolo) pare verosimile che sia da ravvicinare al n. to-
scano Ostina, che fu dedotto da un n. pers. etrusco HostTina (Pieri Arno, 36).
Ostiano, CR, = Ustianum sec. XI (Cod. Crem., I, 49); con OSTIANA;
(dial. Ostana) di Manerbio, BS: certamente “*HosTiuiANUS dal n. pers.
TOSTILIUS: v. voce seg.
Ostiglia, MN, dial. Ostìa; nominata (Mostilia) da Plinio e da Tacito:
supposta patria di Cornelio Nipote e di Cassio Severo. Il nome risale certa-
mente ad un Hostitius (anche in lap. lomb): benchè paia solo immaginato
quello che asserisce il Cherubini (Storia di Ostiglia), che il paese fosse fon-
«dato da un Curzio Catullo Ostilio.
Ottobiano, PV, dial. Ortobian, = de Octabiano a. 876 (Giul, I, 284):
certamente Ocravianus, aggett. da Ocravius. Cfr. Tabiano di Salsomaggio-
re, ecc.
OTTONE 396.
Ottone, loc. pr. Tronconero di Casteggio, dial. dal Luton: da un casato Lot-
tone (Maragl., 169).
Ovanengo, fr. Orzinuovi, BS dial. Anènch, = Vanengo, Hoanengo
sec. XII, XIII: può derivare da un Zovan-engo (IoHANNES): cfr. il cogn. Ovio
forse da Iovio, Cogn. Ven., 147, e v. Osio.
Ozzero, MI (anche Ozzeno); = in Ogialo, 1034 (Colombo, Abbiat.),
Ozeno, Ozino sec. XIII, Lib. Not., 258 (anche Ongialum, Giul.,
III, 256; Auzarum in Gr. Illustr., 815). Piuttosto che un equivalente ad
AuSER, n. di fiume (donde AusercuLUS Serchio: v. qui s. Osone; e cfr.
anche OZZOLA, affl. della Secchia, Quistello, MN) penso sia da vedere qui
un altro derivato da AucIA in forma diminutiva (*AuciuLUs). V. Olgia, Olzo.
Pace, fr. Sesto S. Giov. MI: forse da una chiesetta dedicata a S. Maria del-
la Pace?
Padénghe, BS, = Patingulae a. illl (Odorici, VI) Patengulae
sec. XLXII (Gnaga): vill. presso la riva del Garda. Non par deva essere
altro che un derivato in -engo dal n. person. PapuSs (questo dal n. del fiume,
v. Serra, Com. Rur., 115).
Paderenéne, fr. Rodengo, BS. Insieme col Padergnone di Lundo e di Vezzano
(Trent.) rifletterà forse un n. pers. *PATERNIO ben ammissibile su PATERNIUS:
meglio che da PATERNIA «distintivo delle colonie militari dell’epoca cesaria-
na», v. Battisti, St. Trent., 28.
Padernèllo, fr. Borgo S. Giac., BS; PADERNO (Dugnano), M/ (-d'Adda), fr.
Robbiate, CO; (-Franciacorta) BS = Pafrerno sec. XII (Gnaga): (-Os-
solaro), CR: rispondono tutti come Perno di Alba, Aless., all’aggett. lat. PA-
TERNUS (fondo ereditato dal padre): cfr. Maderno, Magherno.
Padregnamo, v. Paragnano.
Padri (Mottaiola de’), fr. Cappella de’ Picenardi, CR: certo così designata
per un possesso di monaci.
Padrio, monte, pr. Tirano, SO: forse PATRIUS (cfr. Padernello)?
Padullo, fr. Lodi: cfr. ital. padule. V. Paullo.
Padune, fr. Oltrona, VA; con PADONE, dial. Padù, Iseo: cfr. lomb. padùin
« paduletta ».
Pagadetto, fr. Rodondesco, MN (Corogr.): v. Pegada.
Pagam (Sagrà di-), luogo pr. Motta di Novate Mezzola, SO (vi si rinvennero
sepolereti etruschi); i PAGA, già luogo pr. Edolo BS (Chiesi, 411); Ponte
PAGANO, nome di un ponte molto antico, pr. Tormini di Villanuova sul
Clisi, BS; Prato PAGANO, nome di una pianura dal fondo torboso donde
nasce il fiume Seveso, pr. Fino Mornasco, CO; varie Rocca, Corna, Via
PAGANÒRA 398
PAGANA; Dosso dei PAGANI a Bagolino, BS; Casa dei PAGANI fra Maz-
zo Valtell. e Val Camon.; la PAGANECIA, i PAGANIÌA, loc. Valfurva, SO.
In qualcuno di questi nomi potrà forse ricorrere il n. pers. Pagano (come il
n. Paganino nell’attributo di Solaro PAGANINO, fr. S. Daniele Ripa Po,
CR); ma in altri, come nel trentino Castel Pagano, castelliere « con ruderi
antichi » (v. Prati, It. Dial. VII, 238) sarà da vedere l’antico lomb. pagàn
«mago, stregone » (cfr., per Ca’ dei Pagani, Salvioni, App., I, 115). 11 Ser-
ra (Vie, 295) ricorda che pagani furon detti anche gli Ungheri. V. la voce
seguente.
Paganòra, local. (ora Via) di Brescia, dov'era già la porta Romana (o dei
PAGANI, Gr. Illustr. II, 18): = porta cittadelle quae Paganora dicitur:
nella Cronaca del Malvezzi, v. Odorici, II, 47): forma che riflette il genit.
lat. PAGANORUM: v. la voce precedente.
Pagazzano, BG o Cascina Pagazzana): = Pagazanum anno 1186 (Giul.
IV, 25): è l’aggett. “PACATIANUS, dal n. gentil. PacATIUS.
Paghèra (Prati di-), local. pr. Ceto, BS; PAGHEROLA, selvetta di abeti, pr.
Ono S. Pietro, BS; PAGHEROLA, loc. pr. Rovetta, BG: dalla voce valcam.
paghèra « abete » « abetaia » (cfr. berg. paghièr). V. Peghera.
Faglia (Molino della-), pr. Cesano Bosc., M/: da un deposito di paglia?
Pagliaro, fr. Bracca, Costa Serina, BG; Stagno PAGLIARO (oggi Stagno
Lombardo), CR; PAGLIAROLA fr. Serina, BG e fors'anche; PAÈR, « ca-
sa», Sarezzo, BS: ital. « pagliaio ».
Paglio (Colmine di-), n. di un colle, che divide Morterone da Brumano Ima-
gna (Orlandi). Va quasi certamente con PAGLIONE, altro monte, VA. Dit-
ficile dire se e come il nome abbia rapporto con la « paglia ». Può tratiarsi
anche di derivati da n. pers. antichi (PALIUS, PaALLIUS, nello Schulze). Ad
ogni modo non mi sembra ragionevole supporre, come fa il Philipon per
un fiume Paglione (Alpi Maritt.) l'origine da una rad. ligure PAL (scaturire).
Pagnàno, fr. Asso, CO; PAGNANO, fr. Merate, CO, = loco Paniano
sec. XIII (Lib. Not., 303): rispecchiano l’aggett, “PAniANUS del gentil. PANIUS.
Pagnona, CO: i suoi abitanti sono detti, i Pagrnòr (cfr. anche il cogn. Pagno-
ni; ma questo è aferesi di Compagnoni). Per l’Orlandi, G. Olivieri e altri,
il luogo corrisponde al n. di Pannonia, loc. in Pieve di Valsassina, del
Lib. Not. (218). In questo caso, il n. avrebbe subito una metatesi consonant.,
da *Pandgna. Senza bisogno di vedervi riflesso il nome etnico, o di regione.
di PANNONIA, si può trattare del n, pers. rom. PANNONIUS. Ma, secondo
Paolo Diacono, Alboino condusse con sè anche dei PANNONI.
Pagiil, o anche, al plur., Pagiti, luogo presso Baiedo, soggetto alle piene del
fiume Grinzone. Pari dunque a Padùli; v. Paullo.
399 PALAMIGLIO
Paî, luogo pr. Dossena, BG: plur. di pal « palo »?
Paiédoa vill., Samolaco, SO (Corogr.: ma altrove Gaiedo): cfr. Paglieto di
Chiusi (Pieri, Arno, 320): da PALEA.
Paùna, fr. Giussano, M/, dial. Painna; con un Monte PAINA, Nuvolera B$;
PAINALE, pizzo di Valmalenco, SO: forse rappresentano dei derivati ag-
gettivali da paia «paglia» (cfr. ital. paglino): ipotesi favorita anche dal
motto gergale riferito dal Cherubini: « andà a dormì in ca’ Painna » (= sul
la paglia), — Altra cosa sarà forse il nome del: campo qui dicitur in P a-
gine, presso Fornovo di Treviglio (a. 948, Mazzi, 250).
Paidlo, loc. pr. Virgilio. MN: milan. pajoew (ital. pagliolo).
Pairana, fr. Landriano, PV: sarebbe = Spariani a. 974 (Cod. Long.,
1308): ma pard rifletta un aggett. #PARIANA dal gentil. PariUS (anche di lap.
lomb.): cfr. però anche la voce lomb. pairanza « zigolo ».
Pairolo, monte, Menaggio, CO: mil. pajroeu «paiuolo », con riferimento
alla sua forma? V. Paroerl.
Paisco, BS, dial. Paisk, vill. nella valletta angusta e oscura di PAISCO, a s'-
nistra del f. Allione (Val Camon.): deriv. da paja con suff. “Isc? Invece dal-
la v. bresc. paissa « sambuco acquatico »: PAISSONE, Sorico, BS.
Paitone, fr. Nuvolato, BS; = Paitonum sec. XIH: pare la voce lomb.
paitin (pagliettone) « Lolium perenne ».
Pala, nome di qualche rupe o cima delle Alpi centrali: cfr. Monte PALET-
TA, Carpened. BS: voce preromana, secondo il Battisti, St. Trent., 38, la-
tina secondo il Serra, Recens. S., 956 e Prati, Voc. Etim. V. Palina, Palòss,
Palone.
Palabiéne, monte, Alta Val Camon.: forse PALABULONE, accresce. di PALABU-
LA «rupe scoscesa»: v. Serra, loc. cit.
Paladella, chiusa del Ticino a Tornavento, VA; Torre della PALATA, a
Brescia: è la voce lomb. palada « palizzata, diga», (cfr. Top. Ven., 335 e
voce seg.). Ricordo anche bresc. palada « due o più anguillari (sic) di viti
parallele, e lo spazio tra essi » (Melchiorri).
Paladina, BG: = Pallatina a. 856, vico Paladina anno 1014
(Mazzi, 352); Paradina, loc. ignota, a. 1186 (Giul., IV, 25); PALLEDI-
NI, cascina pr. Milano; che sarebbe = Palledini a. 992 (Cod. Long.,
1520): paiono tutti diminut. di palada « palafitta », di cui v. voce preced., e
la voce lomb. parada « pescaia ».
Palagia, monte, Lecco: direi da un PALACULA, dimin. di PALA. V. Pala.
Palamiglio, pr. Cassirano, BS, dial. Palaméi. Mi pare da un soprannome
« ventila miglio ». Cfr. Guardamiglio.
PALANCA 400
Palancà, loc. pr. Casteggio,, PV: basso lat. PALANCATUM «steccato » (Ma-
ragl., 169).
Palanzo, fr. Mandello Lario, CO; PALANZO, fr. Faggeto Lario, CO, sotto
il monte PALANZOLO o PALANZONE. Come Pallanza = ad] PALATIA
(con epentesi di n, come in Bellinzona, Monza ecce., v. Salvioni, Not., III, 95
e Zeitschr. Rom. Philol, XXII, 476) così questi nomi possono riflettere PALA-
TIUM: cfr. anche Pallanzeno (Novara). Il Philipon (pag. 86), voleva attribui-
re Pallanza all’illirico.
Palasio (Corte-), MI, = curtem Palatioluin a. 908 (Cod .Long. ,743);
PALASIO, loc. pr. Pavia, già = Palatium (Capsoni, I, 283): certa-
mente dunque fu così chiamata da un PALATIUM (rovine di un edificio anti-
co?), e non già da una antica città detta PARRASIO, come voleva il Robolini
(v. Cod. Long., loc. citato). Quanto alla voce palasio, che fu anche del ven.
antico, v. Top. Ven., 335; Prati, Esc., II, 166; Salvioni, Arch. Glott., XVI,
258. Cfr. Palasone (Parma). E v. qui Parascioeul e Palazzo. Il Gabiano, per
Palasio, accoglie in parte l’etim. tradiz, parlando di un « Palasio, cittade un
dì preclara - Onde uscita si vuol Crema la bella ».
Palata, v. Paladella.
Palazzàgo, BG: sarà l’aggett. *PaLatiacus del n. pers. rom. PaLatIuUs. Cfr.
Palanzano di Parma.
Palàvra, prati a S. E. di Lierna, CO: come il Pardula, monte, Cavergno (Ti-
cino), risale a PARABOLA « bosco bandito » (di cui v. Salvioni, Boll. Svizz. It,,
XVI, 223; Gualzata, Aspetti, 17; Serra, Recens. S., 956). V. Brabbia.
Palazzo (Borgo-), di Bergamo: il territorio di Palazzo abbracciava già « tut-
ta quella parte dei Corpi Santi della città, la quale ora porta il nome di Boc-
caleone » (Mazzi, 76), = (vinea) Palatii a. 1000, territ. de Palatio,
a. 1021: « può esser stato così chiamato, non: solo perchè vi tennero residen-
za imperatori franchi o germanici, ma perchè ivi, in vicinanza della città,
sulla via di Venezia, poteva fin dai tempi romani essere stato innalzato un
palatium ad uso degli imperatori » (Mazzi, ib.), PALAZZO è l'attributo di
una chiesa di Milano (S. Giorgio a! Palazzo), che sorge nel luogo dove fu
già il palazzo dell’imperatore Massimiano (non di Traiano: v. Colombo, Mil.,
I, 119): nominata dall’a. 1043: ecclesia S. Georgii... ad locum ubi Pala-
tio dicitur. Ci son poi PALAZZO, fr. Pedrengo, BG, = (commune de)
Palatio a. 1263 (Mazzi, Sub., 13); PALAZZO (-Pignano, v. questa voce),
Crema; PALAZZO, PALAZZETTO, PALAZZINA, più luoghi, anche bresc.
PALAZZOLO, fr. Paderno Dugn., MI, = Parazolo sec. XIII (Lib. Not.,
309); PALAZZOLO sull'Oglio, BS, = curte que dic. Palatiolo a. 894
(Cod. Long.): tutti da PALATIUM, ma in ricordo di edifici di varia antichità.
Cfr. Palasio, Parlasso. Un solo PALAZZA, femminile, (ma forse da PALA?),
casa pr. Bagnolo (v. Gnaga).
401 PALTANO
Palèstro, PV: paese posto «tra una fitta rete di canali, e fra risaie »: sareb-
be nominato fin dal sec. XI. Tenendo conto della posizione del paese, ne
avevo creduto derivato il nome da un aggett. latino mediev. *PALESTRIS,
per PALUSTRIS, rifatto dunque sul tipo di zerrestris, silvestris, *aquestris (v.
alla voce Quistro): e conforme a quanto ho pensato del n. di Pellestrina di
Venezia (v. i miei Nuovi Complem., Atti Ist. Ven. 1941). A questa derivazio-
ne rimarrei disposto ancora, modificandola nel senso che quel PALESTRIS pos-
sa essere sostituito dalla forma latina (attestata in Cassiodoro) di PALUDESTRIS,
Non mi pare di dover preferire a questo etimo quello proposto da G. D.
Serra (NII. lomb.), per il nostro Palestro e per un Palestro vercellese (= lo-
co et f. Palestre a. 1097): cioè un aggett. lat. “PALESTRIS per “Palen-
sis (quello, donde Vaggett. ital. palése): da intendere nel senso di «terra
scoperta da boscaglie ». Egli però citava la voce lat. mediev. piemont. pa-
lestrum «palese», rinvenuta nel Corp. Statut. Canav. del Frola: all’an-
no 1443.
Palidano, fr. Gonzaga, MN (Pelledano, Corogr.): sembra aggettivo (un PALU-
DANUS) tratto da PALUDE, come l’ital. pantano da palta.
Palina (Gioghetto di-), pr. Azzone, Val di Scalve; PALLINE (le-), altipiano
(e Giovetto di P.) sopra Mazzunno, BS: cfr. rendenese palina « mucchio di
sassi»: v. Pala, Pallabio, Palone.
Pallavicina, fr. Trovo, PV; un’altra (dial. Palvisina), Izano, Crem.: dal cogn.
Pallavicini (Pela-).
Pallobio, valle, con, fiume impetuoso affi. dell’Oglio, sopra Breno: forse sarà
un “PAL-UBULA (da PALA « rupe», v. Pala), col suffisso veduto s. Cannobbio.
Palone, fr. Dumenza, VA; PALONE, monte roccioso, Alta Val Camon.;
PALON della Mare, monte, Bormio; PALÒ, case, Monno, BS: accrescit. di
PALA «rupe»: v. Pala; cfr. un Monte PALOTTO, Capovalle, BS.
Palésco, BG = Palosco a. 856, 912, castro qui dico Palusco a.
957 ecc. (Mazzi, 352): paese sotto alla confl. del Cherio con l’Oglio; PA-
LOSCO, casale pr. Cremona, che sarebbe ramment. dal sec. VII, = Pa-
losco a. 1046 (Cod. Crem., I). In questo nome par di vedere un derivato
da PALUDE: forse un diminutivo in ‘uscus come vedemmo in Cernusco, ecc.:
si noti infatti la forma Palusco con cui ricorre in doc. il primo no-
me: la deviazione di -usco in -osco non dà forse difficoltà. Il Palosco di Ber-
gamo fu registrato dal Philipon (v. 258) fra i n. iberici. Il Terracini (Strati
più antichi) ammise la derivaz. da PALA di un nl. sardo: Palusca: ma al-
meno i nostri Palosco sono in perfetta pianura: quello di Bergamo a m.
156 di altitudine.
Palosso, monte, in Val Trompia, BS sec. XIII Pallocio: da PALA: v.
Pala.
Paltano (Romano-), loc. pr. Basiglio, MI: milan. paltàn « pantano ».
26, - Dizionario di toponomastica lombarda
PALÙ 402
PALTRINIANO (S. Andrea de-), (o in Paltr., de Paltriniano),
luogo del suburbio bergamasco, nom. in carte degli anni 856 ecc. (Mazzi,
85 e Suburbio, 51). Dev'essere derivato da un nome person. romano; diffi-
cile a determinare (Pultrin?).
Palù, fr. Caiolo, SO, ed altri luoghi; PALUÈCC local. pr. Bormio; PALU-
DACCIO, luogo pr. Valganna, VA; PALUDE, fr. Puegnago, BS. Nomi ben
ovvii.
Palvaréto (S. Giov. di-), pr. Cremona: = (S. Johannis in-) Palv aredo
a. 1023 Cod. Crem., I); locus qui dicitur Paravaret, a. 761 (località: in-
tra muros civit Brixianae, prope portam mediolanense, Cod. Long., 46, cfr.
Odorici, II, 42): è la voce PARAVEREDUS «specie di angaria », di cui si
tocca nei Capitoli di Carlo Magno (cfr. Mengoni, Città, 123). Il Porro
(Cod. Long., loc. cit.) crede fosse invece un « avanzo dei paravaredi o stal-
lazzi che si ponevano alle porte delle città, ramment. nei cod. di Teodosio
e Giustiniano ». Si tratta, in ogni caso, della stessa parola gallica PARA-
veREDUS, donde venne all'italiano la voce palafreno.
Pampignino, v. Pompignino.
Pampùro, fr. Castel d’Ario, MN. Insieme col Pampuro, fraz. di Sorgà (Ve-
ron.), dovrà il nome ad un proprietario di questo nome: cfr. un Panpi-
rus de Panpuris di Cremona, (Cod. Crem., I, 99) e cfr. i cogn. Pan-
cotto, Panontin, Cogn. Ven., 244).
Panarancio, monte, pr. Magreglio, CO: in rapporto col ven. pandro «taf-
feria », lomb. panadora?
Pancaràna, PV: luogo sulla riva destra del Po, in una «plaga umida e bas-
sa »; il nome ritorna in quello di: Bastida PANCARANA, ivi presso. ul
Serra (NII. lomb.) vi suppose un deriv. in -ANA da PANCHARIUS, cogn., poi
nome sing.
Pandino, CR: = Pandium a. 1196 (Giul.). Ravvicinato al cogn. Pan-
docchi (e cfr. qui Pandolfa) può far pensare ad un n. pers. *Pandino (Bando,
Panto, Fòrst., 244). A Milano, cognome Pandini.
Pandolfa, casale pr. Sesto Cremon.: dal cogn. Pandolfi.
Pànfalî, dial. Pànfei, casa, Polàveno, BS: credo da un cogn. Panfili. Da
un *PAMPHILIAE, forse: PALFÉEGNE, dial. Palfègn, altra casa pr. Mar-
mentino BS.
Pangino, fr. Carate Urio, CO (Tour.). Che sarà?
Panguameta (o Pangoneta), fr. Dòsolo, MN: forse = Pangunedum,
Pangonera a. 1077 e 1124 (Cod. Crem., I, 83, 104): nome collettivo
dalla voce lomb. parngù « fittone, palo da salice ».
403 PANTERA
Panìga, fr. Campovico, SO; Costa PANICH, Pasturo, CO: dalla voce lomb.
panìgh «panìco ». Dal lat. mediev. PANICEA: PANICCIA (dial. Panissa),
Corteno, BS,
Panigàda, fr. Borghetto Lod.; un’altra, fraz. Lecco; PANIGAA, monte,
Erba, CO: dev'essere la voce lomb. panigada così nel senso di « zuppa di pa-
nico » come in quello di «fior di sambuco ».
Panigale, casale pr. Pizzighett, CR: dirà certamente « luogo ove abbonda
il panìco »: cfr. Paniga.
Pamnighetto, fr. Varenna, CO: diminut. di panìgh (v. Paniga). Cfr. bresc.
panighett « miscela di biade per foraggio »; cogn. Panighetti.
Panizzàgo, fr. Eorghetto Lodig.: sarebbe stato già Paninzachum se
condo il Vignati. Forse è un aggett. *Paniciacus dal n. pers. PANICIUS.
Pannéro (Valle del-), Esino Lario, CO: « pane nero »? v. Panperduto.
Pamperduto: « nome dato a varii canali del territorio lodigiano per indicare
le grandi spese profuse per il loro scavo » ecc., v. Biscaro. Gli ant. navigli,
Arch. St. Lomb., 1908, 307. L’Agnelli (che ne riporta la forma Panper-
zutho, come ramment. dall'anno 1153) crede che abbia designato un
canale derivato dai Lodigiani dall’Adda, ma accanitamente avversato dai
Milanesi, che costrinsero a chiuderlo. Il Giulini (III, 782) intese il nome nel
senso di «acquedotto imperfetto » : il Chiesi, (Milano, 342) lo ricorda co-
me nome di un canale scavato per bonificare la brughiera di Gallarate. Il
« fossatus Panisperduti» è nominato in Cod. Crem., I, 156. — Però
è da osservare che altri esempi di PANPERDUTO furono raccolti da P.
Massia (Soc. Studi St. Cuneo, 1932), come propri di luoghi pr. S. Sebast.
Po, Tortona, ecc.: oltre che in Provenza; e là il nome parrebbe sempre
allusivo a terreni infecondi, sterili (cfr. Mancapane ecc.); quando è nome
di fossati (Vercelli, Carmagnola, Chàtillon), il Massia pensava pure che il
nome abbia dapprima designato il terreno, attraversato da essi. — Nella
forma di POMPERDUTO ritorna lo stesso nome, per un canale presso
Bergamo: = seriolla de Pomperzuto a. 1268 (Mazzi, Sub., p. 35).
PANTALIAMONE, luogo ricordato nel Lib. Not., 174: va certo ravvici-
nato al nome di S. PANTALEMONE (martire, festa, 27 lug.): greco Hlxvrede-
AUON.
Pantanaccio, fr. Caspoggio, SO; PANTANEDO fr. Rho, M/ = locus Pan-
tanedo sec. XIII (Lib. Not., 100); PANTANESCO, fr. Monanaso Lomb.:
derivato dall’ital. pantano.
Pantèra, casa, Bovezzo, BS: certo dal lat. mediev. PANTHERIA «rete da
siepe » (v. venez. ant. pantiera anche « barena in cui ristagna l’acqua »,
v. i miei Term. Lagun. 8, e Top. Ven. 335.
CERA
Pantiara, fr. Borghetto Lodig.: secondo l’Agnelli deriverebbe dal. nome. di
una famiglia. ;
Pantigliate, fr. Livraga, MI: dial. Pantigliaa: = Panteliate a. 859 (Giul.,
I, 222), Panteliate sec. XIII (Lib. Not. 275). Dev’esssere un aggettivo
con.suff. -AT- dal n. pers. rom. PANTILIUS. .
Panzi (Corte de’), pr. Cremona: dal cogn: Panzi (soprann. Panza).
Papa .(Ca’ del-), fr. Cornegliano di Lodi: altre quatiro Ca’ del PAPA nei
Bresc., enumera lo Gnaga. Da un cognome, già nomignolo. di pers. (cfr.
ibid. PAPINA, PAPINETTA).
Papiàgo, fr. Trovo, PV; dial. Papiagh o Papià: vill. a circa 15 km a NO di
Pavia: per sè il nome si lascierebbe riportare ad un aggett. *Parpracus dal
nome pers. lat. PAPPiUSs (anche in lap. lomb.): ma se, come si vuole, fosse
da ricondurre allo stesso nome gentil. PaPILIUS donde forse Pavia (v. que-
sta voce), bisognerebbe supporre che. la immunità della p intervocalica
(normalmente si attenderebbe *Paviàgh) vi fosse dovuta non già ad influsso
della grafia notarile (Papiacus): perchè sarebbe curioso che questo influsso
avesse operato su Papiago, e non su Pavia, luogo di ben altra importanza:
ma per essersi presto avuta la forma sincopata *PAPLIACUS.
Parabiago, MI, = Parabiago sec. XHI (Lib. Not., 205). Ove corri
sponda a questo luogo un Palubiago (da leggere Pala) di una
carta novarese del 1171, sarebbe da supporre che il n. rifletta un jat. PALA-
veLLIACUS, dal n. pers. PaLAVELLIUS, da cui proviene faciimente anche il
n. di luogo detto Parvellianum, Parvianum, fra Modena e Bo-
logna, in doc. dei sec. XI, XII (con una chiesa S. Silvestri de Paraveglo
sec. XIV), che ho da un opuscolo di A. Della Casa, Il cast. di Monteveglio,
‘Bologna, 1919).
ParadèHo, Rodengo, BS: cfr. qui Palada? O da parada, per cui v. Lorenzi,
Diz: Top. Trid. 527?
Paradia (S. Giovanni in-), luogo pr. Sovico,. MI (Bombognini, 158). Sarà
forse PARATICA (v. Paratico)?
Paradiso, luogo già dei Gesuiti, Coronate di Pavia; lo stesso nome ebbe un
conv. di Milano, di cui fu un possesso il Molino del PARADISO pr. Baggio,
MI; un casale del PARADISO è anche presso Soresina, MN; vi equivale
un PARADISO in Vall’Intelvi (cfr. Salvioni, Not., IM, 96); un altro P., fr.
di Rancio, ‘Lecco «in luogo ‘ameno, con bella vista » forse son tutti nomi
allusivi all’amenità dei siti (cfr. Top. Ven., 335); poichè non credo ricorra
qui paradiso nel senso di « atrio di chiesa ». Una Santella del PARAVISO,
Bienno, BS lo Gnaga dubita deva il nome ad un dipinto sulla cappelletta;
‘Paragalla (a), loc. pr. Vigevano, = de Pellegallo, secolo XV (Colom-
bo, Tic., 103). Dal cogn.. Pelagalli. A
© Paragnano, fr. Robecchetto, MI (anche: Cascina Paragnaho):
(Cd
d =: Padei
gnano, Padrinianum (Giul.), Padregniano' sec XII (Lib.
Not., 117): è l’aggett. PATRINIANUS dal gentil. PATRINIÙS (v. Riad, Serchio;
57: Arno, 171). V. Pedergnaga.
Paraone (Motta di-), monte, Gravedona, CO; rio PARAGNE, afll. del Vren-
da, Vallio, BS «dal corso ripidissimo »; e fors’anche PARAGONE, loc. pr.
Vogarno (v. Bottazzi): accrescit. di paré « parete » (rupe a DISCO) sefr. Sal-
vioni , Mesole., 6: v. qui Sparaone e Parè.
Parasacco, fr. Zerbolò, PV; c’è pure un porto di PARASACCO (0° della
Zelada) pr: Castello d'Agogna, PW. Altri Parasacco di Piemonte e d'altrove,
cita' il Massia (S. Sebast., 265). E’ certo composto di « para »'é « sacco »;
ma resta a vedere se abbia avuto il valore di un soprannome, Ò piuttosto
significato geogonomastico (se sacco volesse dire qui, ad es. «insenatura. di
v. Massia, ibid., 291, ed il composto « punto riparato del fiume»). Cfr..un
PARAMOSCA, malga, Esino, BS.
Parascioeul (-alto e -basso): alta parete rocciosa (ne fanno parte. i ‘Terrioni
del P.) nella Grigna Sett.: ivi presso il PARASCIOEULIN, con PARAZ-
ZONE, casa, Marment., BS: saranno pari a « palazzuolo », e ‘« balazzone » :
almeno i due primi a cagione del loro aspetto, come di castello o ‘palazzo.
V. invece Palasio.
Paràtico, BS, = vicus et fundus Pariadica a. 946 (Mazzi, ‘2
Parete | sec. XV: vill. sulla riva sin. dell’Oglio, dove questo esce
dal lago d'Iseo: vi sarebbe stata «stabilita la gabella de’ pedaggi, che si
pagavano da’ mercanti e viaggiatori che passavano l’Oglio » (Gr. Iustt:;
IL, 339): avremmo insomma qui la voce PARATICUM; che significava però:
anche «corporaz. di mercanti, industriali ed artigiani » (di ‘cui v. Murat.,
Antig. Ital. Dissert., XXX, 876 e Top. Ven., 335). Presso Paratico è la'fraz.
Rivatica: v. questa voce. Dal cogn. Paràtico, venuto dal n. loc., ebbe il suò
nome PARATICA, fr. Chiari (Gnaga): i
Parco di Monza (dial. Parch de Monscia); PARCO S. Primo, sE Bellagio :
«parco di caccia ».
Parò fr. Lieto Colle, CO; PARE’ (o Parete), fr. Valmadrera, sulla mia del
lago, di fronté a Lecco; monte PARE’ fr. Rovetta, BG; morìte LAPARE”
in V. di Livigno (G. Oliv.). Ad uno de’ due primi luoghi corrisponderà
il Paredes che trovo nel Manaresi: il nome rifletterà parete «rupe a
picco », che già si vide s. Paraone. Invece in Pareto ‘(S. Andrea di-),
n. antico di una porta di Voghera, si può supporre un PIRETUM (cfr. nia
Ven., 174).
Paregnano, v. Paragnano.
Parelara, fr. Roverbella. MN: forse *PIRULARIA da PIRULA Fniccola pera »T
(cfr. veron. perlar « Celtis australis »). V. Perledo.
O
LAV
PARENZA 406
Parenza, fr. Virgilio, MN; = contrada Parentie a. 1359. Se è nel
vero B. Nardi (Il luogo, ecc. 78) supponendolo derivato dal cogn. PARENTIA
attestato già dall’a. 1183, si tratterebbe probab. di un derivato da un nome
pers. rom. ParENS. Non mi pare da escludere, comunque, un derivato dal
nome pers. *PETRENTIUS (Cogn. Ven. 148, Serra, Cogn. II, 51). Dal nome
pers. *PeTRÈccoLo supporrei dedotto il n. I. bresc. PARECLO, pr. Rino di
Sònico; come da un *PerruccoLo: PAROCLA, roccolo, Sabbio Chiese
(v. Gnaga). — Di altra origine mi pare il n. di PARANTA” (dial. Parentà),
luogo presso Bagolino; la cui posizione « sull’orlo della torre del Caffaro », e
quindi « pericolosissima », mi pare giustifichi una derivazione della forma
participale *paorentà: cfr. valtell. pagurènt « pauroso »: v. Porenta e Scu-
rentà, e anche Puria. — Da un cogn. Petr-antonello;: PARANTONELLA,
S. Mart. d. Batt. MN.
Paribelli, Albosaggia, SO: dal cognome, che forse è lo stesso che « Pietro-
belli».
Parina, nome di una valle laterale della V. Brembana, Oltre il Colle, BG:
forse dal cogn. Parini (Gasparino).
Parlasco, CO (dial. Perlasch) = loco Perlasco sec. XIlI (Lib. Not., 44):
1. in situazione elevata, della Valsassina; PERLASCA, fr. Torno, CO. Poi-
chè non è lontano da Perlasco il vill. di Perledo v. questa v.) penso che il
radicale di queste voci sia *PIRULUS «pero cervino » (comasco pirelli, piréi,
perèt de montagna; bresc. perlì, perlett).
Parlasso (el-), nome di un luogo in Cremona, = loco Parlassi a 1034,
1039 (Cod. Crem., I), prope Parlasi extra civitatem, a. 1052 (erano così
dette le rovine dell’antico anfiteatro romano, op. cit., p. 393); Parelassi
(ad-), luogo nella città di Bergamo a. 806 (Mazzi, 63): anch'esso nel luogo
dell’antico anfiteatro: cfr. i Parlascio di Firenze, Pisa, Lucca ecc.
(Mengozzi, Citt., 260); ed il Parlacium d'Ivrea (Serra, Vie Rom., 268); v.
specialm. il mio articolo in Arch. GI. It. XXVI, 1934, p. 118 sgg.
Parlèra (la-): così fu detto a Milano il balcone aggiunto da A. Visconti alla
Loggia degli Osii: perchè il Podestà vi faceva le sue comunicazioni (An
selmi).
Parlong (Pre-), loc. sopra Mandello, CO: lo stesso che Perlungo.
Pardeu (Canale del-), vallone nelle Grigne: « paiolo », con signif. traslato
di «conca». V. anche Pairolo.
Parona, PV, = Palronla, Colombo (1058); Pairona sec. XII (Boll.
Soc. Stor. Sub., 128 e 80): forse dunque, col Parona veronese, dal n. pers.
“PARIO -ONIS (su Parius di lap. lomb.): v. Serra, NII. lomb.
Parpanésa, fr. Arena Po, PV; = Portus Parpanistii, E. Galli, 18. Par-
rebbe “PERPENNENSIS, dal n. pers. etr. PERPENNA; cfr. il francese Perpignan.
407 PASQUELLE
Parrasio, v. Palasio.
Parravicino, fr. Erba, CO, = loco Paravexino sec. XIV (Lib. Not.,
XLIX). « Fu antica sede del casato di tal nome» (Corogr.); «feudo dei
Parravicino al tempo dei Visconti » (Gr. Illustr.). V. Pallavicino.
Parre, BG, dial. Par; = vico et f. Parre a. 928, in Parre, loco de Parre
a. 1118 ecc. (Mazzi, 356). Forse vi è da vedere il n. pers. etr. PARRA (donde
il Pieri, Arno 63, trasse il n. tosc. Parrana).
Parti, dial. Part, Part, case pr. Carpaned., BS; La PARTE casa, pr. Salò
(Gnaga): dal lat. PARS, nel senso di « parcella » delle « communia », v. Ser-
ra, Com. Rur. 27 (piemont. partìa).
Parto (Cà del-), fraz. Brembio, M/: da una cappella alla Madonna del
Parto.
Parzanica, BG: cfr. PERSANIGA, casa, Ono S. Pietro, BS. Per il 1. ber-
gam. lo Gnaga dà come f. dialett., con accento spostato, come altrove,
Parsanèga. Non conviene forse dare molto credito, come fece il Serra (NII.
lomb.) alla forma Panzanega, a. 1051, allegata da G. Rosa: sicchè credo
‘che il nome rifletta veramente un aggett. lat. *PRECIANICA: v. qui Parzàno. —
Cfr., dalla stessa base, probab.: PERSENÌCH, casa, Toscolano BS.
Parzano, fr. Orsenico, CO; PARZANO, cas. pr. Valgreghent., CO, = loco
Parziano sec. XIII (Lib. Not., 382}; PARZANO, fr. Mede, PV: forse
*PRECIANUS, aggett. dal n. person. PRECIUS.
Pàscolo, fr. Calzolio corte, BG; PASCHI, loc. pr. Loveno, BS. Nomi ben
chiari.
Paspardo, fr. Cimbergo, 85, = Pasquartum sec. XI; Pascardo a.
1123 (Odorici, V). Notevole l’assimilaz. della c alla p: poichè l’etimo sem-
bra: PASCUUM ARIDUM, dato che il luogo sta «in un breve ripiano di mon-
tagna scoscesa » (Gnaga).
PASQUÈE (Prato-), oggi Campo Garibaldi, a Como; Pasquee, PA-
SQUIROLO dial. Pasquiroeu), luoghi di Milano: questo ultimo = Pa sc u-
riolo porte Horientalis, sec. XIII (Lib. Not., 396); PASQUE’ pr. Seveso
MI, = Pasquerio Giulini, V, 19. « Nel medio evo tal nome davasi pure
alle piazze dinanzi alle chiese, per lo più coperte di erba» (Corogr.); cor-
risponderebbero, secondo il Cherubini, ai campi e campielli veneziani (cfr.
Giulini, III 334; IV, 416). PASQUARINO e PASQUINO, due località pr.
Casteggio, PV. Tutti da PASCUARIUM, PAscuUM (cfr. Gualzata, Bell., 36;
Top. Ven., 281).
Pasquelle (le-), local. pr. Fagnano Olona, VA; monte PASQUELLE, in V.
Intelvi: cfr. Pasquèe, Pascolo.
PASSARELLA 408
Passarella, via di Milano = S. Maria Pasarelle sec. XII (Lib. Not.,
262): certamente vi sarà stata una passarella «specie di cavalcavia»; e il
nome non avrà nulla a fare con la chiesa di S. Giovanni in Era, onde già
si voleva dedotto, quasi fosse un « passaa l'era»: v. il Venosta s. Piazza
Durini).
Passerèra, fr. Capergnanica, CR; PASSERARA, monte pr. Castione, BG: it.
« passeraia ».
Passerini (Terranova dei-), M/: certamente dal cogn. Passerini (lomb. pas-
sarin «passerino »; PASSERINA, fr. di Lodi, secondo l’Agnelli ebbe nome
da «un Passerino Cadamosto di cui fu proprietà ».
Passerotto (el), fr. Somaglia, M/ « passerotto », come n. pers.?
Passirana, fr. Rho, MI, lat. ecc. Passerana; PASSIRANO fr. Carnate,
MI; altro, fr. Cremona; un terzo, BS = Passiranum sec. XII: agget-
tivi con suff. -ANus dal n. gentil. PASSERIUS.
Passo, nome equivalente a « valico »: cfr. Dosso PASSO, Alta Val Camon.
ecc.; PASSO STRETTO, Gianico, V. Camon.
Passéme (Mezzano-), fr. Cornogiovine, MI, vill. alla destra dello scolo Gan-
diola. Si rimane in dubbio fra passén « passo grande » (del canale?) e la
voce milan. passén « palafitta ». Per PASSONI fr. Serina, BG, data Valti-
tudine (m. 800-900) si tratterà o di « passo », o di quel *PASTIONE (pastura)
onde il friul. passon (« pascolo » v. Costantini): e forse il n. loc. veron.
Pazzòn (Top. Ven., 281).
Pastorella (la-), casale, Formigara, CR: dal cogn. Pastorello.
Pasturago, fr. Vernate, MI:1 dial. Pasturàgh, = loco Pisterago sec. XIII
(Lib. Not., 81); Pestirago a, 1280 (ib., LI, cfr. Giulini, III, 365).
Insieme col Pasturago veronese (v. Top. Ven., 80; e cfr. ibid. Pa-
strengo) risale certamente ad un PisTORIACUS, aggett. in -acus dal gentil.
PisrorIus. La vocale protonica è divenuta @ forse per immissione della
parola somigliante pastore.
Pasturino, fr. Bornasco, PV; PASTURO, Valsass., CO, = loco Pasturi
sec. XIII (Lib. Not., 118), fra alpi e pascoli montani (i suoi abitanti: Pa-
sturèi: A. Orlandi): rifletteranno un lat. *PASTORIUM: cfr. lomb. pastura.
Pattari (Via dei-), a Milano: da patèe (PATTARIUS) « rigattiere ». Il nome
esisteva già nel sec. XI, e ne derivò quello ben noto della setta religiosa dei
Patarini (v. Colombo, Mil., II, 48).
Patti (Salvirola de'-), CR: da un cogn. Patti. — Il luogo della Madonna del-
la PATOALA, pr. Costa di Gargn., BS, direi che rifletta la voce lat. mediev.
PACTUALIS «salariato, lavoratore assoldato », attest. a Bologna e Ravenna,
nel sec. XIII, sec. il Sella, Gloss, Lat. Emil.
409 PAVIA
Paullo, M/, = Paulluin a. 1140; i monaci benedettini di S. Pietro in
campo da Paule (nominato dal 1174) ne prosciugarono la palude. Dalla
stesso origine, i vari PAUL, PAULLO bresciani, riferiti dallo Gnaga; v.
poi qui Padullo e Pagiil. Cfr. Paule (PADULE) a. 1045 (Giulini, IT, 316),
e v. bellinz. Pavù (Salvioni, Not. IV, 13),
PAVAIRANO, luogo in pieve di Vigonzone, PV, sec. XIII (Lib. Not., 216);
efr. il: locus qui dio Pavariano a. 1100 (Reg. Mant.). Riflettono PA-
PIRIANUS (dal n. gentil. PaPIRIUS), v. Top. Ven., 79.
Pavàro, Pavardla, loc .pr. Montariolo di Casteggio; dialett. Pavàer, Pavaroeul:
sec. il Maragliano (p. 171) sarebbero da pavèr « giunco »: ma la prima for-
ma sembra vi faccia ostacolo. La voce bresc. paarina, nome di alcune piante
erbacee, ha denominato PAVARINA, loc, presso Ome, BS.
Pavia. Ai tempo romano fu detta Ticinum. « Allo stato presente delle
nostre cognizioni... il nome di Pavia appare la prima volta in un testo, da
tutti i critici ritenuto autentico, del sec. VII (a. 613-658), la cronaca del così
detto Fredegario » (Gorra, Il n. di Pavia, Boll. Soc. Pav. St. Patria, 1903-4,
525 segg). Qui si paria di «Papiae quod Ticinum cognomentum est»,
«Papia cognomento Ticinum »; ed anche il poeta Stefano, autore di un
Carmen latino per il sinodo di Pavia, la chiama «Ticino dicta ab amne
qui confluet proprivm gerens Papia vocubulum ». Questi due autori con-
siderarono dunque Ticinuni come un « cognomentum », un nome nuovo; e
Papia come il vero nome: ma essi (osserva giustamente il Gorra) devono
aver preso abbaglio in questo, poichè Ticinum era nome già molto antico
e solenne. Invece l’Anon. Ravennate e Paolo Diacono usano l’espressione:
Papia quae et Ticinum, Ticinus quae alio nomine Papia ap-
pellatur: donde apparirebbe che Pavia fosse il nome più recente. Proponen-
dosi di ricercarne l’origine, il Gorra lo considerò più antico della conquista
longobarda; e poichè Hyzizs fu nome di dignità già del palazzo di Costan-
tino, col significato di « custode del palazzo », ed i Goti derivarono dal gre-
co, fra altre voci, anche Ilx77=4g (a. a. ted. pfaffo), si chiese se Pavia possa
essere stato un nome dato dai Goti a quella, che, da Teodorico a Teia fu fra
le città più importanti. Ma l’ipotesi gli parve assai inverosimile, anche perchè
assai più che a Pavia, a Ravenna quel nome di IIarizxg avrebbe allora po-
tuto convenire. Il Gabotto (Storia It. Occid., ecc., I, p. 700 segg.), trovando
che Liutprando (vescovo di Cremona del sec. X) si valse della formula « 7 i-
cinum quae nunc alio excellentiori Papia notatur vocabulo », volle
invece recare appoggio all’etimo greco, supponendo che Ticinum abbia po-
tuto esser chiamata Moris dai soldati bizantini venuti a far guerra ai
Goti, quasichè essa fosse il « custode del palazzo », con allusione al palazzo
erettovi da Teodorico, ricordato anche dal P. Diacono. Ma l’opinione più
probabile (poiché non pare verosimile che il nome sia stato dapprima quello
di un greco signore di terre, chiamato PAPfÎAS). è senza dubbio ancora quella
del Gorra, che Pavia rifletta un nome gentilizio romano: che a me pare non
PAVONE 410
possa essere che PapiLiA. Nota infatti lo stesso Gorra che in alcune crona-
che del sec. VIII e IX essa è detta Papeia o Paveia (Papiam però
ad a. 774, Cod. Long., 102). Questa forma rappresenterebbe quella fase evo-
lutiva della terminazione -ILiA che è riflessa dalle voci milan. fameja, mera-
veja, someja; mentre giunse analogamente ad -ìa la forma dialett. Ostìa che
vedemmo in Ostiglia; e così pure Porzìa, nome di una via di Cèneda (Vitto-
rio Ven.,) che era giù Purcya (anno 1397, v. Top. Ven., 203). Un'altra
Pavia (forse anche essa PAPILIA) è nel Friuli, e ne rappresentano la forma
diminutiva Pavidla, Paviole, nomi loc. padov. e rovigh. (Top. Ven., 43). E
v. s. Papiago (1). — Quanto ai rapporti che corsero tra Ticinum e Pavia sem-
bra di dover presumere, come parve al Gorra, che, come accadde per Classe
di fronte a Ravenna, PaPiA designasse già un luogo distinto da TIcIiNuM
(l'oltre Ticino, oggi Borgo Ticino), e sia stato poi assunto dalla città dopo il
suo eccidio o la sua distruzione per opera dei soldati di Oreste (a. 475), 0
dopochè «il dente longobardo morse » Ticinum e lasciò risparmiata Papia.
Pavone del Mella, BS: sarebbe = Paone, Paono, a. 1036, e 1470;
Paones in un dipl. di Ottone, II (Gr. Iilustr., 363). Dal n. pers. rom. PA-
vo? cfr. un PAVONCINO, loc. pr. Casteggio, PV. Per il Pavone canavese
(onde Via Paonasca) il Serra (Vie Rom. 271) proponeva invece il nome
pers. PAPO, -ONIS.
Pazzéa (o Pazzera), casale, Fino Morn., CO (Corogr.): forse è nome collet-
tivo in -ETA dalla voce lomb. pescia « abete bianco ».
Pecàa (Corna del-), masso erratico, sopra Pasturo, di puddinga rossa. Sareb-
be così detto « perchè la leggenda lo dice portato dal diavolo ».
Pecchi (Cassina de’-), MI: sarebbe stato già: Cassina de Villafranca sive de
Pecchis, anno 1385 (Gr. Illustr., I, 550). Pare un cognome: (forse da Pr
cuLus?). Di qui il cogn. Pecchio.
Pedàle, o Pedàlo, monte pr. Civate CO: ha certo il nome dell’essere posto al-
le falde dei Corni di Canzo.
Pedaita (dosso di-), a N. del monte Guglielmo, BS: forse pari a « pioda al-
ta »? V. Pioda.
(1) Molte etimologie eruditeggianti o pedantesche del n. « Pavia » son ricordate dal
Gorra. La più antica è quella del lessicografo Papia (sec. XI): « Papia vero a papè dicta
eo quod abundat in multis, quasi mirabilis ». L'Anonimo Ticinese (De laud, civit. Ticin.,
prima metà del sec. XXIV, Murat., Rer. Ital. Scr.), ripete che fu così chiamata da papae,
per essere mirabile; altrimenti può essere un Papa via (!), o pauperibus Pia e via di
questo andare. Parum pia invece l’intese l’Azario (Murat., Rer. It. Scr.); e Stefano Bre-
ventano, per l'opposto, Patria Piorum; Jacopo Gualla (De Papiae Antiq., 1587) ci vide o
il nome di un fondatore Papienus, o la esclamaz. papae. Il Robolini, da ultimo, fece buon
viso all'ipotesi della derivazione dalla tribù romana Papia, nome pronunciato con l’accen
to greco di Papias al tempo longobardo. In alcuni marmi ticinesi si legge la sigla Pap,
che però non si può riferire che al nome della tribù Papiria cui fu ascritta la città: e
che nulla deve aver a fare col nome della città stessa, o di un luogo ad essa vicino.
411 PEDROCCA
Pe del Strece, loc. nella Grigna Sett. « piè dello Stretto »?
Pedemonte, fr. Berbenno, BG; un altro, pr. Chiavenna, SO: « a piè del mon-
te ». Composti con PEDE, anche: PICASTELLO, monte, Urago, BS; PILAN-
DRO, Sermione; PIÈ del Dosso, Gussago, BS.
Pedéna monte, Morbegno, SO; PEDENÒL, PEDENOLET (già Pedenu-
lae sec. XIV), loc. pr. PEDENOSSO (dial. Pedenoss) «sulla sponda aprica
di Valdidentro » SO (= Pedenoxium sec. XIV). Col Pédina di Morfasso
(Piac.) e Pèdena, fraz. di Pisino (Pola)), fanno tutti pensare alla voce bolo-
gn. pedna, piacent. pedan «pènero » (da *reDiNUS, Roin. Et. Wort., 6354)
ma con probab. riferimento alla posizione «al piede » di un'altura. Ricordo
però anche il n. pers. etr. PETENA postulato dal Pieri (El. Etr., 169). E v. Pe-
desina. — Forse, da Pedenòl, il cogn. Pedenovi.
Pedergmnaga, BS; = Pithernaga, sec. XII. Da storici bresciani, a co-
minciare da Ott, Rossi (Mem. Hist. Brix.) fu creduto ad una relazione diret-
ta di questo nome con quello di PETRONACE «ricco e zelante monaco bre-
sciano », il quale, forse verso l’anno 718, subito dopo il restauro del con-
vento di M. Cassino, avrebbe fondato anche il monast. di S. Andrea di
Pedergnaga, e ne sarebbe stato l'abate (v. Acta Bolland. 6 maggio). il luogo
scelto sarebbe stato (v. Ces. Bonini, Brixia S. VI) parte dell’antico « pagus Far-
raticanus ». A parte gli elementi storici che mi paiono insufficienti, ci sono
anche difficoltà fonetiche che contrastano la derivaz. di Pedergnaga da Pe-
TRONACE. Îl nome del luogo rifletterebbe normalmente un lat. PETRONIACA (da
notare che Petronace si riteneva egli stesso disceso dalla gens PETRONIA: v.
per il suo nome, Serra, Com. Rur. 171): che dovrebb’essere, però, più antico
del sec. VIIL — E ctr. PEDERGNANO (dial. Pedergnà), fraz. di Erbusco,
BS: che presuppone certo un lat. PETRONIANUM.
Pedesìna, SO: ivi è uno scoscendimento, detto frana di Pedesina. PEDISI
NI, casale, Corna, BG: non so'se vedervi dei derivati da rEDE (v. Pedena,
cfr. milan, pedesin « cocca »); 0 alteraz. di piodesina (v. Pioda).
Pedrazzìna, loc. pr. S. Rocco al Porto, MI: dal cogn. Pedrazzini.
Pedrèngo, BG, = Pedringo, Petringo a. 830, 1100 (Mazzi, 357,
Sub., 406), Predengo, Piteringo (Manaresi): certamente derivato
in -engo dal n, pers. PETRUS.
Pedrinate, pr. Chiasso, CO: sec. Flechia, dal n. pers. PETRINUS. Rohlfs lo
cfr. col n. franc. Pérignac.
Pedriano, fr. S. Giuliano, M/: PETREIANUS, aggett. dal n. gentil. PETREIUS
(anche da lap. lomb.).
Pedròcca, fr. Cazzago S. Mart., BS: femm. del nome pers. Pedrocco (cogn.
Pedrocchi).
PEDRONI 412
Pedroni (Ca’ de’-) cas. pr. Derévere, CR. PEDRONA, seriola, Montirone, BS:
dal n. pers. Pedrone (PETRUS).
PEGADA (Porta-), già local. presso Casalmagg.. CR, a. 1029 (Boselli, St.
Piac., II, 296): cfr. a. milan. pegàr «imbrattare » (p. es. in Bonvesin).
Pegazzera, fr. Casteggio, PV, dial. Pgassera, = Pigazara a. 1587 (Ma-
ragl.). Dev'essere da pigassa, voce che dev'essere già esistita in senso simile
a peghera: v. voce seg.
Peghèra, fr. Taleggio, BG, = locus Pegera sec. XIII (Lib. Not. 172); è
la voce bergam. peghèra (o paghèra) «abete bianco » e « bosco di abeti ».
Pegheròlo, monte, sopra Mezzoldo, BG; altro, loc. Ardesio BG: v. Peghera.
Peglio, fr. Gravedona, CO, dial. Péj. Può riftettere il n. gentil. rom. PEL-
LIus. Cfr. il Pejo trentino, e v. qui Pellio.
Pegognaga, MN, = Pigognaga a. 1178 (Tirab.): sarebbe invece Pi-
qguniariam a. 905 (Reg. Mant.). Sembra però un aggettivo in -AcA dal
n. pers. rom. PecuNIUS, cfr. Pieri, Arno, 97.
PEGOL (Tor del-), a Brescia: sarebbe da intendere «torze del Popolo ». Il
Salvioni (Not., IV, 14) osservò la singolarità di quella é tonica « che non è
nè di PopuLus nè di PIPuLUS « pioppo ». Il Guerrini intendeva che venisse
da pérgol (!)
Pegoràra, fr. Volta MN; PECORARO, monte, Morbegno, SO: PEGORINO
(donde la Valle PEGORINA), fr. Lesmo, MI: da « pecora ».
Pegra, roggia, Annicco, CR; è la voce alto ital. pegro « pigro» (v. Salvioni,
Egloga), qui nel senso di «lento »: cfr. invece Pizzo Pegro in Val Maggia
« pizzo faticoso » (Salvioni, Not., IV, 13). E v. Pigra.
Pèja, BG: sulla falda occ. del m. Pizzo, pr. Gandino: diviso in varie contra-
de, fra cui PEA bassa e CIMPEA (« cima Pea»): di là venne l'appellativo
di peinna (v. Cherub.) ad una flanella che vi si fabbricava; PEJA, cas. pr.
villa d’Allegno, Temù, BS: a notevole altezza. Forse anche con PEJO,
monte sopra Collio, BS, si potrebbe vedervi alterazioni ulteriori di pieia (e
pieio) « terreno declive »: v. Pieia.
Pelada (la-), luogo alle falde della Grigna; Pela da (de la), loc. pr. Beol-
co, a. 1456; ponte di PELAINO, sull’Erboggia, V. Intelvi: PELADOLO, mon-
te sopra Rezzato «nudo e roccioso » (Gnaga).
Pelàgia, cas. Gadesco, CR (Corogr.); PELAGIA, monte, Grigna Sett.: forse
in relazione col verbo pelare? (cfr. PELADELLA, fr. Casalpusterl., CR);
o dal n. pers. Pelagio?
Pelégra, fr. Castelleone, CR (anche Pellegra, Corogr.): forse da un pellegro
«meschino », Rom. Et. Wért., 6405 (ma piem. pelégra «uomo astuto »), Ci
sono pure i cogn. Pellegri, Pellegretti.
413 PENNAZÈRO
Pelgora, fr. S. Martino in Str., M/: milan. pèlgora « pergola ».
Pelizzera, fr. Fossarmato, PV: dal cogn. Pelizzero.
Pellalepre, fr. Darfo, BS: dial. Pelalégor: da un nomignolo person., simile
a Pelacani, ecc. (Cogn. Ven., 190). (L’ital. conosce pellalepre per « imbro-
glione »). V. Pellaloco.
Pellaloco, fr. Roverbella, MN: credo dica « pela l’oco »: cremon. och «oca
maschio ».
Pellio d'Intelvi, CO, diai. Péj: distinto in: Inferiore e Superiore: questo già
detto Pej di sopra 0 Pejsopra. Nonostante questi derivati, che risentono for-
se del rifacimento letterario che si vede pure in Pellio, anche questo n. avrà
la stessa origine di Peglio: v. questa v. (è vero però che sopra Peglio sta il
Sasso o Motto di Pelo).
Pellòja, fr. Graffignana, M/. Secondo l’Agnelli dal n. di una famiglia lo-
digiana (è cogn. a Milano).
Pelucca (la-), fr. Sesto S. Giov., MI: fu villeggiatura della famiglia Pelucchi
(Gr. Ilustr., I, 514).
Penasca (la-), luogo pr. Castellanza, VA: forse dal cognome Penna; o da
penna (v. Pennaso)?
Pendaglio, fr. Bellano, CO; PENDAGLIO, monte della Valsassina, dial.
Penddj: deve ii nome al suo aspetto « pendente e minacciante quasi di
rovesciare » (Corogr.): cfr. ital. pendaglio « cosa che pende ».
Pendeggia, loc. sopra Mandello, CO; la PENDESA, pr. Lumezz., BS; PEN-
DEZZA (la-), monte pr. Brescia; contrada ubi dicitur Pen dezza, a. 1250,
in Bergamo (Mazzi, Sub., 373): è la voce lomb. pendescia « pendice », « luo-
go a pendio » (Cherubini).
Pendoglia, fr. Gordona, SO; Pietra PENDULA, tondo masso erratico in bi-
lico pr. Torno, CO; fossa Pendula a. 1110 (Reg. Mant.); PENDOLA-
SCO, SO, sul pendio merid. del monte Ron; PENDOLIVA, loc. pr. Mandel.
lo, CO: si direbbero tutti dall'agg. PENDULUS (v. voce preced.); ma cfr. PEN-
DOLE, loc. pr. Casteggio, PV, che forse deriva da pendul « salici » (Mara-
gliano, 172).
Pendughetto; cas. Oltre il Colle, BG (Corogr.) V. v. preced. (o pari a Pen-
dujetto?).
Pennùso, fr. Bellano, CO. Ignoro se possa riferirsi a penna in qualche si-
gnificato (lat. PINNA « quidquid est acutum » : cfr. i nomi tosc. Pènnora ecc.,
Pieri Serchio, 160: Gualzata, Flora, III, 15), od al n. pers. rom. PENNASIUS.
Pennazèro, fr. Fuipiano, BG. Non par facile riferirlo alla voce lomb. penna-
PENZANO 414
scia « pennaccia » : forse convien meglio pensare ad un pannascée « vendi
tore di pannascie » (carpite di lana), che sia già stato cognome di famiglia.
Penzano, fr. Eupilio, CO. Vi si può supporre un aggett. #Pinnicianus da un
n. romano *PinnIciUS (PINNIUS).
Peranda, fr. Chiuro, SO: sarà la voce lomb. pelanda (ant. peranda) « palan-
dra », che passò in cognome: c’è un cogn. Perandini.
Percaprello, monte, Val Trompia: composto, probab., di PRATUM (v. Perdo-
nico, Perlungo, ecc.) e Caprello, dimin. di Capra, come cognome o n. pers.
efr. un Prato Domnecho presso Antignate, BG, a. 949 (Mazzi, 23).
Perdònico, fr. Paisco, BS, dial. Perdònegh: certamente: PRATUM DOMNICUM.
Per l’aggett. DOMNICUS v. s. Dongo e per l’alteraz. di Prad-, Pred- in Perd-
cfr, anche il mesolc. Perplan «prati piani », Salvioni, Boli. Sv. It., 1902 p. 5.
Peregalio, fr. Lesmo, MI; con una (Via de) Peregallo, pr. Gravellona
(sec. XII): mi pareva già piuttostochè un derivato da Pèrego (v. questa v.).
pari al cogn. lomb. Peragalli « pelagalli ». Mi viene però il dubbio che si
tratti della voce peregà! « macereto, mucchio di sassi» (lat. *PETRICALIS)
che il Serra ha proposto come base di alcuni nl. piemont.: v. Vox Rom.
IV, ed Appunti su Asti, 63.
Pèrego, fr. S. Maria Rovagn., CO, = (da) Pelego a. 1097 (Giul, II, 655),
Perego sec. XIII (Lib. Not., 174). E’ certamente un riflesso della voce lat.
PELAGUS « pozza d’acqua » « lagunetta », come Pieve PELAGO di Modena
(v. Nomi Emil., 14; Serra, Ceneri e Fav., 429).
PERELTINASCO (in-), (sec. XIII, Lib. Not., 243), luogo in pieve di Trenno,
Milano: Prato Altinasco?
Pèrgola, fr. S. Martino in Strada MI, con PERGULA, monte, Mondaro, BS;
e PERGOLETTO, loc. pr. Crema: dalla voce ital. pergola. Cfr. Pelgora.
Perî, cas., Fuipiano Vall’Imagna, BG. Pare sia il plur. di pér « pero » (al-
bero): purchè non venga da un (Castello de) Pili come ammise il Bazzoni
(Vall’Imagna, 1841).
Perla, fr. Schignano, CO; PERLA, loc. Mandello, CO: forse va con PER-
LEDO: v. questa voce.
Perlana, Isola Comac., CO: ha il nome dal torr. PERLANA (la-); nel quale
a me par di vedere un aggettivo: « pratolana ». Cfr. Presolana.
Perlasca, v. Parlasco.
Perlédo, fr. Varenna, CO, = Perre (leggi Perle) sec. XII (Lib. Not.,
247) Perledum, -eydum a. 1423 (Adami). Come il Perlè veronese
(Top. Ven., 173) è il collettivo in -ETUM dalla voce veron. perla « frutto del
giracolo» (Celtis australis), così questo sarà di una voce lomb. *perlo « pero
415 PERTUSELLA
cervino » (Aronia rotundifolia) ben ammissibile sulla voce bresc. perì ecc.; v.
Parlasco, e le voci segg.
Perlissa, fr. Endine, BG; PERLO, fr. e torr. Bellagio: da ricollegare, (come
anche PERLINA « torrente ruinoso pr. Colico ») non tanto con la voce
lomb. pirlà « rotolare »,, come parve al Monti, quanto, come credo, con la
voce “perlo di cui alla voce preced.
Perlungo, fr. Montagna, SO, dial. Perlongh: «prato lungo ».
Perlupario, fr. Caprino, BG, dial. Perloèe: certamente « prato lupario »:
cfr. Monloè; e per Per- v. Perdònico.
Pernisère (Zucco-), monte, m. 1755, in Valsass.; PARNIGÒ (Ponte-), Edolo,
BS: certam. dalle « pernici »: il secondo da un lat. *PERNICATUM?
Pero, M/ (già Cascina del Pero); PÉRO, fr. Marmirolo, MN: lomb. pér
«pero ».
Perdita, fr. Albino, BG: forse dal n. person. Perdlo (PETRUSI, divenuto co-
gnome?
Peròsso, fr. Castelgoffr., MN: forse da un nome di pers. *Perosso (cfr. Pi-
rozzo Cogn. Ven., 148). Certo dal n. pers. Perotto: PEROTTI (Molino
dei-), casale, pr. Guinzano di Giussago, PV.
Perpetuo, loc. pr. Casatisma, PV. Secondo il Maragliano forse per essere
«un fondo enfiteutico soggetto a prestazione perpetua ».
Persàga, fr. Provaglio, BS: sembra un aggett. *PersIaca dal gentil. Per-
sIUS, 0 *PRAETIACA da PRAETIUS.
Persico, Persichello, fr. Dòsimo, CR, dial. Pèrsegh, cfr., presso Porzano, BS,
una PERSEGHERA: pèrsegh « pesco ». V. invece Buon-persico.
Pertegàli, monte, Castione, BG; PERTICATO, fr. Giussano, M/: dalla voce
lomb. pèrtega «misura agraria, da 6 a 7 are circa ».
Pertica Alta, e -Bassa, n. di un territ. comprendente molti comuni BS: è la
voce pèrtega di cui alla voce preced. Lo Gnaga (Not. top. bresc.) lo consi-
derò come derivato da PERTICA nel senso (dei gromatici romani) di « regione
tolta (ai Triumplini) e distribuita ai coloni romani ». Invece, come «misura
agraria »: Madonna delle PERTICHE, Vico in Valsabbia, BS, PERGARO-
NE, casa, Marone, BS.
PERTINACE (vinea-), luogo presso Bergamo, in carta dell'a. 112 (Mazzi,
Sub., 97): forse proprio dal n. pers. antico PERTINACE? V. Pedergnaga.
Pertusella, fr. Caronno, M/ (g'à Cascina); Pertuso de fora, luogo in
Milano, sec. XII (Giul., I, 992); Passo del PERTUSIO, valico pr. Caloizio-
corte, CO; Zucco del PERTUSIO, monte, nella Grigna merid.; una Petra
PERZONE 416
Pertusi, forse nel mantovano, è ramm. in carta del sec. XI (Reg. Mant.).
Si tratta della voce ital. « pertugio » (v. Pieri, Arno, 290; Top. Ven., 282).
Perzone, casale, Cavernago, BG (Corogr.). Dal nome pers. (“Pertizzòne).
Pesalupo, Pesalupino, fr. Lodi: dalla famiglia lodigiana Pesalupi (Agnelli).
Pescalina, fr. Garlate, CO (vi è presso Pescate); PESCALLO, fr. Bellagio, =
Pescalle a. 941 (Cod. Long.); Pescallo a. 1147 (Giul., II, 345,
v. anche Lib. Not., 217, dov'è scritto Pascalo; in Pischa li a. 1456;
presuppongono, come pare, PISCALIS (aggettivo), donde probab. anche il no-
me tosc. Pescaglia, v. Pieri, Serchio, 116.
Pescarènico, luogo pr. Lecco, CO (dirimpetto a Pescate), lat. eccl. Pesca-
renicum. Vi entrerà certo PISCA (da PISCARE); attraverso un derivato
(PISCARIA), con un raro suff. -ENICUS, che richiama la desim. di Arlènico.
Pescarolo CR, = Piscariolo a. 1010 (Cod. Crem., 1), dove erano già
stagni molto pescosi; PESCAROLI (Isola), fr. San Daniele Ripa Po, CR:
PESCARONE fr. Cura, PV; Cascina PESCARONE, fr. Vimodrone, PV:
cfr. la PESCARA, orrido, pr. Osteno, CO: derivati da peschera « peschiera ».
Pescarzo, fr. Breno e Capo di Ponte, BS, dial. Pescars: l'uno a sinistra,
Taltro a destra dell’Oglio. Dev'essere un PASCUUM ARSUM: cfr. Paspardo.
Pescate, fr. Garlate, CO, dial. Pescag: può essere forse anch'esso da PISCA-
LIS: cfr. Pescalina. Il Rohlfs propone di dedurlo da un n. pers. molto
ipotetico, *PESSICUS.
Pescaù, fr. Lezzeno, CO, dial. Pescati. Il Salvioni (Not., I, 43) credette rav-
visarvi un riflesso dialett, di pescatori con la -6 di pescaò ristretta a u per
‘effetto della i finale (apofonia): cfr. Cantù, Viggiù, Temù. Cfr. il cogn.
milan. Pescò?
Pesce (Ca’ del-), casale pr. Cremona. Ben chiaro.
Peschièra, loc. pr. Mairano di Casteggio, PV: in collina. Poichè la pron.
dial. è Paschèra, sarà certo da PASCUARIA (cfr. Pasquee): v. Maragl., 173.
Peschièra sul Garda, MN: era anticam. Arilica (Tav. Peuting., e lapidi
rom.), probab. nome gallico (ARE LACO « presso il lago »); nel medio evo
qualche volta è scritto ancora Ari lica, o Ariolica Pischeriae:
questo secondo nome « derivò dalla pesca delle anguille che ivi si fa molto
copiosa »; ne parla anche Plinio (IX, 21). — PESCHIERA Borromeo, M/:
presso al quale però oggi non vi è più nè stagno nè fiume; PESCHIERA
Maraglio, fr. Monte Isola, BS; PESCHIERE, casale, Soresina, CR. Cfr. pi-
scaria de Adua, in Valtellina, a. 1013 (Giulini, II, 59).
Pescino, fr. Ossago, M/ (anche Pessina); PESCEL, loc. Olter il C., BG.
V. voce seg.
417
PETROSA
Pesciò, luogo in Vall'Intelvi, CO; PESCEE (le Colonne del-) local. Mandello,
Sese «abete bianco » (v. Salvioni, Not., III, 96); cfr. qui Pazzea.
. collettivo in -ETULUM da un dialett. *pesciscia può forse es CI
SCIDOLO, loc. pr. Bagolino, BS (Gnaga). E sine
Pesiago, vill. pr. Cologna di Castello Brianza, CO (anche: il Poslago, Gr.
Ilustr., Il 963, ma Peslago a. 1456): si direbbe un Post magia st
fatti « vuolsi derivato da un piccolo lago (forse parte del famoso Eupili)
che quivi cominciava ad estenzlevasi fino alle Cascinette » (Corogr. e v.
Gr. Illustr., II, 1002). V. Poslaghetto e Poschiavo. ° :
Pesa (Punta della-), cima {m. 2473) pr. Piateda, SO; PESSOLO, nome di
Ha alpe sopra Gravedona, CO: lomb. pescia «abete rosso ». V. Pesciò e
ezzaze.
a MI: come Pezzàn di Treviso ed i toscani Pezzano (Top. Ven.
80; Pieri, Serchio e Arno), riflette forse un *PETTIANUS dal gentil. PETTIUS.
Pessina, CR; PESSINA, fr. Castelveccana, VA; PESSINA, Valsassina, CO;
un: San Michele ad Pessinam Boldonis, v. Boldone; una P dina
Munda pr. Abbiategr. a. 1031 (Parodi). Corrispondono alla voce ital. piscina
« vivaio di pesce ». Da una località milan. omonima i i i
aio ca A il cogn. Pe. à
la Pissina): v. Colombo, Mil., I, 93. S MERO
Peesélo, v. Pessa.
Pestalàsimo, loc. pr. Casteggi i i
. pr. steggio, PV. Il Maragliano (p. 174) vi su
; io, PV g i ipppose un
composto di STALLAGIUM (ai piedi dello stallaggio): ma sarà quasi certo da
un nomignolo di persona « pesta l’asino ». Cfr. Scanasio.
Pesùra, monte, Canzo, CO (anche detto Cornizzolo). Non so se da collegare
con la voce milan. pésa « pece » (cfr. Peghera ecc.): quasi indicasse un luogo
dove si ricavava la pece. Ù
Petàzza, loc. Malonno, 85: sarà in relazione con la voce lomb. pett « pet
to » allusiva ad una salita (cfr. Top. Ven., 282)?
Petitosa (la), cas. Seveso, M/: posto sopra un colle ameno. Dev'essere epi-
teto encomiastico, dato dai proprietari (lomb. petitàs « appetitoso »)
+ alla-) local. pr. Bergamo: secondo il Mazzi (Sub., 73) forse
sarebbe nome derivato dalla famiglia de Petosis. Ma i Il ; Peròs c'è
qualche cosa di strano. e ESalo Pata sh
Petosino, fr. Sorisole, BG. Forse da un nomignolo di pers., in relazione
con la voce milan. pettoeus « pettegolezzo ».
Patrosa (Val), via di Milano: altra VALPEDROSA, Lonato, BS (e Valpetro-
sa, © «di Pietra, a Bologna): certamente da valle, nel senso di « luogo basso
e forse con acqua stagnante »; cfr., a Verona, S. Giovanni in Valle, e le
27. - Dizionario di toponomastica lombarda
PETTANA 418
Valli Veronesi. L'aggettivo petrosa dovrà significare « ingombra di sassi » :
cfr. il Colle- ed il Vico-pietroso toscani (Pieri, Arno). Per la Valpetrosa di
Milano, v. Venosta, Milano e le s. vie, e A. Colombo, spec. in Milano pre-
rom. ecc., p. 88: ma questi, a torto, voleva ricondurre il Valle ad un
VALLUM romano. Per vari Perosa piemont., v. Serra, Vie Rom., 34.
Pettana, fr. Costa Masnaga, CO = (locis de) Petana (1456): da pett in
senso di salita (cfr. Petazza)?
Peveranza, fr. Cairate, VA. Mi par che non si deva dar fede alla forma
Preveranzo sec. XIV, Lib. Not., 25), che ci ricondurrebbe ad un PrA-
TUM VERANTII (questo è nome pers. rom.): onde o andrà collegato con la
voce lomb. peverascia «centonchio » (Cerassium vulgatum, ecc.), 0, come
pare al Serra (Com. Rur. 87), col n. pers, PiPERANTIUS (Cod. Long., sec.
VII: cfr. un altro n. loc. Piperanzo, ramm. in unà carta del 721.
Pezza (la-), loc. sopra Introbio, CO: lomb. pezza «pezzo di terra »: oppure
cfr. qui Pessa?
Pezzana, col. pr. Angera, VA, lat. eccl. Pessanum: = Pexsana sec.
XIII (Lib. Not., 119): PETTIANA, v. Pessano? — Dal cognome Pezzani (ossia
« da Pezzana »): COSTA-PEZZANA dial. -pessà), contr. di Zorzone, BS.
Pezzaze, BS (Pezaze, sec. XI, Gn.), con la fraz. PEZZAZOLE: luogo in
posizione pittoresca. Piuttosto che da pezza, data la vicinanza di Pezzdro,
sarà dalla voce lomb. pescia (v. Pessa), al peggiorativo; come PEZZEDA (o
Pesseda) monte, Collio, BS, ne è il collettivo. Cfr. anche PEZZADELLO,
Oltre il C., BG.
Pezzo, fr. Ponte di Legno, BS; PEZZO, fr. S. Maria Rezz., CO, lomb. pezz
(pess) « pino selvatico »?
Pezzéla (la-), loc. pr. Clusone, BG; PEZZOLO, fr. Villavesco, M/; PEZ-
ZOLO, fr. Vilminore di Scalve, BG; Petiolo loc. Berg. a. 897 (Mazzi,
339); PEZZOLO, monte, sopra Iseo; PEZZOLO de’ Codazzi, fr. Pieve Fis-
siraga, MI: = Petiolum a. 972 ecc. (Agnelli): taluni diminut. del basso
latino PETIA «pezzo di terra », taluni di picea «abete » (v. Salvioni Boll.
Svizz. It., 1889, 217).
Pezzéro, fr. Tavernole Mella, BS, a m. 870, fra boschi d'alto fusto nelle
vicinanze di Pezzaze): sarà nome collettivo in -oRIUM da piceo « abete ».
Pia (Torrevecchia-), PV. L'’attributo le sarà venuto dal cognome della fa-
miglia Pio.
Piada, fr. S. Martino Calvi, BG: cfr. emil. piada «stacciata »? ma qui,
direi, nel senso di «spiazzo »: cfr. un Dosso SPIADÉSS, in V. Sabbia, BS
(anche nel Trentino spiado vale « spiazzo »).
Piàdena CR: = curtis Platena a. 990 (Cod. Crem., I), poi Pladena:
419 PIANEZZA
forse è un riflesso di PLATANUS (v. Salvioni, App., II, 257): onde « Bar-
tolomeo Sacchi avrebbe meglio latinizzato. [il nome della sua patria] in
Platana che non in Platina ». Anche Biddene trevisano fu già Pladano
(v. Prati, Esc., I, 96); e cfr. Plaanus, luogo pr. Lavagno veron. (a.
1212).
PIAGG, terreno sopra Baiedo CO: cfr. ital. piaggio per piaggia). Probab.
dal lat. PLAGA « pianura »: PIAGHE, altro nome di Esino Infer., BG; PIA-
GHEDO, fr. Gravedona, CO; PLAGHEJRA, tenuta, Valfurva SO = buscus
de Plaghera, sec. XIV (Longa).
Piagno, fr. Cosio, SO. Forse da *PLANIUS (PLANUS): cfr. reggiano piagna
«lastra ». E. v. Plagna.
Pialaràl Pasturo, CO, sulle falde della Grigna Sett. (anche Pialeràl. Va
inteso come composto di pian e l'aràl: « piano dell’Aiale »: v. Arale.
Piambello, monte, Valganna, VA: «piano bello ».
Pian (-di Borno), PIAN (-Camuno), PIAN (-Gaiano), ecc.: composti di
piano: v. questa voce. PIAN DI SPAGNA, v. Spagna.
Piana (Alpe-) local. in Val Màsino, SO, VAL-PIANA, fr. Serina, BG: nomi
assai ovvii.
Pianasca, fr. Venegono, VA: aggett. derivato da piana « pianura ».
Pianazzo, fr. Isolato, SO; (altri PIANAZZI bresciani); PIANAZZOLA fr.
Chiavenna, SO: evidenti derivati da piano.
Pianca, fr. S. Giov. Bianco, BG (anche Planca, Corogr.); PIANCA, loc. so-
pra Mandello, CO; PIANCA REDONDA pr. Pasturo, CO; PIANCA. FOR-
MIA. (o -Forgna), cima della Grigna Sett. (probab. composto con l’aggett. lat.
FORMIDA, nel signific. di « calda » (cfr. pr. Campofòrmio, Prati, Raggranell.
443); PIANCHELL, luogo, Pasturo, CO; PIANCHINI (i-), PIANCHITT,
luoghi nelle Grigne (come PIANCHERADA). Piuttosto che il signif, di « pas-
satoio », la voce PLANCA (lat. palanca, v. Battisti, NII. Alta Venosta I) deve
avere qui quello di « superficie liscia in pendio », v. Gualzata, Flora, IMI, 29.
Piane, fraz. di Stradella, PV. PIANELLO, fr. Pian d’Artogne, BS; -del La-
rio, CO: con vari PIANA, PIANEI, bresciani, ovvii derivati da piana, piano.
Pianengo, fr, Cremosano, CR: derivato con suff. -engo forse da un nome
pers. *PeLLIANUS (come, con suff. -icA, la veneziana Pianiga, Top. Ven.,
79); o da piano?
Pianèra, fr. Travagliato, BS: forse *PLANARIA (aggett. derivato da PLANUS);
O da PLANUM ARFAE « piano dell’aia »?
Pianèzza, fr. Vilminore, BG; PIANEZZA. fr. Luino, VA; PIANEZZO, fr. O1-
giate Calco, CO (già Planitium, v. Brivio, 58): PLANITIES (nell’ulti-
PLANICO 420
mo nome divenuto maschile, attraverso j pianezz: v. Salvioni, Not., II,
96); cfr. però Pianézzoli toscano, Pieri, Arno, 291, che presuppone PLAN-
ITIUS.
Piànico, BG: secondo il Porro sarebbe forse = vico Po pianica, a. 840
nel Cod. Long.; ma questo luogo, secondo il Mazzi (365) corrisponde a un:
locus diet Pupiano (a. 1033) situato pr. Albino. Benchè la fonetica
si opponga ad ammettere, col Mazzi, che la forma Piànico equivalga al
S. Zenonis de Plenego dell'a. 1260, ed al (Comune de) Plenico
dello Stat. del 1263, poichè anche il Toppino ha poi confermato che
Plenico è proprio la forma antica di Plànico, bisogna spiegare questa
evoluzione come dovuta ad arbitraria manomissione dei notai, e spiegare il
nome come un aggettivo PLENicus ricavato dal cogn. lat. PLENIUS (Sch.).
Piano, nome di vari luoghi: è la voce pian che in Lombardia designa « un
tratto di superficie meno inclinata, che interrompe la ripidezza di un pendio
montano » (Topol. Lomb.), Cfr. PIANURA, nome di un «luogo piano
sotto Pasturo » CO.
Piantabiisa, loc. sopra Baiedo CO. L’Orlandi spiega «c'era un grande ca-
stagno sostenuto dalla sola scorza perimetrale ».
Piantata, più luoghi nel Lodigiano (v. Agnelli): cfr. la voce milan. pieniada
(berg. piantada) « piantagione » (rovigh. piantà « striscia di terra con un fi-
lare di alberi », Top. Ven., 174).
Piardello, cas., Cornovecchio, M/: dimin. di pisrda {(deriv. da PEDE) ter-
mine che designa una « sponda di un fiume con argine in golena » (Topol.
Lomb.: e cfr. Schneller, Tirol. Namenf., 112; Top. Ven., 367); ma che
in Valsass. designò anche (Orlandi) una misura di peso (30 pesi, 300 libbre).
Una Piarda (e Piardetta) anche a N. O. di Piacenza presso il Po.
Piario, loc. pr. Clusone, BG: con Piaro di Vercelli, si riconduce forse ad
APIARIUM « alveare » (non da APIUM «appio », che in Lombardia è seller,
sèlen), cfr. i tosc. Piaja, Appiajs, Pieri, Serchio, 78.
Piatéda, SO; PIATEE (Val di-), Pasturo, CO: sarà certo nome collett. da
pLATTA « lastra di pietra » (v. Salvioni, Quisq.), o col significato del piemont.
plata « pendice ». V. le voci segg.
Piatta, fr Castione Andev., SO; PIATTA, fr. Valle di Sotto, SO; PIATTA
Mala, già castello pr. Villa di Tirano, SO; PIATTA Martina, loc. pr. Bor-
mio, SO: cfr. Piatta Soprana e Sottana, di Cuneo: da piatta: v. voce pre-
cedente.
Piatti (i), casale, pr. Villa, di Tirano, SO: da piatto « piano »? Cfr. Mon-
te PIATTO, Torno, CO.
Piazza, nome di varie località, solo o unito ad aggettivi (Armata, Brembana,
Cava, Lunga), od altre determinazioni (Martino, S. Stefano, Torre): forse
421 PICCOLINI
piazza vi è sinonimo di piano (cfr. Gualzata, Flora, III, 30); in Valsass.
come (piazzo, piazzolo) vale anche «luogo sgombro, solo relativam. piano »
(Orlandi). Nel Bresciano ricorrono anche i nil. PLASSE, PLASSON, PLAS-
SALONE. Ctr. anche PIASNA, terreno, Ballabio CO; PIAZZAGA, loc.
Torno, CO, (« piazzata »?).
Piazzale, casale, Casalmagg., CR: come ital. piazzale.
Piazzasco, fr. Erbenno. BG: derivato in -asco dal nome di una piazza (cfr.
questa voce).
Piazze, fr. Pian d’Artogne, BS: v. Piazza.
Piazzeda, fr. Bianzone, SO: derivato (collettivo) da piazza: come Piateda da
piatta.
Piazzo, distinto in: Alto e Basso, fr. S. Pellegrino, BG: ital. piazzo, donde
qualche nome locale anche veneto (v. Top. Ven., 284). Un PIAZZO anche
ad Introbio; un altro, sopra Casargo, CO. Vedrei forse in FIAZZABRON
Cortabbio, un « piazzo Bruno »; e cfr. PIAZZOCH, alpe fra Valsass. e Val
del Bitto; bocchetta di PIAZZOCCO, sul Pizzo dei Tre Sign.
Piazzògno, fr. Montemezzo, CO: da piazza, con sufl. -ogno (ctr. Piazzogna,
Gualzata, Flora, HI, 30).
Piazzòla, fr. Locatello, BG; PIAZZOLATE, fr. Cosio, SO; PIAZZOLO,
PIAZZONE vari luoghi bergam. e com.; PIAZZOLI, fr. Gordona, SO: v.
Piazza, Piazzo.
x
Piccadénga (Zucco dei) nella Grigna Sett. Pare un cognome: per donga:
DOMNICA, v. Dongo picca pare che abbia avuto un'signif. agricolo (v. Poma,
cogn. biellesi).
Piccagazza (S. Maria alla-), chiesa pr. Truccazzano, M/ (Guida eccles.). Par-
rebbe un composto verbale pari a e picchia-gazza »: che sarebbe stato, se
mai, un soprannome di persona (cfr. Picca-luga).
Piccolini (i), fr. Vigevano: dial. i Piculì, i Piculèn. Secondo il Colombo (Ti-
cino, pp. 27 segg.) corrisponderebbe esattamente, rappresentandone l’evolu-
zione naturale, al nome che egli leggeva Viccolumnis, Viccolum-
nas nel cap. 45 e 57 del libro XXI di Livio (la lezione vulgata è Victu-
m ulis, Victumulas) e che in carte degli anni 902, 1065 sarebbe
ricordato nella forma più distesa: Vigenti Columne, Viginti
Colupne, ed ancora nel 1346 Viginti Columnarum: questa
ultima identificazione era stata proposta da A. Rusconi nel 1885. Quello
stesso luogo, la cui pronunzia sarebbe stata già ad antiquo quasi Veccalèn,
sarebbe latinizzata nel VECCALENIUM, fondo ricordato nella ben nota Ta-
vola alimentaria Velleiate. Il Colombo conforta la sua ipotesi con argomen-
tazioni molto sottili; le quali però, possono dimostrare che il luogo, che le
edizioni di Livio chiamano Wictumulae, corrisponde, più o meno, a quello
PICEDO 422,
attuale dei Piccolini ed a quello del Viginti Colummnae medioevale,
ma non riescono a rimuovere le gravi difficoltà di ammettere: 1° che le di-
vergenze di lezione nel testo liviano quanto al nome Victumulae possano di-
rimersi con la proposta correzione Viccolumnae; 2° che da una parola co-
me questa sia potuto derivare il nome attuale ? Piculì. Non dico che questo
sia impossibile: benchè la distanza fra *Vintcolonn e Piccolini sia esorbitan-
te, si potrebbe averla superata con un ravvicinamento popolare a piccolo;
ma senza un documento intermedio, l'ipotesi del C. non si può accettare.
— Il VECCALENIUM velleiate, per parte sua, potrebbe anch’esso esser dive-
nuto / Piccolini solo per l’intervento di un’etimologia popolare: ma, in ogni
caso, spettando all’età di Traiano, non può aver nulla a fare con VIGINTI
COLUMNAE.
Picédo, fr. Polpenazze, BS, (dial. Pissé). Sarà da vedervi, probabilmente, un
nome collettivo in -edo (-ETUM) da pec’ «abete», che è dato come voce
valtellinese (comasco peccia). Cfr. lo Zucco dei PICÌTT, nella Grigna Sett.
per cui può forse convenire meglio picétt « pettirosso » (Orlandi). E vedi
Pezzeda.
Picenarda (la-), fraz. Acquanegra, MN; Cappella de PICENARDI, CR:
dal cogn. Picenardi, nominato (de Picenardis) in doc. del sec. XIII
(Cod. Crem.); e questo da Piccino, v. v. seg.
Picenéngo, fr. Cremona, dial. Picenengh: = Piciningo a. 753 (Cod.
Long., 32). Non molto diverso da questo nome apparisce il novarese Pisnen-
go, che il Flechia intese come derivato in -engo dal n. pers. Pisone (non
germanico, assai probab., ma latino!) e che il Massia invece (Nov., V), in
consideraz. delle forme Pisinengo (1068), Piscinengo (a. 1200)
riconduceva alla base piscina (v. Pessina). Ma il nome cremonese Picenengo
(e forse anche Pisnengo?) insieme col Picinasco, ramment. nel sec.
XIII (Cod. Crem., II, 168) e col cogn. Picenardi già veduto, sarà forse de-
rivato dal nome pers. Piccino (un Picinus de Pizenis, cremonese,
è ricordato in un atto del sec. XII, Cod. Crem., Iy 100). Il Serra (NII. lomb.)
cita dei soprann.: Picembonus, e Picinellus.
Piecastello, fr. Colle Brianza, CO: cfr. Pedemonte.
Piecweco, loc. pr. Lumezane, BS: quasi certamente «pieve del Cucco »: v.
quest'ultima voce.
Piede (Cassina del-), fr. Nerviano, M/ (Corogr.). Donde?
Piè di Guazzi, v. Pieve de’ Guazzi; PIÈFF, baita, Edolo: proprietà della
Pieve di Edolo; PIE-VECCHIA, Tremos. BS.
Pie’ del Dosso, v. Pedemonte.
Pièia, fr. Torre de’ Busi, BG: il suo territorio è posto in pendio {verso
Val Beretta), onde sarà un quasi perfetto omonimo di Pieia astigiano (che
era Pladia nel sec. IX, e poi Plagia, Plaia, Pleia), che giusta-
423 PIEVE DEL CAIRO
mente il Massia (Monf., II) ricondusse a PLAGIA «terreno declive ». Si cfr.
anche Piaggio fr. di Oggebbio (Novara), Pieggi e Piensgia ticinesi (Salvioni,
Not., IV, 13); i PIEDI, loc. Mandello CO; e, per il trattamento della vocale
tonica, il campobassese Chiejja che il Massia riferisce da C. Merlo (Rend.
Lincei, XXIX, 146); e cfr. Breglia, e Peia.
Pienate, cas. Cassano Valcuvia, VA (Corogr.). Forse invece di Pianate, da
PLANUM? Il Rohlfs lo ravvicina al nl. Pienasca di Cuneo: e propone di
derivarli dal n, pers. rom. PLENES.
Pierànica, CR, = Pilaranica a. 1130 (Vignati, p. 124). Solo fanta-
stica mi pare l’idea del Bombelli, che sia da spiegare da “*PLEBS *LARIANICA.
Probabilmente rifletterà un aggettivo * PiaArIANIcA dal n. pers. PLARIUS
(Pieri, Arno, 174).
Piero, fr. Veddasca, VA: cfr. Piario?
Piétole e Piétole Vecchia, fr. Virgilio, MN, = (de) Pletulis Pletole
loco-), a. 1015, 1045 (Reg. Mant.), P/letolas anche in Chron. Mant.
Rer. It. Ser., XXIV). Va escluso che vi si rifletta come pareva al Pieri
(Arno, 247), un lat., “*PICETULAE «pinete», e va ricondotto o ad un lat.
*PLECTULAE, affine (come proponevo in Impr. Ascol. 479) al PLECTITIUM di
un docum. veronese (v. Du Cange, che spiega: «locus palis vel virgultis
implexis conclusus »), o, come parve preferibile al Serra (Lingua Nostra,
1941, 102-108), al lat. mediev. AaPLECTORA di carte lombarde (plur. di
APLECTUM, per APPLICTUM), col signif., spiegato nel glossario del Cod. Long.,
di « piccoli poderi con casupole » (il Serra intende: « annesso di un edi-
ficio », oppure è casolare su di un podere »; mentre il suo plurale varrebbe
« villaggio di capanne »). Ricordo la voce friul. plètt « aiuola » (De Gaspari-
Lorenzi 353).
Pietra, fr. Campodolce., 50; PIETRA de’ Giorgi, PV: che è su un'alta pro-
minenza (m. 318) in mezzo alla pianura di Voghera e nel 1674 divenne feu-
do de’ Giorgi di Vistarino (Chiesi, Pavia, 274); PIETRA-CAVALLA (dial.
Preacavàla), Chizzoline, BS « presso un trivio di strade » (Gnaga); PIETRA-
GAVINA, fr. Varzi, PV: dove non so se Gavina sia da collegare con ga-
vasso « dosso », di cui s. Gavazzo; PIETRA-LUNA, v. Luna. Qui si ripete
pietra col significato di « rupe », come in tanti luoghi veneti (Top. Ven. 283)
ed emiliani (Nomi Emil., 16).
Pieve: nome di molti luoghi. Per il significato della parola PLEBS v. Schiaf-
fini, Bas., 28 sgg. Ne parlo anche nella mia relaz. sui Riflessi topon. lombardi
ecc., in Atti del Congresso Storico Lombardo, Bergamo ottobre 1959. E v.
Trepievi.
Pieve de Guazzi, fr. Pieve Fissiraga, MI (anche Pie’ de Guazzi): dal nome
della fam. lodigiana Gavazzi (dialett. Guazzi). (Agnelli).
Pieve del Cairo, v. Cairo.
PIEVEDIZIO 424
Pievedizio, fr. Mairano, BS (scritto anche Pieve Dizio): dial. Piodésse, =
Pleveticiis Lib. Poth.: almeno in apparenza potrebbe intendersi come
un « pievaticcio » (dipend. dalla pieve).
Pieve Emanuele, M7, lat. ecc Plebs Emanuel certamente dal n. pers.
Emanuel.
Pieve Fissiraga, v. Fissiraga.
Pievegurata, v. Gurata.
Pieve Terzagni, v. Terzagni.
Pieve vecchia, fr. Idro, BS; altra, fr. Manerba, BS. Ben chiari.
Piffiome, fr. Borgosatollo, BS, dial Pifiù. Che sia un accrescitivo di piòff,
quasi « pievone »? i
Pighî, cas. pr. Cremona (Corogr.); PIGAZZON, loc., (per l'Orlandi: PIZ-
ZON?) pr. Pasturo, CO: cfr. Pighi cognome (Cogn. Ven., 217).
Pignano, (Palazzo-), CR. Come i molti Pignano toscani (Pieri, Serchio 58, Ar-
no 173), dev'essere l'aggettivo in -ANUS o dal nome gentil. Pintus 0 PInnIiUS
od anche PLINIUS. Una tradiz. (v. Bombelli) tutta fantastica vorrebbe farlo
risalire ad un PINIANUS (Valerius), marito di una Melania.
Pigra, CO: il Salvioni (Not., IV, 14) propose di deriv. questo nome da una
forma *PIPoLUS (collaterale a POPULUS «pioppo »), attraverso le forme
*pivolo e *pigola. Guido Olivieri proponeva (poichè il luogo, assai elevato,
è però rivolto a mezzogiorno) di dedurlo da APRICA. Se non che questo mi
pare avrebbe dato, popolarm., un *Avriga, *Vriga. Sarei più propenso a far
risalire il n. loc. Pigra ad un rigra: allusivo al fatto che, anche se vi si può
far allignare la vite, il luogo permette solo una maturazione « tardiva ». Non
facile mi pare il senso, per questo pigra, di « faticosa a salire ». Ci si aspet-
terebbe forse, per la fonetica, anche qui Pegra (v. questa v.): ma forsa le
condiz. del dialetto qui sono diverse. Ipotesi parimenti possibile: ALPT-
CULA « alpetta ».
Pila del Polenzone, fr. Secugnago, MI: sarà stata denominata Pila per es-
servi stata una pila « brillatoio del riso » (cfr. PILA fr. Pescarolo CR; altre
PILA, PILE nel Brese. (Gnaga); Pofenzone sarà poi da un nome person.,
tratto forse da Polo (Paolo), come il cogn. Perenzén da Pero (Pietro): v. Cogn.
Ven., 148. Altri POLENZONE, fr. Cavenago d'Adda, e Brembio, MI.
Pilascia, fr Grandate, CO: accresce. di pila « vaso dello strettoio da ol'o »?
Pilasco, fr. Dazio, SO: aggettivo in -asco da pila di cui all’art. precedente?
Pilastro, fr. Bereguardo, PV; PILASTRO, monte, Grigna Sett.: PILASTREL-
LO, più luoghi, M/, PV ecc. PILASTRONI, villa pr. Brescia: it. pilastro.
425 PIODO
Pilata, fr. Olgiate Calco, CO: cfr. il cogn. Pilati (da pila) (Cogn. Ven., 246)?
Pile, fr. Castello d. Acqua, SO: v. Pifasco.
Pilzéne, fr. Iseo, BS, dial. Pilsù, = Pulcionum a, 916 e 949 (Mazzi,
295). Notevole l’assottigliarsi di # protonica in i, come in pivè! (PUELLUS)
ecc. (v. Salvioni, Fonet., 144). Per l’etimo, non so proporre che un *PuL-
LICIONE accrescit. di *PULLICEUS, forse in un signif. affine a qa. di polèsine,
(v. qui questa voce); il luogo è infatti presso alla riva del lago d'Iseo. Cfr.
Polzone; e forse PILISEL, di Polpenazze, BS.
Pinorola, fr. Lodi: dalla famiglia lodig. Pinarolo (Agnelli). PINAROLO Po,
PV: si potrà pensare qui, a PINUS?
Pinci (Ca’ dei-) fr. Canneto s. Oglio, MN (Corogr.). Da un cogn. Invece
verrà forse da pinco, in senso zoolog.: PINCHERA, Casasco Intelvi.
PINNIOLE, luogo sul « mons civitatis » di Bergamo, ramm. in un docum.
dell'a. 917, Mazzi 85 (un « Pons Pinioli ricorre in un doc. del 1263,
v. ibid.): cfr. le voci bergam. pigna « pino », pignoeu « pinolo ».
Pino, VA (donde il: Pizzo di PINO): PINUS.
Pinzano, fr. Limbiate, MI: la forma Pienzanum che gli corrisponde
nel lat. eccles. può forse bastare a ricondurci ad un aggett. PLANTIANUS dal
gentil. PLanTIUS (cfr. Pianzano, Pieri, Arno, 174; Top. Ven., 80). Cfr. però
enche un Pinzano (= Pintiano a. 1123), non interpretato dal Pieri
(Arno, 338).
x
Pinzerome, monte, Vall’intelvi, CO (d.etto anche Ceccio Oliv. 91). La somi-
glianza col lat. PINCERNA « coppiere », potrà essere ‘appena casuale; tuttavia
non si può trascurare la congruenza pur col nome garfagnino A/ Pincerna
notato dal Pieri (Serchio, 187), e là riferito appunto alla voce latina sud-
detta, come un «bel cimelio, che non pare sia passato al neolatino altri-
menti ». Ma vi si può sospettare anche un composto di pino (o piano?) e
“Zernone: v. voce Zerna.
Piòda, fr Vertemate CO; altra, fr. S. Mart. de’ Calvi, BG; altra, fr. Arden-
no, SO; la PIODISCIA ALTA, alpe, Pasturo CO. Forse può corrispondere
alla prima un luogo detto Bioda (a. 814) Cod. Long., 169. In ogni
caso è la voce lomb. pioda, che, oltre a significare « lastra di pietra sci-
stosa », vale anche « parete di roccia scistosa, fortemente inclinata e liscia »
{Topoless. Lomb.). Una Pioda in Val Vigezzo (Novara) è ricordata (de
Plodis) in un docum. dell’a. 1450, Nel Mazzi (Sub., 52) trovo una: casa
plothata (coperta di piode: anno 1259). Risalirà alla stessa base: PIO-
DENZA (la-), sul m. Albiga (Varenna) ricord. a. 1292; e v. Piudizza. V.
Massia, Nov., 2: Salvioni. Not., IV, 14 e: ploderia, Bosshard 214.
Piodo (al-), vecchio nome (oggi via Azz. Visconti) a Monza. Da notare qui.
la voce pioda (v. art. preced.) passata al genere maschile.
PIOLTELLO 426
Pioltello, M/, dial. Pioltèll, = loco Plautello a. 1019 (Cod. Crem.),
Piottello (leggi Piolt-) sec. XIII (Lib. Not., 226), Piontello,
ib. 258: luogo posto in territ. interamente piano. Qui avremo un riflesso
del lat. PLAUTUS « piatto ».
Pioltino, fr. Zibido S. Giac., PV; un: locus de Pioltino in pieve di De-
cimo (Lacchiarella, M7), è ramment. ad a. 1280 (Lib. Not., LI). Il nome
equivale a Pioltello, v. artic. preced.
Piombi, distinto in Nuovo e Vecchio, fr. Scandolara, CR; a me è ignoto il
perchè del nome, ove non sia alteraz. di un “pombi « pioppo », cfr. Pombia
novarese e qui Pobbia, nonchè un: locus dict. P!um bo, pr. Voghera, a.
1137; che il Cavagna intende: al Pioppo. Il BUCO del PIOMBO, caverna
pr. Erba, CO, fu supposto si chiami così dal color plumbeo della roccia
(Olivieri, 116). Da una citaz. di Valdobb. di Treviso il Prati (NII. friul. 104)
rilevò piombo nel senso di « parete a picco ».
Piòna, fr. Colico, CO: = S. Nicola de Payona a. 1490 (Brixia S. II
61). Il luogo sta su di una penisoletta, che separa il L. di Como dal la-
ghetto di Piona. Forse il nome gli deriva da PLAGIA «terreno declive »,
v. Pieia, (PLAGIONA?).
Pioppino, fr. Redondesco, MN. Sarà forma diminut. di piòpa « pioppo ».
Piotta, local. nella Grigna Sett.: lo stesso che Pioda (v. q. v., e cfr. Gualzata,
Flora, III 24) Qualche PLOTÈL bresciano lo Gnaga lo spiega da plota
« pietra nera da coprire i tetti ».
Piòvere, fr. Tignale, BS dial. Piùer; = Plover a. 1609. Forse è da ve-
dervi una forma derivata da pioda (v. qui Pioda): cfr. un luogo detto P 1 o-
dora (Manaresi),
Pioverna, (la-), fiume torr. (oggi: Valle di Cremeno) che percorre la Valsàs-
sina, e sbocca nel Lario a Bellano. Anche perchè Primaluna, luogo prin-
cipale della valle, è detto comunem. la Pièff, il n. Pioverna andrà certamen-
te col nome del monte Pioverna (Folgaria, Trent.) = sylva Pivernae, a.
1222, monte Plovernae 1281 (Diz. Trident.), in cui già Ettmayer (Rom.
Forsch., XIII, 391) suppose un derivato di PLEBS « pieve », col suff. di Tier-
no, Vicerna (v. Prati, Esc., I, 121). Significheranno quindi: acqua, monte
«della Pieve. (Cfr. anche Pioverno, fr. Venzone, Udine. Altri derivati da PLEBS:
Piovà, Piovène ecc. in Top. Ven., 338; v. Prati, NII. friul. 102.
Pirenta, nome di una sorgente pr. Cogliano di Colle di Brianza, CO: « an-
che nell’Astigiano abbiamo fontane di acque solforose dette la Pirenta »
(Massia). Forse è da spiegare dunque con un aggett. *pudirènt (cfr. it. puz-
zolente), tratto dal verbo lat. PUTIRE.
PIRIOLO (porto detto-), sulla riva dell'Adda, a. 1008 (Giulini, II, 48). Cfr.
lomb. pidrioeu « imbuto »?.
427 PISSAVACCA
Pirlo (lago-, altrimenti Lago di Mslenco), a destra del f. Mallero, SO: valtell.
pirla «cascata vortice d’acqua » (Topol. Lomb.)? Invece PIRLI, case, Pon-
te di L. BS, è probab. da pirlo «svolta di sentiero » (Gnaga). PIRLETTE,
pr. Desenz.: v. Perlédo (cfr. bresc. pirla « pero »).
PIROBARBA e Pirocurario, luoghi pr. Rivoltella e Montichiari, BS,
ricordati in un docum. del sec. XII (Reg. Mant.). Forse sono nomi person.
composti di Petrus (dialett. Pér).
Piròlo, fr. di Dovera, CR, = Pirolum a. 1039 (Agnelli): da PETRUS, 0
cfr. la voce bergam. piroeula « peretta »?
Piròvano, luogo (già castello), pr. Castelmarte, CO: = Pirovano, Pi
roolo. Pirolio a. 1224, 1231, Boll. Soc. St. Subalp., vari voll. (Serra),
villa de Pirovani sec. XII (Lib. Not.) Pirovaro -ovalo, Parova-
lo, casato (Manaresi); Monte Pirovano a. 1456. G. Dom. Serra mi
suggeriva di vedervi un lat. mediev. PIRoBULUM (da PIRUS; e perchè non da
PETRUS?) cfr. Olévano.
Pisciadello, laghetto all'origine del fiume Serio, BG: v. Pissarello. Sui n. di
cascate da PISS-, v. Schlern XII 239 e It. dial. VII, 269.
Pisenna, torr. affi. del f. Garza, Nave, BS. Par di dovervi riconoscere un no-
me etrusco: cfr. il n. pers. PISENUS.
Pifganna, monte, nel Gruppo dell'Adamello: composto di pizzo e ganna:
v. questa voce.
Pi$monte, cascina, Vaiano, MI, = cascina P/asmondi (Giulini, I, 548).
Dev’essere da un nome di persona, simile a Pliemont di cui v. Cogn. Ven.,
148 (*Placimundus?).
Pisògne BS, = Pisogne a. 1132, Odorici, V (ne sarà forse derivato il
nome o cognome Pisognus, a. 1156, ramm. dal Mazzi, Suburb., 408):
probabilm. il n. gentil. rom. Pisonius (PISONIAE): vi passava infatti una
strada romana. Qualche dubbio a causa di pescia: v. voce seg.
Pisogneto, fr. Còrteno, BS: forse vi si può vedere un nome collettivo in -edo
da pescidn «abete rosso ».
Pissarello, fr. Bereguardo, PV; PISSAROTTA, valle Ballabio, CO; PISSA-
ROTTINO (il-), fonte, Brunate CO: cfr. Pissarotto «rigagnolo », di cui v.
Top. Ven. 283. V. voce seg. Nel Bresc. vari: PISSO, PISSARÈRA, PISSA-
‘GNOCCHI. V. Pisciadello.
Pissavacca, sorgente pr. Lecco: « piscia vacca ».
PISSERISSO, luogo cremonese, a. 760 (Cod. Crem., cfr. Cod. Long., 41):
secondo il Porro « ora detto forse Piscilesso, già monastero di S. Maria de
piscibus exilis [!] ». Si tratterà anche qui di un derivato da piss « rigagno-
lo»: cfr. milan. «a pissaroeula », a stroscio.
PISTA 428
Pista (la-), fr. Bertònico, MI: «da un edificio idraulico per la pulitura del
riso » (Agnelli). Infatti pista da riso (ant. mil.) è anche nel Cherubini. — Dal-
la voce (novar.) pistagna: « pista del riso », PISTAGNA di Bagnolo, Cre-
ma; cfr. PISTADORA, casa, Calvis., BS.
Pistola, fr. S. Cristina, PV: forse anche questo nome in relazione col pista
da riso, di cui alla voce preced.?
Pistornile, l’altura di Casteggio, PV, dial. Pisturlèn, Pisturnèn. 1 Romani fe-
cero di Casteggio anche un « magazzino di vettovaglie » (v. Maragl., 175);
e può essere che il nome rifletta un derivato da PISTRINUM « mulino »: me-
diante il suffisso -INUS.
Piùbega MN; un luogo in pieve di Bruzzano, M/, detto Pubiga si trova
anche in Lib. Not., 327 (sec. XIII); ed una villa Pubblica, nel cremasco,
in Cod. Crem. I, 65 (1024). Si tratterà di PUBLICA « via pubblica » (V. Top.
Ven., 231 e Serra, Vie, 74).
Piudizzo, fr. Monte Marenzo, BG: derivato, con suff. -izzo da pioda: v.
questa voce. In una carta dell’a. 1620, di Oltre il C.. BG: «in imo alla
piudiza ».
PIUMESANA, già luogo pr. Rocca Susella, PV (Cavagna). Origine?
Piùra SO, dial. Piur: = Piore (?) a. 973 (Cod. Long., 1283), Piuro a.
1155 (Monneret, 211), P/urium a. 1170 (Manaresi). Il Salvioni (Not.,
II, 87) raccostò questo nome, dubitativamente (credo con Val PIORA in
V. Leventina) all’antica voce lomb. piro « pianto », che fosse stata applica-
ta per motivi analoghi a quelli onde altri luoghi furono denominati Creval-
core, Malanotte, ecc. (la frana del 1618, da cui fu sepolto il paese, non potè
naturalmente esserne la causa determinante). Ma forse l'origine del nome
sarà ben diversa: a me par possibile supporvi anche un nome prelatino, ad
cs. un composto con la voce gallica -DURUM « fortezza ».
Piussògno, fr. Cècino SO (in Corogr.: « Piazzogno, malamente Piosso-
gno) ». Poichè il luogo è «alle falde de’ monti che costeggiano l'Adda », se
non fosse la diflicoltà di ammettere quel mutam. della vocale protònica, po-
trebbe forse dedursi da piazza con suff. -ogno.
Pizzabrasa, fr. Locate Triulzi, M/ (chiesa di S. Maria in Pizzabrasa, Guida
eccl.). Non può corrispondere al luogo detto Pixo bellaxium del Cod.
Long. (che certo indicherà ii « Pizzo (monte) di Bellagio »: ma sarà nome
(soprannome di persona?) composto di pizza « accendere » e brasa « bragia ».
Pizzaccio, monte, Chiavenna, SO: peggiorat. di pizzo: v. oltre.
Pizzafuma, cascina pr. Montanaso Lomb. MI: forma femminile di un cogn.
*Pizzafumo (« appicca fumo »).
Pizzale PV. La famiglia Pizzali « vi ebbe il patronato della parrocchia »; ma
429 PIZZOLANO
penso che, ciò nondimeno, il cognome possa esser derivato dal luogo: per
il quale, in tal caso, può forse trattarsi di una forma aggettivale con sulf.
-ale, da pizzo (v. questo art.). Il luogo si trova sulla riva destra della Staf-
fora, non lungi dal Po.
Pizzarella, v. Pizzo.
Pizzarosto, fr. Palestro, PV: non so se intendere « pizzo bruciato » (cfr.
Pizzo, più oltre, e cfr. il milan. rost « arrostito »); oppure « bruciarrosto »
(cfr. Pizzafuma).
Pizzighettomo CR, dial. Pizzighettin, Piziton = Pizziguitonis a. 1169
{Cod. Crem.): borgo alla sinistra del f. Adda al confluente col Serio Morto.
E' tradizione che sia tutt'uno col: castro Pizoleone (nominato, ad es.,
in carta dell'a. 1207, Cod. Crem., I), che sarebbe stato ercito nell’anno 1123
dai Cremonesi « per fronteggiare i Milanesi » (Corogr.). Ma non pare possi-
bile che i due nomi siano forme divergenti di un unico appellativo: il primo
di essi sarà piuttosto più antico del secondo (e sarà un « pizzo Guittone », v.
Pizzo; Guittone n. di persona); mentre Pizzoleone sarà un nuovo nome, dato
al solo castello, introdottovi leone con allusione alla forza, come in Castel-
icone (v. questa voce). Per la voce pizzo v. Pizzo.
Pizzino, fr. Taleggio, BG; PIZZIN, già Picinum (Orlando); PIZZETT,
loc. Pasturo, CO: forme dimin. di pizzo «cima, punta ».
Pizza E’ nome che, a solo o in composizione con un aggettivo o altro nome,
designa varie « vette acute » di monte. Vedemmo già Pis-ganna e Pizzino:
vedremo Pizzòcolo e Pizzone. Cito inoltre: PIZZO, nome di un casale pres-
so Cernobbio, CO «sopra un promontorio che innalzasi dalla sponda occi-
dentale del lago »; due PIZZI (Pizzo di fuori e -di dentro), vette pr. Isola di
Fondra, BG, così detti « relativamente alla rupe detta la Goggia [v. questa
voce] » {Corogr.); il nome comp. PIZZO-CORNO, fr. Pontenizza, PV; PIZ-
ZO, PIZZONE, e forse PIZZARELLA, loc. presso Casteggio (Maragl., 176);
PIZZO della Pieve, m. nel Gruppo di Grigne; PIZZO Quadro, punta, Temù,
BS. Ma qualche PIZZO non ha altro significato che di « lingua di terra di
forma appuntita » (cfr. altrove Punta): come, in parte almeno, accade nel:
PIZZO di Bellagio (v. Pizzabrasa), e come vedemmo in Pizzighettone. Così
la Torricella del PIZZO, CR, pare abbia avuto ii nome da un « mezzano od
isolone nell’alveo del Po, detto anche in luogo il Pizzo, dalla forma aguzza
che alla estremità... tali formazioni generamente prendono » (Chiesi, Cremo-
na, 124, che cita: Romani, Illustr. del territ. Crem.). In quel punto il Po,
dopo il 1390, mutò il suo alveo.
Pizzòcelo, monte, sopra Salò, BS: dial. Pizzòchel. E' una forma alterata
di Pizzo (v. voce preced.), con suffisso -dcco/. Non è il caso di ammettere,
con lo Gnaga, un composto con sòccol « zoccolo ».
Pizzolano (S. Martino del-), fr. Somaglia, MI: = Vico Pizolani a. 1034
PIZZONE 430
(Colombo, Abb.), Vipizolano a. 1261 (Agnelli). Pare un cognome,
derivato forse con suff. -ano dall’aggett. pizzolo (piccolo): cfr. i cogn. Piz-
zolari, Pizzolato. (Cogn. Ven., 230), ed il n. loc. Pizzolese (Parma).
Pizzone (Villa-), cas. pr. Musocco, fr. Milano. L'Anselmi ne fa dipendere
it nome dalla famiglia Opizzoni, stabilitavi nel sec. XVII. Il Costa (Agro) la
la chiamava Villa Bezonis.
Pladere, Plagna ecc., v. Piada, Piagno ecc.
Planca, v. Pianca.
Plemo, fr. Esine, BS; in Corogr. Plenno, dial. PIÈèm. Richiama alla mente no-
mi person. antichi, quali PLENIUS, APPELLENUS, PoMPELENUS. Si noti però
che talora pare si scriva B/èm: onde v. Bellièm?
Plesio, CO, dial. Pjees (Salvioni, App., 238). Il luogo è «sul pendio dei
monti » lungo la riva occid. del lago di Como: il nome potrà essere quindi
aggettivo in -ENSIS da PLAGIA « declivio » (cfr. Pieia)?
Po, latin. Papus (forse di origine ligure, Nissen, I, 213), nei doc. mediev.
anche Paudus. — Un composto di Po è Polirone (v. questa voce). — Co-
me da vADUM si ebbe un derivato vapucIOLUM (v. Bozzolo), così, pare, da
Papus, si formò un diminut. Pausiolo, fluvio Pausolo, Poxolo
(anni 1010-1030 ecc.), che designò un fiumicello cremonese (Cod. Crem., I,
cfr. Cod. Long.). — Certo per altra ragione (forse v. Pòo?) il nome del (Cor-
no di) PO, Avenone, BS (Gnaga).
Poùda, loc. Mandello, CO. Da poa, nome botanico?
Poasca, fr. Milano (anche Poasco): = Podascum (Manar.); Poasco
sec. XII (Lib. Not. 258). Nuila ci autorizza, mi pare, a supporre qui un de-
rivato da PAGUS (v. Poo); piuttosto sarà da vedervi un aggett. in, -asco da un
nome personale come Podo (Fùrst., 320), per cui v. Podone.
Pobbia (la-), fr. Corbetta, M/, ecc.; POBBIETTA îr. Milano: è la voce
lomb. pobbia « pioppo » (v. Bosshard 215) Un fundus Popleda (roru-
LETA), presso il fiume Oglio, è ricord. in una carta cremon. dall’a. 1000 (Cod.
Crem.). V. Piombi.
Pobbiàno, fr. Ròdano, MI (Corogr.): forse derivato da pobbia (v. voce pre-
ced.) anzichè da un fundus PUBLIANUS.
POCHABRAIDA, nome di una silva, nel territ. di Romano, BG, a. 915
(Mazzi, 197): « piccola braida », v. Brera. — Analoga a questa pare la de-
nom. di POCAFECCIA, local. pr. Casteggio (Maragl., 177): che direi com-
posta di poca e feccia per «fetta»: striscia di terreno.
Poceràce (Valle dei-), Pasturo, CO: certamente n. dialett. che varrà quanto
«acquitrini »: cfr. milan. pocciàcchera « fondiglio ».
431 POJA
Podone (chiesa di S. Maria-), in Milano {(Sancte Mariae Pedonis sec.
XIII, Lib. Not., 263). Ebbe il nome da un « Werulfo qui et Podo vocatur »,
fondatore della chiesa nell’a. 871 (Giulini, I, 264).
Poenzano, casale, pr. Casatenovo, CO (anche Fovenzano, Corogr.), = (mo-
nasterium) Poenzano sec, XII (Lib. Not., 275): *PorENTIANUS dal n.
pers. PoTENTIUS (Salvioni, Not., IV, 3).
Poeujra (Val de-) Valfurva. SO sarebbe = Pojrivo sec. XIV (Longa,
307). E’ certo da ricollegare con quell’aggett. poeurif (borm. poeujrif), che
nella Valtell. vale « non esposto dirett. al sole » (Monti, e Longa; e cfr. la
espressione: «tam de poria quam de solivo» che ricorre in una car-
ta dell'a. 918, Cod. Long., 827; il Porro voleva vederci un'alterazione di
EOREA: ma dev'essere un PAVOREA « paura », in un senso figurato (Rom. Et.
Wort., 6314). Dalla stessa base dipendono PORA (dial. Pura), n. di un mon-
te, pr. Limone; Valle di PORA, Castione, BG; PÒRE. rio, Bione (Gnaga).
Poffe (le-), Collio, BS} POFÈI, Bondeno; POFFADA, cascina, Palazzolo;
tutti dal bresc. poffa (metat. di foppa, lat. FovEA), anche nel signif. di « con-
cavità di terreno, avvallamento ». C'è anche il diminut. pofèla « pozza ».
Nel nome di un monte, con cascine, i POFFERAT o vedremo un derivato
in -eràtt, od un composto con rà! ’ripido.. V. del resto qui appresso: Pog-
gio Ferrato.
Poggio Ferrato, fr. Val di Nizza PV: « poggio » dal colore del ferro?; POG-
GIO, colle pr. Casteggio: dial. Poenss.
N
Poggio Rusco MN, dial. Pos. E° nome composto di poggio (lat. PODIUM), e
forse della voce rusch, che nei dial. emiliani significa « spazzatura » o anche
« pula ». Purchè non significhi « scassato » v. Ruscallo. Pura immaginazione
mi pare quella che il nome derivi da Rustico (nome di un fossato che vi
passa?)
Poggiolo, fr. Montù Becc., PV: dimin. di poggio.
Pogliana, fr. Bisuschio, VA; POGLIANO Milanese, MI, = Polianno a.
901 (Giul., I. 408); Poliano (Lib. Not., 326): saranno certam. aggettivi
in -ANA, -ANUS dal gentil. PuBLIUS. La POGLIANASCA, fraz. di Arluno,
MI = Polianasco a. 867 (Rota, S.A. nbr., 16) sarà un aggettivo tratto
dal secondo di questi due nomi. Cfr. il cognome milan. Pogliani (nonchè
Pogliaghi).
Pognana CO, POGNANO, BG: paiono *APPONNINA, *APPONIANUS, dal
gentil. APPONIUS.
Poja (Poglia) fr. Ponte di Legno, BS, ed anche nome di vari fiumicelli,
affi. e subaffi. dell’Oglio; anche POIA, valletta pr. Valsaviore (Bottazzi).|
Forse da *PULLEA, aggettivo da PuLLUS «terreno molle », ecc. v. Pola, e;
cfr. Casal-poglio.
POJ ACO a 432
Pojaco casale, Costa Vall’Imagna, BG; POJANO, fr. Castelgoffr. MN; de-
rivati, l'uno con suff. -Acus, l’altro con -ANUS, dal gentil. PULLIUS: v. Po-
gliana.
Poieto, monte, Aviatico, BG: « poggeto »; o v. Poja?
Pola, Tremezzina, CO; POLA, fr. Castello d'Acqua, SO; POLADA (la-),
local. pr. Lonato, BS, dov'è una torbiera, che già fu laghetto, e stazione pa-
lafitticola, POLAGGIA, fr. Berbenno, SO; Polariscum, luogo pr.
Bergamo, a. 1110 (Mazzi, Sub., 97); Pullariolo, luogo crem. a. 1051
(Cod. Crem., 1); POLINE, cascine, Lavenone, BS, POLERANO, vill. pr. Lo-
di già Poleranum (Agnelli) Devono essere tutti nomi derivati dall’agg.
PULLUS «terreno molle » (Rom. Etym. Wért., 628), forse collegato con la
parola veron. pdl, pélon «cumulo di ghiaia o sabbia, abbandonato lungo i
fiumi e coperto di veget. arbustiva » di cui v. Top. Ven., 175. V. Poletto,
Polesine, Poja, Casal-poglio. ì
Polàveno BS: vill. posto «in un altipiano ondulato con calcari marnosi
fertilissimi », « sopra un pendio volto a levante ». Se non è semplicem. un
*PULLATULUM da PULLUS (v. v. preced., e Polada e Pola), può forse risultare
un composto di, pò/ e *liveno: quello da PuLLUS (v. artic. precedente) e que-
sto derivato da LABES «frana», come appunto Laveno, altro luogo bre-
sciano (v. questa voce).
Polèdra, (0 POLEDRINA), fr. Lodi (Agnelli): “PULLETULA?
Poléngo, fr. Calsalbutt, CR, = Paulingum, Polingelo a. 1009,
1019 (Cod. Crem.). Il suffisso -engo vi può essere aggiunto più facilmente
al nome person. PauLus, che non alla voce PuLLUS, vedi s. Polàveno e
Pola.
Polenzone e Polerana v. Pola.
Polèsime, fr. Pegognaga, MN, = Polexinus (Cod. Crem., 1): è la paro-
la che nella regione fra il Po inferiore e l'Adige si usò comunemente nel
significato medesimo del veronese pol (v. Pola); basso lat. PULLICINUS (v.
Top. Ven., 175, e Massia, Bot. Novar., 12; ed ora, meglio, G. D. Serra,
in Quad. Ling. Un. Napoli, 1, 1956).
Poletto, fr. Roncoferr., MN. Sarà la forma diminut. della voce pé! per cui
v. s. Pola. Forse gli corrisponde anche la voce paulectum che ricorre,
forse nel signif. di « ceppaia », in un docum. dell’a. 936 (Cod. Long., 904).
E v. Pola.
Poliròne (S. Benedetto di-) (oggi S. Benedetto Po), MN. Polirone designò un
tempo un territorio basso e paludoso, compreso tra i fiumi Po e Lirone; nel
quale i marchesi di Canossa verso il sec. X fondarono un’abbazia di Be-
nedettini, intorno a cui sorse poi il borgo di S. Benedetto (Corogr.). Il
nome del Lirone (v. un altro LIRONE, torr., Pona, Intelvi) fu dapprima
433 POMEO
Larione (Larione qui vocatus Padus, a. 1015 Reg. Mant.), Larun-
cello, Arione, Largione, Ilarione,a. 1068-1100, ibid. : dunque
vi si ebbe lo stesso mutamento vocalico che in girén da GLAREONE (ghiaione).
Quanto all’etimo di Larione può forse essere il medesimo radicale antichis-
simo di quello del nome del lago Lario. V. Lario e Nirone.
Poligèlla, nome di una porta di Cremona, = ‘(de) Pulexellis sec. XIII
(Cod. Crem.). Deve aver già indicato, come la Polesella di Rovigo e la
(Vabpolicella veronese, un vasto «banco di ghiaia coperto di macchie »,
simile a Polésine, Polo, ecc., v. Polesine.
Polizza, casale pr. Vicobellignano di Casalmagg., CR (Corogr.). Forse è
aggett. derivato in -izzo da PuLLUS, di cui v. s. Pola.
Polli (Ca de’-), fr. Casaletto di sopra, CR. Qui Polli se non è cognome (come
Polloni, Pollino ecc.) vi è forma plurale di pdl (PULLUS), di cui v. s. Pola.
Polpenazze BS, = de Pulpinazo sec. XII (Reg. Mant.): specialmente
se fosse = Pomponacio a. 1155 (ibid.) si potrà derivarlo dal n. pers.
rom. PomPoNA (PomPoNIUS), attraverso un suo accrescit. peggiorat. *Pom-
Ponacius. E. v. Pomponesco. Ognuno pensa, naturalmente, al cognome (che
sarà derivato dal n. di luogo) del filosofo mantovano Pomponazzo (sec.
XV-XVI). V. qui Pomponesco.
Polza, cas. pr. Marmentino. 8S; con POLZONE (di dentro, e -di fuori),
altop., Pieve di Tremos., BS: non lontano da essa: = Pulzono a. 1186
(Tiboni): vorrà dire «luogo di sosta»: cfr. milan. ponsà «fermarsi»,
(Top. Ven., 336). V. Riposo e Pòsola. Più evidente ancora è l’analoga
‘origine in PONSADOR (o Pols-), loc. pr. Cortened., BS «su un ripiano
frapposto ad una salita ».
Poma (Villa-), MN. Il paese, fino all'anno 1869 si chiamò Mulo o Molo:
fu mutato in Villa Poma per onorar la memoria del patriota Carlo Poma.
Da poma direttam.: Pian della POMA, luogo sopra Baiedo (Orlandi). Ivi
poma vale anche « albero del melo ».
Pomì, loc. pr. Casteggio, PV, dial. Pumà, ambigenere sec. il Maragl., 177:
FOMARIUM 0 POMARA? V. Pomo e Pomerio.
Pomaleggio (o -eccio) (S. Maria in), chiesa pr. Indòvero di Casargo, CO
(Guida eccles.), Pare rifletta un derivato da POMUM, quale POMUL-ICULUM,
0 POMUL-ETULUM. V. qui Pomellasca.
Pomara, fr. Gazzuolo, MN; POMARO, fr. Dongo, CO: dal lat. POMARIA,
POMARIUM « pometo ».
Pomellasca, fr. Inverigo, CO. Sarà un derivato forse attraverso un cognome
Pomelli, con suff. -asca, dalla voce lomb. pomella « mela rosa ».
Poméo, fr. Olgiate Calco, CO: lat. romeTum. Invece POMEDO (o Po-
28. - Dizionario di toponomastica lombarda
POMI 434.
merio, dial. Pomèr, o Pomèe) = Pomeriîum Stat. Lecco: loc. a N. di
Lecco: PoMARIUM; come POMERIO, fraz, Erba, CO, dial, Pomde,
Pomî (Cascina de’-), già local. pr. Porta Nuova, MJ.
Pompeiana (Villa-), fr. Zelo Buon Pers., MI. Vi sarà stata davvero costruita
una villa da Gn. Pompeo Strabone, padre di Pompeo Magno? (v. Agnelli).
Pompiallo, cas. Bracca di Costa Ser., BG (Corogr.). Se il nome è riferito
esattamente, la terminaz. in -allo (= lat. ALIS) oppone un ostacolo forse
grave a porlo in relazione col nome pers. PoMPEIUS 0 PomPiILIUS: purchè
non rifletta un dimin. *PoMPEIÀNULUS. V. i nomi seg.
Pompiano BS = Pompianum sec. XII: può essere bene da *POMPEIA-
nus (dal gentilizio PoMPEIUS): come già si presume (cfr, Gr. Illustr., 1I,
313); mentre POMPIANO, luogo nel suburbio di Bergamo, = Pumpi
niano a. 856 e 905, loco Pompiniano a. 929 (Mazzi, 89 e Su-
burbio, 434), pare debba risalire ad un aggett. *PomPENNIANUS dal gentil.
PoMPENNIUS (Pieri, Arno, 174): sebbene se ne fosse dovuto attendere piut-
tosto un “Pompegnano. V. voce seg.
Pompignino, fr. Vobarno, BS = Pompegnino a. 1300: pare forma di-
minut. dal gentil. rom. POMPENNIUS: v. voce preced.
Pòmpola, Pompolina, fr. S. Martino in Strada, M/: sarebbero luoghi an-
tichi (v. Agnelli): onde è verosimile risalgano al n. pers. romano PoMPULUS.
Da Pompus invece, forse, il luogo detto POMPO presso il lago d’Annone
(CO).
Pomponésco MN, dial. Pomponesch, = Pompanisco a. 958 (Odo-
rici, III), Pomponescum a. 1127 {Cod. Long., 474). Par di leggervi un
derivato in -esco dal gentil. romano Pomponius (della quale famiglia rimar-
rebbero memorie in lapidi cremonesi, v. Chiesi, Mantova, 288). E’ vero che
in Corogr. si accenna ad una tomba di Pompeo Cesare (?) « che ivi ancora
esiste »: ma la notizia è evidentemente fantastica. V. Polpenazze.
Poncarale v. Carale.
Poncelletti (i), local. pr. Malgesso, VA. Sarà forse un doppio diminutivo di
poncia «punta»: da cui pure PONCIA, di Varenna), = Pogia (?) de
Varena, a. 1201, Adami 20; e v. le v. segg.
Ponchiera, fr. Sondrio (dial. Poncera): derivato con suffisso -èra (-ARIA) da
poncia « punta »: cfr. Gualzata, Flora, III, 16): non invece, come l’engadin.
PUNCTARIA, nel senso di «canale irrigativo » per cui v. Battisti, Val Veno-
sta I 217, — Nel nome dell'Alpe PONTÈRA, Corteno, BS, abbiamo il Jomb.
e ven. pontèra « salita ».
Poncione (-di Ganna), pr. Varese; (-di Mezzegra), Tremezzina CO; (-di Ble-
435 PONTIROLO
vio) pr. Moltrasio, CO: poncién è voce lomb. per puntone (accrescit. di
punta).
Poncivo monte, Magreglio, CO: riflette l’aggettivo lat. *PuNncTIvus (da
PuNCTA), che dirà quanto: « aguzzo »; cfr. PONTIVO, rio, Malonno, BS.
Ponisio, fr. Lezzeno, CO. PONNA (Superiore, di Mezzo, Inferiore), CO.
Torse questi due nomi, insieme, vanno ravvicinati (v. Pieri, Not., 15) al
nome loc. toscano Valle -pone, che il Pieri (Arno, 43) deduceva da un
nome pers. etrusco *PonA (o “*Aiprona). Vi si può collegare anche il nome
del rio Ponale (v. Battisti, St. Etruschi, I, 329).
Pontagna, fr. Temù, BS: vill. dell'alta Val Camonica (a metri 1146). Forse
sarà un derivato da ponta « punta ».
Pontassio, fr. Pisogne, BS; PONTAZZO, luogo pr. Voghera, derivati da
ponte, o da ponta (v. voce preced.)?
Ponte, PONTICELLO, solo o in composti, più luoghi. PONTE DEL DIA-
VOLO, v. Diavolo. Nel Bresciano: PONTECLO, Monno; PONTECOL, A-
venone.
Ponte di Legno BS: sul luogo, il centro ne è detto Dallégn (Corogr.): co-
munque, vi sarà già stato un « ponte di legno ». Men facilmente potrà spie-
garsi, attraverso un Dalegno, il n. di Villa d'ALLEGNO: v. questa v.
Ponterànica BG: composto di ponte e Ranica: v. questa voce. Non è quindi
il caso di vedervi ‘usato il nome ponte al femminile (v. Salvioni, Elem. Volg.).
Pontesesto, fr. Rozzano, M/: ponte « ad sExTUM lapidem » da Milano. Ivi
presso è Quinto (-Stampi).
Ponterra, fr. Sabbioneta, MN. Vi ritorna la voce terra « appezzamento di
una campagna », che vive nel dial. polesano (Lorenzi, 163: v. Top. Ven.,
296): cfr. Ca’ della TERRA, fr. Fossarmato, PV.
Pontevino BS, Pontis vicus sec. XI (Cod. Crem., I) « ponte del Vi
co », 0 « vico del Ponte »?
Pontida BG, = Pontia a. 1093 (Giul., II, 593), (monasterii-), sec. XIII
(Lib. Not., 172), Pontita, Brivio 56: varrà quanto la voce ital. appunti
ta: cfr. i Pontid di Cavergno (Ticino), Salvioni, Elementi Volg., 32; e v.
qui Poncivo.
Pontina (la-), local. pr. S. Rocco al Porto, MI: dimin. di punta « punta di
terra»; analogo a Pontiggia, a me noto solo come cognome, ma certo, dap-
prima, nome di luogo.
Pontiréla, fr. Massalengo, MI: dalla famiglia lodigiana Pontiroli (Agnelli).
Pontirolo fu già il nome del luogo detto ora Canonica d'Adda BG; oggi il
PONTIROLO 436
nome antico è passato a PONTIROLO NUOVO, che già fu dipendenza
del primo. Esso è chiamato: Ponte Aureoli già nell’Itiner. Hierosol.,
e: vicus et fund. Pontes Aureoli a. 896 (Mazzi, 148-9), (mentre
è detto: plebs Pontirolo sec. XIII, Lib. Not., 87): onde una tradi
zione, forse attendibile, vede nel nome un ricordo di quel Manlio Acilio
AuRrEoLo, generale di Gallieno e poi usurpatore dell'impero; il quale dovette
poi arrendersi (a. 268) a Claudio II il Gotico, e, mandato a morte, vi sarebbe
stato sepolto (v. Colombo, Mil., I 103 e 126; Mazzi 149; e Muoni D.,
Melzo e Gorg. 1866, p. 246).
Pontirolo Capredoni (o Cremonese), fr. Drizzona, CR, = S. Mariae in
Pontoriolo, 1056 (Reg. Mant.), Pontirolum (Cod. Crem., I, 125).
Qui forse si tratta di un derivato di PONTARIUS « pontoniere »; v. il cogn.
Pontarolo (Cogn. Ven., 207), ed il nl. PONTIRONE Biasca, Ticino. Capre-
doni sarà un cogn.
Pontòglio BS, = Ponte Oleo, sec. X Pontolio (Cod. Crem., 1,
226): «ponte sull'Oglio».
Ponzana casale, Castellone, CR: forse da un cogn. Ponzani?
Ponzano, fr. Marone, BS, = (Cod. Long.): aggettivo con suff. -anus da
PonTIUS gentil. rom.
Ponzate, fr. Tavernerio, CO, dial. Ponzaa: aggettivo, con suff. -AT-, dal gen-
til. PONTIUS.
Ponzella, cascina, Legnano, MI: forse forma sincopata da pontesella « pun-
ticella » (v. Pontina): se non da un cogn. Ponzelli. PONZOTTO, local. pr.
Casteggio, PV: secondo il Maragliano pari a punzòt « piccolo ponte ».
Ponzoni (cascine-), pr. Scandolara, CR; CASTEL PONZONE, CR. 1 Pon-
zoni (famiglia) ne avrebbero avuto l'investitura nel 1416 da Filippo Vi-
sconti (Gr. Ilustr., II, 551). A Milano, il cogn. Ponzoni è frequente.
Poo, nome di parte del territ., di Bellano, CO: quasi certamente da PAGUS
{v. Salvioni, App., II, 257; e v. qui Povo).
POPIANICA (vico-), a. 840, forse presso Pupiamnum a. 1033, il qual
luogo era nelle vicinanze di Albino, BG (Mazzi, 365-6). Sono aggettivi de-
rivati, con suff. -ANICUS e -ANUS, dal gentil. PurIus (anche da lap. lomb).
V. Piànica.
Pora (valle di-), BG. V. Poeuira.
Porcàra fr. Sermide, MN: PoRcARIA: «stalla di porci ».
Porcellasco cas. pr. Cremona: aggettivo in -asco da porscèll. « maiale »,
forse per il tramite del cogn. Porcelli?
437 PORTA
Porcellizzo, pizzo, Val Màsino, SO: derivato con suff. -izzo da porscell
« maiale ».
Porchèra, luogo pr. Monza, = Porchera a. 1456; PORCHERA, fr. O]-
giate Calco, CO, = Porchera sec. XII (Lib. Not., 407); Nel lat. eccles.
è detta Pulcheria di S. Zeno, in rapporto alla tradizione che gia si chia-
masse Pulcheria « forse per antifrasi» (Gr. Ilustr., II, 964): ma non può
essere che da PORCARIA. Un PORCHERE, valletta, Inzino, BS; PORCHERO,
‘asa, Malonno (Gnaga); PORCHERIA, pr. Zacchiarella, PV. Dal plurale
poRCI, si direbbe: PORCIA e PORCIOLA, pr. Brione, e Inzino, BS.
Perchiola, fr. Graffignana, MI: dalla stessa base preced, in forma diminutiva.
Porcile, fr. Fontanella, BG; più omonimi, BS: it. porcile.
Porè (-alto, e -basso), e Prà di PORE' nella Grigna Sett.: PORRETUM, col-
lettivo di PORRUM « porro ».
Porle, fr. Vallio, BS: parrebbe forma sincopata o di *“PORRULAE (cÎr. pie-
mont. porèla « porro piccolo », v. qui, Porno); o di un porcole: forse da
porca «terra rilevata fra solco e solco»? {in senso di «gleba» la trovo
anche in Topoless. lomb.).
Porléggia (strada della-), Parre, BG: forse è da vederci un PRATULICULA. (de-
rivato dimin. di PRATULUM), attraverso *Proleggia. V. la voce seg.
Porlézza CO, (in Vaisass. si direbbe anche Prolezza) = curte quae vocatur
Prolectia a.951 (Giul., I, 524);) Porlezia sec. XHI, Lib. Not., 50
(è ben altro il Portolexo, cioò Postolexe del Cod. Long., v. Po-
stalesio): credo rifletta un *PRATULICIA, derivato con suff. -ICIA da PRA-
TULUM.
Pornago, fr. Menconico, PV; = Pulinago, Poli (a. 1250-71), Tallone,
Carte Vogh. (Massia). Forse aggett. in -acus dal nome pers. PAULINUS?
Pornenzo, fr. Montecchio Vers., PV: “Paulin-enzo (cir. Vidalenzo di Parma
s. Vidalengo)?
Porno, monte, Nave BS «dalla cima a tre cuspidi »; monte PORNÌNA,
Vezza Val Cam.: mi pare possano riflettere lat. PORRUS, nel senso di
« escrescenza, altura», il primo, attraverso *PORRULUS, il secondo, me-
diante *PORRULINA.
Porrinetti, fr. Casatenuovo, CO. Forse è da collegare col nome lomb; del-
I«Aillium vineale »: porrinna. — Cognomi: Porinelli, Porrini, ecc.; oltre ai
molti Porro.
Porta (S. Maria alla-), via di Milano: sarebbe stata così detta forse a ri-
cordo della porta principalis sinistra del « castrum » (v. Colombo, Mil., I,
71).
PORTA COMASINA 438
Porta Comasina v. Comasina.
Portadore, fr. Lodi: = (S. Raphael de) Portadurio a. 885, poi Porta
torium (Insula), Portatoris; un tempo si chiamò a Lodi: via POR-
TADORE l’odierna via Indipendenza: Portadurium si sarebbe chia-
mato un tempo anche l’attuale] S. Rocco al Porto, MI (porto sul Po). In tutti
questi luoghi fu già certamente un porto o barca da tragitto (sull'Adda, o
sul Po): e portadore fu chiamato iltraghettatore (o da POTATORIUM « diritto
di pedaggio? »). V. Agnelli.
Portàlbera PV: sarebbe stato così chiamato già dal sec. XI: è posto presso
la riva destra del Po, che si attraversava su di un ponte di barche (Chiesi,
Pavia). Il nome è composto di porto e dlbera (pioppo »): v. Albaredo.
Porta Ombriano v. Ombriano.
Porta Orientale, a Milano (ora Venezia): dial. Porta Renza, = Porta Are n-
za a. 1247, Arch. St. Lomb. 1902, p. 272. Il nome Renza fu già creduto
anche in passato dipendere da quello del luogo antico di ARGENTEA; il quale,
secondo gli Itinerarii, era situato presso a poco dove ora è Gorgonzola! (Co-
lombo, Mil., I, 80): attraverso una forma intermedia *Arienza (v. Colombo,
ib., 130). Invece il Salvioni (Not., III, 98), considera la forma antica, sulle
tracce del Giulini (III, 566, 579), e certo secondando la tendenza invalsa fin
dal tempo del Manzoni di far corrispondere il n. di Reza col nome Orientale
che gli si era sostituito, credette molto più probabile che Renza derivi
da *oRIENTIA. Ma è da dare la giusta importanza al persistere della forma
Argentia, Argentea nella tradiz. notarile (fin dall'anno 776, se-
condo il Giulini, dal Cod. Santambr. I: « Gariboldo de Porta Argentîa;
così nell'’882 e nel 1093 Giulini TI 599). Tale dev'essere dunque l’origine
del nome: che probabilmente sarà da spiegare alla stessa maniera della via
Argentea di Salamanca (v. le mie Tracce di vie rom., p. 22} e delle tante
Porte Auree: sulle quali v. Prati, It. Dial, VII, 241. Di altra ragione è il n.
della città franc. di Argens (gall. Argentios). — Per la fonetica, è ben pos-
sibile che Arge- sia divenuto Arie-: cfr. l’it. ant. ariento, e dovunque Jorio,
Orio, da GrorgIUS. — E v. anche alla v. Gorgonzola.
Potarezza, fr. Campodolcino, SO. Forse è da mettere in relazione alla voce
bergam. portéra « chiudenda, cateratta ».
Porta Stoppa, già nome di località presso le mura di Pavia, dov'era una
porta otrurata (milan. stopp «turato »), Un nome identico presso l’antico
castello di Lodi (Corogr.).
Porta Ticinese, la nota porta di Milano: oggi, dialett. Porta Cinès, anticam.
porta Snesa: anche Isnense secondo il Galli. Per l’antichità di tal
nome v. Giulini, III, 100, 113, 332.
Porta Vedra, cascina presso il vill. di Brianza (fr. Colle Brianza, CO):
439 PORTO MORONE
PORTA VETERE. Si vuole che ricordi una delle porte della piccola città che
anticamente vi esistesse (Corogr., 98).
Porté$e BS: paese posto in riva al Benaco, « presso la punta o promontorio
di Portese», = Portesio de Scovolo a. 1352: certo da *“PORTENSIS;
aggettivo da PoRTUS: poichè vi esiste un piccolo porto. Cfr. un: monaste-
rium de Portexano, nel territ. milanese, sec. XIV (Lib. Not., 63).
V. voce seg.
Portézza, fr. Tremezzina, CO, in riva al lago: sarà forse un aggettivo *POR-
ICEA da PORTUS: v. voce preced. E cfr. PORTISSÒLO, -IZZÒLI a Tosco-
lano e S. Felice sul Garda.
Portico, Portici, Portichetto, Porticato, più luoghi. PORTICONE, fr. Casalet-
to Lodig.
Portiòlo, fr. S. Benedetto, MN; luogo sulla riva destra del Po: onde si
ragguaglia certamente ad una forma italiana *portigliolo (portiola « piccola
porta », « piccolo valico » è in Topoless. lomb.).
Portirone, fr. Parzanica, BG: accresc. di portèra: v. Portarezza.
Porto Ceresio VA. È così chiamato da CERESIO, nome letterario, del lago
che «attraverso tutto il Medio Evo s'è sempre detto e scritto lacus Luani,
lacum Luanum, lacum Luanascum; e il popolo non conosce oggidì
che Lago di Lugano». Ceresium è menzionato da Gregorio di Tours
(stagnum quoddam... quod Ceresium vocitant: Historia Franc., X, 3).
Non fu potuta risolvere la questione se esso sia lo stesso lago che nella Ta-
vola Peutingeriana (sec. III, ma in copia molto posteriore) è chiamato CP
sium (v. Oberziner, Le guerre di Augusto, p. 47, e la minuta analisi fone-
tica di C. Salvioni, Quisq., p. 6-7). Per il Salvioni sarebbe ben possibile,
foneticamente, che il n Ceresius risalga alla stessa voce CERESEUS, da
cui la voce ital. ciliegio; ma, data la sua grande antichità (un Ceresius
locus, trovo ricordato anche dallo Skok, p. 212) è tutt'altro che da escludere
anche un'origine prelatina. Anche il Philipon da parte sua, (p. 261) ravvici-
nava Ceresius al nome di Ceresds, città di Spagna, che sarebbe di origine
iberica. Quanto al signif. di Porto, v. alla v. seg., e S. Rocco al Porto.
PORTOLA, sarebbe stato il nome di uno dei tre villaggi di cui si formò Tre-
viglio (v. Treviglio); con PORTOLA, Bagolino, BS, = Portole sec. XV;
monte PORTOLE, Soiano BS; bocchetto di PORTORELLA, ibid.: PORTULA
« porticella ». Forse la stessa voce, ma passata al genere masch.: POÒRTOLO,
nelle Grigne PORTOL, alpe, Pasturo. Con altro suffisso POÒRTEGNO, Gar-
done Riv. — Un doppio derivato diverso: PORTASSOLE, torr., Sale Maras.,
BS: « portacciole »?
Porto Morone (Pieve-), PV. Vi fu già un pontone o porto volante, poi un
ponte di chiatte (Gr. Illustr.). Morone sarà forse da mordn « gelso » : se non
dal n. pers. Morone.
PORZANO 440
Porzano, fr. Leno, BS: riflette l’aggett. lat. PorcrANUS dal gentil. PorcIUSs.
Porzò local. pr. Casteggio, PV, in collina. Il Maragliano p. 178) propone di
vedervi un purzè « portichetto ».
Poscalarga, nome di una via vicinale, Parre, BG: da dividere in pos-Cà-lar-
ga: cioè « dietro la casa (o la calle?) larga ».
Poscante, fr. Zogno, BG, = de Postcantu a. 1250: e si spiega « die-
tro Canto », che è il nome (anche Cantone) di una fraz. di Pontida (Mazzi,
231).
Poscastello, parte (anche detta Miragolo de extra; contrapposto all’altro, de
intus, o Montecastello) di Miragolo, fr. di Zogno, BG: « dietro il castello ».
Poschiàvo (Val-), valle pr. Tirano, SO, dial. Pus'ciàv, = Postelavium
a. 824 (Cod. Long., 1990, Giul., I, 126), de Posclavi a. 1013 Giul., II,
59) Posclavinum, 1209: post Lacum (il lago di Poschiavo), v. Salvio-
ni, Not. III, 97.
Posdesso, fr. Isola di Fondra, BG: «dietro il dosso ».
Posernà (strada di-), Castione, BG. Non si vede quale sia il termine che qui
sembra seguire a Post. Con nomi come Posternia, ecc. (v. Top. Ven., 231)
questo non sembra avere alcun rapporto se non apparente.
Pesìco, fr. Mura, BS: luogo sopra la spianata di un poggio. Sarà forse un
*PAUSICUS « luogo di sosta in montagna »?
Poslaghetto, via di Milano; è certamente composto di péòs (Post) e del nome
di Laghetto, che ricorderebbe tuttora, insieme con quello della via Pantano,
una palude esistente in antico presso l’originario castrum romano (v. Colom-
bo, Mil., 42 e 64).
Pòsola, fr. Pianello Lario, CO: PAUSULA «piccolo luogo di sosta sul mon-
te »? Cfr. molti derivati da PAUSA in tal senso, in Top. Ven., 336; e la POSSA,
loc. Pasturo, CO; anche nel Bresc. varie POSSA, POSSE cfr. la voce milan.
ponsà «riposare »,
Pospèsio, fr. Nuvolento, BS (dial. Pospèss). Forse composto di POST PICEUM
« dietro l’abete »?
Possessioni, fr. Guardamiglio, MI. V. altri nomi eguali in Top. Ven., 339
(Verona e Rovigo).
Postalesio SO, dial. Postalès: sarà certo = Postolexe a. 968 (Cod.
Long., 1232; v. Porlezza). Dev'essere da una voce ant. lomb. postalès « bot-
tegaio », come mi pare sia stato proposto dal Salvioni.
Postino, fr. Dovera, CR: diminut. di post « luogo, spazio ».
441 PRADAZZO:
Posvilla, valletta, Ono Degno, BS: « dietro la villa» di Ono. Analog. POS-
VOLPE (Strada di-), Oltressenda A.. BG.?
Povo, fiumicello, affl. del Dezzo, pr. Vilminore. BG. Mi pare non deva essere
che rAaguS: nome che forse abbia designato il paese ora detto Oltrepovo (for-
mato dalle parrocchie di Bueggio, Pezzolo, Teveno e Nona). V. Poo.
Pozzaglio CR, = Pozalis a 1159 (Cod. Crem., I, 65): riflette forse il
plur. pussàj: cfr. pussàl «pozzo dalla larga bocca », che esiste anche nel
Basso Monferrato (cfr. pozzale, Pieri, Arno, 355 e Top. Ven., 340). — Da
pozzaj anche la: fontana de la POZZAGLIEIRA pr. Valdidentro (Bormio,
v. Longa, 313).
Pozzo Baronzio, v. Baronzio: POZZO-BIANCO loc. in Casteggio,
Pozzolengo BS, = Puteolingus sec, XI, curte Puzelingi sec. XII
(Reg. Mant.). Lo credo un derivato con suff. -engo da pozzélo o pozzello,
dimin. di pozzo. Da un nome germ. Pozilo lo derivava invece il Flcchia.
Pozzòlo (Lonate-), VA: sarebbe stato già detto Pozzalto per un pozzo pro-
fondo (Ch'esi, Como). — Altri POZZÒOLO e POZZUOLO in prov. di Como,
Brescia, Mantova e Mil; POZZOEUR, alpe nelle Grigne. — Questo pozzolo
deve aver sempre il signif., notato dal Monti per il comasco pozoeu, « sito con
fonte d’acqua ».
POZZOLTO, luogo cremonese, sec. XI (Cod. Crem., I, 98): « pozzo alto ».
V. Pozzolo.
x
Pozzovaghetto (monastero del-), a Monza (o di S. Margherita). Vaghetto for-
se vi è dimin. di vapuM « guado » (cfr. ven. Vago, ecc.).
Prabione, fr. Tignale, BS, dial. Prabiù: composto certam. di pra‘o e forse di
Bione (Billione?). v. Bione.
Prabuté cas. pr. Falghera di S. Omobono, BG (Corogr.): « prato del burro »;
o « del bottaio »? Ma v. Buttèro.
Prachiosso loc. pr. Casteggio, PV: « prato chiuso » (anche ad Udine: una
via Pracchiuso).
Prada, fr. Corte Palasio, M/; altre, fr. S. Maria Rezz., CO; PRADA e
PRAE, più luoghi, BS e S0; PRADALUNGA, BG: da PRATA divenuto sin-
gol. femm.: cfr. una PRAFONDA, pr. Zelbio, CO (Corogr.), ed i nomi loc.
la Prada, la Pra, Pradelarghe in Top. Ven., 176.
Pradazzo, fr. Castelleone, CR; vari PRADASSO, PRADASSOL, BS; PRA-
DÈLLA, PRADELLE, PRADELLO, -ESELLA, più luoghi; PRADA (Co-
sta di-), nella Grigna Sett.: tutti da PRATUM. Dal lat. PRATALE: PRADALE,
Pellio, CO; PRADALESSO, Esine, BS.
PRADERA 442,
Pradèra, casale pr. Sondrio: sembra da ragguagliare ad un ital. *prataia (da
PRATUM) se non a petraia.
Pradésso, casale pr. Ascensione di Costa Serina, BG: « praticcio ». Ricordo
qui un luogo: ubi dicitur Pradetto, pr. Albino, BG, a. 898 (Mazzi, 11);
PRADINO loc. pr. Casteggio, PV, dial. Praghèn: pratino. Altra forma di-
minutiva: PRADESTEL, cascina, Esine, BS. Composto con DORIZZO, no-
me della valle: PRA-DOÌZZO, casa, Bagolino, BS.
Prado, fr. Fossarmato, PV: PRATUM.
Pragone loc. pr. Casteggio, PV: « pratone ». V. Pradino.
Praielle, Praiette loc. pr. Casteggio, PV, dial. Praiel, Praiette: sembra da
pradaielle (it. prataglia ven. Praglia): «piccole praterie ». V. però Mar-
calello.
Pralboino BS, = Prato Albuyno sec. XIII (Cod. Crem., I, 389). Si
vorrebbe che il nome gli derivasse da ALsoino re dei Longobardi: e la tra-
dizione potrebb’essere convalidata dal fatto che questa terra fu già feudo
dei Gambara, il cui cognome pare anch'esso di origine longobarda (v. que-
sta voce).
Pramarcio, cas, pr. Bùggiolo di Val di Rezzo, CO; PRATOMARCIO, local.
pr. Montorfano, CO: « così detto dalla qualità del terreno torboso », Co-
rogr. (p. 606).
Prandaglio, fr. Villanuova sul Clisi, BS: = Prandali sec. XII. Con
PRANDAJOLA (dial. -adla) sembra nome derivato, con suff. -ALIUM © -ALIA,
accennante a proprietà di gruppo familiare (v. Serra, Cogn. I), dal n. pers.
Pranpo, per cui v. Cogn. Ven. 154. Dallo stesso n. pers.: PRANDELLI,
PRANDINO, PRANDONI, n. di località non lontane da Prandaglio, BS.
Pranzèra, fr. Caiolo, SO. Forse da un cognome?
Prata Camportaccio, SO; PRATELLO, fr. Padenghe, BS; PRATO, PRATI,
solo o in composti, più luoghi. PRATI-COMUNI (ma dial. Preshomil), Pre-
miano, BS.
Pratizagni, dial. Pratizàgn, pr. Romanengo, Crema. Il Bombelli lo farebbe da
« prati (di) Zagn » (ossia di Giovanni). Forse va meglio, foneticamente, « pra-
to Tiziano ».
Pratocentenaro, v. Centenaro.
Pratomolone, fr. Erve, BG: forse composto con la voce lomb. melén « po-
pone »?
Pratopagano, v. Pagan.
Pravello, monte, Varese (dial. Pravèl): « pratello »; come PRAVE, altipia-
443 PREDAMASCO
no sopra Gorzone, BS: « prate » (v. Prada), e PRAVÒLT, monte sopra Ci-
venna, CO: « prato alto ».
Prazzòlo, loc. pr. Casteggio, PV: « praticciolo ».
Prealba, monte sopra Brescia: PETRA ALBA (pietra bianca). — Da PETRONE:
PRIONE (dial. Preù), Tremos. BS.
Preàmi, casa, Lumezz., BS; PREAOLA, monte, Pognana, CO: paiono for-
me derivate da PETRA.
Prebòne, fr. Monticelli, CO: « prate buone » (?): v. Prada.
Precacesa, fr. Lodi (Agnelli). Donde?
Precasaglio, fr. Ponte di Legno, BS: nome composto di pre (prato) e Casa-
glio: v. questa voce; PRECASÉCC (pra (de-), pr. Valdisotto, SO, = Prae
casatio sec. XIV: «prato casaccio »?
Precornelli casale, Palazzago, BG: composto di prati e cornelli: dove però
è dubbio il senso della voce cornell: v. qui Cornello.
Precòtto, già fraz., ora parte della città di Milano: = Pulcoctum, a.
1148 e 1153; ad Pullum Coctum, bolla di Aless. HI (1162), poi
Praecogio sec. XIII (Lib. Not.), lat. eccles. Praecautum. In Corogr.
gli si dà come equivalente Prato Cotto: ricordiamo che l’ant. milan. aveva
cogio per cotto. Il Rota (Greco, 96 sgg.) ci voleva vedere il n. di un'osteria
« al Pollo Cotto »Y Ma mi par quasi certo che qui puttus entrerà solo nel
senso di «terreno molle» (oppure « ghiaioso » (v. qui Pola); e la qualifica
di cotto avrà quel signif, di « arsiccio, secco », che rilevò per es. il Crocioni
(Velletri, 700) per l’aggett. cocrus di un docum. dell’a. 1171 « che potreb-
be indicare qualche terreno vulcanico dall’apparenza tuttora bruciata ». AL
tra cosa è probab. il Percòtto (cognome Percòto) di Pavia di Udine, che pa-
re sia nome di origine slava.
Preda, casale, Gromo, BG e loc. pr. Casteggio, PV; VAL PREDINA, fr. Ce-
nate, BG; PREDE, fr. Castiglione Stiv.; PREDONE, Bévegno BS: tutti da
PTRA: v. qui Pietra. — Per PREDABBIO (fonte di-), Sulzano, BS, v. qui
Abbio.
Predabissi (Vizzolo-), MI. L'appellativo Predabissi sarà dal cognome di una
famiglia ivi proprietaria: la quale l’avrà derivato dal luogo, ricordato col
nome di Pra tobisioo Pradabisio (poi fu detto Castelvisconti),
in carta dell’a. 995 (Cod. Crem., I, 39). In quel nome è da veder un com-
posto di prato e del n. pers. Bisio (bigio): v. Cogn. Ven., 221, V. Vizzola.
Predamasco (?). Secondo il Vidari (I, 70), sarebbe così chiamata « la regio-
ne del Siccomario più prossima a Pavia», e sarebbe stata già detta Pradi-
marte. La notizia dev’essere almeno molto inesatta.
PREMORE 446
Premére, case, Saviore, BS, dial. Premùr. Come Premaùr, malga Gar-
gnano, dirà « prato maggiore ».
Prendòmino, fr. Ponte Nizza, PV. Si direbbe da un PRATUM Domini (cfr.
Fonte Domini, Monte Domini, Pieri, Arno, 82); forse attraverso *Prau-
dòmino *Prold-?
Prese, fr. Maccastorna, M/; PRESA-BUONA, loc. pr. Malonno, Edolo, BS;
PRESE (le-) Sondali, SO; PRESA, PRESE, vari 1. bresc.; PRISE, (-Vaghe, e
-Solie) a Bagolino; cfr. presa trevigiano: « terreno comunale a prato », ecc.,
polesano «terreno prosciugato, con canali di smaltimento », ecc. (De Ga-
speri Lorenzi, 413); cfr. qui Presura: Ma per il Serra (Com. Rur. 28) presa
vale spesso, nelle carte mediev., « divisione di beni comunali comuni a vari
vicini ». :
Presallo, fr. Vendrogno, CO: da presa (v. voce preced.)?
Presanella, montagna, nell’alto Bresciano. Viene in mente che possa essere,
per es., un « presinella», doppio diminut. dal presa di cui v. le voci preced.
od un « pratensianella », v. Presolana.
Presedio, fr. Lodi: forse non da PRAESIDIUM (v. Presezzo), ma forma mal
raffazzonata in luogo di Presèi « praticelli »: v. la voce seg.
Preseglie BS, dial. Preséj = Presegis a. 1192, Preseli e 1470: può
riflettere la forma plur. di *presèl « praticello »; oppure un *presilia, da pre-
sa: Vv. q. voce.
Presegno, fr. Lavenone, BS (a m. 977), = Prezegno a. 1286, Lib. Poth.
Vi si volle vedere un PRAETER sIGNuM «al di là del confine » (!): ma non
sembra essere che un derivato dal gentil. rom. PERCENNIUS. Che se dovesse
riportarsi od a PRATUM, od a presa, avrebbe un suffisso mal determinabile,
Cfr. un Prassegna, Battisti, Nomi Bolzan., 123.
Presenderolo (Corno-), monte, Ardesio BG: nome composto di PRATUM e
un diminut. di senda « sentiero » (0 di SEMITARIUM).
Presezzo, BG, pr. Ponte S. Pietro: = de Presidio, vico Prexidio,
a. 920-996, Presezio a. 1263 (Mazzi, 369): riflesso sicuro di PRAE-
SIDIUM, nel signif., di « corpo di guardia » (v. Salvioni, Not., III, 93). E v.
Preducla.
Presio, torrente, Sondrio. Forse connesso con presa: v. questa voce.
Presolana (la-), montagna nell’alto Bergam.: forse = loco Prazola a.
988 (Mazzi, 175): onde sembra un aggettivo recente in -@rna tratto da una
voce “praizzoeula « praticciola » (1).
(1) Si confuta da sè la leggenda che la «Presolana» abbia avuto il nome da una
sconfitta (« presa ») subitavi dagli « Alani». V. Brasi, Mem. Storiche, ecc., citato in
Corogr., 754.
447 PREVOSTURA
PRESIONICUS (vicus qui dic.-) o Persionico, a. 867, 962, luogo non
identificato, forse nel Bergamasco (v. Mazzi, 370). Forse si può ricondurre
a un aggett. *PersoNICUS, dal n. gentilizio PERSONIUS.
Presso, fr. Sale Maras., BS: « praticcio »?
Prestabbio, pr. Cologna di Castello di Brianza, CO = Cassina de Presta
bio a. 1456. Sarebbe stato già, secondo la Gr. Illustr. (II, 904), un Prae-
stabulum. In realtà non sarà che un composto di pra e stabbi, voce
lomb. che vale « porcile ».
Prestinara, fr. Roverbella, MN: è Ia voce lomb. prestinera « fornaia ».
Prèstine fr. Bienno, BS. Nella Corogr. si dà come scorretta, per questo luogo,
la forma Prestenone. Poichè esiste però anche Prestinone, fr. di Craveggia
(Novara), e questo è quasi certamente accrescitivo di prestìn (la nota voce
lomb. per « forno »), può divenir probabile che la pronuncia Prèstine (in
luogo di Prestìn) sia stata dedotta essa non legittimamente da Prestinone, che
già abbia designato un luogo vicino (alla stessa maniera, da Regoledo si
dedusse Régolo, v. questa v.). Stando al nome per se stesso, il Pieri (Not.,
23) lo deduceva da un possibile nome etrusco *PRESTINA.
Prestìno, fr. Breccia, CO; altro, fr. Tovo S. Agata, SO; un terzo, fr. Grave-
dona, CO: lomb. prestìn (PISTRINUM) « forno ».
Prestone, fr. Campodolc., SO: abbreviatura di prestinone? V. le voci preced.
Presura, monte, Lecco; PRESUR’ALTA, PR, BASSA, PRESURECCIA,
Valdisotto, Bormio: è la voce valtellin. presura « casa con terra e fondi at-
torno », (Topoless. lomb.: invece nel Voc. borm. del Longa: «fondo so-
leggiato »).
Pretta, Prettin, nome di due fondi, Pizzighettone, CR: forse da *pradètta
(prato)? O dal cogn. veneto: Preto? Cfr. nel Bresciano, PRETE, PRETI,
n. loc. (Gnaga).
Prevalle BS: nome dato di recente ai comuni riuniti di Goglione Sopra e
Sotto (Gnaga). Dice, ad ogni modo: «prato della valle ».
Prèvede (Cascina del-), fr. Borghetto Lod.; PREVADINO, pr. Castell.
Mend., M/: milan. prèvet « prete ». Col suffisso che è in Cavrèccol (v. que-
sta v.): PREVEDÈCOLO, pr. Fraine di Pisogne, BS.
Prevostura, fr. di S. Colombano al L., MI; un’altra, casa di villegg., presso
Calò di Carate Brianza; Prevosturina, già luogo pr. Lodi: così dette
per esserci state prebende o benefici di prevosti, o talora degli Umiliati
(v. Agnelli). Prepositurale è attributo di una fraz. di Nave, BS. Si diceva
un tempo Prevostura anche il complesso dei comuni che già formavano la
parrocchia di Primaluna. Una PREVOSTURA (dial. Prostira), cascina pr.
Chiari, BS.
PREDECOLA 444
Predecola v. Cola.
Predére BG, sulla sponda occid. del lago d'Iseo. Poichè nel luogo furono
fatti ritrovamenti dell’età romana e pare che esso nelle carte del medioevo
sia detto Praetorium, si suppone che risalga appunto a PRAETORIUM
per esservi forse esistita «una stazione militare a guardia del lago Sebino e
della Val Camonica »: cfr. Castro presso Lovere (Corogr.). Un altro P'e-
trorio, Predorio, Pretorio (fundo. fundo et vico-, villa, locus
ubi dicitur-) è ricordato in carte dagli a. 904-1000, come situato nel subur-
bio di Bergamo (contrade di S, Carlo e del Mattume). ed il Mazzi (p.
88) crede possibile vedervi un ricordo di una « stazione della via romana
[da Milano a Venezia] alla porta meridionale » di Bergamo. — Della posi-
zione dell’antico pretorio nel castrum di Milano tratta il Colombo (Mil., I, 72).
— Ricordo che, come rilevò il Pieri (Serchio. 187). a PRAETORIUM spettò
anche tardivamente, il più modesto significato di « casa signorile in campa-
gna »: onde si spiega la larghissima diffusione di questo toponimo in To-
scana (v. anche Arno, 354).
Predosa (Via de-), Bagolino, B5: = via que dic. la Predosa, a, 1044
(Reg. Mant. 477): ricordi di statae petrosae, di cui v. Serra, Vie
272 e le mie Tracce, 6. Da pPeTROosus anche: Valle PREDOSA, in Val
trompia (Gnaga), PREDOSÒLO, via pr. Castione Presol.. BG.
PREDUCLA, loc. pr. Vigevano a. 1065, v. Colombo. Tic, 64. Lo direi da un
lat. *PRATUCULA: parendomi ben difficile che corrisponda. come suppo-
neva il Colombo, a Preseductla (da PRAESIDIUM, v. qui Presezzo),
ed all'attuale PER- o PERSUCA. Cfr. Sezuscla.
Pregarisso (el-), local. pr. Clusone, BG: piuttosto che derivare dal basso
lat. PRECARIA «specie di tributo », pare composto di pre «prato » e di un
nome pers. *Garizzo. V. invece Tregarizzo.
Pregàsio, fr. Tremosine, BS (si scrive Pregazzi), dial. Pregàss, = Pregassi
a. 1186 (Odor.). Con PREGASSO, Marone, BS direi che risulta da prè
« prato » e gazzo (GADIUM «bosco bandito »): v. s. Gazze.
Pregnana M/, = Pregniana sec. XIII (Lib. Not, 292): sarà un aggett.
in «ANA dal n. romano PROENIUS o da PERENNIUS. (Il Rohlfs. p. 105, pro-
pone: PREMIUS).
Pregno, fr. Carcina, BS, dial. Priegno. Non sarà probab. dall’agg. lomb.
pregn « sazio » (è anche in Bonvesin), e neppure dal valcamon. bregn « casa
diroccata », Rosa (varrebbe «condotto d’acqua » nel sec. XV, secondo lo
Gnaga). Forse da un aggett. *PETRINIUS?
Pregòla, presso Bobbio (oggi Prov. di Genova): = Perram Gruam
Petra Groa, -Grova a. 969 sgg. (Cod. Dipl. Bobb. 320 ecc.). Il
Serra (NII. lomb.), senza pronunciarsi su grua, groa (ma v. Groana?) pre-
445 PREMONTE
suppone a Pregola un *Pregrda, e che la 1 vi sia stata inserita per restitu-
zione presunta (dietro lig. séa da SOLEA).
Pregiida (Sasso di-), sopra Lecco: *prea aguda « pietra acuta (v. Salvioni,
Not., II, 95).
Premùdio, fr. Valle Dentro, CO, dial. Permèj (donde l’aggett. Permejòt) =
= Parmedio sec. XIV, Premadium. secolo XVI, nelle mappe Pre-
maglio (Longa, 313); presso Valdisotto, SO c’è una tenuta PREMAIOEUL.
Se vi corrisponde un «loco Pramario» dell'a. 959 (v. Rota, Cassic. 3)
si penserebbe ad un lat. primaRIUS (fer. trent. Primiero); o, meno facilmen-
te, ad un composto PRATUM MARI.
Premagno loc. Mandello, CO. Sembra che la parola aggiunta qui a pre
«prato », sia l'agg. lat. maGNUS « grande ». Può essere però anche Magno,
nome person.
Premàna, Bellano, CO: dial. Promane, o Promana; (abitante di Premana:
Preman, v. Orlandi) in sito elevato, nell'alto corso del Varrone (onde il
nome dell’Alpe e del Torr. PREMANIGA): mi par di vederci un PRIMANA,
ad indicare la sua posizione, all’inizio della valle (cfr. qui Primolo).
Premenù loc. sopra Pognana, CO (in Corogr. p. 715 è detto Premeòd):
credo sia da intendere « prato minuto »: cfr. milan. menàder « minuto ».
Premenugo, fr. Settala, MI, = locus et fund. Permenuge a. 978
(Cod. Long., 1378), loco Premenugo sec. XII (Lib. Not., III, 245:
pare sospetta la forma Perminatigum a. 1192, Giul., IV, 66). L'at-
testazione della desinenza in -ugo sembra troppo antica per ammettere che
anche questo Premenugo sia sinonimo del precedente Premenù (prato minu-
to): forse quindi sarà un raro deriv. in -ucus dal nome pers. rom. PRIME-
nus: cfr. Premeno di Novara.
Premezzo, fr. Cavaria, VA (anche Premezzo); = loco Permecio a.
976, Gabotto, C. Novar., Premezo Lib. Not, Premesego, Bo-
gnetti. Può ammettersi ancora con C. Salvioni (Not. N. 15) che rifietta un
lat. PRIMITIAE: cfr. il n. loc. lucchese Primaticcia, Pieri, Serchio, 130; le-
ventin. Primadengo; e v. qui Premdadio, Prèmolo e Prìmolo.
Premiano, fr. Lumezzane, 85. Forse è l’agg. in -ANUS del gentil. rom. PRI-
MINIUS (se non di un “PrimiLius). Cfr. PREMIGNAGA, casa, Gardone,
BS.
Prèmolo, fr. Nossa, 8G: è in luogo elevato, e volto a mezzodì: come il dial.
bergam. conosce vema per « vimine », ela per villa (spea e vea per spia e
via), così credo che questo Premolo risulti da PRIMULUS, nel significato di
« ben esposto » : v. Primolo. Ne derivò il casato Prèmoli.
Premonte, torr., Argegno, CO, = loco Premunte a. 944 (Monneret,
164): PRATUM MONTIS,
uuG ——
Premére, case, Saviore, BS, dial. Premàùr. Come Premaùr, malga Gar-
gnano, dirà « prato maggiore ».
Prendòmino, fr. Ponte Nizza, PV. Si direbbe da un PRATUM DOMINI (cfr.
Fonte Domini, Monte Domini, Pieri, Arno, 82); forse attraverso *Prau-
dòmino *Prold-?
Prese, fr. Maccastorna, MI; PRESA-BUONA, loc. pr. Malorino, Edolo, BS;
PRESE (le-) Sondali, SO; PRESA, PRESE, vari 1. bresc.; PRISE, (-Vaghe, e
-Solfe) a Bagolino; cfr. prese trevigiano: « terreno comunale a prato », ecc.,
polesano «terreno prosciugato, con canali di smaltimento », ecc. (De Ga-
speri Lorenzi, 413); cfr. qui Presura: Ma per il Serra (Com. Rur. 28) presa
vale spesso, nelle carte mediev., « divisione di beni comunali comuni a vari
vicini ». 7
Presallo, fr. Vendrogno, CO: da presa (v. voce preced.)?
Presanella, montagna, nell'alto Bresciano. Viene in mente che possa essere,
per es., un « presinella», doppio diminut. dal presa di cui v. le voci preced.
od un « pratensianella », v. Presolana.
Presedio, fr. Lodi: forse non da PRAESIDIUM (v. Presezzo), ma forma mal
raffazzonata in luogo di Presòi « praticelli »: v. la voce seg.
Preseglie BS, dial. Preséj = Presegis a. 1192, Preseli e 1470: può
riflettere la forma plur. di *presèll « praticello »; oppure un *presilia, da pre-
sa: V. q. voce.
Presegno, fr. Lavenone, BS (a m. 977), = Prezegno a. 1286, Lib. Poth.
Vi si volle vedere un PRAETER .SIGNUM «al di là del confine » (1: ma non
sembra essere che un derivato dal gentil. rom. PERCENNIUS. Che se dovesse
riportarsi od a PRATUM, od a presa, avrebbe un suffisso mal determinabile.
Cfr. un Prassegna, Battisti, Nomi Bolzan., 123. i
Presenderolo (Corno-), monte, Ardesio BG: nome composto di PRATUM e
un diminut. di senda « sentiero » (0 di SEMITARIUM).
Fresezzo, BG, pr. Ponte S. Pietro: = de Presidio, vico Prexidio,
a. 920-996, Presezio a. 1263 (Mazzi, 369): riflesso sicuro di PRAE-
sIDIUM, nel signif. di «corpo di guardia » ‘(v. Salvioni, Not., III, 93). E v.
Preducla. °
Presio, torrente, Sondrio. Forse connesso con presa: v. questa voce.
Presolana (la), montagna nell'alto Bergam.: forse = loco Prazola a.
988 (Mazzi, 175): onde sembra un aggettivo recente in -ana tratto da una
voce *praizzoeula « praticciola » (1).
(1) Si confuta da sè la leggenda che la «Presolana» abbia ivuto (o) la una
la 1 bi a il nome d:
sconfitta (« presa») subitavi dagli « Alani». V Brasi, Mem. Storiche, ècc., citato in
Corogr., 754,
PRESIONICUS (vicus qui dic.-) o Persionico, a. 867, 962, luogo non
identificato, forse nel Bergamasco (v. Mazzi, 370). Forse si può ricondurre:
a un aggett. *PersonIcus, dal n. gentilizio PERSONIUS.
Presso, fr. Sale Maras., BS: « praticcio »?
Prestabbio, pr. Cologna di Castello di Brianza, CO = Cassina de Presta-
bio a. 1456. Sarebbe stato già, secondo la Gr. Illustr. (II, 904), un Prae-
stabulum. In realtà non sarà che un composto di pra e stabbi, voce:
lomb. che vale « porcile ».
Prestinara, fr. Roverbella, MN: è la voce lomb. prestinera « fornaia».
Prèstine fr. Bienno, BS. Nella Corogr. si dà come scorretta, per questo luogo,.
la forma Prestenone. Poichè esiste però anche Prestinone, fr. di Craveggia
(Novara), e questo è quasi certamente accrescitivo di prestìn (la nota voce
lomb. ‘per « forno »), può divenir probabile che la pronuncia Prèstine (in
luogo di Prestìn) sia stata dedotta essa non legittimamente da Prestinone, che:
già abbia designato un luogo vicino (alla stessa maniera, da Regoledo si
dedusse Régolo, v. questa v.). Stando al nome per se stesso, il Pieri (Not.,.
23) lo deduceva da un possibile nome etrusco *PRESTINA.
Prestìno, fr. Breccia, CO; altro, fr. Tovo S. Agata, SO; un terzo, fr. Grave-
dona, CO: lomb. prestìn (PISTRINUM) « forno ».
Prestone, fr.-Campodole., SO: abbreviatura di prestinone? V. le voci preced.
Presura, monte, Lecco; PRESUR’ALTA, PR. BASSA, PRESURECCIA,
Valdisotto, Bormio: è la voce valtellin. presurs « casa con terra e fondi at-
torno », (Topoless. lomb.: invece nel Voc. borm. del Longa: « fondo so-
leggiato »).
Pretta, Prettin, nome di due fondi, Pizzighettone, CR: forse da *pradètta
(prato)? O dal cogn. veneto: Preto? Cfr. nel Bresciano, PRETE, PRETI,
n. loc. {Gnaga)
Prevalle BS: nome dato di recente ai comuni riuniti di Goglione Sopra e
Sotto (Gnaga). Dice, ad ogni modo: «prato della valle ».
Prèvede (Cascina del-), fr. Borghetto Lod., PREVADINO, pr. Castell.
Mend., MI: milan. pròvet « prete ». Col suffisso che è in Cavrèccol (v. que-
sta v.): PREVEDECOLO, pr. Fraine di Pisogne, BS.
Prevostura, fr. di S. Colombano al L., MI; un’altra, casa di villegg., presso
Calò di Carate Brianza; Prevosturina, già luogo pr. Lodi: così dette
per esserci state prebende o benefici di prevosti, o talora degli Umiliati
(v. Agnelli). Prepositurale è attributo di una fraz. di Nave, BS. Si diceva
un tempo Prevostura anche il complesso dei comuni che già formavano la
parrocchia di Primaluna. Una PREVOSTURA (dial. Prostitra), cascina pr.
Chiari, BS. pi vità
i 4
PREZZATE 448
Prezzate, fr. Mapello, BG, distinto in: di sopra, e: di sotto; = Pregiate
a. 806-919, vico Prezate, Preziate, Pregiate a. 977-1081), Pre-
sate a. 1097; Prezate sec. XII (Mazzi, 368): lascia supporre, forse,
un derivato dal lat. PRAEDIUM « podere », con suff. -AT-. Non può venire,
data la 27, dal n. pers. rom. PrECIUS (Rohlfs).
Priezzo, fr. Tremosine, BS (dial. Pries) = Priezzo 1186 (Odorici) donde
SOM-PRIEZZO è derivato con suff. -ezzo da PETRA (dial. preda)?
Frignòle, casa, Bovezzo, 25, dial. Brigriòle: dal bresc. brignò! « prugna ».
Prima, alpe, pr. Canzo, CO, così detta per essere bene esposta al sole? V.
Primolo e voci segg.
Primaluna CO: si scriveva anche Prima Luna; generalm. si chiama La Pie-
ve (v. Pioverna). Non si tratterà certo di PRIMUM LUMEN come vorrebbe
una vecchia tradizione (v. Gr. Ilustr. Hi, 980): ma prima vi designerà forse
una positura soleggiata, e luna la forma ricurva della valle {1).
Primocerio, loc. Orzinuovi. BS. dial. Primossère: da un «primicerio » (vedi
Gnaga).
PRIMOLINGO, luogo del Cremonese non identificato, ramment. in una
carta dell’a. 1022 (Cod. Crem., I). Sarà un derivato in -engo dal n. pers.
Primolo?
Primolo, fr. Chiesa, SO: anche qui si tratterà di un diminut. di primo, ad
indicare un tratto coltivato e ben esposto: v. Premolo.
Priora (la-), fr. Massalengo, M/. Fu già possesso dei monaci cluniacensi di
Lodi (Agnelli); onde certo si ragguaglia ad una «terra del Priore», esclu-
dendosi il PRAETORIA (-domus), sospettatovi dal Salvioni (Not., IV, 15).
Promo, fr. Vestone, BS, dial. Pron = Preomo, a. 1251 (Lib. Poth.). Sarà
forma contratta da praén « pratone »?
PROMORAGO, luogo ora non più esistente pr. Ponte Nizza, PV (Cava-
gna): “*PrIMARIACUS, dal n. pers. PrimarIUSs (cfr. Pieri, Serchio, 59 p.
Promiana).
Propio, fr. Loldi: Da un nome pers. ProPRIUS?
Prosèrpio CO, vill. in sito montuoso, poco lungi da Castelmarte (Valassina),
‘dial. Proserpi: = loco Proxervi sec. XIII (Lib. Not., 124), Puser-
bium a. 1476 (Gr. Ilustr., II, 1015). Si voleva vederci il ricordo di un
culto a PROSERPINA (v. Chiesi, Como, 220): ma o si tratterà invece di un
nome deriv. dalla parola PRosERVI che nel Du Cange è intesa « qui ex servi
(1) Secondo una leggenda, uno della famiglia Della Torre, che era di Primaluna,
‘avrebbe partecipato ad una crociata, e sarebbe stato il primo a salire sulle mura « forse
«di Damasco », impadronendosi della bandiera con la mezzaluna: onde il nome del paese!
| 449 PULCIANO
nascuntur aut nascentur » (v. però su questa voce i dubbi del Seregni, p.
5 segg.), o fors’'anche composto di « prato» e di SERVIUS, nome gentil. lat.
Prospiano, fr. Gorla Min., VA, = locus Precepiano sec. XIII (Lib.
Not., 279). Insieme col Precipianum o Princip. pr. Arquata Scri-
via (v. Bollea, Cartario di Precipiano: citaz. del Massia) rifletterà un aggett.
in -ANU dal nome pers. PrINcIPIUS (anche di lap. lomb.).
Prosto, fr. Piuro, SO: forse pari a prevosto? V. Prevostura.
Provàglio, Val Sabbia, BS: distinto in: di sopra e: di sotto: dial. Provàj;
PROVAGLIO d’Iseo, BS, dial. Provaj, = de Provaglio a. 767 (Cod.
Long.), Provallio a. 1083 (Brixia S. III); plebis Provallii, a. 1193
(Odorici, VI): luogo posto «sul margine di un terrazzo, alla sommità di un
dosso » (Bottazzi, 100), alle falde del monte Cugnolo. E’ da derurre, con
suffisso -AaLIUS, da quella voce dialett. prova (= ital. proda, v. Arch. Glott.,
XV, 183) che, col significato di tratto di terra, per lo più prativo, sulla
china di un monte o di un argine, esisteva nel dialetto vicentino e donde
ebbero vari toponimi le Venezie (Top. Ven. 285). La conobbe anche Ber-
gamo; v. infatti un: locus ubi dicitur Prove (pr. Antignano di Bergamo)
ad a. 975 (Mazzi, 24) E cfr. Provezze.
Provezze, fr. Provaglio Iseo, BS = Provesiis sec. XIII; corrisponderebbe
ad un ital. « prodiccie v: v. la voce preced.
Publino (Alpe di-), Sondrio: dimin. di pobla « pioppo ».
Pudiano, fr. Orzinuovi, BS dial. Pudià. Sembra veramente un *POTILIANUS
da un gentil. *PoriLIus (cfr. POTIUS).
Puegnago BS: sarebbe detto Povegnago (S. Fiorano di-) nel sec. VIII,
poi Puviniaca, Piveniagi, a. 1016 ecc, (Bottazzi e Gnaga): e co-
munque un *PoPIniacus dal gentil. PoPINIUS.
Puerza o Puersa, loc. a 630 m., pr. Degagna, BS: = Pathoerza a. 1200
(Odorici). Pare di leggervi un composto (post?) TUDERTIAM (dal n. pers.
rom. TUDERTIUS).
Puginate, fr. Bregnano, CO, dial. Puginaa: Il Rohlfs lo ravvicina a Pusgna-
no (v. questa v.), e lo spiega, insieme con quel n., dal n. pers. PUSINNUS.
Pugnàga, (Cascina-), casale, Anzano, CO: forse *APPONIACA, cfr. Pognano.
Pugnòlo, fr. Celladati, CR: forse *ArronioLus, dimin. del gent. APPONIUS?
Pulciano, fr. Toscolano, BS, dial. Pulsà: = Pulciano sec. XII? (Bot-
tazzi): come l’attributo di Monte-pulciano di Siena (v, Pieri, Arno, 176), de-
tiverà forse anche questo da un aggett. *PuBLIcIANUS (dal gentil. PUBLICIUS).
29. - Diziunario di toponomastica lombarda
PULIGNANO 450
Pulignano, fr. Lodi (Agnelli): *PULLENIANUS dal n. gentilizio PULLENIUS, 0
*POLLINIANUS da POLLINIUS.
Pumenéngo BG: = contrada Piumenengi a. 1366 (Arch. St. L. 1902,
245): probab. derivato in -engo dal cogn. rom. PLEMINIUS (Sch.).
PUPIA (la-), fu già nome di un fiume cremonese: ramm. ad a. 1288: =
fluvio Pipia a. 983; cfr. un: loco qui dic. Pipia a. 1080 (Cod. Crem.,
I, 86). Forse è da dedurre dal nome gentil. Pupius. V. Muzza.
PURGATORIO, fu già nome di una fraz. di Senna Lodig.: forse per una
cappella così chiamata?
Purge loc. pr. Mantova: dial. Purach: è la voce purgo «purgatoio di pan-
ni», di cui v. Top. Ven., 339.
Puria, fr. Valsolda, CO: lat. ecc. Puria. La sua chiesa, scrisse il Fogaz-
zaro, sta «sotto un anfiteatro di dirupi ». Può bastare questa circostanza
a spiegare il nome in rapporto alla voce bresc. pora « paura » (lat. *PAvo-
RIA); cfr. qui Poewjra. Saranno suoi omonimi: Monte PURIA e Val PU-
RIA (dial. Pòria) di Tignale BS (qui la valle è esposta a settentrione); e
presso Limone, una Valle PURA.
>
Purisdòmini, fr. Piateda, SO: fa pensare a Pravisdomini friulano (prato-Vi-
cedomini); qui forse un *Previsdomini può esser divenuto poi *Pervisdomini,
Peris-, Puris-?; cfr. Vallisnera di Reggio, già VALVICINARIA.
Pusàno, Almenno S. Salv. BS: = ubi dic. Pu sslano, a. 1028 (Rota,
Almenno, 53): da un lat. #PusianuM, dal nome pers. PusIus,
Pusgnano, fr. Cremia, CO: forse rispecchia un *PUSINIANUS: cfr. PUSILLIUS
(v. voce seg).
Pusiano CO, = Pucilliano a. 1288 (Bonvesin), Pusliano a. 1456:
è un “PusiLtianus dal gentil. PusILLIvs (cfr. Pieri, Arno, 117).
Pusla (val-), Clusone, BG: un PAUSULA? V. Pòsola.
Puspè!, bosco sopra Baiedo, Valsass. percorso da un sentiero dal basso al-
l'alto (Orlandi). Vi leggerei un POST *SAPELLUM «al di là del terrapieno »
o dello «stretto passaggio »: v. qui Zapello.
Puspiada cas. pr. Lenno, S. Martino Calvi, BG: pos- Piada; «dietro a
Piada »: v. questa voce.
Pusterla fr. Civo, SO: non da it. pusterla (v. Casalpusterlengo), ma da *ro-
STERNULA diminut. di POSTERNA « a tramontana » : per cui v. Prati, It. Dial.
VII, 243.
Puzzano, fr. Almenno!S. Bart., BG: aggettivo in -anus dal gentil. PaucIus:
efr. Pucciano, Pieri, Arno ,171.
Quacino, QUACIONE loc. pr. Casteggio, PV, dial. Quacèn, Quacioni: «ace
quitrino »: cfr. Quaggi.
Quadra (-alta e Q. bassa), fr. Tremosine, BS: in questo quadra vedremo un
sinonimo di quel veron. quara « striscia di terra », donde vari nomi locali
(v. Top. Ven. 287). V. la v. seg. e Quadre e Squadra.
QUADRA D'ISOLA. Fu questo il nome di una parte del territ. di Ber-
gamo (fra Adda, Brembo e Valle Imagna); Quadra di Rovato si disse la
parte occid. del territorio di Brescia: ecc. Qui quadra ricorre nel senso di
« divisione amministrativa », v. Stat. Val Trompia, 1385, in Serra, Com.
Rur., 30.
Quadraa (el-), piano a prato, pr. Pasturo: « quadrato ».
x
Quadre, fr. Roncoferraro, MN; un altro, prato sui monti di Pasturo, CO:
plurale di quadra, nel primo dei signif. or ora veduti, V. Quatrello.
Quadro (Valle del-), Grigna Sett.; QUADRO, loc. Casteggio, PV. QUADRI,
casale, Pessina Cremon.: forse quadro « appezzamento quadrato ».
Quadrébbio loc. pr. Sondrio; QUADROBBI, loc. pr. Edolo «dov'è un in-
crocio di mulattiere » (Gnaga): *QUADRUVIUM « quadrivio », V. Carobbio.
Quadronno, torr. affl. dell'Olona, Varese: forse è accrescitivo di quadra (v.
questa voce).
Quadronno, via di Milano, = in Cadrono a. 1082 (Giul., II, 577), e
così «in docum. chiaravallesi dei secc. XII e XIII » (v. Colombo, Mil., I,
52). Eliminando, come forse non attendibile, l’identificaz. di questo 1. con
un Cadalono, dell'a. 992 (Rota S. Ambr. 16), è difficile stabilire se
il rivo Cadrona, ricordato in un diploma dell'a, 1191, abbia dato il
nome a quel luogo, o l'abbia ricevuto da esso: forse è più probabile il se-
condo caso: il che darebbe ragione al Torre (v. Colombo, ibid.) il quale
parla di un «terreno che ivi possedeva l’ospedale di S. Lazzaro, di circa
400 pertiche », il quale « formava un gran quadro di coltivata terra ». Per
QUADRUPANA
452
il Serra (NII. lomb.) il quadrone di cui si tratta designerebbe una lastra o
blocco di selce squadrata, com'erano quelli delle strade antiche romane:
cfr. una via dic. Quarronis, canaves., a. 1252. — Non pare poi sia
affatto il caso di pensare, come faceva anche il Colombo, ad un nome di
origine preromana. Per i nomi in -onno v. Introduzione.
QUADROZZA, nome di una porta di Mantova (v. Rer. It. Script., XXIV,
XII, 62): accrescitivo di QUADRA: v. questa voce.
Quadrupana, cas. pr. Induno, fr. Varese (Corogr.). Sembra aggett. recente
con suff. -ANA, forse da quadropi « quadruplo », che ho dal Vocab. bormino
del Longa: allusivo, forse alla riunione di quattro poderi. O invece, da Qqua-
DRUVIUM, v. Quadrobbio?
Quaggi, fr. Garzèno, CO; insieme coi Quacino, -ione già veduti, e coi Quac-
chio toscani cit. dal Pieri, risale ad AQUACULUM.
Qualace (canale di-), Pasturo CO; QUALINO fr. Costa Volpino, BG: forse
non sono altro che derivati di AQuALIS «canale »: cfr. bormino agua-
là» «canale di derivazione » (v. Top. Ven., 245). Cfr. i QUALEII 1. sui m.
di Pasturo; ed un QUALÉVA, prato, in quei pressi (Orlandi).
QUAQUARONE (Grumellus de-), loc. pr. Bergamo, a. 1233 (Mazzi, Sub.,
80): dev'essere un soprannome di persona, forse affine alla voce ital. squa-
cquerone.
Quaranta, monte, Gandino BG. Come tanti altri nomi derivati da numerali,
alluderà al numero di misure di terreno (pertiche?) che vi formavano una
proprietà. Meno chiaro: QUARANTE, cascina, Chiari, BS.
Quaresimina, fr. Lodi: dalla famiglia Quaresmi (Agnelli).
Quarena, fr. Gavardo, BS. Insieme con Quarena, nome di una valletta pr.
Malesco di Val Vigezzo (Novara), sarà forse uno dei tanti derivati da AQUARIA
(cfr. Top. Ven., 245). Un QUARONE, cascina, Giussago, BS, va forse con
Quadrone, v. sopra.
Quarti, casale, Gere Caprioli, CR; un altro Castened. 8S.: da quarto, forse
nel signific. di misura di terreno? V. Cartabbia.
Quartiano, fr. Mulazzano, M/, = Quarteliano Manar.: è certamente
aggett. in -ANuS dal gentil. QUARTILIUS.
Quartiéri, nome comune di alcune frazioni pr. Cremona; QUARTIÈR Corna,
in Casalmagg., CR; QUARTIERE, fienile, Montirone BS; la parola quartiere,
nel signif. di « suddivisione di territorio » (o in quello del lat. QUARTARIUS
« modus agri », cfr. tosc. Quartajo ecc. Pieri, Arno, 323) ritorna in VIQUAR-
TERIO (Vilquarterio, Guida Eccl.), di Pieve Eman., MI; = Vico Quar-
terio sec. XIII (Lib. Not., 138), ed in QUARTIRONE, fr. Casaletto Lo-
digiano. V. Top. Ven., 357.
453 QUINTO ROMANO
Quarto Cagnino, QUARTO Oggiaro: v. Cagnino e Oggiaro.
Quarzano, fr. Pognana, CO: *QUARTIANUS, aggettivo dal gentil. QuARTIUS.
Da un aggett. *QUARTIANICUS: QUARSANICO, baite, Sellero, V. Ca-
mon. V. Squarzanella.
Quàtica, fr. Prevalle, BS (già Acquatica), dial. Quàtica: mi par proprio una
« acquatica ».
Quatrelle, fr. Felonica, MN (anche Quadrelle, Corogr.). Lo credo forma di-
minuf. di quadre: v. questa voce.
Quattrocase, fr. Casalmagg., CR; assai ovvia composizione; QUATTROCA-
SE, fr. Poggiorusco, MN, dovrebbe il suo nome (secondo la Gr. IIustr., II,
568) all’esservi stata fondata la chiesa, nell’anno 1488, da quattro famiglie
del luogo. Lo Gnaga registra anche, nel Bresc., un QUATTROCAMINI,
Rivolt., e QUATTROVIE, Calcinato.
Quattroville (dial. Quatarvile) fu già il nome del comune oggi detto Vir
gilio, presso Mantova: l’hanno formato « quattro ville » (cfr. Treviglio), cioè
Pietole, Cerese, Parenza e Villaguarda.
Quingèntole MN. E’ la forma femm. del diminutivo di QuincenTI latino
« cinquecento ». Va posto quindi accanto, oltre che al testé citato Quaranta,
a Trecenta e Scienta di Rovigo (per questo, eguale a SEPTINGENTA, v. Nomi
emil., 19), a Quarzenti e Quargnenta veneti (QUADRINGENTI, Top. Ven., 357), e
particolarmente Ml Cognento modenese, che è un altro QUINGENTI (v. i miei
N. loc. emil., s. Cognento). Come avvertì il Pieri (Arno, 351) questi « son
nomi ellittici: ma ignoriamo qual sia il termine taciuto »: che sarà poi vario
(iugera? capita? agri?).
Quintano CR (a 5 miglia dalla città); QUINTANO (il-), fr. Castelli Calepio,
BG: = Quintano a. 998 (Mazzi, 372): derivano, in ogni caso, come
agrettivi secondari, da quINTUS. Ricordo quintano « capocinque » dei vocab.
ital: cfr. qui Squintani.
Quinté (Ca' del), fr. Borghetto Lodig.; con Quintera, già nome di un
luogo pr. S. Martino in Strada, M/, deriverà « dalla famiglia lodig. dei
Quinterî» (Agnelli) — A Milano, anche cogn. Quintè.
Quintilago, fr. Presceglie, BS, dial. Cantilàch, = Quintilaci a. 1192
(Bottazzi) (nello stesso comune sono Macenago e Zernago): non sarà forse
altro che un derivato in -Acus dal nome pers. roman. QuInTILLA (o QuiNn-
TULUS?).
Quinto Romano M?: era già S. Romano ad Quintum (per trovarsi a 5 miglia
da Milano, un miglio dopo Quarto Cagnino, e due prima di Settimo Milan.).
Non sorprende la caduta del Santo (ivi presso c’è la fraz. Sì ROMANELLO),
poichè anche Sesto S. Giovanni si trova scritto pure Sextum Johan-
QUINTOSOLE 454
nis; e ricordo che, ad es., Mansuè di Oderzo (Treviso) era già S. Man-
suetus (v. Top. Ven., 121, ed anche Cipolla, Ant. docum. dei Ss. Pietro
e Temisto, p. 49). Cfr. qui Terzagni.
Quintoséle, fr. Milano: = Quintisolo (Bombognini, 242), Quinto-
solo in registri del sec. XVI: vill. fuori Porta Vigentina, ad un miglio e
mezzo ad Est di Quinto Stampi (v. questa voce). Quasi certamente sarà da
riconoscervi dunque un *Quintizzoeul, dimin. di Quinto: cfr. Quar-
tesolo! pr. Vicenza (inteso un po’ diversamente in Top. Ven., 351), ed altrove
Ottavello ecc.
Quinta Stampi, fr. Rozzano, M/: «ad QUINTUM » (lapidem) da Milano:
contraddistinto col cognome della famiglia Stampi (de Stampis, a. 1225).
Quinzanèllo, fr. Dello, BS: dista circa 15 km. a Nord da Quinzano: ma
non pare dubbio che sia stato così chiamato in dipendenza di quello stesso
« fundus QUINTIANUS »; che dovett’essere molto esteso, essendo stata la gente
QuINTIA, al dire della Corogr., in Brescia, molto cospicua, anche per ric-
chezze. Sa poi di inutile sforzatura la spiegazione comune (v. Guerrini,
Brixia S. I, 20) che vede in Quinzanello un composto: Quinzano d'Ello:
benchè il luogo sia vicino ad Ello (v. questa voce). Che se la cosa fosse vera
l’Ello potrebb’essere inteso, piuttosto che come nome del paese, come il no-
me dell’Aello (Adello?) che diede alla sua volta il nome al luogo.
Quinzano d'Oglio, BS = Quinzano, a. 1095 (Brixia S. II); QUINZANO.
fr. Sumirago, VA: *QUINTIANUS, aggett. di QuINTIUS (v. voce preced.).
Ne provenne un cognome, onde ebbe il nome la Ca’ de” QUINZANI, fr.
Gadesco, CR.
Quisa, torr. affluente del Brembo, BG: = Quesa (locus qui dicitur-) a.
955, Quesa (currit-) a. 1183 Mazzi, 255), Par di vederci un AQUENSIS
{ ACQuoso ».
Quistèllo MN, = Quistello a. 996 (Cod. Crem.), Custello, Clu-
stelli (loco ubi dic.-, curtis-) a. 1007-1105) (il primo è nell’atto di donazio-
ne della terra all’abb. di S. Benedetto, da parte del figlio di M. di Canossa);
v. Ugo Ruberti, Quistello, a. 1899. V. voce seg.
Quistro, fr. Persico Dosimo, CR: = Questres, Questro a. 753, 930
(Tirab. St. Nonant.), Quistro a. 996 (Cod. Crem.). Penso sia stato detto
così per essere in luogo acquitrinoso: #*AQUESTRIS (cfr. acquitrino = acqui-
strino). Onde mi sembra che il precedente Quistello deva esserne come una
forma diminutiva: piuttosto che un dimin. di AcquISTUM; benchè la voce
acquisto ricorra in un doc. dell’a. 934 (Cod. Long., 932) col signif. di « quei-
lo che si può guadagnare sul prodotto del fondo locato ».
wr.
Rabaione, luogo pr. Bestazzo di Cisuiano, M/ (Guida eccl.): cfr. i cogn.
Rabaglia, Rabaioli.
Rabattone (Mezzana-), PV: « territorio compreso fra il Po ed il Terdoppio,
alle cui alluvioni fu conquistato » (Chiesi, Pavia). Il nome sarà da rav-
vicinare al verbo milan. rebatt «ribattere»: onde rebatton d’acqua «rove-
scio»: cfr. i vari Rabatta, Ribatti, toscani, di cui tuttavia è pure difficile
riconoscere il vero signif. (Pieri, Arno, 385). Cfr. Rebecco?
Rabaù (o Rabù), torr., Tradate, VA (Corogr.) Forse affine alla voce seg.?
Rabbia (Valle di-), affl. dell'Alta Val Camonica; dev'essere lo stesso nome
RABBIA (RABIDA) che si dà a quei punti dove la corrente del Ticino (da
Sesto a Pavia) è più rapida, a causa della maggiore pendenza. Già in un
doc. dell’a. 1220 (v. Giulini, IV, 259) si parla di un’« aquam rabedem seu
rabicam ». E. v. Rabbiosa. Con questi nomi può forse avere rapporto il n.
del Pizzo RABBI (o Matto Rotondo), fr. Gravedona; e RABBINA, fraz. di
Sesto S. Giov. MI. Sul n. rabbia nella topom. v. poi Prati, It. Dial. VII, 245.
Rabbiosa, torrente affi. della Val San Giacomo, Chiavenna: così detto per
il suo corso precipitoso. Anche un ramo del Tartaro presso Mantova ha
l’appellativo di RABBIOSO o FUGA. Altri fossi o torrenti, detti Rabbioso
o Raboso in Top. Ven., 233.
Rachi (Ca’ de”) fr. Lodi Vecchio; RACO, monte, pr. Varese: certo dal co-
gnome, e questo dal n. pers. Racco (da cui Racconigi, Cuneo).
Raffa, fr. Puegnago, BS; con Raffa veronese (Top. Ven., 108) dipenderà dal
n. pers. Raffo (v. Cogn. Ven. Eug. 52).
Ragni (Cascina de’), fr. Bornasco, PV. Anche questo pare un cognome:
(presente, per es., a Milano) cfr. però Top. Ven., 192.
RAIGADA, luogo presso Oscasale, CR, ricordato in carte della. 915 e 1022
(Mazzi, 915, Cod. Crem.): ERADICATA (bosco abbattuto, donde la voce trent.
e ticin. regada, v. Serra, Vie Rom. 306): v. Gualzata, Aspetti, 14; e cfr. il
RAIMONDA 456
cogn. Radicati, che dà il nome ad una cascina pr. Cremona. Forse della stes-
sa famiglia può essere RAGAINI, loc. pr. Mairano di Casteggio, dial.
Ragaiei.
Raimonda, cas. pr. Casalmagg., CR: vi si legge bene il cogn. Raimondi.
Ràina, fr. Castello dell’Acqua, SO: dal cognome: il quale poi pare abbre-
viato da Rainiero. Dallo stesso n. person., probab., Castel RAINO, loc. suî
monte di Pasturo (Orlandi).
Ralla, casale, Rota d’Imagna, BG: forse AREALE, aggett. di AREA « spiazzo,
aia »?
Ram (-di Cecott, e -di Steven), loc. pr. Mandello, CO: quasi certamente
da ramo, 0 nella sua accezione figurata (v. Top. Ven., 177) di « canale de-
rivato », od in un’altra.
Ramèra cas. Ponterànica, BG. Si può sospettarvi un RAMARIA, collettivo di
RaMUS (cfr. it. ramaglia): ma non so escludere che derivi invece da ROMA-
RIA «strada Romea » (v. Serra, Vie, p. 272).
Rampa (la-), costa di monte, Lecco: è la voce comune rampa «salita » (v.
Serra, Vie, p. 271).
Rampeniga, fr. Gavardo, BS; casale RAMPENAGA, ivi presso (v. (Gnaga);
RAMPONIO, CO (anche Rampogno, dial. Repoeugn, Salvioni, App., 244):
244): paiono derivati dal n. pers. Jongob. RAMPONE, v. Serra, NII. Iomb.
Rancate, fr. Triuggio, Monza, = burgo Rancate sec. XIII (Lib. Not.,
199); i RANCO’, luogo della Valsolda (= Rancati, Salvioni, App., 262);
forse derivati in -AT- da rancàr (che è Io stesso che roncàr « abbattere e bru-
ciare i boschi per dissodare » ecc., v. Pieri, Arno, 323): donde anche
Ranco, v. questa voce? Il Rohlfs però, per il nostro Rancate, propone di
derivarlo da un n. pers. *Rancus (cfr. RANCIUS).
Rancio, fr. Lecco; RANCIO Valcuvia, VA «diviso in due dal fiiumicello
RANCINA »; RANGIO, fraz. Gravedona, CO; Sasso RANCIO (dial. Sass
Rané) « il balzo, scendente quasi a picco sul lago », presso Menaggio; Pia-
no RANCIO, piano paludoso, alla sorg. del Lambro (Vallassina, così G.
Olivieri). Nel Sasso Rancio si voleva vedere un’allusione (Chiesi, Como,
154) «al colore giallo infocato che offre, visto dal lago ». Il Salvioni (It.
Dial., V, 245), giustamente escludeva quest’origine, e proponeva di vedere
in questo, e negli altri Rancio, l’aggett. lombardo ranse «rancido » (anche
« tirchio »), allusivo per lui alla ripidità della via per arrivarvi: ma credo
invece ad umidità o «fracidezza » del terreno.
Ranco, fr. Angera, VA: v. Rancate.
Rangone, casc., Motta Baluffi, CR; RANGÙ, casa, Stravign., BS: dal cogn.
457 RATTO:
Rangoni, piuttosto che dalla voce rangone «stanga, palo da viti » (Boss-
hard 229).
Rànica BG, dial. la Rànga: = de Larianca, villa, vico Laranica,
la Ranica a. 881-1006 (Mazzi, 374; e v. Ponteranica) quasi certamente
è forte aferesi dell’aggett. *HILARIANICA, derivato HrLARIus, gentil. lat.
Ranteghetta (la-), fr. S. Stef. Ticino, MI: pare da un nomignolo personale.
Ranza (Cascina-), presso la Barona, MI; con RANZONE, dosso, Concesio,
BS, e fors'anche con RANZI, fraz. di Varzi, PV, = curtes Rancis, in
Ranci (833 e 862, v. Serra, Com. Rur., 70): dal nome pers. RANZO (donde
i cogn. Ranzini, Ranzoni).
Ranzànico, fr. Endine, BG: pare un derivato in -AnIcus dal gentil. rom.
RANTIUS.
Rasa, loc. pr. Varese; RASATE fr. Castelveccaa, VA: forse dicono quanto
«radura »: cfr. monte Raso, ecc. (Top. Ven., 233). Il Rohlfs però propone
di derivarlo dal n. pers. RASsIUS.
RASCAROLI (terra), luogo pr. Cremona, a. 1221 (Cod. Crem.). Se sta per
Rusc-, v. Rusco.
Ràsega, fr. Ornica, BG; altre, nel Bresc.; RASGA (strada di-), Clusone, BG;
Alpe RASGA, sul Legnone (Oliv. G., 151); RASICA (Sorgente della), Val
di Saviore, BS: è la voce bresc. e bergam. rasga « sega », « mulino di una
sega ». È
Raséi, fr. Codevilla, PV: raseti o raselli: da raso (v. Rasate)?
Rasole, luogo presso il monte di Bergamo, a. 924, = Rasule a, 1000
(Mazzi, 90): credo dimin. plur. di RAsUS «diboscato ». V. però Top. Ven.,
178. V. Rasa.
RASOLETUM loc. pr. Pietole, Mant., a. 1281, ramm. anche a. 1445 e 1575.
Secondo B. Nardi (Mons Virg.) il nome sarà stato generato « dalle pri-
me piantagioni di viti, che in dial. mant, si chiamano ancora ràsoi». V.
Videtum.
Raspalupo (Passo di-, o. di Basamonti), pr. Taleggio, BG (alt. m. 1830).
Facile vedervi un nomignolo: difficile intenderne il perchè.
Rastello, fr. Lodi. Si accedeva al luogo, dice l’Agnelli, « per un cancello
(restèl), prospiciente la strada provinciale ». Un RASTELLO, anche cas.
Cremona. E v. qui Restelbruciato.
Rasura, monte, Collebeato, BS: è voce lombarda, pari a ital. radura (v. Sal-
vioni, Quisq. 12).
Ratto, monte. Collebeato, BS: RATT, colle « erto e boscoso » pr. Ballabio;:
RAVADASSO 458
RATA, strada in forte salita, ivi presso; RATTOLE, casa, Cogozzo, BS: dal-
la v. it. ratto «erto », lomb. ratta « salita ». V. Borgoratto.
Ravadasso, loc. pr. Casteggio PV, dial. Ravadaas; RAVAGLIA, luogo pr.
Arzano di Geradadda, BG, = Ravalia a. 987 (Mazzi, 29): forse da
rava «rapa», cfr. tosc. Rapale.
Ravanera cas. Tavernerio, CO: collettivo di raven « rafano ».
Ravàra, fr. Scandolara, CR; Ravariolo (terra prativa dicitur-), anno
975, luogo nel suburbio di Bergamo (Mazzi 90): « rapaio».
Ravasina, cas. Bisuschio, VA (Corogr.): forse dal cogn. Ravasio; e questo da
rava « rapa », meglio che cfr. bergam. ravas « rapace »?
Ravella (valle della-), Canzo, CO; RAVELLO, fr. Parabiago, M/: un altro,
fr. Rescaldina MI: nulla mi pare ci soccorra a scegliere fra eventuali deriv.
da RAPA (attrav. “RAPETELLA, -UM), e pure event. deriv. da RAVA « frana,
smotta ». Analogamente per il nome di RAVELLINO, fr. di Colle Brianza,
CO: nome che so (v. Carlo Pasetti, La Brianza, 1908) essere stato sostituito
nel 1860 a quello precedente di Tognone: il nuovo nome era quello della
maggiore sorgente d'acqua del luogo. — Alla voce ital. settentr. rava O ra-
vena «smotta » saranno invece da riportare più facilmente i nIl. bresc. RA-
VAROTTO, monte, Soiano; RAVAZZÙ, Gargnano; RAVENOLA, RAVE-
DOTTO, canali, Collio; RAVAUZZO, Crona di Idro; RAVIZZOLA, Li
mone.
Ravèrio (Villa-), fr. Besana Brianza, M/, dial. Villaravee: = Villa Ra-
verio, Villa Rave sec. XIII (Lib. Not., 118, 157); cfr. la voce milan.
ravee «rapuglio, rapeto ». Il Cherubini registra l’espressione scherzosa:
ravee de Villa «mangiarape ».
Ravolédo, fr. Grosio, SO: *RAPULETUM: cfr. i tosc. Rapinale, eccetera.
Razzetti, fr. Viadana, BG: da un cognome.
Ràzziche, fr. Brescia: forse per *Rasìche (dial. Rasìgh)?: e allora da RASUS,
v. Rasate ecc.
Rea, PV. Il paese è posto lunga la riva destra del Po, dove sono alte argi-
nature: perciò il nome si può forse ravvicinare alla voce canav. rea o reia
(Rica) « ciglione erboso di monte», Cfr. Regona.
Reale (Vaso-), canale (dial. Rià)), Calvisano, MN. Sarà lo stesso che rivale:
v. Rial.
Reamoli (?), nome di un casale sulla riva del lago, pr. Limone (Garda):
RIPA MOLLIS?
Reàtico, fr. Filighera, PV: RIPATICUS? Cfr. Ripatica.
459 REDASCO
Rebbio, vill. poco a Sud di Como. Vi si scavarono lapidi romane. Il nome
m?è oscuro: propongo di ravvicinargli la voce reb los (civitatis Veronensis),
che trovo negli Statuti Veron. (a. 1276) a pag. 518 e 534, e che forse
rispecchia il lat. ‘TRIVIUM (it. trebbior.
Rebecco, fr. Guidizzolo, MN; altro REBECCO, Tavernole di Bovegno BS;
REBECCHINO, fr. Vellezzo PV: non mi pare dubbio che Ila voce rébecch
(cfr. milan. rebeccà « rimbeccare ») deva aver significato qualcosa come « op-
posto, contrario », e probabilmente « fortilizio contrapposto, controridotta ».
Ripeto la citazione fatta in Cogn. Ven., 191, n. 4 di una frase di cronaca
locale, riportata nel Vocab. mantov. del Cherubini (p. 193): «per ribecho
de Ostia [Ostiglia] el castel de Seraval fu fato fare ». — Esiste, nel Bresc.,
un altro RIBECCO (dial. Ribech), presso Lavone di Pezzaze, secondo lo
Gnaga, nome di due case «separate fra loro dalla vallicella ». V. Robecco.
Reboana, fr. Cella Dati, CR. Che sarà?
Rebuffone, località in Brescia: (oggi Giardini di Rebuffone), dial. Rebufù.
Non pare esistano testimonianze anteriori a quella del Liber Poteris, che
dà Arcubuffono; poi, negli Statuti del sec. XIII (Odorici, II, 62)
Arbuffono. Questi due riscontri storici a me paiono validi a provare
che il nome originario era davvero costituito dal composto: arco, più Buffo-
ne. Di un arco che vi esistesse, credo sia stata perduta la traccia: ma que-
sto non basta a farci considerare quell’arco una farsa ricostruzione erudita:
Timarrebbe da spiegare il Buffone. Per questo, alla deriv. da un nome di
persona (del resto possibile) mi pare preferibile quella che lo farebbe allu-
sivo o al soffiarvi forte del vento (cfr. qui Buffalòra), oppure, come vorrebbe
il Guerrini, all'impetuosità del vicino torrente. Ma questo significato sareb-
be meglio ammissibile se, non credendo alla genuinità della attestazione di
Arco, si movesse da un originario Rebuffone: dove sarebbe facile intendere
Re come equivalente all’ital. rivo o rio (lo Gnaga richiama, in proposito, il
nome di due fiumicelli che presso il Rebuffone confluiscono insieme: Re
di Artogne e Re di Sovico: v. inoltre qui alla v. Redecesio). Lo Gnaga pre-
feriva però di spiegare Rebuffone in rapporto al nome pers. REBUFFUS che
egli avrebbe trovato in un doc. bresciano del sec. XIII — Il rompicapo
dunque è uno dei più complicati.
Recòrfano, fr. Voltido, CR, = Ro ncorfanum, Ronco Orfano
sec. XI ecc. (Cod. Crem., I, 59): è dunque un'alterazione fonetica notevole
di ronco orfano: v. Orfano. Una sincope analoga è avvenuta nel n. piemont.
di Ricaldone (Alessandria), nel 1180 Runcandono.
RECOVERATA o Recovrata, nome antico d'una porta di Vigevano
(Colombo, Tic., 43). Sarà in relaz. col n. pers. RECUPERUS, di cui v. Serra,
Com. Rur., 52.
Redasco, monte, Bormio. Il Massia mi propone e)redasco (da erede).
REDAVALLE 460
Redavalle PV: «rivo de valle »? Cfr., a Verona, Pradavàl.
Redecèsio, fr. Segrate, M/ (anche Redesesio): sarà forse nome composto di
«rivo» e de sces «di siepe »? Altri composti analoghi nel Bresc.: Re-de-
camp, Re-de-castèl! (oltre a Resecco, Re-mòr).
Redefossio (o Redefossi) « canale scaricatore delle acque del naviglio Mar-
tesana... e raccoglitore delle disperse acque d'irrigazione... che fiancheggia
la via Romana da Milano a Melegnano » (Corogr.): per Ila storia di questo
canale v. Colombo, Milano, I, 84 e 98. Il Colombo volle veder nel nome
un'alterazione di *retrofosso, che dicesse «cavo posto indietro », come es-
so sarebbe venuto a trovarsi dopo lo scavo del terraggi o navigli interni.
Ad ogni modo REDEFOSSA è voce riferita anche dal Ducange (dagli Stat.
Pallavicini) nel signif. di « altera fossa circundans arcem » cfr. Refosso, nl.,
Cologna, Ven. (Top. Ven. 236); e lo stesso nome ritorna per es., nel «su-
per Redefossumb» trovato in un doc. di Serravalle (Vittorio) del sec.
XV (v. Top. Ven., 326), nonchè nel Redefossi, n. di un canale, ricor-
dato nel 1370, scavato accanto al castello di Quistello (v. Ruberti, Quistel-
lo), e nel REDEFOSSO, canale a S. O. di Ghedi, BS (Gnaga). La base
ne può essere DEFOSSUS «scavato », premessovi RE, ad indicare forse la
contrapposizione ad un’altra fossa preesistente; o forse meglio, RIVO-DE-F05S0;
v. Redecesio.
Re di Castello, monte, nelle Alpi Camon.: forse «rivo di castello ».
Redivo cas. Averara, BG (Corogr.): «arativo »?
Redécla pr. Sarezzo, BS: dimin. di REDA di cui v. s. Redone?
Redéna BG (vill. presso alla città, disteso fra piano e collina) = de Rao-
dona a. 840, fundo Raudona a. 879, 964, ad Redonam a. 1181.
Poichè leggo (in Corogr.) che il suo territ. «è coperto di boschi, di fertili
vigneti... », penso il nome si deva ricondurre a un *RUBET-ONA « grande
macchia di rovi» (attraverso un *Roedona); certamente vi si può sospet-
tare anche un “RAPETONA (da RAPETUM); od altro.
Redonda, loc. nella Grigna Sett; REDONDONE, monte, Valle Trompia;
REDONDINA, loc. pr. Casteggio, PV; REDONDÈELL, alpe, Cremeno, BS:
tutti da redénd «rotondo ». Cfr. Monte ROTONDO, e M. TONDO, al
ture bresc. Un luogo detto Rodondella, presso Varese, e nomin. nel
1064 (v. Rota, Varese, 204).
Redondesco, MN, = Retoldesco (Cod. Crem., I, 288); REDON-
DESCO, fr. Vescovato, CR, = castrum Redholdisci, Radald!
sci, sec. XI, ibid.: sono aggettivi in -esco dal n. pers. germ. Redaldo (v.
Top. Ven., 108).
Redéne, piccolo affl. del Mincio, a Ponti sul M.. MN: o sarà un accrescit.
461 REGISMONDO
di quella voce reda, che sembra ricorrere in quel territorio, e nel veronese,
nel signif. di «rivo » (v. Top. Ven., 289, n. 3); o pari a rivone (RIvuS).
Redorta, località, Branzi, BG (Corogr.); REDORTA, monte, Bondione, BG;
Val REDORTA, Bellinz.: saranno da RETORTA, ad indicare una curva o
ripiegatura. V. Retorto, Riforta; e cfr. Reduarte, n., loc. udinese,
Redotto, fr. Pozzolengo, BS; insieme con REDÙ, fraz. di Nonantola (Mode-
na, nella. 814 Reduddum) si può ragguagliare forse all’ital. ridotto
«ticetto », «opera di fortif. militare ».
Refréddo, fiumic. milanese, = Refregio in Bonvesin e negli Stati Mu-
nic, = Rivofrigido a. 1195 (Manar.); cfr. Rifreddo, tre luoghi
piemont.
Regale (Porta-), già luogo di Lodi; monte REGALE, Canzo, CO; è da ve-
dere se si tratta veramente di REGALIS, e non di RIVALIS: v. Riale.
Regandii (via di-), Grigna Sett.: composto di rivo e gandii, accrescit. di
ganda: v. questa voce.
Regàtola, fr. Bellagio, CO: «rivo Gàttola? », v. Gattolino.
Reghinèra, fr. Cavacuria, MI: donde REGHINERINA, fr. Codogno: se
nel 997 era detta Raganaria (v. Agnelli) forse dipenderà piuttosto da
regona (v. questa voce: quasi un *regonaria), che non dal nome pers. germ.
Raginhar (donde anche il n. Ranieri).
N
Reggeto, fr. Vedeseto, BG. Un LARICETUM?
Regina, nome già dato alla strada che percorreva la riva occid. del lago di
Como «da Borgo vico alle tre Pievi » (Gr. Illustr. II, 1064; Corogr., 247).
Essa sarebbe stata aperta, secondo la tradizione, dalla regina Teodolinda:
analoga tradiz. per il Ponte della Regina, esistente un tempo presso
Villa d’Almò (Chiesi, 108). Ma questo Regina, com'è vero per la Strada
Regina, da Piacenza a Pavia (onde Costa Regina, presso Camporinaldo, v.
Fiorani) e per la vigevanasca Via Regina ricordata nella. 1347 (Boll.
Soc. St. Subalp. 128, 154), deve ripetere il nome lat. mediev. VIA REGINA
« strada maestra » (anche la via Appia fu dai Romani celebrata come REGINA
VIARUM: v. le mie Tracce ecc., p. 10). Forse è di diversa ragione la REGINA
(Fittarezza) presso Lodi; come anche il Monte ed il Pian della REGINA bre-
sciani (v. Gnaga). — Dal nome di via REGIA (v. Ducange), attraverso REGIO-
LA: il rezola « vicolo o stradella vicinale » degli Stat. Mant. del 1088, donde
il mant. arzòla (Nardi, Il luogo ecc. 78). E v. qui Rezzato.
Regio (Monte-), fr. Casatenuo, CO: perchè regio?
Regismondo (Corno-), a N. di Lecco: = Zuccum de Redesmonto
Stat. Lecco. Piuttosto che un composto di Rivo — seguito da un n. pers.
REGOLEDO SE
come Gismondo (o deverb. da desmontà: v. St. Top. Ven. 174), ci vedrei
un deriv. da un nome pers. german. come *RIGISMUND (però non attestato),
Regolèdo, loc. pr. Lierna, CO dial. Regolèe, = Rev oledo, Reuledo
sec. XV; REGOLEDO e REGOLIDO, vari luoghi, SO, CO: sinonimi di ro-
vereto; cfr. milan. rògola (o rògora) « Quercus robur ».
Règolo, fr. Varenna. CO = Revolo, Reulum sec. XV, Orlandi, Se
ha davvero relazione col REGOLEDO che gli è presso, il nome sarà stato
alterato (da Régol «i roveri »), per riflesso della forma derivata Regolédo.
V. quanto si disse a Prèstine.
Règona, fr. Pizighett., CR, e nome di più fraz. e casali del territorio di Lo-
di (REGONETTA, fr. Maleo) e del basso Bresciano: = Regona Padi,
Regoneta XII (Cod. Cremon.). La voce règona nella bassa Lomb. vale
« terreno soggetto alle inondazioni dei fiumi» o «terra acquitrinosa »,
agora»: cfr. rechona, regona, a. T6l (Odorici, vol. II, Prati, NIL
friul. 109; Bosshard s. regona). Per il Rosa la voce vale « terrapieno, argine
naturale ». Per il Bosshard le « Regone » dell’Oglio sono le rive occid. di
quel fiume, presso Bòzzolo. Da Règona deriva regonasco, che indica un dia-
letto misto di parmigiano e cremonese. — V. Regòni, ed anche Rea e
Rèvora.
Regénda, cas., Corna, BG: ROTUNDA: v. Redonda.
Regòni (Val dei-), CO: è la voce regon (valbremb. sup. regù) « frana »: v.
Régona.
Regorda (la-) fondo, Pizzighett., CR: forse da un cogn. Regordi (v. Ricor-
di); opp. dall’agg. regord che in qualche dialetto vale « secondo fieno ».
Regés, torrent, pr. Bergamo, = Rigozio a. 1392, Mazzi, Sub., "780
sarà quasi certamente un «rivoccio ». Invece si spiegheranno forse da
regà « diveltare »: REGOSA, fr. Cizzago, BS, e REGUSELLA, Saronno.
V. Rigosa.
Reguscio, fr. Chiavenna, SO: probab. forma dimin. da rega « rovinare » :
v. voce preced.
Releccio (Capanna di-), Mandello, CO, dial. i Releéé: mi pare un diminut. (in
acuLus), della v. lomb. rèla « procile » (cfr. le RELE, pr. Vezza d'O. BS;
RELLA loc. nelle Grigne (cfr. la voce v. Valsass. arlètt). Ricordo però che
il Salvioni (App. II, 258) vi suppose una forma metatet. di *Lareéé (lat.
LARECTUM « lariceto ».
Remaùr, ruscello, Presegne, BS: «rio maggiore ».
Remedèllo, (-di sopra, e -di sotto), BS: = de subto Ra metelii, de
Ramedello a. 1146 (Reg. Mant.), Remetelli (Primi et Secundi),
463 RESCALDA E RESCALDINA
a. 1192 (Odorici, VI): come i Ramedello veneti (Top. Ven., 198) risale a
RAMET-ELLUM, derivato da RAMUS.
Remello cas. Pizzighett. (Corogr.). Come il n. preced.?
Remenno (Sasso-), rupe franata in Val Màsino, SO. Il Pieri (Not., 23)
propose di ravvicinare questo nome al n. pers. etrusco RAMENNA (2).
Remeselèr (alto, e -basso), loc. pr. Oltressenda Alta, BG: «rivo muschia-
io»: cfr. Mescolaro e Muscoline.
Rèmola, torr. affi. del Brembo, pr. Monterone, CO: con REMOLA (è però
dubbia la posiz. dell’accento) rivo pr. Cremeno, CO: se è alteraz, di Re-
miòla, s’intenderebbe bene «rio della mòla »; altrimenti penseremo alla
V. REMULA «crusca », v. REW 7199, e Bosshard? C'è anche un REMU-
LEN, in alta mont. sopra Pasturo (Orlandi).
Remondò, fr. Gambolò, PV (altro pr. Triulzo Mil.), Dev'essere particip.
del verbo remondà «risarchiare », col significato di «terreno dissodato,
rimondato » (Salvioni, Quisg., 364). Così REMONDATELLA luogo pr.
Abbiategr. (Corogr.). Cfr. un Rimondato, fosso romagnolo presso S. Zac-
caria (Uccellini, Ravenna). — Non mi pare ammissibile Ja supposizione
del Rohlfs, che questo Remondò possa rappresentare una forma equivalente
(con suff. -ate) ad un longob. Remondengo, dal nome pers. RAiMUND.
Renate, fr. Carate Brianza. = Renatu m, lat. eccles. Arenatum. Bi
sognerebbe escludere l’identific., voluta dal Rota (Cassic. 46) con un mediev.
Rotenate, per ricondurre questo nome ad un derivato da ARENA. Il
Rohlfs propone, come base, un nome antico Taram, attestato RENUS, o
RENA.
Reno, fr. Leggiuno, WA, fiumicello, pr. Cuvio, VA: andranno raggrup-
pati coi Reno di orig. gallica? V. qui Rino.
RENZA (Porta-). V. Porta Orientale.
Renzano, fr. Agnosine, BS; RENZANO, fr. Salò, BS: rifletteranno un ag-
gettivo: (fundus) ARENTIANUS dal n. gentil. ARENTIUS,
Renzo, fr. Lumezzate, BS: proprio da un Renzo-Lorenzo?
Rèor (Costa-), local. montuosa pr. Pasturo, CO. Cfr. Rev, e Révere?
Repellini, fr. Castelnuovo Bocca d'Adda: forse è da vedervi un cogn.
pari a Rapallini, cioè «da Rapallo », cfr. repellina «specie di corba »
Cherub.
’
Resa v. Resverda.
Rescalda e Rescaldina, M/. Il secondo nome è contrapposto al primo: il
quale può apparire come una forma verbale, simile a quella dei nomi Cat-
RESECC 1 464
tabriga, Schifanoia ecc. (e cfr. cognomi quali Pensa, Tàmbara, Tartaglia):
ma qui piuttosto che un valore d’imperativo, il verbo avrebbe quello af-
fermativo: come a dire: qui il sole, o l’aria, « riscalda ». Non ne è lon-
tano, si badi, Busto Arsizio.
Resecc v. Resverda.
Résega e Reseghina, fr. Spino d'Adda, CR; RESEGA, fr. Osio Sopra, BG:
è la voce lomb. résega «sega », usata forse ad indicare una sega da le-
gname; RESEGONE, il monte di Lecco, com'è ben noto, è detto così
(od anche Serdda?) perchè «i suoi cocuzzoli in fila... in vero lo fanno so-
migliare a una sega » (Manzoni).
Resempiano loc. pr. Bargazo, CO: certamente composto di *resìn (v. Re-
sverda) -piano.
Resentèrio, fr. Albavilla, CO: è la voce lomb. resenteri (RECENTARE, Rom.
Et. Wért., 1700), che il Cherub. registra nel senso di « bucato » od anche
di «repulisti ». Forse il luogo sarà denominato così da un lavatoio? Cfr.
Valle Resentera, Top. Ven., 233. Il Serra però (NII. lomb.) dubita si tratti
invece del nome pers. tardo lat. RECENTARIUS, in lap, milan. CIL, V, 6216.
Somiglia poi a questo n. anche un Resen tegelo, n. loc. lomb. citato
dal Rota , Varese 69.
Resinelli (Roccolo, e Pian dei-), loc. in vetta a un colle, Ballabio, CO. Ebbe
il nome dal cognome, attestato ad es. a Vedrogno e Noceno, dei Resinelli,
proprietari di quei pascoli: dedotto, come pare, il cognome dal nome di pers.
Regina (altri cogn. derivati: Regini, Resini, Reginelli).
Resmina, fr. S. Stefano Lod'g.: dal cogn. Resmini (Erasmini), v. Cogn. Ven.
149.
Resola, v. Resverda.
Respoglie, cas. Romanengo, CR (Corogr.). Da raspo?
RESTELBRUCIATO, giù nome di una porta, a Castrezzato, BS; RE-
STELLONE, fr. Mirabello, PV: lomb. restèll « cancello »: cfr. la via RA-
STRELLI a Milano. E v. qui Rastello.
Restòcco, casale pr. Milano, località che pare (v. Serra, NII. lomb.) abbia
dato essa il nome al (flumen) Restochani degli Stat. Antichi di
Milano (Giulini, III, 366), forse = Ristocanum a. 1207 (Manar.),
(ecclesia S. Jacobi ad-) Ristochanum, sec. XIII (Lib. Not): sia poi
questo da leggere Restocàno, o Restòcano. Alla sua volta Restocco secon-
do il Serra sarebbe da considerare come n. di persona in -occo (un Re-
stocus n. pers. è ramm. in c. novarese del 1178), derivato dal n. person.
Restus, forma abbrev. di *Restutus o RESTITUTUS (v. anche Serra, Ap-
punti per Asti 75). (Per il suff. -occo in n. person. cfr. milan. Battistocchi
#65 RÉVERE
da Battista, e beatocca da beata, v. Cherub.). Ma si può dubitare che si
tratti invece di un derivato da resto, nel senso di «residuo »: cfr. restòne
che il Voc. dello Zingarelli da come voce dial. nel senso di « terreno ghiaio-
so che ”resta” scoperto e nudo nel mezzo di acque correnti». Prati di
REST è n. di un terreno piano presso il torr. Magasina (medio Lago di
Garda); altri due RESTO, pr. Tremosine e Degagna, registra lo Gnaga.
Si cfr. ancora un luogo detto RESTONE, sopra Edolo, BS.
Resvérda, monte, Edolo; dev'essere un composto di «resa verde ». Quel
Resa ritorna nel nome di alcuni « pascoli erti e ghiaiosi sulle sponde di
vallette » (bosch de Resa, li Resola, Resecc o Resaccio, Resa-moga, Resa
de Valeccia, Resa de Tort) segnalati nel territorio bormino dal Longa (p.
297, 301, 307, 314). Anche la Topoless. Lomb. registra la voce valtell. resa
« pendio uniforme con rocce a fior di terra, fra le quali è un poco di
erba; pascolo magro ». V. anche qui, Rez.
Retégno, fr. Schignano, CO, dial. Artégn (ivi la tradizione dà come esistito
già un castello); RETEGNO, fr. Fombio, M/. Insieme con RETENATE.
luogo pr. Vignate, M/ (= locus Retenate sec. XIII, Lib. Not., 96),
questi nomi può sembrare che alludano a qualche «ritegno», o argine,
di corsi d’acqua. V. Sustinente.
Retérbido PV: dove sono «sorgenti d’acque solforose o salsoiodiche »
(Vidari, I, 69). Lungi dal corrispondere ad un LITUBIUM antico (?), dirà
bene « rivo torbido ».
Retorto, canale, Cîema; RETORTO, casale, Cappella Cantone, CR; RI-
TORTO, fiumicello, Lecco: « rivo torto » (cfr. Top. Ven., 268). E v. Redorta.
Rév, alpe in quel di Pasturo «tutt'altro che in piano ». Per supporvi un
derivato da RIPAE si dovrebbe superare la difficoltà fonetica che si accenna
qui s. Révere. Lo stesso accade (dal lat. RIPULA?) per il n. di REVORA,
anch'essa local. sopra Pasturo, dov'è un «bosco assai scosceso » (Orlandi).
E v. Réor.
Revellino, fr. Lodi. Ebbe il nome da una fortificazione distaccata, costruita
nel sec. XV (Agnelli).
Révere, MN, dial. Révar: = in Refere a. 818, Insula Revere
a. 1194, plebe de Revere a. 1160 (Tirab., II, 248) insula Riveriîs,
Riveri a. 997, 1021 (Reg. Mant.). Il borgo sta sulla riva destra del
Po e può ammettersi senza sforzo che il nome rispecchi perciò un latino
RIPULAE (rive piccole, o basse?, cfr. Rivoli veronese, già Rivolae, Rivoli
torinese e i Ripoli di Toscana): poichè Révere è in quella parte del territo-
rio mantovano, dove giungono o giunsero, tendenze romagnole: e la Ro-
magna conosce /èbar per libero, veppare per vipera ecc. (v. anche Bertoni,
It. Dial., 70, D’Ovidio, Gramm. Stor., 207) .
30. - Dizionario di toponomastica lombarda
REZ 466.
Rez (i-), località di Valdisotto, SO, solcata da vari rez, « stradelle erte ed
alpestri » « canali di strascico per le legne dei boschi » (v. Longa); REZ-
LONCH, ibid, REZALT, Val di Dentro, SO: composti con «lungo », €
«alto ». V. Rèzzalo.
Rezza, vill. pr. Osteno, CO, dial. Rèscia. Secondo il Salvioni (It. Dial., V,
243) sarebbe forse dal gentil. rom. RAETIUS: difficilmente può trattarsi
invece di resa, di cui s. Resverda.
Rezzàgo fr. S. Valeria, CO, = loco Rezago sec. XIII (Lib. Not., 86) =
Rezagho, a. 1456. Se la zz è dolce (come credo) rifletterà un deriv. in
“acus dal n. pers. attest. RecIus (v. anche Rohlfs).
Rèzzalo, cas. e alpe, Sondalo SO, dial. Ròèzel, donde ha nome il torr.
REZZOLASCO. E’ la forma diminut. di REZZO (dialetto Rez), nome
del torr. e della Valle di Rezzo (v. Longa, 307), e che non è altro che rez
« stradella erta », « canale di strascico »: v. Rez.
Rezzano (Madonna del Carmine in-), loc. presso Truccazzano MI (Guida
Eccl.). Non sarà forse diverso che per il suffisso dal n. Rezzago. V. questa v.
Regzato, BS, dial. Rezzat: = Regiade a. 837, locus qui dico Rezate
a. 1022 (Odorici, III e V). Poichè vi passa la via REGIA (Brescia-Desen-
zano), donde anzi qui si dirama la via per Salò, mi pare che il nome possa
derivare dal nome di questa via (regia, con suff. -AT-).. V. Regina. Però
il Rohlfs lo farebbe venire dal n. pers. REGIUS: v. Rezzàgo.
Rezzònico, fr. S. Maria Rezzon., CO, dial. Resciònich. Se è valida l’iden-
tific. fattane da Ett. Galli (S. Cristina, 21) con un Ravezonico di
certa carta m.evale, sarebbe da rifiutare l’etimo proposto da C. Salvioni
(It. Dial. V, 243) (un derivato dal n. pers. RaETIUS), e converrebbe de-
durre questo nome da quello del ravizzone (lomb. ravissò); meglio che da
RAVA «smotta vi v. Ravella.
Rho, MI = loco Raude sec. XIII (Lib. Not.). Il Salvioni (Arch. St.
Lomb. XXIX, 365) notò come la forma curiale Raude possa rappresen
tare un vezzo grafico, simile a quello per cui il nome del Po divenne talora
nelle carte Paudo (anche faudo per fò «faggio», Stat. di Vertova,
secy XII; e come la vocale tonica ò di questo Rho, e dei Ro di Monti-
chiari e di Ferrara (vedi Ro) sembri da ravvicinare alla desinenza -ò da
“aTUS: onde propose d'intendere questi nomi con la forma participiale
ARATUS, (Il Serra, Com. Rur., 203, citò anche Arrò di Vercelli, = Rade,
anno 999: e suppose una base celtica RATUM). La congettura è vero-
simile (escluderei RAPUM «rapa», v. Salvioni, ibid.); però a me pare che
si possa preferirle quella di un aggettivo *AREATUS; osservando an-
cora che tuttavia non basta la forma attestata Raude a provare che la o di
Rho risalga ad AU, ao; e che le forme Rho e R aude possono trovare spie-
gazione anche in un originario nome personale Rodo, v. qui Rodi. Del re-
467 RIGHENZOLO
sto è ammissibile pure che Rho. attraverso Raude, risalga ad una voce
preromana, di poco diversa da Rauda, città dei Vaccei (Spagna), che il
Philipon (p. 167) ascrive allo strato iberico (insieme col nome dei famosi
«campi Raudii», dalla radice RAUD «rosso »). — Quanto alla lettera 4
che si accompagna alla R in Rho, il Salvioni ne attribuì la responsabilità
ai pedanti, i quali « pensavano a Rhodos ». Questo può essere verissimo:
se però il nome deriva da Rodo (Hrodhi, Féòrst., 885), la A potrebbe es-
sere lontano ricordo della originaria H iniziale. — Una etimologia popola-
re è riflessa nello stemma di Rho, dov'è raffigurata una ruota.
Ri, come RIELLO, RE, n. di rivi bresciani: v. Gnaga.
Rial (Costa-), loc. Pasturo, CO; RIALE, rivo pr. Mairano di Casteggio,
PV, dial. Arià (in qualche carta anche Reale); RIATO, altro fiiumicello
di Casteggio, dial. Arià: tutti derivati (cfr. riale, Bosshard 220) da RIVALIS,
= rivo: cfr. lomb. riaa «rivo» (v. Topol. Lomb.).
Rialba (Valle di-), Mandello, CO: ripa alba.
Riazzolo, fr. Albairate, MI; un altro, rio a sud di Casteggio, PV (dial.
Riassoeu); cfr. riazolum in c. ticin. del 1346: «rivicciolo ».
Riccomassimo, vill., Bagolino, BS; RICCORLANDO, fr. Borgoforte, MN
(Corogr.). Saranno da nomi di persona composti alla maniera del cogn.
Riccoboni ecc. (Cogn. Ven., 167).
Ricéngo CR, = Rivircingi castrum Rivinzingo anno 1066
(Cod. Crem.), lil Lupi lesse Ravicengo, Ruvicingo, v. Mazzi,
383): sarà dunque forse un RIVuS Winizingo, con una forte contrazione.
Ricetto, n. di una via pr. S. Colombano al L., dove, (secondo il Fiorani,
p. 43), sorsero case di agricoltori e operai attorno alla Certosa. Il nome
viene dal lat. mediev. RECEPTUM (= retractum, restrictum loci) nel senso
di « ridotto, castello rurale dei vicini » (v. Serra, Com. Rur, 55 sgg). La stes-
5 origine vale per la (torre de-) RASET (ora detta da Planèngh), presso
Tema.
Ricottîì, fr. S. Fiorano, MI: dal cognome identico.
Ridello, fr. Solferino, MN: rivello », da rIvus (cfr. Top. Ven., p. 288).
Un Ridum, per Rivum, nell’Ossola (a. 1450) registra il Bosshard
(p. 229).
Rienza, fr. Como: forse da Righenza, nome pers.? v. Righenzolo.
Righeggîa, monte, Osteno: da un lat. RIPICULA?
Righenzòlo, valle, Songavazzo, BG; come RINGHISONE, casa, Darfo; e
ROINSONE, pr. Sèllere BS (Gnaga): dal n. pers. Riginzo: cfr. il nome
loc. trevis. Roganzuolo.
RIGOLA 468
Rìgola, loc. pr. Villanterio di Besana, M/: forse = RIPULA? (Top. Ven.,
289).
Rigosa, fr. Bracca Costa Serina, BG: vorrei crederlo un “RIPOSA «luogo
in declivio »: si trova infatti « sulle pendici del monte Piazzo, in un'erma
e selvaggia situazione » (Corogr.).
Rile, fiiumicello di Casteggio, dial. u Rì. Riflette il lat. RIVUS: (rifatto su
riale?) cfr. un Rilli maiori, Milano 1210, e un ticinese Rile de Cre-
zano, a, 1237, citati in Bosshard, 229, Anche pr. Malcesine (Ver.) un fiumi-
cello Rile (o Arìl).
Rinate, fr. Canneto s. Oglio, MN (Corogr.). Pensavo a rin di cui alla voce
seg.: il Rohlfs però lo deduce, forse a ragione, da un nome person, RENUS:
v. Renate.
Rino, fr. Edolo, BS, (dial. Rì), sul torr. Trinolo; RINO, canale, Cremo-
sano, CR e fosso, Botticino, BS. Devono essere l'uno e l’altro da quella
voce rin (cadorino anche ren, Top. Ven., 289, n. 3) che anche nel dial.
valtell. vive nel signif. di «rio, torrentello » (v. Longa, 212, e Rom., Et
Wért., 7327: gallico RINOS).
Rimoldi, v. Camporinaldi.
Rioggia, (-nuova, e -vecchia), canali, Fara d'Adda, BG (Corogr. 313, =
Riola, Agnelli?): si direbbe *“RIVUCULA, diminut. di rivus: cfr. Riola, ecc.
(Top. Ven., 288).
Riolo, fr. Lodi, = Villa Ariollo a. 1584 (Agnelli); RIOLI, fr. S. Rocco
al Porto, MI; RIOLO, nome di un « dugale » (canale), Motta Baluffi, CR:
diminut. di rio (RIVUS).
Riozzo, fr. Cerro al Lambro, MI: «riv-occio ». V. le voci prec.
Ripa, solo o in composiz. (ad es. RIPALTA, dial. Riolta, di cui ve m'ha
parecchie in prov. di Cremona, contraddistinte con vari attributi, come
Arpina (v. questa voce) Guerina (detta anche Rivoltella, Riultèla) Nova,
Vecchia. E° nome di vari luoghi situati lungo un fiume. RIPA D'OGLIO
è attributo di Scandolara (CR), e di S. Paolo, fr. di Piadena CR. V. Riva,
Rivalta.
Ripaldina, fr. Arena Po, PV: sarà forse da un cogn. Ripaldini, dal nome
pers. Ripald (Férst., 1258). Da Rotpald, invece, il luogo detto Rotepal
dingo in carta berg. ricordata dal Mazzi, XXXVI.
Ripòldo, fr. S. Stefano Ticino, MI (Corogr.): dallo stesso nome person.
di cui all’art. preced.
Riposo, cas, pr. Cremona: da una sosta che vi facevano i cavalli? V.
Polza e Pòsola.
469 RIVIERA
Risara (Ruota-), fr. Casaletto di Sopra, CR: vi stanno appunto risaie.
Riso, fiumicello (e Valle del-), Gorno, BG: donde?
Ritirata, fr. Cervignano, M/ (Agnelli). Pare un nome capriccioso, dato ‘ad
una campagna, o villa. Cfr. RIUSCITA, fr. Senna Lodig. (ibid.). V. del
resto Malgesso.
Ritorto, fiumicello, Lecco: « rivo torto ».
Riva (o RIVE), nome di vari luoghi, in riva a fiumi (cfr. Ripa); od anche
a laghi: com'è il caso di RIVA, fr. di Provaglio d'Iseo, di RIVA di Solto
(v. SoLro), anch’essa sul lago d’Iseo; di RIVA di Chiavenna, RIVA di
Lemna ece., sul lago di Como. RIVA, secondo lo Gnaga, è nome di tutto
il territ. montuoso sopra Taceno; in Val Trompia riva sta per «striscia di
terreno in riva alla china »; Composto: RIVA-BELLA, Tignale BS.
Rivaita, fr. Rodigo, MN (anche Rivolta: v. questa voce): = Rivolta
a. 1163 (Reg. Mant.): sulla destra del Mincio. Cfr. Ripalta e Rivolta. Vari
RIALTA anche nel Bresc.
Rivanazzano, v. Nazzano.
Rivarola, cas. Pognano, BG: doppio derivato da riva: cfr. Rivarole, Top.
Ven. 287.
Rivaròlo: ve ne sono due, a breve distanza l’uno dall’altro, distinti l'uno
con l’aggiunto Mantovano (già: Fuori, sulla riva del dugale Delmona), e
l’altro con la specificaz.: del Re (già Dentro). Rivarolo è diminut. di rivàr
(da riva: cfr. per medium riveron em, a. 1086, Reg. Mant.; un Rivàro,
Top. Ven.. 287); dei termini aggiunti pare chiara la rag'one. L’Astegiano
(Cod, Crem., I, 249) attesta che Rivarolo Dentro ha questa qualifica già
dal sec. XII; ed essa gli sarebbe venuta «o dall'essere stato incluso nella
circoscrizione dei possedimenti regi, o meglio dall’essere situato fra il Po e
Je bassure, che Io separano dall’altro Rivarolo ». Ad ogni modo la prima
ragione spiega certamente l'attributo del Re. Cfr. altro Rivarolo ital.: quello
Canavese; ed un Rivarone, fraz, Bassignana, Alessandria.
Rivazza, Rivazzolo, Rivetta, loc. pr. Casteggio, PV: da riva.
Rivàtica, fr. Paratico, BS (dial. Riàdega): anch'essa sul fiume Oglio, come
il capoluogo del comune. Il nome si crede le sia venuto « dal ripatico che
si esigeva dalle barche o dalle merci per diritto d’imbarcazione o di
sbarco » (Gr. IlIustr., IL, 329); ma semplicem. sì può spiegare dal trovarsi
sulla riva del fiume. Cfr. CA-RIADEGHE (case « ripatiche »), in V. Sabbia
BS.
Riviéra d'Adda, BG; RIVIERA Mincio, fr. Roncoferraro, MN; RIVIERE,
fr. Ome, BS: da riviera «riva di fiume» (v. Top. Ven., 287), RIVIERA
RIVOLTA 470
di Salò = Riperia, a, 1422 «riva del lago»; e cfr. RIVERE, fr. Brio-
ne BS; RIÈRA, RIERÎNA, Gambara, BS.
Rivolta, luogo pr. Lecco; RIVOLTA d'Adda, CR, già Ripalta (Chiesi,
Cremona, 166); RIVOLTA, fr. Cornovecchio, MI, = Ripalta a. 1182
(Agnelli): cfr. Ripalta sicca a. 1168 (Cod. Crem.); RIVOLTA, roggia,
Scarpizzolo BS: tutti pari a «riva alta». V. Rivalta.
Rivoltella, fr. Rosasco, PV = Ripaltella a. 1160 (Cod. Cremon.);
RIVOLTELLA, fr. Desenzano, BS, Ripaltella sec. XII (Gnaga): dimi-
nut. di rivolta «riva alta ».
Rizzòli, casale, Ardesio, BG (Corogr.). Forse sarà da veder qui la voce
lomb. risciol « selciato », già rizolum «strada selciata», onde un luogo
bergam.: colum Rizoli a. 1353 (Mazzi, Sub., 267, 272). Una casa con
aia selciata è detta «casa una riciolata» in una carta dell'a. 983
Cod. Long., 1429).
Ro, fr. Montichiari, BS (già anche R/o). Il nome può avere un'origine
eguale a quella di Rho: v. questa voce.
Roasco, nome di un aff. dell'Adda, Grosoto, SO. Forse da RUBUS «Tovo »,
con suff. -asco. V. Rovasco.
ROBALDO (monte-), loc. pr. Vigevano (sec. XIV, Colombo, Tic., 107). Dal
nome person. Robald (Férst., 891).
Robarèllo, loc. pr. Ronchetto sul Nav., Milano; ROBARELLO, fr. Varese
« sulla strada che da questa città conduce alla Mad. del Monte ed alla
Valcuvia ». Il Cherub. ricorda la frase popolare maliziosa: « andà a Roba-
rell» per dire « aver la tendenza al rubare »; € benchè questo sia un motto
foggiato sull’apparenza attuale del nome, esso veramente (insieme con RO-
BADELLO fr. Lodi, e col ROBASACCO fr. Triuggio, MZ) pare deva es-
sere un ricordo toponomastico della frequenza di assalti di briganti lungo
certe vie (v. a proposito del Robassomero, canavese, del cogn. Scacha-
baroziis, e del n. loc. Scaricalasino, Serra. Vie, 248, ed ora anche in
Lineam. Storia Ling. I, 156 e segg.). Il dial. milanese ha la voce robarizzi per
dire « ruberia ».
Robbiano, fr. Giussano, MI; ROBBIANO, fr. Mediglia, MI, = loco R o0-
biaso sec. XIII (Lib. Not.); aggettivi in -ANUS dal gentil. RuBIUSs.
Robbiate, CO = (in) Robiate a. 1456: poichè sta ai piedi del Monta-
robbio (v. questo nome), dovrà forse anch'esso il nome al color rosso (RU-
seus) della roccia. Cfr. anche ROBBIASCA, 1. vicino a Barzio, Valsass.
(Orlandi). Però il Rohlfs propone di ricondurre anche Robbiate al n. pers.
RuBIUS: v. voce preced.
Rébbio, pr. Mortara, PV, dial. Robbi: nelle carte mediev. Redobio,
Rodobium (Manar., e Colombo, Tic., 48). Il Salvioni (Quisq., 16 dove
471 RODANO
dice, credo per errore di memoria, che il luogo sia chiamato Retur-
bido «nei documenti ») credette di ravvisarvi un RIVUS TURBIDUS «con
t caduto per fonetica sintattica, ed il secondo r soppresso per dissimil. »;
ma mi par attendibile il ravvicinamento già fatto da altri di questo luogo
col Rerovium (nome gallico?: il nome avrà solo somiglianza apparente còl
Rutubis, fiume mauritano, dal Philipon ascritto ai Libio-Tartessi), di Plinio
(XIX, par. 9: qui si ricordano i «lini di Retovio »: RETOVINA lina): dal
quale nome il nostro potrebbe esser disceso assai bene, attraverso le forme
storiche citate. — Una tradizione « pedantesca » vorrebbe spiegare il nome
di Robbio da ROTO-BIS « due ruote »; ed infatti lo stemma reca una doppia
ruota.
Robbiòlo, fr. Cesano Bosc., M/; un altro ROBIOLO, fosso, Quinzanello, BS;
ROBBIONE, fr. Appiano Gentile, M/. Forse sono da riportare al lat. RU-
seus «rosso»: cfr. un Robiolo toscano (Pieri, Arno, 294).
Robécco d'Oglio, CR; ROBECCO (-Lodigiano), fr. Turano; ROBECCHET-
TO (-con Induno) MI. Sono tutti luoghi dove già furono castelli; quello di
Robecco d'Oglio fu eretto, secondo il Campi, dai Cremonesi nel 1187 per
difendersi dai Bresciani; quello lodigiano fu saccheggiato nel 1483 dai
Cremonesi. Si tratterà sempre di rebecco «controridotta »: v. qui Rebecco.
Rocca, solo o in composiz. (-Brivia, -d’Anfo, di Chiari, -d'Angera, -de’ Gior-
gi, -del Colle, -franca, Susella): nome di vari luoghi; ROCCA DE’ GIOR-
GI, PV ebbe il suo attributo attuale dai più recenti feudatari: prima si
chiamava (v. Chiesi, Pavia, 277) de Armerico, -Campegg i, -Bec-
caria. C'è anche VILLAROCCA, fr. Monticelli Ripa d'Oglio, CR. Nu-
merosissimi i ROCCA, in Piemonte.
Ròccolo, loc. pr. Rivoltella di Desenz., BS; ROCCOLI, fr. Dervio, CO;
ROCOLI Resinelli loc. Grigna Merid.: dall’it. ròccolo; e v. Resinelli.
Ròdano, MI. Questo nome va associato, mi pare, con quello di RODANO,
CO = loco Rodelo sec. XII (Lib. Not., 106), di una: corticella que
dicitur Rodeni infra Papiam» (presso Pavia), nominata in una carta
dell'a. 892 (Cod. Long., 585); nonchè di RODOLO, fr. Colorina, SO, e di
un «luogo e castello reggiano », detto Rodano (a. 1021), con un tor-
rente omonimo, a. 961, v. Tiraboschi, II, 253-4). Sarei propenso a riferirli
tutti. a quel nome pers. Rodulo (Hrodolo, Férst. 886), che si riconosce in
Curtarolo di Padova (già Curte Rodalo, Top. Ven., 100) cfr. Serra,
Recens. G., 97 e v. anche il n. pers. Rodo a cui si è accennato per il nl.
Rho; ma non è certo improbabile che riflettano tutti invece la voce prero-
mana *RopaNos, forse iberica (radice [s] ROD, rumoreggiare), donde furono
denomin. il più celebre Ròdano ed altri fiumiì francesi. Secondo il Philipon
(p. 298) il Rodano di Milano e quello emiliano starebbero persino a provare
che, prima di stabilirsi nella valle del Rodano, gl’Iberi avevano abitato la
Italia Superiore.
RODENGO 472
Rodéngo (-Saiano) BS, = Rodingo sec. XI (Gr. IHllustr., II, 325), da un
nome pers. Hroding (Forst., 889, cfr. Massia, S. Sebast., 267).
Ròdero, v. Rédano.
Ròdi BG, dial. Rot, Rod, = fundo Raudus a. 774, forse = Rode a.
1179 e 1263 (Mazzi, 577). Forse Raudus, nonostante compaia così
presto, non è che una grafia secentesca : onde il nome (insieme con quello
del torr. di Stresa Rodo o Roto) può derivare dal n. person. germanico Ro-
do (Hrothi, Fòrst., 885). V. Rho.
Ròdigo, MN, dial. Rédach: può esser derivato, con suff. -1c0, dallo stesso
nome Rodo di cui agli artic. precedenti (Hrodico è registrato dal Férst.):
onde non sarebbe diverso che per il posto dell’accento dal nome di Rovìgo
veneto (Top. Ven., p. 103).
Roè, fr. Volciano, BS: «roveto »: v. Roveda.
Régaro, fr. Tremezzina, CO: lo stesso che it. rdvere (lat. ROBUR)?
Régeno, CO, = Rozeno (Comune de-) a. 1456; lat. ecc Rogenum
vel Roze num: a un km. a Sud del Lago di Pusiano. Forse può veder-
visi un derivato da ARRUGIA «roggia »: quasi un « ròggiolo ».
Roggia (-Aquaro), Crema; ROGGIONE, monte (ma sarà anche n. del cor-
so d’acqua), Gordona, SO; ROGGIONE, fr. Pizzighett., CR; ROGGIOLO,
fr. Motte di Luino, VA; ROGINO, fr. S. Bartol. Val Cavargna, CO: « rog-
gia » (canale: milan. ronsgia, roeusgia).
Roggiano, fr. Brissago Valtrav., VA, lat. ecc. Rogianum, aggettivo in
-ANUS, probabilmente, da un gentil. latino quale Rupius o RusIus.
Regno, loc. pr. Casteggio, PV: dal dialett. rugna «terreno ingrato ». V.
Rogno.
Rognano, PV. Non par difficile sia anche questo un aggettivo indicante il
fundus di un possessore RUNIUS 0 ARRONIUS.
Regno, BG, vill. della V. Camonica, a N. di Lovere. Può forse rappresen-
tare il plur. (rogn) di rogna nel signif. di « terreno infecondo » (cfr. Salvio-
ni, Not. I, 100); il suo accrescitivo sarebbe: ROGNONE n. di un dosso,
Darfo, BS.
Régolo, SO: lomb. régola «rovere ».
Régora, fr. Erba, CO; ROGOR-BELLO, fr. Vervio, SO «rovere bello »:
cir. qui Roverbella, ROGOROTTO, fr. Arluno, MI: derivato in -otto.
Rogorédo, fr. Milano, = Roveredo (Manar.); ROGOREDO, fr. Ca-
satenuovo, CO: «rovereto ». Loro equivalgono ROGORETTO, n. di una
473 ROMANO:
via pr. Vigevano, = via Regoredi a. 1347, (Colombo, Tic.), e forse
RUGARETO (bosco di-), pr. Gorla Minore. VA.
Rolando (Pozzo di-): così si chiamerebbe un pozzo profondo, nella Rocca
dei Borromei ad Angera. Sarebbe indizio di una qualche leggenda intorno
ad Orlando paladino: cfr. qui Morte d'Orlando. — Invece, dal nome di
un qualsiasi Rolando: Runco Rolandi, luogo pr. Solferino, MN,
ramm. in carta del sec. XI (Reg. Mant.).
Rolia, fr. Mandello CO: forse AREOLA «aiuola »; cfr. Rolo di Reggio, =
Ariolas, Ariolae, Arrolis a. 772, 1152, 1249 (Tirab., II, 268).
Romagnani, fr. Ostiano. CR: da un cognome?
Romagnese, PI: pare un derivato, con suff. -ENsIS, dal gentil. ROMANIUS.
Romanengo, CR, = Rumelengo a. 1170, castri et burgi Rimi-
nengi, Ruminengo a. 1192 (Cod. Crem.) La forma del riscontro
storico più antico può farci assegnare a questo nome, invece che la deri-
vaz. dal n. pers. RomanuUS, quella dal n. mediev. RoMoto, diffuso, come ri-
conobbe G. D. Serra (NII. lomb.) « per tradizione latina e cristiana » (que-
sta per il culto di S. Romolo). Il Serra lo raggrupperebbe appunto con Ro-
malengo di Piverone (Canavese), che nel M. Evo si scrisse anche R 0 mn 0-
lengo.
Romanino, torr. affl. della Tresa, VA, ROMANINI, fr. Castelgoffr. e loc.
pr. Casteggio: dal n. pers. Romano? Cognome: Romanini.
N
Romano (di Lombardia}, BG, = locus et f. Rumano, in Rumano
a. 980-990 (Mazzi, 379); ROMANO (-Banco), fr. Buccinasco, MI, lat. eccl.
Romanum Bancum; ROMANO (-Pantano), fr. Basiglio, M/; CA-
SAL-ROMANO, MN; = Casale-Romani a. 1085 (Cod. Crem., I) CA-
ROMANO, cascina pr. Olginate; ROMANO’ (-Brianzo) CO, = Romano-
lio sec. XIII (Lib, Not., 217) (ma quest’ultimo forse, nella forma data
dal Lib. Not., con suffisso -0/io mal ricostituito, in luogo di -oro (da
oRUM): come la vicina VILLA ROMANO’, da V. Romanorum. In tutti
questi nomi sembra naturale presumere, come ha fatto il Serra (Vie Rom.,
280) che il nome ROMANUS ci porga un indizio sufficiente a stabilire che i
luoghi rispettivi siano stati abitati da «nuclei compatti famigliari e signorili
di Romani, opposti » ad abitatori di altra gente insediati in ville o corti fi-
nitime. Si può notare infatti che, fra i luoghi che formavano già il distretto
di Romano bergamasco, sono Bolgare, Fara Martinengo e forse Pumenengo,
che per varia ragione accennano a stanziamenti o possessi non latini. Quanto
ad un Romano vetere (0 Villa vetere de Rumano), che
dovette esistere già in luogo diverso dell’attuale, v. Mazzi (397-80). Avverto
però che in qualche dubbio ci lascia la possibilità teorica, che, almeno il Ro-
manò brianzolo possa essere un travisamento, per influsso del n. più famo-
so, di un originario ARIMANNORUM: v. la voce seg.
ROMANORE 474
Romanore, fr. Borgoforte, MN, = selva de Arimani, a. 1014; de A r-
manore a. 1090, 1165 (Reg. Mant.). Questo luogo dunque, invece che
ad un nucleo di romani (e così anche ROMANASCA di Treviso Valtell.,
giù = Armanasca) accenna ad uno stanziamento di ARIMANNI, uomini
di nazionalità germanica. per obbligo di far la guardia lungo le strade milita-
e romee (v. Serra, Vie, 15, 25); e, più particol., G. P. Bognetti, in Rend. st.
Lomb., 1938-9, e la mia recens. in It. Dialett. XV 1939, pp. 222-6
Romantera luogo pr. Bagolino, BS, a sud del fiume Caffaro. Il Cocchetti
(p. 277) ci vedeva un composto « romana terra », e spiegava: forse perchè
quel fiume dividesse il territorio romano ». Ma quel nome, confrontato con
ROMANTERA di Val Daone BS; ROMENTAREGH (valle di-), Castione
Presol., BG, e con ROMENTATICO, luogo pr. Oltressenda Alta, BG, si ri-
vela piuttosto come un continuatore dell’aggett. lat. ARMENTARIA « stalla
di armente » (mucche): v. Top. Ven., 193: cfr. la voce friul. armentarezza
che significa « strada anticamente frequentata dalle armente per andare al
pascolo » (v. Costantini, Tricesimo). Qualche dubbio ci dà però la voce
lat. mediev. ROMENTARIUM «mucchio di spazzatura», rilevata dal Bos-
shard (p. 232) negli Stat. Milan. del 1346. Cfr. Romentìno, di Novara; e la
v. bergam. romentì « spazzaturaio ».
Romèra (la-), fr. Corvino S. Quir., PV, dial. Rumèra: certamente così
detta per trovarsi sulla strada romera e romea da Casteggio a Stradella ecc.
(Maragliano, p. 186; Serra, Vie, p. 271). Cfr. il cogn. bresc. Romeriì.
Rometta, fr. Mairago, MI, ramm. dall’a. 1592 (Agnelli). Il Serra (NII.
lomb.) raggruppa questo nome con altri Rometta (di S .Germano Vercell.,
di Fivizzano di Massa, e di Messina), i quali, « se posteriori al sec. XII »
dovrebbero il nome di « piccola Roma» alla condizione di « ville franche »,
o « ville nuove ». Anche in Francia (Gap) trovò una Romette, ricordata nel
739, che sarebbe « sorta sul luogo di un’anteriore Roma ».
Romézza, cas, pr. Piano Porlezza di Carlazzo, CO (Corogr.). Il Massia ci
vedrebbe un RUMICEA (sott. terra), da RUMEX «romice» (specie di erba
pratense): cfr. infatti lomb. riòmes, genov. rilmeza.
Romito, fr. Casteggio, PV: vi fu già un convento (di S. M. degli Angeli),
fondato nel 1386 (Maragl. p. 188): cfr. Romituzzo fr. Poggibonsi, ecc.
Rompéda, loc. presso Pasturo (Orlandi: «terreno dei più felici »): nome
collettivo da romp che in dial. lombardi settentr. vale « Acer campestre ».
Romprezzagno, fr. Tornata, CR, = locus Ronchi Perzani, Run-
cho Prezanni sec. XII (Cod. Crem., I, 233). Il nome è adunque una
forma sincopata di ronco (cfr. ROMPIANO, di Monno Val Cam.) con l’ag-
giunta di ‘un nome personale. Quale questo sia, non è chiaro: ma forse
si tratta di un'alterazione di Pederzano, quasi « Petricciano ». Ricordo il
475 RONCOLA
nome della Ca’ de SPREZZAGNI, fr. di Vescovato, CR: dove si avrà lo
stesso sognome, con s prostetica (cfr. Squintani = Quintani).
Ronca, RONCADELLE, RONCADELLO, RONCAGLIA, RONCAINO,
RONCAJOLA, RONCARO, RONCAZZO, RONCASSINO, RONCATE,
RONCHETTO, RONCHITTI, RONCHI, RONCO, vari luoghi. Le voci
ronch, ronchett, roncaja (lat. mediev. RUNcUS ecc.) lombardi hanno il senso
di «vigneto e ripiano », « colle inciglionato » (Cherub. v. anche Serra, Com.
Rur. 33, e Bosshard 254-6). Cfr. nomi equivalenti in Top. Ven., 290. Il
Bosshard riporta anche esempi di Roncalia in Valtell. (a. 1148), e di
una valle Roncharii negli Stat. di Brissago (a. 1380): e registra RUN-
CALE @ RUNCALIA come voce o sinonima, o collettiva, di runcUS. Per l’Or-
landi in Valsass. roncà! si usò a designare un terreno concesso dal Co-
mune a ciascuno dei vicini (in enfiteusi perpetua, dal principio del sec.
XIX). — Il Rohlfs vorrebbe separare da questa serie il RONCATE di
Como (e allora, perchè non anche il Roncade di Treviso?); riconducendolo
ad un n. pers. RUNCUS.
RONCACESA, luogo pr. Cremona, ricord. in carta del sec. XII (Cod. Crem.,
I, 150): « ronca tagliata »?
Ronca di Golferani: v. Golferani.
Roncadello, fr. Robecco Oglio, CR: = Roncadellum a. 1186 (Giul.
IV, 25): v. Ronca.
Roncale, fr. Grosotto, SO: cfr. Ronchal Top. Ven., 290. V. alla voce
Ronca.
Roncello, M/: dimin. di ronco: cfr. Ronzedei Top. Ven., 290.
Ronchi (i-), nome, fra l’altro, delle colline a ridosso di Brescia (dial. Ronch,
e Riich) ed anche di varii luoghi lodigiani, dove designerebbero « terre
scassate e scaglionate lungo le rive dell’Adda, del Lambro, del Sillaro,
ecc. » (Agnelli). V. Ronca.
Ronchiano, fr. Castelveccana, VA. Il Salvioni (Not., IV, 15) vi sospettò
un “*RUNCALIANUS, da roncaja.
Roncobello, BG: composto di -bello. RONCOBONOLDO, fr. Suzzara,
MN: comp. col nome pers. Bonoldo. RONCOFERRARO, MN: in com-
posizione con ferrà (fabbro); RONCOMALAGNINO, così detto dal n.
di Malagnino, che è il comune (CR) di cui esso Ronco è frazione; RON-
COMARZO, fr. Mulazzano, MI, = Ronco Marcido a. 1290 (A-
gnelli); RONCO SCIGOLINI, fr. Tronzano, VA: dove Scigolini (lomb.
= «cipolline »), sarà forse da un cognome, (v. alla v. Sigola). E v. Recòrfano.
Rèòncola, vari luoghi; RONCOLE, fr. Busseto, PV; RONCOLO, fr. Sòrdio,
RONDENINO 476
MI, = Roncholli a.. 1268 (Agnelli): dimin. di ronco (cfr. Top. Ven.,
290).
Rondenino, monte, Valle del Càffaro, BS; RONDENÈERA, local. sull'Adda,
pr. Trezzo; RONDINERIO, cas. Breccia, CO: da réndena, rondenìn « ron-
dine, rondinino ».
Rondò, fr. Monza; RONDO’, nome dialett. di alcune piazze a Milano, di
figura circolare: frane. rondeau. La disposizione delle case, attorno ad
un'altura avrebbe dato il nome, secondo lo Gnaga, a RONDOTTO (di so-
pra, e -di sotto), pr. Pozzolengo, BS.
Rénego, CO, dial. Rénagh. Forse può risultare contratto da un *Rovénegh,
onde dipenderebbe da roa (v. Rovella).
Rongio, fr. Mandello Lario, CO; dalla voce dialett. i rong «le roggie ”
(v. Salvioni, Not. II, 81). Ne derivò, in Rongio, lo stesso mutamento di
genere che si notò in Cologno, ecc.
Ronscio, luogo pr. Sondrio: questo dall'altra voce dialett, i ronsc «i ron-
chi» (Salvioni, Not. III).
Rosa (Cassina la-) pr. Lambrate, MI. Così detta per essere già appartenuta
al convento di Domenicani della Rosa di Milano (v. Corogr., 403).
Regara, fr. Varzi, PV; ROSASCO, PV; ROSATE, MI, dial. Rosaa, =
Rosiate, Cod. Long.: il primo certamente, gli altri due direi con molta
probab'lità, da rRosA: cfr. Rosano, e forse Rosà (la-), Ton. Ven., 178. Altri
menti potrebbe convenire, per l'ultimo dei tre, un aggett. *RosraT- dal gentil.
Rosius. Il Rohlfs ravvicina Rosate al Rosasco (che non è di Novara) e
lo riconduce ad un n. pers. RoSsUSs).
Rosceglio, monte, Val di Dentro, SO, dial. Roscégl: forse da RUSCUS « pu-
gnitopo », con suff. -ILIO?
Rosciano, fr. Ponteranica, BG (Corogr.). Parrebbe un *RosciLianus da
*RoscILrus (Roscius gentil. rom.)
Rosciate, fr. Scanzo, BG, = Rossiate, Rusciate (Mazzi, XXXIX e
Cod. Long.): forse è aggett. in -AT- dal n. person. Roscius. V. Rossate.
Rosee (Costa dei-), Grigna sett.; ROSERIO, luogo pr. Bollate, MI; R o-
xetello, già luogo pr. Galgagnano, M/ (Agnelli): tutti derivati da
ROSA; v. Rosara.
Ròsego, fr. Capovalle, BS: forse in rapporto con la voce dial. rosegà
« rosicare »?
RaseWa (porta), Voghera: = Rovexellae sec. XI-XII (Cavagna). Pare
un diminut. di rova, roa: v. Rovate.
477 ROVA
Rosèno, monte, Bondione, BG (Corogr.). E’ facile pensare, ma dubitando
assai, ad un n, etrusco *RusENA (RUZSNA, Pieri, Arno, 62). O cfr. ROSIUM
«sommaco » (lat. Rhus cotanus), Bosshard 233?
Ròseo (Monte-) (o Monte di Rosio), fr. Bedizzole, BS. Secondo la Gr. Il-
lustr. (II, p. 347) sarebbe stato già detto Roscio, ed insieme con un
certo castello detto Roscio presso Orzivecchi, conserverebbe il ricordo
di un Roscius romano «di cui è menzione in una lapide di Concesio a
Giove Conservatore ». Nulla so dire di mio.
Rosio, fr. Albairate, M/, = Redosso, Riossum sec. XIII-XIV (Pa-
rodi): forse affine a Redone: v. questa voce.
Résnigo, fr. Besana, CO. Lo credo derivato in -Icus da un nome che è
difficile determinare (*Rusina, Pieri, Arno, 45, o # Roscinus da Roscius,
ecc.).
Rossa, fr. Gaibiate CO; ROSSA, fr. Orzinuovi, BS; ROSSETTA, fr. Ca-
stiglione d'Adda, M/: forse dai cogn. Rossi, Rossetti. V. Villarossa.
Rossaga, fr. Bisuschio, VA: forse derivato, con suff. -AcA, dal gentil.
Roscius.
Rossate, fr. Comazzo, MI, = vicus Rossiate, Roxiate a. 970 (A-
gnelli): si spiegherà come Rosciate.
Rossèr, loc. pr. Lierna, CO. Pare un nome collett. botanico, ad es. da rus,
roess « Rhus cotanus ».
Rossine, fr. Ornago, M/; ROSSINO, fr. Calolziocorte, BG: sembra dal n.
pers. Rossino.
Rosvalli (strada lei), Castione Presol., BG, forse da un cognome (da Ron-
cisvalle). Cfr. Grosgallie.
Rota d'Imagna BG: distinto in Rota dentro (più a Nord, e più addentro
nella valle), e Rota fuori; = (Monte dey Rofa a. 1151 (C. M. Rota, Eco
di Berg., 1-2-1932), forse sarà la voce roeuta, che nella Valle Brembana
vale « via, sentiero » (RUPTA: cfr. franc. route).
Rotta, fr, Marmirolo, MN; ROTTA, fr. Castigl'one d'Adda, MI; le ROT-
TOLE, luogo in Milano: da rotta nel signif. di «rottura d’argini per im-
peto d’acqua », v. Pieri, Serchio, 134 (cfr. ad es. Porotto di Ferrara). —
Non deve meritar fede l'attestazione della Gr. Hlustr. (I, 499) che il luogo
detto ROTTA Torriani, pr. Vaprio d’Adda MI, sia stato così denom.
dalla sconfitta che i Torriani, nel 1277, ebbero a Vaprio da Ottone Visconti.
Réva, fr. Endine; fr. Gazzaniga, BG; ROVA, monte, pr. Lonato BS: roa
« frana, smottamento » (Top. Ven., 290). In val Gandino vive in tal senso
roéda, roèr.
ROVAGNASCO 478
Rovagnasco, fr. Segrate, MI, = Roveniascum (Cod. Longob.), Ro0-
vogniasco sec. XIII (Lib. Not.); ROVEGNATE fr. S. Madia Rov., CO,
= Rovegnate a. 1956: derivati, con suff. -asco e -AT- dal gentil. rom.
RUBENIUS.
Rovàle, fr. Nave, BS (Gr, II). Come il (Campo-) rovà! veronese (Top.
Ven., 179) dev'essere derivato da RUBUS (milan. roveda), con suff. -ALIS.
Rovasco, fr. Pagnana, CO: varrà quanto Roasco: v. questa voce.
Rovate, fr. Carnago VA, = loco Roate sec. XIII (Lib. Not., 50); RO-
VATO, BS, = Ruado sec. XII (Gr. Illustr., II, 317); ROVEDO (0 Rovido)
fr. Buccinasco, MI; Piazza ROVÉE, e ROVEDAL. luoghi pr. Pasutro; RO-
VEDA, fr. Sedriano, MI (Cassina Rovida, Corogr.); Rovedolum, luogo
cremon., a. 993 (Cod. Crem.); ROVEDARO, fr. Terranuova Passer., MI,
un luogo detto Rovedeo in pieve di Corbetta, MI, sec. XIII (Lib, Not.,
256): nomi dipendenti altri da RUBUS, altri da lomb. roveda, roéda « rovo »
(Top. Ven., 179). Per vari ROVADA, ROVAIA, ROVEDOLO bresc., v.
Gnaga; ROVÉGRO, di Pallanza, è pure un *ROVETULUM. — Il Rohlfs
vorrebbe ricondurre Rovate al n. pers. RuFUS. V. Rovella.
ROVEGNANO, luogo ramm. ‘nell’anno 1070, dove poi sorse l’attuale
Chiaravalle (Giulini, II, 485): aggettivo, con suff. -anus dal gentil. Ru-
BENIUS: v. Rovagnasco.
Rovèlla (la-), fr. Carate Brianza, MI; ROVELLO e ROVELLASCA, fraz.
Rovi Porro, CO: il primo nel lat. ecccles. è Rodellum: « la pianura
che lo attornia era in origine una sassosa brughiera »: forse dunque piut-
tosto che da rovo « pruno », da roa « sasseto »: v. Rova.
Rovenna, CO: vill. a piè del monte Bisbino. Il Pieri (Not., 12) propose
di ravvicinarlo ai nomi tosc. di origine etrusca Rufenna, ecc. ma forse non
si divaria dalla or ora veduta Rovella che per la desinenza.
Rovera, fr. Malnate, VA: forse è da roveéra « prunaia ».
Roverbella, MN: v. Rogorbello; ed il nome astigiano Robella, Massia,
Monf., II
Rovereto, fr. Credera, CR, dial. Luvrìt (Bombelli): cfr. Rogoredo ecc.
Rovescàla, PV, = Rovoscala, Roves calla sec. XITXII: cfr. un
Rovescalla canavese a. 1253 (Massia, Bricciche, II, 18). Il Massia
ha saputo ravvisare in questo nome un composto di rovere (rovor) e scalla,
voce che ricorre anche in altri nomi loc. piemontesi, e da lui ravvicinata
alla v. francese écaler « scortecciare »: onde il composto varrebbe « rovere
scortecciata ».
Rovetta, BG: borgo in Val Seriana: da rovo « pruno », 0 roa « sasseto »?
#79 RUDELA
Rovezzano, fr. Pianello Lario, CO: sarà aggettivo in -ANUS da un gentil.
“RuBicius (RuBius). Purchè non sia nel vero G. Olivieri, che mi avverte
che il suo vero nome è Orezzano.
Rovida, v. Rovate.
Rovìna, fr. Toscolano, 85; la ROVINA, pr, Pasturo, CO; RUINA, fr.
Grontardo, CR; SOMMA-ROVINA, fr, S. Giacomo, SO: «sulla sommità
della rovina »; ROINA (dial Ruìna), Toscol. (= Rodina a. 12259); RO-
VINE di Cimaguarda, dall’altra parte del f. Liro, ibid.; ROVINATA (Ma-
donna della-), « vecchio tabernacolo, ora chiesuola, sopra Germanedo di
Lecco, sul ciglio di un gran mucchio di sfasciume roccioso »; Silva Rwu-
vinada (S. Martino in-), vecchio nome di S. Martino in Beliseto (Ca-
stelverde, CR), Cod. Crem.: cfr. altri nomi analoghi in Top. Ven., 291.
Il Bosshard (v. 259) rileva, in doc. di Chiavenna, rupina, ruina nel senso
di « frana, rupe scoscesa », in altri di Lombardia, in quello di « canale,
roggia » E v. Camporinaldo.
Rovi Porro, CO, it. rovo.
Rovolédo, v. Ravoledo.
Rozzago, fr. Figino, CO (Corogr.); ROZZANO, MI (= Rozano a.
1456): forse sono aggettivi con suff. -Acus e -ANUS, dal gentil. ERUCIUS, 0
RuUTIVS. '
Rozzo, fr. Lézzeno, CO. Starà forse a rozia (roggia: v. Monti) come Ron-
gio a rongia? Negli Stat. Milan. (a. 1146) ricorre rozolo nel signif. di
« canaletto ».
Rozzone (Castel-), BG; un altro fr. Pieve Delmona CR; lat. eccl. C'a-
strum Rozzonum: secondo la Gr. Illustr. (Il 543), dovrebbe il suo
nome a un roggione, o roggia grande.
Rubbiano, fr. Credera, CR, = Rubiano a. 905 (Mazzi, 44, e l’identi-
ficazione mi pare almeno probabile): sarà un *RuBranus, dal gentil. *Ru-
sius. Cfr. una (Strada di) RUBIAGO, pr. Presceglie, BS.
Rubino (o Rubini), fr. S. Colomb. al Lambro, M/ (Agn.): dal n. pers.
Rubino: aferesi di Cherubino? Cfr. il cogn. Rubini.
Rubone, fr. Bernate Tic., MI, = Ruboni sec. XIII (Lib. Not., 259)
Forse da un cognome Oraboni (Cogn. Ven., 195). Per il Serra (NII. lomb.),
meglio dal n. pers. longob. RuBONE, che ricorre anche in carte mediev.
piemont.
Riidela, n. di un’alpe presso Pasturo: da ROTELLA? V. Ruota. Invece il n.
del Fosso RUDONE, pr. Nuvolera, BS, = Raudone a. 961, Rodono
a. 1019, pare dipenda dallo stesso n. pers. da cui forse Rodi (v. questa v.).
RUDIANO 480
Rudiano, BS, = Rudiliano (S. Mart. de-) a, 1095 (Brixia S. I) Ru
dalianum (Cod. Long.): aggett. in -ANus dal gentil RuTILIUS.
Rugabella, via di Milano. Sarebbe stata chiamata così, dice il Venosta,
« per cortigianeria del Trivulzio verso Luigi XII di Francia nel 1507 ». Ma
è probabile sia stata una formazione spontanea, poichè ruga per «via» si
trova in tutt'Italia: v. Pieri, Serchio, 189, e cfr. nomi come Rugamala e
Malaruga (Top. Ven., 342), Rugamerdosa, Vercelli (a. 1208), e qui
v. Somaruga.
Ruginello, Monza, = Rozanellum Manar.: forse doppio dimin. di
roggia: cfr. milan. rousginett (Cherub.); ed un, poco chiaro, (Bosco) RÙ-
GINER, sulle alpi di Pasturo (Orlandi).
Ruina, v. Rovina.
Ruino, PV: dimin. di rovo?
Rumo (Consiglio di-), dial. Rumin, nome complessivo di un gruppo di vill.
in comune di Gravedona, CO. Per Consiglio v. questa voce. Quanto a Ru-
mo, è parola che fece congetturare a C. Cattaneo (Alec. Scritti, 1846, I,
p. 167) che fosse da ragguagliare al gaelico run «arcano» « consiglio »,
in modo che del nome unito Consiglio di Rumo dovesse vedersi una di
pologia del tipo di Mongibello, ecc. ma non par verosimile. A. me, piuttosto!
che ravvicinar la parola alla voce milan. rumà, fa rumm « minacciar burrasca »
(Cherub.; a Lecco: fà rimada) piacerebbe vedervi un equivalente del-
l'ital. raduno: poichè forse Rum è grafia rifatta di Run. Così il Rumo di
Trento, che era Raunno, Rune nel sec. XIII (v. Diz. Trident.): e
che, avverte il Lorenzi, è « nome di valle e di comunità non di villa».
Runo, fr. Dumenza, VA: può essere della stessa origine di Rumo: v. voce
preced.?
Ruota (-Risara) e RUOTA (-Arese), fr. Casaletto Sopra, CR: da una
«ruota di mulino ».
Ruscallo (Alpe di-), pr. Trezzone, CO: forse dalla voce ruscà « sarchiare »
(v. Serra, Recens, G., 90); o da rusca, corteccia spec. di quercia (Boss-
hard 261); Rusca, Rusconi sono cognomi di famiglia celebri a Como: v.
Poggio-rusco.
Ruspino, cas. pr. Ascensione (Bracca, BG): forse composto di « ronco-
spino »?
RUVINADA v. Rovina.
Sabbia, SABBIE, SABBIONA, SABBIONE, più luoghi; SABIINO (dial.
Sabièn), pr. Casteggio PV. SABBIO, fr. Dalmine, 8G; SABBIO (-Chiese),
distinto in -sopra e -sotto, rispett. alla sinistra ed alla destra del f. Chiese;
= (de) Sabio a. 1193, Odorici: secondo lo Gnaga «vi sono manifesti
i terrazzi» sassosi del Chiese. Tutt'e due, come credo, da SABULUM « sab-
bia» (non sarà il secondo, un: fundus SABII, come pensava il Mazzi, P.
390). Dal nome di Sabbio (-Chiese) venne quello di Val SABBIA alla
Valle del Chiese a Sud del lago d'Idro, che non sarà quindi nome ligure,
da ravvicinare a SABINI, come si illuse il Philipon (147).
Sabbioncèllo (-Valle) fr. Merate, CO = Sabionzelo, Sib- a. 1456;
un altro, fr. Quingentole MN; dimin. di sabbién; SABBIONETA, MN, =
Sabloneta sec. Xi (Cod. Crem.): collettivo in -eta da sabbiòn, (ctr.
Sablonedo veronese, Top. Ven., 291) SABBIONERA, -NÈRE, lo-
cal. bresc. (anche una cima SABLUNERA).
SABLORIE, luogo pr. Albino, BG, a. 898 (Mazzi, 11): sarebbe oggi un
*Sabbiore: sempre da sabbia.
Sacaela, loc., Calvosano, BS: bresc, sacarella pianta palustre.
Sacca (la-), nome di alcuni villaggi mantov. e bresc., e di uno bergam.; SAC-
CHELLA, SACCHELLE, nel lodigiano; SACCHETTA, fr. Sustinente, MN;
SACCHINA, fr. Filighera, PV: tutti da sacca « insenatura di fiume» (v.
Top. Ven., 291). V. Parasacco.
Sacco, fr. Cosio, SO v. sacco «insenatura » e « via senza uscita » (Topon.
Ven., 291)?
Sacconago, fr. Busto Ars, VA = Saconago sec. XIII (Lib. Not., 292)
Pare un aggettivo in -AcuS dal n. pers. SACCONE: che fu tanto romano, quan-
to medievale (v. p. es. Pieri, Arno, 221).
Saccugnago, v. Secugnago.
Sacro Monte, pr. Varese: così detto per il Santuario di S. Maria del Monte,
31. - Dizionario di toponomastica lombarda
I
SAGLIANO 482
che sorge sulla sua cima, e lungo la via che conduce al quale stanno 14 cap-
pelle erette nel 1610.
Sagliano di Crenna, PV: *SaLLianus (fundus), da gentil. SALLIUS.
Sagrestia, boschetto pr. Mairano di Casteggio, PV: livellario della Congreg.
del Sacramento (Maragl., 190).
Saiano, cas. pr. Ospitaletto, BS; dial. Scià; = Castr. Salîani sec. XI
(Cod. Crem. I, 53, ma Siano sec. XII (Sayano ancora, sec. XIII). Se-
condo lo Gnaga, in una lapide rinvenutavi sarebbe nominato SEIUS, romano.
In tal caso converrebbe derivare il n. da SEIANUM. Ma v. Sagliano.
Sailetto, fr. Motteggiana, MN; separato mediante il corso del Po da SAILET-
TO, fr. Suzzara, MN: forse da SABELLUM «sabbia » (di cui in Rom. Et,
Wart., 7481), onde friul. savalòn (Top. Ven., 291)?
Saìna, valle, a. N. di Lecco; SAINA, fr. Erve, BG; un’altra casa pr. Pastu-
ro: forse da Sabina (erba) « Iuniperus sabina » (cfr. Top. Ven., 180).
Sainardo, nome di un podere pr. Lodi vecchio; così detto per un ospedale
di S. Leonardo erettovi verso il 1127 (Agnelli). (Un S. Leonardo è anche pr.
Pavia). Notevole l'alterazione fonetica (attraverso Sajunard?).
Saîrano, fr. Zinasco, PV: forse *SaRIANUS, aggett. da SaRrIus, gentil. rom.
Sala, fr. Calolzio corte, BG; altre, fr. Oliveto Lario e S. Maria Rovagn. (=
Salla sec. XIII Lib. Not., 279), Bedero Valcuvia, CO; SALA (-al Barro,
per essere presso al M. Barro), fr. Galbiate, CO; SALA Comacina, fr. Isola,
CO, = vico Sala sito Insola Comense, a. 976 (Cod. Long., 1318); SALA,
loc. pr. Casteggio, PV; SALA, fr. Cologne, BS; (S. Pietro in) SALA, parroc-
chia di Milano, = loc. ubi Sa/@ dicitur, a. 970, Rota, S. Ambr, 14; SALA
d'Iseo, nomin. a. 1087 (Brixia S. II 21): tutti dalla voce lat. mediev. SALA
« casa signorile in campagna », Pieri, Serchio, 183; (« casa colonica e stalla »
in Cod. Long., 408, dove si spiega così un salaciola diruta dell’a. 867). Cfr.
Top. Ven., 342.
Salarno, monte, nelle Alpi Cam. La desin. -arno può essere indizio (v. Gal-
lotti) di origine ligure,
Salasco, torr. pr. Menaggio. Forse non è nome diverso da quello del vill.
presso Vercelli: questo fu dal Serra (Com. Rur. 210) dedotto da un nome,
in orig. personale, *SALLACES (dal. n. pers. SALLUS, v. Salò).
Salavàrg v. Levargo.
Sale, fr. Gussago, BS, = Salis sec. XII, Sali sec. XVI; SALE, casa,
pr. Salò; SALE MARASINO, BS: qui il secondo nome designa il villaggio
(v. Marasino), che fu unito a Sale in unico comune.
483 SALSANA.
Salecchia (Valle della-), Rovetta, BG: sALICULA, dimin. di sala, oppure di
salix « salice »?
Saleno, fr. Tremezzina, CO: cfr. il n. pers. rom. SALENUS. Ivece SALEM,
casa, Erbusco, e SALIMMO (Cima di), Temù, BS possono forse riflettere
il n. pers. JERUSALEM (cogn. tosc. Orsalemi ecc.).
Salerano sul Lambro, M/, = Salarano (Giul. N., 417), vicus Salaria-
num. a. 1122 (Agnelli): aggettivo in -ANUS dal gentil. SALARIUS. Cfr. un Sa-
lerano pr. Ivrea (dial. Salaràn, Massia).
Salésino, cas. Capo di Ponte, BS: dimin. di sàles «salice ».
Saliana, fr. Pianello del Lario, CO: SALLIANA dal gentil. SALLIUS? Cfr. un
vico Salienense a. 898 (Mazzi, Sub., 419), forse = vicus Sallianen-
se, Pontirolo, BG (Lib. Not., pag. 218).
Sàlice, fr. Godiasco, PV: dial. Sàles; da un « salice ».
SALIENTEM VEGIUM, luogo presso Bergamo, sec. XI (Mazzi, Sub., 16);
Saglient, luogo pr. Livigno di Bormio (Longa): vi ritornerà la voce saiènt,
detto di acqua zampillante, di cui toccò il Salvioni (Not., II, 95): cfr. Top.
Ven., 235.
Salimbene (Valle), PV = Salvimbene nel 1200 (?): così denominata
dalla fam. nobile pavese Salimbene (v. Corogr., 898, e Galli 39).
Salina, fr. Viadana, MN; SALINE, fr. Miradolo, PV: questa, e fors’'anche
la prima «da sorgente d’acqua salata». Un altro SALINE, BS, v. Gnaga.
Salmezza, fr. Nembro, BG. Non so donde.
SALMORAGO v. Sumirago.
Salò, BS: = Salaude a. 1016 e 1123 (Odorici, V): Salodum sec.
XII-XIII; poi Salodium, donde l’attuale aggettivo aulico Salodiano. Nel
territorio si fecero molti ritrovamenti dell’età romana, Il Salvioni (Nomi loc.
lomb., 367, n. 1) pensò che la desinenza -ò sia la continuatrice di un lat.
“ATUM (attraverso -ado, -do, cfr. Rho), onde propose di derivar Salò da un
aggettivo in -ATUM da SALA (v. questa voce), considerando assai meno pro-
babile un aggettivo sALATUM da saLE (per il Serra Com. Rur. 203, conver-
rebbe meglio un n. person. gall. SALLUS) per un rivo la cui acqua possieda
qualche salsedine: cfr. Salina, Salsano, Solza, Tresolzio. Può suffragare l’ori-
gine da SALA il SALE, che vedemmo già n. di una casa « presso Salò ».
Salsana, valletta, Taleggio, BG, il cui fiumicello contiene del solfo (Corogr.,
710; Salsa luogo pr. Trescorre (oggi Saline) a. 8330 (Mazzi 436); SALSO,
I. presso Miradolo (Rota Cass. 60); Salsona, luogo pr. Castelnuovo Boc-
ca d'Adda, MI, ricordato in c. dell'a. 970 (Cod. Crem., I, 37); SALSISSO-
SALTRIO 484
NE, loc. pr. Casteggio, PV (2): da saLsa « acqua salata » (cfr. Top. Ven.,
235): v. qui Solza, Tresolzio.
Saltrio, fr. Viggiù, VA, = Saltri (Manar.): forse da ragguagliare ad un
lat. *sALTULUS (dimin. di SALTUS « bosco »). V. Solto.
Salvadèra, CO: benchè vi si legga chiaro un sILVA, non si riesce a intendere
se sia una forma derivata (SILVAT-ARIA) oppure un composto (selva-de-era
«ara »?). Da SILVATICA: SALVADEGA I. sopra Baviedo, CO.
Salvagna (a-), corte pr. Pietole, MN; SALVAGNA, torr. affl. dell’Olona (Gr.
Illustr, II, 876); SALVAGNONE, malga, Esine BS: dal n. pers. Salvagno
(SILVANIUS).
Salvandine, fr. Serle, BS: dimin. plur. femm. di un nome pers. Salvando?
Salvano, cas. Palazzolo s. Oglio BS; SALVANESCO (o Selvanesco), cas. pr.
Vigentino di Milano, = Salvaneclio, -egio, nicium, a. 903 ecc.
(Giul., I, 418, IV, 807, e Cod. Long.): da SILVANUS n. di persona.
Salvareggio, cas. Robecco, CR; SALVARIZZO fr. Guidizzolo, MN: tutti
derivati (con suff. «ICULUS e -ICIUS) da SILV-ARIUM «luogo boscoso » (v. Top.
Ven., 183).
Salveregina (Valle-), a Nord di Lecco: per una cappella con questa iscri-
zione.
SALVATERRA, luogo pr. Cavacurta, M/, ramm. in una carta del 1158
(Agnelli): è da un soprannome personale «salva terra ». Invece, da SILVA
DOMNICA (v. Donga): SALVADONEGA fienile, Leno BS.
Salvino, loc. Pizzighettone, CR: dal n. pers. Salvino. V. Selvino,
Salvirola, CR: *“siLvarIoLA: cfr, Salvareggio.
Samarate, VA, = Samarate a. 976 (Rota, Monza, e Gabotto, Carte
Nov.): nello stesso doc. è nominata una « sors Samaroni »; se ne de-
duce che il n, del paese dipenda da quello di un “SAMERIUS (0 sim.) da cui
il Pieri (Arno 45) deduceva il n. del fiume tosc. Sambra.
SAMARUGA, nome di luogo non identificato di Lombardia, ricord, nel
Manaresi. Ne derivò il cognome lombardo comunissimo Sommaruga: e
significa «nel punto più alto della ruga» cioè della via. V. Rugabella.
Sambrez (o Zambrez) loc. pr. Valdisotto, SO, = Sancti Briiti; (Lon-
ga). Un SAMBRICI, n. di un rio (Val Vrenda) anche nel Bresc.
Sambughedi, fr. Orio Litta, M/, = Sambugheta a. 1207 (Agnelli);
SAMBUSITA (o Sambuseta) fr. Bracca di Costa Serina, BG: derivato col-
lettivo da sanbugh il primo, e direttamente da SAMBUCETUM il secondo (v.
485 SANCETTA
Top. Ven., 181). Invece SAMBROSERA, 1. a 700 m. pr. Valmadrera, forse
è composto di «somma » e « brossèra »; v. qui Brusceta.
Samdlaco, SO, dial. Samdlech, = Summo lacu Itin Anton.: dovette
esser denominato così dal trovarsi già all’estremità settentr. del Jago di Co-
mo: cfr. in Summo laco, local. a Nord del lago di Garda, a. 771
(Odorici, III, 57). Quanto all’accento di Samdlaco, il Salvioni (St. Fil. Rom.,
VII, 27) dubitò trattarsi di un fenomeno speciale di quei dialetti, per cui
l'accento tonico fu via via sostituito da quello « musicale » sulla prima
sillaba: ma forse può essere che Samòlaco rifletta l’accentuaz. particolare,
già latina, del composto, poichè l’a di LAacuS era breve: (v. Impr. Ascol. a
proposito di Intelvi). Mi par di veder questo nome, contaminato per gioco con
MOLLIS, nell’epiteto comasco samòlega « inerte, pigro » (Monti).
Samagra, torr. a N. O di Menaggio CO: le cui acque sono credute efficaci
in alcune malattie. Invece che da sANAT AEGROS (v. Favagreca e S. Maria
Greca), che sarebbe impossibile, il Salvioni (Not., IV, 16) propose di de-
rivare il nome dall’aggett. lat. sANABILIS, che potè avere il signif. di «sa-
lutifero». O forse da un *SANACULA?
San-, Sant-, Santa-, seguiti appunto da n. di Santi: Donato, Giovanni, Giu-
liano, Gregorio, Maria, Pietro ecc.: nomi che non offrono, se non per ec-
cezione, quelche interesse etimologico e linguistico, e perciò non si registra-
no a parte. E° ovvio che, nel dialetto, molti di essi risultino più o meno al-
terati, come ad es. San Gregori, San Iàcom, San Iori, San March, San Mi-
chee, San Peder, San Pol, Sant'Agustin, Santa Margarìtta ecc.; si aggiun-
gano, dal territorio bresciano (v. Gnaga): S. Brancàt (Pancraizo), S. Brò-
col, S. Fèrech (S. Quirico), S. Ferèm (S. Fermo), S. Domenèch; S. Steèn
(Stefano), S. Giostàch (Eustachio): v. anche Prati, Etim. e App. vari, 341.
E° poi appena da avvertire che di alcuni esistano forme diminutive (al fine
di contrapporre un luogo od una chiesa, minore, ad una maggiore), come
ad es. San Carlin, San Fedelin, San Giuvanin, San Pedrin; e che non pare
del tutto scomparsa in Lombardia la pronuncia di Sant Martin, Sant Lorens
almeno a giudicare dalla persistenza della abbreviazione scorretta, in certe
insegne, di St. Giacomo ecc. Talvolta il prefisso San, Sant- è scomparso (co-
me si vede in Orzivecchi da S. Georgii, Terzagni, dove manca santo davanti
a Johannes, in Quinto Romano, invece di S. Romano, ed in Marcellino
per S. Marcellino: v. per questo v. Introduz., e Serra, Recens. S., 949, In qual-
che caso, come altrove, il nome del santo con terminaz. in -a, ha subìto un
mutamento di genere, come nel milan. Santa Bàbila per S. Babila, Santa
Barnaba per S. Barnaba, v. Salvioni, A. St. Lomb. XLV, 261. — Si fanno se-
guire alcuni nomi di Santo che offrano qualche singolarità. V. anche Sambrez.
San Bovio, fr. Peschiera, MI: San Bovo?
Sancetta (La), Collio, BS; SANCETTONE, Carzago, BS: cfr, bresc. sancitù
« tabernacolo »; v. Santélla.
SANCINESIO 486
Sancinesio, monte, Brianza (dial. Sancinès): più correttamente San Ginesio
(v. Gr. Illustr., II, 930, 963).
San Colombano al Lambro, PV: gli abitanti del qual luogo son detti: Banini.
San Disasio (-di sopra e -di sotto), Lodi (Agnelli). Non si trova fra i nomi
di Santo (v. Bollandisti), se non un S. Desà, ed un S. Disantius sive De-
centius.
Sandello, fr. Vertova, BG: forse diminut. di senda (SEMITA) « sentiero ».
Così ne sarà forse l’accrescitivo SANDONE, fr. Lodi (Agnelli). Ma il Pra-
ti (NIl. friul. 129) propone di spiegarli da sandello e sandone, specie di bar-
ca o zattera.
San Feredlo, Lodi: in una carta dell'a. 1261 sarebbe detto San Frio-
rii: il nome viene al luogo dall'essere stato una commenda dei Santi
Bassiano e Ferreolo (Agnelli). — Dallo stesso nome di Santo (S. FERREOLO,
v. Longnon III, 418: Schatzer, 34): SAN FERIOLO, fr. Barzanò, CO.
San Filastro (Villongo-), BG. La chiesa ne è dedicata a San Filastro.
Sangiano, fr. Leggiuno, VA: nome di santo? O da sengia (CINGULA)?
San Giovanni Bianco, v. Bianco.
San Guelmo, luogo in Valle S. Giacomo, Chiavenna: S. Guglielmo.
Sanguignano, fr. Montesegale, PV: = Sagignano (Cavagna), forse è
aggett. in -ANus dal nome pers. rom. Sanquinius: cfr. Senchignano. —
SANGUINERA, malga, Bagolino BS: da sànguen « sanguinella ».
w
San Gusmèo, chiesa di Lodi: San Cosma (S. COSMAEUS); cfr. Top. Ven., 115.
San Leonardo, v. Sainardo.
San Mamette di Valsolda, CO, dial. San Mà: questa pronuncia proviene
dalla forma S. MAMA’ o SAN Màma (Salvioni, App., 261).
S. MARTINO BIANCO, -NERO, -ROSSO, sarebbe stato già nome di alcu-
ni luoghi nell'Alto Lodigiano (Agnelli). Resta da spiegare il perchè delle
curiose designazioni (v. S. Giovanni Bianco s. Bianco).
San Martino del Pizzolano, v. Pizzolano.
San Martino di Strada, MI: = Sanctus Martinus qui dicitur in
Strata, a. 1115. Si trova lungo l’antica strada romana da Cremona a Mi-
lano: e forse ebbe a protettore San Martino per esservi esistito un ospizio
per i viandanti (Agn.). Numerosi S. MARTINO, nel Bresciano (sempre lun-
go le strade antiche) registra lo Gnaga.
S. Martino Olearo, v. Olearo.
487 SANTA BRERA
S. Martino Siccomario, v. Siccomario.
S. MENASIO: sarebbe stato già nome della pieve di Mulazzano MI. Lo
stesso che S. Menna?
S. Miro, fr. Sòrico, CO: è S. Mirus, eremita.
S. Nazzaro de’ Burgondi, PV. Il nome di S. Nazzaro, secondo alcuni (v.
Pavesi, Boll. Soc. Pav. St. P., 1903, che cita un articolo del Giorn. Arald.
Geneal., a. XXIV, 1897. in cui si tratta del cognome di Iac. Sannazzaro) sa-
rebbe venuto a questo luogo attraverso al cognome della famiglia Salazar
venutavi dalla Spagna. Occorrerà ricercare se il nome di S. Nazaro pre-
esistesse nel paese o no, a questa famiglia. Per Burgondi v. questa voce. —
Un S. NAZZARO (dial. S. Nasèr), Lozio, BS.
S. Novo, fr. Zibido S. Giac., PV. C'è un S. Novus?
S. Paolo d’Argon, BG. Donde quell’attributo? Forse da una metatesi di
Dragone (v. questa voce)?
San Pe, loc. pr. Boffalora di Casteggio PV: S. Pietro (cfr. Basgapè).
S. Perone, fr. Bereguardo, PV (Corogr.): San Pietro grande.
S. Pietro d’Orzio fr. S. Giov. Bianco, BG. L’attributo gli è comune con
quello di un’altra frazione, Palazzo d'Orzio (Corogr., 792); e può essere che
corrisponda ad un,n. person. Orz da GrorgIus: cfr. Orzivecchi.
San Re, fr. Barbinello, PV. Sarà S. Luigi Re? C'è un S. Regulus (v. Schét-
zer).
San Rocco al Porto, MI. Qui era il porto, cioè «iil barcone volante che
trasportava i passeggeri a Piacenza, varcando il Po» (Corogr.).
San Sepolcro, pr. Comabbio, VA: dial. San Spòlgher.
San Sesino, cappella, pr. Mapello, BG, dial. San Socusèm, = ecclesia Sa n-
cti Sisinii a. 1260 (Mazzi, 276). E’ dunque lo stesso nome del SAN
SISINO, luogo pr. Dizzasco, CO.
San Stefano, loc. pr. Casteggio, PV, dial. S. Steva: così ivi presso S. Cristò-
fa: S. Cristoforo. Un S. STEÈN, pr. Rovato.
Santa (la-), loc. poco a Nord di Monza: c'è una chiesa di Sant'Anastasia.
Santa Brera, fr. Pedriano, MI: «nome corrotto, a quanto sembra, da SAN-
TA BRIGIDA » (Corogr.). Infatti nella carta delle Grigne (Tour. Club) trovo
segnato, presso Olcio di Lecco, un luogo S. BRIGITTA, ed accanto vi si
legge S. PREDA; e la contrazione medesima del n. BRIGIDA (irland. Brigit)
si ha nel friulano Bride (Bongioanni, 52), e nel franc. S. Bride (Longnon,
SANTA FIORE 488
III, 411). In S. Brera par di vedere poi la stessa assimilazione nella d alla
r antecedente, che si ebbe nell’omofono Brera da BRAIDA.
Santa Fiore, cas. Spineta, CR: Santa Flora.
Sant'Agata, loc. pr. Montanara di Vescovato, CR, dial. Santa Gada: dun-
que da un’Agàta con l'accento sulla penultima.
Santa Maria della Stella, già oratorio pr. Porta Cremona, a Lodi: così det-
ta da un'immagine della B. V. portante una stella sul manto » (Agnelli). Per
S. Maria Segreta, v. Segreta,
SANT'APOLLINARE, già villa, nel Cremonese: = S. Ypolonarii a.
1200 (Cod. Crem., I).
Santella della Costa, della Guardia ecc.; le TRE SANTELLE, SANTEL-
LINA, -ELLIONE, luoghi bresciani: da bresc. SANTELLA « cappelletta» :
v. Sancettone.
Sant'Eusebio: «tre casali di questo nome nella prov. di Cremona », ecc.
(Corogr.): = S. Eusebii, Sansobius, S. Ysopius, a. 1141-1284
(Cod. Crem.). Nelle forme antiche è da notare la deviazione anormale della
e tonica davanti a conson. labiale, pari a quella che si nota nel S. Fumia
di Padova e altrove, di fronte ad EuPHEMIA (Top. Ven., 116). Al contrario
v. (Val>)sanzibio (S. Eusebio), Top. Ven., ibid. Nel Bresciano, equivale a
S. Eusebio un (Passo di) S. USSÈT (Gnaga).
Sant'Torio, fr. di Castelnuovo Bocca d’Adda; altro, fr. Codogno (Agnelli);
SAN IORIO, monte sopra Gravedona, CO; SANT'ORIO (o Seiòre), casci-
na, Remedello, BS: S. GEORGIUS.
San Tomaso, loc. pr. Lodi: dial. S. Tomà (si scrive anche Sant'Omate!):
già Sanctì Mathi, Sancto Matho (Agnelli) Da questo luogo
di S. Tomà: una roggia tratta dal fiume Muzza, prende il nome, grafica-
mente molto scorretto, di SANTTOMARA. Cfr. anche Sommaso.
San Varese, fr. Torre d'Isola, PV. Alteraz. di un S. Evaristo?
San Vele, sacello, Padernello, BS: S. Vigilio.
Sanzago, o Zenzago (S. Maria di), Salò, BS: “SENTIACUM dal n. gentil.
SENTIUS.
San Zavedro, fr. Palvareto, CR. Sembra da intendere *San Zan vedro « San
Giovanni vecchio ».
Saragozza, fr. Ripalta Alpina, CR. E’ uno dei vari Saragozza italiani: altri
in Emilia, presso Trebbo Bolognese, presso Imola. Insieme col nome della
via Saragozza di Bologna, e col Serragoza di Pontestura (a. 1233,
1280), dipende certo dal nome di Saragozza, capitale del regno d’Arago-
na, che nei secoli XII e XII riassumeva l’importanza del regno di Spagna.
489 SARZENA
Ma, mentre per la Saragozza di Bologna si può trattare (O. Avogaro, Su
e giù ecc., p. 14) di un rapporto di dipendenza dal Collegio di Spagna (ed
altrettanto forse per la Saragozza di Imola, e qualche altra), almeno quelle
lombarde, secondo G. D. Serra (NII. lomb.), devono considerarsi « ante-
riori alla fondazione del Collegio di Spagna di Bologna, ed estranee
ad ogni influenza... della Spagna in Italia», e quindi indizio della fortuna
di Saragozza come nome pers. femmin., uno dei non pochi dedotti da nomi
di paesi e città famose nel M. Evo. Per questo v. Serra, Cognomi, III,
Saresana, cas. pr. Mediglia, MI: = Sarexano sec. XIII (Lib. Not.,
54): « saliceto »?
Sarezzo, BS: vi sono fornaci di calce: il nome sarà quindi pari al brese.
sarezz (sarizzo) « selce », «specie di schisto micaceo ». V. anche Soresina.
Sarginesco, fr. Castellucchio, MN. Si sarebbe tentati a farne tutt'uno col
Saracinesco di Roma (da Saracino n. personale?).
Sarigo, fr. Castelveccana, VA: dal gentil. lat. SARIUS, con suff. -1c0us?
Sarizza, fr. Colle Brianza, CO: milan. sarizz « selce » ecc. v. Sarezzo.
Sarmazzano, luogo pr. Melegnano, M7, = loco Sermazano sec. XIII
(Lib. Not., 302): lo credo un «fundus SArMATIANUS» dal nome pers.
SARMATIUS (derivato dal n. etnico SARMATA, v. Top. Ven., 45). V. Sor-
MAZZanAa,
x
Sàrnico, BG: = Sarnico a. 1088 (Mazzi, 301): sarà un aggettivo da
riferire al nome pers. SARNIUS. Del resto si può invece ricollegare col nome
del fiume lucano Sarnus, da un radicale mediterraneo secondo il Trom-
betti, ligure per il Philipon (p. 142); per l’Aebischer (Rev. belge Phil. et
Hut., 1930, 421 sgg.) nome fluviale di carattere divino; v. Dragone. Noto
che presso Sarnico corre un canale copioso di acque, la Fusia. E v. Sernica.
Saronno, VA: sarebbe = Solomnum a. 796, Cod. Long. 128; ma
Serono sec. XIII (Lib. Not. 136, 172). Se è da credere alla prima iden-
tificazione, il nome andrà coi nomi pers. SoLoNius, SoLonas (di cui v.
Schulze, 239, 573).
Saross (el-), monte, Valsolda, CO: «sass ross» (v. Salvioni, App., 262).
Sartirana (-Briantea), fr. Merate, CO ramm. a. 1456; SARTIRANA (-di
Lomellina), PV: sono da vederci due *SERTORIANA, da SERTORIUS?
Saruggia, fr. Albavilla, CO. Se corrisponde al Salugla di doc. del Ma-
naresi, lo crederei dimin. di SALA: v. questa voce, come il Saluggia di Ver-
celli che anche il Massia dedusse da SALUCULA.
Sarzéna, fr. Nuvolento, BS. Non so se da un nome pers. *CERCENA (CER-
ceNIUS, Schulze), o *SeRGENA (cfr. SERGINA, Pieri, Arno, 47).
SASNA 490
Sasna, monte Val Bondione, BG; VAL-SASSINA, valle ad oriente del lago
di Como, percorsa dal f. Pioverna e dal Varrone: = Vasaxena sec.
XIIL (Lib. Not., 3-11) (gli abitanti, sono detti Valzasnàtt). Non si può
escludere affatto per questi nomi una base "SAXULA (da SAXUM ‘€ SASSO >),
con deformazione del suffisso al modo di non pochi altri nomi lombardi (v.
Introd.); il qual etimo può sembrare conveniente almeno per la Valsàssina,
a cagione, come voleva il Rampoldi, dei « monti e nude roccie che la cir-
condano da ogni lato », come pure « dei molti sassi di cui sono ingombri
i pochi suoi coltivati campi » (Corogr.). Tuttavia può sembrare ancora verosi-
mile un'origine preromana, cioè dal nome etrusco SASSINA, come propose il
Pieri (Not., 23).
Sassalbo, pizzo, pr. Grosio SO:
nudo »), pr. Corteno, BS.
«sasso bianco ». Un SASS-BLOT (« sasso
Sassèlla, «la costiera vitifera di Sondrio»: dimin. di quel sassa (« sasseto,
rupe ») che è in SOMMA-SASSA, fr. Teglio, SO.
Sassèro (il-), loc. pr. Trescorre, BG: lo stesso che Sassaro, da sasso (v.
Top. Ven., 292).
Sàssina (Val-), v. Sasna.
Sasso, solo e in composizione, più luoghi. Nel Bresciano, anche: SASSACCIO,
SASSETTO, SASSINER (v. Gnaga). Per SASSO BALLARO v. Ballaro.
Savallo, loc. pr. Mura, BS = Savallo a. 1253 (Lib. Pot.), donde il n.
del Corno di Savallo; dial. Savàl: SUB VALLEM: cfr. altro Savàl veronese
(Top. Ven., 300).
Savarona, fiumicello affl. dell’Oglio, Quinzano, BS, dial. Saerùna (Corogr.):
forse, con un Sabarona di docum. novaresi, e con SAVRONE, monte,
S. Ant, di Còrteno, BS, pare riflettere la voce bresc. sa(v)aruna « condotto
sotterraneo, fogna »; cfr. il basso lat. piemont. SEVERIA @ solco di scolo »,
piemont. seyvaròl « solco irrigatorio » (dal Jat. EXAQUARE, v. Serra, Etim.
172). E v. Varrone.
SAVERNIGO (vico et fundo-), local. presso Ghisalba, BG, ricord. in un
atto dell’a. 979 (Mazzi, 426). Par collimare con lo Zavernigo veron.; che
si riporta al nome pers. *CIPRINUS, 0 SABERNIUS, CON suff. in -icus.
Saviola, fr. Borgoforte, MN (Corogr.), = castellatam Saviola a. 1015
(Reg. Mant.) Da un nome pers. Saviolo (cfr. cognome Savioli).
Saviore (con Val-saviore e Ponte di Saviore), vill. nella Valcamonica (BS):
= Seviore sec. XII (Gnaga). Nonostante la difficoltà fonetica di am-
mettere uno scHwa- in Sa- (cfr. invece qui Soave; ed i cognomi Soardi,
Sguario), fu forse nel vero Pietro Gribaudi additando in questo nome fin
dal 1902 (Influsso german. ecc.) una forma di genitivo plur. del nome et-
491 SCALDASOLE
nico ScHwABEN, lat. mediev. Suavi: “SuavioRuM, identico a quel Sua-
viorum (o Suavis) di Polonghera di Cuneo, che si legge nel Car-
tario Pinerolese.
Savògno, fr. Piuro, SO. E’ ben dubbio se vada riferito a SABONIUS (o SA-
PONIUS), gentil. rom. Cfr. Savogna, Udine.
Savoretta, monte, Edolo, BS « forse dal cogn. Savoretti, che è in Piemonte
assai comune » (Massia).
Sazzo, fr. Ponte, SO. Si può ricondurlo al nome gentil. SATIUS: ma ben
altro può essere, se vi si ammetta un’aferesi.
Sbalzi di Cant'alto (dial. Cantolt) nelle Grigne: nome che allude certo a
scaglioni del monte.
Sbarra, fr. Castel d’Ario, MN: vi si esigeva già un diritto di barriera? Cfr.
Top. Ven., 343.
Scabla, valletta pr. Selvino, BG; una cascina SCABLA, presso Bergamo, =
monte qui die Scablula a. 1117, monte Scable a. 1263 (Mazzi,
Sub., 183 e 269). Mi par che dipenda dall’aggettivo lat. SCABER.
Scala (la-),, local. in Valsassina; SCALETTE (alle-), loc. nella Grigna sett.;
SCALIGGIA, monte, Vercurago, CO (cfr. una alpe Scaliggia anche in
Val Vigezzo, Novara): scALa, scALIcuLa nel senso di « declivio erto e ru-
pestre » (v. Longa, 293), e qui, Scaluggia.
Scalcoggia, valle, ad O. di Madesimo, SO, Forse da scolca, v. Scolta?
Scaldasole, PV (pr. S. Nazzaro d. Burg.); SCALDASOLE, oggi nome di
una via di Milano (Corso Ticinese) = S. Petri ad Scoldasolem sec.
XIII (Lib. Not., 232), pratum Scudazzollum (anno?) un luogo detto
ad Schaldasolem (via Noceti-), pr. Vigevano, fu ritrovato in doc.
a. 902; un altro (ubi dic. ad Scoldasolem) nel territorio del Burgo
de Habiate (Abbiategrasso), in doc, a. 1362; ed infine un luogo: ubi di-
citur ad Scudazolum, in «loco de Garbagnate » ad a. 1278. Date
queste forme storiche, al Colombo (Due ricordi) parve bene di riprendere
un'idea espressa già da M. Zucchi (Miscell. St. Ital., s. II, t. IX, 1903) che
il nome di Scaldasole non dica affatto un «luogo dove il sole è cocente »
(cfr. altrove Mira-sole, ed i toscani Bramasole, Parasole, Pieri 340-1), ma
un luogo di proprietà di uno seuldascio (ScuLpAsIOLUS). A questo in-
tento riesce molto valido il ricordo. rintracciato dal Colombo stesso (Ab-
biategr.), di un Wualpertus Scu/dasius de Abiate (anno 864) che
potrebb’essere appunto lo sculdascio donde il nome del ricordato Sco
dasolem di Abbiategrasso. Il Venosta pensava che il nome della via mi-
lanese derivasse da quello della famiglia, fondatrice della chiesa: ma il
Colombo giustamente obbiettò che il cognome potè esser dovuto all’ufficio
di Sculdascio tenuto da qualche antenato. Però sembra che la questione ri-
SCALINO 492
manga ancora non del tutto risolta. La forma Scudazolum non pare
nè abbastanza antica nè ben sicura: e lo Schaldasolem della. 902,
che è per ora la citazione più autorevole, non è di sostegno all'ingegnosa
e importante proposta dello Zucchi e del Colombo. Comunque, v. un altro
derivato da scuLpasIUS (titolo longobardo del giudice, posto a capo di una
corte o fara), nello Scodosia di Padova (Top. Ven., 344-5).
Scalîno, pizzo, Sondrio: « scaglione ».
Scaluggia, cas., S. Martino de’ Calvi, BG; Scalugla, luogo pr. Isola
Comae., nominato nel 1100 (Monneret): altro dimin. (onde pure SCALÙ!
GI loc. sopra Baiedo « disposta quasi a scalini ») di scALA. V. questa v.
Scalvada, fr. Brivio, CO: « bosco tagliato » (Gr. Iustr.).
Scalve (Val di-), valle del Dezzo, alto Bresc. (donde l’aggettivo: Scalvino
«di Val di Scalve» = Scalvini a. 1094, Mazzi 175):' dalla voce lomb.
scalv « taglio. delle ramature minori degli alberi ». Di là il cogn. Scalvini.
Scamozzina (la-), loc. pr. Albairate, MI: dal cogn. Scamozzini (= Camoz-
zini).
Scanapà, monte, Val di Scalve, BG: «scanna pane ». Soprannome di per-
sona (la voce it. Scannapane dev'essere una deformaz. dell’ant, ted. snapa-
ne « brigante a cavallo », v. Lingua Nostra, XXI, 1960, 57).
Scanasio, v. Cassino Scanasio.
Scandolara, due luoghi Cremonesi; SCANDOLARO. fr. Esine BS: come
gli omonimi veneti (Top. Ven., 182), da scandola « scandella », specie di
Orzo.
Scannabecco, casale, S. Giacomo, 50; SCANNACAPRA, fr. Songavazzo,
BG; SCANNABUE, SCANNAPORCO, loc. Cavriana, MN; SCANNABÒ,
anche pr. Crema; SCANNALUPO, fienile, Pontevico BS. Da soprannomi
di persona, o da nomi di erbe? (cfr. piem. scanabech « Tragopogon praten-
se» ecc.). Cfr. Cassino Scanasio.
Scano (-al Brembo), fr. Valbrembo, BG, dial. Sca; = Scano a. 911 e
1156 (Mazzi, 392, Sub., 416), Scannum (Cod. Long.): forse affine al-
la voce lomb. scannén che al dire del Cherub. si dà « ne’ colli di Brianza
a quella specie d’incanalature che dividono l'un colle dall’altro ». V. qui
Montescano, e Schianno.
Scanzo, BG, = vico Scantzes, de Scanties, Scanzo, a. 840,
857, 1164 (Mazzi, 393). Forse dal gentil. rom. SCANTIUS.
Scaraglio, fr. Marmirolo, MN, = Quadralium a. 1078: quindi da un
lat. *QuADRATULUM (v. Serra, Vie Rom. 282).
493 SCHERANA E SCHIRANETTA
SCARDAVARIA, luogo nel comitato di Lodi, ricord. in carta dell'a. 1034
(Colombo, Abb.): nome collettivo in -ARIA da scàrdova (sp. di pesce): v.
Top. Ven., 204.
Scarenna, fr. Asso, CO, = loco Scarena sec. XIII (Lib. Not., 182).
Lo stesso nome Scarena (la-) è proprio di una fraz. di Sospello (Alpi Ma-
rittime), che il Massia (Bollett. Bibl. Subalp., XVI, 1924, p. 13) ravvicina-
va assai bene alla voce provenz. escareno « pente très raide, flanc raviné
d’une montagne »; insieme con Scarenno, nome di due luoghi novaresi. On-
de sarà da metter da parte la proposta del Pieri (Not. 6) di una origine
etrusca (cfr. tosc. Carenna, di cui in El, Etr., 157).
Scarett6n (Valle-), Mandello, CO: «scalettone ».
Scària, fr. Lanzo Int, CO, = de loco Scalia a. 984 (Cod. Longob.,
138) Scaria (de Antelamo) a. 1033. Poichè i dial. lombardi conoscono
scaribn per «trave su cui si appoggiano gli scalini », si può supporre che
anche questo Scaria stia nel significato di « scala » v. le voci preced.
Scarlass, v. Carlazzo.
Scarnadòre, fr. Cavriana, MN: it. «scarnatoio »? Cfr. SCARNALLO, loc.
pr. Primaluna (Orlandi).
Scarolec, monte sopra Pagnona, Valsass.(?): in luogo di scandrec « sca-
letta »?
Scarpagiano, fr. Pianello Lario, CO. Forse sarà da ricollegare con la voce
gr
lomb. scarpà « dissodare, scassare », cfr. la v. seg.
Scarpapè, passo, Tignole, BS « lacera piedi ». Un po’ eccessivo pare SCAR-
PAVENTRE, I. nelle Alpi di Pasturo. Oscuro uno SCARPOGNA, n. di una
roggia, ora interrata, al Gentilino (di Milano).
Scarpizzolo, Pedergnaga, BS = Scarpizolum sec. XV: rimarremo in-
certi fra un derivato di scarpa in senso di pendio (cfr. Pieri, Arno, 357,
che cita una SCARPATA di Cereda, Lecco), ed uno da scarpà « disso-
dare » (v. voce preced.).
Scasletto, v. Casletto.
Scazzolino, fr. Rovescala, PV. Fa pensare o a cazzoeura « cazzuola », 0
A SCASs €SCaSsso ».
Schenedo, fr. Ardenno, SO (Corogr.): da SCANNUM (v. Schianno) o da sche-
na « schiena »?
Scherana e Schiranetta (la-), local. sul lago di Varese pr. Casbeno (Gr. Il-
lustr.); AI Scherano, pr. Varenna, a. 1624 (Adami, 462); SCHIRAN-
NA, presso Varese (= S. Maria de la Sgirana a. 1398): da Scherano,
forse come cognome.
SCHIAFFINATA 494
Schiaffinata, cascina, Marzano, PV: dal cogn. Schiaffinati.
Schianno, fr. Gazzada, VA, = Sclanno a. 859 (Giul. I) = Scapnio,
Scanio Lib. Not, Sgiano a. 1398 (Lib. Seminari, Rota, Varese):
forse, come propose il Serra, da ScAMNULUM, dimin. di scAMNUM, che
si trova in docum. piemontesi nel signific. di « banco (di rena)».
Schiappa-zucchino, local. pr. Montariolo di Casteggic, PV, dial. Sc'iapa-
suchèn. Pare un soprann. di persona: «spacca zucchini ». — MOR-S'CIAP,
casa pr. Lonato: da mor «gelso » e séap « fesso ».
Schiappetta, fr. Codogno, MI: da un n. di famiglia (Agn.). Cfr. cogn. Schiap-
pa, Schiapparelli.
Schiarino-Rizzino, cas. pr. Mantova. Il nome pare costituito da due co-
gnomi: purchè il primo non dipenda da «schiarire », con allusione a ra-
rità di alberi: v. Montichiari.
Schignano, CO; forse riflette un agg. *SECCONIANUS (0 *Sicc-) da SECCONIUS
(o Sicc.). V. Secugnano.
Schilpario, BG, dial. Schilpare o Sciilpèr. Poichè vi sono, da gran tempo,
miniere di ferro, con forni di fusione, il nome fu già messo in relazione
con la voce schirpa, che, oltre al significato anche attuale di « corredo del-
la sposa », ebbe quello di « dotazione di forni di ferro e di miniere », co-
me annotò il Salvioni (Mesolc., 66), sulla fede di Gugl. Castelli (La Valle
di Scalve, p. 36).
Schivenoglia, MN (anche Schinevoglia, in Corogr.: con interessante meta-
tesi), pron. Schivnoia: «schiva noia », certo nome di una villeggiatura si-
gnorile (cfr. il palazzo Schifanoia di Ferrara).
Schizzola, torrentello pr. Voghera. Donde? Cfr. cogn. Schizzi.
Sciano, fr. Gorzone, BS (pr. Darfo). Può rappresentare un aggettivo in
«ANUS dal gentilizio SILLIUS.
Sciesa, monte, Mello, SO: cfr. borm. scésa «secchia di legno »?
Scimott, monte, n. Grigna Sett.: derivato da scima «cima ».
Sciorbagno, fr. Montegrino, VA; SCIORCASELLE, fr. Esino Lario, CO:
« sopra Bagno », «sopra Caselle ». Che s iniziale dia luogo a sc è consueto
nel nostro dialetto; cfr. sciostrèe (SUBST-), ecc.
Sciresa, loc. sopra Pasturo; SCIRESOEUL, ibid, CO: «ciliegia », «cilie-
giolo »: cfr. qui Ceresara.
Sclosdîr (Bosch de-), Livigno di Bormio, già Sc/usoiiro (Longa);
SCOSOEUR, valle, ibid: come Schiessor di Vittorio Ven. (ibid. anche
Scossòre, v. Top. Ven., 219), rifletteranno, un lat. *EXCLUSORIUM « pro-
495 SCOZOLA
prietà ricinta da siepe»; 0 *SECLUSORIUM « ricinto per uccellagione » (v.
Gamillschegg. Bibl. Arch. Roman, 1921). Ricordo la voce valsass. séessr
«sportello del forno ». Va raggruppato qui con la voce bresc. sédss « luogo ri-
cinto » il nome di una cascina pr. Gambara, BS: S'CUSSEGO.
Sclù, monte, Livigno di Bormio, SO: vi si può vedere uno « scolone » dal
verbo «scolare »?
Scolta (la-): nome di una delle due torri di Breno, BS (l’altra è detta:
Ghibellina): come l’ital. scolta: ctr. Mengozzi, Città, p. 247, Serra, Com.
Rur. 56. E’ dubbio che ritorni la stessa voce, in un ASCOLTA, luogo pres-
so la chiesa di Cornalba (BG) che per la Carrara Zanotti si crede così
chiamato per alludere ad un «triplicato eco » che vi si sente,
Scorluz (sponda, lach, cima de-), monte, Bormio (Longa): forse un «cor-
telluccia», da cort « corte »?
SCORTECATA (Ripa-), luogo pr. Castellone, CR, ricordato in atto dell’a.
1158 (Cod. Crem., I, 122): dalla voce anche lombarda scortegà « scorti-
care». Un monte SCORTICATO registra lo Gnaga, pr. Desenzano.
Scorzarolo, fr. Borgoforte, MN: = (ludolo que est in-); Scorgariolo,
a. 1037, Scorzeiol a. 1156 (Reg. Mantov.); SCORZAROLO, fr. Ve-
rolavecchia, BS; = Scorciaroli a. 1475 (Gr. III): credo dalla voce
ven. scorzar6l « conciapelli ».
Scotticarda, cas., Soncino, CR: cfr. un luogo detto Stuthigarda pr.
Bergamo, a. 1263 e 1493 (Mazzi, Sub., 107, 266). Sono certamente nomi
fra loro identici, sàlvochè il primo subì un’alterazione per influsso di cò-
tica. Il Mazzi intese Stongarda (come fosse da un ted. Steinwarten) nel
significato di « opera stabile di fortificazione »: ma fu ben più esatto rav-
vicinarli, come fece il Poma, Boll. Stor. Novara, 1914, per Stoerda novarese,
al nome della germanica Stutfgard, che è da sTOD-GARD « recinto per l’alleva-
mento dei cavalli » (v. Top. Ven., 343 e Post., 1514). Rilevò poi il Boss-
hard (p. 293) anche negli Stat. di Brescia e di Martinengo la voce sTOTHE-
GARDA, STONGARDA, sempre nel senso di « cancellata, recinto »: base che
appare riflessa nel n. di una casa, pr. Vione BS: STEDEGARDA.
Scovolo (S. Felice di-), luogo sul promontorio a S. di Salò: = Scovolo,
in Scuvola a. 878 (Cod. Long., 468): latino scoPuLUM (« scoglio »).
Scozola, o Scogialo (S. Donato in-), badia pr. Sesto Calende, ramm.
a. 826 e 878; Scoila, sec. X, XI (Rota, Varese). Nella carta dell’a. 1139,
riferita alla v. Calende, si ricorda un «portus Scozulae sive Sexti »; e
siamo così indotti a ravvicinare questo nome alla v. bresc. scosa « riscos-
sione », scosìda «esazione » (Monti, Voc. Gall. Cis.), ed all’a. vicent. sco-
zere «riscuotere », scozadòre « riscuotitore » (lat. EXCOGERE, REW, 2126);
ed a supporre che il nostro nome designi un luogo dove si riscuotesse un
dazio, od un pedaggio, sul porto del Ticino.
SCROVENGO 496
Scrovéngo, loc. pr. Quinto (Romano?), M/: secondo il Salvioni (Not. III,
89) può essere un Corvengo da corvo, con suff. -engo. Ma non è difficile
che rifletta uno scror-ENGO (cfr. Top. Ven., 204).
Scudellera (Val-), fr. S. Giovanni Bianco, BG: «valle degli scodellai»?
Cfr. un, poco chiaro, SCUDELLATTE, luogo sul M. Generoso.
Scudo (lo-), balze delle propaggini della Grigna: così dette per ragione di
somiglianza.
Scuola, loc. pr. Pegazzera di Casteggio, PV: dial. Scoeula, così detta per
un fondo possedutovi dalla Scuola dei Disciplini di Casteggio (Maragl., 197).
Scuropasso, torr., Broni, PV: = Crispassi (vallis-), a. 1216 (Cavagna,
U). Interessante la metatesi (*Cherspass, *Scherpàss): l’etimo sarà forse
crIsPus detto del terreno: v. Crespiàtica. — Invece una Costa SCUREN-
TADA, cresta rocciosa, pr. il M. Sellero (V. Camon.) sarà da ricollegare
con un aggett. scurènt « molto oscuro ».
Sebino (lago-); v. Iseo.
Sebrù, v. Zebrù.
Secastello, fr. Tremòsine, BS: suB-castello: «sotto il castello ».
Secreta (S. Maria-), chiesa di Milano: = ecclesia quae S. Maria Secreta
nunupatur, a. 1053 (Giulini II, 417). V. alla v. Segreta.
Secugnago, Lodi: sarebbe stato Seggugnagum nella. 1156 (Agnel-
li): ma forse non era che Seccugnagum. Pare un aggettivo in -ACUS
dal gentil. rom. SiccoNIUS (oppure sECUNDIUS?). V. Schignano.
Sèdena, fr. Lonato, BS; SEDONE, fr. Zerbolò, PV: forse possono stare col
nome del monte ticinese Seda, che il Salvioni (Mesolc., 68) riportava alla
voce ital. sede, col significato di «luogo di sosta». Possono essere però in
diretto rapporto con la voce sédene riportata dal Rosa nel senso di « palizzate
dei pescatori dei fossi ». Probab. da sede, ma nel senso del lat. SEDIMEN
« casa rurale » o « area di costruz. poderali » (Bosshard, 270 e Serra, Com.
Rur. 68), verrà anche SEDESINA, fr. Bedizzole, BS; e proprio da SEDIMEN
cfr. canav. sim «casa, dimora ») il n. di SEDIMOLA, pr. Laveno, ramm.
a. 1081: (Rota, Var. 32).
Sedorgna, valle, affl. del Serio, Goandellino, BG (anche scritto Sedornia).
Sembra riflettere un aggett. latino SATURNIA (come il Sadorni di Val di Non
risponde a un fanum SATURNI, v. Battisti, St. Trent., 213 n.): cfr. qui So-
dorno. Alla loro volta SEDERGNONE, vill. in Franciacorta, ed un monte
Sedernello, Stat. Vertova, a. 1306, sembrano riflettere, rispettivamente,
i nomi pers. “SATURNIONE e *SATURNELLO.
Hal SEGRETA
Sedriano, M/, dial. Sedrian, = Sateriano a. 892 (Giulini, I, 399), Se-
driano sec. XIII (Lib. Not., 262). Aggettivo con suff. -aNUS dal gentil.
SETERIUS: cfr. Sedriago di Val di Non.
Sedrina, fr. Zogno, BG (Pontis Sedrinae a. 1526). Il Pieri (Not., 13) vi
sospettò un nome etrusco, pari a quello riflesso dal n. toscano Setrina (v.
Arno, 48). Per il nostro nome però non escluderei una base latina: cioè
“SEDUL-INA, dimin. di SEDE: V. Sedéna.
Segàboli (i-), loc. pr. Premolo di Clusone, BG; un altro, Timoline, BS: è
dalla voce alto bergam. segàbol «prato dove si fa erba ». Nomi analoghi
sono: SEGABIÈT, case, Ospedal. BS; e segàa (i-): voce che designa in
Valsass. i prati magri, che si' falciano per farne fieno povero. E v. Seghebbia.
Segale, monte, Voghera: it. ségale?
Seggiano, pr. Segrate Milan., forse = Sillano sec. XIII (Lib. Not., 174):
*SILIANUS, dal gentilizio lat. Sruius.
Seghébbia (S. Rocco in-), Porlezza, CO (donde un’Alpe ed un Monte di
Seghebbia). Dev'essere una forma parallela a quella già veduta di Segàboli:
dove però rimane a spiegare la deviazione dell’-abbia in -ebbia. Forse di
pura ragione fonetica?
Segna, fr. Gravedona, CO: donde?
Segnano (e SEGNANINO) fraz. presso Greco Milanese = Seniano,
1162 (Rota, Greco,\ 100): *SENNIANUS, aggettivo dal gentil. SENNIUS.
Segnate (S. Giacomo delle-), fr. Quistello, MN. Vi si può congetturare,
forse, una forma aferetica di *LICINIATE,: derivato con suff. -AT- dal gentil.
Licinius. Perchè l’articolo le che rimane nell'uso, non mi pare possa per-
mettere di dedurre questo nome, come fa il Rohlfs, dal n. pers. SENNIUS
(v. voce preced.).
Segonda, fr. Poggio Rusco, MN: dal nome person. lat. SECUNDA (cfr. Pie-
ri, Arno, 353)?
Ségor, alpe e passo (anche detto di Garzirola), Menaggio, CO: forse cfr.
milan. segra « segala »? V. voce seg.
Segrate, MI, = Secrate a. 1045 (Giulini, II, 316), Segrate sec. XIII
(Lib. Not., 124): donde un luogo vicino fu già detto Segradella, a.
1026 (Giul. II, 149). Il Rohlfs farebbe di Segrate un deriv. in -ate dal n.
person. SECURUS: ma è da preferire ancora la tesi del Flechia che vide in
questo nome un derivato in -AT- da SECALIS « segala»: cfr. Segalaria
Top. Ven., 183. Dalla stessa base: SEGRARO, loc. in V. Sabbia, BS; SE-
GRERO, terreno pr. Concenedo (Orlandi).
Segreta (S. Maria-), chiesa di Milano. V. Secreta. Sarebbe stata chiamata così,
32. - Dizionario di toponomastica lombarda
SEGRINO 498
secondo l’Anselmi per non essersi voluta palesare la pia fornitrice dei mezzi
per costruirla: che si suppone appartenesse alla famiglia Fulco.
Segrino (Lago del-), Canzo, CO: derivato di forma diminut. da segra « se-
gala ».
Segùro, fr. Settimo, MI, = Seguria sec. XI (Rota, S. Ambr. 21). Può
forse riflettere il n. pers. rom. SECURUS.
Selesino, cas. Ono, BG (Corogr.): v. Seresino.
Selino, fr. S. Omobono Imagna, BG. Essendone la chiesa dedicata a SAN
LINO, fu felice scoperta di C. M. Rota (Il conv. di S. Agostino, 31), che
il nome Selino sia un riflesso dialett. del n. di quel santo,
Sella (alla-), loc. nelle Grigne: sella «valico ».
Sellanuova, loc. pr. Baggio, MI (Corogr.): forse da cELLA (v. Cella Dati,
Celletta, ecc.).
Sèllere, fr. Sévere, BS; SELLERO, fr. Cedégolo, BS «sopra una collina
alla destra dell’Oglio », in un territorio che ha vigne, campi ecc. (Corogr.).
Rimango in dubbio fra cELLULAE (cfr. Cella Dati, e v. la voce preced.) e un
dimin. da sELLA « valico » (cfr. un Passo del SELLERINO, pr. il Monte
Veneròcolo, BS). Poco probab., mi pare, dal lomb. Sèler «sedano ».
Selma (la-), fraz. S. Colombano, Lodi: dal cogn. Selmi.
Selvagnate, luogo pr. Limonta, CO, = Selvaniate a. 951 (Rota, Pae-
si, 572): deriv. con suff. -ar- dal gentil. SILvANIUS.
Selva Greca, fr. Lodi, già nome della pianura che si stende da Lodi alla fo-
ce dell'Adda nel Po, = Silvam Gregam, Statuti del sec. XII (Agnel-
li). Forse il nome di greca può esserle venuto da quello di una famiglia
(cfr. qui Greco).
Selvamaggiore, cas., Soncino, CR, SELVAPIANA, cas., Civo, SO; un’altra,
monte, Salò, BS; SELVA-BELLA, -REONDA, -SECCA luoghi Bresc:
composti troppo ovvii.
Selvarizzo, fr. Guidizzolo, MN: aggettivo da selva: v. qui s. Salvareggio.
Selvetto, fr. Colorina, SO: dimin. di selva.
Selvino, BG (Val Seriana): = Salvino a. 955, planum Selvini a.
1331 (Mazzi, 393). Dovrebbe il suo nome «a certo Salvino Gritti o Gri-
gis (2), che nel sec. X, volendo sottrarsi alle civili discordie, colà si ritrasse »
e vi si fabbricò un castello (v. Corogr., p. 806). V. Salvino.
Sèlvole, fr. Castelgoffredo, MN: sILvuLAE, «le piccole selve ».
Semiana, PV: forse *SimiLiana dal gentil. SimiLius.
499 SENAVRA
Semnago, fr. S. Maria Rezzon., CO. Forse non è da ricollegare con nomi
pers. antichi quali SEMONIUS, SiMINIUS: ma piuttosto con sEMEN. Esclu-
deremo qui il sabbione che è in Semingrossa (Novara) «sabbia grossa »
(Salvioni, Not. IV, 16).
Semògo, fr. Valle Dentro, SO, dial. Semdk. Si direbbe nome composto di
SUMMUS: ma non s'intende il secondo termine. Fosse mai il plurale di oga
(v. questa voce)?
Semonte, fr. Vertova, BG: SUB MONTEM.
Sempignano, colle pr. Varese (Corogr.): aggettivo con suff. -ANUS dal gen-
til. SEMPINIUS.
Sempiéne (Passo del-), franc. Simplon. Nome estraneo al territorio da noi
studiato, vi rientra almeno per essere stato dato ad un quartiere di Milano.
Poichè non si hanno ricordi antichi di questo nome, sarà una pura leggenda
etimologica la sua origine da un Mons CAFPIoNIS, così detto « dal console
G. Servilio Cepione che con C. Manlio vi passò dopo vinto dai Cimbri »
(Gr. Illustr.), o da un mons ScieIonIS ecc. L’Egli riferisce, giustamente ri-
fiutandola, l'opinione che la forma Simplon sia alterazione di un sognato
nome di santo: Saint Plomb; ma non è nemmeno possibile, come pur l’Egli
ammette, che dapprincipio il Sempione si chiamasse Simpelenberg da un
villaggio svizzero che già vi esistesse, chiamato Simpelen. Il nome dev’esse-
re, quasi certamente, neolatino: quasi certamente composto SUMMO PLANO,
attraverso un dialett. Sem plaun. Infatti plaun, in tale senso, è nel dial.
di Sopraselva; e cfr. Camplaun rilevato dal Battisti nell’Oltradige Bolzan.
(p. 101-2).
Semuràno, fr. Cremia, CO: aggett. in -aNuS dal gentil, SEMURIUS.
Senadògo, nome di alcuni campi presso Castione di Lodi (Agnelli). Così
vorrebbe presumersi la pronuncia del nome, che deriva da xENoDòcUS (vi
fa infatti, dopo il mille, un ospedale per i pellegrini, v. Agnelli). Le forme
Senedagum, Senadago che ricorrono nel Manaresi e nel Liber
Not.; Senedogum e Senathogo anche nel Cod. Diplom. del Vi-
gnati, Senethogo (curte de-), a. 1189 (Agnelli), male si conciliano così
con l’attuale Se nadògo (come con l’etimo su riferito: ma esse rispec-
chieranno oscillazioni subite dall’accentuazione del nome.
Senàgo, MI (donde una frazione SENAGHINO): = Senacum de Se-
naci a. 877 (Cod, Long.), Senago, Senagello sec. XIII (Lib. Not.).
Può essere un derivato con suff. -Acus da un nome pers. quale SENNUS 0
AccENNA. Dal cogn. SENNUS o SENUS, registr. dall’Holder, deduce questo
nome anche il Serra, Com. Rur. 186.
Senàvra (la-), nome già del manicomio presso i Corpi Santi di Porta Tosa,
oggi della Parrocchia di S. Maria del Suffragio, a Milano, Fu già «casa
SENCC 500
di ritiro dei Gesuiti che vi tenevano gli spirituali esercizi... I Gesuiti vi po-
sero sulla porta per emblema un gambo di senape, alludendo alla parabo-
la del Vangelo: «è simile il regno dei Cieli a un grano di senape ». I
pazzi vi furono trasportati nel 1780» (Gr. Illustr., I, 437). Cosicchè il no-
me Senavra non sarebbe altro che la parola lomb. sendvra «senape », al-
lusiva a quell’emblema.
Sence (sentiero dei-)) SENGG (Val di-), Grigna Settent.: milan. sencce
« cinghio » « sporgenza circolare di una roccia ».
Senchignano, o Sarch-, «terra in Mont'Isola », BS (Gr. Ilustr., II, 333):
aggettivo in -ANUS dal n. gentil. SANQUINIUS: v. Sanguignano.
Senda (strada della-), Clusone, BG: donde il nome del paese di O/tressen-
da (v. questa voce): da bresc. senda, lat. SEMITA « sentiero » (v. Top. Ven.,
345): cfr. una Semita, luogo presso Goito in carta dell'a. 1062 (Reg.
Mant.); casa SENDINE, dial. Sènden, Cerveno, BS, e qui Pre-senderolo,
Sandello.
Senevèdo, fr. Chiesa SO (Corogr.): sarebbe un SINAPETUM da sINAPIS (se-
nape)?
SENEVERTI (Prato-) luogo presso Calfe di Bergamo (vedi anche questa
voce), in doc. dell’a. 994 (Mazzi, 128). Certo è il nome di un proprietario:
Siniberto: cfr. il Senevertico piemontese (Massia, Nov., VI).
Senîco, fr. Maderno, BS, ramm. a. 1200 e 1327 (Putelli); SENÌGA (sull’O-
glio), fr. Verolan. BS, = Seniga Chron. Est., 65); donde il diminut. SE
NIGOLA, fr. Pescarolo, CR, cas. sulla riva opposta dell’Oglio. Vi sarà da
vedere un derivato in -ICuSs dal n. pers. SENNUS o ACCENNA (cfr. Sendgo)?
Senna (-Comasco), CO; SENNA (-Lodig.), Lodi, = Sinna (in curte-), a.
820 (Cod. Long., 340), Senna (-palatio regio) a. 856 (Mazzi, Sub., 43),
in Senna a. 1034 Colombo, Abb.): che ha il nome in comune col fiu-
micello SENNA, = Syna (Cod, Crem., I, 63); donde una Roggia SEN-
NAZZA. Con ZENNA, fr. Varese, sarà da ravvicinare ai n. toscani forse
di origine etrusca (da SEMNA?) Senna e Zenna (v. Pieri, Not., 13, Arno, 47).
Sentino, fr. S. Giov. Bianco, BG: da SENTIS « spineto » (cfr. Misinto)?
Senzano, fr. Monte Isola, BS: pare l’aggettivo con suff. -ANUS dal gentil.
SentIUS. Secondo lo Gnaga, vedrebbe dal cogn. Zenzago il n. di una chieset-
ta pr. Salò: (S. Maria di) ZENZAGO, o Sanzàgo.
Seprio (Castel) VA, dial. Castel Séver, = Castro Seprio a, 992
(Cod. Crem., I), de Seuria, Seurio a. 1167 ibid, Sibrium (Anon.
Ravenn.): fu colonia romana (Colombo, Mil., I, 80), e centro del contado
di Sieprio nei sec. XII e XIII (onde una fraz. vicina ebbe il nome di
501 SERGNANA
Vico-seprio). Potrà essere nome preromano: cfr. il n. pers. etrusco CIPIRA
(Pieri, Arno, 60): o forse ravvicinabile per l’etimo a Séveso.
Seràda, altro nome del Resegone, Lecco: secondo il Salvioni (It. Dial., V,
245) direbbe lo stesso di Resegone, come derivato da SERRA « sega ». Pur-
chè tuttavia non si riferisca a serrare « chiudere »: il che si può pensare
anche per SERADELLO, loc. pr. Premolo di Clusone, BG. Cfr. una Cor-
na al SERÀ, sul M. Pizzocolo (Bottazzi); v. Serrada.
Serafina (la-), fr. S. Colomb., Lodi: dal cogn. Serafini.
Serànica, fr. Villongo, BG: forse aggett. in -ica dal nome personale SER-
RANUS.
SERATICA (locus ubi dicitur-), local. bergamasca Co 915 (Mazzi 394):
forse così detto da serrare « chiudere », nel signif. di « chiudenda », « luo-
go recinto ».
Serbellona, fr. Costigliole d'Adda, Lodi: dal cogn. milanese Serbelloni (e
questo da un nome loc. Sorbellone).
Serca, v. Cerca.
Serclare, monte, Anfo, BS: certamente derivato da sercla « quercia »: V.
qui Cerchiera.
Serè, monte pr. Bedero Valcuvia: certo equivale (con vari SERADELLO,
bresc.) a cerreto:‘v. Cerreto.
Seregno, MI, = Seregnio sec. XII (Lib. Not., 261; non sembrano
grafie corrette le forme Sorognium, Solognium citate dal Mana-
resi). Poichè il luogo è in pianura, ben coltivata a cereali ecc., il Salvioni
(Not. IV, 16) pensò che il nome possa derivare dal lat. SILIGINEUS, agget-
tivo di siLico « grano » (cfr. la voce sopraselv. salin in tal senso); ma sarà
forse più probabile l’altra origine, pure proposta dal Salvioni, dal gentil. lat.
SERENIUS. V. Sergnana. C'è anche una Ca’ de SERGNON, luogo sopra
Pasturo (Orlandi).
Serenza, torrentello nel Comasco (donde l'epiteto di Figino Serenza, v. Figi-
no). Nome che sembra ricordare altri nomi preromani di fiumi in -ENTIA
(Aventia, Druentia, ecc.), €, derivare dalla rad. “sER «scorrere »: v. Serina.
Seretino (Val-), fr. Castelleone, CR: o riflette un aggettivo SILICINUS da
sex «selce» (cfr. qui Soresina), o, meglio, un derivato da CERESEUS € Ci,
liegio ».
Sergnana, fr. Provaglio, BS; SERGNANO, CR, = Serenianu ma
947 e 993 (Cod. Crem.): aggettivi con suff. -ANA, -ANUS, dal gentil. SERE-
NIUS. V. Seregno.
SERIATE 502
Seriate, BG, = loco, vico et fundo Sariate, castrum quod vocatur S e-
riate, a. 949, 969 (Mazzi, 253), Sariato, Seriato a. 1152 (Mazzi,
Sub. 327): il luogo ebbe il nome dal fiume Serio (v. questa voce) sul quale
si trova: cfr. Brembate, Lambrate, ecc.
Serina, BG: ha il nome dal fiumic. Serina, affi. dell’Ambria, e questo del
Brembo (presso Zogno): donde anche fu denominato il vill. di Costa di Se-
rina. Questo nome di acqua, identico a quello di un fiume Serina nel di-
part. dell’Ain (Philipon, 137), sembra non separabile da quello del Serio:
v. questa voce.
Serio (idal. ’! Sère), fiume del Bergamasco, affl. dell'Adda: = Sarius,
Geogr. Ravenn.; ad Sario a. 882 (Mazzi, 398), fluvio Sario a. 979
(Cod. Crem.): da alcuni suo rivoli si forma il SERIO MORTO, = Sa
rio Morto a. 960 (Mazzi, 253). Il nome dev'essere di origine molto
antica (ligure? v. Holder, e Philipon), derivando dalla stessa radice *sAR,
donde Sarca, Sarno, ed il Cervo, fiume biellese (già, in doc., Serv vs), di
cui trattò anche il Massia (Top, biell., 1908). V. Seriola. — Dal Serio ebbe
il nome SERIO, fr. Casnigo, BG; nonchè la VAL-SERIANA, e il luogo di
Seriate: v. Serina. Secondo G. Oliv. il nome di ACQUA SERIA, S. Maria
Rezz. CO «si interpreta dai paesani a causa delle rovine dell'omonimo [?]
torrente ».
Seriòla, fr Asola, MN; SERIÒLA (Santuario della-), sul Monte Isola, nel
lago d’Iseo: dipendono dalla voce seriola che in vari dial. lombardi ed
anche veneti (v. Iud, 74; Rom. Et. Wòrt., 7851, Lampertico, Stat. di Vi-
cenza, Top. Ven., 293), significa ancora «roggia », « acqua corrente » (nel
mantov. anche sarioeul maschile «canale di irrigazione »). Rammento che
la voce seriola in tale significato ricorre già in un docum. dell’a. 917. (Cod.
Long., 817); e un: fluvio qui dicitur Sariola, in una carta bergam. del
sec. X (Mazzi, 253). — La parola va collegata certamente col nome già ve-
duto del Serio. Per il Ribezzo (Recens.) questo nome sarebbe un relitto del
comune sostrato mediterr. indoeur. (da “sERO, variante di SARUS, SARNUS).
Serle, BS = Serle, Serlis, sec. XI e XIII (Gnaga) vill. posto sui mon-
ti ad Est di Brescia, probabilmente il nome deriverà o da *CERRULAE « pic-
coli cerri » (cfr. M. SERINO, Lonato), oppure da SERRULAE, diminutivo di
SERRA «sega» e quindi «catena di colline ». V. qui Serralonga, Serra;
Serada, Serrada.
Sermerio, fr. Tremòsine, BS. Donde? Per eventuale rapporto, cfr. la voce
registr. dal Bertoldi, da Brentònico (Trento): sarmion o sirmidn « festuca
setaiola » (una graminacea).
Sèrmide, MN, dial. Sèrmad: = Sermete a. 1021 (Reg. Mant.): secon-
do il Frezzi (Mem. Stor. Ferrar., p. 34) in docum. dell’a. 753, sarebbe det-
to Sarmata. Comunque, rispecchierà certamente una base SARMATAE
503 SERRAGLIO
(cfr. il veneto Sarmede, Top. Ven., 45), indicandosi così un luogo dove si
stanziarono famiglie di quella gente. Notevole che il restringimento dialettale
della a accentata fu fissato anche nel nome ufficiale (cfr. Copermio di Parma).
Sermiòne, BS: la famosa Sirmio di Catullo: nome prerom., forse da
ricongiungere con quello, illirico, della città dei Taurisci Sirmium (oggi
Mitrowitz): cfr. Srém, Xegp-, V. Battisti, It. Dial. VII, 284.
Sernìca, fr. Salò, BS (anche detto Samniga) = Sernicha a 1192; forse
è questo il castello de Sarnica a. 1049 (Odorici V): ove però non si tratti
dell’attuale Sarnico di Bergamo (v. questa voce). Per l'origine del nome,
sì rimane incerti fra un derivato del n. pers. SARNIUS (v. Sarnico), ed una
forma parallela al Cernighe veronese, che risale forse al n. pers. etr. CER-
NA (v. Top. Ven., 63).
Sernio, Loveno, SO: donde?
Seròtini, monte, Grosotto, SO: come la ticinese Alpe Serddano (= Ser-
rodanum, a. 1243, Biscaro) e, nel Trentino, un M. Seròdoli (Lorenzi,
795); nonchè alcuni M. SEROTINI e SERÒSINE, bresciani, e una VAL-
ZERÒTEN, Vione, BS, riflette l’aggett. lat. SEROTINUS € tardivo » (cfr. Gual-
zata, Bell., 16).
SERPA, loc. pr. Vigevano, a. 1256, = Syrpi a. 1065 (Colombo 64, 94):
sembra dal lat. scIRPUS « giu nco ».
Serpente, contrada di Brescia: = Cerrepincto (vel Ripa alta), loco
voc. Cerropicto a. 766, 837 (Odorici, III, 46, 193). Il nome attuale
dunque è un’arbitraria ricostruzione di un dialett. Serpent, che riflette il
composto lat. CERRUS PINCTUS «€ Cerro variopinto » : cfr. Celpenchio. Vi
sarà esistita, probab., una Madonna dipinta sul tronco di un cerro: caso
simile a quello per cui si designò, presso Velletri, un Colle della Noce
Pinta. V. Crocioni, p. 696 e 702. Avvertì anche lo Gnaga (p. 565) che nei
monti Bresciani è ancora in uso piallare un tronco d'albero per dipingervi
un'immagine sacra.
Serra (la-), nome di uno stretto passaggio lungo l’Adda, presso Bormio, e
di un altro, nella via dello Stelvio (Corogr.). Credo da serrare « chiudere >
(v. Serle), piuttosto che da SERRA e-catena dentellata ». Forse questo signi-
ficato ha invece SERRA, loc. pr. Mairano, PV; ma non SERRA, fr. di Cè-
cima (Voghera), che deve il nome alle famiglie Serra di cui è composto
(Maragl., 199).
Serrada, cas. Ronco, BG: «stretta di monti » (come accade per Serrada di
Folgaria, Trento)? V. però Seràda.
Serraglio, cascinale presso Soresina, MN; i SERRAGLI, presso Cremona;
Monte SERRAGLIE, Manerba BS: corrispondono alle voci ven. seragio
SERRAVALLE 504
«terreno chiuso da riparo » ecc. o « briglia artific. di acque » (Top. Ven.
345) e bresc. seraja, in sensi analioghi.
»
Serravalle (-a Po), MN: vill. sulla sinistra del Po: dove la valle (qui nel
signif. di « campagna bassa tra fiumi ») si chiude.
Sersenài, loc. pr. Probione, BS: cfr. friul. sersenà « accerchiare », e il nl,
dell’Oltrad. Bolzan. Cercenadi (Battisti, 47).
Serta, fr. Calolzio corte, BG; Madonna della SERTA, Monteviasco, VA;
Monte SERTORE, sopra Pasturo; Val SERTA, Capodiponte BS: da SERTA
«confine », «luogo cintato » (ricorre in questo signif, in una carta dell’a.
918, v. Cod. Long., 826: cfr. SERTARE « chiudere » nel Du Cange, e Sal-
vioni, Elem. volg. s. serta). V. voce seg. e Siria.
Sertari, cas. Albaredo di Morbegno, SO: pare nome derivato da serta: V.
voce preced,.
Sesmònes, fr. Cornegliano Laud. Secondo Agnelli, da cui ho questo nome,
esso deriva dal nome di San Simone, poichè vi aveva una sua proprietà
l'ospedale di S. Simone e Giuda. Se è così, l'-es finale non si potrebbe spie-
gare se non forse per intrusione della voce dialett. mones «i monaci »
Seséna, fr. Vergiate, VA: sarebbe = Sesonnum (Cod. Long.). Invece
che a un’origine molto antica, il Salvioni (Not., IV, 16) pensava per que-
sto nome alla voce lomb. sesonà « governare il bestiame »: ma pare ipo-
tesi non molto verosimile. Perchè non pensare ad un accrescit. di sces
« siepe »?
Sesso, fr. Mallo, Lodi: donde? V. Sissa.
Sesto, fr. S. Martino Strada, MI; SESTO (ed Uniti), già Sesto Cremonese,
= Sextum a. 870 (Cod. Crem.); SESTO CALENDE, VA, v. Calende;
SESTO GALLO, fr. S. Giuliano (donde il cogn. milanese Sestagalli): nel-
l’aggiunto Galli non sarà da vedere, come suppose il Bognetti (p. 74) il
nome dei Galli, ma forse un cognome di persona; come sarà forse il caso
di Giovine in SESTO GIOVINE, fr. Villa S. Fiorano, MI; SESTO S. GIO-
VANNI, MI, = Vico Sexto, prima del 1000, Cod. Long. col. 967; Se-
sto qui dicitur /oannis a. 1045 (Giul., II, 316): così detto per «la
giurisdizione che vi aveva la chiesa plebana di S. Giovanni di Monza, che
già fino del 1119 vi mandava i suoi preti ad ufficiare ». (Corogr.); SESTO
ULTERIANO, fr. S. Giuliano, M/ (prossimo a Sesto Gallo): nel lat. eccl.
è spiegato bizzarramente: Sextum ultra januas: ma forse Ulte-
riano sarà l'antico nome romano: *ULTURIANUS dal gentil. ULTURIUS. E°
poi chiaro che Sesto indica in tutti questi nomi la distanza di sei miglia da
Milano. Cfr. anche Ponte Sesto.
Sett (el-), luogo nella Grigna Sett.: cfr. SETTA, torrente, affl. del Droa-
nello (Gnaga): da SAEPTUM « recinto »? V. però Ceto.
‘505 SGARBINA
Settàla, MI, dial. Settàra, = Septala (Manar.), Sertara (plebs de-,
S. Vincenzo de-) sec. XIII (Lib. Not., 245). Il Chiesi (Mil., 307) fa derivare
il nome da quello della famiglia dei Settala, che vi abitò e vi tenne dei
feudi: ma sarà più verosimile il contrario. Il nome infatti sembra risalire a
*SAEPTALIS © “SAEPTARIA (da SAEPTUM), alludendo a un aggregato di cam-
pi cintati: cfr. un altro Settàla cas., Genivolta CR, ed un Settàla anche in
Pieri, Serchio, 190, e v. la voce seg.
Settarelli, loc. Oltre Colle, BG; SETTAROLO, rio, Salò, BS; diminut. di
*SAEPTARIUM: v. voce preced.
Sette Pozzi, fr. Malagnino, CR; SETTEVENTI,, (Cima dei-) in V. Sabbia BS;
v. Sette-fontane (Top. Ven. 375); che è anche n. di una sorgente pr. Villa
Giulia, Bellagio.
Sèttimo, M/: a sette miglia romane a NO di Milano; SETTIMO, fr. Bor-
nasco, PV: altrettanto lontano da Pavia.
Seur (valle del-), Clusone, BG. Donde?
Séveso, MI, dial. Scèves, = Sevexum, -ixunm (Manaresi), Seuse
(Cod. Long.), plebe Sewiso sec. XIII (Lib. Not., 365). Il torr. Seveso
che gli scorre accanto avrà forse dato essso il nome al villaggio: l’etimo
però ne rimane oscuro. Penserei ad un nome prelatino, derivato, con suff.
-IcE (forse uno di quei suff. -ax, -ex, -ix, supposti dal Terracini (St. Etru-
schi III, 213), di tipo mediterraneo, — dalla rad. *sEv « acqua »? (v. Phi-
lipon, 20) — donde, con prefisso IN-, può essere derivato Iseo. — Cfr. il
nome di un luogo pr. Goito, MN, detto Sevese//o, in doc. a. 1066
(Reg. Mant.); e v. Suisio. — Il Serra (Com. Rur. 231) pensa ad una base
*Sevicis dal n. pers. SEVUS.
SEZUSCLO (a-), loc. pr. Cambiago, MI, a. 975 (Cod. Long., 1339); forse
diminut. in -uscuLUS dalla voce ses « siepe »?
Sforza, SFORZETTA, SFORZINA, fr. Somaglia, Lodi: certo dal nome di
casato Sforza.
Sforzàtica, BG, = Sportiatica, Sporciadica a. 879 ecc. (Mazzi,
404 e Cod. Long.), Sforzatica Lib. Not, = forse Sporticiana
a. 748 (Cod. Long., 30); dov'è dunque notevole il passaggio della Sp- ini-
ziale a Sf- per ravvicinamento a sforzare. Il nome dev'essere derivato, col
prefisso s, comune a molti altri, dall’aggett. lat. *PoRcIATICA, dal gentil.
Porcius (o *Port- da PoRTIUS). Cfr. Sporzano; e, in Francia, Poursanges, v
Skok, 122.
Sforzesca, (la-), fr. Vigevano: aggett. in -esca dal cogn. Sforza.
Sgarbina, v. Garbada.
SGRINIROLO 506
Sgrinirolo, loc. pr. Casteggio, PV, dial. Sgrinaroeu. Quasi certamente da
grano: non è chiaro però se da GRANARIUM, o da sgranà « sgranare ».
Sia, loc. presso Alone, BS «sullo spartiacque tra i torr. Bodegno e Merlo
(Gnaga). Con SIÙ, I. vicino a Sia; e con SIGLIONE (dial. Si/giù), pr. Esi-
ne, BS: riflessi del lat. ciLium «orlo ».
Sibla, rio, Vobarno. Probab. deverbale dal bresc. siblà « zuffolare » (vedi
Gnaga). Così forse SOBIOLO, Castened., BS: e v. qui Subidle; e Top. Ven.
296 (Ponte Subiòlo).
Siccomario, ora nome specificativo di alcuni paesi del Pavese (San Martino-,
Travacò-, Verrua-), e proprio, da solo, di una fraz. di Torriano, PV: fu
già designazione del territorio di cui questi fanno parte. E’ inammissibile
che questo nome perpetui il ricordo di un SICCUM MARE, duasi a dire una
palude, compresa fra il Po ed il Ticino (v. Vidari, I, 10). Esso dipenderà
invece dal nome di persona german. (v. Fòrst. 1328), e di cui abbiamo at-
testaz. anche lombarde: Sichemari de Lucernate, a. 877 Sigima
rio de Arcaniaco, a. 812, (v. Dozio, Vimerc. 161), nonchè un Sicumare
nei Mon. Novalic. del 739; v. Serra, Com, Rur. 163. Per puro caso questo
n. pers. è quasi omofono al cogn. gall. Segomarus di una lap. bresc. CIL,
V, 4205.
Sidolo, cas. Cà de’ Sfondrati, CR, = Sidole, Sydole sec. XI (Cod.
Crem.): diminut. di sItuM «podere ».
Sigàdole, cas. Olmo, BG: *SECATULAE, cfr. Segàboli?
Signori (Pizzo dei Tre-), monte, Morbegno, SO. Prima del 1796 segnava i
confini dell’Austria, Venezia, e Grigioni.
Signorina, loc. pr. Casteggio, PV, dial. Siurena: dal casato Signorini (Ma-
ragl., 201).
Sigola, fr. Maleo, MI: milan. scigòlla « cipolla ». V. Ronco Scigolini.
Sigéne, v. Casalsigone.
Sileggio, (Sasso-) loc. nella Grigna Sett.: *siLicuLuSs (da SILEX « selce »).
Silero, fiumicello, Lodi (anche Scìlaro): nome che ricorda quello del Sr-
LARUS di Lucania e quindi può ben esser preromano (secondo il Philipon,
pag. 186, iberico-ligure). Però noto che in un doc. dell’a. 761 (Cod. Long.,
49) sarebbe indicato con la forma Celera, nel qual caso potrebbe rag-
grupparsi con Sèllere, Sèllero (CELLULAE?) già veduto.
Silissi, laghetto pr. Ponte di Legno, BS (Corogr.): plurale della voce milan.
serizz « selce »?
Silvano Pietra, PV. Il n. Silvano sarà forse aggettivo da sILva; la specificaz.
507 SOAVE
* RRFRBEREISIAHARTEA 3
Pietra venne al paese dal cognome dei Pietra, che ne furono signori, dopo
i Beccaria ed i Bottigella.
Silvella, fr. Pieve S. Giac., CR: dimin. di SILVA.
Silviane, fr. Ome, BS. Da un n. pers. Si/viano?
Simonetta (la-), loc. presso Milano (Porta Comasina): così detta perchè
«dopo i Gonzaga la tennero i Simonetta» (Gr. Illustr., I, 445). Riferisco
qui, come aggettivo in -INc derivato probabilmente dallo stesso nome St-
MONE: Siminingo, local. presso Zanengo, CR, ricordata nel Cod.
Crem. a. 990).
Sinsalèra, fr. Lodi (detta anche Valgrassa): «zanzaraia » (Agnelli).
Siòlo, fr. Garbagnate, MI, dial. Sideu: forse «luoghicciolo »: v. Sidolo.
Siresio, fr. Garzeno, CO: forse sta per (i-) scirés «le cigliege ».
Sirone, CO (in quel di Oggiono) = Sirone (Giul., III, 692); (S. Bened.
de) Sirono, a. 1456. Poichè ivi presso erano già dei tratti pantanosi,
potrebbe esser ravvicinato a quel canale vicent. Shén (Sironem a.
1266) che proposi già (Top. Ven., 293) di riportare a “SERIONE (cfr. Se-
riola), ma che forse risalirà addirittura a *SARIONE (v. qui Serio, già
Sarius) come vedemmo già Lirone da Larione.
Sîrta, fr. Ornica, BG; SIRTA, fr. Forcola, SO; SIRTOLO, fr. Albese, BG,
= Sertulle, Mazzi, 399 (cfr. anche un: loco Serturiola a. 991,
ib.); SIRTORI, fr. Barzanò, CO, = Sirtolas a. 865, Giul., I, 241 (for-
se lo stesso che: vico Sertolas, e: fine Sertolasca, a. 803, Cod.
Long., 146), per cui v. Aguilhon, Arch. Stor. Lomb. 1890, 263: tutti que-
sti nomi risalgono al lat. SERTA, SERTULA, di cui v. s. Serta.
Sissa, CR, = Xissia, Sisia a. 1158 (Affò), Sissia (Chron. Parm.):
dal n. gentil. SEccrIus o Srccrus?
Sivellî, cascinale, Motta Baruffi, CR: esiste anche come cognome.
Silviano, fr. Monte Isola, BS: forse CAePILIANUS da CaEPILIUS. gentil.
rom.?
Siziano, PV, dial. Sizian: = Seteciano a. 824 (Cod. Long. 191); Se-
tezanum a. 1053, Giul., II, 410 (III, 322), = Septemzano sec.
XIII (Lib. Not., 9): *SepTIcIANUS, aggettivo dal gentil. SePTIctus (anche
attest. in lap. lombarde).
Smonchetti, fr. Postalesio, SO: da un cognome?
Soave, fr. Porto, MN, = vico Suave, Soave a. 1014, 1034 (Murat.
Ant. Ital., III, 640; II, 272), Suave (de-) a. 1037 (Reg. Mant.): donde
fu denomin. un: prato qui dicitur Suavelo, a. 1028, ibid. E, col Soave
SOBRETTA 508
di Verona (Top. Ven., 47) e col Soavia canavese (Serra, Vie, 253), fra i
luoghi denom. da stanziamenti di Suavi (Svevi, cfr. ted. SwABE, il dantesco
Soave, = franc. Souabe): forse precisamente da una forma SuAvrs, abl.
locat. (Serra).
Sobretta (la-), montagna, SO. Il Massia mi suggerisce assai bene di deri-
varlo da quella voce seber, ziber, diffusa nei dial. piemont. e lomb. (v.
Zebrù), nel senso di «mastello »: additandomi anzi il torinese sebretta
« mastelletto ». Avrà indicato una conca, un avvallamento di qualche luo-
go di monte.
Socco, fr. Fino Morn., CO. Forse in relaz. con la voce lomb. zocca, serba-
toio d’acqua piovana (v. Cod. Long., 371 n. 2, Gualzata, II, 7).
Soccorso (Madonna del-), Tremezzina, CO: cfr. le vie di Vicenza: Soccorso
e Soccorsetto (Top. Ven., 346).
Sodatura (pizzo-), Ballabio, CO: donde?
Sodérno o Sudorno, già local., ora via, a Bergamo, = Sudorno (in-,
foris ipsa civitate, sec. XI, Mazzi Sub., 17). Forse può corrispondere ad un:
castrum, o fanum SATURNI (v. Sedorgna); ma non escluderei del tutto che
possa riflettere la voce “SUBTURNUS «cantina » che ricorre qua e là nella
toponom.
Soeul (-del Caval), luogo nella Grigna Sett.: è Ia voce lomb. soeul « suolo »
in qualche accezione particolare.
Sogno, fr. Torre de’ Busi, BG. Dev’essere in relazione col nome del torr.
SONNA, affi. dell’Adda (Corogr., 851) su cui è posto. Entrambi di ori-
gine preromana? Oppure in relazione con Sòrico (v. questa voce)? Conosco
una (Valletta del) Sogno (o del Sòn) presso Malcesine (Ver.).
Soiano del Lago, fr. Padenghe, BS. Pare un aggett. * SoLLIANUS dal gentil.
SoLLIUS: non pare possibile ravvicinarlo alla voce lomb. soeuja « soglia »,
benchè il paese si stenda dinanzi alla Val Tènese.
Soina fr. Nuvolento, BS: dimin. di soeuja « soglia » (cfr. voce preced.).
Un luogo pr. Premana, CO, detto SOGLIA registra la Corogr.; ed un’altra
SOLIA pr. Val di Sotto di Bormio, ho dal Longa.
Sola, fr. Fara Olivana, BG, dial, Soeula: forse è la voce lomb. soeula « suo-
la », in qualche signif. figurato? V. invece Villasola.
Solàro, M/. L'attuale chiesa di S. Fedele a Milano prima della metà del
sec. XI si chiamava S. Maria in Solario, o Solariolo; cfr. la
chiesa di S. Maria in Solaro, a Verona, eretta nel 744 (Top. Ven., 346).
Avremo qui solaro (dial. solée) forse nel signif. di «solaio, terrazzo », piut-
tosto che la voce lat. soLARIUM nel senso di « luogo soleggiato ». V. So-
larolo; e d'altro canto, Montesolaro.
509 SOLÌVO
Solaròdlo, fr. Goito, MN; SOLAROLO (-del Persico, -Monastirolo, Pagani
no, -Rainerio, = Soleriolo a. 1022), vill. del cremonese; Solario-
lo, luogo pr. Borghetto Lodig., anno 972. Forse ha ragione l’Agnelli di
credere che siano state dette «in so/ariolo» le chiese fabbricate ove
prima era una piccola casa, con camere superiori.
Solata, cas., Branciere, CR; SOLATO, fr. Piano di Breno, BS (Corogr.).
Una: via solata («pavimentata ») è ricordata in Bergamo al principio
del sec. XIII (Mazzi, Sub., 163); una stra-solata è ricordata in quel di
Vigevano; ed il Serra (NII. Iomb.) riferisce altri riscontri di vie solate pr.
Torino, nel Canavese e nei Grigioni, tutti relativi a tratti « di antica via
solata », 0 di terreno pavimentato.
Solbiate (-Arno), VA; SOLBIATE (-Olona), fr. Albizzate, VA; SOLBIATE
{-Comasco), CO: = Solbiate (Giulini) Sobiate sec. XIII (Lib.
Not.). Sono luoghi non distanti fra loro più di sei miglia: tutti e tre insieme
avranno formato la proprietà di un SALVIUS o SuLVvIus (preferito questo dal
Rohlfs): dal cui nome So/biate deriva con suff. -AT-. La frazione (di Sol-
biate Olona), SOLBIELLO, ha il nome da Solbiàa, con suff. -ello (« Solbia-
tello »). V. Sulbiate. ;
Solch, SOLCHECC, luoghi, Val di Sotto, Bormio: «i solchi», «i sol-
chetti »? (cfr. Top. Ven., 296).
Solda (Val-), Porlezza, CO, = Valle de Soldi sec. XIII, (Lib. Not., 231,
Vallis Solida (Giulini, IV, 7): secondo il Chiesi (Como, 152) ha
il nome dal torr. SOLDO, « che la percorre impetuoso ». Come per il luo-
go detto: il SOLDO pr. Alzate in Brianza, e v. il Solda di Stelvio, Bolzano,
Valsolda, in Val Venosta), ed il SOLDINO, fr. Laglio, Brianza), avremo
qui soldo = saldo (lat. soLmus), meglio che nel signif. di terreno non dis-
sodato e incolto (cfr. Pieri, Serchio, 134 e Top. Ven., 236), in quello di
« terreno consistente, sodo » (opposto di /adìn, v. questa voce).
Sole (Ca’ del-), casale, Levata, CR; Cascina del SOLE, cas., Bollate MI:
così dette forse dall'essere ben esposte al sole (cfr. Pieri, Arno, 358).
Solferino, MN, dial. Solfrin: = Sulferino a. 977 (Odorici, Ill, 99),
Sulfrino a. 988 (Rota, Antellaco), castrum Sulferini a. 1090
(Reg. Mant. 81); Su/frino, a. 1251 (Murat. Antiq. It., IV, 507); sarà
certamente l’aggettivo suLPHURINUS, ad indicare forse un rivo d’acqua
dall’odor di solfo: come SOLFERO canale, Solarolo, MN, ed anche Zol
fere (v. questa v.) riflette senz’altro suLPHur. V. per affinità ideologica,
Solsana, Solza, Solina, Salò.
Solia, v. Soina.
Solìvo, fr. Mezzoldo e Collere, BG; SOLIVO, monte, Introbio CO; Pizzo
SOLIVO, Grigna Sett.; Valle SOLÌF, Cimbergo, BS; Vigna SOLIVA (con-
SOLTARICO 510
trapposta a Vigna VAGA: posta a settentrione), Val di Scalve, BG; altra
SOLIVA, loc. sopra Baiedo, Valsass.: tutti dalla v. Jomb. soliv « solatìo ».
Soltàrico, fr. Cavenago d'Adda, Lodi, = Saltaregum, Soltarigum
a. 1148, 1154 Agnelli): forse è un derivato aggettivale (in -1cus) dal n.
SALTUARIUS « guardiano di boschi » dell’età longobarda e franca (v. Co-
lombo, Mil., II, 20).
Solto (Riva di-), Clusone, BG, dial. Soli, = Saltu o Solto a. 1152
(Mazzi, 323), Soltum Cod. Long): SOLTO è propriam. nome della
collina: e si deduce bene dal lat. sALTUS «bosco ».
Solza, fr. Riviera d'Adda, BG (anche Solsa); SOLZOLE «terra in Monte
Isola », BS (Gr. Illustr., II, 333): certamente sALSA, salséle, a designare
acque saline. Cfr. milan. salza « salsa », e v. qui Trasolzio.
Solzago, fr. Tavernerio, CO. Piuttostochè forma aggettivale derivata da
*solza per salsa (v. voce preced.), sarà un derivato, con suff. -Acus, da un
nome gentilizio, quale SuLcius o SaLtIUs, od anche CELSIUS: cfr. Sos-
sano da CELSIANUS, Top. Ven., 62. V. qui Sulzano.
Somaggia, fr. Samolaco, SO, Se è vero che si scrive anche Somaglia (onde
la pronuncia dial. sia Somdia), sarà nome identico al successivo Somaglia.
Somàglia, Lodi (donde ebbero il cognome, nel 1505, i conti Somaglia, già
Cavazzi, v. Agnelli); un’altra SOMAGLIA, fr. Stagno Lomb., CR. Derivano
da SUMMUS, con suff. -ALIA (cfr. qui Missaglia da MASSA, e altrove Nova-
glia da Novus, ecc.), ad indicare terre di una certa estensione, che occupa-
no i punti più elevati di un territorio — Cfr. il cognome Somaghini, e v. qui
Somaino.
Somagro, dial. Somàgher, fr. Vallio, BS: = Sumagher (0?) sec. XII
Non mi pare facile dedurlo da summus AGER, come voleva il Guerrini (v.
Gnaga); forse è più verosim. da sommo e magro. Altri composti analoghi
v. s. Somma e Sommo.
Somaino, fr. Olgiate Comasco; SOMADINO, fr. Casargo CO, = loco So-
madino sec. XIII (Lib. Not., 274): paiono forme diminutive di un
*Sommate, tratto da SUMMUS con suff, -AT-.
Somana, Lecco, luogo «in posizione piuttosto alta» (m. 350); SOMANO,
fr. Cremia, CO, sopra una piccola eminenza: riflettono una forma lat.
*SUMMANUS, che sta a SUMMUS come MEDIANUS a MEDIUS (cfr. Top.
Ven., 370, e Pieri, Arno, 297).
Somasca, fr. Vercurago, BG: dond’ebbe origine e nome la congregazione
dei padri di Somasca, o Somaschi, fondata ivi nel 1528 dal beato Gerola-
mo Miani. Un’altra SOMASCA, ad otto miglia dalla precedente, fr. di Pon-
tida, BG; ed anche cfr. un: loco Sumasca de Garlate (CO), sec. XII
511 SONDALO
(Lib. Not., 50). Tutti sono aggettivi in -Asca dall’aggett. sumMus, ad indi-
care la posizione elevata dei rispettivi luoghi.
Somendenna, fr. Zogno, BG: v. Endenna.
Somenzi (Ca del-), loc. pr. Cremona: dal cognome Somenzi.
Somma (-Lombardo), VA: il luogo, detto Summa già in doc. del IX
sec. [un (Alberto de) Summa è nomin. all’anno 1190], è in posizione
elevata e il nome sarà da intender come un suMMA (sottint, LocA?). Il Rota
lo metteva in relazione con un luogo detto Mezzana (v. Rota, Arsago).
Sommacologna, fr. Sondalo, SO: (in) SUMMA COLONIA: probab. diversa,
questa coLonia, dalla Cologna di Tirani (troppo lontana) Guido Oliv. lo
dice un villaggio al sommo di una plaga coltivata.
Sommaprada, fr. Lozio, BS; luogo a. m. 1061: in SUMMA PRATA.
Sommaruina, fr. S. Giacomo Filippo, SO: in SUMMA RUINA; cfr. un luogo
presso Agliate, MI, detto Somovia, sec. XIII (Lib. Not., 129).
SOMMASO, nome un tempo usato invece dell’attuale S. Tommaso, fr.
Bedizzole, BS (Gr. Illustr.).
Sommo, PV, = Summi a. 943 (Cod. Long., 980); SOMMO (-con Porto),
fr. S. Daniele, CR: tutte due pari al lat. sumMus, benchè assai poco
elevati (il primo m. 80). Vedi Somma. Altri nomi, composti con Sommo:
SOM-AL-BOSCO, Ponte di Legno, BS; SOMPRATO, fr. Chiesa, SO; SOM-
TIOLO, SO «sopra Tiolo »; SUNCANÈ, v. Canò; SOM-PRIEZZO, v.
Priezzo; SON-CAPO, Monno, BS, dial. Soncàp, «sommo campo » (E v.
Sopiàne); SON-CLINO, Alone BS, dial. Sonclì: «sommo clivo ».
Soncaro, fr. S. Daniele, CR: derivato con suff. -ARIUM da SONCHUS, « ci-
cerbita » (specie di insalata) (v. Massia, Canav., 14).
Soncino, CR, = castri Soncini a. 920, de Sencine (?) a. 959, Sen-
cinum (2) a. 1144 (Mazzi, 403); Succinum, Sulcinum Chron.
Est.; un altro SONCINO, fr. Rognano, PV: forse tutt'e due aggettivi in
«“Inus, da soncHus, di cui alla voce preced.: cfr. mil. sonsgin « cicerbita ».
Soncino Merati, già nome di una via di Milano. Pare sia stata una defor-
mazione ufficiale di altro nome: non credo di Sozzanumerata, ma di Soz-
zanominata «dalla sozza nominanza» (v. Scarlatti A., Et ab hic, 10, p.
220): e cfr. la via Senzanome di Bologna, che fu già Sozzonome (Avoga-
ro, 24).
Sòndalo, SO: dial. Sòndal. Benchè si senta qualche inclinazione a ravvici-
narlo al nome di Sondrio (v. questa voce), la forma della desinenza sembra
tale da dovernelo separare (purchè non si tratti di un'alterazione da una
SONDRIO 512
forma dimin. *sonpruLo, attraverso *Sondral): per riconoscervi invece il
nome person. longob. Sundulo (v. Bianchi, IX, 386).
Sèòndrio, dial. Sondri: = loco Sundri a. 994, (Cod. Long., 1560) de
Sondri a. 1180 (Bognetti) donde un derivato: Pons Sunderascus
ibid.): cfr. un luogo detto S. Marie Xondri, presso Sesto (quale?), sec.
XIII (Lib. Not., 257), Ricorre qui certamente la voce longob. SUNDRIUM
« terreno tenuto e lavorato dal padrone da sè o con l’opera di servi, ecc. »
(cfr. ted. sondern), di cui parla il Bianchi, 1X, 352: ctr. Top. Ven., 294.
Songavazzo, BG (pr. Clusone): «in somm gavàss »: sulla cima del dosso:
v. Gavazzo.
Sònica, fr. Sorisole, BG, dial. Sònga (anche scritto Assònica, Assònega, v.
Corogr., 23). Pare un derivato aggettivale dal n. pers. rom. AssonIus (se
non dal nome AZZOoNE).
Sònico, fr. Edolo, BS, forse = Sioneco a. 830, Jussionica a.
897 (Mazzi, 403, 405). Se l'equivalenza di queste forme è reale, par di
riconoscere in Sonico un aggettivo *Justionicus dal n. pers. JuSTIO (cfr.
Top. Ven., 39). Forse d’altra origine sarà il SONICO fr. di Lumezzane, BS:
cfr. la voce preced. (oppure dal n. pers. Suno, v. Massia, Nov., VI).
Sonna, v. Sogno.
Sontiòlo, fr. Sòndalo, SO. V. Sommo.
Sonvico, fr. Mandello Lario, CO; SONVICO, fr. Pisogne, BS: = Sum-
mo Vico, Brixia S.; SONVICO m. della parte alta di Clusone: v.
Invico.
Sonzèra (Val-), loc. pr. Valdisotto, SO (Longa): forse da sonsgia « cicer-
bita », v. Soncino.
Sonzogna, fr. Bolgare, BG; SONZOGNO, due casali (Casalbutt. e Azzanel-
lo), CR: crederei dal cogn. Sonzogno: il quale proviene dal n. del vill. e
castello di Sumzogno, v. Zogno.
Sopiane, fr. « Gardone Riv., BS (o Supiani; = Supiano a, 1215. Poi-
chè il luogo si trova « in cima a un dolce declivio », la spiegaz. del nome
non sarà “*suB -piane: ma, al contrario, «somme piane». La m davanti a
piane sarà caduta come nel bresc. cap per « campo », ruc per « ronco ».
Sopracòrnola, fr. Calolzio corte, BG: sopra la roccia detta Còrnola, v.
Corna. Cfr. bresc. SOPRAPONTE, SOPRAVIA; e v. Soprazòcco.
SOPRALAQUA, luogo lombardo (cit. Giulini, IV, 15), cfr. Sottacqua.
Sopranìco, fr. Vallo, BS dial, Suernìch: sembrerebbe forma derivata (con
513 SOREGARÒLO
suff. -ICO), da sopràno « superiore »: cfr. veneto zosano « inferiore » (Top.
Ven., 241), piem. soupràn.
Sopraponte, fr. Salò, BS; SOPRAVENO, Belprato, BS, presso Lavenone:
v. questa v.; SOPRAVIA, casa, Prabione, B$; SOPRAVILLA, tr. Blevio,
CO: composti troppo ovvii.
Soprazocco (diviso in: Infer. e Super.), fr. Salò, dial. Suersòk. La strada qui
passa nei pressi del monte Zocco; onde, secondo lo Gnaga, il sopra- è da
intendere solo nel senso di « al di là». Nel Bresciano, lo Gnaga ricorda
altri composti di sùer-, «sopra»: SUERMUÙR, SUERSENGLA.
Sora, fr. S. Bartol. Val Cav., CO: « sopra »?
Soragna, CR: = curtis Soranea a. 1150 (Cod. Crem.), forse da *SoLA-
NEA «solatia »: cfr. Solano ecc. Top. Ven., 236.
Sorba, loc. pr. Casteggio, PV; SORBARA, fr. Asola, MN: luogo dove
cresce il SORBUS: it. sordo.
Sorbana, fosso, pr. Girelli, fr. di Brescia. Può trattarsi, facilmente, della
v. bresc. sorbana (forse da sorba «tromba, pompa», dal verbo sorbire),
che vale «smaltitoio, pozzo nero».
Sorcane (distinto in -Alto e -Basso), fr. Cortabbio, CO: proprio « sopra
canne »?
Sordello, pr. Villaguarda, CO. Può forse trattarsi di un soprannome di
persona, divenuto cognome (cfr. il Sordello dantesco); v. cogn. Sordelli, e
voce seg.
Sordina (la-), fr. Lodi. Si chiamava già Cassina di S. Bassiano; ma nell’a.
1698 «Giulio Inzaghi la chiamò Sordina in memoria del suo bisavo Ge-
rolamo detto il Sordo » (Agnelli).
Sordio, Lodi: dial. Sord (?): = (per medium) Surdi, a. 1210 (Serra, Vie
Rom. 22); Surdo a. 1252 (Agnelli). Pare anche questo da Sordo nome
di pers.
Sordo (Mon-), v. Montesordo, e Valsorda.
Soregaròlo, fr. Vescovato, CR, = in Surgeriolo a. 1022 (Cod. Crem.);
SORIGHERIO, loc. pr. Chiaravalle, Milano, dial. Sorighee. Certamente
questi nomi riflettono un SORICARIUM, per dire «luogo dove abbondano i
sorci » (cfr. Topaia, Pieri, Arno, 267); perchè, sebbene il dial. milan. non
conosca che rat, il dialetto cremonese, per es., dice soregh (donde soure-
ghera «trappola da topi» ed anche « topaia »).
SORERA, luogo in pieve di Missaglia, sec. XIII (Lib. Not., 172). Forse dal
verbo milan. sorà «rinfrescarsi »: oppure da «sor èra» « sopra l’aia »?
38. - Dizionario di toponomastica lombarda
SORESINA 514
Soresina, CR, = de Surisini a. 1015, Sorecina, a. 1074 (Cod.
Cr.), Sorexina a. 1181 (Mazzi, Sub., 145). Trovandosi il luogo lungo
la via Crema-Cremona, può forse aver avuto il nome dalla via «selciata »
(SILICINA): ricordo l’espressione di un docum. dell’a. 1020, Giulini, II, 125
«prope silicem viae Ticinensis»; certo indicazione d’una via romana
« selciata »; ed il nome di luogo padovano Solesino (SILIcINUS), non lun-
gi da Monsélice (v. Top. Ven., 294). in Soresina sarebbe venuto lo stesso
mutamento della i protonica in o che seguì in Solesino. V. anche Seresino e
Sorìsole. Poco verosimile mi sembra una deriv. da n. pers. Soricina citato
dal Serra (1). Da sILEX in questo senso i vari Via della Se/ce, o Silcia, tosca-
ni, registrati dal Repetti; altri esempi ne ha indicati il Serra (NII. Iomb.)
nel Cod. Cavanensis e, per il Lazio, nelle Vie Maestre d’Italia il Martinori
Soriano, loc. pr. Grandola, CO, dial. Sorian; non lungi da SORICO, CO,
dial. Sorigh: questo = loco et finita Surego a. 915 (Cod. Long., 806).
Surgo, Surego sec. IX (Mazzi, XXVIII), Surico a. 851: villaggio
all'estremità settentr. del lago di Como, fra le alluvioni del Mera e dell’Ad-
da. Questo Sorico può riflettere il n. pers. SURICUS (v. voce seg.); meno fa-
cilmente può essere un ex-AURICUS, cioè un deverbale da EXAURICARE « ven-
tilare» che direbbe «luogo ventilato» (2): e Soriano non ne sarebbe che
un agg. deriv. in -ano (spettante a Sorico »). V. voci segg.
Soriano, fraz. Corbetta, MI; SORIATE, fraz. Mantello, SO; Sauriate
(vico-), luogo pr. Cavenago (di Brianza?) a. 873 (Cod. Long. 432): anche
per questi due nomi si può supporre un’origine simile a quella proposta per
il Soriano di Como, senza escludere però altri nomi person. romani, quali
SoriLIus, ecc. Invece SORIASCO, fr. di S. Maria della Versa PV, = de
Soliaxe, Xoliasce 1181, de Soliaxîo, 1173, Suriaxio a.
1250, parve a G. D. Serra (NII, lomb.) corrispond, ad un abl. locat. *soL
LiacIS, dedotto dal n. gentil. SOLLIUS.
Sèòrico: v. Soriano di Como. è
Sorigherio, v. Soregarolo.
Sorino, monte, pr. Gallarate = Sorino a. 1456: cfr. milan. sorà (v.
Sorera)?
Sorìsole, BG = fundus Suresele a. 747, loc. et f. Surisile a. 897,
vico Sorisole a. 995 e 1112 (Mazzi e Sub., 87), Sorìsel a. 1573:
villaggio a circa 5 Km. a NO. da Bergamo, a’ piedi del M. Canto. Come
(1) Il nome di « Soresina» si volle derivare, ma contro ogni possibilità, dal nome
di « San Sîro», che vi si sarebbe rifugiato (v. Gr. Illutr., II, 580), od anche da Sol
Regina (!), onde nello stemma del paese è un volto di donna (v. Chiesi, Crem., 103).
(2) Il Salvioni (App., 243) suppose che questo «Sòrico » abbia la stessa origine
di «Sobrio » ticinese (dial. « Sori»), quasi fosse un *supricus «luogo posto in alto»,
rispetto ad un altro; ma l'assenza di ogni traccia della «p» di «supr-.» nelle forme
antiche ci sembra escludere questa ipotesi.
515 SOSPÌìRO
Sorezo, luogo in pieve di Creviasca (Gorgonzola), ricordato in Lib, Not.,
294 (s. XII), parrebbe riflettere forse un sILicEUS (cfr. Soresina), così So-
rìsole può ricondursi a *siLiceoLAE. Ma non si può forse spiegare in tal
modo la s dolce di Sorisole: per cui dovremmo postulare invece un deriva»
to dal nome person. SURRIDIUS.
SORLAGO e SOTTOLAGO, già luoghi pr. S. Fiorano di Lodi. Alludereb-
bero ad un laghetto, che già vi esistesse (Agnelli).
Sormano, fr. S. Valeria, CO. L'identità che già si ammetteva, sulla scorta
del Porro, fra questo nome ed un Sorbanum di una carta dell’a. 875
(Cod. Long.) — e che faceva presumere in Sormano un derivato, sia pure
un pò difficile ad intendere, dell’aggett. lat. suBuRBANUS, pare da esclude-
re, dal momento che il Rota (S. Ambr. 3) avrebbe dato per certo che il
Sorbanum dell’875 designi un luogo non lontano da Milano (anche
presso Lodi, è ricordato dall'anno 761, un luogo detto Surbano). Oltre
a ciò, è da dare il giusto peso al fatto che nel paese di Sormano sono
ancor oggi numerose le famiglie di questo nome, e che lo stesso nome è
portato dal casato nobile dei Sormani di Lurago un tempo feudatari di
Brianza. Ne consegue che la ragione del nome del paese deve andar ri-
cercata, al contrario di ciò che pareva, in quella della casato Sormani. Questo
ha tutta l'apparenza di avere un'origine germanica: assai meno facile è che
sia alterazione del nome, accolto nelle leggende epiche, di Solimano.
Sormarina, cas., Endenna, BG. Forse da un cognome?
Sormazzana, cas.,‘ Lezzeno, CO (Corog.). Forse *SARMATIANA, aggett. del
nome etnico SARMATIUS: cfr. Sarmazzano.
Sorne, fr. Acquanegra, MN. Omonimo del Sorne di Brentonico (Trento):
preromano? Ctr. Sornano (etrusco?), Pieri, El. Etr.
Sorte (le-), loc., Castione, BG; Le SORTI, dial. Soré, Malegno, BS: sorte,
appezzamento « forse in origine di 12 iugeri » (Schupfer, L’allodio, 73; Maz-
zi, Sub., 55, cfr. Top. Ven., 346; Serra, Com, Rur. 27).
Sortenna, fr. Sondalo, SO. Il Pieri (Not., 24), vi sospettò un nome pers.
etrusco *SURTENNA: ma forse sarà un derivato in -éna (=ina), da sorte: v.
la voce preced.
Sorto, fr. Blevio, CO; dial. sort: dunque pari a sorte (v. questa voce)?
Soseto, fr .Gavardo, BS, dial. Sésé: forse SALICETUM? Cfr. Sossino.
Sospìro, CR, dial. Sospìr, = de Sexpilas a. 838 (Giulini, I 165), cur-
tem Sexpile a. 891 e 910 (Murat., Ant. It.); Sexpiro (de-), a.
1092 (Cod. Crem.). Sembra dunque evidente che Sospîr sia la continuazio-
ne di un composto lat. sEx PILAE « sei pile» (fra l’altro, le forme antiche
escludono la derivazione da cespidile, da CAESPITE, cfr. Cespedosio). Il Giu-
SOSSANA 516
lini (loc cit.) credette che queste pile corrispondessero alle sei colonnette
miliari, che misuravano la distanza di quei luogo da Cremona. Pare dub-
bio che PILA abbia avuto questo significato (più verosimile: « pilastri »; cfr.
un Monte delle Pi//e, Serra, Vie, 288; o anche « abbeveratoio »): che se
fosse veramente così, sarebbe da cfr. il Sospiro col nome di Viginti
Columnae pr. Vigevano (a 20 miglia da Milano), ricordato nell’a. 902:
v. Colombo, Tic., 57, e qui alla voce Piccolini.
Sossàna, fr. Lezzeno, CO: forse aggett. in -ana dal n. gentil. Soccius. Cfr.
del resto, Sossano vicent., da CELSIANUS, Top. Ven., 62.
Sosso, Lòsine, BS, dial. Sòss; con Monte SOSSINO (dial. Sossì) Villa di
Lozio; SOZZÌNE, fraz. Ponte di L.; SOZZO, fr. Cisano BG: probab. dal-
la voce bresc. sòss (lat. socIus) «custode del bestiame a mezzo guadagno e
perdita », « accomandita di bestiame in custodia ».
Sosta (la-), luogo sull’Adda, di fronte a Brivio; SOSTA (Cassinelli), luogo,
Ballabio, CO: = ital. sosta « luogo di fermata dei cavalli ». Una piazzuola
di Malesco (Val Vigezzo), è detta: della Sòstine (quasi « sòstola »). Cfr. vo-
ce seg.
Sostra, fr. Lezzeno, CO; un’altra, in Valsolda, a mezza montagna: è la
voce milan. sostra, ma nel signif. della voce precedente (cfr. Gualzata,
Bellinz., 72).
SOTENA (-vel Sancti Georgii), nome della chiesa di S. Giorgio di Legnano,
nella Guida Eccles. Parrebbe un nome pers. etrusco. cfr. SuTTINIS, Schul-
ze, 38.
Sott'acqua, fr. Botticino, BS: «sotto il rigagnolo, il corso d’acqua ».
Sottocasa, loc. pr. Casteggio, PV; SOTTOCASTELLO, fr. Preseglie, BS;
SOTTO CHIESA, fr. Taleggio, BG; SOTTO CORNA, cas. Ronco, BG (v.
Corna); SOTTO IL MONTE, BG; SOTTOLUNGA, fr. Almenno S. Bartol.,
BG (qui lunga sottintende via, costa 0 sim.); SOTTO-RIVA, fr. S. Omobo-
no, BG (e altrove SOTTO-CIMA, SOTTO-MONTE), SOTTO NÙGOLI, 1,
bresc., v. Gnaga: composti assai ovvi. VALLE DI SOTTO, SO: «inferio-
re»: cfr. Dentro.
Sottorta, loc .pr. Castione, BG: «sott’ torta » (sottint. via?), più facilm.
che « sott’'orta» (lat. HORTA).
Sovatti, fr. Ostiano, CR: ital. sovatto, specie di cuoio?
Sévera 3S. Pietro di-), fr. Carlazzo, CO, dial. Sùera; SOVERE, BG, dial.
Sùar; = Suberas a. 837, curte Sure, Suare a. 906 ecc. (Mazzi,
406): a me paiono riflettere bene i nomi dial. del « sughero »: sùara e
séver (rispettiv. singol. e plur.). Non so quale peso dare alla riserva che mi
avanza G. Olivieri « nei nostri paesi non alligna [né ha mai allignato?] il
5.7 SPAZZÒLA
sughero ». Se fosse eccezione valida, si potrebbe sostituire, come credo, l’ag-
gett. latino SUPERUS.
Sovenigo (laghetto-), pr. Puegnago, BS. Forse deriv. da un aggett. lat. sA-
BINICUS (dal gentil. SABINIUS).
Sovico, Monza, dial. Suvigh o Suigh (anche nome del canale, ivi); un altro
SOVICO, fr. Vendrogno, Bellano: questo, sembra, suB vico; ma il primo,
per il Rota (Cassic. 46) sarebbe un effettivo sumMo vico: cfr. Sonvico.
Sovrino, loc. pr. Castione di Clusone, BG: dimin. di séver « sughero »?
Sozzo, fr. Cisano, BG (Corogr.). Donde?
Spagna (Pian di-), nome che ancora si dà al piano in cui già s’allargava
l’Adda prima di entrare nel Lago di Como: fu così detto a ricordo del
forte di Fuentes che già vi sorgeva, fatto costruire dal conte di Fuentes,
governatore per il re di Spagna, al principio del sec. XVII (V. Chiesi,
Como, 103).
Spalenga, luogo pr. Bergamo: = Spalianica, Spalianum circa
a. 1000 (Mazzi, 410). L’eguaglianza ammessa dal Mazzi incontra una dif-
ficoltà fonetica (poichè ad un anteriore Spalianica dovrebbe corrispondere
oggi uno *Spajanga): ma, se essa è vera (e la deviazione fonetica potrebbe
spiegarsi per ravvicinamento alle voci -engo, ecc.), la base del nome sa-
rebbe un aggett. lat. *SPELLIANICA (gentil, SPELLIUS).
Sparaone (Pra’-), luogo nella Grigna Settentr. A. Orlandi mi avverte che,
nell'uso dialett., il nome è Pra-asparòn. In tal caso parrebbe da intende-
te: «prato asprone », accrescit. di aspro: cfr. Asparètto, presso Cerea
Veronese.
Sparsìnega, valle, Paisco, BS: sembra un aggett. latino *PERSINICA, dal
gentil. rom. PERSINIUS: con s prospetica.
Sparso, fr. Mazzo, SO: vi sembra sottinteso « casale, villaggio » o sim.
V. Acqua-sparsa.
Sparvara, fr. Cambiò Lomellina, PV, = Sparoaria (Codice Long,
995): cfr. milan. sparavee « sparviere ».
Spazi, cas., Brancere, CR: forse dal cogn. Spazzi?
Spazzòla (o Molina), roggia derivata dal Lambro. Secondo il Biscaro
(Arch. St. Lomb., 1908, pag. 290), forse in relazione col nome spazzèra, che
si dava all’apertura dei molini per dare sfogo alle acque della roggia, quan-
do il molino era fermo. Cfr. però un luogo detto Spassolo o Spazzolo pr.
Oggebbio Novarese (dial. Spassù), donde sarebbe forse venuto il nome del-
la Cappella degli Spasuti in Stresa, secondo il De Vit (I, 376, II 223). Dove
sembra trattarsi di SPATIUM, o di altro.
|
|
SPESCIO 518
Spescio, dial. Spèss, fr. Pertica Bassa, BS; SPESS (i-), local. pr. Ardesio,
BG: diranno «bosco spesso »: cfr. voce seg.
Spessa, PV, luogo sulla sin. del Po; SPESSA, monte nell’alto Bresciano;
Spexa (in), nel territ. mantov.?, a. 1028 (Reg. Mant.); Monte SPEZIE
(dial. Spessie), Bagolino, BS; SPESSETTA, due frazioni della prima Spessa;
Valle SPESSERA, a nord di Lecco: tutti da sPISSA (sottint. sILvA: cfr.
Top. Ven., 237, Schneller, Beitr., III, 63). Forse anche il BORGO-SPESSO,
n. di via milanese, alludeva a un boschetto. In Valle di GUSPESSA Co-
stened., BS, il primo elem. pare ACUTA.
Spettino, fr. S. Pellegr, BG: forse da spettà « aspettare »: cfr. Sosta? O
v. qui Spiedo?
Spiaggia, loc. Grigna sett.: cfr. it. spiaggia: v. Spiaggio Top. Ven., 295.
Spiazzo (Monet-), fr. Bagaggera, CO; SPIAGGIO, loc. Casteggio; SPIAZZO-
LO, fr. Montevecchia, CO; SPIASS, Cadria, BS; SPLAS-MORTO, Val Ca-
mon.: ital piazzo, spiazzo: cfr. Top. Ven., 284.
Spiedo (Monte di-) Iseo, BS. dial. Spet. Forse da raccostare alla v. lomb.
spet « spiedo ».
Spigarolo, fr. Busseto: = Spigarolum a. 1221 (Cod. Crem.): collettivo
di spiga? Cfr. SPIGONE, monte, BS (Gnaga).
Spina (-d’Erbusco), avvallamento fra il M. Orfano ed il colle di Adro, Chiari,
BS: come la Spina lunga, nome antico dell'Isola Giudecca di Ve-
nezia (Top. Ven., 184), può dovere il nome alla sua configurazione. SPINA,
fr. Lodi: così detta « dalla famiglia Spini» (Agnelli).
Spinadésco, CR, = Spinadhescho a. 1221 (Cod. Crem.): aggettivo
in -esco da Spinada, forse nel senso di « siepe di spini » (cfr. Top. Ven., 184).
Spinéda, CR; SPINEDA, fr. Postalesio, SO altri, nel Bresc.; SPINIDA, fr.
Dubino, SO: lat. sPINETA « spineti » (cfr. Top. Ven., 184).
Spinèra, loc. pr. Mandello, CO: sPINARIA: cfr. Spinare Top. Ven., 184.
Spinetto, local. pr. S. Martino in Strada, Lodi: avrebbe il nome « da uno
dei Pocalodi, detto Spinetto » (Agnelli).
Spinida, v. Spineda.
Spinino, loc. pr. Casteggio, PV: dal casato Spina (Maragl., 202).
Spino (-d’Adda), CR; SPINO (-sul Brembo), fr. Zogno, BG; monte SPINO,
Toscol., BS; SPINONE (-dei Castelli), BG, dial. Spinù, = Spinono a.
1263 (Mazzi, Sub., 300); da spin « arbusto o albero spinoso » : cfr. Spin, Spi
nòn Top. Ven., 184.
‘519 SQUASSA
Spirago, fr. Marzano, PV; SPIRANO, BG: paiono aggettivi in -ACUS, -ANUS
dal gentil. ASPERIUS.
Spluga, v. Monte Spluga.
Spolverera, Lodi: cfr. Polverara, padov. Designerà probabilmente qualità
di terreno: pari all’arenaria, per il Prati, N. di luogo, 240.
Spondalunga, loc. pr. Braulio, Bormio; SPONDE (le-), sentiero nelle Gri-
gne; SPONDETTA, luogo pr. Livigno di Bormio: berg. sponda « versante
o costa di monte» (cfr. a. 1117: «in sponda de monte qui dic. Sca-
bello », Mazzi, Sub., 183).
Sporzano, fr. Gaggiano, PV: derivato, con suff. -ANuS o dal gentil. Porcius
(con s prostetica) o da uno *SPurIcIus: cfr. Sforzatica.
Sprezzagni (Ca’ de’-): v. Romprezzagno.
Spriana, SO: luogo sul pendio di monti « aspri ». Pare da ricondurre ad una
base *ASPRETANA: cfr. Sprea, Spredino veron. e vicent. (Top. Ven., 210).
Springalli, fraz. Senna Lodig. (Dosso Springali in Corogr.): forse da un co-
gnome, composto di -giallo o deriv. da springo: v. Cogn. Ven, 126.
Sprizòtol, 1. pr. Baiedo, CO, dov'è una cascatella: dal verbo lomb. sprissà
« spicciare ».
Sprofondato (Prato-), monte, presso Brunate: certo per un avvallamento.
Spurano, fr. Isola Comac., CO = vico Sporiano a. 971 (Mouneret);
locus qui dic. Sporiano a. 978 (Cod. Long.): aggettivo in -ANUS dal
gentil. SPURIUS.
Squadra, SQUADRE, SQUADRETTA, fr. Spino, Cornogiovine, SO; SQUA-
DRA (-de’ Mauri: questo certam. un cognome): territorio che comprende-
rebbe Cesana, Civate, Suello, Carella ecc. (CO), v. Corogr. SQUADRE,
fienili, fr. Milzano BS; SQUADRETTO, pr. Pavone BS. La v. squadra signi
fica qui «classe dei fondi sogg. a censimento » (v. Serra, Com. Rur., 30),
simile a quadra (v.). Secondo l’Adami (p. 51) il paese di Varenna era diviso
già in quattro squadre. — Allo Squadretta lodigiano corrispoderebbe, in doc.
del 988, la forma Squadredo (Cod. Crem.): ma forse la citazione non
sarà esatta.
Squarzanella, fr. Viadana, MN: diminut. di uno *Squarzana, che forse è
*QUARTIANA dal gentil. QuartIUS: cfr. veronese Squarzègo. Top. Ven., 82.
Squasaiòt, loc. pr. Lavenone BS: certo da un nomignolo, che dica « scoda-
cavallette »: che son dette, in bresc., saiòtt.
Squassa, fr. Dovera, CR: dal nome di una fam. lodig. (Agnelli).
SQUINTANI 520
Squintani (Ca’ de’-) (od anche la Squintana), fr. Cornegl. Laudense: dal no-
me della fam. lodigiana (Agnelli). Il cogn. deriverà da Quintano (v. que
sta voce), come Sprezzagni da Pederzano; v. Romprezzagno.
Stabello, fr. Zogno, BG, = Stabulo a. 1234 (Mazzi, XLIX), forse =
stabiello, dimin. di stabio, v. questa voce. — Il Mazzi ricorda anche un:
fossato Stablello (a. 1990). Una Bocchetta di STAVEÈLLO, Premana.
Stabile, Solato, monte, Bòvegno, BS; = STABILE Maggiore, Collio; STA-
BILINA, malga, Berzo Inf.: probab. equivalgono a Stàbol, v.
Stabio, alpe sul m. Fierone, Valcamon.; cas. sullo Spluga; cas. in faccia al-
l'Isola Comacina; STABIELLO, monte, a N. del lago di Como; Val STA-
BINA, pr. Valtorta, BG: tutti da srABULUM, che ebbe anche il signif. di
« caseggiato » (Salvioni, Not., I, 43, Top. Ven. 346, Gualzata, Bell., 72).
V. Prestabbio.
Stàbol Marzo, Collio, BS; STABLO, Bormio; altro, Sònico, BS; CA-STABLO
(àbo) Val Camon.; NISTABOLO, baite, Capo di P., BS: «novo stabolo »;
STABLÌ, monte, Bagolino; STIBLÈR, piano, Darfo; STABLÈI, STABLINA,
Bondegno e Livigno. Nel dial. bresc. stàbol, stàbel, equivalgono al lat. sTA-
BULUM.
Stadolîna, fr. Vione, BS: luogo posto al piede dei monti, alla d. dell’Oglio.
Forse la posizione può consentire di pensare ad AF[STATULINA: quasi a dire
«luogo dal clima mite »? Men probabile mi sembra una base STABUL-INA
(cfr. Sfaoli), dove la d venisse inserita fra le due vocali di Staol-; ma può
competere un nome pers. lat. *STATULINA (cfr. STATULLIUS).
Stàffalo, fr. Solferino, MN; STAFFOLO, fr. Casalmaggiore, CR; STAFA-
NETTO, Carpened., BS. Il Ribezzo (Riv. Indo gr. it. XVI, 162) ammetteva
per questi n., e per Ca’ di Sfaffalo veron. (Top. Ven. 347) la base osca
corrisp. al latino sTABIAE; ma G. D. Serra (NII. lomb.), rifatto l’elenco di
questi Stafile, Stàffolo, Staphalum, li ricondusse tutti, molto persuasivamente,
a quella voce STAFFOLUM, STAFLUM che nella Lex Ribuaria si alterna, come
forma dell’a. a. ted., con l’a. basso ted. STAPEL « magazzino ». Da questa
ultima forma l’a. franc. estaple, a. ital. stapula. V. voce seg.
Stàffora, fiume, affl. del Po, PV, = Stafula a. 714, Stafola a. 1119
(Cavagna). Ebbe il nome dalla « strata sive Caminum Vallis Staffole»,
che da Pavia, per Voghera, passava a Genova. V. Serra, op. testé cit.
Staghiglione, PV. Il Massia lo ravvicinava al nome loc. Staviglionum,
Stava- (ad-) di San Sebast, Po (oggi ai Stavajun), nel senso di « case ru-
stiche»: derivato da un lat. *STABELLONE; invece il Serra (Appunti p. la
Storia di Asti, 76) lo fa derivare dal cogn. lat. STABILIO, ben attestato in
Piemonte (a. 984): deriv. dal n. SrABILIS. Cfr. Staviglio di Camaiore, Pieri,
Serchio, 25,
521 STEGNADEI
Stagno -Lombardo), CR (già Stagno Pagliano): = Stagni (-lacus), sec.
XII (Cod. Crem.); STAGNO (-Pallavicino), fr. Solarolo Monast., CR: si
tratta appunto di « stagno ».
Staitù (Mont-), loc. Val di sotto, Bormio (Longa). Donde?
STALLARIARUM (in capite-), luogo pr. Vigevano a. 1141 (Colombo, Tic.,
124); STELLAROLA, valle, Casteggio, PV (dialetto Stalaroeula): prob.
corrispondenti alla v. lat. mediev. STELAREA, STALARIA (lat. HASTULARIA), sott.
sILva, che designava (Bosshard 285) una selva, da cui si raccoglievano i pa-
li (per il Boss. steli), ossia un bosco ceduo.
Stalla, Stalle, Stallone, Stallino, Stallotto, molti luoghi lomb. STALLA LUN-
GA, pr. Pisogne, STALLA ALTA, Costorio Val Trompia ecc. STALLAZ-
ZO, fr. Genivolta CR: it. stalla, stallo.
Stampe (Sasso delle-), rupe del M. Cresta, pr. Tremezzina CO: così detto
da certe conchiglie fossili, che vi hanno aspetto di impronte di piedi (cfr.
Corogr., p. 228).
Stampi (Castellazzo de’), fr. Cascina Pobbia, PV: così detto perchè appar-
tenne alla famiglia Stampa (Corogr.., 172).
Stanga, fr. Lodi: ebbe il nome dagli Stanga, feudatari di Casteln. Bocca
d'Adda (Agnelli).
Stanza (Villa), v. Villa Stanza.
Stàoli (Ca’ de’-), d Stàvoli, CR: da stABULUM «stabbio »: cfr. bellunese
Stavolone ecc. Top. Ven., 347.
Starleggia, fr. Campodolc., SO. Il Massia (Nov. VIII, 13), raffrontando que-
sto nome con lo Starledo di Novara, ci vide bene uno STERILICULA « ter-
reno sterile ». Affine dunque al nome della Punta STARLERA, o STERLE-
RA, sopra Val di Sòrico, CO (detto anche Sasso Canale, v. G. Olivieri).
StazimèI, loc. Valdisotto, Bormio: stallo gemello?
Stazzona, fr. Villa di Tirano, SO; STAZZONA, CO (presso Dongo). Come
a Stationa, nome dato dall’Anon. Ravennate al luogo poi detto An-
gera (v. De Vit, Lago Magg., 89, 413; Stationensis a. 807, Giu-
lini, I, 82), dovettero trovarsi anche in queste due Stazzona delle sTATIO-
NES, 0 posti di guardia, Iungo le vie romane.
Stefanàgo, fr. Staghiglione, PV: come Stevenà padovano (Topon. Ven.,
124), corrisponderà ad uno SrTEPHAN-AcUS (dal n. pers. STEPHANUS).
Stefani (Ca’ de’-), CR: dal cogn. Stefani.
Stegnadei (Ajal di-), 1. nella Grigna Sett.: sarà stagnadè! (o stegn-) « paiolet-
to»: qui riferito a piccole cavità circolari? O « stagnitelli » piccoli stagni?
STELLA 522
Stella (Corno-), monte, SO: cfr. STELLA, fr. Dovera, CR; STELLAZZA, e
Dosso STELLAZZO, fr. Gombito, CR. In qualche caso forse il nome di-
penderà da una chiesa della Madonna « maris Stella », come il M, Stella
di Ivrea: secondo il Massia. O si tratterà di STELLA « segno di confine » (v.
Serra, Com. Rur, 270)?
Stelvio, valico, fra il M. Braulio e l’Ortles. Sullo spiovente dell’Alto Adige
il nome del vill. omonimo, che in tedesco è STILFS, deve essere di origine
tedesca.
Stellarola, v. Stallariarum.
Stezzano, BG, = Stagiano, Staciano, Staziano anni 805, 959
(Mazzi, 912). Par certo STATIANUS dal gentil. STATIUS.
Stilo (de’ Mariani), fr. Pessina,CR. Così detto forse per trovarsi su di una
punta di terra (cfr. Pizzo).
Stimiànico, fr. Rovenna, CO: lo credo un aggett. *SEPTIMIANICUS, da SEP-
TIMIUS.
Stina, fr. Maderno, BS; STINO, monte, sopra Vestone BS. Paiono forme
apocopate, forse da nomi di persona, come Giustino ecc.
Stirpî (Ca’ de”), fr. Ossalengo, CR: sarà stato un cognome (esiste Sterpi).
Stiviere (Castiglione delle-), MN, dial. Castion dle Stivier, = curia li Sti
verii a. 1126, Castilione li Stivere, de Stiveriis, sec. XI
(Cod. Crem., I, 104 ecc.); de li Sftivere a. 1148 (Reg. Mant.). Fu sup-
posto che il nome provenisse da AESTIVA, e che perciò nel luogo di Casti-
glione si fossero stabiliti degli accampamenti estivi, al tempo romano: ma
una base *AESTIVARIA è quasi certamente da escludere. Benchè nelle forme
antiche sia notevole la costanza dell'articolo li, che pare attesti come il nome
fosse inteso di genere maschile, in quel li noi vediamo un inesatto italinizz.
dell’articolo dialett. i di genere femm.: ed in quell’î Stivier vedremo un
riflesso del lat. *STIPARIA da stipa « Erica arborea »: onde Stiviere significhe-
rebbe quasi « brughiere ».
Stivigliano, fr. Dumenza, VA, dial. Stiviam, = loco Staviliano sec XII
(Lib. Not., 206): aggettivo con suff. -ANUS, dal gentil. StABILIUS. Cfr. lo
Stivigliano di Teramo.
Stocchetta (la-), fr. Concesio, Brescia: dev'essere derivato dal cognome Stoc-
chetti.
STODARI, luogo pr. Cortenuova, BG, ricordato in carte dell’a. 915 e segg.
(Mazzi, 191, 413). Anch'esso da un cognome?
STONGARDA, v. Scotticarda.
523 STRONA
Stoppiàro, fr. Poggiorusco, MN: cfr. milan. stobbia « seccia, stoppioni ». —
Più che all’ital. stoppa ci lascia pensare al lomb. stopà «turare» il n. di
una casa STOPPA, Onodegno BS. Poco chiaro se vi abbia rapporto il cogn.
Stoppani, originario come pare, di Dizzasco, CO.
Stòr, casc. pr. Lumezzane, BS, «sopra una rupe ». Aferesi di un lat. *LASTO-
RIUM? Così forse STONE (dial. Stù), Capo di Ponte: *LASTONE?
Straconedlo, fr. Sospiro, CR, = (terrisì Straconcolli a. 1202 (Cod.
Crem., I): composto di EXTRA (fuori) e di Concdlo, di cui v. s. Concuolo.
Strada (Villa-), fr. Dosolo, MN. S. Martino in STRADA, v. Strada; S. Ma-
ria in STRADA, Monza; Mad. della STRADA Pontevico, BS: tutti luoghi
posti lungo vie regie; STRADELLA, PV: questo, secondo il Chiesi (Pavia,
290), sarebbe nominato, in carte dell’a. 1220, col nome di Strictavia (v.
Streéé): può esser ammissibile che il nome nuovo fosse quasi traduzione del
precedente. Altra STRADELLA, fr. Gambolò, PV.
Strasso, cas. Cremona: da Strass cognome di persona (= straccio): cfr.
Strazza?
Stravignino, fr. Pezzaze, BS, dial. Straignì: forse da un *Travignino (v. Tri-
vigno) con prefisso ex-?
Strazzàgo, fr. Cura Carpignano, PV. Pare un derivato, con suff. -Acus, da
un nome pers. rom. come *ASTRICIUS o sim.
Strazzapatta, loc.‘pr. Riazzolo Baratta (Casteggio). Non può essere che da
un soprannome di pers. «straccia pezza » o altrimenti, secondo i vari si-
gnif. di patta nei dial. lomb.
Strecc (Pe del-), luogo nella Grigna Sett.; STRECCIOLA, loc., Abbiategr.:
Strada delle STRECCE. Oltre il C., BG; STRECCIÙRA, valle, Lecco: cfr.
le voci milan. strecc «stretto », streccioeu « chiassuolo », strecciura « stret-
tura ».
Streppate, fr. Mediglia, MI. Forse dal lat. *STIRPATUM «luogo a sterpi » :
cfr. vercell. Stroppiana (già Stirpiana) (Massia)? Cfr. anche milan.
streppà « divellere ». — Il Rohlfs, raffrontando questo nome, per es., con
un Etrepy francese, lo dedurrebbe da un n. person. supposto: *STREPPUS 0
*STERPUS. Tesi che va considerata.
Stribiane (Cascine), fr. Carnago, VA. Forse in rapporto con la voce lomb.
stribbià «lisciare », « strigliare »?
Stròlega (la-), fr. Lodi. Si tratterà di stròlega « fattucchiera », come sopran-
nome (cogn. Dello Strolego).
Strona, fiumic. che entra nel Ticino presso Somma Lomb., VA: = fium.
Strona a. 976 (Gabotto, C. Novar.); STRONA, torrentello presso Urio,
524
CO, che si getta nel lago; STRONE, fiumicello affi. dell’Oglio, Verolanuova,
BS: altri Strona, fiumi nel Piemonte, Si può ricorrere a ipotesi di radice pre-
romana (cfr. il fiume di Tracia Strymon, rad. SRU, v. Philipon, 169); ma si
possono forse spiegare tutti questi n. come aferesi di LASTRONA (accrescit. di
LASTRA », cfr. cador. lastra «nudo piano roccioso fortemente inclinato »
Top. Ven., 271); assai meglio che come accrescitivi di USTULUS « arsiccio $
donde, ad es., il torrente veron. Vai-ustro (Top. Ven., 240). Cfr. qui
Uschione. i
Strozza, BG: a destra del fiume Imagna, dove la valle è assai stretta fra di-
TUpi: può esser dunque derivato dal verbo Strozzà « strozzare ».
Stuètta, cantoniera, Isolato di Bormio: dimin. di stua «camera riscaldata ».
ET
Suardi, PV: dal cogn. Suardo (Xuardus, nome pers., v. Mazzi, Sub., 427).
Subaglio loc. pr. Merate, Lecco. Forse composto di sus (sotto) e *Baglio:
cfr. Baggio?
Subiale (Stalle di-) fraz. di Tremenico, Bellano (Subialo, Sibiallo sec. Orlandi,
Valsass.). V. Sibla.
SUBINAGO, luogo nella pieve di Galliano, sec. XIII (Lib. Not. 257); sus
(sotto) Birago? (V. questa voce).
Sucînva, fr. Lozio, BS, dial. Sussinva.- E? la fraz. più bassa di Lozio (Gn.).
Per la terminazione, mi pare possa ravvicinarsi a Vèrtova (v. q. voce), da
*APERTULA, Agoa, da *ACULA, Pèrgua, da PERGULA: aost. brenva da
*BRENGULA; Onde si può riportare Sucinva, attraverso *Susingua, *Susingu-
va, ad un lat. SUB CINGULA: v. Cingia. x
Suèglio, CO, dial. Suej: = Suello sec. XIII (Lib. Not., 327): dal n.
pers. rom. SUELLIUS 0 SUILLIUS?
Suèllo, fr. Castello Brianza, dial. Suell; monte SUELLO, loc. pr. Ponte Caf-
faro, BS (dial. Mon-soé)}: diminutivi di TUGUM?
Sughèt, casolari pr. Valdisotto, Bormio. Origine?
Suisio, BG, dial. Suìfe, = fundo Sevisio a. 819, vico Suisio a. 953;
972, castro Sevixio, Sovisio a. 980, 1058 (Mazzi, 414). Forse può
derivare dallo stesso nome pers. SuITIUS che (Top. Ven., 47) si proposè
come etimo di Sovizzo vicentino (già Sovitium); in concorrenza con un
aggettivo *suIcius da sus (maiale). Ma può anche essere nome più antico,
da ravvicinare a Sèveso, Isèo (v. queste voci).
Sulbiate, M7 (distinto in: Inferiore e Superiore); = Subiate (-de inferiori)
(-de suptus) sec. XIV (Lib. Not., 12). Conforme a Solbiate (v. questa voce),
deriva .con suff. -AT- da un nome pers. rom. SALVIUS o SuLvIus,
S
DS
Sulzano, fr. Sale Mar., BS: probab. derivato, con suff. -ANUS, da gentil.
SuLcIus, o SALTIUS: cfr. qui Solzago.
Sumirago, VA, = Samoriacus a. 807, Semiîra goa. 848 (Giul., I,
83, 200) Samoirago a. 850 (Cod. Long. n. 169), Salmorago sec.
XIII (Lib. Not., 255): pare il nome di luogo ond’ebbe il cognome il casato
milanese Salmoiraghi. Il Flechia (da cui trasse poi l’Holder il suo articolo
sul Solimariacum, nome gallico donde il topon. Sumirago), considerando,
delle forme antiche di questo nome, il solo Salmorago (accanto al cognome
Salmoiraghi), si sentì indotto a giudicarlo quale un omonimo della gallica
SOLIMARIACA, stazione sulla Mosa Superiore: che insieme con vari Saumeray
e sim. di Francia, rappresenta un aggettivo in -AcA dal nome gentil. gallo
rom. SoLrmaRIUs. Di fronte però alle forme più antiche Samoriacus
ecc., mi pare sia il caso di dubitare che l’origine del nome stia invece in un
*SAMERIACUS, da SAMERIUS (v. Samarate): donde .il Salm- posteriore si
sarebbe formato per presunta integrazione dei notai (attraverso Som-, Saum-).
Suno, prov di Novara. Il Serra (NII. lomb.) lo deduce dal n. person ‘francon.
Xunus, Sunno, (Féorst. 1179).
Supiane; v. Sopiane.
Supino, monte, Val Camon. Forse da un nome pers. (dimin. di Suppo?).
Sura (Valletta di-), Salò, dial. de Sùr. Il Bottazzi ne riporta, da c. del 905, la
forma de Sure: questo pare escluda l’etimo da SUPRA. Forse per « delle
Signore »? (lomb. sura «signora »). Cfr. SURETTA, monte, Isolato di Bor-
mio.
Surana, fr. Pendolasco, SO: forse aggett. con suff. -ANA, dal ‘gentil. SuRIUS.
Surrigone (Zelo-), MI. Per Zelo v. questa voce. Quanto al nome aggiunto,
esso forse è composto di suB e rivore (v. Rigola): se pure non ripete un
nome di persona Rigone, premessovi ser o sur « signore ».
Susano, fr. Castel d’Ario, MN: derivato con suff. -ANUS forse dal gentil.
SupIUS, 0, forse meglio, da un cogn. Susano « da SUSA »?
Susella (Rocca-), PV: già = loci Succellae, ma anche Axixellae
sec. il Cavagna. Vi si può supporre un diminuit. di ASCENSA «salita »; cfr.
Ascensa (1°-) pr. Malcesine, Ver.
SUSSAGO (Sussiago, Sexago), luogo pr. Calcinate BG, a. 879 ecc.
(Mazzi, 424): SUTTIACUS.
Sussia, fr. S. Pellegrino, BG. Donde?
Sustinente, MN, dial. Susignent, = de Sustinente a. 1076 (Reg. Mant.).
Non mi pare verosimile quello che afferma il Chiesi (Mant., 280, rimandando
a T. Paviani, il Sustinentese), che il n. di Susfinente « deriverebbe da SEPTIN-
SUVIA 526
GENTI, per i settecento iugeri di terreno donati dal padre della contessa Ma-
tilde ai frati di S. Benedetto, nel 1012 ». Un SEPTINGENTI, infatti, non poteva
metter capo a Susignent, ma appena ad uno Stgnent (cfr. lo Stienta di Rovigo,
che riflette SEPTINGENTA): sicchè la prima sillaba del nome rimarrebbe ine-
splicabile. Ame parve già di poter collocare Sustinente accanto al Susti-
nenza di Casaleone (Verona), a rappresentare due derivati participali del
verbo SUSTINERE, adoperati a significare opere di sostegno, o rafforzamento
di argini (cfr. qui Retegno, Fossarmato, Travacò; e la voce d’uso sostegno:
il nostro luogo si trova infatti a breve distanza dalla riva sinistra del Po).
Ma forse ebbe ragione G. D. Serra a far concorrere, per Sustinente (e crede-
rei anche per Sustinenza), con questa derivazione, quella dal nome person.
SuSsTINENS (ravvicinato anche al greco Zwoféwng).
Suvia, loc. Mandello, Lecco: SUB VIAM.
Suzzara, MN, dial. Susera: = Suzzaria (o Sugxaria), dipl. Ludov.
Il, a. 871 (Tirab., Diz., II, 369), insula quae dic. Sugyaria a. 1160
Reg. Mant. (indi anche Subdgara) Nome composto di suB («in basso »?)
e del nome dl fiumicello Zara: v. questo nome.
‘Tabellano, fr. Suzzara, MN. Forse aferesi di un *Ottobellano dal n. pers.
Ottobello?
Tabiago, fr. Nibionno, CO, = Tabiago sec. XIII (Lib. Not., 129): sarà
veramente un aggettivo in -Acus dal gentil. Ocravius (v. Flechia). Già il
Cossa smentiva l’identificaz. di questo Yabiago col TENEBIACUM del Cod.
Long. « subordinato al territorio di Sesto ».
Tabladàss, baita, Cortened. BS; con TABLASENT, baite, ivi presso: dalla
v. bresc. tabiàt « fienile » (lat. TABULATUM); il secondo, forse, composto di
tablàss e INTUS « dentro ».
Taccadìzza, fr. Brembio, Lodi: dall’agg. taccadìzz «attaccaticcio », detto
forse di qualità di terra?
N
Maccagna, fr. Bertonico, Lodi: da nome di famiglia (Agnelli).
Tacchini (Ca’ de’-), fr. Brembio, Lodi: sarà certamente da un cognome.
Taccona (la-), casale, Monza; altro, pr. Mairano di Casteggio: da un n. di
famiglia.
Taceno, CO = Taxeno sec. XIII (Lib. Not., 256): il Pieri (Not., 24) lo
ravvicinò al n. pers. etrusco TACENA.
Taéggio (Baite di-), Premana: v. Taleggio.
Taèra, 1. ad E. di Brescia: sec. Io Gnaga dalla v. bresc. taèra, che, oltre al
signif. di « tagliere» ha anche quello di « brillatoio di riso, miglio, ecc. ».
Invece TAERE, a N. di Paitone (m. 400-700), con TAVAREDA, valle pr.
Gardone nella Val Trompia, avrebbero il n. dalla v. bresc. tàera (tàvera verso
il Garda), n. della « carpinella » (certo in rapporto col trent. tagèro, taèr, lat.
*TILJARIUS). V. Tavordo.
Pad
Tagliabue, fr. Carate, MI. Sarà dal cognome, fatto come Taialasino (Top.
Ven., 144).
Tagliata (la-), fr. Costa Serina, BG; monte della TAGLIATA, Grigna Set-
TAGLIEDA 528
tentr.: « via tagliata » nel monte: v. Serra, Vie. In TAGLIATA (e TAGLIA-
TINA, ib.) pr. Chiari, BS, lo Gnaga vedrebbe taiada per «luogo dove si è
tagliato il bosco ». Così per TAIADISSA, Ponte di L.
Tl'aglieda (la-), monte, Livigno di Bormio (Longa): è forse = tajeda «tiglie-
to », v. Tagliedo.
‘Tagliuno, fr. Castelli Calepio BG, dial. Taù, = vico Taliuno, fundo
Taluno, Taliuno a. 828-982 (Mazzi, 426); paese sulla strada Ber-
gamo-Sarnico (all’inizio della Val Calepio), che ebbe già un castello. La
terminazione -uno fa pensare ad un composto di -DUNUM «collina», pre-
messovi un nome di persona (TALLIUS?): cfr. Chiuduno, Comenduno.
Taiana, fr. Gravedona, CO: forse aggett. in -ANA dal gentil. TALLIUS? Invece
TAIANA, fr. Mairago, Lodi, sarebbe dal n. di una famiglia Tajani, lodigiana
(Agnelli). E questo sarà dedotto per aferesi, da Italiani, o da Vitaliani.
Taié (Costa dei-), località a N. di Lecco: forse vi ricorre taiè «tiglieto » (v.
Taliedo); o altrimenti la voce milan. taièe «tagliere », in signif. topografico.
V. Taèra.
Taiella fr. Oggiono, CO; forse dimin. di tej «tiglio », cfr. le voci preced.
Cfr. anche TAIETTA, fr. Lodivecchio, che sarebbe derivato, sec. l’Agnelli,
dal nome di una fam. lodig.
Tainate, fr. Noviglio, M/, lat. ecc Tainatum: = Tenate (-de Roxa-
te) del Lib. Not. sec. XIII (Rota, Cassic. 79). Derivato in -AT- da un *Taìn,
in cui non so se sia da vedere un dimin. di Tado, nome pers. (Férst., 1393,
cfr. il padovano Ponte dei Tadi, Top. Ven., 147); o della voce lomb. tej
< tiglio » (cfr. qui Tellina), o anche di altra cosa. Il Rohlfs propone, come
base, un n. pers. TAcINUS, o TAcINIUS. Cfr. voce seg.
Taino, VA, lat. eccl. Tainum. Forse dimin. della voce lomb. tej « tiglio » :
efr. accresc, fajbn per tejin (= «pescion », specie di abete). Ma v. il nome
preced.
Talaména, SO, = curtis Talamona a. 1026 (Giul., II, 149): in terri-
torio montuoso, con selve di castagni. Il Salvioni (Not. I, 96) aveva proposto
di spiegar questo nome quale una metatesi di *TEMELLONA, da TEMELLA
« sorbo corallino »; ma meglio il Pieri (Not., 13) lo raccostò al toscano
Telamone, che può aver la sua origine in un nome pers. etrusco (v. Arno,
50). Anch il Battisti (St. Etr., I) giudicò possibile che, « data la presenza
di Talamona a Sondrio e a Novara », il Talamone di Grosseto e Talamone,
monte (Arezzo) (ed anche il nostro Talamona?) « perpetuino un personale
greco penetrato nell’etrusco ». Invece il Philipon (p. 136) considera Tala-
mona come n. ligure. Il Prati (NII. friul.) crede di potervi riconoscere una
v. prelatina *TALAMO nel senso di «monte» o « dirupo ». Comunque, sa-
rà da escludere con certezza che il nostro Talamona sia aferesi di BARTHO-
529 ‘TÀARTANO
Lom-: che è invece il caso del cogn. Talamacii, Talamoxoni,
ricordato in carte del sec. XII (Cod. Crem., I, 118, 378): donde la VILLA
TALAMAZZI, fr. s. Martino del Lago.
Taléggio, BG, pr. Zogno (dial. Taègg, per l’Orlandi); VAL-TALEGGIO,
valle laterale della V. Brembana, percorsa dal torr. Enna (TALEGGIO, fr.
S. Brigida, ibid.). Forse riflettono una base lat. “TILIETULUM «piccolo ti-
glieto » (v. Tiedoli), attraverso una forma *TILETLUM; cfr. milan. faloeura
per rajoeura (Cherub.) « fendente ». Guido Olivieri avvertiva che in questo
paese si praticava su vasta scala la coltivazione dei tigli — Dal n. del paese,
probab., il cognome milan. Taéggi. V. anche Taéggio.
Taliédo, sobborgo pr. Milano. Deve rappresentare certamente un lat. TILIE-
TUM «tiglieto »: per la modificaz. della i in a, v. s. Taino, Taiella.
Tamagno (Zucco del-), pr. Pizzo Tambò: da un nome pers. (poi cogn.) Tama-
gno (TAM MAGNUS tanto grande »).
Tambò, pizzo, a pon. dello Spluga. Mi limito a raccostarvi il n. di una baita,
pr. Sèllero (V. Camon.): TAMBIÙ; e insieme TAMPA, TAMPÉL. nomi
che lo Gnaga riferisce come propri di « caverne esistenti nei monti bresciani ».
Si tratta forse di una parola prelatina: cfr. alla v. Tavordo.
Tana (-della Volpe), fr. Malèo, Lodi; TANA (-selvatica), grotta sopra Gran-
dola, Menaggio: da fanna «tana, covo, grotta », (cfr. Gualzata, Bell., 40).
Tanno, fr. Chiavenna, SO: forse errata ricostruzione di un dial. i tann «Ile
tane » (v. voce preced.)?
Tappa, fr. Locate, M/; TAPINO, monte, Mòniga BS: forse è la voce milan.
tappa « assicella, scheggia », berg. tapa « ceppo »; v. Trentapassi.
Tarabàra, fr. Albizzate, VA. Dev'essere la voce milan. tarabara « lungaggine,
impiccio », forse attraverso un soprannome pers.
Taràngolo (Valle), pr. Clusone, BG. Pare composto di terra (o TERRAE, al
genitivo) e angolo.
Taroni, fr. Roverbella, MN. Dal cognome Taroni.
Tarònico, fr. Bellagio, CO. Forse derivato con suff. -Icus dal nome pers.
lat. TARRONIUS?
Taronno, fr. Sondalo, SO: da un n. pers. *TArRoNUS (cfr. TARRONIUS)?
Tàrtano, SO: sull'omonimo fiume TARTANO, affi. dell'Adda di fronte al
f. Màsino; TARTARO (-Rabbioso, e -Fabbressa), fiumicelli, affi. dell’Oglio,
MN, che hanno origine nei boschi a Nord di Castel Goffredo; TARTAREL-
LO, nome dell’ultimo tratto del primo dei due: =: Tartarus già ricord.
da Plinio. Per l'origine del nome, si può pensare ad una base etrusca: cfr. i
34. - Dizionario di toponomastica lombarda
TARTAVALLE 530
nomi pers. TARTIUS, TARTONIUS; il Philipon invece (p. 86) lo ascriveva allo
strato veneto.
Tartavalle, fr. Taceno, CO, loc. in fondo alla valle, sulla sinistra del torr. Pio-
verna, dove la valle fa una brusca voltata. Non è lontana VALTORTA, BG.
Si tratterà quindi di un Torfavalle, con alteraz. della 0 protonica.
Tassano, fr. Sulzano, BS: forse un: fundus TATIANUS (dal gentil. TATIUS).
Tassèra (la-) fr. Orsenigo, CO; altra TASSERA, fosso in Val Sabbia (ivi pres-
so, una caverna: Buso del TASS); le TASSERE, fr. Rivoltella, BS: come Tas-
sère di Vittorio Veneto ecc. (Top. Ven., 185), riflettono TAXARIA «luogo di
tassi »: e si tratterà del tasso, animale (non del tasso, pianta): cfr. per Tas-
sera, bellinz., Gualzata, Bell., 68.
Tasso, monte, Val Brembana: come il torr. Tasso veronese (Top. Ven., 185),
da TAXUS, animale.
Tavaîno, fr. S. Bartol. Val Cavargna, CO, forse da un nome di persona, con-
nesso con OcTAVUS (v. Taveggia), o con tavàn «tafano », V. Tavani.
Tavàni, fr. Delebio, CO. Forse da tavàn « tafano », usato già come sopranno-
me di pers.: cfr. Tafano ecc. Pieri, Arno, 267: forse dal luogo venne poi
il cogn. milan. Tavani. V. voce pr.
Tavaréda, v. Taèra.
Tavazzano, fr. Villavesco, Lodi: ramment. fin dall’a. 1125 (Agnelli); TA-
VAZZANO, cas. pr. Lezzeno, CO: credo da un aggett. con suff. -ANUS dal
n. pers. *OCTAVIUS (OCTAVIUS).
Tavazzi (Ca' de’-), fr. Borghetto Lodig. Sarà dal cognme, esistente, Tavazzi.
Taveggia (Cascina-) pr. Cologno Monz. Questo, che pare un cognome, è
forse da intendersi quale un’aferesi di Montaveggia (v. qui questo nome e v.
anche Tivàn, e Taéggio); od anche derivato da un nome pers. *OcTAVICULUS
(cfr. OcTAVELLIUS), Ricordo anche un nome loc. Tavecc nell'Alto Reno Ante-
riore (Dissentis),
‘Taverna (-della Costa), fr. Concorezzo, MI; (-della Roggia), fr. Rozzano, MI;
TAVERNASCO, fr. Noviglio, MI, = Tavernasco; sec. XIII (Lib.
Not., 164); TAVERNAZZE, fr. Cremona; TAVERNELLE, fr. Gussola, CR;
TAVÈRNOLA, pr. Villa Olmo, CO, TAVERNOLE (-sul Mella), BS (presso
un altro Taverna) = Tavernulis, Lib, Pot; Tavernola, luogo pr.
Bergamo, sec. XI (Mazzi, Sub., 1), tutti derivati assai ovvii, da TABERNA
< bottega ». TAVERNERIO, CO, dial. Taernèe (cfr. cogn. Tavernaro) riflet-
terà TABERNARIUS.
Tavolara, loc. pr. Ballabio, CO; TAVOLERA, costone pianeggiante pr. Man-
dello, CO; Tavoreo, Tavoredo (Figino-), luogo «apud Navigium »,
531 TEGLIE
in pieve di Trenno, MI, sec. XIII (Lib. Not., 243, 303, 329): pare riflettano
voci latine come TABULARIA, “TABULETUM (cfr. i luoghi veneti Tavolera, To-
lco, Top. Ven., 348, ed il pugliese Tavoliere): dove TABULA avesse forse il
significato di misura speciale di superficie (ital. tavola, 24" parte di una per-
tica). Ricordo però anche friul. tavièle «campagna attorno ad un abitato ».
E si cfr., per Tavoredo, anche la voce Tavareda, e la v. seg.
Tavòrdo, pr. Porlezza; = loco Taordo sec. XIII (Lib. Not., 255). E’ uno
dei casi, nei quali si sarebbe disposti ad ammettere che sia avvenuta la retro-
cessione dell’accento primitivo. Nel qual caso, sull’attuale Tavòrdo si ri-
costruirebbe un anteriore *Tavorédo, che sarebbe dunque omonimo (e
sinonimo?) del già veduto Tavoredo (v. Tavolara); ma che può fors’anche
riflettere *TIBULETUM da TIBULUS « pinaster »). E cfr. TAVORELL (Salita
del:) Valsolda. Ma non si nega la possibilità che Tavordo sia invece da ricolle-
gare col Taborda spagnolo (prov. di Pontevedra); e col mons Taburnus di
Gallia: il quale ultimo per il Philipon, p. 251, sarebbe di origine ligure, e
per il Bertoldi (Glotta, 1933, 265) verrebbe dalla rad. preromana “TABA
«Ttoccia ».
Tè (Palazzo del-), già luogo di delizia dei Gonzaga, a Mantova, = Teieto
nei doc. mediev. (v. Davari): il nome deriva, attraverso *teié, da TILIETUM
«tiglieto ». Cfr. un Monte THEÉ pr. Introbio, in Orlandi, Valsass.; e qui
Taliedo.
Teatro (San Vittore al-) via di Milano: n. nuovo, che ricorda il teatro romano
che già vi esistette (v. Colombo, Mil., I, 78): v. qui Zadro.
Teccett, luogo a N. di Lecco: «piccolo tetto »: cfr, ticin. tecc «stalla delle
mucche », Gualzata, Bell., 72 ed i molti vill. piemont. detti Tetti (-Bagnolo,
Cavalloni ecc.): lat. mediev. TECTUM «capanna, stalla», Bosshard 292; cfr.
el Tegio: pr. Oltre il C. BG, a. 1260, oggi TAGGIOLO? THEDOLO,
luogo « in curte Suspiri » (Sospiro, CR) a. 1196 (Cod. Crem.): TITULUS « pie
cola chiesa ». (V. Schiaffini, Chiese, p. 49).
Teggia, fr. Ambivere, BG. Mi avvertiva l'Orlandi che nella Valsassina si
dicono tegia (toeugia nella parte Super., tesa a Pasturo) gli abituri costruiti
in sasso a due piani: riparo degli ovini, il basso, fienile il superiore. Direbbero
lo stesso, secondo il Bottazzi, il TEGLIE di Vobarno (= de Tegis, Teliis
nel 1200; Teie nel 1619): che corrisp. alle voci ricorrenti in doc. bre-
sciani (a. 905-1239) tegia, tesia, teies sive tesa; Val di Scalve e Grigioni tegia,
Teggiate, cas. Isola, SO; forse meglio che da fecc (v. qui Teccet), o da TEGIA
«tezza », dipenderà dal lat. TEGULATA « casa coperta di tegole » : cfr. cremon,
« casa teglada », o « tevolada », a. 920 (Cod. Crem.). E cfr. Nomi emil., 12.
V. poi qui Telgate.
Teglie, fr. Vobarno, BS: v. Teggia.
TEGLIO 532
Teglio, SO, dialett. Tej: se davvero fu municipio al tempo di Roma (Chiesi,
Sondrio, 459), invece che da rei «tiglio », deriverà dal n. gentil. TiLLIUS 0
TeLLIUSs. E v. Tellina (Val).
Tegna (Val). V. Lavategna.
Tegnone, CO. Questo nome fu, nell’a. 1860, sostituito, per decoro, con quello
di Ravellino (v. questa voce; e cfr. G. Grasso, Riv. Geogr. It., VIII, 264);
Tegnono sec. XIII (Lib. Not., 257); TIGNONE e TIGNONCINO (Col-),
due monti, Lecco: derivano dalla voce lomb. tegna, ma però nel significato
traslato di « terreno arido»: cfr. vogher. rugn «terreno infecondo » (Sal-
vioni, Not., III, 100). V. Tignale e Lavategna. La via TIGNONI, a Milano,
secondo l’Anselmi avrebbe avuto il nome da un Ospedale per tignosi scom-
parso alla fine del sec. XVIII.
Telgate, BG, dial. Telgàt, = Talegate, Tall-, a. 830, 972; Taliga-
te, Talicate a. 1097 1112, Telgatum anno 1156, Toll- Tal
legate Itin. Hieros., 558 (Mazzi, 428). Questo luogo fu una STATIO della
strada militare da Bergamo a Brescia. Il Mazzi, per spiegarne l’origine, pensò
ad una forma metatetica da TEGULATAE (cfr. qui Teggiate): ma non pare
opinione accettabile, tanto più data l’antica attestazione (sec. IX) di Tale-
gate. Pare necessario riportarsi ad un’antica forma TALLICAT-, forse in rela-
zione con nome gentil. TALLIUS (cfr. TaLIcuS). Il Rohlfs propone di rifarsi
al nome pers. TiLicus (CIL XIII), e ricorda un Tiricius, di una lapide de-
senzanese.
Tellina (Valle): = Vallis Teline a. 918 (Murat., Ant. It., I, 456).
Il nome par proprio derivato « da Teglio [v. questa voce], luogo che vi ebbe
importanza ». V. Salvioni (Not., III, 99), che ricordò l’aggett. telìn « abitante
di Tej », ed il cognome Voltolina, Oltolina, di là derivato, insieme con le voci
bellinz. voltolìn « vento del Lario », levent. valtolin «ciabattino ». Un luogo
detto VOLTOLINA, pr. S. M. della Croce, Crema.
Telo, v. Intelvi.
Temelina, loc. pr. Valdisotto, Bormio: come il Tamblina di Airolo, probab.
dimin. di temella « sorbo selvatico ». V. Timoline.
Temisiano, fr. Cornogiovine, Lodi: forse aggett. in -ANUS da un nome pers.
*TAMESILIUS (TAMESIUS).
TEMPORIA, luogo pr. Porta Pavese, a Lodi (a. 1265, Agnelli): dall’aggett.
lomb. temporif «precoce » (detto di « terra »). Per il Serra (NII. lomb.) allu-
de forse ad una pianta a frutti precoci: egli citava un luogo detto « ad nu-
cem Temporivam» di un doc. novarese, a. 1154..
Temù, 85 (sul fiume Oglio), sopra Edolo. Forse nome derivato da timun « ti-
mo »: (*THYMORIUM? v. Top. Ven., 185): se non rifletta timén « timone »,
in un significato figurato (cfr. il fiume vicent. Timònchio, Top. Ven., 350, ed
533 TERNATE
una corte Temoncello ricord, in Murat., Ant. It., I, 995, a. 980). E
v. Mù.
Tenca, fr, S. Giorgio, MN: dal cognome?
Tenchera, fr. Pizzighett. CR: = curtis Tencaria, locus Tincaria,
a. 877, 988 (Mazzi, 429): «fossa dove si pescano tinche »: cfr. Top.
Ven., 205.
Tènese (Val), valle fra Desenzano e Salò (anche scritto Val Tènesi), = T e-
naxia a. 977 (Cod. Long.), plebe di Tenesi, a. 1145 (Odorici) (1).
Appare come un aggettivo, in forma plurale (per il Serra sarebbe abl. locat.
plur.), come “TENNICI, dedotto dal n. pers. lat. TENNIUS. O cfr. il n. del
fiume marchig. Tenna? E v. anche qui Tendre.
Tengattini, fr. Paratico, BS. Da un cognome? Nel paese, Tengatini è cognome
diffuso.
Tenére, torr., Tradate, CO. Donde? Cfr. Tènese.
Tentori (Cascina-), fr. Torre d’Isola, PV. Dall’omonimo cognome.
Tedla (Rin de la-), rivo, Valdisotto, Bormio: forse da tea «tiglio » (di cui
v. Gualzata, Bell., 30).
Terdobbiate, Novara, = Terdoblate, a. 881; col tor. TERDOPPIO, ivi
(= Tardubius a. 978), non forse, come già pensavo, da un lat. *DE-
TURBIDUS (v. qui Torbiato), ma, come parve a G. D. Serra (Cogn. II, 566)
da un n. pers. *TarpuBIUS: supponibile su TARDuUS. Il Rohlfs propone un
nome pers. ipotetico *TerITovius (cfr. un mutilo TERIT. in CIL II 6517).
'Terenzano, fr. Turano Lodig. = Terrenzano sec. XIII (Agnelli): ag-
gettivo in -ANUS dal gentil. TERENTIUS: cfr. Trenzano.
Terliscia, cas. pr. Lipomo, CO (Monti); forse derivato dimin. di un TÈRRULA
« terricciola », v. Trela; e cfr. il nl. pugl. Terlizzi.
Ternate, VA, = locus Trinate sec. XIII (Lib. Not., 340), Laderna-
te sec. XII, a Ternate a, 1243 (Biscaro, 486); lat. eccles. Trinatum.
Non può essere che una fallace apparenza che l’origine del nome sia nell’ag-
gett. latino TRINUS, con riferimento ai tre laghi (di Comabbio, Monate e
Varese) fra i quali il paese si trova: anche perchè non si vede come, per in-
dicare una tale posizione, paresse adatto un aggettivo “TRINATUS. Forse può
essere invece una forma derivata da terreno (v. Trecella) o da un nome pers.
#LATTERNA (LATTERNINUS on.) Pensare ad un'origine analoga a quella di
Terno (v. qui sotto) non par possibile, date le forme medievali. — Il Rohlfs
propone di rifarsi al n. pers. TERNA (CIL V. 4716) o TERINA (CIL XI)
(1) Nessun credito può meritare l'opinione del Sala che il nome di « Val Tènese»
sia alterata da « Valle Ateniese », con allusiohe alla sua amenità,
TERNI 534
Terni, fr. Gavardo, BS. Cognome?
Terno (-d’Isola), BG, dial. Teren, = (S. Victoris in) Teranis a. 774,
Terranis (caso ablat.) a. 980, de Terno a. 1058, de Terreno a.
1248. Poichè il luogo si trova appunto nel centro della cosiddetta isola (tra i
fiumi Adda e Brembo), il Mazzi (p. 43) dubitò che questo nome possa ri-
flettere una base lat. INTER AMNES (con accento ritratto sulla sillaba TER), alla
stessa maniera come i ben noti Terni dell'Umbria, e Téramo. L'opinione del
Mazzi par molto verosimile.
Terra (Ca’ della-), fr. Pavia: da terra «locus, villa » (v. Top. Ven., 296, e
specialm. nel dial. di Como, v. Monti).
Terra Amata, fr. Cremona; altra, fr. Castelleone, CR: già fu detta Terra-
matta (Cod. Crem., 1, 120); onde il nome attuale sarebbe nobilitato da
quello di terra matta, che anche oggi si dice nei dial. lombardi per « terra
improduttiva »; e che, con una particolare accezione, si usa a Milano (il
Panzini gli dà come sinonimi « terra ballerina », o di « pipa ») per designare
le regioni meridionali d’Italia. Nel Friuli ricorrono n. loc. come Strade e Brai-
de Mate, e Prat Mat. V. qui Cascina AMATA.
TERRA ARSA, luogo pr. Milano (Porta Nuova ad-), ramment. sec. XIII
(Lib. Not., 248): di ovvio signif. Nel Bresc. alcune TERRABIANCA, TER-
RE FREDDE; ed una TERRA PROMESSA.
Terramara (S. Tommaso in-), chiesa di Milano: = de Terramala (Ma-
naresi). Di qui sembra provato che anche la voce dialettale terramara, termi-
ne assunto poi ad indicare « ammasso di terra argillosa, ricca di avanzi di
animali e attrezzi della età del bronzo » (v. Porro, Term, geogr.), risalga alla
espressione TERRA MALA, per dire « terra poco produttiva » (cfr. Terra matta).
— Non pare esatto perciò quanto asserisce il Colombo (Milan., I, 57), che il
nome di S. Tommaso in Terramara possa essere esso un ricordo « di antiche
costruzioni a palafitte, e di un uso nella campagna milanese delle terre mare ».
Deve infatti aver avuto ragione il Panzini, attribuendo l’introduz. del vocabo-
lo scientif. erramara ai nostri archeologi Pigorini e Strobel. Da terramara,
com'è noto, furono detti terramarìcoli gli abitanti di quelle stazioni (Prischi
latini).
Terraminore, fr. Séndalo, SO: TERRA (v. questa voce) « minore » in confron-
to di altra più grande.
‘Terranuova (-dei Passerini), M/. Qui avremo nuova nel senso di « ridotta di
recente a coltura ». Passerini, cognome.
Terrasa, PV: forse «terra rasa ».
TERRAVERDE, fr. Corte Palasio, MI; un’altra, fraz. Orzin., BS: cfr. Cam-
poverde, Top. Veneta, p. 241.
535 TERZUOLO
Terrazzano, fr. Rho, MI, = de Terazano, Serra, Com. Rur. 9. Sembra
un aggett. in -anus da un nome pers. rom.: “ TERRICIUS (cfr. TERRAEUS, TER-
REIUS, ecc.). Ma v. Trezzano.
Terrégna, fr. Valfurva, SO: derivato da TERRA (cfr. Terra)? Cfr. Terreno,
Terragno (Top. Ven., 297).
Terrò, torr., Cabiate, CO: vi si legge bene un TERRATUM. Il Massia mi ricor-
dava la voce piemont. tarò, terò a indicare dei « cumuli di terra che si disfan-
no d’inverno per coprirne il prato, onde preservare l’erba dal gelo ». Il nostro
Terrò può avere un altro senso, che ci sfugge. Cfr. i Rii Terrà di Venezia?
Terruggia (Valletta di-), Carenno, BS: certam. una TERRICULA. V. Terra,
Trecella.
Terza, fr. Musso, CO: forse da un cogn. Terzi?
Terzagni (Pieve-), fraz. Pescarolo, CR. Nella Gr. Illustr. (II, 575) si dà di
questo nome una ben curiosa interpretazione. Esso dovrebbe essere una
contrazione di PLEBS TRIUM LITERARUM IoHANNIS « perchè [la Pieve] fu
restaurata da tre di nome Giovanni indicati colie iniziali 111». Vero è che
in carte degli anni 1059 e 1136 (v. Cod. Crem.) questo luogo è detto P lede
Litera lohannis, anzi, nel 1019, Sì J/ohanne a Litera. Ma
si tratta, come io credo, di una chiesa consacrata al culto di S. Giovanni
Evang., come autore delle tre famose lettere scritte forse in Efeso: sicchè sa-
rà stata detta appunto (Plebs) L tterae Iohannis (con soppressione
di Sancti: v. Quinto Romano), onde, in dialetto (Pief) di /eter Zagn e poi,
fraintendendo, de li Terzagn, dei Terzagni. Dallo stesso attributo (LITTERA-
RUM) vedemmo derivato il nome di S. Giovanni Laterano, che ha tuttora una
chiesa milanese. V. Literano.
Terzago, fr. Trezzano, MI, = loco Terciaco a. 1077 (Colombo, Mil., I,
51); TERZAGO, fr. Calvagese, BS; TERZANO, fr. Angolo, BS: aggettivi
in -ACUS, in -ANUS dal gentil. TERTIUS.
Terzigliana, nome che darebbero certuni ad una fonte intermittente pr. Val-
secca, BG, a cagione delle « tre vicende di crescita e di diminuzione di questa
acqua ogni giorno » (Corogr., p. 910). Sarebbe dunque quasi nel senso
dell'aggettivo milan. terziroeula.
Terzo, fr. Borgounito, BG; TERZO (dial. Stèrs), fien., Gottolengo: tutt'e due
non da un TERTIUS (lapis): ma ad indicare un «terzo » di podere, ecc.
TERZOLAGA, nome di un luogo pr. Cavernago (a. 1154), secondo l’Agnelli.
Non è diverso che per il suffisso (-AcA, e non -ANUS), da Trezzolano veron.
(Top. Ven., 86): derivando entrambi dal n. pers. rom. *TERTIOLUS.
Terzuolo, fr. Robbiate, CO; TERZOLETTO, casa pr. Paratico, BS. Concor-
tono per l’etimo, il nome pers. *TERTIOLUS ora veduto; e la v. bresc. terso/
« terzo fieno »?
TESA 536
Tésa, costa di monte, sopra Mandello, Lecco; Val TESA, canalone, TESA-
NOVA, costa, sulla Grigna: dalla voce TESA (= TENSA), « bosco recinto »
(v. Gualzata, Bell.; Serra, Com. Rur. 40). Talora però avremo qui fesa
«paretaio »; in varie TESA, TESE, TESONE, bresciane (v. Gnaga) avremo
poi certamente a fare con la voce TEGIA, ATTEGIA « capanna », di cui v. qui
sopra a Teggia, e, più avanti, Val Tesse.
T'esnèr, monte, sopra Pagnona, Valsass.: pari ad un fassinaro (da TAxUS)?
Tesòlo, fr. Vestone, BS; altro TESÒLO, prato pr. Pasturo: così detto per una
piccola tesa (paretaio) ivi esistente (Orlandi).
Tesòro (Ca’ del-), fr. Casalpusterl., CR. Sarebbe stata così detta « da una
somma di denaro che vi si rinvenne sotterrata nel XV sec.» (Agnelli). Ma
a «tesori» più supposti che reali alludono probab. anche TESORO loc. pr.
Casteggio (Maragl.) e altrove Montessoro, Montresor, ecc.
Tesse (Val-), comune pr. Bergamo (anche Valtezze), dial. Tes: = Tegies,
Teges, ad Tegetem, Vallis Tege, a. 9200-1100 (onde un cognome
Tesio a. 1152, v., Mazzi, 459-61 e Sub., 301): forma plurale dalla voce
alpina TEGIA « capanna » (di cui v. p. es. Battisti, St. Trent., 52), Bosshard
299). V. Tesa.
Tevèno, fr. Vilminore, BG: forse da *fovèno da toff «tufo » (con la vocale
protonica chiusa in e, come nel nome seg.)?
TEVONCINO, nome di una « curte », pare bresciana, anno 905 (Cod. Long.,
713): forse da una base *roFuNcuLUS, dimin. di ToFUS (cfr. toff, toàsch,
che nell’Oltrepò pavese vale «terreno duro e impenetrab. alle radici» (Sal-
vioni, Mesolc., 8). Pare, ad ogni modo, omonimo ad un Teongio, di Orgiano
Vicent. (Top. Ven., 49 n.)
"l'ezza, cas. Costa Serina, BG; altro, Vall'Imagna, BG e vari TEZZA bresc.;
TEZZE, cas. Cremona: dalla gall. TEGIA (v. Tesse).
Tibèra, nome di una roggia lodigiana: così detta « da Tiberio dei Cani,
signore di Bisnate, che la costruì nel 1500 » (Agn.).
Ticè: = Laglio Brienno, CO. V, Teccétt?
Ticengo,: = loco Tocingo a. 1059 (Cod. Crem.); Tucingo a.
11126 (Reg. Mant.). Sarebbe tradizione che il nome si deva ad « una famiglia
tedesca Ticenghi (cogn. oggi a Milano) stabilitosi a Cremona intorno al 950 »
(Chiesi, Cremona, 175); un Jacopino Tucingo sarebbe stato decurione a
Cremona nel 1100 (Gr. Illustr., I, 601). Si tratterà di un derivato, con suff.
«Ing, forse dal nome pers. germanico Teuzzo?
Ticinallo, fr. Porto Valtravaglia, CO, dial. Disnàl. Non avrà forse rapporto col
nome del Ticino; il Salvioni (Not., IV, 11) vi sospettò, forse con un certo
ì dî
537 TIMOLINE
ardimento, un composto della preposiz. DE e di un ASINALIS, derivato da
ASINUS. V. Asinario.
Ticinese, v. Porta Ticinese.
Ticino, dial. Tesin, il Ticinus (flumen-) degli scrittori romani. Sarebbe,
secondo il Philipon (pag. 37-9), adattamento celtico della forma ligure Tecinus,
dalla radice TEQ « scorrere, scolare ». Poichè non è affatto da escludere ogni
rapporto fra questo nome e quello, per es., della val Tesìn trentina (già
Tesinum (v. qui Tacéno), del fiume bellun. Tesa e del Tèsina vicentino
(v. Prati, Esc., I, 100) e quindi col nome dell’Atesis, questi nomi si direbbero
da ascrivere al sostrato « veneto ». — Dal nome del Ticino si ebbe quello di
un vento (cascià Tesìn « soffiar ponente » Cherub.) ed inoltre, quello di 7 è
cin um, ora Pavia (v. Pavia), ed il nome di un canale derivato dal Ticino ad
Abbiategrasso: Ticinello.
Tîdolo, fr. Sospiro, CR: ora la chiesa è parrocchiale: già può essere stata
forse un TiTuLUS (chiesa dipendente dalla parrocchiale: v. Mengozzi, Città,
166, e Schiaffini, Chiese).
Tièdoli (Ca’ dei-), fr. Fossarmato, PV. Forse da un cognome derivato dal
nome di Tiedoli, fr. di Borgo Val di Taro (Parma), (cfr. silva de Till?
tallo a. 1033 Reg. Mant.): *TILIETULI: v. Nomi emil., 20: se non di-
rettamente da un altro *TILIETULI.
Tignale, BS, dial. Tignàl; = Tignalo a. 1212 (Odor.), = Tign alis,
Tegnalum s.XV: il Prati (Ric. II, 261) riferiva questo nome piuttosto
alla voce lat. TIGNuM «trave »: ma sarà forse meglio ravvicinarlo a tigna:
v. qui Tegnone, e le voci segg. Da Tignale dipende, come aggettivo in -ICA:
TIGNALGA, nome della valletta a Nord di questo villaggio. Non mi pare
probab. che in nessuno di questi nomi siano da sospettare dei prelatini (da
#TINA «aiuola, striscia di fiieno mietuto »), come parve al Battisti (NI.
Venosta, I, 157).
Tignone (Col), v. Tegnone.
Tignéso, castello pr. Cassina de’ Bracchi, Varese: da tigna (v. Tegnon);
cfr. varii Tignoso in Tosc. (Pieri, Serchio e Arno).
Tigozzi, v. Cava Tigozzi.
Timoline, fr. Cortefranca, BS (anche scritto Temoline) = Temoninas
a. 766, e forse 915, curte Te mulina a. 905 (Cod. Long.), (pago) T h e-
Thimolina, 896 e 1184 (Rosa, Franciacorta). Forse le attestaz. già così
remote non consentono di riportare il nome, come già voleva il Rosa, alla v.
bresc. timolina (dimin. di temella?) « sorbo corallino» 0 comasco temelin
«Viburnum opulus » (v. Temelina, e Temù). Escluderei che derivi da TEMO,
-onIs (v. pure Temù), o da TEMONIUS, n. gentil. rom.
TINAZZO 538
Tinazzo cas., Soncino, CR, = Tinatio a. 1187, Cod. Crem. (cfr. un
Gazolum Tinacii, ib.) Se non è da un nome pers. (TENATIUS è
nome rom.), forse è derivato da tino: cfr. il nome seg.
Tinazzo, nome della voragine in cui entra il torr. Borlezza, pr. Lévere: certo
così detta da tinàzz «tinaccio » (tino grande).
Tinella, fr. Lonate Pozz., VA; TINI fr. Campodolc., SO: si direbbe da
nomi di persona (cogn. Tinelli).
Tiola, fr. Val di sotto, SO; TIOLO (Il-), pr. Grosio, (SOM-TIOLO, vill. « al
di sopra» del Tiolo) = Tiolum (Cod. Long.); TIONE, affi. del Tartaro,
MN, = Telione a. 999 (Mur., Antiq. It., II, 171): forse tutti e tre
da TILIA « tiglio » (cfr. Top. Ven., 185).
Tiracoda, fr. Parabiago, MI: sarà da un cognome (cfr. Tirapelle, Top. Ven.,
144). In TIRACULO, Lonato, 85, lo Gnaga (dietro il Melchorri) vede la v.
bresc. tiracùlo « erta, salita»; v. qui Baciaculo. (Nel Veronese un Basagi-
nocchi).
Tiraguardone, loc. pr. Casteggio, PV. Secondo il Maragliano (p. 205) guar-
done vale qui « pecoraio », e il nome direbbe quanto «attira pecorai », per
esservi in quel luogo una fontana salsa. Però guardone significò piuttosto
«guardia a difesa delle strade romee » (v. Serra, Vie, 253); onde nel nostro
nome può sospettarsi invece una terra Wardone.
Tirano, SO. Non si può far corrispondere a questo luogo il Terranis
dell’a. 980 (cfr. Cod. Long., 1401), che è invece Terno d'isola (v. questa
voce). Il n. di Tirano sembra un derivato, con suff. -ANUS, da un nome
gentil. rom., quale TERIUS o TiRRIUS.
Tirogno, fr. Torriano, PV: dal nome pers. rom. TiroNIUS?
Tivàno (Piano del-): breve pianura nell’alta Vallassìna (fra i due rami del
Lario). Poichè essa è «tutta contornata da elevati gioghi » e si chiama
Tivàn, sul lago di Como, anche il « vento di N. o NNO», ed il n. del vento
non può derivare dal nome del Piano del Tivano, che non è certo a nord del
lago (1), forse tanto l’uno quanto l’altro nome sono aferesi di *montivàn da
montìv («che viene dai monti »); col quale aggettivo si designa appunto, nel
lago Maggiore, lo stesso vento di tramontana (v. Cherub., IV, 493), o quelli
(G. Olivieri) che soffiano « giù dalle valli laterali ». Cfr. il n. del fiume Monti-
cano, o Montegano, Oderzo (Trev.); e v. qui Tonale. (Forse da *MONTIVINUS
anche Montevini di Caldaro, di cui v. Battisti, Oltrad. Bolzan. 1159)
Tizio, fr. Colico, BS: forse per Dizio (cfr. Pievedizio)?
© (1) Il Cherubini riferisce l'opinione del P. Allegranza che il vento «tivan» sia così
detto dal «Pian Tivàn» in Valtellina. Ma è invece nella Valassina.
539 TONZANICO
Tizzone, fr. Castello dell'Acqua, SO: sembra da un nome di pers. (Attizzo,
Ottizzo?).
Toce, affi. del Ticino (estraneo alla Lombardia come regione), dial. la Tòss,
Tosa: = Toxa a. 999, Toxo a. 1014 (Giul., II, 71), altrove Tau-
xum, Tauxa. Il Salvioni (Not., IV, 18) ne ricostruì una forma antica
“"Tauxa, oppure *“TauxIs. Si può forse ravvicinar questa base all’etrusco
*TaLci, donde forse il topon. tosc. Tòci (v. Pieri, Not., 14; Arno, 49). E
cfr. Toceno, Novara, = Toxeno a. 289.
Todeschino (Ronco-), fr. Salvirolo, CR: da un cognome Todeschini.
Toffo, casa, Sònico BS, dial. Tùf; non lungi, malga MON-TOFFO; Valle
del TOF, sulla Grigna; da foff (lat. ToPHuS) « sasso tufaceo ». V. Tovere.
Toj (campi di-), Valdisotto, SO; TOJANA (Alpe di-), Campodolcino, SO:
se il dialetto vi ammette di da orj, possono risalire al nome pers. VICTORIUS,
VICTORIANA: cfr. torin. Tòiu (Vittorio) (Massia).
Tolcinasco, fr. S. Donato, Mil, MI, dial. Tolcinasch. Mi par difficile sup-
porre qui un’alteraz. di Dolc- in modo da dover riferire il nome all’aggettivo
dolce: v. Campodolcino. Altrimenti vi si può vedere un derivato da *Teucin-
o *Taucinasco, dal nome pers. germ. Teuzo.
Toldino, fr. Rovenna, CO: da un nome pers. (cfr. Bertoldo, ecc.: cfr. cogn.
Toldo). x
Tolentini (Cascina dei-), fr. Bereguardo, PV: sarà stata proprietà dei padri
Tolentini.
Toline, fr. Pisogne, BS: forse dalla voce lomb. tollina « padellina »?
Tombe, TOMBONE, fr. Lodi e Paullo, M/ (Agnelli): forse da tomba, tom-
bòn «botte, condotto, sotterraneo ». Invece, da tomba «groppa, altura »,
(Top. Ven., 298) le TOMBE, cas. presso Calepio, BG, con avanzi di antica
rocca; TOMBEA, monte, Valvest., BS; Tumbilies, luogo pr. Marti-
nengo, BG a. 847 (Mazzi, 31).
Tonàle, valico ben noto: = mont. et alp. qui voc. Thonale, a. 774 (Lo-
renzi, Diz. Top. Trid. 924), vallis... que vocatur Thonale, forse sec. IX
(Mazzi, 179). Lo Schneller (Tirol. Nam. 177) vi sospettava una forma con-
tratta da *ToFONALIS (da ToFus «tufo »): ma il Montonale pr. Rivoltella
BS (v. questa v.) mi pare basti a far riconoscere in Tonale un’aferesi di
MONTONALIS: da intendere «fatto a monticelli ».
Tondello, fr. Varenna, CO: da tond « rotondo ».
Tonzanìco, fr. Mandello Lario, CO: forse aggettivo in -tcus da un n. person.
rom. * TONTIANUS (TONTIUS)?
TORBA 540
‘l'orba, fr. Gornate Ol, VA, = Turba, Bombognini, 125: forse da un’ac-
qua torba» (lat. *TuRBUS), v. Top. Ven., 240: oppure da torba (o turba)
che in V. Levent. ricorre in c. del sec. XIII (v. Bosshard 304, e REW 8788,
b) nel senso di « granaio, fienile, cascina »?
Torbiato, fr. Adro. BS, dial. Torbià: sarebbe ramm. già dall’a. 953; ed
uno Stefano de Torbiadis sarebbe nomin. in doc. del 1199 (Gr.
Ilustr., II, 328). Parrebbe da riportare ad un agg. lat. *TURBIDATUS; purchè,
insieme con TORBIACO (dial. Tròbiàch), pr. Provaglio, non sia da riferire
al n. pers. rom. “Turvius (TURVENUS, Sch.).
Térbole, fr. Casaglia, BS; come il Torbole di Riva di Trento e il Dérbbra,
rio di Piacenza, riflette forse “TURBULAE (aquae) pari a TURBIDAE (Vv. Top.
Ven., 351 (dove a Torch si può ravvicinare Torca, torr. affluente della Tresa).
Torchièra, fr. Pontevico, BS: è la voce lomb. torcera «palmento, celliere,
stanza dov'è il torchio da vino » (Cherub.).
Tordèra, fr. Casale Litta, M/. Piuttosto che un derivato da TuURDUS (domb.
dord) si direbbe composto di TuRRIS. Infatti vi è una torre, e fu già « forti-
lizio dei Daverio », onde vi si sospettò una « corruzione » di TURRIS Daverii
(Chiesi, 350). Ma quest’ipotesi pare assai arrischiata, perchè il cogn. Daverio
(v. questa voce) non subì, alla sua volta, un’analoga contrazione (1). Forse
può essere «torre dell'era », cioè « dell’aia »?
Térgola (Miniera della-), pr. Collio, BS: forse *TURBULA: v. Torbole.
Toriggio, fr. Roggiano, MI: *TURRICULUM « torricella »; cfr. Torrigi, Top.
Ven., 353.
Torlino, CR, = loco Torlino a. 993, curia Turlino anno 1178
(Mazzi, 433), Turlino a. 1077 (Cod. Crem.). Forse deriverà da *Torel-
lino, nome pers., dimin. di Torello, oppure doppio diminut. da TURRIS
(quasi « torrellino »).
Tòrmini (i-), fr. Brescia; TORMINI (i-) (0 TORMANO e T: ORMENELLO),
fi. Villanova sul Clisi, Salò: = Turbinas a. 861 (Prati, Ric., II, 233)
e N. di luogo, 122. La Madonna dei Tormine, dial. i Turmen, come nota il
Bottazzi, sta su un dosso, in forma di tronco di cono, circondato da una
strada. La forma mediev. Turbinas ha confermato la mia congettura
(v. Appunti Toponom.) che questi nomi, come quello del Tormine di Mozze-
cane Veron. (v. Topon. Ven. 371) riflettano la voce lat. TURBINE, nel senso
di « altura tondeggiante » (in forma di trottola).
Tormo, fr. Crespatico, M/, = (vicus et fundus) Turmo a. 1178 (Mazzi,
433): ha il nome, forse, dal fiume TORMO, affl. dell'Adda (donde i derivati:
TORMAZZO e TORMELLO, canali o « cavi »). Che questa voce tormo ab-
(1) Il Bombognini (p 43) riferisce anche l'etimologia, avventatissima: turris aurea.
541 TORRE
bia poi relazione con lo spagnolo rormo «rupe» (dal lat. TURMA?, v. Rom.
Et. Wirt., 9005) si può appena supporre. V. Tromello.
Tornadri (i-), fr. Lanzada, V. Malenco. Ci vedrei una forma equival. a
*tornari, nel senso di « tornitori ». Da quelle parti fiorì l’arte del lavorare
la pietra ollare.
Tornago, fr. Carate Brianza, CO (anche scritto Tornacco) = Tornago
sec. XIII (Lib. Not., 338): forse aggett. in -Acus dal n. pers. TAURINUS, 0
Turnus? Cfr. TORNAGO, n. di un affluente del Brembo, Almenno, BG.
Tornapassi e TORNAPASSOLO, canali affl. del Tartaro Rabbioso, Asola,
MN: = ambas Tornapassium a. 969 (Mon. P. Hist., XIX, 375).
Sarà forse composto di forna « misura di superficie » (in piemont. «pezza
di campo »), donde vicent. Torna, Tornetta, ecc. (Top. Ven., 352) e al
passo: « presso il passo » (del fiume); oppure una formazione equivalente a
« gira passo », a significare la tortuosità del fosso.
Tornata, CR: probab. derivato, con sufî. -ATA, da torna, di cui v. s. Torna-
passi: cfr. Val Tornà, Top. Ven., 352.
Tornavento, fr. Lonate Pozzolo, VA, lat. ecc. Tornaventum: sembra
un composto verbale (come Boffalora, ecc.), col significato di «luogo dove
gira il vento»: cfr. ant. comasco fornavent « turbine, cosa che si gira al
vento » (Monti) ).
Torno, CO: vill. sulla sponda orient. del Lario, sopra un promont. detto la
Punta di Torno (sormontato dal Pizzo di Torno); forse = Turnium a.
1186 (Giulini, IV, 25); TORNI (i-), colline intorno a Bergamo: la voce
torno deve aver avuto il signif. di « collina tondeggiante », o sim.: cfr.
piemont. torno, tor, tour « circolo formante la testata di una vallata » (Por-
ro, Topoless. Piem.). Un Pizzo TORNELLO, in V. di Scalve.
Torradello, Torrino, frazioni, Battuda, PV: dimin. di torre: v. questa voce.
Torrazza (-Coste), PV; TORRAZZA, n. di una torre mediev. in rovine, sopra
Lecco; TORRAZZETTA fr. Certosa, PV: peggiorat. di torre (v. questa voce).
Torre, Val Malenco, SO; fr. Goito, MN; cas., con un vicino SOTTO-TORRE
Castigl. Vall’Int. CO ecc.; TORRE, seguito da varie specificazioni, particolarm.
desunte da casati di possessori (come Albuzzano, Beretti, Boldone, d'Angio-
lini, d'Arese, d'Astari, dei Dardanoni, de’ Busi, de' Negri, de’ Picenardi, de’
Torti, Malamberti, Menapane, Pallavicini, Sacchetti), o talora da qualche
circostanza locale (come -Villa, fr. Monticello CO, -Selvatico fr. Zerbo. PV,
de’ Roveri, BG, -del Mangano, pr. Certosa di PV; -di S. Maria, SO, -d'Isola,
PV): designa varie local., specialm. delle prov. di Cremona, Bergamo, Pavia,
e del territorio di Lodi. Qui torre indicherà sempre: « casa fornita di torre »,
ctr. del resto emil. torretta « elevazione sulle cascine di campagna, anche
detta colombara » (Lorenzi A., Tipi, 409). Trovo però che Torre de’ Pice-
TORRECCHIA 542
nardi « deve il suo nome ad una torre, ivi costruita antic. per proteggere il
confine contro i Bresciani e Cremonesi» (Cor.) Nell’alto Bresc. torre è
anche n. di « rupe alta e diritta ».
Torrecchia, loc. Livigno di Bormio (dial. Treccia): ‘TURRICULA,
hl fe
Torreggio, fiumic., affl. del Mallero, SO; TORREGGIO, fraz. Rozzano, MI:
da una piccola torre: *ruRRICULUS. V. Torrìggia.
Torretta, fr. Arese, Lodi; altre altrove; cfr. s. Torre.
Torrevecchia (-Pia), PV: l’aggiunto -Pia, le viene dalla famiglia Pio.
Torriano, fr. Certosa PV: il luogo è prossimo a Torre del Mangano (il
Chiesi, Pavia, 125, vorrebbe che già si chiamasse Toredanum; ma
per E. Galli, S. Cristina, 26, = corte Tauriani, sec. X?); ed il nome
quindi è facilmente la voce lomb. torrian « torraiuolo » (cfr. il cognome
Torriani = Della Torre).
Torricella, fr. Barzanò, CO; altra, fr. Motteggiana, MN; -del Pizzo CR;
TORRICELLO, fr. Pendolasco, SO: dimin., come bresc. TORRESELLE ecc.;
di torre.
Torriggia (S. Lorenzo in-), chiesa di Milano: = ad Turriculas Porte
Nove, a. 1147 (Giul., III, 344): già il Giulini stesso (II, 557) vide nella
desinenza -iggia (comune con quella di Cavigia, Lentiggia, Moriggia, Nosîg-
gio) il riflesso del suff. lat. -icuta. — Un'altra Toriglas, Turigia,
a. 765 e 781 e Lib. Not., ora TORRIGGIO, pr. Locate (Mon. Hist. P. XIII,
65, Colombo, Mil. del Carroccio 145); ed una TORRIGGIA anche fraz. di
Laglio, CO. E v. Torreggio. Turrigia fu luogo pr. Locate (Triulzi?,
sec. XIV (Lib. Not., 165); ed una Torriggia è anche fraz. di Laglio, CO. V.
Torreggio.
Torrino, v. Torradello.
Torrone, fr. Donelasco, PV: accrescit, di torre?
Torso, ‘Torsolazzo, Torsoleto, cime di monti nell'alta Val Camon.: cfr.
torsa « fascio di fieno » ecc. (Top. Ven., 353)? O dal bresc. torsè! « rotolo »
v. Gnaga?
Torta, fr. Meleto, Lodi; (Seriola-) TORTA, canale che esce dal Naviglio,
Ghedi, BS; TORTOLA, fr. Dezzo di Scalve, BG; VAL-TORTA, BG: tutti
da TORTUS « storto » (v. Top. Ven., 239). V. Coatortola e Tartavalle.
‘Tosa (Porta-), già esistente a Milano: = Porta Tunsa a. 1247 (Arch.
St. Lomb. 1902), Pusterla Tonsa, Lib. Not., sec. XIII. La ragione storica
di questo nome (che fornì anche il pretesto ad una leggenda su una «tosa »
o ragazza) non si è potuta stabilire con sicurezza (v. Giulini, III, 329,
Venosta, Mil. e le s. vie, Colombo Al., Mura 317, e Milano prerom. 132).
543 ‘TRANZEIRA
Pare più probabile che il nome alludesse già a particolarità della struttura
della porta, forse priva di torri di difesa.
Toscolano, BS, borgo nella riviera di Salò, alla sinistra del f. TOSCOLANO,
con importanti avanzi rom, = Tuscolano, a. 1022, -85 (Odorici).
Probabilm. il nome è aggett. in -ANuS dal n. pers. rom. TUSCULUS.
Tosich (Rin de-), torr., Livigno di Bormio. Donde? Un luogo detto To xi
caria, presso il Ticino, Pavia, deve aver avuto il nome dall’erba #dsag
(Solanum nigrum), Galli; 312.
TOSILIO (mons qui dicitur-), pr. Bergamo, a. 971; il locus ubi dic. Tusi-
lio è ricordato anche nel 977 (mons Tosellii ancora nel 1287) (v.
Mazzi, 433; Suburbio, 19). Questo luogo corrisponde oggi al monte Mare-
sana. Il nome suddetto forse rifletteva un derivato in -ILIUS dall’aggett. ToN-
sus « tosato » (cfr. Top. Ven., 239); se non viene da tosello « agnello » (lo
registra il Bosshard, 306, come v. bergam, crem., bresc.).
Toulà, Touladèl, loc. Livigno di Bormio (Longa): non si vede bene se risalga-
no a TABULATUM: v. Tavolara.
Tovajera, fr. Lodi: vi avrebbe avuto possessi, nel 1530, un Burzio Tovajera
(Agnelli).
Tévère (Valle del-), valle pr. la Valsabbia, Salò, dial. Tùèr; TOVO (-di S.
Agata), SO; Ponte del TOVO, sul Po, a Pavia; tutti da TOFUS « tufo », per
cui v. qui s. Toffo, e Tevoncio; ma talora forse nel signif. del trent. tof « ca-
nalone, borro », v. Battisti, Oltrad. Bolzan. 89.
Traballasca, Meleti, Lodi: forse da TRABELLUS n. pers. e cogn. con suff -asca:
v. Serra NII. lomb.
TTrabucchello, fr. Isola di Fondra, BG. « Vuolsi — nota la Corogr. — che
tragga il nome della sua posizione », che è molto erta e dirupata. O forse
più facilmente frabucchell dirà qui «specie di cappio per gli uccelli »; 0 sarà
da un soprannome, o cognome,
Tradate, VA, dial. Tradaa: se è davvero = Tederate (v. Cod. Long.;
ma è già Tradate sec. XIII, Lib. Not., 118) mi par di vedere nel nome
un riflesso (con metatesi) del nome german. Teuderad., Il Rohlfs: dal n. pers.
THEODORUS.
Trafficanti, fr. Bracca Serina, BG. Vi passava già, secondo Carrara Zanot+
ti (p. 77) un «strada dei trafficanti » (lomb. trafeghènt), detta, in latino
« via mercatorum », diretta a Serina: a cui fu più tardi sostituita l’attuale
lungo le valli Brembana e Serina.
Tranzeira (val-), o Trenzèira, Livigno di Bormio: par di riconoscervi un
‘TRANSIT-ARIA, da TRANSITUM: «valle del valico ».
‘TRAONA 544
Trana, SO: vill. posto sulla sponda destra dell'Adda, con la chiesa su di
un poggio isolato, fra alluvioni del torr. Vallone (Chiesi, Sondrio, 440). Pare
di veder qui un sicuro riscontro della voce traona (da TRIBUNA), rilevata dal
Serra (Ceneri e fav., 434), per es. nel dialetto bolognese; nel significato, piut-
tosto che di «coro di chiesa », di «sotterraneo » (anche per deposito di cose
da conservare): v. qui Trona e Introvino.
Travacò, (-Siccomario, per cui v. questa voce), PV: forma aggettivale în
ATUS dalla voce pavese iravacca « edificio per sostenere un corso d’acqua »
(Salvioni, Nomi lomb., 364). Cfr. Fossarmato. Si cfr. TRAVACCONE (dial.
(Traacù), n. che si dà pure alla roggia Casmèra, Crema,
Travaglia (Val-), CO, dial. Travaja, così detta da un castello, già detto: arce
Trevali a. 1066 (Giul. , II, 456), cfr. il luogo non identif. Trav a-
glum del Cod. Long., ed il: monte Travalie sec. XII (Lib. Not., 44):
lat. eccles. Vallis Trium Vallium. Il Salvioni (Not., IV, 18-19)
ad un’origine da travaglio (v. voce seg.), preferì quella da TRANS VALLEM: 0
TRANS VALLES. Forse a TRANS sarà da sostituire INTER?
Travagliato, BS = Travayadum sec. XV: dev'essere forse l'aggett.
lomb. travaiàa, direi nel signif. di « ben lavorato », essendo il suo territorio
molto produttivo.
Travaino, fr. Caronno Ghiringh., VA, lat. eccless Travainum: secondo
il Bombognini sarebbe «così detto forse dalla sua situazione tra valli » :
ma forse può convenir meglio spiegarlo come dedotto da un nome di persona:
(il) Travaglino (dimin. di Travaglia). Ci sono infatti i cogn. Travaghini e
Travaini,
Travedéna, VA, = locus Travedona sec. XIII (Lib. Not., 396). Piut-
tosto di un accrescitivo, qui poco verosim., di TRAPETUM « torchio » (v. però
Pieri, Arno, 360), vedrei in questo nome un composto di TRANS 0 INTER (v.
Travaglia) e *vedona abetona ». Cfr. Veddo, Veduggio.
Traversa, fr. Casargo, CO: indicherà, credo, una «valle traversa », per
dire «obliqua » rispetto al sole. Cfr. TRAVERSOLE, -ERSETTE, 1. bresc.
Traversagna (la-), luogo pr. Senàgo, MI; altra, loc. pr. Loveno, Edolo: cfr.
un luogo omon. nel veronese (Top. Ven., 239), e la voce traversagna che, pure
in dial. lomb., indica « argine normale a quello maestro, a rinforzo di esso »
(Porro, Termin. geogr.), Per lo Gnaga, TRAVERSAGN, TRAVERSERA,
I. bresc., designerebbero « località attraversate da sentieri ».
TRAVERSARIO (loco qui dic.), pr. Caleppio BG a. 977 (Cod. Long.); TRA-
VERSATA (-bassa), sentiero nella Grigna Sett.: da TRANSVERSUS, cfr. Tra-
versàra, (strada) Traversà, Top. Ven., p. 239. E v. la voce preced.; e TRA-
VERSI, fraz. Guardamiglio, MI: sottint. « campi»?
545 TREDOSSI
Trebbiano (-Nizza), fr. Ponte Nizza, PV: come il Tribano padov. (Top. Ven.,
86) riflette l’aggett. in -AnuSs dal gentil. TrEBIUS, V. Tribiano.
Trebbio, fr. Agnosine, BS; un altro, fr. Treviso, BS; TREBIOLO, loc. pr.
Rezzato, BS: da TRIVIUM « trivio » (cfr. Top. Ven., 352, e Avogaro. Corogr.
Bologn. 6).
Trebécco, fr. Nibionno, CO; TREBÉCCO, contr. di Credaro, BG « fortezza
antichissima »: = de Trubecco (sec. XVI); poi Tribecco (Comu
ni C. di A. Mazzi); TREBÉCCA (la), torr. impetuoso, affi. della Mera (Chia-
venna). Paiono voci affini a Rebecco (v. questa voce); e come quello dipende
da un verbo rebeccà, così questi forse da un *trabeccà (brianz. trabescà «tre-
scare »), con riferimento, i primi due, all’azione propria del castello, il terzo,
all’impeto dell’acqua. Ricordo però un altro Trebecco (di Bobbio), che pare
riflesso di DUROBECCO, v. Nomi emil., 20.
TREBLADE, TREBLADO, luogo e pieve pr. Vigevano, ramm. in carte degli
a. 902-1013 (Trebiade sec. XIV), v. Colombo, Tic., 58. Col Trebbiate
di Novara rappresenta un derivato da TRIBULUS «tribolo », « trebbio >», er-
ba selvatica (v. Massia, Nov., 1925).
Trecallo, fr. Albate, CO; un tres calles?
Trecate, cas. pr. Brebbia, VA, dial. Trecàa, = (plebs de-) Trecate a
1014 (Lib. Not.. 396), de Trec/hate a. 1456; un Obertus Trecati è
ricordato in c. dell’a. 1226. Il Flechia vi suppose un TRES CASAE: ma sarà
deriv. dal n. pers. TrIccus: v. Serra, Com. Rur., 183 e 203, e Rohlfs.
Trécca, cas. Gombito, CR; TRECCHINA, fr. Olmeneta, CR: forse da un
cogn. (in relazione con la voce freccolo, tricol « rivendugliolo », Cogn. Ven.
Eug., 210): cfr. TRECCHI, fr. Maleo, Lodi: dov'è un castello della fam.
cremon, Trecchi (Corogr.).
Treccione, fr. S. Maria Rezzon., CO: forse per « terriccione » : cfr. Trecella.
Trecella, fr. Pozzuolo Martes, MI, = Terrexella (Giul., IMI 666),
Trezella sec. XIII (Lib. Not., 15). Si voleva che il nome derivasse da
TRES CELLAE (quasichè il luogo fosse stato già abitato da tre romiti, fuggenti
da Milano per sottrarsi al ferro di Uraja », Gr. Illustr., I, 492); ma la forma
ricordata dal Giulini dimostra che esso corrisponde a « terricella » (v. Sal-
vioni, Not. IV, 19).
Tre Croci (Monte delle-), a nord-ov. della Mad. del Monte, Varese, Chiarissi-
mo significato: come quello dei nll. bresc. TREBUCHI, TRECAMINI, TRE-
CANTONI; c’è anche un TRE-CAP «tre campi ».
Tredossi, CR: «tre dossi ».
TREGANTO, nome di un fondo pr. Bergamo, a. 909 e 924 (Mazzi, 434). In
relazione con la voce lomb. fregà « trattenere »? Cfr. voce seg.
35. - Dizionario di toponomastica lombarda
‘TREGAREZZO 546
Tregarezzo, fr. Pioltello, MI, = loco Tragarezzo sec. XIII (Lib. Not.,
217). Può forse raggrupparsi coi nomi deriv. dal germ. TREUWA, ad indicare
« luogo di sosta ». V. voce seg.
Tregasio, fr. Triuggio, MI, dial. Tregàss, = (ubi in) Tregaxo {dicitur)
a. 1074 (Serra, Com. Rur. 183); Tregatios anno 1263 (Biscaro, 486).
Il Serra (loc. cit.) vi suppone un derivato dal nome personale Tricus attra-
verso una forma *TRICACIS; ma, accostato a Tregasso (S. Giov. de), di
Reggio, ed al Tregaxo di Modena (Tirab., II. 259, 280), che già, insieme
col Catreguetta di Borgotaro, ricondussi (Nomi emil., 23) alla base germ.
TREUWA, a designare «luogo di sosta, di fermata», (v. Trègola), può forse
avere un’origine comune con essi.
Tregiorgio, fr. Garbagnate Monast., CO: forse dirà « terra Giorgio ». Cfr.
Trecella.
Trégola, fr. Tremezzina; TREGOLO, fr. Costa Masnaga, CO, = loco Tre-
voro sec. XIII (Lib. Not., 217) = de Tregori, 1456: paiono anche
questi derivati da TREUWA (v. Tregasio, Trèvano, Trevasco).
Trela e TRELINA (Valle di), Bormio: « terrella »? Cfr. T. recella.
Tremana (la), o Tramana, fossa pr. Bergamo, = aqua Trumane a. 1263
(Mazzi, Sub., 365) Tramanam a. 1263, 1353 (Mazzi, 434). Può essere
forse un derivato dalla voce trame « passaggio, ponticello » di cui v. Romania,
XXXI, 122 (Top. Ven., 351).
Tremènico, CO, lat. ecc. Tremenicum. Il nome, per la sua forma, si
lascierebbe ricondurre ad una base *TERMINICUS, sia poi questo aggettivo in
«Icus dal gentil. TERMINIUS, o da TERMINE: cfr. i varii Tèrmine, Tremenalto,
ecc. di Top. Ven., 350.
Tremezzo, (anche Tramezzo) = Tremecia a. 880 (Giul., I, 316), Tre-
mecium (Cod, Long), Tremedio a. 1168, Monneret (onde è detta
la Tremezzina il tratto della sponda occid. del Lario fra Lenno e Griante, ed
ora anche il comune di cui Tremezzo è fraz.): così detto per la sua posizione
a metà della lunghezza del lago (it. tramezzo).
Tremoggia, monte in Val Malenco, dial. Tremogg: sarà la voce lomb.
tremoeusgia «tramoggia »; e il nome sarà dovuto a somiglianza del monte
con una tramoggia (cfr. Top. Ven., p. 352).
Tremolada, fr. Colzano, MI, = Tremolade (Giul., III, 570), loco
Tremorata sec. XIII (Lib. Not., 124); nome collett. di TREMULA (popu-
lus-) « pioppo » (cfr. Top. Ven., 186).
Tremoncelli, monte, Edolo, BS: pare composto di TRANS- o TRES e moncell
« monticello ».
547 TRESA
Tremonte, fr. S. Maria Rovagn., CO, = Tremonte sec. XII (Lib. Not.,
86): TRANS MONTEM? Ma TREMONTI (Tremdons), cascine, Vione, è così det-
to perchè vi si uniscono tre creste.
Tremòsino, BS, dial. Tremùsegn; = de Tremosino a. 1185 (Odorici,
VI) de Tremosigno a. 1380. Vi si rinvennero lapidi romane, e, sem-
bra, cimeli etruschi. Il Pieri (Not. 24) vi congetturò un nome etrusco * 'TRE-
MUSINA, cfr. Tremoscio, fiumic. toscano (Arno, 52). Ma se dipendesse da
iramoggia? (V. Tremoggia ).
Trenno, fr. Milano = Trenno (Giulini), vico et f. Triennio, a. 877
(Cod. Long., 451), Treno sec. XII (Lib. Not., 174, 394). Par di leggere,
data la forma Triennio, un nome di persona quale *TREBENNUS (cfr.
TREBELLIUS, TREBIUS, TREBONIUS).
Trenta Passi, (Corno dei-) monte fra Val Trompia e Val Camon. Secondo una
leggenda, il diavolo, per riprendersi un evaso dall’inferno, avrebbe varcato lì
la distanza fra monte e lago in «trenta passi». Il Toppino (Riv. del Lago
d’Iseo, lug. 1935) credeva dedotto il nome dai tre grandi massi o cocuzzoli
che si vedono dalla parte di Castro: che sarebbero stati detti i tre tapàss (berg,
tapa « scheggia di legno »). Treta- sarebbe stato alterato in trenta.
Trenzanòsio, fr. Rédano, MI (anche Trensenesio): lo crederei ulteriore deri-
vato, con suff. -és (eNsIS), da TERENTIANUS, aggett. del gentil. TERENTIUS:
v. VOCE seg.
Trenzano, BS = Terrenziano sec. XI: certamente TERENTIANUS (v.
voce preced.).
Tre Ombrelle, nome di tre cime nella Grigna merid.: certo per vaga somi-
glianza.
‘Trepalle, fr. Livigno, SO, dial. Trepall, giù Trapallo (Longa). V. la
voce preced.
Tre Pievi, furono detti già i territori dei comuni di Gravedona, Dongo e Sori-
co, il parroco di ciascuna delle cui parrocchie « è arciprete e plebano »; nel
medio evo «formarono una repubblica federativa » (Corogr., 364).
Treponti, fr. Rezzato, BS: «tre ponti ».
Tre Ruote, fr. Borghetto Lodig.: per tre ruote di molino, o, meglio, per
un’osteria con questa insegna?
Trésa, fiume emissario del L. di Lugano e tribut. del L. Maggiore, = (pon-
tem-) Tresiae a. 818 (Cod. Long.) Il Pieri (Not., 14) lo ravvicinò ai
nomi tosc. che avrebbero a base un n. etrusco TRESSA o TrESA (El. Etr.,
178). Si veda però anche un cogn. romano TREXA in lapide di Milano (CIL,
V, 5896).
‘TRESABIONE 548
Tresabione, loc., Lavenone, BS: il Bottazzi lo spiegherebbe da «trans alveo-
ne », perchè il luogo è oltre il f. Abiòcolo (v. questa v.).
Trescòre (-Balneario), BG, dial. Trescur, = vico et f. Trescurio a. 996,
locus Trescorie, de Triscurio, a. 1156, Trescurro a. 1156,
valle Trescurri a. 1211 (Mazzi, 440, 364; Sub., 328); TRESCORE
(-Cremasco), CR. Del primo nome giustamente il Mazzi rifiutò l'impossibile
etimologia TRANS Cherio (al di là del fiume Cherio): che per lui potrebbe
valere invece per TRESCHIÈRA, fraz. Telgate, BG. Forse il n. dei due Tre-
scòre è possibile derivarlo da tresca «luogo, dove si trebbia » (cfr. Pieri, Ar-
no, 360 p. Treschi: e cfr. Treschè di Asiago, Vicenza); se non dal valcamon.
tresch « porcile » (così pensava lo Gnaga per TRESCA, pr. Braone BS).
Tresénda, fr Teglio, SO; TRESENDA (Val, Pont ecc. de-), Livigno, SO: deve
essere la voce trezenda (*TRANSIENDA, v. Salvioni, Romania, 36, 250; 39, 471)
di qualche dial. lombardo (Gualzata, II, 462 e Bosshard, 311) « viottolo »,
« stretto passaggio cfr. trent. trasandèl « chiassuolo ». Si noti però che nella
Guida di Valtellina (Sondrio, 1884) il n. della Tresenda valtellinese si spie-
gava da quello del « ponte di legno » sull'Adda: perchè tale sarebbe il senso di
quella voce, in Valtel.ina.
Tresèro (Pizzo-), monte, Sondrio: forse dalla voce valtell. très « mucchio
di fieno »?
Tre Signori v. Signori.
Tresivio, SO, dial. Tresiv. Il Salvioni (Not., II, 96; Romania, 28, 108) vi ha
ravvisato la voce lomb, orientale tresìf (PRAESEPE) « greggia, mangiatoia ».
V. Trevisa.
Tresnico, fr. Gardone Riv., BS: si direbbe aggett. in -1cus da un nome pers.
come TERCENNA 0 TERSINIUS.
Tresolazzo, monte, Corteno, BG: potrà essere forse una forma peggiorativa
del nome pers. Terzdlo (cfr. Terzolaga); se non un « terricciolaccio ».
Tresolzio, fr. Ponte S. Pietro, BG, dial. Trasolz, = Trasolcium (Cod.
Long.), Tresolzum Manar., Tresolcio a. 1156 (Mazzi, Sub., 328).
Somiglia assai al nome Trasolca che il Pieri (Serchio, 167) intese bene IN]TRA-
sutca; ma la z finale di Trasolz ci consiglia di sostituire a suLcus un sols da
saLsus (cfr. qui Solza): « fra le acque salse ». Tresolzio, infatti, non è molto
lontano da Trescore, dove sono fonti miner.
Tresonzo (Valli-), pr. Ballabio, CO. Che cosa è?
Trèvano, CO, = Trevano a. 789 (Cod. Long., 119), Trevanum
(Manar.). Il Cattaneo (Scritti, I, 109) credeva di riconoscervi un riflesso di
voci galliche quali TREVA «comune» TREWA «ordinamento» (Il Bullet
registra TREV « ville, habitation, TREW «hameau »), Il Pieri (Not. 24), raf-
549 ‘TREZZANO
frontandolo al perugino Trévane, vi sospettò invece un nome etrusco (*TRE-
INA, cfr. Arno, 52). Io non vedo invece di meglio che ravvicinarlo, come
una semplice variante fonetica, al Trègolo di Como, già veduto (nel sec. XII
Trevoro), e derivarlo anch'esso da TREUWA « luogo di sosta, fermata »
(cfr. piem. trivè « praticare »). Da questa medesima base (invece che da un
ipotetico nome pers. *TreBA, cfr. il *TREBINA or ora citato), può derivare,
con suff. aggettiv. -asco anche il nome di TREVASCO, fr. Nembro, BG. V.
voce seguente.
Trevegnàne, pr. Portese, BS, dial. Trògnane, Probab. aggett. latino: *TREBI-
NIANAE: v. Trevigno.
Treviazze, loc. Casteggio, PV. Forse, come Trèvano ecc., deriva anche questo
nome da freuwa: v. voce preced.
Treviglio, BG, dial. Trevij, = (vico et loco) Trivilio qui dicitur Gras
so, a. 964 e 1081 {Mazzi, 444): sarebbe stato denominato così dacchè « i tre
villaggi di Cusarola, Pisgnano e Portola [Portoli secondo il Bombognini] si
unirono un po’ alla volta nello stesso castello al tempo delle invasioni longo-
barde o qualche secolo più tardi » (Giulini, II, 552 n.): sulla possibile derivaz.
di Treviglio, da TRE viLLE v. Salvioni, App., 263. — Diminutivo di questo
Treviglio è TREVIOLO, prossimo a Berg., detto pure giù Trevilio, Tri
vilio (a. 910-11), poi Triviolo a. 1159, Triv iliolo a. 1174: co-
sì detto per contrapposto al Treviglio maggiore (v. Mazzi, 446).
Trevigno (Pizzo, Colma di-), o Trivigno (dial. Treìgn o Pis-trì, m. 2309; e
valle omon.) Val Camon. BS: derivato forse dal n. pers. TrEBINIUS. Così
fors'anche (dimin. #TreBINIoLUS) il n. del torr. TRAVAGNÒLO, Bienno
dial. Traagnò!); cfr. il suo omonimo trentino, afll. dell’Avisio: Ti vavignòlo.
Treviolo, v. Treviglio.
Trevisa, fr. Gravedona, CO (Travisa, nelle carte geogr.); TREVISO (-Bre-
sciano), BS: tutti e due i nomi, od almeno il secondo (che non può mettersi
in relazione col n. della sua frazione Trèvio), devono corrispondere a trevìs
o tarvis, che il Cherub. dà come voce d’alcuni paesi del contado [milan.]
prossimi al Bergamasco, per « greppia » (cfr. Tresivio). Esempi notevoli, dun-
que, di omofonia casuale con Treviso (da ‘TARvISIUS), da radicale tanto di-
Verso.
Trevisago, VA = locus Trivixago (plebe Bribia), sec. XIII (Lib. Not.,
365): forse aggett. in -acus dal n. pers. rom. TREBICIUS: cfr. Trevissoi di Bel-
luno (Top. Ven., 49).
Trezenda, v. Tresenda.
Trezzano (-Rosa), MI; TREZZANO (-sul Naviglio), MI: = loco Terra
tiano, sec. XIII (Lib. Not., 232): forse quindi l'uno e l’altro (il primo
dista solo 4 Km. da Trezzo)., sono aggettivi in -Anus dal nome pers. da cui
Il
Ì
TREZZO 550
vedemmo Terazzano; se non però aggett. in -àn da *ferriscia « piccola terra »
(cfr. milan. terrascioeura « villaggetto » Cherub.): per la sincope della vocale
cfr. Trecella.
Trézzo (-sull’Adda), MI, = loco Trezo a. 1036 (Cod. Crem.); Tretio
sec. XIII (Lib. Not., 166, 206): borgo sulla riva destra dell'Adda: ivi presso
è un « deposito di puddinghe » : il Massia mi ricordava un altro Trezzo in quel
di Alba: = Tricio, Trecio in doc. del 1000 1100; TREZZONE, CO,
sulla falda del M. Mezzo, all’estrem. settentr. del lago di Como: for n
specchiano l'uno un lat. *TERRICIUM (piccola terra? ricordo appena la voce
valtell. tress, trez « steccato nelle stalle »), l’altro un *TERRICIONE. Non mi pa-
re ammissibile (v. Philipon, p. 282) che essi risalgano ad origine ligure (cfr.
Tretz, Bouches du RhÒne).
Trezzolasco, CR, dial. Trasulàsk: aggettivo in -asco da «terricciola » (cfr.
Trezzano, Trezzo), oppure (giacchè è pur detto Terzolasco) dal n. pers.
Terzélo (v. qui Terzolaga)?
Trezzone, v. Trezzo.
‘Triangia, fr. Sondrio: sembra essere = TRIANGULA: allus. a forma di terreno.
Triasso, fr. Sondrio: forse «trigaccio » «luogo di sosta »? Cfr. Trégolo.
Tribiano, MI: aggett. in -Anus dal gentil. TREBIUS; v. Trebbiano.
Tribisonda, loc. nell'alta valle della Busagna (sopra Lecco). — Insieme con
TRABISONDA, pr. Borghetto Mincio, MN, deve dipendere da un sopranno-
me di pers., tratto dalla città di Trebisonda: di là sarà venuto il nome di
Trabisonda anche ad un vicolo di Bologna (v. Avogaro), e credo pure quello
della Trabisonda di S. Marcello Pist., che il Pieri (Serchio, 160) voleva
spiegare altrimenti. Il Serra avrebbe potuto includere questo nome, fra i
molti altri, di città celebri, assegnati come nomi di donna, nel M. Evo (Ser-
ra, Cogn. III)
Triginto, fr. Mediglia, MI: = Trizinti, Tricinti sec. XII (Lib.
Not., 135, 344. cfr. Giulini, IV 642), lat. ecclL. Trigintum; rifletterà
certo un numerale latino: credo TRECENTI, e non TRIGINTA, data la termi-
nazione attuale, e delle forme anteriori: ad indicare trecento iugeri o sim.
Cfr. Quingentole ed il Cognento di Modena (Quingenti).
Trignano, fr. Pedergnaga, BS: aggett. in -aAnus dal gentil. Trinius (cfr.
Tregnago, Top. Ven., 81).
Trìgolo, CR, = Trigulo, a. 919 (Mazzi, 449), Trigolum, Tri
vo lu ma 1073, Cod. Crem.), Triguli a. 1095 (Brixia S. I). Forse
vi si può vedere un derivato da TRIBULUS: «tribolo » (erba selvatica): v.
Treblade e cfr. un l, detto Tribullaria a. 1012, Reg. Mant.; se
551 TROGNANO
non da un trìgolo da TRITICUM «spelta » (ven. trigoli). Impossibile un rap-
porto (come si crede) con TRIVIUM.
Trìnolo, fr. Sabbio Chiese, BS: doppio derivato da TERRA (cfr. Trecella,
ecc.)?
Tripiàn, loc. pr. Pasturo, CO (dial. Cripiàn 9): forse aggett. in -ANUS dal
gentil. TRIPPIUS?
Trìpolo, affi. di sinistra dell'Adda, Ponte Valtell., SO. Donde?
Triuggio, MI, dialett. Triugg: = de Treducto a. 786 (Giul. I, 284),
loco Tredugio sec. XIII (Lib. Not., 13): vill. alla sinistra del Lambro
«fra le vallette formate dai torr. Cantalupo e Broada ». Riflette il lat.
TRADUCTUS « traiectus seu locus quo fluvius navigio trajicitur » (Du Cange).
— Notevole in Triuggio la voc. i nel posto della a proton. latina. E v.
Origgio.
Triulzo, fr. S. Donato, MI, dial. Trivulz, = Treburtio a. 870 (Giul.;
I 262), Treburzio a. 941 (Cod. Long., 953); Trivultio sec. XIII
(Lib. Not., 365). Il Salvioni (Not., IV, 19) vi intravvide, forse bene, un
riflesso della voce lat. *TRIFURCIUM « crocicchio di tre strade »: attraverso
*TRIFULCIUÙ; mutata la r in / per dissimilaz. (cfr. Rom. Et. Wòrt., 8900): v.
voce seg.
Trivolzio, PV (anche Trivulzio): come il nome preced. risalirà anche questo
a TRIFURCIUM (il luogo è all'incrocio delle strade per Pavia, Casorate e
si
Torradelle, v. E. Galli, 61). Non so poi da quale dei due luoghi sia prove-
Y donde poi si denominarono i luoghi di Tri-
TRIVULZA, fraz. S. Angelo Lodig.; TRI-
dai Triulzi nella seconda metà del sec.
nuto il cognome dei Trivulzio;
vulza (o Triulza), fr. Codogno;
VULZINA, fr. di Codogno « eretta
XIX» (Agnelli).
Trobiolo, di Volciano, V. Sabbia, BS: se fu già Tri biolo (sec. XVII),
rifletterà TRIVIOLUM, v. Trebbio. Per Trobiolo, torr., Borno, v. Introbio.
Troggia (la-), fiume, nella Valsass., CO; donde la VAL-TROGGIA: forma
una cascata presso Introbio. Poichè sembra ben difficile separare l’uno dei
due nomi dall’altro, avviene di pensare che anche Troggia possa riflettere
TURBIDA attraverso furbia, trobia (cfr. piac. giastra da PLASTRA, valtellin.
cobgia da coPuLA (per « fune da legare giumente », ecc.). Ma qualche vero-
simiglianza può avere anche la correlazione di questo Troggia con la voce
basso lat. (da Saluzzo, e Modena): TROGLIUS e TROGLUM (cfr. it. trògolo)
nel senso di « canale » (v. Bosshard).
Trognano, fr. Bascapè, PV, = To reniano a. 865 (Cod. Long. 372),
Tureniano a. 1000 (Cod. Crem.): pare dunque aggett. in -ANUS dal
gentil. TAURINIUS,
TROMBETTA 552
Trombetta (la-), fr. Guardamiglio, MI: lomb. tromba « condotto d’acqua ».
Tromello, PV, già, pare, Tromellum. Forse può essere semplice di-
minut. in elfo, dalla stessa oscura base TORM- di cui v. qui s. Tormo; ma
tuttavia la somiglianza di questo nome con Dormello di Arona (o Dromello;
donde il vicino Dormelletto) che risale forse a un comp. gallico DUROMELLUM
(come il frane. Dorneles, v. Gréhler) « collina della porta », può far sospet-
tare anche per Tromello un'origine analoga.
Trompia (Val-), nome della parte infer. della valle del Mella, BS. Deriva,
com'è ben noto, dal nome dei TRUMPLINI, popolo debellato da P. Silio alla
fine de sec. I a. C. (nome ligure, secondo il D'Arbois, retoligure per il
Philipon, p. 137).
'Trona (bocchetta e pizzo di-), sotto il Pizzo dei Tre Signori. Rifletterà forse
irona «caverna, grotta », lat. TRIBUNA, «sotterraneo » (cfr. Traona).
Tronconero, fr. Casteggio, PV, dial. Trufnègar (Maragliano, 207). Questa
forma dialettale ci fa credere che il nome ufficiale sia tratto arbitrariamente
da Trunfnegar: e sarà dunque da escludere che esso ricordi « un antico
marmo figurato, forse ara romana » (Chiesi, Pavia, 251). Forse quel Truf-
nègar sarà composto di trofina « sotterraneo » (v. Serra, Ceneri c Fav., 433)
e negro?
Tronno, fr. Nesso, CO; TRONO (Comune del-) pr. Cascina Calderara, PV
(= Campo del Trone a. 1642, Maragl., 208?). Forse vanno raffrontati
con la voce fron « mattone crudo » (Maragl., ib.), che certo è da «terrone ».
Tronto di Concesio e di Collio, BS: due torrenti. Identici al nome del Tronto
abruzz. (lat. TRUENTUM)?
Tronzano (-Lago Magg.), VA, = Tronzano sec. XIII (Lib. Not, 255),
Tromzano a. 1294. Come Trontano (Novara) giù Tregontano da
TARCONTE, così Tronzano può forse dipendere dal n. pers. etrusco-rom.
TARCONTIUS.
Troppiém (Bocca de-), Livigno, SO: donde?
Trosolòne, fr. S. Rocco al Porto, MI: forse da TROGIUM «sentiero » (v.
Troggia), o cfr. milan. trosoeu «rocchio » (v. TROSUM, tralcio, Bosshard
316)?
Trovigiano, local. pr. Portese, BS: aggett. in -anus dal gentil. TREBINIUS, 0
TREBONIUS.
Trovine, v. Introvino.
Trévo, PV: con molti dubbi, ravvicinerei anche questo nome alla voce
bergam, trobe « torbido » (veron. strovo « oscuro »); se mai potè dapprima
indicare, per es., un canale che passi di là. Cfr. Introbio,
553 TURSIPIANO
Truccazzano, M/, = loco Trochazano, sec. XIII (Lib. Not. 217) Tro-
hanzano a, 1476: forse un aggett. “TarQuiTIANUS dal gentil. TARQUI-
TIUS.
Truchèl, fr. Bracca, BG (anche Truquel, Corogr.). Forse « terrocchello »,
a terricciuolo »? O cfr. piem. triich « monticello » (montruch)?
Tuffi, fr. Lumezzane, BS. Forse plur. di toff « tufo »: cfr. V'overe?
Tura (Zucco di-), monte, Mandello Lario, CO: Tura nome pers. (aferesi di
Ventura).
Turago (-Bordone), PV (Bordone da un cognome), — Turago, Tura
te (2) a, 1037 (Rev. Dial. Rom. V 138); TURANO, Casalpust. MI, =
Trianum a. 924 (Cod. Long.) villa.. Tauriano a. 1000, Tui
ranum a. 1152 (Agnelli) TURATE, CO, dial. Turaa: = Tu rao a
712 (Cod. Long., 9), locus Tuirate sec. XII (Lib. Not., 165 e Manar.):
tre forme derivative diverse (con suff. -ACUS, -ANUS, -AT-) dallo stesso gentil.
Turius o Turrius. Da Turate, il cogn. lomb. Turati.
Turbìgo, MI, = locus Turbigo a. 1300 (Lib. Not., 87, e Giulini). Non
facilmente sarà un derivato da *TuRBUS (TURBIDUS), cfr. torba, ecc.: forse
piuttosto sarà aggett. in -1cus da un nome pers., come TREBIUS.
Turina (Cascina-), cas. Castelverde, CR: così nominato « dai Turina, pro-
prietari di Casalbuttano » (Corogr.).
Turrésso, cas. Gazzaniga, BG: forse derivato in -ess dal nome pers. Tura
(Ventura).
Turro, frz. Milano; TURRO, fr. Monvalle, VA TURRINO, casale pr. il
primo dei due: forse vi si potrà vedere il nome pers. rom. TurIUS; più diffi-
cilmente un aferesi di *ALTORIUM (cfr. it. altura): cfr. Altorio, Altore,
Top. Ven., 208.
Tursipiano, fr. Valle di Dentro, SO: forse è lo stesso del Toriplan di
Premadio (già Toliplano), registrato dal Longa. V. alla v. Torso?
è: \
sil
SU
IAU
Ubbiate, fr. Ubiale, BG; UBIALE, BG: entrambi sulle falde del m. UBIONE.
Tutti e tre i nomi mi pare possano dipendere da obi, ubi « oppio » (lomb.
occid. opi, piem. obi): cfr. Flechia, Nomi loc. da piante, 16. Il Rohlfs pre-
ferisce dedurre Ubbiate, dal n. pers. rom. Ovius.
Uboldo, fr. Saronno, VA, = Ugobaldo a. 1053 (Giul., II, 350), loco
U boldo sec. XIII (Lib. Not., 275): dal nome pers. Ugobaldo. Cognome:
Uboldi.
Uga, nome di una fonte pr. Lierna, CO. Forse è tutt'uno col nome di Oga:
v. questa voce; infatti, sopra Perledo, c'è pure un’UGA, n. di una via per ia
discesa dei legnami.
Ugerio (Quartot): v. Oggiaro.
Uggia, fr. S. Giacomo, SO: forse pari alla voce mian. guggia: allusivo a
cima di monte, o a punta di terra?
Uggiate, CO, dial. Uggiàa: si trova «ad otto miglia da Como a ponente »
(Corogr.) e il nome, lungi dal doversi ravvicinare ad Uglatis degli Alti Pire-
nei (Philipon, 243), rispecchierà pur qui (cfr. Occhiate) un ocrAvus (lapis).
Cognome: Uggiò.
Ulla, contrada di Cornalba, BG, = vallis de U/la a. 1234: lat. oLLA, in
senso topogr.?
Ulsinago, v. Olsinago.
Ulteriano, v. s. Sesto.
Umbrail, v. Braulio.
UNCIA (Pons-), pr. Bergamo, a. 1493; lo stesso luogo forse detto U n cia
pr. Pedrengo) a. 947 (Mazzi. 357, 360): forse UNCIA « misura di terreno »:
cfr. Anzola bolognese, giù Unciola (Avogaro, Terr., 5).
Uppone, fr. Angera, VA: cfr. un n. pers. Aupone a. 985 (Mazzi, Sub,,
396).
555 UZZA
Urago (-Mella), fr. Brescia; URAGO (d'Oglio), BS, forse = castro Ura-
di a. 1187 (Cod. Crem.); URAGO, fr. Tavernerio, CO, dial. Uragh: ri-
flettono forse, come Orago di Varese (v. questa voce), un aggett. in -AcUS
dal gentil. AURIUS.
Urènda, valli, Casto, BS, dial. Orenda. Forse è solo apparente la sua derivaz.
dal lat. HORRENDA; essendo probabile che il n. della valle sia in rapporto con
quello del paesello di AURO (v. questa v.), che sta appunto in questa valle.
Urgnano, BG: forse “AurINIANUS, aggett. dal n. pers. AURINIUS: v. però
Orgnaga.
Ùrio CO, dial. Ur, sulla sponda occid. del lago. Si voleva dedurre dal nome
che il paese sia stato già distrutto dal fuoco (lat. URERE): ma non è affatto
ammissibile. Probabilmente esso non è altro che una variante fonetica di
Orio (v. questa voce), risalendo con esso al basso lat. *oRIUM da ORUM
e margine ». Men facilmente, mi pare, dal nome dell’ori o or (lauro ceraso).
pianta, come mi avvertiva il sig. avv. Decio, « di cui abbondano le terre che
circondano il lago di Como ».
Uschione, fr. Chiavenna, SO; USCHIOSO, fr. Borgarello, PV: derivati (con
suff. -one e -0s0) dall’aggett. latino ustuLUSs « bruciacchiato, arsiccio » (Rom.
Et. Wort., 9097; cfr. Ustecchio e Strona). Purchè non abbia rapporto col n.
oséera « cateratta » (lat. osTIARIA; negli Stat. delle Acque: milan. uschiera).
Useria (Brenno-), VA, dial. Useria; = Uxeria sec. XIII (Lib. Not., 217),
sec. il Giulini (II, 298) vi sarebbe già stata una « vigna d’Useria », nominata
nella. 1045 «donde il nome della strada d’Usera, ora Risera (?)». Ed il
nome sarebbe venuto da una donna così chiamata, che poi sarebbe la stessa
Sant'Euxeria. Non esiste però che un Sant’Oggeri; in lat. Odgerus o Otgerus.
Usmate, fr. Velate, MI; USMATE, fr. S. Giuliano MI; = Oxomate
(Cod. Long), Ussimate Manar, Uximate (pieve di Vimercate),
sec. XIII (Lib. Not., 407). Sono forme parallele ad Osmate (v. questa voce),
riflettendo anch'esse una base *AUXIMAT- 0 *OCIMAT-.
Ustécchio, fr. Tremosine, BS, (dial, Ustéé): è dall’aggett. lat. USTUS, « arso »,
con suff. diminut. -ICULUS: v. Uschione.
Uzza, fr. S. Nicolò V. Furva, SO. Forse da a]guzza (*AcuTIA), per significare
una sottile punta di terreno? (Massia).
Vaccarese (Alpe-, Costa di-), Ballabio, CO; VACCARIZZA fr. Ospedaletto,
PV; loco Vacarecie nel cremonese? a. 1187 (Cod. Crem.); VACCA-
RIZZO, monte, Dossena, BG; VACCARIZZA, fr. Brivio, CO, ramm. già
dal 1200 (Gr. Illustr., II, 962): tutti aggettivi derivati da vacchée « vacca-
to»: cfr. Vaccarezze, Top. Ven., 205 (Porcarizza, ib., 203).
Vaccarolo, fr. Desenzano, BS; VACCHERA, fr. Piazza, BG; valle VAC-
CHERA, Lierna, CO: tutti ovvii aggett. da vacca.
Vaccio, monte, Breno, BS (detto anche Concarena): *oPACULUS, cfr. v.
seg.?
Vaga (Sponda-), monte, Schilpario, BG; VAGO (Strada del-), Clusone, BG,
dial. Vagh; VAGO (Alpe-), Livigno SO, dial.: del Vagh; i VAGHI, Presegno,
BS; cima VAGHEZZA, Avenone; mons Vagus, Oltre il Colle, a. 1260:
tutti dall’aggett. lomb. vagl, vach (lat. oPACUS) « posto a tramontana ».
Vagni (Ca’ de’-), fr. Casaletto Cered., CR: da Vagni cognome (= Guadagni).
Vaia (Valle di-), Bagol. BS (dial. Vaa, 4a), affl. del Caffaro: forse forma
femm. di vaio (*vaLLeus), onde vari Vaio veron. ecc. (Top. Ven. 31). Dalla
stessa base: VAGLIO, Sulzano, PRA-DA-VAGLIO, Gavardo BS; VAIÒLE.
Presegno; e probab. Val JONE (dial. Daiù), affl. del Travagnolo, Esine; e
VAIALE, alla testata dell’Abiocolo (Bottazzi).
Vaiano (-Cremasco) CR (già Monte Vaiano); VAIANO, fr. Merlino, MI;
VAIANO, (o Vagiano,) MI = Valianum sec. XII (Lib, Not. 246, 303;
Cod. Long.): tutti aggett. in -ANuS dal gentil. VALIUS o VALLIUS.
Vailate, CR, dial. Vailà: = de Vailate, vico Vagilate a. 993
(Mazzi, 452), Vailate a. 1019 (Cod. Crem.): borgo nella Gera d'Adda:
forse è da vederci una forma derivata in -AT- da *vajella (dimin. di vajo:
VALLEUS, V. Vaia) «piccola valle » (nel senso di campagna bassa »), oppure
da VADELLUM (vapuM) (piccolo guado). V. voce seg. Per farlo derivare da un
n. pers., il Rohlfs pensa ad un n. affine ai n. attestati VAGIRIUS 0 VAGEL-
LIUS.
557 VAL CODERA
Vajletta, fr. Lodi (Agnelli): si direbbe una: vajel-letta: v. voce preced.
Vairano, fr. Vidigulfo, PV: forse aggett. in -ANuS dal gentil. VARIUS. V.
invece il nome seg.
Vairano, fr. Crema, CR: = vico Valeriano a. 964, 1151 (Mazzi, 456):
aggett. in -anus da gentil, VALERIUS.
Vairina, fr. Castello dell'Acqua, SO: forse dall’aggettivo vair « vaio »: ma
per indicare che cosa?
Valandrea, v. Andreola.
Valbianca, vallicella sopra Chiavenna: sarebbe detta così dai vicini ghiac-
ciai: ma è più facile che deva il nome alle acque chiare, in contrapposto alle
Acque Rosse di altra valletta prossima.
Valbiga, valletta presso Rongio, Mandello, CO. Forse alteraz. di Galbiga
(v. questa voce)?
Valbissèra, fr. S. Colomb. al Lambro, MI, = Valbisera a. 1456: « val-
le delle biscie » (cfr. Top. Ven., 196).
Valbona, fr. Scanzo, BG: di ovvio significato.
Valbonaga, fra Caprino BG: « valle di un Bonago », nome di pers. derivato
da Bono? Cfr. Bonate.
Valbondione, v. Bondione.
Valbossa, v. Bossa.
Valbrona, v. Brona.
Val Caleppio, v. Caleppio (di Bergamo).
Val Camonica, v. Camonica.
Valcanale, fr. Ardesio BG: « canale» = valle ristretta e dirupata.
Valcarengo, fr. Sesto, CR, = Gualcharengum sec. XII (Cod. Crem.);
aggettivo in -eng dal nome pers. Walchario (cfr. anche Bongiov. 127).
Val-Casarga, dial. Val Casark: v. questa voce.
Valcava, fr. Torre dei Busi, BG; un’altra, Grigna sett.: « valle concava ».
Dal covo, di cui v. alla v. Cuvio: VAL-COVA, fr. Belgioioso, PV.
Valcavallina, v. Cavallina.
Val Cavargna, v. Cavargna.
Val Codera, v. Codèra.
VALCORTA 558
Valcorta, fr. Tartano, SO: « valle corta ».
Valdamonte, fr. S. Maria d. Versa, PV: « del Monte ».
Valdarno, fr. Albizzate, VA: v. Arno.
Valdestrino, loc. pr. Bergamo: «valle de strino», dove strino varrà forse
e bruciaticcio » (cfr. ital. strinare).
Valdimagna, fraz. S. Colombano al Lambro, Lodi (Agnelli). Sicuramente dal
lat. mediev. WALDEMANNIA, per cui v. alla voce Imagna.
Valdinizza, v. Nizza.
Val di Rezzo, CO, v. s. Rèzzalo.
Valdònica, fr. S. Maria d, Versa, PV: VALLIS DOMNICA : (cft. la Valdbnega di
Verona, e una via Valdonica a Bologna): per il significato di questo aggettivo,
v. s. Dongo.
Valdroga, v. Droga.
Valdusa, torr. pr. Como; donde il nome di una via di Como. Secondo il Monti
sarebbe anche detta Valdolz: è da vedere se la fonetica consenta questa deri-
vazione da « val dolce »: per dolce « morbido », v. Campodolcino.
Valecia, loc. pr. Livigno di Bormio: VALLICULA: v. voce seg.
Valeggio, PV; VALEIA, loc. pr. Val di Sotto, Bormio: è la voce lomb. val-
légia « vallicella »: v. la voce preced.
Valèna e VALENETTA, cascine, Pontoglio, BS (dial. A/èna); con VALLE-
NE, di Salò (e probab. con Valle d'ALEN o ALEGNASCA, torr., Varrone
di Premana, BS): corrisp. ai VALLENA «piccola valle » (v. Topon, Ven. 301).
Forse da un *vALLENICA: VALENCA (dial. Alenca), fienile, Coccaglio, BS.
Valenzano, fr. Passirano, BS: aggett. in -ANUS dal n. person. VALENTIUS.
Valèra, fr. Arese, MI; VALERA (Fratta), Lodi, per cui v. Galli, p. 50; VAL-
LERE, cascinale e via pr. Vigevano, = ad Vallatrias a. 1347: tutti
probabili derivati in «ARIA da vaLLIS: cfr. Vallaria nome loc. (in Top. Ven.,
30), ed un luogo detto: in Valere ultra flumen, presso Cannobio, a. 1281.
— Da questa forma vALLARIA dev'essere derivato l’aggett. valeriàn che desi-
gnerebbe gli abitanti di Valtrompia e Valsabbia, secondo la Gr. Illustr., II, 262.
Val Frigeria, v. Frigeria.
Valfurva, v. Furva.
Valganna, v. Ganna.
Valgòbbia, v. Gobbia.
559 VALMADRE
Valgòglio, v. Goglio.
Valgreghentino, v. Greghentino.
Valgrosina, v. Grosio.
Valguercia, fr. Turano Lodig, MI: guercia dovrebb’esser per « obliqua »
cfr. Valsguerza. Top. Ven., 222): ma, così in pianura, non si vede bene perchè
Sarà da Guerci cognome? v. Guercii.
Vallagosta, casa, Bagolino, BS: sec. lo Gnaga in relaz. col n. AGOSTA, di
una cascina a Calvisano BS: questo forse dal cogn. Agosti.
Vallanterna, v. Lanterna,
Vallassìna, v. Asso, VALL-ARSA, pr. Sergnano, Crema,
Vallate, fr. Civo, SO: è il basso lat. VALLATUM « fossatuni vel locus vallo
saeptus »? (v. Top. Ven., 300); oppure un VALLATUM « fatto a forma di va-
glio »; v. la voce lomb. valà « vagliare »?
Vallaverara, v. Averara.
Valle (S. Maria in-), nome di una chiesa di Milano, Ci sembra vano il tentativo
di AI. Colombo (Milano, I, 74) di riportare questo nome a VALLUM, mettendo-
lo in relazione al poco discosto muro di cinta del castrum romano. A Milano,
e altrove, vaLLIS designa facilmente anche qualunque bassura (v. via VAL-
LAZZE. VALPETROSA ecc.) — Da vaLLIs nel signif. più comune, o più
propro: i monti VAL- e VALLE- di vari composti qui registrati; nel Bre-
sciano, numerosi VALLETTA, VALLADELLA, ed anche VALSELLE, VAL-
ZELAZZO. E v. Alone.
Valle Guidino, v. Guidino.
Valle Mala, v. Mala.
Valleve, BG, comune e valle, in Val Brembana, dial. Vallév, = Valle
del Lefe a. 1181, Vallelevi a. 1263 (Mazzi, 300). Par certo che
abbia la stessa origine del nome di Leffe: v. questa voce.
Vallintelvi, v. Intelvi.
Vallio, BS dial Vai, = Valli sec. XI: luogo posto nel fondo della valletta,
percorsa dal torr. Vrenda. V. Vaia.
Vallolta, fr. Castelleone, CR: « vall’alta ».
Valloria, fr. Guardamiglio: «valle» di un « Orio », nome pers.? oppure
VALLIS AUREA?
Vallosana, v. Losana.
Valmadre, v. Madre.
VALMADRÈRA 560
Valmadrèra, CO: = vallis Magrera sec. XIII (Lib, Not., pag. 101). Se
questa forma meritasse intera fede, cioè se 1nadrera fosse duvvero alterazione
di -magrera (per l’Orlandi Valmagrera è tuttora pron. più popolare) la valle
dovrebbe il suo nome alla magrezza dei suoi campi: ctr. Madrégolo di
Parma, che riflette MACRETULUM (Nomi emil., 12), e Magreglio (v.), che nel
lat. eccles è Madrelium. Altrimenti, avremmo in -madrera (Orlandi
ha letto in carta d’archivio anche Vallis Madraria) una MATERIARIA
«luogo donde si ricava legname » (v. Pieri, Serchio, 155; Arno, 318); e cfr.
il ferrarese Marrara (già Materaria).
Valmalenco, v. Malenco.
Val Marchirolo, v. Marchirolo.
Val Màsino, v. Masino.
Valmora, v. Mora.
Valmorana, cas. pr. Lasnigo, CO: « valle di Morano », dove sarà da vedere
il n. pers. Morano (MAURANUS), di cui v. s. Casalmorano.
Valmorea, CO: composto, forse, di valle e del n. collett. *MORETA da moro
« gelso ».
Valnegra, fr. S. Martino de’ Calvi: « negra » per essere oscura, o da un n.
pers. Negro? V. qui Negri, Negrara.
Val Pegorina, v. Pegorino. VAL PETROSA, v. Petrosa.
Val Poschiavo, v. Poschiavo.
Val Pregaglia, v. Bregaglia.
Val Sabbia, v. Sabbio.
Valsassina, v. Sasna.
Valsaviore, v. Saviore.
Valsecca, BG (anche Vasecca); = Valle Sicca a. 755 «valle secca ».
Val Seriana, v. Serio.
Valsolda, v. Solda.
Valsorda, luogo pr. Cremnago, CO; VALSORDA, fr. Fontanelle di Treviglio,
BG, = locus Valle Surda a. 948, Valsurda a. 998 (Mazzi, 457);
VAL SORDA, case, Lonato; altra, pr. Borno, BS; valletta SORDA, Savallo,
BS: per il signif. di sorda v. s. Montesordo.
Val Taleggio, v. Taleggio.
Valtellina, v. Tellina.
561 VANZAGO
Valtènese, v. Ténese.
Valtesse (o Valtezze), v. Tesse.
Valtorta, v. Torta.
Valtovère, v. Tovere.
Valtravaglia, v. Travaglia.
Valtrighe, BG (o Veltr-), = vico Verterica a. 874, Vertriga a 1263
(Mazzi, 461): aggettivo in -ICA forse da un nome pers. *VERATRIUS (cfr.
VERATRO).
Valtroggia, v. Troggia.
Valtrompia, v. Trompia.
Valverde, fr. Villan, s. Clisi, BS; Madonna di VALVERDE, Travagl., 85;
Bocchetta di VALVERDE, pr. Lecco: nome assai ovvio.
Valvesina, fiumicello nella Valbrona, CO: dal paesello di Visino che vi si
trova: v. questa v.
Valvione, v. Vione.
Valzèlla (o Vallesella), sul colle di Bergamo, dial. Valzel (Mazzi Sub., 300):
«vallicella », « vallicelle »; Valle dei VALGELLI, oltre il C.. BG; cfr. Valge!
di Valmaggia (Salv. Not., I, 36); e v. Valle.
Valzurio, loc. pr. Oltressenda alta, BG (anche Valsurio): forse « valle di
Giorgio » (cfr. Zoria)?
Vandé, torr., affl. del Mella, Marcheno BS. Poichè la sua valle è ripida, e sta
tra monti scoscesi (Gnaga), sarà n. collettivo da vand, di cui v. alla v. seg.
Vandùl (el-), fr. Oltre il C., BG; con vari Vanduli (-dela Malanocte,
ecc.) a. 1260, e con VENDÒLO, fraz. di Castione, SO; VENDOLARO, mal-
ga presso Bagolino; VENDULO APERTO, Foppolo, BG. Sono nomi che
riflettono la voce bresc. e berg. vandù! (e andùl), vendùl, vandòl (v. i Vocab.
del Tiraboschi e del Rosa); in Valtellina vendòli (v. Vocab. Gallia Cs, di
P. Monti): sempre nel senso di «frana, smotta, valanga» (onde vendulàr,
«luogo di valanghe »). La base ne è il lat. vanNUS (cfr. bellun. vant « catino
roccioso »).
Vanini (Cà di-), fr. Oltre il Colle, BG: dal cognome Vannini.
Vantone, loc., di fronte ad Anfo, BS, dial. Vantù. r'orse va riportato alla
voce *vand, veduta a proposito di Vandùl ecc.: ricordiamo il bellun. vani,
che le corrisponde.
Vanzàgo, MI, = Ventiacum (Cod. Long.), loco Venzago, circa a.
36. - Dizionario di toponomastica lombarda
VANZONE 562
1300 (Lib. Not. 88); CASTEL VANZAGO, località pr. Lonato, BS, = Vil
la Venzago (Cod, Long.); (uno dei quali è ricordato, come Venzago
Reg. Mant. a. 976): aggettivi in -Acus dal gentil. VENETIUS 0 VENITIUS, 0
AVENTIUS.
Vanzone, fr. Calusco d’Adda, BG. Non so se possa ammettersi estesa fin qui
l’area di quella voce vANZO « ritaglio o dosso di terreno in luogo paludoso »,
che generò più toponimi nel territorio dal Garda a Venezia (cfr. Top.
Ven., 302): se si escludesse questa origine, non rimarrebbe per Vanzone che
l'origine da un nome pers., Avanzo (tratto da Buonavanzo): cfr. i cogn. Van-
zetti ecc.
Vaprio d’Adda, MI, dial. Vàer (v. nel Cherubini la frase antonom.: lavorà per
la gesa de Vaver): = Vavris, XIII (Lib. Not.); Casaletto VAPRIO, pr.
Crema, = Vabris a. a. 744, in Vafri a. 990, Vavre a. 1192 n;
che, secondo il Mazzi (p. 451), comprendeva una non breve estensione di ter-
ritorio, alla sinistra del Serio: forse = contrata Vavari (Chron. Est. e
Chron. Parm.); cfr. un campo Vawrella, a. 959, pr. Palosco, BG, e un
luogo Vavariolo pr. Bergamo, sec. XI (Mazzi). A Vaprio d'Adda esiste
un ponte sull'Adda, guardato da un castello. Date le forme antiche ora vedute,
questi nomi e quello di Vaprio d'Agogna (Novara), dovranno stare con quelli
di Vavul (già Vavuli, V aulo de Campo), alpe presso Malesco (Val Vi-
gezzo), nonchè con quello di un Vavulo grande (ivi, anno 1660) luogo
sul fiume Melezzo; direi dunque insieme con quei nomi vigezzini, possono
essere, veramente un pò singolari risposte del lat. VADULUM; comparendo, nel-
la forma Vaver, la v, da d intervocal. (v. Ascoli, Arch. Glott., I, 257; Battisti,
Dentali, passim); in Vaprio la p, dovuta a fallace restituzione della lettera ori-
ginaria (cfr. lomb. cavra da CAPRA ecc.), sull'esempio di Seprio (dial. Sèver).
V. Imponta Ascol. p. 475-6. Se nonchè, pur non escludendo tale origine) da
VADULUM, mi par giusto rilevare anche la spiccata omofonia che i nomi di cui
si tratta presentano con molti nomi della Francia sud-occidentale (come: Voi-
vre, Vavre, Vabre, Vièvre (v. Vincent, Topon. de France, 104), che molti stu-
diosi fanno risalire ad una voce, forse celtica *VABRA o *VABERA, significante
«tivo infossato », «valle stretta e profonda» ecc. Omofonia solo casuale?
V. Vepra.
Varàdega, monte pr. Edolo, BS: aggett. in -ATICA dal nome gentil. VARIUS?
Varano (Borghi), VA: aggett. in -ANus dal gentil. VARIUS.
Vararo, VA, dial. Varée; giù Varade, Bognetti; loco et f. Varade a.
1081, Rota, Varese 31. Notevole così la desinenza -ée, nella forma dialett.,
da «de, -ATAE, e la ricostr., fallace, in -aro, nel nome ufficiale. La base poi può
sembrare un varo « specie di scoiattolo » (cfr. ital. vaio), che sia stato anche
dei dialetti lombardi. Direbbe, in tal caso « luogo dai molti scoiattoli ». Ma v.
i nomi segg.
563 VARLA
Varè (valle di), Castione. BG. Probabilmente riflette viRETUM « luogo verdeg-
giante »: cfr. il Varetum veron. (sec. XIII) Top. Ven., 187, e l’Invereta
toscano (Pieri, Serchio, 108). V. la voce seg. e Varese.
Varédo, MI, dial. Varee: = Varedeum, Varadeo (Giul., III, 365),
loco Varadeo sec. XIII (Lib. Not., 217), forse = Varate, a. 1196
(Giul. IV, 87)? La forma Varedeum non pare una falsa ricostruzione,
e forse si riconcilia con l’attuale Varèe in un originario VIRDMETUM (= vIRI-
DARIUM: il territorio è « ubertoso di viti, gelsi e biade », Corogr.): cfr. Varè,
se è da vIRETUM, Il Salvioni, cui non pare fosse nota la forma Varedum,
proponeva (Not., IV, 19) di leggervi una metatesi di RAPETUM.
Varenna, CO, = Varena sec. XIII (Lib. Not., 164). Insieme con Varena,
fraz. di Pegli (Gen.), col Varena di Cavalese (v. Prati, Ric., II, 245), e col tosc.
Varena (v. anche Varni, fr. Pavia e tosc. Varna: v. Pieri, Not., 78; Arno, 54)
accenna forse ad orig. etrusca (n. pers. VARENUS, ecc.); una VARENA, n. fem-
m. è in lap. latina di Sesto Calende. Tuttavia pare abbia un certo fondamento
il ravvicinamento fatto dall’Adami (Varenna, 6) di questo n. con quattro
Varennes di Francia (-en Argonne, -sur Loire, -sur Allier, -sur Amance); per
i quali già il Vivien de S. Martin notava che in Francia sono chiamati così
molti piani di alluvione, vicini ai fiumi. In territorio del Varenna di Como
l’Adami stesso rilevò un lungo detto (ad a. 1471) in Varo V. qui Varese.
Varése, dial. Varés; = ecc. Varise, (situs castro) Varese, eccl
Varisiensis a. 942, 995, 1124 (Rota, Varese); loco Varesio, Va-
rese, a. 1033 (Giulini, II, 178), plebe de Varisio sec. XIII (Lib. Not.)
Poichè nel territorio di Varese abbondano le tracce di abitazioni preistoriche
(stazioni palafittiche), si può forse vedere con una certa probabilità, in Varese,
un nome preromano: da ravvicinare forse al nome del fiume Varus, di Var-
rone (v. questa voce), Varone di Riva di Trento ecc. (1). Il Rota fu persuaso
che questo nome, insieme coi nomi ora detti, risalga ad un tema VARO 0 VARA
«acqua »; tanto più che, benchè Varese sia ora alquanto lontana dal lago,
il suo nome sarebbe stato (come a lui sembra) già proprio di tutto il territorio,
comprendente, per es., Cartabbia, Nifontano, S. Albino, e gli stessi paesi della
Castellanza; anzi il nucleo primitivo sarebbe sorto sul lago. Senza accettare
interamente questa tesi, è da ammettere che Varése sia nome (gallico? ligure?)
allusivo alla vicinanza del lago. Va escluso però che Varisio abbia un sinoni-
mo nella Tavola di Velleia: dove figura solo un V ar isto. — E’ però anche
possibile vedere in Varese un lat. VARIENSIS, dal nome gentil. VARIUS.
Varla (Valle di), Mandello Lario, CO: forse sta a vALLULA come vedremo
Virle a VILLULAE?
(1) Il Chiesi (Como, 262) riiferisce alcune «incredibili etimologie » proposte per il
nome di « Varese » dal Giovio, da Gaud, Merula e da Bonav. Castiglioni. Anche il Cantù
(Gr. Illustr., I, 20) lo congiungeva con « Varenna » e « Varrone », come derivato da una
radice celtica var « acqua ».
VARLECCA 564
Varlècca, via di Pavia: già Rovelecca (Salvioni, Not., IV, 8). Aggettivo
in -ecca da révol (RUBUS).
VARO (via de-), nome di una via di Vigevano, sec. XVI = in Varo a. 1347.
Secondo il Colombo (Ticino, 84-6) sarebbe stata detta così dalla famiglia rom.
VARUS: ma può trattarsi di varus « divergente »; o di varo « scoiattolo », v.
Vararo.
Varolî (Ca’ dei-), fr. Cremona: esiste il cogn. Varoli.
Varrone torr., Bellano e Dervio: discende dal monte omonimo (VARRON-
CELLO, torrente che sfocia in esso). Può mettersi in relazione con Varese,
se di orig. preromana (v. questa voce); e raggrupparsi con VARONE, loc, pr.
Desenzano; monte VARÒ, Onore, BG; cascata del Varone, presso Riva di
Trento.
Varvallo, nome di una strada, Castione, BG. Richiama il cogn. Baravalle,
però anch’esso oscuro.
Varzi, PV, = Varci a. 1029 (altrove anche Varisio: ma pare forma
arbitraria). Ravvicinerei questo nome a Varzo, loc. in Val Divedro (che
l’Amoretti derivava dal celtico, col signif. di « apertura, dilatamento »), e tut-
te due alla base vARICARE (Rom, Et. Wért., n. 9153), onde l’ital. varco: il
Serra però (Com. Rur., 231) ci vedeva un Varicis dal n. pers. VARICUS. V.
anche alla voce Barzio.
Vàsine (Acqua, Fonte, Via del-), a Bergamo: = loco ubi dic. Vagene a.
920, non multum longe a Vagine a. 955, via de Vazinoa. 1021, 1263,
fons, crotta illius Vazinis a. 1248 (Mazzi). A me pare che il Vagene
dei docum. più antichi possa reputarsi inesatta restaurazione dotta di un
effettivo vasine, e questo un’alterazione di vasuLus (cfr. Agnòsine da -OSU-
Lus), dimin. di vasuM, nel senso di cui alla voce seg. Meno facile mi pare
la deriv. da un jat. *OPACINUS; v. Vaga.
Vaso (-del Molino del Brolo), fiumicello pr. Brescia; VASO (-Reale), canale,
Calvisano, MN: devono avere avuto il significato della voce: vaso seu
aquaeductus molendini, di una carta bergam. dell’a, 1158 (Mazzi, Sub., 53);
che diede forse il nome al luogo detto Vatie, Cornu de Vatie sec. XI,
Vazio sec. XIV (Mazzi, ibid., 18): cfr. la voce vaso « conca » (Prati, Ric.,
I, 15; Pieri, Arno, 362), e cfr. anche qui Zara, se è « giara ». V. anche Vàsine.
Vassalli (Salvirola de”), fr. Salvirola, CR: Vassalli, cognome.
Vasséna, CO, = Vassena a. 992 (Cod. Long., 1528). Forse da un n.
n. pers. *VESCENNA (VESCENNIUS)?
Vasto, fr. Goito, MN: vastuM «luogo guasto », «rovina » (cfr. Top. Ven.,
240).
565 VEGNO
Veccana VA, o Veccano. Sarà forse da un nome person. antico *VECCANUS
(immaginabile su VeccunIUS). Ne derivò l’attributo di CASTEL-VECCANA,
borgo non lontano da Veccana (v. De Vit, II, 339).
Vedano (-al Lambro), M/, dial. al Vedàn, = Vedano sec. XIII (Lib.
Not., 257); VEDANO (-Olona), VA (donde il Poggio di Vedano): il Salvioni
(Not., IV, 10) inclinava a crederlo un aggett. in -an0 da ABETE (quasi un *ave-
dano): ed è proposta molto verosimile.
Veddasca, VA (già valle Vedasca: cfr. Campagnano Vedasca, ivi presso). Co-
me Vedasco pr. Stresa (già Uvedasco, De Vit, I, 314) è un aggett. in
“asca (indicante dipendenza, luogo di pascolo del comune, v. Velasca) da
Veddo: v. questa voce.
Veddo, fr. Massagno Sup., VA: aferesi di avédo « abete » (Salvioni, Not.,
I, 33): v. Vedano.
Vedegheto, pr. Vergato, BS: sarà certamente un nome collettivo in -ETUM
da *védega = viTEX (bologn. vedga). Cfr. Vèdich (Prade-), loc. pr. Valdisotto,
Bormio. Ci lascia incerti VEDECLA, cascina, Vezza BS (m. 1420).
Vedeseta, BG, = Vedeseta lat. eccl.; VIDICETO, fr. Cingia de’ Botti,
CR, = Vidiceto a. 1011 (Antiq. Est), Vide xedo a. 1034 (Cod.
Crem.), donde un Vedecetolo, ibid; VEDESETA, fr. Primaluna,
Vendexea, in Valsassina, sec. XIII, Lib. Not., 49): VITICETA, VITICETUM,
da vITEX (bresc. vidisela « vitalba »}: cfr. contrada Videxelorum,
a. 1227, presso Pietole, MN, Nardi, 9; Viixeo Top. Ven., 182 e qui
Visello.
Vedra, v. Vetra.
VEDRIGNANO (al-), 1: presso Lierna, CO, a. 1472: da un agg. lat. VETER-
NIANUM.
Vedrina e -ine, case, Lumezzane BS; VEDRINE, fr. Polpenazze: forse =
loco Vidrini a. 979, Mazzi 470; VEDRA, loc., Palazzolo (dove passa la
seriola VETRA): dall’aggett. lat. verus, -ERIS: v. Vetra, Castelvedro ecc.
VEDRIERA (dial. VEDRÈERA, cascina, a m. 291, pr. Zanano, Val Trompia:
VETERARIA (cfr. Verrara ferrarese). — Dall’aggett. dialett. vegro: VEGROT-
TO, Calvisano, BS.
Vedù (in), pr. Merate, CO: forse «abetone», 0 meglio « abetorio »? V.
Veddo.
Vedùggio, Renate, MI, = loco Vedugio sec. XIII (Lib. Not., 246 e
a. 1454), Mi par di vederci un "ABETUCULUS « piccolo abete » (cfr. Veddo,
Vedù): non crederei possibile qui foneticam., AquaEDUCTUS (cfr. Serra, Vie).
Vegno, vill. sopra Bellano, CO (Monti), lat. eccles. V e niu m : forse risponde
all’aggett. ABIEGNUS « abetino », come Veddo ad ABIETE. Ma cfr. Vegni, fraz.
VEGONNO 566
di Bobbio, Pia. = Venni a. 862, che il Serra (Com. Rur, 121) riconduce-
va ad un nome person. VENIUS (Holder).
Vegònno (S. Giorgio a-), loc. pr. Azzate, MI: forse da un nome pers. (etru-
sco?) *VECONNA (VECONIANUS).
Velasca, loc. pro. Velate, VA: cfr. il monte qui di Velasco a. 1017 (oggi
M. Legnone, Rota, Varese 194), presso a un flumen Vellone: certamente
aggett. in -asca dal nome di Velate, (ad indicare una dipendenza comunale da
esso, cfr. Veddasca e v. Bognetti, 117). Non è quindi da ravvicinare diret-
alle varie Velascum spagnole, di cui v. Philipon 258.
Velate, fr. Varese, dial. Velàa, = loco Velate a. 959 (Rota, Var.) e sec.
XIII (Lib. Not., 88); VELATE, MI, = loco Vellat e, a. 1165 (v. Serra) e
Lib. Not.,) lat. ecc. Velatum. Il radicale, da cui è dedotto questo deriva-
to in -AT-, forse è lo stesso del nome Vello: v. questa voce. Il Philipon (p. 224)
cita un Velaz spagnolo (= Velatis), prov. di Lugo. Dal Velate varesino si tras-
se il nuovo deriv. Velasca (v. questa voce). Il Serra (Com. Rur. 6) vedeva in
questi nomi Vellate, Vellaxi, Velloni dei riflessi di nomi di
possessori dello stesso «vico », fra loro congiunti da affinità. Il Rohlfs sup-
pone che il n. pers. che può stare alla base di questi nll., sia affine al n.
etnico di VELATES, ricordati in lap. di Aquileia.
Véèleso, fr. Zelbio, CO. Che sarà? V. il n. seg.
Velezzo (-Lomellina), e VELLEZZO (-Bellini), PV: può forse riflettere il n.
gentil. VELETIUS.
Vello, fr. Marone, BS: luogo posto sulla sponda sin. del Lago d’Iseo, alle
falde del m. Guglielmo, Pare della stessa origine dei Velo veronese e vicenti-
no: in cui altri potrebbe ravvisare la rad. “*veL di VELIA ecc. (celt. vELLO-
« migliore », Holder; affine al lat. vALERE secondo il Trombetti): ad ogni
modo fu ravvicinato dal Bottiglioni a nomi loc. corsi quali Vela, Velica, Ve-
lone ecc., considerati di orig. ligure-iberico-etrusca. Nei nostri Velo, Vello
il Prati (Ric., II, 266) dubitò trattarsi di vELA o vELO quasi nel senso del
poles. vela «campo irregolare in forma di triangolo o di trapezio ». — Ma
si veda in proposito anche alla v. Velate.
Vellone, torr. affi. dell’Olona: v. Velasca e Velate.
Velmò (o Velmaio o Valmerio) fr. Cantello VA. Si credette in passato (v. Chie-
si, Como, 300, che ricorda anzi una iscrizione del P. Ferrari accreditante
questa illusione) che tal nome ricordasse C. Mario (quasi « valle di Mario »):
ma, mentre nella sua forma odierna esso potrebbe corrispondere ad un
*velmaio (it. melmaio): cfr. il venez. velma, berg. belma (cfr. un luogo detto
Volmate, presso Lodi, dato dall’Agnelli, dal sec. XIV), basterebbe accer-
tare l’identità di questo Velmè con la forma anteriore Vedemario asse
567 VENTO
rita da C. M. Rota (Varese 121) per dover riportare questo nome al person.
german. WIbEMAR (cfr. Videmàri, cognome).
Veltrighe, v. Valtrighe.
Velzo, fr. Grandola, CO: cfr. bresc. eles (veron. velzoir « leccio »? O da
VeLuIus gentil, rom.?
Vendemiassi fr. S. Margh. di Bobbio, PV, = Vidimassi, a. 971: il Ser-
ra (Com. Rur. 184) ci vide un lat, * VINDEMIACIS, dal n. pers. VINDEMIUS.
Vendòlo, fr. Castione Andev., SO. V. Vandùl.
Vendrèl (el-), rivo pr. Valdisotto Bormio: forse da un nome pers.? Cfr. la
voce seg.
Vendrogno, CO ant. Vendronium? Probab. da un nome person. *VE-
NERONIUS (affine a VENERIUS).
Venegéno, VA (distinto in Superiore e Inferiore): = locus de Ve negono,
Venegono Superius sec. XII (Lib. Not., 101, 245). E’ pura fanta-
sia che il nome si richiami a dei giochi agonali di Venere (v. Corogr., 959),
oppure che risalga ad un composto gallico VINICODUNUM, come vorrebbe una
iscrizione molto tardiva (sec. XVIII). Probabilmente riflette il nome person.
attestato Winicone (Fòrst., 1610).
Vènere, fiumicello del Basso Lodigiano: secondo l’Agnelli così detto perchè
« presso la sua sorgente era un un tempio a VENERE >; ed un altro fiumicello :
fluvius vel rius E suene sarebbe ricordato, nell’alto Lodigiano, nell’a.
1220. Dubito si tratti invece di venuLaE « piccole vene » (cfr. ital. merid.
venella « stradicciola »). V. Venina.
Veneròcolo, monte, nell'alta V. Camon. m. 33255 donde è denom. la valle
VENEROCOLINA. (Schilpario), forse forma dimin. (col suff. del lomb.
pretòcol ecc.) di *VvaNÈR o VENÈR, pari a vandèr per dire «luogo soggetto a
frane » (v. Vandè). Meno facile mi sembra vedervi una forma metatet. di
*NEVERÒcOL (allusivo alla nevosità frequente del monte).
Veneréso, monte, fr. Canneto, PV: già detto Montù dei Gabbi. Dal n. pers.
VeENERIOSUS, 0 da vINARIA (cella-)? Il territorio è coltivato a viti.
Veniano, CO, lat. ecc. V enianum, ma = Vetennianum sec. XII
(Lib. Not.) Sarà forse aggett. in -ANUS dal gentil. VETENNIUS O VETANIUS.
Venina, torr. affi. del Màllero, SO: « piccola vena »? V. Vènere.
è : indi dI i i lo tocca
Ventitrè (Corno delle), Vestone, BS: indica, col nome, l’ora in cui
il sole; cfr. Corno del MESDÉ, Temù; Passo de le DISDÒT, sul m. Bruffio-
ne, BS.
Vento (Casere del-), Ballabio, CO: assai ovvio,
VENTULOSA 568
Ventulosa, fr. Almè, BG: VENTOLOSA, prateria sopra Pasturo: aggettivi
identici a Ventoloso, nome loc. tosc. (Pieri, Arno, 331): cfr. Ventolone, Top.
Ven, p. 303.
Venzago, v. Vanzago.
Vepra (la-), fiumicello di Milano, affl. del Seveso (v. Colombo, Milano, I, 52),
donde il n. di una via fuori P. Magenta, = fluvio qui dic. Ve bra a. 936
(Cod. Long., 934), ad Vevram s. XIII, Lib. Not., 280 (Hospit. Vevre,
de Vepra sec. XIII, ibid.). Il Colombo (loc. cit.) pensava che questo nome
non fosse che un’alteraz. di vetera, ad indicare la «fossa antica»: ma
quasi certamente esso rifletterà vePRES « spineto » (cfr. Beura di Domodoss.,
che già fu Vepra, Veura (Massia, Botan. Novar., 20), e Veveri, Veveriz-
za, Indice Touring Club, — Non trascuriamo però del tutto possibili in-
terferenze fra questo nostro Vepra ed i nomi ricordati alle voci Vaprio (già
Vavari ecc.)
Verano (-Brianza), MI, = locus Veîrano sec. XIII (Lib. Not., 280, 356),
lat. ecc Verianum: sarà un aggett. in -ANus dal gentil. VERIUS.
Verbano, nome del Lago Maggiore (lat. Verbanus già in Plinio: nome
di origine certam. non romana: cfr. però il nome rom. VIRBIUS.
Vercana, CO; cfr. Vercanetto, pr. Perledo a. 1572 (Adami 461). Ricor-
derebbe mai il nome della divinità gallica VERCANA o VERGANA (da vERGA
« collera », D’Arbois, Noms gaulois)? V. qui Vergano.
Vercèia, SO, dial. Verceja: luogo con ricordi rom.: rifletterà forse un nome
pers. *VERCILIA (cfr. VERCIUS, VERCILLUS): v. Verziana e Versiggia.
Vereuràgo, BG, = Vercoriaco a. 814 (Cod. Lon., 170), Vergura
go sec. XIII (Lib. Not., 303): già il De Vit (Ossola, 223) credette di vederci
un aggett. MERcURIAcUS, da MERCURIUS: ed il Flechia, pur sentendo la diffi-
coltà della M in v, si accostò a questa opinione. Ma poichè forse nulla ci auto-
rizza ad ammettere quell’alterazione, vedremo in Vercurago un derivato in
-acus da quel nome pers. “VERCORIUS (VERCOBIUS, VERCONIUS), cui pure
pensò il Flechia.
Verdascia, (la-) (-alta e -bassa), loc. nella Grigna Sett.: « verdaccia v: v. Ver-
della: se non da cfr. con verdàs « castagno » (v. Salv., Not., 190).
Verdegazzo, pr. Cisliano, M/: certamente forma derivata da un verbo ver-
degà (ital. verdicare) « inverdire ».
Verdegò, fr. Barzago, CO: è forma participiale («verdicato ») dal verbo or
ora presupposto per Verdegazzo. Nella Corogr. si dà di questo nome anche
un’altra forma: Merdagò (ma = Merdagore anche in c. del 1456): che
forse non sarà altro che alterazione triviale della prima.
569 VERGONZANA
Verdello e VERDELLINO, BG, = Virdello a. 978 (Codice Long.)
Verdello maiore a, 982, Verdello minore a. 896, 952, sec.
XII (Mazzi, 464, Lib. Not. 280); Verdellum de subtus (-apud
Aduam), sec. XIII (Lib. Not. 128): dev'essere dimin. di verde: cfr. qui Ver-
dascia, ed il nome loc. Verdella, Top. Ven., 241.
Verdèrio, CO, distinto in Infer. e Superiore (così in carta dal 1456): dial.
Verdee: VIRIDARIUM.
Verdesio (il), luogo pr. Fagnano Olona, VA: Forse viRIDENSIS: cfr. Verdisio
Top. Ven., 261.
Verdonda, fr. Poggio Rusco, MN: pare un composto, forse di VIA (0 VALLIS)
ROTUNDA?
Vergàno e Villa VERGANO, CO. Ripeterà forse, come Vercana (v. questa
voce) il nome gall. VERCANA?
Vergèllo, fr. Piazza S. Stef. CO. Forse, insieme col Vergelletto ticinese (v.
Gualzata, Bell., 9), è da riferire a VIRGELLA « piccola verga »?
VERGÉESIMA (S. Egidio de-) forse pr. Cantù, a. 1095 (Brixia S. II 24): è
un nome di aspetto prerom. (ligure?). V. però il n. pers. VeRGISIUS (Sch.).
Verghèra (Cascina-), fr. Samarate, VA, luogo posto «in rasa pianura, con
leggere ondulazioni ». Molto facilmente è un viRGARIA (vivaio di VvIRGAE
« piantoni »). Cfr. Top. Ven., 188, e v. il nome del Vergante che designa il
territorio circostante a Lesa (Giul., IV, 459).
Vergiate, VA, dial. Vergiaa; = Vareglate a. 1092 (Giul., II, 681),
Abergiate, Fumag. Varegiate sec. XIII (Lib. Not., 147, 245). Non
conoscendo le forme anteriori, il Flechia (Nomi dell’It. Sett.) interpretava que-
sto nome come un derivato da VIRGULA (VIRGULATUM «piantonaio »? cfr.
Pieri, Serchio, 108); ma Vareglate e Varegiate pare ci riportino
piuttosto ad un derivato in -AT- da viecTuM «luogo erboso » (men facilmen-
te VIRETUL-AT-: cfr. Varè), Il Rohlfs propone, per Vergiate, un deriv. dal
n, rom. VaRELLIUS (CIL, XI).
Verginate, fr. Bellano, CO: forse per Vergelate: cfr. Vergello? Ma può trat-
tarsi di un derivato con suff. -AT-, dal n. person. etrusco VERGINNA. Per il
Rohlfs: VERGINIUS.
Vergobbio, fr. Cuvio, VA. L'onomast. latino ci offre un nome pers. VERCO-
BIUS, che può esser l’etimo di questo nome loc.: se esso non dipende da vIRGA
(v. Vergano, ecc.). con suffisso -obbio.
Vergonése, fr. Bellagio, CO: aggettivo da vergon, accresce. di verga?
Vergonzana, fr. Crema; VERGONZANO, fr. Moltrasio; CO. Nel Bergon-
zano, di Vicchio in Tosc., dove la z è aspra, si tratterà di un aggettivo in
VERGOSA 570
-“ANUS dal gentil. VARGUNTEIUS (cfr. Pieri, Arno, 193: non senza qualche
dubbio, verso il nome pers. BERGONSA, cfr. ibid., pag. 239); ma nel nostro,
dove la z è sonora, vedremo il gentil. lat. VERECUNDIUS. Cfr. il nome ticin.
(Bleggio) Vergonzio.
Vergosa, CO: probab. aggettivo in -0SA da VIRGA.
Veriano, fr. Mura, BS: pare aggett. in -ANuS dal gent. VIRILLIUS.
Verina, fr. Castello d. Acqua, SO. Dal cogn. Verini?
Vermézzo, MI, = loco Vermecio a. 955 (Cod. Long.), locus qui dic.
Vermezo sec. XIII (Lib. Not., 243). Il territorio ne è coltivato a risaie,
prati artif., ecc. Non so proporrre di meglio che di ricondurre il nome ad
un lat. *verRMICIUS, aggettivo parallelo a *verMicuLUS, donde la voce ital.
vermiglio, e il milan. vermééé; col significato proprio di questo aggettivo mi-
lanese «vegeto, prosperoso ». V. voce seg.
Vermiglio, loc. pr. Casteggio, PV, dial. Varmèi. Il Maragliano ci vedrebbe il
nome di una qualità d’uva: ma l’aggettivo varmèi (cfr. loeuna d’varmèi «luna
d’agosto ») può aver qualche altro signif. Che possa trattarsi di un nome pers.
romano *VERMILIUS, può farci supporre la coppia di nomi: Vermiglio di
Malè (Trento), (presso al torrente Vermigliana) e Vermigliano di Monfalcone,
che anche il Prati, pur senza arrischiarne l’etimologia, raccostava (NII. friul.
126) al nostro Vermiglio.
Verna, fr. Ramponio, CO; VERNASCA (Casina-), pr. Musocco, MI; VER-
NATE, MI; VERNAROLA, fossa, già fiumic. affl. del Ticino pr. Pavia; =
Vernaruli rivus a. 902 (Serra, Cogn., II, 54); VERNAZZUOLA (la-),
loc. prsso Acquanegra, CR; VERNUGA, fr. Grosio, SO; Vernanti (rio
de-), pr. Varese, a. 1122, Rota, Varese 212; VERNAVOLA, roggia, Pavia =
Vernabuli a. 902, Serra cogn. II 566. — Il Rohlfs, per il VERNATE
di Milano, propone il n. pers. VERNUS (Gallia Cisalp. e Aquitania). Ma poi
separeremmo questi nomi, a tutti, o in parte, dai Verna toscani, forse di ori-
gine etrusca Pieri, Not., 15; Arna, 55), per raggrupparli con la base celt.
VERNA «ontano », che ha dato molti altri nomi alla nostra topon. (v. Top.
Ven., p. 187; e cfr. vernà ligure « ontaneto »), v. qui Erno, In Vernuga, si
noti il suff. -ucA, di cui si è detto nell’Introd.
Verdéla nuova e VEROLA VECCHIA, BS (dial. Veroeula): flumen V irole
dell'a. 1194, e in Verolavetula nel 1198 (Gr. Illustr., II, 366). Nel
territorio di questi paesi scorre il fiumicello VERRONE (ibid. p. 369). (1) Non
so se il nome del fiume abbia relazione con quello del paese (nel qual caso
Verdla potrebb'essere un’alterazione di VERONA: secondo il Philipon nome
retoligure di fiume, onde anche quello della città di Verona, che lo avrebbe
(1) Si cfr. con questo nome quello del Pizzo, Alpe, Valle di « Verona», presso.
Poschiavo (Ticino): cfr. Philipon, loc. cit. nel testo.
571 VERTOVA
avuto dal n. che portava l'Adige nel suo corso superiore). Per se stesso il no-
me di Vérola sembrerebbe riflettere viLuLa (onde si ebbe Virle di Rezzato:
v. questa voce), se pure non un lat. *vIRIOLA « cerchietto » allusivo, in tal ca-
so, al fiume (che oggi è detto Strone). Che se l’accentuaz. più comune pare
ora Verdla, può essere più genuina quella, che pur si ode talora: Vèrola; del
resto, sia la trasposizione dell’accento, sia il mutamento della i in e (cfr. però
bergam. ela villa) possono essere dovuti all’essersi appoggiato il Vìrola (è così
nel doc. del 1194) all’aggettivo seguente (vecchia, e nuova).
Verretto, PV: forse dall’aggett. verere (cfr. Vedro); cfr. ferrarese Verrara
(VvETERARIA); se non diminut. di un avére, nel senso di cui v. alla v. Mala-
vedo.
Veréncora (S. Maria in-), chiesa pr. Busto Arisizio, VA: sarà forse composto
di vETERE (v. Vetra) e réncora « vecchi ronchi » (v. Réncola).
Verrùa (-Po), (già Verrua Sicomario, v. questa voce): VERRUCA « poggio »
(cfr. Top. Ven., 303).
Versa (la), torr., Stradella, PV, = Versa (donde Pianaversa) anno
1216 (Cavagna): dà il nome al vill. di S. Maria della Versa; VERSIGGIA
è il nome del suo ramo originario (donde il n. di Montecalvo Versiggia): ri-
spettivamente riflettono vERSA e VERSICULA (dimin. del primo), col significato,
probabilm., di «storta», o «rivolta a settentrione »: cfr. locarn. verscio
(Salvioni, Not., I, 97,e v. Top. Ven. 240). Meno facile che VERSA significhi
qui « acqua che si riversa » nelle piene. E cfr., ad Asti, Versa, affl. del Tana-
ro; nonché la francese Versailles.
Versorigo, luogo sopra Somana, Mandello, CO; VERSARICO, luogo nella
Grigna sett; VERSASIO, luogo pr. Lecco: = cassinas de Versasio,
Stat. Lecco: saranno deriv. da vERSUS (« volto a settentr. »); (i primi due
attraverso un aggett. *VERSORIUS): v. voce preced.
Vert (Pont del-) pr. Bormio; forse = aperto; oppure erto: cfr. Vertova.
Vertemàte, CO, dial. Vertemàa, = loco et fundo Vertemate a. 988
(Cod, Lang.). Si usò fantasticare in questo nome un gall. BARDoMAGUM (v. Gr.
Illustr., IL, 1045, ove si cita Amoretti, Viaggio): ma esso non sarà invece
che un derivato in -AT- da VERTAMO, tema di nomi propri gallici (= vigoro-
sissimo), cit. dal Dottin (così pare anche al Rohlfs); meglio che, come vorreb-
be il Philipon (p. 243), da una base ligure *VERTEMA. Cfr. il cogn. Vertema-
iti, e quello del viaggiatore m. ev. Verthemà; e v. la voce seg..
Vèrtova, BG (in Val Seriana) dial. Vèrtua: gli pongo accanto un luogo detto
Vertuinum nel Bresciano (Cod. Long.); ed il cogn. milan. Vertuani, Vir-
tuani. Non mi pare difficile ammettere che l’uscita -ua di Vèrtua (poi corretto
in Vertova) risalga ad un anteriore -ola (v. qui Pèrgua alla v. Pèrgola ed altri
casi analoghi): sì che Vertova equivalga ad un *vèrtola (da verta «terra
VERVA 572
aperta », e «comune»; v. Serra, Com. Rur. 17). Poco probabile mi pare
un'origine prelatina (la terminazione, allora, sarebbe quella di ADDUA « Ad-
da », ecc.
Verva, loc. pr. Valdisotto, SO, già Verba (Longa); VERVIO, SO; VER-
VIO, fr. Montagna Valtell., SO. Dubito che in questi nomi, invece che un’ori-
gine prelatina (cfr. lacus VERBANUS, il n. pers. VERVINIUS, ecc.) si possa rav-
visare una metatesi da vevra, VEPRES: v. Vepra.
Verzago, fr. Alzate, CO, = Verdezago a. 1054, Verdeiaco, Ver
tezago 1060, 1224 (Boll. Pavese, 1905, 81 seg.); Verzago sec. XIII
(Lib. Not., 393), donde il n. di una Via Vertezasca a. 1034 (Paro-
di): dev'essere aggettivo in -Acus dal n. gentil. VERTICIUS (0 *VIRDICIUS?).
Il Flechia, cui erano ignote le forme anteriori, lo riferiva a Virpivs. Il Rohlfs
propone: o VERCIUS, 0 VERTICIUS.
Verzate, fr. Corvino, PV. Insieme col nome della Val Verzasca e con altri, il
Flechia lo ricondusse a verza « cavolo » (v. anche Gualzata, Bell, 3). Ma
può riflettere anch'esso, invece, un deriv. dal nome pers. rom. VIRIDIUS.
Verzelli, monte, Agnos. BS: dalla v. berg. verzè/ « vigna, campo a viti».
Un signif. analogo ebbe il VERZÉE di Milano, che originar. designava i
giardini del palazzo vescovile.
Verziano, fr. Brescia = Verzinano, -eliano a. 1096 (Brixia S. Ul):
certo un VERGILIANUS.
Verzuola (alta), loc. Oltressenda alta, BG: VERZOLA, Pisogne, BS: forse
da verza «cavolo » (cfr. Verzate)?
Vesalla, fr. Ome, BS. Donde?
Vesbio, fr. Schignano, CO. Come il nome del M. Bisbino ci parve rispecchia-
re VESPINUS, così Vesbio può rappresentare VESPIUS n. pers.: cfr. i canavesa-
ni Vespia ecc., in Serra, Vie, 272: e cfr. qui Vespolo.
Vesca e Veschetta, fr. S. Martino in Strada e Ossago (Lodi): « vescova »
« vescovetta » : furono infatti proprietà della mensa vescovile di Lodi (Agnelli).
Così VILLAVESCO, Lodi (= VTIla Episcopi a. 994, Castrum
Episcopi anno 1158), che fu già villeggiatura degli stessi vescovi (Agnelli).
Vesconia, fr. Olgiate Calco, CO, dial. Vescogna: cfr. il nome pers. rom. VE-
SCONIA?
Vescovato, CR, dial. Vescovàa: = loco Vescovado a. 1069 (Cod.
Crem.): vi sarebbe dimorato il vescovo Sisto II nel sec. VII secondo una
tradiz.; VESCOVERA, fr. Broni, PV: derivati ben chiari da vescovo cfr.
Vesca.
573 VETTABBIA
Veségna, e Cà di Vesegna, Maderno, BS; VESEGNO, pr. Bévegno, BS: lat.
mediev. VICINIA (e VICINIUM) « proprietà comune dei vicini ». V. Visgnola.
Vesetto, fr. Corrido, CO: *vedesetto (cfr. Vedeseta)?
Vesio, fr. Tremòsine, BS = loco Vesii a. 1186 (Odorici): cfr. il n. pers.
rom. VESIUS?
Vesparina, torrentello, Moltrasio, CO: dimin. di VESPARIA, « vespaio ».
Vespio, monte, Cedrasco, SO: VESPULUS n. person.? cfr. qui Vesbio e Bèspo-
li; ed anche il Vespolate, di Novara.
Vesta, monte, Toscolano, BS; dial. Vesta, Vèst, al confine con la Val VE-
STINO, affl. del fiume Toscolano. Attorno a questo nome si deve raccogliere
una serie numerosa di altri nomi, designanti luoghi anch'essi poco lontani
da Vesta e dalla Valle Vestino, che quasi sicuramente sono ad essi ricolle-
gati, ma di ben difficile interpretazione. Tali: VESTONE (dial. Vestà, Vistàù.
= Vestonum a. 1470), nella Val Sabbia; VESTASS (dial. Estàss),
baita, Mu, BS; VESTO, fr. di Marone; Corno del VISTONE, Pezzòro; VI-
STÙ, Bagolino e Bovegno. La frequenza e varietà di forme derivative, di
questi nomi, può sembrare indizio di origine poco remota. Escluderei quasi
del tutto che abbiano rapporto col nome della dea VESTA; se non forse at-
traverso nomi di persona da esso derivati (*VESTUS, VESTIUS, VESTONIUS):
cfr. il nome etnico dei VestINI, v. Devoto, Ant. Ital. 130). Insieme con
Vestobbia, nome di loc. di Ramponio d’Intelvi (anno 1488) non mi
pare possano essere riavvicinati alla voce vaiteli. (di origine a me ignota)
vestàgg «via ripida per la discesa della legna» (Monti), e nemmeno col lat.
mediev. BESTUM «pascolo » (v. Lorenzi, Diz. Topon. Trid. per Bestén, Be-
stone, Bestrino). Forzata assai mi sembrerebbe una derivaz. dall’ital. vista
(bresc. anche vesta), che dicesse « belvedere ».
Vestréno, CO. Apparentemente, deducibile da un n. pers. *VESTRENUS (VE-
STRIUS).
Vetra (Piazza della-), a Milano. Ebbe il n. dalla fossa, VETRA, che vi
passava. L’agg. lat. verus, -ERIS fu ripristinato (di sul dialett. vèder) anche
in Via VETERE, Ponte VETERO (Milano). Così nella bresc. Val VETRA;
e in Monte VETRO, Zorzone; Seriola VETRA, Palazzolo, BS.
Vettabbia (la-), fossa di Milano, già dial. Vecciàbbia, = fluvius Venta-
bia a. 912 (Cod. Long.), fluv. qui Vitabilis dicitur a. 1037, Vic-
tabiae 1292, flumen, sive rugia, sive lectus Victabiem, 1311 (Giul.,
II, 230), Vitabilis (Hist. Mediol.). Il Salvioni (App. 264) fece sua
l’opin. del Giulini che il n. di questa fossa alludesse alla navigabilità di
quando fu così denominata: rispecchiando una forma lat. vecrABILIS. Questa
pare anche a me l’orig. del nome: benchè il Colombo (Milano, I, 53) ed il
Serra (Cogn., II) preferiscano di vedervi la voce milan. registrata dal Cherub.
vecciabbia « vecchierella », come se alludesse alla antichità della fossa.
VEZIO 574
Vezio, fr. di Perledo, CO, dial. Vèsc, = Vetium, Vescium, Adami,
458. Il luogo dev'essere antico (una leggenda vuole che nel suo castello
morisse la regina Teodolinda, v. Chiesi, Como, 109): ma tuttavia il nome
potrà essere altra cosa dal gentil. rom. VETTIUS. V. Zànica; ed anche qui
Vezzédo.
Vezza (-d’Oglio), alta Val Camon., BS, dial. Vessa, = de Vezia a. 1038
(Odorici, V). Il paese è a 1068 m. sul mare; e il nome si dovrà alla coltiva
zione di vICIA «veccia», bresc. vessa (v. Salvioni, Boll. Sv. It., XI, 218;
Gualzata, Bell., 32).
Vezzedo, fr. Rezzonico, CO: collettivo in -edo di vezza (v. voce preced.) o
di vezz = avezz «abete »?
Vho, fr. Piadena, CR; = S. Maria in Vado a. 772 (Cod. Crem.); un altro
VHO fr. di Villavesco, Lodi (donde una famiglia Bertolino de Vohe, v.
Agnelli); un terzo Vho fr. di Tortona; come il VOO di Como, risalgono tutti
a vapuM (attraverso vdo e voo; cfr. Poo da Pagus): cfr. Salvioni (Arch.
St. Lomb., XXIX, 365), il quale ricordò in proposito la voce vallintelv. voo,
nel signif. di «solco tra campo e campo », e, quanto alla grafia vh, la
considerò suggerita dalla forma erudita somigliante Rho: ma forse essa può
serbar traccia di quella forma Voho (con 4 che vale a separar meglio le due
vocali) che vedemmo usata nel cognome de Vohe. Cfr. Rho; e v. Vo.
VIACAVA (in-), luogo pr. Belforte, MN, ricordato ad a. 966 (Cod. Crem.)
« via incassata »: cfr. via Crosa, via Orba ecc. Serra, Vie, 262. Altre Via
Cava, nel territ. di Tradate a. 1256 (Bognetti, p. 20); presso Calfe, Berg.
(Mazzi, Note Suburb. Berg. 1892); altre, in Piemonte; v. Serra, NII. Jomb.
Viadàna, MN, = Vithaiana a. 1108 (Cod. Crem.), Vidaiana,
Vidiana (Chron. Parm.); VIADANA, fr. Calvisano, BS; VIADANICA,
BG. Riflettono certamente “VITELLIANA, *VITELLIANICA, aggettivi dal gentil.
ViTeLLIUS. Da notare, in Viadàna, la metatesi sillabica (da *Vidaiana a
*Viiadana): che non avvenne, invece, in Vidiana (di Langhirano parmense);
e ritorna in Viadagola bolognese (già Vidaliagula).
Vialarga, cas. pr. Macesina, BS: «via larga ».
Vialba, fr. Milano. Secondo il Giulini (II, 713) sarebbe già stata Villa
alba 0 Vite Alba: la prima affermazione sarebbe vera se corrispon-
desse a questa Vialba la Vilalba (in pieve di Bollate) ricordata nel sec.
XIII (Lib. Not., 381), e la Villa alba di una carta dell’a. 915 (Giul.,
I, 437). Ma se Vialba e Villalba fossero fra loro distinte, il nostro nome
sarebbe da ravvicinare alla Vialba canavese, in cui il Serra (Vie, 28) sospettò
VIA ALBA, con allusione al lastricato di pietre calcari (un altro Via Alba,
tortonese, in Bibl. Soc. St. Piem. 300, 486, a. 1243). Non sarà mai da pensare
alla vitalba (piem.viarbra). Del resto, da viL’ALBA a Vialba il passaggio non
sarebbe forse facile.
575 VIDALENGÒ
Vialone, fr. S. Alessio, PV. Il vill. è posto sulla strada da Pavia a Melegnano:
il nome riflette certo un accrescit. da vicALIS, aggett. da vicus: v. Serra,
Com. Rur., 10; e cfr. Vigalone.
Viana, fr. Nembro, BG; VIANO, fr. Tremezzina, CO; un altro, fr. Zibido
S. Giov., MI: si spiegano come alcuni Viani, Viana, in Piemonte, dall’aggett.
vicaNnUs: v. Vigana, e Serra, Com. Rur. 10.
Viandazzo, fr. Torre Boldone, BG: = Blandagium a. 910 (comunic.
di A. Mazzi): pare dunque una forma peggiorat. del nome pers. BLANDUS:
cfr. Biandino.
Viapiana, fr. Isola di Fondra, BG: forse « via piana »; come VIA PIANA
pr. Edolo, BS, su un tratto piano della mulattiera (Gnaga): cfr. però un
luogo pr. Bergamo, detto Viteplana, sec. XI, (Mazzi, Sub., 19).
Viarenna, v. Arena.
Viasco, v. Monteviasco.
Viboldone, v. Boldone.
VICANINO, già luogo pr. Abbiategr = Vico Canino a. 1034 (Co-
lombo, Abbiat.): forse da intendere come nella carta qui cit.; meno facilm.
come un diminut, da vicANUS, v. Viana.
Vico, v. Pontevico; VIGH, o BORGOVICO, sobborgo di Como; VICO
(dial. Ich), fr. Cortened., BS; v. Invico, Vigolo.
Vico Bellignano, v. Bellignano.
Vico Boneghisio, v. Boneghisio.
Vicomarigo, o -ito, fr. Menconico, PV: forse = Gomarigo fine sec. X:
sarebbe dal n. germ. Gumaris, sec. il Serra, Com. Rur. 221.
Vico Moscano, v. Moscano.
Vicomune, fr. Cicognola, PV, « vico comune », Serra Com. Rur. 266.
Viconago, fr. S. Giul. Milan., MI: derivato in -Acus da *VECONA (VECO-
NIUS) n. pers. rom.? O da vicANUS, v. qui Vigana?
Vicoseprio, v. Seprio.
VICTUMULAE, loc. ramm. da Livio, v. Vigevano.
Vidalengo, fr. Caravaggio, BG, = villa nuncupata Vidali ngo a. 915
(Mazzi, 462), -engo a. 1000, 1186 (Cod. Crem., Giul., IV, 25). Sarà
forse un aggett. in «IN: dal n. pers. ViraLis (cfr. VIDALI, 1. pr. Oltre il C.
BG, dial. Didài); e v. (con la desinenza -ENTIUS, che accenna pure a nome
VIDARDO 576
pers.) Vidalenzo di Parma (= Vitalenzo sec. XII, Cod. Crem., I,
398).
Vidardo, v. Castiraga Vidardo.
VIDEDE, luogo ora scomparso, presso la Vettabbia, a Milano (Cossa, 11)
con Videtum, contr. Videtti, pr. Pietole MN, sec. XIV, v. Nardi:
VITETA « luogo coltiv. a viti »; cfr. Vitetoli, Pieri, Serchio, 109. Da vITIS:
VIDELLE, S. Felice, BS; VIDOSA, fienile, Pontevico BS.
Videserto, fr. Melegnano, MI, = Vicodeserto (Cod. Long.) Vidi
serto sec. XIII (Lib. Not., 377): formazione ovvia: v. altri Deserto s. que-
sta voce.
Videtti, fr. Villongo, BG: probabilm. da un cogn. Videtti (Vido = Virus).
Ma v. Videde.
Vidiceto, v. Vedeseta.
Vidigulfo, PV, = Videgulfi a. 1280 (Lib. Not., 51); il Salvioni però
ritenne come forma più antica: Vicus LANDULPHI (Not., IV, 19): onde il
nome attuale sarebbe provenuto, per metatesi, attraverso *Vighidulfo.
VIDOGA (via de-) Viddoge (Porta), a Bergamo, a. 1493. Secondo il
Mazzi, (Sub., 107) sono forme abbreviate (in tal caso assai caratteristiche)
di Vitisdonica, luogo attestato ad a. 1110 (ib., p. 97). Purchè non
sia da leggere Vidonga. Per il signif. di donica, v. s. Dongo.
Vidolasco, CR, = vico Vidolasco a. 949 e 1034 (Mazzi, 470): sarà
derivato con suff. -asco dal nome pers. VITULUS.
Viè, fr. Capovalle, BS: forse da viTETUM (v. Videde), o da VITARIUM « vi-
gneto ».
Vièjra, loc. Livigno, SO, = Viligera (Longa): VIGILIARIA? V. Viggiù.
Vigadére, fr. Lodi: pare un nome composto, ma sarebbe arbitraria ogni ipo-
tesi intorno al secondo elemento, che qui è forse aggiunto a vicus. (Cfr.
Monghidoro bologn. MONS GOTHORUM?).
Vigalfo, PV = in Vigalfi a. 1181: vicus Ate (per il Serra, Com.
Rur. 112, all’abl. plur.: ALFIS): v. qui Alfiano.
Vigalone, fr. Canneto, PV: riflette certamente un derivato da vicaLIS: cfr.
Vialone.
Vigana, fr. Massalengo PV; VIGANO (-S. Martino), fr. Borgo-unito BG;
VIGANO, fr. Gaggiano, MI: certamente da vicaNUSs. La parola viganum
ricorre negli Statuti Ossolani (Salvioni, El. Volg., 40), nel signif. di « abitato,
frazione del comune ». Negli Estimi milan. del sec. XIII si accenna a terre
577 VIGEVANO
comuni, dette viganaria (Biscaro, 491). E v. qui la voce seg. e Viana: e
cfr. Serra, Com. Rur., p. 110 (nemus vicanu m, silva vicana).
Viganò, fr. Barzanò, CO, lat. eccl. Viganorium; VIGANO' S. Mar-
tino, fr. Borgoun. BG; el VIGANO’, pr. Barate (Gaggiano), = Vigano-
re, Vianore a. 1456; serbano il ricordo di « terrae VICANORUM » (opp.
VICANALIA) « già scomparse nel M. Evo » (Serra, Com. Rur. 110).
Viganone, fr. Borgh. Lod. = Viganono sec. XII (Agnelli): forma accre-
scit. di vigano: v. Vigana.
Vigarolo, fr. Borgh. Lod. Sarebbe = Vicus A iroli nel sec. XVI
(Agnelli); ma il nome è probab. un diminutivo di vicus: cfr. qui Vighizzolo;
e Vicarello (Pieri, Arno, 362).
Vigentino, fr. Milano; dial. Vigentìin; = de V eglantino a. 1164; Vin-
giantino a. 1195, Vigint. sec. XIII (Lib. Not.), S. Maria de Ve-
glantino circa 1300 (id., 50). La frequenza, nelle carte citate, della
forma con gl non sembra dovuta solo ad un espediente per garantire la
pronuncia palatale della g; onde mi par da escludere l'origine da vIGINTINUS,
quasi vi fosse stata una proprietà di venti iugeri o per altro (cfr. Vinchio
piemontese = castrum Viginti, Serra, Vie, 318): donde avremmo avuto
Ventino. Sarà forse da presumere una base *VIGILANTINUS, aggett. di vici
LANTES: « guardie » « posto di guardia »; cfr. qui Viggiù; e Vigilante, casale
su di un’altura pr. Genzano di Foggia.
Vigèvano, PV, dial Avgèvan, Vgèvan. L'origine di questo nome fu tra le
più discusse e controverse. La serie delle attestazioni storiche può riassumersi
(v. Colombo, Ticino, 40-58, Serra, Origini del n. di Vigevano, Novara, 1926)
così: Vicongena a. 816 (il Colombo mi avvertiva che forse nel doc,
sarà da leggere Vicogeva);) Vicogepuin a. 919, -gebuin, -ge-
boin, -gibuin a. 963-71 (secondo il Colombo forse grafie arbitrarie per
-gevin, -givin), Vicogeni a. 1007, V igevine a. 1058 (Cod. Crem.),
Veglevano, Veglivino, -evenum sec. XI, XII, Vegevalo
a. 1277. Al Rossi Casè parve, ma fu un errore, che Vigevano corrispondesse
al luogo detto VICTUMULAE da T. Livio. Nic. Colombo pensò ad un compo-
sto di vicus e di un nome germanico, attestato da docum. medioevali:
Gebuiln. La proposta piacque al Salvioni (Arch. St. Lomb., XXIX, 362), con
la riserva che la g palatale di Vigevano (confermata dalle grafie medievali
con -gl-) non si potrebbe spiegare dalla g di Gebuin (che doveva essere
gutturale), onde la necessità di supporre, invece di vicus G-, VICULUS G-,
poi vicL- ecc. Seguì AI. Colombo (op. cit.) a cui parve che Vigevano dovesse
avere origine più antica che dal nome di un possessore longob. o franco;
onde ricorse ad un composto vicus LIBUIN (?) derivato questo dal nome
etnico dei LIBUI, gente ligure stanziata nel territorio. — Concluderemo, di-
cendo che, data la maggiore costanza della forma Vico Gebuin negli
antichi docum., a noi sembra che sia stato eccessivo lo scrupolo di C. Sal-
87. - Dizionario di toponomastica lombarda
VIGGIÙ 578
vioni [ad ammettere, dal germ. GEBUIN (Gebwin), il nostro -gèvano]; perchè
può bastare, a giustificare Vigè- invece di Vighè-, la trasmissione del n.
pers. Gebuin per tramite franco.
Viggiù, VA, dial. Viggiù, = loro Viglue, Vigue (leggi Vigiue),
sec. XII XIII (Lib. Not., 104, 344 ecc.), V eglue (Manar.), lat. eccles.
Viglurium. Il paese era un tempo tutto in altura, onde il Salvioni
(Not., I, 43), comparando questo nome con Cantù (che era già Canturdo,
ed in cui ravvisava un CANTATORES) e con Pescaù PISCATORES, cfr. anche
Visnù di Arbedo ticinese: “VICINORIUM 0 VICINORUM (e v. qui Gemù, se è
*GEMMORIUM), credette di riconoscervi, o di potervi sospettare un ital. ve
gliatori. La congettura può avere qualche sostegno nel riscontro con Vigen-
tino (v. questa voce), se è da VIGILANTE: non è però da tacere che si deside-
rerebbero per Viggiù testimonianze medievali di una desinenza in -ore.
Vighignòlo, fr. Settimo MI, = loco V igagn olo sec. XIII (Lib. Not., 352):
riflette, come sembra, il dimin. di un nome pers, *VICANIUS (VICANIANUS
fundus, Tab. Vell.), Per il Serra (Com. Rur. 10), dimin. di VICANIA = VICANA,
v. Vigana.
Vighinzano, fr. Moltrasio, CO: forse composto di vicus e di un aggett.
ANICIANUS da Anicius gentil, rom., o da altro sim.; meno facilmente da un
aggett. lat. *VoconTIANUM (Voconius Sch.).
Vighizzolo, fr. Cappella Picen., CR, = Vicoc iolo a. 1032 (Cod.
Crem.); VIGHIZZOLO, fr. Calcinato, BS, un altro, (dial. Ighissòl) fr. Monti-
chiaro; VIGHIZZOLO, fr. Cantù, CO: cîr. Vicotzolus a. 926 (Cod,
Long.), Vigizulo, luogo in pieve di S. Giuliano, Mil.: cfr. altri omo-
nimi in Top. Ven., 355. Sono diminutivi in -izzolo da vicus. V. Vizzola.
Vigliano, luogo pr. Mediglia, MI. Se fosse una sola cosa col Viligianum
(sec. XI) del Cod. Crem., sarebbe forse aggett. in -ANUS dal gentil. VELLIDIUS;
ma può anche essere forma metatet. da VicILIANUS, dal gentil. VIGILIUS.
Viglione, v. Vione.
Vigloè, fr. Melegnano, MI, = Ucloe, in plebe S. Giuliano, Lib. Not. Per
il Salvioni (Not. IV, 10) sarebbe anche questo (v. Monluè) un *vIiCO LUPARIO.
Ma se la e finale è ascitizia (v. Campoè) l'etimo rimane oscuro (*VICULATU?).
Vigna alta e bassa (con VIGNAZZA ecc.), loc. pr. Lodi; VIGNA, sopra Pa-
sturo, CO; VIGNACCIA fr. Golasecca, VA; VIGNA, VIGNOLA, VIGNA
GRANDE, VIGNAZZA, VIGNETTA, Casteggio; VIGNA (del Pero) fr.
Bereguardo, PV; VIGNOTTO, Borgo S. Giac. BS; VIGNOLO, Vimogno, CO,
tutti nomi assai ovvii.
Vignadello, fr. Malagnino, CR: « piccolo vigneto ».
Vignarca, fr. Eupilio, CO: è certamente un derivato da VINEA, con suff,
579 VILLA COGOZZO
“ARICA: quello stesso suffisso che si vede in Fumiarga, Gallinarga, Levàrgo,
Mudarga.
Vignate, MI: = loco Viniate a. 1019 (Giul., II, 108), Vigniate
sec, XIII (Lib. Not., 343): pare anch’esso da vINEA (con suffi, -AT-): perchè
se oggi la vite non vi prospera (v. Chiesi, Milano, 307) in passato le condi-
zioni erano diverse. — Il Rohlfs però propone, come base, il n. pers. rom.
VINNIUS.
Vignazzo, loc. pr. Mandello, CO; VIGNÒLA, fr. Cremia CO; VIGNOLE,
Castened., BS; VIGNOLE (-Borbera) fr. Ponte Nizza, PV: derivati da vIi-
NEA.
Vìgolo, BG, VÌIGOLO, fr. Malagnino, CR; un altro, torr., Sale Maras. BS:
vicuLUS « piccolo vico ». Lo stesso saranno fors’anche VIGOLE, fr. Tosco-
lano, BS (dial. Vigle), e VIGLE, case, Vallio, BS: dove però è poco chiaro
il mutam. di genere.
Vigonzino, loc. pr. Zibido S. Giac., PV: dev'essere stato denom. così per
contrapposto al vicino Vigonzone: v. voce seg.
Vigonzone, fr. Torrevecchia Pia, PV (donde il dimin. Vigonzino, v. voce
preced.): secondo l’Agnelli sarebbe = Vico Anzoni a, 1044; un al
tro VIGONZONE, fr. S. Gliuliano, MI, = Vigunzuni a. 1053 (Giul.
II, 310), Vicozonum (Cod. Long), Vigonzono sec. XIII (Lib.
Not., 179), lat. ecc V icus Ausuni. Il nome va ravvicinato a Vigonza
di Padova (già Viguncia, Top.. Ven., 103, donde forse il canale Vighen-
zone, ibid., 50); ma, insieme con esso, non si vede chiaramente se risalga
davvero a un composto (vicus ANZONIS, v. Anzo, Fòrst., n. 189: o piuttosto
Gunzonis, ibid., 697?; e rispettivam. Vicus GUNZAE), e non piuttosto un
derivato da un semplice nome person. (*VicoNTIUS? cfr. VICANIUS ecc.).
Vigoreto, fr. Sabbioneta, MN. Diminut. di *vigor, vicuLus? O da un lat.
VETERETUM?
Villa, nome di vari luoghi e villaggi: indicò nel Medio-evo, fra noi, come
vicus, un centro minore del territorio della civitas (v. Colombo, Mil., II,
20). V. i nomi segg., ed anche Capovilla, Cimavilla, Codevilla, Quattroville,
Sopravilla, Treviglio. Vari VILLA anche nel Bresc, dove il dialetto li altera
in Zla ed anche Ela; così, per viLLae: Éle (v. Gnaga).
Villa Albese, v. A/bese.
Villa Biscossi, v. Biscossi.
Villa Carcina, v. Carcina.
Villa Chiara, v. Chiari.
Villa Cogozzo, v. Cogozzo.
VILLA CORTESE 580
Villa Cortese, v. Cortese.
Villa d’Allegno, v. Allegno.
Villa d’Almè, v. Almè.
Villa d’Ogna, v. Ogna.
Villa Dosia, v. Dosia.
Villagana, fr. Villachiara, BS: forse = (decima Viligana e), da viuicus:
VILLICANA; meglio che un composto di vIiLLa e di ganna (v. questa voce).
Villa grossa, fr. Castel d'Ario, MN: da un cognome Grossi?
Villaguardia, v. Guardia.
Vill’Albese, v. Albese.
Villalunga, fr. Certosa, PV; VILLAMAGGIORE, fr. Lacchiarella, MI; VIL-
LAMAGNA, fr. Albavilla, CO: composti ben ovvii.
Villamara, fr. Gromo, BG: VILLA MALA: cfr. Terramara.
Villambrèra, fr. Paullo, MI, = Villa Mellaria a. 972 -Meleria
a. 1261 (Agnelli): composto con MELARIA « frutteto di meli », meglio che
con MELLARIA da MELLE (contro l'opinione del Gabiano che la disse « dal
copioso mele Anco detta Mellaria »): anche perchè il trapasso a r è più
facile per una L scempia che per un LL. Si noti lo sviluppo della > entro al
gruppo MR. V. Meleti.
Villanova, -nuova: più luoghi lombardi. VILLANOVA MAIARDINA, v.
Maiardìna.
Villanterio, PV, dial. Villantée: = villa Lanterii (Vignati): il nome
pers. Lanterio si trova ricordato, per es., in Mon. Hist. P., I, 1069.
Villapinta, fr. Buglio in Monte, SO: VILLA PINCTA « dipinta »: cfr. Villim-
penta.
Villapizzone, v. Pizzone.
Villa Poma, v. Poma.
Villa Pompeiana, v. Pompeiana.
Villarasca, fr. Rognano, PV. Forse Rasco sarà stato nome di pers? (cfr. il co-
gnome Raschi). O il nome è aggettivo in -asca da un villare = villa (come
nei piemont. Villarpèllice ecc.)?
Villaraverio, v. Raverio.
Villareggio, fr. Bornasco, PV, = Villareggia a. 1102 (Giul., II, 713):
581 VILMAGGIORE
forse propriam. vILLA REGIS (cfr. Viareggio, via REGIS). La ragione dell’attri-
buto sarà quella della giurisdizione regia: cfr. Corte regia.
Villa rocca, v. Rocca.
Villa Romanò, v. Romanò.
Villa rossa, fr. Mairano, Lodi: ovvio composto.
Villarzino, fr. Bascapè, PV: composto di viLLa e di un n. person. non deter-
minabile (Ursino?); oppure dimin. di un Villàre (v. Villarasca)?
Villasco, fr. Carpaneta, CR; = Vilasca (Galzan a), in pieve di Mis-
saglia, CO, sec. XIII (Lib. Not., 54). Sono aggettivi in -asco, allusivi alla
dipendenza da una VILLA.
Villasola, fr. Cisano BG: composto, con l’aggett. sola (solitaria unica)? (cfr.
Cassola di Vicenza, e di Locorotondo, Bari; Quercesola, Pieri, Arno, 292);
o pari a Villazzola?
Villastanza, fr. Parabiago, MI: se è vera l’identificazione con un’antica
Villa Constantia (Cod. Long.), il nome risulta composto col nome
pers. femm. di Consrantius. Ma il Massia mi avvertiva che nel Vogherese
fu notissimo nel medioevo (v. Bollea e Cavagna, Docc. di Voghera), il cogno-
me /Instantii, cioò Stanza. Sarà questa, probabilmente, l'origine
del nostro nome (Stanzi, però sempre per Costanzi?).
Villastrada, v. Stràda.
Villa Talamazzi, v. Talamona.
Villatico, fr. Colico, CO; VILLATICO, vill. presso Chiari, BS: aggett. in
«ATICUS da VILLA: v. Villasco.
Villa Vergano, v. Vergano.
Villavesco, v. Vesco.
Villavetro, fr. Gargnano, BS, dial. Vilavèder, viLLa VETERE.
Villimpenta, MN, dial. Vilinpenta: vita IMPINCTA « dipinta »: v. Villa
pinta, e Corbetta,
Villincino, v. /rcino.
Villongo (-S. Alessandro e -S. Filastrio) BG: = fundus Vic olongo a.
928 e 975 (Mazzi, 472): VICUS LONGUS.
Vilmaggiore e VILMINORE di Sclave, BG; = Vicomenori a. 1545,
Arch. St. Lomb. 1902, 292: non già forse VILLA-, ma VICUS MAIORE €
VICUS MINORE; dove fra vi e la m successiva si sarebbe sviluppata una /
sal
|
Il
|
VIMANONE 582
(forse attraverso Violm-) come qui sotto in Vilmercate (s. Vimercate)
ec Vilquarterio (v. s. Quarterio): e come si nota in Vilmezzano vero-
nese.
Vimanone, fr. Cura Carp., PV, = Vicus Manonus nelle carte
(Massia). E dunque composto di vicus e del n. pers. Mannone. Così VIMA-
GONE, di Lodi = Vico Maconi a. 761 (Rota, Com. Land,): col n.
pers. germ. Maco,
Vimercàte, MI, dial. Vimercaa, = Vicomercado, 745 (Cod. Long.,
26), altrove frequent. Vilmercate: nome composto dunque di vico e
mercato. L'attributo dipende dall’esservi stato un luogo di mercato: cfr.
Sesto Calende, e cfr. lo stesso termine aggiunto ad altri nomi di luogo in
carte medievali (ad es.: civitate Cumo mercatum per dire Como, a.
978 (Cod. Long., 1388); mercato Luano, per dire Lugano, a. 984
(ibid., col. 1438), oltre al Forum qui dico Mercato di Bergamo, a.
1033 (Mazzi, 52).
Vimodrone, MI: non so se = Moderoni a. 992 (Cod. Long., 1528);
ma è = Vicus Mo dronis (Giul., III, 695) Vimodorno (9
sec. XII (Lib. Not., 336). Il nome person. aggiunto qui a vicus sembra
MuTRONE (On. rom.): lo stesso che in MUDRONE, fr. Sormano, CO.
Vimogno, fr. Primaluna, CO, dial. Imògn; = Vimonium, lat. eccles.:
vicus MonnI (MonnIus gentil. rom.)?
Vinago, fr. Mornago, VA: = locus Vinago sec. XIII (Lib. Not., 149):
può essere aggettivo in -Acus da nomi pers. quali VENNUS, AVENA: meno
facilmente, mi pare, da viNUM.
Vinzasca, fr. Gòmbito, CR, = Vinzasca sec, XI (Cod. Crem., 72):
aggett. in -AscA dal gentil. VINICIUS 0 VINUCIUS.
Viola (valle di-), Bormio: dal n. pers. Viola?
Vione, BS; VIONE, fr. Basiglio, MI (si scriveva anche Viglione); VAL-
VIONE, valle, Castione, BG; VIONE, fr. Mazzo, SO: forse da un nome
pers. *ViciLionE (ViciLIus): cfr. S. Vilio per S. Vigilio, Top. Ven., 126.
Viquarterio, v. Quartieri.
Vira, fraz. Somma, VA: forse dal gentil. rom. ViriA (lapide rom. a Car-
tello): v. Rota, Arsago, 8.
Virgilio, nome assegnato di recente al comune di cui fa parte Pietole, MN:
per esservi nato il poeta latino.
Virle, fr. Rezzato, BS: forse = Villola (Cod. Long.), = curte V ilu-
ie a. 1131 (Reg. Mant.): borgo iungo la strada, diviso anche oggi in vari
cascinali e ville: certamente da viLLuLAE «piccole ville »: cfr. il Virle di
583 VITTADONE
Pancalieri (Torino) ed il Virle toscano, che però il Pieri (Arno, 362), inten-
deva (benchè ciò non fosse necessario), come forma metat. da vìllore. V.
Verolanuova.
Viròlo, fr. Mulazzano, Lodi: ramm. dall’a. 1143 (Agnelli): forse da un nome
pers. VirioLUS (VIRIUS)?
Visano, BS: forse aggettivo in -ANuS dal gentil. VISIUS: v. Calvisano.
Visconta (la-), loc. pr. Cislago, VA: dal cogn. Visconti.
Visello, monte, e (Rio del Visello), Preseglie, BS: forse vidisello da viTEx:
v. Vedeseta. Cfr. VISALE, pr. Bovegno, BG?
Visenengo, nome di un acquedotto cremon. (Gr. Illustr., II, 615); da un co-
gnome, attinente a VICINUS. nome pers.
Visphè, dial. Vesghè, e VESGHENO, loc. pr. Bovegno, BS; con ISIGA, Sale
Maras.: secondo lo Gnaga, dall’a. lomb. visìga « fieno di monte» (Nardus
stricta).
Visgnòla, fr. Bellagio, CO; VISÌGNA, fr. Civiglio, CO: VICINIOLA e VICINIA;
della quale istituzione augustea (v. Svetonio, Aug., 30) fa cenno l’Astegiano
(Cod. Cremon., 350), ricordando che le vicinie cremonesi sono note da circa
l'a. 1150. Cfr. i veneti Visegna, Visignole, Top. Ven., 354. Il Serra
(Com. Rur. 10) ha precisato che in toponomast., vICINIA (e VICINATUS) hanno
assunto il signif. di «luogo dove la comunità dei vicini esercitava i diritti
d’uso e di proprietà comune ».
Visino, fr. Valbrona, CO (donde VAL VESINA): da Vicinus nome pers.?
Visnà, contr., Bagolino, BS, = Visnado, -ago a. 1473 (Bottazzi): Vv.
Osnà. Un aggett. in -asca: VISNASCA bosco sopra Cortenova, sulle Grigne.
Visnadello, fr. Malagnino, CR: = locus Visinadelli anno 1000 (Cod.
Crem.): come il Visnadello veneto, dimin. di VICINATUS € vicinia » (cfr. Top.
Ven.; Pieri, Arno, 209). E v. Visgnòla.
Visonzo, fr. Castigl. Intelvi, CO: forse da un nome pers. *VESONTIUS: cfr.
VesoNnTIO, donde Besanzone.
Vissone, fr. Pian d’Artogne, BS. Che è?
Vistarino, PV. Non so se abbia un qualsiasi fondamento l’equazione che ne fa
il Cossa con un vicus SUNTERIANI (se mai, SUNTERINI, SUNTERIUS on. rom.):
ma forse il nome rifletterà un solo nome pers., come “*VESTORINUS (da VE-
sTORIUS). — Di là provenne la fam. Vistarini, donde VISTARINA, fraz. di
Salerano, Lodi.
Vittadone, MI: = Vico Tadonis a. 1039 (Agnelli). Serba dunque il
ricordo di una persona di nome Tadone: l’Agnelli ricorda un messo imperiale
VITTUONE 584
di questo nome, nominato nell’a. 1034. Un Tadone fu arcivese. di Milano
(a. 864); da un altro dello stesso nome venne il casato dei Thaon (de Revel):
ne diede notizie il Massia.
Vittuone, MI, dial. Vittuon: = Vicotodon e, Vitudone a. 1045
(Giul., II, 326), Vituono sec. XIII (Lib. Not. 247). Qui avremo un vIcuS
di Todone (n. pers. germ.: donde anche Tonengo di Asti, già Toonengo,
Massia, Riv. Aless., 1913), Un uomo detto Tudone è ricordato, ad es.,
in Cod. Long., 125 (a. 973).
Vivà, loc. pr. Casteggio, dial. Vivee; VIVÈE, pr. Lecco: vIVARIUM; v. Viè.
Vivente, fr. Vistarino, PV; VIVENZI, fr. Concesio, BS, dai nomi pers. Viven-
te, Vivenzo.
Vizzòla, (-Ticino) VA, credo = Vizora (in pieve di Atsago) sec. XIII
(Lib. Not., 279); VIZZOLO (-Predabissi), MI: il secondo nome par certamen-
te un vighizzolo (v. questa voce); il primo può essere forse un equivalente a
« viticciola ».
Vo”, loc. sul monte Moncédine, Lecco; Corna del VÒ, Desenz. BS; monte VÒ,
Puegnago: tutti dal lat. vapum «guado » (v. qui Vho). Parecchi VÒ, lungo
le rive del Garda, corrispondono, secondo lo Gnaga, a bassifondi guadabili.
Vobarno, BS, dial. Bodren; = curte Buarni a. 1183, plebs de Buarno
a. 1200 (Odorici). Pare apocrifa l'attestazione di un’antica forma VOBERNA,
in un presunto « cippo sepolcrale di Attinio ». Il Salvioni (Not., IV, 8) vide in
Vobarno un'alterazione metatetica, introdotta solo nelle scritture, di un effet-
tivo Bovarno: forse derivato da RovE (cfr. Bòvegno), con desinenza aggettiva-
le che egli ravvicinava a quella di Locarno (LEOCARNIS): ma può essere forse
anche da -ÀRULUS: cfr. i tanti derivati in -eno da -uLUS (Corteno, ecc.)
Voga, fr. Menarola, SO: dalla voce alpin. lomb. voga: v. Oga.
Voghèra, PV; = Viquerae a. 915 (Cavagna); così detta dal fiume Zria
(oggi Staffora), che la bagna (v. Vidari, I, 17). Secondo il Bottacci (Antich.
di Tortona, 157) Irra sarebbe stato anche il nome di una città (Iria o Forum
lulii Iriensium) distrutta da Attila, e ridotta poi, secondo il Gabotto, da muni-
cipium a semplice vicus: v. anche Serra, Vie Rom. 307, e Maragliano, Boll.
Soc. Subalp. 29, 247-54. Irr-A sarebbe voce iberica col signif. di « città », se-
condo lo Schuchardt (v. Trombetti, Onom.).
Voiàndes, fr. Tremòsine, BS così all'a. 1616. Forse un *VIGILANTICI: cfr. Vi-
gentino?
Volciano, BS, dial. Volsà, forse = Vulzano sec. XII (Cod. Crem.): sarà
aggett. in -ANus dal gentil. VoLTIUS.
Voldòmino, VA, = loc. Voldomo circa a. 1300 (Lib. Not., 54), lat. eccl.
585 VRIGA
Voldominum: il villaggio si trova allo sbocco della Valtravaglia, all’an-
golo fra la Morgorabbia e la Tresa: in questo vo/- si può forse vedere un ri-
flesso di vau da VADUM, oppure vaDULUM (v. Volén Top. Ven., 300): domino
sarà poi un -DOMINI «del signore » : cfr. il veronese Bonferraro: vADUM FER-
RARI. Così VOLONE, torr. pr. Olate, pari a *VADULONE? V. Olate.
Volesio, fr. Tremezzina, CO: forse dal nome pers. rom. VoLESIUS?
Volongo, CR, luogo sulla sponda sing. dell’Oglio: « guado lungo »: cfr. Vo,
ed un altro Volongo (Top. Ven., 300).
Volpara, PV; VOLPÈRA, fr. Mapello, BG; un’altra, pr. Calvisano, BS; VOL-
PERE, fr. Cerro al Lambro, Lodi: VOLPINO, fr. Costa Volpino, BG: vuL-
PARIA, VULPINUS (v. Top. Ven., 205). Quanto a vo/pàra il Lorenzi (Geono-
mast. 41) ne ha segnalato il senso idraulico di «zolle erbose rivestite di
strame, legato con vimini, per la costruzione di argini ».
Volta, fr. Brescia; VOLTA, MN: volta, piegatura di fiume o di strada (v. Top.
Ven., 303).
Voltido, CR = Altedo a. 990, Oltedo a. 1239 (Cod. Crem.): *AL-
TETUM, « terreno ondulato »: con v- premessa a o iniziale, come spesso nei
dial. lombardi: cfr. qui Voltino e Voltorre. Per ALTETUM nella topon. v. AL
tèo (Top. Ven., 208), Alteto, vari luoghi (Pieri, Arno, 271), Altedo, Bologna.
Voltino fr. Tremosine BS, dial. Vol, = Voltino : è luogo a m. 980 di
altitud.; probab. dunque dimin. da ALTUS (o da VOLTA?)
Voltòrre, VA, = Voltoe, s. XIII (Lib. Not., 217). Il luogo non è lungi da
Oltrona (al Lago), e, come quel nome pare spiegabile con un *ALTORI-ONA,
così questo sarebbe da *AaLTORIUM. Sicchè sarebbe illusorio che risulti dal
composto « alta torre » (v. Chiesi, Como, 330); benchè nella scrittura ufficia-
le si sia voluto, con la rr, ravvicinarlo appunto a -torre. Tanto più si esclude
l'ipotesi del Philipon (p. 150) che si tratti di un nome ligure (da vuLTUR?).
Vora, fr. S. Bartol. Val Cavargna, CO (donde anche VILLAVORA) forse sarà
per ora « margine »: v. Orio ecc.
Vrange, Barghe, BS: v. Levrange.
Vrenda, fr. Gavardo (Salò), BS: e anche nome di due torrenti vicini, affl. del
Chiese: donde il n. della chiesa di S. M. in Vavrenda, a Lovere, BG: forse
*VIRENDA (da VIRERE) «la verdeggiante »? Ma v. Urenda (cfr. Varese, Va-
redo)?
Vriga, v. Aprica.
ZADRI (civitatis Brixiae, loco-) a. 1087 (Odorici VI, 11) = in Teatro
civit. Brixiae a. 1178 (ibid., 23): dunque anche a Brescia, come a Padova,
durò a lungo il nome Zadro (o Zaro) per indicare i resti del THEATRUM
romano. V. qui Teatro, e cfr. Top. Ven., 351. A Pola, come è noto, ne ebbe
il nome il monte Zaro.
Zaffarona, fr. Lodi: dal nome di una fam. lodigiana (Agnelli); comune il
cogn. anche a Milano. Cfr. ZAFFALINA, fr. di Ardesio, BG.
Zagonàra, 1. pr. Corteolona, PV: = Diaconara sec. XV; secondo E.
Galli (52-53) così detta per essere stata dimora di un DIACONUS, un luogotenen-
te dipendente da Villa Olona. Ci sono altre Zagonara, in Romagna e altrove.
Zalagnocca, nome di un acquedotto di Cremona. Da un cognome?
Zambellino fr. Lodi; Zamboni (Gere de’-), Crem.: da due cognomi evidenti.
Zambla fr. Oltre il Colle, BG, distinta in Z. alta e Z. bassa (a m. 1200 e 1000
s. m.), Le forme storiche (collis de Cela mna, a. 1234; vicini Zelamne
a, 1428; Zambela a. 1620: secondo Carrara Zanotti anche Zolam-
bra) escluderebbero senz’altro il ravvicinamento tentato da S. Pieri (Noter.
12) coi nomi loc. toscani Sambra e Zambra (etr. “SAMERA?), Dalle forme stor.
conosciute saremmo tratti ad ammettere un’evoluz. da *CELAMLA a *Zamla,
Zambla (con sonorizzaz. irrazionale della c iniziale). In quell’antico C ela m-
na poi non pare possibile supporre un lat. *CAELAMINA (da CAELARE), con
riferimento alle armi che vi si fabbricassero in antico (per questo, e per i deri-
vati da CALAMINA « lapis aerarius » si possono vedere le mie II Aggiunte,
p. 27). Rimarrebbe da supporre un prerom. CELAMINA (forse person. etrusco?);
v. CELEMNA, (Schulze): assai meglio che un composto lat. *SUB-LAMULA (sot-
to l’acquitrino): attraverso le fasi *Selàmla, *Seamla (cfr. qui Cesòvo e
Sucinva).
Zambrèz, v. Sambréz.
Zanano, fraz. Sarezzo, BS (anche Zenano): forse ACCENNANUS dal n. pers.
ACCENNA: cfr. Senago.
587 ZEBEDIA
Zanchi (Grumello dei-) fr. Zogno, BG: dal cognome Zanchi, che fu già di
tutte le famiglie del vill. (v. Corogr., 378); ZANCONA, cascina, Nerviano,
MI: dal cogn. Zanconi (cfr. Cogn. Ven., 137).
Zandobbio, fr. Trescorre, BG, = de vico Gendobio, a. 886, Gen du-
bio, Sendobio a. 900, 913 (Mazzi, 480). Il nome pare composto con
dobi « doppio»: il primo elemento è assai incerto: forse l’aggett. DIANUS
«esposto al sole» (v. indietro, Genìco, Geno)?
Zanengo, fr. Grumello, CR, = Ioaningo a. 989, Ioianingi a.
1010 (Cod. Crem., I): aggett., con suff. -engo, del n. pers. JOHANNES.
Zanetti, cas., Ardesio, BG; ZANOLI, fr. Dezzo di Scalve, BG: da cognomi.
Zànica, BG, dial. Zanega, = Vetianica, Vezzanega a. 774, 970
(Mazzi, 419), Vezanega a. 1173 (Cod. Crem.): aggettivo, con suff.
<ANIcA, dal gentil. VETTIUS: con aferesi della prima sillaba. Delle ragioni di
quest’aferesi si è occupato il Salvioni (It. Dial., V, 247).
Zapello (lago di-), Faedo, SO; ZAPPELLO fr. Ripalta, CR; ZAPPELLI (-di
Aprica) loc. SO; ZAPELLONE, fr. S. Rocco al Porto, Lodi: SAPELLUM « ar-
gine, terrapieno », Vignati, 538; v. Bosshard, 320: zapellum, sappellum, da
carte berg. e bresc. nel senso di « callaia, viottolo »: dov'è ricordato, in tal
senso, il piem. sappèli. V. qui Plassapil.
Zàra, nome del ramo colatizio del Po, pr. Suzzara MN: (v. Suzzara): = Za-
ra a. 871 (Reg. Mant.): come altri corsi d’acqua presero il nome di vasi o
misure di liquidi (ad es. Bigonzo, Top. Ven., 310; Samoggia: SEMODIA; flu-
vius Dullîius: poLIum, v. Nomi loc. emil., 8) così questo potrebbe deri-
vare dalla voce ital. giara (dial. settentr. zara). Cfr. un torr. Zara. affi. del Po-
sina, Vicenza, il fiume sicil. Giarretta, ecc.
Zassa, fr. Malonno, BS. Donde?
Zavamasco, fr. Casarile, MI: sarà un Giovanasco da JOHANNES?
Zavina, fr. Calvarese, BS. Che sarà?
Zavattarello, PV: dial. Zavattarell: dimin. di zavattèe « ciabattino » : soprann.
di persona. Se n’ebbe anche il cogn. Zavattari. Dal nome del podestà di Mila-
no Zavattario (a. 1263) fu detta zavattaria una campana collocata presso il
Cordusio (Anselmi).
Zebedìa, via di Milano: così detta dal nome della chiesa parrocch. detta di
S. Alessandro in Zebedia, Zibidiaa. 1093 (Giul. II, 620), in Z e-
bedia a. 1266 (Lib. Not.). Secondo lo stesso Giulini (I, LVIII) la chiesa
di S. Alessandro ricevette quel nome dal carcere Zebedeus che già
vi esisteva, ed in cui fu rinchiuso il martire Alessandro. Vane congetture fe-
cero il Grazioli ed il Torri sulla persona dello Zebedeo che diede il nome al
ZEBEDO 588
detto carcere. A me basta notare la forma Zebedia, in luogo di Zebedeo (cfr.
Mattia per Matteo, Geremia, ecc.), che ha riscontro in quella di un Giovedia
(o Giovidio: villa Giovidiae a. 1371, ed anche corte Giovedia)
ricordato, come feudo antico dei Malatesta in Romagna, nell'opera del Ro-
setti, Romagna, p. 352 e 707.
Zèbedo, fr. Borgoratto Marmarolo, PV: forse GEPIDA (da uno stanziam. di
Gepidi): cfr. Zibido e Zéveto.
Zebrù, monte e fiume, Bormio, SO, borm. Sebrà, = Sebrujo a. 1553:
(non lungi: monte SOBRETTA): cfr. forse piem. séber, pavese ziber « mastel-
lo », o bergam. sibra «pianella col sughero ». V. Cibrone. So che il prof.
Hubschmied propose altra etimologia (engad. génber « zirmo, zirmolo »?).
Zecchi, v. Cadezecchi.
Zecchini, fr. Castel Goffr., MN: da un cogn., cfr. Cadezecchi.
Zéghen (Canal del-), più pascoli della Grigna (Orlandi): bresc. zégoi « ca-
Tex acuta »
Zelàda, fr. Bereguardo, PV: forse *AGELLATA « estensione di poderi » (cfr.
Zelo)?
Zelaschi, (e -schine), fr. Villavesco, Lodi: da una famiglia Zelaschi (prove-
nienti da Zelo?).
Zelbio, CO: (Madonna di Gelbio, pr. Argegno): da un nome pers. *Gi/bio,
abbrev. di Gilberto?
Zelo (-Buonpersico), Lodi = Agello a. 836 (Giul., I, 175), loco et fundo
Agello, circa a. 1000 (Mazzi, 6); ZELO (-Foramagno), fr. Luinate al Lam-
bro, MI, = Azellum Foramagnia sec, XII (Giul., III, 532); ZE-
LO (-Surrigone), MI. In tutti e tre i nomi Zelo è certamente AGELLUS « pode-
re » (dimin. di AGER). Per gli attributi di Foramagno e Surrigone v. queste
voci; quanto a BUOPERSICO, secondo l’Agnelli esso sarebbe alterazione
capricciosa del nome Gompertum (Zellum:), propriamente nome di
persona, che sarebbe ricordato fino all’a. 1142. Forse la notizia sarà esatta:
solo che il nome si deriverà da Gomperto (0 Gomperzo?) attraverso la forma
aggett. Gompertico (0 Gomperzico?).
Zembré, luogo sopra Bormio e Valdidentro, SO; (donde ZEMBRESCA, ibid.):
JUNIPERETUM? V. Zenevredo e Imberido. Per il Bertoldi (A. Glott. It. XXIV,
1930, p. 90), da zembra « pino cembro ».
Zeme, PV: = Zemedìi a. 1157 (Serra, Com. Rur, 7) ecclesia de Z e m e-
thi a. 1165 (Agnelli): secondo una tradiz. il nome sarebbe derivato da cE-
MINA (-castra); per esservi stati costruiti da Mario due campi militari. Ammet-
tere un passaggio da GEMINA (o meglio GEMINAE: sottinteso forse, più mo-
589 ZIVIDO
destamente, vILLAE; cfr. ZEMEN, pr. Belprato, V. Sabbia), non sarebbe im-
possibile attraverso appunto un *Gèmede, che pare attestato dallo Zemedi
dell’a. 1157: cfr. Cirìmido se è da CELIMINUS. — Altrove, in senso ana-
logo a questo GEMINAE, si ha GEMELLAE (cfr. Mel di Belluno, già Castrum Zu-
mellae). V. qui Giumellino; e Montezémolo di Cuneo.
Zendola (la-), monte nell’Alto Bresciano. Forse dimin. di senda « sentiero »
(SEMITA)?
Zenevrédo, PV, = Zenvredo a. 1046 (Cod. Crem.): «ginepreto »;
ZENIBREGA, fr. Piazzolo, BG: « ginepreta »: v. Zembrà.
Zenna, fr. Pino Lago Magg., VA: credo, meglio che da cAENUM (donde
l’Avogaro, Terr., 4, voleva dedurre il bolognese Zena), dal n. pers. ACCENNA:
v. Cene, Cenate. E cfr. ZENO, fraz. di Somana, Lecco, = Zenno a. 1288
Rota, Var., 78.
Zerbo, PV, el ZERBO, Besate, MI; GERBO (di sopra, e -di sotto), fr. Oltrona,
VA; ZERBO torr., Mandello CO, ZERBAGLIE, Credera di Crema: tutti
dall’aggett. lombardo zerb « terreno incolto » « sodaglia ».
Zerbolò, PV: torna in -ò da -ato, spettante all’aggett. zérbol, dimin. dizerb.
Zerna, monte, Faedo, SO; Zerni, luogo in pieve di Vimercate, sec. XIII
(Lib. Not., 164); la ZERNA (dial. Serna), Presegno, BS (a m. 1250): forse
dalla voce zerna, che nell'alta Val Brembana significa « mucchio di sassi »
(da lat. CERNERE?).
x
Zernago, fr. Preseglie, BS: aggett. in -Acus dal n. pers. CERNA?
Zèveto, vill. presso Chiari, BS (Gr. Illustr., II, 338): un altro GEPIDA cfr. Ze-
bedo e voce seg.)?
Zibido (S. Giacomo), MI, dial. Zibid: = Zibido (e Zibidello) Giul,
IV, 60; ZIBIDO (-al Lambro), fr. Torrevecchia Pia, PV: già il Flechia (p.
341) li riportò al nome etnico dei GEPIDAE, condotti dai Longobardi (v. E.
Galli 48): dallo stesso nome si ebbe anche il veronese Zévio (Top. Ven., p. 27).
E v. Zivido. (1)
Zìgole, fr. Bovegno, BS: «cipolle »?: v. Cigole.
Zinasco, PV. Potrà essere derivato con -asco da un nome pers. come AcCEN-
NA: v. Cenate.
Zirlaca (Pizzo di-) Esino Lario (alt. m. 1410). Donde?
Zivido, fr. S. Giuliano, MI: GEPIDA: v. Zibido.
(1) Si voleva già (v. Bombognini, 31) che lo « Zibido S. Giacomo» avesse avuto
il nome da quello di « Zebedeo » il corpo del figlio del quale, S. Giacomo, vi si trove-
rebbe rinchiuso in un sarcofago.
ZIZZANORRE 590
Zizzanorre, pr. Oriano Brianza: = Suzanore a. 1162 (Serra, Com. Rur.
280), Cizanore (Cassina de-) a. 1456: da un genit. plur. CAESIANORUM.
Ne venne il cognome Zizzanòro.
ZoadèI, fr. Polàveno, BS: «piccolo giogo », « piccolo valico » (cfr. ven. Zu-
vièlo, Top. Ven., 269).
Zoanno, fr. Ponte di Legno, BS: JOHANNES?
Zoate, fr. Tribiano, Lodi, = Zoate a. 1633 (Agnelli): difficilm., essendo
luogo in pianura, derivato in -AT da zov GuGUM): nel signif. di passaggio.
Zocca, fr. Pendolasco, SO: sarà la voce lomb. zocca «serbatoio d’acqua pio-
vana » (v. Cod. Long. p. 371, n. 2) « terreno concavo » (Gualzata,, II, 7).
Zocco (lo-) fr. Erbusco, BS; altri ZOCCO, ZOCCHI bresciani, v. Gnaga; v.
zocco Top. Ven., 189; e cfr. qui Zucco e Soprazocco.
Zoccorino, V. Zuccorino.
Zogno, BG, = loco et ff Zaunie a. 1102, Zaunio a. 1107, Zonio
a. 1112 (Mazzi, XXVI): forse da un aggettivo in -ogno da zov «giogo »; come
a dire «il paese del valico »? — Sopra Zogno è un villaggio, con castello,
detto SUMZOGNO, cioè a dire: iN suMMO Zogno; e questo confermerebbe
l'etimo da *1uGoNIUS. Dal nome di questo Sumzogno venne il cognome della
famiglia che ebbe l'investitura del suo castello, e che si disse poi Sonzogno:
v. qui Sonzogna.
Zola, loc. pr. Val di Sotto, SO. Che è?
Zòlfere, monte, Degagna, BS (dial. Solver): nome dipendente certo da SuL-
PHUR « zolfo »: cfr. Solferino.
Zone, Pisogne, BS, dial. Sòne, Su: = Zono, sec. XV: presso al valico fra
Marrone e Pisogne, detto Croce di Zone: anche questo dunque riflesso di
un lat, JSUGONE: cfr. Zogno.
Zorlésco (o Zorlesche) Lodi: = Sorlascum a. 986 (Cod. Crem.), Sur
lasco a. 1131 (Mazzi, Sub., 418) Zorlescuum a. 1158 (Agnelli);
aggettivo in -asco (poi sostituito da -esco), dedotto dal nome della famiglia
dei marchesi Zurla, già signori del luogo (Bombelli, 275).
Zorzino, fr. Riva di Solto, BS; ZORZONE, fr. Oltre il Colle: dai n. pers.
Zorzìn e Zorzòn (GEoRGIUS). Il secondo paese fu infatti denom. dalla fami-
glia Zorzi (donde, li presso, una CA’ ZORZI).
ZOVENIGO già fr. Lodi (Agnelli); un altro Zovenigo a. 1196 (Cod.
Crem., I): IuvENIcUS dal n. pers. IuvenIS. Cfr. lo Zobenigo di Venezia, da
TOVIANICUS.
Zòvo, monte, dial. Suf, in Val Sabbia; ZÒ, fr. Viadanica, BS: lat. TUGUM
591 ZURLENGO
« passo di monte» (cfr. bresc. suf.). Per ZÒVO, fr. S. Bened. Po, MN, se
pure vi si tratta di JucuM, questo dovrebbe avervi forse il signif. di « passo »
in generale. V. Zone, Zogno, Zuino, Doàff.
Zuccarola, fr. Barbata, BG: dimin. di zucchera « coltivazione di zucche »?
Zucco, ZUCCONE, ZUCCHEI, nome di varie groppe collinose di Brianza,
prov. di Como (p. es. nelle Grigne); ZUCCO ALTO, Z. BASSO, pr. Serina;
v. Zocco, di simile signif.: derivati da zucco « poggio ».
Zucorino, fr. Besana, MI, = loco Zucorino sec. XIII (Lib. Not., 407):
dimin. di zucco « poggio ». Cfr. uno Zocarolum, negli Stat. di Lecco.
Zuigno (Casal), VA: = Sovinnum (Cod. Long.), forse da un nome
pers. rom. come SIVINIUS.
Zwuino, fr. Gargnano, BS, = Zovina sec. XI (Cod. Crem.): « piccolo
giogo »
Zumiè, fr Capovalle, BS. Se -è può rappresentare un’anteriore -dî, questo
nome può forse ricondursi ad un *GEMELLIATI, plur. di un aggett. in -afo
da GEMELLIUS, gentil. rom.
Zunìco, fr. Carpiano, MI: dial. Zurìgh: pare derivato in -iIcus da un nome
pers. (IUNIUS?).
Zupò (Pizzo-) pr. il Bernina, Il Massia mi suggeriva un CIPPATUM: V. Cipada.
Zurlengo, fr. Pompiano, BS. Pare derivato in -engo dallo stesso cogn. Zurla,
donde vedemmo Zorlesco.
INDICE-SOMMARIO
di alcuni etimi o radicali più rilevanti ()
(comprende i soli Nomi comuni e aggettivi)
abies Navedano, Navezze,
abyssimus Béssimo.
aculus Agolo.
acutus Montuò.
aforis Affori.
agellus Zelo, Zelada.
agger Arcene,
agno (ontano) Agneda, Agnòsine.
agra (acero).
aliso lig, Lisanza.
allium Agliate, Aiale.
alluvies Libiola, Lobbia, Lubiana Lim-
biate.
alnus Oneda Oneta Onore,
altus in olt, old: Casolta, Cavolto, Cer-
volto, Fossadolto, Mololta, Nivolto, Ri-
volta, Genivolta, Pravolto; Buscoldo,
Casaloldo, Ceroldo, Gazoldo. V. inoltre
Oltoeur, Oltirone, Oltrona, Voltorre, Vol-
tino, Turro. i
alpis Pigra.
alveus Abbio Albiolo Nalbò.
amnis V, inter amnes.
angulus Angolo, Taràngolo, Angèra.
ansula Asola.
antica (via) Antiga.
antrum Entratico, Introzzo.
aper Averara.
apertus Aèrt, Avert, Vèrtine, Vèrtova?
(1) Questo repertorio si i i
si è compilato unicamente i ici
S i è c per fini pratici:
Tagparena AIISSEAIEzzA scientifica. Col riferire qui un i cnaTcalle
non s'intende di stabilire che ess ivi
e ni fi o derivi veramente da essa,
nario è proposta, o anche discussa, questa derivazi N
nome sia ricordato sotto due etimi differenti.
che il nome locale del Dizionario gli è quasi eg
l'asterisco davanti a tutte le basi « ricostruite »
aplectum v. plectula.
apricus Aprica.
aqua Algua, Entòva, Mezzacca.
aquaculum, aqualis, aquaria ecc. Qua-
cino, Quaggio, Qualacc, Qualino, Qua-
rena, Naguarido.
aquaeductus Acquedozo.
aquascus, aquatica, Quasco, Quatica.
aquatium, aquatus Deleguaccio, Acquate.
aquatorium Acquaduro.
aquensis, aquestris Quisa Quistro, Qui-
stello.
arale,
arbustum Narbosto.
area Arcumeggia, Arcellasco, Camairano,
areus Arbuffone, Arcore,
area Era, Eira, Bellera.
areale Aiale.
arearium Aèr, Daèr.
areolus Airolo, Arolo, Rolla.
arena Arena Renate.
argentia Renza.
argine Arcene, Zendobbio.
aridus Ardena, Ardole, Ardesio, Ardessì,
Pasp-ardo. Ù
armentum Mentirate, Romentàregh, Ro-
manterra.
armatus Fossarmato,
arsus Asso, Inarzo, Arsizio; Pescarzo.
gli si perdoni quindi
accanto ad una certa
ma solo che nel Dizio-
one. Così accade talvolta che lo stesso
Dove si riferisce il solo etimo, è segno
uale. Per maggiore semplicità si è omesso
o «supposte ».
593
INDICE-SOMMARIO
artus Artogne.
asc (pascolo) Lasch, Nasca.
ascensa Susella.
asinus Asinario, Lasnino, Ticinallo.
asper Sparaone.
aspexo Aspice.
aspretum Spriana.
assum Asso
ater Adro, Nadro.
aucia «terra arativa», Olgia, Olza, Olzo,
Olcio, Ozzeno, Olgellasca, Olgiate.
aura Ora, Oramala, Ca’ dell’Ora, Boffa-
lora, Oreggina.
avèd Veddo, Vedano, Navedano.
avena Davena.
badaclum Baggio.
baga Bagolino.
bagnadòr.
ballaro Sasso-ballaro.
balneum Bagnaria, Bagnera, Bagnatica.
banca Bàncola, Banco (Romano), Ban-
zuolo.
barbelì Barbellino.
barca, barco.
barga Barghe, Bargano, Barzizza.
barros (cespuglio) Baraggia, Barro, Baras-
so, Bareggio, Barera, Barona, Baradello.
basilica Bascapè.
basso Bassone, Bassanina,
battaglia, battifredo.
battù.
beda, bedoia, bedola.
belforte belfuggito, belgio-
ioso, belmonte, belprato,
belvedere.
belriguardo Bereguardo.
beneficium Bonafisso.
berricum (landa) Beregazzo, Bèrgoro.
bersium (siepe) Berzo.
besba (vespa) Bisbino.
betellione, betullius, ecc. Baiedo, Bivi-
glione, Biolo, Bollate, Belledo, Bioggio,
Baiedo.
bèvera Bévera, Imbévera, Ambivere,
Beverate.
bianco (S. Giovanni).
bicocca.
bicollius Bigolio.
bina Bina, Binasco, Binanova, Binago.
binda Binda.
biott.
bireula (betulla) Belcredio.
bis (peggiorativo) Bisentrate.
bisustulus Bisuschio.
blaca Corna Blacca.
88. - Dizionario di toponomastica lombarda
blesta Bestazzo.
boa (smotta) Boazzo, Bova, Bòvegno.
bocca Bocca, Bocchetto, Bocchere, Boc-
cona.
bodrio v. buder.
boffà Boffalora.
bogia (vasca) Boggia, Boiola, Buglio,
Buggiolo.
boi (sorgente) Bolli.
bola (stagno) Bollate.
bolzone, bombarda.
bonda v. bunda.
bordegà, borgna.
borm gall.? Bormio.
borno (roccia, caverna).
botte Botticino, Botteda, Bottarolo, Bot-
tirolo.
bovarius, bovarnus, bovensis Boario,
Boarezzo; Vobarno; Boese.
braida, braidale, braidalia, braidula
Breda, Brera, Briale, Braglia, Breglia,
Breo, Brailetta.
bramoso Campo-bramoso.
brigant Brianza.
brenna, brenta.
brisa, briscon.
briva (ponte) Brivio.
brolo, broletto.
brovà (potare).
bruff Bruffone.
brugh, brughera, brugnoeu.
bruma Brumano; Breme.
brus, brusin, brusà.
bruscus Broseda, Brozzolo.
bucina Bisnate, Buccinasco, Buccinigo, Bu-
snago, Busnadore.
buder, boeuder Budrio, Budrie.
bullator Bolladore.
bullicare Buliga.
bunda (fondo) Bondo, Bondeno, Bonda-
nello, Bondone, Bondione.
biis Piantabiisa.
busca Busca, Buscarello, Buscate.
buscus Bosco, Buscoldo.
buttèe Prabutè.
bustus Busto, Bosto.
buxus Boeuscer, Bussero.
caccabus Caccavero.
cadra Cùdero, Cadorago, Cadreglio.
caeduus Cedrate, Cidellara.
caesa Cesùre Cesù
caespite Cespedosio.
caia
calamus Carimate.
cala.
INDICE SOMMARIO
594
calanca.
calcaria Calchèra.
calcina Calcinate.
caldana.
calegg v. cuniculus.
calendae (Sesto).
calidus Colda, Caldè.
caligo Calivazzo,
callis Cal-dlden, Calozzo, Calusco.
calugo Carugo.
calvatulus Calvagione.
camatta.
camera, camerata, ca-merlata.
camino, caminata.
camozzo.
campo, campello, campiglio,
compdell, càmpora.
cannabaria Canaverra, Candovère.
cannea, cannetum, ecc, Candia, Canè, Ca-
negrate, Canosse, Canobbio.
cantalupo, cantarana,
canthus Cantèllo, Cantone, ecc.
cantores Cantù.
capolago, capovalle, capo-
villa.
capra Capralba, Cavreccolo, Caprara, Ca-
vrera, Cavarezzo, Caprile, Caprino.
capsum. (cascina) Cassino, Cassol, Can cas-
sòl.
caput Cò, Codevilla, Cogò, Murcò.
càrabus (macereto) Caravaggio, Caraverio,
Garabbiolo, Garavana, Grabbia.
carectum Caréttolo, Careggia, Carcina.
càrev.
cargadòr,
carralis, carraria, Carale, Poncarale, Sca-
raglio; Carere.
carrucata, Carugate.
casalium, casilium, casa Dei Casaglio,
Casiglio, Cadè.
caseum, casearia Casate, Casasco, Casara-
no, Casirago, Casàrago, Casarico, Casa-
rile, Casaiole.
casonente.
cassanus Casnedo.
castagno, -anetum, Casgnòn, Castà-
no, Casnedo, Castenedolo, Castagnino.
castanus Càstano, Casto.
castellum Castellaro, -etto, ecc. Casletto,
Caslino, Castellanza, Castiglione, Castio-
ne, Casteldario.
castrum Castro, Cas-beno.
càsula Casolate, Casonate, Casoretto, Ca-
SOrezzo.
cattafame.
cava, cavagna Cavacurta, Cavarezzo,
Cavagnaro, Cavagnate,
cavaion, cavalizza.
cavallo Er-cavallo, Cavallaro.
cavea Cabiaglio, Cabiate, Gabbia, Gabbia-
na.
caveum Gabi.
cavo Cavolto, Calvatone.
cavurga Caurga.
cedro.
cella Cella (-Dati), Cellàtica, Ceranova,
Cellina, Serle.
centena Centenate, Centenaro.
ceresea Cesare, Ceresòlo, Porto Ceresio.
cernubulum Cernobbio.
cerrus Cerro, Cerlongo, Cel-penchio, Ser-
pente, Cerrina, Cerreto, Ceredano, Cere-
galli, Ceradello, Serè, Seradello.
cervus Cervera, Cerveno.
cessus Mal-gesso.
ciappa Chiappa Ciappanico.
cicogna.
cilium Sia, Siglione.
cima Cimaguarda, Cimavilla, Cimpeia, Cim-
briole.
cinetus Misinto, Morsenchio.
cinere Cendraro.
cingula, -um Cingia, Cengio, Sencc, Su-
cinva.
cinisia Cinisello, Cernusco.
cioss Chiosso Chiossetto.
cippus cippata Ceppino, Cipada.
circa Cerca.
circine Sersenài.
civitate Cividate, -ale, Cividino.
clarus Montichiari.
clausus, clusus, clausura Clusone, Giusa,
Morchiuso, Giuslino, Chiusure, Chisuro.
clericus Chiericata.
clivus Cevo, Chieve, Civo, Claino, CHbbio,
Clivio, Civello, Civiglio; Cevedale; Cac-
civio.
co a Coatesa, Coelle.
cobbia Gobbia, Cobione.
cocca, còeculus Cocca, Coccaglio, Concor-
rezzo; Cocquio,
coeuden Moncòdine.
còfen Còffedo.
cògor, cogozz (altura).
cohaerentia Corenziano.
colatore.
collegiatae Colzate.
collicus Còlìco.
colligatae Carugate.
colluvies Colòbia.
colma, colmegna, còlmina.
colonia Cologna, Colognola, Cologno.
coltura.
595
INDICE-SOMMARIO
columba.
columna Caronno, Corogna.
colurnus Colorne.
comacinus Comàsna.
comba Combo.
commenda.
commissum, (fidei-) Commessaggio.
compitum.
conca.
concaesa.
concilium Consiglio; Coslia.
concordia Gorgonzola.
confluentia.
conservia.
consortes Consortiva.
contra.
corbelàr.
cordus.
cornal Cornale, Cornaleto.
cornus Corno, Cornéno, Corna.
cornus (corniolo) Curno, Cornera, Corna-
redo.
corona Coronate, Cornate.
corpus.
corrigium Correggioli, Correzzano.
corte Corte, Aicurzio; Corvione, Curt-ato-
ne, Corte-tano, Cogò (-corte), Cor-betta,
Cor-dusio, Corvione, Corticelle, Cortivo,
Còrteno; Franciacorta.
cortina.
corylus Còllere, Collbrina, Collerete, Cor-
rido.
costa, costiera,
cote Codesino, Codèra.
cotonea Codogno.
cotto Pre-cotto.
covo Covo, Còvelo, Cùvio, Cuveglio,
Cuirone, Cuasso.
cozzo Cuggiono.
cra na (spaccatura) Cràndola.
crassus Abbiate-, Bulgaro Grasso; Grasso-
bio.
crates Graglio, Gradesella, Gratosoglio.
crem- Cremona, Crema,
crenna, crepp, cresta.
crepp.
creta In-crea, Credaro, Gradaro, Grialeg-
gio.
crevà Creva, Crevenna, Gravinate, Gre-
vo,
crispus Scuropasso.
croda.
cerotta, crotto,
cucca, cucco (sommità).
croeus crosa Grosio.
Sino Cogno, Cugnolo, Chignolo; Incu-
gnà.
cuniculus, Caleggio, Conicchio.
cura,
cycinaria Cisnara.
dasa Dasio, Dasdana.
decania Degagna.
decimus, decimatus Decimo, Esmate.
demersus, emersus Waldemersa, Bonemer-
se.
dervos (quercia) Dervio.
desertus Videserto.
diaconaria Zagonara.
diànicus, dianîcus Giànico, Genico.
diruptus Derotta.
discus Desco.
dogaria Dovara.
dolabra Dolara.
domafolle.
dominus, dominicus, dominicanus Don-
marco, Pren-domino, Vol-domino; Donga,
Casna-dònica, Mondònico, Serdònico,
Val-doneca; Donegano.
domus (pieve) Domo, Omate.
dord Dordo.
dorsum Dosso, Dossena.
dragò Dragone, Dragoncello.
drizz Drizzona.
duce Cor-dusio.
ductiolus Dòsolo.
dulcis Campodolcino, Valdusa.
dumus Dumegoni.
dunum Duno, Alduno, Induno, Comen-
duno, Leggiuno.
duo De-ròvere, In-du-miera.
durna Dorna.
èbulus èghen Debbio, Del-ebio, Nib-
bio, Enghen.
ecclesia Chiesa, Chiesiol, Chisiolo, Ghi-
salba, Crisalba, Gisazio.
entrada (rendita) Bis-entrate.
eradicata Raigada.
eremus Irma.
ert (erto) Cas-erta, Vèrtova, Ertaiola.
esente Esenta.
ex-auricus Sérico, Soriano.
exelusorium Sclosoir.
faba Favaglia.
fabrica Farga.
faderfium Farfengo.
faggia.
fagus, fageus, fagetum, Fo-redond. Faino,
Figino, Fajil, Faedo, Faido, Al-faedo AI-
feo, Faiale, Fanovo, Foppiano.
INDICE-SOMMARIO
596
familiarica Fumiarga.
fara Fara, Falla-vecchia, Foramagna.
farfararia Forfolera.
farratus Ferrata, -atelle,
favagreca.
feniculum Fenegrò, Finigeto.
ferrum, ferraria Ca del Ferro, Ferrera,
Frera.
ferularia Filorera.
fictiliarium Figliaro.
ficulinus Fegino.
filagna.
filicaria Falghera, Faligara.
filo Filo-lungo, Filago.
finis Fino.
flexus, flexurata Fiesse, Fissiraga.
fliscus (filiscus) Fiesco, Fesch.
fluvius Fiobbio, Fombio.
foliarium Fogliaro.
fontana; fonte: Fantècolo, Fontèno, In-
fonténo, Fonteggio.
foras Anfurro, Borfuro.
f-oresto (bosco).
formica.
fornace, forno: Fornarone,
fornicata Formigada.
forum For-novo.
fossato Fossad-olto.
fovea Fobbia, Foppa, Foppola.
fracta (sostant.) Fracchia, Fracce, Frat-
ta; (aggett.) Acqua-fragia.
fraga Fragòn, Fraganesco, Fregonera, Fra-
gorato.
fràina,
frasca Frascarolo.
fraxinus.
f{regg Fregg, Freggerola, Val Frigeria,
Re-freddo,
fuga.
fullonîica, folla (gualchiera): Felonica,
Folla.
fuma-galli
furvus Val-furva,
fus (foce) Fus, Fusa.
fusaria Fuseria.
gabucula Goggia.
gagium (bosco bandito) Gaggio, Gazzo,
Gazzuolo, Gaz-oldo, Gazzada, Gazzera,
Gazzaniga, Pre-gasio.
gagna Gaifama.
gaida (punta) Gaidella, Ghedi,
galbusera.
gallina, gallo Gallinazzo, Gallinarga, Se-
sto-gallo.
gambero.
gambo Gambaione, Gàmboli, Gambolò,
Gamboloita.
ganda, ganna (frana) Ganda, Gan-
dellino, Gandino, Gandiolo, Gandòrla,
Grandola, Gandosso, Gandòvere, Regan-
dù, Val-ganna.
garabia Garabbiolo,
garbuiera Garbogera.
garbo (cespuglio) Garbada, Garbagna-
te, Sgarbina.
garda, guarda (guardia) Guarda,
Cimguarda.
gàrrov garrév Gàrrovo.
garza Garzedole, Garzeno.
gatta, gatto Gattino, Gattolino, Gat-
tarolo, Gattinara, Gattico, Ponte Gat-
tello.
gaudium M. Gaudio.
gava Gavarno; Lon-gavina.
gavasso Gavazzo, Son-gavazzo.
gemellus Gemelli, Giumellino.
gemma Gemù, Zeme.
genista (ginestra) Genestraro, Genestrelle,
genu Geno.
gerbo v. zerbo.
germinetum Germagnedo.
gesso Gessima.
ghianda Ghianda, Giandone, Glan-
daduria.
giara (orcio) Zara, Suzzara.
giòner Generoso.
gionghera (gombina) Giongola.
gira Girlo.
glarea Gera, An-gera, Malgerra, Giarola,
Gerola, Girola, Giretta, Girosso, Girò-
nico; Giargh.
goi (gorgo) Val-goglio.
gola Gola-secca, Gorla.
gòmbed Gombio.
gramo Gramicci, Gramasono,
grano Sgrinirolo.
grancia Grancetta, Grancino, Legrange.
grappa Grappone.
grasso Abbiategrasso, Grassilunghi,.
Grassòbbio.
grattacacio Grattacasolo.
grancus Groana,
grava (ghiaieto) Gravedòna, Gravellona,
Gravinali.
gregius Grezza.
grignà Grigna.
grola,
groppo, grugno.
grumus Grum-alto, Grumo, Grumone,
Grumello; Grom-longo, Gromo, Gron-
faleggio; Grimanzone, Gramasone.
597
INDICE-SOMMARIO
guado Guado, Gua-spinoso, Gualle,
guarda v. garda.
guardone Tiraguardone.
guasto, guazzo.
gubernum Govèrnolo.
guercio Valguercia.
guggia Guggiate.
gurgus Gorgo, Gorla, Gorlago, Gornate,
Gorzone, Greghentino.
guss (aguzzo) Mon-guzzo, Monte-guzzo,
Guzzina.
guzzafame,
halla Ala.
harula Arlate.
herba (ervum?) Erba, Erbàtico, Erbusco,
Erbonne.
hispida Ispra.
hortus Ortello, Ortaiolo.
ilicea Lissogno.
imagine Imagna, Lomagna.
ima turre Nimotorre, imo il campo Ni-
molcampo, imo monte Limonta, imo
prato Lemprato, ima villa Nimavilla.
impinctus Vill-impenta.
incaesa Nansesa.
incudine, inferno.
inter abetone Travedona; inter amnes
Terno, Introgna, \Ontragna; inter lacus
Intelvi-Telo-Antèlamo; inter medium
Tremezzo; inter salsas Tresolzio; inter
vallea Valtravaglia,
inverno.
isola Isola, Isolaccia, Isolone, Isella,
Isabella.
iudicaria Giudicarie,
iugalis Barzavalle.
lugum Zovo, Zoader, Doùfî, Zone; Cesòvo.
iuniperus Zembrè, Zenevredo, Imbérido.
lacuna Luvinate.
labes Laveggio, Lavino, Lavena, Lùveno,
Levargo, Avedo, Aveno,
lactaria Lachiarella.
lacus, Iacunculus, lacuanus Capolago,
Samò-laco, Intelvi, Lagazzo, Laghetto,
Lagozza, Lagusello, Gussola, Ligonchio.
ladin (facile) Ladino, Laîno, Ladini,
Claino, Lainate.
lama Lama, Ama, Ma-longola, Maccio,
Mazzo, Messi, Lamari; lamastella Ma-
sténa; làmula Làmbara, Lambruzzo.
lanca.
lanceatus Lanzada,
lardara Lardera, Lardirago.
larectum, larigna Areit, Larecc, Releccio,
Arigna.
lasta Daste.
latte Fiume-atte.
lavaggio, lavagna, laves g la
vèll lavèna.
legnaro,
lemm (legume) Lemaggio, Lemna.
lemos (lig.) limos (gall.) « olmo»: Al-
menno, Limone.
lèndene Lindinaria.
lente Lentate.
lépore Lepreno.
lèsina.
leucos (bianco 0 bosco?) Lecco, Locate.
levata (via-).
lieto (Borgo-).
limite Lìmido, Limito, Lomazzo.
linum Linale, Linate.
lisca Liscate,
lista
littera Laterano, Terzagni.
litulum Idro.
locus Logo; Lograte.
longaria, longoria, lòngulus: Longare,
Longhirone, Longavina; Longuria; Lòn-
golo, Ma-longola.
losa Losa, Lòsine, Losana.
lotta (zolla) Lotta.
lova (lupa).
lucus Luco, Lucino, Lucinasca, Lugana.
luna Luna, Primaluna, Lonato.
luparius Mon-luè, Vigloè, Lovera.
luteus, luticeus Lozza, Lozio, Ludizzo.
ludin (lupino) Luvinate.
maccastormo,
macer Magreglio; Valmadrèra,
maceries Co-masira,
màcina Masno, Masnate,
magna - cavallo magn - agu-
ti, mangia - lupo.
major Pre madio, Casal maggiore.
mal Màllero, Malenco.
malavere, malcovato, mal
mettù, malnatt, malpaga,
malpensato.
maletum Malèo.
malga
malignus Malegno, Malagnino,
malus Mal-gesso, Mal-grate, Mal-nido, Mal-
ombra, Mal-passo, Mal-pensata, Campo-
malo, Maro, Corna-mara, Terramara,
Valle-mara,
INDICE-SOMMARIO
598
malva Malvaglio, Malavedo, Molvedo,
Molvina.
manàra.
manca-pane.
mandra.
màngano.
manivus.
mansio Masén.
mansus Maso, Màsino.
mantegazzo,
mappa.
marca Marca-ria.
marcio, marcita: Marza, Pra-mar-
cio; Ronco-marzo; Marcîte.
maresana, marèsch: v. marra.
marga, marinca (via), Marengo.
marmoreus Marmirolo.
marra (acquitrino) Maraglio, Marasino,
Maresio, Marone: e v. maresana,
maresch.
marubi Marubbio.
massalia Missaglia.
materiaria Madrera (Val-).
matto Ca-matta, Cascina-Amata, Terra-
“Amata, Pra del Matto.
maturus Marudo.
mattro Mattarello.
mazzafame.
meda, Mede, Mèdole, Medèl, Medale,
Meòla, Medassino.
medios (gall.) Mi-lano.
medius (Ilat.) Mi-sinto, Arcu-meggia, Mez-
Zacca, Mezzòla.
melaria, meletum Villambrera Meré, Me-
leti.
melga Melgacciata, Melghera, Malghe-
ta, Mergacciata.
melma Melma, Velmaio.
mena-resta Menaresta.
menarola.
mensa Mesa, Mésero, Mesòn.
mercatus, -atalis Buon-mercato, Vimerca-
te; Mercallo, Marcallo, Marcaiello.
merdarium, Verdegò.
meridies Meria, Meriggia.
merlata Merlada, Ca-merlata.
mespiletum Nesporedo.
meta Meda, Medale, Medole, Medla.
mezzana, -ano, Lumezzane.
milium, miliarum Due-miglia, Indu-miera.
minore Terra-minore.
metulatum Muggiò.
minutus Pre-menù.
mira-miraculum-miranda.
mirabello, miramonti, Morimondo.
mirasole.
miratorium Miradòlo.
misculare Mischia.
mocc Strada-moccia,
mocch Mocàsina, Mocchirolo.
modius Moggio.
mola Mola, Mol-olta.
molgg (mungere) Molgisio.
molina, molino.
mollis, molleus. Mollobio, Mologno; Moja,
Moglino, Moglia.
molta.
monachus, monasterium.
moneta.
montada.
montanus, -anarius.
monte, montarione, -ariolo, monticulus,
montione, Monte, Montevecchîa, Mon-;
Montiron, Montronio; Montecchio, Mon-
técolo, Monte-monzone; da montivanus
forse: Tivàn.
montone, Montonate, Montonale, To-
nale.
monumentum Marmentino.
morbà: Morbasso, Morbegno.
mòrbidus: Morbia.
morga Mòlgora, Morla, Morgorabbia.
mornèe: Mornasco.
mortizza; morto: Campomorto.
mosa, moso: Mosa, Mosezzo; Moso,
Mosi, Mosino; Musio, Muslone, Musoc-
co,
mosna Mosnico.
motta Mottaiola, Mottella.
motto-rotondo, Mottarone.
mucchiafame.
mugg (mucchio) Muggiò, Muggiasca,
mugh: Mù, Mugafieno, Mugarela.
muletra Moltrasio.
mulo.
mura, muradell; muricula Moreg-
ge; murocinetus Morsenchio; muroclu-
sus Morchiuso,
musculus Mescolaro, Remescler; Musco-
line; Mus’cera.
mutarica, mutatione: Mudarga, Mugatio-
ne,
nasus Nasuncio.
nativa Niva.
nava Nava, Nave, Navegno.
navaroeu: Navarolo.
nàvica: Noca.
naviglio.
neblus nèbula Nibbione, Nibionno; Nu-
volento.
nèmore Nemus, Nembro.
ner-, nir- Nerino, Nirone.
599
INDICE-SOMMARIO
nero Fiume-nero.
nidus Ni-corvo, Mal-nido.
nitidus Nivia.
nominata: Soncino Merati.
nos (noce): Nose, Nosate, Noceno, Nus-
mosse,
nova, noval, novatum: Nova, Novagli,
Novate; nove fontane Nifontano.
novellaria, novetum, novulus: Nuvolera,
Novedo, Novégolo, Novegrate, Nivolto,
Nigoline, Nuvolato, Noledo.
nùbila Nùgola, Nìgola, Nuvolento.
nuceola Nisciolano, Nissòla,
nucetum Nosedo, Nosadello. "i
nucicula, nucuculus: Nusiggia; Neguccio.
nymphaeum Limpheus.
octavus Occhiate, Uggiate.
octavicula: Taveggia.
ocularium Occhiarolo.
oga: Oga, Oa, Uga.
ogna (ontano) Ogna, Ognato.
olcèll Olcella, Orcellera.
oletum Olévano, Origgio.
olivum Livio, Livescia, Oliva, Olivaro, Oli-
veto.
ollaria: Olera.
olmo Olmi, Olmina, Olmeneta, Orma-
delli,
ombregàa.
oness, onisciax Nesso, Onzato.
opera Opera, Noverasco, Minoprio.
òpulus: Oppio, Obbio, Dobbiate, Dubino,
Nobiallo, Nòboli, Ubbiate.
ora, orum, orium, (margine): Aùro, Ora-
mala, Vora, Orisciola, Oro, Orbrembo,
Er-cavallo; Orezzo, ‘Orino, Orio, Urio,
Oria, Duria, Urenda; Orimento.
òrfano: Montorfano, Recòrfano.
pactualis Patoàla.
padule Padullo, Pagùl, Paullo.
paganus Pagàn, Paganora.
paghera v. peghera.
pagus Poo, Povo.
pala Pala, Palina, Palòn, Pallòbio.
palàbula Palabione.
palada Paladella, Paladina.
pala-miglio.
palancatum.
palatium Palazzo, Palanzo, Palasio.
pàlea Paglia, Paglione, Paina, Pagliaro.
palester, paludanus: Palestro, Palidano.
paluscus Palusco.
pangù Panguaneto.
panigh, panigada, pan-nero,
panperduto, pan-puro,
pantàno.
pantheria: Pantèra.
parabola: Palàvra.
parasacco.
paraticum.
paraveredus Palvareto.
parè Parè, Paraone, Sparaone,
parlacium, Parlasso.
paroeul,
pascuum, pascuarium, Paspardo, Pescar-
zo; Pasquee, Pasquarino, Pasquirolo.
passarella, passo.
passer Passerini, Passarèra.
pastio: Passén.
pastorium Pastùro.
paternus Paderno.
pàusicus, pàusula: Pòsola.
pavorea Pùria, Parantà.
pede: Pedemonte, Picastello.
pedna.
peghéra Peghera, Pegherolo, Paghera.
pèlagus Pèrego.
pelato.
pegro,
pèlgora.
pellalepre, Pela-loco.
pendaglio, pendescia.
penna Pennaso.
perlo: Perledo, Parlasco.
pèrtega.
pertuso.
pescia, pess (abete): Picédo, Pessa, Pezza-
ze, Pescio, Pezzo, Pazzea, Pescee, Pez-
zoro,
pesta-l-asino.
petra: Preda, Pre-alba, Pre-guida,
petrosa Predésa, Predosdlo, n
peverascia Peveranza
piada Plada, Pus-piada.
piana, pianazzo; Sempione.
piantada, pianteda.
piarda.
piazza-piazzo: Piazzola, Piazzogno.
pictus, pinetus: Corbetta, Villa-pinta, Cel-
penchio, Ser-pente.
pila Sos-piro.
pioda, piodo, piotta: Piudizzo. |
pipulus Pigra. I
piscalis, piscaria, piscina; Pescalino, Pe- |
scarenico, Pescarolo, Peschiera, Pessina. |
pissa. |
pista. |
pizza-brasa, pizza-fumo, piz- |
za-rosto.
INDICE-SOMMARIO
600
pizzo Pis-ganna, Pizzighettone, Pizzòco-
lo.
plagia, planca.
planities Pianezza.
platta Piatta, Piatéda,
plautus Pioltello, Pioltino.
plebe, plebula, plebern
Brebbia, Pioverna.
plectula Piètole,
pobbia,
podium Poggio.
poffa (foppa).
pol, pola, Poletto.
polésine, polisella.
polsa, ponsador.
pomum: Li-pomo, Pomara, Pomaleggio,
Pomellasca, Pomeo.
poncia (punta): Poncelletti, Poncione,
Ponchiera, Poncivo.
ponte Pontedilegno, Ponteterra, Ponti
rolo (-Aureoli?), Ponzotto.
pontid Pontida.
pontirolo.
porcus Porcara, Porchera, Porchirolo, Por-
cile.
porrum Porè, Porle.
porta, portensis, portera {(chiuden-
da): Porta, Portezza, Portese, Portadore,
Portiolo, Portarezza, Portirone, Portorella.
post: Pos-calarga, Pos-canto, Pos-castello,
Poschiavo, Pos-dosso, Pos-laghetto, Pos-
pesio, Pos-volpe, Pus-pida, Pes-lago, Pos-
villa.
posta Cam-postaccio, Postalesio.
pozzo, pozzale: Pozzòlo, Pozzaglio.
praedium Prezzate.
praesidium Presedio, Presezzo.
praetorium Predore,
prata Prada, Prave, Prav-olta.
pratum, praticello: Prabutè, Pra-
casaglio, Pra-marcio, Pravòlt, Pre-cotto,
Pre-monte, Pre-menù, Pre-senderolo, Pra-
din, Pragone, Pravello, Presei, Presolana,
Prajelle, -ette; Porleggia, Porlezza, Pra-
destel, Preducla.
pregn (sazio) Pregno, Pregnasco.
presa, presura.
prestin Prestino, Prèstine.
prèvede,
prevostura,
primo: Prima, Prima-luna, Prima-terra,
Premana, Prèmolo; primitiae: Premez-
zo.
primicerio.
priore.
prova (proda) Provaglio, Provezze,
Pieve, Blevio,
prunus Bernate, Bernigia, Brunate, Broni.
publica Piubega.
pullus, pullicione: Pola, Polli, Polada,
Poletto, Polaveno, Pellegra, Polzone, Pil-
zone, Precotto.
pulvere Spolverara.
purgo.
putirènt, Pirenta.
quadra, quadrata: Carate,
quadrivium, -uvium: Crebbio, Quadrob-
bio, Carobbio, Carrobiolo, Carubello.
quadro, quadrona; Quadronno.
quadruplum Quadrupana.
quartarium Quartieri, Quartirone.
quattro (camini, -case, -ville).
quercula Cerchiate, Cerchiera,
quingenti Quingèntole.
quintus Quinto, Quintosole.
rabbioso; rabidus Rabbia.
rametellum Remedello,
rampa.
rancare,
ransc, Rancio.
rapa Ravaglia, Ravara, Raverio, Ravoledo.
rasga Ràsega.
raso Ter-rasa, Rasa, Rasale, Rasara, Ra-
sura,
ràsol,
raspa-lupo.
ratto Ratto, Ràttole, Borgoratto.
rava, ravena.
ravezzone Rezzònico.
rebech Rebecco, Robecco.
recepium Ricetto.
recidivus Ardivesta.
reda (rivo) Redone, Rosio.
regà Regosa, Regusella, Regoni.
regia, regina: Rezzatto, Regina.
regis, regius: Villa-reggio, Marca-ria.
règona,
regord.
remondà Remondò.
resa Resa, Res-verda, Rèsola, Resin pia-
no.
rescaldà Rescalda, «dina,
ròsega: v. rasga.
resentare.
resto Restocco.
retegn.
retortus Redorta, Retorto.
revellin.
rez.
rile, rino (rivo).
601
INDICE-SOMMARIO
riolo, riozz.
ripa Ripa, Riva, Rivalta, Rivolta, Revà,
Reveggio, Rigosa; rivarolo, rivà-
tica; Rev, Révere, Révola.
rivalis Riale; rivello: Ridello; rivie-
ra; rivicula: Rioggia.
rivus Re, Re-gandù, Re-torto, Ri, Ricen-
go.
roa (frana): Rova, Rovella.
robarell.
robore: De-Rovere, Lovere; Rovescala, Rò-
gora, Rogorbella, Rogoredo, Regolédo
rocca, roccolo.
rod- « rumoreggiare » Rodano,
roggia Ronscio, Arosio, Rògeno.
rogna Rogna, Rògno.
romentario.
romera (via): Romera, Ramera.
ronca, roncadello, ronch: Ron-
cobello, -marzo; Rec-òrfano, Ru-spino.
rosa: Rosera, Rosee.
rotta.
rotundus Redonda.
roveda: Rovedaro, Rovenna, Rovera;
Rosella.
rovina.
ròvol: Varlecca.
rubeus Robbiolo, Robbiate; Montarobio.
rubus: Rovale, Rovetta, Redona.
ruga Ruga-bella, Samaruga.
rùgol Drùgol. |,
ruscus Rosceglio.
sabbia, sabbion, sabbioncel
lo.
sabina Saina,
sacca, sacco,
saeptale Settàla, Settarella.
sal (prerom.) Salasco.
sala Sala, Salò (2).
salice, Salecchia.
saliente.
salina, salus: Salsa, Salsano, Solza, Tre-
solzio.
saltus Solto, Saltrio, Soltarigo.
sambucus Sambughedi.
sanabilis Sanagra.
sancetta, santella,
sar- ser- a scorrere »: Serenza, Serio, Serio-
la, Serina.
sappellum Zappello.
sarezz Sarezzo, Sarizza, Cerizza.
sassa, sasso: Somma-sassa, Sassella,
Sa-ross.
satollo (Borgo),
scaber Scabla,
scala Scaluggia, Scarenna, Scaria.
scall (scorticato) Rove-scala.
scalv Scalve,
scanà Scanasino.
scàndola.
scann Scano, Monte-scano, Schianno.
scarpa Scarpizzolo; scarpapò.
scherano.
scohiappare.
schirpa Schilpario,
schivanoia.
scima, scimott,
scopulum Scòvolo,
scorzaròl,
scozola.
sculdasio Scaldasole.
seb-, sev-: Iseo, Seprio, Séveso,
seber «mastello » Cibrone, Zebrù, So-
bretta,
secunda Segonda.
sede Sédena, Sedrina, Sedesina.
segàbol Segàboli.
segra (segala): Segor, Segrate, Segrino;
Monteségle.
sella Sella, Sellere.
selva.
semine Semnago.
semita Senda, Sandello, Sandone.
senàvra.
septimus Settimo.
seriola, serotinus.
serraleum.
serrare, La Serra, Serrada.
serta Serta, Sirta, Sirtori, Sertàri
sette.
sex: Sos-piro.
sextus Sesto.
sibilare Sibla, Subiàle.
sigòlla: Cigole,
silicinus Seresino, Soresina, Sorisole.
siligo: Seregno.
silva: Selvareggio, Selvirola,
situs Sìdolo,
solarium Solaro, Monte-Solaro, Solarolo.
solatum Solata.
soldo, Valsolda.
solea Solia, Soina.
solivo; solus: Villa-sola,
sonchus: Soncaro, Soncino, Sonzera.
soprano Soprànico.
sorbus Sorbara.
sordo Monte-sordo, Valsorda.
soricarium Sorigherio, Soregarolo.
sparavee: Sparvara.
sosta Sosta, Sostra,
sotto Sott'acqua, Sotto-castello, Sotto»
chiesa, Sotto-il-monte, Sottorta.
INDICE-SOMMARIO
sparavee Sparvara.
sparsa (Acqua-).
spatium, spiazzo; Spazzola.
speluca Spluga.
spina, spino: Spino, Spinone; Ru-
spino, Spinadesco, Spineda, Spinera.
spissus Spescio, Spessa.
sponda, squadra.
stabulum Stabio, Prestabbio, Stabello,
Stàoli, Stàbol, Stablì.
staffolum Stàffalo, Stàffora.
stagno: Stagno, Stagnadei.
stalla, stallo, stallazzo, Stel-
larola.
statione Stazzona.
stella, stilo.
sterilis Starleggia.
stiparia Stiviere.
stodgard Scotticarda.
stoppiaro.
strada.
streppàìà.
strictus Strecc, Strecciura.
stron-, Strona.
sub: Su-irrigone, Su-zzara, So-piane, So-
vico, Sa-valle.
sulphurinus Solferino.
suber Sòvera, Sovere, Sovrino.
summus Somma, Sommo; Sambrosera,
Sommacologna, -prada, -ruiua, Som- pra-
to, Soncapo, Suncanè; Sopiane; Son-ga-
vazzo, -tiolo, -vico; Semogo, Sempione,
Somaglia, Somaino, Somasca, Somana.
sundrium Sondrio.
supra Sopra-cornola, -zocco.
surdus Montesordo.
sustinente.
tabanus Tavani, Tavaino.
taberna Taverna.
tabularia Tavolara.
tabulatum Tabladàss, Toulà.
taera Taere.
taglia-bue.
tagliata.
tamagno.
tampa (con taba «roccia»?): Tambò.
tana.
tapa Trentapassi.
taxus Tassèra.
tecc, teccèt.
tegia Tezza, Val-tesse, Li-tezzo. V. tesa.
tegna Tegnone, Tignolo, Tignale, Tigné-
so.
tegulata Teggiate.
temella Temellina, Timoline.
602
temporiìf.
teq- « scorrere », Ticino.
terra Ponte-terra, Terra-mara, Terra-ama-
ta, Terra-minore, -verde, Terrasa, Tre-
giorgio, Terruggia, Terliscia.
terratus: Terrò; terrenus: Ternate; terri-
cella, terricius: Trecella, Trezzo.
terziglian.
tesa Tesa, Tesolo, Coa-tesa.
tesòro.
theatrum, Zadro.
thymum Temù.
tibulus (pinaster): Tavolara, Tavordo.
tilia, tilietum: Teglio, Tiella, Taglieda,
Taliedo, Tiola, Tiolo; Tè, Tiedoli, Taleg-
gio.
tinàzz.
tincaria Tenchèra.
tira-coda, tira-culo.
titulus Tìdolo.
tofus Toffo, Téver, Tevoncio.
tomba, torculum.
tonsus (Porta) Tosa.
tormo Tormo, Tromello.
tornà, torno: Tornapasso, Torno,
Torni; Tornadri.
tornavènt.
torriàn (torraiolo).
tortus Torta, Retorto; Tartavalle.
trabeccì Trebecco.
trabuchello.
traductus Triuggio.
trafficante.
tramoggia Tremoggia.
transitaria Tranzeira.
travacca, travajàa, travers,
traversàgn.
trèccolo.
trecenti Triginto.
trewa: Tregarezzo, Tregasio, Trègola, Tré-
vano.
tremula Tremolada.
tresca (trebbia) Trescòre.
tresenda.
tresif Treviso; Trevisa.
tres montes Tremonti, Tre-moncelli; cfr.
Trepievi, Treponti.
triangulum Triangia.
tribulus Trigolo, Treblade.
tribuna Traona, Trona.
trifurcium Triulzo, Trivolzio.
trivium Trebbio.
trobi (torbido) In-trobio; Trovo; Tro-
biolo, v. turbus.
troglum Troggia, Introzzo, Trosolone.
tromba.
trovina In-trovino.
603
INDICE-SOMMARIO
turbidatus Torbiato.
turbine Tòrmini.
turbus, turbidus: Torba, Dorga, Retér-
bido; Turbigo, Tòrbole, Tòrgola.
turris, -iculus: Torre, Torrazza, Tor-dera,
Torricella, Torrecchia, Torreggio, Torrig-
gio.
umbra L-ombra, Mal-ombra; umbralius
Braulio.
uncia Uncie.
ustulus Uschione, Uschioso; usticulus
Ustecchio.
vaccarium Vaccarolo, Vaccarezze.
vadum, vadellum, vadulum, vaducio-
lum: Hoè, Vho, Voo, Vò, Volungo; Vai-
late; Olate, Vol-dòmino, Vaprio; Bòz-
zolo.
vagh (opacus): Vaga, Aga, Vago.
vallèna: Valle, Valletta, Alone.
vallis, valleus, vallicula, valiaria: Vall-
olta, Valzella; Vallio, Vaglio; Vailate;
Vaia; Valecia, Valeggio; Valera.
valorca Laorca?
vandùl, vanèr.
varenna.
variarium Vararo.
vastum Vasto.
vasum, vasulum: Vaso, Vàsine.
vecchio Monte-vecchio, Mo-veggio.
vectabilis Vettabbia.
vèdega (vitex) Vedegheto.
vel- (prerom.): Vello, Velasca, Velate.
velma Velmè.
ventitrè.
ventuiosus.
venulae Vènere.
vepres Vepra.
verde (Castel-, Terra- Val-), Verdello.
verdicare Verdegazzo, Verdegò.
vermeéét, vermei.
verna (ontano) Verna, Vernate, Vernàvola.
verona (retolig.) Verdla.
verruca Verrùa.
versa Versa; Versiggia.
versorius Versorigo.
verza Verzate.
vescovo; Vesca, Veschetta, Villavesco,
Vescovato, Vescovera.
vespa Vesparina; v. besba.
vessa Vezza.
vesto prelat.? Vesta, Vestone, Vestàss.
vetere Vetra, Bol-vetro, Villa-vetro; Ve-
dra, Vedrina.
vicanius, vicanus Vighignolo, Vigana, Vi-
ganò.
vicariolum (da vicus?), Vigarolo.
vicedominus: Pur-isdòmini.
vicinus, vicinatus, vicinia: Visino, Vise-
nengo, Val-vesina, Osnà, Visnà; Visna-
dello, Visigna, Vesegna; Visgnola.
vicus, vicalis Borgo-, Caion-vico, Campo-
“vico, Capo-vico, Mezzo-vico, Movico; Vi-
gloè, Vogh-era, Vidardo, Videserto, Vil-
longo, Vidigulfo, -gèvano, -mercate, -mo-
drone; Vilmaggiore, Vilminore, Vigolo,
Vigalone, Vialone, Vighizzolo.
vigilantes, vigilatores: Vigentino, Viggiù.
vigilia Cul-veglia.
villa, villula: Villa, Ila, Villambrèra, Vil-
lamara, -pinta, -sola, -stanza; Capo-villa,
Co-de-villa, Aimi-villa, Virle, Verolavec-
chia?
villaticus, villicanus: Villatico, Villagana.
vinea Vignate, Vignazzo, Vignole, Bel-vi-
gnate, Vignarca.
virectum, virenda, virensis, viretum:
Vergiate, Vrenda, Varese, Varè.
virga Vergosa, Verghera, Vergello; Ver-
gonése.
viridarium, viridetum: Verderio, Va-
redo.
visiga.
vitatus Ca-idate; vitetum Viè.
vitice Visello.
vitis Videlle, Vidosa.
vivarium Vivee.
volta.
vorago Fraìne.
vulpes Volpara.
wald (bosco) Galdone, Galdan, Gualdra-
sco.
waldemannus Valdimagna, Vall’Imagna.
warda Niguarda.
xenodochus Senadògo.
zavattèe Zavattarello.
zerbo Zerbolò.
zocco Soprazocco.
zucco (poggio), Zuccorino.